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Le guerre commerciali tra Stati Uniti e Cina sono da tempo al centro del focus dei mercati finanziari

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 giugno 2019

A cura di Roberto Rossignoli, Portfolio Manager di Moneyfarm. Dopo un inizio 2019 di tregua, a maggio abbiamo assistito a una nuova escalation. Il colosso cinese Huawei, già boicottata per le forniture di tecnologie legate al 5G, è stato inserito dal Governo Americano in una black list che rende complesso all’azienda reperimento di componentistica hardware e software da società, tra cui Google che a Huawei offre l’utilizzo del sistema operativo Android.La sfida commerciale sembra dunque aver raggiunto un livello inedito, andando a sovrapporsi al contesto della lotta per la leadership tecnologica tra le due economie più importanti del pianeta.Le aziende cinesi non saranno le uniche a essere penalizzate. Le tensioni commerciali, se non troveranno una soluzione, andranno a penalizzare anche le aziende americane in tre modi: attraverso i dazi cinesi sui prodotti americani; con un aumento dei costi di produzione che impatteranno la catena del valore delle imprese Usa; e infine attraverso il rischio reputazionale delle società americane in Cina. Lo sviluppo di questa situazione rappresenta il principale fattore da monitorare nei prossimi mesi, anche per le Banche Centrali. La Banca Centrale americana, infatti, potrebbe trovarsi nella situazione di dover gestire una condizione di minor crescita economica caratterizzata da inflazione crescente, con l’occhio dei mercati e della Casa Bianca puntati addosso. Negli scorsi mesi abbiamo parlato di un graduale cambiamento delle prospettive di politica monetaria. Ad oggi, le probabilità di uno scenario opposto, ossia il taglio dei tassi d’interesse, ammontano al 100%, si pensi che fino a 6 mesi fa le probabilità di rialzo dei tassi Fed entro fine anno ammontavano a circa il 90%.
Nonostante gli sforzi degli ultimi anni (quantitative easing e tassi negativi), l’inflazione nell’Eurozona non riesce a raggiungere i target. A causa dell’escalation delle tensioni commerciali globali e della frammentazione politica europea, e nonostante le dichiarazioni di Draghi, un ulteriore abbassamento dei tassi resta una possibilità. La notizia che renderebbe felici i debitori di mutui a tasso variabile, ma è il sintomo di un’economia Europea che da troppi anni continua a faticare. I risultati delle elezioni europee di maggio hanno grossomodo rispettato le aspettative e, come previsto, un po’ tutti hanno avuto modo di reclamare la propria porzione di vittoria.
Il risultato elettorale, in realtà, è meno netto di quanto la conformazione del Parlamento lasci presagire. La geografia politica del continente sembra cambiata rispetto a cinque anni fa. Il partito popolare (la formazione di centro-destra a cui fanno riferimento i partiti cristiano sociali, il centrodestra francese e Forza Italia) sembra ormai sparito dall’Europa Occidentale (fatta eccezione per la Germania). Resta il partito di maggioranza relativa, ma costruisce il suo consenso nell’Europa dell’Est e del Nord e non nei Paesi dove storicamente ha trovato il suo bacino d’utenza. All’interno del suo gruppo sono incluse forze politiche, come il partito dell’ungherese Orban, che nonostante abbiano deciso di adottare una strategia conciliante e di cooperazione non sembrano avere una prospettiva europeista in linea con la tradizione della famiglia politica popolare. Anche i socialdemocratici hanno perso moltissimi voti ed evitato il collasso completo solo grazie agli ottimi risultati in Spagna e in Portogallo.In generale sembra che per la prima volta nella storia potrebbe rompersi l’unità politica che da sempre ha legato la maggioranza del Parlamento Europeo, la Commissione e il Governo degli stati membri con maggior potere decisionale. Questa divisione si farà sentire nei prossimi anni, quando l’Unione si troverà a prendere importanti scelte strategiche e già si riflette nella partite delle nomine per la formazione della nuova Commissione. Sebbene sembri che quasi tutti riconoscano i meriti di una riforma progressiva dell’Unione, l’idea che il processo di integrazione – su aspetti importanti come l’economia, la sicurezza, la politica estera – debba proseguire senza ripensamenti è sicuramente sempre meno condivisa (dagli elettori e dalle classi dirigenti stesse).Tutti questi fattori sollevano più di qualche dubbio sulla capacità dell’Ue di far fronte alle sfide economiche e internazionali. In passato, l’Unione Europea ha saputo trovare degli spunti per far progredire il processo d’integrazione proprio quando è stata messa alle strette da cambiamenti repentini del contesto globale, anche se oggi il contesto politico e la volontà popolare sono forse meno favorevoli di quanto lo siano mai stati. La politica europea continuerà probabilmente a rimanere un fattore di instabilità sia per i limiti della sua architettura sia per la sua vulnerabilità alle crisi politiche locali.

