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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘medici’

Sanità: “Nuovo contratto dei medici è una truffa grillina”

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 agosto 2019

“Il rinnovo del contratto per i medici è un truffa. Il ministro della Salute Giulia Grillo non dice che in realtà hanno firmato un pre-accordo senza l’ok di alcune sigle sindacali importanti quali CIMO, ANPO, FIALS.”Il pre-contratto riorganizza si la carriera del medico, ma ne stoppa la crescita con limitazioni quantitative eccessive degli incarichi dirigenziali più elevati, siano essi manageriali o professionali, inibendo la necessaria osmosi tra i due percorsi di sviluppo e lasciando il direttore generale libero di assegnare gli incarichi di maggior contenuto professionale senza aver preventivamente fissato le regole” – spiega Rescigno: “Il vero schiaffo alla professionalità e’ che il nuovo contratto non fissa le regole che i direttori generali devono seguire per garantire l’affidamento degli incarichi secondo metodi assolutamente meritocratici. Questo non fa altro che alimentare il clientelismo politico in sanità” – conclude il dirigente Fdi.

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FederAnziani: cari medici, perché ci prescrivete i farmaci?

Posted by fidest press agency su martedì, 30 luglio 2019

A chiederlo è Senior Italia FederAnziani in merito a quanto emerso in occasione della presentazione dei dati OsMed all’AIFA. “La nostra fiducia nei confronti della comunità medico-scientifica, dei medici di medicina generale, degli specialisti, delle istituzioni deputate a governare la nostra salute, insomma nei confronti di tutti gli attori del sistema sanitario, è crollata dopo che nei giorni scorsi abbiamo ascoltato le parole di illustri farmacologi in occasione della presentazione dei dati OsMed all’interno dell’AIFA.
Abbiamo sentito, per esempio, che la vitamina D, che pesa 280 milioni di euro l’anno sulla spesa farmaceutica, non serve a nulla poiché su 93 trial non ve ne è nessuno che ne dimostri l’efficacia; che in base a uno studio condotto su 38mila pazienti con ipertensione, di cui il 50% in trattamento e l’altra metà non trattati, i migliori benefici li hanno avuti quelli non trattati, anzi che quelli trattati stanno addirittura peggio. Noi pazienti, che siamo abituati a riporre la nostra fiducia nei camici bianchi, si tratti di specialisti universitari, ambulatoriali, medici di base, di fronte a queste autorevoli affermazioni fatte all’interno dell’agenzia regolatoria ci chiediamo a chi dovremmo affidarci da questo momento in poi, se è vero che i medici prescrivono farmaci inutili o inefficaci. A nessuno di noi piace prendere tante pillole e ogni giorno fatichiamo a mantenere la cosiddetta aderenza alla terapia, ovvero a rispettare le indicazioni dei nostri camici bianchi, e ora ci sentiamo dire che non serve a nulla, mentre dall’altra parte la comunità scientifica resta in silenzio, se si eccettua la difesa della FIMMG e della Fnomceo rispetto al loro ruolo e al loro rispetto della deontologia e delle linee guida. A chi dobbiamo credere, dunque? Chiediamo al Ministro della Salute Giulia Grillo, ai Sottosegretari Bartolazzi e Coletto, al Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato Pierpaolo Sileri, alla Presidente della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati Marialucia Lorefice, ad AIFA e Istituto Superiore di Sanità e soprattutto alle società medico-scientifiche, ciascuno per le proprie competenze e per il proprio ruolo, di dare una risposta chiara ai pazienti alfine di farci ritrovare un po’ di fiducia”. (fonte:
AIFA: L’USO DEI FARMACI IN ITALIA, Rapporto Nazionale Anno 2018)

