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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 318

Posts Tagged ‘mediterraneo’

“Progetto Mediterraneo” come nasce e il suo fine

Posted by fidest press agency su domenica, 29 luglio 2018

Esso intende costituire un valido supporto operativo, con l’apertura di nuovi mercati nell’area del bacino Mediterraneo, con una formula di franchising e d’intese operative con le realtà economiche dei paesi che vi si affacciano. Il tema l’ho proposto in più occasioni e per ultimo parlando di consorzi d’imprese. E’ un genere di collegamento, quest’ultimo, che può consentire indubbi vantaggi nel superare i costi d’insediamenti ex novo in paesi poco o nulla noti. Vi sono, inoltre, fattori d’economicità congiunti a quelli logistici facilmente individuabili e già citati.
D’altra parte il rapporto può considerarsi interessante non solo in termini di evoluzione del mercato (struttura della clientela, potenziale di vendita, reti di vendita), ma anche per il suo valore aggiunto in termini di gestione delle materie prime, del controllo della qualità, dei sistemi di elaborazione dati e degli stessi scenari nel loro complesso.
E’ uno scambio che può essere configurato a 360 gradi. Può coinvolgere altre risorse e potenzialità aziendali ed extra aziendali dalla formazione all’istruzione, dalla ricerca di nuove formule lavorative alla comunicazione. Va poi considerato l’interscambio a livello di gestione aziendale vera e propria.
Per quanto riguarda direttamente l’Italia essa si distingue per l’essere il Paese, dove in talune zone del suo territorio, esiste, ed è prevalente, una imprenditorialità piccola e media ben radicata. Penso a Biella, a Prato, a Cusio, a Vigevano, ecc. Ora mi chiedo, con l’avvento della moneta unica e ciò che comporta sotto il profilo economico, della libera circolazione di beni e servizi e della concorrenza, cosa è cambiato. D’altro canto non è un mistero per nessuno costatare che le piccole imprese stanno attraversando difficoltà strutturali di non lieve entità. Anche sotto quest’aspetto annoto alcune affinità con le imprese agricole. Diciamo che la loro ridotta dimensione non consente economie ed economicità soddisfacenti. La mancanza funzionale e organizzativa, la scarsità di propri mezzi finanziari, il dover ricorrere spesso al credito e subire il peso del costo maggiore, rispetto alle consorelle più grandi, per via del rischio che presentano per gli istituti di credito, sono tutti elementi che compongono un mosaico non esaltante. Inoltre la loro incapacità di pensare e perseguire strategie ben definite e tali da essere considerate gradite alle attese dei mercati e di gareggiare con successo, data la loro maggiore ampiezza e livello di competitività e di aggressività, gioca un ruolo non certo positivo. Tutto questo per non parlare delle esistenti difficoltà strutturali e di durabilità d’imprese che affrontano il quotidiano con notevole determinazione, ma anche con crescenti limiti sui quali pesa una grossa ipoteca.
Il primo errore, a mio avviso, è quello di voler restare rinserrati nel proprio territorio. Più salutare ed efficace sarebbe una politica d’aggregazione tra imprese poste in territori e nazioni diverse.
Tale criterio consentirebbe due benefici immediati: Il primo è legato all’espansione del mercato per il quale esporsi da soli significherebbe caricarsi di costi aggiuntivi, che diventerebbero proibitivi, e il secondo di sviluppare una cultura dello stare insieme a livello di micro-imprenditorialità.
E’ essenziale superare difficoltà culturali, di saper pensare e agire in comune e non è cosa da poco. Eppure i ritorni sono indubbi. Esaminiamone taluni:
• Consente di assumere maggiori dimensioni con l’acquisizione di nuove commesse.
• Favorisce sbocchi commerciali in aree limitrofe o esterne e di porsi nelle condizioni di maggiore concorrenzialità con le imprese maggiori.
• Riduce l’onerosità di certi costi di approvvigionamento, di ricerca e sviluppo, di promozione ecc.
• Evita lo sperpero di patrimoni tangibili e intangibili in caso di cessazione, perché tali patrimoni potrebbero trovare agevole collocazione o recupero nella stessa aggregazione. (Riccardo Alfonso)

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Il Mediterraneo questo sconosciuto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 luglio 2018

Il Mediterraneo lambisce le terre di tre continenti: l’Africa, l’Europa e l’Asia. L’Italia, con il suo stivale, vi s’immerge a tutto campo. E’ un ponte ideale tra il Nord e l’Europa centrale e il suo Sud più profondo costituito da tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo.
Sono luoghi che hanno visto passare grandi civiltà e subito immani stragi. Ci siamo trovati al cospetto di notevoli conquiste congiunte a enormi miserie e brutture d’ogni genere. Sono anche i Paesi che ospitano tre grandi religioni monoteiste: la cristiana, l’islamica e l’ebraica. Da esse dovrebbe partire un “solido” messaggio di pace e invece sono capaci di trasformarsi in strumenti di lotta, di divisione e di eccidi, assurdi e crudeli. L’esempio è dato dal vicino oriente e, sull’altro versante, dalla Libia e dall’Egitto.
Lungo l’uno e l’altro capo del filo vi è un’Africa settentrionale che soffre una propria crisi d’identità tra l’integralismo islamico e un potere politico, che non sa o vuole essere democratico, liberale, aperto a una cultura del rinnovamento. In questo miscuglio di posizioni non ben definite, ma che spesso sfumano in violenze inaudite, probabilmente si gioca l’avvenire del mondo.
Questo rischio lo dobbiamo al fatto che la “rabbia” degli oppositori non ha confini. Le gesta dei terroristi arabi, giapponesi, irlandesi, baschi e i risvegli revanscisti di talune ideologie del passato, quali la nazista e la marxista-stalinista, lo dimostrano. Vi è, tuttavia, una grossa differenza rispetto al passato. Non è più la “cronaca” degli anarchici con le loro “bombette” piazzate sotto la carrozza del re o del suo erede a cavallo tra il XIX e il XX secolo, ma è qualcosa d’altro e notevolmente più grave. Il terrorista oggi vorrebbe ragionare solo con le bombe atomiche, con il gas nervino e con le armi batteriologiche. E’ “Il giorno del cobra” come è stato raccontato da Richard Preston (edito in Italia da Rizzoli).
Posso dire che in questi casi è la fantasia ad anticipare la realtà. Ed è, ancora una volta, lo scenario europeo e medio orientale a creare le basi per una violenza senza precedenti.
Da lì partono i gruppi di terrore, sponsorizzati da taluni governi, e in quei Paesi si producono veleni d’ogni genere e si coltiva il seme dell’odio e della distruzione. Ma sia chiaro: il mondo è stato edificato su una montagna di soldi sempre più posseduti da una ristretta cerchia di persone e se queste non intendono avere ragione nel sostenere la logica dell’equa ripartizione delle risorse significa che dobbiamo convivere con la brutalità, il genocidio e le distruzioni e nolenti o volenti farcene una ragione. (Riccardo Alfonso)

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“Il tema dell’immigrazione va affrontato in modo concreto e senza ipocrisie”

