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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘medicina’

L’ospedale del futuro

Posted by fidest press agency su martedì, 15 ottobre 2019

È stato presentato questa mattina, nell’ambito della manifestazione “Forum della Salute” in corso a Firenze, l’Ospedale del Futuro. Il progetto, realizzato da Hospital Consulting – società leader nel mercato sanitario e ambientale – in collaborazione con CSPE – Centro Studi Progettazione Edilizia – e Teorema Holding, vuole ridisegnare il modo di pensare ma soprattutto di vivere la vita ospedaliera. Lo sviluppo tecnologico e scientifico impone di adeguare le nostre strutture mediche, che in Italia tra pubblico e privato superano le mille unità con una media di 3,6 posti letto ogni 1.000 abitanti (Fonte: Ministero Salute), per renderle al passo con le esigenze non solo dei pazienti ma anche degli operatori, attraverso un lavoro attento sull’utilizzo degli spazi.
“Il concetto dell’ospedale del futuro – dichiara Marisa Giampaoli, Amministratore Delegato e Presidente Hospital Consulting – parte dall’idea che un’organizzazione sanitaria non può più non tenere conto della necessità di avere una struttura flessibile, che tenga conto delle esigenze sanitarie e delle innovazione tecnologiche che variano velocemente nel tempo. Il modello che si propone composto di moduli funzionali e funzionanti si presta ad adeguarsi alle esigenze della cliente sanitario secondo una logica di partnership “win-win”.”Fruibilità della struttura, flessibilità organizzativa degli spazi interni e bassi costi di gestione sono i punti cardine alla base di questo nuovo progetto pensato per proporre una soluzione concreta, tanto per le opere pubbliche quanto per quelle private, che nei prossimi anni saranno chiamate a effettuare lavori di adeguamento e ristrutturazione. Questo “blue print” potrà essere utilizzato da clienti pubblici e privati che vorranno affrontare la propria innovazione. “Ottimizzare gli spazi in maniera appropriata – aggiunge Giampaoli – servirà per: gli operatori sanitari, che ad oggi affrontano lunghe camminate nei corridoi ospedalieri per raggiungere il paziente, organizzare la struttura con moduli che possano cambiare la propria utilità a seconda delle esigenze del momento e, infine, garantire un costo sostenibile e quindi una struttura architettonico-impiantistica in cui lo spazio non sia mai sovrabbondante o sovrastimato rispetto ai reali fabbisogni di utilizzo e alla corretta organizzazione del lavoro.”

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La passione di Bayer nell’aiutare a migliorare il futuro delle persone con emofilia

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 settembre 2019

Si conferma nella ricerca e negli investimenti verso nuove soluzioni terapeutiche. L’emofilia colpisce circa 400.000 persone in tutto il mondo ed è un disordine in gran parte a carattere ereditario, in cui una delle proteine necessarie per la coagulazione del sangue o è mancante o è ridotta. L’emofilia A è la forma più comune, in cui la coagulazione del sangue è compromessa per la mancanza o l’alterazione funzionale del FVIII coagulativo. I pazienti hanno frequenti sanguinamenti a livello dei muscoli, delle articolazioni o di altri tessuti, che possono causare nel tempo un danno permanente alle articolazioni. Le lesioni possono avere conseguenze gravi se non trattate adeguatamente, poiché la velocità di formazione del coagulo è più lenta nei pazienti affetti da emofilia rispetto agli individui sani. L’emofilia A ha una frequenza stimata di 1 su 5.000 maschi nati vivi, interessando persone in tutto il mondo. In Europa, l’emofilia A colpisce 1 persona su 10.000, per un totale di oltre 30.000 persone. Ad esempio, oggi ci sono circa 4.000 persone affette da emofilia A in Italia, 3.500 in Germania e 13.000 negli Stati Uniti.

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Medicina: solo uno su sei supera il test d’ingresso

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 settembre 2019

Erano tantissimi, anche quest’anno: più di 68.000 donne e uomini in coda davanti ai portoni delle Università pronti a scommettere sul loro futuro. Hanno bussato alle Facoltà di Medicina e Odontoiatria di tutti gli Atenei italiani, ma solo 11.568 sono i posti riservati ai futuri medici. Ergo: 1 su 6 potrà accedervi. E gli altri? C’è chi riproverà il prossimo anno e chi invece non ha voglia di aspettare. E allora vola: destinazione estero. Sono sempre di più gli aspiranti camici bianchi decisi a percorrere questa strada. Secondo i dati di Fnomceo, nel 2018 su 401.565 iscritti all’albo dei medici, 3.348 avevano una laurea conseguita all’estero. Tra i 61.593 odontoiatri, invece, ad avere la laurea estera erano 3.191 persone. A spingerli a “guardare oltre” è la forte motivazione: diventare medici e odontoiatri senza arenarsi nei controversi test d’ingresso italiani e senza rinunciare, al tempo stesso, a una formazione di primo livello. Tra gli atenei che più richiamano l’attenzione degli aspiranti medici italiani ci sono la Charles University di Plzeň, tra le 30 migliori università d’Europa, la Masaryk University di Brno, ma anche l’Universidad Europea di Madrid, l’Universidad Europea di Valencia, l’European University Cyprus a Nicosia e la Università Pavol Josef Safarik di Kosice in Slovacchia. Tutte Università seguite da Medicor Tutor, società che accompagna gli studenti preparandoli a una brillante carriera universitaria con prospettive internazionali.«Studiare all’estero vuol dire lanciarsi in una nuova avventura: stimolante, avvincente, sicuramente sfidante. Per questo i ragazzi e le loro famiglie cercano un partner serio a cui potersi affidare per percorrere i primi passi: capire qual è l’università più adatta alle proprie esigenze, quali sono i requisiti di accesso, come affrontare il percorso di studi in lingua, come far valere il titolo conseguito al rientro in Italia e molto altro. Ogni anno – conferma Janina Holesovska, cofounder di Medicor Tutor – riceviamo sempre più domande, dimostrazione di come lo studio di medicina all’estero non sia visto come un piano B, ma anzi come un’incredibile opportunità di crescita, un vero e proprio cambiamento di prospettiva». L’esperienza internazionale, infatti, fa spiccare il volo alle carriere: in media la retribuzione lievita del 40%, le prospettive di occupazione sono molto maggiori, il mercato di riferimento è più stimolante. I test di ingresso variano a università a università ma non prevedono le (temutissime) domande di cultura generale: il candidato viene valutato solo nelle materie con cui dovrà realmente interfacciarsi durante il percorso professionale, come biologia, chimica e fisica. Inoltre, Medicor Tutor mette a disposizione dei percorsi di preparazione composti da una parte teorica di video lezioni in lingua inglese sottotitolati con del materiale a supporto, e una parte pratica composta da Problem Set e da prove di simulazione. Alcune Università, poi, selezionano i ragazzi in base del voto di maturità o alla media dei voti conseguita negli ultimi anni della scuola superiore. E come dimostrato dai dati, il rating di successo degli studenti preparati da Medicor Tutor è molto alto: si pensi che nella prestigiosa Charles University di Plzeň, il 90% degli studenti italiani ammessi è stato affiancato da Medicor Tutor. Un supporto che continua anche durante gli anni accademici.
Al termine del percorso di studi, infine, si consegue il titolo di “Dottore in Medicina Generale (MUDr o MD)” o di “Dottore in Medicina Dentale (DMD)”, pienamente riconosciuto in Europa, in Canada e negli USA. Un sogno, quindi, che diventa finalmente realtà.

