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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 137

Posts Tagged ‘medicina’

I grandi nomi della medicina italiana riuniti a Tropea

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 Maggio 2022

Tropea Calabria, dal 18 al 22 maggio, parleranno di salute e sana alimentazione. Le ultime ricerche mostrano che, a causa della pandemia, sono quasi 23 milioni gli italiani aumentati di peso, che rischiano disturbi cardiovascolari e metabolici, tumori e diabete. Il problema riguarda in modo preoccupante i più piccoli: l’Italia è uno dei paesi europei con il più alto tasso di obesità infantile. L’ultimo report di ‘OKkio alla Salute’ del Ministero della Salute mostra che, su un campione di 50mila bambini di terza elementare, il 20% è in sovrappeso e il 9% è obeso. Inoltre, un terzo dei piccoli nella fascia d’età 6-9 anni è obeso o in sovrappeso, per un totale di circa 100mila, con una prevalenza dei maschi (21%) sulle femmine (14%). Per sensibilizzare all’importanza dei corretti stili di vita sia per gli adulti che per i bimbi, durante la cinque giorni si svolgeranno numerose tavole rotonde che vedranno protagonisti gli opinion leader più influenti del settore medico. Il tema di questa edizione del Festival è ‘prevenzione’: per questo ci si concentrerà su quanto mangiare bene possa essere d’aiuto nel mantenimento del benessere e nel tenere alla larga numerosi disturbi. Sarà un evento unico nel suo genere, in grado di coniugare gli interventi più importanti con il divertimento: non mancheranno, infatti, personaggi di spicco del mondo dello spettacolo e dello sport, tornei di beach volley, passeggiate alla scoperta delle bellezze della città, musica e premiazioni alle personalità che si sono maggiormente distinte nel loro settore. Gli incontri saranno trasmessi in diretta streaming sul sito festivaldei5colori.it e sugli account Facebook e Instagram, per poter essere seguiti da ogni parte d’Italia. Tra i presenti, Nino Frassica, Luca Ward e Simone Perrotta. L’idea della kermesse è dell’Associazione Pancrazio, formata da giovani studenti di medicina, farmacia e biologia per dare vita a iniziative nel campo della salute e del benessere.

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Medicina: Si chiamano ‘incidentalomi’

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 Maggio 2022

Sono delle formazioni, quasi sempre benigne (adenomi), scoperte per caso a livello dei surreni (le piccole ghiandole endocrine a forma di berretto frigio, appoggiate sopra i reni), in occasione di un’ecografia o di una TAC addome effettuate per altri motivi. Scoperte tutt’altro che rare, visto che si riscontrano nel 3% dei 50enni e nel 10% delle persone over 70. Nella metà dei casi, in questi pazienti le analisi ormonali rivelano delle alterazioni del cortisolo (cioè un modesto aumento dei livelli e soprattutto la mancata ‘soppressione’ dopo test al desametasone), che non determinano però evidenti ricadute cliniche (si parla di sindrome di Cushing subclinica). Dato che solo una minoranza di questi pazienti svilupperà nel tempo una sindrome di Cushing conclamata, al momento le linee guida sugli incidentalomi surrenalici della European Society of Endocrinology e ENSAT 2016 raccomandano solo di stratificare questi pazienti in base ai risultati del test al desametasone*. Finora, non erano del tutto note le implicazioni di queste modeste alterazioni del cortisolo sulla prognosi dei pazienti. Per questo, il professor Massimo Terzolo, socio della Società Italiana di Medicina Interna (SIMI) e ordinario di Medicina Interna all’Università di Torino, insieme ad un gruppo di ricercatori internazionali, ha deciso di effettuare uno studio di coorte, internazionale, multicentrico, per cercare una risposta a questa domanda. Sono state incluse in questa grande analisi retrospettiva, oltre 3.600 persone con adenomi surrenalici, seguite per almeno 3 anni, in 28 centri di 15 paesi. I risultati hanno evidenziato che le alterazioni di secrezione del cortisolo (definite come cortisolo non sopprimibile al test al desametasone, cioè a secrezione ‘autonoma’, svincolata dal controllo ipofisario) correlano con un’aumentata mortalità. Questo è il primo studio ad aver evidenziato che questo rischio varia a seconda dell’età e del sesso del paziente; in caso di adenoma surrenalico con secrezione autonoma del cortisolo, infatti, le donne giovani (sotto i 65 anni) hanno un rischio di mortalità (soprattutto da cause cardio-vascolari) aumentato del 439 per cento rispetto ai pazienti con adenoma non funzionante (che non produce cioè ormoni); nessun aumento del rischio di mortalità è stato invece riscontrato nei maschi over 65. Lo studio ha evidenziato anche che la prevalenza di malattie cardio-metaboliche (ipertensione, diabete, dislipidemia, eventi cardiovascolari maggiori) aumenta in maniera proporzionale al grado di ‘autonomia’ della secrezione del cortisolo, che si osserva più di frequente nelle donne e nei portatori di adenomi bilaterali. “Con tutte le cautele del caso – afferma il professor Terzolo – questo studio sembra suggerire che le donne con meno di 65 anni sono quelle che più potrebbero trarre beneficio da una normalizzazione del cortisolo, ottenuta con terapia medica o chirurgica; la parola finale su questo punto spetta tuttavia agli studio caso-controllo randomizzati, i soli in grado di indicare con sicurezza se un intervento terapeutico sia in grado di mitigare tanto il rischio di patologie cardio-metaboliche, quanto quello di mortalità in questa popolazione di donne under 65 con incidentalomi surrenalici a produzione autonoma di cortisolo. In attesa di questi studi sembra invece ragionevole continuare a mantenere un atteggiamento di tipo conservativo (cioè nessun intervento chirurgico) nei maschi over 65”. “Questo studio, condotto presso un prestigioso centro di Medicina Interna che da decenni si dedica allo studio delle ripercussioni cliniche delle patologie surrenaliche su diversi organi e apparati – commenta il professor Giorgio Sesti, presidente della Società Italiana di Medicina Interna (SIMI) – costituisce un importante avanzamento delle conoscenze sugli effetti a lungo termine dell’incidentaloma surrenalico, una condizione clinica considerata finora relativamente benigna. Uno degli aspetti più interessati dello studio è quello che mostra come questa condizione possa rientrare nell’ambito della medicina di genere in quanto è stato osservato che le donne con età inferiore ai 65 anni risultano esposte al più altro rischio di eventi fatali, indicando così che questo gruppo potrebbe trarre il massimo beneficio dalla normalizzazione della secrezione di cortisolo mediante terapia farmacologica o chirurgica”. Lo studio pubblicato su Lancet Diabetes & Endocrinology è stato finanziato dall’AIRC e dall’Università di Torino, oltre che dalla Deutsche Forschungsgemeinschaft (l’Associazione tedesca per la ricerca, un’importante organizzazione pubblica che finanzia progetti di ricerca).