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Effetto Peltzman sui mercati finanziari: perché è insensato avere obbligazioni corporate in portafoglio

Posted by fidest press agency su domenica, 22 aprile 2018

Nel 1975 fu foriero di un enorme dibattito un articolo pubblicato sul “Journal of Political Economy” dal famoso economista Sam Peltzman dal titolo “The Effects of Automobile Safety Regulation” (https://www.jstor.org/stable/1830396?seq=1#page_scan_tab_contents). In quel periodo storico furono introdotte una serie di regole per il settore automobilistico volte ad aumentare la sicurezza delle automobili, installando vari dispositivi. Questi, naturalmente, aumentano notevolmente il costo delle auto. La domanda, di conseguenza, era se questi costi fossero utili a produrre una riduzione nel numero di morti sulle autostrade. Apparentemente sembra una domanda dalla risposta scontata. E’ chiaro che un dispositivo che rende più sicura un’auto ridurrà il numero di morti, ma questa è una visione semplicistica. Gli studi di Peltzman dimostrarono che le cose non stanno così.
Nelle immediate vicinanze dell’introduzione dei nuovi dispositivi di sicurezza si riscontravano effetti positivi, ma dopo poco tempo, il numero di morti ritornava al livello precedente o addirittura aumentava. Come si può comprendere, questo studio scatenò un enorme dibattito, con letteralmente centinaia di essi che confutavano questi dati, ma la maggior parte li confermava. Gli articoli che contestavano la tesi di Peltzman sostenevano in genere che lo studio non prendeva in considerazione alcuni ambiti particolari (tipo gli effetti sulla sicurezza nelle città, in specifiche categorie di automobilisti, ecc.).
L’effetto Peltzman è ormai considerato quasi universalmente effettivo anche in conseguenza di alcuni studi abbastanza recenti fatti nell’ambiente delle corse automobilistiche in USA, i quali hanno dimostrato come invariabilmente, ad ogni aumento delle regole per la sicurezza, nelle gare sono aumentati gli incidenti e le conseguenze negative degli stessi.
Cosa accade? Perché “aumentare gli strumenti e le norme di sicurezza” nei casi migliori non aumenta la sicurezza e nei casi peggiori produce gli effetti opposti?
La ragione è semplice: le persone si sentono più sicure grazie a questi strumenti e semplicemente si assumono più rischi e, nel caso delle auto, vanno più velocemente. Se è vero che il mezzo è più sicuro, l’utilizzo dello stesso è più sprovveduto ed il combinato disposto non produce niente di buono. Nei mercati finanziari stiamo vivendo una situazione simile, in particolare nel campo delle obbligazioni corporate. Gli acquisti delle banche centrali hanno prodotto un certo “apparente” livello di sicurezza di questi strumenti finanziari. Per molto tempo sono saliti di prezzo e godono di una certa “narrativa” in base alla quale, “fino a quando la banca centrale li compra non c’è problema”.
L’effetto di questa apparente sicurezza (unito anche alla crescente fame di rendimenti degli investitori) ha prodotto un generale aumento del livello di rischio dei portafogli finanziari degli investitori. Lo stesso è avvenuto nel mondo azionario. All’inizio di quest’anno, la narrativa largamente prevalente nel mondo degli intermediari finanziari era che gli investitori dovessero avere molto azionario in portafoglio, perché l’obbligazionario ormai non aveva più rendimento e le azioni erano comunque “sicure” grazie all’economia che va bene, al taglio delle tasse di Trump, ecc. ecc. ecc.Adesso iniziamo a vedere, almeno per la parte azionaria, che le cose non stanno esattamente così. Non possiamo sapere se i prezzi raggiunti dalle azioni negli ultimi giorni di Gennaio 2018 rappresentino o meno il massimo di questo ciclo azionario. Certamente i mesi di Febbraio e Marzo non sono stati positivi per le borse mondiali e la narrazione che si ascolta su questo settore sta piano piano cambiando. Sulle obbligazioni corporate ancora non si abbiamo vissuto un periodo simile a quello accaduto a fine Gennaio 2018 nell’azionario, ma vi sono pochi dubbi che ciò accadrà. Non sappiamo quando, ma è evidente che quello sia un settore in piena “bolla”, nel senso che i prezzi di quelle obbligazioni non hanno alcuna logica. Praticamente non incorporano alcun rischio emittente e questo è insensato perché gli emittenti aziendali hanno logicamente tassi di default più elevati delle obbligazioni governative, e non appena l’economia inizierà a rallentare, la BCE interromperà gli acquisti, il mercato farà un bagno di realtà. Quanto tempo ci vorrà perché questo accada? Possono servire un paio di trimestri o forse anche un paio d’anni. I mercati finanziari sono impossibili da prevedere, ma qual è il rendimento aggiuntivo che questa tipologia di investimenti fornisce al portafoglio? Praticamente insignificante. Ha senso correre il rischio di trovarci con il cerino in mano per avere uno zero-virgola in più all’anno?
Senza avere la pretesa di fare alcuna previsione sui mercati finanziari, avere obbligazioni corporate euro in portafoglio, in questo momento, è qualcosa di contrario al buonsenso. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio)

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Mercati azionari: follia collettiva in arrivo?