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Medici italiani in Germania

Posted by fidest press agency su domenica, 28 luglio 2019

By Mauro Miserendino. Scandinavia, Francia e soprattutto Germania. Sono le nuove mete dei medici italiani dopo che la Svizzera è “full” e l’Inghilterra vive tempi di “Brexit”. È alta la richiesta di strutture estere verso nostri medici, e sale la tendenza di questi ultimi ad emigrare. Con il Decreto Calabria, l’Italia ha varato norme per assumere nel Ssn specializzandi all’ultimo e penultimo anno. Ma chi espatria cerca un “posto” o magari una diversa carriera? Il 50% delle strutture tedesche ad esempio, come dichiarato da un medico “emigrato” intervistato da Adnkronos, di fronte a un CV adeguato offre un colloquio e se va bene un contratto in prova. E se tutto fila liscio è possibile che dopo 1-2 anni il medico assunto -con una conoscenza della lingua tedesca migliorata – sia ricercato da un ospedale più importante per uno stipendio più alto. «Credo che la fuga dei medici italiani sia più un problema di stimoli professionali che di lavoro che non si trova o di contratti poco appetibili. Specularmente, il “quid” in più della Germania per un medico italiano non è tanto la disponibilità finanziaria delle strutture quanto il meccanismo di selezione che appare, e spesso si rivela, più meritocratico», dice Guido Broich, medico italo-tedesco, manager in Sanità già ai vertici della Sanità Pubblica e Privata ed ex direttore sanitario delle Aziende di Pavia e di Alta Valtellina, attento ai temi della formazione e alle due sanità. Che premette: «In Germania il sistema è per ampia parte privatistico, il medico firma un contratto con l’ospedale o con la catena privata che lo possiede, ci sono 3-4 grandi catene da un centinaio di ospedali cadauna; le strutture individuano tariffe negoziate da Land a Land con le mutue, le Krankenkassen. Lo Stato si limita a sorvegliare l’equità del sistema, affinché sulle coperture assicurative non vi siano discriminazioni a seconda delle condizioni e dell’età del paziente. In Italia il sistema è pubblicistico, i fondi per la sanità sono gestiti dallo Stato e non sono tratti dai premi pagati dai cittadini ma dalla fiscalità. A fine anni Ottanta quando gli esborsi crescevano, la tassa sulla salute che finanziava il Ssn anche più dei suoi bisogni fu sostituita da una meno “impopolare” (ma anche meno trasparente) quota dell’Irpef, e partì un percorso di razionalizzazione che non è ancora finito: tra il 2000 e il 2016 il gap dell’Italia sul finanziamento pubblico rispetto alla media Ue è raddoppiato, 20 anni fa era al 17%, nel 2016 la differenza in meno era del 31%». Un trend dove a preoccupare «non è ormai più tanto lo spreco quanto la mancata spesa». E che va di pari passo con commissariamenti regionali, blocchi del turnover e dei contratti, il boom del controllo dei conti e una esplosione dei costi della burocrazia. «In pratica perdiamo risorse, pure nel privato convenzionato, le cui entrate dipendono dal Ssn. Il giovane medico italiano si vede invecchiare in un sistema avaro di stimoli e perde ulteriormente fiducia nel sistema di selezione e formazione».
L’appeal del meccanismo di selezione in Germania sta in una definizione: competizione selettiva. «Il sistema tedesco mette alla prova (quasi) tutti; ponendo al 20% una quota fisiologica di curricula scartati perché fuori centro, in una selezione -mettiamo- uno su cento tutti gli altri 80 candidati vengono esaminati, una parte è messa alla prova con una selezione in profondità alla fine della quale chi sceglie non si sente in debito morale nel comunicare a 79 candidati che sono stati scartati. In Italia, paese meno “darwinista” e più cattolico, una selezione di questo tipo si presterebbe a mille ricorsi, ci si aspetta un comportamento più “inclusivo” e per chi opera la scelta sono guai. Ecco che la gran parte dei curricula viene “difensivamente” scartata in partenza (cosa che in Germania sarebbe vista come un errore!), e considerata semmai quando non ci sono candidati per un posto, il che da qualche tempo per i medici avviene più spesso. Per contro, perché si alzi l’attenzione del selettore, in Italia è più massiccio il peso del rapporto personale, il “suggerimento” dall’esterno. Chi non ci sta, chi chiede di essere messo alla prova, vede nel sistema tedesco, oggi antitetico al nostro, delle chance in più».
In Germania c’è una gerarchia -assistente > aiuto > primario -che noi abbiamo abolito istituendo il ruolo unico 25 anni fa – e si parte da assistenti. «In tutto il mondo resiste questa tripartizione», sottolinea Broich. «Da noi l’assistente era il “non specialista”, primo gradino, poi c’era l’aiuto che si era specializzato e il primario pescato tra gli aiuti con 5 anni di esperienza. In un primo tempo la legge varò due livelli dirigenziali, unificando assistenti ed aiuti; in un secondo momento fu abolito il secondo livello e sostituito da cariche passeggere come le direzioni di struttura complessa, mentre per gratificare gli ex aiuti proliferarono le direzioni di strutture semplici. All’epoca la novità fu accolta positivamente, smarcava l’ospedale da una selezione che arrivava anche da un’università “autoreferenziale”, ma alla fine ha riconsegnato l’apicale ospedaliero, medico di “prima linea”, a un meccanismo di selezione politico, anzi partitico: il responsabile di struttura complessa è pescato dal Direttore Generale, che è di nomina regionale, in una terna di suoi colleghi in genere “figlia” di nomine di DG precedenti. Un giovane dirigente, pagato anche bene -2500 euro netti al mese – si accorge subito che in Italia le sue chance di “cambiare il mondo” sono limitate, meno ancora di quelle di un medico di 30 anni fa che entrava con stipendio da caposala o inferiore. Tra l’altro anche dal punto di vista economico, veder firmare dopo dieci anni un aumento pari a 20 euro lordi per anno di vacanza contrattuale, non lo aiuta ad immaginare prospettive rosee. In ogni caso, il nostro medico emigra, ritengo, non tanto per guadagnare di più quanto perché, a pari sicurezza economica, sarà misurato per ciò che vale, non per sue”conoscenze”».Broich aggiunge un ulteriore fattore: «All’estero si cercano medici italiani da specializzare più che specialisti. Tanto bene è considerata la laurea italiana quanto meno adeguato è reputato un post-laurea che, gestito dal Ministero dell’Istruzione, contiene poca pratica rispetto ai canoni esteri. Il MiUr oggi chiede al neo-specialista un tot di interventi fatti, ma la richiesta si scontra con norme per l’accreditamento del SSN obsolete secondo cui un non specialista non può avere un ruolo attivo in sala operatoria e in altri contesti dell’ospedale. In un intervento complesso in cui è prevista la presenza di secondo operatore, un “tandem” chirurgo-specializzando ci sta; ma in uno di endoscopia dov’è previsto un solo operatore, se lo specializzando opera da solo si presentano i problemi citati, non superabili solo con protocolli e circolari privi di forza di legge. All’estero “ci guardano” e queste cose le sanno; e d’altronde i giovani medici italiani rivendicano le competenze dei colleghi stranieri. Il Decreto Calabria, ammettendo lo specializzando ai concorsi, pare affrontare in parte il problema, ma nella sostanza resta una toppa con effetti pratici dubbi su un sistema bisognoso di riforma organica che ripristini l’ex primo gradino di assistente ospedaliero. E, con esso, un minimo di meritocrazia reale». (fonte Doctor33)

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Sanità, rinnovato contratto dei medici: aumento 200 euro medi

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 luglio 2019

Firmato il contratto dei medici e dei dirigenti del Servizio sanitario nazionale. Finita un’attesa lunga oltre 10 anni con un risultato importante per i circa 130 mila professionisti della sanità interessati. Un’ipotesi di rinnovo, quella siglata nella notte, relativa al triennio 2016-2018 e che prevede un aumento medio procapite di 200 euro al mese.Positivo il commento del segretario nazionale della Fp Cgil Medici e Dirigenti Ssn, Andrea Filippi: “Premiate le carriere gestionali e professionali e valorizzato finalmente il lavoro dei giovani neo assunti che prenderanno una retribuzione di posizione minima di 1.500 euro annue da subito: un fatto storico mai accaduto prima. Così come lo è l’aver previsto la certezza di ottenere un incarico dopo 5 anni di servizio, con una retribuzione che sale di 2.000 euro all’anno”.Inoltre, aggiunge Il dirigente sindacale, “fondamentali anche i risultati ottenuti per attenuare il forte disagio che i medici vivono nelle gravi carenze di organico: aumentate le indennità di guardia da 50 a 100 euro, addirittura 120 nei pronto soccorso e, soprattutto, finalmente chi ha più di 62 anni può chiedere di essere esonerato dalle guardie. Risultati economici e normativi che segnano un solco con anni di assenza contrattuale. Con l’istituzione di un organismo paritetico, infine, nuovo strumento di relazioni sindacali, metteremo al centro il benessere dei lavoratori, come sulle questioni di salute e sicurezza, a partire dall’affrontare il tema dell’emergenza aggressioni al personale sanitario”, conclude Filippi.

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Carenze, Grillo: a disposizione risorse per assumere medici con retribuzioni migliori

