Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘memoria’

«In memoria di Paolo»

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 luglio 2020

Trapani. «Anche quest’anno, come di consueto, si terrà il prossimo 19 luglio la tradizionale manifestazione dal titolo «In memoria di Paolo» organizzata dal «Centro Studi Dino Grammatico – Istituto per la Cultura della Legalità». L’edizione 2020 sarà, a seguito delle limitazioni imposte dalle normative sul Covid-19, del tutto innovativa, poiché si tratterà di una «Maratona Digitale» (ovvero di una diretta sulla pagina http://www.facebook.com/csdinogrammatico/) che vedrà la partecipazione, a partire dalle 16.58 (ora esatta dell’attentato di Via D’Amelio) ed attraverso dei video-messaggi, di personalità di assoluto rilievo impegnate nel contrasto alla mafia. Hanno, infatti, raccolto l’invito importanti personalità (Magistrati, rappresentanti delle Istituzioni, vittime di mafia, giornalisti, etc..) impegnate quotidianamente nel contrasto a «cosa nostra». Il fine dell’evento è sempre quello di mantenere ancora viva, soprattutto nei più giovani, la lungimirante azione di contrasto alla mafia di Paolo Borsellino, figura di riferimento delle attività culturali portate avanti dal «Centro Studi Dino Grammatico». Per il celebre magistrato, infatti, «se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo». Tra i partners della manifestazione si annoverano, infine, l’ISSPE di Palermo, l’AICS, e l’Associazione Antiracket e Usura di Trapani».

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Memoria dei 2024 caduti per la libertà nelle Valli di Susa, Lanzo, Sangone e Chisone

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 luglio 2020

Domenica 5 luglio, con le dovute prudenze, al Colle del Lys si onorerà a partire dalle 10 del mattino la memoria dei 2024 caduti per la libertà nelle Valli di Susa, Lanzo, Sangone e Chisone. Finalmente, la commemorazione non sarà affidata solo alle maratone web di video e documenti sulla Resistenza, che comunque hanno aiutato gli italiani a celebrare degnamente il 25 Aprile e il 2 Giugno. La commemorazione sarà ancora una volta l’occasione per una riflessione sulle cause dell’ultimo conflitto mondiale, sulla liberazione del continente dalle dittature, sull’importanza e sul ruolo dell’Unione Europea, sulle nuove identità, sui valori costituzionali e sul senso della cittadinanza europea.
Per 24 anni giovani provenienti da numerosi paesi del Vecchio Continente si sono incontrati a cavallo tra le Valli di Lanzo e di Susa, in occasione della manifestazione “Eurolys” organizzata dal Comitato Colle del Lys, con il patrocinio della Comunità europea, della Regione Piemonte, della Città Metropolitana di Torino e con la collaborazione di numerosi Comuni del territorio metropolitano. L’esperienza di incontro, conoscenza e confronto tra decine di giovani europei dai 16 ai 25 anni quest’anno non sarà possibile, a causa delle restrizioni dovute al Covid-19, ma questo non significa che il Comitato Colle del Lys abbia rinunciato alla commemorazione delle vicende della guerra di Liberazione che ebbero come teatro luoghi cari alla memoria di ogni sincero democratico.

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Jan-Philipp Sendker: La memoria del cuore

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 aprile 2020

A Kalaw, una cittadina sperduta sulle montagne del Myanmar, in Birmania, vivono Bo Bo e suo zio, U Ba. Bo Bo è un bambino con un dono insolito: può leggere i sentimenti delle persone nei loro occhi. Un dono a volte scomodo, poiché spesso gli occhi della gente raccontano più di quel che lui vorrebbe sapere. Il padre di Bo Bo si reca a fargli visita una volta all’anno. Di sua madre, Julia, il ragazzino conserva pochi stentati ricordi. Che viva a Yangon e non se la passi molto bene è tutto ciò che Bo Bo sa di lei. Ma non sa spiegarsi per quale motivo lui viva a Kalaw con lo zio, e non con i suoi genitori. Se è vero che tutte le storie parlano d’amore, come U Ba ama sostenere, perché in quegli anni lo zio, consumato cantastorie, non gli ha mai raccontato l’unica storia che a Bo Bo interessa davvero ascoltare, ovvero la sua storia? Una sera, Bo Bo trova un plico di fogli accanto alla vecchia macchina da scrivere di U Ba. In quelle pagine si parla della storia d’amore dei suoi genitori e, davanti alla determinazione del ragazzino, U Ba comprende che non può più rimandare il momento della verità. È così che, dalla voce di U Ba, Bo Bo apprende della newyorkese Julia, scesa da un aereo già pronto a decollare per stare con un uomo che conosce appena, Thar Thar. Del loro travolgente amore e della misteriosa malattia che la ha costretta a rinunciare al loro bambino. Sarà per dare una risposta alle domande che U Ba non è riuscito a soddisfare che Bo Bo si metterà in viaggio, sulle tracce dei suoi genitori. Le atmosfere incantate della Birmania fanno da sfondo a una storia intima, delicata, poetica, degna conclusione della magica trilogia iniziata con L’arte di ascoltare i battiti del cuore e proseguita con Gli accordi del cuore.
Collana: le Tavole d’Oro Pagine: 320 Tradotto da: Metella Paterlini e Roberta Scarabelli Prezzo cartaceo: €18,00 Prezzo ebook: €9,99 Neri Pozza Editore
Jan-Philipp Sendker è nato nel 1960 ad Amburgo, ha vissuto negli Stati Uniti dal 1990 al 1995 e dal 1995 al 1999 è stato corrispondente in Asia per Stern. Dopo un secondo soggiorno negli Stati Uniti è tornato in Germania, dove lavora come giornalista per Stern. Vive a Berlino con la sua famiglia. Con Neri Pozza ha pubblicato L’arte di ascoltare i battiti del cuore, Gli accordi del cuore, Il sussurro delle ombre, Gli scherzi del Dragone e Alla fine della notte.

