Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘melanoma’

Sostegno dei pazienti con melanoma

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 luglio 2021

Bruxelles, Belgio; Castres, Francia. L’Organizzazione Europea per la Ricerca e il Trattamento del Cancro (EORTC) e Pierre Fabre annunciano una partnership strategica a sostegno dei pazienti con melanoma BRAF mutato in stadio II resecato. La partnership include la pianificazione, la progettazione e l’esecuzione di un ampio studio di fase 3, attualmente in fase di approvazione da parte delle autorità regolatorie, che ha l’obiettivo di studiare l’utilizzo di terapie a bersaglio molecolare, mirate verso i geni BRAF e MEK, nel ridurre il rischio di ricaduta in questa popolazione di pazienti.Pierre Fabre ha un impegno di lunga data nei confronti della comunità di pazienti con melanoma e adotta un approccio olistico unico alla salute della pelle attraverso l’esperienza combinata di oncologia, dermatologia e dermocosmesi. EORTC, una rete che riunisce 2.800 esperti di ricerca clinica sul cancro in tutto il mondo, condivide l’impegno di Pierre Fabre per migliorare lo standard di trattamento del cancro per i pazienti.Il melanoma si sviluppa quando un danno al DNA delle cellule della pelle innesca mutazioni che possono portarle a moltiplicarsi e a formare tumori maligni.1 Ogni anno vengono diagnosticati circa 324.000 nuovi casi di melanoma nel mondo, di cui circa la metà presenta mutazioni a carico di BRAF, un obiettivo chiave nel trattamento del melanoma metastatico.2,3,4 Entro il 2025 si prevede che i casi aumentino a oltre 340.000.

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Melanoma: Come possiamo evitare gli ostacoli ad una diagnosi precoce

Posted by fidest press agency su martedì, 25 maggio 2021

Il melanoma, un tumore della pelle particolarmente aggressivo in fase metastatica, è in costante aumento nel nostro Paese e, nel 2020, sono stati stimati quasi 14.900 nuovi casi. Il progetto “Bersaglio Melanoma”, avviato nel 2019, ha l’obiettivo di comprendere le motivazioni che possono causare diagnosi tardive, per ridurre i casi individuati in fase avanzata aumentando così le probabilità di guarigione. “Bersaglio Melanoma” è promosso dalle associazioni di pazienti AIMAME (Associazione Italiana Malati di Melanoma e tumori della pelle), APaIM (Associazione Pazienti Italia Melanoma), Emme Rouge e Melanoma Italia Onlus (MIO), con il patrocinio di ADOI (Associazione Dermatologi-Venereologi Ospedalieri Italiani), AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), IMI (Intergruppo Melanoma Italiano) e SIDeMaST (Società Italiana di Dermatologia Medica, Chirurgica, Estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse).Le Associazioni dei pazienti e le società scientifiche coinvolte nel progetto hanno stilato un decalogo con le raccomandazioni per migliorare il percorso di diagnosi precoce del melanoma. Il documento sarà presentato giovedì 27 maggio alle 11 in una conferenza stampa on line con gli interventi di Giovanni Pellacani (Direttore Struttura Complessa di Dermatologia Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena), Ketty Peris (Presidente SIDeMaST), Paola Queirolo (Direttore Divisione Melanoma, Sarcoma e Tumori rari Istituto Europeo di Oncologia di Milano), Ignazio Stanganelli (Presidente IMI) e Chiara Puri Purini (Vicepresidente MIO).

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Tumori: melanoma e metastasi cerebrale

Posted by fidest press agency su domenica, 9 maggio 2021

La pandemia non ferma la ricerca scientifica contro il cancro promossa da Fondazione NIBIT. Negli ultimi 12 mesi la Fondazione NIBIT ha infatti sviluppato 6 studi clinici, tutti coordinati dal Centro di Immuno-Oncologia (CIO) dell’Azienda ospedaliero-universitaria Senese. Il risultato di questo impegno si concretizza in particolare in tre sperimentazioni, uniche al mondo per caratteristiche e risultati. Innanzitutto, lo studio NIBIT-M2 evidenzia che il 41% dei pazienti con melanoma e metastasi cerebrali è vivo a 5 anni, grazie alla combinazione di due molecole immunoterapiche, nivolumab e ipilimumab. E, in un tumore raro e molto difficile da trattare come il mesotelioma, lo studio NIBIT-MESO-1 dimostra il valore del ritrattamento con l’immunoterapia e la possibilità di utilizzare il carico mutazionale del tumore (Tumor Mutational Burden, TMB) per prevedere la risposta a questo approccio di cura. Infine, lo studio NIBIT-ML1 vuole indicare una nuova via per vincere la resistenza all’immuno-oncologia nel tumore del polmone e nel melanoma. Le ricerche e l’impegno di Fondazione NIBIT sono presentati in una conferenza stampa virtuale. Un’altra strada aperta da Fondazione NIBIT va nella direzione di indentificare con sempre maggior precisione i pazienti che possono rispondere all’immunoterapia, come evidenziato dallo studio NIBIT-MESO-1, che ha coinvolto 40 individui affetti da mesotelioma. “I nostri obiettivi sono, da un lato, fornire la migliore terapia a ogni persona con diagnosi di cancro, dall’altro utilizzare al meglio le risorse disponibili – continua il Prof. Maio -. Per raggiungere questi risultati, serve un biomarcatore ‘solido’ e TMB, che misura il numero di mutazioni molecolari nel tumore, va proprio in questa direzione. Il mesotelioma è una neoplasia rara ma molto aggressiva. In Italia, nel 2020, sono stati stimati circa 1.900 nuovi casi. “Presenta un fortissimo legame con l’esposizione professionale alle fibre di asbesto e per trent’anni non vi sono stati avanzamenti nella terapia – sottolinea Luana Calabrò, Responsabile neoplasie toraciche del CIO

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Melanoma, una visita sotto l’albero

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 dicembre 2020

Sabato 19 dicembre dalle 8:00 alle 13:00, gli specialisti del San Gallicano faranno visite di controllo gratuite dei nevi presso gli ambulatori di dermatologia oncologica e il Centro Avanzato per la Salute della Donna di Palazzo Baleani. Per fare la visita è obbligatoria la prenotazione tramite il sito di APaIM http://www.apaim.it, oppure al numero 3290843923 attivo ogni giorno dalle 10.00 alle 12.00. Fino a qualche tempo fa, il melanoma era ritenuta una malattia rara e contava 7000 casi l’anno in Italia, negli ultimi anni questo numero è cresciuto in maniera vertiginosa arrivando a 14.000 nuovi casi l’anno. Purtroppo questo non è l’unico dato allarmante, in questi anni si è abbassata di molto l’età dei pazienti colpiti. Sempre più giovani si ammalano e arrivano dallo specialista con una diagnosi già avanzata. Questo perché si fa ancora troppa poca prevenzione, e il rischio di malattia viene sottovalutato. L’emergenza Covid-19 non ha certo arrestato la marcia e, anzi, ha spesso rallentato le diagnosi precoci, rendendo metastatica la malattia, anche a causa dei timori da parte delle persone di contrarre il virus durante screening e follow- up. La giornata ha il patrocinio della Società italiana di dermatologia SIDEMAST.

