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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

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“Obbligatorio finanziare la medicina territoriale”

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 luglio 2020

“A quanto leggo sui piccoli focolai scoppiati nel mantovano l’ATS è intervenuta tempestivamente e sta facendo il possibile per circoscriverli. Al momento le notizie sembrano rassicuranti.Più in generale questi casi, indicano che è assolutamente necessario ritornare a investire e finanziare la medicina territoriale. Lavorare in ambito locale con controlli diffusi, l’informazione della popolazione e lo screening sanitario di massa può limitare un virus che purtroppo è ancora attivo e presenteLa Regione Lombardia, che sulla medicina del territorio si è mossa in ritardo, ha l’obbligo di continuare a mantenere altissima l’attenzione e va diffusa la consapevolezza e la necessità di ampliare il numero di tamponi e i controlli. Più volte ho chiesto, con atti formali, interrogazioni e sollecitazioni scritte, di potenziare a Mantova le USCA, le unità di continuità assistenziale che entrano in gioco proprio per lo screening della popolazione. Mi auguro di essere ascoltato: gli strumenti di difesa e prevenzione devono essere rafforzati; non è il momento di abbassare la guardia”, così Andrea Fiasconaro, consigliere regionale del M5S Lombardia, sui focolai COVID nei macelli di Mantova.

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Lombardia: potenziare medicina del territorio

Posted by fidest press agency su sabato, 13 giugno 2020

Mettere subito gli ambulatori specialistici territoriali della Lombardia in condizione di riaprire e riprendere la loro normale attività di presa in carico di pazienti cronici e di attività diagnostica, anche attraverso un aumento delle ore degli specialisti convenzionati interni del territorio. Questo l’appello lanciato dalle società scientifiche e dalle organizzazioni sindacali di medici riunite nell’Advisory Board di Senior Italia FederAnziani che ha promosso la tavola rotonda virtuale “Il problema delle cronicità al tempo del COVID -19 nella Regione Lombardia” nella quale medici e pazienti hanno presentato le proprie criticità all’Assessore regionale al Welfare Giulio Gallera.«Le norme che devono garantire il mantenimento delle norme di sicurezza complicheranno ulteriormente le liste d’attesa, quindi occorre aumentare l’offerta della specialistica dove possibile e incentivare nei controlli l’uso della medicina e del teleconsulto. Anche quella di aumentare le ore degli specialisti ove possibile rappresenta una soluzione possibile» dichiara Antonio Magi, Segretario Generale SUMAI Assoprof.Tra le maggiori criticità denunciate dal Board, quelle delle prime diagnosi ferme per tre mesi, che nel caso di molte patologie sono la finestra di opportunità per un’efficace presa in carico del paziente, come nel caso della reumatologia. Nell’ambito della BPCO e dell’asma si è riscontrato un significativo calo dell’aderenza alla terapia. Rallentata anche l’oftalmologia, che in Lombardia vede effettuare 250mila interventi di cataratta ogni anno.Tra le proposte chiave dei medici il rafforzamento del numero di specialisti convenzionati interni negli ambulatori e l’aumento delle ore di incarico per quelli già in servizio e la valorizzazione del lavoro multidisciplinare, e della telemedicina e del telemonitoraggio che può essere uno strumento importante. Il Board ha chiesto un rafforzamento del rapporto tra centri ospedalieri, poliambulatori specialistici territoriali e medicina generale, ovvero di puntare sull’integrazione e il ricongiungimento del dato tra medicina del territorio (medicina generale e specialistica ambulatoriale) e specialistica ospedaliera. Si chiede di investire risorse economiche nell’ampliare gli organici sia dei medici di medicina generale che degli ospedalieri, di ricondurre i diabetologi nei loro reparti, di emanare linee guida uniformi nel territorio lombardo sul teleconsulto che pure non deve sostituire il rapporto medico-paziente.In merito alle linee guida sulle RSA emanate dalla regione Lombardia i pazienti chiedono «un’accelerazione, affinché gli ospiti delle strutture possano tornare a rivedere al più presto i loro familiari. Le RSA devono riprendere in sicurezza la loro funzione essenziale di risposta ai bisogni di LTC, continuando a dare un sostegno concreto non solo alla popolazione anziana non autosufficiente della Lombardia ma anche alle famiglie» prosegue Messina.Oggi il tema di come gestire le liste d’attesa è in cima alle tante nostre priorità. Sarà necessario sburocratizzare la sanità, valorizzare la telemedicina e concentrare gli sforzi nel preservare e tutelare i più fragili. Saranno inoltre presto necessarie vaccinazioni massive per gli over 65 e a tal fine i centri anziani potrebbero essere un luogo di elezione per campagne di vaccinazioni ampie, oltre alle tradizionali sedi già coinvolte. Senior Italia potrebbe avere un ruolo in questa misura di sanità pubblica assieme al mondo medico-scientifico che lavora al suo fianco.»

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Accademia di Medicina di Torino e la gestione della pandemia da COVID-19

