Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 25

Posts Tagged ‘medici’

Le richieste dei medici per la riapertura delle scuole

Posted by fidest press agency su sabato, 9 gennaio 2021

Uno screening nazionale della popolazione scolastica, una campagna vaccinale prioritaria per docenti ed educatori, un piano di lockdown intermittenti fino all’estate. Sono queste alcune delle condizioni per un ritorno in aula in sicurezza per le scuole superiori, secondo la community “IoVaccino”, il Comitato “La Scuola” e alcuni eminenti pediatri, tra i quali Susanna Esposito, ordinaria di Pediatria dell’Università di Parma e consulente dell’OMS. “Come già avevamo indicato nella primavera 2020, rimane prioritaria l’azione di testing sulle persone che frequentano le scuole. Rispetto a 9 mesi fa, oggi abbiamo strumenti veloci ed economici. Attuare uno screening nazionale costante della popolazione scolastica, da ripetere ogni 10-14 giorni su tutta la popolazione scolastica asintomatica, da effettuare con test rapidi antigenici direttamente nelle scuole, è una strategia immediatamente percorribile per rendere la frequenza scolastica sufficientemente sicura per tutta la comunità; insieme al tracciamento e alla quarantena dei contatti stretti, può diventare infatti la chiave per rendere la frequenza scolastica sufficientemente sicura per tutta la comunità”, afferma il dottor Stefano Zona. Secondo l’infettivologo, che, oltre ad essere tra i promotori del Comitato La Scuola a Scuola, fa parte del comitato scientifico di IoVaccino, “il secondo passo è quello di dare priorità nella somministrazione del vaccino anti-SARS-CoV-2 a insegnanti, educatori e personale tecnico-amministrativo, nelle prime fasi della campagna vaccinale, tra i mesi di febbraio e aprile, in modo da contribuire ulteriormente a un ritorno in aula in sicurezza”.A queste proposte la professoressa Susanna Esposito aggiunge la necessità di un piano di medio-lungo termine di chiusure nazionali per periodi di 1-2 settimane ogni mese, da gennaio a giugno, come già indicato al governo in alcuni appelli inviati nei mesi di novembre e dicembre. Secondo la consulente dell’OMS, “scuola e salute devono essere alleate. Uscire dalla logica dell’emergenza, insostenibile a distanza di un anno dallo scoppio della pandemia, e pianificare misure efficaci e regolari è uno dei primi passi per contenere i contagi, pericolosamente in nuova crescita, dopo le chiusure parziali durante le festività natalizie. Siamo ancora all’interno della seconda ondata e non possiamo commettere ulteriori errori”.

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Vaccini antiCovid, coinvolgere i medici di famiglia. Ecco il piano delle Istituzioni

Posted by fidest press agency su sabato, 9 gennaio 2021

Circa 320 mila vaccinati contro il coronavirus alla sera dell’Epifania, con il commissario all’Emergenza Domenico Arcuri che spera di vaccinare 21 milioni e mezzo di italiani per maggio: è la situazione-vaccini all’indomani dell’approvazione all’agenzia Ema del secondo vaccino, quello di Moderna, per i paesi dell’Unione Europea. Il commissario per velocizzare le operazioni ventila il coinvolgimento dei medici di famiglia e dei pediatri; un apporto contemplato anche dal ministro della Salute Roberto Speranza ed invocato dal presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini, governatore dell’Emilia Romagna.Agli intenti di protezione civile, governo e regioni plaude a nome dei medici il presidente della Federazione degli Ordini Filippo Anelli, sottolineando che gli ambulatori convenzionati «con le risorse professionali e strumentali sono capaci di vaccinare milioni di italiani in breve tempo e “sotto casa”, senza sottoporli a spostamenti onerosi in termini di tempo e non possibili per tutti». Anelli chiede al Ministro della Salute di convocare il tavolo di coordinamento dei medici territoriali e di predisporre con Arcuri il protocollo per avviare la vaccinazione sul territorio dei pazienti fragili e dei malati cronici. «Ma – aggiunge – è prioritario, intanto, somministrare il vaccino ai professionisti stessi, per permettere di operare in piena sicurezza per loro e per i cittadini: il vaccino è il miglior dispositivo di protezione individuale». Vaccinarsi è tra l’altro obbligo deontologico, ventila il segretario nazionale di Fimmg, Silvestro Scotti, che è anche presidente dell’Ordine di Napoli. Per Scotti, è un rischio coinvolgere tutti i medici di famiglia ed i pediatri come vaccinatori senza prima averli vaccinati. Tra l’altro, aggiunge il leader Fimmg, dopo la vaccinazione, perché si sviluppi l’immunità sono necessarie almeno 3-4 settimane; si dovrebbe attendere almeno un mese prima di vaccinare a propria volta. Quindi, febbraio. Fimmg chiede un incontro con il ministro della Salute e di far parte della task force organizzativa che deciderà i criteri per convocare le diverse categorie di pazienti. E chiede più infermieri negli studi per le vaccinazioni di massa. Pina Onotri, segretario generale del Sindacato medici italiani, chiede invece un tavolo di contrattazione (Regioni-sindacati) per organizzare la campagna vaccinale. «I medici di medicina generale sono da sempre impegnati con successo nelle campagne antinfluenzale e anti-pneumococciche coprendo oltre il 97% della popolazione. Tuttavia, la politica non ci coinvolge, mentre demanda ai medici atti infermieristici come i tamponi. Fanno fede i dati delle campagne vaccinali antinfluenzali: senza coinvolgerci non si va da nessuna parte». Anche tra gli infermieri, chiamati a vaccinare nelle farmacie in forza del comma 471 della Finanziaria (“sotto supervisione medica”), si chiede di essere a propria volta vaccinati. La Federazione degli Ordini Fnopi osserva che ci sono circa 60 mila infermieri, con i requisiti richiesti dal bando del Commissario Arcuri, in stand by perché non essendo dipendenti non hanno ricevuto alcuna priorità nell’essere vaccinati.C’è infine la polemica scaturita in Lombardia ed esitata con il rimpasto di giunta e la probabile sostituzione dell’assessore al Welfare Giulio Gallera, reo di aver dichiarato in un comunicato che non avrebbe forzato il rientro al lavoro dei sanitari per partire a regime con qualche giorno di anticipo sui vaccini Covid. La Lega, forza di maggioranza e partito del presidente Attilio Fontana, ha duramente criticato queste dichiarazioni, in una regione dove al 6/1 erano state somministrate 3 dosi ogni 100 consegnate contro le 38 dosi offerte in Lazio. Roberto Gentile segretario Fials lombardo ricorda come la circolare del ministero nei presidi ospedalieri preveda di destinare alle immunizzazioni un medico ogni quattro ambulatori. “E allora com’è possibile che su oltre 50mila medici in Lombardia – osserva la Fials – non si abbiano medici per la vaccinazione?” E il leader nazionale Giuseppe Carbone chiede più fatti e meno parole al governo: «Se non ci sbrighiamo a reclutare i 15 mila sanitari previsti in Legge di bilancio, peraltro con contratti a tempo, il rischio è che il banco salti». Mauro Miserendino by Doctor33

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Tamponi dai medici di famiglia, sindacati divisi. Il nodo è la sicurezza

