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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘medico’

Emofilia: nell’alleanza tra medico e paziente la vera innovazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 giugno 2019

Trieste. Si è tenuto presso il Savoia Excelsior Palace di Trieste il convegno “Emofilia. La certezza della cura”, un grande evento rivolto alla comunità medico-scientifica e ai pazienti sui temi più attuali nel campo dell’Emofilia. In una due-giorni dal programma intenso e variegato, relatori e ospiti italiani e internazionali si confronteranno sulle terapie, sull’approccio integrato e personalizzato, sul ruolo sempre più cruciale del paziente e, infine, sul tema dell’accesso alle cure a livello globale.L’evento, organizzato dall’azienda biofarmaceutica italiana Kedrion Biopharma, è occasione per fare il punto sullo scenario attuale dell’Emofilia, malattia rara che negli ultimi anni è stata attraversata da un cambio di prospettiva: al di là delle terapie tradizionali e delle nuove terapie, il dibattito verte oggi soprattutto sul ruolo del paziente, sempre più protagonista del percorso terapeutico. In Emofilia ogni paziente è un caso a sé stante e come tale va trattato: accesso alle cure e personalizzazione della terapia diventano quindi elementi reali e decisivi nel progresso della medicina rispetto a una malattia rara, congenita ed ereditaria, che colpisce soggetti di genere maschile, che può essere fortemente invalidante e che ha implicazioni con numerosi aspetti della vita sociale.
L’Emofilia A è una condizione emorragica ereditaria caratterizzata dall’alterazione del normale processo di coagulazione del sangue. Causata dall’assenza o dalla ridotta attività del Fattore VIII, colpisce complessivamente circa 3.500 pazienti in Italia. La terapia può essere di due tipi: “on-demand (al bisogno)”, per il trattamento di emorragie in atto, oppure “profilassi”, al fine di prevenire o di ridurre la frequenza degli episodi emorragici, sia a livello delle articolazioni sia nei casi più gravi che possono mettere a rischio la vita del paziente. In entrambe le tipologie, la terapia standard consiste nella somministrazione di Fattore VIII. Complessivamente, ad oggi, in Italia circa il 60-65% dei pazienti emofilici segue una profilassi continuativa.L’incontro di Trieste è occasione per “fare il punto” sulla terapia dell’Emofilia anche in considerazione dei nuovi prodotti che sono stati sviluppati negli ultimi anni. “Oggi è di grande rilevanza e attualità discutere e capire come utilizzare il Fattore VIII anche alla luce delle nuove terapie alternative, che possono forse competere ma soprattutto che possono anche associarsi o combinarsi ad esso – spiega la Prof.ssa Elena Santagostino, Fondazione IRCCS Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano -. Il fiorire di nuove terapie rende ancora più necessario il confronto tra specialisti su questo tema. Per certe tipologie di pazienti, l’utilizzo del Fattore VIII – che si avvicina di più alla condizione fisiologica dato che si somministra la proteina mancante nell’organismo – ha e continuerà ad avere dei vantaggi rappresentando una terapia più modulabile rispetto a strategie più nuove e meno conosciute, che si basano su dosi fisse di farmaci, non modulabili, con una lunga durata d’azione, senza antidoto ma con effetto a lungo termine. Il Fattore VIII, anche in uno scenario futuro, è e resterà indispensabile per il trattamento dell’Emofilia A. Dal punto di vista della ricerca, sono in corso studi che stanno valutando eventuali ulteriori ruoli del Fattore VIII anche in settori che esulano dalla coagulazione, ad esempio nel mantenimento della salute e nel metabolismo dell’osso”.

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Mostra Alberto Pedrazzini Medico, umanista e cultore d’arte

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 aprile 2019

Minusio (Locarno) domenica 14 aprile alle ore 17.00 Fondazione Museo Mecrì Via Mondacce 207 (Orari di apertura martedì-venerdì 14-17 sabato e domenica 10-12/14-17 entrata gratuita) si inaugura la terza mostra del ciclo dedicato all’arte contemporanea. L’esposizione intende focalizzarsi sulla figura di Alberto Pedrazzini (1917-2015), non solo sulla sua ricca produzione pittorica e scultorea ma anche sulla, forse meno conosciuta, attività di scrittore di poesie e di testi. Si vuole inoltre delineare e illustrare una biografia che ripercorra l’infanzia, gli anni scolastici, le sue passioni sportive e per la montagna, i successivi anni di formazione, gli studi universitari accompagnati dai periodi di leva, per giungere infine alla pratica di medico e primario presso l’Ospedale La Carità di Locarno.
Già prima del pensionamento, Alberto Pedrazzini era solito frequentare Remo Rossi e gli artisti che a lui facevano riferimento. Queste frequentazioni si intensificarono nel momento in cui si ritira a vita privata. È ormai noto che il locarnese fu meta ideale per artisti quali Jean Arp, Hans Richter, Italo Valenti, Arturo Bonfanti, Ben Nicholson, e altri ancora. Con molti di loro, in particolare con Jean Arp e Italo Valenti, Alberto Pedrazzini stringe rapporti intensi sul piano artistico e dell’amicizia, traendo motivazioni e ispirazioni.Lungo l’intero corso della sua longeva esistenza Alberto Pedrazzini si è distinto quale attento osservatore della natura e dell’animo umano; un’indagine svolta a più livelli: scientifico, artistico e umanistico. Discipline queste che si intrecciano e si nutrono vicendevolmente nell’arduo tentativo di carpire l’essenza più profonda dell’Uomo. La sua attività artistica comprende una grande quantità di dipinti e stampe, quasi esclusivamente su carta Lafranca, realizzati in prevalenza a partire dalla metà degli anni ’70 fino alla fine dei suoi giorni. Negli spazi museali della Fondazione viene presentata un’inedita selezione composta da 30 opere circa. I dipinti sono accompagnati dagli scritti, anch’essi redatti prevalentemente durante gli ultimi decenni prima della sua dipartita. Alberto Pedrazzini dedicava buona parte della sua esistenza a dipingere o scrivere. Nei testi critici presenti in catalogo si analizzano dettagliatamente entrambe queste sue passioni, ulteriormente contestualizzate da altri due scritti, una sorta di testimonianze dal carattere maggiormente biografico-aneddotico volte a completare il ritratto di un importante e noto personaggio ticinese.La Fondazione Museo Mecrì si dice dunque particolarmente felice di poter omaggiare la poliedrica figura di Alberto Pedrazzini con una mostra di dipinti e sculture (affiancate dai testi) e con il relativo catalogo.