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 giugno 2020

L’Accademia di Medicina di Torino venne chiamata più volte nella sua secolare storia a fungere da consulente per i temi sanitari e di salute pubblica dello Stato, ed anche in occasione della pandemia da coronavirus, evento drammatico che ha sorpreso i sistemi sanitari di tutto il mondo, si è interrogata su quale potesse essere il suo modesto contributo. A tal fine, è stato richiesto ai Colleghi di manifestare liberamente opinioni, proposte, criticità e progetti, dalla sintesi dei quali, pubblicati sul sito dell’Accademia
(www.accademiadimedicina.unito.it) è scaturito questo documento, articolato in 10 punti che si vuole indirizzare con pacatezza, trasparenza e spirito costruttivo agli operatori sanitari, agli amministratori pubblici ed all’opinione pubblica, con l’auspicio sia di contribuire a contrastare con maggiore efficacia future e non improbabili pandemie, sia di suggerire provvedimenti atti a migliorare il livello del SSN che in questa occasione ha mostrato evidenti criticità.
1) Il rispetto delle norme igienico-comportamentali Non c’è dubbio che tutti i cittadini debbano abituarsi a rispettare, anche in futuro, le norme igienico-comportamentali necessarie per ostacolare la diffusione delle infezioni (prevenzione primaria), consistenti nell’evitare quanto più possibile di frequentare luoghi affollati, nell’igiene personale, nella frequente sanificazione delle
mani e nel distanziamento sociale, ma anche nell’osservare scrupolosamente le indicazioni sull’isolamento sociale e sulla quarantena (prevenzione secondaria), ricordando che le mascherine rappresentano l’integrazione necessaria (e non accessoria) utile a tutti (non solo al contagiato per non contagiare)
2) Dovrebbe essere attribuita una maggiore importanza all’adozione di stili di vita virtuosi, ed in particolare ai benefici della corretta alimentazione, dell’attività fisica sistematica e dell’astensione dal fumo, che sono gli elementi fondamentali per il mantenimento della salute.
3) Il possibile ruolo protettivo della vitamina D sull’infezione da COVID-19, avanzato nel documento diffuso dall’Accademia di Medicina e dall’Università di Torino e redatto allo scopo di stimolare i ricercatori ad approfondire questo specifico aspetto di prevenzione, ha riscossoun’ampia risonanza internazionale ed ha innescato un ampio dibattito scientifico.
4) La necessità di percorsi condivisi E’ stata distintamente percepita la carenza di chiare e formali indicazioni in ordine alla gestione diagnostica e terapeutica della pandemia: sarebbe stato auspicabile venissero emanati specifici protocolli, sia di carattere generale, sia in relazione a particolari condizioni (la gravidanza, il trattamento dialitico, la malnutrizione, l’età avanzata, la demenza, la trombofilia, la presenza di neoplasie, il genere dei pazienti, considerando la netta prevalenza dei maschi, ecc), conformemente a quanto suggerito dalle Società scientifiche, volti a salvaguardare i cittadini dai rischi dell’infezione; in particolare, dobbiamo richiamare l’attenzione:
a) Sull’inderogabilità di attivare una rete di laboratori qualificati ed efficienti, in grado di effettuare un numero adeguato di tamponi e di test sierologici, soprattutto nelle categorie a rischio
b) Sull’estrema necessità di fornire indicazioni terapeutiche condivise, ricordando che la complessità della malattia richiede l’apporto culturale ed operativo, oltre che di virologi, epidemiologi e pneumologi, anche di altri specialisti (internisti, geriatri, esperti di coagulazione,cardiologi, nefrologi, reumatologi, immunologi, psicologi ecc): la rapidità con cui la pandemia si è sviluppata e le lacunose e tardive informazioni che sono pervenute dai Paesi in cui essa si era in un primo tempo manifestata, non hanno consentito di far giungere ai medici in prima linea precise indicazioni terapeutiche, che si sono dapprima limitate al supporto ventilatorio, per poi consigliare l’uso di farmaci di scarsa o dubbia efficacia come l’idrossiclorochina, ma anche di antivirali e di eparina a dosaggi variabili, senza una sostanziale evidenza scientifica, in quanto dedotte da studi condotti su pochi pazienti, eterogenei per età e in diversi stadi di malattia.
5) La rivalutazione della Medicina territoriale Un punto di estrema criticità è certamente quello della gestione della medicina territoriale, che avrebbe dovuto fungere da efficace filtro in questa drammatica circostanza, coordinando meglio il cruciale ruolo dei Medici di Medicina Generale con le strutture ospedaliere, che peraltro hanno retto bene alla poderosa onda d’urto.
6) La politica e la gestione della Sanità Al di là di eventuali singole responsabilità che gli organi competenti avranno modo di accertare, e degli errori che possono essere stati commessi,certamente in buona fede, dobbiamo auspicare che subentri nella politica e in tutti i gestori della sanità pubblica la consapevolezza di delineare strategie che vadano oltre l’emergenza e che si
concretizzino in atti programmatori e gestionali duraturi nel tempo, con attenzione non solo allesingole patologie, ma al malato nella sua complessità, abdicando al mito del risparmio sulle risorse.
7) Gestione malaccorta della pandemia In generale, si è percepita in molte realtà una gestione approssimativa della pandemia: i richiami agli operatori a non indossare le mascherine per non allarmare i pazienti, la primitiva indicazione ai pazienti di non ricoverarsi in ospedale, la scarsa disponibilità di dispositivi di protezione, l’inopinata norma di non eseguire riscontri autoptici,
l’insufficiente numero di tamponi, sono solo alcuni dei fattori che hanno favorito la diffusione del contagio.
8) Un punto critico consiste nella necessità di sburocratizzare il sistema abolendo norme anacronistiche e spesso punitive per i pazienti, non di rado costretti a faticosi ed inutili percorsi amministrativi.
9) Un problema molto importante è quello della gestione delle informazioni che le Istituzioni hanno fornito all’opinione pubblica, non di rado frastornata da notizie contraddittorie, carenti, scoordinate e senza garanzia delle fonti. La trasparenza degli
obiettivi può consentire ai cittadini di condividere o dissentire consapevolmente, senza affidarsi a suggerimenti improvvisati che spesso alimentano false e pericolose illusioni.
a) La crisi attuale è stata innescata da una malattia infettiva, ma può essere considerata la conseguenza di politiche socio sanitarie perseguite negli ultimi decenni che non hanno sufficientemente valorizzato il territorio.
b) Sia necessario un maggiore rispetto ed un più adeguato controllo delle norme in tema di sicurezza sul lavoro
c) La focalizzazione prevalente della programmazione sanitaria sul contenimento delle spesa ha determinato la necessità di investire ora grandi risorse nell’emergenza e ha provocato danni e costi di portata enorme all’economia generale del Paese.
d) Va rivisto il modello di assistenza delle malattie croniche, ponendo il paziente veramente al centro di processi utili al mantenimento della sua salute, con maggiore attenzione alla prevenzione delle malattie, al rispetto dei criteri di equità e di universalità, e non considerandolo oggetto di un sistema che ha prodotto consumismo sanitario con prestazioni diagnostiche o terapie non sempre appropriate
e) Occorre rivalutare e sostenere la ricerca scientifica in campo medico, vera risorsa per il Paese.
by Giancarlo Isaia Presidente dell’Accademia di Medicina di Torino (testo proposto in sintesi, quello integrale è accessibile tramite Accademia Medicina UniTo)

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Meno docenti per i corsi di laurea in Scienze Infermieristiche

Posted by fidest press agency su domenica, 24 maggio 2020

Fa discutere la decisione del ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, attraverso il D.M. 82/2020, di ridurre il corpo insegnante deputato alla formazione della professione infermieristica: il decreto riduce il numero minimo di docenti dei corsi di laurea in Scienze Infermieristiche da 5 a 3, mentre per i docenti a tempo indeterminato si passerebbe da 3 a 1. La doppia disposizione, che pone una deroga al D.M. 7 gennaio 2019 in materia di docenti di riferimento dei corsi di studio universitari, produrrebbe l’effetto di eliminare dei docenti infermieri per fare subentrare dei medici ospedalieri. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “non si comprende come si possa chiedere a dei professionisti non specializzati di potersi sostituire chi, come gli infermieri, detiene le massime conoscenze e competenze in materia, peraltro in alta percentuale dopo avere conseguito una laurea magistrale e non di rado il dottorato di ricerca”. Fioccano le polemiche per la parte del D.M. 82/2020 che dà “la possibilità, per gli Atenei, di compensare la riduzione di docenti universitari di riferimento di cui al comma 1, con l’individuazione di almeno due medici ospedalieri da indicare come personale medico di riferimento coinvolto per ogni corso di laurea in infermieristica”. Se passasse questa operazione, in un colpo solo si andrebbe a ledere l’autonomia delle scienze infermieristiche e di chi è titolato a trasmettere la professione a chi si avvicina a essa. Invece di valorizzare i docenti universitari infermieri, in possesso di laurea magistrale, spesso anche di dottorato di ricerca e abilitazione scientifica nazionale, dando loro l’opportunità di insegnare in corsi di studio accreditati per l’accesso ala professione Infermieristica, si intende in questo modo approvare una norma sbagliata in partenza: si promuove la conoscenza globale a discapito di quella specifica.

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Al lavoro per i test di medicina

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 maggio 2020

Quest’anno saranno 13.500 i posti disponibili per le Facoltà di Medicina e Chirurgia delle università pubbliche italiane (+ 17% rispetto allo scorso anno), ma si stima che il 1°settembre, data fissata dal MIUR, si presenteranno al test ben 70mila future matricole. Il numero di esclusi è altissimo e per questo molti aspiranti medici guardano all’estero, dove le università offrono percorsi didattici basati in gran parte sulla pratica, lo studio in lingua inglese, il confronto con modalità didattiche innovative e maggiori opportunità di carriera. L’esperienza internazionale fa anche spiccare il volo alle carriere: in media la retribuzione lievita del 40%, le prospettive di occupazione sono maggiori e il mercato di riferimento è più stimolante.Questo è ciò che sostiene Medicor Tutor a fronte di 6 anni di attività in Italia a fianco di più di 1.000 studenti che hanno scelto di studiare Medicina, Odontoiatria e Fisioterapia presso università di prim’ordine in Europa.