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Accademia Medicina Torino: Corso ECM Infection control

Posted by fidest press agency su sabato, 7 Maggio 2022

Torino. Si svolgerà il 13 maggio dalle ore 14 alle ore 18 on line sul tema “Infection control & antibiotico resistenza”. Dopo il saluto istituzionale del Presidente dell’Accademia di Medicina di Torino, Prof. Giancarlo Isaia, introdurranno i lavori Giovanni Di Perri, Direttore della Struttura Complessa Malattie Infettive, Ospedale Amedeo di Savoia, Francesco Giuseppe De Rosa, del Dipartimento di Scienze Mediche e Carla Zotti, del Dipartimento di Igiene e Sanità pubblica. Successivamente interverrà Cristina Costa, Microbiologia, concentrandosi su “Epidemiologia dell’antibiotico resistenza: pre e post Covid”. Seguirà la presentazione dell’esperienza torinese (e-Covid) a cura di Andrea Calcagno, Dipartimento di Scienze Mediche, e dell’esperienza piemontese (CORACLE) di Silvia Corcione, sempre del Dipartimento di Scienze Mediche. Tommaso Lupia, Struttura Complessa Malattie Infettive dell’Ospedale Cardinal Massaia di Asti, interverrà sul tema “Infezioni batteriche e fungine come complicanze dell’infezione da Sars-Cov-2”. “Strategie di infection control nella gestione delle infezioni nosocomiali” rappresenteranno il focus della relazione di Nour Shbaklo, PhD in Infection Control, Dipartimento di Scienze Mediche. Costanza Vicentini, Dipartimento di Scienze della Sanità pubblica e pediatrica, risponderà alla questione: “Infection control durante il Covid: troppo o troppo poco?”. Infine, Francesco De Rosa illustrerà “Programmi di antimicrobial stewardship”. Il termine “antimicrobial stewardship” si riferisce ad una serie di interventi coordinati, che hanno lo scopo di promuovere l’uso appropriato degli antimicrobici e che indirizzano nella scelta ottimale del farmaco, della dose, della durata della terapia e della via di somministrazione.Concluderà l’incontro una tavola rotonda sul tema dell’impatto del Covid nei programmi di “stewardship” che coinvolgerà Di Perri, Zotti, De Rosa, Silvio Borré (Malattie infettive, Vercelli), Guido Chichino (Malattie infettive, Alessandria) e Valerio Del Bono (Malattie infettive, Cuneo).

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«Salute e lavoro: enormi opportunità professionali dalla combinazione tra medicina e tecnologia»

Posted by fidest press agency su martedì, 22 marzo 2022

«I servizi che migliorano le prestazioni sanitarie sono legati da un elemento imprescindibile: quello umano. Che chiama in causa – oltre ai medici, ai pazienti e a chi gestisce e amministra il sistema – anche nuove figure professionali, gli esperti del settore “health-tech”, che hanno il compito di creare nuovi strumenti digitali che aiutano medici e operatori sanitari a lavorare meglio, migliorando così la vita del paziente. Per le nuove generazioni si aprono spazi enormi, con tantissime opportunità da cogliere». Così Stefano Massaro, CEO di Cerba HealthCare Italia, nel suo intervento “Costruire un ecosistema della salute” a Wired Health 2022, l’evento dedicato al presente e al futuro della salute che si è svolto ieri, 15 marzo, a BASE Milano, organizzato da Wired assieme a Humanitas.Il CEO della più grande realtà italiana nella diagnostica e medicina di laboratorio, interrogato sulle tendenze più importanti nell’ambito del legame sempre più stretto tra medicina e tecnologie digitali, non ha dubbi: «Nel nuovo ecosistema della salute il medico è una figura centrale, ma non la sola. Attorno ci sono anche gli sviluppatori di tecnologie. E la responsabilità di una realtà come la nostra sta in una parola chiave: disintermediazione. Vuol dire che noi investiamo direttamente in questo settore, per portarci in casa le competenze che servono e focalizzare la creazione di valore sull’interesse del paziente. Io sono fermamente convinto che qualsiasi istituzione sanitaria, pubblica o privata, debba investire sui propri esperti dell’infrastruttura, e non affidarsi a soluzioni e intermediari esterni, che non fanno altro che erodere la propria fetta di valore nella filiera».Molti sono i problemi che pesano su questo passaggio, a partire dalla peculiarità italiana dell’estrema frammentazione di regolamenti a livello locale, che frena uno sviluppo tecnologico coordinato e sistematico, a partire da una gestione avanzata dei dati del paziente. Tuttavia, secondo il CEO di Cerba HealthCare a livello culturale siamo pronti, e la digital transformation si conferma uno scenario pieno di opportunità per le nuove generazioni: per i giovani che hanno scelto un percorso di studi nel campo dell’IT, la sanità è uno degli ambiti più promettenti. Esperti di AI, realtà virtuale, Internet of Things, Data Analyst, Data Scientist, specialisti in cybersecurity, CRM ed ERP specialist… «Ai ragazzi, disorientati in questi tempi prima di pandemia e ora di guerra, dico che occorre tornare a pensare al futuro, che è nello studio delle materie STEM» conclude Massaro. Alle istituzioni sanitarie, come Cerba HealthCare, rimane il compito di coltivare quelle competenze che permettono di innovare continuamente e di creare un ecosistema della salute realmente al servizio del paziente.