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Terapia medico nucleare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 dicembre 2018

Le Associazioni Italiane di Fisica Medica (AIFM) e Medicina Nucleare (AIMN), hanno presentato al Ministero della Salute il Documento di Consenso Intersocietario “Terapia medico nucleare: Ottimizzazione su base dosimetrica ai sensi della Direttiva Europea 2013/59/Euratom”. L’introduzione di nuovi radio-farmaci, i progressi scientifici e tecnologici degli ultimi 20 anni, e la Direttiva Europea 2013/59/Euratom rendono oggi inadeguata una terapia medico nucleare basata sulla posologia fissa, e spingono verso un’ottimizzazione personalizzata basata sulla dosimetria. Il presente documento affronta queste tematiche specifiche, differenziando tra le molteplici terapie medico nucleari possibili: paziente adulto o pediatrico, tumori della tiroide non metastatici e metastatici, del fegato, neuroendocrini, linfomi, metastasi ossee, della prostata, ipertiroidismo. In base alla richiesta della Direttiva, ciascuna terapia viene classificata come standardizzata o non standardizzata in base al livello di complessità del tipo di patologia e terapia, del processo di ottimizzazione relativo e dei rischi connessi.Inoltre, assoluta novità e valore aggiunto del documento, rispetto alla Direttiva stessa, è che per ciascun trattamento, viene definito se la dosimetria sia raccomandata oppure opzionale e, dove raccomandata, viene proposto un approccio sistematico, individualizzato e ottimizzato su base dosimetrica alla terapia, simile a quello utilizzato nella radioterapia oncologica, in base al bilancio tra il costo (inteso in termini non solo economici, ma di impegno di risorse in generale) – e il beneficio atteso. Si auspica altresì che, questo ulteriore contributo, sia da stimolo per concludere al più presto la trasposizione della direttiva, recepimento che avrebbe dovuto essere compiuto dagli stati membri entro il 6 febbraio 2018.

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Visite fiscali: un decreto da bocciare in toto

Posted by fidest press agency su sabato, 6 gennaio 2018

medicoCon decreto n.206 del 17 ottobre 2017, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n.302 del 29/12/2017, entrerà in vigore, dal 13 gennaio 2018, il nuovo regolamento sulle visite fiscali, e sulle modalità di accertamento delle assenze dal servizio.Tra le note negative contenute nel decreto, va posto sicuramente l’accento sulla mancata armonizzazione delle fasce orarie di reperibilità tra settori, che rimangono di 7 ore per quello pubblico (9-13 15-18) e di 4 ore per quello privato (10-12 17-19). L’obbligo di reperibilità sussisterà anche nei giorni non lavorativi e festivi.Le altre disposizioni contenute nel decreto Madia-Poletti, stabiliscono che la visita fiscale può essere richiesta dal datore di lavoro sin dal primo giorno di assenza, e che la stessa può essere ripetuta in prossimità di giornate festive o di riposo, o durante la giornata stessa; anche l’INPS può disporre la visita secondo gli stessi criteri.Infine, in un’ottica di inasprimento dei controlli, è contenuta una stretta sui motivi di esclusione dall’obbligo di reperibilità, che in precedenza erano 5 (Legge Brunetta) ed ora scendono a 3. Rimangono comunque esclusi tutti quei lavoratori con patologie gravi che richiedono terapie salvavita, quelli con malattie per le quali è stata riconosciuta la causa di servizio e quelli con stati patologici connessi alla situazione d’invalidità riconosciuta, pari o superiore al 67%.
Un decreto da bocciare in toto, sia perché mantiene una condizione di sfavore per i lavoratori del pubblico impiego, ma anche perché introduce il nuovo principio delle visite fiscali sempre, comunque e a ripetizione, come se il lavoratore stesse simulando le malattie a prescindere, in barba anche a quanto prescritto dal proprio medico curante.

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Legge di bilancio: più risorse alle scuole di specializzazione in medicina

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 dicembre 2017

medico-famiglia3“Dall’istituzione del primo concorso nazionale di accesso alle Scuole di Specializzazione Mediche a oggi il divario tra i candidati e i posti a disposizione è rimasto immutato. Nel 2014 si sono iscritti 12168 candidati a fronte di 5504 posti totali; nel 2015 si sono iscritti 13188 candidati a fronte di 6363 posti; nel 2016 si sono iscritti 13802 candidati a fronte di 6725 posti. In questi tre anni, rispettivamente 6664, 6825 e 7077 medici hanno dovuto rinunciare alla possibilità di accedere ad una Scuola di Specializzazione. Quest’anno i candidati sono stati addirittura 15000 a fronte di 6676 posti. Ad oggi quasi 8000 medici non potranno dunque proseguire nel loro percorso di specializzazione. Si tratta di una situazione drammatica, che riguarda il destino del personale medico del nostro Servizio Sanitario Nazionale. La formazione dei medici non è un lusso, ma un impegno per la Salute della Comunità, per questo ho presentato un emendamento alle legge di bilancio, per altro condiviso da parlamentari di altre forze politiche, per incrementare le risorse per incrementare i posti delle scuole di specializzazione medica.” Lo afferma il deputato umbro di Forza Italia, Pietro Laffranco, membro della commissione Finanze di Montecitorio.

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Vaccini, l’Ordine di Milano radia il medico no vax

