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Nuove possibilità di entrare nel mercato del lavoro tedesco

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 aprile 2017

amburgoAmburgo – Con il lancio di http://www.employland.de, piattaforma online in lingua tedesca e inglese, la start-up di Amburgo Employland crea nuove modalità per entrare nel mondo del lavoro in Germania. Questa innovativa sinergia fra agenzia per l’impiego e servizi legali facilita sensibilmente le possibilità di trovare lavoro in Germania per tutte quelle professioni regolamentate, come assistenti agli anziani, insegnanti, tecnici e molte altre. Employland si occupa del riconoscimento della qualifica e, nel caso di cittadini non UE, anche del permesso di soggiorno. Hans-Christian Bartholatus, fondatore e amministratore del nuovo portale online, ha dichiarato: “Abbiamo creato la piattaforma Employland con l’intento di spianare la strada per l’accesso al mercato del lavoro tedesco, ancora estremamente ricettivo, a personale qualificato con o senza laurea. Già adesso assistiamo ad una penuria di personale specializzato e questa situazione è destinata ad aggravarsi nell’immediato futuro. Non solo la ricerca di un impiego, ma, spesso, anche l’iter burocratico, necessario per il riconoscimento delle qualifiche, rappresentavano dei veri e propri ostacoli. Ed è proprio qui che entra in campo il nostro servizio Ready-to-work: aziende in Germania contattano direttamente il personale qualificato registrato sulla nostra piattaforma, mentre i nostri competenti avvocati offrono supporto durante l’intera procedura fino all’entrata in servizio.” Per poter assicurare il proprio elevato potenziale economico, la Germania ha bisogno di personale internazionale altamente qualificato. Sulla base dell’andamento demografico, lo IAB1 calcola che sia necessario l’arrivo di 400.000 persone ogni anno per poter mantenere costante il potenziale di forza lavoro anche a lungo termine.

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Mercato immobiliare USA

Posted by fidest press agency su sabato, 25 marzo 2017

graficoIl mese di febbraio ha registrato un aumento dei prezzi degli immobili, combinato ad una crescita della domanda e ad un record in negativo dell’offerta. Tutto questo ha fatto alzare i prezzi nelle 53 aree analizzate dal National Housing Report di RE/MAX.
Il secondo mese del 2017 ha visto una diminuzione alquanto irrilevante del numero di vendite rispetto al febbraio 2016, considerato il miglior mese in termini di transazioni nei 9 anni di pubblicazione dell’Housing report RE/MAX. Meno della metà dei mercati delle 53 aree analizzate hanno registrato una crescita nelle vendite su base annua.
D’altra parte, l’offerta attiva ha raggiunto un record minimo a febbraio, registrando una diminuzione del 17,9% e portando a 100 il numero di mesi consecutivi di diminuzioni su base annua dall’ottobre 2008.
grafico1Questo ha fatto sì che il prezzo mediano di vendita sia salito a $ 212.000 – un altro record di febbraio – pari quindi ad un incremento del 6%. Il mese di febbraio è l’undicesimo mese consecutivo in cui sono stati registrati aumenti di prezzi su base annua.Nelle 53 aree coinvolte gli immobili sono stati venduti più velocemente, con una media di giorni sul mercato di 68 rispetto ai 75 del febbraio 2016.“L’offerta, non l’aumento dei tassi di interesse, rimane il principale limite relativamente alle vendite di immobili” – dichiara Dave Liniger, Amministratore delegato RE/MAX e Presidente del consiglio di amministrazione – “Il “mercato delle rivendite” è guidato automaticamente dalla disponibilità di nuove case. La maggior parte dei mercati degli Stati Uniti hanno un’alta domanda per la costruzione di nuove case, e nonostante sia sempre bello vedere i trend dell’immobiliare crescere, ne abbiamo bisogno di più”. (foto: grafico)

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Mercato della stampa: giornali

Posted by fidest press agency su martedì, 14 marzo 2017

giornalismo“Consolidare, ampliare e modernizzare la rete di vendita dei giornali per favorire la ripresa del mercato della stampa”. È questo l’obiettivo degli editori della Fieg che, nel ribadire l’attuale centralità del prodotto cartaceo e del sistema delle edicole, ritengono di fondamentale importanza favorire ogni possibilità di acquisto, anche aumentando i momenti di incontro fra la domanda e l’offerta di giornali. È entrato nel vivo oggi, presso la Federazione italiana degli editori di giornali, il confronto tra la delegazione degli editori e i rappresentanti dei sindacati degli edicolanti per la individuazione di soluzioni per implementare e rendere più efficiente la rete di vendita. Le parti hanno ripreso il confronto per il rinnovo dell’accordo nazionale procedendo alla costituzione di quattro gruppi di lavoro su: censimento della rete, informatizzazione e professionalità della filiera, fideiussioni e garanzie, proposte innovative per aumentare le vendite in edicola.La situazione di crisi del mercato (negli ultimi dieci anni le vendite di giornali sono diminuite di oltre il 40% e i ricavi delle imprese editrici sono calati del 50%) impone anche la ricerca di soluzioni innovative.Gli editori ribadiscono la loro convinzione che le edicole costituiscano il canale fondamentale di vendita da sviluppare e potenziare, ma auspicano anche che i prossimi interventi di liberalizzazione del Governo, nell’attuazione della delega prevista dalla legge per l’editoria, soddisfino le nuove e diverse esigenze del mercato. È oggi necessario promuovere maggiori opportunità di vendita, anche con regole che prevedano una progressiva liberalizzazione, superando vincoli regionali ancora esistenti.Gli editori della Fieg propongono, ad integrazione dell’attuale sistema, – anche con l’apporto degli edicolanti – l’attivazione di altri punti per la vendita presso attività commerciali o di servizi. Ciò garantirebbe una maggiore flessibilità, sia di orario sia di modalità d’acquisto, rispondendo concretamente ad una domanda di giornali che oggi risulta non pienamente soddisfatta.

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I giovani e il mercato del lavoro

Posted by fidest press agency su sabato, 11 marzo 2017

Felice TestaRoma. L’Università Europea di Roma organizza una tavola rotonda per analizzare gli effetti delle politiche del lavoro nazionali e territoriali e delineare l’evoluzione del mercato nei prossimi anni.Attraverso questa iniziativa l’Ufficio Orientamento e Job Placement dell’ateneo intende offrire agli studenti chiavi di lettura e strumenti nella ricerca delle opportunità professionali per il proprio futuro.
Il tema della tavola rotonda è “I giovani e il mercato del lavoro”. L’incontro si terrà martedì 14 marzo 2017, alle 11.00, all’Università Europea di Roma, via degli Aldobrandeschi 190.Intervengono Felice Testa, Professore Associato dell’Università Europea di Roma (“Il perché delle recenti riforme del lavoro”), Lucia Valente, Assessore al Lavoro, Pari Opportunità e Personale della Regione Lazio (“Le politiche attive del lavoro della Regione Lazio”), Domenico De Masi, Sociologo e Professore di Sociologia del lavoro (“Come evolverà il lavoro nei prossimi dieci anni”), Roberto Macina, CEO Qurami e Francesco Serventi, COO Croqqer (“Il lavoro che si crea: fare start up in Italia”).
Modera Marco Vitiello, Coordinatore GdL Psicologia del Lavoro, Ordine degli Psicologi del Lazio. (foto: Felice Testa)

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Il mercato dei diritti d’autore

