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Quotidiano di informazione – Anno 35 n°32

Posts Tagged ‘medici’

Basta rattoppi al SSN, non sono i medici in pensione che ci salvano

Posted by fidest press agency su martedì, 24 gennaio 2023

La carenza di personale medico inserito in organico in pianta stabile deriva non solo dalla scarsa e insufficiente pianificazione del reale fabbisogno negli ultimi vent’anni, sia a livello nazionale che regionale, ma anche dal continuo “dissanguamento” del servizio pubblico da parte degli stessi medici, esasperati da condizioni di lavoro pesanti, ulteriormente messi alla prova dalla pandemia, da stipendi inadeguati e non aggiornati, neppure lontanamente paragonabili a quelli dei colleghi di altri stati europei. Se a questo si aggiunge l’inizio dell’attività lavorativa in età non più giovane, e la mancanza di progressione di carriera in quasi tutti gli ambiti lavorativi, ci si rende conto dell’insoddisfazione crescente che ha ormai raggiunto livelli di guardia. Per tutti questi motivi molti lasciano la professione, altri si trasferiscono all’estero, altri ancora abbandonano il ruolo pubblico per lavorare nel privato. Riteniamo, pertanto, che questo eventuale provvedimento non risolva le rilevanti problematiche esistenti, ma rischi fortemente di acuirne ulteriori. Per citarne solo alcune: a) bloccherebbe ulteriormente il fisiologico turn-over del personale medico, già estremamente carente nel nostro Paese, procrastinando l’assunzione di nuovi giovani medici dotati di entusiasmo, freschezza mentale ed energie fisiche per dedicarsi ad un lavoro mentalmente e fisicamente usurante e andando ulteriormente a sguarnire la base della piramide lavorativa che è ciò che nei nostri ospedali garantisce i livelli di assistenza essenziali, facendosi carico del lavoro attivo nei reparti, negli ambulatori e in pronto soccorso e congelando i ruoli apicali già da anni per lo più fuori dalle turnistiche di lavoro assistenziale. In questo contesto plaudiamo e troviamo di grande interesse e visione la proposta di ampliare le stabilizzazioni a medici specializzandi e dipendenti a tempo determinato che al contrario porterebbe linfa vitale, entusiasmo e nuove energie al sistema sanitario nazionale e contribuirebbe a rafforzare, rinnovandola, la base della piramide che svolge il lavoro attivo. b) impedirebbe per i prossimi anni progressioni di carriera nelle fasce di età compresa tra 40-50 anni e oltre, esasperando ulteriormente il senso di frustrazione in atto e spingendo sempre più medici a cercare soluzioni e carriere alternative; c) penalizzerebbe ancora di più le donne medico che non sono adeguatamente rappresentate in posizione apicale nelle generazioni al di sotto dei 70 anni. Soprattutto, nel breve/medio periodo, non risolverebbe le criticità esistenti, tra cui i turni di guardia notturna e festiva che affliggono tutte le strutture pubbliche, da cui la maggior parte dei settantenni sono esonerati da anni. Pertanto, riconoscendo il momento di crisi e la necessità di salvaguardare un sistema sanitario nazionale che non è mai stato così prezioso e fragile come in questo momento storico, suggeriamo alcuni fondamentali correttivi alla proposta: prevedere un’attività che sia esclusiva nel Servizio Sanitario Nazionale, imponendo limiti all’esercizio della libera professione svolta nelle strutture sanitarie pubbliche o extramoenia, data la motivazione “intrinseca” della proposta elaborata per gestire la crisi del personale medico nel SSN; prevedere che i medici ultrasettantenni possano rimanere in servizio attivo lasciando eventuali ruoli di direzione di struttura semplice o complessa (fatte salve le retribuzioni maturate), al fine di non precludere progressioni di carriera dei medici più giovani; utilizzare la permanenza in ruolo anche allo scopo di concorrere all’abbattimento progressivo delle interminabili liste di attesa nel servizio pubblico, prevedendo una collocazione nell’ambito di strutture ambulatoriali relative alla disciplina di appartenenza, anche in sostituzione di ferie, assenze, permessi, ecc; relativamente ai docenti di Medicina e Chirurgia, prevedere che rimangano in servizio solo i docenti il cui SSD rischi la chiusura delle Scuole di Specializzazione per effettiva carenza di Docenti. Questo è quello che chiedono anche i quasi 1.500 medici firmatari di una petizione promossa da Women for Oncology Italy e da Women in Surgery, che non ritengono che la soluzione delle problematiche sanitarie possa essere trovata nel prolungare l’età pensionabile!

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Rinnovo contratto dei Dirigenti Medici, Veterinari e Sanitari del SSN

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 gennaio 2023

“Apprendiamo positivamente dal Presidente ARAN Antonio Naddeo – dichiara l’Intersindacale della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria – che sarebbe prossima l’apertura del negoziato per il rinnovo del CCNL 2019/2021.” “Le Organizzazioni sindacali sono pronte, affinchè i medici e i sanitari dipendenti del SSN, che continuano con il loro lavoro a sorreggere la Sanità Pubblica con un contratto scaduto ormai da 4 anni e stipendi falcidiati dall’inflazione, possano finalmente vedere un adeguamento non solo economico di una professione che si avvia lentamente alla destrutturazione”. “Auspichiamo pertanto che il Ministro della salute Orazio Schillaci riesca, come promesso, a presentare l’atto d’indirizzo in Consiglio dei Ministri, prima dell’incontro con l’Intersindacale di categoria programmato per il 25 gennaio presso il Ministero della Salute, e che Governo e Regioni diano finalmente il via al rinnovo contrattuale in tempi brevissimi, al fine di non danneggiare ulteriormente e definitivamente l’attrattività del lavoro negli ospedali. La demolizione della Sanità Pubblica è vicina. Occorre fermarla. E il contratto è il primo passo”.

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Medici over70 in corsia oltre i limiti di età previsti

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 dicembre 2022

Cooperative che impiegano medici con età anagrafica superiore a quella stabilita dai contratti o forniscono agli ospedali personale privo di formazione ad hoc, come medici generici in ginecologia o specialisti “non equipollenti” nei pronto soccorso. È ormai la regola nelle aziende sanitarie pubbliche e private delle regioni, con turni estemporanei di 12 ore pagati al singolo medico fino a 1200 euro senza regole né controlli. Ma evidentemente c’erano altre pecche, in qualche caso delle gestioni un po’ sopra le righe. Tanto si può desumere dopo la discesa in campo del Ministero della Salute. A seguito di una serie di servizi mediatici (sulla carta stampata, in particolare, il Corriere della Sera) da metà novembre i Carabinieri dei Nas hanno monitorato 1.934 strutture sanitarie, con verifiche su 637 cooperative e 11.600 tra medici e infermieri. Sono finite nel mirino in 637 tra le imprese fornitrici ed è stata passata al setaccio l’idoneità di oltre 11.600 tra medici (13% del totale degli operatori verificati), infermieri (25%) ed altri professionisti sanitari (62%). Oltre 200 sanitari sono stati segnalati per irregolarità, tra cui titolari di cooperative e strutture pubbliche e private. Tra i capi d’accusa per le strutture, ci sono quelli relativi a frode ed inadempimento nelle pubbliche forniture. Mentre specificamente tra gli infermieri sarebbero emersi 43 casi di esercizio abusivo della professione con titoli assenti o esteri non equipollenti, in ogni caso tutto materiale che sia la coop sia il committente dell’appalto avrebbero dovuto verificare preventivamente. Sono state contestate anche violazioni per carenze autorizzative che hanno determinato, nei casi più gravi, la chiusura di cinque strutture sociosanitarie. Pronte le reazioni del mondo medico e specialmente dei sindacati, che alla logica del turno estemporaneo da tempo chiedono di sostituire pianificazione ed assunzioni, o tutt’al più ore straordinarie di attività istituzionale retribuite correttamente. Il sindacato dei medici ospedalieri Anaao-Assomed denuncia un «quadro allarmante che evidenzia le criticità del sistema degli appalti alle cooperative». (Fonte Doctor33)