Posted by fidest press agency su sabato, 27 maggio 2017

vaccinazioniMilano. Dopo il medico legale Roberto Gava, radiato dall’Ordine dei Medici di Treviso per le sue posizioni no-vax, è il turno di Dario Miedico, radiato dall’Ordine di Milano. La notizia, resa nota da fonti esterne all’Omceo, è confermata dal presidente Roberto Carlo Rossi: «Si tratta di una decisione unanime, ora si dovrà attendere il tempo per il ricorso. Non abbiamo ancora inviato le motivazioni e logicamente sono oggetto di riserbo assoluto».
Medico, epidemiologo del Comilva, movimento italiano per la libertà di vaccinazione, è noto per le posizioni critiche sui vaccini obbligatori e pro-libertà di scelta per famiglie e cittadini. L’anno scorso, all’indomani della pubblicazione del documento della Federazione degli Ordini dei Medici, aveva definito le posizioni ordinistiche antiscientifiche (per “falsi elementi tranquillizzanti” riportati) e tendenti a influenzare la magistratura. Procedimenti ora sono aperti all’Ordine dei Medici di Firenze (Massimo Montinari, per un protocollo di cura per l’autismo mai convalidato da alcuna ricerca scientifica) e di Venezia. E a Milano ombre si levano sui 150 firmatari di una lettera inviata al presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Walter Ricciardi che sull’efficacia dell’obbligo vaccinale chiedevano un confronto pubblico. A Milano è sotto esame la posizione di 17 iscritti firmatari ma qui Rossi sottolinea che occorre cautela nel giudicare: prima il confronto con gli interessati, ribadisce a DoctorNews, poi chiarire e solo dopo valutare. Ove si aprisse un’istruttoria, il rischio è di un processo pubblico collettivo al posto del confronto: uno spettro che nella lettera era evocato. I firmatari della missiva affermano di constatare direttamente l’esistenza di “reazioni avverse” “migliaia all’anno”.E pur ammettendo che “un qualsiasi medico dotato di buon senso e di un minimo di conoscenza scientifica non può essere contro le vaccinazioni pediatriche”, pongono dubbi sul fatto che i bambini vaccinati siano più sani dei non vaccinati, anzi, e si dicono pronti a partecipare a un’indagine ISS che confronti “nel modo più rigoroso” lo stato di salute delle due categorie. Affermano che meglio sarebbe eseguire solo le 4 vaccinazioni obbligatorie e in certi casi singole. In più, espongono dubbi sul tetto minimo del 95% di copertura per ottenere l’immunizzazione di una popolazione, sull’efficacia del trivalente MPR e dell’HPV, e fanno confronti con un’Europa che ha alte coperture senza porre obblighi. Il recente boom del morbillo fa pesare però la bilancia dalla parte delle posizioni del Ministero della Salute, promotore del recente decreto legge che lega l’iscrizione alle materne all’immunizzazione del bambino, e di FnomCeo. Il Codice Deontologico all’articolo 15 impone all’iscritto di “non sottrarre la persona assistita a trattamenti scientificamente fondati e di comprovata efficacia”. Cosa rischia chi ha firmato la lettera? «A un presidente d’Ordine interessa innanzi tutto che i medici sappiano comunicare con le famiglie e con i pazienti», dice Antonio Panti presidente Omceo Firenze e artefice della Carta di Firenze del 2005, sulla comunicazione tra medici e al paziente. «Se qualcuno dice che i vaccini fanno male e sottrae medico-famiglia3persone alla prevenzione di malattie gravi va sanzionato, ma al di là di questo il medico deve dare una corretta informazione alle famiglie sulla base delle informazioni che ha. Il rapporto con il paziente è essenzialmente di comunicazione, e quando le osservazioni su una materia nascono nell’ambito di tale rapporto il primo errore, dall’esterno, è supporle come frutto di una divisione tra due schieramenti, pro-vax e anti-vax in questo caso. Per fortuna i media non si sono fin qui quasi mai prestati a questo gioco come un po’ avvenne per il caso Di Bella». Il confronto va rasserenato? «Sì, ripeto, a meno non si dissuada il cittadino dal vaccinarsi. E tenendo presente che la scienza medica ha argomenti molto forti per proporre i vaccini, i quali -con anestesia ed antibiotici – sono grandi vittorie della medicina. Le rassicurazioni sugli eventi avversi sono nei manuali, nel sito del Ministero, nelle pubblicazioni periodiche; non mancano aggiornamenti, e un sistema efficiente di monitoraggio. Dall’altra parte i cittadini si pongono domande, legittimamente amplificano angosce, pensano “se capitasse a me?” Se il medico fa sua l’angoscia altrui al punto da mettere in discussione assunti validati, occorre riflettere prima di tutto sulla formazione alla comunicazione che abbiamo offerto ai colleghi in questi anni e su come migliorarla». (Mauro Miserendino) (fonte doctornews33)

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Costi reali delle visite di controllo in oncologia

