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C’è una bolla sul mercato azionario americano?

Posted by fidest press agency su domenica, 9 agosto 2020

A cura di Alberto Artoni, Portfolio Manager US Equity di AcomeA SGR. Negli Stati Uniti, è in discussione l’ultimo round di stimolo fiscale. Si tratta di un appuntamento importante perché in assenza di ulteriore stimolo, i sussidi di disoccupazione, attualmente 600 dollari a settimana, andrebbero a esaurirsi presto. I democratici vogliono estendere il sussidio fino a gennaio, mentre i repubblicani propongono una riduzione a 200 dollari a settimana per due mesi. In termini di ulteriore stimolo, i repubblicani parlano di $ 1trilione (4.5% del PIL), mentre i democratici parlano di $ 3.5trilioni (16% del PIL). È possibile che si trovi un’intesa vicina alla proposta repubblicana. Si prevede che a fine anno, il deficit di bilancio degli Stati Uniti possa raggiungere almeno il 20% del PIL.Dal punto di vista della politica monetaria, dall’inizio della pandemia, il bilancio della FED è aumentato di $3 trilioni e si attesta oggi a circa $7 trilioni (32% del PIL). La gran parte dell’aumento si è verificata tra marzo e aprile, mentre da fine maggio in poi il bilancio della FED si è stabilizzato. La voce di bilancio che si è normalizza nell’ultimo periodo sono le Swap lines, cioè il prestito di liquidità fatto dalla FED alle banche centrali estere. Di per sé, questa rappresenta una buona notizia, poiché le condizioni sul mercato FX sono notevolmente migliorate rispetto a marzo/aprile. La FED continua a mantenere una stance monetaria molto accomodante e nel meeting di settembre potrebbero emergere novità in termini di strategy review. In sostanza la FED potrebbe comunicare la revisione dell’obiettivo di inflazione di medio periodo al di sopra dell’attuale target del 2%. Questo certificherebbe che la FED auspica un livello di inflazione più alto del 2%, per cercare di compensare il periodo in cui l’inflazione è stata più bassa delle attese. Le implicazioni di questa nuova strategia potrebbero portare il mercato a prezzare attese di inflazione più elevate ma tassi comunque bassi ancora per un lungo periodo di tempo.
A luglio questo rapporto ha raggiunto e superato i livelli del 2000, durante quella che fu poi definita come “la bolla delle dot-com”. Oltre alle ragioni fondamentali sopra descritte riteniamo che abbia influito in questa dinamica il cosiddetto effetto “FOMO” (acronimo inglese per “fear of missing out”, ossia un istinto irrazionale che spinge agli acquisti per paura di perdere le opportunità di guadagno) che sembra colpire non solo gli investitori privati (a questo proposito si è molto sentito parlare della piattaforma Robin Hood) ma anche i tanti investitori istituzionali prigionieri del confronto con il benchmark trimestrale.
In questo contesto di mercato siamo consapevoli dei timori degli investitori nei confronti dell’investimento nel mercato americano, tuttavia dobbiamo prendere atto di come il basso livello dei tassi sui titoli governativi renda le azioni particolarmente interessanti rispetto al passato. Alla luce di queste dinamiche una strategia azionaria value rappresenta un’incredibile opportunità di allocare i propri risparmi nel mercato azionario, al riparo dal rischio bolla.

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“Prospettive per il mercato azionario europeo”

