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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

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Interrogazione parlamentare sul tema della salute mentale

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 novembre 2020

L’Onorevole Giuditta Pini ha presentato presso la Commissione Affari Sociali un’interrogazione parlamentare sul tema della Salute Mentale, dopo che la pandemia da coronavirus ha interessato un settore già in grave sofferenza. L’iniziativa prende spunto da una precedente risoluzione parlamentare e dalla proposta urgente sollevata dall’Associazione Luca Coscioni, attiva a tutela del diritto alla Salute e alla Scienza – e sviluppata dal suo Consigliere Generale Fabrizio Starace, ex membro della Task Force di Colao e Presidente della Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica (SIEP). Come viene sottolineato nel testo, per far fronte all’emergenza covid-19 occorre incrementare l’investimento nei settori della Salute Mentale e delle Dipendenze Patologiche di almeno il 35% rispetto alla spesa attuale con un investimento pari a circa 2 Mld di Euro (1.450 mln per la Salute Mentale e 550 mln per le Dipendenze), prevedendo il graduale superamento delle disuguaglianze di accesso interregionali, attraverso il reclutamento del personale carente della dirigenza sanitaria e delle professioni sanitarie. L’Italia si attesta nelle ultime posizioni in Europa per percentuale della spesa sanitaria investita in questo ambito (3,6% a fronte di Francia, Germania, UK che stanziano circa il 10%). Per le Dipendenze Patologiche, a fronte dell’1,5% della spesa sanitaria considerato standard di riferimento, la spesa non raggiunge lo 0,7%. Ma secondo le ultime Relazioni al Parlamento sia sulle Droghe illegali sia sull’Alcol riportano che circa 300.000 persone all’anno si rivolgono ai SerD (servizi per le dipendenze patologiche). Dato è raddoppiato negli ultimi 10 anni, con diminuzione di almeno mille operatori addetti nei SerD (attualmente secondo i dati della relazione al parlamento 2019 gli operatori sono 6.496 in 568 Servizi e 628 sedi). 900.000 invece sono le richieste di assistenza presso i servizi di salute mentale. Le richieste fanno seguito all’approvazione da parte del Parlamento della risoluzione a firma dello stessa On.Pini che nel novembre 2019 impegnava il Ministero della Salute, tra l’altro – ad adottare, in collaborazione con le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, iniziative per assicurare, la risposta ai bisogni di cura e a rafforzare l’azione di coordinamento, monitoraggio e documentazione svolta dal Ministero della salute al fine di superare le drammatiche disuguaglianze nell’accesso ai servizi del Dsm e nei processi di cura, prevedendo che esso riferisca periodicamente alle competenti Commissioni parlamentari sullo stato di attuazione delle politiche relative alla salute mentale, evidenziando le linee di tendenza del sistema di cura e le criticità da superare; -ad assumere iniziative, per quanto di competenza, volte a incrementare, sul territorio nazionale, l’attività dei consultori familiari e dei distretti sanitari, potenziando gli interventi sociali e di sostegno psicologico a favore delle famiglie.

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Salute mentale: “Troppi pazienti non presi in carico e ritardi diagnostici

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 ottobre 2020

Per affrontare i problemi legati ai disturbi mentali, in particolare alla qualità dell’offerta di cura nei sevizi, analizzando i punti di forza e criticità e le azioni in corso a livello locale, Motore Sanità ha organizzato nel Lazio, con il contributo incondizionato di Angelini, il webinar “LA SALUTE MENTALE. FOCUS SULL’ASSISTENZA PSICHIATRICA E LA MISURAZIONE DEGLI ESITI ASSISTENZIALI”, terzo di tre di appuntamenti regionali.In Italia, i dati del rapporto sulla Salute Mentale del 2017 dicono che i pazienti psichiatrici assistiti dai servizi specialistici siano oltre 850mila; di cui 336mila entrati in contatto con i servizi per la prima volta; le persone di sesso femminile rappresentano il 54% dei casi; il 68% dei pazienti sono al di sopra dei 45 anni. La spesa complessiva è stata di 4 miliardi di euro, di cui l’assistenza ambulatoriale ben il 47% del complessivo, il residenziale il 40% e il semiresidenziale il 13%. Il costo medio annuo per residente dell’assistenza psichiatrica, territoriale e ospedaliera, è pari a 78 euro.“Nel caso delle malattie Covid correlate si vive una drammatica condizione di attesa associata alla cosiddetta ‘ansia anticipatoria’, con una snervante, continua, distruttiva attesa dell’esame, del referto, della terapia. L’attesa si accompagna al terrore ed alla paura connessa alla singola malattia che si teme possa essere stata contratta In relazione alla situazione di vita che ci fa vivere il Covid, un virus che desta profonda preoccupazione e angoscia perché ha trattamenti complessi ed impegnativi, non sempre risolutivi. A causa del clamore mediatico che la pandemia suscita, la sospensione del tempo è percepita come un’attesa alterata e dilatata, apparentemente infinita, che può essere vissuta in modi differenti a seconda delle nostre personalità. Vediamo ogni giorno sempre più persone che subiscono passivamente l’attesa, che diventa una sorta di alibi per attuare un atteggiamento rinunciatario, passivo, che moltiplica i problemi, mentre ne vediamo altre insofferenti che reagiscono in modo aggressivo e a volte violento, altre ancora che tentano di non tenere conto delle limitazioni, pagandone le conseguenze anche legali”, ha dichiarato Massimo Di Giannantonio, Presidente Eletto SIP

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Pandemia ed equilibrio mentale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 ottobre 2020