Posted by fidest press agency su sabato, 12 settembre 2015

tumoreSono pari a 400 milioni di euro ogni anno, superano di 10 volte quelli attesi (40 milioni). La causa è da ricercare nella prescrizione di troppi esami inutili o inappropriati e nella scarsa comunicazione fra oncologo e medico di famiglia. Per la prima volta, viene firmato un patto fra specialisti, medici del territorio e pazienti per realizzare un nuovo modello di cura che riguarda i 3 milioni di italiani con storia di cancro che si sottopongono al follow up, cioè alle visite di controllo successive alla fase acuta della malattia. Oggi i pazienti restano in carico allo specialista per un tempo indefinito. Nel nuovo modello invece è previsto il passaggio dall’ospedale al territorio (in tempi che variano in relazione allo stadio della neoplasia e all’età della persona in cura), con la possibilità che i pazienti tornino dall’oncologo nel caso vi sia il sospetto di recidiva. In questo modo potrà essere ottimizzata l’assistenza e diminuiranno i tassi di ospedalizzazione durante la sorveglianza clinica. E sarà risparmiato almeno il 30% delle risorse, da investire in terapie innovative. I nuovi principi cardine a cui si devono ispirare le visite di controllo sono contenuti nel documento di consenso firmato oggi a Roma da tutte le società scientifiche coinvolte e dalle associazioni dei pazienti nel corso della Consensus Conference “Dalla pratica del follow up alla cultura di survivorship care”, organizzata dall’Associazione Italiana di Oncologia (AIOM). “Il follow up oncologico, cioè la sorveglianza clinica dopo il trattamento di un tumore – spiega il prof. Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM e Direttore dell’Oncologia Medica dell’Azienda ASMN-IRCCS di Reggio Emilia -, non ha solo il significato di anticipare la diagnosi di una eventuale recidiva, ma deve riguardare tutte le condizioni che influiscono sulla qualità di vita della persona. Finora si è posto l’accento solo sul primo aspetto e non sono stati considerati gli ulteriori bisogni delle persone colpite dal cancro e, soprattutto, non sono stati messi in atto percorsi virtuosi. L’insieme di queste funzioni viene riconosciuto come survivorship care, cioè come ‘cura’ della persona guarita. Solo in questo modo potremo realizzare una più completa gestione delle problematiche di salute, grazie all’alleanza con i medici di famiglia. Nel nuovo modello infatti è previsto che lo specialista formuli un programma di follow up, come già avviene nei Survivorship Care Plan raccomandati dall’American Society of Clinical Oncology (ASCO). Da un lato il paziente può conoscere tipo e durata dei controlli, dall’altro al medico di famiglia viene inviata una lettera con informazioni precise e con l’indicazione dello specialista di riferimento in caso di dubbi. La programmazione del follow up deve essere esplicita, chiara e condivisa da tutti. Questo modello avrà un enorme impatto in termini di razionalizzazione delle risorse e di risparmi”. Nel 2014 sono stati stimati in Italia 365.500 nuovi casi di cancro. Alcuni fra i tumori più frequenti, come quelli del colon retto (52.000), del seno (48.000) e della prostata (36.000) generano bisogni di salute superiori rispetto a quelli della popolazione generale, che persistono nel tempo. E la qualità di vita di questi pazienti è condizionata dai trattamenti ricevuti, dalle comorbidità e dalla condizione di disagio psicologico. “I costi molto alti delle visite di controllo – continua il dott. Gianmauro Numico, Direttore dell’Oncologia all’Ospedale di Alessandria e presidente della Consensus Conference insieme al prof. Pinto – sono dovuti anche a una diffusa tendenza alla ipermedicalizzazione dei pazienti. Il follow up intensivo, inteso come l’aggiunta di esami strumentali e di laboratorio alla sorveglianza clinica, ha un’efficacia variabile nelle diverse patologie. Va certamente scoraggiato l’utilizzo di procedure non suffragate da evidenza e non suggerite dalle linee guida. In casi particolari, l’applicazione di nuovi metodi può favorire l’anticipazione diagnostica, ma tutto ciò va dimostrato nel contesto di studi clinici. Inoltre la maggioranza dei pazienti oggi non sviluppa recidive. Per questo è fondamentale che le visite di controllo rispondano ai nuovi bisogni di cure dovuti a invalidità e inabilità (ad esempio impotenza o incontinenza) che la malattia e i trattamenti possono causare. Inoltre le visite di controllo rappresentano l’occasione per offrire consigli sui cambiamenti dello stile di vita in grado di influire positivamente sulla prognosi. Non può quindi essere sottovalutato il significato più ampio del follow up che spazia dalla sorveglianza delle tossicità tardive delle terapie, alla diagnosi precoce di secondi tumori, ai percorsi di riabilitazione, ai consigli su stili di vita corretti, fino al supporto psicologico”. In che modo è possibile realizzare questo obiettivo? Innanzitutto, come specificato nel documento di consenso, vanno coinvolte tutte le professionalità rilevanti evitando sovrapposizioni e ridondanze, deve essere individuata una figura di coordinamento che rappresenti un riferimento continuativo ed esplicito per il paziente ed è necessario seguire una programmazione condivisa e adattata alle specifiche condizioni della persona colpita dalla malattia. “L’ottimizzazione del follow up porta ad una riduzione della spesa sanitaria – afferma il dott. Elvio Russi, Presidente Associazione Italiana di Radioterapia Oncologica (AIRO) – utilizzando criteri di appropriatezza e non subendo il solito ed ingiusto ‘taglio lineare’. Mi auguro che la razionalizzazione della spesa possa consentire investimenti nell’informatizzazione del fascicolo sanitario dei pazienti con grande beneficio per la sanità italiana. Infatti ciò consentirà da un lato una più facile ed attenta presa in carico multidisciplinare del singolo paziente e dall’altra un più attento monitoraggio degli effetti tardivi e dell’efficacia delle terapie. Ne trarranno vantaggi tutti: i pazienti più appropriatamente seguiti nei loro effettivi bisogni, i singoli specialisti che potranno avere a disposizione una grande mole di dati (c.d. data-mining) per poter migliorare la terapia e le fonti di ricerca”. In questo senso il documento di consenso sul follow up delinea strategie condivise che si traducono nel miglior uso di questi strumenti. “Per molte neoplasie oggi è possibile parlare di cronicizzazione – sottolinea il dott. Claudio Cricelli, presidente Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG) -. Quindi non è pensabile che queste persone siano seguite per 10-15 anni solo dal centro di riferimento. È necessario coinvolgere i medici di famiglia, che potranno svolgere un ruolo fondamentale nel gestire i pazienti cronicizzati o guariti con rischio molto basso di ricaduta e con scarse problematiche cliniche. E il programma di follow up stilato dallo specialista è uno strumento fondamentale per migliorare il dialogo fra ospedale e territorio. Le modalità di interazione possono essere modulate sulla base del rischio di ricaduta, degli effetti collaterali tardivi e del contesto clinico. I pazienti a basso rischio o con comorbidità rilevanti possono essere reindirizzati precocemente al medico di medicina generale. Le persone a rischio intermedio possono essere seguite con un modello sequenziale o di alternanza tra i due professionisti. I pazienti ad alto rischio richiedono un maggiore e più continuativo coinvolgimento dello specialista, almeno nei primi anni. L’applicazione di un modello personalizzato consente plasticità organizzativa, contenimento dei costi e facile applicabilità”. Le conseguenze della malattia possono lasciare tracce psicologiche profonde e ferite in grado di minacciare le relazioni personali e, più in generale, lo stato di benessere individuale. E non vanno dimenticate le difficoltà legate al reintegro sociale e lavorativo di chi, per un periodo prolungato, ha dovuto rinunciare alla propria attività e all’esercizio del proprio ruolo nella società. Su questi aspetti è possibile intervenire in modo efficace, attraverso percorsi di riabilitazione, di sostegno psicologico e di counselling. “Abbiamo deciso con entusiasmo di sostenere il progetto dell’AIOM sul follow up – conclude il dott. Luigi Boano, General Manager Novartis Oncology Italia – che propone una gestione integrata del paziente tra oncologo e medico di base nella fase di follow up. Siamo particolarmente attenti al progetto anche perché avrà una ricaduta positiva sui pazienti. Novartis è da sempre impegnata nell’Oncologia di Precisione, con la ricerca della miglior terapia per ogni paziente, nella sua specificità e nel rispetto dell’appropriatezza e della sostenibilità complessiva del sistema”.

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“La Borsa del Medico” e “Curami”

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 agosto 2015

medico_di_baseRoma, 9 settembre 2015 Ore 11:00 – 12:00 Senato della Repubblica – Sala “Caduti di Nassirya” Piazza Madama 11. Errori medici e mancata aderenza alla terapia sono i principali ostacoli – e i più impattanti, dal punto di vista economico e della qualità di vita dei pazienti – che incombono sul percorso di cura dei malati cornici.
La tecnologia mette oggi a disposizione di medici e pazienti ausili preziosi, per ridurre il campo dell’alea ed espandere il territorio sicuro della certezza scientifica, della misurabilità e della rispondenza delle terapie alle normative, alle linee guida e alle note delle Autorità regolatorie. “La Borsa del Medico e Curami”* sono le prime App a integrare il supporto al medico e l’azione di ‘reminder’ nei confronti del paziente, per fare della tecnologia un vero alleato di una rinnovata alleanza terapeutica.Interverranno:
Alessandro Del Bono (Amministratore Delegato Mediolanum farmaceutici Spa)
Gian Franco Gensini (Presidente Società Italiana Telemedicina)
Andrea Mandelli (Presidente Federazione Ordini Farmacisti Italiani)
Modera i lavori:Paolo Messa (Direttore di Formiche)