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Medicina territoriale: che cosa cambia nel post Covid

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 marzo 2022

Il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) può essere una grande opportunità per le cure domiciliari e territoriali, ma occorra partire dall’ascolto dei territori. Nasce da questi presupporti il Talk Web “LA NUOVA GESTIONE DELLA MEDICINA TERRITORIALE NEL POST-COVID” promosso da Motore Sanità, che ha riunito professionisti sanitari, parlamentari e rappresentanti regionali, proprio per dare voce alle nuove proposte, capire le criticità e, soprattutto, capire da quale punto partire per riformare la medicina territoriale. “Già prima del Covid la nostra sanità aveva dei limiti: il ritardo nell’adeguare il nostro Servizio Sanitario Nazionale a un mutato contesto demografico ed epidemiologico sia dei professionisti sia dei cittadini; la mancata digitalizzazione della sanità; la crescita progressiva delle diseguaglianze nell’accesso ai Livelli essenziali di assistenza”, evidenzia l’On. Fabiola Bologna, Segretario XII Commissione Affari Sociali e Sanità Camera dei Deputati. “Siamo per lo più un Paese che invecchia e quindi “esplodono” le patologie croniche, si moltiplica la pressione sui servizi sociosanitari, quando la risposta non si trova sui territori rimbalza sugli ospedali, senza contare le grandi differenze regionali nell’organizzazione sanitaria. A tutto questo manca personale sanitario. Per cui con il PNRR noi vogliamo cambiare strada e i nostri obiettivi sono: prossimità, innovazione, uguaglianza, interventi sulla rete territoriale che ammoderna tecnologicamente, messa in sicurezza degli ospedali, investimenti sulla formazione, investimenti sulla ricerca, trasferimento tecnologico. Le Case della Comunità rappresentano il cuore della nostra nuova rete territoriale e la riforma prevede che realizzazione di una Casa della Comunità hub ogni 40-40mila abitanti, con assistenza medica di 24 ore, 7 giorni su 7. Siamo insomma di fronte a un’importante rivoluzione in ambito sanitario e la mia domanda è: i medici di medicina generale sono pronti?”. “La medicina generale sta chiedendo da 30anni una riorganizzazione del modello. Il problema è che questo modello è stato proposto rispetto alle strutture, non ai professionisti”, replica Gerardo Medea, Responsabile nazionale della ricerca SIMG. “Parliamo prima di funzioni, di compiti, di come possiamo aiutare con una migliore organizzazione la medicina generale. Se i COT (Centrale Operativa Territoriale), le cure di prossimità, gli specialisti, gli esami di primo livello fossero già stati organizzati all’interno di qualsivoglia struttura – come la Casa di Comunità – noi avremmo recuperato già da un pezzo il ritardo sulla gestione dei cronici”.

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Test di Medicina e Odontoiatria

Posted by fidest press agency su domenica, 13 marzo 2022

Il MUR, Ministero dell’Università e della Ricerca, ha reso note le date dei test di ammissione ai corsi di laurea per l’anno accademico 2022/2023 ad accesso programmato nazionale per le facoltà di Medicina e Odontoiatria, Veterinaria, Professioni Sanitarie Triennali e specialistiche e IMAT, attraverso un decreto pubblicato lunedì 7 marzo.Il calendario dei test d’ingresso 2022 prenderà il via il prossimo 6 settembre con Medicina e Odontoiatria e terminerà il 23 settembre con il test di ammissione ai corsi di laurea magistrale di Professioni Sanitarie. Nei prossimi mesi il MUR pubblicherà il bando test Medicina e Odontoiatria 2022, contenente il numero di posti disponibili per le facoltà di Medicina e Chirurgia e di Odontoiatria.Lievi modifiche per la prova di quest’anno, come anticipato qualche settimana fa dalla Ministra dell’Università e Ricerca Maria Cristina Messa: annunciato un ridimensionamento della parte di domande di cultura generale che verrà però confermato dal prossimo bando del MUR, mentre restano quelle di ragionamento logico e il resto sarà disciplinare. Si tratta dell’ultimo anno del cosiddetto “concorsone”: come anticipato sempre dalla Ministra, dal 2023 la prova potrà essere sostenuta più volte all’anno – al momento si ipotizzano due tentativi ma non è ancora confermato – a partire dalla quarta superiore.

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L’evoluzione della medicina di laboratorio

Posted by fidest press agency su sabato, 19 febbraio 2022

“La Medicina di Laboratorio è una disciplina composita che si applica alla prevenzione, alla diagnosi, alla prognosi, al monitoraggio della terapia e che condiziona in modo sostanziale l’outcome del paziente se applicata al paziente giusto, al tempo giusto, con la metodica giusta”, spiega Sergio Bernardini, Professore di Biochimica clinica e Biochimica molecolare dell’Università Tor Vergata di Roma, nel corso della Winter School 2022 di Pollenzo, organizzata da Motore Sanità, in collaborazione con l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche, evento di alto profilo in ambito sanitario, promosso e divulgato da Mondosanità e da Dentro la Salute. “È un settore di grande efficienza ed efficacia: il 70% delle decisioni cliniche si basano sulle informazioni di laboratorio, a fronte di un’incidenza sul budget dell’azienda sanitaria del 2-4%”, continua Bernardini. “La Medicina di Laboratorio spesso è percepita come una serie di strumentazioni che producono dati, viceversa richiede alta specializzazione sia per i medici, sia per i biologi e i chimici e rappresenta, nei fatti, la semeiotica dei fluidi corporei e quindi una dimensione internistica. Con un utile netto di circa 1 euro a test. Nelle ultime decadi, la medicina di laboratorio ha vissuto cambiamenti sostanziali e lo scenario nel quale opera è in continua evoluzione con la caduta delle barriere tra le diverse discipline e l’avvento delle cosiddette Omiche, cioè di tecnologie di indagine che tornano a vedere il paziente in modo olistico trascendendo dalla singola via metabolica e dai singoli analiti, ma piuttosto ragionando su pattern e profili”, prosegue Bernardini. “Questa evoluzione è alla base della Medicina di Precisione o personalizzata, che si avvale dell’acronimo SMART (Speed, Metrics, Automation, Remote and Technologies). D’alta parte le analisi di laboratorio non sono effettuate solamente nei tradizionali laboratori clinici, ma sempre più in ambiti decentrati come avviene per analisi al letto del malato (near-patient testing), a domicilio (home testing), nelle farmacie, nelle ambulanze ed in contesti di urgenza-emergenza, grazie allo sviluppo di tecnologie efficienti per il point-of care testing (POCT) che permettono la rapida diagnosi di molte condizioni cliniche, incluse malattie infettive e genetiche”. Quanto ai prossimi obiettivi e le prossime sfide, il Professor Bernardini non ha dubbi: “La Medicina di Laboratorio accompagna già oggi in diverse realtà il “nuovo” paziente nato dalla trasformazione digitale che conduce in senso stretto alla tele-patologia, usando nuovi approcci per l’accesso on line e per risposte più informative, dirette e “virtuali”. Il percorso segnato dalla futura “casa come primo luogo di cura” deve vedere i professionisti della Medicina di Laboratorio attori principali nella costruzione del previsto modello condiviso per il potenziamento dell’assistenza domiciliare tramite la tele-assistenza, il tele-consulto, il tele-monitoraggio e la tele-refertazione. Non solo. La Medicina di Laboratorio ha la necessità che sia costruito, nell’ottica di una efficace programmazione sanitaria, un moderno percorso formativo per le varie figure professionali, dai tecnici di laboratorio ai biologi, chimici, medici fino agli informatici, sempre più indispensabili nella costruzione di un moderno modello di Medicina di Laboratorio”.