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Melanoma in Italia: Aumenta la sopravvivenza dei pazienti

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 dicembre 2020

In dieci anni, in Italia, le persone vive dopo la diagnosi di melanoma sono aumentate di quasi il 70%: erano 100.910 nel 2010, sono 169.900 nel 2020. È un tumore della pelle in costante crescita, infatti nel 2020 sono stimati 14.900 nuovi casi, con un incremento del 20% in 12 mesi, ma le opportunità di trattamento sono sempre più efficaci, grazie ad armi come l’immunoterapia che stimola il sistema immunitario contro il cancro. E l’Istituto “Pascale” di Napoli è tra i primi centri a livello mondiale nella cura di questa neoplasia, con oltre 4.000 pazienti curati con l’immunoterapia dal 2010. Secondo la classifica stilata da Expertscape.com, Paolo Ascierto si colloca al primo posto al mondo nella cura del melanoma, su oltre 65mila esperti. La classifica, ideata da ricercatori dell’Università della North Carolina, si basa sulla produzione scientifica, tenendo in considerazione soprattutto le pubblicazioni dell’ultimo decennio. L’Istituto ‘Pascale’ è primo in Italia e nono a livello europeo. “Il centro partenopeo vanta una tradizione pluriennale nello studio del melanoma, confermata anche dalla produzione scientifica: ogni anno pubblica circa 10 ricerche su prestigiose riviste internazionali che hanno come tema proprio la terapia di questa forma di cancro – afferma il prof. Gerardo Botti, Direttore Scientifico del ‘Pascale’ -. La lotta alla malattia non può prescindere da un team multidisciplinare composto da oncologi medici, dermatologi, patologi, chirurghi plastici, radioterapisti e genetisti, dedicato alla gestione dei casi più complessi dal punto di vista diagnostico e terapeutico. “E oggi la combinazione di due molecole immunoterapiche, nivolumab più ipilumumab – precisa il prof. Ascierto -, sta evidenziando risultati importanti nei pazienti con malattia metastatica, con il 52% dei pazienti vivo a 5 anni. A livello internazionale si ritiene che la combinazione di nivolumab più ipilimumab sia la prima opzione di trattamento per le persone con metastasi cerebrali asintomatiche, anche se non è ancora rimborsata dal Servizio Sanitario Nazionale”.

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In un anno i nuovi casi di melanoma, in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 15 novembre 2020

Sono aumentati del 20%, da 12.300 nel 2019 a quasi 14.900 nel 2020. Nessun’altra neoplasia ha fatto registrare un incremento così elevato negli ultimi 12 mesi. I motivi? Da un lato la disponibilità di migliori strumenti per la diagnosi e la maggiore partecipazione dei cittadini alle campagne di sensibilizzazione per il controllo dei nei. Dall’altro lato, si osservano sempre più le conseguenze negli adulti della scorretta esposizione al sole da adolescenti e dell’utilizzo delle lampade solari, inserite dall’Agenzia internazionale della ricerca sul cancro (IARC) nella categoria di massimo rischio delle sostanze cancerogene, al pari del fumo di sigaretta. Il melanoma ha rappresentato il candidato ideale per l’immuno-oncologia, che stimola il sistema immunitario contro il cancro. E oggi la combinazione di due molecole immuno-oncologiche, nivolumab più ipilumumab, sta evidenziando risultati importanti nei pazienti con malattia metastatica, con il 52% vivo a 5 anni. Ai progressi nel trattamento del tumore della cute più aggressivo è dedicato oggi un media tutorial virtuale, promosso da Bristol Myers Squibb. Le regole da seguire sono semplici: non bisogna esporsi al sole nelle ore centrali della giornata, la crema protettiva deve sempre essere applicata e le lampade solari vanno assolutamente evitate. E ogni anno è necessario sottoporsi al controllo dei nei da parte del dermatologo. La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è elevata, pari all’87% (89% donne e 85% uomini). E nel nostro Paese vivono quasi 170mila cittadini (169.900) dopo la scoperta della malattia.

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Melanoma Metastatico: progetto pilota di Radiogenomica per valutare risposta a immunoterapia

Posted by fidest press agency su domenica, 1 novembre 2020

La medicina di precisione e l’intelligenza artificiale stanno rivoluzionando l’assistenza sanitaria. Rappresentano la frontiera contro il cancro, in particolare per la diagnosi precoce, la ricerca clinico-scientifica e il monitoraggio delle terapie, essenziali per garantire la migliora cura possibile ad ogni paziente, riducendone gli effetti collaterali. È su questo tema il progetto vincitore del grant giovani ricercatori finanziato dal Ministero della Salute, di cui è Principal Investigator Antonino Guerrisi, 39 anni, medico radiologo dell’Istituto Dermatologico San Gallicano di Roma. Lo studio, dal titolo “A radiogenomic approach to assess treatment response to anti-PD1 immune checkpoint inhibitor in metastatic melanoma patients using CT texture analysis combined with tumor molecolar profile as potential predictive biomarker: a pilot study”, si pone l’obiettivo di trovare le caratteristiche fenotipiche specifiche del melanoma avanzato tramite l’analisi delle immagini di tomografia computerizzata (TAC) e correlarle con caratteristiche molecolari ottenute mediante lo studio del DNA. Il fine è l’individuazione di nuovi biomarker in grado di predire precocemente la risposta all’immunoterapia. Il finanziamento ammonta a 449.000 Euro. Il progetto di Antonio Guerrisi è frutto della ricerca multidisciplinare ad alta innovazione tecnologica portata avanti dagli IFO, a partire dall’istituzione del Melanoma Group coordinato dai Direttori Scientifici degli Istituti Dermatologico San Gallicano (ISG) e Oncologico Regina Elena (IRE), Aldo Morrone e Gennaro Ciliberto, con l’obiettivo di creare un centro internazionale di riferimento per la sperimentazione clinica sul melanoma. All’attività del Gruppo si affianca il lavoro multidisciplinare condotto settimanalmente dal Disease Management Team (DMT) coordinato da Emilia Migliano, responsabile di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva dell’ISG, teso alla ricerca dell’appropriatezza delle cure e al miglioramento dei risultati clinici. “Il successo del progetto di Antonio Guerrisi – sottolinea Aldo Morrone, Direttore scientifico del San Gallicano – non è solo un grande riconoscimento personale a un giovane ricercatore ma anche un importante traguardo istituzionale, che vede l’Istituto Dermatologico San Gallicano come uno dei massimi centri di eccellenza internazionale per la prevenzione, la diagnosi e il trattamento del melanoma.”

