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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 279

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XVII edizione del Festival della Mente

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 agosto 2020

Si terrà a Sarzana da venerdì 4 a domenica 6settembre. Il primo festival europeo dedicato alla creatività e alla nascita delle idee è promosso dalla Fondazione Carispezia e dal Comune di Sarzana e ha la direzione di Benedetta Marietti (www.festivaldellamente.it). Nonostante i lunghi mesi di emergenza sanitaria il festival torna come appuntamento imprescindibile ponendosi come motore di una crescita non solo culturale ma anche economica e sociale. Quest’anno la manifestazione si presenta con un format nuovo, rivisitato, ma che mantiene l’impronta tradizionale e riconoscibile nel rispetto delle norme di contenimento del virus Covid-19. 20 incontri in presenza di pubblico, contemporaneamente trasmessi in live streaming, per allargare la comunità del festival oltre i confini della città; 4 di questi incontri saranno ibridi, con un relatore a Sarzana che dialoga a distanza con un ospite in collegamento video. Il programma comprende anche 6 contributi video di ospiti internazionali, realizzati appositamente per il festival e visibili solo online, sul sito e sui canali Facebook e YouTube nei tre giorni della manifestazione. Il filo conduttore di questa edizione è il sogno, una parola dai molteplici significati, letterali o metaforici, che può essere declinata e interpretata in modo diverso dai relatori in ambito umanistico, scientifico, artistico, che rispecchia la natura multidisciplinare del festival e che si presta a generare riflessioni sul mondo contemporaneo.

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Covivid-19: Il virus colpisce anche la mente

Posted by fidest press agency su martedì, 5 maggio 2020

By Dott. Paolo Cozzaglio Primario Area Psichiatrica DCA Olallo Valdes Centro Sant’Ambrogio FBF. L’infezione da SARS-Cov2 (Covid-19) è diventata rapidamente una pandemia e quindi un grave problema di salute e di ordine pubblico. In questo contesto tutta l’attenzione dei protocolli di cura, delle autorità e dei media è andato verso l’emergenza sanitaria e, in ambito medico, verso la terapia intensiva, la rianimazione, la medicina d’urgenza. La non chiarezza del quadro clinico e della viremia e i ritardi nelle misure di isolamento hanno (in una prima fase, almeno sino ad oggi) distolto l’attenzione dall’effettiva prevenzione del contagio, con le catastrofiche conseguenze che possiamo ora vedere sulle fasce più deboli della popolazione e sulle realtà comunitarie che le assistostono: sicuramente le RSA (residenze sanitarie assistenziali, ex “case di riposo”), ma anche le comunità per disabili e le comunità psichiatriche.I pazienti psichiatrici da questo punto di vista hanno avuto un comportamento esemplare. Se si eccettuano pochi casi singoli che comprensibilmente hanno mal tollerato inizialmente le restrizioni, la maggior parte dei pazienti è stata estremamente collaborativa, comprensiva e di sostegno al lavoro di medici, infermieri e personale con gratitudine visibile, spesso anche dichiarata. Ora ci si chiede: ” Quali sono i disturbi più diffusi che questa situazione può acuire? Quali consigli possiamo dare ai cittadini in quarantena? Per il dott. Cozzaglio: “Tutti noi siamo più o meno consapevoli che si deve convivere on l’incertezza e con un senso di tensione che aumenta. Ansia, panico, preoccupazioni somatiche, stati depressivi aumentano in questo periodo. Oltre alle cure mediche è importante il sostegno psicologico e molti professionisti si sono adattati (per fortuna) garantendo la prosecuzione delle terapie psichiatriche e psicoterapiche online (Skype, Whatsapp, Zoom e altri programmi di videochat la fanno da padrone in questo periodo). Gli operatori sanitari, in particolare medici e infermieri sono sottoposti a situazioni di intenso stress e non devono sottovalutare l’impatto emotivo a lungo termine di queste sollecitazioni. Confrontarsi tra loro o con qualcuno per poter parlare delle proprie emozioni e preoccupazioni è molto utile. Per le persone in quarantena il consiglio è di mantenere la calma e di tenere aggiornato sul proprio stato di salute il proprio medico di medicina generale, segnalando ogni comparsa o cambiamento dei sintomi. Gli ambienti devono essere puliti di frequente e arieggiati. Mantenere frequenti contatti con parenti e conoscenti è molto utile anche dal punto di vista psicologico, così come impegnare il proprio tempo anche in qualche attività “nobile” come la lettura. Magari è l’occasione per dedicarsi a interessi che normalmente non possono essere svolti”. Ora si aggiungono i timori derivanti dal contatto sociale per chi si avvicini a meno di pochi metri di distanza. Dobbiamo considerarlo un potenziale nemico e per quanto tempo quest’impressione resterà radicata nel tempo?
All’interrogativo risponde il dottor Cozzaglio: “Stiamo vedendo tutto sotto l’aspetto negativo e spaventoso di questa pandemia da Covid-19. Spesso la situazione è paragonata a una “guerra” da vincere contro un nemico potenzialmente mortale e insidioso. Forse però non viviamo solo questo. Ora un cambiamento radicale è questione veramente di vita o di morte. Ci accorgiamo che dove non si vuole cambiare e continuiamo ostinatamente a mantenere le vecchie abitudini, il virus si diffonde sempre più. Vedo allora un’occasione di ripensamento e di radicale cambiamento. Il peggio sarebbe tornare alla “situazione come prima”. Starà a tutti noi , sia a livello individuale sia a livello collettivo, cogliere questa sfida.”

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I mali della mente e le loro ricadute nei rapporti tra gli esseri viventi

