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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

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‘Pavilion Italia’: per lanciare le imprese italiane sul mercato cinese

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 giugno 2020

Un’unica vetrina virtuale, posta a finestra privilegiata da cui le aziende virtuose del Belpaese si potranno affacciare sul mercato cinese. Non a caso è Pavilion Italia il nome scelto per il progetto nato dall’accordo tra ICE- Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane e Tencent, colosso internazionale e sviluppatore della piattaforma WeChat. È proprio attraverso questa piattaforma che brand e imprese italiane potranno presentarsi e dialogare con un’audience digitale che ha da tempo superato il miliardo di utenti attivi al mese.A fare da cicerone per il pubblico e i consumatori cinesi, nel maxi-padiglione che ospiterà 300 aziende del Paese, sarà Digital Retex, azienda del Gruppo Retex che supporta i più importanti brand europei nella definizione e abilitazione delle strategie di ingresso, crescita e comunicazione nel mercato cinese. Come primo Trusted Partner di Tencent in Europa e Italia, al team di Digital Retex il compito di occuparsi della gestione e del profilo ufficiale di Pavilion Italia su WeChat, che sarà rinnovato nei contenuti e nell’immagine e ospiterà le aziende che faranno parte del marketplace digitale. Per ognuna di queste imprese sarà creato un percorso di mediazione culturale e storytelling finalizzato non solo a coordinare vendita prodotti, adv e customer care, ma anche a veicolare identità e valori in maniera coerente e appetibile per il pubblico cinese. All’interno di Pavilion Italia i brand potranno usufruire di una vetrina completamente dedicata all’interno di un marketplace integrato e collegato all’account di WeChat, dove promuovere il brand e vendere i propri prodotti.
A proposito di linguaggio digitale, la strategia di Agenzia ICE prevede la realizzazione di campagne di comunicazione ad hoc e la creazione di contenuti coinvolgentipersonalizzati e localizzati per il pubblico cinese, nel rispetto di cultura e costumi. Le aziende che aderiranno a Pavilion Italia avranno l’opportunità di creare la propria vetrina virtuale nello spazio digitale offerto da WeChat sfruttando specifiche analisi di target per raggiungere online il consumatore. Il tutto seguito da Digital Retex coi suoi team in Italia ed in Cina.ICE e Tencent valuteranno le candidature per ospitare in Pavilion Italia fino a 300 operatori che rappresentano alcuni settori del Made in Italy: dall’agroalimentare alle produzioni enologiche, dal fashion al design, dalla gioielleria alla pelletteria. Per fare parte del marketplace sarà necessario rispondere ai criteri contenuti nella call di Pavilion Italia, tutti indicati sul sito ufficiale del progetto.

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Credito investment grade: gli spread creditizi sono veramente a buon mercato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 giugno 2020

A cura di Christopher Hult, Gestore di portafoglio, reddito fisso di Columbia Threadneedle Investments. Il periodo compreso tra metà febbraio e fine marzo è stato teatro di alcune tra le peggiori performance per i mercati degli attivi rischiosi in generale e per il segmento delle obbligazioni investment grade (IG) in particolare. Questa situazione, che è una conseguenza della crisi della Covid-19, si è caratterizzata per la velocità e l’entità dell’ampliamento degli spread.Nello specifico, gli spread delle obbligazioni IG globali rispetto ai titoli di Stato sono passati da 100 a 340 pb, nella correzione dei titoli IG più repentina della storia. Si tratta altresì degli spread più elevati dalla crisi finanziaria globale del 2008, quando arrivarono a sfiorare i 500 pb.A marzo è stato registrato un extra-rendimento del -9%, peggio del -6% e -5% osservati a settembre e ottobre 2008, nel pieno della crisi finanziaria globale. A un livello di 340 pb, gli spread IG globali si situavano a quasi tre deviazioni standard dalla media di lungo periodo di 130 pb. Ad aprile gli spread hanno ceduto parte di tale ampliamento e al momento si attestano a 1,2 deviazioni standard dalla media di lungo periodo.
L’ampliamento degli spread ha fatto sorgere una serie di domande: i mercati del credito sono abbastanza sottovalutati da giustificare un aumento del rischio nei portafogli? Se così fosse, in quale misura dovremmo utilizzare il nostro budget di rischio? Ci troviamo quindi di fronte a un’occasione ghiotta, di quelle che capitano una volta in un decennio, per incrementare il rischio?
Tenuto conto del nostro approccio fondamentale bottom-up, la risposta non può prescindere da una valutazione dei fondamentali societari, indispensabile per stabilire se le valutazioni compensano o meno i rischi. Non vi è dubbio che i mercati siano diventati molto più convenienti, ma è altrettanto incontrovertibile che ci troviamo di fronte a una situazione senza precedenti in cui interi settori sono fermi e intere popolazioni sono in quarantena, con un enorme impatto sulla disoccupazione. Ad esempio, i dati sull’occupazione nel settore non agricolo pubblicati la scorsa settimana indicano che quasi tutti i posti di lavoro creati negli Stati Uniti dal 2009 sono andati persi, con circa 21 milioni di licenziamenti nell’arco di un paio di mesi.
All’inizio del 2020 la nostra valutazione sul ciclo del credito era “prudente”, alla luce della crescente enfasi sui rendimenti per gli azionisti, dell’indebitamento elevato, dell’inasprimento delle condizioni finanziarie (benché l’Europa rappresentasse un’eccezione per via del quantitative easing della BCE), nonché delle valutazioni appena prossime, se non inferiori, alla media di lungo periodo.Oggi le cose sono molto diverse. Le banche centrali e i governi hanno messo da parte le regole canoniche e hanno varato programmi rivoluzionari per evitare le insolvenze. Gli strumenti messi in campo dagli istituti centrali stanno garantendo liquidità quasi illimitata al sistema finanziario, mentre per le aziende e le famiglie sono state introdotte misure di stimolo fiscale senza precedenti per scongiurare il collasso economico e consentire all’economia di riemergere dallo shock pandemico. Alla luce di questi sviluppi significativi, abbiamo elevato a “favorevole” il nostro giudizio sulla congiuntura economica.

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Quei folli che aumentano i prezzi di tutto. Le classiche leggi del mercato oggi sono diverse

Posted by fidest press agency su sabato, 6 giugno 2020

Il prezzo della tazzina di caffè al bar è in genere un riferimento molto utilizzato per vedere come vanno i prezzi. Niente di stratosferico, visto che, rispetto al mercato circostante, sono già diversi anni che è ben al di sotto dei livelli medi, e i furbacchioni di ogni tipo ci marciano per urlare quando aumenta di qualche centesimo o elogiarlo per dire che è tutto sotto controllo.Al di là della tazzina si registrano un po’ dovunque rialzi dei prezzi. Per l’ufficialità non contano i presunti osservatori privati (ognuno tira dalla propria parte), ma solo quelli ufficiali dell’Istat, dell’Ismea, etc.. Diamoci quindi tempo.
Comunque la percezione diffusa, anche a partire dal carrello della spesa, è che tutto è aumentato. Ora che siamo in una nuova fase meno restrittiva della nostra mobilità, dove molti hanno ripreso a consumare nei luoghi della socialità ludica e necessaria, l’evidenza di questi aumenti è più percettibile. C’é da dire, per i negozi al dettaglio, che alcuni fieramente hanno mantenuto i livelli pre-confino totale, e di questo i consumatori gliene danno atto confermando le proprie scelte. Ma, per l’appunto, sono solo alcuni.
Per capire l’impatto generale di questi aumento, occorre ancora aspettare, soprattutto per i risvolti che ci saranno su mercati tipo quello immobiliare, che ora sembra ancora apparentemente sul bordo del baratro.
Nel dettaglio, considerando anche i prodotti turistici che timidamente si riaffacciano su un mercato incerto (che si fa finta sia misterioso per nascondere il dramma), la tendenza è l’aumento.Ed è proprio qui che emerge l’ottusità, tipica del bottegaio.
La situazione di riavvio presuppone una nuova conquista del mercato da parte dei consumatori. Come si conquistano questi ultimi? Qualità, servizio e prezzo.Per la qualità, già nicchia prima della pandemia, oggi lo è ancora di più. Qualità significa spendere di più, per vari motivi non ultimo la moda. Il consumatore medio (a parte un limitato numero che in confino serrato da pandemia era garantito per vari motivi) oggi ha meno soldi, e il suo desiderio di essere tale fuori delle mura domestiche lo ha reso molto più attento ed oculato di prima.Per il servizio, mediamente i dettaglianti oggi sono anche più gentili di prima e, al momento, tendono a curare di più il consumatore.Per il prezzo… scatta la nota dolente. Motivazione media del bottegaio: “sono stato chiuso per mesi a incasso zero e con le spese fisse che erano sempre tali, oggi i miei costi – sanificazione, etc – sono mediamente più alti anche perché c’è molta difficoltà a fruire delle agevolazioni dello Stato”, quindi i prezzi aumentano.
Il bottegaio mediamente ragiona come la massaia dei romanzi di Charles Dickens: vita al quotidiano, mai oltre il proprio naso, conti a fine settimana, prospettive predatorie in attesa di vendere l’attività ad un altro bottegaio e ritirarsi in campagna.
Risultato: ognuno in lotta contro l’altro. La pandemia, nonostante le smielate e gli inviti del premier Giuseppe Conte alle banche perché fossero buone, non ha insegnato nulla. Lotta al coltello fino all’ultimo sangue.
E qui il bottegaio sbaglia, ché il mercato pandemico non è come quello di prima. La solidarietà economica non è roba da chierici e illusi, ma prospettiva di vita. Il consumatore va riabituato ad esser tale, ma se il bottegaio lo spolpa, visto che il nostro consumatore si è abituato a consumare meno ed ha anche meno soldi, invece di farlo entrare nella propria bottega lo terrà ai margini. Risultato per il bottegaio: vende a prezzi più alti e meno.Risultato per il consumatore: acquista meno e frequenta meno le botteghe.Risultati che possono portare vantaggi? Forse nell’apparente immediato di qualche bottegaio che, magari, si auto-loderà di guadagnare facendo anche meno fatica.Ma non è così che funziona l’economia di mercato. Che senza fiducia del soggetto principale, il consumatore, va a ramengo. Ultima e tutt’altro che secondaria osservazione. Il consumatore che non ha scelte e che mediamente viene considerato come un allocco disinformato, è un soggetto in estinzione. La Rete a casa ci ha insegnato molto. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Fortinet guida il mercato con l’innovativa soluzione Secure SD-WAN

