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Mercati emergenti e guerra commerciale

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 luglio 2018

By Dara White. Nel primo trimestre del 2018 la volatilità è tornata a farsi sentire. Il timore principale che molti investitori nutrono è legato alla prospettiva di una guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. Una simile eventualità comprometterebbe gli importanti rapporti commerciali sino-statunitensi, e sussiste il rischio che altri paesi, come la Corea del Sud, possano restare vittime del fuoco incrociato.
Il rallentamento della crescita globale, l’indebolimento del dollaro, il rialzo delle quotazioni petrolifere e la decisione di innalzare i tassi d’interesse presa dalla Federal Reserve a marzo 2018 sono tutti fattori che hanno alimentato la sensazione di trovarci all’inizio di una fase più incerta.
A nostro avviso, però, malgrado la retorica sull’argomento possa sembrare allarmante, le due parti in causa comprendono che una guerra commerciale non avrebbe un vincitore. Il presidente Trump ha già iniziato a ritirare sommessamente alcune sue proposte; per il momento ha escluso dall’applicazione dei dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio importanti partner commerciali quali Corea del Sud e Australia, mentre si stringono accordi a più lungo termine.Dieci anni fa la possibilità di una disgregazione dei legami commerciali tra Stati Uniti e Cina, le due principali economie mondiali, avrebbe scatenato con ogni probabilità un’ondata di vendite nei mercati emergenti. Oggi gli investitori sono meno suscettibili, nonostante altri fattori di incertezza come il rialzo dei tassi USA, e benché una sorta di correzione ci sia stata le azioni dei mercati emergenti fanno segnare un rialzo dell’1% da inizio anno, sovraperformando i mercati sviluppati.È importante considerare le implicazioni di un aumento dei dazi nella giusta prospettiva. Da parte nostra, stimiamo che le restrizioni commerciali prospettate dal governo cinese infliggerebbero agli Stati Uniti una perdita di PIL pari allo 0,08%. D’altro canto, i dazi USA peserebbero sul PIL cinese per lo 0,01%. Allo stato attuale, dunque, l’impatto complessivo dei dazi non è certamente allarmante nei fatti come lo sembra nelle parole dei due contendenti.È improbabile che la Cina venga colpita da un esodo di massa dei produttori manifatturieri. Le imprese hanno già iniziato a cercare sedi operative più convenienti in termini di costi in altri paesi asiatici in risposta all’aumento dei salari in Cina. Vietnam, India, Pakistan e Bangladesh hanno tutti beneficiato, finora, di questo trend. La Cina ha assorbito le perdite e creato nuovi posti di lavoro nel settore terziario e in quello manifatturiero di maggior valore, continuando la sua marcia verso l’obiettivo di crescita del 6,5% nel 2018.
Il rischio reale è legato alla minaccia di un aggravarsi della guerra commerciale. Stando a quanto abbiamo osservato, il governo cinese ha adottato risposte misurate, impegnandosi attivamente in negoziati commerciali e tastando il terreno della diplomazia. Il premier cinese Li Keqiang ha dichiarato pubblicamente che la Cina non obbligherà le imprese estere a cedere le proprie tecnologie e che rafforzerà la tutela dei diritti di proprietà intellettuale, dimostrando disponibilità a trovare un compromesso su due temi di grande importanza per gli Stati Uniti. È nostra attuale convinzione che la Cina non voglia rischiare di cadere in una spirale di ritorsioni.Finora la sua risposta è stata abilmente strategica, limitandosi a colpire sei categorie: automobili, soia, materie plastiche, tabacco, sorgo e prodotti chimici. I primi tre settori sono fortemente concentrati negli stati del Midwest, dall’Ohio al Wisconsin, che avevano sostenuto Obama nel 2012 per poi cambiare casacca eleggendo Trump nel 2016. Anche le coltivazioni di tabacco e sorgo tendono a essere localizzate in aree tradizionalmente conservatrici del Sud (Texas, Virginia e North Carolina), dove i Democratici continuano a guadagnare consensi.
Più in generale, alcuni investitori continuano a guardare la Cina con sospetto, facendo notare i costi elevati e la capacità inutilizzata del passato. Le riforme sul lato dell’offerta stanno affrontando questi problemi e molti settori si avviano a registrare nuovamente cash flow positivi. Invece di utilizzare la maggiore disponibilità liquida per espandere la capacità, le imprese ne fanno uso per ripianare i propri debiti, riducendo la propria dipendenza dalla leva finanziaria. Si tratta di una notizia molto positiva per la solidità del sistema bancario e la qualità dei suoi attivi.
La Cina può inoltre trarre indirettamente vantaggio dal ruolo di spicco che potrebbe ricoprire nelle imminenti trattative diplomatiche. Il colosso asiatico potrebbe avere alcuni assi nella manica per risolvere la questione del nucleare coreano, dati i suoi rapporti relativamente buoni sia con gli Stati Uniti che con la Corea del Nord. La recente visita di Kim Jong-un in Cina, in effetti, è stato il suo primo viaggio all’estero nei sette anni trascorsi dalla sua ascesa al potere. Ciò potrebbe ulteriormente avvantaggiare la Cina nei negoziati commerciali con il presidente Trump.
Secondo gli scettici, i rialzi dei tassi negli Stati Uniti e il rafforzamento del dollaro avrebbero potuto provocare una crisi nei mercati emergenti. Ma questo non è accaduto, grazie all’ispessimento dei mercati del debito locale. I mercati emergenti si trovano oggi in una posizione molto più solida rispetto al passato e sono decisamente più capaci di fronteggiare un rafforzamento del dollaro. La Federal Reserve sembra intenzionata ad attuare un programma di rialzo dei tassi lento e graduale; a meno di sorprese improvvise, le difficoltà sono improbabili. È interessante notare che l’ultima volta in cui la Fed ha innalzato i tassi i mercati azionari emergenti hanno registrato un rally, in un contesto caratterizzato da una forte crescita globale sincronizzata. L’evoluzione positiva dei mercati emergenti rende la fase attuale particolarmente interessante per gli stock picker orientati ai fondamentali. La crescita degli utili inizia a consolidarsi, trasformandosi in performance per i titoli azionari.Nel contempo, i titoli appaiono sottovalutati rispetto alla media storica. Se mettiamo a confronto le azioni dei mercati emergenti con le omologhe dei mercati sviluppati, notiamo che i livelli di redditività del capitale proprio sono analoghi. Tuttavia, gli investitori beneficiano di uno sconto valutativo del 20% quando scelgono i mercati emergenti, che sembrano quindi offrire buone opportunità nel 2018. (A cura di Dara White, Responsabile globale azioni mercati emergenti presso Columbia Threadneedle Investments – testo integrale su http://www.columbiathreadneedle.com)