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 giugno 2019

«Le risorse ci saranno: la Corte dei Conti ha infatti stimato, proprio in questi giorni, che la reinternalizzazione del personale per effetto dello sblocco del turn over “libererà” ben 1,75 miliardi di euro, che potranno finalmente essere impiegati per assumere personale a tempo indeterminato a condizioni finalmente più competitive rispetto al privato». Così il ministro della Salute Giulia Grillo, rispondendo al Question time alla Camera a un’interrogazione sul tema della carenza dei medici. «Se è vero – ha sottolineato Grillo – che, oltre le già gravi carenze attuali, nei prossimi anni usciranno dal Servizio Sanitario Nazionale decine di migliaia di medici, non vi è dubbio che il fenomeno fosse largamente prevedibile. Sarebbe bastato, infatti, leggere le tabelle del personale del Servizio Sanitario Nazionale per comprendere, per tempo, che i medici entrati negli anni di boom assunzionale – mi riferisco agli ingressi avvenuti negli anni 80, che rappresentano, in questo momento, circa il 45% del totale – si apprestano ad andare in pensione nei prossimi anni. Proprio nella piena consapevolezza di ciò, questo Governo ha agito rapidamente, innanzitutto, individuando risorse aggiuntive da destinare alla formazione specialistica – con un incremento del numero delle borse pari al 24%. «Inoltre, abbiamo rimodulato il tetto di spesa del personale per le Regioni (anche quelle in piano di rientro)». E ancora, «sono state varate nuove norme per affrontare il fenomeno dei concorsi deserti, soprattutto in alcune specialità. E così, già nella legge di bilancio 2019, abbiamo previsto la possibilità di partecipazione ai concorsi anche per i medici in formazione specialistica iscritti all’ultimo anno del relativo corso. Nel decreto “Calabria” è stato, poi, compiuto un ulteriore passo, consentendo agli specializzandi del quarto anno di corso non solo di poter partecipare ai concorsi, ma anche di essere assunti da subito, con contratti a tempo determinato, mentre completano la formazione specialistica”. Prime misure, ha aggiunto, che “nascono dalla necessità di far fronte, nell’immediato, ad una situazione obiettivamente critica. E, dunque, sono consapevole che ora vi sia bisogno di azioni più strutturali per rendere finalmente attrattivo il sistema sanitario pubblico ai giovani medici. Il percorso è già avviato: stiamo, infatti, lavorando con il MIUR ad una complessiva riforma della formazione post lauream in modo da allineare il nostro sistema a quello dei Paesi dove si è investito, con successo, nella formazione-lavoro. Inoltre, stiamo immaginando soluzioni premiali per chi intraprenda la strada delle specializzazioni in aree in cui c’è più carenza. Ma soprattutto, sappiamo benissimo si dovrà investire sulla retribuzione dei giovani medici».
(fonte: doctor33)

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Reclutamento di 70 Medici di medicina generale nella zona di Londra da parte di Paragona

Posted by fidest press agency su domenica, 16 giugno 2019

Ci sono ancora 70 posti per Medici di medicina generale da inserire nel programma di reclutamento Paragona per il Servizio Sanitario Nazionale britannico (NHS). L’offerta è rivolta ai medici di molti paesi dell’UE, tra cui Italia, Bulgaria, Croazia, Grecia, Lituania, Polonia e Spagna. La prossima classe di medici che sarà formata avrà l’opportunità di lavorare in due delle aree più attraenti del Regno Unito.
L’Hertfordshire e il West Essex sono tra le più pittoresche contee del sud dell’Inghilterra, con scuole eccellenti e a breve distanza dal centro di Londra. Secondo una classifica di uSwitch Better Family Life Index, che ha esaminato la qualità della vita in 138 contee britanniche, l’Hertfordshire è il posto migliore in Gran Bretagna per vivere. Sia l’Hertfordshire che il West Essex sono famosi per le pittoresche cittadine e le riserve naturali che sono diventate uno dei panorami preferiti dei cineasti.
“Scuole straordinarie, una location a 20 minuti di treno da Londra, con 50 chilometri di spiagge, l’Università di Cambridge e l’aeroporto di Luton a due passi rendono facile bilanciare carriera e famiglia”, ha detto Martin Ratz, direttore e co-fondatore di Paragona. “I medici del nostro programma saranno contenti del fatto che la loro settimana lavorativa – inizialmente di 17 ore e poi in aumento fino a 37,5 ore – lascerà loro molto tempo per godersi l’ambiente circostante.”
Le domande devono essere presentate entro e non oltre il 22 giugno. Salari annuali da 70,000 a 200,000 GBP. “Ciò che contraddistingue l’offerta di Paragona è che i partecipanti ricevono lo stipendio pieno durante il periodo di formazione e fino a 8.000 sterline per i costi di trasferimento”, ha aggiunto la signora Łozińska. “Inizialmente, i medici di famiglia, che passano circa 17 ore alla settimana nella loro clinica, guadagnano circa 70.000 sterline all’anno. Dopo questo periodo di adattamento, il carico di lavoro aumenta a 37,5 ore settimanali e lo stipendio annuale sale a 80.000 sterline. Dopo due o tre anni, un medico di solito arriva a guadagnare 90.000 sterline all’anno.” Molti degli ospedali e delle cliniche britanniche che lavorano con Paragona sono alla ricerca di medici per incarichi permanenti o per collaborazioni aziendali ed anche per posizioni dirigenziali. In quest’ultimo caso, i salari annuali possono arrivare a 200.000 sterline.

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I medici sono i professionisti più ricchi ma i laureati restano pochi

Posted by fidest press agency su martedì, 11 giugno 2019

I medici si confermano più “ricchi” degli altri professionisti e trovano tutti -o quasi – lavoro a 5 anni dalla laurea; le lauree scientifiche sono una sicurezza per trovare lavoro e, più spesso delle altre, pure buoni stipendi. Tuttavia, i laureati in Italia restano pochi, non abbiamo recuperato i livelli ante-crisi; e persiste una forte migrazione di diplomati nel Sud per studiare negli atenei del Centro-Nord. Il rapporto Almalaurea 2019 presentato nei giorni scorsi non solo conferma, ma consolida i dati presentati tre anni fa Napoli da cui emergeva un gap tra il Sud, esportatore di studenti universitari, e il resto d’Italia. Se dal Nord si sposta il 2,8 degli studenti (a Roma in genere), e dal Centro la mobilità è del 12,2%, al Sud emigra il 26,4% di studenti; di solito tra i diplomati vanno via figli di famiglie facoltose che possono permettersi gli studi fuori sede, la laurea per uno studente del Sud pesa economicamente di più. Ma in quali materie il titolo la ripaga? Intanto, una premessa: dopo la Romania siamo il paese con minore incidenza di laureati, negli ultimi 15 anni gli atenei hanno perso 40 mila matricole, c’è stato un crollo tra 2008 e 2014 del 17% di occupati a un anno per le lauree triennali e del 15% per le magistrali. In assoluto, dal 2003 in poi hanno guadagnato solo le lauree scientifiche, aumentate del 13%. Ora va meglio. Nel 2017-18 c’è stato un aumento del 9,3% di immatricolazioni, dunque una ripresa che però non copre il dato di fondo: in Italia più che all’estero la frequenza universitaria è legata al reddito. Per trovare lavoro, la laurea, di primo o secondo livello, triennale o quinquennale, conta ancora; per trovarlo ricco come vedremo conta il tipo di corso. A cinque anni ha trovato lavoro il 78,7% dei laureati contro il 65,7% dei diplomati, 12 punti in più; ed è più appetibile lo stipendio, ma solo del 3,8%: tra laureati e non, il gap stipendiale è 20 volte più ampio in Germania, ad esempio. Almalaurea, il consorzio di 75 atenei che ha svolto l’indagine su 640 mila ex studenti e 280 mila laureati, ha evidenziato tra 2014 e 2018 una ripresa in termini di posti di lavoro: tra i laureati di primo livello trova occupazione il 72% e tra quelli di secondo, con due anni di studi in più, il 69,4%; i primi sono cresciuti di 6 punti rispetto alla rilevazione 2014, i secondi di quattro punti. Le due categorie a inizio carriera pari valgono, ma va tenuto conto del crollo precedente tra le immatricolazioni a lauree di primo livello che ha diminuito il numero di questi laureati. Se si guarda alle retribuzioni medie, dal 2008 al 2014 quelle dei laureati di primo livello a un anno dal conseguimento del titolo sono salite del 13% a una media di 1169 euro e quelle dei laureati di secondo livello sono salite a 1232 euro, del 14%, nessuna ha però recuperato il gap di circa 20 punti percentuali persi tra il 2004 e il 2014. Tra le professioni, a 5 anni dalla discussione della tesi i medici sono la prima e più “conveniente” in assoluto sia per tasso di occupazione, il 92,4%, sia per stipendio, con 2007 euro mensili netti. In termini di tasso di occupazione sono tallonati da agrari e veterinari che trovano posto a 5 anni per l’89%, laureati chimico-farmaceutici che trovano posto all’88,9%, architetti (86,8%). I laureati giuridici seguono con il 76,7%. I medici fanno un possibile balzo in avanti anche rispetto alla precedente rilevazione del 2013 dove erano però raggruppati con le altre professioni sanitarie e il loro stipendio mensile era 1500 euro circa. Rispetto a 5 anni prima sono salite da 1470 a 1595 euro medi netti mensili le retribuzioni nel chimico-farmaceutico, fisse quelle di veterinari (1380 euro), laureati giuridici (1340 euro) architetti (1376 euro). (by Mauro Miserendino – fonte Doctor33)