Posted by fidest press agency su sabato, 30 maggio 2020

Fortinet® (NASDAQ: FTNT), leader globale nel settore delle soluzioni di cybersecurity ampia, integrata e automatizzata, annuncia nuove soluzioni innovative e conferma un continuo aumento della quota di mercato per la sua soluzione Secure SD-WAN. La flessibilità e la scalabilità di Fortinet Secure SD-WAN ha permesso ai clienti di tutte le dimensioni l’implementazione negli home office, nelle filiali e tra cloud distribuiti, fornendo al contempo la migliore esperienza utente e il miglior livello di sicurezza possibile.
“SD-WAN non è una tecnologia solo per la filiale, è importante per l’intera azienda end-to-end. Con applicazioni per il lavoro da casa, dal data center al cloud e la capacità di collegare i cloud tra loro, Fortinet Secure SD-WAN è una tecnologia di grande impatto che migliora l’esperienza dell’utente e favorisce l’ottimizzazione dei costi e il risparmio di tempo per le aziende. Fortinet è uno dei provider SD-WAN in più rapida crescita e l’unico grande player in questo mercato con un’offerta sviluppata internamente che garantisce sicurezza e networking in un’unica soluzione”, spiega John Maddison, EVP Products e CMO di Fortinet.
Fortinet propone Secure SD-WAN come funzionalità integrata del suo next-generation firewall FortiGate leader del mercato, alimentato dal primo SD-WAN ASIC del settore per consentire una migliore esperienza d’uso, prestazioni più elevate e una migliore efficienza dei costi. Al fine di implementare cambiamenti di rete che garantiscano la continuità del business per una forza lavoro remota in espansione con il minimo di personale IT e risorse infrastrutturali, l’ampio portafoglio di prodotti FortiGate con SD-WAN integrato offre politiche di business flessibili da una console centralizzata Fabric Management Center. Queste policy intuitive permettono una configurazione più rapida e scalabile in pochi minuti per consentire le migliori prestazioni per le app di collaboration, come le conferenze audio/video e le applicazioni SaaS. Il portfolio Secure SD-WAN di Fortinet non si limita ai soli casi di utilizzo aziendale ed è disponibile in un’ampia gamma di dispositivi, che vanno dalle soluzioni pensate per i grandi data center, fino a quelli progettati per filiali, uffici remoti e anche piccoli home office. La capacità di Fortinet Secure SD-WAN di scalare da un home office a una filiale a un cloud distribuito è una caratteristica distintiva.

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Apre il secondo Mercato Sociale di Roma Capitale

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 maggio 2020

Dopo Ostia apre ora nel Municipio IV il secondo Mercato Sociale di Roma Capitale. Ad inaugurarlo questa mattina la Sindaca Virginia Raggi all’interno del mercato rionale San Romano.Il posteggio dedicato è un ‘angolo spesa’ per le persone in difficoltà, dove poter scegliere a piacimento fra i prodotti disponibili, proprio come avviene in un qualunque supermercato. La differenza è che, qui, non bisogna pagare nulla.I destinatari dell’iniziativa, individuati dai servizi sociali, riceveranno gratuitamente beni di prima necessità, grazie a una tessera a punti ricaricata automaticamente ogni mese. Per raggiungere il maggior numero possibile di persone, alcune card saranno consegnate anche alle parrocchie, che provvederanno a distribuirle tra quanti ne hanno più bisogno. Non solo: è prevista la possibilità di aumentare il budget disponibile in funzione di situazioni particolari, come ad esempio la nascita di un figlio o la perdita improvvisa di lavoro.Parallelo e facoltativo, il percorso di volontariato per gli utenti del Mercato Sociale, che potranno scegliere di lavorarvi con l’opportunità di conseguire l’attestato HACCP, a certificazione di conoscenze e competenze in materia di sicurezza ed igiene alimentare.“Roma non lascia indietro nessuno: ‘alimenti di cittadinanza’ per i più bisognosi, con la dignità di una scelta personale dei prodotti e l’opportunità di sentirsi parte attiva della società attraverso il volontariato. Inauguriamo nel IV Municipio un nuovo mercato sociale, una nuova tappa di un circolo virtuoso che, gradualmente, coinvolgerà molti altri mercati di Roma. L’obiettivo è di metterli in rete per dare il via a un’economia di condivisione, una solidarietà fra cittadini”, dichiara la Sindaca Virginia Raggi.I prodotti disponibili sono frutto della generosità di associazioni, catene della grande distribuzione e cittadini anonimi, che potranno decidere di donare al box del Mercato Sociale qualche acquisto effettuato fra i banchi di San Romano. Allo stesso modo, gli operatori potranno decidere di destinare l’invenduto a quest’iniziativa, nel segno della lotta allo spreco alimentare.Si partirà da un nucleo di 22 famiglie seguite dai servizi sociali, con l’idea di integrare questo progetto a quelli in lavorazione nel Municipio, come il futuro bando per ‘borse lavoro’ aperto anche ai diversamente abili. Il tutto, con procedure idonee che possano strutturarsi nei percorsi del reddito di cittadinanza.

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Mercato degli affitti: si inverte il trend di crescita

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 maggio 2020

HousingAnywhere, la piattaforma internazionale di alloggi per studenti e giovani professionisti più grande al mondo, ha rilasciato l’International Rent Index per l’ultimo trimestre del 2020. Lo studio ha analizzato i dati di oltre 100.000 annunci di stanze private in alloggi condivisi, monolocali e bilocali pubblicati nelle principali città europee e disponibili sulla piattaforma tra gennaio 2019 e marzo 2020, riuscendo così a fotografare gli andamenti dei canoni d’affitto su tutto l’anno passato. I dati analizzati dimostrano come la pandemia di Covid-19 abbia avuto un impatto anche sul mercato immobiliare. L’aumento dei prezzi, finora in costante crescita, ha subito infatti una brusca battuta di arresto in tutta Europa. Se i mesi di gennaio e febbraio 2020 confermano i trend di aumento degli affitti dell’anno precedente, marzo ha invece assistito ai primi cali dei canoni d’affitto, interrompendo di conseguenza questo andamento.Cosa succede in Italia? Se nell’ultima parte dell’anno era Firenze ad aver registrato gli incrementi più importanti, adesso è proprio il capoluogo fiorentino che sembra risentire maggiormente della situazione, con una variazione percentuale praticamente nulla per i monolocali (0%) e le stanze singole (0,1%), e dello 0,4% per i bilocali. Anche Milano e Torino, che fino ad ora avevano sempre giocato alla corsa al rialzo dei prezzi, riscontrano un arresto di rilievo nonostante il trend sia ancora in crescita rispetto all’anno.
E all’estero? A Londra e Amsterdam, note per i loro affitti alle stelle, si è registrato l’incremento di prezzi minore dal 2015, rispettivamente +0,5% e +0,1%, mentre a Barcellona gli affitti sono scesi per la prima volta dal 2013, con una diminuzione rispetto al trimestre precedente dello 0,1% per i bilocali e dello 0,8% per le stanze private.

