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Melanoma: Paolo Ascierto ai vertici mondiali nella ricerca

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 settembre 2019

Primo in Italia su 4.000 specialisti, secondo in Europa su 25mila, quarto nel mondo su 65mila esperti. Paolo Ascierto, Direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto “Pascale” di Napoli, è ai vertici internazionali nella cura del melanoma. Lo evidenzia la classifica stilata dal sito americano Expertscape.com in relazione alla produzione scientifica dei clinici nei vari settori della medicina, tenendo in considerazione soprattutto le pubblicazioni dell’ultimo decennio, valutando la qualità della rivista e la posizione come autore nell’articolo. “Sono orgoglioso del risultato raggiunto, che voglio condividere con il gruppo di ricercatori con cui lavoro ogni giorno – afferma il prof. Ascierto -. Guido una squadra molto valida, formata da cinque oncologi medici, quattro dermatologi, cinque biologi, cinque study coordinator, due data management che aiutano nella conduzione delle sperimentazioni cliniche e controllano che siano rispettati gli standard richiesti, e tre infermieri di ricerca. In questi anni abbiamo condotto importanti studi per la messa a punto di terapie sempre più efficaci in grado di contrastare il melanoma, una neoplasia della pelle molto aggressiva in fase metastatica e in forte crescita, con 13.700 nuove diagnosi nel 2018 in Italia. Nell’ultimo decennio, al ‘Pascale’, sono state condotte più di 120 sperimentazioni su questo tumore, per un totale di oltre 3.000 pazienti coinvolti”.
Proprio l’Istituto partenopeo, a livello europeo, si colloca al nono posto nella cura del melanoma e nella classifica degli esperti rientra anche Ester Simeone, che fa parte del gruppo del prof. Ascierto. In Italia, il “Pascale” è primo fra gli Istituti e, oltre a Ester Simeone, fra gli esperti si colloca anche Antonio Grimaldi.
Expertscape, ideato da ricercatori dell’Università del North Carolina, copre tutte le aree della medicina e periodicamente aggiorna le classifiche di Atenei, ospedali ed esperti, sia a livello mondiale, che europeo e di singoli Paesi, utilizzando come parametro principale il numero delle pubblicazioni e delle citazioni. Il prof. Ascierto ha un Impact Factor e un H-Index, i due parametri utilizzati per “misurare” la produzione scientifica, molto alti, pari rispettivamente a oltre 3000 e 60. Inoltre, il ricercatore partenopeo è componente dei gruppi di lavoro che stilano le linee guida di ASCO (American Society of Clinical Oncology) e ESMO (European Society of Clinical Oncolgy) sul melanoma ed è coordinatore delle linee guida su questa neoplasia di AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica).
“Ringrazio il Direttore Generale del ‘Pascale’ Attilio Bianchi, il Direttore Scientifico Gerardo Botti e tutti i colleghi e personale dell’ospedale partenopeo, grazie ai quali abbiamo raggiunto livelli di eccellenza – conclude il prof. Ascierto-. Dietro alla squadra che va in campo, ce n’è un’altra grande e invisibile, solo grazie alla quale chi va in campo è in grado di vincere”.

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Tumori della pelle: non solo melanoma

Posted by fidest press agency su sabato, 6 luglio 2019

Padova 6 luglio 2019. Non solo melanoma. Non tutti sanno che l’eccessiva esposizione al sole, tipica di questa stagione, è associata anche ad un altro tipo di tumore della pelle: il carcinoma a cellule di Merkel (MCC, Merkel Cell Cancer). Si tratta di una forma rara e aggressiva di cancro cutaneo che ogni anno in Europa colpisce circa 2.500 nuovi pazienti. Fondamentale, sia nella diagnosi sia nel trattamento, è un approccio multidisciplinare che preveda il coinvolgimento di medici chirurghi, dermatologi, oncologi, anatomopatologi e chirurghi plastici. Proprio al fine di promuovere per la prima volta un confronto costruttivo e informativo tra le diverse discipline coinvolte nella diagnosi, gestione e trattamento dell’MCC.
Quaranta volte più raro del melanoma, l’MCC risulta purtroppo fatale in circa 1 paziente su 33: una forma di cancro quindi che, pur non essendo diffusa come altre patologie oncologiche, il più delle volte ha un esito sfavorevole.
“Il carcinoma a cellule di Merkel – afferma il Prof. Paolo Ascierto, Direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori Fondazione G. Pascale di Napoli – si manifesta con un nodulo cutaneo indolore di colore rosa, rosso o bluastro che potrebbe rompersi e sanguinare. Si tratta di un tumore insidioso la cui diagnosi risulta difficile dal momento che spesso viene confuso con altre patologie di origine dermatologica. Purtroppo le difficoltà nella diagnosi facilitano la sua rapida diffusione in altre parti del corpo con la comparsa di metastasi, rendendolo quindi più difficile da trattare, con una prognosi infausta”.Ogni anno vengono diagnosticati in Europa e negli Stati Uniti circa 5.000 nuovi casi di carcinoma a cellule di Merkel2,3,4. Di questi tra il 5 e il 12% sviluppa una malattia metastatica4,5,6.“Il trattamento della fase avanzata – dichiara il Prof. Michele Maio, Direttore del Centro di Immuno-Oncologia e dell’Unità Operativa Complessa di Immunoterapia Oncologica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese – si è molto evoluto negli ultimi anni: si è passati dalla chemioterapia, unica opzione terapeutica fino a qualche tempo fa, nonostante un’efficacia solo nel breve termine, all’immunoterapia che ha permesso di raggiungere risultati importanti, grazie al potenziamento della capacità del sistema immunitario di riconoscere e distruggere le cellule tumorali. L’immunoterapia rappresenta senza dubbio un’importante innovazione terapeutica in oncologia, in generale, e nel carcinoma a cellule di Merkel, in particolare”.

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Impact of Non-Invasive Gene Expression Testing to Rule Out Melanoma

Posted by fidest press agency su sabato, 15 giugno 2019

DermTech, Inc., a molecular genomics company pioneering precision dermatology, announces the publication of a new clinical study, confirming the clinical utility of the pigmented lesion assay (PLA) in the early detection of melanoma.The PLA is a breakthrough, non-invasive test that uses molecular gene expression to identify malignant changes in a skin sample collected with adhesive patches. With a demonstrated negative predictive value of 99%, the PLA significantly reduces the probability of missing melanoma to less than 1%.In a study led by Laura K. Ferris, MD, PhD, of the University of Pittsburgh Medical Center, investigators assessed long-term follow-up after a negative PLA test result. “Twelve-month follow-up data confirm the PLA’s high clinical utility and high negative predictive value. Clinicians follow the guidance of the test and rely on it during long-term follow-up. PLA negative lesions are monitored clinically and generally not biopsied, avoiding unnecessary surgical procedures; PLA positive lesions are biopsied as intended,” commented Dr. Ferris.Data from a patient registry also reported in the study, further substantiated the impact of the PLA on clinical decision making. Data collected from 1575 patients from 62 providers across 40 U.S. dermatology offices in a real world setting indicated 1433 PLA negative tests, of which 1431 (99.9%) were not biopsied during 12 months of follow-up. Of the 142 PLA positive tests identified through the registry, 137 (96.5%) were subsequently biopsied, thus suggesting that physicians use the test results to guide their biopsy decisions.”The results of this study confirm that the PLA transforms the current diagnostic pathway from one that is subjective, invasive and of low accuracy to one that is objective, non-invasive and highly accurate,” said Dr. Maral Skelsey.“This study again supports the PLA’s high utility and high negative predictive value in the assessment of pigmented lesions clinically suspicious for melanoma. The PLA offers enhanced early detection by measuring malignant changes in gene expression that can’t be identified clinically or with histopathology, thereby reducing the probability of missing melanoma to <1%,” said John Dobak, MD, Chief Executive Officer of DermTech.The study, “Impact on Clinical Practice of a Non-Invasive Gene Expression Melanoma Rule-Out Test: 12-Month Follow-Up of Negative Test Results and Utility Data From a Large US Registry Study,” is published in Dermatology Online Journal and can be viewed online here: https://escholarship.org/uc/item/61w6h7mn

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Melanoma e la crema in spiaggia: linee di tendenza