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Stipendi medici, aumenti a chi lavora di più

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 dicembre 2022

L’assistenza del servizio sanitario va assicurata a tutti, il pubblico non deve perdere colpi. Ma siccome ci vuole tempo per formare i nuovi specialisti, nei 2-3 anni difficili che ci aspettano occorre rivalutare gli stipendi di tutto il personale. A partire dai medici che passano più ore in corsia. Lo afferma il ministro della Salute Orazio Schillaci sottolineando come sul Fondo sanitario nel 2024 saranno 4,4 miliardi in più rispetto al 2022 e si potrà ragionare di altri aumenti. Intanto, la Finanziaria adesso ha ampliato da 90 a 200 milioni il fondo per gli aumenti ai reparti di emergenza, pronto soccorso, pneumologia, e di questi 140 milioni vanno al personale del comparto e 60 ai medici ed agli altri dirigenti. Non è tutto. Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up dà il benvenuto, con le dovute cautele, all’articolo 62 della Manovra ad una previsione di aumento che per 3,2 milioni di dipendenti pubblici -Ssn incluso- consiste in una indennità pari all’1,5% dello stipendio da erogarsi per le 13 mensilità. «Si tratta di 20 o al massimo 30 euro ma va dato riscontro al nuovo Governo di avere smosso in qualche modo le acque». Ben altra cosa il tema dei nuovi contratti, «la copertura integrale costerebbe al complesso della Pubblica amministrazione circa 16 miliardi». E proprio sul fronte contratti i sindacati non sono contenti. L’atto di indirizzo di quello della dirigenza per il 2019-21 non è ancora stato bollinato e la trattativa non parte. Il ministro Schillaci non ha ricevuto le controparti. Che manifesteranno il 15 dicembre riunite nell’intersindacale: Anaao Assomed, Cimo Fesmed, Aaroi Emac, Cgil. Cimo Fesmed invita lo stato a spendere sulla sanità come farebbe una “madre di famiglia” e a richiedere all’Europa il prestito oneroso di 37 miliardi previsti dal Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), «ultimo appiglio a cui il SSN può aggrapparsi prima di sprofondare». A livello regionale si segnalano le prime insofferenze. Nel Lazio, l’Intersindacale che manifesta a Roma il 15 denuncia negli ospedali sia carenze di personale, specie in reparti Covid, sia ritardi nella convocazione dei collegi tecnici per il passaggio di fascia dell’indennità di esclusività e nell’erogazione del residuo delle retribuzioni di risultato 2020 (a luglio 2022 erogata solo in parte!) e 2021. In Abruzzo l’intersindacale medica guidata da Walter Palumbo formula una serie di richieste, tra cui la possibilità per le regioni di superare i tetti al personale fissati dalle Finanziarie (livelli di spesa 2018 aumentati del 15%) anche con misure nuove. Come quella adottata dalla Calabria che ha deciso di retribuire 100 euro l’ora le prestazioni aggiuntive dei medici di Ps e dei reparti con carenze. Proprio dall’opzione di rimuovere il tetto al personale, che del resto le confederazioni caldeggiano da 4 anni, parte Andrea Filippi segretario nazionale Fp Cgil medici e dirigenti Ssn nella sua analisi. «Noi non crediamo che non ci siano risorse da investire sulle aziende pubbliche e sul personale, pensiamo che da anni ci sia la strategia di definanziare la sanità pubblica per favorire il privato. Lo fa anche il Piano nazionale di ripresa e resilienza finanziando nuove strutture ma non dettagliando con quale personale riempirle. Noi crediamo che si dovesse e ora più che mai si debba investire sull’offerta del SSN partendo proprio dallo sblocco dei tetti per il personale senza il quale le Regioni non ce la fanno a sostenere i servizi sanitari. Ovviamente, accanto alla copertura del deficit originato dalla pandemia e dei vaccini, uniche risposte date dalla Finanziaria, bisogna dare alle Regioni fondi ad hoc e vincolarle a quella spesa, in particolare all’incremento del numero di contratti specialistici oltre che allo sblocco del numero chiuso all’accesso a Scienze infermieristiche».Filippi lamenta poi come i contratti non si sblocchino. «Un ministro che volesse premiare il personale convocherebbe le parti sociali, tratterebbe il contratto 2019-21 scaduto da un anno, e metterebbe risorse sul contratto 2022-24; invece vediamo introdurre in Finanziaria una strana indennità che di poco supera quella di vacanza contrattuale, come se si volessero porre le premesse per azzerare stagioni contrattuali pregresse o di qui in avanti. Si vuole andare di nuovo al blocco dei contratti? Ci preoccupa, in questo contesto, che il Ministro voglia premiare chi già lavora con fondi aggiuntivi: gli ricordo che in tutti i servizi i medici lavorano già molto di più delle 38 ore settimanali, i professionisti ogni anno accumulano un extra-orario medio di 200 ore che poi viene azzerato senza essere retribuito e ferie non godute. Vogliamo introdurre il lavoro a cottimo mortificando le competenze gestionali dei medici o smantellare la direttiva europea sugli orari di lavoro e sui riposi di 11 ore? Ci preoccupa infine il ripensamento di Schillaci e del sottosegretario Marcello Gemmato alle Case di Comunità: l’intento di chi le ha pensate è corretto, meno corretto è stato non pensare di finanziare il personale nel PNRR, non vorremmo si buttasse via tutto. Si torni piuttosto a ragionare sui contratti riconoscendo il valore del lavoro e si recuperi il valore delle relazioni». (fsonte Doctor33)

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Carenza medici in Italia: cause ed effetti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 dicembre 2022