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Un mercato del credito sulle montagne russe

Posted by fidest press agency su sabato, 16 maggio 2020

Commento a cura di Jeff Boswell, co-Portfolio Manager della strategia Global Total Return Credit di Ninety One. Uno degli aspetti più evidenti della recente volatilità del mercato è stato il modo in cui gli asset legati al settore del credito sono diventati correlati tra loro nel pieno di questo sell-off. Ovviamente, la storia insegna agli investitori che nei periodi in cui il mercato è sotto stress (come durante la grande crisi finanziaria e della bolla dei dot-com) è inevitabile che la correlazione tra asset class aumenti; tuttavia, sia la rapidità sia la natura dirompente dell’ultimo crollo non hanno precedenti.Il risultato di questa profonda e diffusa crisi finanziaria è stato che molti investitori nel credito con approcci flessibili si sono ritrovati senza nessun porto sicuro a disposizione. Infatti, il sell-off non ha fatto discriminazioni, il che significa che in molti casi i classici settori rifugio (cioè quei segmenti del mercato con rating più alto) hanno registrato performance inferiori a quelle di altri segmenti tradizionalmente più volatili.Anche se sono state molte le cause scatenanti alla base di questo picco di volatilità e correlazioni, riteniamo che queste in realtà ruotino attorno a due tematiche centrali:Deflussi significativi in tutte le asset class, compreso il mercato investment grade che storicamente è più sicuro;
Mancanza di equilibrio sui trading desk e mancanza di propensione al rischio, cioè una limitata capacità di creare un mercato a due vie.Il segmento investment grade del mercato del credito è stato il vero fattore chiave di questo crollo. In altre parole, di fronte a un mercato traballante sia sul fronte delle obbligazioni sia delle azioni, gli investitori si sono affrettati a richiedere liquidità, cercando freneticamente di racimolare denaro contante e riscattando le loro esposizioni al settore investment grade a prezzi di mercato irrazionali, alimentando di conseguenza un circolo vizioso di abbassamento dei prezzi.Per rendere l’idea del fenomeno, nella settimana del 16 marzo 2020, i fondi americani investment grade hanno registrato deflussi per un ammontare di circa 30 miliardi di dollari; il precedente record negativo settimanale del 2008 aveva registrato una perdita di 8 miliardi.Verso la fine del trimestre, la natura indiscriminata dell’ondata di vendite ha dato vita ad alcune interessanti opportunità di investimento lungo tutto lo spettro del mercato del credito. Dalle obbligazioni high-yield ai prestiti, dal debito investment grade al credito strutturato, la compensazione del rischio ha raggiunto ovunque dei livelli che non si vedevano da molti anni.Mentre le prospettive restano incerte, sia in ottica economica sia di evoluzione dell’epidemia, crediamo che questo netto repricing degli spread creditizi nel primo trimestre abbia aperto una varietà di opportunità a prezzi interessanti per un investitore esigente nel credito.I mercati del credito hanno toccato il fondo verso la fine di marzo e avviato una fase di rimbalzo ad aprile; tuttavia, noi riteniamo che le strada da percorrere per portare a compimento questa ripresa ciclica sia ancora lunga ed è ancora possibile beneficiare ampiamente di queste opportunità.Un elemento che ha prima stabilizzato il mercato del credito e poi innescato la ripresa è stato l’insieme di misure messe in atto da molte banche centrali e dai governi di tutto il mondo, prima di tutte la Federal Reserve (Fed). Uno dei provvedimenti presi dalla Fed è stato quello di intraprendere un programma di acquisto di obbligazioni societarie, con l’obiettivo di sostenere gli emittenti di titoli investment grade statunitensi, insieme ai più recenti “fallen angels”, cioè quegli emittenti che sono stati abbassati di categoria, da investment grade a sub-investment grade. In particolare, l’annuncio di questo programma ha provocato un rimbalzo significativo del mercato del credito, invertendo il trend e portando discreti afflussi.Il sostegno della Fed al mercato del credito costituisce sicuramente un elemento favorevole per il sentiment degli investitori e probabilmente aiuterà a sostenere l’operatività del mercato del credito investment grade.Inoltre, riteniamo che si manifesteranno opportunità significative sia all’interno dei mercati interessati dai programmi della Fed sia in quelli al di fuori, man mano che diventeranno più evidenti le prossime ricadute economiche. In questo senso, riteniamo che essere selettivi sia fondamentale, soprattutto perché incombe un incremento dei default creditizi.
In questo momento, riteniamo che la sfida per gli investitori non sia tanto quella di acquistare sul mercato a valutazioni favorevoli, ma piuttosto trovare investimenti resilienti, attraenti e sostenibili che sopravviveranno indipendentemente dai risultati che si prospettano in futuro.Data l’incertezza e i probabili default in diversi segmenti del mercato del credito, noi riteniamo che vi saranno opportunità in questo ambito.Entrando più nel dettaglio di queste dinamiche cicliche, le metriche di valutazione potrebbero evolversi ulteriormente, facendo emergere la necessità di essere agili e dinamici nel cogliere le opportunità di investimento che nasceranno da questi storici capovolgimenti del mercato. (by ecomunicare Marcello Villa)

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Covid-19: mercato in aumento per il riso

Posted by fidest press agency su domenica, 10 maggio 2020

Dopo un avvio d’anno sostanzialmente stabile per l’acquisto del riso, nelle prime settimane dell’emergenza Covid-19 si è verificato, invece, un aumento delle vendite nella Gdo che ha provocato un forte rialzo dei prezzi all’ingrosso nei listini delle Camere di Commercio e delle Borse Merci italiane. E questo incremento è stato osservato sia per quanto riguarda il riso lavorato che, a monte della filiera, per i risoni. Come riportato nell’analisi realizzata da BMTI per la Camera di Commercio di Pavia (https://www.bmti.it/cereali-riso/) le varietà da risotto, maggiormente richieste dai consumatori durante la Fase 1 dell’emergenza, hanno registrato i maggiori rialzi. Nell’arco di due mesi, tra inizio Marzo e fine Aprile, il prezzo del Carnaroli è cresciuto del 20% circa. Ancora di più l’Arborio e il Roma che ha segnato +30%. In aumento anche il Baldo, sebbene meno accentuato (+13,5%). Tra le altre varietà, una variazione di circa il +20% è stato rilevato anche per i prezzi dei risoni Indica, caratterizzati da grani stretti, lunghi ed appuntiti come il Riso Basmati. Questa percentuale elevata, oltre che dalla emergenza virus, è dovuta ad uno scenario internazionale segnato da quotazioni ai massimi livelli rispetto agli ultimi anni a causa delle restrizioni nelle esportazioni di riso in Vietnam e dalla siccità che hanno colpito importanti attori produttivi come la Thailandia. Tornando al mercato italiano si è registrato, invece, un calo di quasi il 10% per il prezzo del Selenio che, utilizzato per il sushi, ha risentito della chiusura del canale della ristorazione. Nella seconda metà di Aprile, invece, i rialzi si sono attenuati poichè si è ridotta la domanda dell’industria risiera.

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Quali metriche guardiamo quando investiamo sul mercato italiano?

Posted by fidest press agency su domenica, 10 maggio 2020

A cura di Antonio Amendola, co-gestore di Italia ed Europa AcomeA SGR. Nella prima fase della pandemia, gli indici mondiali hanno dapprima vissuto importanti ribassi, sprofondando nel cosiddetto “bear market”, per poi rimbalzare con altrettanta velocità e vigore nelle ultime settimane. In un contesto del genere, perdere la bussola sulla visione di lungo periodo e sull’importanza dei fondamentali è uno dei rischi più comuni che possono presentarsi dinanzi agli investitori.A proposito dei fondamentali, e quindi delle valutazioni implicite dei titoli, è importante fare una precisazione. Trovandoci in un contesto storico totalmente nuovo, è quanto mai difficile fare previsioni sulle principali voci di bilancio aziendali (ricavi, costi, margini, ecc.). Le stime degli stessi analisti, infatti, presentano importanti range di dispersione. Oggi, guardare alle classiche metriche come P/E (rapporto tra prezzo e utili) o Ev/Ebitda (rapporto tra valore dell’impresa e il margine operativo lordo) può portare a conclusioni quanto mai inappropriate. Il motivo? Banalmente come detto prima, nessuno può sapere con precisione i ricavi aziendali e se ci sarà o meno una nuova fase di lockdown. Tuttavia, questo esercizio d’analisi, seppur difficile, non è impossibile e non vuol dire certamente abbandonarsi al caso. Piuttosto, proprio in questa fase si possono riscoprire strumenti e metriche fino ad oggi un po’ tralasciate, come il Price to Book Ratio e il Residual Income Model.
Il Price to book ratio è il rapporto tra il prezzo di mercato di un’azione e il suo valore di bilancio del capitale. Idealmente un’azione dovrebbe trattare, con le dovute eccezioni, intorno al valore contabile del capitale. Spesso, per vari motivi, questo non accade ed è importante capire perché. Una metrica come il Price to Book Ratio fornisce una misura molto conservativa del valore aziendale, rispetto al famoso P/E in quanto non coglie alcuni fattori produttivi importanti come il capitale umano oppure sottovaluta poste come gli attivi intangibili. Proprio per questa serie di motivi negli ultimi tempi è stato spesso accantonata, salvo poi fare ritorno oggi in grande stile. Perché? Semplicemente perché partendo dal valore contabile del capitale aziendale, possiamo avere un punto fisso meno legato a fattori soggettivi, da cui far dipendere le nostre decisioni di acquisto e vendita.
L’altro strumento che andiamo ad esplorare, è un modello di valutazione spesso accessorio rispetto al classico DCF (Discounted Cash Flow), che è il Residual Income Model. Questo modello ci indica l’utile generato da una società dopo che è stato coperto il costo del capitale. Il modello parte dal concetto che una società può anche generare utile, ma se non copre il costo del capitale risulta comunque non profittevole. Un esempio classico è il settore bancario, dove gli istituti di credito anche se generano utile spesso non coprono il costo del capitale e, a lungo andare, distruggerebbero valore.
Il contesto attuale presenta non poche incertezze e ansie per gli investitori, ma proprio per questi motivi, bisogna sempre tenere la bussola dei fondamentali e dell’orizzonte di investimento. L’investitore che sceglie società di buona qualità con indebitamento contenuto e business model resilienti, senza rincorrere i titoli del momento, nel lungo periodo viene premiato. In questa fase di mercato ci viene data l’occasione di accumulare storie di questo tipo di cui l’Italia è orgogliosamente piena, grazie alle multinazionali tascabili che tutto il mondo ci invidia. Noi continuiamo ad essere posizionati su queste storie e a crederci, perché l’Italia non ha soltanto banche e utilities, ma anche importanti realtà nell’industria, nella manifattura, nella farmaceutica, nella meccatronica e tanto altro.