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 gennaio 2020

Un aspetto da non trascurare sta, infatti, anche nella constatazione che l’attività cerebrale spesso esce dai suoi ambiti naturali nel governo del singolo individuo per collegarsi virtualmente con altri esseri umani e persino con il mondo animale. Lo stesso Pavlov nelle “Torri del Silenzio” coglie dati analogici tra il comportamento del cane e quello dell’uomo e ne evidenzia lo stato di turbamento e di disagio derivante dai contrasti tra gli impulsi a compiere una determinata azione e quelli inibitori e frustranti in molteplici “riflessi condizionati”. Del resto non solo i cani ma anche altri animali hanno dato segni di spiccata individualità e intelligenza istintiva oltremodo aperta e in sintonia, a volte, con le contestuali emotività umane.La stessa reattività negli atteggiamenti dell’uomo, posto davanti all’uso di farmaci sia afferenti ad alcune malattie del corpo sia attinenti alla salute mentale nell’ambito della Depressione, Schizofrenia, Disturbo Bipolare e Disturbo da Deficit dell’attenzione e Iperattività (ADHD), sono indicativi di questo rapporto “forte” tra causa ed effetto a livello cerebrale. Un esempio significativo l’ho tratto dalla lettura dell’interessante libro di Oliver Sacks “Risvegli” (Editore Gli Adelphy) dove l’autore traccia “La vita e le reazioni di alcuni pazienti che si sono trovati in una situazione del tutto unica, e le considerazioni che essi suggeriscono alla medicina e alla scienza”. Devo precisare per chi non avesse letto il libro che si tratta di malati, tra i pochi sopravvissuti, alla grande epidemia di encefalite letargica nei primi anni del XX secolo. Il percorso narrativo affronta un tema di natura metafisica essendo l’autore convinto che non basti considerare l’infermità in funzioni puramente meccanici e chimici, e che occorra invece considerarla anche in termini biologici o metafisici, cioè sotto l’aspetto di organizzazione e di disegno strutturale.
Dal mio punto di vista sono propenso ad allargare il discorso perché la sostanza, che possiamo palpare fisicamente, ha un contenuto di una vitalità e diversità di compiti, straordinaria se è ben alimentata e può disporre degli opportuni utilizzi.Penso, facendo un esempio banalissimo, a una batteria che presa da sola posso gingillarla tra le mani ma non saprei proprio che farne se non la impiegassi per alimentare un piccolo elettrodomestico o il mio rasoio elettrico e così via.In questo gioco delle parti le capacità cognitive del cervello sono senza dubbio importanti. Qui entrano in gioco strumenti quali il linguaggio, la comprensione, la memoria, l’apprendimento, la concentrazione, l’attenzione l’orientamento, la capacità di lettura e scrittura, il calcolo, il giudizio, il pensiero astratto, la programmazione, l’organizzazione e via di questo passo. Sono, indubbiamente, delle capacità complesse risultanti da processi che possono essere comuni a diverse funzioni cognitive. Il tutto, indubbiamente, non è a se stante, sottoforma di tante camere stagne, ma bisogna considerare gli svariatissimi intrecci e scambi d’informazioni interagenti tra loro per cui un danno provocato da una parte che non risponde ai requisiti d’efficienza può, inevitabilmente, avere effetti ritorcenti su quelle funzionanti a regola d’arte. A complicare il tutto va ad aggiungersi la possibilità che l’effetto reattivo può rendersi manifesto non tanto nel settore nel quale la disfunzione si è espressa ma rivelarsi, per la sua ricaduta, su un’altra porzione inizialmente sana e che tale sarebbe rimasta se non avesse subito il danno di riflesso.Tale aspetto, come si può agevolmente dedurre, rende ardua la diagnosi e la conseguente terapia sia essa di natura chirurgica o medica.
Da qui parte uno studio più accurato e approfondito che può riguardare sia la neurologia in generale, sia la neuropsicologia in particolare, che è deputata ad analizzare i processi mentali scomponendoli in sotto-processi indipendenti come accade per la memoria nella quale si possono distinguere tre fasi. La prima parte dalla codifica delle informazioni. La seconda si verifica con l’immagazzinamento e successiva conservazione nel tempo dell’informazione e alla fine al suo recupero e all’analisi critica e comparativa dell’esperienza acquisita quotidianamente. Per queste tre modalità si prevedono vari passaggi proprio perché le loro interazioni sono inevitabili per la stessa efficienza dell’intera operazione cognitiva. Penso a questo riguardo al ruolo mnemonico di una memoria ora sensoriale che mantiene l’informazione al massimo per due secondi e seguita da quella a breve termine dove il dato è trattenuto tra i dieci e i trenta secondi e alla fine sopravviene quella a lungo termine che salda l’informazione e la rende permanente. Ma non finisce qui, ovviamente. (Riccardo Alfonso)

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Il virus della follia che corrode la mente umana e inquina l’ecosistema

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 gennaio 2020

La storia dell’essere umano si può sintetizzare in due mitici personaggi: Abele e Caino. Il primo è il saggio amante della pace e privo di sentimenti antagonistici cruenti e l’altro è il suo opposto. Cosa possa aver germinato questa diversità non è facile diagnosticarlo. Il cervello, dove si suppone si forma la coscienza, è senza dubbio una “macchina” complessa e le cui funzioni non sembrano del tutto note alla scienza, per quanto siano stati fatti grandi progressi, in specie da un trentennio a questa parte. E’ che vi appare sempre più come un ponte di comando da dove partono tutti gli ordini e dotato di un apparato che proprio per le sue complesse funzioni mostra d’essere molto sensibile ai cambiamenti nel suo intreccio particolarmente vulnerabile.
Se in questa sede mi limito a quelle patologie che si richiamano alle malattie psichiatriche non vuol dire che non riconosca le diverse interdipendenze in atto che possono interagire con il male che ho considerato al centro della mia attenzione e restarvi integre o appena sfiorate, lasciandovi delle tracce labili. Sta di fatto che se noi vogliamo fissare un confine dobbiamo farlo coincidere necessariamente con l’estrema frontiera della scienza, forse la sua sfida finale, che è quella della “comprensione delle basi biologiche della coscienza e dei processi mentali che ci consentono di agire, di percepire, di apprendere o di ricordare”.
“Questi processi sono confinati in particolari regioni del sistema nervoso o rappresentano una proprietà globale che procede dall’intera struttura nervosa? E se i diversi processi mentali sono localizzati in singole regioni cerebrali, quali possono essere le proprietà che pongono in relazione le caratteristiche anatomiche e fisiologiche con i meccanismi specifici, di una certa regione, che essa mette in opera nel corpo della percezione, del pensiero o del movimento? E per approfondire meglio questi rapporti è opportuno condurre un esame globale della regione stessa o analizzare il comportamento delle sue singole cellule? In che modo i geni ne influenzano il condotta e per quali vie i processi dello sviluppo e dell’apprendimento regolano l’espressione genica delle cellule nervose?”
Il cervello, quindi, raccoglie in se una complessità di non facile lettura proprio per le sue svariatissime implicazioni che non a caso spinsero i neurologi della prima metà del XX secolo a considerare il sistema nervoso come una impenetrabile scatola nera e dalla quale ne trassero la convinzione che fosse impossibile ricavarne un’analisi obiettivamente validabile.
Ora di certo ne sappiamo di più ma non credo che tutto “l’universo cerebrale” sia stato scandagliato a dovere anche per via di taluni limiti posti dalla nostra stessa cultura scientifica tradizionale. Penso, ad esempio, ai poteri dell’inconscio collegabili alla psicologia, alla parapsicologia, allo spiritualismo e più in generale all’esoterismo il cui valore oggettivo ha motivo di mostrarsi di gran lunga superiore alla vasta e composita fenomenologia psichica. Dobbiamo probabilmente a quelli che con una certa fantasia sono stati chiamati “psiconauti” se oggi dobbiamo mettere in conto una svariata tipologia di procedimenti atti a scoprire leggi o costanti biopsicologiche di indiscusso valore universale, la cui violazione, a livello inconscio, può, su soggetti costituzionalmente predisposti, essere causa di profondi turbamenti e con il conseguente instaurarsi di conflitti interiori, di gravi neurosi e imponenti disturbi psicosomatici. I numerosi studiosi che vi hanno posto mano lo hanno fatto spesso per vie diverse e con angoli di visuale addirittura contrapposti e spesso unilaterali. Il fine era, comunque, comune. Essi tendevano alla conoscenza dell’essere umano nella sua totalità e a mettere in piena luce la sua vita psichica e le forme del suo comportamento. Tutto questo per cercare di capire se i tragici eventi di tutti i tempi che ci hanno portato a quelli odierni possono darci una logica spiegazione delle violenze perpetrate non solo a livello individuale ma di gruppi e di esseri umani che hanno raggiunto i vertici del potere e ne hanno fatto un uso “folle” provocando distruzioni e genocidi in nome di un primato della razza o in odio antisemitico. Tutto questo si richiama agli eventi odierni e alle violenze contro i propri simili che si ripropongono con una continuità sconcertante. Da qui la domanda: è follia? O cos’altro? (Riccardo Alfonso)

