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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

Posts Tagged ‘medicina’

Medicina personalizzata in oncologia

Posted by fidest press agency su sabato, 6 aprile 2019

Una convergenza senza precedenti di conoscenze mediche, tecnologia e data science sta rivoluzionando il percorso terapeutico dei pazienti oncologici. Fino ad oggi l’oncologia, dalla pratica clinica agli aspetti socio-sanitari, si è basata sul modello istologico, quindi sulla valutazione della terapia in base alla sede primaria del tumore e sulla tipizzazione istologica. Oggi invece è possibile, proprio grazie all’innovazione tecnologica e diagnostica, identificare le caratteristiche molecolari della malattia, indipendentemente dalla sua localizzazione, aprendo di fatto a una nuova fase in oncologia, che gli esperti definiscono modello mutazionale. Questo nuovo modello introduce un paradigma profondamente diverso, che necessita di un adeguamento anche dal punto di vista della governance sanitaria per diventare sempre più concreto. È questo quanto emerge del documento di consenso “Il nuovo modello mutazionale in oncologia: cosa cambia nella pratica clinica e assistenziale, nella ricerca e nelle procedure regolatorie”. Il volume, edito dal Pensiero Scientifico Editore con il supporto incondizionato di Roche, raccoglie le raccomandazioni condivise da esperti di rilievo a livello nazionale per la corretta gestione del modello mutazionale nella ricerca, nella pratica clinica e assistenziale e negli aspetti regolatori.Il documento è stato redatto dal Dottor Nello Martini, Fondazione Ricerca e Salute, insieme al Prof. Paolo Marchetti, Oncologia Medica B Università La Sapienza e Oncologia Ospedale Sant’Andrea di Roma, al Prof. Antonio Marchetti, Anatomia Patologica dell’Università di Chieti, al Prof. Giuseppe Curigliano, Istituto Europeo Oncologico di Milano, al Prof. Giancarlo Pruneri, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori di Milano, al Dott. Nicola Normanno, Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione Pascale di Napoli, dal Prof. Claudio Jommi, GERGAS SDA Bocconi di Milano, e da Antonella Pedrini, Fondazione Ricerca e Salute, ed è stato condiviso con un panel di esperti, rappresentanti delle reti oncologiche regionali, società scientifiche e associazioni pazienti e delle istituzioni.

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L’evoluzione nel campo della riproduzione in medicina

Posted by fidest press agency su domenica, 31 marzo 2019

Mallorca (Palma di Maioca Spagna) dal 4 al 6 aprile IVI celebra il proprio Congresso biennale, che quest’anno ha luogo a Mallorca, incentrato sulla condivisione degli ultimi progressi nel settore della Medicina della Riproduzione e su come ottenere miglioramenti che aiutino ad ottimizzare il futuro della professione.In questa occasione, inoltre, l’incontro è realizzato sulla base di una strategia pienamente sostenibile, definita dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (ODS) proposti dall’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) nel settembre del 2015.“Questo Congresso rappresenta un incontro d’avanguardia medica e scientifica durante il quale proviamo a riunire le grandi menti che rendono possibile l’evoluzione nel campo della riproduzione. Essendo un Congresso molto importante, e proseguendo nell’obiettivo di progresso e innovazione che abbiamo sempre perseguito, non possiamo ovviare al concetto di sostenibilità che oggi più che mai rappresenta una necessità fondamentale. Dunque, in questa edizione del nostro Congresso abbiamo voluto scommettere con tutta la nostra forza sugli ODS, consapevoli di quanto sia importante adottare una strategia d’impresa vincolata a questi obiettivi globali”, commenta il Dottor Javier Marqueta, Direttore di IVI Mallorca e Presidente dell’8th IVIRMA Congress.
L’impegno di IVI per la sostenibilità si concretizza in tre aspetti: Economico, Sociale e Ambientale. “Già nel corso della sua precedente edizione tenutasi a Bilbao, per la prima volta, il Congresso organizzato da IVI ha messo in atto una strategia di sostenibilità che ha aiutato a generare un’eredità – informa la Dottoressa Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma – ed è stato riconosciuto come tale con il certificato di eventi sostenibili concesso dal governo basco. Ora, riprende a viva forza questo piano, essendo l’impegno sociale ed ambientale una parte fondamentale nella sua definizione e implementazione”.Il piano di sostenibilità si articola lungo quattro ambiti in relazione con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU, un’iniziativa mondiale lanciata da questa organizzazione, che si propone di porre fine alla povertà, proteggere il pianeta e assicurare che tutte le persone godano di pace e prosperità.L’obiettivo è diminuire il più possibile il consumo di materiali e l’inclusione dei criteri di recupero, riutilizzo e riciclo. E tra le misure adottate, si evidenziano la digitalizzazione della documentazione per evitare il consumo di carta mediante la creazione di una APP del Congresso, la riduzione degli elementi del Pack di Benvenuto e uso di materiali riutilizzati e riciclabili per la loro fabbricazione, un manuale di buone pratiche per gli stand, la semplificazione della scenografia e la separazione effettiva dei residui per facilitare la loro gestione e il loro riciclo.

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Bertacco (FdI): contro carenza personale sanitario via numero chiuso a medicina

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 marzo 2019

“Tutte le leggi approvate fino ad ora nel settore della Sanità, sono andate nella direzione di restringere le capacità assunzionali, non garantendo un corretto turn over. Per questo la Regione Veneto ha dovuto provvedere ad iniziative che garantissero, giustamente, il livello essenziale di assistenza, perchè non si poteva rischiare il blocco di alcuni reparti strategici” così il senatore di Fratelli d’Italia, Stefano Bertacco. “La sanità ha bisogno di essere liberata da una serie di lacci e lacciuoli che in questi anni hanno provocato questa situazione di stallo. Uno tra tutti: il numero chiuso delle università. Dovrebbe essere il percorso universitario ad essere selettivo. Ed è paradossale non avere abbastanza medici, rispetto alla richiesta nazionale, e lasciare il numero chiuso nelle facoltà di medicina. Ed un altro settore che subirà sicuramente disagi sarà quello dell’istruzione. Infatti, l’importante adesione del personale dell’istruzione alla quota 100 metterà in difficoltà l’avvio del nuovo anno scolastico. Ci auguriamo che questa situazione incentivi lo Stato ad assumere, eliminando i vincoli che finora hanno limitato l’ingresso di nuovo forze nel mondo del lavoro e torni a finanziare le borse di studio per gli specializzandi ” conclude il senatore Bertacco.