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Crollo verticale ad aprile per l’intero mercato degli autoveicoli in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 10 maggio 2020

In media nel mese sono state 12.835 le pratiche totali lavorate giornalmente dagli uffici del Pubblico Registro Automobilistico, rispetto alle 66.890 formalità dell’aprile 2019. Un’eclatante flessione dell’80,8%, attenuata esclusivamente da un forte aumento delle cancellazioni di provvedimento giudiziario (formalità indipendenti dall’andamento degli scambi commerciali), che fotografa un mercato messo letteralmente in ginocchio dall’emergenza Covid-19 e dalle conseguenti misure di lockdown imposte da Governo e Regioni per contenere la pandemia.In forte contrazione i passaggi di proprietà, che al netto delle minivolture (trasferimenti temporanei a nome del concessionario in attesa della rivendita al cliente finale) ad aprile hanno registrato un calo complessivo del 92,1% rispetto allo stesso mese del 2019, con punte negative del 92,8% per le autovetture e del 94,8% per i motocicli. Risultati che si rivelano ancora più pesanti in termini di media giornaliera, a causa della presenza ad aprile 2020 di una giornata lavorativa in più.In termini statistici per ogni 100 autovetture nuove nel mese di aprile ne sono state vendute 126 di seconda mano e 179 nel primo quadrimestre del 2020. Va tuttavia rilevato che nel settore delle quattro ruote il bilancio mensile delle prime iscrizioni ha fortemente risentito del dato registrato nel Trentino Alto Adige, laddove rispetto al crollo del 91,5% registrato dal PRA a livello nazionale si è evidenziata una variazione negativa del 73,9%, indubbiamente favorita dalle iscrizioni di noleggio per le note agevolazioni fiscali, con 7.344 auto nuove iscritte (di cui 5.856 nell’Ufficio di Bolzano), pari a circa il 50% di tutte le prime iscrizioni effettuate ad aprile in Italia.Sempre in tema di prime iscrizioni, si conferma nel mese di aprile il superamento della quota delle motorizzazioni diesel sul totale delle nuove auto vendute rispetto a quelle a benzina (49,9% per il diesel contro 43,0% della benzina), analogamente a quanto si verifica ormai da tempo per il mercato delle auto di seconda mano. I dati sono riportati nell’ultimo bollettino mensile “Auto-Trend”, l’analisi statistica realizzata dall’Automobile Club d’Italia sui dati del PRA, consultabile sul sito http://www.aci.it

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“10 fattori che potrebbero cambiare le economie e i mercati per sempre”

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 maggio 2020

A cura di Pauline Grange, Gestore di portafoglio, Azioni globali di Columbia Threadneedle Investments. La crisi provocata dal Covid-19 sta mettendo alla prova persone, famiglie, società, governi e mercati d’investimento in tutto il mondo. È un’esperienza che potrebbe cambiare radicalmente i comportamenti di consumatori, aziende e mercati finanziari. Partendo da questa premessa, illustrerò di seguito le 10 tendenze emergenti dalla crisi del Covid-19 che ritengo cambieranno per sempre le economie e i mercati.Sia in termini di consumi sia in termini di catene produttive, i paesi cominceranno a dare maggiore importanza alla provenienza delle “cose” e a mettere in discussione un’eccessiva dipendenza da alcune nazioni. Si tratta di una vera e propria sfida che spingerà le aziende a diversificare le catene produttive. Potrebbero inoltre innescarsi dinamiche altamente favorevoli alle piccole imprese locali man mano che i consumatori si allontanano dai marchi fino ad oggi dominanti.
Il fatto che le persone siano costrette a fare compere online e che molti negozi fisici non accettino più i contanti per motivi di igiene, potrebbe accelerare il passaggio dal denaro contante alle carte di pagamento.Verranno potenziate le leggi e le normative in materia, soprattutto in Cina, che sarà chiamata a regolamentare il suo settore alimentare, vista la fonte dell’epidemia.
Resteremo sorpresi dalla velocità dei passi avanti compiuti verso una soluzione al virus, favoriti dalle scoperte in campo genetico, e dalla rapidità dei risultati degli studi clinici. Il genoma della malattia è stato decifrato a metà gennaio, il meccanismo di legame con la proteina è stato individuato alcune settimane fa, il virus è stato replicato in un laboratorio canadese e Moderna, società statunitense di biotecnologie, sta testando un vaccino da diverse settimane. È un’evoluzione sorprendentemente veloce rispetto al passato, quando ci sarebbero voluti anni e non settimane per la fase di sperimentazione. Le persone potrebbero sottovalutare l’evoluzione della scienza e il suo impatto. La concreta possibilità di arrestare la malattia prima del previsto potrebbe sorprenderci positivamente.Consentire il lavoro da casa è diventato un obbligo per le aziende e potrebbe trasformarsi in una modalità di lavoro più accettabile. Questo potrebbe stimolare gli investimenti nel cloud, accelerando l’abbandono delle tradizionali infrastrutture informatiche.Diminuiscono gli attacchi contro i colossi tecnologici, percepiti ora come un servizio di pubblica utilità. Questo periodo di isolamento ha chiaramente messo in evidenza il ruolo fondamentale svolto dalle piattaforme tecnologiche, compresi i social media. Sebbene i ricavi pubblicitari a breve termine possano subire ripercussioni nel caso di piattaforme online come Google Search, YouTube e Facebook/Instagram, a lungo termine queste beneficeranno di una maggiore crescita degli utenti e del loro grado di coinvolgimento. Chi aveva abbandonato le piattaforme per timori legati alla privacy ora potrebbe tornare a frequentarle, mentre gli attacchi da parte dei governi potrebbero scemare di fronte al ruolo chiave giocato dalle aziende tecnologiche nel fornire supporto alla comunità durante la crisi.I consumi online aumentano per tutte le voci di spesa: alimentari, istruzione e articoli generici, e la base di utenti abituati a fruire di questi servizi si allarga. Quella che per molti è nata come una necessità potrebbe diventare la norma. Assisteremo anche a un’ulteriore accelerazione degli investimenti online da parte di rivenditori al dettaglio e servizi tradizionali.Si è già registrata una forte crescita di aziende operative nel campo dell’intelligenza artificiale che usano gli algoritmi basati su dati per automatizzare i processi decisionali anziché i laboriosi processi basati sulla comunicazione faccia a faccia. Sono tutte pronte a una realtà meno fondata sull’interazione umana e questo, come accennato in precedenza, potrebbe favorire ulteriormente gli investimenti nei cloud pubblici.I paesi che stanno beneficiando di minori livelli di inquinamento atmosferico e idrico (nei canali di Venezia le acque sono diventate decisamente più trasparenti e ora si vedono banchi di pesci che nuotano), potrebbero cercare di preservare questo cambiamento? Grazie al supporto degli stimoli fiscali, potremmo registrare un rilancio dell’agenda verde e un aumento degli investimenti in energia rinnovabile, infrastrutture per i veicoli elettrici e così via.
Le aziende potrebbero attraversare una fase di riorganizzazione profonda e attribuire maggiore importanza al loro scopo, ossia al loro impatto sull’ambiente e sui consumatori, sulla società, sui dipendenti e sulla catena produttiva? In un contesto di crescente disuguaglianza sociale nei mercati occidentali si sta già mettendo in dubbio il ricorso ai riacquisti azionari da parte delle società per incentivare i prezzi dei titoli a spese dell’attività di investimento e dei bilanci. Ma nel periodo successivo al Covid-19 questi dubbi potrebbero aumentare? Nella mentalità dei consumatori potrebbe cambiare radicalmente la scala dei valori visto che abbiamo sperimentato un’effettiva riduzione delle libertà. Improvvisamente, potremmo ritrovarci a dare meno importanza alle cose materiali, mentre le esperienze, la salute/forma fisica e l’impegno sociale saliranno nelle priorità dei consumatori.

