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Posts Tagged ‘medici’

Dl semplificazioni: Ecco tutte le misure per i medici

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2020

Con il sì del senato alla conversione in legge da parte di 157 onorevoli (e 82 no), il Decreto legge 76 sulle Semplificazioni è in dirittura d’arrivo e attende ora l’ok della Camera. In sanità, il maxi-emendamento di maggioranza a prima vista non introduce grandi novità, se non una timida rivoluzione tra le incompatibilità: potranno fare i medici di famiglia -in primis verso il personale della propria amministrazione e i relativi familiari- medici della Polizia di Stato e ufficiali medici di Forze Armate e Guardia di Finanza. Potranno svolgere sia attività convenzionata sia il servizio permanente effettivo ma devono avere almeno 4 anni di anzianità di servizio, aver conseguito il diploma di formazione in medicina generale ed essere stati chiamati da Asl in cui continuino a mancare medici di medicina generale diplomati. Per l’effettività serve un decreto attuativo del Ministero della Salute, di concerto con il Ministeri di Difesa, Interno ed Economia. La vera novità del decreto, sempre in tema di convenzionata, era stata decisa prima del maxi-emendamento: se si vuole accedere alle scuole di specializzazione, è scritto all’articolo 19 comma 5, non si può far valere il nel punteggio il diploma di medicina generale, o l’attività medico di famiglia. Parimenti non si può far valere il titolo se si è già medico specializzando in altra branca o dipendente o candidato alla dipendenza in una struttura pubblica o privata accreditata. La norma attenua il rigore di altre recenti. Ispirandosi alla Finanziaria 2002 che aveva vietato di partecipare al test di specialità agli aspiranti medici di famiglia del corso triennale e viceversa aveva vietato il corso per Mmg agli specializzandi, quest’anno il regolamento del test d’accesso alle scuole di specialità aveva imposto la rinuncia alla borsa agli allievi dei corsi di medicina generale che volessero tentare il test di specialità ma il Tar Lazio lo ha bocciato. Nulla era invece stato scritto o detto sugli specializzandi che volessero fare il test di medicina generale, un percorso meno appetibile che però, se lasciato aperto, consente di avere qualche medico convenzionato in più in situazione di ricambio difficile. Ora la “penalizzazione” avverrebbe solo ai fini dei punteggi.
Tra gli emendamenti che non sono passati, ci sono quelli a prima firma di Domenica Castellone (M5S) che apriva ad un percorso universitario di formazione specialistica per la medicina generale parallelo ai corsi triennali di formazione specifica di medicina generale erogati dalle Regioni e quello della Svp secondo cui in Provincia di Bolzano la conoscenza della lingua tedesca sarebbe stata condizione sufficiente ad esercitare qualsiasi professione sanitaria. Il governatore del Sud Tirolo Arno Kompatscher aveva comunque chiarito che la norma riguardava il solo ambito delle visite libero professionali private. In tema di università, il decreto consente a docenti e ricercatori a tempo pieno viene consentito svolgere attività extra-istituzionali in favore di privati, o per fini di giustizia, anche continuative, purché siano prestate in regime non subordinato ed in assenza di organizzazione di mezzi e/o persone preordinata al loro svolgimento. Introduce una deroga al Codice degli Appalti fino a tutto il 2021 in materia di attribuzione dei contratti, prevedendo l’affidamento diretto per importi fino a 150 mila euro e procedure senza bando per gli appalti entro 5 milioni di euro o per emergenze legate al Covid-19. All’articolo 8 c’è una norma specifica per velocizzare l’attuazione dei piani di riorganizzazione della rete ospedaliera e territoriale.
Ma soprattutto, il decreto obbliga tutti i professionisti iscritti ad un Ordine o Albo, a dotarsi di Posta elettronica certificata ed a comunicare l’indirizzo all’Ordine di appartenenza. Ogni medico o dentista può controllare sul Registro nazionale Ini-Pec se i propri estremi sono riportati e avvertire l’Ordine di appartenenza per evitare malintesi; ove invece non si fosse dotato di Pec, il mancato adempimento è sua responsabilità e rischia la diffida dell’Ordine e la successiva sospensione se non si adegua subito. Altro effetto: dal 1° marzo 2021, tutti gli enti pubblici dovranno abbandonare i vecchi sistemi di identificazione online: se non in possesso di carta d’identità elettronica (perché deve ancora rinnovarla), il cittadino potrà utilizzare solo l’identità digitale Spid per accedere ai servizi Inps o del Fisco. Mauro Miserendino Fonte Doctor33)

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Tra medici, medicine, palliativi ed espedienti vari

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2020

Per condurre una vita sana non dobbiamo dimenticare che molto dipende dal nostro stile di vita a partire dalla cura del corpo e dai cibi che ingeriamo e le reazioni che essi possono provocare una volta digeriti, assorbiti e metabolizzati. Più in generale possiamo dire che esiste un rapporto profondo tra le più intime strutture, che ci hanno generato, e le varie interazioni con gli elementi della natura che vi ruotano attorno in varie forme e il genere di rapporti che vi instauriamo. È anche un naturale aggregato alla “medicina dello spirito”. Dagli alchimisti ai moderni laboratori di ricerca, dagli stregoni agli stessi rituali religiosi, dagli esperti di fitofarmaci e quanto altro, ci imbattiamo in un proliferare di “pozioni” medicamentose volte a lenire la sofferenza a debellare un male e persino a procurarci qualche danno in più. Cominciamo a chiederci ciò che ci procura più disagi a partire da un’alimentazione sregolata che ci fa eccedere per un certo tipo di nutrimento e meno in altri, per un modo di vivere che ci costringe a mangiare di “volata” un panino nel bar sotto l’ufficio ecc.
Le conseguenze possono essere le più varie e non è detto che il rapporto è matematico ed è espresso in tempo reale tra causa ed effetto. Talvolta il danno che ci procuriamo con un’alimentazione congiunta a un modo di vivere dissennato, può venire dopo mesi ed anche anni e nel frattempo ci illudiamo di credere alla nostra “inossidabilità”: mangiamo di tutto, beviamo di tutto, facciamo follie e il nostro organismo sembra non risentirne. Ma su tutto è necessario assumere una consapevolezza. Il corpo umano è una struttura complessa. E proprio per questo non possiamo affidarci al caso in specie per chi predilige i “si dice” delle solite “comari” che, con molta disinvoltura e per qualsiasi acciacco, si improvvisano terapeute e specialiste in medicina.
Va inoltre posta molta attenzione per le scienze e le discipline tradizionali dell’India e della Cina, sull’uso delle piante medicinali e sulle pratiche fisiche, l’agopuntura, la pranoterapia ecc. Non dubito della loro efficacia, per il trattamento di determinate malattie, ma va, tuttavia, non trascurato il fatto importante che non sempre chi le prescrive è all’altezza della situazione. Proprio per evitare questa incompetenza terapeutica l’Unione Induista Italiana ha istituito un centro di cultura indiana per offrire la possibilità di studiare le scienze e le discipline tradizionali dell’India, tra cui Ayurveda, Yoga, Jyotisa (astrologia), Sanscrito, Danza e Canto. Hanno, in proposito, avviato degli appositi corsi, della durata di un anno, e ai partecipanti meritevoli è rilasciato un attestato di frequenza. Seguono poi i corsi d’aggiornamento. L’iniziativa è volta a dare una preparazione base che consente di impiegare quest’antica scienza come terapia naturopatica alternativa di prevenzione e cura della salute. I docenti sono tutti medici e specialisti ayurvedici provenienti dagli U.S.A. e dall’India. Questa esperienza, come molte altre, mi fa meglio comprendere il rapporto esistente tra i prodotti della natura e la loro capacità, assumendoli in determinate dosi, e per produrre sul nostro organismo determinati effetti. Lo stesso si può dire per la terapia fisica e quanto altro. (Riccardo Alfonso)