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Humanitas University: test di ammissione a Medicina

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 marzo 2019

Pieve Emanuele. Il 15 marzo si svolgerà il test di ammissione al corso di Laurea internazionale in Medicina e Chirurgia di Humanitas University, per l’anno accademico 2019/2020. Sono oltre 1.200 (+14% rispetto all’anno precedente) i giovani che aspirano a conquistare uno dei 150 posti: 100 per cittadini europei e 50 riservati ai cittadini extra europei. Tra gli stranieri (il 25% degli iscritti) che sosterranno il test presso il Forum di Assago o in una delle altre 16 città in tutto il mondo, soprattutto studenti provenienti da Regno Unito, Germania, Svizzera, Francia e Grecia.A settembre invece si svolgerà il test per le professioni sanitarie.
Il test d’ingresso – IMAT, International Medical Admissions Test, in lingua inglese e sviluppato dall’Università di Cambridge. Il test prevede 60 quesiti a risposta multipla (in lingua inglese) di cui 2 di cultura generale, 20 di ragionamento logico, 38 di carattere scientifico (18 di biologia, 12 di chimica, 8 di fisica e matematica). Per lo svolgimento è assegnato un tempo di 100 minuti.Durante i sei anni di medicina, interamente in lingua inglese, Humanitas University offre la possibilità di svolgere il tirocinio a partire già dal terzo anno in uno degli ospedali Humanitas e di esercitarsi in un centro di simulazione all’avanguardia. La simulazione infatti si è dimostrata efficace nella formazione sia per poter apprendere procedure e manovre in totale sicurezza, ma anche nella formazione nelle soft skills quali la comunicazione, la leadership, e il lavoro di squadra, che hanno un ruolo essenziale nella gestione del paziente.Humanitas University supporta gli studenti anche nell’affrontare il post laurea: tra questi, la preparazione all’accesso alle scuole di specializzazione, in Italia e negli Stati Uniti, e incontri con organizzazioni estere per comprendere soprattutto le opportunità successive il conseguimento della laurea.
Studenti, docenti e collaborazioni con ospedali, centri di ricerca e università straniere. Humanitas University ha sempre avuto una forte vocazione internazionale. Gli studenti stranieri rappresentano il 39% degli iscritti a Medicina, proveniente soprattutto da Gran Bretagna, Stati Uniti, India, Iran, Canada, Germania, Grecia e Taiwan. Per completare la formazione avendo sempre una visione internazionale, è possibile effettuare brevi soggiorni all’estero grazie a travel grant dedicati.
Humanitas University, Ateneo dedicato alle Life Sciences è strettamente integrato con l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano, ospedale e centro di ricerca. Caratteristica di Humanitas University, dove l’insegnamento della Medicina è condotto interamente in lingua inglese, è il respiro internazionale. La visiting faculty include Premi Nobel per la Medicina e ricercatori di fama internazionale.Oltre al corso di Medicina internazionale è presente anche un corso di laurea in Infermieristica, attivo anche presso la sede di Bergamo, e un corso di Laurea in Fisioterapia.

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Il metodo scientifico per guidare il cambiamento in Sanità

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 febbraio 2019

“Come, e forse anche più che in altri settori, in Sanità si registra un evidente paradosso: da una parte c’è l’esigenza di cambiare radicalmente il modello organizzativo, dall’altra una fortissima resistenza a che questo cambiamento avvenga effettivamente”: così esordisce il Presidente Alessandro Beux, per spiegare la posizione della FNO TSRM e PSTRP alla vigilia della primo Consiglio nazionale congiunto delle professioni socio-sanitarie, in programma il 23 febbraio prossimo a Roma.“La situazione della nostra società, dal punto di vista demografico ed epidemiologico, è sotto gli occhi di tutti: la popolazione sta progressivamente invecchiando e di conseguenza sono in aumento le patologie cronico degenerative, spesso multiple”, ha continuato Beux. “Questo imporrebbe un cambiamento radicale dell’organizzazione complessiva del sistema socio-sanitario, da quello attuale, prevalentemente improntato sul modello ospedaliero per la gestione delle acuzie, a un modello fortemente basato sulla territorialità e sulla domiciliarizzazione delle cure: se ne parla e se ne scrive da molti anni ma non si vedono azioni concrete in questa direzione”.Le ragioni sono presto dette.
“ll modello ospedaliero è quello che ha consentito la creazione, il consolidamento e l’ampliamento di poteri che oggi resistono a un cambiamento organizzativo che potrebbe metterli in discussione”, ha sottolineato ancora Beux.
Come definire dunque una road map che convinca tutte le parti in gioco a progettare un nuovo modello organizzativo per la Sanità? “La nostra nuova proposta si base sul metodo scientifico: non diamo per scontato che un modello organizzativo alternativo a quello in uso sia migliore, quindi da adottare in modo acritico, ma trattiamolo in modo ipotetico e sottoponiamolo a sperimentazione, dandoci un tempo per verificarne la bontà, sulla base di indicatori di sicurezza, efficacia e di sostenibilità condivisi”, ha concluso Beux. “Se questo nuovo modello non funzionerà, lo si potrà dire a buon diritto, sulla base dei risultati ottenuti attraverso una metodologia validata e internazionalmente riconosciuta, e non sulla base di pregiudizi e/o finalità diverse; se, invece, funzionerà, lo si potrà adottare diffusamente”.

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La Via della Medicina Shaolin

Posted by fidest press agency su martedì, 20 novembre 2018

Roma mercoledì 21 Novembre 2018 dalle ore 18:00 alle 20:00 si terrà un evento presso la libreria “Feltrinelli Libri e Musica” in Via Appia Nuova, 426 , per la presentazione del suo libro “La Via della Medicina Shaolin – Meditazione Chan, Arti Marziali e Medicina Tradizionale Cinese” una pubblicazione dai contenuti profondi che apre una vista sui fondamenti della Cultura Shaolin”, cui seguirà una breve dimostrazione di arti marziali tradizionali (Shaolin Kung Fu e Qi Gong).L’evento è organizzato dalla Mondadori che da sempre valorizza contenuti culturali con pubblicazioni di qualità. Anche in questa occasione si potrà approfittare per prendere contatto con la tradizione culturale millenaria custodita e sviluppata per secoli nel Tempio Shaolin in Cina o approfondirne alcuni aspetti relativi al benessere e alla salute, che vede in prima linea in Italia l’Associazione “Shaolin Quan Fa” presieduta dal Maestro Shi Yan Hui, che da ormai dieci anni insegna e divulga in maniera semplice e concreta cercando di fornire indicazioni immediatamente e praticamente applicabili anche alla frenetica vita quotidiana occidentale.

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Medicina: ormoni, metabolismo e sport