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Medicina personalizzata e di precisione in oncologia

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 febbraio 2022

L’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE) marcia spedito nella continua implementazione di modelli di medicina personalizzata e di precisione in oncologia. Tutto parte dall’esplorazione del genoma: dal 2016 effettuiamo analisi molecolari di sequenziamento dei tumori, grazie al Next Generation Sequencing (NGS), per valutare simultaneamente la presenza di un numero elevatissimo di alterazioni genomiche, un lavoro impensabile fino a pochi anni fa. Ognuna di queste alterazioni (e ve ne sono centinaia) può essere bersaglio di terapie mirate, più efficaci e meglio tollerate dai pazienti. L’obiettivo è associare in maniera puntuale un farmaco specifico al profilo molecolare unico del tumore di ogni paziente. Solo nel 2021, si sono effettuati 1715 test su tessuti tumorali per identificare terapie bersaglio, e circa 500 test NGS su globuli bianchi al fine di definire predisposizione a malattie neoplastiche su base eredo-familiare. L’utilizzo di varie soluzioni NGS, l’expertise per disegnare soluzioni anche per tumori rari e disegnate su singolo paziente ha avuto uno speciale riconoscimento dal Consorzio Europeo ICPerMed quale miglior ricerca in medicina di precisione in Europa per l’anno 2019. Nel 2018 è stato istituito il Molecular Tumor Board, tra i primi in Italia e in aggiunta lo studio delle biopsie liquide e le biobanche fanno si che riguardo la medicina di precisione, per noi l’oggi è già domani. L’Istituto dispone di una varietà di soluzioni NGS cosiddette ‘tumore agnostiche’, cioè pannelli genici che offrono l’opportunità di associare a ogni alterazione genomica il farmaco giusto in ogni tumore, e dell’expertise per disegnare soluzioni globali di sequenziamento ‘dedicate’ a singole patologie e singoli pazienti con particolare attenzione a tumori rari, patologie orfane, soggetti giovani e condizioni patologiche ‘anomale’.

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Accademia di medicina di Torino: La depressione dell’anziano

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 gennaio 2022

Martedì 8 febbraio alle ore 21, l’Accademia di Medicina di Torino terrà una riunione scientifica, sia in presenza, sia in modalità webinar, dal titolo “La depressione nell’anziano”. L’incontro verrà introdotto da Francesco Scaroina, Primario emerito di Medicina Generale e Segretario generale dell’Accademia. I relatori saranno Vincenzo Villari, Direttore del Dipartimento di Neuroscienze e Salute Mentale e della Struttura Complessa Psichiatria e socio dell’Accademia e Gianluca Isaia, Geriatra presso l’Ospedale Molinette di Torino e prossimo Presidente della Società di Geriatria e Gerontologia Piemonte Valle d’Aosta. Entrambi prestano servizio preso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino. Il dott. Villari tratterà il tema della depressione come uno dei principali problemi di sanità pubblica e una delle condizioni cliniche con cui più frequentemente devono confrontarsi sia i Medici di medicina generale sia gli specialisti. Tale malattia, riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come prima causa di disabilità a livello mondiale, riguarda circa 3 milioni di italiani, di cui circa 1 milione soffre della forma più grave, la depressione maggiore. Nel complesso il 15-20% delle persone va incontro a uno stato depressivo nel corso della vita con una differenza di genere significativa (il tasso di depressione femminile è quasi doppio rispetto a quello maschile). Importante anche l’impatto dell’età e della salute generale (aumento considerevole della depressione negli anziani e negli ammalati cronici).Il dott. Isaia focalizzerà l’attenzione sulla prescrizione di ansiolitici e antidepressivi che ha subito un incremento significativo negli ultimi dieci anni e sui principali destinatari di tali farmaci, gli over sessantacinquenni. Questa fetta di popolazione è spesso caratterizzata da altre numerose problematiche sanitarie e sociali che favoriscono l’insorgenza di deflessione timica, ma non sempre l’approccio farmacologico risulta efficace. In particolare, ad esempio, le persone affette da deficit cognitivi lievi o moderati sembrano rispondere meno alla terapia antidepressiva. Inoltre, gli over sessantacinquenni sono anche coloro che assumono un numero consistentemente maggiore di farmaci per altre patologie differenti da quelle strettamente legate all’umore. Se poi consideriamo che tanto più è elevato il numero di farmaci prescritti ad una persona, tanto maggiore sarà la probabilità che questa persona non assuma tutti i farmaci, è facile dedurre come la prescrizione di un antidepressivo o un ansiolitico debba essere ponderata più che in altre fasce di età. Il medico deve dunque valutare singolarmente ogni terapia in relazione al beneficio atteso e all’aderenza terapeutica prevista Si potrà seguire l’incontro sia accedendo all’Aula Magna dell’Accademia di Medicina di Torino (via Po 18, Torino), previa prenotazione da effettuare via mail all’indirizzo accademia.medicina@unito.it e dietro presentazione del Green Pass, sia collegandosi da remoto al sito http://www.accademiadimedicina.unito.it.

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Accademia di medicina di Torino: “L’eradicazione del virus dell’Epatite C”

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 gennaio 2022

Martedì 18 gennaio alle ore 21, l’Accademia di Medicina di Torino terrà una riunione scientifica, sia in presenza, sia in modalità webinar, dal titolo “L’eradicazione del virus dell’Epatite C”. L’incontro verrà introdotto da Mario Rizzetto, Professore Onorario di Gastroenterologia, Università di Torino e socio dell’Accademia. Il relatore sarà Alessia Ciancio, Professore Associato di Gastroenterologia, Dipartimento di Scienze Mediche, Ospedale Molinette di Torino. L’infezione da HCV è nella maggior parte dei casi asintomatica e troppo spesso molte persone scoprono l’infezione HCV quando la malattia è già in stato di fibrosi avanzato o in cirrosi. Dal 2015, grazie all’arrivo dei farmaci innovativi ad azione diretta (DAA), l’epatite C può essere sconfitta. Questi farmaci non curano solo la malattia, ma bloccano la trasmissione del virus e risultano efficaci anche nel curare le manifestazioni extraepatiche HCV-correlate, come il diabete, la sindrome metabolica e alcuni tipi di linfomi. Poiché la malattia è asintomatica, spesso i soggetti portatori del virus non sanno di essere malati. La sfida adesso è intercettare il sommerso. Questa strategia è stata promossa dal recente decreto Milleproroghe (Legge N. 8/2020) che ha stanziato 71,5 milioni di euro per lo screening gratuito per il biennio 2020-2021, per raggiungere l’obiettivo dell’OMS di sconfiggere l’epatite C entro il 2030. Si potrà seguire l’incontro sia accedendo all’Aula Magna dell’Accademia di Medicina di Torino (via Po 18, Torino), previa prenotazione da effettuare via mail all’indirizzo accademia.medicina@unito.it e dietro presentazione del Green Pass, sia collegandosi da remoto al sito http://www.accademiadimedicina.unito.it.

