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Posts Tagged ‘medicina generale’

La medicina generale necessita di una profonda riforma

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 ottobre 2019

“Esprimiamo un forte senso di condivisione con le proposte del Segretario Generale FIMMG Silvestro Scotti e del Ministro della Salute Roberto Speranza. La medicina generale necessita di una profonda riforma e siamo pronti a fare la nostra parte”. E’ quanto ha dichiarato il dott. Claudio Cricelli, presidente nazionale della SIMG (Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie) durante i lavori del congresso della FIMMG (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale) che hanno visto la presenza del titolare del dicastero della sanità. “I temi trattati nella sessione inaugurale del congresso, degli amici della FIMMG, hanno portato all’attenzione i temi più importanti della medicina generale – aggiunge Cricelli -. Condividiamo tali contenuti soprattutto quelli che riguardano la riforma del corso di formazione triennale e lo stabilimento della specializzazione in medicina generale. Siamo inoltre pienamente d’accordo sulla necessità di estendere, anche a noi, la podestà di prescrizione dei farmaci innovativi e la conseguente presa in carico di questi pazienti. E’ infine fondamentale aumentare le responsabilità professionali dei medici del territorio e favorire un maggiore utilizzo di nuove tecnologie diagnostiche. Desideriamo quindi esprime al Segretario Scotti, al Ministro Speranza e a tutti i partecipanti al congresso FIMMG i nostri più sinceri complimenti a auguri di buon lavoro”.

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Declino demografico per i medici di famiglia

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 gennaio 2018

medico famigliaNel corso triennale di medicina generale in Lombardia, al via in questi giorni, si è verificata una cosa mai successa in nessuna regione: il numero di ammessi al primo anno del triennio 2017-2020 è molto più basso di quanti il corso ne possa contenere. Mentre gli specializzandi sono sempre pochi in rapporto ai candidati, nei corsi dei sei poli didattici di medicina generale di Milano, Bergamo, Brescia, Busto Arsizio, Monza e Pavia si sono immatricolati in tutto appena 44 neolaureati su 100 posti disponibili. In tre dei sei poli dopo le prime assegnazioni non era stata raggiunta la quota minima di 12 persone e si è reso necessario scorrere le liste passando ai “secondi classificati” nelle graduatorie risultanti dopo il test d’ammissione. Che, ricordiamo, è stato in settembre mentre il test d’accesso alle specialità è stato il 29 novembre. Molti neolaureati hanno tentato entrambi i test e dopo aver appreso di essere passati anche in quello di specialità hanno lasciato il posto loro preparato nel corso di Medicina Generale. Arriverà una lettera ai 56 primi esclusi dalla graduatoria che hanno una settimana di tempo per comunicare la propria adesione al corso. Se, al termine della settimana, visti i “sì” e i “no”, resteranno ulteriori posti, sarà contattato un numero pari di esclusi fino al completamento dei posti messi a bando. Ma il tempo stringe. «Le graduatorie sono valide fino al 12 febbraio. I posti non assegnati entro quella data saranno persi per sempre», avverte Anna Pozzi coordinatrice del corso al Polo di Bergamo. C’è una disaffezione dei giovani medici verso la medicina generale? «C’è pragmatismo. Questo lavoro attrae ma attrae di più il contratto di specializzando. Intanto a dicembre dal corso di medicina generale del Polo di Milano da me diretto che si è chiuso a fine anno sono usciti in 11 a fronte di un fabbisogno pari a 220 zone carenti in tutta la provincia pubblicate sul Bollettino ufficiale regionale», spiega Vito Pappalepore segretario Fimmg milanese. «Qualcuno verrà da altre regioni, ci si potrà iscrivere in soprannumero, si potrà attingere agli equipollenti (che però sono colleghi abilitati 24 anni fa), ma diventa obiettivamente difficile ricostruire la medicina generale che c’era fin qui. E’ previsto nel nuovo accordo lombardo alla firma in questi giorni che il massimale salga a un medico ogni 1800 abitanti nelle sedi che fanno medicina proattiva con infermieri e collaboratori, e fino a un medico ogni 2 mila abitanti con gli iscritti a termine (mentre oggi con i rapporti a termine si può sforare il massimale di 1500 scelte con altre 250 scelte a termine). Credo serva un coordinamento con l’accordo nazionale ma è l’unica risposta efficace ai tempi che cambiano». Sul corso in partenza, Pappalepore sottolinea che Fimmg avrebbe voluto un meccanismo più “dentro o fuori” subito dopo la redazione delle graduatorie. «Avevamo proposto di convocare tutti i candidati insieme in una grande sala da mille posti e chiamarli nell’ordine, dal primo all’ultimo, chiedendo se accettavano o meno: chi avesse puntato pure sul test per le scuole di specialità avrebbe rinunciato. Non è stato possibile. Attualmente -aggiunge Pappalepore- i poli didattici semivuoti sono quelli afferenti alle aree meno popolose, nelle grandi città ci sono più candidati e le aule quasi al completo. Non è escluso che con i nuovi scorrimenti e i nuovi ingressi chi abiti nelle “terre di mezzo”, poniamo tra Brescia e Bergamo, slitti dal polo di Brescia a quello di Bergamo per fare posto a un collega di Brescia città o della Gardesana. Altri disagi non ne prevedo. Credo sia importante far capire ai giovani che la nostra professione sta raccogliendo nuove sfide stimolanti. Proprio adesso la Asl avvisa che ogni medico candidato a gestire le cronicità e in precedenza coinvolto nella sperimentazione “Chronic related group” può leggere online l’elenco dei suoi pazienti destinatari delle prime lettere dell’ATS che li invitano a essere seguiti non da un gestore qualsiasi ma dal loro curante». (Mauro Miserendino – fonte doctor33) (foto: medico famiglia)