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Mercati Emergenti nel 2018: un’altra buona annata?

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 gennaio 2018

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By Raheel Altaf – gestore del fondo Emerging Markets. Anche se hanno cominciato a risalire circa 20 mesi fa, il 2017 è stato l’anno in cui i mercati emergenti sono decisamente ritornati ad essere di moda. Grazie al miglioramento dei dati economici, alla resilienza delle valute e a prospettive più rosee sugli utili, le azioni dei mercati emergenti sono salite del 70% dai minimi registrati agli inizi del 2016, con una performance che ha superato del 20%, in dollari, quella dei mercati sviluppati.
I guadagni realizzati dagli investitori nei mercati emergenti nel 2017 sono indicativi dei risultati che ci si può attendere quando le tendenze macroeconomiche procedono di pari passo con quelle microeconomiche. Alla fine del 2017, però, gli investitori si sono chiesti se la ripresa fosse stata sostenibile. In un periodo di sovraperformance, gli umori sono calati ultimamente. In particolare, i prezzi di alcune fra le più importanti azioni tecnologiche asiatiche sono diminuiti, ma non si dovrebbe giungere a conclusioni affrettate. È possibile che questo sia l’inizio di un’ampia rotazione, con la vendita delle azioni di società della “new economy” molto popolari fra gli investitori, ma potrebbe anche trattarsi di investitori che ottengono profitti a fine anno.
Nell’ambito dei mercati emergenti, un’area che continua ad essere trattata con molto scetticismo è quella delle imprese di proprietà pubblica (IPP) ma è possibile che nel 2018 le percezioni cambino. Ci sono alcuni segnali che le riforme che si stanno attuando nell’ambito delle imprese pubbliche possano dar vita ad un contesto più favorevole per gli investitori privati. Nel caso di alcune IPP cinesi, si è visto che l’attuazione di politiche che ne hanno aumentato la redditività hanno prodotto sorprese positive.
Intanto, l’annuncio avvenuto nel 2017 che l’India ricapitalizzerà le banche pubbliche per affrontare il problema dei crediti inesigibili del Paese è un’ulteriore prova dell’impatto positivo che le politiche possono avere sulle imprese di proprietà pubblica. In entrambi i casi, un rialzo dei prezzi delle azioni indicano che eventuali riforme adottate sulla stessa falsariga nel 2018 potrebbero tradursi in un grosso vantaggio per gli investitori, specialmente alla luce del fatto che le imprese di proprietà pubblica sono fortemente sottovalutate rispetto alle imprese private.
La tesi di investimento, Siamo consapevoli delle sfide che si manifesteranno per i mercati emergenti nel 2018. Innanzitutto, i tentativi della Cina di affrontare i rischi del sistema finanziario potrebbero avere un impatto sulla crescita globale. Poi, le banche centrali dei paesi sviluppati continueranno a normalizzare la politica economica. Infine, è probabile che diversi rischi di natura geopolitica occuperanno le prime pagine dei giornali, con conseguenze imprevedibili per gli umori del mercato. Eppure ci sono buoni motivi per ritenere che le azioni dei mercati emergenti possano continuare a dare buona prova di sé. La ripresa sincronizzata in atto nell’economia globale è un ambiente ideale per i mercati emergenti e, se da un lato il ritmo sostenuto del rialzo ha cominciato a ripristinare la fiducia degli investitori in questo tipo di investimento, dall’altro il cambiamento dell’asset allocation dai paesi sviluppati ai mercati emergenti è ancora nella fase primordiale. Inoltre, su base relativa, le valutazioni restano interessanti. L’Indice MSCI Emerging Markets presenta un rapporto prezzo-utili a 12 mesi pari a 12,4x, con uno sconto del 28% rispetto ai mercati sviluppati. (foto: Raheel Altaf)