In che modo la pandemia e gli interventi messi in campo per contenerla – il lockdown in primis – hanno inciso sull’equilibrio mentale dei singoli? C’è stato un aumento della sofferenza o, al contrario, le persone hanno gestito in modo resiliente la situazione, benché del tutto inedita e fonte di stress? A parlarne oggi al Festival della Scienza Medica di Bologna, i cui eventi saranno trasmessi on line fino al prossimo 17 ottobre, è stato Giovanni de Girolamo, uno dei più accreditati esperti di epidemiologia dei disturbi mentali, Direttore dell’Unità Operativa di Psichiatria Epidemiologica e Valutativa all’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia. “Sono state molte le ricerche condotte in questi mesi, anche in Italia – ha detto de Girolamo – ma la loro stessa modalità di somministrazione on line e l’assenza di serie strategie di campionamento o protocolli di studio ne ha falsato gli esiti, mostrando percentuali altissime di persone, circa il 40%, che denunciavano malessere emotivo o veri e propri disturbi mentali. Si è infatti appurato che a rispondere sono state prevalentemente persone con situazioni di malessere già forte, più predisposte a partecipare alla ricerca, in condizioni di forte stress, come gli infermieri e le infermiere, o di disagio economico che li rendeva più esposti psicologicamente. Un campione dunque non generalizzabile: al di là del fatto che non possiamo pensare di fare diagnosi di disturbi mentali online, non ci è dato sapere se il malessere denunciato non fosse condizione preesistente”. Diverso il rigore dello Studio Lora condotto in Germania per 8 settimane durante il picco pandemico su un campione di 523 persone già analizzato nei tre anni precedenti: “in questo caso l’84% degli intervistati non ha riferito nessun malessere, anzi un miglioramento dello stato psicologico nei mesi del lockdown; l’8% ha denunciato un iniziale disagio poi rientrato; solo il restante 8% si è mostrato vulnerabile di fronte alle mutate condizioni di vita”. Risultati che non sorprendono, secondo de Girolamo: altri studi condotti in passato su popolazioni sottoposte a gravi eventi traumatici (uragani, guerre, attacchi terroristici come quello alle Torri Gemelle) dimostrano che non necessariamente le popolazioni di fronte a tali accadimenti soffrono di malessere psicologico, con la sola ovvia eccezione dei disturbi post traumatici da stress che riguardano chi è stato più esposto, per aver sperimentato lesioni fisiche o la morte dei propri cari. “A far male non è la quantità di stress a cui si è esposti, bensì il modo in cui esso viene processato mentalmente – ha detto de Girolamo. – Anzi, le situazioni stressanti possono rinforzarci psicologicamente – la cosiddetta “stress-related growth” – e il confronto con una condizione collettiva di stress può rafforzare un sentimento di appartenenza e destino comune e riorientare i nostri rapporti, a partire da nuove priorità e atteggiamenti più positivi”. La resilienza insomma è una reazione più naturale di quanto si possa pensare: “uno studio condotto in 6 dipartimenti della Lombardia ci ha mostrato una diminuzione dei ricoveri psichiatrici nei mesi del lockdown, numeri che possono sì essere legati alla paura dei contagi in ospedale, ma anche alla diminuzione dei fattori di stress quotidiano che scatenano il malessere”. Un malessere che de Girolamo lega alla cosiddetta “infodemia”, l’eccesso di informazioni, non sempre vere o verificate, cui in questi mesi siamo stati sottoposti: “l’esplosione di pubblicazioni scientifiche ha reso difficile l’orientamento sia ai professionisti che tanto più, al pubblico “laico”, diventando fonte di ansia”. La vera sfida del presente e del futuro è, secondo de Girolamo, “da parte delle autorità governative e sanitarie battersi per un’informazione sobria, accurata e verificabile: lì si devono orientare gli sforzi per evitare che l’informazione, invece di produrre effetti benefici, ad esempio promuovendo l’adozione di comportamenti di cautela, diventi fonte di panico. Credo sia una delle prossime frontiere verso cui la ricerca si deve orientare, anche nella prospettiva di nuove possibili pandemie”.

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Giornata salute mentale: la situazione durante il Covid-19

Posted by fidest press agency su sabato, 10 ottobre 2020

Le pandemie possono modificare i tassi di ricovero volontario nei reparti psichiatrici nelle prime fasi successive all’insorgenza della pandemia. Lo rivela uno studio apparso su Irish Journal of Psychological Medicine e di cui è coautore il professor Giovanni De Girolamo (Irccs Fatebenefratelli, Brescia), che ha preso in esame i ricoveri psichiatrici registrati in 7 reparti psichiatrici lombardi nel corso di 40 giorni (21 febbraio-31 marzo 2020) dopo l’inizio dell’epidemia di COVID-19 in Italia, in confronto ad un analogo periodo di 40 giorni predential 21 febbraio, e a due periodi (ciascuno di 40 giorni) del 2019. Nei 40 giorni successivi all’inizio della pandemia in Lombardia si è registrata infatti una netta riduzione dei tassi di ricovero psichiatrico; questa riduzione era riscontrabile per i ricoveri volontari, mentre non si è registrata una sensibile riduzione per i cosiddetti Trattamenti Sanitari Obbligatori. «La riduzione dei tassi di ricovero può essere ascritta al timore di recarsi in ospedale, visto come possibile sito di contagio, così come a un cambiamento della ‘soglia’ di tolleranza di problemi comportamentali che agiscono come stimolo per le richieste di ricovero da parte dei familiari o dei medici curanti. In altre parole, durante una situazione eccezionale, come quella vissuta nei mesi passati, si potrebbe essere più propensi a tollerare comportamenti che in altri momenti potrebbero innescare, nel caso di persone affette da disturbi mentali, una richiesta di intervento e sfociare in un ricovero. Un’altra spiegazione può anche riferirsi alla forzosa diminuzione delle situazioni ‘sociali’, quali discoteche, bar, ecc., in cui vi è un maggior rischio di fare abuso di sostanze o di alcool, il che a sua volta favorisce il contatto con servizi di emergenza. Va sottolineato che una simile riduzione dei ricoveri psichiatrici è stata riscontrata nel corso della 2a guerra mondiale, e nei periodi successivi a catastrofi quali terremoti, alluvioni, ecc».