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La formazione in medicina generale cambia passo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 giugno 2017

firenzeFirenze. “Con il Decreto del Ministro della Salute viene aperto il concorso per il corso di formazione specifica in medicina generale anche alla coorte dei laureati di marzo 2017 che si abiliteranno a luglio. Consideriamo questa possibilità, già presente da tempo nei concorsi per le scuole di specializzazione, di grande utilità per sanare sperequazioni ed ingiustizie del passato”. Il dott. Claudio Cricelli, presidente nazionale SIMG (Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie), giudica positivamente l’armonizzazione dei tempi amministrativi con quelli formativi (in seguito alla modifica del Decreto Ministeriale 7 marzo 2006 sui Principi fondamentali per la disciplina unitaria in materia di formazione specifica in medicina generale). “Per la formazione in Medicina Generale esistono necessità che vanno tuttavia ben al di là dell’armonizzazione dei tempi amministrativi – sottolinea il dott. Cricelli -. E’ infatti ormai indispensabile l’avvio di una profonda revisione dei contenuti e delle modalità formative del medico di medicina generale del domani, impegnato nella cura e nella gestione del paziente cronico e fragile, nella cura della persona con disturbi acuti non differibili, ma anche impegnato in attività di prevenzione, sia individuale che di comunità, e che sia in grado di organizzare e gestire contesti in continuo mutamento attraverso il management clinico delle cure primarie. La medicina generale è diventata una disciplina matura e complessa e questo ha notevoli ripercussioni nell’ambito formativo”. Questo tema sarà affrontato il 14 ottobre in un workshop organizzato di concerto con la FIMMG (Federazione Italiana Medici di Famiglia) a cui parteciperanno politici, esperti e tecnici dell’argomento oltre a protagonisti e fruitori della formazione con l’obiettivo di analizzare scenari e percorsi e di aprire un tavolo equilibrato che porti alla evoluzione della formazione post laurea del futuro.

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No alla riduzione dei medici di medicina generale

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 febbraio 2017

medico-famiglia3Il Consiglio regionale ha inviato alla Commissione Sanità una mozione del M5S Lombardia che invita la Regione Lombardia a “valutare in tempi brevi la situazione della disponibilità di medici di medicina generale nell’arco dei prossimi 5 anni” e ad “aumentare il numero di medici abilitati che possano frequentare i corsi di formazione specifica in Medicina Generale, in accordo con i ministeri della Salute e della Ricerca”.
Paola Macchi, consigliere regionale del M5S Lombardia, dichiara: “L’intenzione di approfondire è seria, è però una mozione da discutere in tempi brevi. Entro il 2023, secondo i dati diffusi da Enpam, l’ente nazionale di previdenza per i medici e gli odontoiatri, potrebbero andare in pensione in Lombardia 2.776 medici di medicina generale. La Lombardia deve intervenire immediatamente per evitare che nell’arco di 5 anni sia ridotta la disponibilità di medici e di conseguenza ne risenta l’offerta di servizi sanitari ai cittadini. Già ora in regione molti medici seguono anche più dei 1500 pazienti dati come limite massimo dalla legge e con la prevedibile ondata di pensionamenti la situazione potrebbe avere ricadute negative sulla salute pubblica”.

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“Contro il diabete gioco d’anticipo”

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 ottobre 2016

diabete testDiagnosi precoce e tempestiva, presa in carico condivisa, empowerment del paziente e accesso uniforme e appropriato all’innovazione terapeutica: si fondano sul ‘gioco d’anticipo’ i quattro pilastri per un efficace contrasto al diabete, tracciati nella road map “Scacco matto al diabete. Strategie e azioni per un’innovazione sostenibile”. Il paper di indirizzo, sottoscritto da Istituzioni, società scientifiche, medici di medicina generale e pazienti, è stato presentato oggi a Roma nell’ambito di un workshop promosso da AboutPharma e realizzato con il contributo di AstraZeneca. Il documento si inserisce nel progetto “Contro il diabete gioco d’anticipo – Early action in diabetes” che, attraverso l’analisi di alcuni modelli organizzativi regionali, ha evidenziato le principali criticità organizzative e avanzato proposte per una corretta e appropriata assistenza diabetologica sul territorio. Questi i 5 punti chiave:
1. anticipare la diagnosi mediante interventi mirati e opportunistici, nel setting della medicina generale, riservati a particolari categorie di rischio, anche in occasione di altri controlli medici;
2. definire e implementare percorsi diagnostico-terapeutico-assistenziali (PDTA) omogenei a livello regionale, supportati da una riorganizzazione dei servizi per le cure primarie;
3. potenziare la continuità assistenziale ospedale-territorio e ampliare le competenze dei medici di medicina generale per quanto concerne la prescrizione dei farmaci innovativi per il diabete nel rispetto dell’appropriatezza;
4. istituire percorsi di formazione certificati delle associazioni dei pazienti;
5. promuovere l’accesso uniforme e appropriato all’innovazione terapeutica.
Con circa 5 milioni di italiani interessati dal diabete, tra pazienti diagnosticati e persone malate a loro insaputa, e un onere complessivo di oltre 20 miliardi di euro l’anno tra costi sanitari e sociali, generati in maniera preminente dalle complicanze associate alla malattia – piede diabetico, insufficienza renale, infarto, ictus–, il diabete impone ai sistemi sanitari l’adozione di una strategia fondata sul ‘gioco d’anticipo’ per contrastare la progressione della malattia e ridurne l’impatto sui budget della sanità[1].
Il potenziamento delle cure primarie a livello territoriale è fortemente richiamato all’interno della road map. “Il medico di famiglia – ha dichiarato a riguardo Gerardo Medea, Responsabile Area Metabolica della Società Italiana di Medicina Generale – si candida a ricoprire un ruolo centrale non solo per quanto concerne la diagnosi di diabete, avendo in carico la gestione della salute dell’intero nucleo familiare, ma anche rispetto alla prescrizione delle terapie – in linea con quanto avviene nel resto d’Europa –, al follow-up del paziente e alla valutazione degli outcome”.Il raggiungimento di migliori esiti di cura deve passare, oltre che da una corretta presa in carico, da una politica di empowerment del paziente che deve diventare protagonista del proprio percorso di cura. “Il percorso assistenziale deve fondarsi sulla centralità della persona, su una gestione multidisciplinare e una conseguente migliore organizzazione dei servizi, che tenga conto della condizione clinica e del contesto sociale e ambientale. L’elemento essenziale per sviluppare l’empowerment è la partecipazione al processo decisionale, con il coinvolgimento dei familiari e delle associazioni di volontariato nei percorsi assistenziali”, ha affermato Rita Lidia Stara, Vice Presidente Diabete Forum.
“AstraZeneca ha deciso di farsi parte attiva nel sostenere un’iniziativa come questa che ha fatto emergere come la tempestività di intervento, sia nella diagnosi che nel trattamento, nel rispetto dell’appropriatezza, possa garantire alle persone con diabete una gestione efficace ed efficiente della malattia. Come azienda biofarmaceutica, siamo fortemente impegnati per continuare a portare innovazione in ambito diabetologico. Ma crediamo che il nostro contributo deve andare oltre: supportando lo sviluppo di una maggiore conoscenza scientifica da parte degli attori sanitari e contribuendo allo sviluppo di percorsi terapeutici integrati che consentano di generare una maggiore efficienza delle risorse, un maggiore e più omogeneo accesso all’innovazione da parte dei pazienti ed, eventualmente, il raggiungimento di migliori risultati di salute”, ha commentato Pablo Panella, Presidente e Amministratore Delegato di AstraZeneca Italia.