Posted by fidest press agency su martedì, 28 Mag 2019

Solo il 10% degli adolescenti afferma che è “cool” spalmarsi la crema solare in spiaggia. I giovani ignorano le regole fondamentali per esporsi al sole in modo sicuro. I raggi ultravioletti sono il principale fattore di rischio per il melanoma, il tumore della pelle più aggressivo e in costante crescita soprattutto fra i giovani: il 20% dei nuovi casi è riscontrato in pazienti fra i 15 e i 39 anni. Ma quasi il 40% degli adolescenti (39%) non mette mai la crema protettiva in spiaggia, per oltre la metà (51%) utilizzarla è “da sfigati” perché impedirebbe di abbronzarsi. Solo il 18% sa cos’è il fototipo (per il 53% è un tipo di immagine, per il 16% una tecnica di selfie e per il 13% una tonalità di colore dei fiori). Non solo. Il 63% ritiene che le lampade solari aiutino ad abbronzarsi meglio (per il 28% proteggono la pelle dai raggi del sole, solo il 9% afferma che in realtà fanno malissimo) e il 48% non sa cosa sia il melanoma (per il 24% è un problema alimentare). È la fotografia scattata dal sondaggio che dà il via al progetto #soleconamore, campagna nazionale di sensibilizzazione sull’abbronzatura consapevole e sulla prevenzione del melanoma indirizzata ai giovanissimi, realizzata da Fondazione AIOM e presentata oggi al Ministero della Salute.
“Il melanoma è una delle neoplasie che ha fatto registrare i più alti tassi di crescita – spiega Fabrizio Nicolis, presidente Fondazione AIOM -. È il secondo tumore più frequente negli uomini under 50 e il terzo nelle donne nella stessa fascia d’età. In particolare, in un quindicennio in Italia, il numero delle nuove diagnosi è raddoppiato, passando da poco più di 7.000 nel 2003 a 13.700 nel 2018, con un incremento sia negli uomini (+3,4% per anno) che nelle donne (+2% per anno). La mancata conoscenza dei fattori di rischio gioca un ruolo decisivo e le diagnosi negli adulti di oggi sono la conseguenza dell’esposizione scorretta al sole da giovani in passato. Ecco perché la nostra campagna è rivolta agli adolescenti e sarà declinata in particolare sui social network, con il coinvolgimento di influencer di primo piano. Un semplice gesto come spalmarsi la crema può diventare ‘cool’”. Al questionario, diffuso a maggio sui social, hanno risposto circa 3.500 adolescenti.
“Il progetto si concentra su prevenzione e diagnosi precoce, le due armi principali per sconfiggere il melanoma – afferma Paola Queirolo, responsabile scientifico del progetto #soleconamore e Direttore Unità Operativa Tumori Cutanei dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova -. Il sole non è un nemico, ma vanno seguite alcune regole, a partire dall’uso di creme solari con un fattore di protezione alto. È importante spalmarle in modo abbondante, più volte durante tutta la giornata: la quantità giusta è non meno di 40 grammi ogni ora di esposizione. Le creme, però, non possono fare miracoli, cioè non esistono solari in grado di garantire una protezione totale, per questo il sole va sempre evitato nelle ore centrali, fra le 12 e le 15. Le scottature solari gravi, durante l’infanzia e l’adolescenza, triplicano il rischio di melanoma in età adulta, ma fra i teenager è ancora molto scarsa la consapevolezza di questi aspetti”.
La campagna, realizzata grazie al contributo non condizionante di Novartis e di Pierre Fabre, prevede l’impegno di una decina fra le influencer più seguite a livello nazionale sui social network, coordinate da Iaia De Rose. Da un lato, a partire da giugno, si svolgerà un vero e proprio tour nelle spiagge italiane più affollate di giovanissimi, con la distribuzione di un opuscolo informativo. Sul fronte digitale, la campagna proseguirà sui social, dove gli adolescenti saranno invitati dalle influencer a realizzare video accattivanti, per stimolare il dibattito e rendere virale il tema. Basandosi su quiz, le influencer intervisteranno i ragazzi in modo da testare la loro preparazione sul tema “sole sicuro”. L’obiettivo è raggiungere più di 100mila teenager. “Vogliamo trasmettere un messaggio educazionale attraverso l’intrattenimento – sottolinea Fabrizio Nicolis -. E lo facciamo usando il linguaggio dei social, che è immediato, condivisibile e divertente, ma sempre validato dal punto di vista scientifico. L’ignoranza degli adolescenti non è limitata ai fattori di rischio del melanoma. Un’altra falsa convinzione, molto diffusa soprattutto tra i ragazzi, è che le lampade solari siano utili per preparare la pelle all’abbronzatura estiva”. “Niente di più sbagliato – afferma Stefania Gori, presidente nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e Direttore dipartimento oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar -. I danni di queste apparecchiature sono sottovalutati. È dimostrato che il loro utilizzo, soprattutto in età inferiore ai 35 anni, aumenta in maniera significativa il rischio di melanoma. L’intensità degli ultravioletti artificiali è di 12-15 volte superiore all’esposizione solare naturale. Infatti, secondo l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) le lampade solari sono ‘cancerogene’ per l’uomo al pari del fumo di sigaretta e, dal 2011, il Ministero della Salute ne ha vietato l’utilizzo ai minorenni e alle donne in gravidanza”.
“Troppe persone ignorano i danni del sole e non adottano nessuna protezione – afferma Monica Forchetta, presidente APaIM (Associazione Pazienti Italia Melanoma) -. I ragazzi devono essere informati anche grazie ai nuovi strumenti digitali, perché contro questo tumore è possibile adottare regole efficaci di prevenzione. Inoltre, il melanoma lascia i suoi ‘segni’ sulla pelle. In seguito a ogni modifica di un neo, è indispensabile rivolgersi allo specialista per approfondimenti”.
“La diagnosi precoce salva la vita – spiega Paola Queirolo -. Per individuare un neo sospetto è necessario seguire la regola ‘A B C D E’: Asimmetria nella forma; Bordi frastagliati; cambiamento del Colore; Dimensioni superiori a 6 millimetri di diametro; Evoluzione anomala con modificazioni evidenti nell’arco di settimane o mesi con fenomeni, ad esempio, di sanguinamento. Va sempre seguita la regola del ‘brutto anatroccolo’: l’insorgenza di un neo diverso per forma e colore rispetto a quelli già presenti è un segnale da tenere in considerazione e da far controllare dal dermatologo. Avere la pelle chiara, i capelli biondi o rossi e gli occhi chiari (blu, grigi o verdi) è un altro fattore di rischio. Se scoperto precocemente ed eliminato con una corretta asportazione chirurgica durante la fase iniziale, il melanoma è del tutto guaribile perché la probabilità che abbia invaso altri organi è pressoché nulla. Se, invece, la diagnosi avviene in fase avanzata, oggi abbiamo a disposizione armi efficaci per tenere sotto controllo la malattia a lungo termine, garantendo ai pazienti una buona qualità di vita. E grazie ai test di biologia molecolare possiamo individuare i pazienti da trattare con terapie mirate”.
“Va posta particolare attenzione anche ai tatuaggi, molto diffusi fra i giovani e non solo – conclude Fabrizio Nicolis -. Non aumentano il rischio di melanoma, ma in alcuni casi ne rendono più difficile la diagnosi. I pigmenti infatti ostacolano il monitoraggio dei nei, i cui cambiamenti rappresentano il segnale della trasformazione in forma tumorale. Inoltre il 50% dei melanomi si sviluppa a partire da nei preesistenti, per cui i tatuaggi non dovrebbero mai essere eseguiti su lesioni pigmentate della cute”.

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Nuovi casi di melanoma

Posted by fidest press agency su martedì, 21 Mag 2019

Roma, 24 maggio 2019, ore 11.30 Ministero della Salute (Auditorium), Lungotevere Ripa 1. Il progetto sarà presentato a Roma nell’Auditorium del Ministero della Salute in una conferenza stampa con gli interventi di Fabrizio Nicolis (Presidente Fondazione AIOM), Stefania Gori (Presidente Nazionale AIOM, Associazione Italiana di Oncologia Medica), Paola Queirolo (responsabile scientifico del progetto e Direttore Unità Operativa Tumori Cutanei dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova) e Monica Forchetta (Presidente Associazione Pazienti Italia Melanoma).
Nel 2018, in Italia, sono stati stimati circa 13.700 nuovi casi di melanoma. L’arma più efficace per combattere questa forma di cancro della pelle è la prevenzione. Con l’arrivo dell’estate, aumentano le occasioni per stare all’aria aperta. Ma attenzione all’abbronzatura “selvaggia”: i danni provocati da ripetute ed eccessive esposizioni solari si sommano ogni anno sulla pelle e aumentano il rischio di sviluppare la malattia. Per sensibilizzare i giovani, in particolare gli adolescenti, sull’importanza di adottare comportamenti corretti quando si espongono al sole, Fondazione AIOM lancia una campagna nazionale che sarà realizzata nelle spiagge italiane e prevede una forte ricaduta sui social network.