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 ottobre 2018

L’Organizzazione Mondiale della Sanità indica nell’inattività fisica il quarto più importante fattore di rischio di mortalità nel mondo e il maggiore fattore di rischio per le malattie non trasmissibili, quali le patologie cardiovascolari, i tumori e il diabete.Ma, d’altra parte, anche il concetto “sport e salute” è un azzardo e un po’ più complicato di quando possa apparire.Dall’ultimo report del Ministero della Salute dei controlli effettuati nel 2017 su giovani e sport amatoriali emerge che non c’è sport che sfugga al doping inteso come uso di un farmaco o di una pratica medica non a scopo terapeutico ma per migliorare il rendimento psicofisico. Sempre il Ministero rileva che le sostanze più utilizzate sono gli agenti anabolizzanti (48,3%), stimolanti (17,2%), corticosteroidi (8,6%) e diuretici e agenti mascheranti (8,6%).Quali conseguenze sulla salute quando lo sport diventa un’ossessione? Di questi temi si parla il 26 ottobre a Verona in occasione di un convegno “Ormoni, metabolismo e sport”, promosso da AME, Associazione Medici Endocrinologi, dal CONI e la Federazione Medico Sportiva sotto la guida scientifica di Roberto Castello, direttore di Medicina Generale ed Endocrinologia AOUI, Verona e di Paolo Cannas, medico ospedaliero e medico sportivo della squadra di Basket A2 di Verona.
Ma cosa succede all’organismo umano quando fa sport? “L’impatto dell’esercizio fisico sull’attività del sistema endocrino”, prosegue Roberto Castello, “è ancora non del tutto conosciuto, in parte a causa dei numerosi fattori e variabili che possono interferire, sia dipendenti dall’esercizio fisico stesso (tipo, intensità, durata), che dal soggetto che lo svolge (età, sesso, composizione corporea, stato nutrizionale, patologie, farmaci e fattori psicologici). Le risposte ormonali dell’organismo possono essere acute e croniche. Le risposte del sistema endocrino sono proporzionali all’intensità dell’esercizio svolto, anche se non sempre in maniera lineare. Inizialmente, nel giro di pochi secondi dall’inizio dell’esercizio fisico, viene attivato il sistema nervoso simpatico con produzione di catecolamine anche da parte della ghiandola surrenalica; allo stesso tempo viene inibita la produzione pancreatica di insulina e viene stimolata la secrezione di glucagone. Proseguendo si passa alla seconda fase, che inizia sempre nel giro di un minuto dall’inizio dell’attività fisica, nella quale l’ipofisi inizia a secernere altri ormoni.
Le malattie endocrine possono influenzare diverse attività metaboliche che presiedono lo stato della massa muscolare, del metabolismo energetico e dell’integrità psicofisica. Per questo è importante per chi volesse fare attività sportiva escludere un’alterazione ormonale. Ci sono alcune patologie endocrine (ipogonadismo, ipotiroidismo, iposurrenalismo e deficit dell’ormone della crescita) per le quali sono necessarie terapia sostitutive con farmaci che rientrano tra quelli vietati dal Comitato Olimpico Internazionale.

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La medicina di precisione di Roche per combattere i tumori solidi

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 ottobre 2018

Monza. La medicina personalizzata è sempre più realtà. Entrectinib, la molecola di Roche sviluppata grazie al contributo della ricerca italiana, si è dimostrata utile nell’affrontare i tumori solidi con riarrangiamento dei geni NTRK 1/2/3 o ROS 1. Positivi i risultati degli studi su entrectinib presentati al congresso dell’European Society for Medical Oncology (ESMO) in corso a Monaco di Baviera (Germania). I dati presentati dimostrano che entrectinib è efficace nel ridurre la massa tumorale nei pazienti con tumore avanzato, anche nei pazienti con metastasi cerebrali, nei pazienti il cui tumore è caratterizzato dalla fusione dei geni NTRK 1/2/3, la cosiddetta “indicazione agnostica” ovvero l’indicazione indipendente dalla sede di origine del tumore ma legata invece alla mutazione specifica identificata sulle cellule tumorali: il farmaco, che viene somministrato per via orale, è un esempio di medicina di precisione e svolge un’azione mirata contro il prodotto dell’alterazione dei geni NTRK1/2/3, ROS1, attivati in diverse tipologie di tumore.Grazie all’analisi genomica si è scoperto che alcune tipologie di tumore sono causate dalla fusione dei geni NTRK 1/2/3 o ROS 1. Tale difetto molecolare porta a un malfunzionamento nel signaling intracellulare che regola la crescita della cellula. Il risultato finale di questa alterazione è una proliferazione incontrollata. Circa l’1-2% dei carcinomi polmonare non a piccole cellule origina dalla mutazione ROS 1, quelle in NTRK, con una prevalenza di circa lo 0.7%-1%, sono invece associate ad oltre 30 tipologie di tumori solidi come le neoplasie del testa-collo, alla tiroide, sarcomi e tumori cerebrali.Roche ha recentemente acquisito e sta sviluppando entrectinib, farmaco italiano scoperto e sviluppato da Nerviano Medical Science, una molecola in grado di inibire il segnale generato dalla fusione dei geni NTRK 1/2/3 e ROS 1. Ad oggi sono 3 i trial clinici che coinvolgono questa molecola e l’analisi congiunta sull’indicazione agnostica NTRK positiva dei risultati di tali studi presentati ad ESMO, ha dimostrato come la molecola è in grado di ridurre il tumore (objective response rate; ORR) nel 57.4% dei pazienti trattati. La mediana della progression-free survival è di 11.2 mesi. Dai risultati è emersa anche una risposta duratura nel tempo di due anni. Il dato della DoR (duration of response) è stato pari a 10.4 mesi. Non solo, essendo il farmaco attivo sui pazienti con secondarismi cerebrali (20.4% nello studio), evento che condiziona pesantemente la qualità di vita, particolarmente incoraggiante è l’efficacia ottenuta in più della metà dei casi (intracranial ORR 54.5%).In virtù dei risultati raggiunti sino ad oggi nei diversi trial clinici entrectinib ha ricevuto da FDA la Breakthrough Therapy Designation, da EMA la designazione di Priority Medicines (PRIME) e dall’Autorità Sanitaria giapponese la designazione Sakigake per l’indicazione agnostica per la fusione di NTRK, riconoscimento delle autorità regolatorie che garantisce un iter di valutazione accelerato. Un riconoscimento che premia l’innovazione italiana e Roche nel suo impegno nella medicina di precisione e che indica ancora una volta il ruolo sempre più importante della valutazione del profilo genetico del tumore al fine di arrivare ad un trattamento il più possibile personalizzato.

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Medicina: “Si trovi coraggio per eliminare il numero chiuso”

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 ottobre 2018

“Per risolvere il problema della carenza dei medici serve coraggio, quello stesso coraggio che i Cinque Stelle, smentendo il comunicato del Cdm sull’abolizione del numero chiuso, hanno chiaramente dimostrato di non possedere. Nei prossimi cinque anni, i medici italiani che andranno in pensione saranno 45mila, e tra dieci anni la cifra totale dei medici pensionati raggiungerà le 80mila unità. Stiamo parlando di circa 48mila medici ospedalieri e di 47mila medici di famiglia, un vero e proprio esercito. Per fronteggiare queste perdite, dal mio punto di vista, l’unica soluzione è rappresentata da un’eliminazione del numero chiuso per le facoltà di Medicina, non c’è nessuna alternativa. È del tutto inutile sperare di risolvere il problema aumentando il numero di borse di studio: il primo passo da compiere, per risolvere la mancanza di medici, consiste nel rivoluzionare completamente le modalità d’accesso alle facoltà, partendo dall’abolizione del numero chiuso”. E’ quanto dichiara l’On. Maullu europarlamentare di FI.