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Disturbi intimi femminili

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 novembre 2015

abano termeAbano Terme (PD), Atrofia vulvovaginale, incontinenza urinaria e problemi della sfera sessuale, questi i temi al centro del convegno “Gyneconet Meeting: nuove evidenze per la salute della Donna” promosso da Fidia Farmaceutici con il supporto organizzativo di Medi K e in programma il prossimo 26-28 Novembre ad Abano Terme (Fidia Auditorium, Via Ponte della Fabbrica, 3/A).La prima edizione del convegno intende far luce su epidemiologia, diagnosi e nuove opzioni terapeutiche in un’ottica di miglioramento della gestione di questi disturbi che accomunano molte donne.L’impatto di questi disturbi, che non si limita alla sfera della salute, ma riguarda più in generale anche la qualità della vita e, in taluni casi, il benessere della coppia, è tale che si rende necessario sensibilizzare tutti i professionisti che operano nel campo della salute femminile: ginecologo, medico di medicina generale, ostetriche e infermieri.Queste figure chiave per la salute femminile si riuniranno al Gyneconet per fare “rete” e definire un vademecum per la gestione ottimale dei disturbi intimi femminili.
Fidia Farmaceutici S.p.a. è un’azienda italiana fondata nel 1946, leader nella ricerca e nello sviluppo nonché nella commercializzazione di prodotti a base di acido ialuronico che trovano diverse applicazioni in campo biomedico, in aree quali reumatologia, ortopedia, chirurgia, riparazione tissutale e dermo-estetica. Parte del gruppo milanese P&R Holding, Fidia Farmaceutici ha solide basi a livello nazionale: in Italia conta due stabilimenti produttivi, uno ad Abano Terme, dove ha sede la società, e l’altro a Noto, in Sicilia. Occupa oggi oltre 600 dipendenti e alimenta un giro di affari superiore a 250 milioni di euro. Grazie ai suoi investimenti in ricerca è riuscita a costruire una lunga tradizione di prodotti, con oltre 600 brevetti al suo attivo.

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Nasce la prima Scuola italiana di Ricerca in Medicina Generale

