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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 60

Posts Tagged ‘medio oriente’

Crisi in Medio Oriente: il Mediterraneo torni al centro dell’agenda politica

Posted by fidest press agency su sabato, 11 gennaio 2020

L’arco di crisi che dalle tensioni tra Stati Uniti ed Iran arriva sino alle guerre civili di Libia, Siria e Yemen, rischia di innescare un’ulteriore spirale di violenza nei conflitti generalizzati che già coinvolgono diverse nazione dell’Africa saheliana e la zona del Grande medio oriente, e le cui prime vittime sono, come sempre, le popolazioni civili ed in particolare le loro fasce più vulnerabili.Come ONG internazionali impegnate quotidianamente al fianco dei popoli in queste aree di crisi, sappiamo bene che la pace è la precondizione necessaria affinché si possa edificare su solide basi ogni processo di sviluppo costruito sull’eguaglianza, il rispetto dei diritti umani, l’inclusione sociale, la tutela dell’ambiente, la democrazia.Per questo, insieme ai nostri partner dei Paesi coinvolti nei conflitti, chiediamo che lo strumento del dialogo tra i popoli, le azioni di cooperazione allo sviluppo, gli interventi umanitari, siano praticati con convinzione e rafforzati, a livello europeo e italiano.
Invitiamo perciò i responsabili, sia a livello nazionale che comunitario, a costruire sin da subito un orizzonte politico che parta dal nesso tra pace e sviluppo, a guardare oltre le contingenze di una risposta ad avvenimenti che, letti alla luce della nostra esperienza sul campo, si rivelano tutti come genarti da una mancanza strutturale proprio di quelle condizioni minime indispensabili per permettere ad ognuno una vita dignitosa, nel rispetto delle differenze che esistono tra i popoli, ma combattendo al tempo stesso le diseguaglianze crescenti.In questa prospettiva le ONG internazionali sono pronte a mettere a disposizione degli Stati e Governi che cercano la pace, non solo la loro idealità, ma la loro esperienza, la diplomazia dal basso, una rete fittissima di relazioni a livello locale che arrivano a dialogare con i settori più esposti delle popolazioni nelle aree di crisi, e dunque quelli al tempo stesso vittime potenziali, ma anche massa di manovra per ogni intento di ulteriore destabilizzazione.Chiediamo infine che l’Italia sostanzi la propria volontà di pace nelle aree di crisi attraverso una cooperazione rafforzata nell’area del Mediterraneo e, più in generale, con un’attenzione particolare a quei Paesi di più alta densità migratoria. Per questo chiediamo con forza al Governo di sostenere le politiche di cooperazione allo sviluppo con mezzi e risorse adeguate, come deciso in sede ONU sottoscrivendo gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile.

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Venti di guerra solcano il Medio Oriente e il Mediterraneo

Posted by fidest press agency su martedì, 7 gennaio 2020

E senza che l’Europa riesca ad assumere un ruolo chiave unitario nel processo diplomatico che scongiuri la violenza. Eppure l’Unione Europea è stata la principale promotrice del Piano d’azione congiunto globale sul nucleare iraniano, che negli ultimi anni era riuscito a garantire una pacifica distensione dei rapporti tra Iran e resto del mondo, aprendo nuove strade di cooperazione. Così come nelle relazioni con la vicina Libia, per interessi comuni di politica estera, vicinanza geografica e opportunità economiche, il tentativo della soluzione politica del conflitto sembrava l’unica strada percorribile fino a qualche giorno fa. L’interventismo di Trump sul fronte iraniano, iniziato con la fuoriuscita nel 2018 dall’accordo sul nucleare e proseguita nei giorni scorsi con gli attacchi militari, quello di Erdogan e Putin sul fronte libico, attraverso il sostegno diretto alle parti in conflitto, e quello iraniano in Siria e Iraq, hanno contribuito a innalzare il livello di scontro in atto rischiando di coinvolgere ora tutto il mondo in una guerra assurda, sbagliata e ingiusta. L’intera regione, che va dal Medio Oriente al Nord Africa, passando per l’Iraq e la Libia, al centro oggi degli scontri e delle contese, ha bisogno da decenni di una concreta pacificazione: le responsabilità di questo terribile ritardo sono molteplici e le problematiche complesse, ma esiste ancora un ampio spazio diplomatico per raggiungere questo obiettivo, supportando la resilienza delle popolazioni locali.
AOI, Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale, chiede al governo italiano un ruolo attivo, anche in Europa, per una risoluzione pacifica dei conflitti in corso: non bastano dichiarazioni di circostanza, serve una vera e propria azione diplomatica. Per questo mette a disposizione l’esperienza dei propri soci maturata in quei Paesi in anni di lavoro congiunto con le organizzazioni sociali e le istituzioni locali. Inoltre invita tutte le associazioni, le organizzazioni, le cittadine e i cittadini a una mobilitazione permanente fino a quando una soluzione pacifica non ponga fine alla violenza. (by Francesco Verdolino)