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È tempo di società tra professionisti anche per i medici

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 luglio 2020

Sono sempre di più le richieste per registrare queste forme di esercizio della libera professione pura, che godono di benefici economici (credito a fondo perduto in emergenza Covid, iperammortamento). Ora le risposte delle Regioni vanno nel senso di semplificare la vita a chi guarda avanti. È il caso di una circolare della Direzione regionale salute del Lazio fortemente voluta dall’Ordine dei medici di Roma, che apre a Stp non solo mono-professionali, composte da più tipologie di specialisti medici, ma anche multi-professionali, formate cioè da più professionisti sanitari, medici ed infermieri o dentisti ed igienisti dentali. Il documento in particolare “accorda” la società tra professionisti, frutto di una legge nazionale del 2011, con la legge laziale 4 del 2003 sulle autorizzazioni, un testo che impone un iter autorizzativo articolato agli ambulatori dove si pratichino prestazioni invasive o implicanti rischi per la salute dei pazienti e diagnosi complesse.Secondo la legge 183/2011 le Società tra professionisti esercitano unicamente attività tutelate da ordini e collegi. Possono prendere forma di Srl, o di Spa, di società di capitali, ma devono riservare a soci professionisti iscritti all’Ordine la maggioranza dei due terzi, e la stessa percentuale (>66,6%) va riservata alle quote dei soci professionisti. Devono poi stipulare un’assicurazione Rc per i danni causati dai soci ai pazienti, escludere i radiati dall’Albo, i condannati in via definitiva a pene maggiori di 2 anni. Il socio, al quale è vietato possedere quote di più di una società, può avvalersi di ausiliari, anche non iscritti ad ordine, e in caso di necessità di sostituti, comunicando per iscritto al paziente i nominativi di questi ultimi. Incrociando la 183 con la sua legge 4/03, il Lazio stabilisce che la società monodisciplinare è assimilata allo studio medico associato (la forma associativa più semplice), mentre la pluridisciplinare si differenzia tra “poli-studi” e “ambulatori” (i secondi devono chiedere autorizzazione all’esercizio). Vanno autorizzate in via preventiva le strutture in cui si eserciti attività invasiva ai sensi della legge 4 comma 1 (luoghi di ricovero, centri riabilitativi etc) e gli ambulatori dove si eserciti attività invasiva o le società di assistenza a domicilio. Non vanno invece autorizzate Stp non attrezzate per attività non invasiva: ad esempio, al dentista basta comunicare all’Asl l’inizio dell’attività. Per le società multidisciplinari, oltre i 4 componenti, la circolare però prefigura un’attività ambulatoriale complessa, da autorizzare. «Il dispositivo va verso la semplificazione di cui avevamo bisogno», dice Antonio Magi presidente Omceo Roma, che conferma «un leggero ma deciso incremento delle Stp, trainate dagli Odontoiatri, ma sempre più gradite anche ai medici che le chiedono perché semplici da attuare. Il professionista può costituire una società anche in forma singola, iscriverla all’Ordine, pagare la quota, e conciliare i vantaggi offerti dal legislatore alla persona giuridica con la necessità di erogare al paziente prestazioni sicure, sotto l’ombrello della deontologia. Il Lazio fa un ulteriore passo avanti, consentendo al professionista di lavorare insieme a un socio infermiere, psicologo etc. La libera professione medica ed odontoiatrica si apre alla multidisciplinarità e alla sfida della complessità, di fronte allo scenario di poli-patologia che ci prospetta un paese sempre più “anziano”».Ci sono ancora aspetti da valutare, come il tetto di 4 soci nelle società multidisciplinari oltre cui scatta la procedura autorizzativa dell’ambulatorio, mentre per le società monodisciplinari non vige limite numerico ai soci. «L’obiettivo era semplificare la vita ai nostri iscritti – dice Magi – e capire se parte della semplificazione si può trasportare nelle convenzioni dove stiamo lavorando con la Regione su fronti importanti, tipo la possibilità che medici specialisti Asl visitino nello studio del medico di famiglia attivando l’interdisciplinarità prevista dalla legge o psicologi con contratto da specialista ambulatoriale operino coordinati con i medici su alcuni pazienti. Interlocuzioni di successo come questa ci consentono di aprirci al futuro senza pensare per forza di dover cambiare le leggi che ci ingessano; basta una politica attenta alla semplificazione e molte barriere possono cadere». (By Mauro Miserendino, fonte: Doctor33)

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Lombardia: Nuovo modello sanitario con al centro medici e operatori sanitari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2020

I lombardi meritano una sanità pubblica di qualità che sia in grado di curarli. Servono investimenti nella rete dei medici di famiglia e nella sanità territoriale, quella che il centrodestra ha smantellato in questi anni.Annunciare un mega ospedale da mezzo miliardo di euro, senza avere una visione, senza alcuna condivisione con il territorio, e soprattutto senza mettere in discussione il modello di gestione della sanità lombarda, è la classica operazione da venditori di fumo. Un tentativo di spostare l’attenzione dal fallimento del “modello” leghista di sanità lombarda alla solita proposta propagandistica che se andrà in porto si vedrà tra dieci anni.
Al contrario i lombardi devono avere risposte subito. In modo concreto e realistico chi governa in Lombardia si adoperi subito per valutare i costi e le opere necessarie per consolidare e migliorare l’Ospedale Maggiore di Cremona, e al contempo pensi anche a come valorizzare le altre strutture della provincia per rafforzare tutta la rete territoriale e non indebolirla come ha fatto in questi anni.Questa la reazione del Movimento 5 Stelle, per voce del Senatore Danilo Toninelli e del Consigliere Regionale Marco Degli Angeli, alla proposta dell’europarlamentare di Forza Italia, Salini, di costruire con in fondi del MES un nuovo ospedale da 450 milioni a Cremona.Toninelli e Degli Angeli non si limitano a pensare solo all’infrastruttura ma guardano anche ad un nuovo modello sanitario. “Abbiamo bisogno di maggiori investimenti nella sanità pubblica, del ripristino della rete di medicina di base del territorio, di assistenza domiciliare, dell’infermiere di famiglia, del rafforzamento dei consultori e di più programmi di prevenzione.
Occorrono investimenti in studi epidemiologici, ricerca, in particolare quella oncologica, e laboratori di diagnosi”.Continuano i due portavoce cremonesi del M5S: “Le sparate mediatiche che arrivano dagli esponenti di quella parte politica che per anni ha condiviso e tutt’oggi difende il modello di Sanità voluta da Formigoni e Maroni, rasentano il ridicolo.
Dispiace che anche qualcuno del Partito Democratico si lasci attirare da questo agghiacciante eco di sirene. Tutto questo – concludono Degli Angeli e Toninelli -, non può poi prescindere dalla stabilizzazione dei contratti di medici, infermieri e operatori sanitari, che da anni vivono nel limbo del precariato”.Abbiamo già visto con l’ospedale in Fiera di Milano, che un contenitore vuoto senza risorse umane professionali è un mero spot elettorale. Il M5S in Lombardia lotta da anni per un rafforzamento della sanità pubblica. Ora è giunto il momento che Fontana e la sua compagine di centrodestra ci ascoltino e la smettano di far ingrassare la sanità privata a discapito di quella pubblica.”