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 luglio 2017

borsaDal recupero dei mercati azionari avviati alla fine del 2016 osserviamo un clima che ci ricorda molto il periodo 1998/99 (che è stato anche il periodo nel quale chi scrive si affacciava al mondo della finanza).
La storia non si ripete mai in modo uguale, ma siamo convinti che certi modelli di comportamento tendano a ripresentarsi. Crediamo che i mercati finanziari si muovano per trend e cicli. Lo schema delle bolle finanziarie, inoltre, presenta spesso dei tratti in comune. I mercati azionari mondiali (ogni mercato presenta qualche specificità, ma si può fare un discorso che li accomuna) hanno visto l’ultima grande crisi nel 2007/2009.
Dalla prima metà del 2009 è partito un lunghissimo “bull market” (in gergo si usa questa espressione per indicare una fase sostanzialmente ascendente dei prezzi delle azioni) che ha visto una prima battuta di arresto significativa nel 2011. In genere i bull market hanno una durata media intorno ai 4-5 anni (ma la dispersione dalla media può essere molto grande) e presentano sempre una battuta d’arresto intermedia nella quale i prezzi delle azioni scendo anche più del 15%, ma non arrivano mai a perdite superiori al 30% (sopra questo livello si parla di interruzione del bull market ed avvio di un bear market). Nel 2015 c’è stato il secondo picco di questo bull market azionario dal quale è partita una seconda correzione terminata, appunto, nel 2016. Le valutazioni delle azioni dopo 6 anni di mercato azionario crescente erano già nel 2015 decisamente elevate. Alcuni (compreso chi scrive) si aspettavano la fine del bull market, una correzione molto pesante (intorno al 30% o superiore) e poi l’inizio di un nuovo ciclo azionario. Così non è stato. La correzione c’è stata, anche superiore al 20% in alcuni mercati importanti come quelli europei (in USA molto meno), ma non sufficiente a determinare l’inversione della fase positiva. E’ ripartita un’altra gamba di rialzo, la terza, che solo in queste ultime settimane sta mostrando qualche segno di stanchezza. I prezzi delle azioni, in particolare in USA, sono ormai decisamente sopravvalutati ed una correzione anche superiore al 30% li porterebbe in una fascia di normalità, non di eccessiva sottovalutazione.
Quello che non si è visto, però, in questa lunghissima fase di crescita dei mercati azionari è il periodo di “euforia irrazionale”, una sorta di follia collettiva che travolge una fetta importante degli investitori in una “corsa all’oro” che presuppone una crescita inarrestabile delle azioni. L’impressione (importante sottolineare che si tratta solo di intuizioni, non esistono regole per prevedere queste cose) è che il contesto finanziario sia perfetto affinché scoppi un periodo di qualche trimestre di follia collettiva sui mercati azionari che li spinga a prezzi ancora più irragionevoli.
Un periodo nel quale le persone al bar parleranno delle azioni che hanno sottoscritto in banca magari in fase di IPO. Non è affatto detto che i lunghi periodi di bull market finiscano con una fase di crescita parabolica, di euforia irrazionale, ma sicuramente è molto più facile che queste cose accadano dopo un lungo periodo di bull market, quando il ricordo delle grandi crisi è più attenuato. L’attuale ciclo positivo dei mercati azionari è il terzo più lungo di sempre e fra pochissimi mesi diventerà il secondo ciclo più lungo di sempre. Il primo è stato quello terminato nel 2000 ed iniziato nel 1991. Gli ingredienti, dicevamo, sembrano essere tutti presenti, tutti eccetto uno: manca una grande storia collettiva. Grandi invenzioni come la ferrovia, le radiocomunicazioni, internet sono perfette per innescare questi periodi di follia collettiva nei mercati azionari. Quello che serve è una storia catalizzatrice che possa far pensare che “questa volta è diverso”, che le valutazioni delle azioni date in passato non sono più valide perché… e s’inserisce la storia del momento.
Le auto elettriche e/o l’intelligenza artificiale (come la guida automatica, ma ci sono tante nuove tecnologie nel campo dell’IA estremamente promettenti) potrebbero essere due “storie” perfette per innescare una fase di follia collettiva nel mercato azionario, ma – per quel poco che né sappiamo – queste tecnologie non sono ancora immediatamente a disposizione della grande massa di consumatori. Potrebbe darsi che questo ciclo azionario non solo diventi il secondo più lungo di sempre, ma che duri ancora fino a diventare il più lungo di sempre e termini nel 2018/2019 con una nuova bolla spinta da una tecnologia che rivoluzionerà veramente la nostra vita (così come è accaduto per le altre grandi innovazioni che crearono, all’inizio, una bolla finanziaria) e spingerà i prezzi delle azioni a livelli assolutamente folli, decisamente più irragionevoli di quelli attuali.
Sia chiaro che si tratta solo di intuizioni, non ci sono regole per prevedere le bolle finanziarie (ed in mercati finanziari in genere). Si tratta di uno scenario che ha una probabilità di realizzarsi ancora minoritaria (proprio per l’assenza dell’elemento centrale), ma che potrebbe diventare lo scenario base nel momento in cui vedessimo i media iniziare a creare questo elemento mancante: la storia collettiva in grado di “giustificare” la follia. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio)

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Le implicazioni del risultato del Referendum italiano sui titoli bancari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 dicembre 2016

