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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

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Mercato del lavoro: il gap tra domanda e offerta continua a crescere, soprattutto al Nord

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 aprile 2019

Milano. In piena rivoluzione digitale sono molte le aziende, soprattutto quelle di medie e di grandi dimensioni, che hanno difficoltà crescenti nel reperire sul mercato i talenti di cui hanno necessità. A spiegarlo è chi si occupa quotidianamente di recruiting di profili specializzati, conoscendo molto bene, in prima persona, quanto il gap tra domanda e offerta si stia allargando sempre più .”Operai specializzati, dirigenti, ingegneri elettronici, analisti, agenti assicurativi, insegnanti di lingue straniere: sono molte le figure professionali ricercate che vengono trovate con sempre maggiore difficoltà”, commenta Carola Adami, CEO di Adami & Associati, società di ricerca e selezione di personale qualificato.
Ma cosa manca ai candidati? «A mancare in molti casi è l’esperienza, creando così un circolo vizioso. Ma tante volte i recruiter si trovano di fronte a una generalizzata assenza di competenze specialistiche, nonché alla mancanza di soft skills fondamentali, come per esempio il problem solving o le abilità di comunicazione» aggiunge Adami.L’impressione dei cacciatori di teste viene confermata da i numeri, a partire da quelli relativi al Rapporto Excelsior 2018 di Unioncamere. Stando a questa indagine, infatti, nel 2018 la domanda non ha incontrato l’offerta in oltre il 26% dei casi, con un aumento di ben 5 punti rispetto all’anno precedente. Il gap si rivela particolarmente marcato nel Settentrione, un dato motivato prima di tutto dalla maggiore richiesta di profili specializzati.
Le aziende lombarde, per esempio, durante lo scorso anno hanno incontrato notevoli difficoltà nel coprire i 28% dei posti lavorativi offerti. Guardando invece al Nord-Est, il mancato soddisfacimento dei prerequisiti fondamentali ha portato a lasciare scoperto circa un posto su 3, rallentando in modo significativo lo sviluppo delle imprese. Anche nel Meridione, del resto, il disallineamento tra domanda e offerta si è fatto sentire, con le imprese sicule, pugliese e campane che hanno lamentato difficoltà nell’individuare un lavoratore su 5.«La mancanza di esperienza finisce per colpire soprattutto i candidati più giovani: le imprese ricercano continuamente profili under 30, i quali però, molto spesso, non vantano le competenze necessarie» spiega l’head hunter Adami. Il gap del resto si allarga drasticamente per quanto riguarda determinate figure specialistiche: la forbice evidenziata dal Rapporto Excelsior 2018 arriva al 62% nel caso di specialisti in scienze chimiche, fisiche e informatiche. Come ha spiegato lo stesso presidente di Unioncamere Carlo Sangalli, «lo sviluppo tecnologico sta incidendo anche sulle competenze richieste ai lavoratori: in futuro a oltre 9 profili su 10 sarà associata la richiesta di competenze digitali».«Questo trend è destinato a continuare e persino ad aumentare nei prossimi anni» ha precisato Carola Adami «poiché le imprese continueranno a ricercare sempre più profili specializzati, con competenze molto elevate. Il mondo del lavoro sta cambiando, e con esso non può che mutare profondamente anche il capitale umano delle aziende. Poter contare sul giusto mix di competenze, per le imprese, è assolutamente fondamentale, a qualunque livello: per questo motivo è necessario affinare la tecniche di ricerca del personale specializzato nonché, dall’altra parte, puntare sulla formazione».

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Il mercato dei servizi finanziari è pronto per l’hybrid cloud

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

Nutanix, Inc. (NASDAQ: NTNX), leader nell’enterprise cloud computing, annuncia i risultati della ricerca Enterprise Cloud Index per i servizi finanziari. La ricerca è stata realizzata valutando i piani specifici di adozione di cloud privati, ibridi e pubblici da parte del mercato finance. Secondo lo studio, il settore finanziario supera altri settori nell’adozione del cloud ibrido con una penetrazione attuale del 21% rispetto alla media globale del 18,5%.Le società di servizi finanziari si trovano ad affrontare sfide importanti a causa dell’esigenza di snellire le IT operations allo stesso tempo offrire un’esperienza diversificata ai propri clienti, sfruttando le nuove tecnologie come ad esempio la blockchain. Questa rivoluzione FinTech, combinata ai crescenti oneri di conformità normativa, privacy dei dati e problematiche di sicurezza, sta spingendo i CIO a trasformare radicalmente le fondamenta tecnologiche dei propri Istituti. Lo studio Nutanix evidenzia proprio come il settore dei servizi finanziari stia adottando il cloud computing per indirizzare tale esigenza.Dai risultati dell’indagine emerge, inoltre, che gran parte delle organizzazioni finanziarie sta ancora affrontando con fatica il processo di modernizzazione di architetture e processi IT ormai obsoleti, con una conseguente inefficacia operativa e una potenziale vulnerabilità a subire violazioni dei dati. Il report evidenzia, infatti, che i servizi finanziari si appoggiano a data center più tradizionali rispetto ad altri settori, con una penetrazione del 46%. Nonostante la loro evoluzione sul fronte del cloud ibrido, le organizzazioni finanziarie hanno livelli di utilizzo del cloud privato inferiori a qualsiasi altro settore, con una penetrazione del 29% rispetto alla media del 33%.Come altri settori, anche quello dei servizi finanziari cita la sicurezza e la conformità come elementi chiave nel valutare dove eseguire i carichi di lavoro. Quasi tutti gli intervistati hanno indicato che prestazioni, gestione e TCO sono fattori critici nel processo decisionale. Tuttavia, oltre il 25% degli intervistati ha citato questi stessi fattori come una sfida nell’adozione del cloud pubblico. In altre parole, come spesso accade con le nuove soluzioni IT, i criteri di scelta più importanti sono anche i più difficili da raggiungere. Ciò potrebbe spiegare, in parte, la disparità tra l’elevato desiderio di adottare il cloud ibrido e gli attuali livelli di penetrazione relativamente bassi, pari ad appena il 21% nel settore dei servizi finanziari.La prospettiva ottimistica rispetto all’adozione del cloud ibrido a livello globale e in tutti i settori, rispecchia un panorama IT sempre più automatizzato e sufficientemente flessibile da lasciare alle aziende la scelta se acquistare, creare o noleggiare le proprie risorse di infrastruttura IT in base a requisiti applicativi in rapida trasformazione.