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“Headway2023 – Cosa abbiamo nella mente”

Posted by fidest press agency su sabato, 10 ottobre 2020

10 ottobre, Giornata Mondiale della Salute Mentale. Sono 84 milioni (1 su 6) le persone che soffrono di disturbi della mente in Europa e 84.000 le persone che ogni anno muoiono per malattie mentali o suicidio. Numeri che portano la salute mentale al 5° posto tra le più comuni malattie non trasmissibili. Non solo, l’impatto della pandemia da COVID-19 sarà evidente molto presto. Secondo i risultati di un ampio studio dell’Istituto di sanità pubblica belga, i tassi di depressione sono nettamente aumentati dal 10% al 16% (rispetto al 2018). In Regno Unito, Spagna e Italia, rispettivamente il 57%, 67% e 59% della popolazione tra i 18 ei 75 anni ha dichiarato di sentirsi depressa e senza speranza per il futuro. “La pandemia da COVID-19 ha già cambiato il nostro modo di concepire la salute mentale. Questa settimana riceveremo i primi risultati di una indagine che abbiamo condotto in sei Paesi europei per comprendere meglio gli impatti della pandemia sulla mente delle persone. Quello della salute mentale è un settore ancora negletto, la pandemia ci offre l’occasione per innescare un cambiamento nella società in modo che sia possibile comprendere appieno l’importanza di un corretto trattamento dei disturbi mentali, spesso invisibili ma tanto rilevanti quanto quelli fisici. Ci impegniamo con passione per questo, anche con il sostegno a progetti multidisciplinari come Headway, in collaborazione con The European House – Ambrosetti. Questa iniziativa, avviata nel 2017, mira a condividere conoscenze e know-how per prevenire, diagnosticare, gestire e trovare soluzioni che riducano l’incidenza delle condizioni mentali. Coinvolge medici, pazienti e cittadini, esperti e istituzioni sanitarie per aiutare ad affrontare le condizioni di salute mentale in Europa” http://www.angelinipharma.com.

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Gli effetti della pandemia sulla salute mentale

Posted by fidest press agency su domenica, 2 agosto 2020

“Dobbiamo separare la salute mentale nei percorsi Covid dall’effetto del Covid nella salute mentale in generale. Covid è stato come una bomba nucleare le cui radiazioni hanno colpito le persone in modo diverso. Chi era più vicino ed è stato colpito subito e direttamente dalla malattia; chi invece era più lontano, oggi presenta gli effetti di questa radiazione”. Così il professor professor Alberto Siracusano, Direttore U.O.C. Psichiatria e Psicologia Clinica – Fondazione Policlinico Tor Vergata di Roma è intervenuto oggi all’evento online: “Covid-19: gli effetti della pandemia, dell’isolamento sociale e del lockdown sulla salute mentale degli italiani”, moderato dall’Onorevole Beatrice Lorenzin e organizzato dal Centro Studi Americani in partnership con Edra. In particolare si è parlato degli effetti sulla salute mentale sui malati psichiatrici e anche su bambini e giovani. “Chi ha avuto il Covid oggi presenta effetti neuropsichiatrici (mal di testa, ansia, effetto del gusto e olfatto, capacità di concentrarsi, perdita di attenzione e di energia), la società che ha vissuto il Covid ha invece altre problematiche”, ha aggiunto Siracusano.
Poi ha parlato delle nuove generazioni: “Stiamo facendo uno studio sulle chat dei giovani e sulle parole che sono emerse maggiormente, che hanno modificato la comunicazione tra i giovani. Nonostante questo e nonostante l’emergenza vissuta, oggi i giovani si riuniscono senza attenzione sulla sicurezza: dove abbiamo mancato noi nel trasmettere loro le informazioni che doveva metterli in una situazione di estrema prudenza? Questa ‘ignoranza’ dipende da noi che non siamo stati in grado di trasmettere dei principi educativi relativi alla sicurezza. Gli atteggiamenti critici, quali ad esempio quelli di bullismo, oggi si sono trasformati in questo tipo di atteggiamenti”.

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Salute mentale

Posted by fidest press agency su sabato, 18 gennaio 2020

In particolare, la depressione rappresenta una delle tematiche su cui Fondazione Onda è fortemente impegnata da oltre 10 anni, considerato anche il maggior coinvolgimento delle donne sia come pazienti sia come caregiver. La depressione, malattia riconosciuta dall’Organizzazione Mondale della Sanità come prima causa di disabilità a livello mondiale, in Italia riguarda 3 milioni di persone di cui 2 sono donne”, dice Francesca Merzagora, Presidente Fondazione Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere.
In questo contesto, prende il via il percorso di sensibilizzazione di Fondazione Onda «Uscire dall’ombra della depressione» nelle Regioni italiane, con il Patrocinio di SIP – Società Italiana di Psichiatria, SINPF – Società Italiana di Neuropsicofarmacologia, Cittadinanzattiva e Progetto Itaca, e grazie al contributo incondizionato di Janssen Italia. Il progetto farà tappa in otto Regioni italiane per sensibilizzare sul tema della depressione attraverso una serie di incontri che vedranno il coinvolgimento degli attori Istituzionali e sanitari locali per superare lo stigma associato alla depressione e per facilitare l’accesso alla diagnosi e alle cure più appropriate.
Secondo le stime dell’Organizzazione Mondale della Sanità (OMS), la depressione riduce l’aspettativa di vita di oltre 20 anni e oltre il 60% dei suicidi che si verificano annualmente a livello globale possono essere ricondotti a questa malattia. La depressione non ha solo un enorme impatto sulla qualità di vita di chi ne soffre, ma anche sul dispendio di risorse socio-economiche. Secondo i dati divulgati in occasione della presentazione alla Camera dei deputati del Manifesto, il costo diretto a carico del Servizio Sanitario Nazionale – ad esempio in termini di ricoveri ospedalieri, farmaci antidepressivi, specialistica ambulatoriale – ammonta in media a circa 5.000 euro all’anno per paziente. I costi sociali, in termini di ore lavorative perse, ammontano a circa 4 miliardi di euro l’anno, pur senza considerare la mancata produttività associata ai caregiver, spesso 2 o 3 familiari per ogni paziente. Complessivamente, secondo i dati Cerismas 2019, i costi indiretti rappresentano il 70% dei costi totali. Diagnosi tempestiva e diffusione dei trattamenti sono fondamentali per ridurre questo impatto economico, considerato che le complicanze della malattia e la loro gestione comportano un dispendio nettamente superiore ai soli costi della cura.“La depressione è un problema di salute pubblica in continua crescita in tutte le fasce di età – spiega Claudio Mencacci, Presidente Comitato Scientifico Fondazione Onda. Questa malattia ha notevoli effetti sia sulla qualità che sulla quantità di vita, con un aumento della mortalità non solo per il maggiore rischio di suicidi, ma anche per l’adozione di stili di vita negativi e lo sviluppo di altre malattie, come quelle cardiologiche, metaboliche e oncologiche. Tra le forme più comuni, ma anche più gravi, c’è la depressione maggiore che colpisce circa un milione di persone nel nostro Paese e si manifesta in genere tra la seconda e la terza decade di vita con un picco nella decade successiva, dunque nel periodo più florido e produttivo della vita con gravi ripercussioni sul piano affettivo-familiare, socio-relazionale e professionale. Purtroppo, si stima che meno della metà delle persone con depressione maggiore ricevano un’adeguata diagnosi e trattamento e che circa 130.000 persone con depressione maggiore risultino ‘resistenti ai trattamenti’, necessitando così di un intervento clinico e sociale particolarmente urgente. L’intervento tempestivo per tenere sotto controllo la depressione è infatti di fondamentale importanza per ridurre il rischio di ricadute, cronicizzazione e ospedalizzazione”.
La prima tappa del percorso si terrà a Napoli il prossimo 24 gennaio.