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Escalation delle tensioni in Medio Oriente

Posted by fidest press agency su sabato, 4 gennaio 2020

«La complessa questione mediorientale, in cui si innesta la rivalità tra Iran e Arabia Saudita, non merita tifoserie da stadio ma necessita di grande attenzione. Una escalation delle tensioni in Medio Oriente (con possibili ripercussioni anche in Libia) non è nell’interesse dell’Italia perché rischia di acuire il problema immigrazione, alimentare il terrorismo e danneggiare ulteriormente l’economia europea. In questo quadro esprimo la più ferma condanna al gravissimo assalto all’ambasciata statunitense in Iraq e una forte preoccupazione per le conseguenze della reazione americana che ne è seguita. L’Italia e l’Unione Europea dovrebbero fare tutto il possibile per favorire un percorso di pacificazione dell’area che garantisca la sicurezza di Israele ma anche la lotta senza indugi agli integralisti islamici dell’ISIS, e non solo, che hanno insanguinato il Medio Oriente e fatto strage delle minoranze etniche e religiose, soprattutto cristiane. La mia principale preoccupazione va oggi ai nostri soldati presenti sul campo che senza una celere e chiara presa di posizione dell’Italia sulla strategia da tenere, rischiano di essere messi in una situazione molto difficile». Lo dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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“La politica in Medio Oriente non influenzerà le presidenziali Usa”

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 novembre 2019

Il Medio Oriente, gli scenari di crisi e le relative scelte politiche non avranno influenza sulle elezioni presidenziali Usa che si terranno nel 2020. I cittadini americani sono concentrati sulle questioni interne e tra un po’ nessuno si ricorderà dei Curdi e del ritiro delle truppe deciso da Trump. Le uniche preoccupazioni estere, per gli Stati Uniti, possono riguardare il confine con il Messico e la Cina.
È il messaggio giunto dal dibattito “The US and the Middle East, an evolving situation”, che si è tenuto alla John Cabot University (JCU) di Roma, a cura dell’Istituto Guarini per gli Affari Pubblici, a cui hanno partecipato esperti internazionali.Nel prossimo anno, in Usa, si parlerà di elezioni: questo è certo. Ma chi vincerà non possiamo dirlo. Carter e Bush senior non furono rieletti perché avevano perso l’appoggio del partito. Non è il caso di Trump che parte favorito, ed ha una base stabile. E nei sondaggi effettuati nei sempre decisivi “Swing States” è davanti a Elizabeth Warren», ha dichiarato Lucio Martino, esperto di relazioni transatlantiche e problemi strategici. Proseguendo: «Il Medio Oriente non sarà un fattore importante. Nell’ultimo dibattito solo 20 minuti su 3 ore sono stati dedicati alla politica estera. Oggi, negli Stati Uniti, quando si parla di politica estera per lo più si parla di Cina e Messico».Dello stesso avviso Viviana Mazza, giornalista specializzata nel settore Esteri. «Per ora il Medio Oriente – ha spiegato – non ha grande impatto sulle elezioni statunitensi. Non è così rilevante per i cittadini, anche se si tratta di una regione volatile, con molti hot spots». E su Putin: «È amico di tutti – il che è problematico perché tutti, in quella regione, vogliono qualcosa – e fa quello che gli Usa non possono fare, ma non può riempire il vuoto lasciato dall’America».«L’iran non è stato sconfitto dalle sanzioni Usa, che, al contrario hanno consolidando il consenso attorno al governo. L’economia è subito un rallentamento, è vero, ma ha retto, perché è stata diversificata. Il Paese è schizofrenico, guarda ad Ovest e non a Est, ha gli stessi confini da secoli ed è piuttosto isolato nella regione. Di sicuro non vuole un’altra guerra. L’Europa dovrebbe tornare a dialogare con l’Iran, perché quest’ultimo ha bisogno di investimenti e materiali», ha proseguito Farian Sabahi, docente di politica e religione, studiosa di questioni iraniane.Sul Kashmir, al centro di una delicata disputa territoriale fra India e Pakistan, che ha disorientato gli abitanti, tenendoli nell’incertezza, si è soffermata Pratishtha Singh, autrice e attivista per i diritti delle donne. «Sono state sospese le comunicazioni, Internet – ha detto – non si possono tenere assemblee fra cittadini. L’Europa si è espressa poco su questa situazione. Mentre l’India sta vivendo la peggiore fase economica della sua esistenza».