Secondo le statistiche di Amsi(associazione medici di origine straniera in Italia) ,UMEM (Unione Medica Euro Mediterranea) ed il Movimento internazionale Uniti per Unire, negli ultimi 5 anni vi sonoo più di 9000 di richieste da tutte le regioni italiane sia dal privato che dal pubblico (la maggioranza rispettivamente da; Veneto, Lombardia, Lazio, Calabria, Sicilia, Piemonte, Umbria e Toscana) per medici, infermieri, fisioterapisti, farmacisti, logopedisti, podologi, dietisti e psicologi: Analizzando questo importante campione di richieste ed offerte di lavoro abbiamo questi elementi che fanno fotografare la situazione attuale e su cui lavorare; -Aumento del 30% dell’abbandono della sanità pubblica da parte di dei medici ed infermieri ; -Aumento del 35% dei medici ed infermieri che vanno a lavorare all’estero(In Europa e nei paesi arabi) -È diminuito del 50% dell’arrivo degli studenti stranieri per le facoltà sienitiche in Italia (per motivi numero chiuso e costo economico e affitto); -Più di 150 tra medici, infermieri e fisioterapisti arrivati in Italia grazie all’accordo di reciprocità tra Italia-Egitto; -È diminuito del 50% il numero dei professionisti della sanità che arrivano dai paesi dell’Est e dell’Africa (tranne Egitto ,Tunisia ,Marocco e Libia). -Ci sono più di 600 mila medici di origine straniera in Europa e la maggioranza dei medici vanno si trasferiscono in Francia, Germania ,Belgio ,Inghilterra ,Olanda ,Scozia e Spagna. “Siamo d’accordo con l’analisi del ministro Orazio Schillaci per quanto riguarda la carenza medici, è mancata la programmazione per prevenire e curare il fenomeno e tutte le sue cause che vengono da lontano e non solo nel periodo della Pandemia .Urgono soluzioni adesso per evitare altre chiusure di ospedali e dipartimenti in Italia(previsto più di 100 tra ospedali e dipartimenti che chiuderanno nei prossimi 5 anni) .Per questo urge coinvolgere ,valorizzare e tutelare i medici specializzandi ,precari e medici ed infermieri di origine straniera che stanno già in Italia, frenare l’emorragia dei medici dalla sanità pubblica e verso l’estero ,aumentare gli stipendi dei professionisti della sanità italiani e di origine straniera ,combattere l’aggressione e la medicina difensiva per combattere il problema di disaffezione verso il Servizio sanitario nazionale”. Cosi dichiara Il Prof.Foad Aodi Presidente Nazionale dell’Amsi e dell’UMEM nonché membro della Commissione Salute Globale della Fnomceo.

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Manovra governo: Ecco le novità di interesse per i medici

Posted by fidest press agency su martedì, 29 novembre 2022

La bozza di legge di bilancio del governo Meloni varata ieri suscita le critiche dei sindacati non solo sul tema del lavoro ma anche in sanità, dove i sindacati dei medici ospedalieri si dicono pronti a scioperare, come le opposizioni. Il servizio sanitario pubblico è oggetto di un incremento di 2 miliardi, che – se non i maggiori costi energetici – andando sul Fondo sanitario ripartito tra le regioni dovrebbero coprire incrementi di personale, contrattuali e recupero delle liste d’attesa. Le regioni hanno già fatto sapere che bastano per metà in un documento datato, su cui oggi ribadiscono le loro posizioni. Ma torniamo alle novità presenti nel disegno di legge per il servizio sanitario. Una farà piacere ai professionisti sanitari -medici inclusi- impiegati nei pronti soccorso: cresce da 90 milioni a 200 milioni il fondo straordinario per le indennità del personale. La cifra sarà però inserita nel Fondo sanitario e va comunque tratta dall’aumento di 2 miliardi di tale fondo, già previsto nella precedente Finanziaria. E in ogni caso sarà la contrattazione collettiva a definire alla lira l’incremento per queste figure. Si mantiene inoltre altissima l’attenzione su prevenzioni e coperture vaccinali, incrementando di 650 milioni il fondo del Ministero della Salute destinato all’acquisto dei vaccini anti Sars-CoV-2 e dei farmaci per la cura dei pazienti con Covid (ricordiamo l’impatto importante degli antivirali). Ma in tema di prevenzione arriva anche un finanziamento da 40 milioni -da ripartire tra le regioni- per ciascuno degli anni 2023, 2024 e 2025 nell’ambito del “Piano di contrasto all’Antimicrobico-Resistenza (PNCAR) 2022-25”, che sta per essere approvato dalla Conferenza Stato Regioni.Si accennava alle perplessità delle regioni (oltre a quelle del mondo politico), ma intanto arrivano anche critiche e richieste dai sindacati Per i medici ospedalieri, l’intersindacale che include Anaao Assomed, Cimo Fesmed, Aaroi Emac, Fassid e Cgil-Cisl-Uil sottolinea come di fatto la promessa indennità di Pronto Soccorso sia rinviata al 2024 e non vi siano risorse sul Contratto 2019-21, che prevede incrementi pari a un terzo del tasso inflattivo attuale, né finanziamenti per il 2022-24.«Le premesse erano state migliori. Un Governo nuovo, politico in quanto nato dalla volontà elettorale, un medico ministro, un tecnico. Ma ad oggi di tecnico, e di nuovo, abbiamo visto ben poco. Se questa è la considerazione in cui vengono tenuti migliaia di professionisti che hanno evitato al Paese una caporetto sanitaria, i dirigenti medici, veterinari e sanitari del SSN, in mancanza di segnali immediati e concreti, porteranno nelle piazze la loro insoddisfazione e la loro rabbia». Per i medici di famiglia, la Fimmg chiede di poter almeno accedere al credito d’imposta per mitigare l’impatto delle bollette dei medici convenzionati con una modifica di legge che equipari lo studio del medico di famiglia – impossibilitato ad alzarsi le tariffe rispetto ai liberi professionisti – ad un’impresa. E il Sindacato Medici Italiani Smi chiede che gli aumenti ventilati per i medici e gli infermieri dell’emergenza urgenza siano estesi a tutto il mondo medico ed in particolare alla medicina generale. «Vorremmo sapere i finanziamenti destinati al rinnovo dei contratti in scadenza», chiede la segretaria Pina Onotri. «I medici di medicina generale hanno il loro contratto scaduto e in arretrato di un anno e retribuzioni tra e più basse d’Europa al pari dei colleghi ospedalieri. Auspichiamo che il Parlamento corregga con misure ad hoc la legge di bilancio». (Fonte Doctor33)

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I medici italiani e stranieri sono responsabili, preparati e solidali

