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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘medico famiglia’

Declino demografico per i medici di famiglia

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 gennaio 2018

medico famigliaNel corso triennale di medicina generale in Lombardia, al via in questi giorni, si è verificata una cosa mai successa in nessuna regione: il numero di ammessi al primo anno del triennio 2017-2020 è molto più basso di quanti il corso ne possa contenere. Mentre gli specializzandi sono sempre pochi in rapporto ai candidati, nei corsi dei sei poli didattici di medicina generale di Milano, Bergamo, Brescia, Busto Arsizio, Monza e Pavia si sono immatricolati in tutto appena 44 neolaureati su 100 posti disponibili. In tre dei sei poli dopo le prime assegnazioni non era stata raggiunta la quota minima di 12 persone e si è reso necessario scorrere le liste passando ai “secondi classificati” nelle graduatorie risultanti dopo il test d’ammissione. Che, ricordiamo, è stato in settembre mentre il test d’accesso alle specialità è stato il 29 novembre. Molti neolaureati hanno tentato entrambi i test e dopo aver appreso di essere passati anche in quello di specialità hanno lasciato il posto loro preparato nel corso di Medicina Generale. Arriverà una lettera ai 56 primi esclusi dalla graduatoria che hanno una settimana di tempo per comunicare la propria adesione al corso. Se, al termine della settimana, visti i “sì” e i “no”, resteranno ulteriori posti, sarà contattato un numero pari di esclusi fino al completamento dei posti messi a bando. Ma il tempo stringe. «Le graduatorie sono valide fino al 12 febbraio. I posti non assegnati entro quella data saranno persi per sempre», avverte Anna Pozzi coordinatrice del corso al Polo di Bergamo. C’è una disaffezione dei giovani medici verso la medicina generale? «C’è pragmatismo. Questo lavoro attrae ma attrae di più il contratto di specializzando. Intanto a dicembre dal corso di medicina generale del Polo di Milano da me diretto che si è chiuso a fine anno sono usciti in 11 a fronte di un fabbisogno pari a 220 zone carenti in tutta la provincia pubblicate sul Bollettino ufficiale regionale», spiega Vito Pappalepore segretario Fimmg milanese. «Qualcuno verrà da altre regioni, ci si potrà iscrivere in soprannumero, si potrà attingere agli equipollenti (che però sono colleghi abilitati 24 anni fa), ma diventa obiettivamente difficile ricostruire la medicina generale che c’era fin qui. E’ previsto nel nuovo accordo lombardo alla firma in questi giorni che il massimale salga a un medico ogni 1800 abitanti nelle sedi che fanno medicina proattiva con infermieri e collaboratori, e fino a un medico ogni 2 mila abitanti con gli iscritti a termine (mentre oggi con i rapporti a termine si può sforare il massimale di 1500 scelte con altre 250 scelte a termine). Credo serva un coordinamento con l’accordo nazionale ma è l’unica risposta efficace ai tempi che cambiano». Sul corso in partenza, Pappalepore sottolinea che Fimmg avrebbe voluto un meccanismo più “dentro o fuori” subito dopo la redazione delle graduatorie. «Avevamo proposto di convocare tutti i candidati insieme in una grande sala da mille posti e chiamarli nell’ordine, dal primo all’ultimo, chiedendo se accettavano o meno: chi avesse puntato pure sul test per le scuole di specialità avrebbe rinunciato. Non è stato possibile. Attualmente -aggiunge Pappalepore- i poli didattici semivuoti sono quelli afferenti alle aree meno popolose, nelle grandi città ci sono più candidati e le aule quasi al completo. Non è escluso che con i nuovi scorrimenti e i nuovi ingressi chi abiti nelle “terre di mezzo”, poniamo tra Brescia e Bergamo, slitti dal polo di Brescia a quello di Bergamo per fare posto a un collega di Brescia città o della Gardesana. Altri disagi non ne prevedo. Credo sia importante far capire ai giovani che la nostra professione sta raccogliendo nuove sfide stimolanti. Proprio adesso la Asl avvisa che ogni medico candidato a gestire le cronicità e in precedenza coinvolto nella sperimentazione “Chronic related group” può leggere online l’elenco dei suoi pazienti destinatari delle prime lettere dell’ATS che li invitano a essere seguiti non da un gestore qualsiasi ma dal loro curante». (Mauro Miserendino – fonte doctor33) (foto: medico famiglia)

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Medico di famiglia a rischio scomparsa: Appello su stampa internazionale