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Etica della memoria

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 febbraio 2020

La memoria non appassiona solo gli storici: le discipline umanistiche e le scienze sociali, ma anche la psicologia, la psicobiologia e le neuroscienze ne hanno fatto un ambito di indagine privilegiato. Steve Ramirez, neuroscienziato dell’Università di Boston, spiega come sia possibile oggi manipolare la memoria in laboratorio, identificando i ricordi negativi, per esempio in casi di disturbo da stress post-traumatico, legandoli invece a eventi positivi (The Brink). Andrea Lavazza – studioso di scienze cognitive, membro della Società Italiana di Neuroetica e autore di Manipolare la memoria – si domanda però quali siano le implicazioni filosofiche, bioetiche e anche “politiche” di queste sperimentazioni. “Non è la memoria la condizione della nostra identità personale?”, si chiede. “Rimuovere a piacimento quello che non sopportiamo più del nostro passato non finirà con il renderci individui più felici, ma anche meno saggi?”. Lo scopo di questa e altre ricerche, precisa Lavazza, non è la manipolazione, ma solo la conoscenza dei meccanismi biologici. Tuttavia, in un’era in cui la possibilità di ibridare l’umano con l’artificiale si fa sempre più concreta ed estesa, la riflessione sulla natura e l’etica della memoria diventa necessaria.Nessuna amnesia – Se la manipolazione scientifica della memoria appare ancora lontana, la manipolazione politica è invece ricorrente. I politici che conoscono il significato della memoria sono ben consapevoli del suo potenziale critico e sono molto diligenti nello sviluppare politiche di controllo della memoria, spiega il filosofo Federico Orsini. Un eclatante esempio, nei mesi scorsi, sono state le affermazioni del presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, che avrebbe dato istruzioni al Ministero della Difesa perché le forze armate commemorassero come giorno della salvezza dal comunismo la data del colpo militare del 31 marzo 1964, conosciuto in Brasile come giorno della menzogna, quello che dette inizio a 21 anni di dittatura. Paolo Mieli nel suo ultimo libro Le verità nascoste. Trenta casi di manipolazione della storia (Rizzoli) parla proprio di “fake history”, da Tarquinio il Superbo fino alle dicerie dei giorni nostri su Carola Rackete (Il Sole 24 Ore). Quello che non possiamo permetterci, allora, sono le amnesie, specialmente quelle indotte e interessate scrive Paolo Fallai sul Corriere. Perché come ha scritto la filosofa tedesca Hannah Arendt, “il suddito ideale del totalitarismo non è il nazista convinto ma l’individuo per il quale la distinzione tra realtà e finzione, tra vero e falso, non esiste più”.
(fonte: Fondazione Giangiacomo Feltrinelli)

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Memoria e identità

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 febbraio 2020

«Anche oggi qualcuno non vuole guardare e anche adesso qualcuno dice che non è vero», ha detto la senatrice a vita Liliana Segre nel discorso tenuto al Parlamento europeo in occasione della cerimonia per la Giornata della memoria, per ricordare il 75esimo anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz (Corriere). A vent’anni dalla nascita della Giornata della memoria, è tempo di bilanci, scrive David Bidussa. Non solo per capire il posto che questo giorno occupa nella sensibilità pubblica, ma anche per interrogarsi sulle date memoriali che consentirebbero di tratteggiare un’identità europea in continua costruzione. Ed è il caso di chiederselo proprio in un momento in cui c’è chi propone di azzerare il passato che lo disturba, senza ricordarsi che la storia va raccontata “a parti intere”. E in un momento in cui aumentano gli italiani che negano la Shoah, passati – secondo il Rapporto Italia 2020 dell’Eurispes – dal 2,7% del 2004 al 15,6% di oggi (Il Sole 24 Ore). Contro una certa deriva demagogica e le ostentazioni xenofobe e sovraniste che proliferano nel vecchio continente, l’editore Donzelli, nella nota introduttiva al Calendario civile europeo a cura di Angelo Bolaffi e Guido Crainz, spiega invece come la storia insegni che le identità sono costruzioni collettive che si aggregano e si scompongono nel tempo. Per comprendere la nostra identità europea e combattere i nazionalismi, allora, l’invito è tornare a studiare la storia, dopo anni e anni di “appannamento civile”. (fonte: Fondazione Giangiacomo Feltrinelli)

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Giornata della memoria a Torino e crimini di guerra

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 gennaio 2020

Torino. Che il pregiudizio antisraeliano ed antiebraico sia insito anche in alcune amministrazioni comunali è ormai cosa nota, ma le modalità di espressione del proprio pregiudizio antisraeliano non finiranno mai di stupirci: prova ne sia quanto accaduto ieri, 27 Gennaio, a Torino, quando durante le celebrazioni per la Giornata della Memoria per ricordare la Shoah il presidente del Consiglio comunale Francesco Sicari ha pensato bene di citare i presunti «crimini di guerra nei territori palestinesi» lasciando perplessi molti esponenti politici in Sala Rossa. Non tutti si sarebbero aspettati un passaggio sulla questione medio orientale nella giornata dedicata alla Shoah. «Francamente – ha commentato l’assessore regionale Fabrizio Ricca – ritengo inopportune le parole proferite da Sicari che in un giorno di commemorazione come questo ha deciso di attaccare lo Stato di Israele parlando non della persecuzione degli ebrei ma di presunti ‘crimini di guerra’ commessi da Israele stesso».L’esponente MoVimento 5 Stelle ha prima posto l’accento sulla «continua crescita dell’antisemitismo» in Europa e solo in seguito ha auspicato la possibilità di accertare i «crimini di guerra nei territori palestinesi», ricordando altresì che la procuratrice capo della Corte penale internazionale Fatou Bensouda «ha annunciato di avere aperto un’inchiesta sulla questione, convinta che crimini di guerra siano stati o vengano commessi in Cisgiordania, in particolare a Gerusalemme est, e nella Striscia di Gaza».Il problema, però, al di là delle facili strumentalizzazioni, sta proprio nella fonte cui attinge Sicari. La Corte Penale Internazionale, infatti, non ha ancora aperto neanche un’inchiesta, ma è in una fase preliminare in cui sta valutando la propria competenza ad aprire le indagini. Molti sono i dubbi sulla correttezza formale di una ipotetica indagine.
Sulla questione è intervenuto anche il Prof. Ugo Volli: «Sul piano sostanziale è chiaro che nelle operazioni a Gaza e in Cisgiordania, Israele esercita la propria autodifesa contro un terrorismo particolarmente efferato e non contrastato dalle organizzazioni politiche che gestiscono quel territorio e anzi ne sono promotrici e finanziatrici».Tanto basta per capire quanto la questione sia complessa e quanto le parole di Sicari oggi risultino inopportune soprattutto nel giorno in cui dovrebbe essere chiaro che per commemorare lo sterminio degli ebrei di ieri vanno difesi quelli di oggi. A partire da quello stato, Israele, governato da un sistema democratico, peraltro unico in quella parte del mondo. E questo senza sottrarsi a una discussione sulla questione mediorientale, da affrontare però non raccattando qua e là in rete qualche informazione alla rinfusa.(Thanks to Lo Spiffero & Corriere della Sera)