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L‘importanza dello stock picking nel mercato italiano

Posted by fidest press agency su domenica, 19 aprile 2020

A cura di Giacomo Tilotta, Head of European Equity di AcomeA SGR Mai come in questa fase, l’andamento dei mercati è dominato dal flusso di notizie macro. Gli interventi delle banche centrali e le decisioni di stimolo fiscale dei governi, in alcuni casi rapidi e incisivi, in altri molto meno, per contrastare gli effetti della diffusione del virus sul sistema economico, sono alla base dei recenti movimenti di mercato. Le variabili esogene ai modelli di business delle società, di fatto, sembrano avere più rilevanza degli aspetti micro. Capire come le società affrontano questa fase delicata, quale sia il loro punto di vista circa i possibili sviluppi di questa crisi, è a nostro avviso fondamentale per orientare al meglio le scelte di investimento.Un primo riscontro lo abbiamo avuto nelle ultime settimane tramite contatti con un cospicuo numero di società italiane, rigorosamente in videoconferenza, che ci hanno permesso di approfondire alcune tematiche rilevanti.
Il tema della liquidità è stato il principale focus di tutti gli incontri. Di certo vi sono società con una situazione di partenza non ottimale, magari con una leva finanziaria elevata, che rischiano in misura maggiore, ma in generale a parte qualche caso, su questo fronte la situazione a oggi appare gestibile. Eccezion fatta per alcuni casi estremi, infatti, si possono osservare delle situazioni che, a oggi, appaiono come opportunità. In particolare, nel settore industriale, vi sono interessanti società che hanno delle possibili leve da utilizzare per gestire sia l’attuale fase di contrazione, sia una possibile difficile ripresa del ciclo economico.
Osservare il mercato dove per prima si è diffuso il virus e capire come stia avvenendo la fase di ripresa, successiva al lockdown, è stato un motivo di forte interesse. Il messaggio da parte delle società è stato quello di evidenziare come la ripresa, anche se in maniera lenta e graduale c’è, e riguarda in particolare i settori delle telecomunicazioni e della tecnologia e in parte anche quello industriale.La totale mancanza di visibilità circa le prospettive e possibili target raggiungibili per l’anno in corso e quelli a venire, è stato l’elemento che ha accomunato tutte le società che abbiamo incontrato. Queste mancate prospettive non soltanto nascono dall’incertezza circa l’evoluzione di quello che è un fenomeno sanitario nuovo, ma anche per la lentezza dell’azione politica, inadeguata rispetto alla velocità di diffusione del virus. La vera discriminante per individuare le realtà più interessanti sta nella flessibilità del modello di business e nella capacità di adeguarsi ai cambiamenti in essere.Comprendere i possibili cambiamenti strutturali che questa crisi si porta con sé è senz’altro un esercizio molto interessante. La convinzione espressa dal management delle società è che si creeranno nuove tendenze e nuove opportunità una volta tornati alla normalità. Si è parlato molto, infatti, della crescente domanda di servizi legati al mondo della tecnologia e delle telecomunicazioni, su cui si baserà il nuovo paradigma di crescita. Grande risalto è stato dato al fenomeno della digitalizzazione che imporrà alle società stesse di accelerare verso un processo di conversione sull’online, che decreterà il successo di un’azienda rispetto alle altre.
Come sono oggi a nostro avviso le valutazioni del mercato italiano? Parlare oggi di valutazioni a sconto o a premio sul mercato italiano rischia di essere fuorviante. Se facciamo riferimento alle metriche più utilizzate (P/E o EV/Ebitda), queste ci possono portare a vendere o non acquistare delle società che in realtà hanno un valore intrinseco maggiore rispetto a quello espresso dai numeri. Una metrica un po’ più realistica in questa fase è secondo noi il Price to Book Value, cioè il rapporto tra prezzo di borsa e valore contabile dell’equity di una società. Oggi il Price to Book Value del mercato italiano è pari a 0,85, il livello più basso in Europa. Ciò significa che il mercato italiano scambia a meno di 1 volta il capitale investito. Per un investitore è importante guardare oggi alla bontà del business, alla capacità di reggere lo shock, ai margini e alla sostenibilità nel medio termine.Su quali aziende e settori stiamo puntando? Mantenendo una view di lungo termine, a nostro avviso, interessanti opportunità possono emergere dall’universo delle mid e small cap italiane. Parliamo di quelle “multinazionali tascabili”, di quelle realtà innovative e altamente competitive sui mercati globali. Di fatto, le eccellenze del nostro Made in Italy. Queste aziende presentano un basso indebitamento, margini sostenibili, visione internazionale e un management direttamente coinvolto. Possono inoltre consolidarsi, e quindi aumentare la loro presenza sul mercato, con realtà più piccole o con altre aziende straniere che trattano a valutazioni più interessanti. Per quanto riguarda il settore finanziario, al contrario della precedente crisi, oggi le banche rivestono un ruolo da protagoniste. A differenza della precedente crisi, in cui erano la causa, oggi rappresentano la soluzione per trasmettere gli stimoli monetari e fiscali all’economia reale. Le banche italiane oggi presentano un asset quality migliore non solo rispetto alla precedente crisi e agli anni della crisi dei debiti sovrani europei, ma anche rispetto alle banche europee. Il regolatore sta inoltre venendo incontro al settore bancario, attraverso misure che posticipano nel tempo l’aumento richiesto sui requisiti patrimoniali e sulla copertura dei crediti. Queste azioni riducono la pressione sul capitale delle banche e liberano risorse per nuove esposizioni.L’elevata incertezza della situazione che stiamo attraversando trova riscontro nei messaggi delle aziende che abbiamo incontrato, così come i primi lenti segnali di ripresa del mercato cinese. La situazione della liquidità al momento non manifesta situazione di eccesso, anche se il protrarsi di questa situazione, comporterebbe delle problematiche maggiori, specie per quelle società che, a oggi, si presentano con una situazione debitoria stressata. È difficile, anzi impossibile, prevedere l’andamento futuro dei mercati e capire se i minimi di metà di marzo possano essere ritestati o meno. Crediamo che lo sforzo dei risparmiatori, come quello degli investitori, debba essere oggi rivolto a ricercare opportunità in un orizzonte temporale di medio lungo periodo sulla base dei fondamentali delle società su cui si investe.

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Tecnologia globale: aggiornamento sulla volatilità di mercato