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 marzo 2017

Musica“Ormai è aperto e quella della liberalizzazione è una strada senza ritorno”. Lo sostiene Soundreef, la società fondata da Davide D’Atri e autorizzata dalle autorità inglesi a operare sul mercato europeo dei diritti d’autore in ambito musicale. Lo scorso 3 marzo 2017, il Consiglio dei Ministri ha approvato lo schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva Barnier con la quale la Comunità Europea ha inteso garantire a ogni autore europeo la libertà di scegliere a chi affidarsi per la gestione dei propri diritti d’autore.Soundreef – si legge in una lettera aperta di commento al provvedimento governativo – non condivide la scelta del Governo italiano che, a nostro avviso, ignorando i principi cardine della Direttiva europea, perde una grande occasione di far rotta verso il futuro e sceglie di restare anacronisticamente aggrappati al passato, a un monopolio vecchio oltre 125 anni che sin qui ha garantito i diritti di pochi (i più ricchi e famosi) e imposto a tanti (soprattutto i più giovani) di subire regole del gioco scritte da altri, passivamente e in totale assenza di ogni alternativa.
“Ottomila autori italiani, il 10% degli iscritti a SIAE, – recita la lettera di Soundreef – hanno scelto Soundreef mentre migliaia di altri li seguiranno a breve. Il decreto di recepimento, d’altra parte, riconosce espressamente ai titolari dei diritti la libertà di scegliere a chi affidarsi per la gestione dei propri diritti. Senza dire che il decreto di recepimento della Direttiva non solo riconosce espressamente cittadinanza nell’Ordinamento italiano a entità di gestione indipendente dei diritti come Soundreef ma riconosce loro altresì il diritto diraccogliere i dati di utilizzo della musica direttamente dagli utilizzatori senza alcuna mediazione di S.I.A.E, consentendo così la nascita di una sana concorrenza nella rendicontazione dei compensi degli autori ed editori.Le nuove regole – secondo Soundreef – non convincono la Commissione europea che ha già rappresentato all’Italia i propri dubbi e perplessità, manifestando l’intenzione di aprire un’ennesima procedura di infrazione contro il nostro Paese se non si allineerà alle regole della Direttiva europea.Secondo la società fondata da Davide D’Atri: “E’ solo questione di tempo e poi, come già accaduto tante volte in passato, sempre a proposito di SIAE e di diritto d’autore [si vedano la vicenda del bollino SIAE e quella del compenso per copia privata] Bruxelles o, meglio, la Corte europea di Lussemburgo farà giustizia, indicando la strada maestra da seguire e ordinando al nostro Paese di tornare indietro. Nel tentativo di evitare tanta inutile confusione avevamo proposto a Parlamento e Governo di lasciare pure che SIAE incassasse i compensi dovuti ai nostri mandanti ma a condizione che quest’ultima ce li versasse entro trenta giorni. Non c’era e non c’è, infatti, nessuna ragione per la quale si possa garantire a SIAE il diritto di trattenere per mesi, o addirittura per anni, soldi che non le competono in attesa, un giorno, di ripartirli a favore dei titolari dei diritti. Inutile dire che la nostra proposta è stata lasciata cadere nel vuoto.Da giorni – prosegue la missiva – giornalisti, autori, editori, addetti ai lavori e gente comune che negli ultimi mesi ha condiviso con noi la battaglia per un mercato libero, aperto e trasparente ci chiedono cosa succederà ora. La priorità nostra e, ci auguriamo, di tutti quanti hanno a cuore musica, ingegno e creatività è evitare caos, confusione e incertezza. Vale la pena, quindi, partire dai pochi punti fermi, incontestabili e inequivocabili: i diritti d’autore affidati in gestione alla Soundreef ltd da titolari dei diritti che non hanno mai dato o hanno revocato il mandato alla SIAE non possono essere usati senza una licenza firmata da Soundreef o direttamente dai titolari dei diritti.La lettera aperta si chiude quindi con un annuncio: “dateci qualche settimana e torneremo a sorprendere. Una nuova rivoluzione, più grande e più dirompente di quella che abbiamo promosso sin qui perché le leggi dovrebbero servire a governare il futuro e non a tentare di imbrigliarlo. Qualcuno ha titolato che la storia è finita venerdì. Noi diciamo che la storia è appena iniziata”.

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Perché i costi sono fondamentali negli investimenti finanziari

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 marzo 2017

borsaLa relazione fra costo pagato e qualità del prodotto/servizio ricevuto, pur con notevoli eccezioni, è un fatto del quale ciascuno di noi ha avuto più volte esperienza diretta. In genere, un prodotto di grande qualità costa di più di un prodotto di scarsa qualità.
Si può dire la stessa cosa anche per i prodotti/servizi finanziari?
La risposta veloce è un “NO” secco e forte. Vediamo perché?
La triade: rischio-rendimento-costo. In finanza esiste un rapporto ineliminabile fra rischio e rendimento atteso (da ribadire l’aggettivo “atteso”). A maggior rendimento atteso corrisponde un aumento del rischio.
Quando sottoscriviamo un prodotto finanziario o acquistiamo uno strumento finanziario lo facciamo puntando ad un certo rendimento atteso. Per far tentare di ottenere un certo rendimento atteso dobbiamo sopportare un certo livello di rischio. Se, nel sottoscrivere un prodotto finanziario subiamo dei costi, il rendimento atteso al quale possiamo puntare, a parità di rischio, sarà necessariamente inferiore. Il costo, quindi, diminuisce direttamente la “qualità” di ciò che vogliamo “comprare” cioè un certo livello di rischio/rendimento. In pratica è come se andassimo dal fruttivendolo a comprare 10 mele e qualcuna di queste fosse già morsa dal fruttivendolo.
L’industria del risparmio gestito “giustifica” questi costi con la “favola del bravo gestore” cioè la presunta capacità di battere il mercato producendo un rendimento maggiore a quello del mercato a parità di rischio. La narrazione che propongono i venditori della finanza è più o meno la seguente: un gestore professionista che si occupa dei tuoi risparmi è in grado di tirare fuori dai mercati un rendimento maggiore di quello medio, per questo si fa pagare. Purtroppo è statisticamente dimostrato che questa presunta capacità di estrarre maggiore rendimento a parità di rischio è semplicemente una favola. A parità di rischio, mediamente, a causa dei costi, si ha un diminuzione del rendimento netto.
In sintesi, quindi, il costo nei prodotti finanziari diminuisce direttamente la “qualità” del prodotto stesso, ovvero lo scopo per il quale lo sottoscriviamo.
Questa è la ragione più diretta per la quale in finanza maggior costo non significa maggior qualità ma l’esatto opposto.
L’incidenza dei costi nel servizio di consulenza
Oltre a fare un danno diretto, come abbiamo visto, nel settore degli investimenti finanziari i costi provocano un danno ancora più grave: influenzano le informazioni che gli investitori ricevono.
I vari venditori della finanza, ovvero i promotori finanziari (che adesso si fanno chiamare “consulenti”, ma rimangono agenti di commercio a tutti gli effetti) ed i bancari che si occupano di suggerire come investire i soldi dei clienti, non sono affatto liberi di proporre ciò che è realmente nell’esclusivo interesse dei clienti. Tutte queste persone consigliano gli investitori sulla base delle informazioni che ricevono dagli stessi intermediari che li pagano. Molto spesso, quindi, non è neppure una questione di mala fede di questi venditori. Le informazioni fuorvianti (quando non proprio ingannevoli) che danno ai clienti derivano da un mix di informazioni sbagliate che loro per primi ricevono dalle banche e varie pressioni commerciali.
Proprio a causa dei costi, agli investitori vengono proposte solo i prodotti tendenzialmente più costosi o comunque quelli che in quella fase sono incentivati dagli intermediari attraverso la propria rete di vendita.
Questo fa si che, di fatto, gli investitori non ricevano una vera consulenza finanziaria basata sui propri bisogni. Al contrario, nel migliore dei casi ricevono informazioni fuorvianti, nel peggiore ricevono informazioni false ed ingannevoli.
L’assenza di una vera consulenza finanziaria implica un danno ancora maggiore rispetto al minor rendimento dovuto ai costi. Il fatto di sottoscrivere prodotti o strumenti finanziari senza una vera consulenza finanziaria ed in presenza di informazioni fuorvianti fa sì che questi prodotti vengano utilizzati male. I clienti tendono a prendere più rischi di quelli che si potrebbero permettere e quando si accorgono che le cose vanno male si spaventano anche oltre il necessario e magari vendono nei momenti peggiori.Le statistiche dimostrano che i rendimenti dei fondi comuni d’investimento sono molto superiori della media dei rendimenti effettivamente percepiti dai clienti. Questo può apparire illogico e contraddittorio, ma è la pura realtà ed è causato dal momento in cui questi fondi sono sottoscritti e riscattati. Dire che un fondo negli ultimi 3 anni ha avuto un rendimento medio annuo, mettiamo, del 5% non significa che i loro sottoscrittori abbiano avuto lo stesso rendimento. Solo l’ipotetico sottoscritto che ha sottoscritto esattamente tre anni fa ed ha mantenuto le stesse quote fino ad oggi ha ottenuto quel rendimento. In genere, però, i fondi vengono sottoscritti nel momento peggiore, quando cioè i prezzi sono molto elevati, perché quando i fondi vanno bene è più facile per i venditori convincere i clienti a sottoscriverli. Viceversa i fondi vengono abbandonati quando vanno male. Le statistiche sulle sottoscrizioni e sui riscatti dei fondi comuni sono impietose. I pochi studi che sono stati pubblicati in materia indicano che il momento in cui i clienti sottoscrivono e disinvestono i fondi comuni d’investimento diminuisce il rendimento medio, rispetto a quello del fondo, di oltre il 2% all’anno! Questo è un problema molto più grande dei costi in sé, ma indirettamente deriva dal problema dei costi del risparmio gestito.

