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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘medici’

Un antico crocifisso per ricordare i medici caduti a causa della pandemia

Posted by fidest press agency su martedì, 4 ottobre 2022

Torino Sabato 8 ottobre alle ore 10,15, presso l’Aula magna dell’Accademia di Medicina di Torino, via Po 18, avrà luogo una pubblica riunione del Rotary F.R.A.C.H. (Fellowship of Rotarian who Appreciate Cultural Heritage), TEAM 1 (Italia nord-ovest, Francia, Spagna e Portogallo) nel corso della quale verrà presentato il progetto di ristrutturazione del crocifisso del frate Bartolomeo Guidobono che alla fine del Seicento produsse numerose opere pittoriche nel convento dei frati minimi francescani dove risiedeva e dove ora ha sede l’Accademia di Medicina di Torino, ed anche nell’attigua Chiesa di San Francesco da Paola.L’intervento di restauro coinvolgerà, oltre al crocifisso, anche lo scalone antistante e avrà lo scopo di ricordare e di ringraziare i medici piemontesi caduti e impegnati nella pandemia COVID-19. Con l’occasione verrà annunciata una raccolta di fondi promossa dal F.R.A.C.H. mediante i quali, ad integrazione di un finanziamento già concesso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, potrà essere ristrutturata un’opera di grande rilievo artistico e culturale.Il prof. Giancarlo Isaia, Presidente dell’Accademia di Medicina, ringraziando vivamente il F.R.A.C.H. per la disponibilità, ricorda che “il recupero del grandioso crocifisso si inserisce in un più ampio progetto di ristrutturazione, di ammodernamento e di messa in sicurezza del palazzo di Via Po 18, dove un anno fa vennero ristrutturati altri affreschi del Guidobono, sempre ad opera dell’Accademia di Medicina; in accordo con l’Università di Torino, è stata attivata una positiva interlocuzione con il Comune di Torino, che auspico possa concludersi a breve, volta a chiarire i reciproci rapporti patrimoniali e ad assicurare i necessari interventi sull’immobile, al fine di recuperare alla Città un immobile di grande pregio architettonico, al quale da troppo tempo sono mancati i necessari investimenti per impedirne il degrado”.

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Burnout tra i medici

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 settembre 2022

Nonostante il diminuire della fase emergenziale il burnout tra i medici rimane significativamente più elevato rispetto ai livelli pre-pandemici e potrebbe trasformarsi in una “emergenza di salute mentale”, con gravi ripercussioni anche per i pazienti. A confermarlo un recente sondaggio, condotto su 1509 medici statunitensi dal 24 giugno al 3 luglio 2022, che ha mostrato come il 60% abbia sofferto di burnout rispetto al 40% registrato nel 2018. I sintomi più comuni associati al burnout sono rabbia, pianto improvviso, ansia, frustrazione e mancanza di motivazione. C’è chi arriva a pentirsi della propria scelta medica e fa di tutto per cambiare vita. L’80% degli intervistati ha convenuto che esiste uno stigma associato ai medici che chiedono assistenza di qualche tipo riguardo la propria salute mentale e il 39% di loro conosceva almeno un collega che aveva paura di chiedere assistenza psicologica a causa delle domande poste dal datore di lavoro o dagli altri colleghi riguardo le proprie capacità lavorative. In modo analogo, il Medscape Physician Burnout; Depression Report di quest’anno ha rilevato che il 43% dei medici non chiederebbe aiuto per evitare che si sappia presso commissioni medico-lavorative e il 22% ha paura di essere evitato dai colleghi. I più a rischio di burnout sono i medici ospedalieri, di età compresa tra 31 e 50 anni, quelli che lavoravano in medicina d’urgenza e terapia intensiva, i meno esposti sono, invece, i medici di base. Ma lo stress dei medici, stanchi e meno motivati a lavorare si ripercuote anche sui pazienti. Lo raccontata nei dettagli la più ampia indagine sull’associazione tra burnout ed errori medici pubblicata sul British Medical Journal. La ricerca, basata sui risultati di 170 studi osservazionali che hanno coinvolto oltre 239mila medici, mostra come i medici psicologicamente esauriti dai turni di lavoro, dal carico di incombenze e dalla pressione dell’emergenza, hanno il doppio delle probabilità di essere coinvolti in errori che compromettono la salute dei pazienti e sono quattro volte più insoddisfatti del proprio lavoro in confronto ai colleghi che non hanno sofferto di burnout. Nel sondaggio della The Physicians Foundation solo il 36% degli intervistati ha affermato che la propria struttura lavorativa pone attenzione al benessere psicologico del medico e ancora meno (il 31%) ha affermato che gli strumenti di prevenzione e cura in questo ambito siano di facile accesso. “Dobbiamo ancora superare l’idea che i medici debbano essere ‘abbastanza forti’ per resistere alle pressioni della pratica medica e che ammettere di aver bisogno di aiuto o supporto emotivo sia un segno di debolezza”, ha affermato Gary Price, presidente della The Physicians Foundation, aggiungendo che “una mal formazione in tal senso (soprattutto durante la pandemia) ha solo ulteriormente radicato questa mentalità”. (fonte Doctor33)

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Medici di famiglia, ecco come funzionerà la diagnostica in studio

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 settembre 2022

A fine luglio 2022 il ministro Roberto Speranza ha firmato il decreto attuativo delle misure della Manovra 2020. Con una sorpresa: se nel 2019 la legge poneva in capo alle sole Asl acquisto e fornitura degli strumenti, stavolta si ammette che il singolo medico possa mettere a disposizione la propria apparecchiatura. Nel 2021 in piena emergenza Covid 19 nella normativa si è inserito il decreto-legge 23 che destina il 20% della somma all’acquisto a tappeto di pulsossimetri per i medici di famiglia. Il nuovo decreto realizza innanzi tutto il riparto dei fondi alle regioni. Alla Lombardia andranno 40 milioni, al Lazio 23, come alla Campania, al Veneto 19 come alla Sicilia, all’Emilia Romagna 17, alla Puglia 15 e di seguito a scendere. La norma fissa poi una scala di priorità nell’assegnare le apparecchiature: per prime, alle Case di comunità “hub” (quelle grandi, una-due a distretto previste nel Decreto ministeriale 77 in ottemperanza al Piano Nazionale di Ripresa e resilienza); quindi alle CdC “spoke”; quindi, ancora agli studi di medici di famiglia e pediatri identificati quali “spoke”, ed infine alle altre medicine di gruppo. Si dà priorità alle zone montane, alle aree spopolate, interne e rurali, alle piccole isole e alle periferie urbane. Gli strumenti diagnostici vanno collegati alla piattaforma nazionale di telemedicina e al fascicolo sanitario elettronico. Il medico li utilizzerà nell’ambito del suo rapporto con il Servizio sanitario nazionale. Un tavolo tecnico congiunto tra Ministero della Salute e Regioni entro ottobre definirà le specifiche dei referti, le modalità di rilevazione delle attività erogate, quelle di alimentazione del fascicolo e indicatori minimi di processo e di risultato. Ogni regione presenterà un piano dove dettaglia obiettivi di salute perseguiti, dispositivi richiesti con descrizione delle tecnologie e dei costi connessi, modi di acquisizione, tempi di messa in funzione, piano di manutenzione. Inoltre, spiegherà quale formazione porgere ai medici di famiglia, e specificherà gli indicatori di processo e risultato per misurare le attività svolte. Sulla base del piano di fabbisogni presentato, inoltre, stipulerà il nuovo accordo regionale con i medici di medicina generale. Medici e pediatri che mettessero a disposizione propri dispositivi dovranno certificare il proprio contributo con modalità ancora da verificare.Occorre un processo di formazione imponente per medici e sanitari». Ulteriore scommessa, dopo capillarità dell’offerta, acquisizione di personale e formazione, è sugli apparecchi «Accanto a holter ed altri strumenti già disponibili da tempo nelle farmacie (e che non si vede per quale motivo il medico di famiglia non sia incentivato ad usare già ora), c’è il capitolo della telemedicina ancora da disegnare ma ineludibile. Inoltre, una parte di dispositivi -ad esempio pulsossimetri e bilance, utilizzabili a casa del paziente nell’ambito dell’assistenza domiciliare- va resa disponibile ora in una sede ora in un’altra. In alcune Asl saranno le centrali ospedaliero-territoriali del distretto a curare la distribuzione, in altre potrebbero farsi avanti forme organizzative della medicina generale, come le cooperative di servizio. Serve un assetto legislativo in grado di regolare l’organizzazione privilegiando i canali più funzionali». In ogni caso, per Corti, «non si può pensare che finisca tutto installando strumenti e medico nelle sedi». (Abstract) By Mauro Miserendino Fonte Doctor33