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 marzo 2015

milillo giacomoQuattrocento Medici di Medicina Generale formati nei prossimi due anni alla Ricerca clinica e “addestrati” per costituire il “Gruppo sperimentatori in Ricerca clinica della FIMMG”. La loro missione: elaborare nuovi modelli clinici, partecipare a progetti di ricerca sui farmaci prima e dopo la loro immissione in commercio. È l’obiettivo della prima Scuola di Ricerca in Medicina Generale realizzata in Italia, un innovativo progetto promosso dalla FIMMG che nasce grazie a un’erogazione liberale di 1,5 milioni di euro da parte di Merck & Co. per tramite della sua controllata MSD Italia. Fulcro delle attività di formazione della Scuola sarà la sorveglianza dell’efficacia e della sicurezza dei farmaci sulla base dei dati ottenuti dall’esperienza reale con i pazienti.
«La Scuola di Ricerca in Medicina Generale arriva in un momento importante e rappresenta un passaggio fondamentale in cui cresce la consapevolezza di dover introdurre in questo settore la Ricerca clinica che è ormai uno dei compiti essenziali del Medico di Medicina Generale – afferma Giacomo Milillo, Segretario Generale Nazionale della FIMMG – l’obiettivo della Scuola di Ricerca clinica è che all’interno di ogni “aggregazione funzionale di territorio”, entità organizzativa che presto coinvolgerà tutti i Medici di Medicina Generale, sia presente un medico appositamente formato in ricerca, una figura in grado sia di assemblare i grandi numeri che contraddistinguono la Medicina Generale sia di progettare una ricerca, di elaborare e interpretare i risultati ottenuti».
L’attuale approccio all’uso del farmaco risente fortemente della mancanza di informazioni strutturate e di dati che provengano dalla Medicina Generale. Il paziente che viene seguito dai medici del territorio presenta caratteristiche cliniche e di trattamento molto diverse da quelle dei pazienti selezionati negli studi clinici, come ad esempio la presenza frequente di comorbidità e terapie concomitanti. Questo divario tra le evidenze dei trial e l’esperienza reale può limitare l’appropriatezza nell’uso dei farmaci con ricadute negative anche per la sostenibilità economica del nostro servizio sanitario, nazionale e regionale. Il progetto della FIMMG interviene proprio su questo gap e potenzia la ricerca italiana valorizzando la capillarità della presenza della Medicina generale sul territorio.
Il sostegno alla Scuola di Ricerca della FIMMG rappresenta un nuovo capitolo dell’impegno di MSD per promuovere la Ricerca in Italia. «La ricerca è una delle attività primarie portate avanti dalla nostra Azienda – dice Pierluigi Antonelli, Presidente e Amministratore Delegato di MSD Italia – il supporto a FIMMG per la creazione della Scuola di Ricerca in Medicina Generale è una tappa importante di un percorso pluriennale appena avviato dall’Azienda per sostenere le istituzioni scientifiche e professionali italiane nel campo della ricerca indipendente e che prevede un solido piano di investimenti nel Paese. In questi ultimi mesi sono state molte le partnership, simili a questa, che abbiamo attivato, spesso in aree terapeutiche dove i bisogni medici non soddisfatti vanno affrontati con senso di urgenza e responsabilità».
Il Medico di Medicina Generale è la figura professionale più adatta a comprendere la reale efficacia dei farmaci e la percezione che ne hanno i pazienti: «Portare avanti studi pre-registrativi nelle condizioni più vicine possibili alla società reale attraverso una Scuola di Ricerca clinica è lo strumento che meglio rappresenta la nuova frontiera per ottenere la massima quantità di salute dal bene farmaco – sottolinea Walter Marrocco, Responsabile Scientifico FIMMG – la logica dei “large and simple trial” sempre più utilizzata per la verifica dell’efficacia reale e non solo sperimentale dei farmaci, e in questo l’Italia può giocare un ruolo unico in Europa, proprio perché ha un’organizzazione di assistenza territoriale basata sulla Medicina Generale che non ha eguali e che, messa a sistema con gli altri partner, Mondo Scientifico, Industria, Servizio Sanitario Nazionale, AIFA, può avere ritorni sulla qualità dell’assistenza, sullo sviluppo della Ricerca e sulla produzione industriale».
La Scuola di Ricerca in Medicina Generale rappresenterà una risposta evoluta per personalizzare e dare un nuovo impulso alla Ricerca clinica italiana. Nel corso del 2014 sono state realizzate in Italia circa il 17% di tutte le sperimentazioni cliniche condotte nell’Unione Europea. «Il nuovo assetto nazionale introdotto dalla Legge 89/2012, con l’individuazione dell’AIFA come unica Autorità competente, l’avvio del processo di riorganizzazione e razionalizzazione della rete dei Comitati etici e la gestione telematica di tutta la documentazione, rappresenta il punto di partenza per un rilancio internazionale – afferma Sergio Pecorelli, Presidente AIFA – l’AIFA non può che accogliere con interesse il progetto della FIMMG di creare un network di Ricercatori in Medicina Generale, in quanto crede nella collaborazione con i medici, non solo come responsabili delle scelte prescrittive ma anche come preziose sentinelle dell’efficacia e della sicurezza di un farmaco nella vita reale».
La Scuola di Ricerca della FIMMG è già operativa: proprio nei giorni scorsi è partito il primo Corso di Formazione a Distanza (FAD), al quale i Medici di Medicina Generale hanno risposto in maniera straordinaria, propedeutico a un Corso residenziale di tre giorni al termine del quale i partecipanti saranno progressivamente inseriti nel Gruppo Ricercatori della FIMMG.

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Medici medicina generale: sciopero sospeso

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 giugno 2011

Lazio – Roma. La Regione Lazio ha stanziato il finanziamento relativo alle forme associative della Medicina Generale (apertura degli studi medici associati h 12), la validità annuale della ricetta specialistica, la fornitura delle linee adsl e dei software per gli studi di medicina generale. Motivo per cui è stato revocato lo sciopero dei camici bianchi indetto dal Sindacato dei Medici Italiani del Lazio (Smi) per il 3 giugno. Il Decreto firmato dal Subcommissario ad acta, è giunto il 31 maggio, mentre era in corso la conferenza stampa organizzata dallo Smi-Lazio, durante la quale venivano rese note le modalità e le cause dello sciopero. “Lo Smi-Lazio – dichiara Cristina Patrizi, responsabile area convenzionata dello Smi-Lazio – esprime la propria soddisfazione per il risultato conseguito come coronamento degli sforzi organizzativi per la giornata di sciopero che era stata indetta per il prossimo 3 giugno. Ringraziamo tutti i medici di medicina generale e che hanno sostenuto l’iniziativa, dando forza alle legittime richieste del Sindacato”. Rispetto ai protocolli firmati in precedenza, “questo è l’unico atto amministrativo reale che prevede un impegno di spesa e che verrà pubblicato sul Bollettino della Regione Lazio – aggiunge Pina Onotri, Segretario organizzativo regionale Smi-Lazio e responsabile nazionale del servizio di Continuità Assistenziale- Si tratta, infatti, di un documento molto atteso dalla categoria e di cui abbiamo sempre lamentato la mancanza. Una mancanza e che ci ha indotto a non firmare il Protocollo di Intesa sulle Unità di Cure Primarie (UCP) nel 2009. La revoca dello sciopero è, pertanto, un atto di responsabilità di fronte ad un’apertura, seppur forzata, della Regione Lazio nei nostri confronti. La delegazione aveva annunciato chiaramente che, qualora non fosse stato firmato il Decreto, saremmo andati avanti per la nostra strada. Stavolta gli organismi regionali hanno mantenuto gli impegni e questo ci impone un atto di coerenza e correttezza”.