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Al via “Bersaglio Melanoma”

Posted by fidest press agency su domenica, 2 agosto 2020

“Il nostro scopo è quello di favorire la diagnosi precoce del melanoma, capire quali sono le eventuali cause di possibili ritardi ed elaborare raccomandazioni per limitarle o eliminarle. Conoscere le difficoltà del percorso diagnostico e rimuovere le possibili cause che ritardano la diagnosi è essenziale per migliorare la prognosi nelle persone con melanoma. Linee di indirizzo, quindi, elaborate da specialisti insieme ai rappresentanti dei pazienti, che rendano il percorso del paziente all’interno del sistema sanitario efficace ed efficiente e che magari promuovano un programma di screening su tutto il territorio nazionale. Serve, da un lato uno sforzo aggiuntivo per la prevenzione e dall’altro un Percorso Diagnostico Terapeutico e Assistenziale, un PDTA, in grado di garantire uniformità nell’assistenza al paziente in tutte le regioni italiane”. Questa la dichiarazione di intenti delle quattro Associazioni di pazienti – AIMAME (Associazione Italiana Malati di Melanoma), APAIM (Associazione Pazienti Italia Melanoma), Emme Rouge (Comitato Emme Rouge in ricordo di Mara Nahum Onlus) e MIO (Melanoma Italia Onlus) – promotrici di “Bersaglio Melanoma”, progetto che si rivolge a dermatologi e pazienti, ma anche alle istituzioni.Secondo i dati pubblicati su “Numeri del Cancro in Italia 2019”, curato dalla Fondazione AIOM (Associazione Italiana Oncologia Medica), si stima che in Italia nel 2019 siano stati registrati circa 12.300 nuovi casi di melanoma della cute, 6.700 tra gli uomini e 5.699 tra le donne (circa il 4% di tutti i tumori in entrambi i sessi).Il melanoma, come confermano ancora i dati, rappresenta il 9% dei tumori giovanili negli uomini (seconda neoplasia più frequente, dopo il testicolo) e il 7% nelle donne (terza neoplasia più frequente, dopo mammella e tiroide).Il Progetto “Bersaglio Melanoma”, realizzato con il patrocinio di ADOI (Associazione Dermatologi-Venereologi Ospedalieri Italiani), AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), IMI (Intergruppo Melanoma Italiano) e SIDeMaST (Società Italiana di Dermatologia Medica, Chirurgica, Estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse), si configura come uno strumento utile ad individuare le problematiche che determinano il ritardo diagnostico del tumore della pelle e che ostacolano la corretta presa in carico del paziente la quale non sempre è assicurata allo stesso modo su tutto il territorio nazionale.
È sempre più evidente la necessità di porre il dermatologo al centro di questo percorso di prevenzione e diagnosi, come sottolinea anche Giovanni Pellacani, Direttore della Struttura Complessa di Dermatologia dell’Università di Modena e Reggio Emilia.
Il Melanoma è un tumore della pelle aggressivo che deriva dalla trasformazione maligna dei melanociti, cellule che costituiscono l’epidermide. I melanociti producono melanina, un pigmento che protegge il corpo dagli effetti dannosi dei raggi solari. In condizioni normali i melanociti possono creare degli agglomerati scuri visibili sulla superficie della pelle e noti come nei. Il rischio di insorgenza del melanoma cutaneo è legato a fattori genetici, fenotipici, ambientali e alle combinazioni tra questi. Anche gli stati di immunodeficienza costituiscono un fattore di rischio personale. Il più importante fattore di rischio ambientale è stato identificato nell’esposizione a raggi UV sia in rapporto alle dosi assorbite sia al tipo di esposizione (intermittente più che cronica) e anche all’età (a maggior rischio l’età infantile e adolescenziale) con rischio marcatamente maggiore nei casi di sussistenza e interazione di tutti questi fattori. La prevenzione e la diagnosi precoce sono oggi gli strumenti più efficaci per ridurre la mortalità per melanoma.

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Melanoma: Nuova terapia mirata

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 aprile 2020

L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha approvato la rimborsabilità di encorafenib in associazione con binimetinib nei pazienti con melanoma inoperabile o metastatico con mutazione del gene BRAFV600. Nel nostro Paese circa 1.000 persone ogni anno potranno beneficiare di questa nuova terapia mirata, che ha proprietà farmacologiche innovative e peculiari. È infatti in grado di migliorare la sopravvivenza globale e la sopravvivenza libera da progressione, con un buon profilo di sicurezza e tollerabilità.
“L’incidenza del melanoma, un tumore della pelle particolarmente aggressivo in fase metastatica, è raddoppiata nell’ultimo decennio1 – afferma il prof. Paolo Ascierto, Direttore del Dipartimento di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione ‘Pascale’ di Napoli -. Nel 2019, in Italia, sono stati stimati 12.300 nuovi casi2, di cui circa il 50% presenta la mutazione del gene BRAF.3,4 È pertanto fondamentale una corretta determinazione dello stato mutazionale di BRAF per selezionare la terapia più adeguata ed efficace. Lo studio internazionale di fase III, COLUMBUS, ha coinvolto 577 pazienti e ha confrontato l’associazione di encorafenib (inibitore di BRAF) e binimetinib (inibitore di MEK) con vemurafenib e con encorafenib, entrambi usati in monoterapia.5 L’associazione ha mostrato una mediana di sopravvivenza libera da progressione (PFS) della malattia di 14,9 mesi, il doppio rispetto ai 7,3 mesi di vemurafenib in monoterapia. La riduzione statisticamente significativa del rischio di progressione o morte è stata del 49%.6 Non solo. Il beneficio si mantiene nel tempo, perché il 29% dei pazienti è libero da progressione a 3 anni dal termine della terapia”. “Il trattamento con encorafenib e binimetinib – continua il prof. Ascierto – ha raggiunto una sopravvivenza globale (OS) mediana di 33,6 mesi, anche in questo caso circa il doppio rispetto ai 16,9 mesi con vemurafenib in monoterapia, con una riduzione del rischio di morte del 39%.6 Lo studio COLUMBUS ha inoltre dimostrato che i pazienti, che ricevono il trattamento in associazione, presentano maggiori probabilità di ottenere una riduzione clinicamente rilevante del carico tumorale. Questi dati sono molto promettenti per un’associazione di BRAF-MEK inibitori, in relazione all’efficacia e soprattutto guardando il profilo di sicurezza”.
Questi ottimi risultati possono essere spiegati grazie a encorafenib, inibitore di BRAF di nuova generazione, che svolge un’azione più potente e duratura rispetto agli altri farmaci della stessa classe. Le terapie mirate rappresentano uno dei più importanti strumenti dell’oncologia di precisione e svolgono un’azione specifica nei confronti del bersaglio molecolare contro cui sono dirette. La funzione delle terapie mirate è di ostacolare la crescita e la proliferazione delle cellule tumorali, bloccando questi processi o rallentandoli. L’associazione di encorafenib e binimetinib fornisce un nuovo parametro di riferimento rispetto alle associazioni di BRAF-MEK inibitori ed è una importante nuova opzione di trattamento per i pazienti con melanoma BRAF mutato.7
Il melanoma si sviluppa quando un danno non riparato del DNA dei melanociti, cellule preposte alla sintesi della melanina, provoca mutazioni che possono portare alla proliferazione e formazione di tumori maligni. Il melanoma metastatico è il tipo di tumore della pelle più aggressivo e potenzialmente letale ed è associato a bassi tassi di sopravvivenza.11,12 Esiste una varietà di mutazioni genetiche che possono portare al melanoma metastatico. La mutazione genetica più comune nel melanoma metastatico interessa il gene BRAF. In Europa, ogni anno, vengono diagnosticati più di 144.000 nuovi casi di melanoma,13 la metà dei quali circa presenta mutazioni BRAF, un bersaglio chiave nel trattamento del melanoma metastatico.14,15
Encorafenib è una piccola molecola per uso orale, inibitore della chinasi (proteina) BRAF di nuova generazione, e binimetinib è una piccola molecola per uso orale inibitore di MEK, entrambi proteine chiave nella via di trasmissione del segnale MAPK (RAS-RAF-MEK-ERK). Il segnale MAPK ha un ruolo importante nelle cellule normali, perché è responsabile della regolazione dei processi di crescita e differenziazione cellulare. Nelle cellule tumorali che presentano la mutazione del gene BRAF, il processo di attivazione del segnale MAPK è differente, perché si verifica una proliferazione cellulare incontrollata. In altri termini, quando è mutato, il gene BRAF si comporta come un interruttore sempre acceso in grado di stimolare continuamente la proliferazione cellulare, diversamente da quanto avviene nelle condizioni fisiologiche, in cui il gene BRAF va incontro ad accensione e spegnimento sulla base dei segnali di attivazione o inattivazione che riceve.L’attivazione non appropriata delle proteine della via del segnale di MAPK è stata dimostrata in molti tumori tra cui il melanoma, il tumore del colon-retto, del polmone non a piccole cellule, della tiroide e altri.