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 novembre 2022

Noi, dal 2000, abbiamo sempre curato, tramite #Ambulatorio_Amsi per stranieri, migliaia di migranti. Da questo abbiamo sempre presentato i dati che i migranti non portano malattie infettive. Il 75% dei migranti si ammalano dopo o durante il loro arrivo in Italia perché le difese immunitarie indeboliscono il fisico e lo stato psicologico, poi hanno molti traumi di natura ortopedica, problemi respiratori, cardiaci, gastrici, dermatologici e per la scarsa igiene e alimentazione. Sulle donne ed i bambini c’è molta violenza sessuale. Non accettiamo che qualcuno possa mettere in dubbio il lavoro dei medici italiani e stranieri in Italia che sono tra i più preparati nel mondo. I medici italiani e di origine straniera devono svolgere il loro compito in modo autonomo ed indipendente .Ricordiamo che i medici italiani girano il mondo per salvare bambini e pazienti che hanno difficoltà e sono i più solidali in Europa. L’Associazione medici di origine straniera in Italia(AMSI) lancia appello al Governo italiano di lavorare insieme sui 2 binare per combattere l’immigrazione irregolari, gli scafisti, chi violenta le donne da una parte e di promuovere progetti per l’integrazione ,assistenza sanitaria e far rispettare gli accordi bilaterale e da tutti i paesi europei dall’altra parte. L’Europa deve intervenire e sostenere l’Italia e nessuno può dare lezione all’Italia in solidarietà e difesa dei diritti umani. Ma fermatevi sul punto dei medici. Non può assolutamente essere messo in dubbio il loro operato!”. Così dichiara Foad Aodi, Presidente Amsi e del Movimento Uniti per Unire e membro della commissione salute Globale Fnomceo. http://www.amsimed.org

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Medici: Responsabilità professionale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 ottobre 2022

La quasi totalità dei medici denunciati penalmente da pazienti o familiari risulta innocente. Il 98-99% non arriva a processo. Eppure, il numero dei contenziosi è in continua crescita, sono 30 mila ogni anno. Il numero è tratto dal secondo dossier dell’Ania sulla responsabilità civile delle strutture sanitarie e dei medici, l’associazione delle assicurazioni. Ed è anche al centro di un convegno sulla responsabilità professionale organizzato dal provider Medinforma a Bologna sabato 29 ottobre, ospiti i presidenti dell’Ordine dei medici chirurghi ed odontoiatri Luigi Bagnoli e dell’Ordine degli Avvocati Elisabetta d’Errico. Sono quasi quattro milioni i casi oggi pendenti nei tribunali. Continua dunque l'”esplosività” del contenzioso, con costi ingenti per la società. «Migliaia di medici in tutta Italia -dice ad ADNKronos l’ortopedico Lucio Catamo, coordinatore del Convegno – temendo di poter essere denunciati, applicano ormai di routine la cosiddetta ‘medicina difensiva’: sottoporre chiunque a tutti gli accertamenti diagnostici possibili, anche quando sono chiaramente inutili, con l’obiettivo di allontanare il rischio di possibili contenziosi legali per negligenza o superficialità».Ma non doveva risolvere tutto la riforma Gelli-Bianco? Dove ha fallito? Per il presidente Omceo Bo Luigi Bagnoli, in realtà, «la legge 24/2017 semplicemente non sembra aver cambiato fin qui molto le tendenze nei procedimenti contro i medici. In particolare, continua ad essere un’abitudine il ricorso al giudice penale a seguito di presunto danno da malpractice. La responsabilità del medico denunciato in questo caso è personale, e il medico oggetto di avviso di garanzia si sente messo alle strette. Anche sotto il profilo civilistico la denuncia penale facilita la possibilità che l’accusato, o la sua assicurazione, accetti in tutto o in parte di versare risarcimenti ammettendo in tutto o in parte una colpevolezza sulla cui evidenza bisognerebbe invece andare più a fondo. Del resto, stride con la propensione alla denuncia penale il fatto che poi il 98% di questi procedimenti si risolvano in modo favorevole al medico, il quale nella maggior parte dei casi è prosciolto senza che si arrivi al processo. Ma dopo restano i costi economici, ad esempio la tutela legale, e psicologici della denuncia. Con conseguenze che durano per molto tempo». Al convegno si tratterà anche l’emersione di nuove fattispecie di danno. L’incontro bolognese, che sarà chiuso dalla Procuratrice Generale di Bologna Lucia Musti, potrà offrire dati statistici puntuali, nelle relazioni del medico legale Domenico Vasapollo, dello psicopatologo forense Luca Cimino, dei consiglieri d’ordine forense Pietro Giampaolo e Giovanni Bellisario, e del presidente di Amami-Associazione medici accusati di malpractice ingiustamente Maurizio Maggiorotti. Bagnoli peraltro anticipa una tendenza: «Più o meno per tutte le discipline mediche crescono i profili della responsabilità: a quella civile e penale si aggiunge la deontologica, e poi l’amministrativa (il danno erariale); a ciò si aggiunge una giurisprudenza sempre più fitta della Corte di Cassazione, ultimo grado di giudizio, che interpreta le leggi in vigore. Oltretutto, il medico è tenuto a rispettare i regolamenti delle Asl. Oggi con le nuove terapie più complesse cresce il fenomeno della presa in carico del paziente in équipe, dove è essenziale la comunicazione tra i colleghi». By Mauro Miserendino fonte Doctor33

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Asl Roma Due: Formazione mirata ai medici di base

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 ottobre 2022

La Asl Roma 2 (naturalmente via via come in questo caso in collaborazione con altre asl o strutture), sta mettendo in campo in questi mesi, direi in questi giorni, giorno dopo giorno, numerose iniziative di “apertura” delle strutture pubbliche ai cittadini con iniziative di trasparenza o altro, ma anche e soprattutto di messa a disposizione della sanità più innovativa a tutti i cittadini, attraverso ad esempio l’introduzione della chirurgia robotica più avanzata nei propri ospedali di riferimento. Nell’ottica della promozione e della tutela della salute dei cittadini nel proprio contesto socio-ambientale, sperimentando anche l’offerta di nuovi servizi coerente con l’evolversi della domanda e dei bisogni e con l’innovazione in campo medico. Il CORSO SULLA DIAGNOSI PRECOCE DEL DISTURBO NEUROCOGNITIVO che ha promosso invece per domani, sabato 22 ottobre, e rivolto a 30 medici di base, riguarda invece una patologia in crescente aumento nel nostro Paese e nella nostra Regione, soprattutto tra la popolazione femminile, l’Alzheimer. Il CORSO SULLA DIAGNOSI PRECOCE DEL DISTURBO NEUROCOGNITIVO – che formerà i medici di medicina generale alla somministrazione di un breve test alla paziente e al paziente anziani capace di intercettare prematuramente i disturbi della memoria al fine di indirizzarli tempestivamente alle opportune strutture e cure – è la concreta testimonianza di una possibile efficace collaborazione tra un ospedale che apre le sue porte e il mondo della medicina di base. By Diana Daneluz

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Adeguare stipendi dei medici al resto d’Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 ottobre 2022