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Medicina: Nobel assegnato a James P. Allison e a Tasuku Honjo

Posted by fidest press agency su martedì, 2 ottobre 2018

Ruggero De Maria, Presidente di Alleanza Contro il Cancro, la rete oncologica nazionale fondata nel 2002 dal ministero della Salute, plaude al Nobel assegnato a James P. Allison, ricercatore dell’MD Anderson Cancer Center di Houston aggiudicatosi il prestigioso riconoscimento assieme al collega Tasuku Honjo, per la scoperta della terapia del cancro per inibizione della regolazione immunonegativa. Proprio con Allison e con l’Istituto statunitense, ACC – cui aderiscono 25 IRCCS, ISS, Italian Sarcoma Group, Fondazione CNAO e AIMaC – ha in atto una collaborazione con MD sancita nel 2016 da un accordo alla cui sottoscrizione, avvenuta in Istituto Superiore di Sanità partecipò proprio il premio Nobel. In Italia il gruppo di ricerca più avanzato sulla Immunoterapia fa capo al Working Group della Rete.
«ll premio Nobel ai due scienziati che hanno studiato per primi i checkpoint immunologici alla base dell’immunoterapia dei tumori – dice De Maria – è il giusto riconoscimento a chi ha compiuto gli studi pionieristici che hanno permesso di sviluppare le terapie farmacologiche ad oggi più efficaci per i tumori avanzati. I ricercatori di ACC svolgono ricerche molto competitive sull’immunoterapia dei tumori. Gli oncologi medici di ACC hanno contribuito in maniera importante ai trial clinici che hanno dimostrato come il blocco dei checkpoint immunologici possa curare efficacemente il melanoma metastatico e alcuni tumori al polmone. Inoltre ACC sta studiando come identificare al meglio i pazienti che possono trovare giovamento da queste terapie e, al tempo stesso, cosa sia possibile fare nei pazienti che non rispondono. Il premio Nobel James Allison ha avuto parole di chiaro apprezzamento per il lavoro che ACC sta conducendo sull’immunoterapia dei tumori. Grazie alla partnership con l’MD Anderson e al supporto del Ministero della Salute, sono certo che gli IRCCS della rete oncologica contribuiranno ancora e sempre meglio alla ricerca in questo settore così importante».
Il WG di Immunoterapia di ACC si occupa della identificazione dei biomarcatori altamente predittivi di risposta ai nuovi approcci immunoterapici al fine di identificare in maniera precoce quei pazienti che ne possano beneficiare. In questo modo è possibile evitare di esporli a trattamenti potenzialmente associati ad effetti collaterali in assenza di beneficio clinico. Questo approccio consentirebbe inoltre di ridurre la spesa farmaceutica del Sistema Sanitario Nazionale per terapie ad alto costo. L’attività del Working Group, si sta concentrando sulla conversione dei pazienti non responsivi in responsivi con lo sviluppo di nuove terapie combinate.
E dal 29 al 31 ottobre, all’ospedale San Raffaele di Milano, si parlerà anche di Immunoterapia con i massimi esperti italiani e internazionali nel corso del terzo Annual Meeting di Alleanza Contro il Cancro, in programma all’ospedale IRCCS San Raffaele di Milano, associato ACC.

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Alcol e droghe alla guida

Posted by fidest press agency su martedì, 25 settembre 2018

Bergamo. Mercoledì 10 ottobre mattinata di studio Auditorium “Lucio Parenzan” dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII al convegno “Alcol e droghe 4.0. La tecnologia al servizio della sicurezza stradale”. L’incontro è aperto tutti ed è gratuito con registrazione obbligatoria sul sito formazione.asst-pg23.it.
Le stime dicono che dal 30% al 50% degli incidenti stradali sono causati da alcol e droga alla guida, che resta la prima causa di morte nei giovani. Un binomio pericoloso quello tra sballo e volante che mette seriamente a rischio la sicurezza sulle strade. Anche in questo campo però la tecnologia può venire in aiuto: simulatori e tute che riproducono la guida in stato di ebrezza o disturbata da fattori come la stanchezza, etilometri collegati all’automobile che non parte se il risultato è positivo, alcol e drug test di ultima generazione, applicazioni per smartphone, ma anche modelli innovativi di controllo sulle strade e interventi educativi nei giovani che tengano conto delle nuove modalità di aggregazione nei locali del divertimento.
Ad aprire i lavori alle 9 del mattino Marco Riglietta, direttore dell’Unità Dipendenze del Papa Giovanni. A seguire si entrerà nel vivo del convengo con la prima sessione dedicata al controllo sulle strade, con interventi di Mirella Pontiggia, Comandante della Polizia Stradale di Bergamo, e di Marcel Solèr della Polizia stradale svizzera, che presenterà la nuova procedura seguita dalla Polizia Cantonale Dei Grigioni per accertare l’inabilità alla guida, che inizia con l’osservazione diretta dei comportamenti degli automobilismi da parte dei poliziotti che eseguono il controllo, secondo criteri specifici. Nella seconda sessione, dedicata ai locali del divertimento, interverranno Giordano Vecchi, gestore della discoteca Bolgia, e il deejay Tommaso Dapri, che porteranno la loro esperienza in prima linea come organizzatore di eventi di richiamo per i giovani.La terza e ultima sessione sarà invece dedicata alla prevenzione, con Andrea Noventa, psicologo del SerD di Bergamo e responsabile scientifico del convegno, che porterà l’esperienza del Progetto Safe Driver – che prevede, direttamente nei luoghi della movida bergamasca, l’affiancamento ai ragazzi nel proporre un’alternativa sicura alla guida in stato di ebrezza – e Roberto Cosentini che spiegherà la consulenza offerta al Pronto Soccorso ai pazienti che arrivano con intossicazione da sostanze psicoattive. Infine interverrà Monica Mecacci di Ford Italia, che presenterà il progetto Driving Skills For Life, programma di training rivolto in particolare ai neopatentati, per imparare tecniche di guida responsabile e acquisire maggiore destrezza nel riconoscere i pericoli, nel controllare l’auto, nel gestire la velocità e nell’evitare le distrazioniTra gli sponsor del convegno, oltre a Brembo e Associazione Genitori Atena, anche la ditta Dräger, multinazionale tedesca attiva da oltre 125 anni nel settore della sicurezza industriale e medicale. Dräger sarà presente con tutta la gamma di diagnostica (dagli etilometri precursori fino al DrugTest di ultima generazione) dotata di sensori molto sofisticati che sono in grado di rilevare con la massima precisione la presenza di alcool nell’espirato o sostanze stupefacenti nel liquido salivale.Il tema della guida sicura e della tecnologia applicata in questo ambito sarà protagonista anche dell’edizione di quest’anno di BergamoScienza. Dall’8 al 21 ottobre all’ex Chiesa della Maddalena (Via S. Alessandro, n. 39/D) si terrà il laboratorio “Test Driver droghe e sicurezza stradale”, organizzato dall’Associazione Genitori Atena (in collaborazione con ACI, SERD dell’ASST Papa Giovanni XXIII, ATS di Bergamo, Polizia Stradale di Bergamo, Polizia Municipale di Bergamo, Istituto Pesenti di Bergamo, Rotary Centenario di Dalmine e FORD Italia) e pensato per i più giovani, per sensibilizzarli sui rischi connessi all’uso di alcol e droga alla guida. I partecipanti potranno provare dei simulatori e capire da sobri gli effetti che alcol e droghe hanno sull’orientamento, l’attenzione e la reattività alla guida. Verranno utilizzate anche le tute Drink Suite, Drug Suite e Hangover Suite, studiate dalla casa automobilistica Ford per simulare gli effetti sui riflessi e la coordinazione alla guida.Le tute progettate da Ford saranno protagoniste anche dello spettacolo teatrale “Driving skills” organizzato dalla Compagnia La Pulce sempre nell’ambito di Bergamo Scienza e in programma venerdì 19 ottobre alle 21 all’Auditorium di Bergamo (Piazza della Libertà). Uno spettacolo provocatorio, interattivo, in cui vengono simulati gli stati psico-fisici dovuti all’ebbrezza da alcol, all’assunzione di sostanze e agli effetti del post-sbornia. L’intento è, come sempre, parlare chiaro a ragazzi e adulti, perché conoscenza e consapevolezza sono l’unica arma che abbiamo contro i comportamenti a rischio.