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PE: un mercato UE dell’elettricità più pulito e più favorevole per i consumatori

Posted by fidest press agency su martedì, 26 marzo 2019

Strasburgo. Oggi i deputati europei hanno approvato delle nuove regole per creare un mercato europeo dell’elettricità più pulito, più competitivo e in grado di affrontare più efficacemente le emergenze.Il Parlamento ha adottato in via definitiva quattro nuove legislazioni sul mercato elettrico UE, concordate informalmente con i ministri UE alla fine del 2018, concludendo così il percorso legislativo del pacchetto Energia pulita per tutti gli europei.L’accordo sul “mercato interno dell’elettricità” (regolamento) è stato approvato con 544 voti favorevoli, 76 contrari e 40 astensioni.L’accordo sulle “norme comuni per il mercato interno dell’elettricità” (direttiva) è stato approvato con 551 voti favorevoli, 72 contrari e 37 astensioni. I consumatori trarranno notevoli vantaggi dalle nuove norme, poiché avranno accesso a contatori intelligenti e a prezzi dinamici. Disporranno inoltre della possibilità di cambiare fornitore senza costi, entro un periodo massimo di tre settimane (24 ore entro il 2026).Gli Stati membri potranno anche regolamentare, temporaneamente e a specifiche condizioni, i prezzi per assistere e proteggere le famiglie povere o vulnerabili. Tuttavia, i sistemi di sicurezza sociale dovrebbero essere lo strumento principale per affrontare la povertà energetica.Uno dei principali obiettivi delle nuove norme è quello di consentire che almeno il 70% della capacità commerciale attraversi liberamente le frontiere, facilitando gli scambi di energia rinnovabile attraverso le frontiere dell’UE. In tal modo si vogliono sostenere gli sforzi per il conseguimento dell’obiettivo vincolante dell’UE, che fissa la quota di energia da fonti rinnovabili al 32% del consumo finale lordo entro il 2030.Le norme UE consentono attualmente alle autorità nazionali di pagare le centrali elettriche a combustibili fossili per un periodo di tempo limitato in caso di picco della domanda, grazie ad un meccanismo noto come ‘regolazione della capacità’. Le nuove norme introdurranno limiti più stringenti per gli Stati membri che sovvenzionano le centrali elettriche, per evitare che le centrali più inquinanti in Europa ricevano aiuti di Stato.Le misure si applicheranno a tutte le nuove centrali elettriche, a partire dalla data di entrata in vigore del regolamento e a quelle esistenti a partire dal 2025. Le nuove norme non incideranno sui contratti di capacità conclusi prima del 31 dicembre 2019.Dopo la votazione, il relatore sul mercato interno dell’elettricità, Jerzy Buzek (PPE, PL), ha dichiarato: “La riforma del mercato UE dell’elettricità dovrebbe renderlo più competitivo, al di là delle frontiere dell’UE, e sostenere la trasformazione verso un’elettricità più pulita. Dà più potere ai consumatori e protegge i più poveri di energia. È un bene per l’ambiente e per il portafoglio.”Maggiori informazioni sulle nuove regole del mercato dell’elettricità sono disponibili nel comunicato stampa dopo l’accordo con gli Stati membri.

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Il mercato dei mini-bond continua a rafforzarsi

Posted by fidest press agency su martedì, 5 marzo 2019

Anche nel 2018 infatti è cresciuto il numero delle emissioni, benché si sia ridotto il controvalore raccolto, a causa della diminuzione del valore medio dei collocamenti. Sono i risultati a cui è giunto il 5° Report italiano sui mini-bond redatto dall’omonimo Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano e presentato oggi.
Dal novembre 2012 allo scorso dicembre sono salite a 746 in totale le emissioni di mini-bond (in gran parte obbligazioni) effettuate dalle imprese del campione, per un valore di 25,2 miliardi di euro 4,6 considerando solo quelle fatte da PMI, 4,9 analizzando le 636 sotto i 50 milioni. Il 2018 ha contribuito con 198 emissioni, in aumento rispetto alle 170 del 2017, ma con un controvalore di 4,3 miliardi di euro che risulta in calo (era di 5,5) a causa del valore medio delle emissioni, sceso al minimo storico: 22,40 milioni di euro (contro 45) nel secondo semestre, 20,85 nel primo.
Sotto la taglia dei 50 milioni troviamo 159 emissioni, pari a 1,3 miliardi di euro. La raccolta effettuata dalle sole PMI si è dimezzata – 668 milioni contro 1,4 miliardi – mentre le emittenti sono aumentate: 176 (di cui ben 123 “debuttanti”) rispetto alle 137 del 2017. A fine 2018 il mercato ExtraMOT PRO gestito da Borsa Italiana, il listino più ‘adatto’ per i mini-bond italiani, ha raggiunto i 207 titoli quotati, il valore più alto mai visto.
I mini-bond – intesi come titoli di debito emessi da società italiane non finanziarie, in particolare società di capitale o cooperative di importo inferiore a 500 milioni di euro non quotate su listini aperti agli investitori retail – si confermano comunque come una fonte di finanziamento alternativa e complementare al credito bancario, soprattutto in preparazione a successive operazioni con investitori istituzionali più complesse come il private equity o la quotazione in Borsa.
La ricerca ha identificato 498 imprese italiane, di cui 260 PMI, che dal 2012 al 31 dicembre 2018 avevano collocato mini-bond (a fine 2017 erano 326). L’ultimo anno ha contribuito con 176 emittenti, di cui 123 affacciatesi sul mercato per la prima volta e 42 con un fatturato inferiore ai 10 milioni di euro prima del collocamento, mentre la fascia più numerosa ha ricavi compresi fra 100 e 500 milioni. Più che raddoppiate le Srl, da 21 a 45.
Per quanto riguarda il settore di attività, si conferma la netta supremazia del comparto manifatturiero (41%), pur con un aumento nei segmenti meno rappresentati in passato. La collocazione geografica evidenzia come sempre una netta prevalenza delle regioni del Nord: domina la Lombardia con ben 50 emittenti (il 28% su scala nazionale), crescono il Piemonte e le regioni del Sud, scende il Trentino-Alto Adige.
Il 54% delle emissioni totali è sotto la soglia dei 5 milioni di euro e nel 2018 la percentuale è salita addirittura al 60%. Fra tutti i mini-bond, il 44% è stato quotato su ExtraMOT PRO, ma nel 2018 la percentuale è scesa al 27%. Cresce il numero di emissioni quotate all’estero (12%). La durata media del 2018 è 5,2 anni, in leggero aumento rispetto ai 4,9 anni del 2017. Il 50,5% prevede il rimborso del titolo alla scadenza (bullet), ma nelle emissioni a lungo termine e in quelle sotto i 50 milioni è relativamente più frequente la modalità amortizing, con un rimborso graduale fino alla scadenza. La cedola in genere è fissa (valore medio 5,1%, mediano 5%), ma nel 2018 è aumentata la frequenza di quella variabile. Per la prima volta si riscontra un lieve aumento del tasso di interesse (5% di media contro 4,83%).
I mini-bond del campione sono associati a un rating da agenzie autorizzate nel 30% dei casi (di cui il 17% ‘pubblico’, distribuito quasi equamente fra investment grade e speculative grade mentre il 13% è unsolicited o undisclosed). Il ricorso al rating è calato ancora nel 2018 (solo il 22% delle emissioni l’ha ottenuto) ed è riscontrato soprattutto fra le grandi imprese e per le emissioni sopra i 50 milioni. La presenza di una garanzia sul rimborso del capitale, a dare maggiore sicurezza agli investitori, è sensibilmente aumentata nel 2018: 38% dei casi nel 2018 rispetto al 29% dell’intero campione.
(By Stefania Vicentini – ufficio stampa School of Management Politecnico di Milano in abstract)