Posted by fidest press agency su domenica, 22 luglio 2018

“Non siamo in condizione di ospitare centinaia di migliaia di persone che dall’Africa vorrebbero trasferirsi in Italia e non si può solidarizzare con i ‘penultimi’ ignorando gli ultimi, come sta facendo quel circuito dell’accoglienza che per ragioni di business guarda i primi e ignora i secondi. Lo spirito solidaristico vorrebbe che si indirizzassero attenzioni, energie, economie a coloro che in Africa non hanno soldi da dare ai trafficanti di uomini, né la forza fisica per attraversare il deserto e poi il Mediterraneo. Parliamo di donne, bambini, anziani, disabili, gli ultimi appunto. Ma molte Ong, d’accordo con le cooperative dell’accoglienza, preferiscono darsi appuntamento a poche miglia dalle coste con gli scafisti e alimentare questo esodo che impoverisce innanzitutto l’Africa. Se i 5 miliardi l’anno fossero indirizzati lì produrrebbero risultati 100 volte superiori a quelli conseguiti in Italia, ma non sarebbero utilizzati da quel circuito.Così come se, con accordi bilaterali e pattugliamento militare davanti alla Libia, riuscissimo a impedire ai barconi di salpare salveremmo migliaia di vite umane, ma non il portafoglio di coloro che dichiaravano: “si fanno più soldi con gli immigrati che con la droga”… L’unica soluzione è creare sviluppo, occupazione, salute in Africa, continente potenzialmente più ricco del pianeta e garantire il diritto a non espatriare, stroncandone lo sfruttamento da parte del mondo occidentale ” – così il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, intervenuto stamane al programma Coffee Break in onda su La7.

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Tutto quello che c’è da sapere sul business dell’immigrazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 giugno 2018

migranti spaIl ruolo delle ONG che operano nel Mediterraneo, l’atteggiamento in certi casi equivoco di alcuni paesi europei, lo sporco lavorio dei trafficanti di essere umani. Tutto quello che stiamo vedendo in questi giorni a proposito della vicenda che ha riguardato la nave Acquarius era in qualche modo stato anticipato nel libro di Pierfrancesco De Robertis, «Migranti Spa», l’ultimo e più aggiornato saggio sul business dell’immigrazione clandestina. L’inchiesta condotta da De Robertis prende l’avvio dall’esame di quanto accaduto nel mar Mediterraneo a partire dall’esplosione della grande crisi migratoria del 2012/2013, quando centinaia di migliaia di persone hanno cominciato a riversarsi nella coste meridionali dell’Europa per cercare una condizione di vita migliore. L’Unione europea si è fatta trovare sostanzialmente impreparata e gestire questo grande afflusso di gente, che ha provocato una grande discussione pubblica in tutti gli stati al punto che le elezioni politiche in ogni stato hanno avuto l’immigrazione come tema principale sul quale i partiti si sono confrontati di fronte agli elettori. L’impreparazione ha creato divisioni anche nette, tra stati e all’interno degli stati. L’Italia è stata lasciata sola ma nel frattempo è riuscita a mettere in piedi quello che in molti hanno definito un proficuo , perché quei cinque o sei miliardi che il nostro Paese spende ogni anno per l’accoglienza dei migranti fanno lavorare molta gente, creano un indotto che tiene insieme molti interessi diversi. Ecco, tutto questo in «Migranti Spa» era ben presente e ben descritto quando ancora la nave Acquarius doveva prendere il largo per salvare in mare il suo carico di disperati.
Lo Stato italiano spende sei-sette miliardi di euro all’anno per l’accoglienza dei migranti, un fiume di soldi. Dove vanno? A chi vanno? Chi guadagna dietro il grande business che si è venuto a creare con l’arrivo in Italia di centinaia di migliaia di immigrati? De Robertis cerca di rispondere a queste domande proponendo storie, analisi e dati sui flussi di denaro che gravitano intorno al mondo dell’accoglienza. Il risultato della sua inchiesta è un affresco composito: da una parte migliaia di volontari che eroicamente si affannano per portare un aiuto ai tanti disperarti che arrivano sulle nostre coste, dall’altro centinaia di improvvisate coop sociali, associazioni e avventurose società che cercano di sfruttare il nuovo business. Per non parlare di dubbie ONG. Lo Stato osserva ma non controlla, anche perché è una situazione che fa comodo a molti. Il libro è arricchito da numerose tabelle contenenti somme, dati, numeri che fotografano una realtà alla quale è finalmente giunto il momento di guardare con obiettività e grande senso di responsabilità civile.
Pierfrancesco De Robertis, giornalista e scrittore, è editorialista del Quotidiano Nazionale e dei giornali del gruppo Poligrafici (“La Nazione”, “Il Resto del Carlino”, “Il Giorno”). Dal 2015 al 2017 ha diretto “La Nazione” di Firenze. Per Rubbettino ha già approfondito importanti fenomeni di cronaca, pubblicando La Casta invisibile delle Regioni e La Casta a statuto speciale.www.rubbettinoeditore.it (foto copertina: migranti spa)

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Altri posti per il reinsediamento dopo la morte nel Mediterraneo di 160 persone

Posted by fidest press agency su sabato, 13 gennaio 2018

Onu palaceL’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, rinnova il suo appello agli Stati affinché contribuiscano a salvare vite umane mettendo a disposizione più posti per il reinsediamento e altre alternative sicure per la protezione dei rifugiati, incluso il ricongiungimento famigliare. Solo in questa settimana, circa 160 persone hanno perso la vita o risultano disperse in tre diversi incedenti nel mar Mediterraneo.
Lunedi (8 gennaio), i sopravvissuti a un incidente che ha presumibilmente causato più di 60 vittime, sono stati recuperati e fatti sbarcare a Catania dalla Guardia Costiera italiana. Oltre agli otto corpi recuperati dai soccorritori, si teme che possano essere annegate altre 56 persone, tra le quali 15 donne e 6 bambini.Lo stesso giorno, in un altro incidente, un’imbarcazione che trasportava 54 persone si è ribaltata al largo delle coste del Marocco. La Guardia Costiera marocchina ha riferito che due uomini sono annegati.
Martedì (9 gennaio), l’UNHCR e l’organizzazione partner International Medical Corps, hanno dato assistenza allo sbarco a Tripoli di 279 tra rifugiati e migranti operato della Guardia Costiera libica. Secondo quanto riferito dai sopravvissuti tra le 60 e le 100 persone risulterebbero disperse. Nessuno dei corpi è stato finora recuperato.Nel settembre del 2017 l’UNHCR ha fatto appello affinché venissero messi a disposizione 40.000 posti per il reinsediamento in 15 Paesi d’asilo e transito lungo la rotta del Mediterraneo centrale. Si ritiene che in tutto siano 277.000 i rifugiati con necessità di reinsediamento in questi Paesi.Per venire incontro a queste necessità, l’UNHCR ha finora ricevuto circa 13.000 offerte di posti per il 2018 e il 2019. La maggioranza di queste fanno parte di programmi di reinsediamento globale già regolarmente istituiti, e solo poche sono invece posti addizionali.
Dal novembre del 2107, l’UNHCR ha evacuato centinaia di rifugiati vulnerabili, la grande maggioranza dei quali donne e bambini, dalla Libia al Niger. Per quanto riguarda i minori non accompagnati, verrà individuata una soluzione nell’interesse maggiore di ogni bambino, mentre gli adulti saranno sottoposti alle regolari procedure dell’UNHCR con la prospettiva di trovare soluzioni anche per loro, incluso il reinsediamento.L’UNHCR insiste affinché venga adottato un approccio comprensivo nella gestione dei movimenti di migranti e rifugiati che affrontano i pericolosi viaggi attraverso il deserto del Sahara ed il mar Mediterraneo. E’ necessario costruire e rafforzare la capacità di protezione e supporto al sostentamento negli Stati di primo asilo, fornire ai rifugiati modalità più protette e regolari per trovare la sicurezza, attraverso percorsi legali quali il reinsediamento e la riunificazione famigliare, ed affrontare le cause principali che costringono i rifugiati alla fuga.