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Accademia di Medicina di Torino: ultima riunione scientifica

Posted by fidest press agency su martedì, 7 dicembre 2021

Torino Giovedì 16 dicembre alle ore 21.15, preceduta dalla seduta privata dei soci Ordinari, Emeriti e Corrispondenti, l’Accademia di Medicina di Torino terrà la sua ultima riunione scientifica dell’anno in corso, sia in presenza, sia in modalità webinar, dal titolo “Descrizione e commenti al Premio Nobel per la Medicina 2021”. L’incontro verrà introdotto da Alessandro Comandone, già Presidente dell’Accademia di Medicina e Primario di Oncologia dell’ASL Città di Torino. Il relatore sarà Alessandro Vercelli, Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi, Vice Rettore dell’Università di Torino e socio dell’Accademia di Medicina.La sensibilità ci permette di esplorare lo spazio circostante e il nostro mondo interno. Attraverso i neuroni dei gangli sensitivi queste informazioni vengono trasmesse al nostro sistema nervoso centrale per modificare di conseguenza i nostri comportamenti. A livello dei terminali nervosi e dei recettori periferici, proteine canale rispondono al caldo/freddo e allo stiramento modificando la permeabilità agli ioni così determinando un segnale elettrico. Nel 2021 il premio Nobel per la fisiologia e medicina è stato assegnato a David Julius e Ardem Patapoutian che con i loro collaboratori hanno identificato queste proteine, correlate alle sensazioni dolorifiche. Quando succhiamo una pastiglia alla menta, o mangiamo un cibo piccante, diciamo spontaneamente che, rispettivamente, l’alito è fresco, e la lingua brucia. Si tratta di sostanze naturali, che si legano a questi recettori scatenando sensazioni tipiche di uno stimolo fisico. Partendo dalle proteine recettoriali, e dalle molecole naturali che interagiscono con loro, i due premi Nobel hanno aperto la strada a nuove terapie farmacologiche del dolore e alla comprensione di patologie dell’uomo in cui le proteine sono geneticamente modificate. Si potrà seguire l’incontro sia accedendo all’Aula Magna dell’Accademia di Medicina di Torino (via Po 18, Torino), previa prenotazione da effettuare via mail all’indirizzo accademia.medicina@unito.it e dietro presentazione del Green Pass, sia collegandosi da remoto al sito http://www.accademiadimedicina.unito.it.

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Accademia di Medicina di Torino: Presentazione del nuovo testo di Mario Nano

Posted by fidest press agency su domenica, 28 novembre 2021

Torino venerdì 10 dicembre alle ore 17, l’Accademia di Medicina di Torino organizza la presentazione del nuovo testo di Mario Nano, Professore di Chirurgia Generale e membro dell’Accademia, dal titolo “La Chirurgia in Piemonte. Storia di una Scienza e di una Regione” (Edizioni Minerva Medica, 2021). Il testo verrà commentato da Bruno Gambarotta e da Mario Nano. Modera il Presidente dell’Accademia di Medicina, Giancarlo Isaia. «Il libro presenta via via figure di chirurghi che con le loro osservazioni e i loro studi hanno determinato progressi e innovazioni della disciplina. I fatti che presenta interessano sia lo specialista sia il lettore appassionato di storia, o anche semplicemente il lettore curioso. Il grande numero di personaggi e la parcellizzazione delle loro vicende, di fatti circostanziati, di avvenimenti che coinvolgono le istituzioni ospedaliere e universitarie si trasformano in infinite tessere di un mosaico che va componendosi, col procedere della lettura, in un grande disegno compiuto vivido nei dettagli quanto nell’insieme. La lettura del testo è agevolata anche da una ricca documentazione iconografica» (dalla prefazione di Stefano Geuna, Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Torino). Con riferimento alle recenti normative di sicurezza, si potrà intervenire in presenza solo se muniti di green pass e previa prenotazione (accademiadimedicina.unito.it oppure telefonando al n. 011/6709607).

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Seduta inaugurale dell’Anno Accademico 2021/2022 dell’Accademia di Medicina di Torino

Posted by fidest press agency su martedì, 16 novembre 2021

Torino Venerdì 26 novembre alle ore 17.30, si svolgerà la seduta inaugurale dell’Anno Accademico 2021/2022 dell’Accademia di Medicina di Torino. L’incontro avverrà in presenza, pur continuando la trasmissione via web. Guido Forni, Accademico dei Lincei, terrà una lettura dal titolo “COVID-19: i vaccini oggi e la risposta citochinica”. L’incontro verrà introdotto da Guido Gasparri, Professore Ordinario di Chirurgia Generale e socio dell’Accademia di Medicina.Subito dopo l’infezione da parte del virus della COVID-19, sensori cellulari innescano la rapida produzione degli interferoni. Tuttavia questa fondamentale reazione antivirale può essere bloccata dalle proteine codificate dal virus. Inoltre, deficit non precedentemente rilevati nella produzione degli interferoni possono limitare l’efficacia di questo fondamentale meccanismo di difesa. Successivamente la progressione della COVID-19 è caratterizzata da un’infiammazione generalizzata dovuta alla produzione di citochine pro-infiammatorie che giocano un ruolo centrale nell’insorgenza delle gravi insufficienze d’organo che caratterizzano questa malattia. Mentre attualmente si sta valutando il ruolo di farmaci antivirali, sono i vaccini che stanno avendo un ruolo centrale nel controllo della diffusione della COVID-19. Nuove tecnologie genetiche hanno permesso di preparare vaccini efficaci a velocità stellare. La reazione primaria suscitata da questi vaccini protegge efficacemente dal virus. Invece ciò che non è ancora chiaro è per quanto tempo persista la memoria immunitaria preventiva. Mentre quasi la metà della popolazione mondiale ha ricevuto almeno una dose del vaccino, meno dell’1% delle persone dei paesi a basso reddito è stata vaccinata. Questa drammatica asimmetria non solo lascia miliardi di persone vulnerabili al virus, ma anche favorisce l’emergenza di nuove varianti del virus, varianti che possono sgusciare tra le maglie della protezione indotta dal vaccino.Guido Forni è autore di oltre 250 pubblicazioni su giornali scientifici internazionali ed ha curato la preparazione di vari libri scientifici e di testo per l’insegnamento dell’Immunologia.Si potrà seguire l’incontro sia accedendo all’Aula Magna dell’Accademia di Medicina di Torino (via Po 18, Torino), previa prenotazione da effettuare via mail all’indirizzo accademia.medicina@unito.it e dietro presentazione del Green Pass, sia collegandosi da remoto al sito http://www.accademiadimedicina.unito.it.