Posted by fidest press agency su sabato, 3 agosto 2019

A cura di Frédéric Jeanmaire – European Equities Portfolio Manager di Columbia Threadneedle Investments.L’Europa è stata colpita da un rallentamento della crescita globale che a sua volta ha ridotto le aspettative di crescita europee, nel Regno Unito (in relazione alla Brexit) ma anche in Germania. I livelli di crescita ribassati sembrano ora realistici e le delusioni si sono riflesse in una performance relativa più bassa (in particolare rispetto agli Stati Uniti).Anche la situazione politica ha destato qualche preoccupazione, dalla mancanza di risultati chiari sulla Brexit alle relazioni instabili tra Roma e Bruxelles. Anche in questo caso, riteniamo che questo clima si possa riflettere in valutazioni interessanti e, nei nostri portafogli deteniamo pochi titoli che sono direttamente influenzabili da queste dinamiche potenzialmente problematiche.Nel breve termine, i tassi d’interesse negli Stati Uniti stanno nuovamente scendendo e l’approccio più probabile è quello di rimanere accomodanti in tutti i principali mercati. Resta da vedere se questo poi potrà anche stimolare una crescita del PIL a livello globale.A oggi, nei nostri fondi investiamo con un orientamento alla crescita qualitativa, privilegiando imprese caratterizzate da business a crescita secolare che dovrebbero scambiare a premio proprio nei momenti di poca crescita generale.
I nostri portafogli sono quindi sovrappesati nel settore industriale e dei beni di lusso e sottopesati nel settore finanziario poiché stanno soffrendo a causa di eccesso di risorse e di prospettive macroeconomiche sfavorevoli (bassa crescita, bassa inflazione e bassi tassi d’interesse).Il calo della crescita del PIL, in generale, ci spinge costantemente a ricercare settori e aziende in grado di crescere nelle loro nicchie di mercato.Pertanto, la sfida si articola su vari livelli:
– essere metodici nella selezione e valutazione dei titoli in portafoglio
– individuare i prossimi titoli di qualità e con buone propositive di crescita fra quelli che non sono ancora stati valorizzati e rivalutati dal mercato
– identificare quei titoli di qualità, fra quelli ciclici, che sono stati eccessivamente puniti dal mercato e che possono riottenere, quindi, un valore interessante.
Rispetto ai titoli statunitensi le azioni europee sono sostenute da una redditività incoraggiante, da una crescita economica in rallentamento, ma ancora positiva e da valutazioni interessanti. La volatilità dei mercati osservata negli ultimi mesi offre interessanti opportunità di investimento.Ci vorrà del tempo prima che i pieni effetti della Brexit diventino chiari; lo stesso vale per la situazione politica italiana, dove si sono viste delle criticità con Bruxelles sul vincolo di bilancio. Altri rischi sono rappresentati sicuramente dalle tensioni con la Russia, la minaccia di una guerra commerciale globale e una crescita mondiale più lenta, mentre l’economia cinese rallenta e gli Stati Uniti si avvicinano alla fine del ciclo economico.

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I margini di crescita del mercato azionario

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 dicembre 2018

Stando alla Private Client Survey di J.P. Morgan Private Bank, il 56% dei clienti di elevato profilo patrimoniale in Italia e quasi due terzi (59%) di quelli europei rimangono ottimisti circa le valutazioni del mercato azionario, ritenendo che le attuali condizioni segnalino la presenza di ulteriori margini di crescita per il mercato. Molti, tuttavia, restano cauti: oltre due quinti (44%) sono dell’avviso che tali livelli valutativi siano espressione di una bolla e si attendono presto una correzione.Le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina hanno continuato ad acuirsi durante l’intero 2018 e molti investitori (40%) ritengono che il rischio maggiore per i Mercati Emergenti provenga da una potenziale guerra commerciale globale. Altre preoccupazioni di rilievo tra gli investitori riguardano la forza del dollaro USA (25%), il rallentamento economico della Cina (18%) e l’inasprimento della politica monetaria della Federal Reserve (17%).Esaminando le aspettative dei clienti italiani per quanto riguarda i timori relativi ai Mercati Emergenti, il sondaggio ha indicato che secondo questi investitori il maggiore rischio per tali mercati è un rallentamento cinese (37%), seguito da una guerra commerciale con la Cina (31%). Al terzo posto (20%) si colloca la forza del dollaro USA, mentre la politica restrittiva della Fed figura in fondo alla classifica (11%).Rispetto alla Private Client Survey condotta in primavera, molti investitori di elevato profilo patrimoniale sono diventati meno fiduciosi riguardo alle prospettive dei mercati azionari globali, ma parecchi continuano a ravvisare opportunità legate alla fase avanzata del ciclo. Più della metà dei clienti italiani (53%) ritiene che le materie prime saranno la classe di attivo più brillante nei prossimi 12 mesi, seguite dalle azioni (25%) e dal reddito fisso (19%). In termini settoriali, l’82% intravede le maggiori opportunità nel settore healthcare, e molti ritengono che questo settore tradizionalmente difensivo sia destinato a sovraperformare a fronte della maturazione del ciclo economico e di persistenti trend demografici quali crescita e invecchiamento della popolazione.”Dai dazi doganali, all’aumento dei tassi d’interesse, ai nuovi scenari politici, nel 2018 le incertezze non sono mancate”, ha affermato Riccardo Pironti, responsabile del mercato italiano per J.P. Morgan Private Bank. “L’escalation delle tensioni commerciali rappresenta tuttora il maggiore rischio per il nostro scenario di riferimento ed è la principale preoccupazione per i nostri clienti, dal momento che una vera e propria guerra commerciale avrebbe ripercussioni probabilmente negative per le azioni su scala globale.””A nostro avviso siamo più vicini alla fine del ciclo che al suo inizio”, ha aggiunto Pironti. “Fase avanzata non significa tuttavia fine del ciclo. Date le probabilità di un aumento della volatilità sui mercati, chi investe in un’ottica di lungo periodo dovrebbe esercitare pazienza e mantenere il proprio portafoglio adeguatamente diversificato”.