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Università, il numero chiuso a Medicina torna in discussione. Il punto della situazione

Posted by fidest press agency su martedì, 10 settembre 2019

Università, il numero chiuso a Medicina torna in discussione. Il punto della situazioneA difendere i limiti imposti dal 1999 rettori come Eugenio Gaudio della Sapienza di Roma (“l’esigenza si è posta negli anni ’70 e ’80, quando gli studenti si iscrivevano ma non potevano seguire le lezioni e andare in corsia. O si adeguano spazi, strutture e docenti per 68mila iscritti o è impossibile farne a meno”). A criticarli docenti ed osservatori di esperienza. Come Francesco Carelli del direttivo di Euract, l’associazione degli insegnanti europei di Medicina generale: «La selezione spetta all’ateneo, non a un test. E’ molto importante che 3 candidati su 4 manifestino “passione” per la medicina, al punto da ripresentarsi al test. Significa che vedono in sé un’attitudine (maturata nella formazione undergraduate da studenti) a una disciplina sanitaria non esauribile dal semplice test. Sono pronti a mettere in gioco la propria capacità di interagire con i pazienti e dunque a mettersi alla prova anche in altre professioni sanitarie. Molti candidati di Medicina tentano il test per diventare infermieri o tecnici. Sarebbe ora di riflettere su un capovolgimento di prospettiva e di far sì che le gli atenei accolgano tutti gli aspiranti medici trattandoli come potenziale forza lavoro del servizio sanitario nazionale che solo una successiva selezione dirà come indirizzare».Iron Man, Spider Man, Wonder Woman indossano il camice bianco nel flash mob indetto da Consulcesi: il test di medicina, primo evento della ripresa della stagione didattica, si colora più del primo, imminente, giorno di scuola. Con i successivi, inevitabili ricorsi di chi ha visto cellulari e tablet spuntare in aula, o altri episodi degni di segnalazione: a Roma si parla di studenti con documenti falsificati, c’è polemica sulla domanda sul Museo Tussaud per la cultura generale e su una seconda su Leonardo quando l’indicazione è che si sarebbe parlato del Novecento. Il malcontento sul “numero chiuso” in piazza prevale. Aver aumentato di 1800 i posti disponibili tra Medicina e Odontoiatria, fino a 11000, non pare essere servito, visto che sono aumentati i candidati, anche di un 5% localmente (ma a Pavia ci sono stati 200 iscritti in meno di un anno fa). A difendere i limiti imposti dal 1999 rettori come Eugenio Gaudio della Sapienza di Roma (“l’esigenza si è posta negli anni ’70 e ’80, quando gli studenti si iscrivevano ma non potevano seguire le lezioni e andare in corsia. O si adeguano spazi, strutture e docenti per 68mila iscritti o è impossibile farne a meno”). A criticarli docenti ed osservatori di esperienza. Come Francesco Carelli del direttivo di Euract, l’associazione degli insegnanti europei di Medicina generale: «La selezione spetta all’ateneo, non a un test. E’ molto importante che 3 candidati su 4 manifestino “passione” per la medicina, al punto da ripresentarsi al test. Significa che vedono in sé un’attitudine (maturata nella formazione undergraduate da studenti) a una disciplina sanitaria non esauribile dal semplice test. Sono pronti a mettere in gioco la propria capacità di interagire con i pazienti e dunque a mettersi alla prova anche in altre professioni sanitarie. Molti candidati di Medicina tentano il test per diventare infermieri o tecnici. Sarebbe ora di riflettere su un capovolgimento di prospettiva e di far sì che le gli atenei accolgano tutti gli aspiranti medici trattandoli come potenziale forza lavoro del servizio sanitario nazionale che solo una successiva selezione dirà come indirizzare».
Non la pensa così Angelo Mastrillo segretario della Conferenza nazionale dei corsi di laurea delle professioni sanitarie. «E’ naturale ed apprezzabile che i giovani manifestino per l’inclusione e per il diritto allo studio. Ma è altrettanto importante che alla fine degli studi abbiano serie chance di lavoro. Al momento, in Italia non mancano medici neolaureati – siamo nella media Ocse – ma specialisti. Un conto è che solo un aspirante medico su sei veda premiata la sua aspirazione a studiare, un altro che solo un medico su tre riesca a specializzarsi e a lavorare nel servizio sanitario nazionale. Gli anni scorsi si presentavano al test d’accesso alla specialità 18 mila neolaureati aventi titolo per 6 mila posti. Formalizzando una disillusione: lo stato dà il diritto di diventare medico ma al momento di pagare il contratto specializzandi non ha i soldi per tutti quelli che ha formato. Quest’anno il governo uscente e le regioni, meritoriamente, hanno aggiunto 2 mila posti nelle scuole di specialità, ma esclusioni pari a 1000 medici l’anno moltiplicate per decine d’anni non si possono colmare. E del resto un conto è chiedere agli atenei di allargare i corsi di specialità a un 10-20% di medici in più, un conto è salire a un 40-50%. Crollerebbe la qualità didattica e ci sarebbero problemi sul tirocinio pratico, già contenuto in termini di ore».
Quanto all’ipotesi secondo cui la vocazione a fare il medico accomunerebbe le professioni sanitarie rendendo attuale la rimozione del numero chiuso, Mastrillo è realista. «Credo che gli aspiranti medici non sarebbero felici di sapere che se tra loro ce la fa uno su sei, tra i colleghi in lizza per entrare ai corsi per fisioterapisti entra uno su 13-14, 2 mila contro 28 mila candidati, e al test per gli infermieri si presentano in 22 mila per 15 mila posti. C’è selezione ovunque, ma in alcun casi le domande sono inferiori ai posti, come per gli assistenti sanitari, sette chance ogni 10 posti disponibili, e gli audiometristi (8 candidati ogni 10 posti). Per inciso, è quasi stabile il numero di candidature per le professioni sanitarie, 75 mila proprio come lo scorso anno. Il fabbisogno è nel complesso inferiore, e nei ragionamenti prevale, logicamente, la necessità di offrire nei corsi universitari una didattica di qualità». (Mauro Miserendino fonte Doctor33)

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Medicina di precisione in campo oncologico