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Medicina personalizzata, terapia genica, intelligenza artificiale

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 settembre 2018

Trieste dal 28 al 30 settembre 2018 tre giorni di grandi ospiti e attività in piazza per raccontare il rapporto fra scienza e natura. La manifestazione, offrirà inoltre una riflessione “orizzontale” sull’attualissima questione delle fake news scientifiche. La sera del 28 settembre, in concomitanza con il festival, si svolgerà anche a Trieste La Notte Europea dei Ricercatori-SHARPER, evento organizzato in contemporanea in centinaia di città europee.
Titolo della settima edizione del festival è NatureTECH: il sottile confine fra biologico e biotecnologico. Trieste, Capitale europea della scienza 2020, è un polo scientifico noto a livello internazionale, per questo il suo festival della ricerca scientifica è un appuntamento unico nel panorama italiano.
Ospiti di spicco quest’anno saranno la senatrice a vita ed esperta di cellule staminali Elena Cattaneo, l’ex ministra dell’istruzione e ingegnere cibernetico Maria Chiara Carrozza e il medico virologo attivo nella lotta alla disinformazione medica Roberto Burioni. Appuntamento importante sarà anche quello con Andrea Segrè, l’ideatore del Last Minute Market. Un contributo sostanziale alla manifestazione lo darà AIRC, l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, che porterà a Trieste molti dei suoi ricercatori di punta.
Trieste Next 2018 è organizzato da Comune di Trieste, Università degli Studi di Trieste, ItalyPost, Area Science Park e ICGEB, quest’ultimo nel ruolo di ente promotore guest. Importante novità è la collaborazione con la Commissione Europea e il patrocinio dello European Research Council (ERC) e di ESOF2020. Co-promotore di Trieste Next 2018 è la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, mentre AIRC è presente nel ruolo di Content partner.

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Pagine di medicina: La medicina tra successi e insuccessi

Posted by fidest press agency su sabato, 25 agosto 2018

Posso dire che, vista nel suo insieme, la terapia genica prima d’ottenere importanti risultati ha subito notevoli insuccessi. La rivista Science fu la prima a segnalare una svolta con la guarigione ottenuta per questa via da due giovani donne, una colombiana e l’altra palestinese costrette a vivere in una camera sterile a causa di una rara malattia ereditaria. Ora sono normali. Il “miracolo” di queste guarigioni dipese dalla correzione del deficit immunitario ottenuta inserendo nelle cellule progenitrici dei globuli bianchi, detti staminali, la copia sana del gene difettoso responsabile della malattia. Per ottenerlo è stato necessario prelevare il gene dal midollo osseo che lo contiene nelle ossa del bacino. E’ stato utilizzato un virus come traghettatore per poi far sì che il gene sostitutivo entrasse e si integrasse nel patrimonio ereditario di queste cellule madri che espanse in laboratorio e reinfuse poi alle due pazienti hanno raggiunto il midollo osseo dando luogo a una discendenza di globuli bianchi sani. Si è trattato, quindi, di una correzione alla radice che ha saputo cancellare una malattia. Ora la strada è segnata e la ricerca sta affilando le lame per nuove e più ambiziose mete.
Un altro “miracolo” lo dobbiamo a una molecola speciale che distrugge soltanto le cellule tumorali risparmiando quelle sane. In questo modo è stato possibile colpire alla radice la leucemia mieloide cronica, un tumore del sangue che solo in Italia registra ogni anno mille nuovi casi. Come si sa la malattia è provocata da un’alterazione genetica che porta allo scambio di un frammento di Dna dal cromosoma 22 al 9. Da questa anomalia deriva la produzione di una proteina che causa la proliferazione incontrollata dei globuli bianchi, cioè la leucemia. Questa molecola va sotto il nome di Glivec e riesce ad attraversare la membrana della cellula e a penetrare in una tasca destinata proprio alla proteina aberrante e inceppandone l’azione. Altri traguardi si potrebbero citare ma penso che i già citati sino sufficienti per darci un’idea dei passi compiuti dalla ricerca medica soprattutto nell’ultimo decennio ovvero quello che ci ha introdotti nel XXI secolo. (Servizio Fidest)

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Pagine di medicina: Le dubbie innovazioni in medicina