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La mia mente sembra essersi “illuminata d’immenso”

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 gennaio 2020

Sono le parole del famoso verso di Ungaretti aprendo la finestra al primo sole mattutino. Svegliarsi dopo un sonno profondo, appagati dal ritrovato riposo, pone la mente nella posizione ideale nel mettere le cose in una sorta di sintonia creativa con quelle che ancora non sono: arte, natura e armonia con la scrittura. E’ forse così che nasce la cultura dominante e a portare a fondo una certa visione del mondo. E’ la visione di Nietzsche, teorico del superuomo, e la visione di Heidegger teorico della morte dell’uomo.
E’ come imprimermi nella mente la locuzione latina “Cogito ergo sum” (penso dunque sono) richiamata da Cartesio per esprimere la certezza che l’uomo ha di se stesso poiché soggetto pensante.
Io sono sveglio, la vita scorre intorno a me, c’è chi accanto mi sorride e mi parla dolcemente, il pendolo segna l’ora, i rumori della casa si fanno sentire con l’acqua del rubinetto che scorre per chi si sta lavando, del frigorifero il cui motore si mette in moto con un brontolio e ancora il cigolio di una porta che si apre e la televisione che entra in funzione per comunicarci le notizie dell’ultima ora.
Ma questi due aspetti per essere compresi vanno analizzati meglio. Incominciamo con il dire che le cosiddette “megalopoli”, una parola coniata da Gottmann, un geografo che ai problemi dell’urbanesimo ha dedicato l’intera vita ed è l’autore di un libro “La città invincibile” (editore Calogero Muscarà) , non sono più il frutto della rivoluzione industriale che è degenerata nelle black Countries inglesi. Oggi si presentano in modo diverso perché accolgono non solo la grande metropoli, che si identificano nell’organismo forte dell’insieme, ma anche la città media e la città piccola e persino il villaggio. Sono delle “entità legate – per il geografo Eugenio Turri – ad una molteplicità di funzioni dentro un quadro unitario che sembra richiamare il sinecismo greco. Nel loro tessuto ciascuna di esse non contiene solo edificazioni senza respiro, ma anche spazi verdi, parchi e tutte quelle differenti infrastrutture per la produzione, lo studio, lo sport, il tempo libero, che consideriamo gli imprescindibili servizi del moderno vivere urbano. Megalopoli come spazio dell’uomo e per l’uomo e in altre parole: il suo spazio di massima umanizzazione, tutto predisposto per i suoi molteplici bisogni.”
E sempre per Turri “Il fatto stesso che la megalopoli sia costruita di città piccole e grandi sta a testimoniare che essa tende di per sé a rifuggire dalla grande inumana concentrazione. Essa ha il suo punto focale nelle cities, nei centri fitti di grattacieli, dove la contiguità è indispensabile per quelle attività quaternarie, direttive, transnazionali, internazionalizzanti, che stanno al vertice dell’organismo megalopolitano. “Tutte queste considerazioni vogliono dire una sola cosa per noi. Stiamo portandoci, un poco alla volta, ad una seconda trasformazione delle megalopoli dopo quella succedutasi all’era della rivoluzione industriale. La stessa fuga dei cittadini verso le aree verdi denota la nostra incapacità di pervenire ad una riformulazione delle aree urbane, densamente popolate, in tempi brevi. Una tendenza che è invece considerata da qualcuno come un primo tentativo di rarefazione da parte degli uomini alla concentrazione. In pratica essa è in atto ma si verifica dentro l’area delle megalopoli come per dire che il criterio della urbanizzazione non va rinnegato ma ciò che si chiede in più è uno spazio maggiore nel rapporto uomo-ambiente. Oggi le distanze possono essere ricoperte agevolmente e in minor tempo rispetto al passato con i nuovi mezzi di comunicazione e questo facilita la creazione di trame urbane continue. Oggi lo sono già le aree periferiche alle grandi città o le distanze che rientrano in una fascia di 35/60 km dal suo centro storico. Pensiamo ad esempio a Parigi con i suoi treni a grande velocità per raggiungere la “banlieue” che si allunga rispetto al centro della capitale francese di almeno 40/50 Km. e forse più.
Un altro criterio di sviluppo delle “megalopoli” è quello legato alla “ecumenopoli” immaginata da Doxiadis con la definitiva trasformazione della terra in città dell’uomo ovvero la definitiva sistemazione dell’antroposfera dentro la biosfera. Un criterio che immagina una massiva presenza dell’uomo e non quella, di certo, di un contenimento o riduzione della sua presenza numerica. Per altri l’immagine di riferimento, come nei primi racconti di Marco Polo a Kublai Kan, è quella dataci da Italo Calvino nelle sue Città invisibili, “All’uomo che cavalca lungamente per terreni selvatici viene desiderio di una città”. Una città, dunque, immaginata come rifugio e conforto dalle asprezze della vita primitiva tant’è che se ci soffermiamo sui numeri della precedente tabella notiamo che le metropoli che crescono di più sono proprio quelle dei paesi sottosviluppati o in via di industrializzazione come la Cina. Per tutti questi Paesi la vita “rurale” è ai limiti della sopravvivenza. Ma questa “tendenza” sembra invece affievolirsi negli altri grandi aggregati umani. Lo dimostra l’incessante flusso di persone che sceglie il pendolarismo. Pare di notare che da una parte la città è vista come un miraggio da toccare e godere e dall’altra vi è chi fugge da essa come da un inferno. Probabilmente è un fatto soggettivo. Dipende per lo più dal come la città viene percepita e, a sua volta, dalla sua capacità di offrire dei servizi validi e ben distribuiti. Resta, infatti, un dato oggettivo. Le grandi aree metropolitane non possono affrontare i fenomeni di “gigantismo” senza dotarsi di efficienti strutture dove lo spazio dell’uomo deve rendersi più a sua misura e non essere soffocato dalle costruzioni, dal traffico, dalle carenze dei servizi ed in primo luogo dei trasporti. Nello stesso tempo è impensabile che le grandi città debbano farsi carico delle conseguenze dell’incremento demografico mondiale che, a nostro avviso, ha già superato la linea di guardia. Lo dimostrano gli slums a ridosso dei grattacieli, i ghetti con la povertà spinta sino alla miseria e all’abiezione e la stabile presenza dell’accattone all’angolo di strada sia nei quartieri residenziali che in quelli popolari. Per non parlare della minicriminalità, delle micro rivolte sociali e via dicendo. Così mentre il discorso sulle possibili trasformazioni delle nostre megalopoli diventa “accademico” noi, con più realismo ci stiamo appuntando quelli che sono già i nuovi segnali che provengono dall’uso che facciamo di tali insediamenti urbani, dai rischi oltre che dai vantaggi che presentano per capire le strade possibili da percorrere e che l’uomo, forse inconsapevolmente, sta tracciando per incamminarvisi per raggiungere un futuro prossimo o remoto che sia e che oggi purtroppo riusciamo solo a mescolare confusamente. (Riccardo Alfonso)