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Sonepar Italia chiude il 2016 a + 4,4%

Posted by fidest press agency su sabato, 25 febbraio 2017

webNei giorni in cui il mercato della distribuzione elettrica italiano è in forte fermento, in attesa della risposta da parte dell’Antitrust al nulla osta sull’acquisto dello storico Gruppo Sacchi (494 milioni di euro nel 2016, 68 punti vendita, 1055 collaboratori) da parte del Gruppo Sonepar (20,2 miliardi di Euro nel 2015, 2.800 filiali in 44 Paesi e 43.000 collaboratori), Sonepar Italia chiude il 2016. L’azienda leader italiana nel mercato della distribuzione elettrica con 91 punti vendita, 1.300 dipendenti, controllata dalla multinazionale francese Sonepar, registra un aumento del fatturato 2016 a +4,4% sul 2015. Il bilancio si chiude a 512 milioni di euro di fatturato complessivo, triplicando il margine operativo netto. I settori più rilevanti per la crescita sono stati l’e-commerce, con un fatturato a +45%, registrando nel 2016 200.000 ordini via web o app (+30% vs 2015). Ottima perfomance per i prodotti dedicati all’automazione industriale che hanno portato il fatturato a +10% contro la rilevazione di mercato fissata a +7%. Le energie rinnovabili e tutto il comparto della sostenibilità a +6%. I prodotti di lighting segnano un +3%, dato importante considerando la contrazione dei prezzi nel comparto delle lampade a LED dell’ultimo periodo.
«Dopo il triennio 2011-2014 che ha visto una contrazione di mercato del 23%, già dal 2015, e nuovamente nel 2016, il mercato della distribuzione elettrica è tornato a crescere del 2,5%, meglio in Italia rispetto ad altri mercati stranieri – spiega Sergio Novello, Presidente e AD di Sonepar Italia – Sono stati anni di crisi che hanno messo a dura prova tutto il mercato della distribuzione che ora sta cambiando. Oggi Sonepar Italia è un’azienda evoluta, profittevole, in crescita e con una tecnologia digitale all’avanguardia resa possibile anche dall’appartenenza ad un gruppo internazionale che mette a disposizione benchmark e Know How. Essere in un gruppo come Sonepar ci permette di portare nel nostro paese ciò che di meglio il mondo globalizzato ci può offrire pur rimanendo, come Sonepar Italia, fortemente radicati al territorio ed alla nostra italianità che è apprezzata in tutto il mondo».
Il mercato della distribuzione elettrica è dunque in forte cambiamento. E-commerce e innovazione, specializzazione nel supporto alla vendita, vicinanza al cliente sono stati gli elementi portanti della politica di sviluppo del brand multinazionale in Italia che ha puntato sulla formazione di alto livello dei propri dipendenti per garantire consulenze di servizio alla vendita in settori specializzati come l’automazione, il lighting, il risparmio energetico. La piattaforma e-commerce, accessibile tramite web ma anche via smartphone e tablet con l’app Sonepar Mobile, tra le più avanzate in Italia, è in grado di ricevere ordini fino a tarda sera per consegnare il materiale in cantiere, ovunque esso sia, la mattina successiva. Sonepar Italia ha inoltre riorganizzato i propri punti vendita aprendone di nuovi a Carpi (Mo), Vicenza, Ostia e uno di prossima apertura a Bari.www.sonepar.it

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Il mercato del lavoro al tempo dei freelance

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 febbraio 2017

opportunita-lavoroAddio chimera del posto fisso: per un numero sempre maggiore di professionisti, l’attività freelance è diventata un vero e proprio obiettivo. Nel nostro Paese, infatti, la Banca Mondiale stima il 24,7% di lavoratori autonomi sul totale della forza lavoro, contro il 15,2% nel Regno Unito, l’11,5% in Francia e l’11% in Germania. Tra i motivi che spiegano il fenomeno, secondo i consulenti Hays IT, la divisione del gruppo Hays dedicata allo sviluppo del contracting IT in Italia, la velocità di assunzione, la flessibilità e la capacità di innovazione.“Dal punto di vista del lavoratore, uno dei principali motivi dell’affermarsi dell’economia freelance – afferma Marco Nestasio, Manager di Hays IT Services in Italia – è sicuramente l’attrattiva di un’occupazione molto flessibile, con la possibilità di gestire i tempi in completa autonomia. Per le aziende, d’altro canto, vi è il grande vantaggio di poter contare sulla professionalità di lavoratori già formati, solo quando ne hanno realmente bisogno”.Ad incrementare il lavoro freelance negli ultimi anni, non a caso, ha contribuito soprattutto l’aumento delle attività a progetto, in particolare nelle industrie culturali e dei media, in campo ingegneristico e delle costruzioni. Tutti settori la cui crescita è guidata dall’innovazione, e che vedono nei professionisti a progetto un’importante risorsa: la loro esperienza e le conoscenze accumulate lavorando in diverse realtà, contribuiscono infatti allo sviluppo aziendale e alla gestione del cambiamento. Molte società, quindi, sono attratte sia dalla facilità di assunzione, sia dalla velocità con cui il professionista, grazie alle sue comprovate skill, porta a termine il progetto assegnatogli. È quanto accade, ad esempio, soprattutto in ambito IT, dove spesso arrivano nuovi clienti con progetti complessi dalle scadenze serrate. Ulteriore vantaggio per l’azienda è nella possibilità di ridurre i costi aziendali, non solo per il tipo di contratto, ma anche per la possibilità di far lavorare il freelance da remoto, evitando costi aggiuntivi di gestione dell’ufficio.“Sebbene ci siano molte differenze da Paese a Paese – continua Nestasio –, le policy HR mirano sempre a salvaguardare i diritti dei lavoratori, che siano essi impiegati a tempo indeterminato o freelance. Inutile quindi che i professionisti dipendenti siano gelosi della flessibilità d’orario dei professionisti a chiamata. È bene ricordare loro, infatti, che i lavoratori che non fanno parte in pianta stabile dell’organico aziendale, non godono di ferie e malattie pagate”.
Negli ultimi 50 anni l’economia freelance è cambiata notevolmente: se negli anni ’60 sia i professionisti sia le aziende confidavano nell’assunzione, oggi entrambe apprezzano i benefici del lavoro a progetto. In futuro, invece, si prevede sempre più un equilibrio tra il volume di lavoratori a tempo indeterminato e di quelli a progetto: i primi si occuperanno strategicamente delle attività di core business dell’azienda, i secondi svolgeranno prevalentemente attività di servizio.“Il mercato dei freelance può considerarsi ciclico – concludono Nestasio -. Durante gli anni di boom economico i lavoratori preferiscono proporsi come freelance, mentre nei momenti di maggiore contrazione, i giovani si impegnano nella ricerca di un posto fisso. Il discorso cambia leggermente nel settore IT dove, negli ultimi anni, le aziende sembrano non aver conosciuto crisi”.