banche americaneLa reazione dei mercati finanziari all’esito del referendum italiano è stata relativamente limitata fino ad ora. Pensiamo che questo impatto contenuto sia il riflesso del posizionamento pre-voto. Se da un lato i mercati non avevano probabilmente prezzato una vittoria così netta del “No”, cosi’ come le dimissioni di Renzi, dall’altro avevano identificato come materialmente possibile un rifiuto delle proposte referendarie. Gli elevati premi di rischio sugli spread dei titoli italiani sono stati evidenti, mentre il valore dell’euro e dei titoli bancari italiani si è dimezzato rispetto all’inizio dell’anno.Nel breve termine, è probabile che i mercati focalizzeranno l’attenzione sulla composizione e, allo stesso tempo, sulla credibilità economica di qualsiasi altro nuovo governo. Allo stesso tempo, ci aspettiamo che l’attuale coalizione dell’Esecutivo continui a governare, dal momento che questa può vantare la maggioranza in entrambe le Camere. Tuttavia, è possibile che il suo mandato sia di natura tecnocratica ed è probabile che il processo di ricapitalizzazione bancaria diventi la priorità assoluta prima delle elezioni generali del 2018. Un simile scenario si rivelerebbe relativamente positivo per i mercati finanziari, in quanto garantirebbe una certa continuità, limitando la principale fonte di rischio sistemico per l’Italia (rappresentata dalle banche).Detto questo, la probabilità di elezioni anticipate è certamente aumentata. Un potenziale voto però implica uno scenario più preoccupante, dal momento che solleva la possibilità di un Governo di estrema destra e mette in pericolo sia le ricapitalizzazioni bancarie sia, più in generale, il rapporto dell’Italia con l’Eurozona. Sebbene non sia lo scenario da noi ipotizzato, questo rimane un significativo rischio. Restiamo scettici rispetto all’ipotesi di un’uscita dell’Italia dall’UE sotto un governo di estrema destra; tuttavia qualsiasi ritardo e/o fallimento del processo di ricapitalizzazione delle banche potrebbe rappresentare una fonte di preoccupazione non poco rilevante.Per quanto riguarda le banche, la nostra opinione è che a rappresentare una minaccia sistemica a livello globale siano solo pochi istituti di credito. Mentre al momento il processo di ricapitalizzazione del Monte de Paschi sembra essersi arenato, la ricaduta globale di un mancato accordo sarebbe comunque limitata. In realtà, alcuni obbligazionisti potranno rimanerne colpiti, ma il problema ha una dimensione locale. Maggiori preoccupazioni potrebbero invece emergere in relazione alla situazione in cui versa Unicredit. Mentre gli spread dei CDS si sono allargati, la probabilità di un incidente di natura finanziaria rimane bassa. Il Governo e le principali istituzioni sono ben consapevoli del ruolo rivestito da Unicredit e la banca ha già iniziato a cedere asset per poter raccogliere più capitale.In definitiva, riteniamo che il referendum sia una tempesta che impatta a livello locale e non un evento di rilevanza mondiale. Tuttavia, monitoreremo la situazione in attesa di qualsiasi segnale tale da anticipare eventuali elezioni generali o un ulteriore deterioramento sistemico delle istituzioni finanziarie. (A cura del team Multi-Asset di Henderson Global Investors)

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Convegno su “La tutela dei mercati finanziari”

Posted by fidest press agency su sabato, 4 giugno 2016

università roma treRoma giovedì 9 giugno 2016, dalle ore 9.00 alle ore 13.30, presso l’Aula Magna del Dipartimento di Studi Aziendali, Università degli Studi Roma Tre (Via Silvio D’Amico, 77) si terrà il convegno su “La tutela dei mercati finanziari: sfide e frontiere per la Funzione Compliance e nuove forme di collaborazione con e tra le Autorità di Controllo”. Le prossime nuove normative europee in materia di antiriciclaggio, di lotta al finanziamento del terrorismo (IV Direttiva Antiriciclaggio) e di servizi d’investimento (MiFID II, MiFIR e MAD II) definiscono un nuovo quadro di tutela dei mercati finanziari e necessitano di nuove modalità di collaborazione e di confronto con e tra le Autorità di Controllo, in quanto sempre maggiore appare la connessione tra gli illeciti in materia di riciclaggio, corruttivi, societari e fiscali. Illustreranno il punto di vista delle rispettive Autorità su questi temi e sulle loro interconnessioni esponenti di primo piano di UIF, CONSOB, ANAC, Procura della Repubblica – Tribunale di Torino. Seguirà un dibattito al quale parteciperanno qualificati rappresentanti di Associazioni di Categoria, di pubbliche amministrazioni e di primarie imprese.

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Crisi della zona euro

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 ottobre 2011

Il Parlamento europeo chiede la preparazione di una “road map” per uscire dalla crisi, in una risoluzione approvata giovedì che propone, fra l’altro, la ricapitalizzazione delle banche europee, un’ulteriore armonizzazione dei sistemi fiscali nazionali, l’emissione di Eurobond e una governance comunitaria per la zona euro più forte. I deputati, in una risoluzione approvata giovedì, chiedono alla Commissione di presentare un piano UE, con una precisa tabella di marcia, per ripristinare la fiducia nei mercati finanziari. Il piano dovrebbe essere basato sul metodo comunitario, inserito cioè nella struttura decisionale dell’Unione, ed evitare l’utilizzo di strumenti intergovernativi. Il Parlamento ritiene che la ricapitalizzazione delle banche debba avvenire a livello europeo e non essere attuata secondo priorità nazionali. I deputati propongono anche di completare la riforma del regolamento comunitario sul mercato finanziario, per rendere l’UE più forte nel caso di una crisi futura, e chiedono ai governi nazionali di armonizzare i sistemi fiscali e prendere misure comuni per combattere la frode. Sul fronte della crescita, i deputati vogliono l’emissione di obbligazioni destinate al finanziamento di progetti (project bonds) e la messa a punto di un meccanismo che permetta alla Commissione di imporre con rapidità il rispetto delle regole del mercato comune agli Stati membri. Per affrontare al meglio la crisi finanziaria della zona euro, il Parlamento chiede alla Commissione di presentare, entro la fine di quest’anno, un piano per la creazione di un sistema di emissione comune di titoli sovrani europei (Eurobond), sottolineando che ciò aiuterebbe a garantire una maggiore disciplina di bilancio e più stabilità nei mercati. Infine, il testo approvato consiglia il rafforzamento della governance economica a livello UE. La risoluzione rappresenta il contributo del Parlamento alle discussioni che si terranno fra i Capi di Stato e di governo al prossimo Consiglio europeo del 23 ottobre.