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Le performance del mercato immobiliare di Roma e Milano

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 marzo 2019

Registrano risultati molto diversi fra loro. Secondo il focus di Immobiliare.it sui quartieri delle due metropoli, tutte le zone del capoluogo meneghino sono coinvolte dal trend di aumento dei prezzi, mentre nella Capitale, durante l’ultimo anno, in una zona su tre i valori risultano ancora in stallo o addirittura in calo.Dati alla mano, una casa vista Duomo batte per valore un’abitazione con affaccio sul Colosseo: all’ombra della Madonnina la spesa media al metro quadro da mettere in conto è di 9.184 euro mentre al centro di Roma la cifra si ferma a 7.865 euro/mq.I quartieri che, rispetto a un anno fa, hanno visto crescere maggiormente i prezzi degli immobili sono stati Città Studi a Milano (+20%, con una media di quasi 5.000 euro al metro quadro) e Colli Albani-Appio Latino a Roma (+13%, con prezzi medi di poco superiori a 4.000 euro).Di contro, nel capoluogo lombardo la zona con i valori immobiliari più bassi è quella periferica di Baggio-Bisceglie-Olmi, dove il costo medio al metro quadro è pari a 2.286 euro. A Roma, invece, l’area più economica in cui comprare casa è quella di Lunghezza-Castelverde (1.680 euro/mq).

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HeadApp ed Eco-Mind: alleanza strategica nel mercato dell’IoT

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 febbraio 2019

Milano. In ottica di rafforzamento della strategia di sviluppo e della sua posizione competitiva, Eco-Mind Ingegneria Informatica, azienda specializzata nello sviluppo di soluzioni per lo smart working, è entrata nel capitale sociale di HeadApp, start-up innovativa che opera nel mercato dell’IoT e delle soluzioni dedicate all’industry 4.0.
Eco-Mind ha deciso di investire nella start-up HeadApp acquisendone il 51% delle quote attraverso un’operazione di ricapitalizzazione che permetterà ad HeadApp di accelerare il suo percorso di crescita.Mettendo a fattor comune le proprie esperienze Eco-Mind ed HeadApp intendono ampliare le proprie soluzioni nell’ambito delle tecnologie immersive e dell’IoT al fine di offrire servizi a valore aggiunto nell’ambito dell’assistenza remota on-field, della logistica, della maintenance e dell’healthcare.Eco-Mind Ingegneria Informatica opera dal 2009 nell’ambito della trasformazione digitale realizzando soluzioni innovative per lo smart working. Eco-Mind offre servizi di progettazione e sviluppo nell’ambito della firma digitale e del digital board management, basati sui prodotti GoSign e Meeting Book(acquisiti nel 2015 da InfoCert S.p.A.) ed opera come factory specialistica sulle tecnologie mobile e cloud.HeadApp nasce nel 2014 dallo spin-off di competenze di Digisky, società attiva nel settore aeronautico e aerospaziale, che ha sviluppato la prima tecnologia wearable in ambito aviazione generale e che beneficiando dell’impostazione “errore zero” necessaria per ottenere le certificazioni per lavorare nell’industria aeronautica, si occupa dal 2014 del trasferimento tecnologico verso l’industria 4.0.
HeadApp si occupa della realizzazione di piattaforme collaborative evolute, integrate con smart-glasses, con la missione di supportare gli operatori che devono lavorare e in “contesti critici” utilizzando tecnologie indossabili. L’obbiettivo è incrementare la capacità umana di gestire sequenze complesse di operazioni, migliorando l’interazione uomo-macchina, mantenendo il migliore livello di attenzione verso l’ambiente circostante.

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Triplicata in cinque anni la capitalizzazione di mercato AIM

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 febbraio 2019

Come rilevato dall’Osservatorio AIM di IR Top Consulting, in soli cinque anni è raddoppiato il numero di società AIM (da 57 nel 2014 a 113 nel 2019), triplicata la capitalizzazione di mercato (passando da 2,0 mld di euro nel 2014 a 6,8 mld di euro nel 2019), mentre la capitalizzazione media è cresciuta del 37% (da 27 mln di euro a 37 mln di euro) e – parallelamente – è aumentata la dimensione media (calcolata sulla base dei ricavi) delle società (da 28 mln di euro a 40 mln di euro), con una costante diversificazione settoriale.
Nello stesso arco temporale, è cresciuto il numero di investitori istituzionali (dai 63 nel 2014 ai 108 nel 2018), così come la quota di investimento detenuta dagli internazionali, che è passata dal 39% a un significativo 52%, mentre è aumentato anche il flottante medio post IPO (dal 24% al 30%).
I dati sono stati illustrati presso la sede di Milano dello Studio legale DLA Piper – il principale studio legale internazionale presente in Italia – nel corso di un evento, realizzato in collaborazione con PMI Capital – la prima digital platform SME Growth Market riservata agli Investitori di AIM Italia, il mercato di Borsa Italiana dedicato alle PMI – sul tema “Sviluppo e quotazione delle PMI. Il ruolo degli incentivi fiscali per la crescita” con lo scopo di analizzare e valutare le cosiddette misure di finanza per la crescita, stimolando e rendendo così più attraente il processo di quotazione delle PMI.
Ai lavori – aperti dai saluti di Antonio Tomassini (DLA Piper) – hanno partecipato: Anna Luigia Cazzato (Direzione Centrale Agenzia delle Entrate), Anna Lambiase (IR Top Consulting), Barbara Lunghi (Borsa Italiana), Alessio Rocchi (Integrae SIM), Francesco Aleandri (DLA Piper), Antonio Longo (DLA Piper), Antonio Martino (DLA Piper) e Christian Montinari (DLA Piper).
Presente in oltre 40 paesi, DLA Piper è uno dei più importanti studi legali al mondo. In Italia, DLA Piper conta oltre 240 professionisti ed ha sede a Milano e Roma. Da molti anni in vetta alle principali classifiche legali italiane e internazionali, lo Studio in Italia si distingue per un servizio multidisciplinare, caratterizzato da un approccio settoriale al business e da competenze professionali locali specifiche supportate da un contesto internazionale.
PMI CAPITAL, SME Growth platform AIM Italia, è la piattaforma riservata a investitori istituzionali e professionali e ad aziende che vogliono quotarsi sul mercato di Borsa Italiana dedicato alle PMI. La piattaforma è un HUB verticale su AIM con multipli di mercato, dati finanziari, analisi e informazioni su tutte le società quotate per decisioni di investimento informate. Rappresenta uno strumento per la finanza delle PMI che si inquadra nelle azioni del Governo su PIR e sugli incentivi alla quotazione.

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Crescita del mercato biologico in Europa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 febbraio 2019

I dati forniti da FiBL e Ami Roma sulla crescita del mercato biologico in Europa (+ 11% per un fatturato di 37,3 miliardi di euro) – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – confermano l’esigenza di investire in politiche alimentari sane e genuine, nonché l’urgenza di una Politica Agricola Comune in grado di raccogliere le istanze che vengono da una cittadinanza comunitaria evidentemente molto più attenta a ciò di cui si nutre.E’ giunto il momento – conclude Tiso – in cui l’Unione Europea comprenda che è nelle pratiche sostenibili e agroecologiche che va ricercavo il vero progresso del settore agroalimentare, e non, come è invece avvenuto fino ad oggi, nella tutela delle multinazionali e delle produzioni agricole realizzate con metodi intensivi.Come Confeuro – conclude il presidente nazionale – ci auguriamo che la prossima Pac possa essere l’occasione giusta per realizzare quei cambiamenti tanto auspicati; ma che poi, esaurita la retorica, finiscono sepolti sotto gli interessi delle multinazionali.