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Plasmare la complessità, autismo tra mente e corpo

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 marzo 2019

Roma 6 aprile Aula Gerin de La Sapienza in Viale Regina Elena 336 dalle 8.30 alle 16.30 plasticità cerebrale e autismo sarà il connubio al centro dell’evento organizzato a Roma dall’Università degli studi La Sapienza, l’Istituto di Ortofonologia (IdO) e l’Osservatorio italiano studio e monitoraggio autismo (Oisma), in occasione della giornata mondiale che ricorre ogni anno il 2 aprile. “Un postulato sicuro sull’autismo è la complessità- spiega Rosaria Ferrara, presidente Oisma- perché sia la mente che il corpo sono due dimensioni ugualmente e completamente prese dal disturbo”. Su questo tema, si confronteranno “esperti provenienti da tutta Italia, ma anche i genitori. Plasmare la complessità significa guardare al futuro- spiega la psicologa- chiedersi cosa potranno fare questi bambini quando saranno giovani e poi adulti. Il convegno si pone l’obiettivo di lanciare lo sguardo lontano, e lo fa coinvolgendo i genitori”. Ferrara porterà alla giornata di studio il caso clinico di un ragazzino che rientra nello spettro autistico livello 1, che in passato veniva definito Asperger. “Osserveremo l’evoluzione dello stesso soggetto da due punti di vista completamente differenti: quello del terapeuta e quello della mamma. Voglio mostrare come si è evoluto questo sguardo e come è stata affrontata la sfida dell’autismo dal nucleo familiare”, aggiunge la ricercatrice.
La definizione dell’autismo si avvicina a quella di personalità autistica. “Le persone autistiche rimangono autistiche a vita, ma l’autismo si plasma. C’è un continuo adattamento e cambiamento tra la persona e l’ambiente- precisa la presidente dell’Oisma- per questo motivo la famiglia e la scuola si devono aprire all’autismo. La sfida di noi terapeuti è quella dell’autonomia dei ragazzi, per renderli il più autonomi possibile rispetto a ciò che sarà il loro futuro”. In aiuto delle famiglie, il 6 aprile l’Oisma presenterà una mappatura delle strutture più accreditate sul territorio nazionale.
Numerosi, dunque, gli esperti che prenderanno parte alla giornata di studio: Nicola Purgato, responsabile della comunità educativa riabilitativa Antenna 112 di Venezia (Mestre); Chiara Mangiarotti della Fondazione Martin Egge; Gianni Carbone, docente di Economia de La Sapienza, che approfondirà gli aspetti della disability management e le misure da prendere per favorire l’inserimento lavorativo dei giovani con autismo; Magda Di Renzo, responsabile del servizio Terapie dell’IdO; Rosaria Ferrara; Enrico Nonnis, neuropsichiatra infantile e direttore dell’Unità Complessa di Salute mentale dell’età evolutiva della Asl Roma 3. Tante e diverse le professionalità perché l’autismo è una questione complessa, che richiede più sguardi. Ci sarà, infine, l’attrice Sabrina Paravicini con il figlio Nino, asperger, per presentare il loro film ‘Be kind’.
L’ingresso è libero e sarà possibile ricevere un attestato di partecipazione.

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Futuro e benessere della mente

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 novembre 2018

Roma, 24 novembre 2018 ore 8. Pontificia Università Lateranense, Aula Magna, Piazza di S. Giovanni in Laterano, 4. A distanza di un anno dal primo incontro “Chiesa italiana e salute mentale”, il tavolo per la salute mentale organizzato dall’Ufficio Nazionale per la pastorale della salute si riunisce di nuovo per dibattere un tema centrale: il futuro e il benessere della mente.Dedicare un convegno al futuro e al benessere della mente permette di confrontarsi non solo sui diversi linguaggi e contesti in cui “educare alla felicità”, dal lavoro alla scuola, dalla famiglia al web, ma anche di sviluppare e condividere nuove risorse per operare nel campo della salute mentale con fiducia, speranza e ottimismo.
Tra i partecipanti: Benedetto Farina; Vincenzo Buonomo (Magnifico Rettore della Pontificia Università Lateranense) on. Giulia Grillo (Ministro della Salute (inv.); Giuseppe Nicolò; Gualtiero Bassetti; Daniele La Barbera; Antonio Vita; Stefano Vicari; Tonino Cantelmi; Carmine Arice; Alberto Siracusano; Paolo Girardi; Francesco Montenegro; Mariangela Lanfredi; Alessandra Laudato; Vincenzo Bassi; Luigi Janiri; Maria Beatrice Toro; Fortunato Di Noto e Michele Ribolsi. L’incontro è rivolto a tutti coloro interessati alla psicologia e al benessere, al mondo delle associazioni e degli istituti cattolici oltre ai professionisti che operano nel campo della salute mentale, psichiatri, neuropsichiatri infantili, psicologi, tecnici della riabilitazione psichiatrica.

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La mia mente sembra essersi “illuminata d’immenso”