Posted by fidest press agency su sabato, 7 settembre 2019

La collaborazione scientifica in campo oncologico fra Sapienza Università di Roma e Istituto Nazionale Tumori Regina Elena – IFO, si concretizza attraverso i Molecular Tumor Board (MTB) delle due istituzioni, rappresentando un modello esemplare nella Regione Lazio.
Gli MTB, gruppi interdisciplinari che integrano le competenze oncologiche, ematologiche, della biologia molecolare, delle anatomie patologiche e delle farmacie ospedaliere, condivideranno, un anno dopo la loro istituzione, oltre alle piattaforme per la profilazione genetica dei tumori, le esperienze e i risultati ottenuti in 12 mesi di sperimentazione su un numero cospicuo di casi clinici. L’obiettivo è quello di assicurare in concreto a ogni paziente il giusto farmaco e la cura personalizzata in base al proprio profilo molecolare.
I Molecular Tumor Board (MTB), gruppi interdisciplinari che integrano le competenze oncologiche, ematologiche, della biologia molecolare, delle anatomie patologiche e delle farmacie ospedaliere, sono stati istituiti un anno fa presso l’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE) – IFO e il Polo Oncologico della Sapienza (POS), per fornire a medici e pazienti gli strumenti per gestire situazioni complesse e particolari attraverso un accesso omogeneo, equo, governato e sostenibile, alle nuove modalità terapeutiche in oncologia.
L’esperienza del Polo Oncologico della Sapienza (Policlinico Umberto I e Ospedale Sant’Andrea) basata su piattaforme Foundation One e Nanostring ha consentito, dal dicembre 2018 a oggi, la valutazione della espressione genica su un totale di 89 pazienti con caratteristiche cliniche analoghe a quelle utilizzate nello studio dell’IFO-IRCCS. I report mutazionali dei 75 campioni valutati sono stati decisivi per l’individuazione di target molecolari e la scelta del trattamento mirato in oltre il 40% dei casi (67 relativi a pazienti affetti da neoplasia del polmone in fase metastatica, 1 relativo a melanoma metastatico, 1 relativo a carcinoma squamocellulare dell’ano metastatico e 6 relativi a neoplasia del colon).
“Solo le sinergie di scala – concludono il Rettore Gaudio e il Direttore generale Ripa di Meana – e l’impegno assiduo e congiunto di pazienti che acconsentono a questa nuova forma di sperimentazione clinica, di oncologi, medici e di ricercatori clinici, potrà contribuire a partire da Roma alla diffusione di un network di MTB sul territorio nazionale. La condivisione attiva di strumenti, risorse, metodologie e la possibilità di consultazioni anche online, ci permetterà di compiere passi avanti rapidi e significativi per assicurare in concreto a ogni paziente il giusto farmaco e la cura personalizzata in base al proprio profilo molecolare.”

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Specialisti in medicina: no a pseudosoluzioni semplicistiche e pericolose

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 settembre 2019

Le Società Italiane di Medicina Interna (SIMI), di Medicina d’Emergenza-Urgenza (SIMEU), di Geriatria e Gerontologia (SIGG) rilevano che una delibera della giunta regionale del Veneto 1746/2019, licenziata a metà Agosto, propone di porre rimedio alla carenza di 500 medici specialisti nei dipartimenti di emergenza e urgenza e nei reparti e servizi dell’area internistica e geriatrica mediante un percorso formativo dedicato a laureati non specialisti consistente in 92 ore di lezione teorica e due mesi di frequenza pratica propedeutici al conseguimento di una “certificazione di competenza nell’area internistica. Invece “Il diploma di specializzazione è sempre richiesto per le specialità di Anestesia, rianimazione e terapia intensiva e del dolore, Medicina nucleare, Radiodiagnostica, Radioterapia e Neuroradiologia”.Se da un lato si prende atto della fattiva volontà della Regione Veneto, in mancanza di risposte convincenti da parte delle Istituzioni nazionali, di affrontare la grave situazione della carenza di medici, e ci si compiace dell’implicito riconoscimento dell’assoluta necessità di reclutare soprattutto specialisti internisti, geriatri e urgentisti, si sottolinea la palese mispercezione del fabbisogno formativo e del patrimonio culturale e prassico di uno specialista di area medica.
A tutela della logica e del buon senso prima ancora che delle disposizioni legislative e della Didattica universitaria post laurea, le nostre Società si impegnano in solido a contrastare questa e qualunque altra iniziativa volta a svilire e, sostanzialmente, negare il percorso formativo specialistico di area medica, a tal fine ricorrendo ad ogni mezzo ritenuto opportuno. Contestualmente esprimono la più ampia disponibilità ad affrontare in tutte le sedi il problema della carenza di specialisti in Medicina Interna, Medicina d’Urgenza e Geriatria e Gerontologia, sempre conciliando la qualità e specificità della preparazione specialistica con possibili varianti dell’iter formativo nell’alveo del quadro normativo europeo e italiano. In quest’ottica, auspicano che il MIUR, il Ministero della Salute, la Conferenza Permanente Stato-Regioni e tutti gli organismi preposti continuino e completino il processo di adeguamento del numero di borse di specializzazione in area internistica e urgentistica alle reali esigenze delle reti ospedaliere
le Scuole di Specializzazione coinvolte promuovano progetti formativi e professionalizzanti per gli specializzandi su ampie reti territoriali valorizzando anche i centri periferici, coinvolgendo ampiamente gli ospedali non universitari e promuovendo forme di inserimento lavorativo degli specializzandi dell’ultimo anno di corso. La Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, la Conferenza Permanente dei Presidenti dei CLM di Medicina e Chirurgia concorrano a rimodulare il percorso formativo pre-laurea, rendendo centrale l’acquisizione di competenze sul malato complesso, vero punto nodale del nostro SSN in acuto e cronico, in modo propedeutico sia ai percorsi specialistici dedicati a tale malato sia quelli di altre branche che comunque con malati complessi sempre più spesso si cimenteranno.

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Medicina: No a test d’ingresso

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 settembre 2019

“Domani prenderanno il via le prove d’accesso per i corsi di laurea in Medicina. Oltre 68mila aspiranti matricole dovranno contendersi poco più di 11mila posti disponibili banditi dal Miur di concerto con il Ministero della Salute. Ci chiediamo: ma è civile quella nazione che sa di aver bisogno di migliaia e migliaia di medici – abbiamo addirittura richiamato in servizio quelli andati in pensione – ma con i test d’ingresso estromette 1 studente su 6 secondo una selezione causale e fortuita? Di fronte alle vane promesse dell’ex governo giallo-verde permane l’attuale paradossale condizione: foraggiato il mercato parallelo dei corsi di preparazione, taglieggiate le famiglie che – nel caso di una mancata promozione – sono spesso costrette a iscrivere i figli in università all’estero moltiplicando i costi e alimentando un turismo universitario che ci penalizza.Chi esce diplomato deve potersi iscrivere all’Università e spetterà ai docenti, soprattutto il primo anno, fare una selezione, che a quel punto sarà solo di merito”.E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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Lo stato dell’arte della medicina