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Il numero delle case all’asta in Italia è aumentato del 10% in sei mesi

Posted by fidest press agency su sabato, 14 gennaio 2017

case al mareLe procedure in corso sono infatti 33.304, a fronte delle 30.215 rilevate a luglio 2016. Una crescita che conferma e, anzi, accentua la tendenza emersa la scorsa estate, quando si era registrato un incremento di oltre il 5% rispetto all’inizio dell’anno. Lo rivela il Rapporto semestrale sulle aste immobiliari del Centro Studi Sogeea, che è stato presentato in Senato.Poco meno della metà degli immobili residenziali in vendita (15.749 unità) si concentra nel Nord del Paese, macro-area in cui l’impennata delle procedure forzate è stata pari al 17% (erano 13.423). Ancora più severo il dato del Mezzogiorno, che si attesta su un aumento del 21% sia nelle Isole (4.483 contro le 3.683 del semestre precedente) sia nella parte peninsulare (7.202 a fronte delle 5.949 di luglio 2016). Unica area in controtendenza quella del Centro, in cui si è verificata una flessione pari al 18%: le procedure attuali sono 5.870, quelle di sei mesi fa erano 7.160.
Un quinto circa degli immobili oggetto dello studio, pari a 6.963 unità, è localizzato in Lombardia. A seguire ci sono il Veneto (3.984 immobili, con un clamoroso +65% rispetto a luglio 2016), la Sicilia (3.572, +25%) e la Campania (2.484, +26%), mentre il Lazio (2.424) è una delle poche regioni a vantare un saldo negativo: le case all’asta sono diminuite del 18%, come in Piemonte (2.055 quelle forzatamente in vendita ora). Sopra quota duemila immobili anche la Toscana (2.267 unità, dato in linea con il precedente di 2.321) e la Puglia (2.247, incremento del 39%). A livello di province, invece, spiccano le 1.742 case all’asta di Bergamo, con Roma a quota 1.553 davanti a Verona (1.306), Palermo (1.201) e Napoli (1.033).«Il quadro che ne scaturisce è ancora più preoccupante rispetto a quello di sei mesi fa – spiega l’ing. Sandro Simoncini, presidente di Sogeea e direttore del Centro Studi –. Innanzitutto perché si è evidentemente aggravato il numero di proprietari di immobili in difficoltà nel Mezzogiorno d’Italia, area in cui la crisi dell’ultimo decennio si è andata a sommare a una fragilità economica e sociale che sembra ormai essersi incancrenita. In secondo luogo perché, essendo il mercato delle aste la fotografia di una situazione di sofferenza venutasi a creare anni addietro, non è azzardato ipotizzare che la stagnazione di medio-lungo periodo possa accentuare il fenomeno nel prossimo futuro, condannandoci a numeri ancora più severi.Inoltre, ed è forse questo il motivo di maggiore allarme, perché anche aree storicamente più solide del panorama economico italiano, si pensi al Nord-Est o al versante ligure, sembrano a loro volta esposte a venti insidiosi: in Friuli-Venezia Giulia, per fare un esempio, le case all’asta sono passate in sei mesi da 100 a 255 e in Liguria sono quasi raddoppiate (da 592 a 913). Numeri contenuti in valore assoluto, ma decisamente pesanti in relazione al territorio di riferimento.Le regioni settentrionali – prosegue Simoncini – possono essere state più reattive nel recepire e nello sfruttare le novità normative sull’acquisto, ma ciò non ha impedito che le operazioni di vendita andate a buon fine fossero rimpiazzate da nuovi arrivi di immobili sul mercato. Tra l’altro in una fase in cui gli istituti di credito sono tendenzialmente meno aggressivi nei confronti di chi è in sofferenza visto che, mediamente, il valore delle abitazioni è drasticamente calato rispetto all’anno di concessione del mutuo e, di conseguenza, un’asta non li farebbe comunque rientrare dei capitali erogati.Altro dato assai indicativo è quello che conferma, ancora una volta, come sia sempre la fascia di reddito medio-bassa a pagare il tributo più rilevante alla crisi: il 68% delle case in vendita ha un prezzo inferiore ai 100.000 euro, percentuale che sale addirittura fino all’88% se si prendono in esame anche gli immobili appartenenti alla fascia tra 100.000 e 200.000 euro. Nella stragrande maggioranza dei casi, insomma, non si tratta certo di abitazioni di particolare pregio. Tanti impiegati, piccoli imprenditori, artigiani, commercianti, per anni capaci di fare fronte alle crescenti difficoltà, sul lungo periodo si sono trovati a versare un dazio altissimo, arrivando a intaccare anche il patrimonio più prezioso: la prima casa. Di contro, considerando il punto di vista di chi è interessato ad acquistare, la presenza sul mercato di così tante case offre notevoli opportunità d’investimento. Molti istituti bancari mettono a disposizione strumenti finanziari ad hoc per procedere all’acquisto e i meccanismi di vendita all’asta sono trasparenti e tutto sommato semplici: chi ha disponibilità di denaro può realizzare dei veri e propri affari e c’è sempre la possibilità di farsi seguire da un tecnico o da un professionista del settore per avere la sicurezza di non commettere passi falsi».

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Rischi e opportunità del mercato azionario cinese

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 gennaio 2017

pechinoLa valutazione attuale delle azioni A-shares dipende da tre fattori: 1) Il consolidamento economico nel breve termine e l’aumento degli utili delle imprese 2) una parziale diminuzione della liquidità anche se il volume complessivo resta relativamente ampio 3) i progressi nelle riforme dal lato dell’offerta domestica e delle aziende statali stanno ripristinando la propensione al rischio fino a un certo punto. Lo Shangai Composite Index ha recuperato il 20% dal minimo di 2638 registrato all’inizio dell’anno ed è entrato in una fase di bull market. Data la debole domanda dell’economia cinese, la strategia di investimento principale è ridimensionare l’indice e selezionare i leader di determinati settori industriali.
Dal punto di vista dell’aumento dei ricavi, con le ultime misure del governo – come il PPP (cioè le partnership tra pubblico e privato) – per consolidare l’economia e l’impatto della ricostituzione dell’industria domestica, l’economia cinese potrebbe continuare a crescere relativamente poco.In un tale contesto, c’è ancora molto spazio per migliorare i micro-utili delle azioni A-shares corporate quotate. In più, rimane lo slancio crescente delle industrie cicliche, che sono state interessate dalle riforme dal lato dell’offerta per ridurre il livello di produzione lo scorso anno. Andando al 2017, il settore farmaceutico offre buone prospettive visto il continuo miglioramento dei fondamentali e un importante cambiamento nel panorama della concorrenza dopo le politiche normative a riguardo.
Parlando invece della diminuzione di liquidità, è probabile che la scarsità di asset sarà il punto principale per la core strategy dell’asset allocation del mercato dei capitali cinese nel 2017, mentre i capitali a basso rischio favoriranno i titoli con un rating basso e dividendi alti. A partire dal 2016, il capitale dell’asset allocation è stato sempre canalizzato nel mercato obbligazionario, finendo per abbassare la curva di rendimento, mentre i credit spread e i rating spread hanno raggiunto il minimo storico. Al momento, la dimensione del mercato del risparmio gestito cinese ha raggiunto i 95 trilioni di RMB, e diventa sempre più necessario identificare gli asset con un margine di guadagno molto sicuro. Poiché il dividend yield del China Securities Bank Index ha raggiunto il 4.8%, risulta sicuramente più vantaggioso rispetto al rendimento dei titoli di stato decennali cinesi.
La caratteristica del mercato delle A-share è stata finora la distinzione tra il tabellone principale e l’SME (piccole e medie imprese). Da quest’anno, il valore dei titoli SME è continuato a diminuire, indicando una stretta della bolla durante la correzione di mercato. Al momento il PE (TTM, ovvero calcolato su dati relativi agli ultimi 12 mesi) del GEM (growth enterprise market) è di circa 45x, che è in linea con il livello della prima metà del 2014, mostrando un rapporto prezzo/performance migliore. Tuttavia, il PE (TTM) del GEM Composite Index è ancora alto circa 66x, indicando una chiara differenziazione. Sotto una supervisione sempre più rigida e il contrasto agli M&A intersettoriali, la performance dell’SME e del mercato GEM è stata debole nei primi nove mesi di quest’anno. Nonostante tutto, la crescita degli utili complessivi dell’SME e del GEM nei primi nove mesi del 2016 è stata notevole, con un rapporto prezzo/performance in crescita rispetto al tabellone principale. Con il lancio dello Shenzhen Hong Kong Stock Connect, ci aspettiamo che il valore dell’allocation del mercato GEM sarà sempre più confermato dal mercato. Per quanto riguarda l’attuale mercato azionario cinese, i maggiori rischi di investimento si concentrano su queste aree: 1. L’incertezza nei mercati esteri, soprattutto sull’andamento del tasso di scambio dell’RMB dopo le elezioni presidenziali. Potrebbe limitare ancora di più lo spazio per ulteriori allentamenti della politica monetaria cinese 2. I risultati effettivi della riforma dal lato dell’offerta per ridurre la capacità produttiva 3. Le severe normative sul real estate, che riguardano il limite di acquisto e di credito, potrebbero portare agitazione nella stabilizzazione dell’economia a breve termine. (fonte: Fullgoal Asset Management)