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Polveri ultrasottili

Posted by fidest press agency su sabato, 7 Mag 2011

Le misure per limitare il traffico cittadino permettono di ridurre del 50% l’esposizione alle pericolose polveri inquinanti emesse dagli scarichi dei veicoli. È quanto emerge da uno studio italiano pubblicato a fine aprile sulla prestigiosa rivista scientifica “Atmospheric Environment” e presentato all’11° Congresso Regionale Lombardia della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG), in corso fino a domani a Cavenago di Brianza (MB). “Abbiamo dimostrato che gli interventi di regolamentazione del traffico, in particolare l’Ecopass, in determinate aree urbane, possono determinare benefici per la salute dei cittadini – sottolinea il dott. Giovanni Invernizzi, coordinatore dello studio e responsabile del Laboratorio di Ricerca Ambientale della SIMG -. Abbiamo misurato per tre giorni la qualità dell’aria in tre diverse aree di Milano, distanti solo un chilometro l’una dall’altra, scelte in base alla diversa regolamentazione del traffico (senza nessuna restrizione, Ecopass, zona pedonale) e tutte confluenti in Piazza Duomo. Abbiamo utilizzato due diversi indicatori, il PM10 e un nuovo parametro, il black carbon. Non sono emerse differenze nelle concentrazioni di PM10 nelle tre zone. Invece i livelli di black carbon sono calati rispettivamente del 47% nelle strade sottoposte a Ecopass e del 62% nelle aree pedonali rispetto a quelle a libera circolazione. La riduzione del traffico si traduce quindi in una minore esposizione agli agenti inquinanti. Il black carbon diventerà a breve, a livello mondiale, il vero indicatore di pericolosità delle polveri urbane”. Il nuovo indicatore (detto anche carbonio elementare) è formato dalle polveri ultrafini (di dimensioni inferiori a 0,1 micron) che, a differenza delle polveri di dimensioni maggiori contenute nel PM10, non si fermano nelle prime vie respiratorie, ma sono così sottili da penetrare nei polmoni e nel sangue. “Con gravi conseguenze per il nostro sistema respiratorio, scatenando attacchi d’asma, allergie ed episodi di riacutizzazione della Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO, caratterizzata da un’ostruzione cronica e non completamente reversibile delle vie aeree) – afferma il dott. Germano Bettoncelli, Presidente del Comitato Scientifico del Congresso -. Queste nanoparticelle sono emesse in particolare dagli scarichi dei veicoli e sono rilevabili solo vicino alla fonte inquinante, quindi nelle strade congestionate dal traffico, per poi diluirsi a una distanza di circa 200 metri”. Lo scorso inverno Milano e altre città della Pianura Padana hanno fatto registrare pericolosi superamenti dei livelli massimi di PM10 stabiliti dall’Unione Europea. “Per più di 35 giorni consecutivi nei primi due mesi del 2011 Milano ha oltrepassato il valore limite pari a 50 microgrammi per metro cubo – spiega il dott. Aurelio Sessa, presidente SIMG Lombardia -. La Ue consente questi sforamenti solo nel corso di un anno. È provato che chi vive a meno di 200 metri da una strada ad alta intensità di traffico corre un rischio fino a tre volte più alto di peggioramento dell’asma. Un elemento che il medico di famiglia deve sempre considerare nella diagnosticare e curare le malattie respiratorie”.
Il PM10 è una polvere “vecchia”, formata dalle particelle (di diametro inferiore a 10 micron) che si depositano nel corso del tempo in maniera uniforme nelle nostre città. Non così il black carbon, formato da particelle “fresche” che si disperdono progressivamente nello spazio. “Il carbonio elementare è quella parte di PM10 più pericolosa – conclude il dott. Invernizzi – perché è rappresentativo di sostanze particolarmente dannose per la salute, gli inquinanti idrocarburi policiclici aromatici. La sua distribuzione spaziale è tale da evidenziare differenze di concentrazione persino tra il centro della strada e il marciapiede. È un indicatore ideale per registrare i livelli di inquinamento nelle varie zone urbane a diversa intensità di traffico. Consente anche di mettere in luce l’impatto positivo sulla qualità dell’aria della misure di limitazione della circolazione dei veicoli. È chiaro che l’utilizzo di questo nuovo parametro potrebbe portare a un aumento dei giorni di blocco del traffico”. Le tre aree in cui è stato svolto lo studio sono Corso Buenos Aires (zona senza restrizioni), Corso Venezia (Ecopass) e Piazza Duomo (zona pedonale); Corso Lodi (zona senza restrizioni), Corso di Porta Romana (Ecopass) e Piazza Duomo; Corso Vercelli (zona senza restrizioni), Corso Magenta (Ecopass) e Piazza Duomo. La ricerca è stata condotta per tre giorni nel mese di luglio 2010 perché d’estate le concentrazioni di polveri inquinanti dovute al traffico non si sommano a quelle che derivano dal riscaldamento delle abitazioni e degli uffici come nel periodo invernale, permettendo di discriminare meglio i livello di inquinanti nelle zone a diversa intensità di traffico.