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Aura Biosciences Announces Update of Clinical Safety and Efficacy Data on Lead Candidate AU-011 for Choroidal Melanoma

Posted by fidest press agency su martedì, 19 giugno 2018

Aura Biosciences, a biotechnology company developing a new class of therapies to target and selectively destroy cancer cells using viral capsid conjugates, today announced new interim safety and efficacy data from an open-label Phase 1b/2 study of its lead program, light-activated AU-011 for the treatment of primary choroidal melanoma. The findings were presented by Ivana Kim, M.D., Co-Director of the Ocular Melanoma Center at Massachusetts Eye and Ear, at the 2018 World Ophthalmology Congress in Barcelona.AU-011 is an investigational, first-in-class targeted therapy in development for the treatment of primary choroidal melanoma. FDA has already granted Fast Track Designation and orphan drug designation, recognizing that there are no FDA-approved therapies and that the disease is serious and life-threatening.AU-011 is being evaluated in a Phase 1b/2 open-label, multicenter trial designed to evaluate the safety and efficacy of single and multiple ascending doses in 30 adult subjects with clinically diagnosed small to medium primary choroidal melanoma.Interim data presented today show that AU-011 has been generally well-tolerated with no related serious adverse events, no severe adverse events and no dose-limiting toxicities observed. Adverse events were manageable with standard of care treatments and had no further clinical sequelae. Pre-treatment visual acuity was maintained in all subjects that have been followed for 6 to 12 months.Early efficacy results are very promising with two subjects in the first multiple-ascending-dose cohort showing evidence of reduction in tumor height at 3 months. Further evidence of preliminary efficacy has also been demonstrated with subtherapeutic doses in the single-ascending-dose cohorts providing stable disease with vision preservation up to 12 months.“We are excited by these preliminary findings showing AU-011 provided local tumor control without loss of visual acuity for a majority of subjects dosed to date,” said Dr. Kim. “That is an encouraging sign of progress toward developing a new treatment for this cancer that could preserve much more vision than radiotherapy, which is the current standard of care but not FDA approved for this indication.”

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Castle Biosciences Launches Next-Generation Sequencing Test DecisionDx-CMSeq for Cutaneous Melanoma

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 Mag 2018

Castle Biosciences, Inc., the skin cancer diagnostics company providing molecular diagnostics to improve cancer treatment decisions, today announced the launch of the DecisionDx®-CMSeq test that uses next-generation sequencing (NGS) to identify somatic mutations in genes relevant to cutaneous (skin) melanoma (CM). The DecisionDx-CMSeq NGS test will provide additional information to complement Castle Biosciences’ DecisionDx®-Melanoma gene expression profile (GEP) test that predicts individual risk of recurrence in patients with melanoma.The DecisionDx-CMSeq test evaluates DNA mutations in two genes known to be relevant to melanoma, BRAF and NRAS. The test can be ordered in conjunction with the DecisionDx-Melanoma GEP test or as a standalone request.“It is critical to understand as much as possible about a patient’s melanoma in order to individualize care,” said Federico A. Monzon, M.D., FCAP, Chief Medical Officer of Castle Biosciences. “The DecisionDx-Melanoma gene expression profile test is currently used to guide follow-up, surveillance and sentinel lymph node biopsy discussions based on metastatic risk. With the addition of mutational sequencing, we can provide actionable information for treatment options, including adjuvant therapy and clinical trials.”BRAF is the most commonly mutated gene in melanoma, with mutations found in approximately 40 to 50% of CM tumors. The DecisionDx-CMSeq test analyzes mutations in exon 15 of BRAF, where the most common and clinically actionable mutations occur. There are FDA-approved therapies for use in certain patients with particular BRAF mutations, as well as clinical trials underway evaluating new therapies.Approximately 20% of melanoma tumors harbor mutations in NRAS. The DecisionDx-CMSeq test identifies mutations affecting codons G12, G13 and Q61 of the NRAS gene. Patients with NRAS mutations are likely to be resistant to single-agent BRAF targeted therapy. There are several ongoing clinical trials evaluating compounds that target tumors with the NRAS mutation. Additional information about the genes in the DecisionDx-CMSeq test is available here on the http://www.SkinMelanoma.com website.

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Attenti al troppo sole: Il melanoma è dietro l’angolo

Posted by fidest press agency su domenica, 25 marzo 2018

Il 20% delle nuove diagnosi di melanoma riguarda i giovani under 40. Questo tumore della pelle particolarmente aggressivo è in costante crescita, negli ultimi 5 anni infatti si è registrato un aumento del 34% dei nuovi casi nel nostro Paese: nel 2017 ne sono stati stimati circa 14mila, erano 10.400 nel 2013. È dimostrato che l’eccessiva esposizione ai raggi UV svolge un ruolo decisivo, raddoppia infatti il rischio di sviluppare la malattia. Per sensibilizzare tutti i cittadini sull’importanza della prevenzione, la Fondazione Melanoma ha realizzato uno spot disponibile sul sito http://www.fondazionemelanoma.org, che avrà ampia diffusione nei social network e nelle emittenti televisive. Nel video, reso possibile grazie al sostegno di Bristol-Myers Squibb, viene mostrata una ragazza di spalle, i nei sulla sua schiena sono il “ricordo” dei momenti trascorsi al sole, troppo spesso senza protezione, che la pelle non dimentica. “L’inizio della primavera è il periodo migliore per eseguire il controllo dei nei perché la pelle non è ancora abbronzata – spiega il prof. Paolo Ascierto, presidente della Fondazione Melanoma e Direttore Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori Fondazione ‘G. Pascale’ di Napoli -. Il melanoma è la seconda più comune diagnosi di tumore negli uomini under 50 e la terza nelle donne in questa fascia di età. Inoltre va ricordato che le scottature solari gravi, durante l’infanzia e l’adolescenza, triplicano il rischio di melanoma in età adulta, ma sono ancora troppo pochi i giovani che proteggono la pelle dai raggi UV. Grazie alle campagne di sensibilizzazione condotte anche dalla nostra Fondazione, oggi in sette casi su dieci la malattia è individuata in fase iniziale. Il cambiamento nella forma, dimensione o colore di un neo rappresenta un segnale d’allarme da non sottovalutare. In passato vi era scarsa consapevolezza tra i cittadini sui rischi legati all’esposizione indiscriminata al sole e all’uso dei lettini solari. Oggi non è più così”. “Tutti dovrebbero utilizzare le creme solari quando prendono il sole, evitando di esporsi nelle ore centrali (dalle 12 alle 16) – continua il prof. Ascierto -. Senza dimenticare il controllo della pelle ogni anno dallo specialista. In particolare nelle persone che presentano più di 100 nei il rischio di melanoma è 6 volte superiore. Va sempre seguita la regola del ‘brutto anatroccolo’: l’insorgenza di un neo diverso per forma e colore rispetto a quelli già presenti è un segnale da tenere in considerazione e da far controllare dal dermatologo. Avere la pelle chiara, i capelli biondi o rossi e gli occhi chiari (blu, grigi o verdi) è un altro fattore di rischio. Se scoperto precocemente, il melanoma è guaribile con una semplice asportazione chirurgica”.