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“Stati Uniti e Medio Oriente, una situazione in evoluzione”

Posted by fidest press agency su domenica, 3 novembre 2019

Roma, mercoledì 6 novembre, alle ore 18.30, nella sede della John Cabot University, in via della Lungara 233, Trastevere. Si parlerà di Stati Uniti e Medio Oriente – dalla Turchia al Kurdistan, da Israele allo Yemen, dall’Arabia Saudita all’Iran – e di come gli scenari che si prospettano potranno avere influenza sulle elezioni presidenziali americane del prossimo anno. “The US and the Middle East, an evolving situation”, questo il titolo del dibattito organizzato dalla John Cabot University (JCU) – il maggior ateneo Usa d’Italia – a cura dell’Istituto Guarini per gli Affari Pubblici. Interverranno Lucio Martino, esperto di relazioni transatlantiche e problemi strategici; Viviana Mazza, che segue gli Usa e il Medio Oriente per la redazione esteri del Corriere della Sera; Farian Sabahi, docente di politica e religione, studiosa di Iran; Pratishtha Singh, autrice e attivista per i diritti delle donne indiane.Saranno presenti Franco Pavoncello, presidente della John Cabot University, e Federigo Argentieri, direttore dell’Istituto Guarini per gli Affari Pubblici. Modererà i lavori la giornalista Rai Helen Romana Viola.

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Stati Uniti d’Europa: Ora più uniti che mai

Posted by fidest press agency su martedì, 15 ottobre 2019

E’ tutto un guardarsi l’ombelico, a farsi i fatti propri e non guardare oltre. Viene in mente Francesco Guicciardini (1483-1540), letterato e storico fiorentino, per il quale si deve “badare alla realtà delle cose, senza spingere lo sguardo al futuro troppo remoto”; già, ma così non avremmo avuto Galileo Galilei. Una realtà delle cose è quella che si sta svolgendo nel Medio Oriente che coinvolge Turchia, Usa, Siria, Russia e la popolazione curda. La cronaca è quella che leggiamo o ascoltiamo dai media.Pensiamo a noi, direbbe qualcuno ma, se vogliamo, è proprio pensando a noi che dovremmo pensare a loro, cioè alla realtà che si è determinata, perché se non ce ne occupiamo, sarà la realtà a occuparsi di noi.Non serve scandalizzarsi, servono decisioni politiche che solo una Europa unita può assumere: i singoli Paesi hanno scarsa incisività. Occorre una Europa che esprima una politica estera comune, che abbia un esercito comune, cioè occorrono gli Stati Uniti d’Europa. Ora più che mai, prima che l’incendio divampi. (Primo Mastrantoni, presidente Aduc)

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“Panoramica delle crisi del mediterraneo e del Medio Oriente”

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 maggio 2019

Si terrà giovedi 16 maggio, presso il “ Circolo Ufficiali della Marina”, a Roma, il convegno “ Panoramica delle crisi del mediterraneo e del Medio Oriente”, organizzato dall’ associazione Omega, in collaborazione con l’ ordine dei giornalisti, per fare il punto sulla situazione geopolitica del Mediterraneo nel 2019. Tra i relatori, oltre alla presenza del presidente di Omega, ammiraglio Enrico Larosa, ci saranno Laura Mirakian, Foad Aodi, Luigi Maccagnani, Riccardo Redaelli, Foad Aodi, Carlo Marsili, Luca Attanasio, Nicola Lofoco, Andrea Dessi, Nicola Pedde, Alessia Malcangi, Mario Boffo, Andrea Plebani, Giuseppe Dentice, Yves Duriex. Il dibattito sarà moderato dal prof. Germano Dottori. “ Il convegno è stato organizzato per fare il punto della situazione geopolitica nel mediterraneo e nel medio oriente. Avremo relatori di alto profilo. Parleremo sia delle crisi roventi, quelle oggi piu’ critiche, di quelle silenti, che non sono ancora vere crisi , ma che potrebbero esplodere da un momento all’altro e di una crisi negata”, ha affermato l’ammiraglio Enrico Larosa. Foad Aodi, presidente della “Comunità del Mondo Arabo in Italia”, dell’ “Associazione Medici Stranieri in Italia” e del movimento “Uniti per Unire” si è detto “ Molto lieto dell’ evento” aggiungendo che “ Tramite le nostre associazioni siamo in costante contatto con tutte le zone di crisi dell’ area mediorientale, in particolare con la Siria, lo Yemen e la Libia. L’emergenza sanitaria è all’ordine del giorno, non solo per la mancanza di medicine e strumenti sanitari, ma anche per la carenza di medici che rende il lavoro negli ospedali sempre più problematico. I problemi sono ancora tantissimi, dalla violenza sulle donne, dallo carenza di cibo e dallo sfruttamento dei minori. In Libia sono stati reclutati circa 1.600 minorenni nelle varie milizie che sono in guerra tra di loro, mentre in Siria la popolazione ha bisogno di urgenti aiuti umanitari”. A tutti i giornalisti partecipanti saranno erogati 6 crediti formativi, e l’inizio dei lavori è previsto per le ore 14.