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La fiducia nel mercato del lavoro cresce di 5 punti rispetto al 2017

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 gennaio 2019

La fiducia nel mercato del lavoro aumenta rispetto allo scorso anno, ma non basta per rendere i lavoratori ottimisti. È quanto registra il “Confidence Index” ricerca condotta da PageGroup, società leader mondiale nel recruitment con i brand Page Executive, Michael Page e Page Personnel, che indica una crescita complessiva della fiducia in tema di prospettive individuali e di mercato.L’indice – ottenuto attraverso la somministrazione di 658 questionari in Italia* ai candidati per opportunità professionali a livello di middle e top management – è aumentato del 5%, passando da 40 punti nell’ultimo trimestre 2017 a 45 punti a fine 2018. Il dato, nonostante sia in costante crescita, risulta essere il più basso registrato in Europa. La Germania si posiziona al primo posto con un punteggio pari a 70, seguita da Svezia (69 punti) e Austria (64 punti), più vicine all’Italia invece Francia e Spagna, rispettivamente a 51 e 50 punti.Nello specifico, il 41% dei lavoratori è ottimista circa la possibilità di trovare lavoro entro 3 mesi dall’inizio della ricerca, dato che riscontra un incremento dell’11% rispetto allo scorso anno. I lavoratori italiani si dicono anche fiduciosi circa la possibilità di poter migliorare le proprie competenze lavorative nei prossimi 12 mesi (63%) – dato aumentato dell’8% dal 2017 –, di ricevere un aumento di retribuzione (43%) e avere un miglior work-life balance (40%). Dalla ricerca emerge una visione ottimistica sulle prospettive future dei prossimi 6 mesi, sia da un punto di vista lavorativo che economico, entrambi al 47% e in netto miglioramento rispetto alla percezione attuale di questi due parametri – rispettivamente al 37% e al 34%. Prospettive in chiaroscuro, invece, per gli indici che riguardano la soddisfazione lavorativa: se il 41% si ritiene soddisfatto della sicurezza del proprio lavoro solo il 35% è appagato dalle condizioni generali riscontrate e il 32% dal proprio salario. I lavoratori risultano inoltre ancora più insoddisfatti del proprio work-life balance (dato al 29%) e delle opportunità per ottenere una promozione (12%).

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Mercato immobiliare: Italia delle province ancora in crisi

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2019

Il mercato immobiliare italiano viaggia a due velocità: da un lato le grandi città in un buono stato di salute che si traduce in prezzi tornati a salire, dall’altro le province ancora in sofferenza, soprattutto sul fronte della domanda. Lo scenario è confermato dai dati dell’ultimo Osservatorio di Immobiliare.it sul mercato residenziale in Italia nel 2018. Se a livello nazionale dicembre si è concluso con un calo dei prezzi dello 0,8% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, le città con più di 250mila abitanti vedono crescere le cifre richieste per le abitazioni dello 0,4% contro una perdita di oltre l’1% per i centri più piccoli.L’auspicata ripresa si intravede solo in un’area del Paese, il Nord, in cui i costi richiesti sono rimasti praticamente stabili (-0,1% su base annuale). Al Sud e al Centro prosegue invece il trend al ribasso, con costi scesi rispettivamente dell’1,5% e dell’1,4% in un anno.Ma cosa succederà nel 2019? Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Immobiliare.it, ha individuato tre trend da monitorare nel settore del real estate: le occasioni che una buona congiuntura economica può ancora offrire, l’attenzione all’edilizia di nuova costruzione e il crescente interesse verso le locazioni di qualità a Roma e Milano.

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Aumento del valore del mercato fondiario

Posted by fidest press agency su domenica, 25 novembre 2018

E’ +2% secondo i dati ISTAT riferiti all’indagine annuale del 2017. Ciò certifica un buon trend ed evidenzia la necessità di insistere sul tema dell’assegnazione dei terreni agricoli. Come Confeuro – dichiara in una nota il presidente nazionale, Andrea Michele Tiso – crediamo sia importante inserire questo argomento in un contesto più ampio nel quale dibattere anche di nuove agevolazioni per i giovani agricoltori e di Sud, dove, proprio come riportato dai dati ISTAT, il valore dei campi è sensibilmente inferiore rispetto a quelli del Nord Italia.
Tematiche di questo tipo – continua Tiso – sono essenziali per rilanciare l’agricoltura e devono quindi attraversare in maniera chiara anche la discussione sulla nuova Pac. All’interno della prossima Politica Agricola Comune, infatti, bisognerà salvaguardare il valore dei terreni favorendo l’ideazione di provvedimenti ambientali utili a contenere i cambiamenti climatici e, sempre per le stesse ragioni, a creare dei meccanismi con i quali agevolare la stipula di polizze assicurative mirate a tutelare il reddito agricolo.
Il primario ha degli evidenti problemi strutturali, ma anche l’opportunità di divenire il volano di un nuovo modello di sviluppo. Il nostro auspicio – conclude Tiso – è quello di agire sin da ora sulla creazione di questo nuovo paradigma, e di farlo, proprio come avverrà in occasione della conferenza nazionale del prossimo 5 Dicembre a Roma, attraverso dei momenti di discussione e di confronto in cui tutti coloro che tengono alla salute e al benessere del sistema agricolo italiano possano liberamente esprimersi.

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Dalla finanza alternativa grandi opportunità per le PMI