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Mercati emergenti e valute

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 giugno 2016

indici di valuta globaleI dati sulla Cina hanno iniziato a mostrare segnali di miglioramento ai margini. Le autorità hanno enfatizzato la stabilizzazione della crescita, a spese delle riforme, sul lato dell’offerta, necessarie a sostenere la stabilità economica di lungo periodo. Le autorità hanno fissato un obiettivo minimo di crescita dal 6.5% per quest’anno, prevediamo dunque una continuazione della politica monetaria e fiscale di sostegno. Tutto ciò potrebbe sostenere l’economia nel breve periodo, ma un’ulteriore crescita alimentata dal credito non è un fattore positivo per le prospettive economiche di lungo termine, considerati l’eccesso di capacità produttiva e gli alti livelli indebitamento del settore privato. Nel medio periodo, di conseguenza, continuiamo a osservare con preoccupazione i rischi di ribasso dell’economia.Per quanto riguarda la crescita dei mercati emergenti, ci sono state significative correzioni negli ultimi anni. Siamo ancora in attesa tuttavia di riscontrare segnali concreti di una svolta positiva nei fondamentali dei mercati emergenti e alcuni di essi continuano a doversi confrontare con un eccesso di debito nel settore privato e/o sfide politiche concrete.Le valute dei mercati emergenti
Renminbi cinese
Siamo short sul renminbi cinese. Non prevediamo un’unica svalutazione, riteniamo invece che le autorità proseguiranno l’attuale linea politica, continuando a combinare una modesta debolezza della valuta e bassi tassi di interesse per garantire la prosecuzione delle condizioni monetarie di alleggerimento. Il conto capitale resta molto più permeabile di quanto i policy maker siano disposti ad ammettere e ciò, con l’accelerazione della crescita della moneta al 14%, potrebbe apportare pressione ai deflussi di capitale.
Rupia indonesiana
Restiamo sovrappesati sulla rupia indonesiana. La valuta continua a trarre beneficio dai consistenti flussi di investimento dovuti a uno scenario economico discreto e a un’agenda delle riforme soddisfacente. Abbiamo regolato la nostra sovraesposizione durante il trimestre, ritenendo che la valuta continuerà a trarre vantaggio dalla solidità del contesto strutturale.
Rublo russo
A gennaio abbiamo tenuto una posizione underweight, che si è rivelata positiva poiché la valuta ha raggiunto minimi record con la debolezza dei prezzi del petrolio. Il successivo rafforzamento di questi a livelli moderatamente alti ha rappresentato un fattore di sostegno per il rublo e ci ha incoraggiati ad assumere una posizione overweight, soprattutto considerato il tono più aggressivo della banca centrale. Restiamo dunque sovrappesati sul rublo russo rispetto alla posizione underweight adottata sul rand sudafricano.
Peso colombiano
Prevediamo che le dinamiche di sostegno alla domanda e all’offerta di petrolio sorreggeranno il peso colombiano, soprattutto quando le paragoniamo alle valute regionali maggiormente dipendenti dal rame. I prezzi più stabili del petrolio dovrebbero iniziare a guidare la ripresa delle esportazioni durante l’anno. Ciò dovrebbe favorire la contrazione del deficit commerciale del Paese, soprattutto considerando che le importazioni continuano a rallentare rapidamente e che gli effetti negativi di El Nino sulla bilancia commerciale iniziano a diminuire. La valuta dovrebbe anche ricevere sostegno da ulteriori rialzi dei tassi di interesse che, a nostro avviso, il mercato non ha ancora prezzato completamente. Di conseguenza restiamo sovrappesati sulla valuta.
Peso delle Filippine
Con le elezioni presidenziali ormai concluse, il peso delle Filippine dovrebbe ricevere sostegno, con il calo dei rischi politici e il ritorno dei fondamentali degli investimenti. Il nuovo Presidente ha rilasciato alcuni commenti provocatori durante la campagna elettorale, ma ha adottato un tono più conciliante dal momento della vittoria, e la sua comprovata esperienza nella gestione di Davao City è un fattore positivo per le caute politiche economiche e di business che verranno in seguito adottate. I fondamentali restano un elemento di sostegno, con prospettive di crescita solida durante l’anno (soprattutto se paragonata agli altri Paesi affini della regione) e un modesto avanzo delle partite correnti. La posizione del Paese nei confronti dell’estero dovrebbe essere sostenuta da un’ulteriore normalizzazione delle rimesse dai lavoratori all’estero e dalle entrate provenienti dalle società che operano attraverso l’outsourcing dei processi di business. (Marcello Villa)