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Italia protagonista nel mondo nella ricerca sul melanoma

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 settembre 2017

melanoma-sulla-pelleMadrid. L’Istituto Nazionale Tumori Fondazione “Pascale” di Napoli ha infatti arruolato il maggior numero di pazienti in due importanti studi presentati al Congresso della European Society for Medical Oncology (ESMO) in corso a Madrid. E per la prima volta grazie alla combinazione di due molecole immunologiche, nivolumab e ipilimumab, il 58% dei pazienti è vivo a 3 anni, aprendo così la strada alla possibilità di cronicizzare la malattia in più della metà dei casi. Innanzitutto CheckMate -238 dimostra che il trattamento precoce con l’immuno-oncologia può determinare benefici a lungo termine nei pazienti colpiti da questo tumore della pelle. “Il trattamento con nivolumab – spiega il prof. Paolo Ascierto, Presidente della Fondazione Melanoma, Direttore Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative del ‘Pascale’ e senior author dello studio pubblicato sul New England Journal of Medicine – ha evidenziato una riduzione del rischio di progressione della malattia del 35% rispetto a ipilimumab, la prima molecola immuno-oncologica approvata. Sono stati arruolati 906 pazienti, di cui 30 a Napoli: tutti con malattia in stadio IIIb/c o VI dopo resezione chirurgica completa. Si aprono quindi nuove prospettive nella terapia adiuvante del melanoma, cioè dopo l’intervento proprio per ridurre il rischio di recidiva. I tassi di sopravvivenza libera da recidiva a 18 mesi nei gruppi trattati con nivolumab e ipilimumab erano rispettivamente pari al 66,4% e al 52,7%. Va inoltre sottolineato che nivolumab ha raggiunto questi risultati indipendentemente dallo stato mutazionale del tumore”. Nel 2016 in Italia sono state registrate 13.800 nuove diagnosi di melanoma. L’Istituto partenopeo si è distinto anche per un altro lavoro presentato a Madrid, CheckMate -224020. “Sono state coinvolte più di 200 persone colpite da diversi tipi di tumori solidi – sottolinea il prof. Ascierto, che è lead author di questa ricerca -. Il ‘Pascale’ ha contribuito a 39 dei 68 pazienti con melanoma, diventando così il centro con la maggiore esperienza al mondo su questo tipo di malati. Il 46% di questo sottogruppo (cioè 31 su 68) era in condizioni cliniche molto difficili, perché costituito da persone che avevano evidenziato una progressione della malattia dopo una precedente terapia immuno-oncologica anti PD-1. La sfida era rappresentata proprio dalla possibilità di ‘recuperarli’ alla cura”. “La combinazione di nivolumab con relatlimab, una nuova molecola immuno-oncologica inibitore del checkpoint immunitario LAG-3 – continua il prof. Ascierto – ha permesso di ottenere una tasso di risposte complete pari all’11,5%. Rilevante il ruolo di LAG-3: i pazienti che esprimono questo recettore nel tessuto tumorale presentano risposte decisamente migliori. In particolare il tasso di risposte obiettive in questi malati è stato del 18%”. Infine la conferma dell’efficacia della combinazione nivolumab e ipilimumab nello studio CheckMate -067 (945 persone coinvolte). “Il 58% dei pazienti trattati con la combinazione è vivo a tre anni, si tratta di un dato senza precedenti che rende concreta la possibilità di cronicizzare il melanoma in più della metà dei casi perché sappiamo che dopo 36 mesi le percentuali di sopravvivenza si mantengono stabili nel tempo – conclude il prof. Ascierto -. Inoltre a tre anni il 59% dei pazienti trattati con la combinazione era libero dalla necessità di ulteriori terapie”.

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Melanoma metastatico

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 giugno 2017

tumore metastaticoChicago. Confermati i benefici a lungo termine dell’immuno-terapia nel melanoma, tumore della pelle particolarmente aggressivo che nel 2016 ha fatto registrare nel nostro Paese 13.800 nuovi casi. Al 53° Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) che si svolge a Chicago sono presentati i risultati relativi al beneficio a lungo termine di pembrolizumab, nuova molecola immuno-oncologica. Lo studio di fase III KEYNOTE-006 ha coinvolto 834 pazienti colpiti da melanoma in stadio III inoperabile o IV avanzato non trattati in precedenza o che avevano già ricevuto una terapia in prima linea. Dopo quasi tre anni (33,9 mesi) il 50% dei pazienti trattati con pembrolizumab è vivo rispetto al 39% dei pazienti che avevano ricevuto ipilimumab. Non solo, Pembrolizumab ha anche raddoppiato il tasso di sopravvivenza libera da progressione (31% rispetto al 14%) e le risposte obiettive hanno raggiunto il 42% con pembrolizumab rispetto al 16% con ipilimumab. “La metà dei pazienti è vivo dopo quasi tre anni, si tratta di un risultato molto importante che conferma il miglioramento della sopravvivenza con pembrolizumab e i benefici di questa molecola nel trattamento del melanoma in fase avanzata – spiega il prof. Paolo Ascierto, Direttore Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori Fondazione ‘G. Pascale’ di Napoli -. E’ stata anche condotta una sottoanalisi per valutare l’outcome dei pazienti (104) che avevano completato i due anni di trattamento: in questa sottopopolazione, dopo un follow-up mediano di 10 mesi dalla sospensione, il 91% dei pazienti non presenta progressione di malattia. Siamo di fronte all’unico dato di sopravvivenza a lungo termine anche dopo l’interruzione di un trattamento con un farmaco immuno-oncologico anti-PD1 in questa patologia. Questi dati sono di fondamentale importanza anche al fine della definizione della durata della terapia, uno dei quesiti più importanti nel trattamento dei pazienti con checkpoints inhibitors. Abbiamo finalmente dei dati in uno studio prospettico di prima linea”.

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Melanoma trattato localmente in aggiunta a ipilimumab raddoppia la sopravvivenza

Posted by fidest press agency su martedì, 2 agosto 2016

Dermatologist male looking at woman's mole isolated

Dermatologist male looking at woman’s mole isolated

L’aggiunta a ipilimumab di trattamenti locali come la radioterapia e l’elettrochemioterapia raddoppia la sopravvivenza senza aumentare gli effetti collaterali immunocorrelati nei pazienti con melanoma cutaneo, secondo i risultati di uno studio retrospettivo pubblicato su Cancer Immunology Research e coordinato da Sebastian Theurich dell’Ospedale Universitario di Colonia, in Germania. Ipilimumab è un anticorpo monoclonale che lega la proteina CTLA-4 presente sulla superficie delle cellule T, bloccandone l’attività inibitoria, restituendo in tal modo alle cellule T la capacità di infiltrarsi nel tessuto tumorale distruggendolo. «L’immunoterapia con ipilimumab ha rivoluzionato il trattamento del melanoma maligno» riprendono gli autori, ricordando che circa il 20% dei pazienti trattati ottiene risposte durature, un grande passo avanti rispetto ai precedenti risultati con altre terapie.«Tra le opzioni per aumentare ulteriormente la percentuale di pazienti che rispondono alla cura ci sono i trattamenti locali, usati finora a scopo palliativo» spiega Theurich, che assieme ai colleghi ha analizzato in modo retrospettivo i dati di 127 pazienti con melanoma maligno trattati in quattro centri oncologici in Germania e Svizzera. Di questi, 82 avevano ricevuto ipilimumab da solo mentre agli altri 45 il farmaco era stato somministrato in associazione a trattamenti locali. Ebbene, in quest’ultimo gruppo la sopravvivenza globale mediana è stata di 117 settimane rispetto alle 46 del gruppo trattato con la sola immunoterapia. «Risultati in linea con quelli riportati da uno studio statunitense svolto su 29 pazienti trattati con ipilimumab e radioterapia locale» riprende l’oncologo, che con i colleghi ha anche studiato il potenziale meccanismo immunologico alla base del vantaggio derivato dall’aggiunta dei trattamenti locali. Questi ultimi potrebbero avere un’azione attivante sulle cellule immunitarie mettendole in grado di attaccare il tumore anche in siti distanti, ipotizzano gli autori, precisando comunque che per confermare l’ipotesi servono studi prospettici su ampie casistiche. (fonte doctor33)