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J.P. Morgan Private Bank: Commento sul mercato azionario

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 febbraio 2018

borsa-merci-telematica-italianaCommento di David Stubbs – Chief Client Investment Strategist di J.P. Morgan Private Bank: sul mercato azionario: “Le discese occasionali del mercato fanno parte del panorama degli investimenti azionari. In effetti, in un dato anno solare, la maggior parte dei mercati azionari subisce un pullback di almeno il 5% per tre volte. Con le banche centrali orientate a una graduale rimozione degli stimoli e il rialzo energico dei mercati azionari negli ultimi mesi, era probabile che a un certo punto la volatilità ritornasse sui mercati.Anche se la volatilità del mercato potrebbe rimanere elevata, siamo incoraggiati dalla solidità del contesto macroeconomico e dai buoni fondamentali economici nei principali mercati in cui investiamo. L’espansione dell’economia globale si basa sia sull’aumento della spesa in conto capitale da parte delle imprese sia sulla spesa dei consumatori alimentata da livelli di disoccupazione molto bassi. In una prospettiva globale, vediamo che tutte le principali regioni godono di buona salute. L’indice Eurozone Composite Purchasing Managers è il più alto degli ultimi 11 anni, in Cina i sondaggi sulla fiducia delle imprese e dei consumatori sono a livelli molto positivi e negli Stati Uniti l’economia sembra destinata a sperimentare un’ulteriore espansione senza grandi eccessi apparenti e a trarre vantaggio della riforma fiscale. Questa solidità economica suggerisce che vi saranno probabilmente ulteriori significativi aumenti degli utili societari in tutte le principali regioni.In effetti, sebbene tale solidità economica aiuti i fondamentali aziendali, potremmo ora entrare in un periodo in cui i mercati si adegueranno al quadro economico più luminoso e alle prospettive di tassi di interesse più elevati. Questo potrebbe indicare un ritorno alla normalità piuttosto che significare che il ciclo economico stia finendo in un modo che rappresenta una vera minaccia per i mercati azionari”.

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Brexit e Articolo 50: Il dado è tratto

Posted by fidest press agency su martedì, 4 aprile 2017

londra

The Bridges Not Walls movement drop a banner reading “Bridges Not Walls’ from Tower Bridge in London to coincide with banner drops all over the UK sending a clear message to Donald Trump the 45th president of the United States to build bridges not walls on the day of his inauguration. (photo by Andrew Aitchison)