“Siamo il terzultimo Paese in Europa sul fronte delle remunerazioni dei medici, davanti solo a Portogallo e Grecia. La Spagna, quartultimo Paese della classifica, offre ai propri professionisti ben 35.000 euro lordi in più all’anno. E’ necessario che l’Italia si adegui agli stipendi del resto d’Europa”. È questo l’appello lanciato da Antonio Magi, presidente dell’Ordine dei medici di Roma, nel corso del congresso ‘La sanità europea del futuro’ svoltosi a Bruxelles. “E’ chiaro- ha spiegato Magi- che molti giovani medici italiani decidano di andare all’estero: hanno offerte economicamente più allettanti e contratti stabili che gli consentono di crearsi una famiglia. Un medico inizia a lavorare intorno ai 30 anni, dopo 11 anni di formazione- ha ricordato il presidente Omceo Roma- e nel nostro Paese, oltre a remunerazioni basse, gli vengono offerti contratti a tempo determinato, ossia precariato. Andando avanti così la fuga verso gli altri paesi è inevitabile e andrà ad aumentare la carenza, già grande, di specialisti. E’ necessario dunque intervenire per dare serenità ai nostri giovani e farli restare nel nostro Paese”. Sul fronte della riorganizzazione, Magi ha poi messo in evidenza l’importanza di uniformare l’assistenza sanitaria. “E’ necessario creare delle regole, un Codice deontologico per i medici, che sia uguale in tutta Europa e, allo stesso tempo, offrire un’assistenza sanitaria il più equa possibile in tutti i paesi in modo da consentire la libera circolazione dei pazienti”. Al Codice deontologico il presidente Omceo Roma ha dedicato una relazione specifica nel corso della seconda giornata di Congresso evidenziando come si tratti di un progetto a cui si sta lavorando dal 2005 e che ha visto delle tappe importanti nel 2015 e nel 2018 con gli Stati generali della sanità. “Oggi- ha concluso Magi- la Comunità europea sta discutendo per arrivare a delle linee guida comuni a tutti i medici europei cercando di superare le differenze che possono esistere tra i paesi sia dal punto di vista delle regolamentazioni, sia da quello etico e bioetico”.

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Sanità: Fp Cgil, bene approvazione atto indirizzo per contratto Medici e Dirigenti Ssn

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 ottobre 2022

“Bene l’approvazione dell’atto d’indirizzo per l’avvio delle trattative per il rinnovo del contratto dei medici e dei dirigenti del Servizio sanitario nazionale per il triennio 2019/2021. Un passo importante che attendevamo da mesi, ora manca ancora la bollinatura del Ministero dell’economia e delle finanze per avviare il tavolo di contrattazione”. Lo dichiara il segretario nazionale della Fp Cgil Medici e Dirigenti Ssn, Andrea Filippi, dopo il via libera da parte del comitato di settore Regioni-Sanità della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.“Un segnale positivo – prosegue – che segue l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del contratto del comparto sanità. Quella dei dirigenti del Ssn sarà una trattativa importante perché siamo sollecitati tutti dalla responsabilità di valorizzare, oggi più di ieri, il lavoro di chi da sempre è garante della salute dei cittadini e che ha fronteggiato la pandemia con coraggio, competenza e dedizione, senza mai tirarsi indietro anche quando sono mancati mezzi e risorse adeguate”.Per Filippi, “è necessario far fronte alla grave crisi che il Ssn sta attraversando soprattutto in termini di carenza di personale. Organizzazione dei servizi, condizioni di lavoro, retribuzioni e valorizzazione delle carriere, sono le aree sui cui il contratto deve incidere per favorire i processi di reclutamento nel piano assuzionale straordinario, che la Fp Cgil sollecita da anni. I professionisti chiedono certezze dei diritti e delle tutele, è ora di dare risposte appropriate anche per arginare la fuga dai servizi a cui stiamo assistendo”, conclude. By Giorgio Saccoia

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Un antico crocifisso per ricordare i medici caduti a causa della pandemia

Posted by fidest press agency su martedì, 4 ottobre 2022

Torino Sabato 8 ottobre alle ore 10,15, presso l’Aula magna dell’Accademia di Medicina di Torino, via Po 18, avrà luogo una pubblica riunione del Rotary F.R.A.C.H. (Fellowship of Rotarian who Appreciate Cultural Heritage), TEAM 1 (Italia nord-ovest, Francia, Spagna e Portogallo) nel corso della quale verrà presentato il progetto di ristrutturazione del crocifisso del frate Bartolomeo Guidobono che alla fine del Seicento produsse numerose opere pittoriche nel convento dei frati minimi francescani dove risiedeva e dove ora ha sede l’Accademia di Medicina di Torino, ed anche nell’attigua Chiesa di San Francesco da Paola.L’intervento di restauro coinvolgerà, oltre al crocifisso, anche lo scalone antistante e avrà lo scopo di ricordare e di ringraziare i medici piemontesi caduti e impegnati nella pandemia COVID-19. Con l’occasione verrà annunciata una raccolta di fondi promossa dal F.R.A.C.H. mediante i quali, ad integrazione di un finanziamento già concesso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, potrà essere ristrutturata un’opera di grande rilievo artistico e culturale.Il prof. Giancarlo Isaia, Presidente dell’Accademia di Medicina, ringraziando vivamente il F.R.A.C.H. per la disponibilità, ricorda che “il recupero del grandioso crocifisso si inserisce in un più ampio progetto di ristrutturazione, di ammodernamento e di messa in sicurezza del palazzo di Via Po 18, dove un anno fa vennero ristrutturati altri affreschi del Guidobono, sempre ad opera dell’Accademia di Medicina; in accordo con l’Università di Torino, è stata attivata una positiva interlocuzione con il Comune di Torino, che auspico possa concludersi a breve, volta a chiarire i reciproci rapporti patrimoniali e ad assicurare i necessari interventi sull’immobile, al fine di recuperare alla Città un immobile di grande pregio architettonico, al quale da troppo tempo sono mancati i necessari investimenti per impedirne il degrado”.

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Burnout tra i medici

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 settembre 2022

Nonostante il diminuire della fase emergenziale il burnout tra i medici rimane significativamente più elevato rispetto ai livelli pre-pandemici e potrebbe trasformarsi in una “emergenza di salute mentale”, con gravi ripercussioni anche per i pazienti. A confermarlo un recente sondaggio, condotto su 1509 medici statunitensi dal 24 giugno al 3 luglio 2022, che ha mostrato come il 60% abbia sofferto di burnout rispetto al 40% registrato nel 2018. I sintomi più comuni associati al burnout sono rabbia, pianto improvviso, ansia, frustrazione e mancanza di motivazione. C’è chi arriva a pentirsi della propria scelta medica e fa di tutto per cambiare vita. L’80% degli intervistati ha convenuto che esiste uno stigma associato ai medici che chiedono assistenza di qualche tipo riguardo la propria salute mentale e il 39% di loro conosceva almeno un collega che aveva paura di chiedere assistenza psicologica a causa delle domande poste dal datore di lavoro o dagli altri colleghi riguardo le proprie capacità lavorative. In modo analogo, il Medscape Physician Burnout; Depression Report di quest’anno ha rilevato che il 43% dei medici non chiederebbe aiuto per evitare che si sappia presso commissioni medico-lavorative e il 22% ha paura di essere evitato dai colleghi. I più a rischio di burnout sono i medici ospedalieri, di età compresa tra 31 e 50 anni, quelli che lavoravano in medicina d’urgenza e terapia intensiva, i meno esposti sono, invece, i medici di base. Ma lo stress dei medici, stanchi e meno motivati a lavorare si ripercuote anche sui pazienti. Lo raccontata nei dettagli la più ampia indagine sull’associazione tra burnout ed errori medici pubblicata sul British Medical Journal. La ricerca, basata sui risultati di 170 studi osservazionali che hanno coinvolto oltre 239mila medici, mostra come i medici psicologicamente esauriti dai turni di lavoro, dal carico di incombenze e dalla pressione dell’emergenza, hanno il doppio delle probabilità di essere coinvolti in errori che compromettono la salute dei pazienti e sono quattro volte più insoddisfatti del proprio lavoro in confronto ai colleghi che non hanno sofferto di burnout. Nel sondaggio della The Physicians Foundation solo il 36% degli intervistati ha affermato che la propria struttura lavorativa pone attenzione al benessere psicologico del medico e ancora meno (il 31%) ha affermato che gli strumenti di prevenzione e cura in questo ambito siano di facile accesso. “Dobbiamo ancora superare l’idea che i medici debbano essere ‘abbastanza forti’ per resistere alle pressioni della pratica medica e che ammettere di aver bisogno di aiuto o supporto emotivo sia un segno di debolezza”, ha affermato Gary Price, presidente della The Physicians Foundation, aggiungendo che “una mal formazione in tal senso (soprattutto durante la pandemia) ha solo ulteriormente radicato questa mentalità”. (fonte Doctor33)