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Dichiarazione UNHCR per la Giornata della Memoria

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 gennaio 2020

In occasione della Giornata della Memoria, che quest’anno ricorda i 75 anni dalla liberazione del campo di sterminio di Auschwitz, l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, vuole ricordare e onorare i milioni di cittadini ebrei, rom, omosessuali e altre vittime dell’Olocausto. Dagli orrori dell’Olocausto e dalle atrocità della seconda guerra mondiale sono nate le Nazioni Unite, con lo scopo di riaffermare la fiducia nella dignità e nel valore della persona umana e di difendere il diritto fondamentale a vivere in pace, al sicuro da persecuzioni e violenze. Questi principi sono fondamentali oggi come allora, e sono anche alla base del mandato di protezione dell’UNHCR nei confronti dei rifugiati.Nel mondo, milioni di persone continuano a soffrire a causa di discriminazioni e violenze, inclusi coloro che fuggono da guerre e persecuzioni. Sono più di 70.8 milioni le persone in fuga dalle loro case, il dato più alto dalla seconda guerra mondiale. Allo stesso tempo crescono gli estremismi e si moltiplicano gli episodi di intolleranza e xenofobia che alimentano l’isolamento e l’esclusione sociale.“Abbiamo il dovere di ricordare il passato, di opporci ad ogni forma di antisemitismo e pregiudizio nei confronti di qualsiasi essere umano e di proteggere coloro che ne hanno bisogno,” ha dichiarato Roland Schilling, Rappresentatnte UNHCR per l’Italia. “Queste azioni rappresentano il miglior antidoto contro il ripetersi della storia nelle sue forme più aberranti, e gettano le basi per una convivenza pacifica e dignitosa nel futuro.”

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Non riusciamo più a soffermarci per riflettere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 gennaio 2020

La storia incomincia subito. Il passato e il futuro non danno tregua. Entrambi incalzano. C’è chi cerca di riservarsi un posticino privilegiato nella storia dei ricordi, a futura memoria, e l’altro ha fretta di scoprire cosa si nasconde dietro l’angolo della via di casa e, una volta rivelatosi, sempre più in là oltre i confini del pensiero e dell’immaginazione.
Questa fretta è figlia del nostro tempo. Essa si è messa in mostra come una sirena che scaturisce dalle onde spumeggianti del mare e, con il suo sinuoso canto, cerca di attrarre a sé, in un abbraccio mortale, i naviganti. Non vi è più Ulisse a proteggere i suoi compagni e sé stesso. Non vi è più l’antica saggezza, che riposa nel vecchio, che racconta lunghe storie intorno ad un camino, in una sera gelida, e riscalda i cuori dei bambini e persino quelli dei distratti adulti. Oggi si vuole apprendere in fretta. È uopo crescere e si vuole andare sempre più avanti. Non c’è tempo per una riflessione, per un momento di pausa, per guardarci intorno con più attenzione, scegliendo i ritmi lenti del nostro divenire. Ecco come il presente è schiacciato tra il passato e il futuro. In questa frenesia corriamo persino il rischio di cancellare altre cose e valori e fonti di sapere e d’apprendimento. Molte cose diventano obsolete. Lo sono perché pensano al presente, ma non si proiettano al futuro. Ciò provoca, nella migliore delle ipotesi, insofferenza, intolleranza, rifiuto.
Eppure, indelebili sono rimasti i segni della nostra cultura antica dalla rivoluzione ateniese all’illuminismo germinata dall’elaborazione del concetto di filosofia reso possibile nella nuova atmosfera culturale, che si era formata sotto la spinta cartesiana. Lo dovemmo, in particolare, all’illustre matematico e filosofo J. B. D’Alembert con il suo saggio redatto nel 1751 sul “Discorso preliminare all’Enciclopedia”. Esso ci dà un rapido sguardo della cultura fino alla metà del ‘700 sia dal punto di vista filosofico che storico-politico, tecnico-scientifico, etico-religioso e artistico-letterario. Si fa cenno alla gnoseologia del Condillac il cui sensismo non si era spinto fino al materialismo. Si critica la metafisica classica. Si parla di una morale utilitaristica di tipo Humiano. Infine, si tende a svalutare il passato, visto come un insieme di fatti permeati di errori, dei quali lo storico deve guardare, allo scopo di conoscere per dare un chiaro giudizio onde evitare errori futuri. Ognuno di questi motivi costituisce il filo conduttore della filosofia dell’illuminismo.
Devo quindi annotare questi due passaggi del sapere ateniese e dell’illuminismo, nei quali si tentò di realizzare quella emancipazione della ragione che Kant attribuisce in modo particolare al secolo XVIII. Vorrei, in proposito, cogliere nelle parole di Croce desunte dalla sua “Teoria e storia della storiografia” l’idea che ci portiamo “al momento in cui gli uomini imparano a pensare rettificando le loro idee, e tutta la storia passata si dipinge ai loro occhi come il mare tempestoso a chi è sbarcato sulla terra ferma. Certamente nei nuovi tempi non ogni cosa è da lodare anzi molto è da biasimare… Tutti sentono che si è usciti non solo dalle tenebre ma dai chiarori antelucani e il sole della ragione è alto sull’orizzonte e rischiara gli intelletti e li irradia di una luce vivissima. Luce, rischiaramento, onde il nome di età dei lumi o illuminismo che si dà a quel periodo che va da Cartesio a Kant”.
In tale conoscenza l’uomo è al centro e, pertanto, prende conoscenza dei suoi diritti e dei suoi doveri inserendosi in un ambiente sociale, da cui ne era stato escluso da tempi immemorabili, per affermare la propria personalità. È la tesi dell’abate Sieyès che nella sua opera “Che cos’è il Terzo stato?” asserisce che da nulla, com’è sempre strato considerato, l’uomo vuole diventare politicamente qualcuno. Un’opera indicativa che denuncia chiaramente la condizione sociale del suddito sotto le monarchie assolute e la situazione politico-economica di quel periodo particolarmente drammatico. Gli economisti che si succedono prima della rivoluzione per risolvere i gravi problemi finanziari dello Stato ravvisarono la necessità di ridurre gli appannaggi dei principi, gli sperperi della corte, ma non riuscirono nel loro intento, perché ostacolati dalla nobiltà e dall’alto clero, che vedevano in quel programma lesi i loro interessi.
A questo punto mi giunge spontaneo pensare alla politica di oggi. Essa non ci appaga perché pensa troppo al passato. Abbiamo creduto di averlo del tutto cancellato, per lo meno nella sua parte deteriore. Se considero, infatti, quanto avveniva nel XVIII e lo rapportiamo ai giorni nostri potremmo cogliere nelle parole di allora le attualità del nostro disagio esistenziale. Si parlava dell’abolizione della corvè, dell’eliminazione della mano morta nei domini della corona, dell’abolizione delle imposte doganali, delle nuove imposte territoriali sostitutive delle vigesime, estese a tutti i sudditi dello Stato senza distinzioni di classi, dell’abolizione della tortura preliminare all’istruttoria penale. Possiamo aver cambiato, nel frattempo, le parole, adottate in modi diversi, ma la sostanza non muta. In quel tempo le riforme non attuate per rimettere in sesto i bilanci pubblici accesero la miccia che avrebbe portato allo scoppio della rivoluzione. Oggi il malessere ci ha portato il collasso del socialismo reale di stampo comunista, all’involuzione capitalista con i regimi di destra, alle guerre regionali, e a un disagio diffuso e qualunquista di larghi strati della popolazione mondiale. Allora mettemmo in crisi l’istituzione monarchica francese e poi, negli anni che seguirono, altre monarchie europee, oggi è l’istituzione repubblicana e la cosiddetta democrazia compiuta ad entrare in crisi. Le ragioni di fondo restano immutate. (Riccardo Alfonso)