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Dai ricchi più ricchi ai poveri più poveri, dalla medicina al sociale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

Finché ci faremo condizionare da queste posizioni divergenti, non si potrà assicurare al genere umano, nonostante i progressi della medicina, un avvenire sicuro e, ovviamente, in buona salute. È un aspetto che, per quanto mi appare ovvio e persino superfluo doverlo ribattere, va di continuo sottolineato proprio perché una larga fetta della classe dirigente dei paesi più evoluti si lascia facilmente sedurre dalle sirene dei facili profitti e sovente si finge d’ignorare che qualcuno alla fine debba pagarne il prezzo in vite umane. L’assistenza sanitaria, e la prevenzione che si collega, dovrebbe, per contro, avere la precedenza, su ogni altro progetto umano. Non vi è dubbio, infatti, che il mantenimento dello stato di salute in condizioni ottimali resti la risposta più adeguata per assicurare alle future generazioni un avvenire più tranquillo. È una scelta di campo ovvia per quanto diamo l’impressione che non sia del tutto scontata con i nostri comportamenti contraddittori. Il pianeta terra ha molte risorse ed anche una grande capacità di recupero ma occorre tempo perché le ferite che le provochiamo possano rimarginarsi. Prudenza vorrebbe che non ci lasciassimo sedurre del “tutto e subito” e coltivassimo il nostro campicello dei desideri cum grano salis.
Sull’origine della vita sulla terra e sul destino che potrà esserci, in un futuro più o meno lontano, noi possiamo formulare solo delle ipotesi e non di sicuro delle certezze. Tra queste formulazioni vi potrà essere quella che è la più plausibile per il nostro punto di vista e per le conoscenze scientifiche che disponiamo, ma non è detto che questo punto di vantaggio costituisca un titolo per porre fine la disputa e appagarci. Tutt’altro.
Analisi e psicanalisi, psicosintesi e sinderesi, ritrovano i nostri atti distribuiti non soltanto lungo il pentagramma classico attraverso cui si modula, per varie frequenze, la moralità; trovano note, elementi, frammenti al di qua e di là dalle righe.
Scopriamo in tal modo che la nostra libertà reale subisce una serie di vincoli, tanto più complessi quanto più scendiamo nei livelli della corporeità o della natura cosmo logicamente intesa. Nel medesimo tempo scopriamo che la nostra libertà si fa tanto più consapevole quanto più ci avviciniamo alle alte frequenze dello spirito: come disse Aurelio Agostino in quel suo famoso aforisma “ama et fac quod vis”. Dobbiamo, quindi, credere per ritagliarci un futuro migliore e sapere da esso trarre il giusto insegnamento che ci fa distinguere il caduco dall’eterno. Molte speranze sono state riposte associando il progresso ottenuto, in questi ultimi anni, alla svolta temporale che ci offre il giro di boa del ventesimo secolo introducendoci nel ventunesimo. Non si tratta, ovviamente, di una questione per la quale gli esseri umani potevano soprassedere nel secolo decorso, ma è reso urgente nell’attuale. Il problema che si prospetta è un altro.
Noi, troppo a lungo, abbiamo esitato nel riservare l’attenzione necessaria alla tutela della salute individuale e collettiva. L’errore più grave è che abbiamo alterato la scala dei valori, dando priorità ai succedanei, e non a quelli veri e autentici. Ci siamo avvitati intorno alle logiche del consumismo e ai suoi apparentamenti più coinvolgenti, ma anche più precari. Abbiamo trasformato l’essere umano in una macchina per fare soldi, per ottenere una posizione di prestigio nel mondo, per avere successo, per dominare e abbiamo, nonostante tutto, fatto finta di non accorgerci che è stato pagato un prezzo che, per quanto riguarda i diretti interessati, non si è rivelato subito ma che si è espresso con maggiore rapidità ed anche visibilità in quella parte dei nostri simili che abbiamo considerato, con non poca arroganza, dei perdenti. La salute è stata uno dei punti più deboli del nostro modello di società. Si è arrivati al punto da non volerla assicurare a chi non ha la possibilità di pagarla lautamente. Pensiamo al sistema sanitario esistente negli U.S.A. (Riccardo Alfonso)

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Lettera Accademia medicina Torino

Posted by fidest press agency su martedì, 21 aprile 2020

Riceviamo e pubblichiamo: “L’Accademia di Medicina di Torino è stata chiamata più volte nella sua secolare storia a fungere da “consulente” per i temi sanitari e di salute pubblica dello Stato, integrata di fatto nel Consiglio Superiore di Sanità, istituito da Carlo Alberto nel 1847. Questa attribuzione di organo consulente venne conservata con la proclamazione del Regno d’Italia fino alla promulgazione della “Legge Ricasoli” sulla riorganizzazione amministrativa dello Stato (20 marzo 1865): in particolare, i Soci della Società Medico Chirurgica, nel 1835 diedero vita ad una pubblicazione intitolata “Effemeridi del Cholera morbus”, dedicata esclusivamente a notizie, provvedimenti, disposizioni e studi sull’epidemia che aveva investito l’Europa. Sulle pagine del Giornale dell’Accademia è possibile trovare traccia delle discussioni, dei suggerimenti e delle acquisizioni scientifiche fatte durante le diverse epidemie che hanno colpito il nostro Paese, ad eccezione della epidemia di spagnola del 1918-20, di cui non si poteva parlare, neppure in ambito scientifico, per la specifica censura imposta dal Governo. Anche in questa occasione l’Accademia di Medicina si è interrogata su quale potesse essere oggi il suo modesto contributo per superare nel nostro Paese una situazione che, se non efficacemente gestita, rischia di rivoluzionare la nostra civiltà: a tal fine, abbiamo attivato una pagina del nostro sito web (http://www.accademiadimedicina.unito.it/) nella quale è possibile a tutti (non solo ai Soci dell’Accademia) pubblicare il proprio contributo, mediante il quale esternare liberamente opinioni, proposte, progetti, idee, ma anche commenti a contributi di altri Colleghi, in modo di innescare un dibattito la cui sintesi potrà in seguito dar luogo ad un documento dell’Accademia da consegnare con spirito costruttivo alle autorità pubbliche. I contributi, che si richiede siano firmati e non eccessivamente lunghi (massimo 3500 caratteri spazi inclusi), dovranno essere inviati, fino al 15 maggio 2020, alla segreteria dell’Accademia di Medicina e, con il consenso degli Autori potranno essere pubblicati, insieme al documento finale, a futura memoria, sul nostro Giornale Da Giancarlo Isaia. (n.r. Da giornalisti noi offriamo il nostro contributo con i seguenti link di recente pubblicazione da parte della Fidest. (La fidest è per altro editore di numerosi testi sulla medicina editi da Amazon). Riteniamo che non ci sarà possibile, negli anni a venire, liberarci dalle pandemie virali e proprio per questo motivo l’attenzione della medicina dovrà essere rivolta, sempre più, alle ricerche virologiche e ad una adeguata filiera organizzativa sanitaria per ridurre il più possibile i rischi per la nostra salute nella sua globalità partendo dalle nostre fragilità. Ma va anche posto l’accento sulla necessità che l’opinione pubblica mondiale ne abbia la consapevolezza e l’economia e la produzione industriale nel metterla in conto nelle sue logiche evolutive e di profitto):
https://fidest.wordpress.com/2020/03/27/la-diversa-dimensione-umana-nelleta-del-declino-psico-fisico/
https://fidest.wordpress.com/2020/04/02/la-qualita-della-vita-la-clonazione/
https://fidest.wordpress.com/2020/04/15/generare-cellule-staminali-dal-dna/
https://fidest.wordpress.com/2020/04/15/curare-le-malattie-e-la-variabile-economica/
https://fidest.wordpress.com/2020/04/15/non-si-muore-solo-di-vecchiaia/
https://fidest.wordpress.com/2020/04/18/virus-batteri-nemici-invisibili/
https://fidest.wordpress.com/2020/03/17/il-virus-che-uccide-di-preferenza-gli-anziani/
https://fidest.wordpress.com/2020/03/17/la-teoria-genetica-dellinvecchiamento/