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Le criticità della medicina generale

Posted by fidest press agency su martedì, 19 aprile 2011

Roma. La Regione Lazio continua ad ignorare le criticità della Medicina Generale. Lo rende noto il Sindacato dei Medici Italiani del Lazio (Smi) secondo cui, nei prossimi giorni, potrebbe verificarsi uno stato di agitazione dei camici bianchi. «Lo scorso 15 aprile è stato convocato un comitato regionale per discutere le numerose problematiche relative al comparto della medicina generale, che si sarebbe dovuto svolgere alla presenza dei vertici della Regione Lazio e delle OO.SS. – dichiara Paolo Marotta – Ma, all’incontro, non hanno partecipato i rappresentanti dell’assessorato alla sanità. Un’assenza assolutamente ingiustificata e senza alcun preavviso – aggiunge il Sindacalista – Eppure più volte è stata sottolineata, a chi di dovere, l’urgenza di affrontare e risolvere le numerose questioni ancora in stad-by, tra cui: i pagamenti per l’apertura (H12) degli studi medici associati; un servizio che i sanitari stanno assicurando all’utenza da circa un anno a proprie spese. E ancora: le problematiche annesse alla pratica della certificazione telematica; ricordiamo che lo Smi aveva chiesto che venissero esentati dalla procedura online i servizi di Continuità Assistenziale (ex guardia medica), l’emergenza territoriale, i Pronto Soccorso ed i medici di base in attività domiciliare. Infine le difficoltà relative all’apposizione delle esenzioni per reddito, all’informatizzazione ed al collegamento, in rete, degli studi medici. Riteniamo, dunque, che lo stato in cui versa la medicina generale sia inaccettabile, così come è inaccettabile che, finora, la Regione Lazio non abbia provveduto a risolvere, concretamente, le succitate criticità che stanno mettendo a rischio il lavoro di tanti professionisti e, soprattutto, un’assistenza sanitaria di qualità per i cittadini. Alla luce di tutto questo – conclude Paolo Marotta – lo Smi-Lazio non esclude eclatanti forme di protesta: dallo sciopero telematico ed informatico ad oltranza, alla chiusura degli studi, all’organizzazione di una manifestazione generale. La Regione Lazio ha solo chiuso ospedali e tagliato posti letto ma, di fatto, non ha effettuato nessun potenziamento del territorio, a discapito della salute dei cittadini.

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Protesta medici medicina generale

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 aprile 2010

Roma il 15 aprile alle ore 10 al teatro ‘Capranichetta’ (piazza Monte Citorio) Il Sindacato dei Medici Italiani del Lazio (SMI) invita tutti i camici bianchi della Capitale e delle Province a partecipare alla manifestazione indetta dallo SMI-NAZIONALE per protestare contro il nuovo Accordo Collettivo Nazionale (ACN) relativo alla medicina generale e siglato da un solo Sindacato.  “Si tratta di un nuovo Accordo Collettivo Nazionale che penalizza l’intera categoria dei medici di medicina generale. La riorganizzazione annunciata viene sovvenzionata con gli stessi soldi dei camici bianchi. Vi è un aumento del carico burocratico di lavoro a discapito dell’attività clinica. E, come se non bastasse, dal punto di vista normativo ed economico non vi è alcuna considerazione per gli operatori sanitari ”. Lo denuncia, senza mezzi termini, Paolo Marotta, vice-segretario Smi-Lazio, secondo il quale “è anche indispensabile ristabilire rispetto e sicurezza professionale per gli addetti alla Continuità Assistenziale (ex guardia medica)”. Motivo per cui il Sindacato dei Medici Italiani del Lazio, intende rilanciare alcune proposte per la riorganizzazione del succitato servizio da presentare e discutere in occasione della prossima trattativa nazionale. Secondo Pina Onotri, segretario organizzativo dello Smi-Lazio urge, in primis, il “riconoscimento di lavoro usurante notturno per l’attività del medico di Continuità Assistenziale”. Ma è anche importante, aggiunge la sindacalista, “garantire agli operatori dell’ex guardia medica, le stesse tutele previste per gli altri medici del SSN (maternità, malattia, ferie, premio di operosità e trattamento di fine rapporto). Si ribadisce la proposta, da sempre avanzata dallo Sindacato, del ruolo unico nella medicina generale. Questo significa che, chi entra a far parte del sistema, debba avere un contratto per almeno 38 ore settimanali, (di cui 24 di notte e nei festivi e 14 diurne, svolte nelle attività distrettuali).E’ altrettanto fondamentale normare, in maniera definitiva, la Guardia Turistica (alla luce del federalismo) e le attività libero professionali. Irrinunciabile l’applicazione della Legge 626 – continua il segretario organizzativo dello Smi-Lazio- per garantire la sicurezza sul luogo di lavoro. Siamo certi che Anna Lampugnani, responsabile nazionale del Sindacato dei Medici Italiani per la Continuità Assistenziale, saprà sostenere, nelle opportune sedi istituzionali, la piattaforma sindacale condivisa da tutti i vertici del settore. Diamo forza alle sue istanze e a quelle di tutta la categoria della medicina generale attraverso una massiccia partecipazione alla manifestazione del 15 aprile a Roma. Non è più il momento di delegare – conclude Pina Onotri – ma di protestare con convinzione per la salvaguardia della nostra professione avvilita da un susseguirsi di contratti che, invece di premiare il merito e la professionalità, penalizzano e puniscono tutta la categoria”.