Posted by fidest press agency su sabato, 25 agosto 2018

«La sostenibilità del nostro SSN» è stato scritto «è continuamente minata dalla proliferazione incontrollata di tecnologie sanitarie spalleggiata dalle crescenti aspettative di cittadini e pazienti, oggi regrediti al ruolo di consumatori di servizi e prestazioni sanitarie. Di fronte all’espansione di un “mercato della salute” continuamente invaso da innumerevoli e spesso false innovazioni, non è più differibile una governance istituzionale delle tecnologie sanitarie attraverso una sistematica attività di Health Technology Assessment (HTA).
«Anche se con notevole ritardo rispetto ad altri paesi, l’HTA è divenuta anche in Italia oggetto di crescente interesse e acceso dibattito in ambito sanitario, per le sue potenzialità di indirizzare le decisioni di politica sanitaria.»
Per tutti gli stakeholders impegnati in attività di HTA, la Fondazione GIMBE ha realizzato la traduzione italiana di una checklist finalizzata a uniformare la metodologia di conduzione degli HTA report e a consentire agli utilizzatori di valutarne qualità e affidabilità. La checklist è stata realizzata dall’INAHTA (In-ternational Network of Agencies of Health Technology Assessment), il network internazionale che coordina l’attività di 53 agenzie, di cui tre italiane. Nel suo complesso posso dire che la ricerca medica non ha avuto mai come in questi ultimi tempi una mole impressionante di novità sensazionali: progetti di clonazione umana, partenogenesi, (addirittura uomo-topo), studi sulle cellule staminali per venire a capo dei grandi mali del secolo quali il Parkinson e l’Alzheimer, possibili effetti cancerogeni nella terapia genica (si pensa a un bimbo francese che si ammalò di leucemia) e via di questo passo. Una decina di anni fa ricordo che “Le Figaro magazine” aveva riportato la notizia che all’ospedale di Rouen, in Normandia, il cardiologo Alain Cribier in anestesia locale aveva fatto arrivare una valvola artificiale suina fino al cuore di un paziente senza aprirgli il torace. Navigò dentro un catetere inserito nell’arteria femorale (a livello della coscia). Il dispositivo era composto da un anello metallico e da tre valvole. In questo modo raggiunse la valvola che congiunge il ventricolo sinistro del cuore all’aorta, l’arteria che manda il sangue a tutto l’organismo.
A questo riguardo si volle sapere qualcosa di più e il giornalista italiano che aveva ripreso la notizia d’oltralpe non mancò di chiedere il parere del prof. Edoardo Gronda, primario di cardiologia all’Istituto Humanitas di Milano che precisò: “Siamo riusciti a sapere, però, che per far sì che la valvola rimanga in sede è indispensabile la presenza in quella nativa di calcificazioni, veri punti di attracco per la protesi.” E soggiunse: “Altro elemento importante è il tipo di patologia in quanto l’inserimento del catetere può correggere solo la dilatazione della valvola, non il suo restringimento (stenosi).” Significa, alla fine, che la medicina può avere sicuramente delle certezze, ma con altrettanta franchezza il margine di dubbio vaga sempre lì nell’aria. Per non parlare poi di quelle notizie che passano alla storia come “miracolose”. E’ una parola che i medici sono restii a pronunciare e alla fine trovano sempre un motivo per spiegare un evento eccezionale con un linguaggio più attinente al loro credo scientifico. Penso, ad esempio, a quella persona con il corpo completamente paralizzato che a sette anni dal trauma ricomincia a muovere gomiti, polsi, le dita delle mani e dei piedi, delle ginocchia e riacquista la sensibilità in buona parte del corpo. Questo personaggio ha un nome e un cognome. Si tratta di Christopher Reeve, il celeberrimo Superman che restò immobile dalla testa in giù in seguito a una caduta da cavallo. Lo seguì in questo suo calvario John McDonald, direttore del programma per le lesioni vertebrali della Washington University School of Medicine di St. Louis nel Missouri. Il miracolo, tuttavia lo si deve soprattutto attribuire al paziente per la sua incrollabile volontà di non arrendersi. L’ex attore non si sottopose a interventi sperimentali ma praticò soltanto con tenacia il ferreo programma di riabilitazione ideato da McDonald: la stimolazione elettrica seduto su una bicicletta da camera per la ginnastica passiva e molte ore al giorno di esercizi in piscina. Nient’altro. E dire che al paziente si consigliava soltanto un minimo di mobilizzazione per evita-re decubiti, l’irrigidimento delle articolazioni e la rarefazione dei muscoli. (servizio fidest)

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Pagine di medicina: La medicina con le sue variabili dipendenti

Posted by fidest press agency su sabato, 25 agosto 2018

Vi è un genere di conoscenza medica fondata sulla riflessione e sull’intento di preparare i potenziali lettori a valutare i fatti prima delle suggestioni, delle mode e a prepararli alla consapevolezza che la più efficace cura dobbiamo trovarla in noi stessi nel comprendere ciò che non va nel nostro organismo e di renderci conto che alla base dei nostri mali vi può essere un regime alimentare sbagliato, dei comportamenti non virtuosi, come l’eccessiva sedentarietà, e un uso inappropriato di taluni farmaci assunti non da prescrizione medica ma dal si dice delle comari. Esiste poi un “effetto placebo” non solo per l’uso delle medicine ma anche per il rapporto fiduciario che noi intratteniamo con il nostro medico di famiglia.
A tutto questo si aggiunge la figura del cronista che partecipa ai convegni e ai congressi medici e che ha il delicato compito di riportare gli studi, le ricerche e le relazioni degli esperti su un determinato ambito medico. D’altra parte in tali meeting vi è lo sforzo corale di chi cerca di puntare verso nuove frontiere nella terapia di talune malattie nell’intento, se non proprio di debellarle, di limitarne i danni e gli stessi effetti collaterali a volte tanto insidiosi da colpire altri organi del corpo fondamentalmente sani. A questo riguardo la mia esperienza mi porta a riconoscere spesso nel relatore, negli stessi ricercatori, non solo il genuino entusiasmo per una sperimentazione che ha superato la prova dei vari controlli che sono stati messi a punto, ma anche il legittimo dubbio che di là della bontà del farmaco prodotto vi possa sempre essere una intolleranza strisciante che finisca con l’appalesarsi tardivamente e che il suo uso, alla lunga, diventi controproducente. (Riccardo Alfonso)

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Un giornalista alle prese con la medicina

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 agosto 2018

Una signora australiana, che al suo paese fa il coroner, venendo a trovarmi si sente dire, a proposito della mia vena di scrittore, che ho scritto diversi libri dove parlo di medicina e di ricerca scientifica. Mi guarda stupita e la prima cosa che le viene da chiedermi: Ma tu sei un medico? e io di rimando le rispondo con un secco No. Dopo un attimo di esitazione mostra nell’espressione del volto, prima ancora delle parole, tutta la sua contrarietà.
Io la guardo e rimango interdetto. Non so decidermi se affrontare o meno una conversazione sull’argomento avendo dinanzi una interlocutrice che non conosce bene la lingua italiana mentre da parte mia non saprei di certo farlo in lingua inglese.
Restiamo per un momento in silenzio poi lei si decide di spiegarmi la ragione del suo disappunto richiamandosi a una sua esperienza professionale nella quale per avere un parere medico qualificato aveva pensato bene d’incontrare alcuni specialisti e con il risultato che si è trovata davanti a giudizi non tutti collimanti tra loro. A questo punto mi è parso d’aver capito la morale di tutto ciò: la medicina è una professione che richiede molta conoscenza e lunghi studi e non può essere affidata, sia pure a un narratore quale sono, il compito di parlarne. Non obietto e cerco di passare a un altro argomento. Lei per un po’ traccheggia ma poi capisce l’antifona e mi asseconda nelle mie divagazioni.
L’argomento, tuttavia, diventa, con il senno di poi, motivo di una mia personale riflessione critica e non cerco solo di trovare una “pezza d’appoggio” a quello che ho fatto un mio “lavoro”. In effetti la medicina se la vedo attraverso il web devo convenire che è affrontata non sempre con competenza e accortezza per evitare che nel pubblico, dei non addetti ai lavori, s’ingenerasse indebita aspettativa salvifica o, al contrario, giudizi sommari per taluni pur gravi malanni. C’è da chiedersi, a questo punto, nell’era del Web 2.0, come deve adeguarsi il modo di comunicare dei professionisti dell’informazione su temi fondamentali come quello della salute? E ancora come la comunicazione giornalistica in ambito medico-scientifico possa rispondere ancora ai bisogni dei suoi fruitori? Per discutere questi ed altri aspetti, ci pensò la Merck Serono S.p.A., affiliata italiana di Merck, convocando a Milano esperti del settore in occasione dell’incontro “Biotecnologie ed Innovazione in Medicina sul Web 2.0. Fonti di informazione, fruitori, linguaggi”. Obiettivo dell’iniziativa fu quello di offrire spunti di riflessione sull’impatto che i nuovi media hanno sull’attività di quanti sono chiamati ad informare, in maniera corretta e referenziata, l’opinione pubblica sui temi della salute e del progresso scientifico. “L’incontro – è stato scritto in un comunicato reso ai media – con i professionisti dell’informazione sul tema della corretta comunicazione giornalistica sulle biotecnologie e l’innovazione scientifica è oramai diventato un appuntamento fisso: è infatti il terzo anno che Merck Serono S.p.A. promuove questa iniziativa – ha sotto-lineato Antonio Tosco, allora Direttore Health Outcomes & Market Access di Merck Serono S.p.A. – Siamo convinti che fare cultura ed alimentare la discussione su questi temi sia più che mai necessario, soprattutto in un momento storico in cui l’avvento di nuovi media digitali altamente interattivi e particolarmente pervasivi, impone a tutti coloro che fanno comunicazione nell’ambito della salute di riflettere sul proprio modus operandi. La necessità di una ridefinizione del modo di relazionarsi con il proprio target non riguarda quindi solo i professionisti dell’informazione, ma coinvolge tutti gli attori del settore healthcare”. (Riccardo Alfonso)