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“Fratelli d’Italia ritiene utile una modifica del “numero chiuso” alla facoltà di medicina

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 aprile 2020

Più che la sua abrogazione che in questo momento non porterebbe a breve termine nessun vantaggio per contrastare le difficoltà attuali della gestione dell’epidemia da COVID-19. Per tale emergenza sarà più utile una modifica della legge sulla formazione specialistica, già presentata come emendamento al decreto cura Italia. Per quanto riguarda il numero chiuso per medicina invece, ribadiamo con forza che va modificato, affinché divenga più equo e meritocratico, e sia elastico di anno in anno a seconda delle esigenze comunicate dal Ministero della Salute. Anche su questo tema, sono state presentate e stiamo per presentare concrete proposte di legge. Per il prossimo anno accademico, se proprio necessario, sarà opportuno potenziare il sistema dell’effettuazione dei test “da remoto” implementando però le norme di sicurezza che garantiscano la serietà della prova”. Lo dichiara Paola Frassinetti Vicepresidente della Commissione Cultura ed Istruzione della Camera e responsabile settore Università di FdI.

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Premio “100 Eccellenze Italiane” nel settore della Medicina

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 dicembre 2019

Francesco Cognetti, Presidente della Fondazione “Insieme contro il Cancro” e Direttore Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale Tumori “Regina Elena” di Roma, ha ricevuto il premio “100 Eccellenze Italiane” nel settore della Medicina. Il prestigioso riconoscimento, giunto alla quinta edizione e organizzato dall’Associazione LIBER, è stato conferito ieri a Roma nella Sala della Protomoteca del Campidoglio. La finalità di “100 Eccellenze Italiane” è di premiare 100 protagonisti della migliore Italia, in virtù del prezioso contributo recato alla crescita del nostro Paese. Personaggi, aziende ed enti che, con il loro lavoro, contribuiscono e hanno contribuito a valorizzare l’Italia in tutto il mondo. “Sono orgoglioso di questo premio e ringrazio il Comitato d’Onore per avermi scelto fra i 100 protagonisti – spiega il prof. Cognetti -. Nel 2019, in Italia, sono stimati 371.000 nuovi casi di cancro. Per sconfiggere i tumori serve l’impegno di tutti. Non solo dei clinici e della scienza, ma anche delle Istituzioni, dell’industria, dei media, della cultura e di mondi che, a un’analisi superficiale, possono sembrare estranei come quelli dello sport, del cinema e dello spettacolo. Tutti i cittadini possono e devono offrire il proprio contributo, partendo dal rispetto di regole molto semplici come non fumare, seguire una dieta corretta e praticare con costanza attività fisica. Perché grazie agli stili di vita sani, agli screening e a terapie sempre più efficaci aumenta il numero di italiani che vincono il cancro”. “Si sono registrati in questi ultimi anni incredibili progressi nelle tecniche di diagnosi, nelle chirurgie sempre più limitate e conservative, nei trattamenti di radioterapia mirati sempre più precisi e meno gravati da effetti collaterali o conseguenze dannose a breve e medio termine – continua il prof. Cognetti -. Anche le terapie mediche, sia somministrate nella fase iniziale della malattia che a pazienti in uno stadio più avanzato, hanno contribuito a ridurre le recidive della malattia e hanno aumentato i tempi di sopravvivenza anche dei pazienti con metastasi a distanza, favorendo in molti casi una stabilizzazione e cronicizzazione della malattia. E, negli ultimi anni, la svolta è stata rappresentata dalle terapie mirate e dall’immuno-oncologia, che stanno cambiando positivamente la storia naturale e l’evoluzione di molti tumori”. “Questo prestigioso riconoscimento – conclude il prof. Cognetti – sancisce anche il valore delle campagne di prevenzione che la Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ promuove per sensibilizzare i cittadini sugli stili di vita sani. Il 40% dei casi di tumore può infatti essere evitato seguendo semplici regole come non fumare, seguire una dieta corretta e praticare con costanza attività fisica”.
Fra i premiati anche il Gen. Giuseppe Zaffarana (Comandante Generale della Guardia di Finanza), il Gen. Salvatore Faina (Capo di Stato Maggiore dell’Esercito italiano), il Gen. Luciano Carta (Direttore dell’Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna – AISE), il Prof. Silvio Brusaferro (Presidente Istituto Superiore Sanità), il Prof. Luigi Ambrosio (Direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa), l’Ing. Giorgio Saccoccia (Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana ASI), il Prof. Franco Carlo Coppi, (Professore Emerito di Diritto Penale presso l’università “La Sapienza”) e il Prof. Guido Saracco, (Rettore del Politecnico di Torino) e Claudia Gerini (attrice).A presiedere il Comitato d’Onore e la Giuria il Dott. Aldo Carosi, Vice Presidente vicario della Corte Costituzionale.

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Il binomio medicina-musica si attua al Brass con il concerto Extra Series del gruppo Sergio Filosto

Posted by fidest press agency su sabato, 23 novembre 2019

Palermo giovedì 28 novembre ore 21.30 – Real Teatro Santa Cecilia Sergio Filosto, noto medico oncologo palermitano inizia a parlare del jazz e del suo ritorno in scena dopo ben 40 anni sul palco del Brass. Era il 28 aprile 1979 quando Filosto si esibì con il Terranova Jazz Trio nella famosa Cantina di Via Duca della Verdura, e dopo quattro decenni la passione per la musica jazz, ereditata dal padre socio fondatore del Brass, continua più che mai ad essere presente. Aggiunge il medico palermitano che per lui “il jazz è vita, aiuta, dà forza interiore perché permette di spaziare, di essere in una dimensione in armonia con tutto ciò che circonda”. La storia di Sergio Filosto non è l’unica come medico che si dedica nei momenti liberi a suonare. Esistono celebri esempi di medici che sono stati anche grandi musicisti: Theodor Billroth, grande chirurgo tedesco, fondatore della moderna chirurgia addominale, era un musicista di talento, stimato da Johannes Brahms. Medico e compositore fu il russo Alexander Borodin, amico sia di Mendeleev che di Musorgskij, così come il padre della semeiotica percussoria del torace, l’austriaco Joseph Leopold Auenbrugger, fu anche un violinista dotato di straordinario orecchio musicale. Tornando indietro nel tempo, nella “Domus del Chirurgo”, splendida testimonianza della vita di un medico del III secolo, di recente portata alla luce a Rimini, è stata trovata, accanto alla sala degli strumenti chirurgici, una stanza, cosiddetta di Orfeo, destinata alla musica, a testimonianza della convivenza delle due arti. La passione dei medici per la pratica dell’arte della musica è ancora ai nostri tempi così diffusa da aver stimolato la creazione di vere e proprie orchestre sinfoniche formate da medici. Ed ancora ricordiamo gli italiani Enzo Jannacci e Mimmo Locasciulli o l’americano David Soldier noto professore presso la Columbia University Medical Center nei dipartimenti di psichiatria, neurologia e farmacologia. Un binomio perfetto quello della medicina e della musica che proprio a Palermo vedrà protagonista Sergio Filosto con il suo quartetto composto da amici di vecchio data a cui si aggiunge come special guest, un noto nome del mondo jazz, Diego Spitaleri.
L’acquisto del biglietto è possibile online sul sito http://www.bluetickets.it o tramite i due punti di prevendita, uno presso il Real Teatro Santa Cecilia (Piazza Santa Cecilia n. 5 – 90133 Palermo – 091\ 88 75 201, 091 88 75 119, dal martedì al sabato a partire dalle 9.30 sino alle 12.30, ed un altro presso Santa Maria dello Spasimo (Via dello Spasimo, n. 15 – 90133 Palermo dal lunedì al venerdì a partire dalle ore 15.30 alle 19.30. Infoline Fondazione The Brass Group: 091 778 2860, 334.7391972.