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 agosto 2019

Trattiamo di un aspetto della medicina in continua evoluzione dal punto di vista della ricerca tecnologica e scientifica ma, al tempo stesso, in forte ritardo nella sua azione pratica nell’interesse del suo destinatario naturale: il paziente. La situazione ci presenta un quadro dalle tinte forti e segnatamente marcate.
Non mancano i contrasti cromatici tra una spinta alla ricerca della salute che allunga la speranza di vita ma non garantisce per chi se ne appropria una forma di salute altrettanto buona.
La voglia d’ offrire il meglio di se, a tutti indistintamente, con quella che potremmo chiamare l’assistenza universale e le obiettive difficoltà nel reperire risorse per rispondere a tali aspettative, sono i nostri limiti culturali. E’ il cinismo di chi trasforma la medicina in un bene di lusso e non una necessità inderogabile per tutti.
La ricerca attraverso la farmacopea mondiale di cure palliative che creano dipendenza ma non sempre si possono considerare indispensabili per assicurare un miglior profilo salutare. Nello stesso tempo il fronte dei nemici avanza e si fa aggressivo. Penso a tutte le diverse forme tumurali che attaccano in vario modo, e con conseguenze spesso devastanti, il corpo umano.
Penso alle sofferenze che generano e alle dipendenze che creano per le quali la società non riesce a contenere e a sostenere con terapie adeguate.
Penso alle famiglie che vivono con il dramma di un loro caro che soffre, si dispera e che vedono spegnersi un poco alla volta irreversibilmente.
Penso all’impotenza di una medicina che per molti versi ha toccato traguardi impensabili solo qualche anno prima e che ora sembra voler gettare la spugna al cospetto di un nemico, riguardo a certe forme tumorali aggressive, che appare invincibile. Ci sono, ovviamente, dei successi o dei tentativi che tendono a bloccare o, per lo meno, a rallentare il corso del male, ma diventano ben poca cosa rispetto alle tante sconfitte che si devono, tuttavia, mettere in conto. Su tutto questo vi è la consapevolezza che si possa fare di più e di meglio se sapessimo ottimizzare le pur modeste risorse disponibili.
Dovremmo mettere da parte, ad esempio, gli sprechi.
Dovremmo ricercare una migliore organizzazione del sistema sanitario sul territorio senza lasciarci sedurre dai facili guadagni e nel trasformare la medicina in una sorta di roulette in cui si gioca la salute sul tavolo di chi ha, rispetto a chi è.
Manca spesso una medicina dal volto umano, una medicina che sappia coniugare il cuore la mente in un solo afflato umanitario e solidale per un valore che ci appartiene ed è indivisibile.E’ anche una questione di priorità rispetto all’impiego delle risorse in altri campi come quello degli armamenti. (Riccardo Alfonso)

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La medicina, le malattie rare e la logica dei numeri

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 agosto 2019

Oggi esistono 70.000 schede censite di malati rari mentre, da anni, le stime ci parlavano di circa 2.000.000 di malati con patologie definite rare nel nostro Paese, allora è vero che i conti ancora non tornano. Per varare un piano Nazionale c’è bisogno di certezza sui numeri, e il sovrastimare o sottostimare rende impossibile capire il problema e stanziare sufficienti risorse economiche per affrontarlo.
A decine sono le denunce che arrivano all’Osservatorio dell’Associazione Giuseppe Dossetti dedicato ai malati rari “Officina Malattie Rare” per i farmaci che non ci sono, per i farmaci che ci sono ma che il SSN non passa, per le malattie rare non ancora riconosciute dallo Stato, per la legge 104 non concessa.
E, tra l’interrogativo più frequente, “Dove finiscono i fondi stanziati per le malattie rare?”, questa è la domanda che quotidianamente c’è rivolta da chi, oltre alla malattia oggi, per via del disagio esistenziale di molti italiani, vede svanire le possibilità di cura perché ogni giorno la povertà incalza. Questa è la domanda che i malati rari si pongono al risveglio ogni mattina perché risposte ancora non ne vedono.
Perché, come diceva Don Dossetti “non si superi l’insuperabile” e l’insuperabile è il baratro tra malato e Istituzioni. Nel frattempo c’è chi predica che mancano le risorse e c’è chi ci informa degli sprechi.
Il 50% dei farmaci in circolazione è inutile e potrebbe essere eliminato senza problemi. E’ la dura “sentenza” di Silvio Garattini, past direttore dell’Istituto ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, che punta il dito anche contro l’uso non appropriato o esagerato di buoni medicinali. Per Garattini la nostra è una società sempre più “farmacocentrica, perché vede la soluzione di tutti i problemi nel medicinale” e dimentica, invece, la prevenzione. Inoltre gli “enormi interessi economici che gravitano attorno alle medicine” e la “tendenza al consumismo sanitario”, sono il quadro in cui si inserisce l’utilizzo non sempre migliore di pillole, fiale e sciroppi.” C’è evidentemente – spiega l’esperto – poca appropriatezza”, che si esprime a diversi livelli. “Il primo è dato dai farmaci totalmente inutili – precisa – come gli epatoprotettori, gli integratori, gli immunostimolanti, i dimagranti, ecc.” “Una paccottiglia che è solo frutto di pubblicità”. Ci sono poi i tanti medicinali “usati solo per curare le cattive abitudini, dal fumo all’eccesso di alcol, dal sovrappeso all’uso di droga.” Anche in questo caso si tratta di una spesa evitabile.
“Il Servizio sanitario nazionale potrebbe risparmiare moltissimo con interventi più decisi sulle abitudini di vita”, dice Garattini, che sottolinea come “non esiste solo un diritto alla salute ma anche un dovere. E’ necessario un lavoro d’informazione e educazione su questo: chi si “procura” una malattia deve sapere che attinge da fonti comuni e sottrae risorse a chi si è ammalato senza colpe.”
Vi è poi un discorso, di più ampia portata, che si rileva dai casi di patologie ambientali prodotte dall’inquinamento chimico, elettromagnetico e da emissioni di CO2. Il tutto si contorna di altri stimoli culturali e informativi quando l’Associazione culturale “Giuseppe Dossetti” affronta il tema su “i Valori – Sviluppo e Tutela dei Diritti” (www.dossetti.it) per aprire il dibattito sui “Farmaci Innovativi, tra Consumismo e Appropriatezza nei 21 Sistemi Diversi di Accesso.” L’appropriatezza dei Farmaci Innovativi non può significare solo qualità nell’indicazione terapeutica, ma deve misurarsi anche con un’accessibilità capillare e veloce su tutto il territorio nazionale per non correre il rischio di permettere solo a chi ha più soldi di curarsi meglio.
In Italia, con l’approvazione del federalismo sanitario ci si potrebbe trovare davanti a diciannove sistemi di sanità diversi, nel senso che ogni regione può permettere, o no, ai propri residenti di accedere ai farmaci nuovi per le migliori terapie di cura. S’intersecano, tra loro, in un mix di ardua comprensione, i diritti del paziente, i tetti di spesa, i prontuari regionali e aziendali, i farmaci anticancro, la prevenzione e l’innovazione. (Riccardo Alfonso)