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Medici di famiglia, è rischio boom pensionamenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2020

Dopo l’onda del Covid-19, per i cittadini bergamaschi potrebbe arrivare quella del pensionamento in massa dei medici di famiglia. Dei circa 600 operanti in provincia entro fine anno potrebbe andarsene via – per pensionamento, data l’alta età media, ma non solo – un centinaio, uno su cinque. L’allarme lo lancia Guido Marinoni, presidente dell’Ordine dei Medici di Bergamo. Che spiega: «In ambito Enpam, i requisiti per l’età pensionabile del professionista maturano a 62 anni, il medico di famiglia può cessare dalla convenzione a 68 anni, molti continuano fino a 70 anni. E così hanno fatto molti colleghi in tempo di Covid-19, sfidando la malattia e restando al loro posto. Ma adesso i cambiamenti organizzativi e gli orizzonti della medicina generale, che non sono rosei, potrebbero rivelarsi un incentivo all’esodo». Resterebbe sguarnita in primo luogo l’assistenza primaria. «In genere l’età del pensionamento dipende anche da quanto il medico ha contribuito alla sua previdenza, dall’eventualità che si sia costruito un assegno pensionistico “robusto” sia sulla base del numero di scelte e delle voci contrattuali che “fanno pensione”, sia fruendo dei riscatti (periodo di laurea, allineamento) e della possibilità di modulare le aliquote aggiungendo percentuali di retribuzione fisse ai contributi, con versamenti ulteriori. Meno un collega ha convenienza ad andarsene, più resta fino all’ultimo. Da inizio anno però sono andati via in 50 e ora, allentatasi l’emergenza, c’è persino il rischio di un incremento degli esodi».Tra l’altro, Bergamo non soffre solo di pensionamenti. «Su 600 posizioni di assistenza primaria totali avevamo 55 colleghi incaricati e 22 hanno dato le dimissioni». Colpa non solo dell’età anagrafica, quindi? «L’incaricato guadagna poco, alla fine porta a casa meno di un medico di continuità assistenziale. Deve provvedere allo studio, alle spese d’affitto, e prende lo stipendio di base. È vero, si aprono delle possibilità più rapidamente per entrare in convenzione se si è giovani. Ma non si risolve né il problema assistenziale della comunità – dato che le scelte in carico sono poche – né il problema di darsi da vivere, economicamente. Più di 600 scelte se frequenti il tirocinio triennale non si possono avere; ed è giusto, perché il corso necessita attenzione e frequenza, ma con quelle dove si va? Alla fine se si frequenta il corso spesso è più remunerativo fare ore in continuità assistenziale».
Non è tutto. Governo centrale e regioni starebbero snobbando la medicina generale, in un momento peraltro delicatissimo. «Stanno passando cose che non vanno bene», dice Marinoni. «La Fnomceo ha già avvertito della necessità di incrementare le borse di studio. Lo scorso anno furono 2 mila, quest’anno si avverte il rischio di tornare ai livelli precedenti. Sarebbe un problema grave dati i trend di pensionamento». La categoria è stata inoltre la più falcidiata dal coronavirus, in termini di decessi. «Sarebbe un gesto gradito un bonus da parte della regione ai medici di famiglia, non dico un’una tantum pari a quella dei colleghi ospedalieri, ma qualcosa anche di simbolico. Peraltro fin qui non è previsto niente». Quella di Marinoni non è una richiesta ma una riflessione. Cui se ne aggiunge subito un’altra: «L’incremento per l’infermiere di studio, 10 milioni, oltre alla messa su strada degli aumenti già stabiliti nelle convenzioni, è tutto quello che fin qui si è visto per la categoria, ma noi avremmo bisogno di far funzionare gli studi con personale e relativi incentivi. La Regione vorrebbe i medici di famiglia sia sentinelle del territorio contro la pandemia, e sul fronte anche contro le cronicità. Ma occorre una grande riflessione a livello nazionale e locale, finora abbiamo assistito a manovre di corto respiro, agli stanziamenti per le unità speciali di continuità assistenziale-Usca per la gestione a casa dei pazienti Covid… In realtà si tratta di risorse per il 2020, e allocate per una funzione che si spera non duri per sempre e che lo stesso medico interpreta come temporanea. È tempo di guardare al futuro». (By Mauro Miserendino, fonte Doctor33)

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Venti raccomandazioni per siglare l’alleanza strategica fra oncologi e media

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 giugno 2020

Sono state presentate al più importante congresso mondiale sui tumori, il Congresso della Società Americana di Oncologia Clinica (ASCO), che si è svolto recentemente in forma virtuale. Le raccomandazioni sono raccolte nella prima Dichiarazione mai realizzata in Europa e dedicata alla corretta comunicazione in campo oncologico. Il lavoro è frutto di una consensus conference tra professionisti dell’informazione e operatori sanitari, che vede la Regione Marche come prima promotrice.
“Per sconfiggere il cancro abbiamo bisogno di tante armi, non solo quelle fondamentali e insostituibili della medicina e della ricerca scientifica – spiega la prof.ssa Rossana Berardi, Ordinario di Oncologia Medica presso l’Università Politecnica delle Marche, Direttore della Clinica Oncologica Ospedali Riuniti di Ancona e coordinatore AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) Marche -. Avvertiamo la forte necessità di una vera alleanza tra medico e paziente, in cui vi sia un dialogo costante ed aperto nel comune intento di superare la malattia. L’alleanza, in realtà, dovrebbe essere triplice, perché abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei media, e più in generale di chi fa informazione, affinché non si cada nelle trappole della disinformazione. In ambito oncologico, la cattiva informazione è forse più deleteria che in altri campi, perché impatta sulla salute pubblica e potenzialmente sui pazienti, che potrebbero assumere decisioni sbagliate per il loro percorso di cura”. “La Dichiarazione è il risultato di un lungo periodo di studio e di un tavolo tecnico composto da un panel di autorevoli esperti del mondo della comunicazione e della salute – continua la prof.ssa Berardi -. Quando il clinico comunica i risultati di studi scientifici e i passi in avanti della ricerca, è elevato il rischio che, soprattutto nel web, si diffondano informazioni inesatte o distorte, talvolta addirittura false e gravemente dannose per il cittadino, che recepisce messaggi illusori e fuorvianti. Un fenomeno evidente durante l’emergenza causata dal COVID, anche per l’incremento iperbolico di strumenti quali il web e i social, che in troppi casi diffondono e potenziano notizie che non hanno ragione di circolare. Talvolta anche i media tradizionali seguono questa pericolosa tendenza”. “L’obiettivo della nostra Dichiarazione è individuare un percorso più equilibrato attraverso una serie di ‘raccomandazioni’ relative alla comunicazione in ambito oncologico e, più in generale, medico – afferma la prof.ssa Berardi -. Opporsi al dilagante fenomeno delle fake news, ad esempio, è solo uno degli scopi della Dichiarazione: è inaccettabile che circolino ancora false credenze per cui il cancro si può curare con estratti naturali. Dall’altro lato, vanno fissati parametri con cui evitare il sensazionalismo legato a notizie prive di attente verifiche della fonte. E, per costruire una comunicazione che sia davvero efficace verso il cittadino, è altrettanto fondamentale limitare, da parte dei medici, il ricorso a un gergo tecnico non comprensibile”.
Nel dettaglio, nella Dichiarazione sono state individuate cinque aree specifiche con le relative raccomandazioni: esaminare la terminologia utilizzata per non danneggiare o ingannare gli utenti, evitando facili sensazionalismi e dare più spazio a tematiche del fine vita, cure palliative e assistenza domiciliare (area assistenza e comunicazione); fornire indicazioni complete sui farmaci, mantenere cautela nelle indicazioni off-label dei farmaci o in merito a farmaci ancora in fase sperimentale (farmaci e comunicazione); valutare la rilevanza clinica e l’uso dei risultati degli studi e l’accuratezza dei protocolli di ricerca (ricerca e comunicazione); rafforzare il concetto per cui le informazioni sulla salute non possono sostituire la figura del medico e riportare sempre, nei rapporti sulla salute, il contesto di riferimento (esiti delle cure e comunicazione); limitare da parte della comunità scientifica l’adozione di terminologie complesse e ridurre il ricorso al gergo medico per una migliore comprensione della notizia da parte del cittadino (tecnologia e comunicazione). Altre 10 raccomandazioni riguardano tematiche trasversali, cioè comuni alle 5 aree specifiche, e spaziano dell’uso della terminologia al ricorso a fonti affidabili fino alla trasparenza nella comunicazione.
La consensus conference che ha dato vita alla Dichiarazione è stata promossa dalla Clinica Oncologica degli Ospedali Riuniti di Ancona ed ha visto, tra i protagonisti e sottoscrittori dell’intesa, Rossana Berardi (Direttore Clinica Oncologica Università Politecnica delle Marche – Ospedali Riuniti di Ancona), Maurizio Blasi (giornalista, ex caporedattore RAI TGR Marche), Andrea Brusa (caporedattore Il Resto del Carlino Ancona), Michele Caporossi (Direttore Generale Ospedali Riuniti Ancona), Franco Elisei (Presidente Ordine Giornalisti Marche), Gian Luca Gregori (Prorettore Università Politecnica delle Marche), Giancarlo Laurenzi (Direttore Corriere Adriatico), Massimiliano Marinelli (bioeticista e docente di Medicina Narrativa Facoltà di Medicina Università Politecnica delle Marche), Graziella Mazzoli (Direttore Istituto per la Formazione al Giornalismo Urbino) e Fabrizio Volpini (Presidente IV Commissione Salute Regione Marche).
“È doveroso da parte mia, in tempo della prima pandemia in era social, definita infodemia dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) – conclude Michele Caporossi, Direttore Generale Ospedali Riuniti di Ancona -, sottolineare con un pizzico di orgoglio la lungimiranza che due anni or sono spinse operatori sanitari della nostra azienda, universitari e direttori di testate giornalistiche a mettersi seduti intorno ad un tavolo, percependo la necessità di esplorare un metodo di lettura comune della nuova era del mondo. ‘Superare il dialogo tra sordi’, dicemmo allora. Penso che la consensus conference ci sia riuscita. Abbiamo fugato il rischio di esprimere semplicemente opinioni, adottando un metodo condiviso su basi scientifiche. La strada è quella giusta per continuare a consolidare un metodo di lotta alle post verità e alle fake news efficace e duraturo”.