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Medicina di genere e Medicina di precisione

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 novembre 2019

Roma, 27 novembre ore 11.30 Palazzo Theodoli Bianchelli – Sala Conferenze – Piazza Parlamento 19 Onda presenta il libro bianco, realizzato grazie al supporto di Farmindustria, dedicato quest’anno alla Medicina di genere e alla Medicina di precisione. La Medicina di genere si basa sulle diversità tra donna e uomo che influenzano lo stato di salute, la diagnosi, la cura oltre che l’attitudine alla prevenzione. La presa di coscienza delle differenze tra i generi nell’ambito della salute ha ottenuto un nuovo importante risultato con il Piano per l’applicazione e la diffusione della medicina di genere, uno dei presupposti della Medicina di precisione che tiene conto delle peculiarità, genetiche e non solo, di ogni persona. Nasce così la possibilità di una medicina su misura grazie anche a terapie personalizzate, più rispondenti alle specifiche esigenze del singolo paziente, quindi più efficaci e sostenibili. Intervengono:
On. Rossana Boldi, Vicepresidente Commissione Affari Sociali, Camera dei Deputati, On. Fabiola Bologna, Capogruppo della Commissione Affari Sociali, Camera dei Deputati, Sen. Paola Boldrini e Sen. Maria Rizzotti, Membro Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica, Alessandra Carè, Responsabile Centro di riferimento per la medicina di genere, Istituto Superiore di Sanità, Roma Francesca Merzagora, Presidente Onda Raffaella Michieli, Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie, Venezia Massimo Scaccabarozzi, Presidente Farmindustria.

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L’ospedale del futuro

Posted by fidest press agency su martedì, 15 ottobre 2019

È stato presentato questa mattina, nell’ambito della manifestazione “Forum della Salute” in corso a Firenze, l’Ospedale del Futuro. Il progetto, realizzato da Hospital Consulting – società leader nel mercato sanitario e ambientale – in collaborazione con CSPE – Centro Studi Progettazione Edilizia – e Teorema Holding, vuole ridisegnare il modo di pensare ma soprattutto di vivere la vita ospedaliera. Lo sviluppo tecnologico e scientifico impone di adeguare le nostre strutture mediche, che in Italia tra pubblico e privato superano le mille unità con una media di 3,6 posti letto ogni 1.000 abitanti (Fonte: Ministero Salute), per renderle al passo con le esigenze non solo dei pazienti ma anche degli operatori, attraverso un lavoro attento sull’utilizzo degli spazi.
“Il concetto dell’ospedale del futuro – dichiara Marisa Giampaoli, Amministratore Delegato e Presidente Hospital Consulting – parte dall’idea che un’organizzazione sanitaria non può più non tenere conto della necessità di avere una struttura flessibile, che tenga conto delle esigenze sanitarie e delle innovazione tecnologiche che variano velocemente nel tempo. Il modello che si propone composto di moduli funzionali e funzionanti si presta ad adeguarsi alle esigenze della cliente sanitario secondo una logica di partnership “win-win”.”Fruibilità della struttura, flessibilità organizzativa degli spazi interni e bassi costi di gestione sono i punti cardine alla base di questo nuovo progetto pensato per proporre una soluzione concreta, tanto per le opere pubbliche quanto per quelle private, che nei prossimi anni saranno chiamate a effettuare lavori di adeguamento e ristrutturazione. Questo “blue print” potrà essere utilizzato da clienti pubblici e privati che vorranno affrontare la propria innovazione. “Ottimizzare gli spazi in maniera appropriata – aggiunge Giampaoli – servirà per: gli operatori sanitari, che ad oggi affrontano lunghe camminate nei corridoi ospedalieri per raggiungere il paziente, organizzare la struttura con moduli che possano cambiare la propria utilità a seconda delle esigenze del momento e, infine, garantire un costo sostenibile e quindi una struttura architettonico-impiantistica in cui lo spazio non sia mai sovrabbondante o sovrastimato rispetto ai reali fabbisogni di utilizzo e alla corretta organizzazione del lavoro.”

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La passione di Bayer nell’aiutare a migliorare il futuro delle persone con emofilia

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 settembre 2019

Si conferma nella ricerca e negli investimenti verso nuove soluzioni terapeutiche. L’emofilia colpisce circa 400.000 persone in tutto il mondo ed è un disordine in gran parte a carattere ereditario, in cui una delle proteine necessarie per la coagulazione del sangue o è mancante o è ridotta. L’emofilia A è la forma più comune, in cui la coagulazione del sangue è compromessa per la mancanza o l’alterazione funzionale del FVIII coagulativo. I pazienti hanno frequenti sanguinamenti a livello dei muscoli, delle articolazioni o di altri tessuti, che possono causare nel tempo un danno permanente alle articolazioni. Le lesioni possono avere conseguenze gravi se non trattate adeguatamente, poiché la velocità di formazione del coagulo è più lenta nei pazienti affetti da emofilia rispetto agli individui sani. L’emofilia A ha una frequenza stimata di 1 su 5.000 maschi nati vivi, interessando persone in tutto il mondo. In Europa, l’emofilia A colpisce 1 persona su 10.000, per un totale di oltre 30.000 persone. Ad esempio, oggi ci sono circa 4.000 persone affette da emofilia A in Italia, 3.500 in Germania e 13.000 negli Stati Uniti.

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Medicina: solo uno su sei supera il test d’ingresso