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Medici di famiglia, ecco come funzionerà la diagnostica in studio

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 settembre 2022

A fine luglio 2022 il ministro Roberto Speranza ha firmato il decreto attuativo delle misure della Manovra 2020. Con una sorpresa: se nel 2019 la legge poneva in capo alle sole Asl acquisto e fornitura degli strumenti, stavolta si ammette che il singolo medico possa mettere a disposizione la propria apparecchiatura. Nel 2021 in piena emergenza Covid 19 nella normativa si è inserito il decreto-legge 23 che destina il 20% della somma all’acquisto a tappeto di pulsossimetri per i medici di famiglia. Il nuovo decreto realizza innanzi tutto il riparto dei fondi alle regioni. Alla Lombardia andranno 40 milioni, al Lazio 23, come alla Campania, al Veneto 19 come alla Sicilia, all’Emilia Romagna 17, alla Puglia 15 e di seguito a scendere. La norma fissa poi una scala di priorità nell’assegnare le apparecchiature: per prime, alle Case di comunità “hub” (quelle grandi, una-due a distretto previste nel Decreto ministeriale 77 in ottemperanza al Piano Nazionale di Ripresa e resilienza); quindi alle CdC “spoke”; quindi, ancora agli studi di medici di famiglia e pediatri identificati quali “spoke”, ed infine alle altre medicine di gruppo. Si dà priorità alle zone montane, alle aree spopolate, interne e rurali, alle piccole isole e alle periferie urbane. Gli strumenti diagnostici vanno collegati alla piattaforma nazionale di telemedicina e al fascicolo sanitario elettronico. Il medico li utilizzerà nell’ambito del suo rapporto con il Servizio sanitario nazionale. Un tavolo tecnico congiunto tra Ministero della Salute e Regioni entro ottobre definirà le specifiche dei referti, le modalità di rilevazione delle attività erogate, quelle di alimentazione del fascicolo e indicatori minimi di processo e di risultato. Ogni regione presenterà un piano dove dettaglia obiettivi di salute perseguiti, dispositivi richiesti con descrizione delle tecnologie e dei costi connessi, modi di acquisizione, tempi di messa in funzione, piano di manutenzione. Inoltre, spiegherà quale formazione porgere ai medici di famiglia, e specificherà gli indicatori di processo e risultato per misurare le attività svolte. Sulla base del piano di fabbisogni presentato, inoltre, stipulerà il nuovo accordo regionale con i medici di medicina generale. Medici e pediatri che mettessero a disposizione propri dispositivi dovranno certificare il proprio contributo con modalità ancora da verificare.Occorre un processo di formazione imponente per medici e sanitari». Ulteriore scommessa, dopo capillarità dell’offerta, acquisizione di personale e formazione, è sugli apparecchi «Accanto a holter ed altri strumenti già disponibili da tempo nelle farmacie (e che non si vede per quale motivo il medico di famiglia non sia incentivato ad usare già ora), c’è il capitolo della telemedicina ancora da disegnare ma ineludibile. Inoltre, una parte di dispositivi -ad esempio pulsossimetri e bilance, utilizzabili a casa del paziente nell’ambito dell’assistenza domiciliare- va resa disponibile ora in una sede ora in un’altra. In alcune Asl saranno le centrali ospedaliero-territoriali del distretto a curare la distribuzione, in altre potrebbero farsi avanti forme organizzative della medicina generale, come le cooperative di servizio. Serve un assetto legislativo in grado di regolare l’organizzazione privilegiando i canali più funzionali». In ogni caso, per Corti, «non si può pensare che finisca tutto installando strumenti e medico nelle sedi». (Abstract) By Mauro Miserendino Fonte Doctor33

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Formazione medici: Università, più tecnologici e dedicati a dispositivi e ricerca

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 agosto 2022

Arriva un nuovo medico nelle corsie. Si laurea in sei anni come gli altri colleghi ma i primi tre è in banco con gli ingegneri clinici, frequenta in inglese, impara le potenzialità del bit, dei big data, dei dispositivi medici, ed è impostato per lavorare in team. È il laureato in corsi di medicina “diversi” che stanno nascendo in molti atenei lungo la penisola. Al Campus Biomedico di Roma un incontro (“Medtech, presente futuro, Università e imprese disegnano il domani”) ha illustrato la figura che esce dai nuovi insegnamenti. Uno-“Medicine & Surgery”- è stato annunciato nell’occasione dall’ateneo romano, insieme a “Biomedical Engeneering” per ingegneri. La base è comune: vi si mettono insieme insegnamenti di scienze mediche, ingegneria, analisi dati, matematica, informatica. Tra i medici, «l’obiettivo è una figura in grado di intercettare e proporre nuovi bisogni tecnologici e capace di portare nei nostri ospedali un valore aggiunto nell’offerta di terapie e diagnostica mirate», spiega il Presidente del Campus Carlo Tosti. Questo medico «affronta temi quali robotica, genomica, intelligenza artificiale o legati all’uso di telemedicina, stampanti 3D ed altro. Un uso che deve essere eticamente responsabile ed economicamente sostenibile». Massimiliano Boggetti, Presidente Cluster Tecnologico Nazionale Scienze della Vita Alisei ricorda come «i nuovi regolamenti europei vanno nella direzione di sinergie tra formazione e settore privato». Collaborazioni di questo tipo saranno incoraggiate dal momento che «l’indirizzo Ue è rendere più numerosi gli studi clinici». Ancor più che alla tecnologia farmaco, lo sviluppo della nuova figura di medico appare connesso all’uso di medical device, settore in cui la produzione italiana cuba 16,2 miliardi e 4.546 aziende occupano 112.534 dipendenti(Fonte Confindustria Dispositivi Medici 2022). Ma torniamo al laureato “Medtech”: Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di Sanità, sottolinea che dal corso deve comunque uscire un medico. «Ricerca, formazione e mondo del lavoro costituiscono un ecosistema. I risultati dell’attività di questo ecosistema però alla fine agiscono nella relazione medico-paziente. Se non c’è un rapporto tra le persone, se il paziente non è coinvolto, la terapia può non instaurarsi; se il rapporto c’è, si può far crescere la consapevolezza del paziente sull’uso di nuovi strumenti diagnostici e terapeutici». Brusaferro indica nell’assistenza ai minori e nella prevenzione gli obiettivi in un’Italia dove ci sono 1,4 milioni di under 18 in povertà a fronte di un tasso di natalità ai minimi. Ed aggiunge: «Il medico con le competenze citate non solo sta in rete, ma fa rete con il paziente, attuando tra l’altro comportamenti virtuosi (per dire, un medico che fuma non dà un esempio positivo); se non si fa rete, il risultato di cura può risentirne». «Il medico lavora ormai a stretto contatto con l’innovazione. Per un 50% le nuove molecole in studio nelle sperimentazioni cliniche sono personalizzate. Per mirarle servono nei centri di cura competenze specifiche o “aumentate”», afferma il Past President Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi. «La sfida che ci attende è preparare medici capaci di scegliere le tecnologie migliori; di sapere come gli input di una telecamera arrivano ai neuroni in un non vedente, o quali implicazioni etiche abbia il posizionare un elettrodo nel potenziare la memoria in un’area associativa del cervello», dice Vincenzo Di Lazzaro, preside di Medicina del Campus Bio-medico. «L’obiettivo di questo medico è conoscere le tecnologie per mettere a punto nuove cure. Una richiesta che viene anche dalle imprese quando finanziano master post-laurea». (fonte Doctor33)