Posted by fidest press agency su martedì, 22 dicembre 2020

Tamponi dal medico di famiglia protagonisti anche nel decreto legge Ristori che si va ad approvare in Senato per poi passare alla Camera. L’incombenza prevista in convenzione nel 2021 non sarà più “gratis”. L’articolo 18 del decreto in fase di conversione destina ai medici di famiglia 30 milioni considerando un costo unitario di 15 euro a tampone antigenico per 2 milioni di tamponi ed elabora una tabella di riparto in cui include le Regioni a statuto speciale per la prima volta. Il successivo articolo 19 dispone che Mmg e pediatri sono tenuti a inserire nel sistema Ts ilreferto per ogni assistito, negativo o positivo, il domicilio se positivo e il relativo tracciamento dei contatti, nonché di ulteriori informazioni sulla sorveglianza epidemiologica, da individuare con successivo decreto del ministro della Salute. Il referto elettronico indipendentemente dall’esito dev’essere subito disponibile all’assistito leggendolo nel suo fascicolo sanitario elettronico, mentre il solo esito positivo deve essere leggibile dal servizio di Igiene Asl nella piattaforma nazionale.Le nuove norme, che dovrebbero dare impulso ai tamponi e saranno con ogni probabilità seguite da ulteriori emendamenti, arrivano in uno scenario in cui gran parte delle operazioni di esecuzione del test da parte del medico e del pediatra convenzionato, previste della convenzione del 30 ottobre scorso, non è ancora partita. Il problema è il no di una parte dei medici, di cui prende atto anche il parlamento nei lavori preparatori, il superlavoro in assistenza primaria e soprattutto la sentenza Tar, che toglie dalle priorità della medicina generale l’effettuazione dei tamponi domiciliari. A questo vanno aggiunti degli errori in fase di consegna dei dispositivi di protezione promessi nel contratto. Come indica un’indagine empirica del quotidiano la Stampa ad eseguire i test antigenici in studio risulta partita fin qui solo una parte minoritaria dei medici di famiglia, un 38%, e non i tre quarti prevedibili in base alla rappresentatività dei sindacati firmatari dell’accordo, Fimmg ed Intesa, che insieme fanno il 75% delle deleghe. C’è stato qualche “no” in sede di trattativa decentrata, ad esempio di Intesa in Lombardia. E i problemi si assommano. Nel Lazio la categoria denuncia la mancanza di guanti nei kit che la Protezione civile sta facendo pervenire alle Asl: non sarebbero previsti nella fornitura e i medici di famiglia hanno difficoltà a praticare i test. Il vicesegretario Fimmg, Pier Luigi Bartoletti, da Roma osserva come per comprare i tamponi per il singolo mmg adesso sia difficile: sarebbe stato meglio acquistare un grosso lotto con appalto pubblico. Nel Lazio all’esecuzione dei tamponi hanno aderito circa 1800 medici, il 40% del totale, e 421 pediatri, pari al 50%. In Veneto, l’obbligo per i mmg di eseguire i test sugli assistiti contatti stretti asintomatici di caso positivo è partito ai primi di novembre, hanno aderito però fin qui di fatto 54 su 100. Invece, in Liguria e Trentino, partite con il Veneto, le percentuali indicate dalle giunte al quotidiano la Stampa giungono al 91 e 100%! Al top anche la Val d’Aosta. In Emilia Romagna si scende al 55% ma al momento non sono avvenute distribuzioni di tamponi. «Né è stata fatta alcuna ricognizione delle disponibilità, dei carichi orari sostenibili da ciascun settore della medicina generale in relazione ai medici disponibili al netto delle situazioni di fragilità», dice il segretario Fimmg Fabio Vespa. Sempre in Emilia Romagna, lo Snami dice no all’arruolamento obbligatorio chiesto dalla regione: troppo alta l’età media di alcuni medici convolti, con possibili difficoltà di salute. Snami indica alla regione il sistema dei drive-in al posto degli studi e l’arruolamento anche di personale infermieristico.Alla campagna di screening su contatti stretti o soggetti sospetti, in Piemonte avrebbe aderito il 34%, ancora meno (25%) in Lombardia. L’asse adriatico-ionico che va dall’Abruzzo alla Basilicata passando per Molise e Puglia doveva ancora partire la scorsa settimana e così la Sardegna. A contribuire al ritardo e ad un ipotetico disagio dei decisori ad acquistare i lotti, più che la spaccatura tra i sindacati potrebbe aver contribuito la sentenza del Tar Lazio secondo cui il medico di famiglia non deve visitare a domicilio i malati Covid, e ci sono le Usca per quello. Sempre in Lazio, e sempre sull’ordinanza del 17 marzo scorso sulle Unità speciali di continuità assistenziale regionali (Uscar), anche Snami e i pediatri Cipe hanno ottenuto un successo con l’annullamento parziale della norma, là dove dà al Direttore generale della sanità regionale la discrezionalità di ‘valutare’ l’eventuale attivazione di queste “pattuglie” di medici e medici/infermieri. Per il Tar, la Regione avrebbe violato il decreto legge 14 del 7 marzo istitutivo all’articolo 8 che “non lascia alcun margine di discrezionalità operativa agli enti locali”. (By Mauro Miserendino fonte: Doctor33)

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Covid-19: “Salvare ospedali e scuole con lockdown a Natale e chiusure ad intermittenza fino all’estate”. L’appello dei medici

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 dicembre 2020

Per ridurre i contagi ed evitare ulteriori ondate occorre imporre misure restrittive sull’intero territorio nazionale durante tutto il periodo delle festività natalizie e lockdown intermittenti fino all’estate. Lo chiedono alcuni tra i più importanti medici italiani, tra i quali Susanna Esposito, ordinaria di Pediatria dell’Università di Parma e consulente dell’OMS, Antonella Viola, Immunologa e Direttore dell’Istituto di Ricerca Pediatrica di Padova, e Stefano Zona, specialista in Malattie Infettive dell’AUSL di Modena. Gli autori, prendono la parola per chiedere misure chiare e restrittive nel periodo natalizio per garantire una riduzione del numero di contagi e la riapertura delle scuole a gennaio.I ricercatori, promotori tra gli altri di un appello inviato lo scorso 2 novembre al Governo e ai membri del Comitato Tecnico Scientifico in cui proponevano lockdown intermittenti fino a primavera, affermano la loro preoccupazione di fronte alle incertezze dell’esecutivo nella gestione della pandemia: “Il numero dei contagi e dei decessi giornalieri è ancora drammaticamente elevato e in alcuni Regioni, come nel caso del Veneto, fortemente in crescita. Non possiamo attendere gli effetti della campagna di vaccinazione di massa, dobbiamo agire ora nell’arrestare il contagio. I messaggi contraddittori del governo avranno conseguenze drammatiche. Dobbiamo arrivare a un lockdown nazionale nel periodo natalizio, come scelto da vari paesi europei, per poter alleggerire la pressione sugli ospedali e garantire la riapertura delle scuole in gennaio”, afferma il dott. Zona, tra i promotori dell’associazione IoVaccino. Un lockdown nazionale nel periodo delle festività è una scelta condivisa anche da Susanna Esposito, che rilancia la necessità di un piano a medio-lungo termine di lockdown intermittenti tra gennaio e giugno: “Dobbiamo avere una strategia di riduzione dei contagi e chiusure pulsate fino all’estate, che ci consenta di frenare questa seconda ondata, scongiurarne una terza, e tutelare salute e istruzione, non più ulteriormente sacrificabili”.La riapertura delle scuole “deve essere la priorità la priorità del governo, insieme alla riduzione dei contagi”, continua Antonella Viola. Conclude l’immunologa: “I livelli di diffusione attuale del virus rendono difficilmente sostenibile una riapertura a gennaio. La chiusura delle scuole ha effetti drammatici sulla salute fisica e psichica di milioni di bambini e ragazzi. Ecco perché bisogna agire immediatamente con un lockdown natalizio e misure coerenti fino all’estate”, conclude Viola.

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Auguri a Papa Francesco dai medici di origine straniera

Posted by fidest press agency su domenica, 20 dicembre 2020

L’associazione medici di origine straniera in Italia (AMSI) ,la comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai) ,il movimento internazionale transculturale interprofessionale Uniti per Unire e l’Unione medica Euro Mediterranea(UMEM) esprimono dal profondo del cuore e con ammirazione e stima gli auguri a Papa Francesco nel suo 84° compleanno ,un messaggio inter religioso e laico da associazioni e movimenti che dentro i quali collaborano tutti i giorni professionisti e cittadini da tutto il mondo e da tutte le religioni e più di 1000 di associazioni ,comunità ,confederazioni e cittadini musulmani ,cristiani ,ebrei ,ortodossi ,laici che insieme dicono grazie a Papa Francesco per il suo impegno costante a favore dell’umanità e di tutti i cittadini del mondo senza distinzione. “Per noi Papa Francesco è un idolo e simbolo nell”umanità ,solidarietà e del dialogo tra le religioni e le civiltà e come sa costruire i ponti combattendo i muri mentali ed i pregiudizi. In questo momento di crisi internazionale e dell’emergenza coronavirus sono fondamentali i messaggi di papa Francesco e le sue raccomandazioni e sensibilizzazione di pensare a tutti e non lasciare nessuno da solo senza distinzione compreso persone in difficoltà , fragili ,migranti e rifugiati .ci auspichiamo che i politici e i commissari che si occupano di combattere il coronavirus possano ascoltare di più i consigli di Papa Francesco per evitare retromarce e ripensamenti su decisione frettolose e superficiali. Cosi dichiara Foad Aodi Presidente Amsi e Co-mai e membro esperti Fnomceo che lancia la sua preoccupazione, proprio nel giorno del compleanno di Papa Francesco , dei numerosi ostacoli e pericoli che arrivano da dentro la Chiesa contro Papa Franceso in particolar modo per la sua grande apertura verso l’islam. Amsi ,Co-mai ,Uniti per Unire e UMEM continueranno ,uniti e decisi senza ambiguità ,ad essere difensori dell’operato di Papa Francesco in Italia e nel mondo.