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Al congresso ASCO presentato lo studio CheckMate -067 sul cancro della pelle più aggressivo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 giugno 2016

melanoma-sulla-pelleChicago. La combinazione delle terapie immuno-oncologiche è la strada da seguire per rendere il melanoma una malattia cronica, con cui il paziente può convivere tutta la vita. L’associazione di nivolumab e ipilimumab ha permesso di ottenere una sopravvivenza libera da progressione significativamente più lunga, tassi di risposta obiettiva più elevati e una riduzione notevole del volume del tumore. Questi risultati emergono dallo studio di fase III Checkmate -067, che ha coinvolto 945 pazienti, presentato al 52° Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) che si chiude oggi a Chicago. “La combinazione nivolumab e ipilimumab ha dimostrato un beneficio clinico prolungato con una riduzione del 58% del rischio di progressione della malattia rispetto a ipilimumab in monoterapia, mentre nivolumab in monoterapia ha dimostrato una riduzione del rischio del 45% rispetto a ipilimumab in monoterapia – spiega il prof. Paolo Ascierto, presidente della Fondazione Melanoma e direttore dell’Unità di Oncologia al ‘Pascale’ di Napoli -. Inoltre con l’associazione di queste due armi si raggiunge fino al 58% di risposta obiettiva, rispetto ad esempio al 44% ottenuto con la monoterapia con nivolumab e al 19% con ipilimumab. La risposta obiettiva rappresenta un importante indicatore dell’efficacia del trattamento, strettamente legato all’esito favorevole a lungo termine, cioè alla sopravvivenza. Significativa anche la riduzione del volume tumorale, pari al 51,9%, rispetto sia alla monoterapia con nivolumab (34,5%) che a quella con ipilimumab (5,9%)”. Nel 2015 in Italia sono stati stimati quasi 11.300 nuovi casi di melanoma in Italia. L’incidenza della malattia è da anni in costante ascesa sia negli uomini (+3,2%/anno) che nelle donne (+3,1%/anno). E 129mila persone vivono dopo la diagnosi (43% uomini). “A Chicago stati presentati anche i risultati di un’analisi post-hoc dello studio di fase III CheckMate -069. Sono state osservate risposte durature con il regime di combinazione in un sottogruppo di pazienti che hanno interrotto la terapia a causa degli eventi avversi correlati al trattamento. Queste risposte erano in linea con quanto emerge nella nella popolazione generale”.

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“La duplice rivoluzione nel trattamento del melanoma: come orientarsi nel nuovo scenario terapeutico”

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 dicembre 2015

melanoma-sulla-pelleMilano mercoledì 16 dicembre 2015 ore 11.30 – Circolo della Stampa Corso Venezia 48. Il melanoma cutaneo è una neoplasia molto aggressiva, tra i principali tumori giovanili, e nel mondo riguarda circa 100.000 persone. In Italia rappresenta il terzo tumore più frequente al di sotto dei 50 anni e registra, ormai da anni, una costante crescita sia negli uomini sia nelle donne. Negli ultimi anni sono emerse rilevanti novità riguardo alla gestione clinica del melanoma, in particolare sotto il profilo dell’approccio terapeutico: nuove molecole, infatti, sono state rese disponibili sia nell’ambito dell’immunoterapia sia in quello dell’oncologia di precisione, e sono molti i dati clinici presentati su queste nuove opzioni terapeutiche. L’incontro ha l’intento di fornire un quadro complessivo per orientarsi nella rivoluzione terapeutica in corso, oltre a informazioni di background sul melanoma (dagli aspetti epidemiologici ai fattori di rischio e all’importanza della prevenzione), approfondendo alcuni aspetti significativi legati al ruolo delle mutazioni genetiche nello sviluppo della patologia. Intervengono:
Prof.ssa Paola Queirolo, UOC Oncologia medica IRCCS San Martino, IST Genova e Presidente IMI – Intergruppo Melanoma Italiano
Prof. Ignazio Stanganelli, Responsabile Centro di Oncologia Dermatologica – Skin Cancer Unit IRCCS Istituto Scientifico Romagnolo per la Cura e lo Studio dei Tumori e Professore Associato Clinica Dermatologica Università degli Studi di Parma. Membro del consiglio direttivo IMI – Intergruppo Melanoma Italiano
Prof. Giuseppe Palmieri, Oncologo Medico, Primo Ricercatore CNR, Responsabile dell’Unità di Genetica dei Tumori del CNR di Sassari. Presidente Eletto IMI – Intergruppo Melanoma Italiano

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La duplice rivoluzione nel trattamento del melanoma

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 novembre 2015

melanoma-sulla-pelleMilano mercoledì 16 dicembre 2015 ore 11.30 – Circolo della Stampa Corso Venezia 48 Il melanoma cutaneo è una neoplasia molto aggressiva, tra i principali tumori giovanili, e nel mondo riguarda circa 100.000 persone. In Italia rappresenta il terzo tumore più frequente al di sotto dei 50 anni e registra, ormai da anni, una costante crescita sia negli uomini sia nelle donne. Negli ultimi anni sono emerse rilevanti novità riguardo alla gestione clinica del melanoma, in particolare sotto il profilo dell’approccio terapeutico: nuove molecole, infatti, sono state rese disponibili sia nell’ambito dell’immunoterapia sia in quello dell’oncologia di precisione, e sono molti i dati clinici presentati su queste nuove opzioni terapeutiche. L’incontro ha l’intento di fornire un quadro complessivo per orientarsi nella rivoluzione terapeutica in corso, oltre a informazioni di background sul melanoma (dagli aspetti epidemiologici ai fattori di rischio e all’importanza della prevenzione), approfondendo alcuni aspetti significativi legati al ruolo delle mutazioni genetiche nello sviluppo della patologia.
Intervengono:
Prof.ssa Paola Queirolo, UOC Oncologia medica IRCCS San Martino, IST Genova e Presidente IMI – Intergruppo Melanoma Italiano
Prof. Ignazio Stanganelli, Responsabile Centro di Oncologia Dermatologica – Skin Cancer Unit IRCCS Istituto Scientifico Romagnolo per la Cura e lo Studio dei Tumori e Professore Associato Clinica Dermatologica Università degli Studi di Parma. Tesoriere IMI – Intergruppo Melanoma Italiano
Prof. Giuseppe Palmieri, Oncologo Medico, Primo Ricercatore CNR, Responsabile dell’Unità di Genetica dei Tumori del CNR di Sassari. Presidente Eletto IMI – Intergruppo Melanoma Italiano

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Un centro dedicato alla ricerca e alla cura del melanoma