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Covid 19: curare le “ferite” di chi cura

Posted by fidest press agency su domenica, 17 maggio 2020

Medici e infermieri non sono vulnerabili solo rispetto al rischio di contrarre il coronavirus. Anche quando le misure preventive e protettive sono adeguate, restano esposti a un alto livello di stress psicologico, oltre che fisico, e mai quanto ora, hanno bisogno di un supporto psicologico, per far fronte alle difficoltà generate dalla situazione contingente, per evitare lo sviluppo o l’esacerbazione di problemi psicologici.Per questo motivo Boehringer Ingelheim Italia, che fin dall’inizio della pandemia ha dimostrato la propria vicinanza alla popolazione, ai pazienti e a coloro che se ne prendono cura, offrendo il proprio sostegno attraverso diversi iniziative, ha deciso di sponsorizzare un progetto di supporto psicologico rivolto agli operatori sanitari, per permettere loro di elaborare emozioni e stati d’animo vissuti nello svolgimento del servizio emergenziale, offrendo una consulenza specialistica sulla gestione dello stress emotivo, a tutela del loro equilibrio psicofisico.
Il progetto è realizzato dalla Cooperativa Sociale Onlus Spazio IRIS – Istituto di Ricerca e Intervento per la Salute, con l’obiettivo di “trasformare i limiti in risorse”. Spazio IRIS è una Welfare Company che opera nel settore della clinica, della ricerca e della formazione in ambito sanitario, fondata nel 2013 dai dott.ri Luca Granata e Tiziano Schirinzi con l’obiettivo di una realtà creativa e in dialogo costante con la comunità scientifica. Spazio IRIS mantiene da sempre fede ad un pensiero che tenga conto della soggettività della persona visto come primo obiettivo di un buon intervento professionale. Sostanzialmente il lavoro degli psicologi del progetto consiste nell’analizzare le complessità, le difficoltà e le fragilità del singolo, prima che queste si trasformino in problemi. Gli stessi guideranno il medico o l’operatore sanitario nell’individuazione del problema, sviluppando nuove prospettive e percezioni dello stesso e delle proprie risorse per affrontarlo. L’obiettivo finale è accompagnare l’utente fornendo strategie per far fronte alla complessità.In prima battuta sarà attivato, con l’aiuto di alcuni psicologi del centro Spazio IRIS, con competenze specifiche di materia emergenziale e di coaching strategico, un numero verde per rispondere a domande che necessitano di una risposta diretta e immediata, per arginare da subito la situazione. Un triage psicologico capace di accogliere e valutare la situazione dell’utente. Successivamente viene proposto di programmare un minimo di tre incontri virtuali con uno psicologo psicoterapeuta. In questa fase saranno utilizzate tecniche di “coaching breve strategico”, tecniche di gestione emotiva e problem solving con l’obiettivo di lavorare sulle risorse della persona, ottimizzando la capacità di far fronte alla condizione stressante e suggerendo strategie per affrontare le complessità che si presentano sia in ambito lavorativo, che familiare.
Il progetto prevede una durata di tre mesi, in modo da sostenere il medico o l’operatore sanitario per tutto il tempo della finestra emergenziale, mantenendo attivi comportamenti produttivi ed evitando le ricadute.

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ll Coronavirus sblocca l’abilitazione dei giovani medici

Posted by fidest press agency su martedì, 28 aprile 2020

Hanno chiuso i libri e indossato camici e mascherine, pronti ad affrontare la loro prima esperienza da “veri” medici confrontandosi con la più grande emergenza sanitaria dell’ultimo secolo: Covid19. Il decreto legge del 9 marzo scorso ha spalancato le porte degli ospedali per specializzandi dell’ultimo e del penultimo anno, rendendoli automaticamente medici. Un provvedimento che è servito a ingrossare le fila dei sanitari nelle corsie italiane, ma che al tempo stesso ha riportato all’attenzione il vulnus della formazione: l’imbuto che cronicamente si crea tra la laurea e la specializzazione in medicina. Secondo quanto certificato dalla FNOMCEO (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri), infatti, i medici inattivi in Italia oggi sono 25 mila. Tra questi, accedono alle specialistiche appena in 8.000. Basti pensare che nel 2019 i candidati per accedere alle borse di studio sono stati 17.596 e per il 2020 le borse di studio a disposizione per la formazione post-laurea si ritiene possano essere di poco superiori alle 9.000 unità. Uno scenario che già qualche mese fa, quando il Coronavirus sembrava essere molto lontano dall’Italia, il Milleproroghe aveva cercato di far evolvere, consentendo l’accesso nel SSN agli specializzandi iscritti al 3° anno. La Conferenza delle Regioni aveva quindi aperto le porte alla possibilità di poter assumere medici specializzandi inseriti nelle graduatorie di concorso pubblico. Covid 19 non ha fatto altro che accelerare il processo. Le università straniere, oggi, sono quindi sempre più attrattive. Le ragioni sono numerose: maggiori opportunità, più spazio all’esperienza sul campo, studio in lingua inglese – passaporto per una carriera internazionale! – e confronto con nuove modalità didattiche. Aspetti che Giuseppe Lupica, specializzando in Ginecologia e Ostetricia presso l’Università degli Studi Aldo Moro di Bari e influencer su Instagram (@peppe893 con 177mila followers) e YouTube (Aboutpeppe893 con 18.800 iscritti), ha avuto modo di approfondire durante una study visit a Praga presso la prestigiosa Charles University, una tra le università europee con un alto tasso di internazionalità (ben il 18% su 48.623 studenti complessivi) grazie all’alta qualità della ricerca e alle ottime condizioni di vita messe a disposizione dal Campus che anche diversi studenti italiani hanno scelto per il proseguimento dei propri studi con Medicor Tutor. Molti aspiranti medici, infatti, per affrontare il percorso di studi all’estero, si affidano a una realtà esperta, che li segue passo dopo passo nella nuova esperienza. «Il maggior problema del sistema sanitario italiano, come ha evidenziato l’emergenza Covid 19, non è la mancanza di medici, ma la carenza di specialisti».L’università visitata da Lupica è la Charles University di Praga: fondata nel 1348, è considerata una tra le migliori università del mondo, nonché una delle più antiche, e garantisce una laurea pienamente riconosciuta in tutta Europa e nella maggioranza degli altri Paesi. In Repubblica Ceca, inoltre, non è richiesto alcun esame per accedere alle specializzazioni: a partire dal quinto anno di università, gli studenti possono scegliere presso quale dipartimento intendono specializzarsi e beneficiare di un metodo di formazione innovativo e professionalizzante. Non stupisce, quindi, che questo sia uno degli atenei che desta maggiore interesse.