Posted by fidest press agency su sabato, 12 novembre 2016

medico_famigliaIl medico di famiglia in Italia rischia di scomparire. Le regioni nelle bozze parlano di aggregazioni funzionali e unità di cure primarie, meno di medico di medicina generale. E il Patto per la Salute parla di formazione post laurea in “medicina di comunità e cure primarie”, non prevedendo più un percorso specialistico per i futuri “Mmg”. “Da un concetto di cura mirata a individui e famiglie si passa a uno di cure per una comunità; con obiettivi assurdi come ridurre l’accesso ai pronti soccorso o centrare “target distrettuali”. Lo scrive in un Editoriale sulla rivista internazionale di settore, The European Research Journal, Francesco Carelli dell’Executive del Consiglio di Euract la Società che unisce tutor e docenti in medicina generale. L’articolo spiega che nella bozza di accordo in discussione tra Sisac e sindacati è in gioco il concetto di “personal care”. “Ci si concentra sul ruolo unico e sulla copertura giornaliera che i medici devono garantire, H16 o H24, ma la semplice scomparsa della parola “medicina di famiglia” può prefigurare un cambiamento dei target”. In che modo è in pericolo l’antico “baluardo” del servizio sanitario pubblico? L’editoriale cita il ruolo unico con medici pagati a ore ed altri a scelte, l’istituzione delle aggregazioni e delle unità di cure primarie “con un coordinatore i cui poteri sui colleghi potrebbero contribuire a sanzioni in caso di inappropriatezze nell’applicare linee guida prescrittive o di errori meramente burocratici”. E cita le norme anticorruzione che impongono al medico di astenersi dal partecipare a funzioni, decisioni o attività che possono coinvolgere interessi suoi, del consorte e dei parenti fino al IV grado. «Ma all’estero il problema si combatte in modo diverso, in Gran Bretagna ed in altri paesi europei il medico può anche distribuire farmaci e non vi sono situazioni emergenti di corruzione o spreco», aggiunge Carelli a DoctorNews.
Forse però la vera breccia aperta nel cuore della medicina generale sono il corso di formazione, e i pochi corsi pre-laurea, dove sono scomparse per tutor e docenti le conoscenze – competenze e i curriculum selettivi chiesti come prerequisito dall’European Definition del Wonca e dallo Statement on Selection of Teachers and Practices. “Abbiamo 20 regioni ma solo alcune organizzano corsi specifici di medicina generale per i laureati in medicina (…) in molte i candidati discenti devono superare un test a quiz su materie cliniche senza alcun controllo vocazionale né colloqui, il sistema è in pratica aperto ad esempio a specialisti falliti”. Esempi? «In Lombardia – dice Carelli -per l’insegnamento a studenti, non si distingue tra tutor e docenti di Mg (i primi devono avere attività di studio come usa in Europa) e non si tiene conto del curriculum sostanziale didattico ma si assegnano i gradi di tutor se si è in convenzione da 5 anni e se non si hanno pendenze con l’ordine dei medici. Inoltre siccome nel pre-laurea -malgrado i criteri largheggianti – le ore di tutoraggio non sono pagate e non si è raggiunto neppure così un numero sufficiente di “precettori” per i giovani medici, le maglie si allenteranno ancora». Per Carelli si rischia di avere a breve mmg tutor che non hanno mai preso il diploma né conseguito titoli coerenti con le richieste della medicina generale europea. «Di qui il possibile svuotamento dell’assistenza primaria, il suo appiattimento verso principi dell’ex guardia medica, e non viceversa: argomenti – dice Carelli – che, evidentemente, fanno riflettere anche fuori dai confini italiani». (Mauro Miserendino by doctor33)

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Gruppi e collaboratori, l’Irap si allontana dal medico di famiglia: Ecco le novità