Londra. Di Mark Whitehead, Head of Equity Income Martin Currie (Gruppo Legg Mason). La decisione della Gran Bretagna di avviare le procedure previste dall’articolo 50 ufficializza il divorzio dall’Unione Europea e autorizza l’inizio dei negoziati nel più breve tempo possibile. Che cosa significa questo per le imprese britanniche e quali rischi – o quali opportunità – possono nascere dalla Brexit?
Com’era prevedibile, la sterlina è stato il barometro principale sin dal referendum: la debolezza della valuta ha cominciato a impattare l’inflazione e a sollevare timori per le conseguenze sui salari netti. Le vendite al dettaglio hanno registrato buoni risultati nel complesso, ma il periodo di riferimento è secondo noi troppo breve per poter trarre conclusioni.
Nel mercato azionario, i settori dei beni discrezionali, dell’immobiliare (costruzioni edili) e dei servizi di pubblica utilità sono stati particolarmente sensibili, ed è probabile che rimangano tali. I primi due sono particolarmente vulnerabili a qualsiasi ulteriore contrazione sui redditi reali, mentre i margini dei servizi di pubblica utilità hanno risentito di un conto in sterline più salato sulle importazioni dell’energia. I timori di un esodo delle società internazionali, che sarebbero intenzionate a trasferire le proprie sedi centrali, sono forse eccessivi, ma è ingenuo pensare che le condizioni attuali non subiranno alcuna variazione.
Un esempio specifico è il recente avvertimento, arrivato dai piani alti dell’UE, secondo cui le compagnie aeree britanniche dovranno spostare la loro sede centrale se vogliono mantenere le rotte all’interno del continente europeo.Dall’altra parte, gli esportatori hanno beneficiato molto della debolezza della sterlina, ma potrebbe essere un vantaggio effimero se i negoziati si dovessero concludere con l’adozione di una linea dura (tra cui un ritorno dei dazi doganali) – ironicamente, una situazione che il mercato valutario sta già scontando.
Che cosa aspettarsi?La probabilità di una linea dura dei negoziati – ovvero l’uscita dal mercato comune europeo e l’unione doganale – sembra aumentare e i toni adottati finora suggeriscono che i politici stiano preparando i cittadini a uno scenario del genere. L’esatto costo in termini monetari di tale separazione, per il governo di Londra, non è ancora chiaro – anche se i media hanno anticipato delle prime stime – e cresce il rischio che questo tema richieda molti sforzi in futuro, a spese di discussioni più importanti e complesse come quelle inerenti alle relazioni commerciali. Per quanto riguarda l’agenda politica, non c’è alcun dubbio che i negoziati su Brexit distoglieranno l’attenzione dalle problematiche interne, nei due anni in cui questi si svolgeranno. Tra questi emergono gli ambiziosi piani di sviluppo industriale del primo ministro Theresa May, di cui uno dei pilastri è il rilancio degli investimenti infrastrutturali in settori come i trasporti, la banda larga e l’energia.
In breve, l’articolo 50 segna l’inizio di un processo di negoziazioni probabilmente movimentato e ci aspettiamo diversi periodi di volatilità, via via che i mercati inizieranno a comprendere gli impatti sulle imprese. Cercheremo di sfruttare le anomalie di mercato che potrebbero nascere durante questa fase.
Legg Mason è una società di gestione patrimoniale che opera su scala globale, con attivi in gestione (AUM) pari a 722,9 mld USD al 28 febbraio 2017. Legg Mason offre soluzioni di gestione attiva degli asset presso numerosi centri d’investimento presenti in tutto il mondo. La sede ufficiale si trova a Baltimora, Maryland.

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Perché l’arretramento del mercato azionario USA è giustificato

Posted by fidest press agency su domenica, 2 aprile 2017

borsa-merci-telematica-italianaI mercati azionari globali sono vicini ai massimi storici, quelli obbligazionari sono relativamente tranquilli e la volatilità valutaria è ragionevolmente contenuta. Queste condizioni benigne vengono alimentate, almeno in parte, dall’ottimismo circa l’economia statunitense, nonché dall’attenuazione dei timori di una deriva populista in Europa.
La bocciatura del partito PVV di Geert Wilders alle elezioni olandesi ha temporaneamente interrotto lo spostamento verso destra della politica sancito dalla decisione del Regno Unito di abbandonare l’UE e dall’elezione del Presidente Donald Trump. Di conseguenza, i differenziali creditizi tra Francia e Germania si sono contratti. Non bisogna dimenticare, tuttavia, che i francesi saranno chiamati alle urne ad aprile e che l’elettorato potrebbe ancora appoggiare Marine Le Pen e il suo programma anti-europeista, anche se una sua vittoria al ballottaggio richiederebbe, secondo le analisi, un apporto di circa 10 milioni di voti. Ciò nonostante, un’ulteriore ascesa del populismo e un’eventuale “Frexit” eserciterebbero pressioni notevoli sugli asset rischiosi, non da ultimo sul sistema finanziario europeo e sul settore bancario in particolare, che in molte aree è sottocapitalizzato.Tuttavia, sono gli Stati Uniti ad aver catalizzato la nostra attenzione in queste ultime settimane. Abbiamo mantenuto un posizionamento neutrale nell’azionario USA per otto mesi, fino alle elezioni presidenziali e durante il successivo rally. Tale rimonta è stata in gran parte alimentata dalle proposte legislative accolte favorevolmente dai mercati, e in particolare dalla promessa del Presidente Trump di ridurre l’aliquota d’imposta sui redditi da impresa. Secondo gli analisti, per ogni riduzione del 5% di questa aliquota, gli utili dell’S&P500 aumenterebbero del 4,2%. Ciò farebbe crescere gli utili e i dividendi del 17% quest’anno (e in ogni anno successivo). All’inizio di marzo, il mercato aveva già guadagnato il 15,5%, benché nessuna delle leggi di Trump fosse ancora stata attuata, ed è ora più probabile che le eventuali politiche “buone” del Presidente vengano posticipate al 2018, o che non vengano implementate affatto.Gli investitori hanno chiaramente deciso di tralasciare gli eventuali effetti negativi delle proposte legislative di Trump, riteniamo quindi che l’S&P si sia spinto oltre i livelli giustificati dalla solidità dei fondamentali e dei dati economici e che il suo vigore sia pertanto sopravvalutato. Crediamo altresì che le azioni statunitensi presentino valutazioni eque, con l’S&P che scambia a 22 volte gli utili passati, ossia la fascia superiore del wall streetsuo premio storico rispetto all’MSCI ACWI.Negli ultimi anni, la maggior parte dei rendimenti è stata frutto della rivalutazione, e non siamo sicuri che ciò possa continuare, soprattutto ora che la Fed intraprende una politica restrittiva aumentando ulteriormente i tassi d’interesse. I mercati azionari sono inoltre soggetti ai rischi insiti nell’inasprimento delle politiche monetarie e nella mancanza degli stimoli fiscali previsti, la cui combinazione avrebbe effetti verosimilmente negativi. Sul fronte fiscale, l’iter legislativo per approvare le proposte della nuova amministrazione statunitense appare più lungo di quanto sperato, con Camera e Senato su posizioni alquanto distanti (ad esempio in merito alla tassa di aggiustamento alla frontiera) e presunti dissensi all’interno del “Team Trump”.Per finire, gli utili societari verranno probabilmente erosi dall’aumento del potere negoziale dei lavoratori derivante dagli aumenti salariali negli Stati Uniti, e l’eventuale introduzione della deducibilità dei tassi d’interesse potrebbe incidere negativamente sulla redditività del capitale impiegato a seconda di come verrà implementata. Le valutazioni elevate dei titoli statunitensi vanno inoltre inquadrate in un contesto di rendimenti significativi offerti in altre aree, quali l’Europa e il Giappone, che competono per attrarre capitali.Prendendo in considerazione tutti questi fattori, a inizio marzo abbiamo deciso di retrocedere l’azionario USA da neutrale a negativo, pur mantenendo un posizionamento neutrale nei confronti delle azioni in generale (con una predilezione per il Giappone e l’Asia Giappone escluso). È probabile che una correzione del mercato azionario statunitense sia, nel complesso, positivamente correlata con il mercato obbligazionario, in particolare con i titoli di Stato USA. Va tuttavia rilevato che, benché la Fed abbia anticipato il suo ciclo restrittivo con l’ultimo rialzo dei tassi, l’entità dei futuri aumenti dovrebbe rimanere invariata. (fonte BC Communication by Toby Nangle e Maya Bhandari)