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Orari medici, uno su cinque lavora oltre 48 ore a settimana

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 agosto 2022

Un medico su cinque in ospedale per più di 48 ore a settimana. A riferirlo è il sindacato Cimo-Fesmed. Il sindacato dei medici richiederà un intervento all’Ispettorato Nazionale del Lavoro per ogni violazione della normativa europea sull’orario di lavoro: “Tra i colleghi livelli di stress lavoro correlato e burnout inaccettabili, a rischio la sicurezza delle cure”. “Riceviamo ormai quotidianamente denunce di medici che sono costretti a lavorare per più di 48 ore a settimana, senza rispettare le 11 ore di riposo tra un turno e l’altro, violando la normativa europea sull’orario di lavoro. Ogni richiesta di aiuto indirizzata alla Federazione Cimo-Fesmed sarà immediatamente inoltrata all’Ispettorato Nazionale del Lavoro, richiedendo un intervento ispettivo in tutte quelle aziende ospedaliere dove l’organizzazione del lavoro è fondata esclusivamente sugli straordinari del personale, su medici tappabuchi e su diritti ignorati. Invitiamo pertanto tutti i medici vittima di tale sistema a segnalare la propria situazione al segretario aziendale o alla sede nazionale. Sono certo che purtroppo saremo costretti a inondare l’Ispettorato del Lavoro di richieste”, afferma in una nota Guido Quici, Presidente del sindacato dei medici Federazione Cimo-Fesmed. “In uno degli ultimi sondaggi promossi dalla Federazione Cimo-Fesmed – prosegue – è emerso che un medico su cinque rimane in ospedale per più di 48 ore a settimana, con conseguenze come la stanchezza che aumenta notevolmente la possibilità di commettere degli errori. Inoltre, il burnout e lo stress lavoro-correlato sono tra le principali motivazioni che spingono sempre più medici a dimettersi dalle strutture pubbliche. Eliminare il tetto alla spesa del personale, in modo da poter colmare i vuoti di organico”, conclude Quici. (fonte Doctor33)

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Responsabilità medici, ecco che cosa cambia nel patrocinio legale del medico ospedaliero

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 luglio 2022

Il diritto alla difesa è assicurato dalla costituzione all’articolo 24, oltre che dalle leggi e dai contratti. Ma questi ultimi ogni tanto non aiutano chi si deve difendere. Com’è emerso ad un recente webinar di Confederazione Italiana Medici Ospedalieri a cura dell’avvocato Giancarlo Faletti il medico ospedaliero non è molto aiutato dall’articolo 67 del nuovo contratto nelle cause per responsabilità penale e civile. L’articolo tratta il patrocinio legale, che l’azienda sanitaria dovrebbe mettere a disposizione del medico fin dall’apertura del procedimento insieme ad un legale ed eventualmente ad un consulente. Nei fatti le cose non vanno così “de plano”. Partiamo dagli aspetti positivi: l’articolo recepisce la legge Gelli estendendo il patrocinio legale a mediazione ed accertamento tecnico preventivo alle condizioni previste dai regolamenti aziendali. Ma poi ci sono gli aspetti negativi. Intanto, se l’azienda sceglie un avvocato e il medico ne preferisce un altro, quest’ultimo va pagato dal medico. Solo in caso di assoluzione o proscioglimento il medico può chiedere rimborso delle spese legali ma nei limiti dei minimi tariffari e una parte della spesa resta in capo a lui, che paga per il suo diritto. Inoltre, nei casi di proscioglimento, là dove il giudice non sanziona perché applica una causa di esclusione della sanzione (esempio: chi ha proposto querela l’ha ritirata perché risarcito da medico od azienda) la maggior parte dei regolamenti aziendali non considera la situazione tale da imporre all’azienda il rimborso delle spese legali del medico che ha scelto un suo avvocato di fiducia. I casi di assoluzione dovrebbero invece essere sempre rimborsabili, ma ci sono aziende che distinguono tra assoluzioni per non aver commesso il fatto o il fatto non sussiste da quelle che assolvono perché il fatto non costituisce reato o non è più reato perché depenalizzato. Molto dettagliati nel contratto sono i procedimenti disciplinari per i dirigenti medici e sanitari (articoli 69-79). Nel contratto precedente erano curati dall’ufficio procedimenti disciplinari e dal direttore di struttura e le competenze disciplinari rispettive erano distinte. Il direttore di struttura era competente sulle violazioni di contenuto minore, da rimprovero verbale o sanzione pecuniaria minima. Ora però il rimprovero verbale per i dirigenti non c’è più, si parte dal rimprovero scritto per salire via via a sanzione pecuniaria, sospensione, licenziamento. Viene meno il potere irrogatorio della sanzione in capo al direttore di struttura e tutte le violazioni sono decise dall’ufficio procedimenti disciplinari, eventualmente attivato dal direttore di struttura. Si riduce poi a due ipotesi il venir meno del potere disciplinare: perché esercitato fuori dai termini perentori fissati dalla legge: per la contestazione dell’addebito al dipendente il termine è 30 giorni da quando l’ ufficio procedimenti disciplinari è stato investito della questione; invece per la conclusione del procedimento disciplinare i 120 giorni già fissati in precedenza ma non decorrono più dalla data in cui si è verificato il fatto disciplinarmente rilevante bensì dalla contestazione di addebito. Nella sostanza, il medico ha meno margini processuali di manovra ed è chiamato più spesso a difendersi nel merito con due diritti da ricordare sempre: può acquisire copia integrale del contenuto del fascicolo del procedimento disciplinare; e può utilizzare la “difesa tecnica” che consente in alternativa di comparire di fronte all’ufficio procedimenti disciplinari o di mandare una memoria, assistiti da un dirigente sindacale o da un avvocato, o da entrambi se l’azienda lo consente. (fonte Doctor33)