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Formazione medici: Università, più tecnologici e dedicati a dispositivi e ricerca

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 agosto 2022

Arriva un nuovo medico nelle corsie. Si laurea in sei anni come gli altri colleghi ma i primi tre è in banco con gli ingegneri clinici, frequenta in inglese, impara le potenzialità del bit, dei big data, dei dispositivi medici, ed è impostato per lavorare in team. È il laureato in corsi di medicina “diversi” che stanno nascendo in molti atenei lungo la penisola. Al Campus Biomedico di Roma un incontro (“Medtech, presente futuro, Università e imprese disegnano il domani”) ha illustrato la figura che esce dai nuovi insegnamenti. Uno-“Medicine & Surgery”- è stato annunciato nell’occasione dall’ateneo romano, insieme a “Biomedical Engeneering” per ingegneri. La base è comune: vi si mettono insieme insegnamenti di scienze mediche, ingegneria, analisi dati, matematica, informatica. Tra i medici, «l’obiettivo è una figura in grado di intercettare e proporre nuovi bisogni tecnologici e capace di portare nei nostri ospedali un valore aggiunto nell’offerta di terapie e diagnostica mirate», spiega il Presidente del Campus Carlo Tosti. Questo medico «affronta temi quali robotica, genomica, intelligenza artificiale o legati all’uso di telemedicina, stampanti 3D ed altro. Un uso che deve essere eticamente responsabile ed economicamente sostenibile». Massimiliano Boggetti, Presidente Cluster Tecnologico Nazionale Scienze della Vita Alisei ricorda come «i nuovi regolamenti europei vanno nella direzione di sinergie tra formazione e settore privato». Collaborazioni di questo tipo saranno incoraggiate dal momento che «l’indirizzo Ue è rendere più numerosi gli studi clinici». Ancor più che alla tecnologia farmaco, lo sviluppo della nuova figura di medico appare connesso all’uso di medical device, settore in cui la produzione italiana cuba 16,2 miliardi e 4.546 aziende occupano 112.534 dipendenti(Fonte Confindustria Dispositivi Medici 2022). Ma torniamo al laureato “Medtech”: Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di Sanità, sottolinea che dal corso deve comunque uscire un medico. «Ricerca, formazione e mondo del lavoro costituiscono un ecosistema. I risultati dell’attività di questo ecosistema però alla fine agiscono nella relazione medico-paziente. Se non c’è un rapporto tra le persone, se il paziente non è coinvolto, la terapia può non instaurarsi; se il rapporto c’è, si può far crescere la consapevolezza del paziente sull’uso di nuovi strumenti diagnostici e terapeutici». Brusaferro indica nell’assistenza ai minori e nella prevenzione gli obiettivi in un’Italia dove ci sono 1,4 milioni di under 18 in povertà a fronte di un tasso di natalità ai minimi. Ed aggiunge: «Il medico con le competenze citate non solo sta in rete, ma fa rete con il paziente, attuando tra l’altro comportamenti virtuosi (per dire, un medico che fuma non dà un esempio positivo); se non si fa rete, il risultato di cura può risentirne». «Il medico lavora ormai a stretto contatto con l’innovazione. Per un 50% le nuove molecole in studio nelle sperimentazioni cliniche sono personalizzate. Per mirarle servono nei centri di cura competenze specifiche o “aumentate”», afferma il Past President Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi. «La sfida che ci attende è preparare medici capaci di scegliere le tecnologie migliori; di sapere come gli input di una telecamera arrivano ai neuroni in un non vedente, o quali implicazioni etiche abbia il posizionare un elettrodo nel potenziare la memoria in un’area associativa del cervello», dice Vincenzo Di Lazzaro, preside di Medicina del Campus Bio-medico. «L’obiettivo di questo medico è conoscere le tecnologie per mettere a punto nuove cure. Una richiesta che viene anche dalle imprese quando finanziano master post-laurea». (fonte Doctor33)

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Orari medici, uno su cinque lavora oltre 48 ore a settimana

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 agosto 2022

Un medico su cinque in ospedale per più di 48 ore a settimana. A riferirlo è il sindacato Cimo-Fesmed. Il sindacato dei medici richiederà un intervento all’Ispettorato Nazionale del Lavoro per ogni violazione della normativa europea sull’orario di lavoro: “Tra i colleghi livelli di stress lavoro correlato e burnout inaccettabili, a rischio la sicurezza delle cure”. “Riceviamo ormai quotidianamente denunce di medici che sono costretti a lavorare per più di 48 ore a settimana, senza rispettare le 11 ore di riposo tra un turno e l’altro, violando la normativa europea sull’orario di lavoro. Ogni richiesta di aiuto indirizzata alla Federazione Cimo-Fesmed sarà immediatamente inoltrata all’Ispettorato Nazionale del Lavoro, richiedendo un intervento ispettivo in tutte quelle aziende ospedaliere dove l’organizzazione del lavoro è fondata esclusivamente sugli straordinari del personale, su medici tappabuchi e su diritti ignorati. Invitiamo pertanto tutti i medici vittima di tale sistema a segnalare la propria situazione al segretario aziendale o alla sede nazionale. Sono certo che purtroppo saremo costretti a inondare l’Ispettorato del Lavoro di richieste”, afferma in una nota Guido Quici, Presidente del sindacato dei medici Federazione Cimo-Fesmed. “In uno degli ultimi sondaggi promossi dalla Federazione Cimo-Fesmed – prosegue – è emerso che un medico su cinque rimane in ospedale per più di 48 ore a settimana, con conseguenze come la stanchezza che aumenta notevolmente la possibilità di commettere degli errori. Inoltre, il burnout e lo stress lavoro-correlato sono tra le principali motivazioni che spingono sempre più medici a dimettersi dalle strutture pubbliche. Eliminare il tetto alla spesa del personale, in modo da poter colmare i vuoti di organico”, conclude Quici. (fonte Doctor33)

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Responsabilità medici, ecco che cosa cambia nel patrocinio legale del medico ospedaliero