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La salute mentale in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 ottobre 2019

Bruxelles. Sono 84 milioni le persone che in Europa, secondo stime del 2016, soffrono di problemi di salute mentale e ben 84 mila i decessi annui causati da malattie mentali, inclusi gli atti di suicidio. I disturbi mentali costituiscono la quinta malattia non trasmissibile più comune, rappresentando il 22,4 per cento della disabilità nel continente, con costi totali che, secondo l’OCSE, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, hanno superato i 600 miliardi di euro in tutta Europa, cifra pari al 4 per cento del PIL europeo. In Italia, sebbene il 16,9 per cento della popolazione abbia sofferto di disturbi mentali che comportano significativi costi – diretti e indiretti – per il paese, solo il 3,5 per cento del totale della spesa sanitaria pubblica è stato destinato alla cura della salute mentale.
Durante la conferenza a Bruxelles sono stati presentati le attività e i risultati di “Headway 2020” e fornita l’opportunità per discutere casi ed esperienze virtuose per poter meglio gestire pazienti affetti da disturbi mentali, alla vigilia della Giornata Mondiale della salute mentale (il 10 ottobre). Il progetto “Headway 2020”, infatti, si propone di suggerire proposte di policy concrete e una lista di azioni prioritarie per costruire una “nuova roadmap per la salute mentale” in Europa. Il confronto odierno a Bruxelles ha fornito uno spazio importante per sensibilizzare sul tema sia a livello europeo sia gli Stati membri coinvolti, con l’obiettivo di portare la salute mentale al vertice dell’agenda politica europea.Per aprire una nuova prospettiva nel campo della cura della salute mentale, i lavori di “Headway 2020” sono proseguiti per due anni, con attività volte a condividere le migliori pratiche tra i paesi per sensibilizzare istituzioni e comunità ad agire a favore di iniziative in materia di salute mentale. Con riferimento al nostro Paese, il gruppo di lavoro ha tenuto diversi incontri, uno dei quali presso il Ministero della salute, e ha elaborato raccomandazioni specifiche che includono la necessità di: elaborare una nuova strategia nazionale attraverso un Nuovo Piano di salute mentale, migliorare la qualità della vita delle persone affette da problemi di salute mentale e promuovere la loro inclusione sociale attraverso campagne nazionali di comunicazione ed un più ampio accesso al supporto psicologico.Altre misure cruciali prevedono la necessità di aggiornare la formazione degli psichiatri e fornire corsi di formazione specialistica per gli operatori nel campo della salute mentale, studiare interventi integrati e personalizzati per ridurre il numero di ricadute e ricoveri ospedalieri e aumentare l’incidenza dei casi di diagnosi precoce, che spesso manca a causa dei dipartimenti di salute mentale sotto-finanziati e della formazione inadeguata di professionisti nel campo delle cure primarie. Infine, sarà necessario allineare l’offerta di assistenza a livello di comunità locale per uniformare le differenze regionali.
“Nel 75 per cento dei casi, i disturbi mentali esordiscono in giovane età, prima dei 24 anni. Se il disturbo non viene riconosciuto e curato precocemente il rischio di cronicizzazione è elevato – ha dichiarato Silvana Galderisi, Presidente dell’Associazione Europea di Psichiatria – Per rispondere a tale bisogno è necessario disporre di risorse umane ed economiche adeguate che consentano l’implementazione su larga scala di servizi per la diagnosi e l’intervento precoce e la disseminazione dei modelli di intervento più efficaci.”
L’iniziativa “Headway 2020” è stata ideata nel 2017 con l’obiettivo di creare una piattaforma multidisciplinare per riflettere, favorire il dialogo e mettere in relazione le diverse esperienze europee per affrontare i problemi di salute mentale in Europa. L’obiettivo dell’iniziativa è quello di condividere conoscenze e know-how per prevenire, diagnosticare, gestire e trovare soluzioni che riducano l’incidenza dei disturbi mentali. L’iniziativa è coerente con i programmi, le attività e le strategie di governi e organizzazioni internazionali come l’OMS e i Sustainable Development Goals delle Nazioni Unite.
“La salute mentale rappresenta ancora, infatti, un’area terapeutica negletta, e il lavoro da fare si prospetta lungo. Angelini, con il suo profondo impegno in quest’area, aspira a dare il proprio contributo e affronta questa sfida complessa sostenendo in modo convinto progetti di qualità come Headway2020 – ha commentato Pierluigi Antonelli, CEO di Angelini Pharma – Siamo orgogliosi dell’interesse e dell’entusiasmo che il progetto ha suscitato in tutti i partecipanti e crediamo fermamente che, lavorando fianco a fianco, potremo raggiungere il nostro obiettivo prestando il necessario aiuto ai pazienti affetti da disturbi tanto invalidanti.”