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Contratti: Fp Cgil, bene su adeguamento risorse per rinnovo Medici

Posted by fidest press agency su domenica, 2 giugno 2019

Roma. “Accogliamo con favore la dichiarazione del presidente del comitato di settore Venturi in merito all’adeguamento delle risorse per il rinnovo del contratto della Dirigenza medica e sanitaria, un risultato importante, frutto di una lunga e complicata trattativa sindacale”. Queste le parole di soddisfazione di Andrea Filippi, segretario nazionale della Funzione Pubblica Cgil Medici in merito allo sblocco del contratto della Dirigenza medica e sanitaria, fermo da 11 anni.”Siamo soddisfatti – prosegue Filippi – dei risultati raggiunti in questi mesi con l’inserimento dell’indennità di esclusività nella massa salariale, con il recupero di una parte della retribuzione individuale di anzianità ed oggi, con il finanziamento delle risorse necessarie a parificare il contratto della dirigenza del Ssn a quella del comparto, siamo finalmente in grado di sbloccare il contratto dei professionisti fermo da 11 anni. Ora sarà fondamentale la contrattazione sulla parte normativa per restituire dignità alle carriere bloccate da anni per la mancata esigibilità del contratto in tema di incarichi e fondi contrattuali. È necessario revisionare alcune norme che negli anni hanno causato gravi sperequazioni a danno dei professionisti della sanità” conclude il segretario.

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Opportunità di lavoro per Medici di medicina generali nel Regno Unito

Posted by fidest press agency su sabato, 4 maggio 2019

La Brexit e le notizie sulle modalità di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea hanno suscitato molto clamore. Poiché il sistema sanitario britannico da anni attrae l’attenzione del personale medico qualificato da altri stati dell’UE, molti medici si chiedono se la BREXIT possa impedire loro di prendere servizio nei centri medici nel Regno Unito. Tuttavia, tali preoccupazioni sembrerebbero ingiustificate, poiché il Servizio Sanitario Nazionale britannico (NHS) ha recentemente avviato una campagna per il reclutamento di migliaia di Medici di medicina generale da tutta Europa nei prossimi anni.
Il Regno Unito è ancora considerato terra fertile for lo sviluppo professionale sia per gli specializzandi che per medici di lungo corso. Si stima che migliaia di medici siano stati impiegati dal Servizio Sanitario britannico (NHS) per lavorare in tutto il Regno Unito.
Il Servizio Sanitario Nazionale sta soffrendo una grave carenza di personale. Pur svolgendo un ruolo vitale nel sistema sanitario britannico, il numero di Medici di medicina generale è davvero esiguo.Infatti, i medici nel Regno Unito hanno maggiori responsabilità delle loro controparti in qualsiasi altro paese europeo, quindi il Medico di medicina generale può fornire al paziente un programma terapeutico globale. Proprio per questo, la competenza di un Medico di medicina generale nel Regno Unito è estremamente elevata, infatti sono spesso considerati i pilastri delle varie comunità locali, dove godono ancora di profonda fiducia e rispetto.
Non c’è da meravigliarsi quindi se il Servizio Nazionale britannico ha lanciato la più grande campagna di reclutamento internazionale volta ad assumere diverse migliaia di Medici di medicina generale per offrire loro lavoro nel Regno Unito. Paragona, che in passato aveva già reclutato con successo diverse centinaia di medici da tutta Europa per lavorare negli ambulatori del Servizio Sanitario britannico, ha vinto la gara per poter reclutare personale proveniente da tutti i paesi europei. L’NHS ha assicurato sia a Paragona che ai medici stessi che le assunzioni sono in corso e che gli accordi fatti durante la BREXIT non avranno alcun impatto sullo sviluppo del progetto.”Vorrei assicurare a tutti i medici di medicina generale, provenienti dagli altri paesi europei, che sono i benvenuti e che i termini, le condizioni dell’offerta e del contratto di lavoro che firmeranno non saranno infranti o modificati a loro svantaggio. C’è una domanda pressante di Medici di medicina generale in Inghilterra, e il loro arrivo ci aiuterà ad affrontare questa richiesta. Qualunque cosa accada in relazione alla Brexit, il NHS continuerà ad aver bisogno di eccellenti medici da tutta Europa”- afferma Rachel Souter, Responsabile del reclutamento internazionale, NHS England.La prima fase di questo progetto è stata completata da Paragona con il successo del reclutamento di 25 Medici nel Lincolnshire nel nord-est dell’Inghilterra. Attualmente, l’azienda si concentra sul reclutamento di medici nelle Midlands Centrali, dove alla fine dovranno essere reclutati e formati 100 specialisti.