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I nuovi desaparecidos del Mediterraneo

Posted by fidest press agency su martedì, 5 dicembre 2017

Roma Giovedì 7 Dicembre 2017, ore 13:00. Dipartimento di Scienze della Formazione – Aula 10 Via Principe Amedeo 182. I nuovi desaparecidos del Mediterraneo: incontro con Enrico Calamai Nell’ambito dei seminari aperti di Sociologia generale, giovedì 7 dicembre Enrico Calamai terrà una conferenza su “I nuovi desaparecidos del Mediterraneo”. Il Comitato Verità e Giustizia per i nuovi desaparecidos, costituito da associazioni e giuristi, si sta mobilitando dal 2014 per denunciare un massacro che rimane senza colpevoli e senza responsabili. Le migliaia di vittime senza nome e senza volto scomparsi in mare devono avere giustizia e dignità per far sì che non si dica domani: “Io non lo sapevo”. Enrico Calamai, portavoce e promotore del Comitato, ha lanciato un appello per la convocazione di un Tribunale Internazionale di opinione sui crimini perpetrati sulla pelle dei migranti che cercano di arrivare in Europa. Enrico Calamai, già viceconsole in Argentina ai tempi della dittatura dove ha salvato centinaia di persone, sostiene che siamo di fronte a “uno sterminio di massa” che si consuma nell’assuefazione e l’indifferenza.

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Idea di un “Erasmus del Mediterraneo”

Posted by fidest press agency su martedì, 24 ottobre 2017

erasmus“Ho letto con interesse le riflessioni del ministro degli Esteri Angelino Alfano a proposito del tema dei migranti e dell’idea di un ‘Erasmus del Mediterraneo’ che possa promuovere maggiore integrazione e migliore conoscenza reciproca tra i paesi che vi si affacciano. Una simile iniziativa esiste già ed è gestita dall’Agenzia Nazionale per i giovani grazie ad Erasmus+ un progetto ‘gemello’ ma più inclusivo dell’Erasmus universitario, fa anche un lavoro intenso e specifico, ma poco conosciuto, con gli stati che si affacciano sul Mediterraneo: Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Libia, Marocco, Palestina, Tunisia, anche Siria”. Lo afferma Giacomo D’Arrigo, direttore dell’Agenzia nazionale Giovani a proposito della proposta dell’Erasmus del mediterraneo lanciata oggi dal ministro Alfano.
“Dal 2014 ai primi mesi del 2017 sono stati coinvolti quasi 5100 giovani in attività di mobilità con i Paesi del Mediterraneo, con 14 milioni e mezzo di euro di fondi erogati – ricorda D’Arrigo -. In dieci anni, considerando oltre all’Erasmus + anche il precedente Gioventù in azione, sono stati oltre 11 mila i giovani che hanno fatto scambi o attività di volontariato in questi paesi”.
“Basterebbe quindi mettere a sistema quanto di buono esiste già – conclude – e creare una strategia di inclusione che passi della nuove generazioni, sfruttando risorse già esistenti. E’ questo uno dei terreni principali della nuova sfida per un’Europa integrata. Non muri ma viaggi, incontri, conoscenza. Quando questi ragazzi torneranno avranno negli occhi e nel cuore altre culture, altri insegnamenti, altri sapori e altri umori ma soprattutto avranno più libertà, più empatia, più lungimiranza, più ‘visione’ di un futuro dove non ci sarà spazio per intolleranza e razzismo”.

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“Ricerca e salvataggio” nel Mediterraneo

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 settembre 2017

mediterraneoI deputati della commissione libertà civili (LIBE) sono in Tunisia per raccogliere informazioni sulle operazioni di “ricerca e salvataggio” nel Mediterraneo e sulla situazione in Libia e discutere di liberalizzazione dei visti e accordi di riammissione con le autorità nazionali e locali e i rappresentanti di organismi internazionali e di ONG. Nel contesto della cooperazione dell’UE con i paesi dell’Africa in materia di migrazione e del lavoro legislativo in corso al Parlamento europeo sugli accordi di riammissione, la missione ha l’obiettivo di comprendere meglio la situazione dei migranti e dei richiedenti asilo, nonché il nuovo quadro di partenariato tra l’UE e la Tunisia.”Proprio la settimana scorsa la commissione LIBE ha discusso con la Commissione europea gli accordi di riammissione, in particolare sui negoziati in corso tra l’UE e la Tunisia. La delegazione arriva in tempo utile e sosterrà il lavoro della commissione per valutare un futuro accordo di riammissione con la Tunisia”, ha dichiarato Claude Moraes (S&D, Regno Unito), presidente della commissione LIBE e della delegazione.I deputati discuteranno inoltre con varie ONG, tra cui l’UNHCR, e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, i progetti finanziati in Libia dal Fondo dell’UE per la migrazione. “Il monitoraggio dei fondi dell’UE, la formazione e il rispetto del principio di non respingimento sono questioni che continuano a riemergere nei dibattiti sulla migrazione della nostra commissione ed è fondamentale utilizzare questa delegazione per valutare se siano presenti meccanismi adeguati per monitorare le salvaguardie sui diritti umani”, aggiunge la presidenza.

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Attività delle delegazioni parlamentari dell’U.E.

Posted by fidest press agency su martedì, 19 settembre 2017

macronIl futuro del sistema commerciale multilaterale e la cooperazione tra UE ed America Latina nella lotta contro il crimine organizzato e il terrorismo saranno tra i principali argomenti della 10ª sessione plenaria dell’Assemblea Parlamentare euro-latinoamericana (EuroLat), che si svolgerà a San Salvador da lunedì a giovedì 21 settembre.Altri temi in agenda: la volatilità dei prezzi delle derrate alimentari, il lavoro informale e non dichiarato, la regolamentazione delle lobby, la cooperazione nei settori aeronautico e della ricerca.
Da lunedì a venerdì, una delegazione della Commissione libertà civili si recherà in Tunisia per esaminare la cooperazione tra Unione europea e Paesi della regione – la Libia in particolare – nella gestione dei flussi migratori e nel controllo delle frontiere. La delegazione discuterà con i ministri tunisini, i membri del Parlamento e la società civile, delle operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo, della situazione nei centri di detenzione e di diritti umani, come anche di liberalizzazione dei visa e degli accordi di riammissione.
In seguito alla decisione della Corte di Giustizia europea sull’immediata interruzione dello sfruttamento della foresta protetta di Białowieża (Polonia), e al rifiuto delle autorità polacche di rispettare tale divieto, una delegazione della Commissione ambiente si recherà a Varsavia da lunedì a mercoledì per un incontro con il ministro dell’ambiente, Jan Szyszko, le ONG e i rappresentanti di industrie e sindacati.
Portrait of Antonio TajaniI deputati della Commissione controllo dei bilanci saranno in Ungheria da lunedì a mercoledì per visitare alcuni progetti finanziati dai fondi UE e incontrare i membri del Parlamento ungherese, i rappresentanti della Corte dei conti e della società civile. La commissione CONT ispeziona regolarmente i progetti finanziati negli Stati membri e nei Paesi terzi.
Alla luce dei recenti sviluppi della situazione in Myanmar, la Commissione commercio internazionale del Parlamento europeo ha deciso di rimandare a data da definirsi la missione pianificata nel Paese. Il PE ha recentemente adottato una risoluzione nella quale si chiede di “porre immediatamente fine alle uccisioni, ai soprusi e agli stupri di cui è vittima l’etnia rohingya” in Myanmar/Birmania.
Il Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, sarà in visita ufficiale in Francia giovedì e venerdì. Incontrerà il Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, il Primo ministro Édouard Philippe e il Presidente dell’Assemblea nazionale François de Rugy.