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Medicina: I pazienti informati

Posted by fidest press agency su sabato, 17 agosto 2019

Con le ampie opportunità offerte alle persone di accedere all’informazione medica tra la televisione, la radio, la carta stampata, dai quotidiani ai periodici, e il web si è aggiunta, come osserva il prof. Claudio Cricelli, past presidente della società italiana di medicina generale, “la crescente richiesta di “partecipazione” del paziente alla scelta dei percorsi di cura e una forte attrazione per tutto ciò che è “naturale” e che risponde ai paradigmi del salutistico.” “Diventa – soggiunge il professore – dunque sempre importante che il medico, e in particolare il medico delle cure primarie, rifletta su questi fenomeni e acquisisca i necessari strumenti cognitivi che gli consentano di comprendere, e per quanto possibile, guidare e rendere più consapevoli le scelte che le persone mettono in atto per migliorare il proprio stato di salute (automedicazione)”. In questo senso procede la crescente attenzione verso le ricerche sugli effetti biologici degli alimenti e delle piante medicinali.
La Fidest come organo d’informazione legato al rilancio di notizie avverte questo flusso mediatico e si sente in qualche modo responsabile sia nell’esercitare un maggiore controllo delle fonti sia per rispondere a una domanda dei lettori sempre più forte ma anche più ansiosa di trovare la strada giusta in termini di mantenimento e miglioramento dello stato di salute.
Un discorso in se molto difficile se si pensa all’ampiezza delle fonti inquinanti che danneggiano il suolo e pregiudicano la protezione dei bacini idrici rendendo sempre più complesso il controllo delle aree “grigie e indistinte” e la possibilità d’interventi sempre più efficaci a fronte della diversa e più intensiva composizione della popolazione e le variazioni della presenza delle patologie presenti.
Un altro capitolo andrebbe poi aperto sull’evoluzione della salute derivante dall’uso frequente, e a volte sconsiderato, di nutrienti, sostanze naturali, integratori e oligoelementi e il loro claim salutistico che può diventare incalcolabile per il numero degli alimenti che possono contenere.
La lezione che può valere per tutti è che la medicina è “un’arte complessa” che va presa con le molle e che non basta una infarinatura mediatica per ricavarne una terapia se non si ha dall’altro versante un valido interlocutore e che esso non può avvalersi della semplice lettura di un profano. Semmai si chiede al medico più pazienza, più attenzione, maggiore sensibilità. (Servizio Fidest)

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Un giornalista alle prese con la medicina

Posted by fidest press agency su sabato, 17 agosto 2019

Una signora australiana, che al suo paese fa il coroner, venendo a trovarmi si sente dire, a proposito della mia vena di scrittore, che ho scritto diversi libri dove parlo di medicina e di ricerca scientifica. Mi guarda stupita e la prima cosa che le viene da chiedermi: Ma tu sei un medico? e io di rimando le rispondo con un secco No. Dopo un attimo di esitazione mostra nell’espressione del volto, prima ancora delle parole, tutta la sua contrarietà.
Io la guardo e rimango interdetto. Non so decidermi se affrontare o meno una conversazione sull’argomento avendo dinanzi una interlocutrice che non conosce bene la lingua italiana mentre da parte mia non saprei di certo farlo in lingua inglese.
Restiamo per un momento in silenzio poi lei si decide di spiegarmi la ragione del suo disappunto richiamandosi a una sua esperienza professionale nella quale per avere un parere medico qualificato aveva pensato bene d’incontrare alcuni specialisti e con il risultato che si è trovata davanti a giudizi non tutti collimanti tra loro. A questo punto mi è parso d’aver capito la morale di tutto ciò: la medicina è una professione che richiede molta conoscenza e lunghi studi e non può essere affidata, sia pure a un narratore quale sono, il compito di parlarne. Non obietto e cerco di passare a un altro argomento. Lei per un po’ traccheggia ma poi capisce l’antifona e mi asseconda nelle mie divagazioni.
L’argomento, tuttavia, diventa, con il senno di poi, motivo di una mia personale riflessione critica e non cerco solo di trovare una “pezza d’appoggio” a quello che ho fatto un mio “lavoro”. In effetti la medicina se la vedo attraverso il web devo convenire che è affrontata non sempre con competenza e accortezza per evitare che nel pubblico, dei non addetti ai lavori, s’ingenerasse indebita aspettativa salvifica o, al contrario, giudizi sommari per taluni pur gravi malanni. C’è da chiedersi, a questo punto, nell’era del Web 2.0, come deve adeguarsi il modo di comunicare dei professionisti dell’informazione su temi fondamentali come quello della salute? E ancora come la comunicazione giornalistica in ambito medico-scientifico possa rispondere ancora ai bisogni dei suoi fruitori? Per discutere questi ed altri aspetti, ci pensò la Merck Serono S.p.A., affiliata italiana di Merck, convocando a Milano esperti del settore in occasione dell’incontro “Biotecnologie ed Innovazione in Medicina sul Web 2.0. Fonti di informazione, fruitori, linguaggi”. Obiettivo dell’iniziativa fu quello di offrire spunti di riflessione sull’impatto che i nuovi media hanno sull’attività di quanti sono chiamati ad informare, in maniera corretta e referenziata, l’opinione pubblica sui temi della salute e del progresso scientifico. “L’incontro – è stato scritto in un comunicato reso ai media – con i professionisti dell’informazione sul tema della corretta comunicazione giornalistica sulle biotecnologie e l’innovazione scientifica è oramai diventato un appuntamento fisso: è infatti il terzo anno che Merck Serono S.p.A. promuove questa iniziativa – ha sotto-lineato Antonio Tosco, allora Direttore Health Outcomes & Market Access di Merck Serono S.p.A. – Siamo convinti che fare cultura ed alimentare la discussione su questi temi sia più che mai necessario, soprattutto in un momento storico in cui l’avvento di nuovi media digitali altamente interattivi e particolarmente pervasivi, impone a tutti coloro che fanno comunicazione nell’ambito della salute di riflettere sul proprio modus operandi. La necessità di una ridefinizione del modo di relazionarsi con il proprio target non riguarda quindi solo i professionisti dell’informazione, ma coinvolge tutti gli attori del settore healthcare”. (Riccardo Alfonso)

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Pagine di medicina: La medicina con le sue variabili dipendenti