Posted by fidest press agency su sabato, 18 aprile 2020

A cura di Paul Wick, Portfolio Manager di Columbia Threadneedle Investments. Il COVID-19 sta chiaramente avendo un significativo impatto negativo sull’economia mondiale e sui mercati finanziari, compreso il settore tecnologico. Al di là dell’epidemia, i fondamentali del settore rimangono sani, poiché molte delle tendenze positive degli ultimi anni continuano a stimolare il mercato, tra cui l’incremento della velocità di rete, investimenti di capitale nei data center su cloud e la continua vivacità del commercio online. Nelle ultime settimane una serie di società globali ha lanciato moniti sull’effetto del COVID-19 sulle proprie attività operative e il settore tecnologico non ha fatto eccezione, tra cui portafogli con partecipazioni in Apple e Microsoft. Forse questo non avrebbe dovuto sorprendere gli investitori, dato che il virus ha avuto origine in Cina. Il paese è diventato cruciale per il settore tecnologico, sia come partner della catena di fornitura che come fonte di reddito. (Apple ha ottenuto circa il 15% del suo fatturato dalla Cina nel quarto trimestre del 2019). In reazione all’epidemia, la Cina ha imposto misure quali le restrizioni sui viaggi, una faccenda problematica per le imprese tecnologiche. Sebbene sembri che l’attività sia in fase di ripresa, Apple e Microsoft hanno dimostrato che questo processo richiederà tempo. Una nota più positiva, il numero di casi di coronavirus in Cina sembra essersi stabilizzato. Pur prendendo atto delle informazioni ancora incomplete sulla portata e la durata del distanziamento sociale e sul suo impatto economico, seguite dall’incertezza sul futuro della ripresa, continuiamo a esaminare il processo di aggiornamento dei nostri modelli per riflettere le stime riviste e gli obiettivi di prezzo. I data center e i PC dovrebbero tenere il passo con le altre aree: il data center aziendale è stato debole per tutto il 2019, quindi quest’area non dovrebbe dover ridurre le stime dai livelli di picco. Si pensava che la domanda di PC sarebbe stata debole, tuttavia potrebbero esserci margini di miglioramento, dal momento che dovrebbe verificarsi una “fase di attrezzaggio”, in cui aziende e studenti dovranno acquistare computer e monitor aggiuntivi per lavorare o studiare da remoto da casa. Nel frattempo, il cloud dovrebbe trarre vantaggio da un numero maggiore di attività quotidiane che si spostano online. La spesa per le infrastrutture di rete aziendali è in genere meno volatile rispetto ad altre componenti dell’hardware IT aziendale. I governi potrebbero anche prendere in considerazione progetti infrastrutturalin come il 5G e il potenziamento a livello di dimensioni, simili a quelli intrapresi dalla Cina nel 2009 con il 4G. I WFE (Wafer Fab Equipment) e le memorie sono livellate al computing e ai ricevitori e sembrano uscire dai livelli minimi del 2019. Queste società dovrebbero riuscire a reggere meglio, grazie ai trend positivi nel computing e nella comunicazione.L’incertezza cruciale della seconda metà del 2020 è l’uscita dell’iPhone 5G, rispetto alla quale il management si è mostrato laconico, adottando un atteggiamento prudente. Il prezzo delle azioni di Broadcom si è ritrovato sotto pressione poiché molti investitori considerano l’azienda molto indebitata, incline all’M&A e con una elevata esposizione ad Apple. Anche se molte di queste considerazioni erano vere storicamente, e alcune di esse rimangono tali, non forniscono un quadro completo della questione. Oggi, il mix aziendale di Broadcom prevede una spesa maggiore per data center/reti rispetto ai telefoni cellulari. I ricavi ricorrenti rinvenienti dai software di Broadcom costituiscono il 20% del suo fatturato, ha margini lordi superiori al 70%, margini operativi maggiori del 50% e un margine del flusso di cassa libero di circa il 45%; per l’esercizio fiscale 2019, gli azionisti riotterranno 10 miliardi di dollari, compresi 4 miliardi di dividendi, e nell’esercizio 2020 si prevede un’ulteriore crescita dei dividendi (fonte: Bloomberg, 2020).Il leverage dell’azienda non è di livelli estremi e il management si impegna a ridurre il suo livello di debito assoluto. Broadcom è più simile a una società software matura più che a un’azienda produttrice di semiconduttori volatile e, se il management proseguirà sul suo cammino, dando prova di crescita delle vendite nel comparto software, crescita del flusso di cassa libero e tassi di crescita annuali composti con dividendi a due cifre, e se continuerà a ridurre il livello di debito assoluto, riteniamo che le sue azioni reggeranno bene. I semiconduttori sono stati tra i fanalini di coda dei mercati tecnologici nella settimana che termina il 20 marzo, quando le guidance sugli utili sono state ritirate da Lam Research nel corso della settimana. Il 16 marzo, diverse contee in California hanno emesso un provvedimento di coprifuoco (“shelter in place order”), che impone all’azienda di interrompere temporaneamente i lavori in loco nelle sedi Fremont e Livermore per tre settimane. Inoltre, Lam Research ha attività nella catena di approvvigionamento in Malesia e il 16 marzo il governo malese ha emesso un provvedimento volto a chiudere alcune attività commerciali. L’attuazione di questi provvedimenti impedisce all’azienda di produrre negli impianti di Fremont e Livermore (California) e di ricevere i ricambi necessari dai suoi principali fornitori. Queste direttive governative possono influire sulla capacità dell’azienda di rispettare le guidance finanziarie del trimestre di marzo. Il ritiro della guidance ha influito negativamente su altri fabbricanti di prodotti semilavorati presenti nei nostri portafogli tecnologici globali, tra cui AMAT e Teradyne.Nel breve termine, la presenza di tendenze ambivalenti nel segmento del computing che rimangono marcate e il fatto che i telefoni 5G dovrebbero avere ancora un ciclo solido, anche se in ritardo rispetto a quanto previsto in precedenza, sono tra i motivi per ritenere che la spesa WFE dovrebbe reggere relativamente bene. Tuttavia, si prevede che l’impatto economico causato dal COVID-19, con un netto crollo delle attività produttive nel secondo trimestre e nel terzo trimestre del 2020, probabilmente produrrà un forte calo della spesa, sia da parte dei consumatori che delle aziende, che alla fine si ripercuoterà sulle dimensioni della spesa per WFE. A lungo termine, continuiamo ad apprezzare il settore WFE perché è un business sostenibile a lungo termine, basato sulla crescente domanda di semiconduttori nell’economia, con contenuti in crescita e un ampliamento delle applicazioni, come l’intelligenza artificiale. Anche la spesa in Logic/Foundry da parte di Intel, TSMC e i cinesi dovrebbe ritornare su solidi livelli secolari, mentre la spesa in NAND e DRAM dovrebbe riprendersi dai minimi per supportare la crescita della domanda di elettronica. In questo contesto, continuiamo a prevedere una notevole crescita di Lam Research in un orizzonte temporale a lungo termine.Il 25 marzo, Micron ha segnalato guadagni, margini lordi e ricavi pari a o al di sopra del limite superiore delle stime. Sebbene il periodo oggetto delle misurazioni si sia concluso prima delle interruzioni generalizzate dell’economia globale, il management ha constatato una certa solidità nei data center e nei PC, che hanno assistito a un aumento della domanda legata ai trend del telelavoro e della didattica a distanza, che contribuisce a compensare alcuni dei punti deboli riscontrati nel settore della telefonia, dell’elettronica di consumo e delle auto. Micron ha un leverage consistente nei confronti del computing, del 5G e dell’inflessione positiva nella definizione dei prezzi di NAND/DRAM per contribuire a mitigare alcuni degli effetti economici negativi del COVID-19. Micron dovrebbe continuare a trarre vantaggio dalla sua esposizione alle tendenze secolari dei data center, dei videogame e dell’e-commerce di consumo. Inoltre, il miglioramento della redditività strutturale del settore delle memorie dovrebbe attenuare la volatilità ciclica dei prezzi che è stata storicamente associata al settore. Il team continua a monitorare le tendenze di domanda/offerta del settore delle memorie.Sebbene lo scenario legato al COVID-19 sia ancora in divenire, continuiamo a essere dell’idea che l’epidemia del coronavirus non spazzerà via le tendenze tecnologiche trasformazionali di lungo periodo del cloud computing, del 5G, dei veicoli elettrici, dello streaming e della sicurezza informatica per i prossimi anni. Continuiamo a tenere d’occhio la situazione e restiamo all’erta per scovare qualsiasi divario significativo tra le valutazioni del settore e i fondamentali sottostanti. Continuiamo a impegnarci con il nostro processo di investimento collaudato e disciplinato, che si basa su un’approfondita analisi dei fondamentali per identificare le società che scambiano a valutazioni interessanti e che hanno le migliori prospettive di crescita e il potenziale per garantire un solido ritorno sugli investimenti nel corso del tempo.

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Mercato azionario americano: un cambio di paradigma all’orizzonte?

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 aprile 2020

A cura di Alberto Artoni, Portfolio Manager US Equity di AcomeA SGR. Dall’inizio della crisi ad oggi l’indice S&P500 ha perso circa il 26%, toccando il suo minimo di periodo il 23 marzo. Sono bastati soltanto 21 giorni, per proiettare l’indice S&P500 da un bull market a un bear market. La rapidità con cui tutto questo è accaduto non si era mai vista prima d’ora. Il mercato sconta ormai una recessione inevitabile dell’economia statunitense.Il coronavirus determinerà una contrazione del PIL americano, con variazioni negative in doppia cifra nel primo e nel secondo trimestre. A partire dal terzo e quarto trimestre inizierà la fase di ripresa. Ma la recessione non è la descrizione corretta di ciò a cui stiamo assistendo attualmente. È una brusca interruzione dell’attività economica, da 100 a zero in pochi giorni o settimane.Almeno 10 milioni di persone hanno fatto richiesta di sussidi di disoccupazione nelle ultime due settimane e maggiori perdite si avranno man mano che le misure di contenimento di Covid-19 si diffondono e si intensificano. Il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti potrebbe passare da un minimo storico del 3,4% prima della crisi Covid-19, a un massimo storico del 15-20% entro giugno di quest’anno. Si stima comunque che circa il 5% di questo incremento potrebbe tornare immediatamente al lavoro alla fine delle misure di contenimento. Per fare un confronto storico, la crisi finanziaria globale ha visto il picco del tasso di disoccupazione al 10%, mentre il massimo postbellico è stato del 10,8% nel 1982.La risposta della politica fiscale allo shock di COVID-19 è stata considerevole e di vasta portata. Il CARES Act recentemente approvato è un atto legislativo gigantesco che dovrebbe aiutare a proteggere l’economia statunitense dagli effetti economici della pandemia. Il disegno di legge assegna circa $ 2,3 trilioni a famiglie, aziende e governi statali e locali. L’iniezione più immediata di liquidità nell’economia ammonta a circa $900mld e arriva attraverso tre canali: sostegno ai redditi dei cittadini ($ 290 miliardi), aumento dell’indennità di disoccupazione ($ 260 miliardi) e prestiti/sovvenzioni alle piccole e medie imprese ($ 350 miliardi).Il sostegno al reddito dei cittadini prevede pagamenti diretti per un importo di $ 1.200 per adulto e $ 500 per bambino, stimati per un totale di $ 290 miliardi. Sono esclusi i sostegni ai redditi superiori a 100mila dollari.Un altro elemento chiave del pacchetto di incentivi è l’aggiunta di $ 600 ai sussidi di disoccupazione settimanale ordinaria per i prossimi quattro mesi, insieme all’espansione delle regole di ammissibilità per includere i lavoratori autonomi e a un’estensione per ulteriori 13 settimane di benefici. Si stima che l’intero pacchetto fornirà $ 260 miliardi di benefici aggiuntivi.Infine, le piccole e medie imprese possono richiedere prestiti fino a $ 10mln per pagare le spese operative. Anche se strutturati come prestiti, i fondi saranno prestati con l’intenzione di essere cancellati per le imprese che mantengono intatta la loro forza lavoro e, quindi, potrebbero essere considerati come vere e proprie sovvenzioni.
Da inizio anno, i settori che hanno registrato le migliori performance relative sono i consumer staples (-11,61%), farmaceutici (-14,39%), utilities (-19,05%). Questi settori più difensivi non hanno, infatti, risentito dello shock della domanda a causa delle misure di lockdown e degli effetti economici del virus. È interessante notare come la tecnologia (-15,43%), pur essendo tradizionalmente correlata al ciclo economico, si posizioni ancora tra i migliori settori, premiata dagli investitori grazie al profilo strutturale di crescita superiore al resto del mercato.I settori ciclici sono invece quelli che in questa fase stanno risentendo maggiormente il calo congiunturale della domanda di beni e servizi legati all’andamento dell’economia globale. I più penalizzati sono l’energy (-49,21%), finanziari (-35,65%), industrials (-30,31%), materials (-30,16%) e consumer discretionary (-25,96%).
Rispetto alla crisi finanziaria del 2008, oggi la risposta dei governi e delle banche centrali è stata tempestiva e rilevante. Oltre al supporto della FED, attraverso acquisti “infiniti” dei titoli del debito statunitense, il Tesoro ha messo in atto il piano di stimoli fiscali da 2,3 trilioni di dollari.Il maggior interventismo sul fronte fiscale da parte dei governi potrebbe dunque rappresentare uno dei catalist per il recupero della performance dei settori ciclici nei prossimi anni. Dall’inizio della crisi, il fondo America è passato da una esposizione netta di poco inferiore al 90% a una di poco superiore al 100%, tenendo conto della posizione in derivati.
La nostra view rimane di lungo termine. Oggi, il mercato azionario americano tratta a circa 16 volte gli utili. Un livello che potrebbe non sembrare estremamente a sconto su base storica, ma che sicuramente va interpretato con un’ottica differente dal passato. Questa crisi determinerà inevitabilmente un aumento dell’indebitamento pubblico e privato dell’economia e l’unico modo per mantenere la sostenibilità dei debiti è attraverso un bassissimo livello dei tassi di interesse. È lecito dunque attendersi tassi di interesse vicini allo zero per ancora molti anni. L’effetto di questo “new normal” è che potremmo ritrovarci in un nuovo contesto di mercato caratterizzato da multipli più elevati rispetto alla media storica. Per gli investitori dunque l’attrattività del mercato azionario sarà ancor più marcata rispetto all’investimento in titoli del reddito fisso.