Posted by fidest press agency su martedì, 17 luglio 2018

Sono le parole del famoso verso di Ungaretti aprendo la finestra al primo sole mattutino. Svegliarsi dopo un sonno profondo, appagati dal ritrovato riposo, pone la mente nella posizione ideale nel mettere le cose in una sorta di sintonia creativa con quelle che ancora non sono: arte, natura e armonia con la scrittura. E’ forse così che nasce la cultura dominante e a portare a fondo una certa visione del mondo. E’ la visione di Nietzsche, teorico del superuomo, e la visione di Heidegger teorico della morte dell’uomo. E’ come imprimermi nella mente la locuzione latina “Cogito ergo sum” (penso dunque sono) richiamata da Cartesio per esprimere la certezza che l’uomo ha di se stesso poiché soggetto pensante.
Io sono sveglio, la vita scorre intorno a me, c’è chi accanto mi sorride e mi parla dolcemente, il pendolo segna l’ora, i rumori della casa si fanno sentire con l’acqua del rubinetto che scorre per chi si sta lavando, del frigorifero il cui motore si mette in moto con un brontolio e ancora il cigolio di una porta che si apre e la televisione che entra in funzione per comunicarci le notizie dell’ultima ora.Ma questi due aspetti per essere compresi vanno analizzati meglio. Incominciamo con il dire che le cosiddette “megalopoli”, una parola coniata da Gottmann, un geografo che ai problemi dell’urbanesimo ha dedicato l’intera vita ed è l’autore di un libro “La città invincibile” (editore Calogero Muscarà) , non sono più il frutto della rivoluzione industriale che è degenerata nelle black Countries inglesi. Oggi si presentano in modo diverso perché accolgono non solo la grande metropoli, che si identificano nell’organismo forte dell’insieme, ma anche la città media e la città piccola e persino il villaggio. Sono delle “entità legate – per il geografo Eugenio Turri – ad una molteplicità di funzioni dentro un quadro unitario che sembra richiamare il sinecismo greco. Nel loro tessuto ciascuna di esse non contiene solo edificazioni senza respiro, ma anche spazi verdi, parchi e tutte quelle differenti infrastrutture per la produzione, lo studio, lo sport, il tempo libero, che consideriamo gli imprescindibili servizi del moderno vivere urbano. Megalopoli come spazio dell’uomo e per l’uomo e in altre parole: il suo spazio di massima umanizzazione, tutto predisposto per i suoi molteplici bisogni.”
E sempre per Turri “Il fatto stesso che la megalopoli sia costruita di città piccole e grandi sta a testimoniare che essa tende di per sé a rifuggire dalla grande inumana concentrazione. Essa ha il suo punto focale nelle cities, nei centri fitti di grattacieli, dove la contiguità è indispensabile per quelle attività quaternarie, direttive, transnazionali, internazionalizzanti, che stanno al vertice dell’organismo megalopolitano. “Tutte queste considerazioni vogliono dire una sola cosa per noi. Stiamo portandoci, un poco alla volta, ad una seconda trasformazione delle megalopoli dopo quella succedutasi all’era della rivoluzione industriale. La stessa fuga dei cittadini verso le aree verdi denota la nostra incapacità di pervenire ad una riformulazione delle aree urbane, densamente popolate, in tempi brevi. Una tendenza che è invece considerata da qualcuno come un primo tentativo di rarefazione da parte degli uomini alla concentrazione. In pratica essa è in atto ma si verifica dentro l’area delle megalopoli come per dire che il criterio della urbanizzazione non va rinnegato ma ciò che si chiede in più è uno spazio maggiore nel rapporto uomo-ambiente. Oggi le distanze possono essere ricoperte agevolmente e in minor tempo rispetto al passato con i nuovi mezzi di comunicazione e questo facilita la creazione di trame urbane continue. Oggi lo sono già le aree periferiche alle grandi città o le distanze che rientrano in una fascia di 35/60 km dal suo centro storico. Pensiamo ad esempio a Parigi con i suoi treni a grande velocità per raggiungere la “banlieue” che si allunga rispetto al centro della capitale francese di almeno 40/50 Km. e forse più.
Un altro criterio di sviluppo delle “megalopoli” è quello legato alla “ecumenopoli” immaginata da Doxiadis con la definitiva trasformazione della terra in città dell’uomo ovvero la definitiva sistemazione dell’antroposfera dentro la biosfera. Un criterio che immagina una massiva presenza dell’uomo e non quella, di certo, di un contenimento o riduzione della sua presenza numerica. Per altri l’immagine di riferimento, come nei primi racconti di Marco Polo a Kublai Kan, è quella dataci da Italo Calvino nelle sue Città invisibili, “All’uomo che cavalca lungamente per terreni selvatici viene desiderio di una città”. Una città, dunque, immaginata come rifugio e conforto dalle asprezze della vita primitiva tant’è che se ci soffermiamo sui numeri della precedente tabella notiamo che le metropoli che crescono di più sono proprio quelle dei paesi sottosviluppati o in via di industrializzazione come la Cina. Per tutti questi Paesi la vita “rurale” è ai limiti della sopravvivenza. Ma questa “tendenza” sembra invece affievolirsi negli altri grandi aggregati umani. Lo dimostra l’incessante flusso di persone che sceglie il pendolarismo. Pare di notare che da una parte la città è vista come un miraggio da toccare e godere e dall’altra vi è chi fugge da essa come da un inferno. Probabilmente è un fatto soggettivo. Dipende per lo più dal come la città viene percepita e, a sua volta, dalla sua capacità di offrire dei servizi validi e ben distribuiti. Resta, infatti, un dato oggettivo. Le grandi aree metropolitane non possono affrontare i fenomeni di “gigantismo” senza dotarsi di efficienti strutture dove lo spazio dell’uomo deve rendersi più a sua misura e non essere soffocato dalle costruzioni, dal traffico, dalle carenze dei servizi ed in primo luogo dei trasporti. Nello stesso tempo è impensabile che le grandi città debbano farsi carico delle conseguenze dell’incremento demografico mondiale che, a nostro avviso, ha già superato la linea di guardia. Lo dimostrano gli slums a ridosso dei grattacieli, i ghetti con la povertà spinta sino alla miseria e all’abiezione e la stabile presenza dell’accattone all’angolo di strada sia nei quartieri residenziali che in quelli popolari. Per non parlare della minicriminalità, delle micro rivolte sociali e via dicendo. Così mentre il discorso sulle possibili trasformazioni delle nostre megalopoli diventa “accademico” noi, con più realismo ci stiamo appuntando quelli che sono già i nuovi segnali che provengono dall’uso che facciamo di tali insediamenti urbani, dai rischi oltre che dai vantaggi che presentano per capire le strade possibili da percorrere e che l’uomo, forse inconsapevolmente, sta tracciando per incamminarvisi per raggiungere un futuro prossimo o remoto che sia e che oggi purtroppo riusciamo solo a mescolare confusamente. (Riccardo Alfonso)

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La ricerca non ha limiti se sgomberiamo la mente dai pregiudizi

Posted by fidest press agency su martedì, 20 marzo 2018

L’umiltà si è smarrita anche nell’approccio nella conoscenza nel campo delle ricerche parapsicologiche. Questi studi, che hanno origini lontane, restano d’attualità e presagiscono e anticipano svolte successive dell’interpretazione parapsicologica. Direi che sono anche indubbiamente anticipatori di posizioni della più avanzata contemporanea antropologia culturale. Sono la conseguenza di una meditata ricerca nell’ambito di quella sfera di eventi che escono dall’usueta normalità della nostra cultura per entrare in un’altra normalità, ma di altri livelli.
Sono quelli che le discipline scientifiche contemporanee, come la recente fisica e la psicologia del profondo hanno dimostrato esistere al di là dello spazio e del tempo.
Vi sono quindi multilivelli di normalità che vanno tenuti parimenti in considerazione e rispettati per ciò che sono e rappresentano anche se la parapsicologia può essere considerata a pieno titolo una scienza di “confine”, ma non per questo va ghettizzata. Da essa partono continue indicazioni, lo si voglia o no, e che rimandano ad “altro” e questo altro si ciba, checché si dica, delle sue verità.
Non dimentichiamo che noi restiamo sempre alla ricerca di una risposta ai nostri interrogativi morali ed esistenziali e indagare sui possibili sbocchi fa parte della nostra natura, a prescindere. La scienza, del resto, ci ha già condotto per mano tra gli infiniti spazi del creato e del microcosmo e dove la stessa mente umana non avrebbe potuto nemmeno concepirlo un secolo prima. Esistono, infatti, delle certezze matematiche dalle quali non si possono disattendere. E’ il caso degli iperspazi. Essi costituiscono una delle teorie più elevate ed astratte della matematica tanto che al loro apparire furono considerati come semplice fantascienza. Tuttavia, per evitare equivoci, va anche ricordato che la scienza non è in grado di affrontare la totalità del pensiero ma solo delle astrazioni di essa.
Ma in ogni caso tutte le volte che la scienza modifica le sue frontiere deve, nello stesso tempo, revisionare i suoi principi e, così facendo, tutto il pensiero dell’uomo nel suo insieme è sottoposto ad accurate mutazioni.
Ma solo in tale misura le conoscenze si scambiano utili informazioni e si evolvono pur nel rispetto delle singole autonomie. In questa fattispecie il mondo scientifico deve essere considerato come un sistema in perenne evoluzione da cui emergono – per Charles Singer – “degli esemplari di valore e precisamente quegli esemplari che furono così risolutamente respinti dai filosofi materialisti della precedente generazione. Per nostra fortuna quel tipo di filosofo che si permetteva di ignorare le grandi conclusioni a cui è arrivata la scienza, sta ora per scomparire.” (Riccardo Alfonso)