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Un nuovo modello di medicina

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

Se ci limitiamo a osservare quanto accade nei nosocomi italiani e le metodiche adottate sia dal punto di vista della prestazione sanitaria sia alberghiera, ci chiediamo se sia possibile adottare un modulo diverso per favorire un percorso virtuoso dell’assistenza che tenga in maggior conto il valore della persona e il suo rapporto con i suoi nuovi soggetti: medici, infermieri, personale ausiliario e amministrativo. L’Italia, nello specifico, ha già fatto una scelta di campo con l’assistenza universale affermando la necessità che tutti possano accedervi, a prescindere dalle loro condizioni economiche. Ciò comporta, ovviamente, un costo sociale non indifferente. Lungo questo tragitto “virtuoso” si frappongono, in aggiunta, vari ostacoli. Essi sono ascrivibili non tanto e non solo alla qualità delle prestazioni ma al modo come sono effettuate e ai tempi richiesti, oltre all’utilizzo di personale, in particolare infermieristico specializzato.
A questo punto ci chiediamo se fermo restando la prestazione universalistica non si possa fare di meglio e di diverso. Questo tracciato non solo è auspicabile ma, a mio avviso, è possibile praticarlo se partiamo dall’idea che la prevenzione è la risposta più adeguata per una migliore razionalizzazione delle risorse, per evitare gli sprechi, per favorire l’interdisciplinarietà delle pratiche mediche, il lavoro clinico di ricerca.
In questo caso tutta la filiera assistenziale dovrebbe essere rivista e adeguata a un assunto che vada oltre i tempi di attesa per interventi o controlli di qualsivoglia natura e ponga al centro dell’interesse condiviso sia il malato, cronico o acuto, sia gli altri soggetti che vi ruotano attorno. Un check-up generalizzato dovrebbe permetterci l’esistenza di centri di eccellenza e interdisciplinari che offrano una visione d’insieme delle prestazioni sanitarie e prevedere, invece, altri moduli capaci di adottare terapie ad hoc in casi accertati per i trattamenti mirati. D’altra parte avere circa cento specialità e lasciarle a se stesse senza prevedere una sintesi nel processo terapeutico è un aspetto deformante della medicina che non si può accettare. Ora se questo discorso è possibile affrontarlo senza pregiudizi, prevenzioni o chiusure corporative o interessi di bottega dalla farmaceutica alle imprese produttrici di strumentazioni e apparecchiature sanitarie, di certo potremmo ottenere una risposta capace d’inquadrare meglio le opportunità e anche correggere gli aspetti negativi che ne potrebbero derivare e apporvi possibili correttivi. Sicuramente è suggestiva l’idea che vi sia, nella costanza della vita di ogni individuo, la possibilità di un controllo continuo, quasi automatico, delle sue condizioni di salute. Sarebbe finalizzato a prevenire qualsiasi alterazione del suo status fisico e mentale con una metodica attenta e scrupolosa che permetta, di conseguenza, di avvertire in tempi utili taluni processi degenerativi asintomatici e dai quali possono derivarne effetti perversi e debilitanti e conseguenti percorsi lungodegenziali con l’adozione di farmaci costosi e frequentazioni in centri di riabilitazione motoria e neuronale.
Se i critici o anche i burocrati obiettassero che l’Italia non sarebbe in grado di sobbarcarsi un costo per la prevenzione medica che riguardi tutta la popolazione, dovremmo loro chiedere cosa risparmierebbero evitando di curare a posteriori.
Apriamo un dibattito che sappia coinvolgere uomini e donne di scienza medica e i politici, ma anche sociologi e antropologi. Apriamo il discorso ai media e, tramite loro, all’opinione pubblica affinché si prenda coscienza che è possibile andare oltre l’assistenza universale prevedendo una “prevenzione universale”. Essa oggi è più necessaria che in passato poiché numerose e subdole sono le minacce, per la nostra salute, che ci attraversano e che non vi sono più confini che possono frenare le pandemie o qualsiasi altro pericolo: pensiamo al nucleare ma anche agli agenti chimici irrorati sul terreno a uso agricolo ecc. e che espongono il nostro corpo a infiltrazioni infettive sempre più massive e devastanti. (Riccardo Alfonso)

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La medicina, le malattie rare e la logica dei numeri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 agosto 2018

Oggi esistono 70.000 schede censite di malati rari mentre, da anni, le stime ci parlavano di circa 2.000.000 di malati con patologie definite rare nel nostro Paese, allora è vero che i conti ancora non tornano. Per varare un piano Nazionale c’è bisogno di certezza sui numeri, e il sovrastimare o sottostimare rende impossibile capire il problema e stanziare sufficienti risorse economiche per affrontarlo.
A decine sono le denunce che arrivano all’Osservatorio dell’Associazione Giuseppe Dossetti dedicato ai malati rari “Officina Malattie Rare” per i farmaci che non ci sono, per i farmaci che ci sono ma che il SSN non passa, per le malattie rare non ancora riconosciute dallo Stato, per la legge 104 non concessa.
E, tra l’interrogativo più frequente, “Dove finiscono i fondi stanziati per le malattie rare?”, questa è la domanda che quotidianamente c’è rivolta da chi, oltre alla malattia oggi, per via del disagio esistenziale di molti italiani, vede svanire le possibilità di cura perché ogni giorno la povertà incalza. Questa è la domanda che i malati rari si pongono al risveglio ogni mattina perché risposte ancora non ne vedono.
Perché, come diceva Don Dossetti “non si superi l’insuperabile” e l’insuperabile è il baratro tra malato e Istituzioni. Nel frattempo c’è chi predica che mancano le risorse e c’è chi ci informa degli sprechi.
Il 50% dei farmaci in circolazione è inutile e potrebbe essere eliminato senza problemi. E’ la dura “sentenza” di Silvio Garattini, past direttore dell’Istituto ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, che punta il dito anche contro l’uso non appropriato o esagerato di buoni medicinali. Per Garattini la nostra è una società sempre più “farmacocentrica, perché vede la soluzione di tutti i problemi nel medicinale” e dimentica, invece, la prevenzione. Inoltre gli “enormi interessi economici che gravitano attorno alle medicine” e la “tendenza al consumismo sanitario”, sono il quadro in cui si inserisce l’utilizzo non sempre migliore di pillole, fiale e sciroppi.” C’è evidentemente – spiega l’esperto – poca appropriatezza”, che si esprime a diversi livelli. “Il primo è dato dai farmaci totalmente inutili – precisa – come gli epatoprotettori, gli integratori, gli immunostimolanti, i dimagranti, ecc.” “Una paccottiglia che è solo frutto di pubblicità”. Ci sono poi i tanti medicinali “usati solo per curare le cattive abitudini, dal fumo all’eccesso di alcol, dal sovrappeso all’uso di droga.” Anche in questo caso si tratta di una spesa evitabile.
“Il Servizio sanitario nazionale potrebbe risparmiare moltissimo con interventi più decisi sulle abitudini di vita”, dice Garattini, che sottolinea come “non esiste solo un diritto alla salute ma anche un dovere. E’ necessario un lavoro d’informazione e educazione su questo: chi si “procura” una malattia deve sapere che attinge da fonti comuni e sottrae risorse a chi si è ammalato senza colpe.”
Vi è poi un discorso, di più ampia portata, che si rileva dai casi di patologie ambientali prodotte dall’inquinamento chimico, elettromagnetico e da emissioni di CO2. Il tutto si contorna di altri stimoli culturali e informativi quando l’Associazione culturale “Giuseppe Dossetti” affronta il tema su “i Valori – Sviluppo e Tutela dei Diritti” (www.dossetti.it) per aprire il dibattito sui “Farmaci Innovativi, tra Consumismo e Appropriatezza nei 21 Sistemi Diversi di Accesso.” L’appropriatezza dei Farmaci Innovativi non può significare solo qualità nell’indicazione terapeutica, ma deve misurarsi anche con un’accessibilità capillare e veloce su tutto il territorio nazionale per non correre il rischio di permettere solo a chi ha più soldi di curarsi meglio.
In Italia, con l’approvazione del federalismo sanitario ci si potrebbe trovare davanti a diciannove sistemi di sanità diversi, nel senso che ogni regione può permettere, o no, ai propri residenti di accedere ai farmaci nuovi per le migliori terapie di cura. S’intersecano, tra loro, in un mix di ardua comprensione, i diritti del paziente, i tetti di spesa, i prontuari regionali e aziendali, i farmaci anticancro, la prevenzione e l’innovazione. (Riccardo Alfonso)