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 settembre 2016

medico-famiglia3Il medico non svolge attività organizzata se ha un collaboratore alle dipendenze, o se ha attrezzature diagnostiche che lo aiutano a svolgere i soli compiti convenzionali. Né può dirsi organizzato se è in gruppo; lo è invece se ha uno studio associato. Si è consolidata quest’estate una giurisprudenza di Cassazione che esenta i medici di famiglia-tipo dal pagamento dell’Irap. Le pronunce della VI Sezione civile numero 14408, 14409 e 14412, depositate il 14 luglio sono legate alla sentenza n. 7291/16 a sezioni unite secondo cui la medicina di gruppo è un organismo promosso dal Ssn per realizzare più avanzate forme di presidio della salute pubblica.
Gruppi esenti – Per le pronunce citate, gli studi medici convenzionati con il Ssn non pagano Irap, in quanto non assimilabili alle associazioni senza personalità giuridica previste dall’articolo 5 del Tuir; associazioni di tale tipo, e soggette a Irap, sono invece gli studi associati di avvocati o commercialisti (si veda sentenza 7371/16 del 14/4). Se l’associazione è voluta dal Servizio sanitario pubblico, l’associarsi non è condizione sufficiente per essere soggetti all’Irap. Né è sufficiente per dover pagare l’Irap lo stipendiare infermiere o collaboratore: questi ultimi – come ha sostanzialmente detto un’altra sentenza-chiave, la 9451 del 10 maggio 2016- costituiscono lo standard “minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività professionale” e avvalersi del loro apporto con funzioni di segreteria o “meramente esecutive”, anche non occasionalmente, non configura presupposto impositivo.
Collaboratori esenti – Può farsi derivare dalla 9451 la recente sentenza 17432 della Cassazione Tributaria favorevole a un medico pugliese del Ssn a cui veniva “addebitata” in conto Irap la segreteria incaricata di rispondere alle telefonate che ha ricordato come sia individuata in una unità la soglia minimale “esente” di lavoro con apporto «mediato e generico» per «mansioni di segreteria o genericamente esecutive». E sempre restando sulla scia della 9451, ha avuto buon esito il braccio di ferro tra Fimmg Palermo ed Agenzia delle Entrate dopo che tra marzo e maggio 62 medici erano stati sottoposti ad accertamento per l’anno 2010 (alcuni pure per il 2011) ricevendo intimazione di pagamento perentorio entro 90 giorni. I medici, come comunicato dal segretario provinciale Luigi Galvano, si sono visti dare ragione in Commissione Tributaria: per essere assoggettati a Irap non basta avere alle dipendenze un collaboratore volto ad assicurare la continuità del servizio. Tutti gli avvisi di accertamento notificati sono stati annullati in autotutela dalla stessa Agenzia delle Entrate. I limiti – A fine estate sono state emanate due importanti ordinanze.
La prima interessa i medici, la seconda li “guarda da lontano” ed è un po’ in controtendenza. Con ordinanza 17392/16 la Cassazione afferma che una spesa consistente per un macchinario indispensabile per l’esercizio della professione non significa per il medico autonoma organizzazione. Non lo è ogniqualvolta il capitale investito non sia fattore aggiuntivo o moltiplicativo del valore rappresentato dalla mera attività intellettuale del professionista, ma gli è indispensabile per il lavoro che svolge in convenzione. La seconda ordinanza (la 17429) invece ravvisa autonoma organizzazione se il professionista sostiene spese ingenti per i collaboratori, e “bacchetta” una commissione tributaria emiliana che aveva consentito a un agente di commercio il rimborso dell’Irap perché non aveva particolare dotazione strumentale. L’Agenzia delle Entrate ha fatto ricorso e la Corte le ha dato ragione: i giudici tributari non hanno considerato che negli anni rimborsati il contribuente retribuiva ordinariamente dei collaboratori familiari tra 20 e 50 milioni di lire annui. Non bastano evidentemente i numeri a testimoniare la “mera esecutività” del lavoro del collaboratore. Mauro Miserendino da Doctor33)

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Arriva il “Personal trainer” del medico di famiglia