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Il mercato automobilistico del nostro Paese in ripresa

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 gennaio 2017

auto-usate-prezziBilancio positivo nel mese di dicembre per il mercato delle autovetture di seconda mano, mentre accusa ancora una flessione il mercato dell’usato nel settore delle due ruote. I passaggi di proprietà delle quatto ruote, depurati dalle minivolture (i trasferimenti temporanei a nome del concessionario in attesa della rivendita al cliente finale), hanno chiuso l’ultimo mese dell’anno con un incremento mensile del 2,7%, mentre i passaggi di proprietà dei motocicli, sempre al netto delle minivolture, hanno fatto registrare una variazione negativa del 4,1%.Per ogni 100 autovetture nuove ne sono state vendute, in media, 153 usate nel corso del 2016, 173 nel mese di dicembre.
Nell’anno 2016 si è registrata complessivamente una crescita delle transazioni dell’usato del 4,1% per le quattro ruote, dell’1% per i motocicli e del 3,2% per tutti i veicoli.I dati sono riportati nell’ultimo bollettino mensile “Auto-Trend”, l’analisi statistica realizzata dall’Automobile Club d’Italia sui dati del PRA, consultabile sul sito http://www.aci.it Segno meno a dicembre per le radiazioni delle autovetture, il decremento è stato pari al 2,2% rispetto all’analogo mese del 2015, così come per i motocicli: -11,6%. Il tasso unitario di sostituzione a dicembre risulta pari a 0,89 (ogni 100 auto iscritte ne sono state radiate 89), attestandosi a 0,74 nell’anno 2016. Nel 2016 però le radiazioni hanno fatto registrare incrementi complessivi dell’1,5% per le autovetture e dell’1,1% per tutti i veicoli, a fronte di un calo del 2,6% per i motocicli.

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Strategie di marketing per un mercato liquido, seminario di Mauro Baricca

Posted by fidest press agency su martedì, 3 gennaio 2017

baricca.pngPadova martedì 10 gennaio alle 18.30 presso l’Hotel SB di Padova (Via S. Marco, 11/A), si terrà un seminario dal titolo “Strategie di marketing: surfare in un mercato liquido. Il marketing e i risultati in un mercato liquido in cui, quello che una volta era certo, oggi è un budino tremolante”. L’evento, gratuito, è rivolto in particolar modo a professionisti della comunicazione e del marketing, manager e imprenditori e si inserisce nell’ambito di una serie di incontri sul tema promossi da Casa Imbastita Campus, una società che si occupa di alta formazione manageriale e di consulenza di direzione per piccole e medie imprese. Mauro Baricca è imprenditore, business coach e direttore marketing di Casa Imbastita Campus, nonché autore di alcuni libri sull’argomento, come Werrilla Marketing. Il guerrilla web marketing a costi sostenibili attraverso l’uso dei social media (inserito da Il Sole 24 Ore nella collana marketing evolution).L’incontro prenderà le mosse dall’attuale scenario di mercato per esplorare i nuovi orizzonti del marketing. “Fare marketing e comunicazione oggi – spiega Baricca – è sempre più difficile, le regole sono sempre le stesse ma gli strumenti e le modalità di applicazione cambiano a una velocità incredibile. Non ci sono regole ma esperienze da far vivere al cliente”. Una visione, la sua che poggia sull’esperienza diretta e sul continuo confronto con la realtà del mercato. Il nuovo approccio verso i clienti, gli strumenti e il loro corretto utilizzo, la sostenibilità dei costi: questi in sintesi gli argomenti che affronterà il relatore nel seminario. Tre ore di formazione, scambi di idee e confronto, conditi dalla verve comunicativa e dalla collaudata efficacia didattica di Mauro Baricca per “leggere” i cambiamenti del mercato e per affrontare la prossima onda, come nel surf. (foto. baricca)

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Il mercato digitale del turismo

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 dicembre 2016

computer-da-tavoloSolo in Italia, vale 10,3 miliardi di euro, una fetta importante del turismo italiano che, complessivamente, chiuderà l’anno con ricavi superiori ai 52 miliardi e un incremento del 3%, per il quale buona parte del merito spetta ai canali digitali, che fanno un balzo dell’8%.
Le abitudini sempre più digitali degli italiani quando si parla di viaggi seguono a stretto giro quelle del resto d’Europa e del mondo: secondo i trend di viaggio per il 2017 stilati da Booking.com, al primo posto tra le necessità del viaggiatore contemporaneo c’è il bisogno di essere sempre connessi e di poter utilizzare la tecnologia nei propri spostamenti. Un viaggiatore sempre più esigente e impaziente, che nel 44% dei casi si aspetta di poter programmare la vacanza dal suo smartphone e usare le app di viaggio (52%) dal momento della prenotazione fino al ritorno a casa.Inutile a dirsi che, se vogliono restare competitivi, gli hotel e le strutture ricettive devono adeguarsi a questa esigenza digitale, offrendo servizi e assistenza che prevedano l’utilizzo di nuove tecnologie e strumenti accessibili anywhere, anytime.L’impatto della tecnologia nell’esperienza di viaggio moderno è quindi enorme e pervasivo, presente sin da quando si comincia a cercare una meta fino a quando si torna a casa alla fine della vacanza. Nonostante ciò, il fattore umano continua a ricoprire un ruolo fondamentale nelle scelte dei viaggiatori di tutto il mondo: Bed & breakfast e ryokan sono tra le tipologie di strutture ricettive preferite, e nel 42% dei casi i turisti affermano di non essere disponibili a rimanere in una struttura con uno staff sgradevole o poco disponibile. Ovviare a questo problema tutto umano però è possibile – ancora una volta – grazie alla tecnologia: basti pensare alle chat bot, ovvero programmi che simulano una conversazione tra robot e essere umano, che se sviluppate nella giusta direzione saranno una delle innovazioni volte a garantire la soddisfazione degli ospiti e la loro necessità di contatto, interazione e personalizzazione della propria esperienza di viaggio.Una realtà all’orizzonte ma forse ancora lontana per l’Italia, dove a fare la parte del leone in termini di turismo è ancora il mondo dei trasporti, che raccoglie il 72% del mercato (in crescita del 9% in valore), seguito dalle strutture ricettive con il 16% (+6%) e dai pacchetti viaggio con il 12% (+10%). Insomma, siamo pronti a prenotare un volo, eppure non abbiamo ancora abbastanza opportunità quando si tratta di selezionare hotel e soluzioni complete. Ma anche da noi le cose stanno cambiando: Octorate nasce proprio per ovviare a questo problema, in quanto offre ad hotel, bed&breakfast e strutture ricettive una soluzione integrata per gestire l’attività di prenotazione online su oltre 100 piattaforme internazionali, garantendo l’autonomia degli albergatori nella selezione dei canali di booking più efficienti e redditizi.Grazie al digitale, possiamo oggi raccogliere con facilità i dati relativi alle destinazioni scelte dai viaggiatori e ad analizzare con anticipo, ad esempio, i trend del periodo natalizio: i dati in questo senso mostrano una tendenza a prediligere le grandi città e le località calde. La classifica di Octorate indica Roma, Barcellona, Parigi e Istanbul in vetta alla classifica per l’Europa e Marrakech la preferita tra le località del Nord Africa. Per chi ama lo spirito natalizio, sicuramente le destinazioni preferite sono quelle città in cui è possibile vivere l’atmosfera dei mercatini di Natale: le più in voga sono Praga (20 novembre – 3 gennaio), Bethlehem negli Stati Uniti (21 novembre – 21 dicembre), i Giardini di Tivoli a Copenaghen (15 novembre – 3 gennaio) e i mercatini di WinterFest ad Hong Kong (29 novembre – 1 gennaio).