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Pubblica seduta scientifica dell’Accademia di medicina di Torino

Posted by fidest press agency su martedì, 9 novembre 2021

Torino Martedì 16 novembre alle ore 17,30, l’Accademia di Medicina di Torino terrà una pubblica seduta scientifica sia in presenza, in Via Po 18, che in webinar, nel corso della quale verranno presentati i risultati scientifici delle due ricerche sul microbiota intestinale finanziate nel 2019 dall’Azienda vinicola “Beni di Batasiolo” e selezionate su 146 progetti da una Commissione nominata dall’Accademia di Medicina di Torino.Introdurrà la riunione il Prof. Umberto Dianzani, immunologo dell’Università del Piemonte Orientale e presenteranno i risultati ottenuti Andrea Baragetti, Ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari dell’Università di Milano e Simona Ronchetti, Professore Associato di Farmacologia dell’Università di Perugia. Concluderà la riunione il Prof. Giancarlo Isaia, Presidente dell’Accademia di Medicina di TorinoIl progetto guidato da Andrea Baragetti, dal titolo “Potere pro-infiammatorio della dieta sulla composizione del microbiota intestinale e relazione con la malattia cardiovascolare ischemica” è partito dal presupposto che un microbiota intestinale non ottimale potrebbe costituire un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari, in quanto in grado di promuovere un’attività proinfiammatoria delle molecole prodotte dai batteri. Utilizzando sofisticate metodiche analitiche, i Ricercatori milanesi hanno identificato, in un’ampia popolazione di soggetti con malattie cardiovascolari, una correlazione tra la malattia, la composizione del microbiota intestinale e la variabilità della dieta. Questa relazione è stata proposta come un possibile marcatore utile per l’identificazione di soggetti che, pur non avendo ancora sviluppato eventi cardiovascolari manifesti, già mostrano segni precoci della malattia (come per esempio le “placche” carotidee valutate con ecodoppler).Il progetto del gruppo di ricerca coordinato dalla prof.ssa Ronchetti, dal titolo “Valutazione dell’Associazione Prebiotico-Farmaco Biotecnologico per il trattamento delle malattie infiammatorie intestinali” ha esplorato l’utilizzo della proteina ricombinante TAT-GILZ, come potenziale farmaco biotecnologico da utilizzare, insieme ad un prebiotico (sostanza non digeribile di origine alimentare che favorisce selettivamente la crescita o l’attività di alcuni batteri intestinali) nel trattamento di un modello murino di colite autoimmune. I risultati ottenuti dimostrano l’efficacia del trattamento, sia con TAT-GILZ sia con il prebiotico (un estratto di lievito), usati anche in combinazione, nel migliorare la sintomatologia della malattia e la sopravvivenza degli animali. In particolare, l’estratto di lievito ha favorito la sopravvivenza degli animali in maniera dose-dipendente, con un effetto ottimale alla dose di 1000 mg/kg, che ha permesso di ottenere il 100% di sopravvivenza. Dati preliminari indicano che questo effetto protettivo dipende in modo importante da un effetto sul microbioma fungino. Nell’insieme, i risultati ottenuti dai ricercatori perugini sono promettenti circa un futuro utilizzo di TAT-GILZ e del prebiotico nella terapia della colite autoimmune.Si potrà seguire l’incontro sia accedendo all’Aula Magna dell’Accademia di Medicina di Torino (via Po 18, Torino), previa prenotazione da effettuare via mail all’indirizzo accademia.medicina@unito.it e dietro presentazione del Green Pass, sia collegandosi da remoto al sito http://www.accademiadimedicina.unito.it

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La medicina rigenerativa come rimedio all’infertilità femminile

Posted by fidest press agency su sabato, 23 ottobre 2021

Grazie a microiniezioni di plasma e staminali. Il sangue viene prelevato dalla paziente, lavorato per ottenere un concentrato ricco di piastrine e cellule (tra cui appunto le staminali, fondamentali nel processo), e poi, attraverso delle microiniezioni, inserito nell’ovaio, con un aumento delle possibilità di concepimento. È questo uno dei temi di maggior interesse nell’ambito della medicina rigenerativa, su cui il 30 ottobre si terrà il primo Congresso Giovani SIMCRI (Società Italiana di Medicina e Chirurgia Rigenerativa Polispecialistica). “Ci sono evidenze scientifiche che, sfruttando le capacità rigenerative del sangue, si possano aiutare le donne ad avere figli – precisa il professor Eugenio Caradonna, presidente nazionale SIMCRI –. Si tratta di una grande opportunità per chi ha difficoltà a restare incinta, perché permette l’ispessimento dell’endometrio, che favorisce il concepimento. Questa tecnica presenta anche tanti altri ambiti di applicazione: per esempio, garantisce grandi risultati nella risoluzione dei disturbi causati dalla sindrome urogenitale tipica della menopausa”. Le cellule staminali rappresentano un’importante materia di studio: la loro individuazione nel sangue consente, infatti, di osservare l’evoluzione di malattie cardiovascolari e degenerative, di valutare l’efficacia dei farmaci e di misurare il livello di stress nei pazienti.Le innovazioni della medicina rigenerativa di cui si discuterà al Congresso non riguardano solo l’infertilità femminile e approfondiscono la tecnologia al servizio della salute. Sono infatti in fase di sviluppo particolari medicazioni che permetteranno, in caso di ferite, una più rapida guarigione. Con l’applicazione di alcuni sensori sarà possibile ricevere segnali sulle condizioni della cute (come temperatura e PH), e successivamente rilasciare farmaci che stimolino la rigenerazione dei tessuti e accelerino il processo di riparazione delle lesioni. Il Congresso sarà presieduto da Diletta Trojan, direttrice della Banca dei Tessuti di Treviso, e vedrà riuniti i membri dello Young Scientific Board, istituito per valorizzare il lavoro dei ricercatori under 40. “I giovani sono il presente e futuro del nostro Paese – conclude il professor Caradonna –, e in SIMCRI abbiamo voluto dar loro importanza istituendo un comitato di grande valore che favorisca lo sviluppo di un vero e proprio network della medicina rigenerativa. Per noi è fondamentale studiarne l’aspetto moderno, per poter offrire ai pazienti programmi non solo di cura ma anche di prevenzione di patologie cardiovascolari e neurodegenerative. Per la formazione dei ricercatori abbiamo dato vita a due progetti: un Master all’Università Cattolica di Roma e la SIMCRI School, una Scuola di Alta Formazione che si terrà a Caserta e che dirigerà il professor Farina”.