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Mostra: Il Mediterraneo

Posted by fidest press agency su domenica, 17 settembre 2017

MediterraneoLucca. L’edizione 2017 del Photolux Festival, Biennale Internazionale di Fotografia, a Lucca dal 18 novembre al 10 dicembre 2017, sarà dedicata ad un tema e ad un luogo simbolico: il “Mediterraneo”.
“Il Mediterraneo è un immenso archivio e un profondo sepolcro.” Ad affermarlo è stato Predag Matvejevic, autore nel 1987 di Breviario mediterraneo, lavoro fondativo della storia culturale della regione del Mediterraneo, tradotto in oltre venti lingue.
Le parole di Matvejevic risuonano, nella loro assoluta attualità, espresse da molte delle mostre e riecheggiate dagli appuntamenti di Photolux 2017.
“Il Mediterraneo è lo scenario nel quale negli ultimi anni si sta consumando l’emergenza umanitaria legata ai flussi migratori verso le coste europee, una delle più gravi per le sue proporzioni in termini di persone coinvolte e per le ripercussioni sul sistema di valori e sull’identità dell’Europa”, annota Enrico Stefanelli che di Photolux Festival è il fondatore e direttore.
“E oggi più che mai si avverte l’urgenza di tornare a interrogare il Mediterraneo e la sua storia, di trovare un nuovo dialogo tra le culture”.
Per questo l’edizione 2017 di Photolux Festival vuole essere un focus sui fotografi del Mediterraneo e su quelli che del “mare nostrum” hanno fatto l’oggetto del proprio sguardo, che dia luogo a inedite contaminazioni e che provi a raccontare un mare dove da millenni si incontrano e scontrano civiltà che ne arricchiscono e complicano la storia”.
Le 22 mostre indagano questo tema-simbolo attraverso il lavoro di grandi nomi e giovani autori della fotografia internazionale. (foto: mediterraneo)

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Migranti: Save the Children, Vos Hestia ferma a Malta in attesa di poter riprendere le operazioni nel Mediterraneo

Posted by fidest press agency su sabato, 19 agosto 2017

mediterraneoSave the Children sta valutando l’evolversi dell’intero scenario dopo la dichiarazione della Marina libica di voler estendere il controllo e il divieto alle navi delle ONG nelle acque internazionali che fanno parte della SAR zone e la nave Vos Hestia resta ferma a Malta in attesa di capire se ci sono le condizioni di sicurezza per riprendere le operazioni.L’Organizzazione si rammarica di dover essere costretta a mettere in pausa le proprie operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo a causa delle decisioni dalla Marina Libica di controllare le acque internazionali in cui normalmente opera la nave di Save the Children con l’obiettivo di salvare vite umane. Si tratta di una situazione molto preoccupante per il rischio di sicurezza dello staff e per la reale capacità della Vos Hestia di mettere in atto la propria missione di soccorso.Il nostro team di esperti a bordo della nave è preoccupato che in questa nuova situazione le imbarcazioni dei migranti saranno costrette a tornare in Libia e molti bambini e adolescenti moriranno prima di lasciare la nuova zona SAR libica. Secondo quanto riportato, infatti, le autorità libiche avrebbero spostato la loro zona di competenza SAR dalle 12 miglia nautiche alle 70 miglia dalla costa libica e le imbarcazioni su cui viaggiano i migranti sono di gomma molto leggera, imbarcano facilmente acqua e non possono portare abbastanza carburante.In questo momento non è chiaro se entrando in quella zona, l’operazione di ricerca e salvataggio di Save the Children potrebbe essere a rischio, ma ciò che è chiaro è che molte vite potrebbero essere messe in pericolo, con la diminuzione della capacità di soccorso e salvataggio in quel tratto di mare.“Save the Children è pronta a riprendere le proprie operazioni nella zona di salvataggio, ma abbiamo il dovere di garantire la sicurezza del team e l’efficacia delle operazioni. Prima di poter riprendere la missione dobbiamo avere rassicurazioni in particolare sulla sicurezza del nostro personale, Se non le avremo saremo costretti a considerare la sospensione delle operazioni, anche se speriamo di non doverlo fare” spiega Rob MacGillivray, Direttore delle operazioni di Save the Children.
Save the Children è inoltre molto preoccupata per l’attuale diminuzione della capacità di salvataggio in mare, dovuta alla sospensione delle attività di altre Organizzazioni presenti nel Mediterraneo. “Capiamo e rispettiamo tutte le ONG che come noi in questo momento si trovano a dover prendere una difficile decisione. La pausa delle operazioni delle navi mette infatti a rischio vite umane e diminuisce la capacità di salvataggio e per questo è necessario poter continuare e riprendere appena possibile”, continua Rob MacGillivray.Oltre 2.200 persone sono già annegate quest’anno nel Mediterraneo e 4.500 lo scorso anno. Save the Children accoglie con favore ogni intervento che possa incrementare la possibilità di salvare vite in mare, ma resta preoccupata per la possibilità che i migranti vengano riportati in Libia, che non è considerato un luogo sicuro dove vengono rispettati i diritti umani fondamentali.Le tantissime testimonianze che Save the Children ha raccolto da bambini e ragazzi salvato in questi mesi, parlano di violenze e abusi gravissimi subite anche dai bambini e dalle bambine più piccole. In questo quadro quindi, la preoccupazione che le operazioni di salvataggio possano essere rese inefficaci e che migliaia di persone possano rimanere nei centri di detenzione libici, preoccupa fortemente. È necessario che vengano garantite le condizioni per le operazioni di ricerca e salvataggio ma è altresì necessario anche un forte intervento anche in Libia per garantire che vengano rispettati i diritti umani. Anche alla luce di tutto questo e dell’odierna richiesta di aiuto del governo libico, Save the Children è pronta a fare la propria parte e a continuare a perseguire la propria missione di salvare i bambini, valutando la possibilità di intervenire anche in Libia qualora naturalmente vi siano le giuste condizioni di rispetto dei diritti umani.