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Il mercato ittico sotto pressione

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 aprile 2020

<<Pescatori, venditori al dettaglio e aziende impegnate nella grande distribuzione operative al 30 per cento: il settore ittico rallenta ma incassa il colpo dell’emergenza coronavirus scongiurando la paralisi. Volano della ripresa del settore potrebbe rivelarsi proprio la dieta mediterranea agevolata da un brusco calo del prezzo del prodotto>>. E’ quanto afferma Daniele Attili, Direttore Commerciale della 4th Cliff Lobster Italia srl Azienda leader nel settore ittico da oltre 30 anni e con sede a Roma (Ostia). <>. Anche la pesca dunque, uno dei settori produttivi su cui si basa una buona fetta dell’economia del litorale romano, sta accusando il colpo dell’emergenza coronavirus. Ma anche in questo caso i nuovi strumenti di comunicazione sembrano dare una mano. In particolare la possibilità, riconosciuta dalle restrizioni, di continuare a lavorare ha permesso di ridurre la frenata, trasformando quello che poteva essere un disastroso tracollo in una frenata dolorosa ma gestibile almeno dai più solidi ed esperti. <>. Molti pescatori del litorale romano in particolare hanno ridotto le uscite a 3 settimanali, evitano contatti con i clienti e utilizzano guanti e mascherine. C’è poi il calo del prezzo del pescato che si sta rivelando una sorpresa per molti consumatori, che sono così tornati a preferire il prodotto fresco allo scatolame. Soluzione valida anche per la salute se si considera l’apporto vitaminico garantito da questo tipo di alimentazione. <>.

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Bandaultralarga, Butti-Mollicone (FdI): “Multa a Tim”

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 marzo 2020

“Riequilibra il mercato tlc. Ora azienda unica per accelerare piano BUL.” “La multa inflitta a Tim da parte dell’antitrust per le condotte lesive degli investimenti pubblici e privati nello sviluppo della fibra riequilibra il mercato a favore dell’infrastrutturazione per le imprese e a favore dei servizi di telecomunicazioni per gli utenti. Soltanto un’impresa su tre è dotata di connessioni in banda ultra larga, e circa due aziende su tre risiedono nelle “aree grigie”, mentre la connessione ultralarga raggiunge solo il 10% delle famiglie, in ritardo rispetto gli obiettivi di digitalizzazione previsti dell’Agenda 2020 e dal Piano nazionale sulla BUL. La quinta generazione mobile e tutte le altre tecnologie che vedranno la luce nei decenni a venire dovranno necessariamente “appoggiarsi” alla fibra per esprimere appieno il proprio potenziale. Per garantire lo sviluppo economico della Nazione, la sovranità digitale italiana e superare il ritardo tecnologico, è, quindi, necessario, come richiesto da una mozione di Fratelli d’Italia, promuovere, mediante la partecipazione azionaria detenuta da Cassa depositi e prestiti in TIM e in Open Fiber, l’aggregazione dei beni relativi alle reti di telecomunicazioni, creando una società unica della rete, in una stretta collaborazione con Infratel, semplificando, infine, la burocrazia per i permessi e il rilascio dei voucher.”Cosí i deputati di Fratelli d’Italia Alessio Butti, responsabile Media del partito, Federico Mollicone, responsabile Innovazione per FDI.

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Mercato del lavoro in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 8 marzo 2020

Sono 486.577 le offerte di lavoro pubblicate dalle aziende di tutta Italia nel 2019 su InfoJobs, con una predominanza di annunci in Lombardia, in particolare a Milano, che si conferma la provincia più attiva. Questo è quanto emerge dall’Osservatorio sul Mercato del Lavoro 2019 di InfoJobs, piattaforma di recruiting online n.1 in Italia, che analizza i settori più attivi e le professioni più richieste in Italia, per restituire uno spaccato del panorama del lavoro online nell’anno appena concluso.
In cima alla classifica delle regioni che spiccano per offerte di lavoro si conferma per il terzo anno consecutivo la Lombardia, che rappresenta nel 2019 il 34,4% del totale nazionale delle richieste, con Milano che si conferma la città italiana dove la ricerca delle aziende è più attiva. Al secondo posto tra le regioni si posiziona l’Emilia-Romagna (15,4%), cui fanno seguito Veneto (14,2%), Piemonte (8,1%) e Lazio (6,5%).Dal punto di vista della crescita anno su anno, sono due le regioni che emergono dall’Osservatorio di InfoJobs: l’Abruzzo è in testa con una crescita del +23,2% rispetto al 2018, e segue a poca distanza il Friuli-Venezia Giulia, che cresce del +11,4% sull’anno precedente.Con una lente d’ingrandimento sulle provincie, oltre al capoluogo lombardo che primeggia, il secondo e terzo posto sono occupati da Roma e Torino, al quarto posto si posiziona Bergamo, e al quinto posto Bologna.
Se nel primo semestre 2019 è stato l’ICT a primeggiare nella classifica, il dato annuale complessivo vede questo settore al terzo posto, superato da Terziario e Servizi alle Imprese, che si classifica al primo posto con oltre il 30% del totale offerte, e da Produzione Industriale, in particolare quella avanzata legata all’industria 4.0. Quarto posto assegnato al Retail, seguito da Telecomunicazioni e, al sesto posto, Servizi Ambientali. Il settore Energie rinnovabili e ambiente, anche se di poco fuori dalla top 10, è quello che cresce di più, a testimonianza non solo del progressivo commitment verso i temi della sostenibilità, ma anche del ruolo propulsivo del green nel business.Salda al primo posto, in continuità con i dati del primo semestre 2019, la categoria che raccoglie i professionisti in ambito Manifatturiero, produzione e qualità: sono a loro indirizzate il 20,5% del totale delle offerte. Amministrazione e contabilità segue al secondo posto con il 9%, al terzo Vendite (8,7%), Commercio, GDO, retail (8,3%) al quarto e chiude la top 5 la Logistica, con il 7,5% sul totale italiano.Andando più in profondità nelle categorie professionali, InfoJobs ha indagato anche lo specifico delle professioni più ricercate dalle aziende. In generale si tratta di professioni dove l’elemento umano è imprescindibile e dove il numero di addetti rimane necessariamente elevato. Al primo posto gli Addetti alle pulizie, in uffici e alberghi in particolare, con poca esperienza ma capaci di adattarsi al cambiamento. Seguono al secondo posto gli addetti alla Logistica, spostamento merci e spedizioni, in particolare per il settore Trasporti. Bene anche la ricerca di Addetti alle vendite, sia per la grande distribuzione che per il commercio al dettaglio, seguono al quarto posto gli Operai non specializzati e al quinto il Personale amministrativo, al quale si richiede abilità in contabilità.
Al 7° e 8° posto troviamo due professioni tecniche qualificate, che richiedono hard skills specifiche. Per i giovani Disegnatori industriali che hanno già alle spalle una prima esperienza di 2-4 anni, ci sono state molte offerte che richiedevano capacità di utilizzo di AUTOCAD, progettazione architetturale, ma anche grafica e software per il disegno tecnico. Richiesti anche gli Sviluppatori software, con capacità di analisi delle specifiche del software, progettazione software e informatica, oltre ad esperienza precedentemente maturata. Senza dimenticare le soft skills, tra le quali la più apprezzata sembra essere il pensiero creativo, indispensabile in molti mestieri, anche molto tecnici come questo.