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Mercato Immobiliare USA: vendite record e aumento dei prezzi 8.3% ad ottobre 2016

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 novembre 2016

prezzo-mediano-di-venditaIl mese scorso è stato l’ottobre migliore in termini di vendite nei 9 anni di RE/MAX Housing Report. Da aggiungere a questo, si è rilevato il più alto aumento dei prezzi del 2016: 8,3%. Nonostante sia stato uno dei mesi migliori, questo ottobre ha chiuso con l’1% in meno di vendite rispetto al 2015 (il migliore ottobre dopo quello 2008). Le vendite sono diminuite in 28 delle 53 città analizzate, tra cui molte del New England.Il numero delle case in vendita è stato il più basso da maggio e il più basso di ogni ottobre dal 2008. L’offerta sul mercato è diminuita il 48 delle 53 città del sondaggio. L’offerta di case in vendita è stata di 3.9. Le forti vendite e il ritirarsi dell’offerta si riflettono anche sull’aumento del prezzo mediano dell’8,3% a $216.500. Inoltre si sono registrati aumenti a doppia cifra in città della Florida come Miami, Tampa e Orlando e città con una bassissima offerta, come san Francisco e Denver.“Nonostante le vendite di ottobre non siano state robuste come avevamo previsto, è solamente il secondo mese quest’anno che non eccede i forti livelli registrati nel 2015. E finire con l’1% in meno rispetto ad ottobre 2015 rappresenta una solida performance,” dichiara Dave Liniger, Amministratore delegato e Presidente del consiglio di amministrazione RE/MAX LLC “ed è il 13esimo mese consecutivo di diminuzione a doppia cifra nell’offerta su base annua, e sembra che abbia fatto schizzare in alto i prezzi in tutti I mercati tranne uno”
transazioniNelle 53 aree metropolitane coinvolte nell’indagine condotta da RE/MAX ad ottobre, il numero degli immobili venduti è diminuito dell’1% rispetto allo scorso anno, segnando così il secondo mese nel 2016 con un declino nelle vendite. Nonostante una lieve diminuzione del numero delle transazioni, questo è l’ottobre migliore nella storia dell’Housing Report. Ad ottobre, meno della metà delle 53 aree metropolitane intervistate hanno registrato vendite maggiori rispetto all’anno scorso; Providence, RI rimane invariata e una con aumento percentuale a doppia cifra. Le città con la più elevata crescita nelle vendite sono state: Phoenix, AZ +12,2%, Seattle, WA +7,7%, Nashville, TN +6,9%, Milwaukee, WI +6,2%, Boise, ID +5,8% and Raleigh & Durham, NC, +4,9%.
offerta-caseIl prezzo mediano di vendita degli immobili venduti nelle aree analizzate nel mese di ottobre è stato di $216.500, minore del 1,6% rispetto ad ottobre 2015. Delle 53 aree, tutti tranne una (Billings, MT), hanno visto un aumento del prezzo mediano di vendita con 14 città con un aumento percentuale a doppia cifra. Gli aumenti maggiori si sono verificati a Miami, FL +16.3%, Trenton, NJ +14.4%, Tampa, FL +14.3%, Portland, OR +13.7% and Orlando, FL +13.7%.
Ad ottobre la media dei giorni sul mercato delle case vendute è stata di 58 giorni, due giorni in più rispetto alla media registrata a settembre 2016 e minore di quattro rispetto allo scorso anno a ottobre. Ottobre diventa il 43esimo mese consecutivo con una media di circa 80 giorni sul mercato. I tre mercati con la più bassa offerta di immobili sono Denver, Omaha con 29 e 28. Quelli più alti invece, si sono registrati ad Augusta, ME (143) e a Burlington, VT (99). I giorni sul mercato sono il numero medio di giorni che intercorre dalla presa dell’incarico alla firma del contratto. (foto: transazioni, prezzo mediano di vendita, offerta cas)

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Indagine sul mercato immobiliare americano

Posted by fidest press agency su sabato, 5 novembre 2016

mercato-immobiliareSecondo l’indagine condotta dal Gruppo Immobiliare RE/MAX sull’andamento del mercato immobiliare in USA, settembre è stato il migliore settembre da 9 anni. Le vendite sono calate dell’11,7% da agosto a settembre, in linea con l’11% di media. Le vendite sono però aumentate del 2% rispetto a settembre 2015, considerato il migliore settembre fino ad ora.Il prezzo mediano di vendita di settembre è di $219.780 maggiore del 5,1% rispetto ad un anno fa. Il maggiore aumento si è registrato a Birmingham, AL (17.,0%) e Miami (15,2%). La media dell’offerta è aumentata da 3.4 di agosto a 3.9, la più alta da febbraio. Nonostante questo, siamo ancora lontani dai 6 mesi di offerta per essere considerati in un mercato bilanciato tra compratori e venditori. Otto mercati, prevalentemente nel nord est, hanno 6 o più mesi di offerta, mentre 19 città ne hanno 3 o meno, la maggior parte si trovano ad ovest del Paese.“Il mercato solitamente vede molto meno vendite tra agosto e settembre, ma nonostante questo le vendite sono state le più alte di tutti i settembre da quando abbiamo lanciato gli Housing Report nel 2008. Inoltre, i prezzi continuano ad aumentare di un moderato 5% di anno in anno. Questo è un mercato di cui si può essere soddisfatti.” – dichiara Dave Liniger, Amministratore delegato e Presidente del consiglio di amministrazione. RE/MAX LLC
Nelle 52 aree metropolitane coinvolte nell’indagine condotta da RE/MAX a settembre, il numero degli immobili venduti è salito del 2,0% rispetto allo scorso anno, che segna l’ottavo mese con aumenti rispetto allo scorso anno. Questo è il settembre più forte di vendite dal 2008, nonostante la diminuzione di 11,7% rispetto al mese scorso, ma comunque in linea con l’11% di media. A settembre, in 34 delle 52 aree metropolitane intervistate si sono registrate vendite maggiori rispetto all’anno scorso, vedendone 6 con aumento percentuale a doppia cifra. Tra queste troviamo Trenton, NJ, +17,9%, Augusta, ME, +14,1%, Des Moines, IA +13,6%, Raleigh & Durham, NC, +11,6%, Boise, ID +11,3% e Seattle, WA 10,6%.Il prezzo mediano di vendita degli immobili venduti nelle aree analizzate nel mese di settembre è stato di $219,780, minore del 3,1% rispetto ad agosto 2016 e maggiore rispetto al mese di settembre 2015. Il prezzo mediano di vendita a Providence, RI è rimasto invariato rispetto allo scorso anno ma le altre città analizzate hanno visto un aumento; 12 con percentuali a doppia cifra: Birmingham, AL +17,0%, Miami, FL +15,2%, Tampa, FL +14,6%, Portland, OR +14,5%, Denver, CO +13,1% e Boise, ID +12,6%. (foto: mercato immobiliare)

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Elezioni Usa: il mercato dice che vincerà Trump

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 novembre 2016

trumpNEW YORK (WSI) – La Borsa dice che vincerà Trump. Misurando la serie storica dell’andamento dei mercati nell’anno delle elezioni, si scopre che la performance di Wall Street tra il 31 luglio e il 31 ottobre ha indovinato il risultato del voto con una grande accuratezza. Quest’anno il sistema quasi infallibile indica che la vittoria andrà al candidato Repubblicano.
Sam Stovall, chief investment strategist di CFRA, dice che il calo dei mercati visto in autunno non promette bene per la candidata dei Democratici. Hillary Clinton continua ad avere un vantaggio di sei punti di media stando agli ultimi sondaggi ma Trump ha ridotto il distacco dopo che l’Fbi ha deciso a sorpresa di riaprire l’inchiesta sulla creazione da parte dell’ex Segretario di Stato di un account di email personale anche per gestire faccende di lavoro. (fonte: Wall street italia) (foto: trump)