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Il benessere mentale dei lavoratori

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 maggio 2019

Obiettivi da raggiungere, orari di lavoro infiniti, richieste continue da soddisfare: spesso il lavoro può creare dei veri e propri disagi psicologici, dettati da ansia e stress. Se poi a questi vengono aggiunti i problemi personali, la situazione può solo peggiorare.La survey “Workforce View 2019” di ADP esplora il modo in cui i dipendenti percepiscono le problematiche più attuali sul posto di lavoro e il futuro del lavoro. In Italia è stato intervistato un campione di 1400 lavoratori.Uno su tre (il 32,5%) ha affermato che non vi è il minimo interesse da parte dell’azienda per cui lavora in merito al proprio benessere e stato psicologico/emotivo. il 36,9% afferma invece che vi è un interesse, ma molto superficiale. Solo 1 su 5 (il 22%) crede vi sia abbastanza attenzione, ma è solo l’8,2% che afferma che l’interesse è forte e reale.
“È molto preoccupante vedere quanti dipendenti non si sentono a loro agio nell’aprirsi sulle proprie difficoltà. I problemi di salute mentale e psicologica sono spesso responsabili dell’assenteismo sul posto di lavoro e non c’è motivo per cui non dovrebbero essere trattati allo stesso modo di una malattia fisica, piuttosto che qualcosa di cui vergognarsi. La maggior parte delle aziende vuole davvero supportare i dipendenti, ma parlare dell’argomento non è sempre facile. – dichiara Virginia Magliulo, general manager Adp Italia – Un buon inizio è dare l’esempio: se i dipendenti vedono figure di alto profilo che si aprono su questioni come stress e salute mentale, ciò li aiuta a capire che anche loro possono farlo. Guidando i dipendenti in modo aperto e aiutandoli a sentirsi a proprio agio nell’affrontare eventuali problemi che stanno vivendo, le aziende possono creare una forza lavoro più motivata”.
Alla domanda “a chi ti rivolgeresti in azienda per parlare di un tuo eventuale problema di ansia o stress, o psicologico?”, il 25% dei dipendenti italiani ha risposto che non ne parlerebbe con nessuno, solo il 15% con il proprio capo mentre il 60% coi colleghi.
Questo potrebbe significare che molti dipendenti stanno perdendo il supporto di cui hanno bisogno per far fronte ai propri problemi psicologici sul lavoro.Il 15% degli intervistati ha poi dichiarato di subire stress tutti i giorni, il 20% di subire una pressione eccessiva almeno due-tre volte a settimana, l’8,7% arriva a 4-6 volte a settimana. Solo il 13% dice di stare bene e di non subire ansia o stress. Questa percentuale sale al 25% per gli over 55 mentre nella fascia 25-34 anni scende all’8%.

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Jon Rafman: Il viaggiatore mentale

Posted by fidest press agency su domenica, 7 ottobre 2018

Modena Venerdì 14 settembre 2018 – 24 febbraio 2019 (Orari di apertura mercoledì, giovedì, venerdì: 11-13; 16-19 sabato, domenica e festivi: 11-19 Ingresso Intero: 6 € | Ridotto: 4 €) Galleria Civica di Modena Palazzina dei Giardini Corso Cavour, 2. FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE è lieta di presentare Il viaggiatore mentale, prima ampia personale di Jon Rafman in un’istituzione Italiana dedicata all’arte contemporanea. La mostra, curata da Diana Baldon e presentata dalla Fondazione Fotografia Modena insieme alla Galleria Civica di Modena.La mostra raccoglie una selezione di installazioni multimediali presentate in Italia per la prima volta che ripercorrono la produzione dell’artista canadese a partire dal 2011 ad oggi. Servendosi di linguaggi e supporti diversi, che vanno dalla fotografia al video, dalla scultura all’installazione, Rafman indaga la fusione sempre più indistinta tra la realtà e la sua simulazione nella società contemporanea attraverso opere che confondono i confini tra il materiale e il virtuale, tra i corpi in carne e ossa e le loro repliche tecnologiche.
Nato nel 1981 a Montreal, dove vive e lavora, dopo gli studi in lettere e filosofia alla McGill University Jon Rafman si diploma in film, video e new media presso la School of the Art Institute di Chicago. Sin dai suoi esordi l’artista si concentra sulle conseguenze dell’uso della tecnologia sulla nostra percezione della realtà. Per creare Kool-Aid Man (2008-11) ha frequentato per tre anni la piattaforma virtuale Second Life per scoprire le innumerevoli e multiformi rappresentazioni dei suoi “abitanti” digitali con un avatar che dà il nome all’opera. Rafman si astiene dal giudicare o criticare gli abitanti di Second Life poiché il suo intento è quello di mostrare come la tecnologia consenta alle persone di creare nuove rappresentazioni di sé all’interno di ambienti fantastici, dando loro la libertà di plasmare nuove identità e iconografie.
L’artista ha utilizzato Internet e le sue svariate comunità digitali anche come archivio di immagini per i video della sua trilogia Betamale Trilogy (realizzati tra il 2013 e il 2015), composta dalle installazioni Still Life (Betamale), Mainsqueeze e Erysichthon presenti in mostra. Come nei romanzi di Georges Bataille, dove nello spazio claustrofobico e rovinoso della scrittura la storia implode su se stessa, moltiplicando i piani narrativi e le sue rappresentazioni, anche nei video della Betamale Trilogy si ha la sensazione di essere intrappolati in una spirale di situazioni stranianti e seduttive. Rafman rappresenta con grande abilità l’ambiguo potere seduttivo della rete che sembra promettere libertà e mondi da scoprire, mentre in realtà imprigiona l’utente in uno spazio tracciato da algoritmi e da agenzie che ne elaborano i dati di navigazione per poi rivenderli.
All’ingresso della Palazzina dei Giardini i visitatori della mostra vengono accolti da una delle opere più recenti di Jon Rafman, Legendary Reality (2017) in cui l’artista ci conduce in un viaggio nell’ “inner space”. Un narratore anonimo racconta un viaggio immaginifico attraverso quello che sembra essere un paesaggio dai tratti fantascientifici invece potrebbe essere semplicemente ciò che vede dallo schermo del suo computer su cui scorrono dettagliate rappresentazioni storiche aumentate da esperienze virtuali.