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Castle Biosciences Announces Level of Evidence Review on DecisionDx-Melanoma

Posted by fidest press agency su martedì, 31 dicembre 2019

Castle Biosciences, Inc. (Nasdaq: CSTL) today announced that results from a study designed to perform a systematic review of the literature and establish the level of evidence for the Company’s DecisionDx®-Melanoma gene expression profile test were published in the December 2019 issue of the American Journal of Clinical Dermatology. The results show that the DecisionDx-Melanoma test achieves a higher level of evidence than determined by major organizations that publish guidelines on melanoma management. DecisionDx-Melanoma is a gene expression profile test that uses an individual patient’s tumor biology to predict individual risk of cutaneous melanoma metastasis or recurrence, as well as sentinel lymph node positivity, independent of traditional staging factors. In this independent study by Dubin, et al. titled, “Level of Evidence Review for a Gene Expression Profile Test for Cutaneous Melanoma,” the researchers conducted a review of seven development and validation studies for the DecisionDx-Melanoma test. They then applied attributes of each study to the level of evidence criteria for the American Joint Committee on Cancer (AJCC), National Comprehensive Cancer Network (NCCN) and American Academy of Dermatology (AAD). The AJCC, NCCN and AAD are considered major authoritative organizations that many dermatologists rely upon to provide skin cancer guidelines, and each employs a unique ranking system to assign a level of evidence to the management of melanoma.

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Melanoma: Paolo Ascierto ai vertici mondiali nella ricerca

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 settembre 2019

Primo in Italia su 4.000 specialisti, secondo in Europa su 25mila, quarto nel mondo su 65mila esperti. Paolo Ascierto, Direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto “Pascale” di Napoli, è ai vertici internazionali nella cura del melanoma. Lo evidenzia la classifica stilata dal sito americano Expertscape.com in relazione alla produzione scientifica dei clinici nei vari settori della medicina, tenendo in considerazione soprattutto le pubblicazioni dell’ultimo decennio, valutando la qualità della rivista e la posizione come autore nell’articolo. “Sono orgoglioso del risultato raggiunto, che voglio condividere con il gruppo di ricercatori con cui lavoro ogni giorno – afferma il prof. Ascierto -. Guido una squadra molto valida, formata da cinque oncologi medici, quattro dermatologi, cinque biologi, cinque study coordinator, due data management che aiutano nella conduzione delle sperimentazioni cliniche e controllano che siano rispettati gli standard richiesti, e tre infermieri di ricerca. In questi anni abbiamo condotto importanti studi per la messa a punto di terapie sempre più efficaci in grado di contrastare il melanoma, una neoplasia della pelle molto aggressiva in fase metastatica e in forte crescita, con 13.700 nuove diagnosi nel 2018 in Italia. Nell’ultimo decennio, al ‘Pascale’, sono state condotte più di 120 sperimentazioni su questo tumore, per un totale di oltre 3.000 pazienti coinvolti”.
Proprio l’Istituto partenopeo, a livello europeo, si colloca al nono posto nella cura del melanoma e nella classifica degli esperti rientra anche Ester Simeone, che fa parte del gruppo del prof. Ascierto. In Italia, il “Pascale” è primo fra gli Istituti e, oltre a Ester Simeone, fra gli esperti si colloca anche Antonio Grimaldi.
Expertscape, ideato da ricercatori dell’Università del North Carolina, copre tutte le aree della medicina e periodicamente aggiorna le classifiche di Atenei, ospedali ed esperti, sia a livello mondiale, che europeo e di singoli Paesi, utilizzando come parametro principale il numero delle pubblicazioni e delle citazioni. Il prof. Ascierto ha un Impact Factor e un H-Index, i due parametri utilizzati per “misurare” la produzione scientifica, molto alti, pari rispettivamente a oltre 3000 e 60. Inoltre, il ricercatore partenopeo è componente dei gruppi di lavoro che stilano le linee guida di ASCO (American Society of Clinical Oncology) e ESMO (European Society of Clinical Oncolgy) sul melanoma ed è coordinatore delle linee guida su questa neoplasia di AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica).
“Ringrazio il Direttore Generale del ‘Pascale’ Attilio Bianchi, il Direttore Scientifico Gerardo Botti e tutti i colleghi e personale dell’ospedale partenopeo, grazie ai quali abbiamo raggiunto livelli di eccellenza – conclude il prof. Ascierto-. Dietro alla squadra che va in campo, ce n’è un’altra grande e invisibile, solo grazie alla quale chi va in campo è in grado di vincere”.