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Contenzioso medico legale

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 gennaio 2015

medicinadifensiva“Il contenzioso medico legale sta seriamente minando la qualità del sistema sanitario nazionale. Bisogna attivare al più presto provvedimenti per fermare il boom delle cause contro i medici e regolare la responsabilità professionale”. E’ questo l’avvertimento lanciato oggi dagli specialisti riuniti a Caserta per il Congresso regionale dell’Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani (AOGOI) dal titolo Update ed Applicazioni Pratiche in Ostetricia e Ginecologia. Da oggi fino a Sabato oltre 600 camici bianchi provenienti da tutta Italia si riuniscono nella città campana per discutere temi di grande attualità scientifica, sociale e politica. All’evento partecipano diversi esponenti delle istituzioni locali e nazionali. “Ogni anno oltre 34.000 cause legali vengono promosse contro i medici, circa 4.000 nella sola Campania – sottolinea il prof. Antonio Chiantera Segretaria Nazionale AOGOI -. Più del 98% di queste termina in assoluzione o archiviazione. La paura di essere denunciato da parte di pazienti o parenti ha portato all’esplosione del fenomeno della medicina difensiva. Esami e accertamenti inutili o superflui costano all’intera collettività più di 12 miliardi. Il contenzioso legale sta condizionando le scelte di carriera dei giovani medici che non vogliono più praticare specializzazioni ad alto rischio come la ginecologia e ostetricia. Lo Stato non può più consentire ai propri professionisti della sanità di lavorare in un clima di persistente “caccia alle streghe” che comporta pesanti ricadute sotto il profilo economico, psicologico e mediatico, oltre che a screditare l’intero servizio sanitario nazionale”. A Caserta è previsto anche l’intervento dell’Onorevole Benedetto Fucci, Segretario della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, che presenta il testo unificato della proposta di legge sulla responsabilità professionale derivante dall’atto medico.“E’ un provvedimento che aspettiamo da molti anni e nel nostro Paese i tempi sono ormai maturi per una forte e condivisa iniziativa legislativa – prosegue Chiantera -. L’AOGOI, insieme ad altre società scientifiche, ha dato il proprio contributo tecnico alla stesura del testo. Le nuove norme dovranno regolare il delicato aspetto delle spese assicurative che sono ormai diventate esorbitanti ed insostenibili. Il costo delle polizze per i camici bianchi è, infatti, aumentato del 5% negli ultimi tre anni. Spesso un ginecologo viene denunciato non per una sua negligenza, imprudenza o imperizia ma perché l’ospedale dove opera non può garantire al paziente un’adeguata assistenza a causa di problemi strutturali o deficit organizzativi. La legge propone quindi di spostare la responsabilità dal singolo medico alla struttura sanitaria nella quale lavora. Un altro provvedimento non più rinviabile è la creazione di un Osservatorio Nazionale che effettui un monitoraggio sui rischi ed eventi avversi in campo sanitario. Infine è necessario ridurre i tempi di prescrizione dell’azione di risarcimento che adesso arrivano a dieci anni”. “Attualmente la legge è ancora in discussione a Montecitorio – conclude Chiantera -. Deve essere approvata al più presto e il testo non dovrà essere stravolto durante il dibattito parlamentare. Il nostro auspicio è che, una volta entrata in vigore, possa davvero porre fine al problema del contenzioso medico legale e risanare i rapporti tra medici, cittadini e istituzioni”.

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Toscana: Dal primo ottobre cambia l’attuale modalità di autocertificazione della fascia economica per il pagamento del ticket

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 settembre 2014

regione toscanaCosa cambia. Non si potrà più autocertificare la propria fascia di reddito sulla singola ricetta, né in farmacia né negli ambulatori delle aziende sanitarie. Infatti, con il passaggio alla ricetta elettronica (che sta avvenendo in questi mesi e si concluderà con la fine del 2014), il codice della fascia economica sarà già presente sulla ricetta, ricavato direttamente dalla banca dati dell’Agenzia delle Entrate e dell’Inps. Sarà il medico prescrittore a riportare sulla ricetta, attraverso il software di prescrizione elettronica che interroga le banche dati del Mef e dell’Inps, la posizione economica dell’utente.
Cosa fare. E’ opportuno quindi verificare fin da subito, e poi annualmente, che il codice della propria fascia sia presente e sia corretto. E’ giusto che non sia presente solo se la propria fascia economica è superiore a 100.000 euro (secondo il reddito complessivo del nucleo familiare fiscale o ISEE). Se il codice che risulta è corretto, non si dovrà fare niente. Se invece il codice non c’è, o non è corretto, sarà necessario fare l’autocertificazione. Dal 1° ottobre 2014, se nessun codice è presente sulla ricetta, il cittadino dovrà pagare il ticket corrispondente all’importo massimo. E’ bene precisare che la scadenza del 1° ottobre si riferisce alla impossibilità di autocertificare sulla singola ricetta, ma ogni cittadino può regolarizzare la propria situazione in qualsiasi momento, dopo la scadenza, però prima di recarsi dal medico.Verifica e autocertificazione. E’ possibile verificare ed eventualmente autocertificare la propria fascia economica con la Carta Sanitaria Elettronica precedentemente attivata (alla Asl o in farmacia):
– direttamente on line sul sito della Regione: http://www.regione.toscana.it/servizi-online, essendo in possesso di un lettore di smart card.
– oppure in uno degli oltre 100 Totem “Punto Si” presenti in tutte le aziende sanitarie, inserendo la propria tessera sanitaria attivata nel Totem e seguendo la procedura indicata sullo schermo.
L’autocertificazione va fatta per ogni componente del nucleo familiare. Le aziende sanitarie sono tenute a effettuare controlli sulla veridicità del contenuto delle autocertificazioni. L’eventuale evasione dal ticket su dichiarazione non vera comporta il recupero degli importi non pagati e l’applicazione della sanzione amministrativa. I cittadini potranno avere assistenza agli sportelli della propria Asl. Per evitare che i cittadini paghino un ticket errato, nel caso di fascia non corrispondente, o per coloro per i quali la fascia non è resa disponibile dal Sistema tessera sanitaria, le aziende sanitarie hanno messo a punto iniziative specifiche volte a facilitare l’adempimento richiesto ai cittadini, con l’avvio della prescrizione elettronica voluta a livello nazionale e in via di implementazione. Attingendo alle informazioni della banca dati del Sistema tessera sanitaria dell’Agenzia delle Entrate e della banca dati degli assistiti, ogni azienda sanitaria ha rilevato i nominativi che risultano privi di codice di fascia assegnato. Questi cittadini riceveranno, se già non l’hanno ricevuta, una lettera da parte della propria azienda sanitaria, con allegato il modulo per l’autocertificazione, così da facilitarne la restituzione all’azienda sanitaria. L’assistito potrà inviare il modulo compilato e la copia di un documento di identità, utilizzando una delle diverse possibilità indicate nella lettera stessa. Se il cittadino ha fatto l’autocertificazione o utilizza un Isee in corso di validità, non è tenuto a fare niente e non dovrà tener conto della lettera. In tutte le Asl, nelle farmacie, negli studi dei medici di famiglia, sono affisse locandine per informare in maniera corretta e uniforme la popolazione.
Questi i codici relativi alla diverse fasce di reddito:
– ERA: soggetti con reddito complessivo del nucleo familiare fiscale inferiore a 36.151,98 euro;
– ERB: soggetti con reddito complessivo del nucleo familiare fiscale da 36.151,98 a 70.000 euro;
– ERC: soggetti con reddito complessivo del nucleo familiare fiscale da 70.000 a 100.000 euro.
Guarda tutte le istruzioni per la verifica della fascia economica.
Guarda le risposte alle domande frequenti sulle fasce economiche per i ticket sanitari.