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La rappresentazione mentale dei gruppi sociali

Posted by fidest press agency su martedì, 5 dicembre 2017

Roma Mercoledì 6 Dicembre 2017, ore 12:00 Dipartimento Filosofia, Comunicazione e Spettacolo. Aula Verra Via Ostiense 234 Raffaella Rumiati (SISSA, Trieste) terrà una relazione dal titolo “La rappresentazione mentale dei gruppi sociali”. L’evento è parte dei seminari organizzati dal corso di laurea magistrale in Scienze cognitive della comunicazione e dell’azione (Dip. Filosofia, Comunicazione e Spettacolo).

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Una disconnessione mentale e emozionale

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 luglio 2017

clocardSi violentano le donne, si umiliano, si offendono nella carne e nello spirito, poi si gettano via. Si bruciano vivi i barboni con una risata sgarbata, tutta l’indifferenza nei riguardi della dignità umana, un menefreghismo costruito a misura, verso quanti deboli e indifesi possono essere usati come divertimento contro la noia. Donne clochard e persino neonati, scagliati in faccia alle coscienze, sempre pronte a trovare un capro espiatorio, sempre quello, sempre uguale, sempre meno attendibile: siamo circondati dagli stranieri, oramai siamo in preda al panico, ridotti al filo spinato delle parole lanciate a grappolo, dei colpi di pistola sparati nel mucchio. Come se tutti i guai fossero riconducibili ai comunitari indesiderati, certamente un fenomeno da riconsiderare nei numeri, nella qualità dei ruoli, ma altrettanto sicuramente non responsabili dei mali della nostra società. La mattina osservo gli adolescenti fermi alle stazioni dei pullman, nei pressi delle scuole, sono bestemmie e pugni sul muso, spintoni e occhiatacce, gruppi che si fronteggiano, muscoli e odio che sale nei riguardi dei più deboli, per quanti non hanno, non posseggono, non potranno avere. Nella famiglia, il microcosmo che costituisce-costitutivamente il macrocosmo collettività, anche lì vedo calci e prepotenza, come se improvvisamente nelle nostre vene scorresse un liquido inquinato e inquinante, la peggiore espressione della nostra disumanità. Primo levi ci ha lasciato in eredità che occorre credere nella ragione e nella discussione, che all’odio bisogna anteporre sempre e comunque la giustizia. Forse proprio in queste parole c’è la chiave di accesso per scardinare l’oblio in cui ci siamo cacciati, la lentezza di un intervento educativo capace, la stanchezza per un’esistenza che non consente più pause, riflessione, ascolto, e un briciolo di pietà. La pietà questa compagna di viaggio ripudiata, messa al bando, da un odio che cresce, che fa sponda alla paura, e rende invincibili i branchi in agguato, eroi i vigliacchi, leader chi non potrà mai esserlo. Ricordo qualche tempo fa quando ho sostenuto che non si trattava di mera sporadicità, né di accadimenti incredibilmente da fuori di testa in via di esaurimento, rammento bene le alzate di spalle, i comportamenti di spocchiosa alterità. Qualcuno dirà che non siamo ancora a questi livelli di urbanizzazione incontrollata dell’odio, eppure se guardo negli occhi un adolescente, leggo oltre alla spavalderia dell’impunito, l’incapacità di accettare un’altra persona diversa da se stesso, in quello sguardo c’è lancinante l’assenza di un qualche dubbio, di contro ci sono gli sms che cristallizzano una società materializzata e livellatrice, al punto da disconoscere quel pudore essenziale per non dichiarare fallita in partenza la nostra personalità, il nostro valore di esseri umani. Un indiano bruciato vivo, un altro clochard, un’altra persona al macero che non faceva male a nessuno, ma rendeva inqualificabile l’arredo urbano. Perdiamo tempo a domandarci se è xenofobia, razzismo, o più semplicemente è il risultato di una disconnessione mentale e emozionale, e allora dalle università alle scuole secondarie non è più sufficiente arrancare sul compito dell’istruzione pura, ma bisogna affiancare un’azione educativa influente per autorevolezza, che trasmetta l’importanza del legame tra un individuo e l’altro, anche quello solo apparentemente diverso, o spesso, unicamente meno fortunato. (Riccardo Alfonso)

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Una disconnessione mentale e emozionale

Posted by fidest press agency su martedì, 20 giugno 2017

clocardSi violentano le donne, si umiliano, si offendono nella carne e nello spirito, poi si gettano via. Si bruciano vivi i barboni con una risata sgarbata, tutta l’indifferenza nei riguardi della dignità umana, un menefreghismo costruito su misura, verso quanti deboli e indifesi possono essere usati come divertimento contro la noia. Donne clochard e persino neonati, scagliati in faccia alle coscienze, sempre pronte a trovare un capro espiatorio, sempre quello, sempre uguale, sempre meno attendibile: siamo circondati dagli stranieri, oramai siamo in preda al panico, ridotti al filo spinato delle parole lanciate a grappolo, dei colpi di pistola sparati nel mucchio. Come se tutti i guai fossero riconducibili ai comunitari indesiderati, certamente un fenomeno da riconsiderare nei numeri, nella qualità dei ruoli, ma altrettanto sicuramente non responsabili dei mali della nostra società. La mattina osservo gli adolescenti fermi alle stazioni dei pullman, nei pressi delle scuole, solo bestemmie e pugni sul muso, spintoni e occhiatacce, gruppi che si fronteggiano, muscoli e odio che sale nei riguardi dei più deboli, per quanti non hanno, non posseggono, non potranno avere. Nella famiglia, il microcosmo che costituisce-costitutivamente il macrocosmo collettività, anche lì vedo calci e prepotenza, come se improvvisamente nelle nostre vene scorresse un liquido inquinato e inquinante, la peggiore espressione della nostra disumanità. Primo levi ci ha lasciato in eredità che occorre credere nella ragione e nella discussione, che all’odio bisogna anteporre sempre e comunque la giustizia. Forse proprio in queste parole c’è la chiave di accesso per scardinare l’oblio in cui ci siamo cacciati, la lentezza di un intervento educativo capace, la stanchezza per un’esistenza che non consente più pause, riflessione, ascolto, e un briciolo di pietà. La pietà questa compagna di viaggio ripudiata, messa al bando, da un odio che cresce, che fa sponda alla paura, e rende invincibili i branchi in agguato, eroi i vigliacchi, leader chi non potrà mai esserlo. Ricordo qualche tempo fa quando ho sostenuto che non si trattava di mera sporadicità, né di accadimenti incredibilmente da fuori di testa in via di esaurimento, rammento bene le alzate di spalle, i comportamenti di spocchiosa alterità. Qualcuno dirà che non siamo ancora a questi livelli di urbanizzazione incontrollata dell’odio, eppure se guardo negli occhi un adolescente, leggo oltre alla spavalderia dell’impunito, l’incapacità di accettare un’altra persona diversa da se stesso, in quello sguardo c’è lancinante l’assenza di un qualche dubbio, di contro ci sono gli sms che cristallizzano una società materializzata e livellatrice, al punto da disconoscere quel pudore essenziale per non dichiarare fallita in partenza la nostra personalità, il nostro valore di esseri umani. Un indiano bruciato vivo, un altro clochard dopo quello di Rimini, un’altra persona al macero che non faceva male a nessuno, ma rendeva inqualificabile l’arredo urbano. Perdiamo tempo a domandarci se è xenofobia, razzismo, o più semplicemente è il risultato di una disconnessione mentale e emozionale, e allora dalle università alle scuole secondarie non è più sufficiente arrancare sul compito dell’istruzione pura, ma bisogna affiancare un’azione educativa influente per autorevolezza, che trasmetta l’importanza del legame tra un individuo e l’altro, anche quello solo apparentemente diverso, o spesso, unicamente meno fortunato. (Riccardo Alfonso direttore Centro studi sociali e politici)