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Tumori della pelle: non solo melanoma

Posted by fidest press agency su sabato, 6 luglio 2019

Padova 6 luglio 2019. Non solo melanoma. Non tutti sanno che l’eccessiva esposizione al sole, tipica di questa stagione, è associata anche ad un altro tipo di tumore della pelle: il carcinoma a cellule di Merkel (MCC, Merkel Cell Cancer). Si tratta di una forma rara e aggressiva di cancro cutaneo che ogni anno in Europa colpisce circa 2.500 nuovi pazienti. Fondamentale, sia nella diagnosi sia nel trattamento, è un approccio multidisciplinare che preveda il coinvolgimento di medici chirurghi, dermatologi, oncologi, anatomopatologi e chirurghi plastici. Proprio al fine di promuovere per la prima volta un confronto costruttivo e informativo tra le diverse discipline coinvolte nella diagnosi, gestione e trattamento dell’MCC.
Quaranta volte più raro del melanoma, l’MCC risulta purtroppo fatale in circa 1 paziente su 33: una forma di cancro quindi che, pur non essendo diffusa come altre patologie oncologiche, il più delle volte ha un esito sfavorevole.
“Il carcinoma a cellule di Merkel – afferma il Prof. Paolo Ascierto, Direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori Fondazione G. Pascale di Napoli – si manifesta con un nodulo cutaneo indolore di colore rosa, rosso o bluastro che potrebbe rompersi e sanguinare. Si tratta di un tumore insidioso la cui diagnosi risulta difficile dal momento che spesso viene confuso con altre patologie di origine dermatologica. Purtroppo le difficoltà nella diagnosi facilitano la sua rapida diffusione in altre parti del corpo con la comparsa di metastasi, rendendolo quindi più difficile da trattare, con una prognosi infausta”.Ogni anno vengono diagnosticati in Europa e negli Stati Uniti circa 5.000 nuovi casi di carcinoma a cellule di Merkel2,3,4. Di questi tra il 5 e il 12% sviluppa una malattia metastatica4,5,6.“Il trattamento della fase avanzata – dichiara il Prof. Michele Maio, Direttore del Centro di Immuno-Oncologia e dell’Unità Operativa Complessa di Immunoterapia Oncologica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese – si è molto evoluto negli ultimi anni: si è passati dalla chemioterapia, unica opzione terapeutica fino a qualche tempo fa, nonostante un’efficacia solo nel breve termine, all’immunoterapia che ha permesso di raggiungere risultati importanti, grazie al potenziamento della capacità del sistema immunitario di riconoscere e distruggere le cellule tumorali. L’immunoterapia rappresenta senza dubbio un’importante innovazione terapeutica in oncologia, in generale, e nel carcinoma a cellule di Merkel, in particolare”.

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Impact of Non-Invasive Gene Expression Testing to Rule Out Melanoma

Posted by fidest press agency su sabato, 15 giugno 2019

DermTech, Inc., a molecular genomics company pioneering precision dermatology, announces the publication of a new clinical study, confirming the clinical utility of the pigmented lesion assay (PLA) in the early detection of melanoma.The PLA is a breakthrough, non-invasive test that uses molecular gene expression to identify malignant changes in a skin sample collected with adhesive patches. With a demonstrated negative predictive value of 99%, the PLA significantly reduces the probability of missing melanoma to less than 1%.In a study led by Laura K. Ferris, MD, PhD, of the University of Pittsburgh Medical Center, investigators assessed long-term follow-up after a negative PLA test result. “Twelve-month follow-up data confirm the PLA’s high clinical utility and high negative predictive value. Clinicians follow the guidance of the test and rely on it during long-term follow-up. PLA negative lesions are monitored clinically and generally not biopsied, avoiding unnecessary surgical procedures; PLA positive lesions are biopsied as intended,” commented Dr. Ferris.Data from a patient registry also reported in the study, further substantiated the impact of the PLA on clinical decision making. Data collected from 1575 patients from 62 providers across 40 U.S. dermatology offices in a real world setting indicated 1433 PLA negative tests, of which 1431 (99.9%) were not biopsied during 12 months of follow-up. Of the 142 PLA positive tests identified through the registry, 137 (96.5%) were subsequently biopsied, thus suggesting that physicians use the test results to guide their biopsy decisions.”The results of this study confirm that the PLA transforms the current diagnostic pathway from one that is subjective, invasive and of low accuracy to one that is objective, non-invasive and highly accurate,” said Dr. Maral Skelsey.“This study again supports the PLA’s high utility and high negative predictive value in the assessment of pigmented lesions clinically suspicious for melanoma. The PLA offers enhanced early detection by measuring malignant changes in gene expression that can’t be identified clinically or with histopathology, thereby reducing the probability of missing melanoma to <1%,” said John Dobak, MD, Chief Executive Officer of DermTech.The study, “Impact on Clinical Practice of a Non-Invasive Gene Expression Melanoma Rule-Out Test: 12-Month Follow-Up of Negative Test Results and Utility Data From a Large US Registry Study,” is published in Dermatology Online Journal and can be viewed online here: https://escholarship.org/uc/item/61w6h7mn

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Melanoma e la crema in spiaggia: linee di tendenza