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Parlamento: Parere favorevole al bonus da 200 euro una tantum ai medici specializzandi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 luglio 2022

On. Stefania Mammì (M5S): “Il Governo si impegna valutare la possibilità di estendere, anche 40 mila medici specializzandi, il bonus da 200 euro una tantum. I giovani specializzandi offrono ogni giorno un contributo importante e sono una delle colonne portanti del Sistema Sanitario Nazionale. La loro esclusione, dovuta all’inquadramento contrattuale che non consente di considerarli dei lavoratori, nonostante si tratti di laureati professionisti chiamati a compiere attività mediche è, per noi del M5S, inaccettabile. Per questo ho presentato un ordine del giorno al DL aiuti che ha visto il parere favorevole del Governo. L’inclusione dei medici specializzandi, unici sanitari che oltretutto non hanno mai beneficiato di bonus relativi all’emergenza sanitaria, costituisce un atto dovuto sia come riconoscimento del contributo da essi offerto finora, sia per consentirgli di fronteggiare gli effetti economici della crisi in atto. Ritengo sia doveroso riconoscere anche ai medici specializzandi un incentivo economico per i rischi che hanno corso durante l’emergenza sanitaria, visto che percepiscono unicamente una borsa di studio ministeriale”, conclude la pentastellata Mammì

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Carenza medici, per i Pronto soccorso rischio collasso estivo per ferie

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 giugno 2022

Pronti soccorso in crisi in tutta Italia per carenza di personale. E con le ferie estive -a parte il fatto che diventa sempre più difficile goderne – il servizio può spopolarsi ed andare in tilt. Mentre gli accessi, complice la stagione turistica, aumentano. L’allarme arriva dal congresso Anaao Toscana che ha sancito l’avvicendamento al vertice della sezione regionale del sindacato: Gerardo Anastasio (Pisa) succede a Flavio Civitelli(Nottola, Siena). Inaugurando l’incontro, il presidente dell’Ordine di Firenze Pietro Dattolo ha osservato come in Toscanasolo nel 2021 abbia lasciato volontariamente il posto di lavoro nel servizio pubblico un 3% dei medici confermando il trend nazionale ed un problema nelle condizioni di lavoro. «Ebbene, nei pronti soccorso dell’Asl Toscana Sud-Est -denuncia Francesco Carbone, segretario Anaao aziendale – i medici previsti come personale minimo necessario nel 2018 avrebbero dovuto essere 184, ma nella realtà erano disponibili solo in 146. Attualmente, nel 2022, sono scesi a 95. Il tasso di abbandono è del 10% medio annuo, e si fa flebile la possibilità di coprire i vuoti a breve. Ma non è tutto. D’estate, se da una parte c’è l’esigenza sacrosanta di ferie per il personale, le coste della Toscana e molte aree interne dell’Area vasta Arezzo-Siena-Grosseto come Montepulciano e Val d’Orcia si popolano di turisti e cresce inevitabile la pressione sulle strutture sanitarie. I primi ad andare in sofferenza sono i servizi dell’emergenza urgenza. Anche se il problema non è solo toscano, ma nazionale, originato dalla fuga dei professionisti e dalla crisi di nuove vocazioni, nonché dallo stipendio che nella nostra Regione è più basso della media italiana malgrado i servizi offerti siano tra i migliori nel panorama nazionale».L’Anaao con l’Intersindacale segnala da anni che si tratta di un problema strutturale da affrontare con coraggio innovativo. «Nell’incontrarci, come ha promesso farà, la direzione aziendale potrà partire dall’accordo sottoscritto la scorsa estate che prevedeva innanzi tutto l’adesione volontaria dei professionisti tra i quali individuare quelli da inviare con ordine di servizio per la copertura assicurativa, svolgimento delle ore eccedenti nel proprio reparto in attività aggiuntiva, orario di passaggio delle consegne in attività aggiuntiva. A fianco di questi punti che il sindacato dà per acquisiti ed irrinunciabili, faremo valere le nostre richieste che mirano a garantire qualità del lavoro, minimizzando disagio e rischi sia in conseguenza del superlavoro sia in termini di perdita di servizi essenziali, nell’auspicio che l’Azienda assuma modelli organizzativi più strutturali, che evitino il ricorso ai soliti schemi emergenziali. Ricordiamo che la produttività aggiuntiva, ore in più pagate a personale inserito oltre l’orario di lavoro istituzionale, è su base volontaria ed è quindi strumento di per sé inappropriato per programmare a medio-lungo periodo. In ogni caso -conclude Carbone- la sicurezza sul posto di lavoro va garantita ed il disagio va ricompensato. Tutto questo in un quadro di fuga dei professionisti dal SSN, tra colleghi che si pensionano, altri che si licenziano e vanno a lavorare nel privato dove trovano opportunità più favorevoli, e i giovani che sempre più spesso, finita la specialità, valutano la scelta tra il privato e l’estero». (fonte Doctor33)

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Concorso per l’ammissione dei medici alle Scuole di Specializzazione in Medicina

Posted by fidest press agency su sabato, 11 giugno 2022

Il MUR, Ministero dell’UniversitaÌ e della Ricerca, con il decreto n. 909/2022, ha reso nota la data per il concorso per l’ammissione dei medici alle Scuole di Specializzazione in Medicina (SSM) per il 2022, prevista quest’anno per il 26 luglio 2022. Il 1° novembre 2022 eÌ stata indicata come data di inizio delle attivitaÌ didattiche per coloro che saranno ammessi alle scuole di specializzazione. Al concorso possono partecipare tutti i candidati con laurea in Medicina e Chirurgia ottenuta entro 15 luglio 2022 e l’abilitazione alla professione medica. La domanda di iscrizione deve essere effettuata sul portale Universitaly, dal 31 maggio al 9 giugno. EÌ ancora ignoto il numero di borse e la loro ripartizione per Scuola, che saranno indicati con un provvedimento integrativo del bando prossimamente. Destano poi alcuni dubbi e sono oggetto di controversia i cosiddetti punti cv, ossia i punti bonus attribuiti in base al voto di laurea e alla media degli esami sostenuti che non possono essere assegnati ad alcune categorie, come ad esempio i medici specializzati o che stanno frequentando una scuola di specializzazione. TestBusters – il piuÌ grande network di docenti-studenti di Medicina in Italia fondato nel 2011 che si occupa di sviluppare attivitaÌ di orientamento e preparazione ai test di ammissione, da diversi anni ha esportato il suo metodo consolidato e codificato, con un approccio distintivo basato sulla peer education, anche alla preparazione del Concorso SSM con il suo brand dedicato, Peer4Med, che offre corsi online, in diretta e on demand e simulazioni online.

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