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Governo. Di Maio, la memoria, la conoscenza e Radio Radicale

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 novembre 2019

“La verità ti fa male”, è il titolo di una canzone di Caterina Caselli degli anni ’60.Il titolo della canzone potremmo attribuirlo al capo politico del M5s, Luigi Di Maio, perché dalle elezioni politiche a quelle europee, il M5s ha perso 6 milioni di voti, nell’Umbria è passato dal 27,5 per cento del 2018, al 14,6 per cento delle europee e al 7,4 per cento delle regionali di domenica scorsa; il NO all’Ilva, al Tap, al Tav e alla Gronda, opere sulle quali il M5s ha condotto la campagna elettorale per le politiche, raggiungendo quasi il 33% dei consensi, si è trasformato in un SI, nel tempo che si impiega a voltare una pagina. Insomma, una verità amara.In tale situazione, il Di Maio non trova di meglio che scagliarsi contro i fondi per la convenzione con Radio Radicale. Una porcata dice, lanciando una campagna sul blog che invita a scegliere tra i fondi a Radio Radicale o ai terremotati.Insomma, si utilizza una tragedia per nascondere le proprie incapacità politiche e il tradimento di quanto promesso agli elettori. In analogia, Di Maio dovrebbe invitare i cittadini a scegliere se destinare i 4 milioni complessivi, dovuti dagli eletti penta stellati a favore della piattaforma Rousseau o, invece, a donarli per la cura dei bambini oncologici. Che miseria!Evidentemente, il capo politico non è al corrente (non ci meraviglia) che il totale di spesa programmata, per le aree colpite da terremoto, si attesta a 40,58 miliardi, e che lo stanziamento per la convenzione con Radio Radicale ne rappresenta lo 0,00. Urge, invece, che il ministro Di Maio si metta al lavoro per far utilizzare, presto e bene, i fondi già disposizione per i terremotati, visto che molti comuni aspettano ancora interventi risolutivi dopo il terremoto e proprio Radio Radicale ha più volte segnalato i problemi del dissesto e del rischio sismico.Radio radicale svolge da 43 anni un servizio pubblico di interesse generale, come riconosciuto anche dall’Autorità per le Comunicazioni.Trasmette le sedute parlamentari e le attività di altre istituzioni, del Governo, del Consiglio superiore della magistratura, della Consulta e le attività dei partiti, compreso quello del M5s, dei sindacati e delle associazioni. Conserva la memoria storica informatizzata della vita politica italiana dell’ultimo quarantennio. E’ come una grande biblioteca, dove ogni cittadino può attingere liberamente perché ha il diritto alla conoscenza.Ecco, è la memoria che porta alla conoscenza che Di Maio vorrebbe cancellare. E’ il “vaffa” alla consapevolezza, alla comprensione, alla preparazione e alla competenza. Mala tempora currunt sed peiora parantur. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Strage Vergarolla: Rojc (Pd) Italia ha debito di memoria

Posted by fidest press agency su domenica, 18 agosto 2019

“La Repubblica italiana ha un grande debito di memoria e di pietà nei confronti delle vittime di Vergarolla, e solo da poco si sta colmando un vuoto di conoscenza e di consapevolezza storica. Questo anniversario non sia silenziato dalle contingenze della politica, i morti del nostro confine orientale non siano ricordati a fasi alterne e a loro vada sempre l’onore delle Istituzioni”. Lo afferma la senatrice Tatjana Rojc, in occasione dell’anniversario della Strage di Vergarolla a Pola, dove il 18 agosto 1946 un’esplosione uccise 63 civili e centinaia tra donne, giovani, bambini, tutti italiani, rimasero feriti mentre si trovavano in riva al mare per assistere alle gare natatorie della Coppa Scarioni organizzata dalla società “Pietas Julia”. Per la senatrice “alla politica non spetta sostituirsi al lavoro degli storici né all’opera di chi svolge rigorosa divulgazione. Ma certamente è compito della politica indicare mete collettive, adoperarsi per la tutela di un patrimonio memoriale, chiedere sempre maggiore chiarezza e nettezza dei fatti”.”Sulle nostre terre – aggiunge Rojc – abbiamo vissuto l’anteprima della Guerra fredda, la violenza dell’ideologia e la strumentalizzazione politica delle contrapposizioni etniche. Davanti alla lapide che ricorda i caduti di Vergarolla si deponga un rinnovato impegno di verità e di rispettosa riconciliazione”.