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26° congresso medicina generale

Posted by fidest press agency su domenica, 29 novembre 2009

Si è aperto a Firenze il 26° Congresso della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) e il presidente Claudio Cricelli sottolinea l’importanza della ri-creazione della professione e della centralità del ruolo del medico di famiglia. “Dopo tanti anni di disegni e proposte astratte – spiega Cricelli -, si apre oggi, grazie alle linee di indirizzo del Viceministro della Salute Ferruccio Fazio, una nuova stagione, quella della progettualità. Non più disegni faraonici e irrealizzabili, ma obiettivi raggiungibili nell’immediato indicando alcuni chiari strumenti da cui iniziare”. I primi risultati pratici si cominciamo già a vedere, anche se ancora nella fase di avvio: l’integrazione delle cure primarie, l’assistenza sanitaria sul territorio 24 ore su 24, l’utilizzo degli strumenti informatici, la clinical governance. L’attuale processo di trasformazione del sistema sanitario è dettato da impulsi pratici. “Compito delle nostra associazione – continua Cricelli – è offrire soluzioni concrete. E lo abbiamo fatto. Grazie ai nostri sforzi la medicina generale è oggi la prima professione realmente valutabile della sanità italiana. Siamo infatti in grado di misurare l’impatto di ogni decisione diagnostica e terapeutica e il beneficio che il paziente ricava da ogni ‘euro’ investito dal sistema sanitario. Abbiamo infatti introdotto uno strumento di valutazione economica per comparare i costi delle cure erogate con i risultati. E per dimostrare che ogni unità di costo, farmaco prescritto, ricovero eseguito, richiesta di accertamento diagnostico è finalizzata a un risultato”. È l’ultimo tassello di un percorso iniziato dalla SIMG anni fa con l’introduzione di strumenti pratici, dotati di validazione scientifica, con cui effettuare la ricerca epidemiologica, la valutazione della qualità, la segnalazione dei rischi, degli effetti collaterali e di impatto delle malattie. Per citare solo due esempi: la rete Health Search per monitorare le terapie e quella dei medici sentinella per l’influenza. “Vogliamo offrire solidità scientifica e professionale a tutte le soluzioni che sviluppiamo –  sottolinea Cricelli -. Ciò significa che al di là dei modelli organizzativi, propri di ciascuna Regione, di ciascun distretto e realtà locale, è necessario praticare una buona medicina che non può derivare che da una buona pratica. Quest’ultima è legata all’osservazione scientifica, da cui dipende anche l’erogazione delle migliori cure possibili al cittadino”. La medicina generale oggi è chiamata ad assumere un ruolo da vera protagonista e a giocare una partita decisiva per rispondere alla trasformazione del sistema ed alla mutata domanda di salute dei cittadini. I cambiamenti che avverranno dovranno corrispondere un’impostazione metodologicamente corretta del processo di diagnosi e di cura specifico per “quel” paziente affetto da “quel” problema.

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Addio al medico solista?

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 Mag 2009

La nuova medicina generale non può che basarsi su “forme aggregate di professionisti”. Le sole che consentono il “confronto con i colleghi” e un lavoro “sinergico, coordinato e integrato”. Non solo. Anche l’attività del medico di famiglia dovrà essere sempre più misurata su obiettivi precisi e con criteri omogenei. Sono queste, in sintesi, le indicazioni del viceministro alla Salute Ferruccio Fazio, in un messaggio inviato al II Congresso nazionale Cos, consorzio di cooperative di medici di famiglia, svoltosi a Montecatini. Fazio conferma che “il ministero da tempo – scrive – sottolinea la necessità ormai improrogabile di promuovere le condizioni utili a favorire l’attività dei medici di medicina generale svolta in organizzazioni che prevedano forme di aggregazione tra professionisti, così come ormai da tempo positive esperienze internazionali hanno sperimentato”. Tenendo ferma, infatti, la possibilità di adottare forme organizzative diverse – “di chiara competenza regionale” – è evidente che “sempre più compiti e funzioni – aggiunge il viceministro – dovranno essere spostati dall’ospedale al territorio, che non potrà affrontare tanti e significativi cambiamenti mantenendo la sola strutturazione organizzativa finora realizzata”.

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Convenzione università-medici

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 Mag 2009

Parma 14 maggio, alle ore 12, presso la Sala del Senato del Palazzo Centrale dell’Università (via Università 12), conferenza stampa relativa alla convenzione tra Università di Parma, Azienda USL di Parma e Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di Parma per l’insegnamento della Medicina Generale come didattica integrativa nel Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia. La Convenzione sarà firmata dal Rettore Gino Ferretti, dal Direttore Generale dell’Azienda USL Massimo Fabi e dal Presidente dell’Ordine dei Medici Tiberio D’Aloia.

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Accordo integrativo regionale della medicina generale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 Mag 2009

Regione Lazio. Conclusa la riunione preliminare dedicata al nuovo accordo integrativo regionale per la medicina generale. Il piano di rientro della Regione Lazio prevede una totale ristrutturazione della rete sanitaria che andrà gestita necessariamente con la fattiva collaborazione di tutte le parti in causa. Nel corso dell’incontro lo Smi-Lazio ha pertanto garantito una concreta partecipazione nella valutazione delle proposte, previa applicazione definitiva del precedente accordo integrativo regionale (anno 2006): -Pagamento arretrati delle Unità di Cura Primarie (UCP); -Pagamento delle competenze arretrate dei medici tutor; – Pagamento degli incentivi previsti dalla Continuità Assistenziale(ex guardia medica) per la mancata applicazione delle piante organiche In particolar modo lo Smi-Lazio chiede garanzie per la copertura economica relativa alle aperture prolungate degli studi di medicina generale come impropriamente pubblicizzate attraverso testate giornalistiche e telegiornali nazionali. «La famosa apertura degli 800 studi “sentinella” per 12 ore al giorno e durante il sabato per 6 ore é molto onerosa  – ha dichiarato Paolo Marotta esponente Smi-Lazio – ed oltretutto è parzialmente inutile perché va a duplicare dei servizi già preseti sul territorio, come ad esempio quello della Continuità Assistenziale (ex guardia medica). In merito all’argomento Norberto Cau, coordinatore ufficio Commissario ad acta per la realizzazione del piano di rientro dal disvanzo del settore sanitario, ha ribadito come sia da considerare  pari a zero quanto recentemente riportato dai media relativamente all’apertura H12 degli studi di medicina generale. Nessun fondo andrà stanziato e nessuna iniziativa verrà presa in considerazione senza il coinvolgimento di tutte le parti sindacali. Esprimiamo, inoltre – conclude Paolo Marotta – piena soddisfazione relativamente alla volontà di  Norberto Cau di pagare le pendenze economiche dei medici di medicina generale.  Lo Smi-Lazio chiede fatti, non chiacchiere».