Posted by fidest press agency su martedì, 28 maggio 2019

Solo il 10% degli adolescenti afferma che è “cool” spalmarsi la crema solare in spiaggia. I giovani ignorano le regole fondamentali per esporsi al sole in modo sicuro. I raggi ultravioletti sono il principale fattore di rischio per il melanoma, il tumore della pelle più aggressivo e in costante crescita soprattutto fra i giovani: il 20% dei nuovi casi è riscontrato in pazienti fra i 15 e i 39 anni. Ma quasi il 40% degli adolescenti (39%) non mette mai la crema protettiva in spiaggia, per oltre la metà (51%) utilizzarla è “da sfigati” perché impedirebbe di abbronzarsi. Solo il 18% sa cos’è il fototipo (per il 53% è un tipo di immagine, per il 16% una tecnica di selfie e per il 13% una tonalità di colore dei fiori). Non solo. Il 63% ritiene che le lampade solari aiutino ad abbronzarsi meglio (per il 28% proteggono la pelle dai raggi del sole, solo il 9% afferma che in realtà fanno malissimo) e il 48% non sa cosa sia il melanoma (per il 24% è un problema alimentare). È la fotografia scattata dal sondaggio che dà il via al progetto #soleconamore, campagna nazionale di sensibilizzazione sull’abbronzatura consapevole e sulla prevenzione del melanoma indirizzata ai giovanissimi, realizzata da Fondazione AIOM e presentata oggi al Ministero della Salute.
“Il melanoma è una delle neoplasie che ha fatto registrare i più alti tassi di crescita – spiega Fabrizio Nicolis, presidente Fondazione AIOM -. È il secondo tumore più frequente negli uomini under 50 e il terzo nelle donne nella stessa fascia d’età. In particolare, in un quindicennio in Italia, il numero delle nuove diagnosi è raddoppiato, passando da poco più di 7.000 nel 2003 a 13.700 nel 2018, con un incremento sia negli uomini (+3,4% per anno) che nelle donne (+2% per anno). La mancata conoscenza dei fattori di rischio gioca un ruolo decisivo e le diagnosi negli adulti di oggi sono la conseguenza dell’esposizione scorretta al sole da giovani in passato. Ecco perché la nostra campagna è rivolta agli adolescenti e sarà declinata in particolare sui social network, con il coinvolgimento di influencer di primo piano. Un semplice gesto come spalmarsi la crema può diventare ‘cool’”. Al questionario, diffuso a maggio sui social, hanno risposto circa 3.500 adolescenti.
“Il progetto si concentra su prevenzione e diagnosi precoce, le due armi principali per sconfiggere il melanoma – afferma Paola Queirolo, responsabile scientifico del progetto #soleconamore e Direttore Unità Operativa Tumori Cutanei dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova -. Il sole non è un nemico, ma vanno seguite alcune regole, a partire dall’uso di creme solari con un fattore di protezione alto. È importante spalmarle in modo abbondante, più volte durante tutta la giornata: la quantità giusta è non meno di 40 grammi ogni ora di esposizione. Le creme, però, non possono fare miracoli, cioè non esistono solari in grado di garantire una protezione totale, per questo il sole va sempre evitato nelle ore centrali, fra le 12 e le 15. Le scottature solari gravi, durante l’infanzia e l’adolescenza, triplicano il rischio di melanoma in età adulta, ma fra i teenager è ancora molto scarsa la consapevolezza di questi aspetti”.
La campagna, realizzata grazie al contributo non condizionante di Novartis e di Pierre Fabre, prevede l’impegno di una decina fra le influencer più seguite a livello nazionale sui social network, coordinate da Iaia De Rose. Da un lato, a partire da giugno, si svolgerà un vero e proprio tour nelle spiagge italiane più affollate di giovanissimi, con la distribuzione di un opuscolo informativo. Sul fronte digitale, la campagna proseguirà sui social, dove gli adolescenti saranno invitati dalle influencer a realizzare video accattivanti, per stimolare il dibattito e rendere virale il tema. Basandosi su quiz, le influencer intervisteranno i ragazzi in modo da testare la loro preparazione sul tema “sole sicuro”. L’obiettivo è raggiungere più di 100mila teenager. “Vogliamo trasmettere un messaggio educazionale attraverso l’intrattenimento – sottolinea Fabrizio Nicolis -. E lo facciamo usando il linguaggio dei social, che è immediato, condivisibile e divertente, ma sempre validato dal punto di vista scientifico. L’ignoranza degli adolescenti non è limitata ai fattori di rischio del melanoma. Un’altra falsa convinzione, molto diffusa soprattutto tra i ragazzi, è che le lampade solari siano utili per preparare la pelle all’abbronzatura estiva”. “Niente di più sbagliato – afferma Stefania Gori, presidente nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e Direttore dipartimento oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar -. I danni di queste apparecchiature sono sottovalutati. È dimostrato che il loro utilizzo, soprattutto in età inferiore ai 35 anni, aumenta in maniera significativa il rischio di melanoma. L’intensità degli ultravioletti artificiali è di 12-15 volte superiore all’esposizione solare naturale. Infatti, secondo l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) le lampade solari sono ‘cancerogene’ per l’uomo al pari del fumo di sigaretta e, dal 2011, il Ministero della Salute ne ha vietato l’utilizzo ai minorenni e alle donne in gravidanza”.
“Troppe persone ignorano i danni del sole e non adottano nessuna protezione – afferma Monica Forchetta, presidente APaIM (Associazione Pazienti Italia Melanoma) -. I ragazzi devono essere informati anche grazie ai nuovi strumenti digitali, perché contro questo tumore è possibile adottare regole efficaci di prevenzione. Inoltre, il melanoma lascia i suoi ‘segni’ sulla pelle. In seguito a ogni modifica di un neo, è indispensabile rivolgersi allo specialista per approfondimenti”.
“La diagnosi precoce salva la vita – spiega Paola Queirolo -. Per individuare un neo sospetto è necessario seguire la regola ‘A B C D E’: Asimmetria nella forma; Bordi frastagliati; cambiamento del Colore; Dimensioni superiori a 6 millimetri di diametro; Evoluzione anomala con modificazioni evidenti nell’arco di settimane o mesi con fenomeni, ad esempio, di sanguinamento. Va sempre seguita la regola del ‘brutto anatroccolo’: l’insorgenza di un neo diverso per forma e colore rispetto a quelli già presenti è un segnale da tenere in considerazione e da far controllare dal dermatologo. Avere la pelle chiara, i capelli biondi o rossi e gli occhi chiari (blu, grigi o verdi) è un altro fattore di rischio. Se scoperto precocemente ed eliminato con una corretta asportazione chirurgica durante la fase iniziale, il melanoma è del tutto guaribile perché la probabilità che abbia invaso altri organi è pressoché nulla. Se, invece, la diagnosi avviene in fase avanzata, oggi abbiamo a disposizione armi efficaci per tenere sotto controllo la malattia a lungo termine, garantendo ai pazienti una buona qualità di vita. E grazie ai test di biologia molecolare possiamo individuare i pazienti da trattare con terapie mirate”.
“Va posta particolare attenzione anche ai tatuaggi, molto diffusi fra i giovani e non solo – conclude Fabrizio Nicolis -. Non aumentano il rischio di melanoma, ma in alcuni casi ne rendono più difficile la diagnosi. I pigmenti infatti ostacolano il monitoraggio dei nei, i cui cambiamenti rappresentano il segnale della trasformazione in forma tumorale. Inoltre il 50% dei melanomi si sviluppa a partire da nei preesistenti, per cui i tatuaggi non dovrebbero mai essere eseguiti su lesioni pigmentate della cute”.

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Nuovi casi di melanoma

Posted by fidest press agency su martedì, 21 maggio 2019

Roma, 24 maggio 2019, ore 11.30 Ministero della Salute (Auditorium), Lungotevere Ripa 1. Il progetto sarà presentato a Roma nell’Auditorium del Ministero della Salute in una conferenza stampa con gli interventi di Fabrizio Nicolis (Presidente Fondazione AIOM), Stefania Gori (Presidente Nazionale AIOM, Associazione Italiana di Oncologia Medica), Paola Queirolo (responsabile scientifico del progetto e Direttore Unità Operativa Tumori Cutanei dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova) e Monica Forchetta (Presidente Associazione Pazienti Italia Melanoma).
Nel 2018, in Italia, sono stati stimati circa 13.700 nuovi casi di melanoma. L’arma più efficace per combattere questa forma di cancro della pelle è la prevenzione. Con l’arrivo dell’estate, aumentano le occasioni per stare all’aria aperta. Ma attenzione all’abbronzatura “selvaggia”: i danni provocati da ripetute ed eccessive esposizioni solari si sommano ogni anno sulla pelle e aumentano il rischio di sviluppare la malattia. Per sensibilizzare i giovani, in particolare gli adolescenti, sull’importanza di adottare comportamenti corretti quando si espongono al sole, Fondazione AIOM lancia una campagna nazionale che sarà realizzata nelle spiagge italiane e prevede una forte ricaduta sui social network.