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Nuovi Lea, Gentile (Pdl): una presa in giro non saranno approvati

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 gennaio 2013

Il disegno di legge sui nuovi Lea «è una presa in giro, poiché lo scioglimento delle Camere non permette né la discussione in Commissione né quella in aula» lo sottolinea il senatore del Pdl Antonio Gentile commentando l’annuncio di fine anno del ministro della Salute Renato Balduzzi sul documento messo a punto dal ministero da sottoporre al vaglio dell’Economia e che dovrà passare l’intesa con le Regioni. Tra i punti previsti il riconoscimento di 110 patologie rare che da tempo attendevano di essere incluse, e di cinque nuove patologie croniche: enfisema polmonare e broncopolmonite cronica, le osteomieliti (patologie infiammatorie delle os sa), le malattie renali croniche, il rene policistico autosomico dominante e la sarcoidosi al II, III e IV stadio. Nei Lea entra anche la sindrome da Talidomide. Tra gli obiettivi dei nuovi Lea mettere un freno ai troppi esami prescritti, che spesso nemmeno servono e che costano caro al Ssn, con controlli su almeno il 5% delle ricette e obbligo per il medico di motivare la prescrizione pena l’inutilizzabilità della ricetta. Inoltre la cura della ludopatia e un incentivo alla pratica del “parto indolore”, anche se l’epidurale potrà essere messa a disposizione delle future mamme solo nelle strutture adeguatamente attrezzate che le Regioni dovranno individuare, sviluppando appositi programmi per diffonderne l’utilizzo. Difficile quindi nei numerosi piccoli ospedali con punti nascita che fanno meno di 500 parti l’anno.Perplesso anche il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori e i disavanzi sanitari regionali, Antonio Palagiano . «L’Italia – afferma in una nota – attende la ridefinizione dei livelli essenziali di assistenza sanitaria da anni, ma appare molto sospetto questo aggiornamento, del tutto virtuale, proposto dal ministro Balduzzi proprio a ridosso delle elezioni. Avanziamo, in particolare, forti perplessità, per quanto riguarda l’anestesia epidurale. Per attuare nei nostri ospedali il tanto desiderato parto indolore, richiesto dal 90% delle gestanti ma offerto soltanto dal 16% delle strutture, sarebbe necessario un numero ben più considerevole di anestesisti rispetto a quello oggi offerto nei nostri nosocomi». Le condizione attuali però, prosegue, «sono ben diverse da quelle che lascia prospettare il ministro Balduzzi nell’inserire la partoanalgesia nei nuovi Lea».(Marco Malagutti)

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Il medico di famiglia del futuro

Posted by fidest press agency su domenica, 4 dicembre 2011

Oltre 800 giovani l’anno nel nostro Paese scelgono di diventare medici di famiglia ma, ad oggi, indossano il camice senza aver sostenuto un solo esame in questa disciplina. Tutti, tranne gli studenti di Medicina dell’Università di Modena. L’ Ateneo è l’unico in Italia ad aver previsto un insegnamento specifico, la 36ma disciplina obbligatoria per laurearsi. Ma non solo: dal 2012 in città nascerà il primo master universitario di II livello dedicato all’insegnamento clinico della Medicina Generale nelle Cure Primarie. “Un traguardo che conferma la nostra eccellenza in questo settore: Modena rappresenta davvero un modello da imitare, noi insegnando la Medicina Generale agli studenti di Medicina, formiamo i medici del futuro, che sceglieranno la specializzazione a ragion veduta – afferma la dottoressa Maria Stella Padula, Coodinatore didattico-scientifico del progetto e referente della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) -. L’insegnamento di una disciplina così importante richiede la scelta di docenti qualificati e adeguatamente preparati, che avranno attraverso questo master un titolo accademico. Vanno infatti appresi nuovi strumenti per insegnare le peculiarità della Medicina Generale, nel contesto delle Cure Primarie, cioè della Medicina extraospedaliera. In particolare i futuri docenti clinici acquisiranno metodologie innovative come role playing, gestione di focus group e simulazioni, tutorato in studio e a domicilio dei pazienti. Siamo capofila nazionali in un processo che ci porta ad adeguarci alle direttive europee: nel resto del continente la Medicina Generale è già insegnamento obbligatorio. In Italia il D.M. 270/04 ne aveva previsto l’adozione in tutti gli atenei ma è rimasto inapplicato, tranne nella nostra “isola felice”. Il master “Imparare a insegnare” è patrocinato da SIMG (Società Italiana di Medicina Generale) che proprio nel 2012 compie trent’anni e dedica gran parte della sua mission alla formazione delle nuove leve. “Non possiamo esimerci dal pensare al futuro e dobbiamo essere in grado di offrire a chi si avvia oggi alla professione gli strumenti per essere competente e competitivo, anche sul mercato internazionale – continua la Padula. – Non solo dobbiamo trasmetter loro il patrimonio della nostra Società scientifica, ma anche occuparci di un aspetto fondamentale per l’apprendimento come la formazione dei docenti”. Il corso, di durata biennale, si volgerà presso la Facoltà di Medicina di Modena e Reggio Emilia ed è realizzato in collaborazione con la Facoltà di Scienze della Formazione, con la SIPeM (Società Italiana di Pedagogia Medica), la SIMG, la Scuola di Medicina Generale di Modena e la partecipazione di Studenti di Medicina del SISM (il Segretariato Italiano degli studenti di Medicina). Il Master prenderà il via da marzo 2012 per concludersi a dicembre 2013. Le domande d’iscrizione possono essere presentate entro il 3 febbraio 2012: sono ammessi 30 discenti e 6 uditori (studenti). I criteri di accesso sono specificati nel Bando reperibile al sito http://www.unimore.it/Bandi/StuLau-Master.html.