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Per una medicina del territorio

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 ottobre 2021

‘Cure sul territorio appropriate e accessibili ovunque, gestite da personale sanitario e caregiver adeguatamente formati, ad alta resa anche tecnologica e finalmente a misura della qualità di vita di pazienti e del caregiver. È la richiesta dei pazienti oncologici e onco-ematologici che emerge dall’indagine online su Medicina del territorio e Oncologia promossa dal Gruppo di 39 Associazioni ‘La salute: bene da difendere, diritto da promuovere’ condotta in collaborazione con AstraRicerche e alla quale hanno risposto in oltre 800 tra pazienti e caregiver’. Lo comunica in una nota l’associazione ‘La salute. Bene da difendere, diritto da promuovere’. ‘La pandemia ha messo ancora più in evidenza le carenze di cure di prossimità per i pazienti oncologici e onco-ematologici- prosegue l’associazione, che specifica: disuguaglianze nell’accesso alle cure, mancanza di collegamento tra ospedale e territorio, macchinari obsoleti e poco funzionali, disomogeneità nell’accesso a screening, test e terapie e infine carenza di supporto ai caregiver. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è una grande opportunità per ridisegnare il modello di assistenza sul territorio, grazie agli oltre 7 miliardi stanziati per quest’obiettivo nell’ambito della ‘Missione Sanità’, ai quali si aggiungono gli oltre 4 miliardi resi disponibili dalla Commissione Europea per programmi sull’Oncologia. Ma per sanare il grave gap dell’assistenza sul territorio e rilanciare il Servizio Sanitario Nazionale, l’architettura disegnata nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza va riempita di personale, formazione e tecnologie innovative e ‘amiche’, tenendo conto delle caratteristiche e delle istanze dei potenziali assistiti’.’La distanza dal luogo di cura può influenzare negativamente sia l’adeguatezza delle cure sia la sopravvivenza e proprio per questo l’assistenza da remoto rappresenta una risorsa importante che in questi due anni di pandemia è stata rilanciata e praticata- afferma Luigi Cavanna, presidente CIPOMO, Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri- Ma questo modello non può prescindere da un contatto diretto: la telemedicina deve inserirsi in un confronto già attivo tra medico e paziente perché il rapporto umano, la relazione, la visita medica, la conoscenza del caregiver e dei familiari e del contesto sociale nel quale vive il paziente sono condizioni molto importanti per poter poi proseguire con la visita a distanza’.Quali innovazioni servono per agevolare l’oncologia di prossimità? I pazienti chiedono un pieno e uniforme accesso su tutto il territorio nazionale ai test genomici e alla medicina personalizzata/predittiva per individuare le terapie appropriate (46,9%), a dispositivi medici e diagnostici di ultima generazione resi disponibili su ampia scala e su tutto il territorio (42,5%) e a piani di medicina personalizzata a misura del singolo paziente (40,1%). Figura fondamentale di una oncologia del territorio ben strutturata è la figura del caregiver sia informale (parenti/amici) che formale (badanti/tutor) che deve pertanto essere formata e sostenuta. La metà degli intervistati (49,8%) vorrebbe che il Fondo triennale per le attività di cura non professionale andasse innanzitutto alla formazione dei caregiver su assistenza, terapie e dispositivi. I corsi dovrebbero vertere sulla gestione del dolore (43,8%), sulla specifica patologia in accordo con l’équipe ospedaliera (37,6%) e sulla somministrazione delle terapie e gestione dei presìdi a domicilio (36,6%). Inoltre, per alleggerire il burden fisico ed emotivo del caregiver si chiede di attivare help-line in orari ‘scomodi’ (52,4%) e un costante raccordo con lo psiconcologo e con lo psicologo del territorio (44%)’.Le Associazioni chiedono, in definitiva, di essere ascoltate in occasione della stesura di tutti i grandi strumenti di programmazione che riguardano i pazienti, non solo il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ma anche l’attuazione del Piano oncologico nazionale, del Piano nazionale della Cronicità e del ‘Dm 71’ di riordino dell’assistenza territoriale. ‘Ci auguriamo di essere tenuti sempre in maggiore considerazione sui tavoli decisionali- conclude Annamaria Mancuso- poiché la nostra esperienza sul campo è un prezioso contributo, aggiungerei è un apporto indispensabile, per una reale modernizzazione del Servizio Sanitario Nazionale’.

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“Sfruttiamo il Pnrr per la medicina del territorio”