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Nissoli (FI): La memoria di Marcinelle ci aiuti a capire l’importanza dell’emigrazione nella storia dell’Italia!

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 agosto 2019

“Domani ricorre l’anniversario della tragedia di Marcinelle, in Belgio. In quella tragedia mineraria del 1956 persero la vita duecentosessantadue minatori, tra cui centotrentasei italiani.La data di quella tragedia è diventata, dal 2001, la “Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo” per ricordare e onorare l’importanza del lavoro che gli italiani hanno svolto e svolgono nel mondo.Marcinelle, oggi, quindi, rappresenta un simbolo, un luogo della memoria per tutti coloro che hanno perso la vita sui luoghi di lavoro, lontani da casa, e deve essere parte del nostro patrimonio culturale, assieme a Monongah, per farci comprendere i vari aspetti dell’emigrazione italiana nel mondo e le difficoltà incontrate dai nostri connazionali.Un simbolo che ci ricorda l’importanza dell’emigrazione affinché sappiamo inserirla pienamente nelle politiche elaborate per promuovere il nostro Sistema Paese e affinché sappiamo porre in essere politiche del lavoro sempre rispettose della dignità delle persone, di cui la sicurezza è premessa fondamentale.”Lo ha dichiarato l’on. Fucsia Nissoli Fitzgerald alla vigilia della “Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo”.

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Vittorio Sgarbi ricorda Franco Zeffirelli

Posted by fidest press agency su sabato, 15 giugno 2019

“Con Zeffirelli non muore un grande regista (e probabilmente i critici faticheranno a trovargli il posto giusto) ma un artista che ha interpretato il suo compito d’illustratore e narratore al centro e con l’orgoglio della grande tradizione italiana, felice di esserne epigono piuttosto che velleitario innovatore. Il suo peso nel cinema e nel teatro è esattamente come quello di un pittore eluso ed evitato, per quanto popolarissimo, come Pietro Annigoni.Entrambi hanno pagato di essere bravi, mentre le avanguardie ideologiche distruggevano le forme e la memoria della tradizione. Zeffirelli è stato il custode della storia e dell’arte italiana, preferendosi epigono che dissacratore.Ha preferito essere l’ultimo dei classici piuttosto che l’ultimo degli avanguardisti.Ha raccontato, semplicemente: come Giorgio Bassani, come Vasco Pratolini, come Tomasi di Lampedusa. Oggi senza di lui la storia è orfana, senza tutela”

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È uscito nelle librerie Valentina, romanzo di Raffaele Gaetano

Posted by fidest press agency su domenica, 5 maggio 2019

E’ ispirato ad una drammatica e autentica storia d’amore e di vita. Al libro è accompagnato un album di cinque canzoni scritte ed interpretate dallo stesso autore.Ispirata a una storia vera la trama ci riporta nel 1982 restituendoci il colore di quegli anni: la Nazionale di calcio di Bearzot ma anche l’attentato al Generale Dalla Chiesa e sua moglie Emanuela Setti Carraro.Marco, un ragazzo di Milano, da un po’ di tempo soffre di un disturbo che turba la sua esistenza. È vittima di un sogno ricorrente piuttosto angosciante e decide di affidarsi alle cure di uno psicoanalista per risolvere il suo problema. Durante le sedute terapeutiche dovrà tornare indietro con la memoria e raccontare le esperienze vissute nell’anno in cui svolse il servizio militare nella città di Palermo. È proprio in quell’anno che Marco conosce Valentina, una bellissima ragazza dagli occhi azzurro ghiaccio e se ne innamora perdutamente. Tra i due nasce una tormentata storia d’amore.
Valentina è sfuggente, scompare e riappare più volte nella vita di Marco, giurando sempre di provare per lui un amore immenso. Presto Marco scoprirà che dietro quei suoi strani comportamenti, si nasconde una dura verità: Valentina è una tossica e si fa di eroina.
L’ingenuità di Marco e la sua totale inesperienza riguardo la tossicodipendenza lo inducono a fidarsi di lei e a credere di poterla aiutare a smettere di bucarsi, ma i suoi tentativi si riveleranno inutili e quella storia d’amore si trasformerà per lui in un vero incubo.
Valentina userà l’inganno e le bugie allo scopo di estorcergli del denaro e procurarsi la droga. Marco ne è cosciente, ma accecato dal sentimento profondo che prova per quella ragazza, continua a frequentarla esponendosi a molti pericoli, rischiando in più occasioni di finire in guai seri.Alla morte del padre Marco è costretto a tornare nella sua Milano per prendersi cura della sua famiglia perdendo così definitivamente i contatti con Valentina.Per lui inizia una nuova vita, ha un lavoro, continua a gestire la tipografia che un tempo era del padre e si innamora di Serena, la ragazza che conosce fin da quando erano piccoli.Sembra che tutto funzioni perfettamente, a parte quel disturbo che continua a rendere le sue notti insonni.
Il Dottore, dopo aver ascoltato il suo racconto, capisce che per risolvere il problema, Marco dovrà necessariamente rispondere a quella domanda rimasta latente nel suo subconscio; cosa ne è stato di Valentina dopo che le loro strade si sono definitivamente divise?
Ma per farlo Marco dovrà nuovamente recarsi a Palermo per cercare Valentina o comunque tentare di avere sue notizie.
Qui apprende dalla nuova inquilina della casa in cui abitava Valentina che purtroppo lei è morta di Aids nel 1988.Quella donna consegna a Marco una lettera intestata a lui che anni prima aveva trovato in un vecchio mobile appartenuto a Valentina, fu proprio lei a scriverla ma non riuscì mai a spedirla.In quella lettera Marco trova finalmente le risposte che stava cercando e riesce a liberarsi da quel sogno che stava rendendo la sua vita un incubo.Questa volta sembra che la vita di Marco abbia veramente preso una buona strada e decide di sposare Serena. Ma ancora una volta, la sua felicità viene funestata da un nuovo grosso problema; scopre infatti che Serena fa uso di cocaina.
Sembra quasi una maledizione, due grandi amori accomunati dallo stesso male.
Marco è deluso, sente di non poter più vivere accanto a Serena e decide di interrompere la loro storia, ma in un momento di riflessione Marco sente una voce, è Valentina che gli parla e lo convince a tornare da Serena.
Grazie a quel prezioso consiglio, Marco e Serena riusciranno a vivere un futuro pieno di amore e di felicità.Il libro tratta un argomento decisamente drammatico, ma lo fa in modo che la lettura risulti anche piacevole; numerosi sono infatti le vicende divertenti che si intrecciano sapientemente alla trama del libro, ma per capirlo bisogna soltanto leggerlo.