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Presidente Napolitano a Rimini

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 agosto 2011

“Colgo in questo incontro, nella sua continuità con l’ispirazione originaria e la peculiare tradizione del Meeting di Rimini, l’occasione per ridare respiro storico e ideale al dibattito nazionale. Perché è un fatto che ormai da settimane, da quando l’Italia e il suo debito pubblico sono stati investiti da una dura crisi di fiducia e da pesanti scosse e rischi sui mercati finanziari, siamo immersi in un angoscioso presente, nell’ansia del giorno dopo, in un’obbligata e concitata ricerca di risposte urgenti. Si doveva recuperare quel che da decenni si era venuto smarrendo – negli itinerari dell’educazione, della comunicazione, della discussione pubblica, della partecipazione politica – di memoria storica, di consapevolezza individuale e collettiva del nostro divenire come nazione, del nostro nascere come Stato unitario. E a dispetto di tanti scetticismi e sordità, abbiamo potuto, nel giro di un anno, vedere come ci fosse da far leva su uno straordinario patrimonio di sensibilità, interesse culturale e morale, disponibilità a esprimersi e impegnarsi, soprattutto tra i giovani. Lo sforzo è dunque riuscito, e rendo merito a tutti coloro che ci hanno creduto e vi hanno contribuito. Ma “l’esame di coscienza collettivo” che avevamo auspicato in occasione di una così significativa ricorrenza, non poteva rimanere limitato al travaglio vissuto per conseguire l’unificazione, e alle modalità che caratterizzarono il configurarsi del nostro Stato nazionale. Crisi mondiale, crisi europea, e dentro questo quadro l’Italia, con i suoi punti di forza e con le sue debolezze, con il suo carico di problemi antichi e recenti, di ordine istituzionale e politico, di ordine strutturale, sociale e civile. Nel messaggio di fine anno 2008, in presenza di una crisi finanziaria che dagli Stati Uniti si propagava all’Europa e minacciava l’intera economia mondiale, dissi – riecheggiando le famose parole del Presidente Roosevelt, appena eletto nel 1932 – “l’unica cosa di cui aver paura è la paura stessa”. Dell’impegno operoso e sapiente, fatto di spirito di sacrificio e di massimo slancio creativo e innovativo. Impegno che non può venire o essere promosso solo dallo Stato, ma che sia espresso dalle persone, dalle comunità locali, dai corpi intermedi, secondo quella concezione e logica di sussidiarietà, che come ha sottolineato il Presidente Vittadini e come documenta la Mostra presentata a questo Meeting, ha fatto, di una straordinaria diffusione di attività imprenditoriali e sociali e di risposte ai bisogni comuni costruite dal basso, un motore decisivo per la ricostruzione e il cambiamento del nostro Paese. Si può ben invocare oggi una simile mobilitazione, egualmente differenziata e condivisa, se si rende chiaro quale sia la posta in giuoco per l’Italia : in sostanza, ridare vigore e continuità allo sviluppo economico, sociale e civile, far ripartire la crescita in condizioni di stabilità finanziaria, non rischiando di perdere via via terreno in seno all’Europa e nella competizione globale, di vedere frustrate energie e potenzialità ben presenti e visibili nel Paese, di lasciare insoddisfatte esigenze e aspettative popolari e giovanili e di lasciar aggravare contraddizioni, squilibri, tensioni di fondo. Le difficoltà sono serie, complesse, per molti aspetti non sono recenti, vengono dall’interno della nostra storia unitaria e anche, più specificamente, repubblicana. Ad esse ci riporta la crisi che stiamo vivendo in questa fase, nella quale si intrecciano questioni che a noi spettava affrontare da tempo e questioni legate a profondi mutamenti e sconvolgimenti del quadro mondiale. Ma se a tutto ciò dobbiamo guardare, anche nel momento in cui ci apprestiamo a discutere in Parlamento nuove misure d’urgenza, bisogna allora finalmente liberarsi da approcci angusti e strumentali. Possibile che si sia esitato a riconoscere la criticità della nostra situazione e la gravità effettiva delle questioni, perché le forze di maggioranza e di governo sono state dominate dalla preoccupazione di sostenere la validità del proprio operato, anche attraverso semplificazioni propagandistiche e comparazioni consolatorie su scala europea? Possibile che da parte delle forze di opposizione, ogni criticità della condizione attuale del paese sia stata ricondotta a omissioni e colpe del governo, della sua guida e della coalizione su cui si regge? Lungo questa strada non si poteva andare e non si è andati molto lontano. Occorre più oggettività nelle analisi, più misura nei giudizi, più apertura e meno insofferenza verso le voci critiche e le opinioni altrui. Anche nell’importante esperienza recente delle parti sociali, giunte ad esprimere una voce comune su temi scottanti, ci sono limiti da superare nel senso di proiettarsi pienamente oltre approcci legati a pur legittimi interessi settoriali. Bisogna portarsi