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Aura Biosciences Announces Update of Clinical Safety and Efficacy Data on Lead Candidate AU-011 for Choroidal Melanoma

Posted by fidest press agency su martedì, 19 giugno 2018

Aura Biosciences, a biotechnology company developing a new class of therapies to target and selectively destroy cancer cells using viral capsid conjugates, today announced new interim safety and efficacy data from an open-label Phase 1b/2 study of its lead program, light-activated AU-011 for the treatment of primary choroidal melanoma. The findings were presented by Ivana Kim, M.D., Co-Director of the Ocular Melanoma Center at Massachusetts Eye and Ear, at the 2018 World Ophthalmology Congress in Barcelona.AU-011 is an investigational, first-in-class targeted therapy in development for the treatment of primary choroidal melanoma. FDA has already granted Fast Track Designation and orphan drug designation, recognizing that there are no FDA-approved therapies and that the disease is serious and life-threatening.AU-011 is being evaluated in a Phase 1b/2 open-label, multicenter trial designed to evaluate the safety and efficacy of single and multiple ascending doses in 30 adult subjects with clinically diagnosed small to medium primary choroidal melanoma.Interim data presented today show that AU-011 has been generally well-tolerated with no related serious adverse events, no severe adverse events and no dose-limiting toxicities observed. Adverse events were manageable with standard of care treatments and had no further clinical sequelae. Pre-treatment visual acuity was maintained in all subjects that have been followed for 6 to 12 months.Early efficacy results are very promising with two subjects in the first multiple-ascending-dose cohort showing evidence of reduction in tumor height at 3 months. Further evidence of preliminary efficacy has also been demonstrated with subtherapeutic doses in the single-ascending-dose cohorts providing stable disease with vision preservation up to 12 months.“We are excited by these preliminary findings showing AU-011 provided local tumor control without loss of visual acuity for a majority of subjects dosed to date,” said Dr. Kim. “That is an encouraging sign of progress toward developing a new treatment for this cancer that could preserve much more vision than radiotherapy, which is the current standard of care but not FDA approved for this indication.”

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Castle Biosciences Launches Next-Generation Sequencing Test DecisionDx-CMSeq for Cutaneous Melanoma

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 maggio 2018

Castle Biosciences, Inc., the skin cancer diagnostics company providing molecular diagnostics to improve cancer treatment decisions, today announced the launch of the DecisionDx®-CMSeq test that uses next-generation sequencing (NGS) to identify somatic mutations in genes relevant to cutaneous (skin) melanoma (CM). The DecisionDx-CMSeq NGS test will provide additional information to complement Castle Biosciences’ DecisionDx®-Melanoma gene expression profile (GEP) test that predicts individual risk of recurrence in patients with melanoma.The DecisionDx-CMSeq test evaluates DNA mutations in two genes known to be relevant to melanoma, BRAF and NRAS. The test can be ordered in conjunction with the DecisionDx-Melanoma GEP test or as a standalone request.“It is critical to understand as much as possible about a patient’s melanoma in order to individualize care,” said Federico A. Monzon, M.D., FCAP, Chief Medical Officer of Castle Biosciences. “The DecisionDx-Melanoma gene expression profile test is currently used to guide follow-up, surveillance and sentinel lymph node biopsy discussions based on metastatic risk. With the addition of mutational sequencing, we can provide actionable information for treatment options, including adjuvant therapy and clinical trials.”BRAF is the most commonly mutated gene in melanoma, with mutations found in approximately 40 to 50% of CM tumors. The DecisionDx-CMSeq test analyzes mutations in exon 15 of BRAF, where the most common and clinically actionable mutations occur. There are FDA-approved therapies for use in certain patients with particular BRAF mutations, as well as clinical trials underway evaluating new therapies.Approximately 20% of melanoma tumors harbor mutations in NRAS. The DecisionDx-CMSeq test identifies mutations affecting codons G12, G13 and Q61 of the NRAS gene. Patients with NRAS mutations are likely to be resistant to single-agent BRAF targeted therapy. There are several ongoing clinical trials evaluating compounds that target tumors with the NRAS mutation. Additional information about the genes in the DecisionDx-CMSeq test is available here on the http://www.SkinMelanoma.com website.

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Attenti al troppo sole: Il melanoma è dietro l’angolo

Posted by fidest press agency su domenica, 25 marzo 2018

Il 20% delle nuove diagnosi di melanoma riguarda i giovani under 40. Questo tumore della pelle particolarmente aggressivo è in costante crescita, negli ultimi 5 anni infatti si è registrato un aumento del 34% dei nuovi casi nel nostro Paese: nel 2017 ne sono stati stimati circa 14mila, erano 10.400 nel 2013. È dimostrato che l’eccessiva esposizione ai raggi UV svolge un ruolo decisivo, raddoppia infatti il rischio di sviluppare la malattia. Per sensibilizzare tutti i cittadini sull’importanza della prevenzione, la Fondazione Melanoma ha realizzato uno spot disponibile sul sito http://www.fondazionemelanoma.org, che avrà ampia diffusione nei social network e nelle emittenti televisive. Nel video, reso possibile grazie al sostegno di Bristol-Myers Squibb, viene mostrata una ragazza di spalle, i nei sulla sua schiena sono il “ricordo” dei momenti trascorsi al sole, troppo spesso senza protezione, che la pelle non dimentica. “L’inizio della primavera è il periodo migliore per eseguire il controllo dei nei perché la pelle non è ancora abbronzata – spiega il prof. Paolo Ascierto, presidente della Fondazione Melanoma e Direttore Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori Fondazione ‘G. Pascale’ di Napoli -. Il melanoma è la seconda più comune diagnosi di tumore negli uomini under 50 e la terza nelle donne in questa fascia di età. Inoltre va ricordato che le scottature solari gravi, durante l’infanzia e l’adolescenza, triplicano il rischio di melanoma in età adulta, ma sono ancora troppo pochi i giovani che proteggono la pelle dai raggi UV. Grazie alle campagne di sensibilizzazione condotte anche dalla nostra Fondazione, oggi in sette casi su dieci la malattia è individuata in fase iniziale. Il cambiamento nella forma, dimensione o colore di un neo rappresenta un segnale d’allarme da non sottovalutare. In passato vi era scarsa consapevolezza tra i cittadini sui rischi legati all’esposizione indiscriminata al sole e all’uso dei lettini solari. Oggi non è più così”. “Tutti dovrebbero utilizzare le creme solari quando prendono il sole, evitando di esporsi nelle ore centrali (dalle 12 alle 16) – continua il prof. Ascierto -. Senza dimenticare il controllo della pelle ogni anno dallo specialista. In particolare nelle persone che presentano più di 100 nei il rischio di melanoma è 6 volte superiore. Va sempre seguita la regola del ‘brutto anatroccolo’: l’insorgenza di un neo diverso per forma e colore rispetto a quelli già presenti è un segnale da tenere in considerazione e da far controllare dal dermatologo. Avere la pelle chiara, i capelli biondi o rossi e gli occhi chiari (blu, grigi o verdi) è un altro fattore di rischio. Se scoperto precocemente, il melanoma è guaribile con una semplice asportazione chirurgica”.