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Mostra “Arte in memoria 10”

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 aprile 2019

Ostia fino a domenica 28 aprile 2019 è stata prorogata la mostra “Arte in memoria 10” che si tiene al Parco Archeologico di Ostia Antica Viale dei Romagnoli 717 a cura di Adachiara Zevi e organizzata dall’Associazione Culturale arteinmemoria.
La mostra promossa dal Ministero per i beni e le attività culturali – Parco Archeologico di Ostia antica, si avvale del patrocinio del Comitato di Coordinamento per le Celebrazioni in Ricordo della Shoah della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, della Comunità Ebraica di Roma, e ha il sostegno di: Forum austriaco di cultura, Istituto polacco di Roma, American Academy in Rome, Ferrovie dello Stato e Fondazione FS italiane.Gli artisti invitati alla decima edizione sono: Ruth Beraha (Milano, 1986), Norbert Hinterberger (Altmünster, Austria, 1949), Zbigniew Libera (Pabianice, Polonia, 1959), Karyn Olivier (Trinidad e Tobago, 1968) che, così come i 46 artisti che hanno esposto nelle 9 edizioni precedenti, creeranno un lavoro appositamente per il luogo sul tema della memoria. Si tratta di grandi installazioni collocate negli spazi della Sinagoga: la lunghissima rotaia di Libera a fianco del cancello; il grande muro-lavagna di Olivier lungo la cancellata che separa la Sinagoga dalla strada ad alta percorrenza; la grande buca dove è caduto Golia colpito da Davide di Beraha; l’anomalo capitello poggiato da Hinterberger in prossimità delle quattro alte colonne all’ingresso della Sinagoga. Il progetto di Karyn Olivier è stato reso possibile grazie al Fellows’ Project Fund dell’American Academy in Rome.Orario ingresso agli Scavi di Ostia: dal martedì alla domenica dalle ore 8.30. ultimo ingresso 18.15 con uscita 19.15; lunedì chiuso Ingresso agli Scavi di Ostia: intero € 10; ridotto €5

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Marina Di Guardo: La memoria dei corpi (Mondadori)

Posted by fidest press agency su martedì, 9 aprile 2019

Torino Giovedì 11 aprile, ore 21 Circolo dei lettori, via Bogino, 9 Marina Di Guardo: La memoria dei corpi (Mondadori) Con Gabriella Bardaro, cultural promoter. In collaborazione con gruppo di lettura I lettori di strada. Un nuovo sorprendente thriller, un meccanismo a orologeria dalle tinte rosso scuro di Basic Instinct, un tuffo nei luoghi oscuri che si annidano in ognuno di noi. È La memoria dei corpi (Mondadori) di Marina Di Guardo, scrittrice novarese di nascita e cremonese di adozione, celebre anche per essere la madre della nota influencer Chiara Ferragni, al Circolo dei lettori giovedì 11 aprile, ore 21 con la cultural promoter Gabriella Bardaro, in collaborazione con gruppo di lettura I lettori di strada.Giorgio Saveri non ha nemmeno quarant’anni ma sulle spalle ha accumulato abbastanza delusioni da ritirarsi a vivere nella magione di famiglia, una lussuosa e antica villa sulle colline piacentine ricca di opere d’arte. Unico contatto con il mondo è Agnese, la domestica che l’ha cresciuto al posto della vera madre, una donna algida morta molti anni prima in un incidente stradale, e del padre dispotico, che fino al giorno del suo suicidio non ha mai perso occasione di denigrarlo pubblicamente. Tutto cambia la notte in cui Giorgio si imbatte nella fascinosa Giulia, che ha il dono di capirlo come mai nessun’altra persona prima ma che di sé racconta poco, e che lo imbriglia in una relazione ambigua e ad alto tasso erotico. Quando però Agnese scompare nel nulla, Giorgio non ci sta, e inizia a indagare. Presto, il cerchio intorno alle bugie di Giulia si stringe, ma lei non è l’unica a nascondere segreti.Marina Di Guardo, novarese di nascita e cremonese di adozione, ha pubblicato per Nulla Die i romanzi L’inganno della seduzione e Non mi spezzi le ali; per Feltrinelli, nella collana digitale Zoom, il thriller Bambole gemelle e per Delos Books il racconto horror Frozen bodies.

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Helmut Böttiger: Ci diciamo l’oscuro

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 marzo 2019

«Ci diciamo l’oscuro / ci amiamo l’un l’altra come papavero e memoria». Nel 1948, a Vienna, Paul Celan dedica questi versi a Ingeborg Bachmann. Il componimento, Corona, celebra il fatale incontro di due anime che parlano la stessa lingua, la lingua «oscura» della poesia, e che si uniscono come il papavero e la memoria, l’oblio e il ricordo.Nella primavera di quell’anno i due poeti si ritrovano a Vienna per vie e ragioni molto diverse. Morti i genitori in un campo di concentramento in Ucraina ed entrata Czernowitz, la sua città natale, a far parte dell’Unione Sovietica, il ventisettenne Celan ripara dapprima a Bucarest e poi, dopo una lunga e pericolosa fuga a piedi durata intere settimane, nella capitale austriaca.
Occupata da quattro potenze straniere, nel 1948 Vienna è la città delle spie, della criminalità politica ed economica, dei grandi spacciatori e dei piccoli trafficanti. È la città anche degli ebrei scampati alla deportazione, sradicati che, come Celan, hanno perso la propria Heimat, il luogo natio.
Ingeborg Bachmann è a Vienna per una Heimatlosigkeit di tutt’altra specie. Ha solo ventidue anni, ma nella capitale austriaca – raggiunta a diciotto anni per studiarvi e sfuggire a quella Carinzia e a quel padre che hanno accolto con entusiasmo il nazismo – è già una promettente giovane autrice. I due poeti trascorrono sei settimane insieme. Un incontro esplosivo che lascia tracce indelebili nell’esistenza dell’uno e dell’altra. Un incontro, tuttavia, segnato anche da sentimenti di incertezza e di insicurezza.
A Vienna, Celan si scontra ovunque con segnali che testimoniano il perdurare dell’antisemitismo e dell’ideologia nazista. La capitale austriaca non può essere perciò la sua Heimat. Fugge a Parigi, dove però i fantasmi e gli incubi della Shoah continuano a perseguitarlo. Ingeborg Bachmann, dal canto suo, va incontro a un destino tragico dopo la fine della sua relazione con Max Frisch.
Helmut Böttiger ricostruisce la storia dei due poeti dal loro primo incontro fino agli anni della loro «catastrofe parallela», i primi anni Settanta. La storia di un amore struggente che troverà il suo epilogo nelle parole contenute in Malina, l’ultimo libro della Bachmann pubblicato dopo la sua morte: «La mia vita finisce perché lui è annegato nel fiume durante la deportazione, era la mia vita».Traduzione di Alessandra LuiseEuro 17,00 273 pagine Neri Pozza editore.