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 settembre 2019

Erano tantissimi, anche quest’anno: più di 68.000 donne e uomini in coda davanti ai portoni delle Università pronti a scommettere sul loro futuro. Hanno bussato alle Facoltà di Medicina e Odontoiatria di tutti gli Atenei italiani, ma solo 11.568 sono i posti riservati ai futuri medici. Ergo: 1 su 6 potrà accedervi. E gli altri? C’è chi riproverà il prossimo anno e chi invece non ha voglia di aspettare. E allora vola: destinazione estero. Sono sempre di più gli aspiranti camici bianchi decisi a percorrere questa strada. Secondo i dati di Fnomceo, nel 2018 su 401.565 iscritti all’albo dei medici, 3.348 avevano una laurea conseguita all’estero. Tra i 61.593 odontoiatri, invece, ad avere la laurea estera erano 3.191 persone. A spingerli a “guardare oltre” è la forte motivazione: diventare medici e odontoiatri senza arenarsi nei controversi test d’ingresso italiani e senza rinunciare, al tempo stesso, a una formazione di primo livello. Tra gli atenei che più richiamano l’attenzione degli aspiranti medici italiani ci sono la Charles University di Plzeň, tra le 30 migliori università d’Europa, la Masaryk University di Brno, ma anche l’Universidad Europea di Madrid, l’Universidad Europea di Valencia, l’European University Cyprus a Nicosia e la Università Pavol Josef Safarik di Kosice in Slovacchia. Tutte Università seguite da Medicor Tutor, società che accompagna gli studenti preparandoli a una brillante carriera universitaria con prospettive internazionali.«Studiare all’estero vuol dire lanciarsi in una nuova avventura: stimolante, avvincente, sicuramente sfidante. Per questo i ragazzi e le loro famiglie cercano un partner serio a cui potersi affidare per percorrere i primi passi: capire qual è l’università più adatta alle proprie esigenze, quali sono i requisiti di accesso, come affrontare il percorso di studi in lingua, come far valere il titolo conseguito al rientro in Italia e molto altro. Ogni anno – conferma Janina Holesovska, cofounder di Medicor Tutor – riceviamo sempre più domande, dimostrazione di come lo studio di medicina all’estero non sia visto come un piano B, ma anzi come un’incredibile opportunità di crescita, un vero e proprio cambiamento di prospettiva». L’esperienza internazionale, infatti, fa spiccare il volo alle carriere: in media la retribuzione lievita del 40%, le prospettive di occupazione sono molto maggiori, il mercato di riferimento è più stimolante. I test di ingresso variano a università a università ma non prevedono le (temutissime) domande di cultura generale: il candidato viene valutato solo nelle materie con cui dovrà realmente interfacciarsi durante il percorso professionale, come biologia, chimica e fisica. Inoltre, Medicor Tutor mette a disposizione dei percorsi di preparazione composti da una parte teorica di video lezioni in lingua inglese sottotitolati con del materiale a supporto, e una parte pratica composta da Problem Set e da prove di simulazione. Alcune Università, poi, selezionano i ragazzi in base del voto di maturità o alla media dei voti conseguita negli ultimi anni della scuola superiore. E come dimostrato dai dati, il rating di successo degli studenti preparati da Medicor Tutor è molto alto: si pensi che nella prestigiosa Charles University di Plzeň, il 90% degli studenti italiani ammessi è stato affiancato da Medicor Tutor. Un supporto che continua anche durante gli anni accademici.
Al termine del percorso di studi, infine, si consegue il titolo di “Dottore in Medicina Generale (MUDr o MD)” o di “Dottore in Medicina Dentale (DMD)”, pienamente riconosciuto in Europa, in Canada e negli USA. Un sogno, quindi, che diventa finalmente realtà.

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Università, il numero chiuso a Medicina torna in discussione. Il punto della situazione

Posted by fidest press agency su martedì, 10 settembre 2019

Università, il numero chiuso a Medicina torna in discussione. Il punto della situazioneA difendere i limiti imposti dal 1999 rettori come Eugenio Gaudio della Sapienza di Roma (“l’esigenza si è posta negli anni ’70 e ’80, quando gli studenti si iscrivevano ma non potevano seguire le lezioni e andare in corsia. O si adeguano spazi, strutture e docenti per 68mila iscritti o è impossibile farne a meno”). A criticarli docenti ed osservatori di esperienza. Come Francesco Carelli del direttivo di Euract, l’associazione degli insegnanti europei di Medicina generale: «La selezione spetta all’ateneo, non a un test. E’ molto importante che 3 candidati su 4 manifestino “passione” per la medicina, al punto da ripresentarsi al test. Significa che vedono in sé un’attitudine (maturata nella formazione undergraduate da studenti) a una disciplina sanitaria non esauribile dal semplice test. Sono pronti a mettere in gioco la propria capacità di interagire con i pazienti e dunque a mettersi alla prova anche in altre professioni sanitarie. Molti candidati di Medicina tentano il test per diventare infermieri o tecnici. Sarebbe ora di riflettere su un capovolgimento di prospettiva e di far sì che le gli atenei accolgano tutti gli aspiranti medici trattandoli come potenziale forza lavoro del servizio sanitario nazionale che solo una successiva selezione dirà come indirizzare».Iron Man, Spider Man, Wonder Woman indossano il camice bianco nel flash mob indetto da Consulcesi: il test di medicina, primo evento della ripresa della stagione didattica, si colora più del primo, imminente, giorno di scuola. Con i successivi, inevitabili ricorsi di chi ha visto cellulari e tablet spuntare in aula, o altri episodi degni di segnalazione: a Roma si parla di studenti con documenti falsificati, c’è polemica sulla domanda sul Museo Tussaud per la cultura generale e su una seconda su Leonardo quando l’indicazione è che si sarebbe parlato del Novecento. Il malcontento sul “numero chiuso” in piazza prevale. Aver aumentato di 1800 i posti disponibili tra Medicina e Odontoiatria, fino a 11000, non pare essere servito, visto che sono aumentati i candidati, anche di un 5% localmente (ma a Pavia ci sono stati 200 iscritti in meno di un anno fa). A difendere i limiti imposti dal 1999 rettori come Eugenio Gaudio della Sapienza di Roma (“l’esigenza si è posta negli anni ’70 e ’80, quando gli studenti si iscrivevano ma non potevano seguire le lezioni e andare in corsia. O si adeguano spazi, strutture e docenti per 68mila iscritti o è impossibile farne a meno”). A criticarli docenti ed osservatori di esperienza. Come Francesco Carelli del direttivo di Euract, l’associazione degli insegnanti europei di Medicina generale: «La selezione spetta all’ateneo, non a un test. E’ molto importante che 3 candidati su 4 manifestino “passione” per la medicina, al punto da ripresentarsi al test. Significa che vedono in sé un’attitudine (maturata nella formazione undergraduate da studenti) a una disciplina sanitaria non esauribile dal semplice test. Sono pronti a mettere in gioco la propria capacità di interagire con i pazienti e dunque a mettersi alla prova anche in altre professioni sanitarie. Molti candidati di Medicina tentano il test per diventare infermieri o tecnici. Sarebbe ora di riflettere su un capovolgimento di prospettiva e di far sì che le gli atenei accolgano tutti gli aspiranti medici trattandoli come potenziale forza lavoro del servizio sanitario nazionale che solo una successiva selezione dirà come indirizzare».
Non la pensa così Angelo Mastrillo segretario della Conferenza nazionale dei corsi di laurea delle professioni sanitarie. «E’ naturale ed apprezzabile che i giovani manifestino per l’inclusione e per il diritto allo studio. Ma è altrettanto importante che alla fine degli studi abbiano serie chance di lavoro. Al momento, in Italia non mancano medici neolaureati – siamo nella media Ocse – ma specialisti. Un conto è che solo un aspirante medico su sei veda premiata la sua aspirazione a studiare, un altro che solo un medico su tre riesca a specializzarsi e a lavorare nel servizio sanitario nazionale. Gli anni scorsi si presentavano al test d’accesso alla specialità 18 mila neolaureati aventi titolo per 6 mila posti. Formalizzando una disillusione: lo stato dà il diritto di diventare medico ma al momento di pagare il contratto specializzandi non ha i soldi per tutti quelli che ha formato. Quest’anno il governo uscente e le regioni, meritoriamente, hanno aggiunto 2 mila posti nelle scuole di specialità, ma esclusioni pari a 1000 medici l’anno moltiplicate per decine d’anni non si possono colmare. E del resto un conto è chiedere agli atenei di allargare i corsi di specialità a un 10-20% di medici in più, un conto è salire a un 40-50%. Crollerebbe la qualità didattica e ci sarebbero problemi sul tirocinio pratico, già contenuto in termini di ore».
Quanto all’ipotesi secondo cui la vocazione a fare il medico accomunerebbe le professioni sanitarie rendendo attuale la rimozione del numero chiuso, Mastrillo è realista. «Credo che gli aspiranti medici non sarebbero felici di sapere che se tra loro ce la fa uno su sei, tra i colleghi in lizza per entrare ai corsi per fisioterapisti entra uno su 13-14, 2 mila contro 28 mila candidati, e al test per gli infermieri si presentano in 22 mila per 15 mila posti. C’è selezione ovunque, ma in alcun casi le domande sono inferiori ai posti, come per gli assistenti sanitari, sette chance ogni 10 posti disponibili, e gli audiometristi (8 candidati ogni 10 posti). Per inciso, è quasi stabile il numero di candidature per le professioni sanitarie, 75 mila proprio come lo scorso anno. Il fabbisogno è nel complesso inferiore, e nei ragionamenti prevale, logicamente, la necessità di offrire nei corsi universitari una didattica di qualità». (Mauro Miserendino fonte Doctor33)