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 luglio 2022

Il diritto alla difesa è assicurato dalla costituzione all’articolo 24, oltre che dalle leggi e dai contratti. Ma questi ultimi ogni tanto non aiutano chi si deve difendere. Com’è emerso ad un recente webinar di Confederazione Italiana Medici Ospedalieri a cura dell’avvocato Giancarlo Faletti il medico ospedaliero non è molto aiutato dall’articolo 67 del nuovo contratto nelle cause per responsabilità penale e civile. L’articolo tratta il patrocinio legale, che l’azienda sanitaria dovrebbe mettere a disposizione del medico fin dall’apertura del procedimento insieme ad un legale ed eventualmente ad un consulente. Nei fatti le cose non vanno così “de plano”. Partiamo dagli aspetti positivi: l’articolo recepisce la legge Gelli estendendo il patrocinio legale a mediazione ed accertamento tecnico preventivo alle condizioni previste dai regolamenti aziendali. Ma poi ci sono gli aspetti negativi. Intanto, se l’azienda sceglie un avvocato e il medico ne preferisce un altro, quest’ultimo va pagato dal medico. Solo in caso di assoluzione o proscioglimento il medico può chiedere rimborso delle spese legali ma nei limiti dei minimi tariffari e una parte della spesa resta in capo a lui, che paga per il suo diritto. Inoltre, nei casi di proscioglimento, là dove il giudice non sanziona perché applica una causa di esclusione della sanzione (esempio: chi ha proposto querela l’ha ritirata perché risarcito da medico od azienda) la maggior parte dei regolamenti aziendali non considera la situazione tale da imporre all’azienda il rimborso delle spese legali del medico che ha scelto un suo avvocato di fiducia. I casi di assoluzione dovrebbero invece essere sempre rimborsabili, ma ci sono aziende che distinguono tra assoluzioni per non aver commesso il fatto o il fatto non sussiste da quelle che assolvono perché il fatto non costituisce reato o non è più reato perché depenalizzato. Molto dettagliati nel contratto sono i procedimenti disciplinari per i dirigenti medici e sanitari (articoli 69-79). Nel contratto precedente erano curati dall’ufficio procedimenti disciplinari e dal direttore di struttura e le competenze disciplinari rispettive erano distinte. Il direttore di struttura era competente sulle violazioni di contenuto minore, da rimprovero verbale o sanzione pecuniaria minima. Ora però il rimprovero verbale per i dirigenti non c’è più, si parte dal rimprovero scritto per salire via via a sanzione pecuniaria, sospensione, licenziamento. Viene meno il potere irrogatorio della sanzione in capo al direttore di struttura e tutte le violazioni sono decise dall’ufficio procedimenti disciplinari, eventualmente attivato dal direttore di struttura. Si riduce poi a due ipotesi il venir meno del potere disciplinare: perché esercitato fuori dai termini perentori fissati dalla legge: per la contestazione dell’addebito al dipendente il termine è 30 giorni da quando l’ ufficio procedimenti disciplinari è stato investito della questione; invece per la conclusione del procedimento disciplinare i 120 giorni già fissati in precedenza ma non decorrono più dalla data in cui si è verificato il fatto disciplinarmente rilevante bensì dalla contestazione di addebito. Nella sostanza, il medico ha meno margini processuali di manovra ed è chiamato più spesso a difendersi nel merito con due diritti da ricordare sempre: può acquisire copia integrale del contenuto del fascicolo del procedimento disciplinare; e può utilizzare la “difesa tecnica” che consente in alternativa di comparire di fronte all’ufficio procedimenti disciplinari o di mandare una memoria, assistiti da un dirigente sindacale o da un avvocato, o da entrambi se l’azienda lo consente. (fonte Doctor33)

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Parlamento: Parere favorevole al bonus da 200 euro una tantum ai medici specializzandi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 luglio 2022

On. Stefania Mammì (M5S): “Il Governo si impegna valutare la possibilità di estendere, anche 40 mila medici specializzandi, il bonus da 200 euro una tantum. I giovani specializzandi offrono ogni giorno un contributo importante e sono una delle colonne portanti del Sistema Sanitario Nazionale. La loro esclusione, dovuta all’inquadramento contrattuale che non consente di considerarli dei lavoratori, nonostante si tratti di laureati professionisti chiamati a compiere attività mediche è, per noi del M5S, inaccettabile. Per questo ho presentato un ordine del giorno al DL aiuti che ha visto il parere favorevole del Governo. L’inclusione dei medici specializzandi, unici sanitari che oltretutto non hanno mai beneficiato di bonus relativi all’emergenza sanitaria, costituisce un atto dovuto sia come riconoscimento del contributo da essi offerto finora, sia per consentirgli di fronteggiare gli effetti economici della crisi in atto. Ritengo sia doveroso riconoscere anche ai medici specializzandi un incentivo economico per i rischi che hanno corso durante l’emergenza sanitaria, visto che percepiscono unicamente una borsa di studio ministeriale”, conclude la pentastellata Mammì

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Carenza medici, per i Pronto soccorso rischio collasso estivo per ferie

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 giugno 2022

Pronti soccorso in crisi in tutta Italia per carenza di personale. E con le ferie estive -a parte il fatto che diventa sempre più difficile goderne – il servizio può spopolarsi ed andare in tilt. Mentre gli accessi, complice la stagione turistica, aumentano. L’allarme arriva dal congresso Anaao Toscana che ha sancito l’avvicendamento al vertice della sezione regionale del sindacato: Gerardo Anastasio (Pisa) succede a Flavio Civitelli(Nottola, Siena). Inaugurando l’incontro, il presidente dell’Ordine di Firenze Pietro Dattolo ha osservato come in Toscanasolo nel 2021 abbia lasciato volontariamente il posto di lavoro nel servizio pubblico un 3% dei medici confermando il trend nazionale ed un problema nelle condizioni di lavoro. «Ebbene, nei pronti soccorso dell’Asl Toscana Sud-Est -denuncia Francesco Carbone, segretario Anaao aziendale – i medici previsti come personale minimo necessario nel 2018 avrebbero dovuto essere 184, ma nella realtà erano disponibili solo in 146. Attualmente, nel 2022, sono scesi a 95. Il tasso di abbandono è del 10% medio annuo, e si fa flebile la possibilità di coprire i vuoti a breve. Ma non è tutto. D’estate, se da una parte c’è l’esigenza sacrosanta di ferie per il personale, le coste della Toscana e molte aree interne dell’Area vasta Arezzo-Siena-Grosseto come Montepulciano e Val d’Orcia si popolano di turisti e cresce inevitabile la pressione sulle strutture sanitarie. I primi ad andare in sofferenza sono i servizi dell’emergenza urgenza. Anche se il problema non è solo toscano, ma nazionale, originato dalla fuga dei professionisti e dalla crisi di nuove vocazioni, nonché dallo stipendio che nella nostra Regione è più basso della media italiana malgrado i servizi offerti siano tra i migliori nel panorama nazionale».L’Anaao con l’Intersindacale segnala da anni che si tratta di un problema strutturale da affrontare con coraggio innovativo. «Nell’incontrarci, come ha promesso farà, la direzione aziendale potrà partire dall’accordo sottoscritto la scorsa estate che prevedeva innanzi tutto l’adesione volontaria dei professionisti tra i quali individuare quelli da inviare con ordine di servizio per la copertura assicurativa, svolgimento delle ore eccedenti nel proprio reparto in attività aggiuntiva, orario di passaggio delle consegne in attività aggiuntiva. A fianco di questi punti che il sindacato dà per acquisiti ed irrinunciabili, faremo valere le nostre richieste che mirano a garantire qualità del lavoro, minimizzando disagio e rischi sia in conseguenza del superlavoro sia in termini di perdita di servizi essenziali, nell’auspicio che l’Azienda assuma modelli organizzativi più strutturali, che evitino il ricorso ai soliti schemi emergenziali. Ricordiamo che la produttività aggiuntiva, ore in più pagate a personale inserito oltre l’orario di lavoro istituzionale, è su base volontaria ed è quindi strumento di per sé inappropriato per programmare a medio-lungo periodo. In ogni caso -conclude Carbone- la sicurezza sul posto di lavoro va garantita ed il disagio va ricompensato. Tutto questo in un quadro di fuga dei professionisti dal SSN, tra colleghi che si pensionano, altri che si licenziano e vanno a lavorare nel privato dove trovano opportunità più favorevoli, e i giovani che sempre più spesso, finita la specialità, valutano la scelta tra il privato e l’estero». (fonte Doctor33)

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Concorso per l’ammissione dei medici alle Scuole di Specializzazione in Medicina

Posted by fidest press agency su sabato, 11 giugno 2022

Il MUR, Ministero dell’UniversitaÌ e della Ricerca, con il decreto n. 909/2022, ha reso nota la data per il concorso per l’ammissione dei medici alle Scuole di Specializzazione in Medicina (SSM) per il 2022, prevista quest’anno per il 26 luglio 2022. Il 1° novembre 2022 eÌ stata indicata come data di inizio delle attivitaÌ didattiche per coloro che saranno ammessi alle scuole di specializzazione. Al concorso possono partecipare tutti i candidati con laurea in Medicina e Chirurgia ottenuta entro 15 luglio 2022 e l’abilitazione alla professione medica. La domanda di iscrizione deve essere effettuata sul portale Universitaly, dal 31 maggio al 9 giugno. EÌ ancora ignoto il numero di borse e la loro ripartizione per Scuola, che saranno indicati con un provvedimento integrativo del bando prossimamente. Destano poi alcuni dubbi e sono oggetto di controversia i cosiddetti punti cv, ossia i punti bonus attribuiti in base al voto di laurea e alla media degli esami sostenuti che non possono essere assegnati ad alcune categorie, come ad esempio i medici specializzati o che stanno frequentando una scuola di specializzazione. TestBusters – il piuÌ grande network di docenti-studenti di Medicina in Italia fondato nel 2011 che si occupa di sviluppare attivitaÌ di orientamento e preparazione ai test di ammissione, da diversi anni ha esportato il suo metodo consolidato e codificato, con un approccio distintivo basato sulla peer education, anche alla preparazione del Concorso SSM con il suo brand dedicato, Peer4Med, che offre corsi online, in diretta e on demand e simulazioni online.