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Medici: Carenza specialisti

Posted by fidest press agency su sabato, 13 aprile 2019

Si parlerà anche della carenza di medici specialisti e di Medicina Generale, e delle possibili soluzioni, al tavolo tecnico di prossima istituzione presso il Ministero della Salute, che coinvolgerà la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo) e l’Associazione Medici stranieri in Italia (Amsi), e che sarà dedicato a Sanità e Immigrazione.Ad annunciarlo, in un’intervista appena pubblicata sul Portale Fnomceo, il presidente della stessa Amsi, Foad Aodi, che ha incontrato venerdì scorso il Sottosegretario alla Salute, Armando Bartolazzi.
Sarà il 2025 l’anno nero per il Servizio sanitario nazionale: in quella data, infatti, la cosiddetta ‘gobba pensionistica’ toccherà il suo apice e, se non arriveranno nuovi specialisti a sostituirli, il Servizio sanitario nazionale rimarrà senza chirurghi, anestesisti, ortopedici, ginecologi, medici di famiglia. Ben 60mila professionisti, tra specialisti impegnati negli ospedali e nelle strutture private e medici di medicina generale, mancheranno all’appello, secondo un’indagine recentemente effettuata proprio dall’Amsi. Eppure i medici, nel nostro paese, ci sono: sono più di diecimila i giovani laureati e poi imprigionati nell’imbuto formativo, perché non vengono finanziate sufficienti borse per specializzarli. E, senza correttivi, diventeranno 19mila già nel 2021, quando si laureeranno gli studenti immatricolati in sovrannumero per ricorso al Tar. A loro si aggiungono i 19mila medici, per lo più specialisti, di origine straniera, che lavorano con contratti a termine e, in mancanza della cittadinanza, non possono accedere ai concorsi. Ma anch’essi se ne stanno andando dall’Italia, attratti da offerte di lavoro più convenienti e più stabili in altri paesi, tra i quali quelli d’origine. Come risolvere, dunque, la carenza di specialisti?“Innanzitutto, con una corretta programmazione, formando un numero adeguato di specialisti nelle specialità per le quali sarà più grave la carenza – precisa Foad Aodi -. Per prima cosa, dunque, dobbiamo specializzare i medici che escono dalle nostre università: ci associamo all’appello della Fnomceo per avere già da quest’anno almeno diecimila borse, in modo da formare gran parte dei medici oggi prigionieri dell’imbuto formativo”.“In secondo luogo, velocizzando il riconoscimento dei titoli per i medici stranieri già specializzati che vogliono lavorare in Italia. Poi, migliorando le condizioni contrattuali, in maniera da far rimanere in Italia i medici, italiani e stranieri, che già lavorano sul territorio, e da far tornare coloro che sono emigrati all’estero – conclude -. Infine, permettendo l’accesso ai concorsi anche ai medici stranieri che già lavorano da tempo in Italia, a condizione che, una volta superato il concorso, ottengano la cittadinanza”.

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I medici che salvarono la vita a un pensionato agli Uffizi

Posted by fidest press agency su martedì, 26 febbraio 2019

Firenze. Annachiara Pingitore e Jessica De Santis, entrambe 28enni, specializzande in cardiologia; Giovanni D’Agosta, 29 anni, medico chirurgo specializzando in chirurgia plastica; Vittorio Quercia, 28 anni, anche lui specializzando in chirurgia plastica. Sono i medici che lo scorso 15 dicembre, trovandosi in visita agli Uffizi, hanno salvato la vita ad un pensionato 71enne colpito da un malore davanti alla Venere del Botticelli. Per ringraziarli, il complesso museale ha offerto loro di tornare in Galleria per un tour artistico con una guida d’eccezione: il direttore Eike Schmidt.
Schmidt ha condotto personalmente i quattro alla scoperta dei tesori del museo, illustrando loro i segreti di svariati capolavori, tra i quali ovviamente anche quelli di Botticelli.
“E’ stato un vero piacere poter accogliere di nuovo in galleria i giovani medici autori di un gesto così eroico – ha commentato Schmidt – spero che tornino presto a trovarci”.
Durante la visita il quartetto si è concesso anche un selfie insieme al direttore degli Uffizi, scattato di fronte alle Virtù del Pollaiolo (e dello stesso Botticelli).

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Medici: Fp Cgil, da Grillo impegni su contratto, sciopero sospeso

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 gennaio 2019

“Dopo i risultati raggiunti nell’intesa con le Regioni del 16 gennaio in tema di risorse contrattuali e dopo le garanzie ricevute dal Ministero della Pa sullo sblocco del contratto dei dirigenti del Servizio sanitario nazionale nell’incontro del 17 gennaio, registriamo oggi anche l’impegno del ministro Grillo a riavviare al più presto la trattativa anche con la costituzione di un tavolo tecnico per affrontare il tema della retribuzione individuale di anzianità sottratta dai fondi dei dirigenti della sanità”. Ad affermarlo è il segretario nazionale della Fp Cgil Medici e dirigenti Ssn, Andrea Filippi.
Alla luce di questi risultati, osserva, “ci sono oggi le condizioni per sospendere lo sciopero e per non gravare sui cittadini e sui lavoratori, ma non siamo ancora soddisfatti: dobbiamo avere certezza che gli impegni siano rispettati. Lo sciopero è per ora quindi sospeso ma manteniamo lo stato di agitazione con assemblee in tutti i luoghi di lavoro. Non dimentichiamo poi che il problema vero su cui il governo deve intervenire è quello delle carenze di personale che stanno piegando il Servizio sanitario nazionale”, conclude Filippi.

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Dal nord Europa a caccia di medici. Il Veneto nel mirino, ecco il quadro