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 novembre 2018

Nell’ultimo biennio il mercato della finanza alternativa per le PMI è cresciuto rapidamente, sia in termini di flussi di finanziamenti sia di piccole e medie imprese che guardano con interesse a questi strumenti alternativi al credito bancario. Gli ultimi 18 mesi sono stati anche un periodo di grandi cambiamenti, con alcuni segmenti prima dominanti che hanno perso terreno e altri che hanno registrato un incremento a due cifre. Ma nonostante la forte crescita, il mercato italiano appare ancora in ritardo rispetto ai principali Paesi europei e sono poche le PMI che si affidano alla finanza alternativa per reperire capitali: appena 1.800, tralasciando le aziende individuali, l’1% delle piccole e medie imprese che potrebbero utilizzarli.
I mini-bond si sono imposti come il primo canale di finanziamento alternativo, col 51% del mercato e 1,840 miliardi di finanziamenti generati, al secondo posto il private equity e venture capital, che ha perso la prima posizione, passando al 22% del mercato. Netta anche la crescita dell’Invoice Trading, lo strumento più utilizzato in assoluto (adottato da 900 PMI), capace di guadagnare undici punti percentuali (dal 5% al 16%) e di produrre un flusso di finanziamenti quasi pari a quello dell’ultimo decennio (580,8 milioni di euro su 612,2). Ancora minoritari ma in crescita il Crowdfunding (dall’1% al 3%) e le ICO (dall’1% al 2%), marginale il Direct Lending (da 0,2% a 0,6%).
I mini-bond nell’ultimo anno e mezzo si sono imposti come il primo canale alternativo col 51% del mercato (contro il 28% del periodo 2008-2018), generando 1,840 miliardi di finanziamenti, oltre la metà dei flussi generati dal 2008 in poi. Le PMI italiane che hanno emesso mini-bond fino al 30 giugno 2018 sono state 221 (36 delle quali si sono affacciate sul mercato per la prima volta quest’anno), per un valore di 3,545 miliardi di euro suddivisi in 335 emissioni. Più di metà dei finanziamenti è stata raccolta negli ultimi 18 mesi: 1,527 miliardi nel 2017 e 313 milioni nel primo semestre del 2018.Crowdfunding – Negli ultimi mesi ha registrato un buon tasso di crescita (dall’1 al 3%) anche l’equity crowdfunding, trainato dall’estensione a tutte le PMI di questa opportunità, inizialmente riservata a startup e PMI innovative. Fino al 30 giugno 2018 erano 214 le aziende italiane che hanno provato a raccogliere capitale di rischio sulle piattaforme Internet autorizzate, assicurandosi attraverso 134 campagne chiuse con successo investimenti pari a 33,3 milioni di euro (11,6 milioni nel 2017 e 14,2 nel primo semestre del 2018).
L’ultimo biennio ha visto una crescita decisa anche dei prestiti erogati alle PMI dalle piattaforme di lending: su un totale di 60,3 milioni di euro prestati a circa 250 PMI italiane (escludendo le ditte individuali), 53,9 sono stati concessi nel periodo compreso fra il 1 gennaio 2017 e il 30 giugno 2018. Anche questo mercato è destinato a crescere, grazie all’afflusso annunciato di capitali da investitori professionali che si affiancheranno ai piccoli risparmiatori di Internet.Completa il quadro il reward-based crowdfunding. Si tratta di campagne di piccolo importo (condotte soprattutto su portali USA come Kickstarter e Indiegogo) che imprese italiane in fase di avvio hanno condotto per raccogliere denaro offrendo in cambio prodotti e ricompense non monetarie. La ricerca ha stimato in 7 milioni di euro i finanziamenti raccolti in questo modo, senza prospettive di crescita rilevante.
Invoice Trading – Netto anche l’aumento dell’Invoice Trading (cessione di una fattura commerciale in cambio di un anticipo in denaro attraverso una piattaforma online), lo strumento più utilizzato in assoluto: è stato adottato da 900 PMI e ha guadagnato negli ultimi 18 mesi undici punti percentuali (dal 5% al 16%), divenendo il terzo segmento del mercato e producendo un flusso di finanziamenti quasi pari a quello dell’ultimo decennio (580,8 milioni di euro su 612,2).
Il grande interesse cresciuto nel 2017 e nel 2018 attorno alle criptovalute e alla tecnologia blockchain ha spinto diversi imprenditori a lanciarsi nel mercato delle Initial Coin Offerings (ICOs, passate dall’1 al 2% del mercato), che raccolgono capitali su Internet offrendo in sottoscrizione token digitali e disintermediando completamente piattaforme terze e circuiti di pagamento tradizionali. La ricerca ha censito 16 ICO promosse entro giugno da team costituiti per più del 50% da italiani, per un totale di 150 milioni di euro, di cui circa 80 riconducibili a PMI italiane già esistenti o di nuova costituzione.
Private Equity e Venture Capital – L’ultimo comparto analizzato sono gli investimenti effettuati da soggetti professionali nel campo del private equity e del venture capital, che sottoscrivono capitale di rischio di imprese non quotate con l’obiettivo di contribuire alla loro crescita per poi ottenere una plusvalenza al momento dell’exit. Questo segmento ha perso la prima posizione, passando dal 59% del mercato nel periodo 2008-2018 all’attuale 22%.Benchè attivo da tempo, il mercato italiano del private equity e del venture capital è ancora sotto-dimensionato rispetto alla situazione di Regno Unito, Germania, Francia. Considerando soltanto le operazioni di early stage e di expansion, dal 2008 al giugno 2018 sono state mobilizzate risorse in Italia per 970 milioni di euro nell’early stage e 6,5 miliardi nell’expansion. Negli ultimi 18 mesi, invece, i flussi sono stati pari a 229 milioni per la prima voce (su 213 progetti) e di 568 per la seconda (per 69 aziende).
By Giancarlo Giudici, Direttore scientifico degli Osservatori Entrepreneurship & Finance della School of Management del Politecnico di Milano (testo in sintesi)

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Case online: “Mercato in ripresa”

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 novembre 2018

In Italia è aumentata la ricerca di case online, segno inequivocabile di una ripresa di vivacità del mercato immobiliare, sia residenziale che industriale. A registrarlo uno studio svolto sulle intenzioni di acquisto degli italiani in base alle ricerche effettuate in rete, realizzato da Homstate.it, piattaforma immobiliare per vendere e comprare casa online a tariffa fissa.Lo studio ha raccolto nel mese di ottobre attraverso alcune piattaforme specializzate nell’analisi del traffico, una serie di dati aggregati disponibili sui motori di ricerca, in collaborazione con il portale immobiliare Wikicasa.Lo studio ha analizzato l’andamento delle ricerche negli ultimi 12 mesi ed è emerso che la ricerca di case in vendita è aumentata del +23% e la keyword agenzia immobiliare del +22% rispetto al settembre 2017. Un dato che registra la maggiore propensione degli italiani all’acquisto di immobili e che fa prevedere una nuova ripartenza del mercato.Chiaro anche l’aumento di interesse per l’acquisto di capannoni industriali con un aumento del 123% di ricerche nel mese di settembre rispetto allo stesso periodo del 2017.In particolare le regioni più attive su questo genere di mercato sono: Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte, Toscana.
La Lombardia e il Veneto attraverso le ricerche correlate all’investimento in capannoni industriali si confermano anche nell’immobiliare le locomotive dell’economia italiana.
Secondo lo stesso studio di Homstate (disponibile in Pdf al link https://www.homstate.it/media/ricerche-immobiliari-2018.pdf), le ricerche più frequenti dei potenziali compratori alla ricerca dell’abitazione dei loro sogni sono case in vendita, case in affitto, appartamenti in affitto, agenzia immobiliare e appartamenti in vendita per un totale mensile medio di oltre 280.000 ricerche.Queste keyword raccolgono tutte le ricerche a ‘corrispondenza esatta’ ad esclusione di quelle a ‘coda lunga’. Si intende con ‘corrispondenza esatta’ le ricerche come ‘case in vendita’ senza ulteriori indicazioni mentre il termine ‘coda lunga’ viene usato per ricerche con termini aggiunti come per esempio ‘case in vendita milano’ oppure ‘case in vendita economiche Milano’.Il termine ‘case in vendita’ ad esempio è il più ricercato dagli italiani con oltre 4.500 ricerche al giorno, seguito a debita distanza da case in affitto con poco più di 3.000 ricerche al giorno.
In terza posizione troviamo il termine ‘agenzia immobiliare’ quasi allineato con il termine appartamenti in affitto. In quinta posizione la ricerca appartamenti in vendita.