tutti all’altezza dei problemi da sciogliere e delle scelte da operare. Scelte non di breve termine e corto respiro, ma di medio e lungo periodo. E’ da vent’anni che è, sempre di più, rallentata la crescita della nostra economia ; è da vent’anni che si è invertita la tendenza al miglioramento di alcuni fondamentali indicatori sociali; è da vent’anni che al di là di temporanee riduzioni del rapporto tra deficit e prodotto lordo, non siamo riusciti ad avviare un deciso abbattimento del nostro debito pubblico. La crescita è rallentata fino a ristagnare, la competitività della nostra economia, in un mondo globalizzato e radicalmente trasformato nei suoi equilibri, ha particolarmente sofferto del calo o ristagno della produttività. Sia chiaro, la situazione attuale di carenza di possibilità di lavoro, di disoccupazione e di esclusione per quote così larghe della popolazione giovanile, impone che si parta dal concreto di politiche per il rilancio della crescita produttiva, di più forti investimenti e di più efficaci orientamenti per la formazione e la ricerca, di più valide misure per l’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro. Ma si deve puntare a una visione più complessiva e avanzata degli orizzonti di lungo termine: e chi, se non voi, può farlo? Quell’autentica svolta che oggi s’impone passa, naturalmente, attraverso il sentiero stretto di un recupero di affidabilità dell’Italia, in primo luogo del suo debito pubblico. E qui non si tratta di obbedire al ricatto dei mercati finanziari, o alle invadenze e alle improprie pretese delle autorità europee, come dicono alcuni, forse troppi. Si tratta di fare i conti con noi stessi, finalmente e in modo sistematico e risolutivo; ho detto e ripeto che lasciare quell’abnorme fardello del debito pubblico sulle spalle delle generazioni più giovani e di quelle future significherebbe macchiarci di una vera e propria colpa storica e morale. Faccia dunque ora il Parlamento le scelte migliori, attraverso un confronto davvero aperto e serio, e le faccia con la massima equità come condizione di accettabilità e realizzabilità.Anche al di là della manovra oggi in discussione, e guardando alla riforma fiscale che si annuncia, occorre un impegno categorico ; basta con assuefazioni e debolezze nella lotta a quell’evasione di cui l’Italia ha ancora il triste primato, nonostante apprezzabili ma troppo graduali e parziali risultati. E’ una stortura, dal punto di vista economico, legale e morale, divenuta intollerabile, da colpire senza esitare a ricorrere ad alcuno dei mezzi di accertamento e di intervento possibili.L’Italia è chiamata a recuperare affidabilità non solo sul piano dei suoi conti pubblici, sul piano della cultura della stabilità finanziaria, ma anche e nello stesso tempo sul piano della sua capacità di tornare a crescere più intensamente. E questo è anche il contributo che come grande paese europeo siamo chiamati a dare dinanzi al rallentamento dello sviluppo mondiale, al rischio o al panico – fosse pure solo panico – di una possibile onda recessiva.In questo quadro, è importante che l’Italia riesca ad avere più voce, in termini propositivi e assertivi, nel concerto europeo. Che da un lato appare troppo condizionato da iniziative unilaterali, di singoli governi, fuori dalle sedi collegiali e dal metodo comunitario ; dall’altro troppo esitante sulla via di un’integrazione responsabile e solidale, lungo la quale concorrere anche alla ridefinizione di una governance globale, le cui regole valgano a temperare le reazioni dei mercati finanziari. Una svolta capace di rilanciare la crescita e il ruolo dell’Italia implica riforme : dopo l’avvio, in senso federalista, della concreta attuazione del Titolo V della Carta, riforme del quadro istituzionale e dei processi decisionali, delle pubbliche amministrazioni, di assetti e di rapporti economici finora non liberalizzati, di assetti inadeguati anche del mercato del lavoro. Ma potrà anche l’apporto insostituibile della politica e dello Stato manifestarsi in modo da rendere possibile il superamento delle criticità e delle sfide che oggi stringono l’Italia? Qui in Italia, va valorizzato ogni sforzo di disgelo e di dialogo, come quello espressosi nella nascita e nelle iniziative, cari amici Lupi e Letta, dell’Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà. Ma bisogna andare molto oltre, e rapidamente. Spetta anche a voi, giovani, operare, premere in questo senso: e predisporvi a fare la vostra parte impegnandovi nell’attività politica. C’è bisogno di nuove leve e di nuovi apporti. Non fatevi condizionare da quel che si è sedimentato in meno di due decenni: chiusure, arroccamenti, faziosità, obbiettivi di potere, e anche personalismi dilaganti in seno ad ogni parte. E’ per tutto questo che rappresentate, come ha detto nel modo più semplice la professoressa Guarnieri, “una risorsa umana per il nostro paese”. Ebbene, fatela valere ancora di più : è il mio augurio e il mio incitamento. (in sintesi)