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Riaperti i concorsi anche ai medici e infermieri stranieri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 novembre 2020

Torino. La Regione Piemonte ha riaperto i concorsi anche ai medici e infermieri stranieri con il permesso di soggiorno per motivi di lavoro senza l’obbligo della cittadinanza come già ha fatto la Regione Umbria. Questo fa onore alla stessa regione piemontese e a tutti i suoi residenti che hanno dimostrato da anni una buona convivenza con i cittadini stranieri e non c’era nessuno motivo di alzare muri contro chi si impegna tutti i giorni curando cittadini italiani e stranieri collaborando con i loro colleghi italiani come hanno dimostrato i medici e professionisti di origine straniera in questi anni arricchendo la sanità italiana rendendola più internazionale e consolidare la sua posizione nel mondo vista anche la preparazione degli stessi medici e professionisti della sanità italiani. Inoltre ringraziamo il Vice Ministro della Salute Pierpaolo Sileri per il suo sostegno pubblicamente a favore della possibilità di coinvolgere tutti i medici nella stessa maniera compreso i medici gli infermieri stranieri senza muri burocratici e calcoli politici senza dividerli di seria A e seria B .cosi Dichiara *Foad Aodi presidente associazione medici di origine straniera in Italia( Amsi) e L’Unione medica euro mediterranea (UMEM) e membro del registro esperti Fnomceo.

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Esce per Rubbettino il Manuale pratico per medici e operatori sanitari

Posted by fidest press agency su domenica, 22 novembre 2020

E’ curato dal prof. Carlo Torti, «Covid 19. Una volta tanto la sanità calabrese non fa rumore per le ben note vicende di malagestione e malaffare di cui i media si occupano costantemente ma perché prova (con ottimi risultati) a fare scuola nella lotta al virus. È infatti appena stato pubblicato, su carta e in ebook, per Rubbettino, “Covid-19. Manuale pratico per medici e operatori sanitari” a cura del prof. Carlo Torti, infettivologo, docente di Malattie infettive e della relativa scuola di specializzazione presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro nonché primario del reparto di Malattie infettive e tropicali del Policlinico “Mater Domini” della stessa università. Il manuale si propone come un’utilissima guida per medici operatori sanitari a disposizione dei quali propone indicazioni e procedure per una corretta gestione della Patologia. L’approccio è multidisciplinare, vengono infatti affrontate problematiche essenziali e di frequente riscontro nei pazienti affetti da coronavirus non solo nell’ambito internistico ma anche in altri ambiti specialistici. Il manuale si rivolge sia ai medici ospedalieri che ai medici del territorio, la categoria che più di ogni altra sta subendo lo stress della pandemia, trovandosi spesso in trincea con le armi spuntate, offrendo indicazioni su farmaci, cure, strumenti diagnostici. Il libro fa una sintesi sia delle pratiche e degli studi internazionali che di quella che è stata l’esperienza del reparto di Malattie infettive guidato dal curatore. Vi è infine una parte dedicata alle prospettive vaccinali. Carlo Torti, laureato in Medicina e chirurgia presso l’Università degli Studi di Pavia, ha conseguito la Specializzazione in Malattie infettive presso l’Università degli Studi di Brescia dove ha lavorato come dirigente medico e ricercatore universitario. Dal 2012 è direttore dell’Unità Operativa Complessa di Malattie infettive e tropicali del Policlinico “Mater Domini” dell’Università degli Studi “Magna Graecia” di Catanzaro. È docente di Malattie infettive e direttore della Scuola di specializzazione in Malattie infettive e tropicali presso la stessa Università, e già Honorary Lecturer presso l’Università di Makerere, Kampala (Uganda). Ha pubblicato più di 250 lavori scientifici in extenso ed è inserito nella lista dei Top Italian Scientists. È Senior Editor della rivista «BMC Infectious Diseases» e presidente della Sezione Calabria della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali.

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L’esenzione dell’Iva per i dispositivi medici sarà prorogata anche nel 2021

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 novembre 2020

E’ questo l’impegno che il viceministro alla Salute, Pierpaolo Sileri, ha preso con i consumatori, intervenendo alla 14esima edizione del Premio Vincenzo Dona, ora in diretta streaming dagli studi di Sky (https://m.youtube.com/user/unioneconsumatori). Il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano Dona, ha domandato al viceministro, parlando delle esenzioni dell’Iva sui dispositivi medici che scadono il 31 dicembre 2020: “è pensabile una proroga su questi presidi?” “Ma certamente deve esserci una proroga” ha risposto il viceministro alla Salute, Pierpaolo Sileri.Il Decreto Rilancio ha previsto all’art. 124 l’esenzione dell’Iva per mascherine, guanti in lattice, termometri; detergenti, etc. L’esenzione scade il 31 dicembre 2020. Ora il ministro si è impegnato a prorogarla. “E’ stata messa una data che era quella attesa (…) ovviamente dobbiamo adattare le nostre azioni anche a seconda dell’andamento dell’epidemia, quindi è evidente che sarà così” ha concluso il viceministro Sileri.L’esenzione riguarda, tra le altre cose, Ventilatori polmonari per terapia intensiva e subintensiva; umidificatori; laringoscopi; mascherine chirurgiche; mascherine Ffp2 e Ffp3; articoli di abbigliamento protettivo per finalita’ sanitarie quali guanti in lattice, in vinile e in nitrile, visiere e occhiali protettivi,tute di protezione, calzari e soprascarpe, cuffie copricapo, camici impermeabili, camici chirurgici; termometri; detergenti disinfettanti per mani;dispenser a muro per disinfettanti; soluzione idroalcolica in litri; perossido al 3 per cento in litri; carrelli per emergenza; estrattori RNA; strumentazione per diagnostica per COVID-19; tamponi per analisi cliniche; provette sterili; attrezzature per la realizzazione di ospedali da campo.

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Accordo tamponi a medici famiglia è sbagliato

Posted by fidest press agency su domenica, 1 novembre 2020

“Un accordo sbagliato, un’operazione di facciata, inutile e pericolosa, che serve solo a coprire le mancanze delle Regioni nell’organizzazione dell’assistenza territoriale”. Ad affermarlo è il segretario nazionale della Fp Cgil Medici, Andrea Filippi, in merito all’esito della trattativa alla Sisac, l’ente di contrattazione pubblica, per i test negli studi medici del territorio e la diagnostica di base, aggiungendo che: “Non è affidando i tamponi agli studi privati dei medici di medicina generale che si contribuisce ad arginare la travolgente diffusione della pandemia”.“Un accordo sbagliato perché – osserva il dirigente sindacale – non aiuta a risolvere il problema del tracciamento sul quale ormai siamo in un drammatico ritardo per ammissione delle Regioni stesse che, infatti, mentre affidano i tamponi ai medici con un finanziamento aggiuntivo di 30 milioni, dall’altra propongono di fare i tamponi solo ai sintomatici, mostrando grandi lacune nelle operazioni di tracciamento”.Ma soprattutto, prosegue Filippi, “è un accordo pericoloso perché mina la salute di cittadini e medici che non possono garantire la sicurezza necessaria nei loro studi. È necessario uscire dalla logica dell’isolamento dei professionisti che dall’inizio della pandemia sono abbandonati senza mezzi di protezione, senza protocolli organizzativi, e senza sostegno multiprofessionale, per recuperare una logica di sistema e di organizzazione integrata”.Questo accordo, inoltre, aggiunge, “lede l’immagine dei medici di medicina generale facendoli passare per dei mercenari che lavorano a cottimo, quando al contrario sono seri professionisti che chiedono di essere tutelati insieme ai cittadini e a tutti gli operatori sanitari e che non vogliono svendere la propria sicurezza e la vita per risorse economiche aggiuntive che il governo potrebbe spendere in modo più appropriato attrezzando luoghi sicuri in contesti integrati per fare i tamponi”, conclude Filippi. By Giorgio Saccoia

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Il papa dei Medici ritorna a Firenze