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La Cina si prepara a consolidare la propria posizione nel mercato crocieristico globale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 ottobre 2016

shanghai-chinaSHANGHAI /PRNewswire/L’Asia Pacific Cruise Congress 2016 si svolgerà al Lake Malaren International Convention Center nel distretto di Baoshan, Shanghai, Cina, il 12 e 13 ottobre 2016. Quest’anno, il congresso sarà dedicato al consolidamento della Cina nel mercato crocieristico globale. L’evento è organizzato dal Governo distrettuale di Baoshan, Shanghai, e dal dipartimento di scienze ingegneristiche dell’Università di Shanghai, affiancati da Shanghai Wusongkou International Cruise Terminal Development Co., Ltd., Seatrade UBM e Shanghai International Cruise Business Institute. A Baoshan si riuniranno un centinaio tra i più importanti dirigenti delle maggiori compagnie di crociera del mondo, insieme a ufficiali governativi, esperti di settori e rappresentanti di altre parti interessate di rilievo del settore crocieristico, provenienti da oltre dieci diversi paesi e aree geografiche del mondo. Gli intervenuti parteciperanno a diverse conferenze di alto livello, incentrate sull’impatto della Cina nei mercati crocieristici nazionali e mondiali, oggi e in futuro.Punto di confluenza tra la Via della Seta marittima del 21° secolo (iniziativa del governo cinese per il nuovo sviluppo della vecchia rotta commerciale), e la Zona Economica del fiume Yangtze, Baoshan è diventata il nodo offshore e la stazione marittima con terminal passeggeri internazionale più importante di Shanghai. Grazie alla disponibilità del terminal crociere più capiente di tutta l’Asia, il distretto portuale si è trasformato da grande centro di produzione dell’acciaio a nodo portuale per arrivi e partenze di navi da crociera. In occasione di questa conferenza, addetti al settore di tutto il mondo sono stati invitati a partecipare a forum speciali, conversazioni sulle tecnologie, dibattiti sulle politiche e forum durante i quali i CEO dei terminal potranno aggiornarsi, scambiarsi informazioni, e parlare delle ultime novità del settore. Saranno soprattutto affrontati i temi che riguardano lo sviluppo dei mercati crocieristici in Cina e in tutta l’area geografica Asia-Pacifico, il potenziale del settore crocieristico cinese e l’impatto positivo che questo mercato è destinato ad avere sui più importanti terminal di quest’area geografica, ma anche le politiche di sviluppo che riguardano il settore crocieristico a Baoshan, Shangai, e in tutta la Cina. Il programma di forum, conversazioni e dibattiti della conferenza dovrebbe contribuire in modo determinante a promuovere lo sviluppo fiorente e sostenuto del mercato crocieristico in questa area geografica.(font: http://bsq.sh.gov.cn/)

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Mercato Immobiliare USA: andamento dei prezzi

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 settembre 2016

graficiLe vendite di agosto sono cresciute del 5,8% nell’anno, ribaltando la diminuzione dell’8,8% registrata a luglio. Allo stesso tempo, il prezzo mediano è cresciuto del 5,1% e la solida crescita continua. Nelle 41 aree degli Stati Uniti analizzate da RE/MAX, le vendite annue sono cresciute. Dodici aree hanno registrato un dato relative alla crescita a doppia cifra, tra cui i migliori mercati sulla costa orientale, da Washington, DC a Charlotte, NC. Finora nel 2016, sette degli otto mesi hanno registrato un aumento delle vendite.Il prezzo mediano di vendita è cresciuto del 5,1% passando a 225.900 $, da 215.900 $ registrato ad agosto dell’anno scorso. Da gennaio ad agosto, l’aumento del prezzo mediano di vendita è stato del 3,9%. Tre città della Florida erano tra le sette che hanno registrato una percentuale di crescita a doppia cifra. Solo quattro mercati hanno visto una diminuzione dei prezzi. grafici1Sette città hanno avuto meno di due mesi di offerta, quando un mercato bilanciato ne registra circa sei.“L’aumento di quasi il 6% delle vendite di agosto sta portando un forte impatto positivo per la fine della stagione delle compravendite immobiliari. Luglio ha visto una diminuzione, ma agosto ha registrato una crescita importante. Combinato ad un aumento dei prezzi moderato, l’aumento delle crescite rappresenta un mercato stabile.” Dichiara Dave Liniger, RE/MAX Amministratore delegato e Presidente del consiglio di amministrazione.Nelle 53 aree metropolitane coinvolte nell’indagine condotta da RE/MAX ad agosto, il numero degli immobili venduti è salito del 5,8% rispetto allo scorso anno, ed è stato inoltre del 2,8% maggiore rispetto al mese scorso. Ad agosto, in 41 delle 53 aree metropolitane intervistate si sono registrate vendite maggiori rispetto all’anno scorso, vedendone 12 con aumento percentuale a doppia cifra. Tra queste troviamo Raleigh & Durham, N.C. +14,5%, Charlotte, N.C. +13,6%, Boise, ID +13,5%, Washington, D.C. +12,7% Richmond, VA +12,6%, Providence, RI +12,5% e Phoenix, AZ +12,3%.
grafici2Il prezzo mediano di vendita degli immobili venduti nelle aree analizzate nel mese di agosto è stato di $225.900, maggiore dello 0,4% rispetto a luglio e maggiore del 5,1% rispetto al mese di agosto 2015. L’aumento del 5,1% annuo viene notato in misura minore rispetto al 7,5% di crescita vista in agosto negli ultimi due anni. In più tra le 53 aree intervistate, solo quattro hanno registrato un calo dei prezzi e le 49 restanti hanno registrato prezzi maggiori rispetto allo scorso anno, sette con percentuali a doppia cifra: Tampa, FL +15,5%, Orlando, FL +14,1%, Charlotte, N.C. +11,8%, Denver, CO +11,7%, Miami, FL +11,6%, Portland, OR +11,5% e Dallas/Fort Worth, TX +10,4%.
grafici3Ad agosto la media dei giorni sul mercato delle case vendute è stata di 54 giorni, un giorno in più rispetto alla media registrata a luglio 2016 e minore di cinque rispetto allo scorso anno in agosto. Agosto diventa il 41esimo mese consecutivo con una media di circa 80 giorni sul mercato. I due mercati con la più bassa offerta di immobili, Denver e Omaha con 24. Quelli più alti invece, si sono registrati ad Augusta, ME (135) e a Des Moines, IA (93). I giorni sul mercato sono il numero medio di giorni che intercorre dalla presa dell’incarico alla firma del contratto.
Il numero degli immobili in vendita a giugno è stato dello 4,2% inferiore rispetto a luglio e del 16,6% rispetto a agosto 2015. La stabilizzazione dell’offerta mensile è un segno positivo, soprattutto durante il periodo estivo. Basata sul tasso di immobili in vendita a agosto, l’offerta mensile di immobili è stata di 3.4, dato più o meno identico all’anno scorso (4.1) e al mese di luglio di quest’anno (3.5). Un’offerta di immobili a 6.0 rappresenta un mercato in equilibrio tra acquirenti e venditori. Il numero delle città con un’offerta inferiore a 2.0 potrebbe stabilizzarsi a 8, minore delle 10 registrate a maggio. Le otto città sotto il 2.0 sono Denver, CO 1.4, San Francisco, CA 1.4, Seattle, WA 1.5, e Boston, MA 1.6. (foto: Grafici)

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Mercato del lavoro e fallimento governo