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L’Italia paese europeo e paese mediterraneo

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 agosto 2017

Giovanni Paolo  IIGli italiani sono gli eredi morali e materiali dell’opera di San Benedetto da Norcia, padre dell’Europa e patrono dell’Occidente. Il grande valore attribuito al lavoro e all’ospitalità, rende Benedetto non solo il fondatore del Monachesimo e della Civiltà medioevale europea, la Civiltà delle arti e dei mestieri; ma anche il precursore di quella ecumenicità e di quella solidarietà internazionale che ha trovato nel Pontefice Giovanni Paolo II il suo ultimo grande assertore. Papa Woytjla, con la sua attività ecumenica, dà impulso alla costituzione della Grande Europa Unita (G.E.U.) dalla Iberia alla Siberia, coesa dai comuni valori culturali e spirituali. Gli attuali Stati Nazionali divengono Stati- Regione dello Stato Federale Europeo. L’impianto dello Stato Europeo sarà formato da tre livelli amministrativi: L’Amministrazione unitaria dello Stato Federale, la cui sede principale potrebbe essere a Vienna, già capitale europea, ed una delle più belle e prestigiose città del Continente. Le Amministrazioni degli Stati-Regione, corrispondenti agli Stati attuali; Le Amministrazioni degli Enti locali, corrispondenti, per quanto riguarda l’Italia, alle Comunità Territoriali. Se cambia la dimensione dello Stato, bisogna cambiare la dimensione degli Enti Locali.D’altronde i livelli amministrativi di uno Stato funzionale e moderno, non possono essere più di tre, altrimenti si ricrea una gigantesca macchina burocratica, costosa e ingovernabile. L’Italia e l’Europa hanno bisogno di una classe dirigente coraggiosa che sappia porre le basi della nuova Civiltà del terzo Millennio, fondata sulla pace e sulla solidarietà fra tutti i Popoli della Terra.(Riccardo Alfonso direttore del centro studi religiosi e filosofici della Fidest)

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Attività di ricerca e soccorso (SAR) nel Mediterraneo

Posted by fidest press agency su sabato, 15 luglio 2017

barbara spinelliBruxelles. Barbara Spinelli è intervenuta nel corso della riunione ordinaria della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (LIBE) del Parlamento europeo durante un’audizione sulle attività di ricerca e soccorso (SAR) nel Mediterraneo.Erano presenti Sandro Gallinelli, capitano della Guardia costiera italiana; Fabrice Leggeri, direttore esecutivo di Frontex; Marco Bertotto, responsabile Advocacy & Public Awareness di Medici Senza Frontiere Italia; Judith Sunderland, direttore per l’Europa e l’Asia Centrale di Human Rights Watch.Di seguito l’intervento:«Vorrei concentrarmi sul codice di condotta per le Ong affidato al governo italiano. É molto preoccupante, anche legalmente.
In primo luogo, si ignora completamente che un codice di condotta volontario è già stato sottoscritto dalla stragrande maggioranza delle Ong – promosso da Human Rights at Sea –­ e che comunque esiste una legge che le guida: la Convenzione sul diritto nel mare.
In secondo luogo, è particolarmente grave che nell’elaborazione di nuove regole non si consultino tutte le Ong che fanno search and rescue. So che la loro richiesta in questo senso – così come il loro codice – è stata in genere ignorata.
Alcuni paragrafi del codice preparato dall’Italia sono concepiti solo per rendere impossibile il salvataggio di vite umane. Ne cito qualcuno:
– Il divieto “assoluto” di operare in acque territoriali libiche, dove muore la maggior parte delle persone, e dove Triton non è presente. Il divieto è senza senso perché il salvataggio è legge in qualunque circostanza. La Libia non è in grado ancora di organizzare una zona SAR. Non ha nemmeno firmato la Convenzione di Ginevra.
– Il divieto di comunicare per telefono o mandare segnali luminosi. Anche questa sembra una provocazione, perché rende impossibile il search and rescue. L’uso di segnali luminosi è prescritto inoltre dalle regole marittime internazionali, le cosiddette “rules of the road”.
– L’obbligo di non ostacolare le operazioni di search and rescue condotte dalle guardie costiere libiche. Sappiamo che le guardie fanno spesso parte di milizie incontrollabili, e che spesso collaborano con i trafficanti. Più volte sparano sui migranti imbarcati, e non rispondono ad alcuna autorità statale affidabile.
– La presenza della polizia giudiziaria sulle navi delle Ong perché investighi sugli smuggler. Questo è in violazione del principio di neutralità osservato dalle Ong e dell’assoluta priorità che deve essere rappresentata dal search and rescue.Ricordo infine che il training delle guardie costiere libiche è stato altamente sconsigliato: dal rappresentante dell’ONU Martin Kobler, da Amnesty. E che l’ONU considera la Libia un Paese non sicuro, dove i profughi non vanno rimpatriati. L’UE obbedisce ancora all’ONU?Io non capisco come possa l’Unione guardarsi allo specchio e parlare di valori. Nel febbraio scorso, prima del vertice di Malta, ha fatto sapere che il principio di non refoulement andrà riscritto. Oggi giunge sino a riscrivere la legge del mare. Il tutto in assenza di qualsiasi decisione concernente operazioni europee proattive e massicce di Ricerca e Soccorso.Non vorrei infine che si dimenticassero i tanti che moriranno nel deserto, se anche le frontiere Sud della Libia saranno sigillate militarmente con l’assistenza dell’Unione».

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Rotta del Mediterraneo centrale: la Commissione propone un piano d’azione

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 luglio 2017

european commissionStrasburgo. La situazione lungo la rotta del Mediterraneo centrale, ogni giorno più pressante, ha indotto la Commissione a presentare oggi una serie di misure immediate che possono essere adottate dagli Stati membri dell’UE, dalla Commissione, dalle agenzie dell’UE e dall’Italia stessa.Valorizzando il lavoro svolto negli ultimi due anni per salvare vite umane in mare e gestire il numero crescente di arrivi lungo la rotta del Mediterraneo centrale, è necessario che tutti i soggetti coinvolti intensifichino e accelerino ora i loro sforzi per fronteggiare l’urgenza crescente della situazione e in linea con gli impegni assunti dai leader dell’UE. Le misure odierne dovrebbero costituire una base per le discussioni che si terranno nella riunione informale del Consiglio “Giustizia e affari interni” in calendario giovedì a Tallinn.Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha dichiarato: “La situazione drammatica nel Mediterraneo non costituisce un fatto nuovo e non ha carattere temporaneo. Negli ultimi due anni e mezzo abbiamo compiuto enormi progressi verso la creazione di una genuina politica UE della migrazione ma l’urgenza della situazione ci impone ora di dare un serio impulso ai nostri sforzi collettivi e di non lasciare sola l’Italia. Tali interventi devono essere incentrati sulla solidarietà – con le persone che fuggono dalla guerra e dalle persecuzioni e con i nostri Stati membri maggiormente sotto pressione. Allo stesso tempo dobbiamo intervenire, in sostegno alla Libia, per combattere i trafficanti e rafforzare i controlli alle frontiere così da ridurre il numero di persone che intraprendono viaggi pericolosi verso l’Europa.” La Commissione intende:
incrementare ulteriormente la capacità delle autorità libiche grazie a un progetto dotato di 46 milioni di euro e preparato congiuntamente con l’Italia;
finanziare la creazione in Libia di un centro di coordinamento e soccorso marittimo pienamente operativo;
aumentare i finanziamenti per la gestione della migrazione in Italia di ulteriori 35 milioni di euro da mobilitare immediatamente;
garantire una piena mobilitazione delle agenzie dell’UE:
l’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo (EASO) è pronto ad aumentare il numero delle unità mobili che contribuiscono al trattamento delle domande;
l’Agenzia europea della guardia costiera e di frontiera dovrebbe esaminare urgentemente le proposte dell’Italia in relazione all’operazione congiunta Triton;
e la riserva di reazione rapida della guardia di frontiera e costiera europea, forte di 500 esperti sul rimpatrio, è pronta per essere dispiegata su richiesta dell’Italia;
avviare e finanziare un nuovo sistema di reinsediamento, in particolare da Libia, Egitto, Niger, Etiopia e Sudan di concerto con l’UNHCR e con decorrenza immediata;
collaborare con la Libia per rafforzare i controlli sulla frontiera meridionale, in cooperazione con i paesi del G5 Sahel e gli Stati membri e con il sostegno finanziario dell’UE;
intensificare gli interventi per stipulare accordi di riammissione (o accordi informali equivalenti) con i paesi di origine e di transito, con il sostegno degli Stati membri;
intensificare la cooperazione con Niger and Mali nell’ambito del quadro di partenariato per prevenire gli spostamenti verso la Libia;
continuare a lavorare con l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) per accelerare i rimpatri volontari assistiti dalla Libia e dal Niger verso i paesi di origine, anche mediante un aumento dei finanziamenti;
garantire di concerto con gli Stati membri la piena attuazione del quadro di partenariato, anche estendendolo ad altri paesi rispetto ai 5 prioritari, esercitando pressioni di tipo sia positivo che negativo;
in aggiunta ai 200 milioni di euro già stanziati nel 2017 per la “finestra” per l’Africa settentrionale (“North Africa window”) del Fondo fiduciario UE-Africa, garantire finanziamenti equivalenti per il 2018 e gli anni successivi con contributi del bilancio dell’UE e degli Stati membri.