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Il mercato del futuro

Posted by fidest press agency su sabato, 27 ottobre 2018

Roma 30 ottobre 2018 ore 10 via del Poggio Laurentino, 11 la Federazione Imprese di Servizi promuove l’evento “Il mercato del futuro – Il settore dei servizi volano della ripresa economica ed occupazionale”. E’ un un focus sul quadro dell’evoluzione del mercato dei servizi, anche grazie all’intervento del prestigioso economista Giulio Sapelli che terrà la relazione di apertura. L’evento sarà anche occasione per affermare la centralità del settore dei servizi, affrontando con primari rappresentanti delle Istituzioni i nodi da sciogliere e le nuove sfide che attendono questo comparto, temi su cui saranno sollecitati i relatori Massimo Garavaglia, Vice Ministro dell’Economia delle Finanze, Gianni Castelli, Consigliere ARERA, Vannia Gava, Sottosegretario del Ministero Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e Patty L’Abbate, 13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali Senato, Andrea Fluttero, Presidente FISE UNICIRCULAR e Marco Steardo, Presidente Sezione Rifiuti Speciali, Intermediazione e Bonifiche FISE ASSOAMBIENTE. Diversi gli argomenti al centro del dibattito e di rilevanza strategica per i settori rappresentanti dalla Federazione.

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Il mercato cambierà idea sulle intenzioni della BCE?

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 ottobre 2018

eurozoneLondra. Commento di Richard Booth, Portfolio Manager e Research Analyst di Western Asset (gruppo Legg Mason), in vista della riunione della BCE. La positiva dinamica di crescita innescatasi nell’Eurozona dall’estate del 2016 ha frenato bruscamente nella prima parte del 2018. Alla fine del 2017, infatti, lo ‘shock’ di un economia dell’Eurozona che cresceva di più e più a lungo di quanto ci si attendesse ha portato ad un’aspettativa irrealistica: ossia che questo trend potesse continuare allo stesso ritmo anche nel 2018. Quando poi i dati sulla crescita si sono rivelati inferiori, il contraccolpo negativo è stato decisamente superiore alla norma. Ultimamente invece gli indici di sorpresa economica – che misurano lo scarto tra le attese dei mercati e la realtà – hanno registrato un rialzo rispetto ai livelli molto negativi toccati quest’estate (quando dunque le aspettative del mercato erano state deluse). I dati registrati da questi indici in genere tendono a riflettersi sui dati reali dopo circa tre mesi. È interessante notare come l’indice di sorpresa sull’inflazione, pur avendo sperimentato un calo, è comunque rimasto in territorio positivo durante gran parte di questo periodo di bassa crescita. Da questo punto di vista, ci aspettiamo che l’inflazione di fondo (detta anche ‘core’) aumenti, passando dall’1% all’1,3% entro fine anno, mentre l’inflazione complessiva (detta anche inflazione ‘headline’) dovrebbe rimanere attorno al 2%.Nel medio termine, prevediamo che l’inflazione di fondo salirà ancora raggiungendo – e potenzialmente superando – l’1,5%, ma la nostra view resta comunque al di sotto delle previsioni della BCE, che parlano di un’inflazione di fondo all’1,6% nel 2019 e all’1,9% nel 2020. Va notato come in media negli ultimi tre anni le previsioni a due anni della BCE sull’inflazione di fondo si siano rivelate dello 0,5% troppo alte.Cosa ancor più importante, il mercato forward “1 year 1year” (tasso forward dell’inflazione tra un anno) mostra di aspettarsi un’inflazione di fondo tra l’1,3 e l’1,4%, quindi la nostra posizione è leggermente più alta della prezzatura attuale del mercato. Una delle principali ragioni del prolungato periodo di bassa inflazione nell’Eurozona è stato il divergere dell’inflazione dei prezzi dei servizi tra paesi core e paesi periferici: in questo senso sta avvenendo un riallineamento, che motiva le nostre aspettative di una maggior inflazione di fondo.
Come sappiamo, la BCE ha manifestato l’intenzione di ridurre il suo Programma di acquisto di titoli pubblici (PSPP) a 15 miliardi al mese, con l’obiettivo di azzerarlo entro fine anno, se i dati economici confermeranno le sue previsioni. Allo stesso tempo la BCE è stata di proposito ambigua sulle tempistiche del suo primo rialzo dei tassi, accennando vagamente all’estate del 2019. Il fatto che banca centrale si sia prefissata di seguire un certo percorso sui tassi, cosa non avvenuta in precedenza, ha certamente ridotto la volatilità ed è probabile che le prossime riunioni della banca centrale genereranno meno movimenti sul mercato. Molte probabilmente le discussioni ruoteranno attorno alle previsioni di crescita (specialmente in relazione all’impatto delle guerre commerciali) e alla possibilità di alleggerire gli acquisti mensili di obbligazioni o di acquistare obbligazioni di maggior durata attraverso i reinvestimenti.La nostra sensazione è che la BCE sia ora più serena sull’inflazione, e che attualmente voglia concentrarsi maggiormente sulla formazione dei salari. A margine, sottolineiamo come al momento il candidato favorito (seppur di poco) per sostituire Draghi è Erkki Liikanen, uno stretto collaboratore di Draghi noto per il motto “pazienti, perseveranti e prudenti”. Dovesse verificarsi questo passaggio di consegne, crediamo che cambierà poco nell’indirizzo generale della BCE.In conclusione, non siamo certi che nella prossima riunione la BCE rivelerà quando ha intenzione di alzare i tassi, ma il mercato per ora sta prezzando un percorso molto morbido (con il primo vero rialzo di 20 punti base atteso non prima del primo trimestre 2020). Ma se la nostra previsione di un’inflazione di fondo che crescerà più di quanto il mercato si aspetta si rivelerà esatta, crediamo che il mercato potrebbe presto cominciare a prezzare un percorso di rialzi dei tassi più rapido. (Fonte: Citigroup, Western Asset)

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“Performance di mercato: due fattori in primo piano”