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La malattia mentale cambia aspetto

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 ottobre 2010

“La nostra specialità  sta assistendo a un cambiamento epocale – spiega il prof. Eugenio Aguglia, presidente eletto della SIP – Non più solo schizofrenia, depressione, disturbi bipolari, ma uno scenario più sfumato, diffuso ma non per questo meno preoccupante. Osserviamo nuovi aspetti clinici da trattare come il diffondersi  dei casi di gioco d’azzardo patologico, la shopping mania, cioè l’acquisto compulsivo di oggetti di cui non si ha realmente necessità, o ancora l’utilizzo eccessivo del web, persone che ‘vivono’ più su Internet che nella vita reale, mascherati dietro personalità inventate su  Facebook”. Le competenze cliniche in psichiatria sono oggi molto diverse e più articolate rispetto al passato e i bisogni formativi delle ‘nuove leve’ notevolmente cambiati. Sono 7.500 gli psichiatri italiani chiamati ogni giorno a interpretare i nuovi disagi e le vulnerabilità che talvolta aprono la strada a vere e proprie patologie psichiatriche.
Secondo alcuni studi, questa condizione riguarda fino al 50% delle persone che hanno avuto un ictus, dal 17 al 23% di chi ha subito un infarto miocardico acuto, può arrivare al 27% nei diabetici, al 22% in chi soffre di BroncoPneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO) e ipertensione. I malati di cancro soffrono di depressione in una percentuale che va dal 18 al 39%, mentre dal 10 al 37% di pazienti con malattia di Parkinson ne sono affetti. La depressione in comorbidità con altre malattie tocca, insomma, circa la metà dei malati ed è associata a una peggiore qualità della vita e a scarso miglioramento clinico dopo le cure: per questo va affrontata con ogni mezzo a disposizione dei medici e trattata insieme alla patologia organica che colpisce il paziente depresso. Ma occorre maggior attenzione, avverte il prof. Aguglia: “Solo il 40%  dei 4.200.000 italiani in terapia  antidepressiva ottiene remissione dei sintomi, cioè benefici sul tono dell’umore, sul sonno, l’appetito, l’interesse per la vita sociale. Uno dei motivi principali dell’insoddisfazione dei pazienti – continua il prof. Aguglia – è il ritardo dell’efficacia delle terapie finora disponibili, che si avverte solo a 3-6 settimane di trattamento. Effetti collaterali come aumento di peso e problemi alla sfera sessuale possono indurre ad abbandonare le cure. Ma oggi è disponibile una  nuova classe di farmaci efficaci negli episodi di depressione, più rapidi, meglio tollerati”. Capostipite di questi farmaci denominati melatoninergici è l’agomelatina, che ha un meccanismo d’azione completamente diverso dai farmaci tradizionali. Agisce stimolando i recettori della melatonina (MT1 e MT2) e inibendo un tipo di recettore della serotonina (5-HT2C). I vantaggi sono osservabili su tutti i limiti delle attuali cure antidepressive: efficacia più rapida, con sollievo di alcuni sintomi fin dalla prima settimana di trattamento, migliore risposta rispetto ai farmaci e assenza degli effetti collaterali e della sindrome da interruzione. “Aspetto cruciale è anche la normalizzazione del ritmo sonno-veglia – conclude il prof. Aguglia –  che potrebbe ridurre la somministrazione di farmaci ipnotici spesso associati alle terapie tradizionali. Al momento il farmaco è in fascia C ed è auspicabile che in tempi brevi sia inserito in fascia A per essere accessibile a tutti i pazienti colpiti da depressione”.