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 ottobre 2015

ospedale-bergamo-papaBergamo. E’ operativo da giugno il Ce.R.Mel., il nuovo Centro di ricerca e cura del melanoma dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, tra i centri di riferimento in Italia per il trattamento di una patologia che colpisce soprattutto i giovani e registra ogni anno solo in Italia circa 7 mila nuovi casi, di cui 300 curati all’ospedale bergamasco.Il centro di ricerca è nato per migliorare ulteriormente la qualità delle cure offerte per il melanoma, sia in termini di innovazione che di efficacia, e comprende un gruppo multidisciplinare clinico, coordinato dall’Oncologia, a cui collaborano, sotto l’egida del Cancer center aziendale, la Chirurgia 1, la Dermatologia e l’Anatomia patologica.Uno degli aspetti innovativi del Centro è lo studio genetico del melanoma, necessario per calcolare il rischio di ripresa della malattia e definire le terapie più efficaci, anche ricorrendo ai moderni farmaci a bersaglio molecolare, personalizzati cioè sul corredo genetico della malattia. Tra gli obiettivi anche l’ampliamento della dotazione tecnologia e delle competenze necessarie per eseguire sul tumore esami genetici sempre più approfonditi. La seconda linea di ricerca è invece costituita dalla cosiddetta outcome research, cioè quel lavoro di analisi e studio sull’efficacia dei percorsi di cura dei pazienti, indispensabile per raffinare la conoscenza sul tumore, sulla sua incidenza, sui fattori di rischio e sull’efficacia delle terapie. In campo oncologico offrire le migliori cure disponibili equivale infatti a investire tempo e risorse nella ricerca clinica. Un assunto ben chiaro all’Oncologia del Papa Giovanni XXIII che conta centinaia di pubblicazioni scientifiche internazionali e richiama pazienti da tutta Italia, potendo anche contare su una forte reputazione internazionale e contatti con i maggiori centri italiani, europei e americani.“Lo sviluppo moderno delle cure oncologiche richiede una sempre maggior dedizione all’attività clinica e all’innovazione con l’identificazione di professionisti che seguano a livello specialistico singoli settori della patologia oncologica – ha commentato Carlo Tondini, direttore dell’Oncologia dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII -. Ecco perché da tempo stiamo sviluppando progetti con lo scopo di raggiungere livelli di eccellenza nei vari settori e sicuramente il Ce.R.Mel. va in questa direzione. L’efficacia clinica richiede infatti ricerca e approccio multidisciplinare. Nel caso del melanoma, per esempio, garantiamo ai pazienti visite collegiali, alla presenza dell’oncologo, del chirurgo e del dermatologo, e l’accessibilità ad analisi genetiche sofisticate. Questo crea attrazione anche al di fuori della nostra provincia, tanto che il 30% dei nostri pazienti con melanoma viene da fuori Bergamo o da fuori regione, perché sa che qui può trovare cure efficaci”. “Abbiamo già attivato, sotto la guida di Tiziano Barbui, un database totalmente dedicato al melanoma che si chiama MelanORO, dal termine inglese Outcome research in oncology, che però per fare un salto di qualità in termini di utilità e aggiornamento avrebbe bisogno di personale specializzato dedicato completamente a questa attività – ha spiegato Mario Mandalà, oncologo del Papa Giovanni XXIII e referente del progetto Ce.R.Mel. -. In questi anni il nostro gruppo multidisciplinare ha raggiunto risultati importanti, in termini di personalizzazione e umanizzazione delle cure, mettendo a disposizione i più innovativi farmaci disponibili in questo settore e introducendo la figura dell’infermiera di ricerca, che segue il paziente durante ogni fase degli studi clinici. Per continuare però avevamo bisogno di strutturare l’attività in corso: il Centro di ricerca, con una valenza a livello europeo e una rilevanza internazionale, ci permette di garantire al paziente sempre le migliori cure disponibili”Ai pazienti inoltre viene offerto un servizio di consulenza telefonica in tempo reale, rivolto a pazienti e medici per garantire una gestione ottimale delle tossicità e degli eventuali eventi avversi, e chiarire dubbi sulle modalità di assunzione dei farmaci.“Ricerca, attenzione al paziente, apertura internazionale, innovazione e multidisciplinarità sono ciò che caratterizza il nostro approccio al melanoma – ha commentato Carlo Nicora, direttore generale dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII -. E’ una strategia che in questi anni si è dimostrata vincente sia per i risultati clinici ottenuti sia per la soddisfazione dei nostri pazienti. Dobbiamo quindi continuare su questa strada, per garantire la migliore qualità di vita possibile a chi sta combattendo la malattia e la garanzia di poter contare su un punto di riferimento affidabile a chi la malattia l’ha già sconfitta. In totale sono un migliaio i pazienti con melanoma che in un anno usufruiscono delle nostre prestazioni”.Tutti possono sostenere le attività del Ce.R.Mel., facendo una donazione all’Associazione Oncologica Bergamasca (AOB), che si è impegnata a supportare la fase di start up del progetto, facendosi tramite della raccolta di fondi ed elargizioni liberali da parte di privati, persone giuridiche, enti e istituzioni che vogliono sostenere la ricerca e la cura del melanoma.“Il Ce.R.Mel. è un catalizzatore del prestigio di cui l’Ospedale Papa Giovanni XXIII gode in campo internazionale sul melanoma e dell’eccellenza delle cure erogate, per cui tutta la Comunità bergamasca dovrebbe andare fiera – ha commentato Nunzio Pezzotta, presidente di AOB -. La nostra associazione è quindi orgogliosa di dare il proprio sostegno e contributo alla realizzazione e sviluppo di questo Centro che porterà sicuri ed importanti miglioramenti nella cura del melanoma e nella qualità assistenziale con notevoli benefici e vantaggi per i malati”.
Le donazioni, che godono dei benefici fiscali, possono essere inoltrate tramite bonifico bancario all’A.O.B. Associazione Oncologica Bergamasca onlus (IBAN: IT 44 N 05428 11101 000000022144), precisando nella causale “Erogazione liberale a favore del Centro di cura e ricerca del melanoma”. (Nella foto Nunzio Pezzotta con l’équipe dellì’Ospedale Papa Giovanni XXIII dedicata al melanoma)

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Tumore del polmone: arriva in Europa Nivolumab

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 luglio 2015

tumore polmoneLa Commissione Europea ha approvato nivolumab, un inibitore del checkpoint immunitario PD-1, per il trattamento del tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) squamoso localmente avanzato o metastatico, precedentemente trattato con la chemioterapia. Questa approvazione segna il primo grande passo avanti in Europa nel trattamento di questa patologia in più di un decennio e rende possibile la commercializzazione di nivolumab in tutti i 28 Stati membri dell’Unione Europea. Nivolumab è il primo e unico inibitore di checkpoint immunitario PD-1 che ha dimostrato un beneficio di sopravvivenza globale in pazienti con NSCLC squamoso metastatico precedentemente trattati.
Lo studio di fase III CheckMate -017, uno dei due studi sui quali si è basata l’approvazione in Europa di nivolumab nel tumore del polmone in stadio avanzato, ha evidenziato un tasso di sopravvivenza a un anno del 42% e una riduzione del rischio di morte del 41% nei pazienti trattati con il farmaco rispetto alla terapia standard. In Europa, i tassi di incidenza e mortalità del tumore del polmone sono in aumento, con un quinto dei casi globali di morte per tumore dovuto a questa neoplasia. Il NSCLC è una delle forme più comuni di questa malattia che rappresenta circa l’85% dei casi di cancro del polmone, mentre il NSCLC squamoso è responsabile di circa il 25% – 30% di tutti i tumori polmonari. Nei pazienti con NSCLC, nei quali la malattia si ripresenta o progredisce con la chemioterapia, le opzioni di trattamento sono limitate e la prognosi è sfavorevole, con un tasso di sopravvivenza a cinque anni di circa il 2% globalmente. L’approvazione della Commissione Europea si basa sui dati di due studi (CheckMate -017 di fase III e CheckMate -063 di fase II). In entrambi, il dosaggio di nivolumab era 3 mg/kg ogni due settimane, lo stesso utilizzato in tutti gli studi di fase III durante il programma di sviluppo clinico di nivolumab nei diversi tipi di tumori.
CheckMate -017 è uno studio clinico randomizzato di landmark, di fase III, in aperto, che ha confrontato nivolumab (3 mg/kg in infusione endovenosa di 60 minuti ogni due settimane) con lo standard di cura, docetaxel (75 mg/m2 per via endovenosa ogni tre settimane), in pazienti con NSCLC squamoso avanzato in progressione durante o dopo un regime chemioterapico contenente platino. È il primo studio di fase III ad aver dimostrato un beneficio di sopravvivenza globale nel NSCLC avanzato, con un tasso di sopravvivenza a un anno del 42% con nivolumab vs 24% con docetaxel e una riduzione del rischio di morte del 41% nei pazienti trattati con nivolumab. Nivolumab ha anche dimostrato un miglioramento del tasso di risposta globale e di sopravvivenza libera da progressione.
I risultati di CheckMate -017 sono stati recentemente pubblicati sulla rivista The New England Journal of Medicine e presentati in una sessione orale dell’ultimo congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology a maggio 2015.
CheckMate -063 è uno studio di fase II, in singolo braccio, in aperto, che ha valutato nivolumab in pazienti con NSCLC squamoso metastatico in progressione dopo aver ricevuto due o più linee di terapia. In questo studio, il tasso di risposta obiettiva confermata da un comitato indipendente di revisione radiologica era l’endpoint primario dello studio ed è risultato pari al 14,5%, con una sopravvivenza a un anno del 41% e una sopravvivenza globale mediana di 8,21 mesi. Il profilo di sicurezza di nivolumab nello studio CheckMate -063 era simile a quanto osservato in studi clinici precedenti.
Bristol-Myers Squibb ha sottomesso per nivolumab due diverse richieste di autorizzazione all’immissione in commercio, una per il melanoma avanzato e una per il NSCLC squamoso, al fine di rendere disponibile al personale medico, più celermente, nivolumab in entrambe le indicazioni. Lo scopo è di ottenere che queste due autorizzazioni all’immissione in commercio “convergano” verso la fine del 2015 in un’unica autorizzazione sotto il nome commerciale della specialità medicinale attualmente autorizzata per il melanoma.
Bristol-Myers Squibb ha un vasto programma di sviluppo clinico con oltre 8.000 pazienti arruolati in tutto il mondo in più di 50 studi per valutare nivolumab in diversi tipi di tumore – in monoterapia o in combinazione con altre terapie.
Nivolumab è stato il primo inibitore di checkpoint immunitario PD-1 al mondo a ottenere l’approvazione; infatti, il 4 luglio 2014 Ono Pharmaceutical Co. ha annunciato di aver ricevuto il via libera per la produzione e commercializzazione del farmaco in Giappone per il trattamento dei pazienti con melanoma inoperabile.
Negli Stati Uniti, il 22 dicembre 2014 la Food and Drug Administration (FDA) ha approvato nivolumab per la prima volta per il trattamento dei pazienti con melanoma non operabile o metastatico in progressione dopo terapia con ipilimumab e, in caso di mutazione di BRAF V600, anche con un inibitore di BRAF. Nivolumab ha ottenuto la seconda approvazione dalla FDA, il 4 marzo 2015, per il trattamento dei pazienti con NSCLC squamoso metastatico in progressione durante o dopo chemioterapia a base di platino e la Commissione Europea ha annunciato, il 19 giugno 2015, l’approvazione di nivolumab per il trattamento del melanoma avanzato (non operabile o metastatico) nei pazienti adulti, indipendentemente dallo stato di BRAF.
Il tumore del polmone è la principale causa di morte per cancro al mondo e secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità è responsabile di più di 1,5 milioni di decessi ogni anno. Il NSCLC è una delle forme più frequenti di questa malattia con l’85% circa dei casi. La sopravvivenza varia a seconda dello stadio, istologia e sottotipo di tumore del polmone. La maggioranza dei pazienti con NSCLC riceve la diagnosi della malattia in stadio avanzato. Complessivamente, la sopravvivenza a 5 anni per questo tipo di tumore in stadio I è compresa tra il 47% e il 50%, mentre per lo stadio IV sempre a 5 anni scende al 2%.
Nell’Unione Europea, il tumore del polmone rappresenta il peso economico più alto tra tutti i tipi di cancro e costa circa 18,8 miliardi Euro, cioè il 15% dei costi globali per tumore.