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Rauti (FdI): Pace in Medio Oriente passa per processo pacificazione libanese

Posted by fidest press agency su sabato, 8 dicembre 2018

Si è conclusa la visita istituzionale di due giorni in Libano della senatrice Isabella Rauti, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Difesa. Nel corso della missione la senatrice Rauti ha visitato nel Sud del Libano il Quartier Generale di UNIFIL, la Missione della Forza multinazionale di pace che coinvolge oltre 10mila militari provenienti da 43 Paesi, ed ha incontrato il Comandante Generale D. Stefano Del Col. La senatrice nell’occasione ha salutato il contingente italiano (circa un migliaio di militari) del Joint Task Force Lebanon di stanza a Shama, alla presenza del Comandante del Sector West Generale B.Abagnara ed ha raggiunto l’avanposto della base di ItalBatt ad Al Mansouri, in prossimità del Confine e del “T-wall”. In particolare, il Focus della visita sono state le attività svolte dalla Missione Militare Bilaterale italiana in Libano (MIBIL) che la senatrice ha seguito ad AsSamayah e nella sede, a Beirut, della Guardia Presidenziale. La MIBIL, infatti, dal 2015 svolge attività formative ed addestrative delle Forze Armate libanesi (LAF) e delle Forze di Sicurezza e della Guardia deputata alla difesa del Presidente della Repubblica libanese Michel Aoun e della sua famiglia.”Attualmente il Libano attraversa una drammatica crisi economica aggravata dalla situazione di stallo politico che si trascina dalle elezioni del maggio scorso senza trovare una soluzione governativa. Il debito pubblico, la gestione di oltre un milione di profughi siriani, le criticità lungo la “Blue Line” ed i rischi di infiltrazioni terroristiche nel Nord-Est, rendono particolarmente delicata la situazione e strategico il ruolo delle Missioni di PeaceKeeping. Favorire la stabilizzazione del Libano, infatti, significa favorire la pace nell’intero Medio Oriente con tutte le ricadute geopolitiche che questo comporta sul resto del mondo” dichiara la senatrice Isabella Rauti.

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Ma chi vuole la pace in Medio Oriente?

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 agosto 2018

Scrive Ugo Volli: “Si potrebbe fare la storia del conflitto arabo-israeliano usando solo i rifiuti arabi (o meglio della sua parte “militante” islamista o vicina alle dittature fasciste e comuniste) di fare la pace. Si potrebbe incominciare con l’accordo firmato il 3 gennaio 1919 fra Chaim Weizmann, leader dell’organizzazione sionista mondiale e l’emiro Faysal re della Siria e fratello del re di Giordania, in cui gli arabi accettavano la dichiarazione Balfour in cambio del riconoscimento della loro indipendenza. L’accordo non ebbe seguito, per l’opposizione britannica e della parte araba intransigente. In effetti Faysal fu probabilmente avvelenato qualche anno dopo, nel mandato gli inglesi dettero potere al nemico suo e degli ebrei Amin Huseini, nominandolo Muftì di Gerusalemme. Anche suo figlio Abdallah, re di Giordania, che trattava con il neonato stato di Israele, fu ucciso sulla spianata del tempio di Gerusalemme da un cugino del Muftì: due occasione d’accordo perse.
Nel 1936, su istigazione del Muftì, il Mandato di Palestina fu agitato da una grande rivolta araba contro gli inglesi e soprattutto contro gli ebrei. Gli inglesi crearono la Commissione Peel, per trovare una soluzioneal conflitto La Commissione Peel, propose di creare due stati indipendenti: uno per gli ebrei e uno per gli arabi: la prima “soluzione a due stati”. La spartizione proposta da Peel era fortemente sbilanciata a favore degli arabi, che avrebbero avuto l’80% del territorio conteso mentre agli ebrei sarebbe dovuto bastare il restante 20%. Nonostante le dimensioni minuscole dello stato che veniva loro proposto, Il comitato sionista votò a favore dell’offerta. Gli arabi invece rifiutarono, e ricominciarono i pogrom.
Subito dopo la guerra mondiale ci fu un’altro rifiuto arabo, il più noto: di fronte al fallimento del mandato britannico, l’assemblea generale dell’Onu aveva votato nel ‘47 (col voto contrario degli stati arabi e l’astensione inglese) una spartizione anch’essa assai favorevole agli arabi. Ma anche questa volta essi rifiutarono e iniziarono una “guerra di sterminio” contro il neonato stato ebraico. Nel ‘49, avendo perso la guerra, rifiutarono di fare la pace e accettarono al massimo degli accordi armistiziali. Lo stesso avvenne di nuovo del ‘67, dopo la guerra dei sei giorni con la risoluzione dei “tre no” presa nel vertice dei paesi arabi a Khartoum il 1 settembre, tre mesi dopo la fine della guerra: “no peace with Israel, no recognition of Israel, no negotiations with it”. (n.r. Che dire se non che per fare la pace bisogna essere in due e che i problemi non si risolvono rinviandoli poiché si corre il rischio di renderli irrisolvibili alzando il livello della contesa? Il dubbio atroce che ci attraversa è che possiamo essere già arrivati a questo livello di rapporti) (fonte: https://www.facebook.com/FocusOnIsrael)

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Una Tempesta dal Paradiso: Arte Contemporanea del Medio Oriente e Nord Africa