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Medici di famiglia tra pandemia, Pnrr e Case di comunità

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 Maggio 2022

Palermo. “La scuola di medicina generale vi darà formazione, ma soprattutto la consapevolezza sul valore fondamentale della professione per l’assistenza di prossimità. Tra pandemia, investimenti del Pnrr e nuove competenze della medicina territoriale, la sanità sta cambiando, portando con sé Case di comunità, reti di salute con gli altri soggetti del territorio e innovazione tecnologica. Da qui la necessità di una formazione specialistica in medicina generale in grado di reggere le novità del Piano nazionale di ripresa e resilienza”.Lo ha detto, stamattina nella sede del Cefpas di Caltanissetta, il direttore della Scuola di medicina generale Toti Amato, presidente Omceo Palermo e consigliere Fnomceo, all’avvio delle lezioni in presenza del triennio 2021-2024 del “Corso di formazione specifica in Medicina generale”.“Al centro dei 15 miliardi di investimenti Pnrr – ha proseguito Amato – ci sono 4 miliardi destinati alla telemedicina e 2 assegnati a 1288 Case di comunità da realizzare in tutto il Paese entro il 2026. Una Casa per ogni 24.500 abitanti, come struttura polivalente in grado di erogare una risposta appropriata ai bisogni di salute della popolazione attraverso il lavoro di un team multidisciplinare composto da specialisti, infermieri e altri professionisti della salute. Ma il vero filtro con il territorio, per contenere il sovraccarico degli ospedali, sarà la presenza dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, che potranno lavorare nelle strutture o dai loro studi”.“Nelle Case, i cittadini potranno consultare un medico, ogni giorno e a qualsiasi ora, o avere assistenza per risolvere la maggior parte dei problemi di salute nello stesso luogo. Come avverrà non è ancora chiaro. Resta però la sfida di rendere questi spazi un vero punto di riferimento di salute. Non è semplice. Serve una rivoluzione organizzativa e di processo e un nuovo modello di formazione per la condivisione e l’interazione tra tutti i sanitari. Non solo. Al servizio sanitario servono anche competenze di management capaci di orientare il nuovo processo e di far funzionare la prossimità delle Case e degli ospedali di comunità, soprattutto in regioni come la Sicilia dove non ci sono mai state esperienze analoghe”.

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Diagnostica in studio, ecco cosa prevede il nuovo testo e che cosa cambierà per i medici

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 Maggio 2022

«Ben venga il riparto dei 235 milioni tra regioni per incentivare la diagnostica di primo livello negli studi dei medici di famiglia. Ma quegli stanziamenti hanno bisogno di personale dedicato, di collegamenti – ad esempio, il radiologo che legge i referti -e di connessioni stabili, il che esclude per ora aree d’Italia. Abbiamo infrastrutture e personale per le nuove tecnologie?». Benedetto Magliozzi nuovo Segretario Generale di Cisl Medici succeduto a Biagio Papotto il 5 marzo scorso fa riferimento al decreto attuativo della manovra 2020 che per la diagnostica di primo livello stanziava 235 milioni: nel nuovo testo portato all’attenzione delle regioni per il riparto si specifica come le apparecchiature, acquistate dalle Asl per i medici di famiglia e i pediatri, verranno assegnate in prima battuta alle Case della Comunità hub, spoke ed alle medicine di gruppo “tenendo conto delle caratteristiche orografiche e demografiche per favorire più equità di accesso in aree interne, rurali, piccole isole e periferie urbane”. L’obiettivo è far sì che nessuno resti scoperto e che gli studi dei medici tra prima diagnostica e telemedicina siano rinforzati ovunque. Ciascuna regione o provincia autonoma deve presentare entro 2 mesi dall’uscita del decreto, una volta che sarà approvato, un piano pluriennale dei fabbisogni con obiettivi di salute, elenco dei beni da acquistare con costo e descrizione della tecnologia, esame delle diverse forme organizzative di medici destinatarie della “macchina”, tempi di acquisizione e di messa in funzione, piano di manutenzione, indicatori di processo e risultato per misurare l’attività svolta. Mauro Miserendino (Fonte doctor33)

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Medici di famiglia, in due anni carichi di lavoro quadruplicati

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 Maggio 2022

By Mauro Miserendino. Altro che “nascosti” durante i picchi di coronavirus. Dal 2020 ad oggi i carichi di lavoro per i medici di famiglia sono quadruplicati. E l’aumento è avvenuto in gran parte spontaneamente, in altra parte in relazione alla disponibilità telefonica chiesta dal decreto rilancio. Oltre a dare una grossa mano durante il Covid, spesso nel silenzio, durante i picchi di coronavirus, la categoria ha contribuito a mantenere la continuità delle cure per i pazienti cronici. Ciò non è avvenuto a costo zero. Nel Lazio, una delle regioni che peraltro ha risposto meglio ai bisogni dei malati, il carico di lavoro è cresciuto del 300%. La percentuale è stata calcolata da Fimmg Lazio, che ha elaborato una ricerca nelle province in grado di dire quali prestazioni sono state offerte e quali voci hanno pesato di più sul bilancio quotidiano del “generalista”. I numeri vengono resi noti oggi alla sede Fimmg di Via Marconi nel ‘Doctor Day’ nazionale dove la sezione regionale del sindacato, prima “antenna” a lanciare l’allarme Covid-19 da gennaio 2020, fa un bilancio di due anni di ricetta dematerializzata, di intricati obblighi certificatori, di vaccinazioni antinfluenzali e Covid effettuate negli studi con materiale che scarseggiava (anche protezioni), di assistenza a domicilio e telemedicina, di accessi delle “Uscar”, le unità speciali di continuità assistenziali regionali, nelle varie province. L’indagine è tesa a mettere in luce come i medici siano stati molto rapidi a sviluppare modelli organizzativi nuovi di assistenza sia contro il diffondersi del virus pandemico e dei contagi, sia nel dare «continuità di cura per tutte quelle patologie di routine la cui assistenza rischiava di diminuire a causa della pandemia stessa. Tutto ciò è stato pagato dai medici di medicina generale in termini di contagi e decessi», recita una nota del sindacato. Fimmg Lazio nei mesi scorsi ha chiesto un ruolo centrale alla Regione per i medici di famiglia nelle case di comunità previste dal PNRR, ma a livello nazionale per queste strutture, e soprattutto per gli ospedali di comunità, si continua a parlare di prevalente componente gestionale infermieristica. Parlando all’incontro ‘Ripensare la Sanità territoriale’ organizzato dalla Fondazione Magna Carta il ministro ha annunciato che è al vaglio del Consiglio di Stato il DM 71, il decreto che istituisce gli standard dell’assistenza territoriale, per la prima volta, così da dare concretezza alle spese -7 miliardi – previste per la medicina “non ospedaliera” dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza finanziato da fondi dell’Unione Europea. Il DM 71 nella casa di comunità prevede medici ed infermieri, si tratta di standard che ogni regione dovrà trasformare materialmente in servizi. Dopo l’ok del Consiglio di Stato il testo andrà alla Corte dei Conti e Speranza auspica che tutto l’iter si concluda il 30 giugno. Quindi il ministro ha riepilogato i nuovi parametri che il nostro paese è teso a raggiungere nel 2026, anno di messa a regime del PNRR, in tema di servizi sanitari pubblici territoriali: 10% di copertura in assistenza domiciliare degli over 65 rispetto al 4% ante-pandemia, «quando la media dei paesi Ocse è del 6% e nei modelli migliori si arriva al 9»; e poi ha accennato a case di comunità per le cure intermedie “a prevalente gestione infermieristica” nonché a centrali operative territoriali capaci di essere il cervello che organizza la risposta sul territorio, ed alla sanità digitale. Fonte Doctor33