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Trattare il melanoma con una terapia di combinazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 giugno 2015

Oggi è possibile trattare il melanoma con una terapia di combinazione, come è stato fatto con l’HIV, per rendere questo v_grains-melanometumore della pelle una malattia cronica, con cui il paziente può convivere per tutta la vita. Una sfida difficile, soprattutto per una patologia che, nella fase metastatica, fa registrare alti tassi di mortalità, ma possibile grazie ai nuovi trattamenti immuno-oncologici. L’efficacia della combinazione di due farmaci, ipilimumab e nivolumab, è dimostrata dallo studio Checkmate -067, presentato oggi al 51° Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) in corso a Chicago fino al 2 giugno. “Con l’associazione di queste due armi si raggiunge fino al 55% di risposta obiettiva, rispetto ad esempio al 40% ottenuto con la monoterapia con nivolumab – spiega il prof. Paolo Ascierto, direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori Fondazione “G. Pascale” di Napoli, presidente della Fondazione Melanoma e coordinatore delle Linee Guida sul melanoma dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) -. La risposta obiettiva rappresenta un importante indicatore dell’efficacia del trattamento, strettamente legato all’esito favorevole a lungo termine, cioè alla sopravvivenza. L’impatto di questi dati è decisivo, infatti sono presentati oggi in sessione plenaria all’ASCO e sono oggetto dell’abstract numero 1 al congresso”. Nel 2014 sono stati stimati quasi 11.000 nuovi casi di melanoma in Italia. L’incidenza della malattia è da anni in costante ascesa sia negli uomini (+3,6%/anno) che nelle donne (+3,7%/anno). I più recenti dati ISTAT (2011) indicano in 1.807 i decessi nel nostro Paese (1054 fra gli uomini e 753 fra le donne). “Questi dati ottenuti con il regime di combinazione nivolumab e ipilimumab nel melanoma avanzato sono senza precedenti e mostrano risultati di efficacia mai osservati prima con farmaci immuno-oncologici – continua il prof. Ascierto -. Con l’associazione abbiamo registrato tassi di risposta molto più alti e duraturi nel tempo, oltre a una significativa riduzione del volume tumorale, rispetto sia alla monoterapia con ipilimumab che a quella con nivolumab. Le risposte osservate nello studio CheckMate -067 dimostrano il potenziale di questo regime nei pazienti con melanoma metastatico”. “Questi risultati – conclude il prof. Ascierto – rafforzano le nostre convinzioni che le future terapie consisteranno nella combinazione di più farmaci immuno-oncologici, in grado di modulare il sistema immunitario per offrire ai pazienti con tumore opzioni di maggiore efficacia, più di quanto si possa ottenere con le attuali terapie. E questo approccio potrà essere applicato non solo nel melanoma ma anche in diversi tipi di tumore”. I dati dello studio CheckMate -067 confermano i risultati dei primi test su pazienti con melanoma nel Regno Unito, USA, Israele e Francia, pubblicati recentemente sul New England Journal of Medicine. Gli scienziati hanno studiato 142 pazienti: 72 sono stati trattati con la combinazione nivolumab e ipilimumab, mentre agli altri sono stati somministrati altri farmaci e placebo. Nel 61% di quelli trattati con il regime di associazione il tumore è regredito nei successivi 12 mesi.

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Melanoma, un gene coinvolto nelle cellule staminali tumorali

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 luglio 2014

Natali CANCRO acrilico su tela lavorata a mano 100x100Aumentano le possibilità di combattere il melanoma, uno dei tumori della pelle più aggressivi e refrattari al trattamento farmacologico. Uno studio ha, infatti, evidenziato il ruolo del gene SOX2 nel mantenere le cellule staminali tumorali di melanoma. I rilevanti risultati di queste ricerche, condotte nel laboratorio di Barbara Stecca dell’Istituto Toscano Tumori (ITT) in collaborazione la Fondazione FiorGen Onlus di Firenze, sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Oncogene. La ricerca fa parte del “Progetto Melanoma: nuovi possibili biomarcatori di diagnosi e progressione” finanziato dall’ Ente Cassa di Risparmio di Firenze e coordinato quale referente scientifico dal professor Nicola Pimpinelli. Nell’ambito dello studio, un gruppo di giovani ricercatrici, tra le quali Roberta Santini (FiorGen), Silvia Pietrobono e Silvia Pandolfi (ITT), hanno identificato il ruolo fondamentale del gene SOX2 nel regolare la crescita e sopravvivenza di cellule staminali di melanoma.“Le cellule staminali del melanoma rappresentano una frazione di cellule con caratteristiche simili a quelle di cellulestaminali normali (autorinnovamento, indifferenziamento, multipotenzialità, ndr) presenti all’interno del tumore che hanno la capacità di mantenerne la crescita – spiega Barbara Stecca -. Questo modello, evidenziato in molte neoplasie, ha profonde implicazioni terapeutiche. Infatti, molto spesso le terapie antitumorali eliminano le cellule tumorali in fase di attiva proliferazione, che costituiscono gran parte della massa tumorale. Noi vogliamo cercare di eliminare anche la riserva staminale, che è in grado di rigenerare la massa tumorale sia localmente (recidiva, ndr) sia in altri distretti (metastasi, ndr)”.Ricerche svolte dallo stesso gruppo avevano evidenziato la presenza di cellule staminali tumorali nel melanoma, la cui crescita e mantenimento dipendono dalla via biochimica di segnalazione HEDGEHOG-GLI che gioca un ruolo chiave nella proliferazione e nell’acquisizione dell’identità cellulare durante lo sviluppo embrionale. Questa via è inattiva nell’adulto e può essere riattivata in maniera aberrante in alcune neoplasie umane, tra cui il melanoma. Il proseguimento di queste ricerche, pubblicate sulla rivista scientifica Oncogene, ha permesso di identificare SOX2 come gene bersaglio della via HEDGEHOG-GLI e di validarne la funzione nella capacità staminale del melanoma. Queste ricerche sono state condotte in un modello animale in cui sono state inoculate cellule di melanoma umano, nelle quali il livello di espressione del gene SOX2 è stato drasticamente ridotto tramite il cosiddetto silenziamento genico – spiega Barbara Stecca -, si è così osservato che l’attecchimento e la crescita dei melanomi sottocute viene abolito. E’ stato, inoltre, rilevato che SOX2 è particolarmente espresso nel compartimento staminale tumorale e che la sua espressione è aumentata in circa la metà dei melanomi umani”.“Si tratta di un esperimento particolarmente importante – osserva il Vice Presidente dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze Pierluigi Rossi Ferrini – perché riguarda non solo i melanomi ma investe l’oncologia nel suo complesso. Il silenziamento genico e la eradicazione del compartimento staminale neoplastico sono due grandi speranze della terapia dei tumori maligni. L’Ente Cassa di Risparmio di Firenze è orgogliosa di aver contribuito allo svolgimento di queste ricerch.e L’’ipotesi formulata per spiegare questi risultati è che SOX2 favorisca il mantenimento di un fenotipo staminale e che funzioni come mediatore della via HEDGEHOG-GLI nel regolare la proliferazione e l’autorinnovamento delle cellule staminali di melanoma. La terapia genica locale del melanoma è a uno stadio ancora sperimentale, ma questi risultati lasciano sperare che le particolari caratteristiche di SOX2, quale oncogene e fattore di trascrizione staminale, possano essere sfruttate in quella direzione.