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Seminario “NATO e Mediterraneo, scenari geo-economici in evoluzione”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 maggio 2017

Duomo_e_Battistero_di_ParmaParma Lunedì 22 maggio, alle ore 11, il Generale di Brigata Luca Fontana, Support Division Deputy Chief of Staff presso Nato Rapid Deployable Corps Italy, terrà nell’Aula Magna del Palazzo Centrale dell’Ateneo (via Università 12) il seminario “NATO e Mediterraneo, scenari geoeconomici in evoluzione”. L’incontro si aprirà con i saluti del Rettore Loris Borghi e con l’introduzione del prof. Gino Gandolfi, Pro Rettore con delega allo Sviluppo delle relazioni d’impresa e con il territorio.L’evento è rivolto agli studenti e ai docenti dell’Ateneo e sarà visibile in diretta streaming sul sito web di Ateneo http://www.unipr.it
Il Generale di Brigata Luca Fontana è nato a Legnano (MI) l’8 marzo 1965.Dal 1981 al 1984 ha frequentato la Scuola Militare “Nunziatella” di Napoli dove ha completato il Liceo Scientifico. Successivamente, ha frequentato l’Accademia Militare di Modena e ha ricevuto la promozione al grado di Sottotenente nel settembre 1986.
È stato poi assegnato, da Ufficiale dei Bersaglieri, al 2° Battaglione “Governolo” in Legnano, dove è stato Comandante di Plotone e Compagnia Fucilieri prendendo parte, nel 1993, all’Operazione “UNOSOM 2” in Somalia. Nel 1997 ha frequentato il Corso di Stato Maggiore a Civitavecchia e subito dopo (1998) ha preso parte alla Missione SFOR in BOSNIA. Successivamente è stato inviato, in qualità di osservatore delle Nazioni Unite, in India e Pakistan (UNMOGIP) dove, sei mesi dopo, ha assunto l’incarico di Capo Operazioni.Tra gli incarichi principali, dopo la frequenza del Corso Superiore di Stato Maggiore Interforze presso il Centro Alti Studi della Difesa (CASD) nel 2001, ha ricoperto quello di Comandante del 3° Battaglione “Cernaia” in Caserta, prendendo parte all’Operazione “Antica Babilonia 6” nel 2004, successivamente Comandante del 6° Reggimento Bersaglieri in Trapani ed, infine, impiegato nell’ambito della Rappresentanza Militare Italiana presso il Military Committee della NATO in Bruxelles quale capo Branca Plans & Policy. Quindi, nel settembre 2014, è stato assegnato al Comando NRDC-ITA in Solbiate Olona (VA).

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VII Giornata Siciliana di Studi Ispanici del Mediterraneo

Posted by fidest press agency su martedì, 9 maggio 2017

Roma Martedì 9 Maggio 2017, ore 9:00 / 11 Maggio 2017 Dipartimento di Scienze Politiche, Aula 3b e A Via G. Chiabrera, 199 Roma / Via Vittorio Emanuele II, 49 Catania. La figura della madre attraverso la storia del genere umano Obiettivi del congresso internazionale: Il congresso, attraverso l’adozione di una prospettiva aperta e interdisciplinare ispirata al dialogo, si propone di riunire docenti e ricercatori provenienti da diversi campi d’indagine, al fine di diffondere e approfondire lo studio della figura della madre nell’ambito delle diverse prospettive culturali. L’eredità delle madri merita di essere celebrata e valutata per poter assegnare alla donna il posto che le corrisponde di diritto nella società di tutti i tempi; durante le giornate di studio saranno studiati anche i casi in cui la nozione di “materno” da uno sguardo tradizionale e di genere, è giunto, con l’evoluzione storica della figura femminile, al capovolgimento di se stesso fino a determinare il rigetto del ruolo classico e la rappresentazione di madri de-generi . L’obiettivo principale della Convention è quello di ricostruire la figura materna, in ambito accademico e scientifico, nella storia di tutte le società (non solo ispanica) all’interno delle quali è possibile avvertire analogie e differenze. Il confronto delle diverse prospettive mirerà a inserire la declinazione del materno in un contesto eterogeneo e diversificato in cui la riflessione sulla donna passa attraverso modelli autobiografici, storici, psicodinamici fino ad arrivare alla trasformazione indotta negli ultimi decenni dalla formazione dei Women and gender studies che hanno modificato, per certi versi, il ruolo tradizionale di “madre”. Particolare attenzione, infine, sarà dedicata alla crisi del ruolo simbolico della madre nella cultura della “ipermodernità” e ai suoi tragici legami con il fenomeno del femminicidio come risposta e forma suprema e invisibile di dominio dell’uomo sulla donna. Aree tematiche: La figura materna in ambito politico. La figura materna come mediazioni nei conflitti sociali. La figura materna e la religione. La figura materna e l’arte. La configurazione materna nel cinema. La presenza della figura materna nella musica. Maternità e lavoro. Il ruolo della madre nella produzione letteraria. La madre nella storia.
Sedi del convegno Roma: Dipartimento di Scienze Politiche (Università di Roma Tre) Catania: Dipartimento di Scienze Politiche (Università di Catania)
Direzione Luisa A. Messina Fajardo Trinis A. Messina Fajardo Coordinamento scientifico: Angela Motta (Direttore U.O.C. di Neonatologia ) Daniela Privitera (Università di Roma tre) Giovanni Burtone (Deputato nazionale) Luisa A. Messina Fajardo (Università di Roma Tre) Mariarita Sgarlata (Università di Catania) Paolo Rondinelli (Accademia della Crusca) Paolo Scollo (Presidente della Società italiana di ginecologia) Rosario Scalia (Liceo classico Mario Rapisardi) Salvatore Riolo (Università di Catania) Trinis A. Messina Fajardo (Università di Enna “Kore”) Venera Padua (Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza) Segreteria e organizzatori locali Alessia A. S. Ruggeri (Roma e Catania) Anna Gabriela Di Lodovico (Roma) Gabriella Ferrini (Catania) Giuseppe Iannaccone (Roma) Raffaella Valenti Pettino (Catania) Roberta Recupero (Catania) Rosana Rodríguez (Catania – Roma) Stefania Pedevillano (Catania) Responsabili social network e grafica Diego A. Maravilla (Roma) Carmelo Privitera (Catania)