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 maggio 2018

Milano Sabato 26 maggio dalle 11 alle 12 alla Galleria d’Arte Moderna di Milano (GAM) Villa Reale, Via Palestro 16 presentata da GAM, il Museo Solomon R. Guggenheim di New York e UBS sarà possibile visitare la mostra accompagnati da uno degli architetti di AOUMM, lo studio di architettura che si è occupato degli allestimenti legati all’esposizione nella sua sede milanese.
Sempre sabato, alle ore 17.30, avrà inoltre luogo, presso la Sala da Ballo di GAM, la conferenza “Dagli spazi pubblici alle istituzioni culturali: in che modo l’architettura facilita l’integrazione sociale e lo scambio tra culture nel contesto urbano?” Riunendo diversi professionisti nell’ambito dell’urbanistica e dell’architettura, l’incontro esplorerà la creazione di spazi culturali al fine di superare barriere fisiche e concettuali. Analizzando diversi modelli di smart cities, i relatori discuteranno Milano come caso di studio per le pratiche di scambio e valorizzazione culturale. Interverranno Luca Astorri dello studio di architettura AOUMM, Elena Granata, professore di Urbanistica presso il Politecnico di Milano e Piero Pelizzaro, Chief Resilience Officer del Comune di Milano.
Domenica 27 maggio alle ore 10.30 e domenica 3 giugno alle ore 10.30: Paesaggi Emotivi. Un percorso multi-sensoriale per tutta la famiglia Visita in mostra + laboratorio per famiglie con bambini di 6-11 anni – durata 90’ Con l’aiuto di materiali appositi, i visitatori useranno i propri sensi per esplorare alcune delle opere e scoprire che non sempre ciò che ci appare “estraneo” e lontano lo è così tanto.
Sabato 2 giugno dalle 11 alle 12 sarà invece possibile incontrare personalmente uno dei 13 artisti in mostra, Ali Cherri, che guiderà il pubblico in un esclusivo tour dell’esposizione (in lingua inglese).Continuano inoltre anche nelle ultime settimane di apertura le visite guidate e i workshop per il pubblico, famiglie e scolaresche, organizzati in collaborazione con Ad Maiora, per offrire un’interpretazione interattiva dei temi della mostra. Nello specifico sono previsti i seguenti appuntamenti (da prenotare sul sito admaiora.education):
Domenica 3 giugno – ore 14:00: visita guidata alla mostra
Sabato 16 giugno ore 16.30: SpostaMenti. Idee e persone in movimento.Percorso tematico in mostra per adulti – durata 60’Un viaggio non lineare, attraverso un puzzle di diverse epoche, materiali, tecniche, idee, luoghi, uno spostamento fisico e intellettuale al termine del quale ci chiederemo se, anche nella nostra testa, qualcosa è cambiato. Tutti i dettagli per le modalità di partecipazione e prenotazione dei vari eventi sono disponibili su gam-milano.com

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Papa Francesco a Bari con capi delle Chiese del Medio Oriente

Posted by fidest press agency su sabato, 28 aprile 2018

La Comunità di Sant’Egidio si rallegra ed esprime vivo apprezzamento per la notizia che Papa Francesco si recherà a Bari, il prossimo 7 luglio, insieme ai capi delle Chiese cristiane del Medio Oriente per riflettere e pregare per la situazione drammatica della regione. Si tratta di un’iniziativa di pace particolarmente opportuna in un tempo difficile, che ha visto tanta sofferenza a causa dell’inasprimento della guerra in Siria. Numerosi saranno i frutti che scaturiranno dalla testimonianza di amicizia e unità tra i leader delle diverse confessioni cristiane, in un tempo di violenza diffusa. Ma sarà anche l’occasione per tutti di mostrare solidarietà alle antiche Chiese del Medio Oriente, la cui vita è segnata dalla sofferenza e i cui fedeli sono troppo spesso costretti all’emigrazione.

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Da Casacalenda ai 5.000 chilometri in Medio Oriente: è un libro il viaggio di Giovanni Di Pompeo negli anni ’70