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Coronavirus: medici e dentisti, impossibile avere mascherine

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 aprile 2020

I medici di famiglia e gli odontoiatri hanno annunciato che è impossibile approvvigionarsi di mascherine e altri dispositivi di protezione perché questi sono irreperibili sul mercato abituale.”Una denuncia gravissima, visto che sono già morti 140 medici. Abbiamo già chiesto che sia lo Stato a distribuire tutte le mascherine, così da stabilire una priorità nella distribuzione, evitare che qualcuno resti senza mentre pochi privilegiati riescano ad accaparrarle” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Questo deve valere anche per le famiglie, specie a fronte della ventilata ipotesi di renderle obbligatorie nella fase 2. Solo così ci potrà essere un’equa distribuzione. Senza contare che le speculazioni in atto rendono le mascherine troppo costose non solo per gli indigenti, ma per una normale famiglia media” prosegue Dona.”Solo quando sarà garantita una produzione ed una distribuzione sufficiente per tutti, si potrà consentire il fai da te e che ognuno possa acquistare le mascherine per conto suo, ma anche in questo caso chiediamo un prezzo amministrato, fissato dallo Stato che si limiti a coprire i costi di produzione e che, ovviamente, sia Iva esente” conclude Dona.

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Tra medici, medicine, palliativi ed espedienti vari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

Per condurre una vita sana non dobbiamo dimenticare che molto dipende dal nostro stile di vita a partire dalla cura del corpo e dai cibi che ingeriamo e le reazioni che essi possono provocare una volta digeriti, assorbiti e metabolizzati. Più in generale possiamo dire che esiste un rapporto profondo tra le più intime strutture, che ci hanno generato, e le varie interazioni con gli elementi della natura che vi ruotano attorno in varie forme e il genere di rapporti che vi instauriamo. È anche un naturale aggregato alla “medicina dello spirito”. Dagli alchimisti ai moderni laboratori di ricerca, dagli stregoni agli stessi rituali religiosi, dagli esperti di fitofarmaci e quanto altro, ci imbattiamo in un proliferare di “pozioni” medicamentose volte a lenire la sofferenza a debellare un male e persino a procurarci qualche danno in più.
Cominciamo a chiederci ciò che ci procura più disagi a partire da un’alimentazione sregolata che ci fa eccedere per un certo tipo di nutrimento e meno in altri, per un modo di vivere che ci costringe a mangiare di “volata” un panino nel bar sotto l’ufficio ecc.
Le conseguenze possono essere le più varie e non è detto che il rapporto è matematico ed è espresso in tempo reale tra causa ed effetto. Talvolta il danno che ci procuriamo con un’alimentazione congiunta a un modo di vivere dissennato, può venire dopo mesi ed anche anni e nel frattempo ci illudiamo di credere alla nostra “inossidabilità”: mangiamo di tutto, beviamo di tutto, facciamo follie e il nostro organismo sembra non risentirne. Ma su tutto è necessario assumere una consapevolezza. Il corpo umano è una struttura complessa. E proprio per questo non possiamo affidarci al caso in specie per chi predilige i “si dice” delle solite “comari” che, con molta disinvoltura e per qualsiasi acciacco, si improvvisano terapeute e specialiste in medicina.
Va inoltre posta molta attenzione per le scienze e le discipline tradizionali dell’India e della Cina, sull’uso delle piante medicinali e sulle pratiche fisiche, l’agopuntura, la pranoterapia ecc. Non dubito della loro efficacia, per il trattamento di determinate malattie, ma va, tuttavia, non trascurato il fatto importante che non sempre chi le prescrive è all’altezza della situazione. Proprio per evitare questa incompetenza terapeutica l’Unione Induista Italiana ha istituito un centro di cultura indiana per offrire la possibilità di studiare le scienze e le discipline tradizionali dell’India, tra cui Ayurveda, Yoga, Jyotisa (astrologia), Sanscrito, Danza e Canto. Hanno, in proposito, avviato degli appositi corsi, della durata di un anno, e ai partecipanti meritevoli è rilasciato un attestato di frequenza. Seguono poi i corsi d’aggiornamento. L’iniziativa è volta a dare una preparazione base che consente di impiegare quest’antica scienza come terapia naturopatica alternativa di prevenzione e cura della salute. I docenti sono tutti medici e specialisti ayurvedici provenienti dagli U.S.A. e dall’India. Questa esperienza, come molte altre, mi fa meglio comprendere il rapporto esistente tra i prodotti della natura e la loro capacità, assumendoli in determinate dosi, e per produrre sul nostro organismo determinati effetti. Lo stesso si può dire per la terapia fisica e quanto altro. (Riccardo Alfonso)

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Coronavirus, in attesa delle linee guida al via i test d’immunità in molte Regioni

Posted by fidest press agency su martedì, 21 aprile 2020

In attesa del vaccino, si parte con i test sierologici di immunità per definire la percentuale di cittadini che ha sviluppato anticorpi al SarsCov2. Mentre Toscana, Sicilia, Lombardia e Lazio hanno iniziato a procedere per conto proprio, cresce il pressing delle Regioni sul ministero della Salute perché fornisca linee guida chiare. In risposta il Comitato tecnico scientifico, sembrerebbe aver definito e validato i criteri e le caratteristiche dei test sierologici che dovranno essere utilizzati per la campagna nazionale.
Tra due o tre settimane dovrebbe prendere avvio in tutta Italia la campagna nazionale sui test sierologici che, come già illustrato dal presidente del Consiglio superiore di Sanità Franco Locatelli, sarà effettuata a campione sulla popolazione italiana per avere un quadro epidemiologico più chiaro della propagazione del virus. Il campione comprenderà circa 150mila cittadini, divisi per sei fasce di età, genere e profili professionali. Si potrà così “avere il polso” della pervasività del virus a livello territoriale ma anche in relazione ai diversi settori, definendo un profilo di rischio dei lavoratori in vista della fase 2 di riapertura del Paese a maggio. A stretto giro arriverà quindi la validazione da parte del Comitato tecnico scientifico dei test sierologici che verranno prescelti e che dovranno garantire elevata «sensibilità, specificità e applicabilità» a livello nazionale. Eppure c’è chi non pensa che i test sierologici siano così affidabili. Pierino Di Silverio, responsabile Anaao Assomed Settore giovani, su Radio Cusano Campus, ha detto: «I test sierologici rapidi pensati per verificare l’immunità al Covid-19 sono ad oggi poco precisi, non sono stati approvati dal ministero come test per fare diagnosi. Mi spiego, questi test hanno, se utilizzati troppo precocemente, una affidabilità veramente troppo bassa per essere sostituiti ai tamponi. A noi occorre un altro tipo di test per verificare la presenza nel sangue di immunoglobuline capaci di dirci se un soggetto ha sviluppato una immunità al virus». Secondo Di Silverio, dunque, «se sottoponiamo cittadini o medici sperando di fare diagnosi di coronavirus sbagliamo, perché rischiamo di avere falsi negativi, ossia persone che presenteranno i sintomi dopo qualche giorno dal test».
La Toscana, intanto, ha annunciato già un accordo con 61 laboratori privati che permetterà di effettuare test sierologici per 400.000 persone, includendo anche i lavoratori dei servizi essenziali. Ed anche il caso del Lazio dove, nei prossimi giorni, partirà una campagna con 300 mila test per tutto il personale sanitario, le Rsa e le forze dell’ordine. In Lombardia, invece, saranno effettuati 20.000 test sierologici al giorno, dal 21 aprile, cominciando dagli operatori sanitari e dai cittadini che devono tornare al lavoro con particolare riferimento alle province di Bergamo, Brescia, Cremona e Lodi. La Campania ha invece deciso lo stop ai test sierologici nei laboratori privati accreditati, perché non potrebbero essere garantite le misure di contenimento. Si attende comunque un parere del Ministero. L’obiettivo del governo Musumeci, governatore della Sicilia, è quello di monitorare l’andamento del contagio come avvenuto per altre epidemie con un screening epidemiologico attraverso i test sierologici per contrastare il contagio da Coronavirus. ( da Anna Capasso Doctor33)