Posted by fidest press agency su sabato, 20 ottobre 2018

columbia threadneedle investmentsA cura di Toby Nangle, Responsabile asset allocation globale e Responsabile multi-asset, EMEA, e Maya Bhandari, Gestore di portafoglio, Multi-asset. La performance dei mercati finanziari può essere interpretata in larga misura alla luce di due fattori: il livello potenziale dei flussi di cassa futuri derivanti dalla detenzione di un attivo e il tasso di sconto a essi applicato. Gli sviluppi dell’economia mondiale influiscono sia sui livelli dei flussi di cassa (come i dividendi azionari, i riacquisti di azioni proprie o la probabilità di pagamento delle cedole delle obbligazioni societarie) sia sulle condizioni finanziarie. Nel 2018 questi fattori si sono mossi in direzioni opposte.
Guardando ai mercati, l’ottimo andamento dell’economia è stato accompagnato da una sovraperformance delle azioni statunitensi. Tuttavia, una più attenta analisi rivela che, sebbene nel complesso le società quotate negli Stati Uniti, in Europa e in Giappone abbiano beneficiato per tutto l’anno di revisioni al rialzo dei ricavi e degli utili, questa dinamica è stata particolarmente pronunciata per le aziende statunitensi operanti nei settori tecnologico e della salute. Ciò è stato osservato parallelamente all’attuazione di politiche commerciali protezionistiche unilaterali. Il dinamismo dell’economia europea rispetto ad altre regioni è all’origine del nostro giudizio stabilmente positivo nei confronti delle azioni del Vecchio Continente (Regno Unito escluso). Tuttavia, dopo un andamento sostenuto per tutto il 2017, quest’anno l’economia ha fatto un passo indietro sulla scia degli sviluppi in Italia e dell’incertezza sul fronte del commercio globale. Nelle ultime settimane, però, i dati sugli utili sono stati favorevoli e le revisioni al rialzo degli analisti hanno interessato tutti i settori del mercato europeo (Regno Unito escluso), e principalmente l’energia. I salari hanno iniziato ad aumentare, ma è probabile che ciò dia impulso a un circolo virtuoso di risanamento economico ancora alle fasi iniziali dopo la crisi del debito sovrano dell’Eurozona, che ha destabilizzato la ripresa dell’Europa dalla crisi finanziaria globale di 10 anni fa.Le imprese europee lamentano una carenza di manodopera, ma anche di capitali e di beni strumentali, il che preannuncia un contesto più favorevole per la spesa per investimenti e l’attività di investimento. Scorgiamo inoltre segnali positivi in Germania, dove i dati sulla produzione manifatturiera hanno raggiunto il punto di minimo e si registra un’accelerazione della domanda interna.I nostri portafogli azionari europei sono nel complesso neutrali sull’Italia, ma nutriamo seri timori sul modo in cui sarà gestita la prossima recessione, alla luce del maggiore indebitamento del paese. Tra l’altro, i portafogli europei sottopesano il valore rispetto alla crescita di qualità, seppur in misura minore rispetto agli ultimi anni. La posizione settoriale più ampia è il sovrappeso sui titoli industriali rispetto a quelli finanziari, per trarre beneficio dall’espansione ciclica. Nel contesto di crescita economica da noi previsto gli utili bancari potrebbero aumentare rapidamente, ma non è chiaro se ogni impulso al reddito dovrà fare i conti con rinnovate pressioni regolamentari verso il rafforzamento dei coefficienti patrimoniali o la distribuzione di capitale ad altri soggetti coinvolti.
Nel frattempo, in Giappone prosegue la ripresa di lungo periodo e finora le insidie politiche sono state evitate, mentre i cambiamenti strutturali continuano a pieno ritmo. Più che un fattore di stimolo, l’esposizione alla crescita della domanda cinese è divenuta fonte di preoccupazione, e il Giappone è stato tutt’altro che immune dal deprezzamento che ha colpito altri mercati asiatici. Il nostro scenario di riferimento per l’Asia (Giappone escluso) prevede fondamentali persistentemente solidi che giustificano prospettive favorevoli per le azioni, ma questa analisi ha risentito notevolmente degli interventi protezionistici di Washington. Riteniamo che la netta flessione delle valutazioni osservata quest’anno rappresenti un deprezzamento del mercato più che una misura del crollo che potrebbero subire gli utili futuri.Soffermandoci più specificamente sulle condizioni finanziarie, abbiamo assistito a un calo delle valutazioni piuttosto pronunciato in tutti i mercati azionari. Questa dinamica ha coinciso con un aumento dei rendimenti dei titoli di Stato e con il progressivo innalzamento dei tassi d’interesse USA a opera della Federal Reserve. Nonostante l’incremento dei rendimenti, continuiamo a diffidare dei titoli di Stato. Secondo le nostre stime, la capacità inutilizzata nell’economia statunitense è ridotta, di conseguenza è improbabile che la Fed rallenti il suo processo di inasprimento nel prossimo futuro. Inoltre, i tentativi di invertire la globalizzazione reintrodurranno strozzature dal lato dell’offerta di beni e servizi che non promettono nulla di buono per il trade off tra crescita e inflazione.
Al di fuori degli Stati Uniti, i rendimenti delle obbligazioni europee sono troppo bassi rispetto alle stime del tasso neutrale e attualmente nei portafogli obbligazionari ciò si traduce in una maggiore presenza dei titoli di Stato USA rispetto a quelli europei. Le prospettive dei Gilt dipendono dall’esito della Brexit e non vi sono certezze sull’andamento dei loro rendimenti nei diversi scenari potenziali dopo l’uscita del Regno Unito dall’UE. I premi al rischio di credito appaiono ragionevoli e in linea con le medie di lungo periodo. Sebbene il volume del debito corporate sia molto elevato in termini storici, attualmente anche il parametro creditizio più importante, ossia la copertura degli oneri finanziari, è nettamente maggiore.
Quest’anno abbiamo assistito a continue revisioni al rialzo delle stime relative agli utili e ai ricavi in tutti i mercati sviluppati, dal momento che le prospettive economiche non hanno risentito del protezionismo. Abbiamo osservato gli interventi della Cina sul fronte della politica monetaria e fiscale finalizzati a compensare l’impatto negativo dei dazi doganali statunitensi. Inoltre, l’aumento dei tassi di sconto nei mercati azionari, dei titoli di Stato e delle obbligazioni societarie ha penalizzato gli investitori che cercavano rifugio negli attivi “sicuri” con i rendimenti più contenuti, ma esposti all’incremento sincronizzato dei tassi di sconto.I mercati finanziari appaiono fragili, ma la protezione offerta dagli attivi “sicuri” sembra destinata a rimanere illusoria. Continuiamo quindi a privilegiare le azioni, gli immobili e le materie prime, tenendo gli occhi bene aperti. In ambito azionario privilegiamo i mercati che evidenziano un’espansione degli utili sottovalutata in aree geografiche che dovrebbero beneficiare della crescita economica globale persistentemente sostenuta. (immagine: columbia threadneedle investments)

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Dicembre a Siena arriva con il Mercato nel Campo