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 gennaio 2019

La notizia viene dal Veneto: funzionari tedeschi, olandesi, danesi o loro emissari recluterebbero negli ospedali medici italiani proponendo stipendi doppi o tripli, un tutor personale per la lingua, persino la casa. E qualcuno, fatti due conti e intravista una carriera in un contesto accogliente, avrebbe deciso di andar via. «Non si punta necessariamente sui più giovani: hanno già profili ricercati in determinate specialità, vanno nei reparti, e qui sono rappresentate tutte le età; è chiaro che i più giovani sanno bene l’inglese, hanno l’Erasmus alle spalle, e visti i limitati sbocchi prendono l’occasione al volo. Ecco che il ricambio, in una regione dove ci sono 1295 ospedalieri in meno rispetto al fabbisogno, si impoverisce ancora di più». Giovanni Leonileader del sindacato Cimo in Veneto e presidente dell’Ordine dei Medici di Venezia, dopo aver lanciato l’allarme sulla carenza di medici sui media locali e nazionali, ha chiesto e ottenuto un incontro degli Omceo veneti con il Direttore generale della sanità regionale Domenico Mantoan. La Regione, in pieno iter per conseguire l’autonomia, punta su un tavolo con gli ordini per rimediare alle carenzedi medici di famiglia e specialisti. Nell’incontro sarebbe stata ribadita la volontà di assumere a tempo determinato non specialisti, che lavorerebbero in corsia al fianco dei colleghi specializzandi con borsa di studio nazionale o regionale. Si parla poi di assumere nelle Ulss medici del triennio di medicina generale per gestire i pazienti non urgenti nei pronto soccorso e di aumentare gli stipendi con risorse proprie (e qui serve una trattativa con il governo). «Il nodo è che mancano specialisti, in assoluto e soprattutto in certi ambiti “rischiosi”, ad esempio la chirurgia è stata prima scelta quest’anno per soli 95 candidati su 6500 posti disponibili tra tutte le specialità», ricorda Leoni. «Il rimedio ideale sarebbe incrementare i posti nelle scuole, spedire all’ultimo anno di post-laurea lo specializzando in ospedali dedicati, e dargli la chance di accedere ai concorsi, come scritto ora in Finanziaria. L’alternativa è assumere medici laureati, iscriverli in sovrannumero alla scuola di specializzazione e intanto farli lavorare». Non sarebbe un film mai visto. «Si tratterebbe di fatto del ritorno della figura di assistente, con autonomia limitata in ambito dirigenziale, ma diffusa in passato, quando negli ospedali c’erano tre livelli con l’aiuto e il primario. L’ipotesi è giustificata dalla necessità di tamponare l’emergenza e di attingere nel contempo a un bacino di oltre 10 mila medici rimasti fuori da specialità e medicina generale».Il Veneto non è la sola regione dove è stata fatta la riflessione. In tutto negli ospedali italiani mancherebbero 15-20 mila unità su un bacino globale di 120 mila medici. Leoni evoca «ambiti come i Ps ed anestesia e rianimazione che stanno vivendo situazioni drammatiche. Non che all’estero sia sempre meglio; ma come si vede alcuni servizi sanitari si rivolgono al nostro e portano via colleghi che non tornano». C’è di più: i giovani, divenuti specialisti, in 15 casi su 100 lascerebbero subito l’Italia. A rendere poco appetibile l’ospedale nostrano non è solo il blocco dei contratti, ma anche il metodo di assegnazione dei medici alle specialità, «frutto di una centralizzazione che, nata per evitare clientelismi, ha finito per penalizzare gli ideali. Se vuoi fare il cardiologo -esemplifica Leoni- può pesarti iscriverti a Chirurgia. Hai una “mission”, lo fai, ma se poi passi il test di cardiologia cambi scuola e lasci il posto vacante». Su 6500 contratti l’Associazione Liberi Specializzandi-Fattore 2° guidata da Massimo Minerva ha censito 510 abbandoni in un anno tra il 2016 e il 2017, ma il numero 2017-18 sarebbe più alto, di 850. «Posti che si liberano ogni anno e restano inutilizzati. Vanno aggiunte ragioni di costo: classificandosi più indietro si può trovare posto in atenei di città lontane, e il trasferimento pesa». Senza rimettere le mani sul concorso, servono più borse o più assunzioni. E più convenzioni? «In medicina generale quest’anno in Veneto con 120 borse rispetto alle 60 di un anno fa forse iniziamo a respirare, e le nuove misure prese in ambito nazionale, dove si passa da 800 a 2000 borse, dovrebbero durare. Più complessa temo la situazione di certe specialità. Dall’esperienza in questa regione, dove gli accordi ospedali-atenei consentono agli specializzandi di crescere per gradi in piccoli ospedali e apprendere “tutto”, avverto come in ogni reparto per crescere siano indispensabili tutte le età lavorative. E’ la forza del nostro Ssn». Ma se si toglie un mattone dal domino la struttura vacilla. (Mauro Miserendino fonte: Doctor33)

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Mobilità universitaria: La fuga dei medici italiani

Posted by fidest press agency su sabato, 19 gennaio 2019

E’ in continuo aumento il numero dei ragazzi italiani che scelgono di studiare Medicina e Chirurgia all’estero, determinati a realizzare il proprio sogno e studiare in atenei che garantiscono una brillante preparazione e assicurano allo studente un’esperienza di vita unica con migliori prospettive occupazionali e retribuzioni più alte del 40% rispetto ai propri colleghi. Monica, Marta e Francesco, studenti presso la Charles University di Praga e la Masaryk University di Brno, sono tre dei circa 57.000 studenti italiani che lasciano il Bel Paese per intraprendere una carriera internazionale in atenei europei. Una tendenza in crescita negli ultimi anni (+3,1%) che trova nell’offerta formativa l’elemento determinante nella scelta di muoversi oltre confine.Cruciale rimane il momento dell’orientamento che aiuta i ragazzi a capire che carriera vogliono intraprendere, a districarsi tra le diverse opzioni valutando le migliori possibilità offerte dagli atenei d’Europa ed infine a strutturare una preparazione adeguata a 360°.

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Il bisogno di maggiori informazioni dei medici

Posted by fidest press agency su martedì, 9 ottobre 2018

I risultati di una nuova indagine a livello mondiale rivelano che oltre un terzo (36%) dei 310 medici interpellati ritengono di non disporre di informazioni sufficienti per prendere decisioni su come sequenziare i trattamenti dei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC), positivo per mutazioni del recettore del fattore di crescita epidermico (EGFR M+). I risultati dell’indagine sono stati presentati come abstract late-breaking (P3.01-108) all’edizione 2018 del Congresso Mondiale sul Tumore Polmonare (WCLC) a Toronto, Canada.I due più importanti obiettivi terapeutici individuati dagli interpellati sono stati: aumentare la sopravvivenza complessiva (77%), seguita dalla qualità di vita (69%), indipendentemente dalla linea di trattamento.I risultati indicano che oltre la metà (55%) dei medici predilige fortemente una sequenza terapeutica che offra ai pazienti la massima durata di trattamento con terapie mirate. Inoltre, i medici hanno riferito una forte necessità di informazioni su potenziali mutazioni di resistenza al trattamento, prima di cambiare la loro pratica corrente.
Il 43% di coloro che preferiscono una terapia con la più lunga sopravvivenza libera da progressione della malattia dichiara di aver necessità di maggiori informazioni per prendere decisioni terapeutiche sulla strategia di sequenza di terapie mirate, rispetto al 23% di coloro che preferiscono una terapia mirata di prima linea, con la possibilità di utilizzare una terapia mirata di seconda linea.Il Professor Thomas Wehler, dell’Ospedale Evangelico di Hamm in Germania, ha dichiarato: “I risultati di questo studio dimostrano che i medici non hanno chiaro quale sia il modo migliore di sequenziare terapie mirate per allungare la sopravvivenza, che è l’obiettivo principale nella scelta delle terapie per pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) positivo per mutazioni EGFR. Sono necessarie linee guida e maggiori informazioni sull’impatto del sequenziamento terapeutico sulla sopravvivenza complessiva, per aiutare i medici nelle scelte terapeutiche”.La Dottoressa Victoria Zazulina, Responsabile Mondiale, Tumori Solidi, Oncologia, di Boehringer Ingelheim, ha aggiunto: “La disponibilità di maggiori opzioni terapeutiche significa che ora i medici hanno la possibilità di sequenziare terapie mirate per i pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) positivo per mutazioni EGFR e considerare il quadro generale dal momento della diagnosi. Abbiamo intrapreso questa ricerca per conoscere quali considerazioni guidino le decisioni dei medici riguardo all’approccio sequenziale di terapie mirate, e questo studio ha rivelato la mancanza di dati clinici che potrebbero essere alla base di tali decisioni. Pertanto, abbiamo intrapreso uno studio per ottenere evidenze Real World riguardo alla strategia di sequenza della terapia con inibitori di tirosin-chinasi dell’EGFR in pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) positivo per mutazioni EGFR e siamo ansiosi di condividerne i risultati con la comunità medica, più avanti quest’anno”.
L’indagine promossa da Boehringer Ingelheim ha interpellato 310 medici (Oncologi, Pneumologi, Chirurgi Toracici e Internisti Specialisti in Malattie dell’Apparato Respiratorio) di quattro paesi (Cina: 70, Germania: 70, Giappone: 70, e Stati Uniti: 100), per conoscerne la posizione attuale riguardo alle decisioni sulla sequenza con inibitori di tirosin-chinasi, determinare cosa sia più importante nella scelta della terapia e quali siano i problemi che devono affrontare i medici quando iniziano la terapia mirata in pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) positivo per mutazioni EGFR. (fonte: http://www.boehringer-ingelheim.com)