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Emergenza e prassi dentologica per i medici

Posted by fidest press agency su sabato, 11 aprile 2020

L’agenda della pandemia da Covid-19 propone temi e appuntamenti sempre più esiziali, fra questi il recentissimo dibattito politico istituzionale a livello normativo sul tema della responsabilità medica in discussione in queste ore nelle aule parlamentari. Rispetto al quale Simla, la Società Scientifica dei medici legali e delle assicurazioni, ovvero la più antica società italiana di medicina legale, prende una netta posizione e invita tutti i medici a seguire e a lavorare ispirandosi, prima di tutto, alle norme etiche e deontologiche.La situazione che si è venuta a creare in seguito alla pandemia Covid-19, ha infatti indotto, anche su sollecitazione dei medici e degli altri operatori sanitari impegnati in prima linea raccolta dagli Ordini Professionali, a promuovere modifiche alle norme che regolano il tema della responsabilità medica. Attualmente sembra che non ci sia nulla di certo. Si oscilla, infatti, tra emendamenti al recente DL “Cura Italia” in cui la responsabilità medica sarebbe presente solo in in casi di “colpa grave” per strutture sanitarie e medici (per quest’ultimi l’esimente era già presente nella Legge Gelli) ed altri che estendono la moratoria anche ai datori di lavoro persino nei casi che riguardano la salute dei medici.Riusciranno queste norme a frenare i contenziosi? Davvero i medici saranno più protetti in un sistema, come quello italiano, non coperto sufficientemente dal punto di vista assicurativo? Quando si decreterà la fine dello stato di emergenza queste norme verranno ritirate o no? Saranno, comunque, tutelati i diritti dei pazienti? Queste sono solo alcuni delle domande e dei dubbi che la comunità medico-legale e giuridica specializzata italiana si sta ponendo e che sono già fronte di intenso dibattito anche in relazione alla costituzionalità delle stesse.
Simla ha, comunque, redatto oggi una lettera in cui il Presidente, prof Riccardo Zoja a nome di tutto il Consiglio Direttivo, invita tutti i colleghi medico-legali, che obbligatoriamente saranno coinvolti nei casi di possibile responsabilità medica, a rifarsi sempre e comunque, ma, vieppiù, in questa situazione di emergenza, alle norme deontologiche e etiche contenute nel Codice di Deontologia Medica. Si legge infatti nel testo: “Invitiamo tutti al pieno e intransigente rispetto dei migliori principi deontologici che devono ispirare la buona pratica professionale, in ossequio alle evidenze scientifiche disponibili da interpretare e soprattutto contestualizzare all’oggettività della peculiare circostanza sociale e sanitaria in esame, non senza un conforto scientifico rigoroso e fondato”

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Coronavirus cause contro medici

Posted by fidest press agency su sabato, 11 aprile 2020

Prosegue, purtroppo, la lunga lista di coloro che sono pronti a speculare sulla grave emergenza Covid-19. Mascherine vendute a prezzi stratosferici, costi di beni primari, a partire dai prodotti alimentari, alle stelle, improponibili tariffe funerarie e, adesso, si aggiungono avvocati senza scrupoli che promettono strabilianti risarcimenti in cause contro i medici intentate dai parenti di malati o vittime del Coronavirus. Un vero e proprio atto di sciacallaggio che fa leva sul dolore, sullo sconforto e spesso sulla rabbia dei familiari, promettendo loro facili e sicuri guadagni a anticipo zero. Sono molte le associazioni di medici e avvocati che si sono schierate contro questa pratica, a nostro giudizio intollerabile ed abietta. Anche la Federconsumatori e i suoi legali si discostano con convinzione da tale comportamento ed invitano i cittadini a diffidare da chi promette facili vittorie tentando di lucrare sulla pandemia. Il diritto alla tutela in ambito sanitario è un diritto primario, che da sempre difendiamo. Ma ci sono tempi per ogni cosa: minacciare in questo modo medici, operatori sanitari e strutture ospedaliere che stanno affrontando una situazione di emergenza a rischio della loro stessa salute e spesso della vita è inaccettabile. Per questo siamo pronti ad interpellare l’Ordine Forense e il Consiglio distrettuale di disciplina competenti, nonché l’AGCM, per segnalare le false promesse ed i tentativi di sciacallaggio degli avvocati che promuovono azioni spregiudicate e inopportune, dando false speranze ai cittadini e mettendo sotto pressione i medici impegnati in prima linea nella lotta al coronavirus. Ciò non toglie che qualsiasi forma di tutela che si sta discutendo in Parlamento non può naturalmente inibire l’iniziativa dei familiari e dei singoli cittadini dal promuovere azioni in presenza di fatti dolosi e di colpe gravi.

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Scuotto: necessità di un intervento speciale del legislatore a tutela dei medici, delle compagnie assicurative e del Sistema Sanitario