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Medicina di precisione in campo oncologico

Posted by fidest press agency su sabato, 7 settembre 2019

La collaborazione scientifica in campo oncologico fra Sapienza Università di Roma e Istituto Nazionale Tumori Regina Elena – IFO, si concretizza attraverso i Molecular Tumor Board (MTB) delle due istituzioni, rappresentando un modello esemplare nella Regione Lazio.
Gli MTB, gruppi interdisciplinari che integrano le competenze oncologiche, ematologiche, della biologia molecolare, delle anatomie patologiche e delle farmacie ospedaliere, condivideranno, un anno dopo la loro istituzione, oltre alle piattaforme per la profilazione genetica dei tumori, le esperienze e i risultati ottenuti in 12 mesi di sperimentazione su un numero cospicuo di casi clinici. L’obiettivo è quello di assicurare in concreto a ogni paziente il giusto farmaco e la cura personalizzata in base al proprio profilo molecolare.
I Molecular Tumor Board (MTB), gruppi interdisciplinari che integrano le competenze oncologiche, ematologiche, della biologia molecolare, delle anatomie patologiche e delle farmacie ospedaliere, sono stati istituiti un anno fa presso l’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE) – IFO e il Polo Oncologico della Sapienza (POS), per fornire a medici e pazienti gli strumenti per gestire situazioni complesse e particolari attraverso un accesso omogeneo, equo, governato e sostenibile, alle nuove modalità terapeutiche in oncologia.
L’esperienza del Polo Oncologico della Sapienza (Policlinico Umberto I e Ospedale Sant’Andrea) basata su piattaforme Foundation One e Nanostring ha consentito, dal dicembre 2018 a oggi, la valutazione della espressione genica su un totale di 89 pazienti con caratteristiche cliniche analoghe a quelle utilizzate nello studio dell’IFO-IRCCS. I report mutazionali dei 75 campioni valutati sono stati decisivi per l’individuazione di target molecolari e la scelta del trattamento mirato in oltre il 40% dei casi (67 relativi a pazienti affetti da neoplasia del polmone in fase metastatica, 1 relativo a melanoma metastatico, 1 relativo a carcinoma squamocellulare dell’ano metastatico e 6 relativi a neoplasia del colon).
“Solo le sinergie di scala – concludono il Rettore Gaudio e il Direttore generale Ripa di Meana – e l’impegno assiduo e congiunto di pazienti che acconsentono a questa nuova forma di sperimentazione clinica, di oncologi, medici e di ricercatori clinici, potrà contribuire a partire da Roma alla diffusione di un network di MTB sul territorio nazionale. La condivisione attiva di strumenti, risorse, metodologie e la possibilità di consultazioni anche online, ci permetterà di compiere passi avanti rapidi e significativi per assicurare in concreto a ogni paziente il giusto farmaco e la cura personalizzata in base al proprio profilo molecolare.”

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Specialisti in medicina: no a pseudosoluzioni semplicistiche e pericolose

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 settembre 2019

Le Società Italiane di Medicina Interna (SIMI), di Medicina d’Emergenza-Urgenza (SIMEU), di Geriatria e Gerontologia (SIGG) rilevano che una delibera della giunta regionale del Veneto 1746/2019, licenziata a metà Agosto, propone di porre rimedio alla carenza di 500 medici specialisti nei dipartimenti di emergenza e urgenza e nei reparti e servizi dell’area internistica e geriatrica mediante un percorso formativo dedicato a laureati non specialisti consistente in 92 ore di lezione teorica e due mesi di frequenza pratica propedeutici al conseguimento di una “certificazione di competenza nell’area internistica. Invece “Il diploma di specializzazione è sempre richiesto per le specialità di Anestesia, rianimazione e terapia intensiva e del dolore, Medicina nucleare, Radiodiagnostica, Radioterapia e Neuroradiologia”.Se da un lato si prende atto della fattiva volontà della Regione Veneto, in mancanza di risposte convincenti da parte delle Istituzioni nazionali, di affrontare la grave situazione della carenza di medici, e ci si compiace dell’implicito riconoscimento dell’assoluta necessità di reclutare soprattutto specialisti internisti, geriatri e urgentisti, si sottolinea la palese mispercezione del fabbisogno formativo e del patrimonio culturale e prassico di uno specialista di area medica.
A tutela della logica e del buon senso prima ancora che delle disposizioni legislative e della Didattica universitaria post laurea, le nostre Società si impegnano in solido a contrastare questa e qualunque altra iniziativa volta a svilire e, sostanzialmente, negare il percorso formativo specialistico di area medica, a tal fine ricorrendo ad ogni mezzo ritenuto opportuno. Contestualmente esprimono la più ampia disponibilità ad affrontare in tutte le sedi il problema della carenza di specialisti in Medicina Interna, Medicina d’Urgenza e Geriatria e Gerontologia, sempre conciliando la qualità e specificità della preparazione specialistica con possibili varianti dell’iter formativo nell’alveo del quadro normativo europeo e italiano. In quest’ottica, auspicano che il MIUR, il Ministero della Salute, la Conferenza Permanente Stato-Regioni e tutti gli organismi preposti continuino e completino il processo di adeguamento del numero di borse di specializzazione in area internistica e urgentistica alle reali esigenze delle reti ospedaliere
le Scuole di Specializzazione coinvolte promuovano progetti formativi e professionalizzanti per gli specializzandi su ampie reti territoriali valorizzando anche i centri periferici, coinvolgendo ampiamente gli ospedali non universitari e promuovendo forme di inserimento lavorativo degli specializzandi dell’ultimo anno di corso. La Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, la Conferenza Permanente dei Presidenti dei CLM di Medicina e Chirurgia concorrano a rimodulare il percorso formativo pre-laurea, rendendo centrale l’acquisizione di competenze sul malato complesso, vero punto nodale del nostro SSN in acuto e cronico, in modo propedeutico sia ai percorsi specialistici dedicati a tale malato sia quelli di altre branche che comunque con malati complessi sempre più spesso si cimenteranno.