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Presentazione del libro d’artista Posta privata di Paolo Icaro

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 febbraio 2019

Roma venerdì 22 febbraio ore 18.00 Sala delle Colonne, ingresso libero Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea Viale delle Belle Arti, 131 Orari: dal martedì alla domenica, dalle 8.30 alle 19.30 (ultimo ingresso 18.45) Chiuso il lunedì Biglietti: intero 10 €, ridotto 5 €. Intervengono: Claudia Gioia, Francesco Nucci e Riccardo Venturi. Sarà presente l’artistaPresentazione, in collaborazione con la Fondazione VOLUME!, del libro d’artista realizzato da Paolo Icaro. Foto di repertorio, disegni, appunti privati che, senza essere stati modificati, compongono una raccolta di materiali che offre una finestra sull’archivio personale dell’artista. Anche in questo progetto, come in tutto il percorso artistico di Icaro, la componente autobiografica e la memoria sono i soggetti principali della sua riflessione, sempre in relazione con le potenzialità e il vissuto dei materiali.

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Renata Segre: La memoria nella tradizione ebraica

Posted by fidest press agency su martedì, 29 gennaio 2019

Parma. Memoria come necessità, e come monito per costruire il futuro. Tutto esaurito al Palazzo del Governatore per l’appuntamento coordinato dall’Università di Parma in occasione del Giorno della Memoria 2019. Relatrice la storica Renata Segre, che ha proposto una riflessione su La memoria nella tradizione ebraica all’interno dei Seminari di Europa organizzati dall’Università con il Comune e numerosi partner istituzionali.“Accoglienza, condivisione, accettazione dell’altro: parole d’ordine fondamentali, tanto più per un’Università”, ha detto in apertura il Rettore dell’Università di Parma Paolo Andrei, introdotto dal coordinatore dei Seminari di Europa Alessandro Pagliara, docente di Storia Romana al Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali – DUSIC. “Appuntamenti come quello di oggi sono fondamentali – ha proseguito il Rettore – proprio per fare in modo che il non dimenticarsi del passato sia uno stimolo per un futuro migliore per tutti noi”.“Siamo qui per vivere un sentimento di Europa aperta, tollerante, multiculturale, tra l’altro in un momento in cui non si può dare nulla per scontato”, ha aggiunto l’Assessore alla Cultura del Comune Michele Guerra. “La cosa più importante è che dimenticare significa assolvere”, ha osservato il Presidente della Comunità Ebraica di Parma e Soragna Riccardo Joshua Moretti.La professoressa Renata Segre, introdotta da Elena Bonora, Docente di Storia moderna e Coordinatrice dell’Unità di Storia del DUSIC dell’Università di Parma, ha proposto una relazione incentrata sulla memoria partendo dalla Shoah e puntando su alcune parole chiave della tradizione ebraica.Nel corso dell’incontro sono intervenuti anche Rita Messori, Delegata alla Ricerca nazionale e Terza Missione del DUSIC, e Davide Astori, Docente di Sanscrito e di Linguistica generale al DUSIC.

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Campidoglio: “Memoria genera Futuro”