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Malattia inguaribile o medico incapace?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 novembre 2010

Lettera al direttore. Se stessi male e il medico mi dicesse: “Caro signore adesso le dico come si cambatte la sua malattia”, io comincerei a preoccuparmi seriamente, giacché riterrei d’avere una malattia inguaribile. Se invece mi dicesse: “Caro signore adesso le dico come si vince la sua malattia”, mi sentirei più sollevato. Il ministro Maroni, durate la trasmissione di Fazio e Saviano, ha letto l’elenco delle iniziative per combattere la mafia. Non per vincerla. Significa  che le mafie, per l’Italia, sono come un tumore che si può contrastare, ma non eliminare. Se poi il medico mi dicesse orgogliosamente che lui da anni sta combattendo contro il mio malanno, mi chiederei: “E’ inguaribile la mia malattia, oppure è incapace il medico?”. E non starei allegro. (Attilio Doni Genova)

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Medico in farmacia? Si può fare

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 settembre 2010

Di Elisabetta Lucchesini. “Se la conosci la eviti”, s’intitola cosi il volantino informativo in distribuzione nelle farmacie italiane, predisposto dalla Federazione degli ordini dei farmacisti italiani (Fofi) per fornire ai cittadini informazioni chiare ed esaurienti in tema di influenza e relativi vaccini. La campagna vaccinale del Ministero partirà a ottobre e «i farmacisti sono già pronti a svolgere il loro compito di informatori sanitari» ha detto Andrea Mandelli, presidente della Fofi, a margine di una conferenza stampa per la presentazione di un nuovo vaccino antinfluenzale. «Anzi, proprio l’influenza potrebbe essere l’occasione – ha lasciato intendere Mandelli – per attuare quell’affiancamento farmacista-medico suggerito dalla legge 69/2009 che potrebbe meglio rispondere ai dubbi dei cittadini». Nel caso si tratterebbe, ovviamente, di un progetto temporaneo e con limiti operativi ben definiti, a supporto magari della raccomandazione dell’Organizzazione mondiale della sanità che vede gli italiani meno inclini a vaccinarsi rispetto alla media europea. (fonte farmacista33)

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“Sciopero calciatori, semplicemente ridicolo”

Posted by fidest press agency su domenica, 12 settembre 2010

“In un momento di crisi sociale ed economica’ come quello in cui versa il nostro Paese, trovo ridicolo, quasi offensivo, che un gruppo di strapagati calciatori abbia indetto uno sciopero perchè si sentono “oggetti”. Questo il commento affidato al Vicario del Forum Nazionale dei Giovani, Gianluca Melillo”. “Lo sciopero è uno strumento nato per garantire i diritti dei lavoratori, prosegue il Vicario del Forum Nazionale dei Giovani, che non certo nulla a che vedere con il fatto che se la se la Serie A imponesse la scelta del medico e qualora il calciatore decidesse altrimenti dovrebbe sopportare tutte le spese da solo”. “E’ semplicemente ridicolo, conclude laconicamente Melillo, ed anche un pò triste”.

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Dall’idraulico polacco al medico rumeno

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 settembre 2010

Ai tempi della direttiva Bolkenstein del 2006 ci fu chi agitò lo spettro dell’idraulico polacco. Il timore era che con la liberalizzazione del mercato dei servizi, l’Unione sarebbe stata invasa da manodopera specializzata di paesi dai salari e dal tenore di vita talmente basso che la concorrenza sarebbe stata insostenibile. Tempora currunt e oggi c’è già chi parla di una nuova invasione, quella dei medici rumeni. All’argomento ha dedicato un articolo di prima pagina il giornale tedesco “Sueddeutsche Zeitung”, secondo il quale l’emigrazione di medici dai paesi Ue dell’est a quelli dell’ovest – quindi all’interno dei confini di Schengen – sarebbe in costante crescita. La Romania, in particolare, avrebbe perso in circa tre anni (cioè dal suo ingresso nell’Unione, datato 2007) più di seimila tra medici, dentisti e farmacisti, trasferitisi nei paesi occidentali che riconoscono la loro laurea. Stesso discorso per la Bulgaria (anch’essa nell’Ue dal 2007), dove ogni giorno ci sarebbe un medico che abbandona il Paese, almeno ad ascoltare il ministro della Sanità Annamaria Borissowa. Per il giornale tedesco a spingere i medici dell’est all’emigrazione sono gli stipendi (in Romania un giovane laureato guadagna non più di 350 euro al mese; in Germania, Francia o Gran Bretagna può arrivare a prendere dieci volte tanto) e i tagli dei governi nazionali alla spesa pubblica. E poi c’è la situazione dei paesi d’arrivo, a corto di personale sanitario come la Germania (i cui giovani preferiscono andare a lavorare in Scandinavia oppure in Svizzera).
E l’Italia? Anche qui il fenomeno si sente, più al Nord che altrove. Dei 15mila medici stranieri iscritti all’Ordine nazionale, il 52 per cento lavora nelle Regioni settentrionali, Lombardia, Piemonte e Veneto in particolare. Prevalgono le nazionalità extracomunitarie (Iran, Venezuela, Argentina) ma è comunque robusta la rappresentanza di paesi come Romania o Grecia. E anche in Italia come altrove i medici stranieri mettono piede per coprire carenze o settori dove i colleghi italiani sono in ritirata: «A Milano quasi la metà del medici di Ca è straniera» conferma Roberto Carlo Rossi, vicepresidente dell’Ordine provinciale, e condizioni non molto diverse si registrano nei Pronto soccorso e nei servizi della medicina ambulatoriale. Tutta l’Europea è paese. (fonte doctor news)

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Il farmacista affianca il medico in corsia