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Mostra mercato del tartufo marzuolo

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 febbraio 2020

Volterra (PI) Sabato 28 e domenica 29 marzo (Orari: Sab. 28 marzo ore 15-20 | Dom. 29 marzo ore 10-20) si rinnova a l’attesissima Mostra mercato del tartufo marzuolo. L’appuntamento è alla sua decima edizione e celebra i sapori del territorio in un fine settimana di gusto e divertimento pensato per tutta la famiglia.
Cuore della manifestazione le Logge del Palazzo Pretorio di Piazza de’ Priori, dove per due giorni (sabato dalle 15 alle 20, domenica dalle 10 alle 20) sarà possibile conoscere ed acquistare il meglio delle specialità del paniere locale – oltre al tartufo anche formaggi, olio, vino, birra, salumi, dolci – raccontate dai produttori. Un fine settimana da non perdere per gli amanti delle tradizioni gastronomiche più genuine, con l’evento che farà di Volterra la tappa di una piacevole gita fuori porta grazie alle tante iniziative collaterali per grandi e piccini. Fra queste si segnalano la terza edizione del PICCOLO PALIO DEI CACI (domenica 29, ore 15) che dopo il successo dello scorso anno riproporrà in Piazza dei Priori la divertente gara dedicata ai bambini dai 6 ai 12 anni in collaborazione con il Comitato delle Contrade. Nel fine settimana anche la consegna del PREMIO JARRO GIOVANI, appendice dell’importante riconoscimento da anni conferito durante l’edizione autunnale di Volterragusto ai più importanti comunicatori di settore: un premio che vuole valorizzare l’impegno di quei giovani Under 35 che, per passione o lavoro, si siano distinti nell’opera di valorizzazione e divulgazione enogastronomica.A ritirarlo quest’anno JESSICA LI PIZZI, ristoratrice di Certaldo vincitrice dell’ultima edizione di Cuochi d’Italia, seguitissimo talent show televisivo in onda su TV8 condotto da Alessandro Borghese. Sarà presente alla cerimonia – a ingresso gratuito e in programma nella Sala del Maggior Consilio di Palazzo de’ Priori – SARA BRANCACCIO, blogger ed esperta in comunicazione e marketing insignita del Premio Jarro Giovani 2019.
Domenica, alle ore 18, in Piazza dei Priori si svolgerà la tradizionale cerimonia di “Inizio Anno Contradaiolo”, che darà il via ufficiale al calendario di iniziative curate dal Comitato delle Contrade di Volterra. Per tutta la giornata la Mostra Mercato del Tartufo Marzuolo sarà inoltre in diretta da Palazzo dei Priori su Radio Robinson, web radio della valdicecina.Il week-end proporrà anche mostre fotografiche, concerti, spettacoli e tante sorprese: un ricco programma tutto da scoprire sul sito della manifestazione (www.volterragusto.com) che come da tradizione offrirà tanti i motivi per trascorrere giorni di piacere e relax in uno dei territori gastronomici più ricchi di Toscana.

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CWT presenta al mercato il suo servizio di messaggistica

Posted by fidest press agency su sabato, 8 febbraio 2020

Minneapolis, CWT, la piattaforma di gestione di viaggi B2B4E, ha annunciato il lancio di un servizio di messaggistica sulla piattaforma myCWT. Questo nuovo canale text-based consente ai business traveler delle aziende clienti di raggiungere rapidamente e comodamente un consulente CWT 24 ore su 24, 7 giorni su 7 dal proprio desktop, dispositivo mobile o altra app di messaggistica di terze parti approvata. “I viaggiatori di CWT possono prenotare, recuperare itinerari e fare chiarezza sui propri dubbi sempre e ovunque, a proprio piacimento, che si tratti di un aeroporto rumoroso o della propria scrivania”, afferma Niklas Andreen, Chief Traveler Experience Officer di CWT. “Nel nostro servizio di messaggistica l’automazione si combina con la consulenza degli esperti di viaggio per offrire un approccio ibrido mantenendo la promessa di essere la prima piattaforma B2B4E al mondo (Business-to-Business-For-Employees)”.In viaggio, i dipendenti hanno accesso alla messaggistica myCWT sia dall’app omonima, sia sul web. Ulteriori interfacce sono previste nel 2020. I business traveler possono effettuare nuove prenotazioni, apportare modifiche o annullare quelle esistenti, risolvere altre query nonché recuperare e modificare il proprio itinerario attraverso una combinazione unica di tecnologia supportata da consulenti altamente qualificati.“Siamo sempre alla ricerca di soluzioni innovative per arricchire l’esperienza di viaggio dei dipendenti delle aziende nostre clienti e favorire la conformità al travel program”, aggiunge Kelly L. Kuhn, Chief Customer Officer di CWT. “La messaggistica myCWT offre straordinaria praticità, fornisce una risposta rapida nel caso siano necessarie modifiche urgenti ed è disponibile in una veste semplice e familiare. Riflette le tre promesse fondanti del nostro brand: semplificare i viaggi, sbloccare tutte le possibilità e andare avanti insieme”. Il servizio è stato utilizzato per quasi un anno da oltre 20 clienti globali CWT, rivelandosi un grande successo. Con tempi di attesa minimi e 24 ore di disponibilità follow-the-sun, il 90% circa degli utenti si è detto soddisfatto del sistema e l’88% afferma che la messaggistica richiede minore impegno rispetto ad altri canali come l’e-mail e il telefono. La messaggistica myCWT sarà messa a disposizione in diverse fasi durante il 2020 a tutti i clienti CWT che desiderano fornire l’accesso a questo comodo servizio ai propri viaggiatori.

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La Top 100 mondiale dei produttori di armi, un mercato sempre florido

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 febbraio 2020

Chi sono, a chi vendono e quanto fatturano le cento maggiori aziende produttrici di armi nel Mondo? Il rapporto ‘The Sipri top 100 arms‑producing and military services companies’ redatto dal Sipri (Stockholm International Peace Research Institute, Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma) riferito all’anno 2018 e pubblicato nel dicembre 2019, ci fornisce un quadro esauriente per rispondere a queste domande. La Sipri Top 100 ha rilevato che nel 2018 le vendite di armi e servizi militari delle 100 aziende più rilevanti hanno raggiunto i 420miliardi di dollari, con un aumento del 4,6% rispetto all’anno precedente (le cifre escludono la Cina) e il 47% in più rispetto al 2002. Come succede ogni anno dal 2002 nella Top 100 Sipri la stragrande maggioranza delle società quotate nella classifica hanno sede negli Stati Uniti, Europa e Russia, con gli Usa che possiedono di gran lunga il numero più alto delle società elencate. Le vendite delle prime 100 aziende con sede negli Stati Uniti sono aumentate del 7,2 per cento nel 2018. In questo anno, per la prima volta dal 2002, le prime cinque aziende hanno tutte sede negli Stati Uniti e contano su vendite per 148miliardi di dollari, il 35% del totale delle prime 100. Le aziende classificate dal 6 al 10 rappresentano invece il 15% del totale. Lockheed Martin è di gran lunga il più grande produttore di armi al mondo: nel 2018 le sue vendite sono aumentate del 5,2 per cento rispetto all’anno precedente. L’azienda occupa la prima posizione in Top 100 dal 2009. Un driver importante delle maggiori vendite di armi di Lockheed Martin nel 2018 è stata un aumento delle consegne di aerei da combattimento F-35 negli Stati Uniti e in altri Paesi. La seconda azienda è la Northrop Grumman, le cui vendite sono aumentate del 14% nel 2018, raggiungendo i 26,2 miliardi di dollari. La crescita delle vendite di armi di 3,3miliardi è stata la più grande di qualsiasi società elencata nel Top 100 per il 2018 ed è stata guidata dall’acquisto di missili balistici e sistemi di difesa missilistica. Sono 27 le aziende con sede in Europa che hanno trovato posto nella Top 100: insieme hanno rappresentato il 24% delle vendite totali di armi. Di queste otto hanno sede nel Regno Unito, sei in Francia, quattro in Germania, due in Italia e uno ciascuno in Polonia, Spagna, Svezia, Svizzera e Ucraina. Le altre cinque società europee elencate nella Top 100 per il 2018 sono poi Saab (Svezia), al 30esimo posto, UkroboronProm (Ucraina), al 71esimo, Pgz (Polonia), classificato 74esimo, Navantia (Spagna), al 76esimo e Ruag (Svizzera) che si è piazzata in 95esima posizione. Con vendite di armi combinate di 11,7miliardi, due società con sede in Italia sono state inserite nella Top 100 nel 2018: Leonardo, il più grande produttore italiano di armi, si è classificato all’ottavo posto, con un aumento di 4,4% e Fincantieri (50esimo posto), la società di costruzioni navali, le cui vendite sono aumentate dell’8%. Due delle 27 società (Airbus Group e Mbda) sono classificate come “transeuropee” perché le sedi di proprietà e controllo sono situate in più di una Nazione europea. Le società cinesi produttrici di armi non sono elencate nella classifica Sipri a causa della mancanza di dati verificati. L’Istituto di Stoccolma stima però che tre compagnie di armi cinesi sarebbero classificate nella top ten delle 100 compagnie produttrici di armi e servizi militari: Avic, Norinco e Cetc. Sulla base delle limitate informazioni disponibili, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, e tenendo conto delle esportazioni e della crescita generale della spesa militare della Cina, almeno altre sette compagnie di armi sarebbero probabilmente tra le prime cento mondiali. (fonte “sportello dei diritti”)b

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