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Medici ospedalieri, via dalla dipendenza Ssn per convenzionarsi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 Maggio 2022

Sono 17 su 100 i medici ospedalieri che lascerebbero le corsie ora e per sempre se potessero farlo. E, come vedremo ci riescono in media fino a 4-6 su 100 ogni anno. Ma nel sondaggio su 4258 ospedalieri realizzato da Cimo Fesmed a febbraio viene fuori che in Veneto c’è una punta di 89 medici su 100 che, potendo,vorrebbero andare via. Giovanni Leoni, presidente della Federazione in Veneto dichiara all’Agenzia Dire Leoni che la Regione spende per il personale sanitario «meno diEmilia-Romagna e Piemonte, che hanno meno abitanti», qualcosa di più si può e si deve investire per “nobilitare la professione”, specie in pronto soccorso ed in emergenza urgenza. Scarsa valorizzazione economica e pochi sbocchi di carriera sono due elementi all’origine dell’esodo dagli ospedali e da quella zona grigia fra territorio ed ospedale che si chiama 118. Ma c’è pure il tema della valorizzazione professionale, pervasivo, come testimonia la recente indagine di Anaao Piemonte: in base ai dati del Conto Annuale del Tesoro e della piattaforma Opessan i medici piemontesi hanno iniziato a lasciare in modo preoccupante i reparti dal 2016. Fino al 2015 se ne andava una media di 80-100 l’anno, ma dopo cinque anni di blocco dei contratti è progressivamente salito il numero di addii, 133 nel 2016, 210 nel ’17, 272 nel 2018, 319 (una sorta di plateau) nel 2020 -ha prevalso la solidarietà tra colleghi (e con i pazienti) di fronte alla peggiore crisi sanitaria dell’ultimo secolo – e nel 2021 il record di 331 che hanno deciso di proseguire altrove. Sono 179 donne e 152 uomini, e rappresentano il 4% dei medici attivi. Di essi oltre uno su dieci è passato alla medicina territoriale: in tutto 35 (+ 50% su entrambi gli anni precedenti), di cui 17 sono passati alla specialistica ambulatoriale, 4 sono diventati medici di assistenza primaria, 9 pediatri e 5 hanno scelto di lavorare nella continuità assistenziale. Le percentuali più elevate, sopra il 6% di cessazioni, si rilevano all’ospedale di Alessandria e all’Asl di Novara. Il top degli esodi a Medicina Interna ed Anestesia e Rianimazione. I medici che si licenziano dall’ospedale cercano orari più flessibili, ma anche maggiore autonomia professionale, e valorizzazione delle loro competenze, oltre che una vita privata che non sacrifichi del tutto la famiglia. Nel 2021, la drammatica esperienza di aver gestito le ondate pandemiche senza poi assistere a un concreto investimento nella sanità pubblica, soverchiati da slogan da propaganda, ha definitivamente tolto ogni illusione di cambiamento», è la riflessione di Chiara Rivetti Segretaria Regionale Anaao Assomed Piemonte.Il tema della valorizzazione dei medici e del loro lavoro quotidiano è sottolineato anche da Roberto Pieralli, presidente del sindacato Snami Emilia-Romagna in una riflessione che investe anche la medicina territoriale e l’Emergenza-Urgenza, a cavallo tra territorio ed ospedale. (abstract) By Mauro Miserendino fonte Doctor33

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Medici di famiglia, aprile mese decisivo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 aprile 2022

Le regioni sono allineate -tutte tranne una – e con i ministeri di Salute ed Economia hanno “quasi” dato l’ok al “DM 71”, detto così perché definisce gli standard della medicina territoriale come il DM 70/2015 definiva quelli dell’ospedale. Al momento osta un veto della Campania, rinnovato proprio ieri sera per via delle riserve della giunta sui fondi per il personale. Il documento -un decreto del premier – può comunque essere adottato d’imperio dal governo entro il 16 aprile ed è fondamentale per applicare il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che destina circa 10 miliardi alla riforma del lavoro dei medici convenzionati. Il nodo sarebbe sulla Finanziaria 2022 che dota il territorio di un miliardo l’anno dal 2026 per il personale: il sì delle regioni era inizialmente legato alla disponibilità di risorse certe di qui al 2026, ad un’applicazione graduale, ad una revisione di metodo di lavoro e formazione del medico di famiglia, ad adeguata copertura dei fabbisogni di personale. I Ministeri immaginavano di aver dato garanzie, ma evidentemente non bastano ancora. E’ comunque opportuno dare uno sguardo al testo, che apre con una disamina dei bisogni socioassistenziali degli italiani, articolati in sei livelli dalla piena salute alla terminalità, i primi tre gestibili dal territorio e dal medico di famiglia, i secondi tre in un contesto di integrazione di équipe di cura. La vita del cittadino per quanto rileva ai fini clinici è racchiusa in un progetto di cura che si delinea attraverso i dati conferiti al fascicolo sanitario di cui fanno parte nelle cronicità piani assistenziali individuali (PAI) piani riabilitativi (PRI) e patti di cura (PDC).Gli standard quali-quantitativi, strutturali e tecnologici per il territorio stanno racchiusi nei seguenti numeri: un distretto ogni 100 mila abitanti (di più nelle grandi città); una casa di comunità “hub” ogni 40-50 mila abitanti e più case di comunità spoke afferenti identificabili grosso modo con le sedi delle medicine di gruppo; un’unità di continuità assistenziale-Uca (ex Usca) formata da un medico ed un infermiere ogni 100 mila abitanti; un infermiere di famiglia ogni 2-3 mila abitanti contando, a quanto sembra evincersi, sia i dipendenti Asl sia quelli del medico di famiglia; una Cot-centrale ospedaliero-territoriale per distretto; un ospedale di comunità da 15-20 letti ogni 50-100 mila abitanti, che in molti casi potrà sorgere in una Casa di Comunità “hub”. Guidato da un Direttore garante dei bisogni di salute della popolazione, il Distretto coordinerà i medici convenzionati, operando sia da committente sia da gestore dell’erogazione di prestazioni che potranno essere a rilevanza sanitaria e/o sociale.La casa di comunità “hub” avrà da 7 ad 11 infermieri, un assistente sociale, da 5 a 8 tra operatori sociosanitari ed amministrativi, vi opereranno medici di medicina generale (H24 se si include la continuità assistenziale) e prenderanno in carico cronici e fragili secondo il modello della sanità d’iniziativa, coordinandosi con dipartimenti di salute mentale, consultori ed altra offerta territoriale. Dovranno avere un punto prelievi, medico H24 sette giorni su sette, infermieri sulle 12 ore, apparecchi di diagnostica strumentale (ecografo, spirometro, retinografo, elettrocardiografo), specialisti per le visite (cardiologo, pneumologo, diabetologo etc), sistema integrato di prenotazione, collegamento con casa di comunità di riferimento; le case “spoke” dovranno offrire la presenza medica sulle 12 ore 6 giorni su 7, Cup, collegamento con CdC “hub” ed integrazione con i servizi sociali. Il coordinamento dei servizi tra professionisti della CdC, tra case “hub” e “spoke”, tra CdC ed altra offerta territoriali, tra CdC ed ospedale, e tutti i passaggi in cura dei pazienti sono gestiti dalle Centrali Ospedaliero Territoriali, una per distretto, che presidiano anche il funzionamento dei servizi di telemedicina e coordinano gli interventi di presa in carico. L’infermiere di famiglia e comunità sarà responsabile del coordinamento dei servizi assistenziali ed erogatore di servizi infermieristici, favorirà l’accesso ai servizi di presa in carico, il coordinamento tra attori, performerà programmi di educazione sanitaria a pazienti, stili di vita a residenti, userà digitale e telemedicina-teleassistenza. L’UCA assisterà pazienti dimessi a domicilio e non prendibili in carico dall’ospedale di comunità, supporterà l’assistenza domiciliare integrata, gestirà accessi a pazienti infettivi nei focolai epidemici ed attuerà programmi di prevenzione domiciliari e nelle Rsa nonché in “comunità difficili da raggiungere”; l’assistenza domiciliare integrata dovrà gradualmente prendere in carico il 10% dei pazienti sotto i 65 anni, nella “casa come primo luogo di cura”, e le cure a casa saranno erogate secondo 4 livelli di complessità, uno base e tre fissati da valutazioni multidisciplinari che presuppongono interventi integrati ma che avranno sempre il medico di famiglia o pediatra il responsabile clinico (ed i flussi informativi andranno tutti monitorati). Gli ospedali di comunità dovranno arrivare ad occupare 0,4 letti ogni 1000 abitanti prendendo in carico episodi di acuzie minore, riacutizzazioni di patologie croniche da stabilizzare, pazienti dimessi precocemente con multimorbilità che hanno bisogno di sistematica presenza infermieristica, pazienti che necessitano cure farmacologiche complesse od addestramento ad uso di dispositivi, pazienti da supportare per fasi di disabilità motorie, cognitive, funzionali; all’OdC si accede su proposta del mmg o del pediatra ma anche del medico di continuità assistenziale, ospedaliero e persino di pronto soccorso, la responsabilità dei processi clinici può essere affidata anche ad un medico di base o pediatra che però non abbia assistiti e possa dedicarsi integralmente all’OdC. Il numero 116117 gestirà le urgenze vere, interfacciandosi con 118 e continuità assistenziale, e burocratiche, ad esempio quando manca il medico di famiglia in un’area, e sarà a valenza sovra-aziendale-regionale, uno ogni 1-2 milioni di abitanti, potrà risolvere la chiamata dando consigli od indicare al turista il medico di guardia turistica. Si disciplinano anche i servizi di cure palliative, con un’unità ospedaliero-territoriale ed un hospice da 10 letti ogni 100 mila abitanti, i consultori (1:20.000 abitanti, dotati di ostetrica ginecologo infermiere ma anche pediatri terapisti educazionali e dell’età evolutiva, psicologi, assistenti sociali e persino avvocati, potranno essere collocati nelle case di comunità spoke ove si trovi un modo di rispettare la privacy) ed i dipartimenti di prevenzione Asl che dovranno essere uno ogni 500 mila abitanti e conserveranno le prerogative che li hanno resi peculiari nel mondo: sorveglianza infettiva, della salute veterinaria, della sicurezza nei luoghi di lavoro, prevenzione delle cronicità, prevenzione vaccinale, tutela dell’ambiente, attività medico legali con finalità pubbliche. Telemedicina: visite assistenza consulti monitoraggi e persino riabilitazione da remoto dovranno essere diffuse in modo capillare e con sistemi operativi omogenei per ridurre le distanze tra sanitari e con il paziente, facilitare la presa in carico, accrescere le chance d’accesso alle cure; a tal proposito, tutte le unità ospedaliero-territoriali che compongono il distretto dovranno interfacciarsi con i programmi della Pubblica Amministrazione (da Pago Pa al resto), con il sistema tessera sanitaria, con il fascicolo sanitario, con il portale Sac e quelli regionali, con i software specialistici. By Mauro Miserendino fonte Doctor33