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Cciaa di Udine: Destinazione Australia

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 novembre 2009

Da meta prescelta dagli emigranti friulani a partner commerciale di spessore. L’Australia è, per il Friuli Venezia Giulia, un mercato particolarmente attrattivo: il 57% dell’intero export regionale è diretto verso il Paese oceanico, per un valore complessivo che a giugno 2009 ha raggiunto quota 17 milioni 309 mila euro (+53% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente).  Per le aziende del comparto, la Cciaa di Udine ha ospitato la presentazione di un nuovo dvd (capofila del progetto è la Camera di Commercio italiana in Cina) che propone una panoramica sulle possibilità di business offerte da alcuni mercati emergenti (Sudafrica e Sudest asiatico). Strumento diretto e interattivo, il supporto multimediale contiene interviste a operatori del settore, nonché dati e informazioni utili per l’approccio a questi mercati.

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Warrant group investe in India

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2009

Warrant Group, leader di mercato a livello nazionale che opera nella consulenza per la finanza agevolata ed ordinaria dal 1995, si internazionalizza ed investe in India con l’acquisizione di Agré International, società con sede a Mumbai, fondata da Aude Pouplier, che vanta un’esperienza internazionale focalizzata e specializzata nei servizi di internazionalizzazione ed assistenza alle aziende interessate ad investire in India. Il mercato indiano è un mercato protetto ed il meno colpito dalla crisi internazionale. Infatti nonostante la crisi finanziaria mondiale e le ripercussioni sulle economie dei mercati emergenti, il tasso di crescita del prodotto interno lordo indiano oggi si attesta intorno al 7,1%, facendo dell’India una delle economia in più rapida crescita al mondo e con le maggiori potenzialità di sviluppo nei prossimi anni. Tanto che il governo indiano continua ad investire nello sviluppo delle infrastrutture, come dichiarato dal Ministro degli Affari Esteri e delle Finanze, Pranab Mukherjee, il governo indiano ha approvato 37 progetti di infrastrutture del valore di 700 miliardi di rupie nel solo periodo di agosto 2008-gennaio 2009. La popolazione complessiva in India conta 1,3 miliardi di persone, tra cui oltre 200 milioni con un livello di reddito medio alto, mentre oltre 10 milioni sono le persone considerate molto benestanti.
Warrant Group Srl (www.warrantgroup.it), che opera nell’area della consulenza per la finanza agevolata ed ordinaria dal 1995, ha consolidato negli anni la sua leadership a livello nazionale, specializzandosi via via negli anni nei servizi di consulenza in finanza (agevolata, ordinaria, europea) e sviluppando un’area specifica dedicata al trasferimento tecnologico. Oltre alla sede generale di Correggio in provincia di Reggio Emilia ed alle sedi di Torino e Treviso, Warrant Group ha aperto una sede a Stezzano (BG) all’interno del parco scientifico tecnologico Kilometro Rosso.La società, che si avvale di una struttura di oltre 100 persone sull’intero territorio nazionale, ha un portfolio di oltre 3.000 clienti. La professionalità ed il know how di Warrant Group l’hanno portata a concludere convenzioni con i più importanti Istituti di Credito a livello nazionale ed associazioni territoriali di Confindustria.
Agré International nasce a Mumbai su iniziativa di Aude Pouplier, esperta nel settore con importanti esperienze maturate in società di consulenza internazionale come Andersen Consulting e 17 anni di attività nel campo dei processi di internazionalizzazione di aziende in settori diversificati (tra i quali spiccano il metalmeccanico, l’agroalimentare, i servizi e i beni di consumo/lusso) principalmente compiuti in Asia (India e Cina), in USA e in Russia. ‘Boutique’ della consulenza strategica nell’internazionalizzazione, il team multiculturale di Agrè International Group, guidato da Aude Pouplier, che ne è Presidente, è composto da 25 professionisti con formazione internazionale ed importanti esperienze nel settore dell’internazionalizzazione industriale. Agrè International dispone inoltre di un network consolidato in più di 40 Paesi.

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