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 ottobre 2020

Firenze Dopo più di due anni di restauro all’Opificio delle Pietre dure e la trasferta a Roma per la grande esposizione alle Scuderie del Quirinale che celebrava i 500 anni dalla morte di Raffaello, il Ritratto di Leone X tra i cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi, capolavoro del genio urbinate, rientra finalmente a casa, alle Gallerie degli Uffizi. Lo fa da protagonista, con una mostra interamente dedicata all’opera: “Raffaello e il ritorno del Papa Medici – restauri e scoperte”, curata dal soprintendente dell’Opificio Marco Ciatti e dal direttore degli Uffizi Eike Schmidt, nella sala delle Nicchie della Galleria Palatina di Palazzo Pitti (dal 27 ottobre 2020 al 31 gennaio 2021). L’allestimento è concepito per documentare e spiegare il complesso restauro e le numerose analisi scientifiche effettuate sull’opera, ora di nuovo completamente godibile nella lussuosa ricchezza cromatica dei dominanti toni rossi e nella straordinaria varietà dei dettagli, che l’hanno resa una delle creazioni più famose del Sanzio. Grazie alle molte tecniche di indagine preliminari (radiografiche, fotografiche, di imaging, di microscopia ottica, a scansione microprofilimetrica, solo per citarne alcune) è stato possibile rintracciare integralmente la ‘trama’ del dipinto disegnata in origine da Raffaello e stabilire che tutta l’opera è integralmente dovuta alla sua mano, fugando una volta per tutte il dubbio – avanzato da alcuni studiosi – che le figure dei cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi fossero state aggiunte in un momento successivo. Al termine dell’esposizione nella Sala delle Nicchie in Galleria Palatina, il Ritratto di Leone X tra due cardinali troverà collocazione nella Sala di Saturno dello stesso museo, in compagnia di una serie di capolavori dell’Urbinate, tra i quali i ritratti di altri due importanti prelati: quello di Papa Giulio II e quello del Cardinal Bibbiena, ha annunciato il direttore delle Gallerie Eike Schmidt. Realizzato dagli specialisti dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze sotto la supervisione del soprintendente Marco Ciatti e con la direzione di Cecilia Frosinini, l’intervento, iniziato nell’autunno 2017, si era reso necessario per la presenza di numerosi piccoli, pericolosi sollevamenti degli strati pittorici originari, collocati in un’area del dipinto caratterizzata da numerose creste di colore malamente schiacciate e frantumate durante antichi restauri e causati principalmente dalla compressione di forze contrastanti che le traverse ottocentesche scaricavano sulla superficie pittorica. L’opera risultava inoltre integrata pittoricamente nell’intervento precedente con una cura meticolosa, ma che allo stesso tempo comunicava l’impressione di una generale mancanza di definizione, a causa del sovrapporsi di abbondanti, ancorché raffinate velature di restauro. Tale fenomeno era accentuato anche dall’alterazione della vernice che si è scoperto essere leggermente pigmentata. Il certosino lavoro effettuato ha restituito al dipinto la sua originaria e amplissima gamma di sfumature del colore, la perfezione del dettaglio impressa dalla mano di Raffaello agli abiti, alle stoffe ed agli oggetti presenti nell’opera; e ha permesso un recupero della spazialità dell’ambientazione architettonica, che prima risultava quasi totalmente appiattita. Anche il supporto ligneo, che iniziava a mostrare alcune rigidità, è stato restaurato e il sistema di traversatura è stato reso reso più ‘flessibile’ ad assecondare i naturali movimenti del legno.

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Tamponi rapidi negli studi dei medici di famiglia: la proposta fa discutere

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 ottobre 2020

I medici di famiglia sono pronti ad offrire tamponi rapidi in studio, lo ribadisce il leader Fimmg Silvestro Scotti dal 77° Congresso di Villasimius. «Ma attenzione, la categoria deve operare con le adeguate protezioni. È tempo di non fare più sconti a nessuno dopo che ci è voluta una legge per estendere ai medici convenzionati il diritto ai dispositivi. È nostro dovere non fermarci al sospetto diagnostico ma è nostro diritto non accettare più atteggiamenti di sufficienza su temi come la tutela di una classe medica di età media elevata». Le dichiarazioni di Scotti arrivano nel pieno di una nuova polemica sul tema dopo che il numero due Fimmg Pierluigi Bartoletti ha confermato che nel Lazio saranno i medici di famiglia nei propri studi tra una settimana ad offrire tamponi con responso entro un’ora evitando le file ai drive-in. Un progetto estensibile ad altre regioni con l’obiettivo di differenziare subito tra influenza e Covid-19 (il soggetto con sintomi respiratori vaccinato non dovrebbe avere l’influenza) ma che non trova tutti d’accordo. Già la campagna di vaccinazioni antinfluenzali, infatti, sta comportando crescite di afflussi di assistiti, problemi nel far rispettare i protocolli anti-Covid e richieste crescenti da parte di medici di spazi più grandi per vaccinare.L’autocandidatura dei medici di famiglia nasce anche dalla necessità di riprendere in mano la gestione del loro paziente Covid-positivo. Come emerge da un sondaggio condotto dal Centro Studi Fimmg, solo in metà delle province i medici italiani possono prescrivere tamponi e attivare direttamente le Usca, le unità speciali di continuità assistenziale; nell’altra metà si passa per il Dipartimento di Prevenzione Asl con una mail o si registra la propria richiesta nel portale elettronico Asl; in una decina di province si usano ancora telefonata e fax. Dall’indagine emerge inoltre che se in un terzo delle province il risultato del tampone è disponibile entro due giorni dalla richiesta, in un altro 28% dei casi sono necessari più di 4 giorni. Infine, solo nel 4% delle province sono al momento attivati ambulatori dei medici di famiglia indirizzati a valutare pazienti con sospetto Covid. Fimmg vuole cambiare le cose e per il ministro della Salute Roberto Speranza manda “uno straordinario messaggio al Paese, e Stato e Regioni devono mettersi subito al lavoro per garantirle condizioni di massima sicurezza. La medicina di famiglia è pezzo insostituibile dello stato e i pezzi dello stato vanno valorizzati e tutelati». A Villasimius, Speranza ha ringraziato Fimmg per il successo dello screening sierologico per cui i medici si sono proposti agli operatori delle scuole. Nella relazione Scotti ricorda gli screzi con i sindacati scettici sull’operazione: per lui resta implicito il rischio di un “declino” ove una medicina generale al bivio non accettasse nuovi compiti. Il presidente della Federazione ordini Filippo Anelli ricorda come le stesse farmacie si propongano per offrire i test per la diagnosi del virus e lancia l’altolà: «Il tema della sicurezza, competenza e responsabilità di una professione sanitaria non può essere piegato a interessi diversi dal bene comune. Se si vuole rimuovere il divieto fatto ai professionisti sanitari di esercitare in farmacia vanno anche superati privilegi o concessioni che per la farmacia hanno determinato in passato posizioni di vantaggio». Sì invece all’infermiere sul territorio, «si deve lavorare insieme. Per dire, sono inimmaginabili oggi ospedali con padiglioni di soli medici o soli infermieri». Altro capitolo, le cronicità. Il ministro intende utilizzare il periodo di emergenza per realizzare un’altra fetta di “medicina di prossimità”, la diagnostica in studio finanziata dall’ultima legge di bilancio con 235 milioni messi a disposizione delle Asl per acquisire la strumentazione richiesta dai medici di famiglia sul loro territorioIl balzo in avanti negli stanziamenti per il Ssn quest’anno, 5 miliardi, è un’occasione per rivitalizzare la sanità territoriale pubblica. Scotti ha però una seconda richiesta, il medico non può prende in carico da solo parti vitali del quotidiano del cittadino, l’organizzazione costa e la quota capitaria va rivista. «Il riconoscimento degli aumenti contrattuali 2016-18 (nel decreto legge Cura Italia ndr) contiene in sé i nuovi obiettivi di investimento volti a potenziare l’azione della medicina generale», dice il leader Fimmg intravedendo una prima ipotesi di “microteam di cure di prossimità” «che consentirà finalmente di rispondere alla richiesta del cittadino il giorno stesso grazie ad un’azione di team e non più solo del medico. La reperibilità a distanza altro non è che la presenza di una “longa manus” del medico che agisce con collaboratore e infermiere». Il medico va però messo in condizione di ammodernarsi gestendo in autonomia le risorse, «abbiamo bisogno di riqualificare la nostra quota capitaria per investire su noi stessi». È infine urgente «trasformare il corso di formazione in medicina generale in un corso di formazione lavoro dando al medico quel diritto di nomenclatura di una disciplina che è il titolo di specialità, e conferendo borse in numero corrispondente ai fabbisogni del territorio». Mauro Miserendino fonte Doctor33