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Medicina: No a test d’ingresso

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 settembre 2019

“Domani prenderanno il via le prove d’accesso per i corsi di laurea in Medicina. Oltre 68mila aspiranti matricole dovranno contendersi poco più di 11mila posti disponibili banditi dal Miur di concerto con il Ministero della Salute. Ci chiediamo: ma è civile quella nazione che sa di aver bisogno di migliaia e migliaia di medici – abbiamo addirittura richiamato in servizio quelli andati in pensione – ma con i test d’ingresso estromette 1 studente su 6 secondo una selezione causale e fortuita? Di fronte alle vane promesse dell’ex governo giallo-verde permane l’attuale paradossale condizione: foraggiato il mercato parallelo dei corsi di preparazione, taglieggiate le famiglie che – nel caso di una mancata promozione – sono spesso costrette a iscrivere i figli in università all’estero moltiplicando i costi e alimentando un turismo universitario che ci penalizza.Chi esce diplomato deve potersi iscrivere all’Università e spetterà ai docenti, soprattutto il primo anno, fare una selezione, che a quel punto sarà solo di merito”.E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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Lo stato dell’arte della medicina

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 agosto 2019

Trattiamo di un aspetto della medicina in continua evoluzione dal punto di vista della ricerca tecnologica e scientifica ma, al tempo stesso, in forte ritardo nella sua azione pratica nell’interesse del suo destinatario naturale: il paziente. La situazione ci presenta un quadro dalle tinte forti e segnatamente marcate.
Non mancano i contrasti cromatici tra una spinta alla ricerca della salute che allunga la speranza di vita ma non garantisce per chi se ne appropria una forma di salute altrettanto buona.
La voglia d’ offrire il meglio di se, a tutti indistintamente, con quella che potremmo chiamare l’assistenza universale e le obiettive difficoltà nel reperire risorse per rispondere a tali aspettative, sono i nostri limiti culturali. E’ il cinismo di chi trasforma la medicina in un bene di lusso e non una necessità inderogabile per tutti.
La ricerca attraverso la farmacopea mondiale di cure palliative che creano dipendenza ma non sempre si possono considerare indispensabili per assicurare un miglior profilo salutare. Nello stesso tempo il fronte dei nemici avanza e si fa aggressivo. Penso a tutte le diverse forme tumurali che attaccano in vario modo, e con conseguenze spesso devastanti, il corpo umano.
Penso alle sofferenze che generano e alle dipendenze che creano per le quali la società non riesce a contenere e a sostenere con terapie adeguate.
Penso alle famiglie che vivono con il dramma di un loro caro che soffre, si dispera e che vedono spegnersi un poco alla volta irreversibilmente.
Penso all’impotenza di una medicina che per molti versi ha toccato traguardi impensabili solo qualche anno prima e che ora sembra voler gettare la spugna al cospetto di un nemico, riguardo a certe forme tumorali aggressive, che appare invincibile. Ci sono, ovviamente, dei successi o dei tentativi che tendono a bloccare o, per lo meno, a rallentare il corso del male, ma diventano ben poca cosa rispetto alle tante sconfitte che si devono, tuttavia, mettere in conto. Su tutto questo vi è la consapevolezza che si possa fare di più e di meglio se sapessimo ottimizzare le pur modeste risorse disponibili.
Dovremmo mettere da parte, ad esempio, gli sprechi.
Dovremmo ricercare una migliore organizzazione del sistema sanitario sul territorio senza lasciarci sedurre dai facili guadagni e nel trasformare la medicina in una sorta di roulette in cui si gioca la salute sul tavolo di chi ha, rispetto a chi è.
Manca spesso una medicina dal volto umano, una medicina che sappia coniugare il cuore la mente in un solo afflato umanitario e solidale per un valore che ci appartiene ed è indivisibile.E’ anche una questione di priorità rispetto all’impiego delle risorse in altri campi come quello degli armamenti. (Riccardo Alfonso)

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La medicina, le malattie rare e la logica dei numeri

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 agosto 2019

Oggi esistono 70.000 schede censite di malati rari mentre, da anni, le stime ci parlavano di circa 2.000.000 di malati con patologie definite rare nel nostro Paese, allora è vero che i conti ancora non tornano. Per varare un piano Nazionale c’è bisogno di certezza sui numeri, e il sovrastimare o sottostimare rende impossibile capire il problema e stanziare sufficienti risorse economiche per affrontarlo.
A decine sono le denunce che arrivano all’Osservatorio dell’Associazione Giuseppe Dossetti dedicato ai malati rari “Officina Malattie Rare” per i farmaci che non ci sono, per i farmaci che ci sono ma che il SSN non passa, per le malattie rare non ancora riconosciute dallo Stato, per la legge 104 non concessa.
E, tra l’interrogativo più frequente, “Dove finiscono i fondi stanziati per le malattie rare?”, questa è la domanda che quotidianamente c’è rivolta da chi, oltre alla malattia oggi, per via del disagio esistenziale di molti italiani, vede svanire le possibilità di cura perché ogni giorno la povertà incalza. Questa è la domanda che i malati rari si pongono al risveglio ogni mattina perché risposte ancora non ne vedono.
Perché, come diceva Don Dossetti “non si superi l’insuperabile” e l’insuperabile è il baratro tra malato e Istituzioni. Nel frattempo c’è chi predica che mancano le risorse e c’è chi ci informa degli sprechi.
Il 50% dei farmaci in circolazione è inutile e potrebbe essere eliminato senza problemi. E’ la dura “sentenza” di Silvio Garattini, past direttore dell’Istituto ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, che punta il dito anche contro l’uso non appropriato o esagerato di buoni medicinali. Per Garattini la nostra è una società sempre più “farmacocentrica, perché vede la soluzione di tutti i problemi nel medicinale” e dimentica, invece, la prevenzione. Inoltre gli “enormi interessi economici che gravitano attorno alle medicine” e la “tendenza al consumismo sanitario”, sono il quadro in cui si inserisce l’utilizzo non sempre migliore di pillole, fiale e sciroppi.” C’è evidentemente – spiega l’esperto – poca appropriatezza”, che si esprime a diversi livelli. “Il primo è dato dai farmaci totalmente inutili – precisa – come gli epatoprotettori, gli integratori, gli immunostimolanti, i dimagranti, ecc.” “Una paccottiglia che è solo frutto di pubblicità”. Ci sono poi i tanti medicinali “usati solo per curare le cattive abitudini, dal fumo all’eccesso di alcol, dal sovrappeso all’uso di droga.” Anche in questo caso si tratta di una spesa evitabile.
“Il Servizio sanitario nazionale potrebbe risparmiare moltissimo con interventi più decisi sulle abitudini di vita”, dice Garattini, che sottolinea come “non esiste solo un diritto alla salute ma anche un dovere. E’ necessario un lavoro d’informazione e educazione su questo: chi si “procura” una malattia deve sapere che attinge da fonti comuni e sottrae risorse a chi si è ammalato senza colpe.”
Vi è poi un discorso, di più ampia portata, che si rileva dai casi di patologie ambientali prodotte dall’inquinamento chimico, elettromagnetico e da emissioni di CO2. Il tutto si contorna di altri stimoli culturali e informativi quando l’Associazione culturale “Giuseppe Dossetti” affronta il tema su “i Valori – Sviluppo e Tutela dei Diritti” (www.dossetti.it) per aprire il dibattito sui “Farmaci Innovativi, tra Consumismo e Appropriatezza nei 21 Sistemi Diversi di Accesso.” L’appropriatezza dei Farmaci Innovativi non può significare solo qualità nell’indicazione terapeutica, ma deve misurarsi anche con un’accessibilità capillare e veloce su tutto il territorio nazionale per non correre il rischio di permettere solo a chi ha più soldi di curarsi meglio.
In Italia, con l’approvazione del federalismo sanitario ci si potrebbe trovare davanti a diciannove sistemi di sanità diversi, nel senso che ogni regione può permettere, o no, ai propri residenti di accedere ai farmaci nuovi per le migliori terapie di cura. S’intersecano, tra loro, in un mix di ardua comprensione, i diritti del paziente, i tetti di spesa, i prontuari regionali e aziendali, i farmaci anticancro, la prevenzione e l’innovazione. (Riccardo Alfonso)

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