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Medici, Europa a confronto sui numeri

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 febbraio 2022

I dati Eurostat ripresi da Openpolis certificano che rispetto agli altri paesi europei il numero di medici ogni 1000 abitanti in Italia è crollato a 4 (rispetto ai 6 di 20 anni fa) in un contesto di stabilità della popolazione.Inoltre, rivela che i medici di famiglia sul totale dei professionisti nel nostro paese sono pochi: ben più numerosi sono in Portogallo e pure in Francia. Come tendenza, nei grandi servizi sanitari nazionali i Mmg tendono ad essere di più quando dipendenti, mentre tanti convenzionati si trovano nei paesi con mutue. La ricerca sui ventisette stati membri parte dall’assunto che più medici danno più risposte in tempo di pandemia. E scopre che in Europa ci sono sacche sovrappopolate ed altre sorprendentemente sguarnite come il Flevoland, polder danese a due passi da Amsterdam grande poco meno della Val d’Aosta ma ben servito. Ma scopre soprattutto che nel nostro paese c’è stato un crollo della “classe medica” negli ultimi 20 anni, che questo crollo è spiccato al Nord e non si ferma, e che sulle cause non tutto è chiaro, ad esempio non sembra esserci nesso con il blocco degli stipendi nella dipendenza pubblica. Se a fronte di 20 anni di stagnazione in Italia nei paesi dell’Est il reddito è raddoppiato, in Grecia e Portogallo quello stesso reddito è crollato.Partiamo da lontano, dal Duemila, da quegli anni in cui ancora tanti pensavano che l’Italia avrebbe continuato a sfornare un surplus di laureati in Medicina e specialisti in camice. Il rapporto Ocse Health Data del 2002 segnalava che il nostro paese con sei abilitati alla professione ogni 1000 abitanti era il primo in Europa per densità di medici. In Germania ce n’erano 3,6 per mille residenti, in Francia 3,3 come in Spagna, nel Regno Unito solo 1,8. Il nostro paese aveva una sovrabbondanza oggettiva rispetto agli altri servizi sanitari pubblici (Spagna, Gran Bretagna) ed in relazione al numero di infermieri. Quindici anni dopo, i dati Eurostat rivelavano che l’Italia aveva posto in atto una politica di contenimento delle lauree: i medici erano scesi a 5 ogni 1000 abitanti, in Germania erano saliti a 4, in Francia a 3,5 e nel Regno Unito erano saliti a 3. Ma attenzione: in ciascuno di questi tre paesi per ogni medico c’erano nel 2015 tre infermieri, mentre in Italia la proporzione era di 1,2 infermieri per medico. Nel Sud Europa, due paesi – Grecia e Portogallo – ci avevano superati e i greci disponevano sulla carta di oltre 6 medici per 1000 abitanti.I nuovi dati Eurostat, riferiti al 31 dicembre 2021, fotografano a valle della pandemia da Covid-19 una situazione ancora leggermente diversa: nell’Unione Europea la densità di medici – che hanno raggiunto 1,8 milioni in tutto il continente ormai privo del Regno Unito – è cresciuta da 3,7 a 3,9 ogni mille abitanti. La Grecia si è mantenuta sui 6,16 medici/1000 abitanti, il Portogallo la tallona a 5,5 con l’Austria subito dietro. Il Belgio, che denunciava una “pletora” come noi, è sceso a 3, ed anche l’Italia continua a scendere con i suoi 4, meno dei 4,5 di Germania e Francia, e meno della Spagna. La cifra fin qui include tutti i medici con licenza di esercitare, al lavoro, in pensione o all’estero. Ma la ricerca Eurostat valuta anche l’incidenza dei medici di medicina generale sul resto degli iscritti all’albo. E qui scopriamo che in paesi come la Grecia solo il 6% del totale è impegnato sul territorio; al contrario, in Portogallo è medico di famiglia (dipendente) il 40% del totale dei medici, percentuale massima in Europa; in Belgio lo è il 37%, in Francia il 35%, e in questo caso si tratta di convenzionati con mutue di categoria -lo Stato detta solo le regole dei convenzionamenti -mentre in Italia e Germania i medici di medicina generale si attestano intorno al 17%. Sono tanti invece gli specialisti; ma se, il nostro paese ormai è in linea con la Germania per numero di medici, non lo è per il numero di altri professionisti sanitari.La ricerca Openpolis mira a mettere in relazione la qualità della risposta alla pandemia con la disponibilità di personale sanitario e di medici: quest’ultima cresce con dinamiche non del tutto intuitive. La densità di medici in Europa si concentra intorno alle grandi capitali (ma non in tutte le metropoli). Da noi, ad esempio, la massima rispetto agli abitanti (5 per mille) si raggiunge nel Lazio, intorno a Roma, in Sardegna ed in Liguria, dove l’età media dei residenti è alta. L’Austria, che per densità di medici è tra noi e la Grecia, confina con un Sud Tirolo che per l’Italia ha la più bassa densità insieme a tutto il nostro bacino alpino. E il Nord Italia ha densità basse, più vicine a quelle del Regno Unito che a quelle di stati a noi limitrofi, solo ieri presi ad esempio di “nordica” parsimonia ancor più che di buona programmazione. (fonte Doctor33)