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L’ozono “cura” la mente? Ricerca a Brescia

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 gennaio 2018

alzheimer-cervelloBrescia. Sono migliaia le scoperte scientifiche che scaturiscono dall’osservazione di fenomeni apparentemente casuali e comunque imprevisti: si spera di raggiungere lo stesso risultato all’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia, dove si è scoperto che l’uso dell’ossigeno-ozono terapia, ampiamente utilizzata in ortopedia ma anche in altre condizioni, produce risposte di miglioramento delle funzioni cognitive nel paziente anziano affetto da Malattia di Alzheimer o da altre forme di demenza. Studi preliminari hanno infatti dimostrato che in cellule neuronali trattate con ossigeno-ozono vengono attivati specifiche funzioni cellulari coinvolte nei processi della mente (infiammazione e processi ossidativi). In questi giorni prenderà il via il progetto “Cognitive frailty and oxygen-ozone therapy: integrated approach to identify biological and neuropsychological markers” (in italiano “Fragilità cognitiva e terapia dell’ossigeno-ozono: un approccio integrato per l’identificazione di marcatori biologici e neuropsicologici”) affidato alla Geriatra Dott.ssa Cristina Geroldi, ai ricercatori Dott. Cristian Bonvicini, Catia Scassellati ed al Dott. Antonio Galoforo, quest’ultimo pioniere di questa terapia non soltanto in Italia ma anche in Africa, impegno nel terzo mondo che gli ha meritato vari riconoscimenti.Il progetto, finanziato interamente dal Ministero della Salute, ha un valore di 386mila euro, di cui metà dell’importo sarà utilizzato come borse di studio per finanziare l’attività di giovani ricercatori all’interno del progetto, il restante per acquisire materiali di laboratorio necessari per condurre gli esperimenti previsti.All’IRCCS e in molte altre realtà sanitarie sono anni che l’ossigeno-ozono terapia viene utilizzata per favorire la riabilitazione motoria dell’anziano e la sua validità scientifica è ormai riconosciuta tanto da essere sovvenzionata dal Servizio Sanitario Lombardo. “Nella pratica clinica si è visto che il paziente anziano “fragile”, oltre a migliorare sul piano più strettamente articolare e quindi motorio, presenta miglioramenti vistosi anche sul piano comportamentale e sul difficile ri-equilibrio del ritmo sonno-veglia: noi partiremo proprio da lì” spiega il Dott. Bonvicini. In pratica, da un’intuizione si studierà se ma soprattutto come l’ozono agisca sui neuroni di questi pazienti. Il dott. Bonvicini lavora all’IRCCS da ormai 18 anni e questa è per lui, e non solo per lui, una ricerca importante: “Si parla molto di cervelli in fuga, ma le opportunità esistono anche qui in Italia, dove abbiamo istituzioni che sono competitive con quelle estere, ti permettono di lavorare bene con materiali e contatti idonei e all’avanguardia, di aggiornarti e di inseguire obiettivi ambiziosi” ci racconta il ricercatore, ammettendo che “bisogna però essere motivati da una forte passione, perché altrimenti vieni attratto sicuramente dagli stipendi di altri Paesi che in ambito scientifico sono circa il doppio”.La ricerca si avvarrà delle competenze professionali di diverse Unità dell’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia, quali Unità Alzheimer, Unità di Genetica e Laboratorio di Marcatori Molecolari, Unità di Neuropsicologia, nonché della collaborazione con la Scuola Normale Superiore di Pisa. Nello specifico, si useranno diverse analisi (trascrittomica, immunoproteomica, metabolomica, lipidomica e bioinformatica) con le quali “cercheremo di identificare marcatori biologici e neuropsicologici/comportamentali che possano distinguere pazienti trattati con ossigeno-ozono e soggetti non trattati, per approfondire i meccanismi molecolari su cui agisce la terapia e soprattutto identificare target terapeutici mirati per la cura di questi pazienti. Mi chiede quale sarà il nostro premio? Scoprire, capire, conoscere. E vedere la gente soffrire di meno” sintetizza il ricercatore bresciano.

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La mia mente sembra essersi “illuminata d’immenso”

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 gennaio 2018

Giuseppe-UngarettiE’ ciò che accade se riprendo le parole del famoso verso di Ungaretti aprendo la finestra al primo sole mattutino. Svegliarsi dopo un sonno profondo, appagati dal ritrovato riposo, pone la mente nella posizione ideale nel mettere le cose in una sorta di sintonia creativa con quelle che ancora non sono: arte, natura e armonia con la scrittura. E’ forse così che nasce la cultura dominante e a portare a fondo una certa visione del mondo.
E’ la visione di Nietzsche, teorico del superuomo, e la visione di Heidegger teorico della morte dell’uomo.
E’ come imprimermi nella mente la locuzione latina “Cogito ergo sum” (penso dunque sono) richiamata da Cartesio per esprimere la certezza che l’uomo ha di se stesso poiché soggetto pensante.
Io sono sveglio, la vita scorre intorno a me, c’è chi accanto mi sorride e mi parla dolcemente, il pendolo segna l’ora, i rumori della casa si fanno sentire con l’acqua del rubinetto che scorre per chi si sta lavando, del frigorifero il cui motore si mette in moto con un brontolio e ancora il cigolio di una porta che si apre e la televisione che entra in funzione per comunicarci le notizie dell’ultima ora. Vorrei che questi pensieri mi accompagnino lungo i giorni che puntellano questo nuovo anno.
Illuminiamoci d’immenso e buttiamo alle ortiche i cattivi pensieri e il solito tran tran della vita. (redazione Fidest)

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La follia: Il male che sconvolge la mente