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 giugno 2017

viaggioRoma giovedì 15 giugno 2017, dalle ore 18,30, presso la Libreria del viaggiatore in via del Pellegrino 94 (Campo de’ Fiori) l’autore, Giovanni Di Pompeo, sarà intervistato dal giornalista Giampiero Castellotti. Un evento in collaborazione con l’associazione “Forche Caudine”, che si avvicina alle sue trecento attività promosse in 29 anni di vita.
Un ricordo indelebile, anche perché un viaggio del genere non capita a tutti. Un’esperienza certamente da raccontare, perché unica nel suo genere e oggi irripetibile. Uno spaccato di gioventù di cui lasciare traccia alle nuove generazioni. Specie oggi. Perché l’affascinante Medio Oriente deve riconquistare una sua “normalità”.
Nasce da queste considerazioni il libro “5000 chilometri in Medio Oriente” di Giovanni Di Pompeo, una testimonianza sotto forma di diario di un viaggio di molti anni fa, quando l’autore e un amico – con l’adrenalina tipica di giovani degli anni Settanta, con l’irrefrenabile bisogno di conoscere e di misurarsi con il resto del mondo, solcarono con una vecchia Giulia Alfa Romeo targata Campobasso numerosi territori dove oggi nessuno si sognerebbe di andare. Una macchina targata Campobasso non a caso. L’autore, per quanto sia nato a Roma e viva in Toscana da molti anni, è legatissimo alle sue origini molisane di Casacalenda, grazie alle quali ha potuto esibire lungo ben cinquemila chilometri orientale la targa CB. Un viaggio in Libano, Siria, Iraq, Iran, Turchia. Un tuffo nell’Oriente più vero e affascinante e un ritorno in Occidente ripartendo proprio dalla Turchia, il Paese che è la perfetta simbiosi dei due continenti. Due protagonisti in un reportage nella “normalità” di Paesi oggi sconvolti dalle guerre, dalle ostilità, dagli squilibri.

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Costruire la fiducia in Medio Oriente: Presidente israeliano chiede aiuto al PE

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 giugno 2016

israele spiagge2“La leadership israeliana eletta è stata ed è a sostegno di due stati e di soluzioni per due popoli”, ha dichiarato mercoledì in Plenaria il Presidente dello Stato di Israele, Reuven Rivlin. Tuttavia, “in questo momento, un accordo permanente di pace tra noi e i palestinesi non può essere raggiunto”, ha aggiunto, invitando l’UE ad agevolare la ricostruzione di un rapporto di fiducia tra le parti.Il presidente Rivlin ha sottolineato che le circostanze politiche e regionali che dovrebbero consentire a Israele e Palestina di raggiungere un accordo permanente “non riescono a materializzarsi”, indicando, tra i vari motivi di insuccesso, una totale mancanza di fiducia tra le leadership e la gente.Ha poi chiesto ai deputati di “aiutarci ad avanzare” nel processo di ricostruzione della fiducia e negli investimenti in joint-venture israelo-palestinesi, nello sviluppo dell’economia palestinese e nell’educazione. Ha inoltre riconosciuto gli sforzi del Parlamento europeo nel portare le due parti insieme e nell’accogliere il Presidente israeliano e quello palestinese nel corso della stessa sessione plenaria.Il Presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, ha osservato che la regione del Medio Oriente ha visto guerre e atti di terrorismo, e che porre fine alla violenza è il primo passo verso la stabilità. Ha poi sottolineato che il Parlamento europeo ha votato l’anno scorso a favore di una soluzione a due Stati, sulla base dei confini del 1967 e con Gerusalemme come capitale di entrambi gli Stati.

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“L’Islam contro l’Islam”

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 novembre 2015

L'Islam contro l'IslamScrive l’editore: “da noi  è stato pubblicato nel 2013. Il testo, che in Francia ha ottenuto il PRIX du Livre, si ritiene assolutamente necessario per intendere una minima parte di ciò che sta succedendo oggi in Medio Oriente e in Europa, sia nelle nostre librerie nascosto e messo di costa nella sezione saggi in modo tale che finora del testo non se ne siano vendute neppure le 1000 copie della iniziale tiratura? Se le librerie non lo espongono, si sappia che può essere ordinato nelle librerie online e sul nostro sito.Sottolineiamo questo non per arricchirci con qualche copia venduta a un prezzo risibile, ma come servizio pubblico che si costituisce con informazione e cultura. Non certo quella vuota e parolaia dei talk show che continuano a difendere una politica dissennata nel rapporto con Il mondo Islamico, il suo risveglio e tutte le conseguenze come immigrazione incontrollata e demenziale gestione dell’invasione. (foto: L’Islam contro l’Islam)

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I viaggiatori del Medio Oriente sono quelli che hanno speso di più per soggiornare in hotel in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 17 settembre 2013

I viaggiatori del Medio Oriente sono quelli che hanno speso di più per soggiornare in Italia nella prima metà del 2013. Secondo l’Hotel Price Index, analisi dei prezzi effettivamente pagati dai viaggiatori negli hotel di tutto il mondo realizzata da Hotels.com, i mediorientali hanno speso in media €186 per una notte in hotel nel nostro Paese, il 12% in più rispetto ai primi sei mesi del 2012.Al secondo posto si trovano gli Americani, con una spesa media di €152 (+1%), mentre il terzo gradino del podio è occupato dagli Australiani, che hanno pagato mediamente €148 per camera a notte, con un aumento del 2% rispetto alla prima metà del 2012.I viaggiatori che invece hanno speso di meno per una notte in un hotel italiano nei primi sei mesi del 2013 sono i Lituani, con una media di €74 per camera e un calo del 3% rispetto allo stesso periodo del 2012. Anche i Polacchi hanno soggiornato nel Belpaese a prezzi convenienti: in seguito ad un calo del 9%, i viaggiatori provenienti da Varsavia e dintorni hanno speso in media €81 a notte. Il terzo posto tra coloro che hanno soggiornato in Italia spendendo di meno è occupato dai Greci, che hanno pagato un prezzo medio di €85 per camera a notte (-5%).
Gli abitanti di Taiwan sono i viaggiatori che hanno speso di più rispetto allo stesso periodo del 2012 per soggiornare in Italia, con un aumento del 13% e una media di €125 per camera a notte (rispetto ai €111 pagati nella prima metà del 2012). I viaggiatori che invece hanno visto ridursi maggiormente i prezzi pagati per dormire in hotel nel nostro Paese sono, con un calo del 9%, i Giapponesi, che hanno speso in media €142 a notte, e i Turchi, con una spesa media di €118 per camera a notte.