Posted by fidest press agency su sabato, 17 agosto 2019

Vi è un genere di conoscenza medica fondata sulla riflessione e sull’intento di preparare i potenziali lettori a valutare i fatti prima delle suggestioni, delle mode e a prepararli alla consapevolezza che la più efficace cura dobbiamo trovarla in noi stessi nel comprendere ciò che non va nel nostro organismo e di renderci conto che alla base dei nostri mali vi può essere un regime alimentare sbagliato, dei comportamenti non virtuosi, come l’eccessiva sedentarietà, e un uso inappropriato di taluni farmaci assunti non da prescrizione medica ma dal si dice delle comari. Esiste poi un “effetto placebo” non solo per l’uso delle medicine ma anche per il rapporto fiduciario che noi intratteniamo con il nostro medico di famiglia.
A tutto questo si aggiunge la figura del cronista che partecipa ai convegni e ai congressi medici e che ha il delicato compito di riportare gli studi, le ricerche e le relazioni degli esperti su un determinato ambito medico. D’altra parte in tali meeting vi è lo sforzo corale di chi cerca di puntare verso nuove frontiere nella terapia di talune malattie nell’intento, se non proprio di debellarle, di limitarne i danni e gli stessi effetti collaterali a volte tanto insidiosi da colpire altri organi del corpo fondamentalmente sani. A questo riguardo la mia esperienza mi porta a riconoscere spesso nel relatore, negli stessi ricercatori, non solo il genuino entusiasmo per una sperimentazione che ha superato la prova dei vari controlli che sono stati messi a punto, ma anche il legittimo dubbio che di là della bontà del farmaco prodotto vi possa sempre essere una intolleranza strisciante che finisca con l’appalesarsi tardivamente e che il suo uso, alla lunga, diventi controproducente. (Riccardo Alfonso)

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Pagine di medicina: Ma i farmaci sono proprio necessari?

Posted by fidest press agency su sabato, 17 agosto 2019

Mi chiedo se la terapia medica possa fare a meno del farmaco o, per lo meno, per la sua gran parte e se il medico alla fine lo prescriva più per abitudine che per necessità. Immagino, ad esempio, un pazienze che si reca dal medico accusando un malessere. Ne esce, nella maggior parte dei casi, con la prescrizione di un farmaco e a volte con degli accertamenti diagnostici. Sono, mi chiedo, obiettivamente necessari e se si oculatamente mirati? E per che cosa poi?
Ma chi ci dice che per i necessari correttivi vi sia la possibilità d’intervenire tempestivamente se consideriamo l’attuale andazzo della pratica medica che non permette di tenere una costante nei contatti con i pazienti in modo da poter seguire le terapie, passo dopo passo, in specie se allarghiamo l’orizzonte al mondo specialistico.
Sotto quest’aspetto ho osservato in più occasioni che, in specie per un intervento nosocomiale sia di medicina sia di chirurgia, il paziente dimesso viene lasciato a se stesso in quanto si presume che il compito precipuo dell’assistenza ospedaliera debba essere limitato al tempo del ricovero mentre il resto vada affidato ad altri. Lo stesso discorso vale per lo più per le visite ambulatoriali dello specialista. In questo modo la catena assistenziale tende a spezzarsi o quanto meno a non avere una sua continuità e tutto questo può comportare sia un danno per la propria salute sia economico a carico dell’assistenza pubblica e personale. Proprio per questo motivo ho suggerito che sarebbe stato opportuno affidare una maggiore affidabilità al medico di base e che i suoi contatti facessero da cerniera tra lo specialista e il suo assistito. Qualcuno mi ha fatto osservare che sarebbe stata una perdita di tempo eccessiva. Un aspetto che, ovviamente, non mi convince. Il discorso sarebbe diverso se vediamo il paziente come una potenziale risorsa e che più visite permettono al medico d’avere una maggiore fonte di reddito. Ma al tempo stesso mi chiedo se è questo è il vero fine per chi è preposto alla salute degli individui e non invece un diverso approccio che spinga, ad esempio, l’ospedaliero che ha gestito un certo malato e che è stato poi dimesso a continuare a seguirlo tramite il suo medico di base. A questo riguardo non è necessario un contatto fisico con il collega o anche fargli una telefonata. Basta collegarsi via e-mail. Può anche significare che il medico curante possa avere del suo paziente una cartella clinica aggiornata e una sua anamnesi che si possono raccogliere nella memoria della sua tessera sanitaria e dove è stato, opportunamente, inserito un chip. Pensate quanto potrebbe essere utile, uno strumento del genere in un ricovero ospedaliero d’urgenza per il medico del pronto soccorso o per quello del 118? (Riccardo Alfonso)

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“Innovazione in medicina e rapporto con le start up della Silicon Valley”

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 giugno 2019

Forlì Lunedì 24 Giugno 2019, dalle ore 15 alle ore 17, presso l’aula 13 del Teaching Hub del Campus Universitario Forlì, in via Corridoni 20, si terrà un incontro con Robson Capasso, Professore alla Stanford University School of Medicine, Department of Otolaryngology-Head & Neck Surgery, Faculty Fellow, Advisor, Byers Center for Biodesign. L’incontro, organizzato dal Dipartimento Testa-Collo dell’Ausl Romagna, diretto dal prof.Claudio Vicini in collaborazione con il Campus di Forlì.Introdurranno l’incontro il prof. Claudio Vicini e il prof.Luca Mazzara, presidente del Campus di Forlì – Università degli Studi di Bologna.Il professor Capasso, esperto internazionale di apnee ostruttive del sonno, parlerà di “innovazione in medicina e del rapporto dell’Università di Stanford con le start-up della Silicon Valley nell’implementazione di nuove tecnologie in ambito di Healthcare Medicine”La formazione del prof.Capasso,ampia e davvero unica, include la scuola di medicina nel suo paese natale, il Brasile, e la formazione continua in Chirurgia Cervico-Facciale, Neuroscienze e Medicina del sonno negli Stati Uniti. Il dott. Capasso ha pubblicato numerosi capitoli di libri, articoli e documenti originali su riviste peer-reviewed. Il riconoscimento locale e internazionale del suo lavoro è spesso associato ad una delle sue attività: conferenze e scambi di conoscenza a livello nazionale e internazionale. È stato mentore o supervisore di centinaia di studenti di medicina, borsisti, o studiosi in visita da più di 35 paesi. Facendo parte del sistema salute-tecnologia nella Silicon Valley, è stato coinvolto come co-fondatore, consulente per start-up, aziende o investitori, in ruoli che includono l’identificazione e lo sviluppo di nuovi concetti, studi clinici, strutturazione, perfezionamento del piano aziendale. Capasso ha partecipato inoltre a diverse iniziative della Stanford Biodesign. Attualmente è docente di Global Biodesign e svolge attività di tutoraggio per gli studenti della San Francisco Bay Area, Giappone, Singapore, Hong Kong e Brasile.