Posted by fidest press agency su sabato, 19 gennaio 2019

Roma il prossimo 25 gennaio al Palazzo delle Esposizioni la mostra, promossa dall’Assessorato alla Crescita culturale di Roma Capitale, in collaborazione con la Comunità Ebraica di Roma, l’Assessorato alla Cultura e Archivio Storico e l’Assessorato alle Scuole, con l’organizzazione e la produzione sono dell’Azienda Speciale Palaexpo e l’allestimento a cura di Studio Azzurro. Il 26 gennaio aprirà al pubblico e il 27, Giorno della Memoria, l’ingresso sarà gratuito.
A corollario oltre 170 appuntamenti fino al 28 febbraio per ricordare e confrontarsi insieme sulla Shoah e sulla Memoria: dalle Biblioteche ai teatri, dalle scuole ai Municipi, fino ai luoghi simbolo della memoria della città. Tutto questo è la terza edizione di Memoria genera Futuro. Il progetto è frutto della collaborazione tra l’Assessorato alla Crescita culturale, l’Assessorato alla Persona, Scuola e Comunità solidale e i rispettivi Dipartimenti e Sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali, i Municipi, la Comunità Ebraica di Roma, la Fondazione Museo della Shoah, UCEI – Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, il Centro Ebraico Italiano – Il Pitigliani l’Istituzione Biblioteche di Roma, il Teatro di Roma, l’Azienda Speciale Palaexpo, la Fondazione Musica per Roma, la Fondazione Teatro dell’Opera, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, la Fondazione Cinema per Roma, la Casa del Cinema, e le associazioni della Casa della Memoria e della Storia (ANPI, ANED, ANEI, ANPC, ANPPIA, FIAP, IRSIFAR e Circolo Gianni Bosio).
In Memoria genera Futuro 2019 tutta la comunità cittadina è invitata a partecipare agli oltre 170 eventi per ricordare e riflettere sul tema della Memoria, delle leggi razziali, della Shoah con film e documentari, musica, mostre, letture, testimonianze, laboratori, incontri e spettacoli teatrali. A 100 anni dall’anniversario della nascita di PRIMO LEVI, tra i diversi appuntamenti, il Teatro India e la Casa della Memoria e della Storia ricordano lo scrittore di Se questo è un uomo e La Tregua con un recital il 23 e il 24 gennaio all’India e un incontro il 21 a Trastevere, inoltre sempre il 21 nella Biblioteca Valle Aurelia sarà proiettato ad ingresso gratuito il film di Davide Ferrario La strada di Levi.
Prosegue anche quest’anno una riflessione significativa sulle LEGGI RAZZIALI: dalla mostra organizzata dalle Biblioteche e la Comunità di Sant’Egidio, Prendi la tua cartella e vattene da scuola. Le leggi razziali del 1938 commentate dai bambini della periferia di Roma, itinerante in diverse Biblioteche, alla proiezione di film e documentari come Concorrenza sleale alla Biblioteca Casa del parco il 17 gennaio e 1938 – Quando scoprimmo di non essere più italiani il 30 gennaio alla Casa della Memoria e della Storia. Tra le attività previste anche laboratori per le scuole sul tema delle leggi razziali: il 23 gennaio alla Casa della Memoria e della Storia Gli ebrei italiani dalle leggi antiebraiche alle deportazioni e il 24 Le note tragiche del jazz: dalla censura delle leggi razziali ai campi di concentramento. Da non perdere la mostra alla Casa della Memoria e della Storia ad ingresso libero Don’t kill – 1938 di Fabrizio Dusi.
Dedicati ai GIUSTI l’incontro alla Biblioteca Centro culturale Aldo Fabrizi il 24 gennaio dal titolo Budapest 1944-1945. L’incredibile storia dei Giusti, a seguire la proiezione del docufilmGiusto tra le Nazioni dedicato a Perlasca e la presentazione del libro La scuola dei Giusti nascostialla Casina dei Vallati – Fondazione Museo della Shoah il 18 febbraio.
Tra i molti appuntamenti dedicati alla DEPORTAZIONE E AI CAMPI DI STERMINIO lo spettacolo teatrale VIAGGIOADAUSCHWITZ a/r il 31 gennaio al Centro ebraico italiano – Il Pitigliani e la proiezione del film dedicata alle scuole di animazione La stella di Andra e Tati il 24 poi 30, 31 gennaio e 1 febbraio alla Biblioteca Basaglia, il 31 gennaio alla Biblioteca Rodari. Il 27 e 28 gennaio al Teatro Biblioteca Quarticciolo va in scena AUSCHWITZ spettacolo per ragazzi di Fabrizio Pallara e della Compagnia Mamarogi.
Diversi appuntamenti pensati per i BAMBINI: dall’opera per piccoli Brundibár dal 22 al 27 gennaio al Teatro Nazionale alle letture di Storie per ricordare alla Biblioteca centro culturale Aldo Fabrizi il 28 gennaio. Ancora il 29 gennaio alla Biblioteca Casa dei Bimbi letture in ricordo della Shoah e il 30 alla Biblioteca Gianni Rodari lettura per ragazzi del libro Il mestolo di Adele.
Con la MUSICA di Gabriele Coen e di Francesco Poeti si rievoca il mondo musicale ebraico il 26 gennaio alla Biblioteca Sandro Onofri e lo stesso, con replica il 27 gennaio, al Teatro di Villa Torlonia Andrea Satta con le musiche dei Têtes de Bois propone lo spettacolo La fisarmonia verde. Domenica 27 gennaio Costruire la memoria, letture di testimonianze di sopravvissuti ai lager con un concerto di giovani musicisti del Conservatorio di Santa Cecilia di Roma alla Casa della Memoria e della Storia. Questi sono tutti appuntamenti ad ingresso gratuito.
Il 27 gennaio al MACRO ASILO tra gli altri appuntamenti in programma per il Giorno della Memoria la lectio magistralis di Sandro Scarrocchia Il memoriale italiano di Auschwitz e la crisi della cultura di tutela e la performance di Nicoletta Braga PRO-MEMORIA.
Aperte ai cittadini gli incontri alla Casa della Cultura di via Casilina, al Municipio V: il 25 gennaio in programma Una colazione musicale con il partigiano, il 27 un incontro conferenza sul tema donne e giovani e bambini nella Shoah e proiezione del film 1938 – Diversi di Giorgio Treves. Mentre il 29 gennaio sempre in via Casilina l’iniziativa Pagine e note di Memoria, un appuntamento intergenerazionale sulla Shoah, con i ragazzi degli istituti superiori, gli iscritti dei centri anziani e il Coro Matto. Il 25 gennaio al Liceo Caetani i ragazzi e le ragazze delle scuole del I Municipio propongono La memoria è già futuro racconto della Shoah con musica e parole, mentre il 6 febbraio nel Municipio IV e in collaborazione con il II Municipio, al Teatro dell’Istituto Comprensivo Angelica Balabanoff, si tiene un convegno sul tema delle leggi razziali, con gli alunni partecipanti al Progetto sulla Memoria.Il programma dettagliato con tutte le iniziative su http://www.comune.roma.it e http://www.bibliotechediroma.it.

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Terremoti tra memoria e prevenzione

Posted by fidest press agency su martedì, 15 gennaio 2019

Roma. Domenica 20 gennaio, dalle 10.00 alle 18.00, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) aprirà al pubblico le porte della sua sede romana in Via di Vigna Murata 605 per parlare di terremoti, memoria e prevenzione, oltre ad aprire la propria sala sismica e i laboratori dove si studiano gli eventi sismici, i vulcani e l’ambientAttraverso visite guidate, incontri con i ricercatori e percorsi didattici, l’INGV invita la cittadinanza a conoscere da vicino le attività di ricerca e di servizio dell’Ente per condividere la costante attenzione dell’Istituto verso il territorio e la mitigazione dei rischi naturali.
Dalle 11.00 alle 13.00 si svolgerà una Tavola Rotonda sul tema della giornata e dalle 14.30 alle 18.00 si terranno una serie di seminari sulle ricerche svolte presso l’INGV.
Il Presidente dell’INGV Carlo Doglioni, il Consigliere della Regione Lazio, già Sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, il Direttore Italo Giulivo del Dipartimento della Protezione Civile Nazionale e referenti del volontariato e degli ordini professionali animeranno la Tavola Rotonda. L’evento intende ricordare in particolare il terremoto del 13 gennaio 1915 della Marsica, con oltre 30.000 vittime e danni vastissimi nell’Italia centrale, rappresentando uno degli eventi sismici più distruttivi della storia d’Italia. La manifestazione si associa alla Legge della Regione Lazio che ha istituito la “Giornata regionale dell’alfabetizzazione sismica” (L.R. 18 dicembre 2018, n. 12), finalizzata alla sensibilizzazione virtuosa della società civile.

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