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Medio oriente: mercati di sbocco

Posted by fidest press agency su domenica, 25 settembre 2011

Two definitions of the Arabian Peninsula. The ...

Image via Wikipedia

Verona. Sono i paesi che da est ad ovest si affacciano sulla sponda sud del Mediterraneo e la Penisola Araba ad emergere nel settore marmo-lapideo sia come produttori di materiale grezzo e lavorato sia come consumatori: Turchia, Iran, Siria, Giordania, Arabia Saudita, Kuwait, Oman ad est del Canale di Suez ma anche di Egitto, Libia, Tunisia ed Algeria ad ovest, sono tra le 60 nazioni presenti alla 46^ edizione di Marmomacc, rassegna leader mondiale in programma a Veronafiere fino a sabato 24 settembre (www.marmomacc.com).
La Turchia, oramai stabilmente al terzo posto fra i produttori mondiali di lapideo grezzo con circa 10 milioni di tonnellate (l’8,9% della produzione mondiale), dopo Cina e India, è presente a Marmomacc con quasi 100 aziende espositrici e rappresenta un ottimo mercato per i macchinari italiani: il giro d’affari nel 2010 ha raggiunto i 30 milioni di dollari.
Se Siria- e Libano, tradizionalmente legato economicamente a Damasco- risentono delle turbolenze politiche di questo periodo, i Paesi della Penisola Arabica continuano ad essere buoni mercati di sbocco per i prodotti finiti, in particolare Kuwait, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Questi ultimi, ad esempio, hanno segnato nel 2010 un Pil in crescita del 2,6% e si confermano al sesto posto fra i clienti italiani del settore con acquisti per circa 50 milioni di euro. Un discorso a parte merita l’Oman, il cui Ambasciatore del Sultanato era presente ieri all’inaugurazione, che sta emergendo come paese esportatore di lavorati soprattutto verso i vicini Arabia Saudita ed Emirati, ma anche verso il Qatar e paesi asiatici.
L’Egitto, tradizionalmente uno dei principali produttori e trasformatori dell’area mediterranea conta su oltre 700 cave operative e una capacità di produzione superiore ai 5 milioni di blocchi di marmo e granito e si colloca tra i primi dieci produttori mondiali. L’investimento totale nell’industria marmo-lapidea è di circa 2 miliardi di dollari ed è uno dei principali acquirenti di tecnologie italiane del settore con un valore che nel 2009 ( per il 2010 non sono disponibili stime) ha toccato i 23 milioni di euro. Per Paolo Beltrami di Onemedit, delegato di Marmomacc nell’area, le prospettive sono complessivamente positive, ovviamente con una parentesi proprio per la Libia e la Siria dove la situazione politica non è ancora chiara. In Tunisia ed in Egitto sono previste in brevissimo tempo elezioni che definiranno l’assetto dei due paesi. Tunisi ha confermato la fiscalità agevolata per gli investitori e le aziende straniere. Inoltre in tutti i paesi dell’area i dati strutturali sono rimasti invariati: questo vuol dire che per i prossimi anni ci si attende una crescita del Pil significativa ed uno sviluppo dell’industria delle costruzioni importante. Tutti i Paesi sono presenti come espositori a Marmomacc sia con imprese che con rappresentanze istituzionali: Veronafiere conferma la propria attenzione a questi mercati collaborando insieme a Confindustria Marmomacchine alla realizzazione di Saudi Stone Tech 2011, la fiera internazionale sulle tecnologie e i macchinari del settore lapideo che si terrà dal 16 al 19 ottobre prossimi a Riyadh in Arabia Saudita. L’obiettivo è lo sviluppo di sinergie mirate a supportare le aziende del settore del marmo e della pietra naturale e delle relative tecnologie, sia alla manifestazione Marmomacc sia a fiere estere.