Posted by fidest press agency su sabato, 6 ottobre 2018

Siena sabato 1 e domenica 2 dicembre 2018, una delle piazze più belle del mondo torna alle sue origini medievali e ospita un singolare evento di vita quotidiana. Si rievoca il “mercato grande” che, ai tempi della Repubblica di Siena, rappresentava una delle principali forme di approvvigionamento e lo si fa secondo le regole di allora.I migliori prodotti della tradizione senese e alcune eccellenze provenienti da ogni parte d’Italia saranno in mostra nella conchiglia di Piazza del Campo dove verranno disposti oltre 150 banchi seguendo le indicazioni date nel XIV secolo dalle autorità comunali, come racconta il “Costituto Senese”, prima carta costituzionale scritta in volgare, che fu adottata nel 1309 per regolare la vita della città. Sarà così riproposta la disposizione originaria, con la distinzione in due grandi aree di vendita di prodotti alimentari e artigianali e il relativo raggruppamento per categorie al loro interno.I prodotti saranno esposti su banchi ispirati a quelli del passato, pronti a svelare un universo di sapori, profumi, bellezza e tipicità, il tutto nel segno dell’eccellenza che da sempre fa di Siena una vera e propria “città del gusto”.Il cuore del centro storico tornerà così ad essere area di commercio e di relazioni sociali: i visitatori potranno assaggiare e conoscere, chiedendo agli stessi produttori curiosità e informazioni.E nell’anno che il MIBACT ha dedicato al cibo italiano, anche il Mercato nel Campo è incentrato su questo tema con un ricco programma di appuntamenti collaterali. Il Cortile del Podestà di Palazzo Pubblico sarà allestito come un elegante spazio per l’arte gastronomica, in linea con lo spirito di Vetrina Toscana, il progetto di Regione e Unioncamere Toscana che promuove ristoranti e botteghe che utilizzano i prodotti del territorio. Giovani cuochi e chef di eccezione si alterneranno nelle esibizioni, mentre in uno specifico spazio di piazza del Campo sarà allestita “Sorsi d’Arte”, una enoteca dove aziende vinicole e produttori di birra esporranno i loro “tesori”, mentre barman professionisti dimostreranno come vino e birra possano diventare ottimi componenti per aperitivi e cocktail. Tutto intorno, i ristoranti che affacciano sulla piazza interpreteranno le richieste di cibo da strada proponendo le loro pietanze in versione “da passeggio”.
Nelle mattine del sabato e della domenica il Cortile del Podestà diventerà anche un fantastico spazio per i più piccini: qui, i bambini potranno giocare con il cibo in compagnia di cuochi e pasticceri che li seguiranno nella loro esperienza Infine, singolari percorsi a tema dedicati al legame tra cibo e arte, saranno oggetto di una serie di itinerari guidati ad alcuni capolavori dell’arte senese. Il Mercato nel Campo è un evento del Comune di Siena, realizzato in collaborazione con Confesercenti, Confcommercio, Cia, Coldiretti, Unione Agricoltori provinciale, Cna, Confartigianato, Vetrina Toscana e con il supporto organizzativo e logistico Claridea.

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L’Albania è il mercato del futuro

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 ottobre 2018

Albania terra promessa per le imprese in cerca di internalizzazione e nuove opportunità di business, in un contesto politico che agevola la crescita e lo sviluppo, facendo registrare numeri da record anche nelle esportazioni. Infatti, secondo dati e proiezioni dell’Università di Harvard, grazie ad un robusto tasso di crescita economica al 4,2%, l’Albania è destinata a raggiungere i livelli di reddito della Germania. I tempi bui della crisi hanno ormai lasciato posto a una nazione che è terreno fertile per gli investitori di tutto il mondo: risorse naturali, semplificazione burocratica e cultura d’impresa fanno del “Paese delle Aquile” una delle sedi più attrattive per le aziende ad alto tasso di know-how tecnologico.L’Italia è da sempre, per prossimità linguistica e culturale, partner privilegiato dell’Albania, e Consulcesi Group, network legale internazionale specializzato nella tutela dei professionisti della sanità, è da anni presente nel Paese e adesso vuole ulteriormente rafforzare le sue attività attraverso Consulcesi Tech, divisione hi-tech specializzata in soluzioni innovative legate alla Blockchain.«Tirana è il simbolo della nuova Albania, una nazione giovane e dinamica che ha saputo innescare un meccanismo virtuoso di sviluppo che a livello internazionale viene addirittura definito ‘il miracolo albanese’. Tutto ciò grazie alle scelte politiche mirate del suo Premier, Edi Rama», spiega Massimo Tortorella, Presidente di Consulcesi Group. L’aumento del debito pubblico per l’impiego in politiche economiche virtuose è infatti al centro del dibattito politico anche in Italia, in particolare dopo l’approvazione del Governo alla nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (DEF).

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La sovranità appartiene ai popoli non ai mercati

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 settembre 2018

Roma. Le parole di Günther Oettinger, che a maggio scorso aveva dichiarato che ‘i mercati insegneranno agli italiani a votare’, non sono state dimenticate da Fratelli d’Italia, che oggi ha consegnato al Commissario Ue due copie della Costituzione italiana, una in italiano e una in tedesco, durante la sua audizione alla Camera. “Vogliamo ribadire – ha dichiarato nel suo intervento il deputato e coordinatore nazionale di FDI Guido Crosetto – al commissario Oettinger che, se avrà voglia di leggere la nostra Costituzione, troverà scritto che la sovranità appartiene al popolo e non ai mercati”. “Fratelli d’Italia – ha aggiunto Francesco Lollobrigida, capogruppo alla Camera e membro della commissione Ue – non permetterà mai che i burocrati europei pieghino la libertà dei popoli”.

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Mercato dell’auto usata in crescita anche ad agosto

Posted by fidest press agency su sabato, 8 settembre 2018

Ennesimo bilancio positivo nel mese di agosto per il mercato delle auto di seconda mano, che con 192.717 passaggi di proprietà, depurati dalle minivolture (i trasferimenti temporanei a nome del concessionario in attesa della rivendita al cliente finale), ha registrato una crescita del 3,5% rispetto allo stesso mese del 2017. Per ogni 100 vetture nuove ne sono state vendute 185 usate nel mese di agosto e 147 nei primi otto mesi dell’anno.Diversamente da quanto si verifica sul fronte delle prime iscrizioni, dove le auto diesel continuano a perdere quote di mercato (-8,1% ad agosto rispetto allo stesso mese del 2017, con un’incidenza rispetto al totale delle vendite in calo dal 60,1% di agosto 2017 al 56,7% di agosto 2018), le vetture usate alimentate a gasolio hanno riportato ad agosto un incremento mensile del 5,3% (+6% nei primi otto mesi dell’anno). In merito l’ACI sottolinea ancora una volta come attualmente in Italia esista un parco circolante di circa 16.900.000 auto diesel che contrasta sensibilmente con le politiche ambientalistiche annunciate da alcune importanti amministrazioni locali.Ancora in calo, al contrario, i passaggi di proprietà dei motocicli, che nel mese di agosto hanno registrato al netto delle minivolture una variazione mensile negativa del 3,8%.In totale nei primi otto mesi del 2018 si evidenziano incrementi del 5,5% per le auto di seconda mano e del 3,6% per tutti i veicoli, con un calo del 2,4% per i motocicli.I dati sono riportati nell’ultimo bollettino mensile “Auto-Trend”, l’analisi statistica realizzata dall’Automobile Club d’Italia sui dati del PRA, consultabile sul sito http://www.aci.it In crescita generalizzata ad agosto il bilancio mensile delle radiazioni, in crescita del 4,4% nel settore delle quattro ruote e dell’8,5% in quello delle due ruote. Il tasso unitario di sostituzione del parco auto nel mese di agosto risulta pari a 0,83 (ogni 100 auto iscritte ne sono state radiate 83), attestandosi a 0,72 nel periodo gennaio-agosto 2018.
Nei primi otto mesi dell’anno le radiazioni hanno messo a bilancio incrementi complessivi del 6,7% per le autovetture, del 10,6% per i motocicli e del 7,1% per tutti i veicoli.

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