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Italia protagonista nel mondo nella ricerca sul melanoma

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 settembre 2017

melanoma-sulla-pelleMadrid. L’Istituto Nazionale Tumori Fondazione “Pascale” di Napoli ha infatti arruolato il maggior numero di pazienti in due importanti studi presentati al Congresso della European Society for Medical Oncology (ESMO) in corso a Madrid. E per la prima volta grazie alla combinazione di due molecole immunologiche, nivolumab e ipilimumab, il 58% dei pazienti è vivo a 3 anni, aprendo così la strada alla possibilità di cronicizzare la malattia in più della metà dei casi. Innanzitutto CheckMate -238 dimostra che il trattamento precoce con l’immuno-oncologia può determinare benefici a lungo termine nei pazienti colpiti da questo tumore della pelle. “Il trattamento con nivolumab – spiega il prof. Paolo Ascierto, Presidente della Fondazione Melanoma, Direttore Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative del ‘Pascale’ e senior author dello studio pubblicato sul New England Journal of Medicine – ha evidenziato una riduzione del rischio di progressione della malattia del 35% rispetto a ipilimumab, la prima molecola immuno-oncologica approvata. Sono stati arruolati 906 pazienti, di cui 30 a Napoli: tutti con malattia in stadio IIIb/c o VI dopo resezione chirurgica completa. Si aprono quindi nuove prospettive nella terapia adiuvante del melanoma, cioè dopo l’intervento proprio per ridurre il rischio di recidiva. I tassi di sopravvivenza libera da recidiva a 18 mesi nei gruppi trattati con nivolumab e ipilimumab erano rispettivamente pari al 66,4% e al 52,7%. Va inoltre sottolineato che nivolumab ha raggiunto questi risultati indipendentemente dallo stato mutazionale del tumore”. Nel 2016 in Italia sono state registrate 13.800 nuove diagnosi di melanoma. L’Istituto partenopeo si è distinto anche per un altro lavoro presentato a Madrid, CheckMate -224020. “Sono state coinvolte più di 200 persone colpite da diversi tipi di tumori solidi – sottolinea il prof. Ascierto, che è lead author di questa ricerca -. Il ‘Pascale’ ha contribuito a 39 dei 68 pazienti con melanoma, diventando così il centro con la maggiore esperienza al mondo su questo tipo di malati. Il 46% di questo sottogruppo (cioè 31 su 68) era in condizioni cliniche molto difficili, perché costituito da persone che avevano evidenziato una progressione della malattia dopo una precedente terapia immuno-oncologica anti PD-1. La sfida era rappresentata proprio dalla possibilità di ‘recuperarli’ alla cura”. “La combinazione di nivolumab con relatlimab, una nuova molecola immuno-oncologica inibitore del checkpoint immunitario LAG-3 – continua il prof. Ascierto – ha permesso di ottenere una tasso di risposte complete pari all’11,5%. Rilevante il ruolo di LAG-3: i pazienti che esprimono questo recettore nel tessuto tumorale presentano risposte decisamente migliori. In particolare il tasso di risposte obiettive in questi malati è stato del 18%”. Infine la conferma dell’efficacia della combinazione nivolumab e ipilimumab nello studio CheckMate -067 (945 persone coinvolte). “Il 58% dei pazienti trattati con la combinazione è vivo a tre anni, si tratta di un dato senza precedenti che rende concreta la possibilità di cronicizzare il melanoma in più della metà dei casi perché sappiamo che dopo 36 mesi le percentuali di sopravvivenza si mantengono stabili nel tempo – conclude il prof. Ascierto -. Inoltre a tre anni il 59% dei pazienti trattati con la combinazione era libero dalla necessità di ulteriori terapie”.

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Melanoma metastatico

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 giugno 2017

tumore metastaticoChicago. Confermati i benefici a lungo termine dell’immuno-terapia nel melanoma, tumore della pelle particolarmente aggressivo che nel 2016 ha fatto registrare nel nostro Paese 13.800 nuovi casi. Al 53° Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) che si svolge a Chicago sono presentati i risultati relativi al beneficio a lungo termine di pembrolizumab, nuova molecola immuno-oncologica. Lo studio di fase III KEYNOTE-006 ha coinvolto 834 pazienti colpiti da melanoma in stadio III inoperabile o IV avanzato non trattati in precedenza o che avevano già ricevuto una terapia in prima linea. Dopo quasi tre anni (33,9 mesi) il 50% dei pazienti trattati con pembrolizumab è vivo rispetto al 39% dei pazienti che avevano ricevuto ipilimumab. Non solo, Pembrolizumab ha anche raddoppiato il tasso di sopravvivenza libera da progressione (31% rispetto al 14%) e le risposte obiettive hanno raggiunto il 42% con pembrolizumab rispetto al 16% con ipilimumab. “La metà dei pazienti è vivo dopo quasi tre anni, si tratta di un risultato molto importante che conferma il miglioramento della sopravvivenza con pembrolizumab e i benefici di questa molecola nel trattamento del melanoma in fase avanzata – spiega il prof. Paolo Ascierto, Direttore Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori Fondazione ‘G. Pascale’ di Napoli -. E’ stata anche condotta una sottoanalisi per valutare l’outcome dei pazienti (104) che avevano completato i due anni di trattamento: in questa sottopopolazione, dopo un follow-up mediano di 10 mesi dalla sospensione, il 91% dei pazienti non presenta progressione di malattia. Siamo di fronte all’unico dato di sopravvivenza a lungo termine anche dopo l’interruzione di un trattamento con un farmaco immuno-oncologico anti-PD1 in questa patologia. Questi dati sono di fondamentale importanza anche al fine della definizione della durata della terapia, uno dei quesiti più importanti nel trattamento dei pazienti con checkpoints inhibitors. Abbiamo finalmente dei dati in uno studio prospettico di prima linea”.

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