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“Tamponi rapidi per il Coronavirus direttamente negli studi dei medici di famiglia”

Posted by fidest press agency su domenica, 11 ottobre 2020

Per convivere con il virus dobbiamo essere più veloce di lui, abbattendo tempi di attesa,decisamente troppo lunghi. Abbiamo fatto grandi passi avanti nel contrastare il virus, ma non dobbiamo commettere ancora l’errore di ancorarci ad una strategia, anche quando è evidentemente migliorabile, anzi, possiamo prendere esempio da altre regioni. Proporrò a Regione Lombardia di fare una rete di sorveglianza con la medicina generale e la pediatria sulle malattie infettive perché sarebbe opportuno che anche la nostra Regione si mettesse a lavoro per rendere possibile ai medici di medicina generale di fare i test rapidi e i sierologici al fine di garantire migliori condizioni di sicurezza. L’obiettivo è fare i tamponi dal medico in un sistema di rete regionale, che consenta il contact tracing. Con i drive in ormai non si riesce più. Il sistema, invece, così sarebbe molto più rapido: chi sospetta di essere positivo può chiamare il suo medico, che lo convoca per il tampone. I medici di base che aderiranno al progetto attraverso un avviso pubblico, inoltre, potranno organizzarsi tra di loro ed i loro nomi saranno resi pubblici in una lista. In questo modo, si creerebbe un link diretto con la Regione per rendere operativa una rete di sorveglianza dell’andamento dei casi sul territorio. Credo che riuscire a differenziare le patologie nelle fasi iniziali e a isolare prima possibile i pazienti Covid-19 sia la scelta più giusta, soprattutto in questa nuova fase di emergenza”, conclude il pentastellato Mammì.

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Dl semplificazioni: Ecco tutte le misure per i medici

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2020

Con il sì del senato alla conversione in legge da parte di 157 onorevoli (e 82 no), il Decreto legge 76 sulle Semplificazioni è in dirittura d’arrivo e attende ora l’ok della Camera. In sanità, il maxi-emendamento di maggioranza a prima vista non introduce grandi novità, se non una timida rivoluzione tra le incompatibilità: potranno fare i medici di famiglia -in primis verso il personale della propria amministrazione e i relativi familiari- medici della Polizia di Stato e ufficiali medici di Forze Armate e Guardia di Finanza. Potranno svolgere sia attività convenzionata sia il servizio permanente effettivo ma devono avere almeno 4 anni di anzianità di servizio, aver conseguito il diploma di formazione in medicina generale ed essere stati chiamati da Asl in cui continuino a mancare medici di medicina generale diplomati. Per l’effettività serve un decreto attuativo del Ministero della Salute, di concerto con il Ministeri di Difesa, Interno ed Economia. La vera novità del decreto, sempre in tema di convenzionata, era stata decisa prima del maxi-emendamento: se si vuole accedere alle scuole di specializzazione, è scritto all’articolo 19 comma 5, non si può far valere il nel punteggio il diploma di medicina generale, o l’attività medico di famiglia. Parimenti non si può far valere il titolo se si è già medico specializzando in altra branca o dipendente o candidato alla dipendenza in una struttura pubblica o privata accreditata. La norma attenua il rigore di altre recenti. Ispirandosi alla Finanziaria 2002 che aveva vietato di partecipare al test di specialità agli aspiranti medici di famiglia del corso triennale e viceversa aveva vietato il corso per Mmg agli specializzandi, quest’anno il regolamento del test d’accesso alle scuole di specialità aveva imposto la rinuncia alla borsa agli allievi dei corsi di medicina generale che volessero tentare il test di specialità ma il Tar Lazio lo ha bocciato. Nulla era invece stato scritto o detto sugli specializzandi che volessero fare il test di medicina generale, un percorso meno appetibile che però, se lasciato aperto, consente di avere qualche medico convenzionato in più in situazione di ricambio difficile. Ora la “penalizzazione” avverrebbe solo ai fini dei punteggi.
Tra gli emendamenti che non sono passati, ci sono quelli a prima firma di Domenica Castellone (M5S) che apriva ad un percorso universitario di formazione specialistica per la medicina generale parallelo ai corsi triennali di formazione specifica di medicina generale erogati dalle Regioni e quello della Svp secondo cui in Provincia di Bolzano la conoscenza della lingua tedesca sarebbe stata condizione sufficiente ad esercitare qualsiasi professione sanitaria. Il governatore del Sud Tirolo Arno Kompatscher aveva comunque chiarito che la norma riguardava il solo ambito delle visite libero professionali private. In tema di università, il decreto consente a docenti e ricercatori a tempo pieno viene consentito svolgere attività extra-istituzionali in favore di privati, o per fini di giustizia, anche continuative, purché siano prestate in regime non subordinato ed in assenza di organizzazione di mezzi e/o persone preordinata al loro svolgimento. Introduce una deroga al Codice degli Appalti fino a tutto il 2021 in materia di attribuzione dei contratti, prevedendo l’affidamento diretto per importi fino a 150 mila euro e procedure senza bando per gli appalti entro 5 milioni di euro o per emergenze legate al Covid-19. All’articolo 8 c’è una norma specifica per velocizzare l’attuazione dei piani di riorganizzazione della rete ospedaliera e territoriale.
Ma soprattutto, il decreto obbliga tutti i professionisti iscritti ad un Ordine o Albo, a dotarsi di Posta elettronica certificata ed a comunicare l’indirizzo all’Ordine di appartenenza. Ogni medico o dentista può controllare sul Registro nazionale Ini-Pec se i propri estremi sono riportati e avvertire l’Ordine di appartenenza per evitare malintesi; ove invece non si fosse dotato di Pec, il mancato adempimento è sua responsabilità e rischia la diffida dell’Ordine e la successiva sospensione se non si adegua subito. Altro effetto: dal 1° marzo 2021, tutti gli enti pubblici dovranno abbandonare i vecchi sistemi di identificazione online: se non in possesso di carta d’identità elettronica (perché deve ancora rinnovarla), il cittadino potrà utilizzare solo l’identità digitale Spid per accedere ai servizi Inps o del Fisco. Mauro Miserendino Fonte Doctor33)

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Tra medici, medicine, palliativi ed espedienti vari

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2020

Per condurre una vita sana non dobbiamo dimenticare che molto dipende dal nostro stile di vita a partire dalla cura del corpo e dai cibi che ingeriamo e le reazioni che essi possono provocare una volta digeriti, assorbiti e metabolizzati. Più in generale possiamo dire che esiste un rapporto profondo tra le più intime strutture, che ci hanno generato, e le varie interazioni con gli elementi della natura che vi ruotano attorno in varie forme e il genere di rapporti che vi instauriamo. È anche un naturale aggregato alla “medicina dello spirito”. Dagli alchimisti ai moderni laboratori di ricerca, dagli stregoni agli stessi rituali religiosi, dagli esperti di fitofarmaci e quanto altro, ci imbattiamo in un proliferare di “pozioni” medicamentose volte a lenire la sofferenza a debellare un male e persino a procurarci qualche danno in più. Cominciamo a chiederci ciò che ci procura più disagi a partire da un’alimentazione sregolata che ci fa eccedere per un certo tipo di nutrimento e meno in altri, per un modo di vivere che ci costringe a mangiare di “volata” un panino nel bar sotto l’ufficio ecc.
Le conseguenze possono essere le più varie e non è detto che il rapporto è matematico ed è espresso in tempo reale tra causa ed effetto. Talvolta il danno che ci procuriamo con un’alimentazione congiunta a un modo di vivere dissennato, può venire dopo mesi ed anche anni e nel frattempo ci illudiamo di credere alla nostra “inossidabilità”: mangiamo di tutto, beviamo di tutto, facciamo follie e il nostro organismo sembra non risentirne. Ma su tutto è necessario assumere una consapevolezza. Il corpo umano è una struttura complessa. E proprio per questo non possiamo affidarci al caso in specie per chi predilige i “si dice” delle solite “comari” che, con molta disinvoltura e per qualsiasi acciacco, si improvvisano terapeute e specialiste in medicina.
Va inoltre posta molta attenzione per le scienze e le discipline tradizionali dell’India e della Cina, sull’uso delle piante medicinali e sulle pratiche fisiche, l’agopuntura, la pranoterapia ecc. Non dubito della loro efficacia, per il trattamento di determinate malattie, ma va, tuttavia, non trascurato il fatto importante che non sempre chi le prescrive è all’altezza della situazione. Proprio per evitare questa incompetenza terapeutica l’Unione Induista Italiana ha istituito un centro di cultura indiana per offrire la possibilità di studiare le scienze e le discipline tradizionali dell’India, tra cui Ayurveda, Yoga, Jyotisa (astrologia), Sanscrito, Danza e Canto. Hanno, in proposito, avviato degli appositi corsi, della durata di un anno, e ai partecipanti meritevoli è rilasciato un attestato di frequenza. Seguono poi i corsi d’aggiornamento. L’iniziativa è volta a dare una preparazione base che consente di impiegare quest’antica scienza come terapia naturopatica alternativa di prevenzione e cura della salute. I docenti sono tutti medici e specialisti ayurvedici provenienti dagli U.S.A. e dall’India. Questa esperienza, come molte altre, mi fa meglio comprendere il rapporto esistente tra i prodotti della natura e la loro capacità, assumendoli in determinate dosi, e per produrre sul nostro organismo determinati effetti. Lo stesso si può dire per la terapia fisica e quanto altro. (Riccardo Alfonso)