Posted by fidest press agency su martedì, 29 agosto 2017

la follia(SCIENZA E VITA Vol. 1) (Italian Edition) Kindle Edition. Nel momento in cui mi accingo ad affrontare quest’aspetto della vita umana non intendo trattarlo dal punto vista medico-scientifico o analizzandola sotto la lente d’ingrandimento del psicologo. Mi limito ad una riflessione tipica del cronista che nel riportare un certo evento si trova nelle stesse condizioni del suo lettore davanti a comportamenti incomprensibili se non di ardua lettura.
Penso, ad esempio, a una madre che uccide il figlio salvo poi davanti all’inquirente dichiararsi innocente e lo afferma con tanta sincerità, a dispetto delle prove schiaccianti che provano il contrario, da lasciarci perplessi tanto da ingenerare interrogativi più inquietanti sullo stesso delitto che le risultanze investigative hanno fatto emergere.
In un mio libro “Il pendolo” ho affrontato il tema del serial killer e constatato che i suoi atti criminali si compiono con freddezza e determinazione come se il concetto di morale si fosse capovolto e concepisse il male come un bene. Ma è propio così?
In un altro, ancora, mi sono soffermato sulla figura de “L’Antropofago” analizzandone il comportamento e cercando di darvi una motivazione scatenante.
In altri miei lavori, infine, mi sono dilungato a tratteggiare la figura di taluni personaggi della storia che è più vicina ai miei tempi cercando di capire cosa possa frullare nella mente di un dittatore come ad esempio Hitler e lo stesso Stalin che mandarono a morte sicura milioni di persone in quei mattatoi che conosciamo meglio come lager e gulag. Benché questi campi fossero stati pensati per la generalità dei criminali, Il Gulag è noto soprattutto come mezzo di repressione degli oppositori politici in quella che fu l’Unione Sovietica.
E poi che genere di spiegazione può essere data di fronte a un inspiegabile delitto di un marito anziano che dopo 30-40 anni di convivenza uccide improvvisamente la moglie? Di solito è classificato come un raptus. Ma cosa lo ha scatenato? Lo stesso riguarda un delitto dove la violenza si trasforma in barbaria e non si capisce il perchè chi delinque non si limita a rubare o a scippare la sua vittima ma l’aggredisce con brutalità e continua anche dopo che è entrato in possesso del denaro o dei gioielli. Spesso si tratta di una forma di violenza che genera nelle vittime, e anche in chi viene a conoscenza di tali fatti, timori e reazioni sovente eccessivi e irrazionali. Sul fondo resta sempre un perché inappagato che ora nel mio libro cerco di darne una spiegazione.

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Neuroscienze e i nuovi strumenti per comprendere i fenomeni della mente umana e curarne le fragilità

Posted by fidest press agency su domenica, 12 marzo 2017

cervelloMilano 19 maggio 2017 a partire dalle 8.00 presso il Centro Servizi Bezzi in via Massaua 6, conferenza internazionale “Storie biologiche e storie relazionali”. “I grandi progressi tecnologici degli ultimi 25 anni nel campo del neuroimaging e della neurobiologia hanno prodotto una veloce crescita delle neuroscienze, che oggi studiano sperimentalmente ogni aspetto della vita mentale. In connessione con queste conquiste, la psicoterapia psicoanalitica dell’età evolutiva ha sviluppato nuovi strumenti per comprendere i fenomeni della mente umana e curarne fragilità e distorsioni” spiega Sara Micotti psicoterapeuta dell’età evolutiva, Direttore Scientifico del Settore Psicoterapia del Centro Benedetta D’Intino Onlus. “Storie biologiche e storie relazionali è un’importante occasione di scambio interprofessionale e interistituzionale per condividere competenze e confrontarsi su situazioni cliniche e tecniche di intervento per la presa in carico precoce di bambini piccoli e famiglie a rischio”.Interverranno alcuni dei massimi esperti a livello mondiale sui temi trattati e un panel di relatori e contributor che animeranno un ricco programma di seminari a tema.
Tra gli ospiti:
Mark Solms, Presidente della Società di Neuropsicoanalisi (NPSA) che terrà una relazione magistrale introduttiva.
Yoram Yovell della University of Haifa (Chair of Neuropsychology)
Katerina Fotopoulou dello University College London
Antonino Ferro e Anna Nicolò, Past President e Presidente della Società Psicoanalitica Italiana (SPI)

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Workshop ‘La mente che medita’

Posted by fidest press agency su martedì, 31 gennaio 2017

Roma Venerdì 3 Febbraio 2017, ore 9:00 Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo , Aula 2 Via Ostiense 234 Aula 2, piano terra il Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo (via Ostiense 234,) si terrà il workshop La mente che medita con relazioni di Riccardo Chiaradonna, Stefano Canali, Elio Guarisco, Costantino Albino.

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La follia: Il male che sconvolge la mente

Posted by fidest press agency su martedì, 16 agosto 2016

la folliadi Riccardo Alfonso. Nel momento in cui mi accingo ad affrontare quest’aspetto della vita umana non intendo trattarlo dal punto vista medico-scientifico o analizzandola sotto la lente d’ingrandimento del psicologo. Mi limito ad una riflessione tipica del cronista che nel riportare un certo evento si trova nelle stesse condizioni del suo lettore davanti a comportamenti incomprensibili se non di ardua lettura.
Penso, ad esempio, a una madre che uccide il figlio salvo poi davanti all’inquirente dichiararsi in¬nocente e lo afferma con tanta sincerità, a dispetto delle prove schiaccianti che provano il contrario, da lasciarci perplessi tanto da ingenerare interrogativi più inquietanti dello stesso delitto che le risultanze investigative hanno fatto emergere.
In un altro mio libro “Il pendolo” ho affrontato il tema del serial killer e constatato che i suoi atti cri¬minali si compiono con freddezza e determinazione come se il concetto di morale si fosse capovolto e concepisse il male come un bene.
In un altro mio libro, ancora, “L’Antropofago” ho analizzato la figura di chi si ciba uccidendo i suoi simili e per poi convenire che tutto ruota intorno a questa realtà dentro e fuori il nostro corpo.
In altri miei lavori, infine, mi sono dilungato a tratteggiare la figura di taluni personaggi della storia che è più vicina ai miei tempi cercando di capire cosa possa frullare nella mente di un dittatore come ad esempio Hitler e lo stesso Stalin che mandarono a morte sicura milioni di persone in quei mattatoi che conosciamo meglio come lager o gulag, campi di lavoro correttivi. Benché questi campi, ma mi riferisco, nello specifico, a quelli russi, fossero stati pensati per la generalità dei criminali, il sistema dei Gulag è noto soprattutto come mezzo di repressione degli oppositori politici in quella che fu l’Unione Sovietica, ma resta un “vizietto” che anche oggi si pratica per gli avversari dell’attuale regime, in auge nella Federazione russa. E’ stata una sofferenza inflitta solo perché appartenevano a una razza diversa, avevano osato criticare il loro “padrone” o praticavano un’altra professione religiosa o militavano in partiti politici oppositori del tiranno. Editore: Fidest agenzia stampa Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l. (foto: la follia)

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“Il chirurgo per l’uomo, la mente. Le mani, il cuore”