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Immigrati: traversate del Mediterraneo dell’ultimo fine settimana

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 maggio 2017

mediterraneoDichiara l’Alto Commissario per i Rifugiati Filippo Grandi: “Abbiamo verificato che, da venerdì, oltre 6.000 persone hanno attraversato il Mediterraneo per raggiungere l’Italia – portando il totale di quest’anno a oltre 43.000. Questi arrivi massicci e il fatto che più di 1.150 persone siano scomparse o abbiano perso la vita nel tentativo di raggiungere l’Europa dall’inizio dell’anno, dimostrano come il salvataggio in mare sia ora più cruciale che mai.La rotta del Mediterraneo centrale dal Nord Africa all’Italia, di gran lunga la più utilizzata da richiedenti asilo e migranti per raggiungere l’ Europa, si è dimostrata essere anche la più letale. Dall’inizio del 2017, una persona su 35 è morta durante il viaggio in mare fra la Libia e l’Italia. E solo negli ultimi quattro giorni, 75 persone avrebbero perso la vita.Salvare vite umane deve essere la priorità assoluta per tutti e, alla luce del recente aumento degli arrivi, esorto ulteriori sforzi per salvare le persone lungo questa rotta pericolosa. E’ una questione di vita o di morte, che che si appella al più basico senso di umanità di ognuno di noi, e che non dovrebbe essere mai messa in discussione.
Gli instancabili sforzi della Guardia Costiera italiana, in coordinamento con Frontex, l’Agenzia europea delle frontiere e della guardia costiera, e delle ONG sono veramente notevoli. Insieme, hanno salvato decine di migliaia di vite. Nel 2016, le ONG hanno salvato più di 46.000 persone nel Mediterraneo centrale, rappresentando più del 26% di tutte le operazioni di salvataggio. Tale tendenza continua, raggiungendo il 33% dall’inizio dell’anno.Rimango profondamente sconvolto dalla violenza perpetrata dai trafficanti, tra cui la crudele uccisione di un giovane pochi giorni fa, come è stato segnalato ai miei team da parte di alcuni sopravvissuti.Il crescente numero di persone che vengono fatte salire su queste barche, una media di 100/150, principale causa dei naufragi, è molto allarmante. A ciò si aggiunge la scarsissima qualità dei barconi usati dai trafficanti, e l’utilizzo sempre maggiore di imbarcazioni di gomma piuttosto che di legno. E, sempre più spesso, verifichiamo che la ridotta disponibilità di telefoni satellitari sulle barche (circa la metà tra il 2015 e il 2016), renda più difficili gli sforzi di salvataggio, impossibilitando migranti e richiedenti asilo ad inviare le loro richieste d’aiuto e rendendone difficile l’individuazione ai soccorritori.
E’ necessario affrontare le motivazioni alla base delle migrazioni, e allo stesso modo offrire alternative sicure a queste pericolose traversate e alle persone che hanno bisogno di protezione internazionale, inclusi modi accessibili e sicuri per raggiungere l’Europa, come riunificazioni familiari, ricollocamenti e reinsediamenti.È necessario intervenire prima che le persone vengano catturate e esposte a terribili abusi da parte dei trafficanti in Libia e in altri paesi di transito e prima che essi si imbarchino per attraversare il Mediterraneo. Ciò significa anche moltiplicare gli sforzi per risolvere i conflitti, soprattutto in Africa; utilizzare le risorse per lo sviluppo in modo molto più strategico – per ridurre la povertà, per mitigare gli effetti del cambiamento climatico e per sostenere i paesi che ospitano un grande numero di rifugiati e i paesi di transito. Ciò richiede politiche e azioni coordinate da parte dei paesi europei e de​gli altri donatori”.

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Convegno ‘Voci di donne dal Mediterraneo’

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 aprile 2017

Roma Giovedì 6 Aprile 2017, ore 14:00 Dipartimento Scienze della Formazione, Aula Volpi Via Milazzo 11/B. Un Mediterraneo che non subisca l’immagine omologante di confine instabile o baratro al di là del quale proliferano solo tensioni e lotte laceranti. Sopra e oltre questa lettura, un luogo ancora denso di “incontri di civiltà” e di dialogo tra culture. Il tema, che appare quasi una sfida, verrà proposto il 6 aprile p. v. dall’Università degli Studi di Roma Tre, nell’ambito del convegno Voci di donne dal Mediterraneo.
Organizzato dal Laboratorio sul Pluralismo Culturale (Plu.C.) coordinato dalla professoressa Carmelina Chiara Canta, il convegno sarà l’occasione per discutere il ruolo delle donne immigrate, sia dentro che fuori le loro comunità di riferimento, inteso come verifica empirica del loro “potere di unire”. Donne con un’identità burocratica tutta da scrivere, migranti, richiedenti asilo e rifugiate, impegnate come tessitrici di reti di solidarietà informali e formali.
Su questo loro ruolo-chiave si discuterà durante il seminario, a cui parteciperanno Pasquale Basilicata, direttore generale Università Roma Tre, Lucia Chiappetta Cajola, Direttrice Dipartimento Scienze della Formazione – Università Roma Tre, Carmelina C. Canta, Professoressa di sociologia dei Processi culturali – Università Roma Tre, Alberto di Girolamo – sindaco di Marsala, Francesco Antonelli – Segretario Ais Studi di Genere, Marta Elisabeth Anna Matsher – Viceprefetto – Ministero dell Interno, Emilio Cocco – Università degli Studi di Teramo, Valentina Cardinali – INAAP, Jolanda Guardi – Universitat Rovira y Virgili e Luca Attanasio – giornalista free lance.
Con l’occasione verrà presentato il cortometraggio realizzato dai membri del Laboratorio Plu.C. nella Sicilia sudoccidentale: Racconti migranti, soggetto e sceneggiatura di Giusy Arena e Marco Loperfido, con interviste e contributi di Chiara Carbone, Andrea Casavecchia, Francesca Fiocca, Francesca Monizzi, Asami Tajima, e con gli scatti di Marina Vincenti per la mostra fotografica Volti di donne dal Mediterraneo. Seguirà una tavola rotonda tra i partecipanti alla ricerca.