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Lo stato dell’arte della medicina

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 agosto 2018

Trattiamo di un aspetto della medicina in continua evoluzione dal punto di vista della ricerca tecnologica e scientifica ma, al tempo stesso, in forte ritardo nella sua azione pratica nell’interesse del suo destinatario naturale: il paziente. La situazione ci presenta un quadro dalle tinte forti e segnatamente marcate.
Non mancano i contrasti cromatici tra una spinta alla ricerca della salute che allunga la speranza di vita ma non garantisce per chi se ne appropria una forma di salute altrettanto buona.
La voglia d’ offrire il meglio di se, a tutti indistintamente, con quella che potremmo chiamare l’assistenza universale e le obiettive difficoltà nel reperire risorse per rispondere a tali aspettative, sono i nostri limiti culturali. E’ il cinismo di chi trasforma la medicina in un bene di lusso e non una necessità inderogabile per tutti.
La ricerca attraverso la farmacopea mondiale di cure palliative che creano dipendenza ma non sempre si possono considerare indispensabili per assicurare un miglior profilo salutare. Nello stesso tempo il fronte dei nemici avanza e si fa aggressivo. Penso a tutte le diverse forme tumurali che attaccano in vario modo, e con conseguenze spesso devastanti, il corpo umano.
Penso alle sofferenze che generano e alle dipendenze che creano per le quali la società non riesce a contenere e a sostenere con terapie adeguate.
Penso alle famiglie che vivono con il dramma di un loro caro che soffre, si dispera e che vedono spegnersi un poco alla volta irreversibilmente.
Penso all’impotenza di una medicina che per molti versi ha toccato traguardi impensabili solo qualche anno prima e che ora sembra voler gettare la spugna al cospetto di un nemico, riguardo a certe forme tumorali aggressive, che appare invincibile. Ci sono, ovviamente, dei successi o dei tentativi che tendono a bloccare o, per lo meno, a rallentare il corso del male, ma diventano ben poca cosa rispetto alle tante sconfitte che si devono, tuttavia, mettere in conto. Su tutto questo vi è la consapevolezza che si possa fare di più e di meglio se sapessimo ottimizzare le pur modeste risorse disponibili.
Dovremmo mettere da parte, ad esempio, gli sprechi.
Dovremmo ricercare una migliore organizzazione del sistema sanitario sul territorio senza lasciarci sedurre dai facili guadagni e nel trasformare la medicina in una sorta di roulette in cui si gioca la salute sul tavolo di chi ha, rispetto a chi è.
Manca spesso una medicina dal volto umano, una medicina che sappia coniugare il cuore la mente in un solo afflato umanitario e solidale per un valore che ci appartiene ed è indivisibile.
E’ anche una questione di priorità rispetto all’impiego delle risorse in altri campi come quello degli armamenti. (Riccardo Alfonso)

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Medicina: “riorganizzare le cure primarie”

Posted by fidest press agency su domenica, 12 agosto 2018

“Ci sono le opportunità per dare un futuro migliore al servizio sanitario nazionale e alla pediatria di famiglia investendo le risorse derivanti dal riparto delle quote vincolate del Fondo Sanitario 2018 sulla medicina territoriale. Accogliamo con soddisfazione la determinazione della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, su proposta del Ministero della Salute, di destinare 40 milioni per incrementare le borse di studio e i contratti annuali di specializzazione nelle discipline per le quali c’è carenza di professionisti, autorizzando l’immediato utilizzo già a partire dai corsi che inizieranno nel 2018”. E’ quanto dichiara il dott. Paolo Biasci, Presidente Nazionale della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP). “E’ stata una scelta che ci induce a stimolare le Regioni a dare compiutezza progettuale a questo passaggio importante ed a chiedere alle Regioni stesse di dare un segnale di continuità all’attuale assistenza pediatrica che i Pediatri di Famiglia garantiscono in Italia nell’ambito del servizio sanitario nazionale a bambini ed adolescenti – afferma Biasci – applicando con coerenza rispetto alle esigenze del territorio e al futuro delle Cure Primarie l’investimento di risorse previsto, ripartendole tra l’incremento di 860 borse di studio annue per i medici di medicina generale e destinando alla pediatria i 58 contratti annuali di specializzazione per il quinquennio, al fine di far fronte alle necessità attuali e future di nuovi specialisti”. “Le cure primarie devono sviluppare le proprie specificità e le capacità di risposta ai nuovi bisogni di salute dei cittadini – conclude Biasci -. L’obiettivo futuro è sviluppare ulteriormente la continuità, qualità e capillarità dell’assistenza che già oggi riusciamo a garantire. Serve quindi maggiore attenzione da parte della politica e una valutazione del sistema nella sua complessità. I pediatri e medici di famiglia per svolgere in pieno i loro compiti necessitano di uno sviluppo coordinato e devono essere oggetto di una programmazione unitaria e coerente con gli obiettivi del servizio sanitario nazionale. In primo piano va rafforzato il ruolo insostituibile rappresentato dal quotidiano rapporto fiduciario con bambini, adolescenti, adulti, anziani e con le loro famiglie”.

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