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Lavoro, crescono le richieste di laureati in medicina e Medici Specialisti

Posted by fidest press agency su martedì, 18 giugno 2019

Roma. Con un tasso di occupazione pari al 91,9% a cinque anni dal titolo e del 68% a un anno dalla laurea, i laureati in medicina si confermano tra i più richiesti, con il secondo dato in crescita del 4,3% rispetto all’anno precedente. É probabilmente guardando a numeri simili a questi che l’anno scorso il titolare del MIUR, ovvero il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha deciso di spostare più in là la soglia di immatricolazioni ai Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia, portando il numero massimo di iscritti dai 9100 dell’anno accademico 2017-2018 ai 9779 nell’anno accademico 2018-2019.Questo aumento, è vero, aveva suscitato le lamentele del sindacato Anaao giovani, il quale aveva sottolineato come non servivano più laureati in medicina, quanto invece più specialisti, allargando dunque non tanto i posti per i Corsi di Laurea in Medicina, quanto invece quelli per le scuole di specializzazione. In questo secondo caso, infatti, si contano solo 6.200 contratti di formazione specialistica ministeriali, escludendo così automaticamente più di 10.000 laureti in medicina dal percorso formativo post-lauream.
Va però sottolineato che il laureato in medicina non è richiesto solamente dal contesto squisitamente sanitario: il medico, infatti, non viene inquadrato unicamente negli ospedali e nelle cliniche. Certo, quello è lo sbocco principale, ma non è l’unico.
«Per i laureati in medicina esistono interessanti opportunità lavorative anche all’infuori delle tipiche strutture sanitarie: le aziende del settore farmaceutico, per fare l’esempio principale, sono alla continua ricerca di Medical Advisor. E ancora» spiega Carola Adami, amministratore delegato della società di head hunting Adami & Associati.«Le aziende biotecnologiche e le stesse aziende farmaceutiche hanno bisogno di profili in grado di comprendere le nuove opportunità di sviluppo scientifico, nonché capaci di interfacciarsi con i protagonisti del mercato sanitario: in altre parole, per i laureati in medicina vi è anche l’intrigante possibilità di diventare Medical Science Liaison, un profilo che sta conoscendo una crescita massiccia di richieste negli ultimi anni» aggiunge l’head hunter.
E se i laureati in medicina trovano sempre più spazio all’infuori delle strutture ospedaliere, va sottolineata anche la crescita di richieste per determinati specialisti: sono infatti in aumento le richieste di medici urologi e dermatologi, nonché di medici specializzati in medicina fisica e riabilitativa.

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Conferenza stampa: Farmaci orfani

Posted by fidest press agency su domenica, 5 Mag 2019

Roma Martedì 7 Maggio 2019, ore 15,30 – 16,30 Sala Caduti di Nassirya – Palazzo Madama Piazza Madama 11, conferenza stampa su iniziativa della Senatrice Paola Binetti in collaborazione con OSSFOR. Intervengono: Sen. Paola Binetti, Presidente Intergruppo Parlamentare Malattie RareBarbara Polistena e Federico Spandonaro, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” e C.R.E.A. Sanità, Matteo Ritrovato, Segretario Comitato Tecnico Scientifico e Responsabile UO_HTA di OPBG. Moderatore Francesco Macchia, Coordinatore OSSFORIn letteratura si osserva un crescente consenso verso la richiesta di un maggiore utilizzo dell’Health Technology Assessment (HTA) nel campo dei farmaci orfani (FO) e, in generale delle tecnologie per le malattie rare. Il dibattito in tema di applicazione dell’HTA, pur se sviluppato, rimane peraltro non conclusivo, in ragione della complessità delle questioni affrontate: le indicazioni emergenti spesso non sono “specifiche” e comunque non sempre scevre di problematiche anche etiche.
Pur nella consapevolezza delle intrinseche difficoltà di applicare un approccio multidimensionale e multidisciplinare, indispensabile per misurare l’impatto sociale e organizzativo in situazioni caratterizzate da “piccoli numeri”, nonché dell’evidente trade-off esistente fra istanze di efficienza e di equità, nei Tavoli Tecnici realizzati da OSSFOR con un panel di esperti, è risultato evidente che non si possa prescindere dall’utilizzo dell’HTA anche nell’ambito delle malattie rare, ma sia necessario organizzare una task force che ne delinei i criteri di impiego.
Le proposte di OSSFOR, riassunte nel 2° Position Paper intitolato “HTA dei piccoli numeri”, saranno oggetto di un dibattito organizzato in occasione della succitata conferenza stampa.

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Medicina personalizzata in oncologia

Posted by fidest press agency su sabato, 6 aprile 2019

Una convergenza senza precedenti di conoscenze mediche, tecnologia e data science sta rivoluzionando il percorso terapeutico dei pazienti oncologici. Fino ad oggi l’oncologia, dalla pratica clinica agli aspetti socio-sanitari, si è basata sul modello istologico, quindi sulla valutazione della terapia in base alla sede primaria del tumore e sulla tipizzazione istologica. Oggi invece è possibile, proprio grazie all’innovazione tecnologica e diagnostica, identificare le caratteristiche molecolari della malattia, indipendentemente dalla sua localizzazione, aprendo di fatto a una nuova fase in oncologia, che gli esperti definiscono modello mutazionale. Questo nuovo modello introduce un paradigma profondamente diverso, che necessita di un adeguamento anche dal punto di vista della governance sanitaria per diventare sempre più concreto. È questo quanto emerge del documento di consenso “Il nuovo modello mutazionale in oncologia: cosa cambia nella pratica clinica e assistenziale, nella ricerca e nelle procedure regolatorie”. Il volume, edito dal Pensiero Scientifico Editore con il supporto incondizionato di Roche, raccoglie le raccomandazioni condivise da esperti di rilievo a livello nazionale per la corretta gestione del modello mutazionale nella ricerca, nella pratica clinica e assistenziale e negli aspetti regolatori.Il documento è stato redatto dal Dottor Nello Martini, Fondazione Ricerca e Salute, insieme al Prof. Paolo Marchetti, Oncologia Medica B Università La Sapienza e Oncologia Ospedale Sant’Andrea di Roma, al Prof. Antonio Marchetti, Anatomia Patologica dell’Università di Chieti, al Prof. Giuseppe Curigliano, Istituto Europeo Oncologico di Milano, al Prof. Giancarlo Pruneri, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori di Milano, al Dott. Nicola Normanno, Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione Pascale di Napoli, dal Prof. Claudio Jommi, GERGAS SDA Bocconi di Milano, e da Antonella Pedrini, Fondazione Ricerca e Salute, ed è stato condiviso con un panel di esperti, rappresentanti delle reti oncologiche regionali, società scientifiche e associazioni pazienti e delle istituzioni.