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Proposte per il rilancio dell’ex guardia medica

Posted by fidest press agency su sabato, 2 Mag 2009

Si è svolta lo scorso 23 aprile la riunione straordinaria della Commissione nazionale per continuità assistenziale (ex guardia medica) e medicina dei servizi, organizzata dalla segreteria nazionale del Sindacato Medici Italiani (SMI). Un incontro degno di nota nel corso del quale sono stati stabiliti e raggiunti obiettivi fondamentali per il futuro del servizio medesimo. I lavori della Commissione si sono conclusi, infatti, con la produzione di un articolato che introduce tre importanti novità in merito alla normativa che regola il settore della continuità assistenziale. Il primo punto riguarda la tutela dei medici con doppio incarico (quota oraria e capitaria). In relazione all’attuale normativa che prevede la perdita del mandato della continuità assistenziale (e quindi dello stipendio) per gli operatori sanitari che superano il tetto massimo di 650 assistiti, lo Smi chiede che venga previsto il passaggio graduale dall’attività di medico di guardia a quella di medico di assistenza primaria. E che si tenga conto della reale proporzione tra numero di ore lavorate e pazienti in carico, in maniera tale da realizzare il ruolo unico del medico di medicina generale. Il secondo punto consiste nel riconoscimento della “condizione di lavoro usurante notturno” per la continuità assistenziale. Nel terzo punto il Sindacato Medici Italiani suggerisce, inoltre, che vengano applicate al lavoro dell’ex guardia medica le stesse tutele previste per la medicina dei servizi territoriali (gravidanza e/o malattia), nonchè il pagamento del ristoro psico-fisico. Nel contempo è stato proposto un adeguamento degli emolumenti dei medici impiegati nella medicina dei servizi territoriali a quelli della continuità assistenziale. «Siamo molto soddisfatti del lavoro della Commissione – ha dichiarato Pina Onotri dello Smi-Lazio – abbiamo riscontrato un’ampia convergenza di tutti i delegati regionali in merito ai  punti proposti. Il Sindacato ringrazia Paola Volponi, responsabile nazionale medicina di famiglia Smi e Anna Lampugnani, responsabile nazionale continuità assistenziale Smi per l’impegno che hanno deciso di portare avanti al tavolo delle trattative nazionali, accogliendo le richieste delle Regioni. A loro va il nostro augurio di buon lavoro».

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Apertura degli studi di medicina generale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2009

Lo Smi-Lazio in un appello rivolto al presidente della regione Lazio Piero Marrazzo esprime forti dubbi e perplessità in merito alle  notizie annunciate dagli organi di stampa inerenti all’apertura degli studi di medicina generale prevista ogni giorno per dodici ore, compreso il sabato mattina sino alle ore 13. Il Sindacato Medici Italiani sottolinea come il succitato piano sanitario, in vigore dal prossimo mese di giugno, sia stato concordato in maniera del tutto discutibile dai vertici regionali e senza alcun filtro o sinergia con la totalità dei sindacati, ma con il solo consenso di un sindacato. Lo Smi-Lazio sottolinea, altresì, che nell’agosto u.s. é stata pubblicata una delibera regionale relativa al piano di rientro nella quale non sarebbero chiari i criteri relativi ai fondi aggiuntivi necessari per finanziare il progetto in questione. «Mentre i mass-media annunciano accordi da milioni di euro stabiliti unicamente dal presidente Marrazzo con i soliti noti – dichiara Cristina Patrizi, segretario organizzativo dello Smi-Lazio – oltre ai già deliberati 5 milioni di euro attribuiti al Centro regionale di formazione per il quale si prepara una mega centrale operativa presso il nosocomio San Camillo-Forlanini, i nostri colleghi ci informano che alcune Aziende sanitarie del Lazio (ad esempio la RmH), non pagherebbero gli emolumenti del mese di marzo (competenze di febbraio 2009). Per di più – aggiunge la sindacalista –  siamo ancora debitori, da circa un anno, di numerose competenze proprio per aver mantenuto gli studi medici aperti a nostre spese, utilizzando il nostro personale, le nostre linee telefoniche, il nostro impianto elettrico, i nostri appartamenti e via discorrendo, per garantire l’apertura H 10/die degli studi medici. Non va dimenticato che lo Smi-Lazio ha sottoposto all’attenzione dell’assessorato alla sanità un piano strategico che, da un lato permetterebbe un monitoraggio sanitario di tutta la popolazione laziale, e dall’altro ottimizzerebbe le scarse risorse della Regione stessa. Pertanto – conclude Cristina Patrizi – il Sindacato Medici Italiani, chiede a chi di competenza e con estrema urgenza un incontro per presentare quanto già sottoposto all’assessore Augusto Battaglia nel Febbraio 2008. Siamo stanchi di roboanti e insulsi annunci, non è più concepibile né accettabile questa politica degli slogan, mentre i lavoratori non percepiscono neanche gli stipendi. Servono risposte concrete, non chiacchiere».

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