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 luglio 2010

Risparmiare il 40% della spesa per medicinali e ausili terapeutici (dai cerotti ai pacemaker) negli ospedali italiani. Un obiettivo ambizioso ma che si può raggiungere  con l’impiego dei farmacisti di dipartimento che lavorano in corsia a stretto contatto con il medico e permettono una gestione più oculata del farmaco nei nosocomi italiani, abbattendo inoltre del 30% le possibilità di errori come gli scambi delle medicine tra un paziente e l’altro. Dati sorprendenti ma reali, che si basano su risultati già registrati in alcuni ospedali italiani. Perciò il Ministero della Salute, dipartimento della Qualità, in collaborazione con la Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie (SIFO), la Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (FOFI), l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e la European Association of Hospital Pharmacists (EAHP), ha avviato il progetto ‘Farmacista di Dipartimento’. La prima fase, dedicata alla formazione, si è svolta a Roma presso il Ministero e si è appena conclusa.  Dal primo luglio partirà la sperimentazione sul campo. Dieci farmacisti sono pronti a scendere in corsia alle Molinette di Torino, all’Istituto Oncologico Veneto di Padova, agli Ospedali Riuniti di Ancona, all’Istituto Tumori Giovanni Paolo II di Bari e all’Ospedale San Vincenzo di Taormina (Me). La sperimentazione, prima nel suo genere in Italia, si concluderà a marzo 2011 con una giornata di presentazione del documento di indirizzo che illustrerà il modello di riferimento per avviare l’introduzione del Farmacista di Dipartimento nelle Strutture sanitarie italiane. “La fase di formazione del Programma ‘Il Farmacista di Dipartimento quale strumento per la prevenzione degli errori in terapia e l’implementazione delle politiche di Governo clinico in ambito oncologico’, promosso dal Ministero della salute in collaborazione con SIFO e FOFI – spiega il dott. Filippo Palumbo, Capo Dipartimento della Qualità del Ministero della Salute – ha avuto la finalità di dotare i farmacisti delle competenze necessarie per poter svolgere l’attività di farmacista di dipartimento ai fini della sicurezza dei pazienti in ambito oncologico/oncoematologico e contribuire all’elaborazione di un modello di farmacista di dipartimento che possa essere adottato in realtà diverse e in ambiti diversi da quello oncologico, anche assicurando  il contributo nella prevenzione degli errori in terapia farmacologica e quindi nel miglioramento della qualità delle cure. Il corso ha fornito anche gli strumenti necessari a migliorare gli aspetti professionali correlati alla comunicazione per assicurare una rapida ed efficace integrazione con le diverse figure del dipartimento. Le lezioni sono state tenute da relatori nazionali ed internazionali, esperti del tema della sicurezza dei pazienti, fra cui tutto l’Ufficio III Direzione generale della programmazione sanitaria, referenti SIFO e FOFI”.

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Medico muore a Napoli dopo 11 ore di lavoro

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 giugno 2010

“Purtroppo i diritti un tempo ritenuti acquisiti e inalienabili vengono oramai giornalmente violati. Bisogna assolutamente reagire a questo autentico affronto alla salute, alla sicurezza e alla vita privata degli onesti lavoratori”.  Così Antonella Aprile, viceresponsabile per la Sanità dell’Italia dei Diritti, commenta la morte di Filippo Minieri, primario di chirurgia endovascolare dell’ospedale Cardarelli di Napoli. Il medico è deceduto dopo un turno di 11 ore presso la struttura ospedaliera campana.  Immediate le accuse da parte dei colleghi del dottore che reclamano di essere sottoposti a turni lavorativi massacranti.  Oggi sarà effettuata l’autopsia che dovrà chiarire le cause della morte di Minieri.  “D’altronde siamo in Italia, non dovremmo più stupirci dinnanzi ad episodi del genere – incalza con amara ironia l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro – Fino a quando i lavoratori, soprattutto nel settore della sanità, verranno considerati solamente come una spesa da tagliare, questi saranno i risultati”.

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La responsabilità del medico

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 maggio 2010

Verona 10 e 11 Giugno 2010.Centro Carraro due giornate di incontri rivolti a medici e odontoiatri  dedicate a come ottimizzare la comunicazione medico/paziente per evitare fraintendimenti di carattere legale… La salute pubblica è diventato uno degli interessi prioritari di tutti gli stati moderni, e anche la nostra Costituzione, all’art. 32, considera la salute un diritto fondamentale dell’individuo. È proprio il riconoscimento di questo diritto il principale avversario della libertà del professionista, poiché la scelta terapeutica potrebbe portare a risultati diversi da quelli attesi dal paziente e addirittura dannosi.  Il medico sceglie quindi la terapia liberamente, con un grado di libertà che è guidato dal suo sapere scientifico e limitato dalla necessità di salvaguardia dei diritti personalissimi dell’individuo.  La responsabilità del medico, su tali premesse, sussiste quindi qualora vengano accertate norme di condotta che costituiscano un illecito civile o penale; le norme di condotta sono bene espresse nell’art. 12 del Codice Deontologico che riconosce da un lato la piena autonomia del medico nella scelta della terapia, mantenendo fermi d’altro canto i principi della responsabilità professionale, precisando che ogni prescrizione e trattamento devono essere ispirati ad aggiornate e sperimentate acquisizioni scientifiche, alla massima correttezza e all’osservanza del rapporto rischio – beneficio. La responsabilità del medico non si concentra necessariamente sul sanitario che ha effettuato un trattamento, ma si può ripartire o cumulare con l’équipe, e soprattutto con l’ente ospedaliero riguardo all’adeguatezza di strumenti e dotazioni strutturali, agli effetti di vaccinazioni o trasfusioni, o della sperimentazione clinica. Il nesso di causalità è la base dell’accertamento della responsabilità: è necessario approfondire la sua struttura ed i requisiti attraverso cui può consentire l’accertamento stesso, analizzando le teorie in cui si esplica in giurisprudenza, specificamente in riferimento alla natura dell’evento dannoso, al concorso di cause, ed alla rilevanza della condotta omissiva La rilevanza del consenso informato nell’accertamento della responsabilità del medico passa attraverso l’analisi della presenza dei requisiti di validità del consenso, e della corretta individuazione del medico che deve acquisire il consenso  La migliore conoscenza degli aspetti giuridici della responsabilità è di grande aiuto al medico nella valutazione preventiva delle proprie scelte e nella prestazione consapevole e serena della propria opera professionale. Una maggiore consapevolezza delle proprie responsabilità, ma anche dei propri diritti, a cominciare da quello di difesa, oltre alle possibilità di affrontare più serenamente la fase esplicativa della propria professione, passa anche attraverso l’utilizzo consapevole di strumenti quale quello assicurativo.

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Il medico in farmacia

Posted by fidest press agency su domenica, 2 maggio 2010

A disegnare la farmacia del futuro è stato il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, intervenuto ieri a Roma all’assemblea dell’Associazione distributori farmaceutici (Adf). Fazio parte da un elemento cruciale, ovvero la necessità di spostare il trattamento dei malati cronici dall’ospedale al territorio. «Il numero degli over 65 è destinato ad aumentare – ricorda – di pari passo con i pazienti affetti da malattie croniche, fra cui ormai c’è anche il cancro. L’obiettivo finale è quello di trattare questi malati sul territorio», autorizzando lo spostamento di alcuni medicinali dall’ospedale al territorio, dunque alla farmacia. Ma occorre individuare le risorse. In ogni caso, nota il ministro, il ruolo e l’aspetto della farmacia dovrà modificarsi, per consentire questo spostamento verso una nuova centralità del territorio. «Se non ci riusciremo, il sistema va ad implodere, ammonisce il ministro». Ma quanto è lontana la farmacia del futuro? Il colloquio con i medici di medicina generale e i farmacisti «è serrato e in fase avanzata», conclude. «E a me certo» la novità del medico in farmacia «piacerebbe». (fonte doctor news)

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