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L’evoluzione nel campo della riproduzione in medicina

Posted by fidest press agency su domenica, 31 marzo 2019

Mallorca (Palma di Maioca Spagna) dal 4 al 6 aprile IVI celebra il proprio Congresso biennale, che quest’anno ha luogo a Mallorca, incentrato sulla condivisione degli ultimi progressi nel settore della Medicina della Riproduzione e su come ottenere miglioramenti che aiutino ad ottimizzare il futuro della professione.In questa occasione, inoltre, l’incontro è realizzato sulla base di una strategia pienamente sostenibile, definita dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (ODS) proposti dall’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) nel settembre del 2015.“Questo Congresso rappresenta un incontro d’avanguardia medica e scientifica durante il quale proviamo a riunire le grandi menti che rendono possibile l’evoluzione nel campo della riproduzione. Essendo un Congresso molto importante, e proseguendo nell’obiettivo di progresso e innovazione che abbiamo sempre perseguito, non possiamo ovviare al concetto di sostenibilità che oggi più che mai rappresenta una necessità fondamentale. Dunque, in questa edizione del nostro Congresso abbiamo voluto scommettere con tutta la nostra forza sugli ODS, consapevoli di quanto sia importante adottare una strategia d’impresa vincolata a questi obiettivi globali”, commenta il Dottor Javier Marqueta, Direttore di IVI Mallorca e Presidente dell’8th IVIRMA Congress.
L’impegno di IVI per la sostenibilità si concretizza in tre aspetti: Economico, Sociale e Ambientale. “Già nel corso della sua precedente edizione tenutasi a Bilbao, per la prima volta, il Congresso organizzato da IVI ha messo in atto una strategia di sostenibilità che ha aiutato a generare un’eredità – informa la Dottoressa Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma – ed è stato riconosciuto come tale con il certificato di eventi sostenibili concesso dal governo basco. Ora, riprende a viva forza questo piano, essendo l’impegno sociale ed ambientale una parte fondamentale nella sua definizione e implementazione”.Il piano di sostenibilità si articola lungo quattro ambiti in relazione con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU, un’iniziativa mondiale lanciata da questa organizzazione, che si propone di porre fine alla povertà, proteggere il pianeta e assicurare che tutte le persone godano di pace e prosperità.L’obiettivo è diminuire il più possibile il consumo di materiali e l’inclusione dei criteri di recupero, riutilizzo e riciclo. E tra le misure adottate, si evidenziano la digitalizzazione della documentazione per evitare il consumo di carta mediante la creazione di una APP del Congresso, la riduzione degli elementi del Pack di Benvenuto e uso di materiali riutilizzati e riciclabili per la loro fabbricazione, un manuale di buone pratiche per gli stand, la semplificazione della scenografia e la separazione effettiva dei residui per facilitare la loro gestione e il loro riciclo.

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Bertacco (FdI): contro carenza personale sanitario via numero chiuso a medicina

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 marzo 2019

“Tutte le leggi approvate fino ad ora nel settore della Sanità, sono andate nella direzione di restringere le capacità assunzionali, non garantendo un corretto turn over. Per questo la Regione Veneto ha dovuto provvedere ad iniziative che garantissero, giustamente, il livello essenziale di assistenza, perchè non si poteva rischiare il blocco di alcuni reparti strategici” così il senatore di Fratelli d’Italia, Stefano Bertacco. “La sanità ha bisogno di essere liberata da una serie di lacci e lacciuoli che in questi anni hanno provocato questa situazione di stallo. Uno tra tutti: il numero chiuso delle università. Dovrebbe essere il percorso universitario ad essere selettivo. Ed è paradossale non avere abbastanza medici, rispetto alla richiesta nazionale, e lasciare il numero chiuso nelle facoltà di medicina. Ed un altro settore che subirà sicuramente disagi sarà quello dell’istruzione. Infatti, l’importante adesione del personale dell’istruzione alla quota 100 metterà in difficoltà l’avvio del nuovo anno scolastico. Ci auguriamo che questa situazione incentivi lo Stato ad assumere, eliminando i vincoli che finora hanno limitato l’ingresso di nuovo forze nel mondo del lavoro e torni a finanziare le borse di studio per gli specializzandi ” conclude il senatore Bertacco.

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Humanitas University: test di ammissione a Medicina

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 marzo 2019

Pieve Emanuele. Il 15 marzo si svolgerà il test di ammissione al corso di Laurea internazionale in Medicina e Chirurgia di Humanitas University, per l’anno accademico 2019/2020. Sono oltre 1.200 (+14% rispetto all’anno precedente) i giovani che aspirano a conquistare uno dei 150 posti: 100 per cittadini europei e 50 riservati ai cittadini extra europei. Tra gli stranieri (il 25% degli iscritti) che sosterranno il test presso il Forum di Assago o in una delle altre 16 città in tutto il mondo, soprattutto studenti provenienti da Regno Unito, Germania, Svizzera, Francia e Grecia.A settembre invece si svolgerà il test per le professioni sanitarie.
Il test d’ingresso – IMAT, International Medical Admissions Test, in lingua inglese e sviluppato dall’Università di Cambridge. Il test prevede 60 quesiti a risposta multipla (in lingua inglese) di cui 2 di cultura generale, 20 di ragionamento logico, 38 di carattere scientifico (18 di biologia, 12 di chimica, 8 di fisica e matematica). Per lo svolgimento è assegnato un tempo di 100 minuti.Durante i sei anni di medicina, interamente in lingua inglese, Humanitas University offre la possibilità di svolgere il tirocinio a partire già dal terzo anno in uno degli ospedali Humanitas e di esercitarsi in un centro di simulazione all’avanguardia. La simulazione infatti si è dimostrata efficace nella formazione sia per poter apprendere procedure e manovre in totale sicurezza, ma anche nella formazione nelle soft skills quali la comunicazione, la leadership, e il lavoro di squadra, che hanno un ruolo essenziale nella gestione del paziente.Humanitas University supporta gli studenti anche nell’affrontare il post laurea: tra questi, la preparazione all’accesso alle scuole di specializzazione, in Italia e negli Stati Uniti, e incontri con organizzazioni estere per comprendere soprattutto le opportunità successive il conseguimento della laurea.
Studenti, docenti e collaborazioni con ospedali, centri di ricerca e università straniere. Humanitas University ha sempre avuto una forte vocazione internazionale. Gli studenti stranieri rappresentano il 39% degli iscritti a Medicina, proveniente soprattutto da Gran Bretagna, Stati Uniti, India, Iran, Canada, Germania, Grecia e Taiwan. Per completare la formazione avendo sempre una visione internazionale, è possibile effettuare brevi soggiorni all’estero grazie a travel grant dedicati.
Humanitas University, Ateneo dedicato alle Life Sciences è strettamente integrato con l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano, ospedale e centro di ricerca. Caratteristica di Humanitas University, dove l’insegnamento della Medicina è condotto interamente in lingua inglese, è il respiro internazionale. La visiting faculty include Premi Nobel per la Medicina e ricercatori di fama internazionale.Oltre al corso di Medicina internazionale è presente anche un corso di laurea in Infermieristica, attivo anche presso la sede di Bergamo, e un corso di Laurea in Fisioterapia.

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