Posted by fidest press agency su domenica, 27 novembre 2011

È l’assistente ideale: super informato, sempre disponibile e capace di rispondere in tempo reale. Questo straordinario “personal trainer” è virtuale, un programma informatico di ultima generazione, unico in Europa, già adottato da oltre 2.000 medici di famiglia e destinato a diffondersi a macchia d’olio in tutti gli ambulatori del Paese. “Con un semplice clic ci aiuta a disegnare il percorso su misura per il malato, dimezza i tempi, riduce le possibilità di errore ed anche i costi per il sistema – spiega il dr. Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) che ha ideato questo strumento -. Sulla salute degli italiani già pesano 8 miliardi di euro di tagli e altri sono all’orizzonte. La risposta della SIMG è investire in appropriatezza e innovazione. Oggi la medicina generale deve sempre più farsi carico delle carenze del sistema. Ciascuno di noi è responsabile della salute di una media di 1.114 assistiti e ci sono oltre 25 milioni di malati cronici cui dobbiamo garantire continuità di cura per evitare ricoveri e prestazioni inutili: oggi circa il 30% degli esami diagnostici potrebbe essere evitato con un risparmio di risorse da reinvestire in altri settori critici dell’assistenza. Una vigorosa valorizzazione delle potenzialità della Medicina generale di qualità è la base imprescindibile della riforma delle cure primarie. Nessuna aggregazione e organizzazione sono in grado di funzionare senza una radicale operazione di sviluppo della professionalità e del processo di valutazione puntuale dei risultati prodotti dal lavoro del medico”. Il XXVIII Congresso nazionale della SIMG che si apre oggi a Firenze mette in testa all’agenda dei lavori sostenibilità e appropriatezza, parole chiave soprattutto in questo momento politico-economico. “Vi sono medici di famiglia in questo Paese che più di altri hanno scelto di praticare una professione ispirata al rigore, alla qualità della cura ed alla valutazione dei risultati prodotti. Sono un’avanguardia, avanti anni luce nella capacità di controllare i costi e garantire la accontabilità dei risultati e della qualità dell’assistenza. In questo senso e solo con questi presupposti la Medicina generale è in grado di assicurare la sostenibilità del sistema con iniziative e strumenti di contenimento dei costi e di valutazione e pesature dei processi di cura acuti e cronici dei cittadini italiani”. Il presidente SIMG aggiunge poi un appello al nuovo Ministro della Salute, atteso al Congresso di Firenze: “Nessuna riforma è possibile senza l’adozione di strumenti di valutazione e controllo dei risultati prodotti da ogni euro speso per la sanità. Chiediamo al Ministro che nei primi 30 giorni apra un confronto sulla sostenibilità futura del sistema sanitario e sulle iniziative che siamo in grado di offrire al Paese. Ormai da anni non vengono prese in considerazione, anzi in alcuni casi sono avversate e contrastate. Siamo pronti a fare la nostra parte per continuare a garantire il diritto alla salute in un sistema pubblico e universalistico anche dando sempre più valore e prospettive ai giovani”. Un medico fortemente responsabilizzato evita gli sprechi e utilizza al meglio le risorse disponibili ma per raggiungere questo obiettivo anche l’informazione al cittadino è fondamentale. Un esempio di stretta attualità è l’immunizzazione contro il virus dell’influenza, isolato ieri a Genova. “Ogni singolo giorno di ospedalizzazione costa al Servizio Sanitario Nazionale tra i 400 e i 600 euro – spiega il dott. Ovidio Brignoli, vicepresidente SIMG –. Con il vaccino si possono evitare. Quindi, fatelo: ad oggi abbiamo coperto il 60% della popolazione a rischio ma mancano all’appello ancora 8 milioni di italiani”. Da anni la SIMG si è concentrata nella definizione di strumenti tecnici per favorire la qualità della professione. “Un patrimonio che mettiamo a disposizione del nuovo Governo per definire insieme il futuro delle cure territoriali – continua Cricelli -. Ci troviamo ora alla vigilia di una rivoluzione che vedrà l’applicazione dei costi standard nel governo economico della Sanità. Abbiamo bisogno di sapere, ad esempio, quanti siano i pazienti con particolari malattie ed eventuali comorbilità, come sono trattati, se hanno raggiunto determinati obiettivi di salute, se hanno criticità gestionali (e quindi se corrono particolari rischi clinici) e quali sottogruppi generano costi elevati o comprimibili con una migliore strategia assistenziale. Con i nostri strumenti e la nostra rete noi siamo in grado di avere questi numeri e possiamo indirizzare la qualità delle cure e misurarla. Questo ci permette inoltre di dialogare in maniera più efficace con gli amministratori sanitari ed avere un peso sempre maggiore anche sui tavoli regionali, in cui si gioca oggi la vera partita del diritto alla salute”.
Il nuovo software, “MilleGPG Patient”, è sviluppato da Genomedics e Millennium per supportare i medici di famiglia nel Governo clinico delle Cure primarie. È possibile scaricarlo e provarlo gratuitamente collegandosi al sito http://www.millegpg.it.

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Parma: ucciso medico di famiglia

Posted by fidest press agency su martedì, 26 ottobre 2010

“Nella professione del medico di famiglia si integrano i due estremi, da un lato lo sforzo fisico dell’andare al domicilio dei pazienti per visitarli, talvolta in condizioni difficili e pericolose per la propria incolumità, dall’altro l’impegno per elevare costantemente la qualità delle prestazioni. E Claudio Carosino ha saputo incarnare perfettamente lo spirito della nostra professione”. Con queste parole Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG), commenta la tragedia che è costata la vita del medico parmense, vicepresidente della SIMG Emilia Romagna e presidente della sezione SIMG di Parma. È stato ucciso ieri nel corso di una visita a colpi di fucile da un suo paziente, un pensionato di Roncole Verdi, probabilmente a causa di una crisi depressiva. “Pochi conoscono quanto sia faticoso il nostro mestiere – continua Cricelli -. Sono molti gli aspetti rischiosi della professione del medico di famiglia, che minacciano l’incolumità fisica dei nostri colleghi. Ci sono stati medici aggrediti, feriti, uccisi mentre svolgevano la loro attività. Non viviamo in un ambiente protetto e per svolgere i nostri compiti frequentiamo case e persone che non sempre conosciamo, affrontando pericoli senza alcuna difesa. Claudio Carosino svolgeva questa professione andando in campagna a visitare i propri pazienti, ha dedicato tutta la sua vita all’assistenza e alla promozione della cultura, della formazione dei medici e della ricerca. La sua è una morte, assurda, sul lavoro. Siamo vicini alla famiglia in questo momento di dolore e ricorderemo l’amico Claudio al nostro Congresso di novembre”.

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