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Sanità, malumore tra i medici del SSN

Posted by fidest press agency su domenica, 6 febbraio 2022

Il malumore tra i medici italiani dipendenti del SSN è sempre maggiore. “Mentre attendiamo con ansia che il rilancio della sanità italiana passi dalla fase progettuale e degli annunci a quella imprescindibile dei fatti concreti dobbiamo raccogliere con preoccupazione il malessere che serpeggia tra i nostri camici bianchi” dichiara Gianluca Giuliano, Segretario Nazionale della Ugl Salute. “I lunghi mesi dell’emergenza Covid – prosegue il sindacalista – hanno portato in superficie delle problematiche già esistenti che, come è emerso da un report di pochi giorni fa, spingerebbero oggi molti medici, nel caso si presentasse un’opportunità, a decidere di abbandonare le corsie degli ospedali pubblici italiani con l’idea di trasferirsi all’estero, di preferire il lavoro in una struttura privata, di dedicarsi esclusivamente all’intramoenia o addirittura di anticipare il pensionamento. Lo stato di prostrazione dei medici nasce dalle condizioni di lavoro critiche in cui si trovano ad operare. È causato da carichi di lavoro sempre meno sostenibili, dalla poca sicurezza come testimoniato dalle continue aggressioni fisiche e verbali subite, dall’eccessiva burocrazia che li impegna troppo spesso alla compilazione di atti amministrativi allontanandoli dall’assistenza ai pazienti. Se è vero che prevenire è meglio che curare allora bisogna intervenire puntando sul giusto adeguamento economico rafforzando la rete ospedaliera con nuove assunzioni. Inoltre servirà adeguare le funzioni dei medici rendendoli sempre più partecipi della governance clinica. Tutto questo andrà fatto con la massima urgenza per evitare un collasso dell’assistenza ospedaliera”.

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Università. Zaffini (FdI): Su numero chiuso medici

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 dicembre 2021

La pandemia ha evidenziato drammatica carenza medici.”Le dichiarazioni del ministro Messa sulla decisione di mantenere la facoltà di medicina a numero chiuso, dimostrano una chiara sconnessione dalla realtà dei fatti e dalle evidenze che, in questo periodo di pandemia, hanno reso ancor più drammatico il problema rappresentato dalla carenza di medici specializzati e in generale di personale sanitario”.A dichiararlo il senatore di Fratelli d’Italia Zaffini, segretario della commissione Sanità in Senato.”Possiamo anche essere concordi – sottolinea Zaffini – sulla impossibilità di apertura totale alle iscrizioni alla facoltà di Medicina e quindi a mantenere il ‘numero chiuso’, che però deve evidentemente essere riformato profondamente, ma comunque non possiamo condividere le motivazioni poste a supporto di tale scelta, e cioè che i numeri attualmente garantiti dalle Università sono sufficienti a coprire il fabbisogno nazionale del personale sanitario. E’ vero semmai il contrario.” “Un problema drammatico lasciato irrisolto sul quale Fratelli d’Italia ha invece focalizzato l’attenzione, presentando nella manovra di bilancio un ordine del giorno che prevede l’aumento dei posti disponibili nelle scuole di specializzazione, l’eliminazione del test d’ingresso – sostituito da un esame alla fine del primo anno – e un aumento del 25 per cento per ognuno dei tre anni del bilancio in esame, per la soglia d’ingresso dal secondo anno in poi. Tre proposte che pongono concreto rimedio ad una problematica molto sentita nel settore e che evidentemente il ministro Messa non conosce bene” conclude Zaffini.

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Tornano i medici nelle scuole siciliane

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 novembre 2021

Riparte il progetto regionale di medicina scolastica avviato nel 2020 per gli alunni della scuola primaria e secondaria, ma interrotto per l’emergenza sanitaria. Da dicembre 2021 i medici torneranno nelle scuole elementari e medie siciliane.E’ stato deciso stamattina a Villa Magnisi nel corso di un incontro operativo tra i vertici istituzionali firmatari di un protocollo: assessorato regionale all’Istruzione rappresentato da Roberto Lagalla, assessorato regionale della Salute, rappresentato da Ruggero Razza, Ordine dei medici di Palermo, rappresentato da Toti Amato in rappresentanza degli altri otto Omceo provinciali, e l’Ufficio scolastico regionale rappresentato da Stefano Suraniti.Il progetto, che aveva già riscosso l’apprezzamento degli alunni e delle famiglie nella sua prima fase di realizzazione, quest’anno si arricchirà del contributo di nove referenti provinciali Omceo e di dieci associazioni sanitarie di volontariato.I firmatari del progetto hanno ridefinito tempi, percorso e obiettivi. Il ruolo dei medici in classe non si limiterà alle lezioni di primo soccorso o di promozione della salute e della prevenzione come fattore indispensabile per permettere ai più piccoli di adottare da adulti stili di vita sani.Grazie ai medici volontari, sono previste visite specialistiche (oculistiche, odontoiatriche, cardiologiche, ortopediche e di prevenzione all’obesità) per diagnosticare in tempo alcune delle malattie più frequenti dell’età evolutiva. A loro sarà affidato anche il compito di segnalare eventuali carenze igienico-sanitarie o rischi legati all’alimentazione delle mense.“Attraverso l’accesso diretto nelle scuole dei medici volontari – ha detto l’assessore all’Istruzione Roberto Lagalla – stiamo proponendo alle scuole, su loro stessa richiesta, un ventaglio di attività: dal tema fondamentale dell’informazione a quello della prevenzione sanitaria. E’ una pagina importante che recupera, oltre alla funzione preventiva, una dimensione di solidarietà e di eticità”.“Entro la fine dell’anno – ha commentato il presidente dell’Omceo di Palermo Toti Amato, membro del direttivo Fnomceo – le nostre scuole potranno usufruire dei servizi medico scolastici che se non fossero state cancellate avrebbero permesso oggi di fronteggiare meglio l’epidemia da covid, negli anni di migliorare gli aspetti igienico-sanitari e di rafforzare quel raccordo tra famiglie e medici del territorio necessario alla sorveglianza sanitaria e alla formazione protettiva dei minori”.“Il progetto rappresenta un’efficace azione sinergica tra istituzioni pubbliche – ha concluso Angela Fontana dirigente dell’Ufficio scolastico regionale – per realizzare un percorso formativo e di sensibilizzazione che risponde ad una necessità di supporto reale delle scuole”.