Posted by fidest press agency su sabato, 20 giugno 2015

porto antico genovaGenova dal 24 al 26 giugno 1200 chirurghi prenderanno parte al congresso organizzato da Acoi (Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani). Il filo conduttore del congresso sarà la chirurgia mini-invasiva applicata alle diverse patologie . Un tema importante e innovativo, che significa, per il paziente, minore dolore postoperatorio, minor richio di complicanze aggiuntive, minore degenza in ospedale e precoce ritorno a casa ed alla propria attività. Anche migliore risultato estetico (preservazione dell’immagine corporea). Per il sistema sanitario: minori costi per degenze, farmaci, stop dell’attività lavorativa, ottimizzazione delle risorse per migliore utilizzo dei posti letto ospedalieri, quindi un più rapido turn-over.
Saranno discusse le ultime novità sulle protesi biologiche derivanti da tessuti animali, che danno risultati straordinari in termini di ripristino delle perdite di sostanza della parete e di assenza di reazioni di rigetto. Un’intera sessione verrà dedicata ad una Consensus Conference internazionale proprio sulla validazione delle applicazioni di questi materiali sull’uomo.
Ci saranno sessioni dedicate alla chirurgia dei linfonodi, che sempre più deve rispondere a criteri di radicalità nei suoi diversi campi di applicazione: mammella, patologia oncologica addominale. Grande rilievo il settore dei melanomi che richiedono un trattamento sempre più integrato e applicato al singolo caso, ed in cui le tecniche mini-invasive consentono di effettuare interventi radicali rispettando l’integrità del paziente e consentendo guarigioni più rapide. Spazio anche per la chirurgia bariatrica, cioè la chirurgia che mira a contrastare l’obesità patologica con interventi di tipo restrittivo della cavità gastrica.
Una sessione della Scuola ACOI di chirurgia robotica si occuperà di esporre e fare il punto sulle novità tecnologiche e sulle applicazioni presenti e future della chirurgia robotica con l’utilizzo del robot Da Vinci: i dati che abbiamo a disposizione a livello italiano ed internazionale ci dicono che la diffusione sul territorio di queste attrezzature altamente tecnologiche sta aumentando, così come lo skill degli operatori e che a questo corrisponde un incremento delle applicazioni e del numero e della tipologia degli interventi che si possono giovare dei vantaggi offerti dalla precisione e dalla duttilità degli strumenti gestiti dal chirurgo per il tramite delle “braccia” robotiche. Infine, alle diverse sessioni del congresso parteciperà la Fondazione chirurgo e cittadino, nata proprio per iniziativa di soci dell’ACOI, che ha lo scopo di creare un “ponte”tra chirurghi e cittadini utenti , con iniziative che mirano a far conoscere l’opera del chirurgo, con tutte le sue implicazioni umane, professionali e legali, e ristabilire un clima di fiducia , di condivisione e collaborazione tra coloro che curano e coloro che necessitano delle cure al di là di facili criticismi e per abolire incomprensioni che nascono da mancata conoscenza.

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“Accendi la mente, spegni i pregiudizi”

Posted by fidest press agency su domenica, 8 marzo 2015

Graziano DelrioRoma dal 16 al 22 marzo. Tre street artisti selezionati da INWARD, l’Osservatorio internazionale sulla Creatività Urbana che ha coordinato il Tavolo tecnico Nazionale sulla Creatività Urbana istituito dal Dipartimento della Gioventù della Presidenza del Consiglio dei Ministri, si faranno interpreti delle tre giornate commemorative internazionali in tre diverse città italiane (al Nord, al Centro e al Sud Italia), come a distendere sul paese un dipinto ideale, unico, condiviso, fortemente partecipato dalle comunità locali. Sarà questa una delle più avvincenti attività della campagna nazionale “Accendi la mente, spegni i pregiudizi” promossa dall’UNAR – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali del Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dall’ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani e dal MIUR nell’ambito della “XI Settimana d’azione contro il razzismo” La campagna è stata presentata questa mattina a Roma nella Sala Monumentale della Presidenza del Consiglio in una conferenza stampa a cui hanno partecipato il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, il Sottosegretario del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con delega all’integrazione, Franca Biondelli, e il Presidente dell’ANCI, Piero Fassino.
Alla conferenza hanno partecipato anche l’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato italiane, Michele Elia, e il Presidente di Atac, Roberto Grappelli, che hanno dato la loro disponibilità per veicolare la campagna di sensibilizzazione in modo capillare su treni, bus e nelle stazioni, da sempre simbolo dell’incontro fra culture e persone di origini diverse. Tra gli aderenti alla campagna, l’Associazione Italiana Calciatori di cui era testimoniale Simone Perrotta.I tre street artisti, coordinati da INWARD, prima di mettersi all’opera su superfici di grandi dimensioni per aumentare l’impatto del proprio messaggio, entreranno in dialogo con le associazioni territoriali la cui missione è fortemente centrata sul tema di turno, facendole partecipi del progetto artistico.

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IBM: entro cinque anni i computer leggeranno la mente

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2011

IBM desktop 2

Image by Jiri Brozovsky via Flickr

In futuro si dirà addio alle password. Presto si potrà andare al bancomat e prelevare denaro semplicemente dicendo il proprio nome o guardando una telecamera La lettura del pensiero non è più solo fantascienza: la IBM, ovvero il gigante informatico che ha dato vita a diverse rivoluzioni tecnologiche, ha in programma di progettare un computer in grado di leggere la mente umana. È quanto emerge dalla lista “5in5”, il rapporto che la IBM pubblica annualmente e che Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” riporta, per annunciare le grandi innovazioni tecnologiche che metterà in cantiere nei prossimi cinque anni. Da Houdini passando per Skywalker di Guerre Stellari a X-Men, la lettura del pensiero ha sempre affascinato intere generazioni e ora i ricercatori della IBM stanno studiando come collegare la mente di una persona a dispositivi come portatili o smartphone. Se si riuscirà nell’intento, basterà il solo pensiero per chiamare una persona, dicono alla IBM. Inoltre, secondo le previsioni dell’azienda, in futuro si dirà addio alle password, che saranno rimpiazzate da dati biometrici ottenuti tramite la scansione della retina ed il riconoscimento vocale. “La nostra mappatura biologica – dicono gli esperti della Ibm – è unica per ognuno di noi ed è la chiave per salvaguardare i nostri dati. Presto si potrà andare al bancomat e prelevare denaro semplicemente dicendo il proprio nome o guardando una telecamera”.

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Corpo e mente

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 marzo 2011

Empoli 22 marzo, a partire dalle ore 16, si parlerà delle disfunzioni che affliggono il cervello e delle interazioni fra corpo e mente, nei locali del Palazzo della Esposizioni, in piazza Guido Guerra a Empoli. Queste tematiche potranno essere approfondite con Giuseppe Lombardo e Leonello Guidi, direttori delle unità operative di medicina generale e di neurologia dell’Asl 11. Il 29 marzo prossimo, invece, saranno le novità in ambito oncologico ed il rischio trombotico gli argomenti trattati nel corso dell’incontro informativo gratuito dedicato alla salute. Il ciclo di appuntamenti con l’informazione sanitaria è organizzato dall’Associazione dei Cittadini per la Salute in collaborazione con Astro (Associazione per il sostegno terapeutico e riabilitativo in oncologia), il Delfino Azzurro, Avis e Asl 11.

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