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Mercati: pesa incertezza manovra

Posted by fidest press agency su sabato, 9 luglio 2011

“Il governo scherza col fuoco. L’Italia è in guai seri, mentre l’esecutivo va avanti imperterrito con comportamenti indegni, tra beghe interne, errori grossolani e rinvii ingiustificabili”. Lo dice in una nota Antonio Borghesi, vice capogruppo dell’Italia dei valori alla Camera. “Pesano – aggiunge Borghesi – in quanto sta accadendo nel quadro dei mercati finanziari, le incertezze della manovra, sia per ciò che attiene le cifre, per le quali abbiamo assistito ad un vero e proprio balletto, sia per i tempi ed in particolare per il fatto che i punti più importanti ed urgenti sono rinviate a dopo le prossime elezioni politiche”. “Chiediamo – conclude il vice capogruppo IdV – che Tremonti venga in Aula a chiarire la situazione e dica immediatamente se intende anticipare alcuni dei punti previsti per il 2013 e il 2014”.

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Aumento di capitale di Banca Mps

Posted by fidest press agency su martedì, 12 aprile 2011

“Il rafforzamento patrimoniale delle banche italiane – rileva il presidente della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, Gabriello Mancini -, è un’operazione di sistema e costituisce un passaggio importante che sta coinvolgendo i principali istituti di credito del nostro Paese, al fine di adeguarsi ai nuovi parametri previsti da Basilea III e di affrontare gli stress test previsti a livello internazionale. Tutti elementi che pongono una forte attenzione dei mercati finanziari sulla consistenza patrimoniale delle banche.  A questa esigenza non si è sottratta Banca Monte dei Paschi di Siena con la decisione di varare l’aumento di capitale. La Fondazione condivide l’obiettivo di rafforzare il patrimonio della banca conferitaria con i benefici che ne deriveranno, a partire dal rimborso anticipato dei Tremonti bond a suo tempo sottoscritti. Pertanto nei prossimi giorni esaminerà in maniera compiuta la situazione e formalizzerà tutti i passaggi dovuti per l’aumento di capitale e l’operazione sul fresh 2003. Per raggiungere tale obiettivo la Fondazione dovrà compiere un grande sforzo, ma non si sottrarrà all’impegno preso con le istituzioni e la comunità senese di difendere l’autonomia della banca, la sua non scalabilità ed il suo stretto legame con il territorio. Tutto questo comporterà una significativa svolta nell’attività istituzionale della Fondazione per la drastica riduzione delle risorse disponibili. D’altra parte se il bene più prezioso per tutti è la solidità della banca, questo valore deve essere non solo affermato e ribadito, ma soprattutto concretamente realizzato. Infine questo difficile passaggio – conclude il presidente di Fondazione Mps – dovrà comportare anche per la banca rapide e coraggiose scelte per una sua maggiore redditività. Attendiamo pertanto dal nuovo piano industriale, approvato oggi dal cda della banca, prospettive rassicuranti per i soci, per l’intera comunità senese e toscana>.

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CrediFriuli: Formazione finanziaria e liquidità

Posted by fidest press agency su domenica, 23 gennaio 2011

Da sempre attenta alle opportunità dei mercati finanziari, CrediFriuli inizia l’anno con importanti novità. «Il  2011, infatti, vede CrediFriuli quale prima Banca di Credito Cooperativo in Italia a quotare le proprie obbligazioni in un mercato, l’HI – MTF, piattaforma multilaterale di Trading, con la  quale CrediFriuli garantisce la liquidità alle proprie obbligazioni emesse nell’ambito dell’attività di funding», precisa con soddisfazione il presidente, Luciano Sartoretti, «una logica conseguenza agli investimenti fatti dal nostro istituto in termini di risorse e professionalità nel settore». «L’attenzione e l’orientamento ai mercati finanziari – aggiunge il direttore generale, Gilberto Noacco -, troveranno ulteriore espressione nel corso gratuito di educazione al  “trading on line” che CrediFriuli, assieme a Directa, leader nazionale del trading, ha organizzato nella sede della banca, a Reana del Rojale, nei giorni 25 e 26 gennaio». Seppur l’economia non sia ancora in perfetta forma e i mercati non ottimamente performanti, in CrediFriuli ci si attende dagli investimenti azionari (specie quelli europei) un anno con buoni numeri e si è quindi ritenuto doveroso rilanciare lo strumento più efficiente ed economico per l’investimento mobiliare veloce: il “trading on line”. Il corso (aperto a tutti) promette di essere molto interessante perché consentirà di definire le regole fondamentali per chi, neofita o professionista degli investimenti, voglia approcciare il “trading on line” in maniera sicura e con strumenti adeguati. Durante il corso verranno effettuate negoziazioni reali a mercato aperto con l’utilizzo dell’analisi intraday supportata da svariati indicatori e oscillatori. Secondo CrediFriuli, la finanza è un vero punto di attenzione che, viste le vicissitudini sperimentate in tempi recenti nel settore degli investimenti, necessita di essere affrontata con assoluta consapevolezza e competenza.

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Tassa sulle transazioni finanziarie

Posted by fidest press agency su sabato, 19 giugno 2010

La campagna “zero zero cinque”, accoglie con favore la decisione del Consiglio UE di promuovere una tassa sulle transazioni finanziarie al prossimo G20 di Toronto, in Canada.  Un segnale importante e atteso da lungo tempo dalle organizzazione della società civile che da tempo chiedono l’introduzione di questa misura, considerata tra le più efficaci per contrastare la speculazione che è tra le principali cause della crisi e dell’instabilità dei mercati finanziari, e contemporaneamente in grado di generare un gettito stimato in 655 miliardi di dollari l’anno su scala mondiale. Risorse fondamentali per ridare fiato ai conti pubblici segnati dai piani di salvataggio di banche e finanza, per la cooperazione e la solidarietà internazionali, per la lotta ai cambiamenti climatici. Ora anche il governo italiano è chiamato a svolgere un ruolo di primo piano, impegnandosi concretamente per vincere le resistenze delle lobby finanziarie e per fare si che, già dal prossimo G20 del 26 e 27 giugno, si giunga a un accordo internazionale per una tassa sulle transazioni finanziarie. In questo senso, proprio in questi giorni sono state approvate tre diverse risoluzioni presentate in Parlamento  dagli Onorevoli Zacchera (PdL), Barbi (PD), Evangelisti (IdV) che hanno fatto proprie le istanze della società civile. http://www.zerozerocinque.it