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Contro melanoma, cautela al sole e tempi brevi per farmaci

Posted by fidest press agency su martedì, 3 aprile 2012

Ripetuti eccessi di esposizione ai raggi solari durante l’infanzia triplicano il rischio di sviluppare il melanoma da adulti. Per questo motivo i bambini vanno difesi dal sole con adeguate protezioni, evitando sempre le ore centrali della giornata, soprattutto con l’arrivo della bella stagione. Ma alla prevenzione si aggiungono nuove strumenti di cura efficaci per combattere questo tumore, immunoterapia e farmaci mirati su bersagli cellulari. Se ne è parlato al convegno nazionale dell’Associazione italiana di oncologi a medica (Aiom) intitolato Nuove frontiere nel trattamento del melanoma, tenutosi a Napoli. Oggi, infatti, si stanno affacciando nuove armi realmente efficaci, come l’immunoterapia che agisce stimolando le difese immunitarie contro le cellule tumorali con importante beneficio per i malati. Inoltre sono in via di registrazione anche in Italia farmaci mirati su bersagli cellulari da impiegare nei pazienti con melanoma metastatico che presentano specifiche alterazioni molecolari. I tempi tra la registrazione europea e la successiva approvazione dei nuovi farmaci in Italia sono purtroppo ancora lunghi. Gli oncologi chiedono che vengano velocizzati i processi registrativi per i trattamenti oncologici realmente innovativi come nel caso del melanoma. «La battaglia contro questa forma di cancro è difficile» spiega il professor Carmine Pinto, segretario nazionale Aiom «ma si può vincere ponendo più attenzione a semplici regole di prevenzione. Troppe persone si e spongono al sole senza precauzioni, in particolare i bambini rappresentano l’anello debole della catena. Un richiamo da tenere in considerazione soprattutto in questi mesi, in cui molti approfittano del fine settimana per prendere un po’ di colore. Vanno inoltre totalmente bandite le lampade abbronzanti che, secondo l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc), aumentano il rischio di melanoma del 75%, al pari del fumo di sigaretta, se utilizzate prima dei 30 anni». (fonte farmacista33)

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Melanoma e l’immunoterapia

Posted by fidest press agency su domenica, 1 aprile 2012

Title: Pathology: Patient: Melanoma Descriptio...

Title: Pathology: Patient: Melanoma Description: This slide shows a melanoma on a patient's skin. Subjects (names): Topics/Categories: Pathology -- Patient Type: Black & White Print. Color Slide Source: National Cancer Institute Author: Unknown photographer/artist AV Number: AV-8500-3850 Date Created: 1985 Date Entered: 1/1/2001 Access: Public (Photo credit: Wikipedia)

Ripetuti eccessi di esposizione ai raggi solari durante l’infanzia triplicano il rischio di sviluppare il melanoma da adulti. I piccoli vanno difesi dal sole con adeguate protezioni, evitando sempre le ore centrali della giornata, soprattutto con l’arrivo della bella stagione. Alle “Nuove frontiere nel trattamento del melanoma” l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) dedica un convegno nazionale. Parte dalla prevenzione la lotta contro questo tumore della pelle particolarmente aggressivo. Ogni anno nel nostro Paese si registrano circa 7000 nuovi casi e 1500 decessi. Oggi si stanno affacciando nuove armi realmente efficaci, come l’immunoterapia che agisce stimolando le difese immunitarie contro le cellule tumorali con importante beneficio per i malati. Inoltre sono in via di registrazione anche nel nostro Paese farmaci mirati su bersagli cellulari da impiegare nei pazienti con melanoma metastatico che presentano specifiche alterazioni molecolari. I tempi tra la registrazione europea e la successiva approvazione dei nuovi farmaci in Italia sono purtroppo ancora lunghi. Gli oncologi chiedono che vengano velocizzati i processi registrativi per i trattamenti oncologici realmente “innovativi” come nel caso del melanoma. “La battaglia contro questa forma di cancro è difficile – spiega il prof. Carmine Pinto, segretario nazionale AIOM – ma si può vincere ponendo più attenzione a semplici regole di prevenzione. Troppe persone si espongono al sole senza precauzioni, in particolare i bambini rappresentano l’‘anello debole’ della catena. Un richiamo da tenere in considerazione soprattutto in questi mesi, in cui molti approfittano del fine settimana per prendere un po’ di ‘colore’. Vanno inoltre totalmente bandite le lampade abbronzanti che, secondo l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), aumentano il rischio di melanoma del 75%, al pari del fumo di sigaretta, se utilizzate prima dei 30 anni”. Appropriatezza nell’utilizzo dei farmaci in oncologia è da sempre la parola d’ordine dell’AIOM. “Per garantire compatibilità economica ed adeguati trattamenti per i pazienti oncologici in tutte le regioni del Paese – continua il prof. Pinto – bisogna lavorare in parallelo su appropriatezza delle cure e organizzazione del sistema sanitario. Un importante risparmio in oncologia si otterrebbe già riducendo la sola migrazione sanitaria, con una contrazione dei costi del 10%. Non va inoltre dimenticato il costo sociale per i pazienti ed i familiari, di cui quasi mai si tiene conto. Lo sviluppo delle reti oncologiche regionali, per il quale la nostra Associazione si sta oggi fortemente impegnando, potrà portare significativi vantaggi in prospettiva per il miglioramento e la razionalizzazione della sanità pubblica. Il melanoma fa registrare, nella fase metastatica, alti tassi di mortalità. La sopravvivenza media infatti è di circa 6 mesi. E negli ultimi 30 anni non vi è stato alcun progresso terapeutico, a fronte di un costante aumento di casi”. In particolare, ipilimumab è un farmaco che agisce potenziando le difese immunitarie contro le cellule tumorali. Ipilimumab è stato approvato in Europa nel luglio 2011 per la cura dei pazienti con melanoma metastatico, ma non è ancora disponibile nel nostro Paese, mentre lo è già in Francia, Germania, Regno Unito, Finlandia, Svezia, Norvegia, Danimarca, Olanda, Austria, Svizzera e Belgio. “Questi tempi di latenza – sottolinea il prof. Paolo Ascierto dell’Unità di Oncologia Medica e Terapie Innovative del ‘Pascale’ di Napoli – dovrebbero essere accorciati ed è importante che gli enti preposti agiscano quanto prima”. “Ipilimumab – continua il prof. Ascierto – agisce al livello delle cellule del sistema immunitario, attraverso un meccanismo che rimuove i ‘blocchi’ della risposta immunitaria antitumorale. L’Italia ha svolto un ruolo essenziale nello sviluppo clinico della molecola: è la prima terapia che ha dimostrato di migliorare in maniera statisticamente significativa la sopravvivenza delle persone colpite da melanoma metastatico”. Le Regioni settentrionali fanno registrare la maggiore incidenza, seguite da quelle del Centro e del Sud. Il melanoma rappresenta il 4% dei tumori della pelle ma è responsabile dell’80% dei decessi per cancro della cute. Un paziente su cinque sviluppa la forma aggressiva e avanzata della malattia. La sua incidenza è cresciuta ad un ritmo superiore a qualsiasi altro tipo di tumore, ad eccezione delle neoplasie maligne del polmone nelle donne. E colpisce persone sempre più giovani, di età compresa tra i 30 e i 50 anni. “Le proprietà immunogeniche del melanoma metastatico – conclude il prof. Pinto – e la sua capacità a indurre una risposta reattiva delle cellule T al tumore fanno sì che sia considerato un ottimo candidato per l’immunoterapia. Le cellule T sono una ‘sottopopolazione’ di globuli bianchi in grado di eliminare o neutralizzare corpi ‘estranei’ come le cellule cancerogene. Al contrario di quanto avviene con i criteri convenzionalmente utilizzati per la chemioterapia, nell’immunoterapia l’iniziale progressione di malattia non va interpretata come un fallimento del trattamento. La risposta clinica potrebbe infatti essere osservata anche proseguendo la terapia, quindi in fasi più tardive”.

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