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Salute. Ettore (Fesmed), cambiare formazione o non avremo più chirurghi e ginecologi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 settembre 2018

“Il Sistema Sanitario Nazionale è in piena emergenza: occorre investire sulla formazione o non avremo più medici, soprattutto chirurghi e ginecologi, anche a causa della fuga dalle sale operatorie e dalle sale parto per gli elevati rischi di contenzioso medico-legale. Oggi la programmazione dell’accesso alle facoltà di medicina e alle scuole di specializzazione è inadeguata e la formazione post-laurea del tutto insufficiente. Da anni denunciamo le anomalie del sistema di selezione e formazione che non copre neanche il fabbisogno indotto dai progressivi pensionamenti. Nei prossimi cinque anni si prevede il pensionamento di circa 30.000 medici. Per rimpiazzarli sarebbe necessario raddoppiare l’attuale numero di borse (6.200 Miur e 640 regioni) con un attento calcolo dei fabbisogni di personale per specialità correlati ai volumi e alla complessità delle attività, per ridare sicurezza ai luoghi di lavoro e applicare al meglio la direttiva europea sull’orario di lavoro. Il concorso nazionale attuale è del tutto inadeguato e, tra le altre anomalie, porta spesso al cambio di indirizzo dopo il primo anno, lasciando posti vacanti e contratti persi. L’Università, da sola, non è in grado di far fronte alle reali necessità, è tempo di istituire gli Ospedali di Insegnamento con compiti integrativi rispetto a quelli dell’Università, per garantire adeguati standard qualitativi di formazione e consentire agli specializzandi una reale formazione sul campo. Ci auguriamo di poter portare avanti con il governo un discorso sinergico”. Lo afferma Giuseppe Ettore, presidente Fesmed, Federazione Sindacale Medici Dirigenti al termine dell’incontro con il Sottosegretario alla Salute Armando Bartolazzi.

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Il nostro organismo è come una grande orchestra

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 agosto 2018

Se presenta delle stonature esse vanno di certo corrette ma non si può non tenere da conto che parliamo di una musicalità che si esprime con molti strumenti e che essi sono diretti da un solo uomo: il direttore dell’orchestra.
Ma vi è anche qualcosa d’altro d’aggiungere a proposito di malati, malattie e medici. Credo che in un Congresso FADOI (Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti) fu affrontato un tema di certo che ci fa riflettere. Si parlò, tra l’altro, del come un giovane medico può trovarsi ad affrontare durante un turno di notte di guardia.
Uno dei temi discussi nell’assise congressuale ha riguardato l’eventualità che il medico si possa trovare davanti alla necessità di utilizzare una terapia anticoagulante nel caso di una trombosi venosa profonda, situazione assai frequente, potenzialmente molto impegnativa perché può mettere a repentaglio la vita di una persona. In caso citato non è stato casuale poiché la terapia non sempre è possibile praticarla dal medico del pronto soccorso e ciò, ovviamente, gli impedisce d’usare un’arma proprio in quelle situazioni d’urgenza e d’emergenza che i casi richiedono.
La trombosi venosa profonda, come si sa, è la formazione di un coagulo di sangue all’interno di una vena profonda del corpo, che causa un’ostruzione parziale o completa al flusso del sangue. La complicanza più temuta di questa condizione è l’embolia polmonare, un’evenienza che si verifica quando un frammento di trombo si stacca e passa in circolo, per andarsi a fermare a livello delle arterie polmonari.
La trombosi venosa profonda ha un’incidenza annuale di oltre 800.000 casi ed è responsabile di circa 100.000 morti/anno per embolia polmonare associata.
Eppure da qualche tempo il medico ha uno strumento in più nel proprio arsenale terapeutico, rappresentato dai Nuovi Anticoagulanti Orali – NAO, in particolare, il rivaroxaban.
“Ad oggi il farmaco, che oltre la trombosi venosa profonda prevede un’altra importante indicazione quale la prevenzione dell’ictus in pazienti affetti da Fibrillazione Atriale da assumersi in monosomministrazione giornaliera, è prescrivibile solo da un numero ristretto di specialisti, autorizzati dalle singole Aziende Ospedaliere, che sono gli unici abilitati alla prescrizione.
Per completezza d’informazione posso dire che il Congresso ha, inoltre, affrontato il tema delle forme di trombosi superficiali, complicanza di una patologia molto frequente, soprattutto nella popolazione femminile, quali l’insufficienza venosa. In questo caso il trattamento prevede la somministrazione di eparina per via sottocutanea per un periodo breve (4-5 settimane)”. Ma sono tutti i farmaci che rientrano nella competenza del cardiologo in specie nei casi d’emergenza a livello di pronto soccorso e persino durante il trasporto in ambulanza.
In questo non mancano le novità in campo farmacologico a prescindere da quanto può fare un medico di pronto soccorso. Penso, ad esempio a Medtronic che ha annunciato il lancio in Italia di Co-reValve Evolut R, l’innovativo sistema per la sostituzione transcatetere della valvola cardiaca (TAVI: Transcatheter aortic valve implantation), destinato ai pazienti con stenosi aortica severa. Il nuovo dispositivo è autoespandibile e ha ottenuto ad Agosto del 2014 il marchio di Conformità Europea (CE).
L’innovazione, ora disponibile con questa valvola, consiste in un miglioramento delle prestazioni e soprattutto in una maggior facilità d’inserimento. La valvola transcatetere di Medtronic è ora completamente ricatturabile (la valvola può essere reinserita nel catetere) e riposizionabile (la valvola può essere spostata al di sopra o al di sotto della sua collocazione iniziale) durante la fase d’inserimento. La possibilità di ricollocare la valvola in una posizione migliore costituisce un vantaggio significativo nella fase di impianto.
”La nuova tecnologia, che consiste nella valvola aortica transcatetere CoreValve Evolut R e nel nuovo catetere, è stata progettata per essere impiantata in maniera accurata ed efficace al primo tentativo. Inoltre il sistema è dotato di una speciale guaina che, grazie al suo profilo pari a 14 Fr, è il più sottile attualmente disponibile e consente così di ridurre al minimo il rischio di gravi complicanze vascolari. La valvola aortica è una valvola unidirezionale che permette il flusso del sangue dal cuore a tutto l’organismo. (Servizio Fidest)

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Il 12 dicembre sarà sciopero dei medici