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L’Iraq del dopo Saddam

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 giugno 2011

Roma 1 giugno alle ore 11.00, presso la sede radicale di via di Torre Argentina 76, con Bakhtiar Amin, ex Ministro per i Diritti Umani, e Safia Al-Souhail, parlamentare, due amici e compagni che da tantissimi anni si battono per lo Stato di diritto e i diritti umani in Iraq. In un periodo in cui il Medio Oriente e il Nord Africa tornano d’attualita’ grazie al cosiddetto “risveglio arabo”, ci sembra utile far luce su come procede il difficile percorso verso la democrazia del primo dei Paesi della regione ad essere uscito dal totalitarismo. A quasi dieci anni di distanza dalla fine del regime di Saddam Hussein, mentre i principi della democrazia sono riusciti a fare breccia nella politica irachena, la riforma delle istituzioni e il ritorno a una societa’ civile autenticamente democratica dove tutte le sue componenti trovino espressione, sono nodi ancora da sciogliere. Chi ne paga il prezzo piu’ alto in termini di esclusione dal dibattito politico e culturale e’ la meta’ della popolazione del Paese, quella femminile.

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Uno sguardo al Medio oriente

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 aprile 2011

Roma, da sabato 16 a mercoledì 20 aprile 2011 Accademia di Francia a Roma Villa Medici Viale Trinità dei Monti, 1 presenta la prima edizione di CineMondo, rassegna cinematografica che volge lo sguardo ai paesi del Medio Oriente – in particolare per questa occasione al Libano, Siria, Israele e territori palestinesi – mostrando film e documentari in anteprima e in proiezione speciale, premiati dalla critica internazionale per la loro forza espressiva e originalità; film fantasma, presentati in molti festival, a Venezia, Berlino, Cannes, ecc. e che difficilmente troveranno una distribuzione in Italia. In collaborazione con il Festival Internazionale del Documentario di Marsiglia – che da oltre 20 anni programma, con coraggio e grande originalità, una panoramica dell’attuale produzione documentaria del mondo – la rassegna sarà una vetrina sul cinema più recente e inedito di alcuni paesi del Medio Oriente, in un dialogo permanente e forte con le generazioni di registi e autori del passato. Registi del presente, come Monika Borgmann, Hala Alabdalla, Mohammad Ali Atassi o ancora Raed Andoni e Avi Mograbi saranno protagonisti di questa edizione e mostreranno fino a che punto il cinema sia diventato un linguaggio artistico di vitale rilevanza, anche e soprattutto in un panorama storico e culturale in continua e violenta evoluzione. La rassegna si aprirà sabato 16 aprile con un omaggio speciale al grande regista siriano Omar Amiralay, recentemente scomparso, tra i più influenti cineasti del mondo arabo. (uno sguardo al medio oriente)

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Cibo e disordini in medio oriente

Posted by fidest press agency su domenica, 6 febbraio 2011

Gli eventi di queste ultime settimane in Medio Oriente sono un campanello d’allarme sul  ruolo cruciale che svolge la sicurezza alimentare nel sedare la rabbia popolare e rafforzare la stabilità.
Nella regione, la protesta delle popolazioni nasce da fattori differenti ma ha in comune la crescente preoccupazione per l’aumento dei generi alimentari e per l’accesso al cibo.  In molte manifestazioni, i dimostranti sventolavano fette di pane o innalzavano cartelli di protesta contro l’aumento del prezzo delle lenticchie. Si tratta di alimenti base e se la gente pensa che siano fuori dalla sua portata, a causa del prezzo, ciò non può che aggiungere  una ragione di forte ansia sociale al sentimento generale di esclusione, risentimento e disperazione. I disordini e le proteste in Medio Oriente coincidono con una nuova fase di aumento generalizzato dei prezzi alimentari. A gennaio, l’Indice dei prezzi alimentari della FAO ha registrato un nuovo picco storico, con un aumento protrattosi su sette mesi consecutivi  che ha sorpassato il picco della crisi dei prezzi alimentari del  2007-2008. Questa pressione al rialzo aggiunge ulteriori tensioni  a un sistema calibrato con attenzione per garantire che nei paesi ci sia sufficiente cibo per sfamare la popolazione e che funzioni un sistema di sovvenzioni per assicurare che il cibo sia venduto a un prezzo accessibile ai poveri e a quanti sono più vulnerabili.  Stiamo entrando in una fase di volatilità alimentare e di irregolarità nei rifornimenti.  Si tratta di un problema serio a livello planetario:  l’epoca che viviamo ci deve spingere ad affrontare con la massima attenzione il tema degli approvvigionamenti alimentari. Ci conforta sapere che tali temi saranno al centro dell’agenda del G20 di quest’anno,  insieme ai modi in cui affrontare possibili reazioni – come il divieto di esportazione, che non dovrebbe ripercuotersi sul lavoro umanitario – e all’importanza di creare riserve di cibo in prossimità delle aree di potenziale insicurezza alimentare. Quando si tratta di cibo, il confine tra stabilità e caos si assottiglia pericolosamente. E’ ancora troppo presto per quantificare il ruolo dell’aumento dei generi alimentari nell’attuale ondata di malcontento. Sappiamo, però, come durante la crisi dei prezzi alimentari del 2008, il prezzo del cibo sia stato un fattore scatenante di rivolte e proteste antigovernative. La volatilità dei mercati può rapidamente far scendere le popolazioni in strada e tutti noi dovremmo prestare attenzione a questo.

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