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È tempo di società tra professionisti anche per i medici

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 luglio 2020

Sono sempre di più le richieste per registrare queste forme di esercizio della libera professione pura, che godono di benefici economici (credito a fondo perduto in emergenza Covid, iperammortamento). Ora le risposte delle Regioni vanno nel senso di semplificare la vita a chi guarda avanti. È il caso di una circolare della Direzione regionale salute del Lazio fortemente voluta dall’Ordine dei medici di Roma, che apre a Stp non solo mono-professionali, composte da più tipologie di specialisti medici, ma anche multi-professionali, formate cioè da più professionisti sanitari, medici ed infermieri o dentisti ed igienisti dentali. Il documento in particolare “accorda” la società tra professionisti, frutto di una legge nazionale del 2011, con la legge laziale 4 del 2003 sulle autorizzazioni, un testo che impone un iter autorizzativo articolato agli ambulatori dove si pratichino prestazioni invasive o implicanti rischi per la salute dei pazienti e diagnosi complesse.Secondo la legge 183/2011 le Società tra professionisti esercitano unicamente attività tutelate da ordini e collegi. Possono prendere forma di Srl, o di Spa, di società di capitali, ma devono riservare a soci professionisti iscritti all’Ordine la maggioranza dei due terzi, e la stessa percentuale (>66,6%) va riservata alle quote dei soci professionisti. Devono poi stipulare un’assicurazione Rc per i danni causati dai soci ai pazienti, escludere i radiati dall’Albo, i condannati in via definitiva a pene maggiori di 2 anni. Il socio, al quale è vietato possedere quote di più di una società, può avvalersi di ausiliari, anche non iscritti ad ordine, e in caso di necessità di sostituti, comunicando per iscritto al paziente i nominativi di questi ultimi. Incrociando la 183 con la sua legge 4/03, il Lazio stabilisce che la società monodisciplinare è assimilata allo studio medico associato (la forma associativa più semplice), mentre la pluridisciplinare si differenzia tra “poli-studi” e “ambulatori” (i secondi devono chiedere autorizzazione all’esercizio). Vanno autorizzate in via preventiva le strutture in cui si eserciti attività invasiva ai sensi della legge 4 comma 1 (luoghi di ricovero, centri riabilitativi etc) e gli ambulatori dove si eserciti attività invasiva o le società di assistenza a domicilio. Non vanno invece autorizzate Stp non attrezzate per attività non invasiva: ad esempio, al dentista basta comunicare all’Asl l’inizio dell’attività. Per le società multidisciplinari, oltre i 4 componenti, la circolare però prefigura un’attività ambulatoriale complessa, da autorizzare. «Il dispositivo va verso la semplificazione di cui avevamo bisogno», dice Antonio Magi presidente Omceo Roma, che conferma «un leggero ma deciso incremento delle Stp, trainate dagli Odontoiatri, ma sempre più gradite anche ai medici che le chiedono perché semplici da attuare. Il professionista può costituire una società anche in forma singola, iscriverla all’Ordine, pagare la quota, e conciliare i vantaggi offerti dal legislatore alla persona giuridica con la necessità di erogare al paziente prestazioni sicure, sotto l’ombrello della deontologia. Il Lazio fa un ulteriore passo avanti, consentendo al professionista di lavorare insieme a un socio infermiere, psicologo etc. La libera professione medica ed odontoiatrica si apre alla multidisciplinarità e alla sfida della complessità, di fronte allo scenario di poli-patologia che ci prospetta un paese sempre più “anziano”».Ci sono ancora aspetti da valutare, come il tetto di 4 soci nelle società multidisciplinari oltre cui scatta la procedura autorizzativa dell’ambulatorio, mentre per le società monodisciplinari non vige limite numerico ai soci. «L’obiettivo era semplificare la vita ai nostri iscritti – dice Magi – e capire se parte della semplificazione si può trasportare nelle convenzioni dove stiamo lavorando con la Regione su fronti importanti, tipo la possibilità che medici specialisti Asl visitino nello studio del medico di famiglia attivando l’interdisciplinarità prevista dalla legge o psicologi con contratto da specialista ambulatoriale operino coordinati con i medici su alcuni pazienti. Interlocuzioni di successo come questa ci consentono di aprirci al futuro senza pensare per forza di dover cambiare le leggi che ci ingessano; basta una politica attenta alla semplificazione e molte barriere possono cadere». (By Mauro Miserendino, fonte: Doctor33)

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Lombardia: Nuovo modello sanitario con al centro medici e operatori sanitari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2020

I lombardi meritano una sanità pubblica di qualità che sia in grado di curarli. Servono investimenti nella rete dei medici di famiglia e nella sanità territoriale, quella che il centrodestra ha smantellato in questi anni.Annunciare un mega ospedale da mezzo miliardo di euro, senza avere una visione, senza alcuna condivisione con il territorio, e soprattutto senza mettere in discussione il modello di gestione della sanità lombarda, è la classica operazione da venditori di fumo. Un tentativo di spostare l’attenzione dal fallimento del “modello” leghista di sanità lombarda alla solita proposta propagandistica che se andrà in porto si vedrà tra dieci anni.
Al contrario i lombardi devono avere risposte subito. In modo concreto e realistico chi governa in Lombardia si adoperi subito per valutare i costi e le opere necessarie per consolidare e migliorare l’Ospedale Maggiore di Cremona, e al contempo pensi anche a come valorizzare le altre strutture della provincia per rafforzare tutta la rete territoriale e non indebolirla come ha fatto in questi anni.Questa la reazione del Movimento 5 Stelle, per voce del Senatore Danilo Toninelli e del Consigliere Regionale Marco Degli Angeli, alla proposta dell’europarlamentare di Forza Italia, Salini, di costruire con in fondi del MES un nuovo ospedale da 450 milioni a Cremona.Toninelli e Degli Angeli non si limitano a pensare solo all’infrastruttura ma guardano anche ad un nuovo modello sanitario. “Abbiamo bisogno di maggiori investimenti nella sanità pubblica, del ripristino della rete di medicina di base del territorio, di assistenza domiciliare, dell’infermiere di famiglia, del rafforzamento dei consultori e di più programmi di prevenzione.
Occorrono investimenti in studi epidemiologici, ricerca, in particolare quella oncologica, e laboratori di diagnosi”.Continuano i due portavoce cremonesi del M5S: “Le sparate mediatiche che arrivano dagli esponenti di quella parte politica che per anni ha condiviso e tutt’oggi difende il modello di Sanità voluta da Formigoni e Maroni, rasentano il ridicolo.
Dispiace che anche qualcuno del Partito Democratico si lasci attirare da questo agghiacciante eco di sirene. Tutto questo – concludono Degli Angeli e Toninelli -, non può poi prescindere dalla stabilizzazione dei contratti di medici, infermieri e operatori sanitari, che da anni vivono nel limbo del precariato”.Abbiamo già visto con l’ospedale in Fiera di Milano, che un contenitore vuoto senza risorse umane professionali è un mero spot elettorale. Il M5S in Lombardia lotta da anni per un rafforzamento della sanità pubblica. Ora è giunto il momento che Fontana e la sua compagine di centrodestra ci ascoltino e la smettano di far ingrassare la sanità privata a discapito di quella pubblica.”