Posted by fidest press agency su martedì, 7 aprile 2020

Lo dichiara ad Adnkronos Gaetano Scuotto, Avvocato Cassazionista, Fiduciario di alcune tra le principali Compagnia Assicurative e difensore Aziende Sanitarie e medici nel commentare il dibattito politico in corso in queste ore, ed a fronte delle probabili, e da più parti già proclamate, azioni risarcitorie nei confronti di medici e strutture. Scuotto è componente del Consiglio Direttivo della SSPL (Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali) Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, coautore del testo edito da Giuffrè “Responsabilità sanitaria e risk Management” di cui ha curato in esclusiva “La disciplina delle coperture assicurative delle strutture sanitarie e dei medici” e componente del comitato scientifico “Camera Arbitrale” istituita presso il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli per il quadriennio 2019-2022.
L’inadempimento qualificato che i reclamanti potranno ricondurre alla Struttura, fonderà sul presupposto che la struttura sanitaria non abbia approntato le giuste cautele, necessarie ad evitare la trasmissione del virus, come ad esempio la mancata attivazione delle obbligatorie e necessarie procedure preventive di isolamento del paziente.Richiamato il principio dell’inversione dell’onere della prova a carico della Struttura, quest’ultima sarà liberata qualora dimostri l’inevitabilità della diffusione del contagio, invocando il rispetto da parte del proprio personale delle linee guida, nonché delle buone prassi nella gestione dei ricoveri di pazienti con sintomi di malattie contagiose, e nello specifico di c.d. sintomi da Covid-19.Per capire la portata negativa che ne potrebbe derivare, basti far riferimento alla legge 210/92 che, prevedendo un indennizzo per i soggetti trasfusi con sangue infetto, ed auspicando nel contempo una tacitazione di ogni pretesa, si è trasformata in un sicuro punto di partenza delle successive azioni risarcitorie per danni di origine contrattuale (nei confronti delle strutture) ed extracontrattuale (nei confronti del Ministero competente), volte ad ottenere – salvo compensatio lucri cum damno, decurtato cioè l’importo ottenuto a titolo indennitario – una ben più elevata somma a titolo risarcitorio.Del resto non vi sarebbe motivo per non distinguere i due momenti: quello indennitario, che si realizza quando una determinata somma è versata, nei casi previsti dalla legge, laddove un comportamento autorizzato dall’ordinamento abbia comportato danni a terzi, e quello risarcitorio quando una determinata somma è versata da chiunque abbia subito, da altri, un danno ingiusto.Né tantomeno- conclude Scuotto- si può pensare ad una norma che vieti ad un soggetto danneggiato di intraprendere una specifica azione giudiziaria a tutela dei suoi diritti, perché profili di incostituzionalità emergerebbero in tutto il loro splendore.Auspicabile, quindi, sarebbe la costituzione di un fondo, distribuito su base regionale, a cui i soggetti portatori di interesse, possano accedere dopo un iter amministrativo snello e veloce: presentazione della domanda che verrà esaminata da una commissione regionale composta da 5 membri (Avvocato, Medico, alto Dirigente della Pubblica Amministrazione Regionale, Magistrato in pensione, nomina del Ministero della Salute). Tale commissione in caso di necessità, potrà anche chiedere la consulenza di un collegio medico legale (mutuando così quanto previsto per i giudizi di responsabilità sanitaria ex L. 24/17 – c.d. Gelli Bianco) composto da un medico legale e da uno specialista, e di un avvocato che si esprima in termini di nesso di eziologico.
Si potrebbe altresì prevedere per i soggetti infetti e poi guariti, una breve rivalutazione del periodo contributivo (pari approssimativamente ad un anno), tale da raggiungere anticipatamente l’età pensionabile.L’effetto auspicato porterebbe ad un contenimento delle azioni giudiziarie e conseguenti costi, nonché a preservare la tenuta delle coperture assicurative in essere per le strutture e per i medici.”

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Novo Nordisk continua il suo impegno per pazienti e medici

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 aprile 2020

Per fronteggiare l’emergenza Coronavirus, oltre alla fornitura dei farmaci, Novo Nordisk intensifica il supporto a medici e pazienti con i suoi programmi di assistenza (Patient support program) e sostegno alle persone con emofilia, diabete tipo 2, obesità e disturbi della crescita allo scopo di fornire un aiuto concreto anche in questo periodo difficile per tutti.Per le persone con emofilia è, infatti, attivo Enixe, il programma di supporto infermieristico e fisioterapico domiciliare. Lo scopo di questo programma è quello di migliorare la qualità di vita della persona, l’aderenza terapeutica e, allo stesso tempo, aiutare lo specialista e i centri a gestire la salute dei propri pazienti via web.Allo stesso modo, nei centri già aderenti, prosegue BethCare, il programma nato per dare un supporto motivazionale ed educazionale alle persone con diabete tipo 2 in trattamento con insulina basale, offrendo al contempo al diabetologo un sostegno per la gestione dei suoi assistiti attraverso una piattaforma digitale di monitoraggio delle attività dei propri pazienti.Per le persone con obesità, invece, grazie all’applicazione App&Opp e ad un team dedicato di professionisti, oltre al servizio che aiuta i pazienti giorno per giorno nel percorso di cura, si offre un ulteriore supporto motivazionale a sostegno dei pazienti, sgravando, anche in questo momento difficile, il medico da eventuali richieste di supporto aggiuntive.Infine, continua il GHD Patient Support Program, il servizio di addestramento infermieristico domiciliare per coloro che hanno disturbi della crescita e per i loro cargiver, allo scopo di educare pazienti e familiari a provvedere in modo autonomo alla somministrazione del farmaco e di offrire assistenza continuativa direttamente a casa ai pazienti che hanno difficoltà nel gestire autonomamente la terapia.
“Questi programmi sono strumenti che Novo Nordisk SpA, in collaborazione con partner specializzati nel settore, mette al servizio diretto dei pazienti e degli operatori sanitari per fare in modo che ogni singola persona possa intraprendere un viaggio il più personalizzato e specifico possibile, aumentando il coinvolgimento nel percorso di cura della sua malattia, al fine di raggiungere gli obiettivi terapeutici fissati” ha dichiarato Drago Vuina, General Manager Corporate Vice President di Novo Nordisk Italia. “In questo particolare momento abbiamo ritenuto necessario proseguire questi servizi per sostenere il più possibile i nostri pazienti e aiutare gli specialisti” ha aggiunto.

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Assunzione medici specializzandi

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 aprile 2020

Milano. Appello all’assessore Gallera dal consigliere regionale pentastellato, Gregorio Mammì: “Mi segnalano da più province ma soprattutto in quella di Lodi, che corsisti MMG (Medici di Medicina Generale) sono rimasti fuori dal piano assunzioni, nonostante abbiano dato la loro disponibilità. Nell’ultima commissione sanità, settimana scorsa, ho segnalato la situazione all’assessore che mi ha assicurato che doveva essere solo un errore. Purtroppo, ad oggi, la situazione degli specializzandi MMG risulta bloccata. Inutile dire che è una situazione inaccettabile, perché sono risorse preziose in questo momento di emergenza. Il presidente del Consiglio ha previsto l’assunzione degli specializzandi e dei neolaureati. Scriverò formalmente all’assessore Gallera e al dirigente Luigi Cajazzo per sollecitare una risposta e una verifica immediata di questa.

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Formazione per i medici e gli infermieri russi

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 aprile 2020

Il personale medico-infermieristico russo ha visitato in questi giorni l’ospedale bergamasco per conoscere i protocolli impiegati nella cura e nell’assistenza dei malati Covid, così da potersi integrare con le equipe già al lavoro e poter cominciare, al termine della formazione necessaria, a collaborare nella gestione dei pazienti, a rinforzo del personale medico e infermieristico ospedaliero. Da domani i 32 sanitari russi, 28 medici e 4 infermieri, riceveranno un training analogo a quello offerto al personale dell’ASST Papa Giovanni XXIII dall’inizio dell’emergenza, con l’ausilio di interpreti.Nella foto, una riunione tenutasi venerdì all’Ospedale di Bergamo fra la delegazione russa, i militari italiani e direzione strategica e operatori dell’azienda sociosanitaria.

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94 medici positivi nel Lazio e in italia 5280 operatori sanitari infetti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 aprile 2020