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Nuove regole anticrisi

Posted by fidest press agency su martedì, 1 dicembre 2009

Inizia a Ginevra la Settima ministeriale dell’Organizzazione mondiale del commercio.  Arci, l’organizzazione equosolidale Fair e Legambiente lanciano, in quest’occasione,  un appello in cui  chiedono di “dare un taglio” alle liberalizzazioni, ma anche alle emissioni climalteranti, visto che a ridosso dei negoziati della Wto si aprirà a Copenhagen l’altra grande partita sul futuro del pianeta legata ai cambiamenti climatici.  Questo è un vertice diverso dai precedenti, perché arriva in piena crisi economica, finanziaria, sociale ed ambientale. Eppure, mentre nelle riunioni di G8 e G20 i leaders globali fanno a gara per mettere faccia e firme sotto proposte di ri-regolazione di borse e mercati finanziari, ai negoziati Wto non si presentano. Affidano alle discrete mani dei loro ministri al commercio, nella defilata cornice di Ginevra, la missione  di chiudere un nuovo pacchetto di liberalizzazioni che, lungi dal ristabilire un riequilibrio Nord-Sud, come denunciano anche i leaders dei Paesi in via di sviluppo, rischia di rafforzare il predominio di pochi interessi forti, a Nord come a Sud, a spese dei diritti di tutti gli altri.  L’ultima crisi economico finanziaria ha dimostrato l’insostenibilità di un sistema dove la finanza ed i capitali si sganciano dall’economia reale, dove persino il cibo diventa oggetto di speculazione finanziaria condannando alla fame oltre un miliardo di persone.  Secondo le tre organizzazioni per questi motivi è arrivato il momento di “dare un taglio” alle vecchie e fallimentari politiche a Ginevra come a Copenhagen, ed è questo il messaggio che ribadiranno fino alla chiusura della Ministeriale con un’azione di mail bombing sui negoziatori italiani attivabile dal sito http://www.faircoop.net/faircoop

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Impieghi in crescita per la Bcc di Basiliano

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 maggio 2009

Oltre 560 i soci presenti all’assemblea di bilancio, durante la quale sono stati anche riconfermati i consiglieri uscenti e l’intero collegio sindacale Trend in sostenuta crescita per la raccolta diretta (+12,68%, contro una media regionale inferiore al +10%) che al 31 dicembre 2008 era pari a quasi 349 milioni di euro, contro i 309 milioni dell’anno precedente; leggera contrazione per la raccolta indiretta; soci in aumento di 163 unità, per un totale di 2.811. Sono questi i dati più significativi del bilancio 2008 della Bcc di Basiliano. Il conto economico 2008 ha chiuso con un utile netto di 2 milioni 950 mila euro; 48 milioni 877 mila euro, invece, il valore del patrimonio della Bcc. L’ammontare globale degli impieghi ha registrato una crescita dell’8,97%, passando da 293 milioni e 990 mila euro a 320 milioni e 350 mila euro. «La turbolenza dei mercati finanziari e il precipitare degli indici azionari – specifica il presidente della Bcc, Luca Occhialini – ha portato nel 2008 a una vistosa flessione degli investimenti. Il decremento si è concentrato soprattutto nel comparto del risparmio gestito e assicurativo, mentre il risparmio amministrato, composto principalmente da titoli di Stato, ha avuto una buona tenuta. La componente di maggior rilievo – prosegue Occhialini – continua a essere rappresentata dai mutui il cui importo complessivo, pari a 222 milioni 410 mila euro, incide per il 69,43% sugli impieghi totali della Bcc che, nonostante gli effetti della crisi finanziaria globale, non ha fatto mancare il suo appoggio alle famiglie e alle imprese, coerente con la propria missione di sostegno al territorio e al tessuto produttivo». Un sostegno evidenziato nel bilancio sociale, nel pieno rispetto degli scopi statutari cooperativi e mutualistici, nel quale sono raccolti anche gli interventi (oltre 300, nel 2008) sostenuti dalla Bcc di Basiliano a favore della collettività, con un occhio di riguardo al mondo giovanile e all’associazionismo. L’assemblea dei soci della Bcc di Basiliano ha riconfermato all’unanimità i 3 consiglieri uscenti Luca Occhialini, Italo Del Negro e Giovanni Zilli, nonché l’intero collegio sindacale (il presidente Felice Colonna, Claudio Ciroi, Marino Ferro, Remo Cisilino, Bruno Grassi). Nel Cda entra anche il socio varmese Guglielmo Rodaro, al posto del dimissionario Mario Zuliani, “decano” amministratore della banca. Sono stati pure modificati 12 articoli dello Statuto ed è stato approvato il nuovo regolamento assembleare, finalizzati a incentivare la partecipazione sociale alla vita della banca.  Al termine dell’assemblea, alla quale hanno partecipato numerose autorità e i vertici della Federazione regionale delle Bcc, sono state assegnate 20 borse di studio ad altrettanti studenti meritevoli, diplomati e laureati nell’anno scolastico/accademico 2007/2008.

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De Ponte: su l’instabilità dei prezzi

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 marzo 2009

“Accogliamo con favore l’impegno del ministro Zaia di inserire la questione dell’instabilità dei prezzi agricoli e alimentari nell’agenda del prossimo G8 agricolo e ci auguriamo che gli otto leader prendano le giuste misure per far uscire i prodotti agricoli dalla speculazione dei mercati finanziari”. Questo il commento di Marco De Ponte, segretario generale di ActionAid, alle dichiarazioni del ministro dell’Agricoltura Luca Zaia, intervenuto al primo vertice mondiale degli agricoltori dei paesi membri del G8, il “G8 Farmers’ Union meeting” organizzato oggi dalla Coldiretti. “I flussi finanziari speculativi senza precedenti nel mercato dei prodotti agricoli che, stando alle stime degli esperti, nei mesi di febbraio e marzo 2008 si sono aggirati intorno al miliardo di dollari al giorno, hanno reso i prezzi più variabili e non corrispondenti al livello produzione agricola reale”, prosegue De Ponte.“Ci auguriamo dunque che tale assunzione di responsabilità del governo italiano si traduca in un impegno serio da parte di tutti i governi del G8 al prossimo vertice della Maddalena: la questione della speculazione finanziaria sui prodotti agricoli”, conclude De Ponte, “si può risolvere soltanto con una drastica fuoriuscita di tali prodotti dai mercati finanziari”.

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