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 settembre 2021

Appello di De Lillo, Omceo Roma. “La medicina territoriale deve potere contare sulle risorse del Pnrr, ma deve ripartire dal capitale umano, per tutti i colleghi che andranno in pensione e non saranno rimpiazzati dai nuovi ma anche perché bisogna rivedere le modalità di accesso agli studi per la medicina generale perché attualmente non garantiscono che siano formate figure idonee al ruolo di medico di famiglia”. Lo afferma Stefano De Lillo, vice-presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Roma e provincia.”Dopo tanti anni di blocco del turnover dobbiamo lavorare sul capitale umano- ribadisce- il medico di medicina generale è centrale per l’assistenza sul territorio e ha costi contenuti per il Servizio sanitario nazionale. Lui investe sull’innovazione ed è autonomo, ma per consentirgli di fare questo e stare al passo con le richieste dei pazienti e dei tempi, che mutano velocemente, serve metterlo in rete con i medici specialisti, rafforzare o in caso costruire reti forti di connessione per i dati, così che il professionista specialista o anche il medico di base possa caricare cartelle cliniche e referti. È un sistema a basso costo- spiega il vice-presidente dell’Omceo Roma- ma ad alta produttività che va modernizzato: bisogna dare al medico la possibilità di interloquire con gli specialisti, con chi ha emesso il referto, anche in via telematica, informatica e telefonica, affinché si accelerino le prestazioni in modo efficace, senza far girare i pazienti tra le varie strutture. Noi usciremo dalla pandemia molto più maturi e consapevoli, come classe medica saremo più preparati, però proprio per questo dobbiamo rendere il sistema più efficiente”. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza prevede la realizzazione delle case di comunità, strutture a basso impatto dal punto di vista edilizio ma dal raggio d’azione ampio, in grado di fare da presidio ambulatoriale sul territorio con specialisti sia per l’assistenza medica che sociale, non alternativo all’ospedale, ma capace di intercettare la metà degli accessi impropri nei Pronto soccorso. Un’idea che secondo De Lillo deve essere valutata con molto pragmatismo: “Bisogna essere realistici, perché non serve costruire dei mini-ospedali. Il punto di riferimento devono rimanere gli studi degli mmg, che vanno potenziati e messi in rete. Bisogna puntare sull’esistente e non soltanto su strutture da realizzare ex novo, che rischiano di duplicare l’offerta o di disorientare il paziente. Il medico di famiglia infatti conosce i propri assistiti, mentre un nuovo collega sarebbe completamente digiuno”.Infine, rispetto al ruolo centrale del medico di base per le vaccinazioni anti-Covid, De Lillo non teme che si perda né che si riduca, anzi “con gli hub che restano attivi sul territorio continueremo a dare supporto nei nostri studi alla campagna vaccinale contro il Sars-CoV-2, ma ci occuperemo anche delle altre vaccinazioni, proprio per non lasciare indietro le somministrazioni importanti, come l’antipneumococcica e l’antinfluenzale. Saremo ancora di supporto- conclude- e magari con un’organizzazione capillare ancora più forte”.

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Accademia Medicina Torino corso latte fattore salute

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 settembre 2021

Torino. L’Accademia di Medicina di Torino organizza un corso nazionale di aggiornamento per Medici Chirurghi intitolato “Il latte, un fattore di salute” che si svolgerà per via telematica il 22, 28 settembre e 6 ottobre, dalle 17 alle 19. Il corso è coordinato da Gianni Bona, Direttore Emerito Clinica Pediatrica, Azienda Ospedaliero-Universitaria Maggiore della Carità di Novara e Giuseppe Poli, Professore Emerito Università di Torino. Al prof. Bona si alterneranno come moderatori Claudio Fabris, Professore Emerito Università di Torino e Aishah Pathak, Esperta in Dialogo e Comunicazione Internazionale.Articolato in tre incontri, il programma prevede un’analisi aggiornata dei davvero molteplici aspetti clinici e biologici del latte in generale, con particolare approfondimento su quello umano, ponendo però in risalto anche l’innovazione tecnologica raggiunta dall’industria a proposito dell’alimento latte, il più antico ma sempre tra i più attuali. Saranno esposte nel dettaglio le ultime acquisizioni sulle effettive capacità antivirali e di riduzione del rischio di malattie croniche dell’adulto/anziano esercitate dall’assunzione del latte, specie alla nascita e nei primi mesi/anni di vita. Infine, verrà fatta una panoramica sull’attuale consumo di latte (specialmente bovino) nelle varie fasce d’età e sui continui progressi della ricerca scientifica volta al miglioramento della qualità di questo prezioso elemento.Per partecipare al corso, la cui adesione è gratuita fino ad esaurimento dei posti disponibili e che erogherà 9 crediti formativi ECM occorre iscriversi al sito del provider http://www.symposium.it/eventi.Si potrà seguire il primo incontro anche accedendo all’Aula Magna dell’Accademia di Medicina (via Po 18, Torino), previa prenotazione da effettuare via mail all’indirizzo accademia.medicina@unito.it e dietro presentazione di Green Pass. Gli incontri successivi verranno tenuti solo in modalità web.

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Assistenza domiciliare: Deve diventare il nuovo modello del Servizio sanitario

Posted by fidest press agency su martedì, 17 agosto 2021

“Ha ragione il ministro Speranza: l’assistenza domiciliare è la chiave di volta del nuovo modello che deve caratterizzare il Servizio sanitario nazionale”, afferma Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI) che raccoglie gli oltre 456mila infermieri presenti in Italia, commentando l’intesa Stato Regioni sottoscritta a inizio agosto e ora in vigore. “E bene è – continua – che il PNRR dedichi a questa novità già 4 miliardi per organizzare cure e assistenza che finora è stata a macchia di leopardo nelle Regioni”.“Ma la chiave dell’assistenza domiciliare – precisa la presidente FNOPI – sono gli infermieri che h24 sono accanto alle persone e che le stesse associazioni di cittadini -pazienti chiedono siano di più e più presenti proprio nel nuovo modello di prossimità delle cure”.Il medico di medicina generale indica la diagnosi e la terapia da seguire, ma accanto al paziente c’è l’infermiere che ne garantisce appropriatezza, esecuzione, aderenza clinica.E in particolare proprio l’intesa indica tra i principali attori di tutto questo l’infermiere di famiglia e comunità per il quale l’Agenas, Agenzia nazionale per l’assistenza sanitaria, nella sua proposta di decreto per la regolamentazione dell’assistenza sul territorio, ha indicato un fabbisogno che passa dagli 8 ogni 50mila abitanti indicati nel decreto Rilancio (legge 77/2020) a uno ogni 2000-2.500 abitanti, proprio per assicurare le cure e l’assistenza di prossimità.“Il territorio è il luogo privilegiato per la risposta ai bisogni di assistenza infermieristica, la prevenzione e il monitoraggio; insiste sulla necessità di riconfigurare tutti i sistemi di presa in carico e di continuità assistenziale poiché la risposta ai bisogni di salute è ancora culturalmente ospedalocentrica”, ha detto Mangiacavalli.“L’ospedalizzazione – aggiunge – è una parentesi nella vita della persona che continua fuori dall’ospedale, laddove deve continuare anche la risposta. Il futuro del Servizio sanitario nazionale e quello di un’assistenza a misura di cittadino è nella multi-professionalità: ogni figura, ogni professionista della salute in questo gioca un ruolo essenziale e importantissimo perché il castello della salute sia stabile e indistruttibile e abbia come suo apice gli assistiti e il loro assoluto benessere. In questo conclude – ogni professionista è una carta importante, senza la quale il castello inesorabilmente crolla”

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