“Nel Lazio in questo momento sono contagiati 94 medici: 84 a Roma, 6 a Latina, 2 a Viterbo e 2 a Frosinone. I dati pero’ sono sottostimati, perché non tutti i casi sono stati denunciati e molti stanno ‘sfuggendo’ al controllo perché’ non si fanno i tamponi”. Così il presidente dell’Ordine dei Medici di Roma, Antonio Magi, interpellato sul tema dall’agenzia Dire.”Tra questi medici – prosegue Magi – ci sono specialisti che lavorano negli ambulatori, in particolare, delle Asl Roma 1, Roma 2, Roma 3 e Roma 6″. A preoccupare “molto” Magi non sono solo i dati che riguardano la Capitale: “Dal 12 marzo ad oggi siamo passati da 1.116 a oltre 5.280 operatori sanitari infetti – prosegue – Questo vuol dire che in 12 giorni si e’ quadruplicatoin Italia il numero dei sanitari con Coronavirus, con una media di 400 operatori infetti al giorno e dei picchi giornalieri che hanno raggiunto quota 670”.
Il fenomeno, secondo il presidente dell’Omceo Roma, e’ dovuto “sia alla mancanza di protezioni (e mi chiedo come sia possibile che vedo passeggiare in strada persone con le mascherine FFP3 destinate al personale sanitario, quando i medici non le hanno e neppure le aziende) sia al fatto di non aver eseguito su queste persone tamponi nel momento giusto. Cosi’ ogni medico infettato, nei 14 giorni precedenti, ha avuto la probabilita’ di infettare i pazienti, perche’ lui stesso non era a conoscenza di essere infetto”.
Quello che propone Magi, quindi, e’ di fare i tamponi al personale sanitario. “Ho discusso di questo con l’assessore regionale alla Sanita’, Alessio D’Amato – fa sapere – e lui mi e’ sembrato favorevole a fare i tamponi su alcune categorie di operatori sanitari, come per esempio quelli che hanno avuto contatti quotidiani con pazienti risultati poi positivi al Coronavirus. Intanto stiamo aspettando la fine di questa settimana, quando credo si concludera’ la sperimentazione che sta portando avanti il Policlinico Gemelli di Roma per fornire un test rapido proprio agli operatori sanitari, chepotremmo poi estendere a tutti i colleghi. Ci siamo resi disponibili ad intervenire economicamente pur di tutelare i colleghi e ovviamente anche i pazienti”.Magi sottolinea poi la necessita’ “di dare la possibilita’ agli specialisti delle Asl di contattare i pazienti che non sono urgenti, per capire quali sono le loro necessita’, attraverso un triage telefonico. In un secondo momento si potra’ poi decidere se far andare, in totale sicurezza, o meno un paziente in ambulatorio per eseguire una visita oppure un esame diagnostico, se necessario”. Ci sono infatti pazienti che “non hanno piu’ le medicine – prosegue Magi – sto parlando di persone e anziani fragili, di pazienti cronici che non hanno la ricetta e che quindi non possono comprare le medicine e continuare la terapia, per esempio. Ma anche di tutti quei pazienti oncologici che si erano prenotati per fare una visita, magari da un anno, per controllare eventuali metastasi, e arrivato il giorno dell’appuntamento non abbiamo potuto farli entrare negli ambulatori. Non e’ una situazione facile, bisogna utilizzare sistemi di telemedicina, con piattaforme che ci permettano di fare anche dei video consulti”, conclude il presidente dei camici bianchi capitolini. (fonte: Agenzia DIRE)

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In Italia mancano medici per affrontare l’emergenza

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 marzo 2020

In Italia si laureano circa 10.000 medici laureati ogni anno, ma ad accoglierli ci sono soltanto 7.000 contratti nelle scuole di specialità. Il numero ridotto di posti disponibili fa sì che molti neolaureati scelgano di trasferirsi nei Paesi Europei vicini, “regalando” all’estero l’ingente investimento per la loro formazione. Inoltre, la scelta delle specializzazioni mediche vede una netta preferenza per indirizzi che permettono sbocchi di carriera anche nel privato, come chirurgia plastica, oculistica o dermatologia, mentre raccolgono poche preferenze le specialità legate all’emergenza come “Medicina d’urgenza” o “Anestesia e rianimazione”, che assegnano ogni anno rispettivamente solo il 32,8% e il 40,2% delle borse disponibili.A ciò si aggiunge l’elemento più preoccupante: più della metà dei medici sarà presto in pensione, mentre la popolazione italiana è in rapido invecchiamento e cresce la domanda sanitaria. Tra gli specialisti, secondo le previsioni Anaao-Assomed nel 2025 le carenze più gravi saranno quelle di medici di emergenza-urgenza (entro 5 anni ne mancheranno all’appello 4180), seguiti da pediatri (3323), medici di medicina interna (1828), anestesisti-rianimatori e terapia intensiva (1395), chirurghi (1274). Sono alcune evidenze dell’analisi “le cifre dei profili medici in Italia e l’impatto del coronavirus” di Randstad Research, il centro di ricerca del Gruppo Randstad dedicato al lavoro del futuro, che ha messo sotto la lente la scarsa preparazione del nostro sistema sanitario ad affrontare l’emergenza, raccogliendo le diverse previsioni di Anaao (sindacato dei medici dirigenti), Fimmg (Federazione medici di medicina generale), OCSE e altre istituzioni sul fabbisogno professionale. L’analisi sottolinea la grave carenza di medici, evidente da anni e purtroppo inascoltata, che l’Italia è chiamata ad affrontare al più presto di fronte all’impatto del coronavirus.
Oggi – rileva Randstad Research – nel nostro Paese si contano quasi 4 dottori ogni 1000 abitanti. I medici iscritti all’ordine nel complesso sono 403.454, un numero superiore rispetto alla media europea, ma più della metà di loro ha superato 55 anni, per un’età media di 51, cresciuta di 3 anni nell’ultimo decennio. Si stima un’uscita media del 40-45% di medici per la pensione nel decennio 2014-2023. Secondo le previsioni Anaao entro il 2025 verranno a mancare circa 52.000 medici ospedalieri, di cui 16.500 specialisti. Entro il 2030 ne potrebbero mancare oltre 80.000 unità, divisi tra 34mila medici di base e 47mila ospedalieri. E la preoccupazione non riguarda solo i medici, ma anche gli infermieri che sono 5,8 ogni 1000 persone, dato visibilmente inferiore alla media europea, pari a 8,5.L’Italia è un Paese anziano, il quarto nell’OCSE per aspettativa di vita e il secondo in Europa, che avrà bisogno di cure crescenti. Ma la spesa sanitaria resta inferiore alla media: in Italia si spende oggi soltanto l’8,8% del PIL in Sanità (il 10% in meno della media europea), con un incremento di poco più di 2 punti percentuali rispetto al 1988, quando la vita durava in media sette anni in meno.
Randstad Research mette in guardia che il fabbisogno di medici non subirà inversioni di rotta a breve, grazie alle spinte del digitale e dell’ecosostenibilità. I più recenti dati Excelsior confermano la filiera “salute e benessere” al primo posto per i fabbisogni occupazionali da qui al 2023. Nello specifico il più elevato tasso annuo di fabbisogno (con una crescita tra il 4 e il 4,1% all’anno) sarà del comparto “sanità ed assistenza sociale, per cui si prevede tra il 2019 e il 2023 una richiesta di servizi di cura tra le 406.000 e le 415.000 unità.

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Ridurre il rischio per famiglie di medici e infermieri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2020

“Mi sono confrontato con alcuni medici e infermieri che a Milano, come altrove, in questi giorni fanno turni massacranti per assistere i ricoverati per COVID19. Quando finiscono un turno corrono a casa, solo per dormire qualche ora, e poi rientrano in ospedale. A volte la loro casa è distante dall’Ospedale e stanchi e affaticati, devono percorrere molti chilometri e sprecare parte di quel poco tempo che hanno a disposizione per riposare” sottolinea Andrea Mascaretti capogruppo di FDI a Palazzo Marino “ma non è finita. Molti di loro a casa hanno genitori anziani e una famiglia che non vorrebbero esporre, in nessun caso, al rischio di contagio. Allora, si potrebbero posizionare all’interno dei parcheggi degli ospedali camper e roulotte da assegnare al personale per brevi momenti di riposo, un po’ di ristoro, per cambiarsi gli abiti ecc. La loro assegnazione a medici e infermieri, la pulizia e la disinfezione degli ambienti e il servizio tintoria sarebbero gestiti dagli Ospedali” propone Andrea Mascaretti “abbiamo già contattato alcuni rivenditori di camper e roulotte e ho ricevuto delle belle risposte: sarebbero disposti a metterli a disposizione di medici e infermieri per ringraziarli di quello che stanno facendo per tutti noi, e se non bastassero” conclude Mascaretti “potremmo avviare una raccolta fondi per noleggiarli”

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