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Medici di famiglia, è rischio boom pensionamenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2020

Dopo l’onda del Covid-19, per i cittadini bergamaschi potrebbe arrivare quella del pensionamento in massa dei medici di famiglia. Dei circa 600 operanti in provincia entro fine anno potrebbe andarsene via – per pensionamento, data l’alta età media, ma non solo – un centinaio, uno su cinque. L’allarme lo lancia Guido Marinoni, presidente dell’Ordine dei Medici di Bergamo. Che spiega: «In ambito Enpam, i requisiti per l’età pensionabile del professionista maturano a 62 anni, il medico di famiglia può cessare dalla convenzione a 68 anni, molti continuano fino a 70 anni. E così hanno fatto molti colleghi in tempo di Covid-19, sfidando la malattia e restando al loro posto. Ma adesso i cambiamenti organizzativi e gli orizzonti della medicina generale, che non sono rosei, potrebbero rivelarsi un incentivo all’esodo». Resterebbe sguarnita in primo luogo l’assistenza primaria. «In genere l’età del pensionamento dipende anche da quanto il medico ha contribuito alla sua previdenza, dall’eventualità che si sia costruito un assegno pensionistico “robusto” sia sulla base del numero di scelte e delle voci contrattuali che “fanno pensione”, sia fruendo dei riscatti (periodo di laurea, allineamento) e della possibilità di modulare le aliquote aggiungendo percentuali di retribuzione fisse ai contributi, con versamenti ulteriori. Meno un collega ha convenienza ad andarsene, più resta fino all’ultimo. Da inizio anno però sono andati via in 50 e ora, allentatasi l’emergenza, c’è persino il rischio di un incremento degli esodi».Tra l’altro, Bergamo non soffre solo di pensionamenti. «Su 600 posizioni di assistenza primaria totali avevamo 55 colleghi incaricati e 22 hanno dato le dimissioni». Colpa non solo dell’età anagrafica, quindi? «L’incaricato guadagna poco, alla fine porta a casa meno di un medico di continuità assistenziale. Deve provvedere allo studio, alle spese d’affitto, e prende lo stipendio di base. È vero, si aprono delle possibilità più rapidamente per entrare in convenzione se si è giovani. Ma non si risolve né il problema assistenziale della comunità – dato che le scelte in carico sono poche – né il problema di darsi da vivere, economicamente. Più di 600 scelte se frequenti il tirocinio triennale non si possono avere; ed è giusto, perché il corso necessita attenzione e frequenza, ma con quelle dove si va? Alla fine se si frequenta il corso spesso è più remunerativo fare ore in continuità assistenziale».
Non è tutto. Governo centrale e regioni starebbero snobbando la medicina generale, in un momento peraltro delicatissimo. «Stanno passando cose che non vanno bene», dice Marinoni. «La Fnomceo ha già avvertito della necessità di incrementare le borse di studio. Lo scorso anno furono 2 mila, quest’anno si avverte il rischio di tornare ai livelli precedenti. Sarebbe un problema grave dati i trend di pensionamento». La categoria è stata inoltre la più falcidiata dal coronavirus, in termini di decessi. «Sarebbe un gesto gradito un bonus da parte della regione ai medici di famiglia, non dico un’una tantum pari a quella dei colleghi ospedalieri, ma qualcosa anche di simbolico. Peraltro fin qui non è previsto niente». Quella di Marinoni non è una richiesta ma una riflessione. Cui se ne aggiunge subito un’altra: «L’incremento per l’infermiere di studio, 10 milioni, oltre alla messa su strada degli aumenti già stabiliti nelle convenzioni, è tutto quello che fin qui si è visto per la categoria, ma noi avremmo bisogno di far funzionare gli studi con personale e relativi incentivi. La Regione vorrebbe i medici di famiglia sia sentinelle del territorio contro la pandemia, e sul fronte anche contro le cronicità. Ma occorre una grande riflessione a livello nazionale e locale, finora abbiamo assistito a manovre di corto respiro, agli stanziamenti per le unità speciali di continuità assistenziale-Usca per la gestione a casa dei pazienti Covid… In realtà si tratta di risorse per il 2020, e allocate per una funzione che si spera non duri per sempre e che lo stesso medico interpreta come temporanea. È tempo di guardare al futuro». (By Mauro Miserendino, fonte Doctor33)

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Venti raccomandazioni per siglare l’alleanza strategica fra oncologi e media

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 giugno 2020

Sono state presentate al più importante congresso mondiale sui tumori, il Congresso della Società Americana di Oncologia Clinica (ASCO), che si è svolto recentemente in forma virtuale. Le raccomandazioni sono raccolte nella prima Dichiarazione mai realizzata in Europa e dedicata alla corretta comunicazione in campo oncologico. Il lavoro è frutto di una consensus conference tra professionisti dell’informazione e operatori sanitari, che vede la Regione Marche come prima promotrice.
“Per sconfiggere il cancro abbiamo bisogno di tante armi, non solo quelle fondamentali e insostituibili della medicina e della ricerca scientifica – spiega la prof.ssa Rossana Berardi, Ordinario di Oncologia Medica presso l’Università Politecnica delle Marche, Direttore della Clinica Oncologica Ospedali Riuniti di Ancona e coordinatore AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) Marche -. Avvertiamo la forte necessità di una vera alleanza tra medico e paziente, in cui vi sia un dialogo costante ed aperto nel comune intento di superare la malattia. L’alleanza, in realtà, dovrebbe essere triplice, perché abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei media, e più in generale di chi fa informazione, affinché non si cada nelle trappole della disinformazione. In ambito oncologico, la cattiva informazione è forse più deleteria che in altri campi, perché impatta sulla salute pubblica e potenzialmente sui pazienti, che potrebbero assumere decisioni sbagliate per il loro percorso di cura”. “La Dichiarazione è il risultato di un lungo periodo di studio e di un tavolo tecnico composto da un panel di autorevoli esperti del mondo della comunicazione e della salute – continua la prof.ssa Berardi -. Quando il clinico comunica i risultati di studi scientifici e i passi in avanti della ricerca, è elevato il rischio che, soprattutto nel web, si diffondano informazioni inesatte o distorte, talvolta addirittura false e gravemente dannose per il cittadino, che recepisce messaggi illusori e fuorvianti. Un fenomeno evidente durante l’emergenza causata dal COVID, anche per l’incremento iperbolico di strumenti quali il web e i social, che in troppi casi diffondono e potenziano notizie che non hanno ragione di circolare. Talvolta anche i media tradizionali seguono questa pericolosa tendenza”. “L’obiettivo della nostra Dichiarazione è individuare un percorso più equilibrato attraverso una serie di ‘raccomandazioni’ relative alla comunicazione in ambito oncologico e, più in generale, medico – afferma la prof.ssa Berardi -. Opporsi al dilagante fenomeno delle fake news, ad esempio, è solo uno degli scopi della Dichiarazione: è inaccettabile che circolino ancora false credenze per cui il cancro si può curare con estratti naturali. Dall’altro lato, vanno fissati parametri con cui evitare il sensazionalismo legato a notizie prive di attente verifiche della fonte. E, per costruire una comunicazione che sia davvero efficace verso il cittadino, è altrettanto fondamentale limitare, da parte dei medici, il ricorso a un gergo tecnico non comprensibile”.
Nel dettaglio, nella Dichiarazione sono state individuate cinque aree specifiche con le relative raccomandazioni: esaminare la terminologia utilizzata per non danneggiare o ingannare gli utenti, evitando facili sensazionalismi e dare più spazio a tematiche del fine vita, cure palliative e assistenza domiciliare (area assistenza e comunicazione); fornire indicazioni complete sui farmaci, mantenere cautela nelle indicazioni off-label dei farmaci o in merito a farmaci ancora in fase sperimentale (farmaci e comunicazione); valutare la rilevanza clinica e l’uso dei risultati degli studi e l’accuratezza dei protocolli di ricerca (ricerca e comunicazione); rafforzare il concetto per cui le informazioni sulla salute non possono sostituire la figura del medico e riportare sempre, nei rapporti sulla salute, il contesto di riferimento (esiti delle cure e comunicazione); limitare da parte della comunità scientifica l’adozione di terminologie complesse e ridurre il ricorso al gergo medico per una migliore comprensione della notizia da parte del cittadino (tecnologia e comunicazione). Altre 10 raccomandazioni riguardano tematiche trasversali, cioè comuni alle 5 aree specifiche, e spaziano dell’uso della terminologia al ricorso a fonti affidabili fino alla trasparenza nella comunicazione.
La consensus conference che ha dato vita alla Dichiarazione è stata promossa dalla Clinica Oncologica degli Ospedali Riuniti di Ancona ed ha visto, tra i protagonisti e sottoscrittori dell’intesa, Rossana Berardi (Direttore Clinica Oncologica Università Politecnica delle Marche – Ospedali Riuniti di Ancona), Maurizio Blasi (giornalista, ex caporedattore RAI TGR Marche), Andrea Brusa (caporedattore Il Resto del Carlino Ancona), Michele Caporossi (Direttore Generale Ospedali Riuniti Ancona), Franco Elisei (Presidente Ordine Giornalisti Marche), Gian Luca Gregori (Prorettore Università Politecnica delle Marche), Giancarlo Laurenzi (Direttore Corriere Adriatico), Massimiliano Marinelli (bioeticista e docente di Medicina Narrativa Facoltà di Medicina Università Politecnica delle Marche), Graziella Mazzoli (Direttore Istituto per la Formazione al Giornalismo Urbino) e Fabrizio Volpini (Presidente IV Commissione Salute Regione Marche).
“È doveroso da parte mia, in tempo della prima pandemia in era social, definita infodemia dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) – conclude Michele Caporossi, Direttore Generale Ospedali Riuniti di Ancona -, sottolineare con un pizzico di orgoglio la lungimiranza che due anni or sono spinse operatori sanitari della nostra azienda, universitari e direttori di testate giornalistiche a mettersi seduti intorno ad un tavolo, percependo la necessità di esplorare un metodo di lettura comune della nuova era del mondo. ‘Superare il dialogo tra sordi’, dicemmo allora. Penso che la consensus conference ci sia riuscita. Abbiamo fugato il rischio di esprimere semplicemente opinioni, adottando un metodo condiviso su basi scientifiche. La strada è quella giusta per continuare a consolidare un metodo di lotta alle post verità e alle fake news efficace e duraturo”.