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Notte Bianca 2021 a Villa Medici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 ottobre 2021

Roma Giovedì 4 novembre 2021 dalle 19.00 a mezzanotte Ingresso libero Curatore: Saverio Verini Con i borsisti 2021-2022 di Villa Medici: Kaouther Adimi (scrittrice); Ivàn Argote (artista visivo e regista); Charlie Aubry (artista visivo e musicista); Théodora Barat (artista visiva); Samir Boumediene (dottore in storia); Nidhal Chamekh (artista visivo); Aude Fourel (cineasta); Marta Gentilucci (compositrice); Noémie Goddard (architetta d’interni); Evangelia Kranioti (artista visiva); Marielle Macé (scrittrice); Benoît Maire (artista visivo); Hèctor Parra Esteve (compositore); Julie Pellegrin (critica e curatrice); Mathieu Peyroulet Ghilini (designer); Guy Regis Jr. (scrittore e regista teatrale). La Notte Bianca vede la partecipazione dei sedici pensionnaires (borsisti) attualmente ospiti all’Accademia: artisti visivi, storici dell’arte, compositori, scrittori, architetti, designer, videomaker sono i protagonisti di questo momento dedicato alla creazione contemporanea. Gli interventi dei borsisti, disseminati in diversi punti della Villa, costituiranno un saggio delle loro ricerche individuali e multidisciplinari. Le proposte dei pensionnaires prenderanno forma attraverso opere d’arte visiva, performance, videoproiezioni, installazioni, interventi sonori, conferenze, creando un percorso dinamico che toccherà il giardino e l’edificio principale della Villa, ma anche ambienti solitamente non accessibili al pubblico. Da questo punto di vista, la Notte Bianca rappresenta un’occasione unica di visita alla Villa, in una condizione – di notte, e con i contributi dei borsisti – densa di suggestioni.Gli interventi dei pensionnaires illumineranno letteralmente gli ambienti della Villa: ampio spazio dunque alle videoproiezioni, così come a performance dal vivo, che porranno l’accento sul carattere effimero e momentaneo dell’iniziativa. La Notte Bianca si segnala anche per la sua dimensione laboratoriale: non una vera mostra e nemmeno un tradizionale “studi aperti” (open studio), ma una serata in cui i borsisti avranno l’opportunità di presentarsi a Roma e al suo pubblico, di esplorare e prendere confidenza con gli spazi della Villa, manifestando attitudini e approcci. Il titolo di questa edizione – Presto, la notte – da una parte fa riferimento al contesto in cui l’iniziativa ha luogo, tra il crepuscolo e le prime ore della notte; e, dall’altra, può essere interpretata come un’esortazione, un incitamento affinché la notte si manifesti in fretta, con tutto il carico di suggestioni e ispirazioni che porta con sé. Una condizione, quella della notte, sospesa tra oscurità e illuminazione, solitudine e condivisione, quiete e agitazione; l’evento di Villa Medici vuol essere un invito a riappropriarsi delle ore estreme della giornata, a margine di un periodo nel quale il nostro rapporto con esse è stato messo in discussione nei periodi di confinamento e coprifuoco.Curatore di questo percorso è Saverio Verini. La Notte Bianca costituisce la prima tappa di un percorso lungo un anno, che vedrà Verini affiancare i borsisti fino alla mostra di fine residenza, in programma nell’estate del 2022.

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Cure primarie, no ai medici di famiglia dipendenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 ottobre 2021

Le Case di Comunità non possono essere l’unica forma in cui si esprime la medicina di famiglia: ove venissero realizzate – con i medici dentro, come dice il Piano di Ripresa e Resilienza- gli studi attuali devono sopravvivere. L’offerta di 2 mila nuove strutture attrezzate deve essere integrativa e non sostitutiva dello studio “micro” attuale e, come professionista, il Mmg è il solo che può condurre le “case”, coordinando il personale e indirizzandone gli sforzi nell’interesse dell’assistito. Ma da convenzionato scelto dal paziente, non da dipendente. l messaggio arriva dalla proposta della Fimmg di riforma delle cure primarie: una risposta al documento delle Regioni che chiede il passaggio a dipendenza. Nel contro-documento il sindacato più rappresentativo dei medici di famiglia spiega perché la formula ideale resta la convenzione. Fimmg parte da due presupposti: tutti i medici, nessuno escluso, si sono fatti carico della risposta alla pandemia da Covid-19 e oggi pongono con l’Ordine il tema della “questione medica” posto dagli ordini: il camice dev’essere responsabile di prevenzione, diagnosi, cura, riabilitazione, va valorizzato per le competenze che ha, e se in organico ci sono pochi medici l’Asl non deve rispondere con contratti precari. Come il documento delle regioni, il testo Fnom sulla “questione medica” riconosce però un’inadeguatezza della medicina territoriale, e da qui si parte: la “malattia” individuata c’è ma non si cura con il contratto di dipendenza. I medici di famiglia con i loro 60 mila studi espletano ogni anno il 97,4% delle prestazioni di primo livello, i pronti soccorso il 2,6% restante – 513 milioni contro 14 – ma costano meno dell’ospedale. Davvero li si vuole portare a dipendenza? In realtà dal 1978 poco è stato fatto per adeguare le convenzioni ai bisogni demografici. La parte pubblica ha tenuto il grosso dello stipendio ancorato alla quota nazionale, e le regioni hanno limitato le prospettive di categoria stabilendo dei tetti per gli incentivi alle “novità”: non si possono istituire gruppi per più del 12% della popolazione, reti per più del 9%; e ancora, i soldi per l’infermiere ci sono per un numero di medici che copre massimo l’8% dei residenti, gli incentivi bastano a coprire il 40% dei collaboratori. L’attuale rapporto convenzionale, basato sulla scelta del cittadino, non è in contraddizione con gli obiettivi di efficienza del Ssn; al contrario, ingessare il medico in rigide strutture dipartimentali non favorisce cure più “umane”, ma ingigantisce un già ridondante apparato tecnico strutturale, e fa mediare da strutture “anonimizzanti” il rapporto medico-paziente. Tra mercato ed ente pubblico c’è una terza via, il “professionalismo”, i medici di famiglia – professionisti “liberi” – hanno alle spalle un sapere specifico, si pongono obiettivi etici, per perseguire i quali devono avere margini di autonomia, adattano le proprie caratteristiche alle richieste dei cittadini, le attività – anche le più complesse – alla demografia. Da qui nasce la prossimità degli studi, per natura vicini al paziente, la loro capillarità, cioè l’essere tanti o meno in relazione alle caratteristiche di un’area geografica. Fimmg parla di medici della complessità “a minor impronta carbonica”, sostenibili, mentre la casa di comunità -un quasi- ospedale- potrebbe per paradosso peggiorare l’accesso e la velocità di alcune risposte al paziente. Per migliorarsi l’unica via è l’associazionismo: concordare con le regioni aggregazioni calibrate ai bisogni della popolazione, le reti dove quest’ultima è sparsa, i gruppi nelle aree a maggior densità. A disposizione di una medicina di famiglia associata vanno messi strumenti informatici e personale.E il contratto? Nella forma può ben restare la convenzione per ogni Mmg, ma gli obiettivi dell’attività si rinnovano: a prevenzione, presa in carico delle cronicità, gestione dell’acuzie non complicata, si affiancano definitivamente assistenza domiciliare e residenziale, sorveglianza epidemiologica – specie antipandemica – e diagnosi di primo livello. L’offerta di cure avverrà nel contesto dei “microteam” con infermiere, collaboratore di studio, assistente sociale, e si espleterà attraverso medicine organizzate in gruppo, a rete o single secondo i bisogni demo-geografici. Resterebbero le Aft, le aggregazioni funzionali formate da medici di assistenza primaria e continuità assistenziale, questi ultimi organizzati su fasce diurne o notturne in base alle esigenze regionali, e i medici di tali aggregazioni afferirebbero alcune ore/settimana alle case di comunità dove si offriranno pure prelievi, prenotazioni, prestazioni riabilitative, esami, colloqui con équipe domiciliari. Le case saranno un po’ una versione a “passo lungo” degli studi ordinari i quali a loro volta, potenziati, continueranno ad esistere e a collegarsi con esse anche informaticamente per gestire pazienti e pratiche. Lo stipendio dovrebbe cambiare: a una quota capitaria nazionale legata ad un impegno standard organizzativo se ne sostituirà una variabile regionale legata al soddisfacimento di indicatori di processo (ADI erogata, progetti Asl partecipati), di esito (pazienti vaccinati, screening fatti effettuare) e relativi ad altri temi (audit, farmacovigilanza). Tale retribuzione presuppone un rendiconto al dettaglio del lavoro svolto.Infine, Fimmg chiede la trasformazione del tirocinio da osservazionale in contratto di formazione lavoro tutorato con graduale acquisizione di responsabilità ed autonomia e parificazione dell’entità ella borsa a quella del medico specializzando. E chiede un periodo di formazione pre-laurea e docenti presi dalla professione… Tutte cose di cui si tace -rileva- negli attuali disegni di legge a favore della specializzazione in Medicina di comunità. By Mauro Miserendino fonte: Doctor33

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