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Cala il prezzo degli immobili nei centri urbani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 aprile 2009

Secondo un’analisi svolta da GoHome.it, basata sull’osservazione di più di 3.000.000 immobili, nel 2009 prezzi del mercato immobiliare italiano sono scesi, superando in alcuni casi anche il 40%: si tratta naturalmente di occasioni da valutare singolarmente, ma che sono indicative del momento attuale di mercato.  La percentuale varia a seconda dell’area geografica, come si nota nella tabella qui sotto, relativa alle principali città italiane.  Significativa è l’inversione di tendenza della discesa dei prezzi degli appartamenti rilevata dall’Osservatorio di GoHome.it che registra nel mese di marzo una flessione più marcata in città rispetto alle aree suburbane. La diminuzione dei prezzi del mercato immobiliare rilevata negli ultimi mesi dall’Osservatorio risulta comunque inferiore e meno soggetta a crolli repentini rispetto al mercato azionario: per questo l’investimento immobiliare risulta essere ancora quello migliore nel lungo periodo e ritenuto più conveniente da molti.  Secondo Marco Cremonesi, Country Manager di GoHome.it, il motore di ricerca dedicato esclusivamente al settore immobiliare e definito il “Google per trovare casa”, «le buone occasioni non mancano e saranno probabilmente ancora più frequenti nei prossimi mesi dell’anno: bisogna però saperle riconoscere»GoHome.it ha approntato una nuova funzione proprio per permettere agli utenti di scoprire quali immobili hanno subito una variazione di prezzo: inserendo nella stringa di ricerca la chiave “riduzione prezzo” o “scontato” si ha la possibilità di trovare a colpo sicuro gli immobili che hanno subito una variazione verso il basso, ad esempio scrivendo “appartamenti a Milano scontati” si avrà una lista di annunci di appartamenti a Milano il cui prezzo è diminuito.  “Il periodo economico attuale – conclude Marco Cremonesi, Country Manager di GoHome.it – sta creando una situazione per cui si moltiplicano le occasioni per comprare casa con sconti che fino a qualche anno fa erano impensabili. GoHome.it aiuta a trovarla rapidamente, velocizzando e mirando il processo di ricerca.”.

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