Posted by fidest press agency su martedì, 20 settembre 2016

infortuni-lavoroI dati sul mercato del lavoro diffusi dall’Inps certificano, semmai ce ne fosse stato ancora bisogno, il fallimento del governo. La politica della ‘droga’ non ha funzionato, il Jobs Act ha solo pompato le assunzioni con contratti a tutele crescenti, senza creare nuovi posti di lavoro e soprattutto senza creare sviluppo e crescita. Sono stati, dunque, solamente bruciati quasi 20 miliardi, spesi per finanziare l’inutile decontribuzione”. Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati. “Oggi l’Istituto nazionale di previdenza sociale ci racconta la battuta d’arresto per le assunzioni nei primi sette mesi dell’anno. Il taglio degli incentivi fiscali ha ridotto, infatti, i nuovi contratti a tempo indeterminato del 33,7% rispetto allo stesso periodo del 2015. L’Inps ha inoltre rilevato che il saldo tra assunzioni stabili e cessazioni (licenziati o andati in pensione) è positivo ma è crollato dell’83,5%, a 76mila unità. Una enormità. In aumento, invece, la vendita di voucher destinati al pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio, del valore nominale di 10 euro: sono stati 84,3 milioni, con un incremento, rispetto al 2015, del 36,2%.Tra gennaio e luglio le assunzioni complessive (stabili, determinati etc) sono state 3.428.000 – compresi i 408mila lavoratori stagionali – con una contrazione del 10% rispetto al 2015. Il dato è fortemente influenzato dal crollo dei nuovi contratti a tempo indeterminato, scesi, per l’appunto, del 33,7% (379mila in meno): d’altra parte lo scorso anno le imprese potevano beneficiare dell’abbattimento integrale dei contributi a carico del datore di lavoro per tre anni. Da gennaio, invece, la decontribuzione è calata a 3.250 euro l’anno. A dimostrazione che più del Jobs Act erano proprio gli incentivi fiscali a sostenere la finta ripresa del mercato del lavoro. Aspettiamo trepidanti il tweet di commento di Matteo Renzi. Nel frattempo, se avesse un po’ di decenza, il padre del Flop Act, tale Giuliano Poletti, ministro del Lavoro, dovrebbe dimettersi ed ammettere davanti al Paese il suo fallimento”, conclude Brunetta.

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View mercato delle due affiliate obbligazionarie del Gruppo Legg Mason

Posted by fidest press agency su domenica, 11 settembre 2016

Borsa Merci Telematica ItalianaKen Leech, CIO di Western Asset e David Hoffman, Managing Directors di Brandywine Global esprimono le proprie considerazioni sulle prospettive dello scenario macroeconomico globale e sui rispettivi temi di investimento principali
Lo scenario di base previsto da Western Asset rimane quello di una crescita lenta, ma positiva, sia negli USA che a livello globale, ma resta fondamentale che le banche centrali mantengano un approccio decisamente espansivo – come peraltro hanno continuato a fare nel corso della prima metà dell’anno – perché questo continui. Benché desiderosa di muoversi verso un rialzo dei tassi di interesse, la Federal Reserve (Fed) sembra aver adottato un atteggiamento più consapevole sia delle difficoltà legate al raggiungimento dei suoi target di crescita economica, di stabilità dei mercati finanziari e di aumento dell’inflazione, sia della rilevanza dei fattori di rischio a livello globale. Il fatto che i mercati azionari si mantengano decisamente forti, mentre le aspettative sull’inflazione siano al contrario molto sottotono negli USA, ma anche in Europa e Giappone costituisce una tesi opposta alla necessità di un rialzo ed è probabile che la Fed scelga di agire di conseguenza. Un nuovo fattore di rischio da considerare rispetto a sei mesi fa è rappresentato dalle conseguenze dell’episodio “Brexit”, che si aggiunge ad altri già noti rappresentati dall’assestamento del percorso di crescita in Cina, dalle forze deflazionistiche in atto, dai livelli molto bassi di crescita del PIL e dal peso notevole rappresentato dal debito globale. A fine Giugno la risposta aggressiva delle banche centrali è giunta prontamente a stabilizzare i mercati, ma secondo Western Asset è necessario ancora tempo ed il continuo supporto da parte di queste perché la ripresa globale trovi la sua stabilità.
Anche Brandywine Global evidenzia la necessità di un forte supporto da parte delle banche centrali per vincere le forze deflazionistiche che dominano il trend macro ormai dal 2008. Come nel 2009 è stato il pacchetto di stimoli predisposto dal G20 e nel 2012 sono stati gli interventi congiunti della Fed (con un quantitative easing “senza scadenza”), della Bank of Japan (“Abenomics”) e della Banca Centrale Europea (con il famoso “do what it takes” di M.Draghi) a ridare stabilità alla crescita, nel primo trimestre di quest’anno Brandywine Global auspicava che l’effetto degli interventi espansivi delle autorità cinesi, la revisione al ribasso delle probabilità associate ad un rialzo dei tassi di interesse da parte della Fed e l’indebolimento del dollaro (USD) ponessero le basi per un aumento della crescita del PIL globale nominale entro il 2016. Questo si è effettivamente verificato nell’ultimo trimestre, grazie soprattutto al contributo dei paesi in via di sviluppo. In base ai dati relativi al Purchasing Manager Index (Pmi), infatti, gli ordini di esportazione delle manifatture sono in rialzo in Brasile e stanno crescendo anche in Sud Africa. In generale, le attività economiche sembrano in miglioramento anche in Russia ed in Messico. L’Europa sembra crescere in linea se non meglio delle aspettative – ad eccezione del Regno Unito – e negli USA l’aumento dei salari fa da sfondo ad un contesto in cui i profitti societari sembrano ripartire. Anche il rallentamento della crescita cinese, in atto ormai dal 2011, sembra aver invertito il trend con la fine del 2015. Una ricerca indipendente condotta da Evercore ISI rileva infatti una crescita del PIL circa pari all’8,2% nel secondo trimestre del 2016, decisamente migliore del 6% registrato a fine 2015. Queste considerazioni, insieme al miglioramento di alcuni dei principali indicatori monitorati dall’OCSE supportano la tesi che a livello globale la crescita del PIL nominale abbia cessato di rallentare nel corso dell’ultimo trimestre. Tuttavia, il rally dei safe-heaven seguìto all’episodio Brexit testimonia come i mercati siano stati più inclini a dare rilevanza ai possibili rischi innescati dalla decisione del Regno Unito, che alla sostenibilità dei dati economici risultati migliori delle aspettative. Secondo Brandywine Global, il gap tra le prospettive reali dell’economia globale ed i livelli a zero o negativi dei tassi di interesse della maggior parte dei paesi sviluppati non è sostenibile ed è probabile che si verifichi una regressione alla media, se si considera che gli ulteriori interventi decisi dalle principali banche centrali post-Brexit pongono le basi per un miglioramento della crescita del PIL globale anche più significativo di quello vissuto nell’ultimo trimestre, in questa seconda metà dell’anno.
In termini di opportunità, sia Western Asset che Brandywine Global evidenziano come i Mercati Emergenti rappresentino in questo momento un asset class di forte interesse, sia sotto il profilo delle valutazioni che dei fondamentali. Il circolo vizioso – sottolinea Brandywine Global – rappresentato dalle pressioni al ribasso sulle valute dei paesi emergenti, che innescavano un rialzo dei rendimenti alimentato dai timori di un’inflazione fuori controllo sembra essersi arrestato e il Brasile ne è forse l’esempio più evidente. Brasile, Messico e India sono alcuni dei paesi su cui Western Asset ha riposto la sua attenzione quest’anno, per un’allocazione che deve essere però opportunistica, dal momento che la forte appetibilità delle valutazioni attuali è dovuta anche all’effetto dei fattori di rischio che hanno pesato e continuano a pesare sulla crescita globale. Se si considera però che circa il 30% dei titoli che compongono l’indice Citigroup World Government Bond offre rendimenti negativi, è naturale che l’attenzione degli investitori si rivolga su quelle aree a rendimenti più elevati, come i bond dei mercati emergenti, sia in valuta locale che forte. Anche il credito USA, sia Investment Grade che High Yield secondo Western Asset è ben posizionato per beneficiare dell’attenzione degli investitori a caccia di rendimenti interessanti. Nonostante il forte rimbalzo dai minimi di febbraio, infatti, gli spread si mantengono piuttosto elevati rispetto ai livelli storici, così come le stime relative ai tassi di default, mentre i fondamentali sono complessivamente adeguati. Grazie anche al supporto offerto dall’approccio accomodante delle banche centrali, secondo Western Asset vi è margine per un’ulteriore riduzione dei differenziali ed una loro riconvergenza verso le medie storiche di settore.

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