Posted by fidest press agency su domenica, 3 dicembre 2017

sciopero mediciAd annunciarlo ufficialmente una nota congiunta delle organizzazioni sindacali, che oltre a dichiarare uno sciopero generale di 24 ore si riservano di individuare successivamente altre giornate e di attivare ulteriori iniziative di protesta. Le Organizzazioni sindacali (Anaao Assomed – Cimo – Aaroi-Emac – Fp Cgil Medici e Dirigenti Ssn – Fvm Federazione Veterinari e Medici – Fassid (Aipac-Aupi-Simet-Sinafo-Snr) – Cisl Medici – Fesmed – Anpo-Ascoti-Fials Medici – Uil Fpl Coordinamento Nazionale Delle Aree Contrattuali Medica e Veterinaria) denunciano i contenuti della legge di bilancio 2018 all’esame del Parlamento, in quanto reiterano politiche sempre meno orientate all’obbligo di rispondere ai bisogni di salute dei cittadini, secondo principi di equità e sicurezza, ed escludono con pervicacia la sanità pubblica dalla ripresa economica in atto fino a renderla non più sostenibile se non dalle tasche dei cittadini. La nota, inoltre, condanna l’assenza di segnali di attenzione ai medici, ai veterinari e ai dirigenti sanitari dipendenti del Ssn, al valore ed al peso del loro lavoro, alla importanza dei loro sacrifici nella tenuta del servizio sanitario e stigmatizza lo stallo del rinnovo del contratto di lavoro, dopo 8 anni di blocco legislativo, che contribuisce alla mortificazione del ruolo, della autonomia, della responsabilità professionale e al peggioramento di condizioni di lavoro insostenibili a fronte di livelli retributivi fermi al 2010. I sindacati, in conclusione, deplorano l’assenza di politiche nazionali a favore di una esigibilità del diritto alla tutela della salute dei cittadini omogenea in tutto il Paese, nel rispetto dell’art. 32 della Costituzione, in una logica di federalismo sanitario di abbandono e prendono di mira gli ultimi governi come responsabili di quel fallimento del sistema formativo che sta contemporaneamente, desertificando ospedali e territori e condannando alla precarietà e allo sfruttamento decine di migliaia di giovani. (fonte: doctor33)

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Contratto P.A.: ridotti alla miseria dirigenti statali della Scuola, Comuni, Regioni e medici

Posted by fidest press agency su martedì, 28 novembre 2017

sciopero mediciDalla percentuale di aumento ipotizzato, come descritto nella relazione tecnica allegata al disegno di legge 2960, si ricavano gli aumenti mensili lordi per dipendente pubblico per gli anni 2016-2018, nel rispetto asserito dell’intesa raggiunta tra Governo e le organizzazioni sindacali del 30 novembre scorso. Per il biennio 2016/2017, netto dell’assegno di indennità di vacanza contrattuale (IVC), bloccato dal 2008 al 2018, sono previsti appena 9 euro di aumenti mensili. E solo 54 euro per il 2018. Al netto dei ricorsi e delle diffide per sbloccare l’indicizzazione dell’Indennità di vacanza contrattuale, la firma di questo contratto farebbe perdere 4.732 euro lordi a dirigente pubblico.
Marcello Pacifico (presidente Udir): Bisogna calcolare che gli aumenti sono lordo Stato, per cui si deve dividere per 1,3838 e a sua volta detrarre il 35% di tassazione lordo dipendente. Eppure, se si sbloccasse l’indicizzazione dell’indennità di vacanza contrattuale dal 1° settembre 2015, per lo stesso triennio, lo Stato dovrebbe assegnare 4.732 euro lordi di arretrati e poi 368 euro mensili per il solo 2018. Per questo motivo, è importante inviare la diffida in attesa di una nuova pronuncia della Consulta per interrompere la prescrizione.

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Sciopero, i medici all’offensiva: le richieste dei sindacati

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 novembre 2017

sciopero mediciSi sono dati appuntamento il prossimo 30 novembre a Roma per manifestare contro la legge di bilancio 2018 che non prevede risorse per il rinnovo del contratto di lavoro del personale medico. Seguirà poi una prima giornata di sciopero in programma per dicembre. Le organizzazioni sindacali della dirigenza medica e sanitaria, preoccupate per lo stato della sanità pubblica, sono in stato di agitazione. «Abbiamo chiesto subito un incontro ai membri della commissione bilancio di Camera e Senato – spiega Carlo Palermo, coordinatore dei segretari regionali di Anaao Assomed – Non possiamo accettare da Governo e Regioni un aut aut, o si finanziano i Lea o si pensa al rinnovo del contratto dei medici. Le risorse per il rinnovo dei contratti della categoria sono già state trasferite dallo Stato alle Regioni che avrebbero dovuto accantonarle. E invece le hanno destinate, dicono, per coprire i costi dei Lea. Purtroppo il nostro sistema sanitario nazionale è sotto finanziato rispetto al sistema di altri paesi. In Italia – ha aggiunto Palermo – a fronte di 60 milioni di abitanti c’è un investimento nella sanità di 150 miliardi. Poco rispetto, per esempio, a quanto investono gli altri paesi europei a partire da Francia e Germania».Il coordinatore dei segretari regionali di Anaao Assomed, poi, sottolinea: «Gli effetti del taglio alle risorse del nostro sistema sanitario, che negli ultimi sette anni ha portato ad un taglio di circa 9000 medici e 45mila infermieri, oggi iniziano a sentirsi. Dal 2014 al 2016, le Regioni hanno dovuto restituire allo Stato una quota di risorse che il Governo aveva loro trasferito, pari a circa 10 miliardi di euro. Risorse che sarebbero dovute servire a finanziare la sanità pubblica e anche il rinnovo del contratto del personale medico fermo ormai da otto anni». Così le organizzazioni sindacali della dirigenza medica e sanitaria hanno elaborato una proposta da sottoporre alle commissioni bilancio di Camera e Senato. Chiedono che una quota parte della nuova tassa sul fumo, inserita nel pacchetto degli emendamenti allo studio del parlamento, venga destinata non solo a finanziare i farmaci innovativi ed oncologici e a potenziare le reti di terapia del dolore, ma anche a prevedere risorse utili per il rinnovo del contratto, quelle risorse che le Regioni avrebbero dovuto accantonare ma che in realtà sono già state spese. «Chiediamo – continua Carlo Palermo – che le risorse aggiuntive trovate grazie alla nuova tassa sul fumo siano reali, che venga trasferito alle regioni un miliardo in più rispetto ai fondi di bilancio destinati a coprire le spese sanitarie. Non vorremmo che quel miliardo si riduca alla fine ad appena 400 milioni di euro, se consideriamo i 600 milioni di euro che le Regioni sono chiamate a riversare, come contributo, al bilancio dello Stato. Per questo alla giornata di manifestazione in programma per il prossimo 30 novembre, seguiranno delle giornate di sciopero ad oltranza, fino a quando non avremo avuto dal Parlamento rassicurazioni concrete. La prima giornata di sciopero è già prevista per il prossimo dicembre. Rimane da stabilire solo la data». (Francesca Malandrucco – fonte: doctor33)

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