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Tutela della biodiversità nel Mediterraneo

Posted by fidest press agency su sabato, 25 marzo 2017

mediterraneoBorgo Val Di Taro (Parma) Sabato 25 Marzo – briefing stampa e convention – ore 15 – Sala dell’Unione dei Comuni della Comunità Montana – Piazza XI Febbraio, 7. Una grande Convention Nazionale targata AIGAE e FORMA FUTURO. Martellos: “L’apertura e il successivo allargamento del Canale di Suez stanno causando, nel Mar Mediterraneo, un’invasione importante di specie marine aliene provenienti dal Mar Rosso, mettendo potenzialmente a rischio il mercato della pesca in Italia. Per questo e altri motivi nel nostro Paese la biodiversità è in pericolo. Ecco i risultati di CSMON – LIFE, uno dei primi progetti italiani di Citizen Science sulla biodiversità in Italia, finanziato nell’ambito del programma LIFE”. “Renderemo noti ed illustreremo alcuni dei risultati di CSMON–LIFE, uni dei primi progetti italiani di citizen science sulla biodiversità, che prevede il coinvolgimento delle scuole e dei cittadini nello studio, nella gestione e nella conservazione della biodiversità – ha proseguito Martellos – mettendo in rete scuole, persone comuni, istituzioni e comunità scientifica. CSMON-LIFE, acronimo di Citizen Science MONitoring (http://www.csmon-LIFE.eu) è realizzato dall’Università di Trieste, l’Università Tor Vergata, l’Università La Sapienza, la Regione Lazio, l’Istituto Agronomico Mediterraneo Valenzano di Bari, la Divulgando Srl e Comunità Ambiente. I risultati sono preoccupanti, e confermano che la biodiversità presente in Italia è fortemente in pericolo, anche a causa delle attività umane . L’Italia è probabilmente il paese Europeo più ricco di biodiversità. Ad esempio, nel solo comparto vegetale, contiamo ben 8000 specie diverse di piante e 3000 di licheni. Questo patrimonio è a rischio. Abbiamo esemplari di farfalle che stanno spostando il proprio habitat, piante e animali provenienti da diverse parti del mondo che stanno invadendo anche le nostre città. Inoltre l’allargamento del Canale di Suez sta causando una vera invasione di specie marine del Mar Rosso che stanno prendendo il posto di quei pesci che troviamo nel Mediterraneo e che rischiamo di non avere più”.

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Stabilizzare il Mediterraneo

Posted by fidest press agency su domenica, 26 febbraio 2017

mediterraneoBRUXELLES / PRN Africa / I leader locali e regionali di tutto il Mediterraneo e dell’Unione europea hanno esortato i governi nazionali e la comunità internazionale a collaborare più strettamente con i sindaci e i governatori regionali per contribuire a stabilizzare il Nord Africa e il Medio Oriente.I sindaci, i governatori regionali e i rappresentanti regionali all’Assemblea regionale e locale euromediterranea (ARLEM), riunitasi a Malta il 23 febbraio, hanno espresso la loro speciale preoccupazione per il conflitto in Libia e per le sfide della migrazione e dei cambiamenti climatici.
Durante la loro principale riunione dell’anno, i membri dell’ARLEM, che provengono dal Comitato europeo delle regioni (CdR) e dagli Stati partner non membri dell’UE nella regione del Mediterraneo, hanno evidenziato la recente cooperazione con città libiche come prova del fatto che, anche in circostanze difficili, le città possono creare partenariati che contribuiscono alla stabilizzazione. In una risoluzione sulla Siria, inoltre, hanno dichiarato di essere “pronti a fornire sostegno alla popolazione siriana nei suoi sforzi volti a porre fine alla guerra civile e a combattere l’estremismo e la radicalizzazione”, segnalando che “tale aiuto inizia nelle città vicine al confine che accolgono i rifugiati e affrontano l’emergenza umanitaria”.Il Copresidente dell’ARLEM e Presidente del CdR, Markku Markkula , ha dichiarato: “non possiamo avere realmente un’Europa prospera e sicura se i paesi vicini sono in preda all’instabilità. L’ iniziativa di Nicosia , attraverso la quale i partner europei e mediterranei condividono il loro know-how con le autorità libiche e danno loro sostegno pratico, è solo un esempio di come gli enti locali e regionali possano avere un reale valore aggiunto, attraverso strumenti come la diplomazia delle città e la cooperazione decentrata. Solo lavorando insieme sul campo l’UE sarà in grado di trovare risposte sostenibili alla crisi migratoria, alla tratta di esseri umani, alle guerre e alla minaccia del terrorismo.”
Carmelo Abela , Ministro degli affari interni e della sicurezza nazionale di Malta, che esercita attualmente la presidenza del Consiglio dell’Unione europea ha detto: “Solo quando avremo istituito un quadro per la migrazione gestito dalle autorità invece che dai trafficanti potremo dire di star affrontando il fenomeno migratorio in modo efficiente e efficace”. Ha poi aggiunto: “L’Unione europea è seriamente impegnata ad affrontare le cause profonde della migrazione in collaborazione con i paesi partner di origine e di transito. Nel contesto dell’UE, Malta ha sempre sostenuto questa posizione e questa resta una priorità per il nostro paese, nella sua veste di semplice Stato membro dell’UE o di paese che esercita la Presidenza del Consiglio. La nostra cooperazione transcontinentale dovrebbe essere quanto più completa possibile e dovrebbe attribuire lo stesso valore a tutti e cinque i settori prioritari concordati nel piano d’azione comune della Valletta.”
Gli enti locali siriani non erano rappresentati alla riunione dell’ARLEM, ma una delegazione dalla Libia guidata dal sindaco di Tripoli, Abdelrauf Beitelmal , e dal sindaco di Zintan, Mustafa al-Baroni , e comprendente rappresentanti di Bengasi, Sebha, Sirte e Tobruk è intervenuta alla sessione plenaria dell’ARLEM e al convegno sul tema della migrazione il 22 febbraio.
I flussi migratori in provenienza dalla Libia sono stati uno dei temi centrali del convegno sulla migrazione e della sessione plenaria. Sono intervenuti, tra gli altri, Bettina Muscheidt , capo della delegazione dell’UE in Libia; Jose Carreira , direttore esecutivo dell’EASO (European Asylum Support Office); Vincenzo Bianco (IT/PSE), relatore del CdR sull’asilo e sindaco di Catania, il cui porto ha ricevuto negli ultimi anni molte migliaia di migranti in seguito a operazioni di salvataggio nel Mediterraneo, e Peter Bossman (SI/PSE), relatore del CdR sui partenariati dell’UE con i paesi terzi in materia di migrazione.Nel corso della riunione, l’ARLEM ha adottato una raccomandazione sulla politica dell’energia e del clima, elaborata da Mohamed Sadiki , sindaco di Rabat, e una raccomandazione sulla cooperazione transfrontaliera nel Mediterraneo, elaborata da Francesco Pigliaru , presidente della regione Sardegna. Il Marocco sta perseguendo da quasi un decennio un’ambiziosa politica di transizione. La Sardegna ospita l’autorità di gestione di un programma di cooperazione transfrontaliera istituito nell’ambito dello Strumento europeo di vicinato dell’UE.Tra le altre decisioni adottate dall’ARLEM a Malta, vi è quella di inviare membri in Tunisia per monitorare le elezioni locali di quest’anno, nell’ambito di una missione organizzata dal Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d’Europa.

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