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Covid 19: curare le “ferite” di chi cura

Posted by fidest press agency su domenica, 17 maggio 2020

Medici e infermieri non sono vulnerabili solo rispetto al rischio di contrarre il coronavirus. Anche quando le misure preventive e protettive sono adeguate, restano esposti a un alto livello di stress psicologico, oltre che fisico, e mai quanto ora, hanno bisogno di un supporto psicologico, per far fronte alle difficoltà generate dalla situazione contingente, per evitare lo sviluppo o l’esacerbazione di problemi psicologici.Per questo motivo Boehringer Ingelheim Italia, che fin dall’inizio della pandemia ha dimostrato la propria vicinanza alla popolazione, ai pazienti e a coloro che se ne prendono cura, offrendo il proprio sostegno attraverso diversi iniziative, ha deciso di sponsorizzare un progetto di supporto psicologico rivolto agli operatori sanitari, per permettere loro di elaborare emozioni e stati d’animo vissuti nello svolgimento del servizio emergenziale, offrendo una consulenza specialistica sulla gestione dello stress emotivo, a tutela del loro equilibrio psicofisico.
Il progetto è realizzato dalla Cooperativa Sociale Onlus Spazio IRIS – Istituto di Ricerca e Intervento per la Salute, con l’obiettivo di “trasformare i limiti in risorse”. Spazio IRIS è una Welfare Company che opera nel settore della clinica, della ricerca e della formazione in ambito sanitario, fondata nel 2013 dai dott.ri Luca Granata e Tiziano Schirinzi con l’obiettivo di una realtà creativa e in dialogo costante con la comunità scientifica. Spazio IRIS mantiene da sempre fede ad un pensiero che tenga conto della soggettività della persona visto come primo obiettivo di un buon intervento professionale. Sostanzialmente il lavoro degli psicologi del progetto consiste nell’analizzare le complessità, le difficoltà e le fragilità del singolo, prima che queste si trasformino in problemi. Gli stessi guideranno il medico o l’operatore sanitario nell’individuazione del problema, sviluppando nuove prospettive e percezioni dello stesso e delle proprie risorse per affrontarlo. L’obiettivo finale è accompagnare l’utente fornendo strategie per far fronte alla complessità.In prima battuta sarà attivato, con l’aiuto di alcuni psicologi del centro Spazio IRIS, con competenze specifiche di materia emergenziale e di coaching strategico, un numero verde per rispondere a domande che necessitano di una risposta diretta e immediata, per arginare da subito la situazione. Un triage psicologico capace di accogliere e valutare la situazione dell’utente. Successivamente viene proposto di programmare un minimo di tre incontri virtuali con uno psicologo psicoterapeuta. In questa fase saranno utilizzate tecniche di “coaching breve strategico”, tecniche di gestione emotiva e problem solving con l’obiettivo di lavorare sulle risorse della persona, ottimizzando la capacità di far fronte alla condizione stressante e suggerendo strategie per affrontare le complessità che si presentano sia in ambito lavorativo, che familiare.
Il progetto prevede una durata di tre mesi, in modo da sostenere il medico o l’operatore sanitario per tutto il tempo della finestra emergenziale, mantenendo attivi comportamenti produttivi ed evitando le ricadute.

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ll Coronavirus sblocca l’abilitazione dei giovani medici

Posted by fidest press agency su martedì, 28 aprile 2020

Hanno chiuso i libri e indossato camici e mascherine, pronti ad affrontare la loro prima esperienza da “veri” medici confrontandosi con la più grande emergenza sanitaria dell’ultimo secolo: Covid19. Il decreto legge del 9 marzo scorso ha spalancato le porte degli ospedali per specializzandi dell’ultimo e del penultimo anno, rendendoli automaticamente medici. Un provvedimento che è servito a ingrossare le fila dei sanitari nelle corsie italiane, ma che al tempo stesso ha riportato all’attenzione il vulnus della formazione: l’imbuto che cronicamente si crea tra la laurea e la specializzazione in medicina. Secondo quanto certificato dalla FNOMCEO (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri), infatti, i medici inattivi in Italia oggi sono 25 mila. Tra questi, accedono alle specialistiche appena in 8.000. Basti pensare che nel 2019 i candidati per accedere alle borse di studio sono stati 17.596 e per il 2020 le borse di studio a disposizione per la formazione post-laurea si ritiene possano essere di poco superiori alle 9.000 unità. Uno scenario che già qualche mese fa, quando il Coronavirus sembrava essere molto lontano dall’Italia, il Milleproroghe aveva cercato di far evolvere, consentendo l’accesso nel SSN agli specializzandi iscritti al 3° anno. La Conferenza delle Regioni aveva quindi aperto le porte alla possibilità di poter assumere medici specializzandi inseriti nelle graduatorie di concorso pubblico. Covid 19 non ha fatto altro che accelerare il processo. Le università straniere, oggi, sono quindi sempre più attrattive. Le ragioni sono numerose: maggiori opportunità, più spazio all’esperienza sul campo, studio in lingua inglese – passaporto per una carriera internazionale! – e confronto con nuove modalità didattiche. Aspetti che Giuseppe Lupica, specializzando in Ginecologia e Ostetricia presso l’Università degli Studi Aldo Moro di Bari e influencer su Instagram (@peppe893 con 177mila followers) e YouTube (Aboutpeppe893 con 18.800 iscritti), ha avuto modo di approfondire durante una study visit a Praga presso la prestigiosa Charles University, una tra le università europee con un alto tasso di internazionalità (ben il 18% su 48.623 studenti complessivi) grazie all’alta qualità della ricerca e alle ottime condizioni di vita messe a disposizione dal Campus che anche diversi studenti italiani hanno scelto per il proseguimento dei propri studi con Medicor Tutor. Molti aspiranti medici, infatti, per affrontare il percorso di studi all’estero, si affidano a una realtà esperta, che li segue passo dopo passo nella nuova esperienza. «Il maggior problema del sistema sanitario italiano, come ha evidenziato l’emergenza Covid 19, non è la mancanza di medici, ma la carenza di specialisti».L’università visitata da Lupica è la Charles University di Praga: fondata nel 1348, è considerata una tra le migliori università del mondo, nonché una delle più antiche, e garantisce una laurea pienamente riconosciuta in tutta Europa e nella maggioranza degli altri Paesi. In Repubblica Ceca, inoltre, non è richiesto alcun esame per accedere alle specializzazioni: a partire dal quinto anno di università, gli studenti possono scegliere presso quale dipartimento intendono specializzarsi e beneficiare di un metodo di formazione innovativo e professionalizzante. Non stupisce, quindi, che questo sia uno degli atenei che desta maggiore interesse.

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