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A brain forever young

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 settembre 2010

La terza edizione della Settimana della Prevenzione dell’Invecchiamento Mentale, dal 20 al 25 settembre, si propone di effettuare uno screening delle facoltà cognitive della popolazione, soprattutto oltre i 50 anni d’età, e di insegnare il fitness della mente, basato sulla “ginnastica” cerebrale. Parola d’ordine: prevenire! Il sovrappeso, l’invecchiamento, l’ipertensione, etc., etc. Come? Con i controlli periodici, un corretto stile di vita e una dieta adeguata. Il leit-motiv salutistico dell’era moderna, che promette al corpo una duratura giovinezza, è entrato ormai nel nostro DNA. Ma che si potesse togliere anni anche alla mente, prevenendo la sua usura, è una scoperta recente, rivelata da Assomensana, associazione non profit per la ricerca neuropsicologica, con sede a Monza (MI).  Innanzitutto con il check-up della mente, una verifica del proprio stato intellettivo, facile, divertente e soprattutto gratuita, che, durante la Settimana di Assomensana, si potrà prenotare tramite una delle 200.000 cartoline, distribuite presso centri commerciali, negozi, centri benessere, farmacie e studi medici. Nelle sedi prestabilite, gli interessati saranno sottoposti dagli specialisti a particolari Test, assolutamente “culture-free”, senza richiamo al grado di istruzione del soggetto ma atti a stabilire le sue varie abilità cognitive, come la fluenza verbale e l’astrazione. Per tonificare e conservare giovane la mente, Assomensana ritiene fondamentale un Training cognitivo personalizzato, a base di esercizi di “ginnastica” (alias saggi di abilità mentale) specifici per ogni singolo cervello, che possano potenziare i suoi “muscoli”, ovvero le connessioni tra neuroni, rendendolo agile e flessibile.
Il “fitness per la mente”, che migliora le performance cerebrali e, insieme, la qualità della vita, richiede anche opportuni comportamenti nel quotidiano e a tavola. Una regolare attività motoria contrasta il decadimento fisico e quello mentale in quanto riduce i danni legati all’eccesso di cibo e ai processi degenerativi dei radicali liberi. Secondo studi americani, una dieta ricca di verdura e frutta, in particolare peperoni, uva e mirtilli, con l’aggiunta di cioccolato e tè, fornirebbe flavonoidi antiossidanti, in grado di potenziare il cervello e di aumentare la capacità di apprendimento e la memoria. (dr Giuseppe Iannoccari, Presidente Assomensana) http://www.assomensana.it <http://www.assomensana.it/&gt;

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Il museo mentale di Simrin Mehra Agarwal

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 settembre 2010

Milano 15 settembre 2010 ore 19.00  (fino al 30 ottobre 2010)   Corso Garibaldi 117  Dream Factory – laboratorio di arte contemporanea. I rapporti delle vite con i luoghi sono da considerarsi particolarmente interessanti. Il legame tra la memoria femminile e la memoria dei luoghi sembra testimoniare una cura specifica nel trovare collegamenti tra il “paesaggio interiore” che si costruisce o ricostruisce e il paesaggio esteriore, luogo concreto dove si svolge il proprio vissuto. L’ultima produzione dell’artista indiana Simrin Mehra-Agarwal, classe 1979, si colloca proprio all’interno di tale percorso. Simrin nasce a Calcutta e parte della sua famiglia è considerata discendente della dinastia reale di Jhargram. Racconti di un passato glorioso, popolato da maharajas e da guerrieri, che prendono vita nei fastosi palazzi dalla tipica atmosfera orientaleggiante sono ancora vividi, riferisce l’artista stessa, nella sua memoria. Un’eredità culturale che diventa quasi esperienza primitiva, capace di innestarsi nelle regioni più remote del pensiero. Esiste una verità che emerge quando ciascuno interroga con atteggiamento onesto la propria memoria; la memoria passa attraverso un filtro, a volte consciamente a volte inconsciamente, in cui alcuni eventi possono essere manipolati, alterati o rimossi. Inoltre la memoria non è un semplice repertorio statico di informazioni catalogate ma un bagaglio dinamico di conoscenze che influisce sulla vita e sulle scelte delle persone. Il museo mentale di Simrin raccoglie immagini estrapolate da quegli stessi palazzi, popolati un tempo dalla sfarzosa vita di corte e abbandonati, ora, all’indomabile logorìo del tempo. Colonne, antiche sculture ed oggetti vengono decontestualizzati e rappresentati come fossero pezzi di un puzzle privo, però, di un qualsivoglia ordine. L’opera diventa un museo immaginario di cose, sempre mutevoli e volte a stimolare lo spettatore nel creare connessioni tra le varie forme. Disegni geometrici, motivi fluidi e simboli iconografici sono utilizzati per svelare un significato nascosto, che solamente colui che osserva sarà in grado di decifrare. Il lavoro di Simrin Mehra Agarwal vuole porre l’accento sul viaggio delle forme: dalla loro ideazione al definitivo deterioramento. Perchè le rovine danno ancora segno di vita; ciò che colpisce nello spettacolo delle rovine è la loro capacità di fornire il senso del tempo senza riassumere la storia e senza concluderla nell’illusione del sapere o della bellezza, la loro capacità di assumere la forma, appunto, di un’opera d’arte, di un ricordo senza passato.

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Disagio giovanile e sofferenza mentale

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 marzo 2010

Pavia 19 Marzo 2010 presso l’Aula Foscolo dell’Università di Pavia convegno su “Disagio giovanile e sofferenza mentale: strategie innovative di prevenzione ed intervento precoce” Negli ultimi vent’anni in Psichiatria sono state raggiunte acquisizioni importanti in ordine al riconoscimento precoce e all’intervento tempestivo in tema di disturbi psicotici. Si tratta di un cambiamento epocale della prassi clinica, dalle ricadute pratiche assai elevate, poiché il rischio di ammalare di schizofrenia riguarda l’uno per cento della popolazione. Questo Convegno fa il punto sulle conoscenze più recenti e presenta il Progetto Innovativo messo a punto a Pavia attraverso una sinergia tra ASL, Azienda Ospedaliera e Università, grazie a un finanziamento di Regione Lombardia.

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Depressione, futura priorità mondiale

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 settembre 2009

In occasione del Global Mental Health Summit, in corso ad Atene, l’Organizzazione mondiale della sanità ha fatto sapere che, secondo le stime mondiali del dipartimento di Salute mentale dell’OMS, nei prossimi 20 anni la depressione sarà tra i problemi di salute più diffusi al mondo. Si stima che nel mondo vivano 450 milioni di persone con problemi o disabilità mentali, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, che peraltro, dedicano troppe poche risorse alla soluzione di questi problemi: a volte meno del 2% del budget pubblico. Secondo Shekhar Saxena, del dipartimento di Salute mentale dell’OMS, “la depressione è molto più comune rispetto a malattie temute come l’AIDS o il cancro ed entro il 2030 sarà il problema principale da affrontare per i sistemi sanitari del mondo”. Un’epidemia silenziosa, dunque, cui ci si dovrà preparare allocando le giuste risorse e tenendo conto “che molte altre patologie sono, in proporzione, in calo in tutto il mondo”, conclude l’esperta.

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