Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘mercato’

“Le aziende hanno capitalizzato il loro potere di mercato”

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 agosto 2021

Ma secondo una fonte citata dal Financial Times, un altro fattore potrebbe aver giocato un ruolo in questa trattativa: “Le aziende hanno capitalizzato il loro potere di mercato e hanno messo in campo il solito argomento farmaceutico: i vaccini funzionano, quindi ne aumentiamo il ‘valore’. .”Questo potere di mercato (un’azienda può fissare un prezzo più alto del suo costo di produzione perché gli acquirenti non hanno scelta) è particolarmente visibile se prendiamo l’esempio dell’Italia (e non solo), dove la stragrande maggioranza di vaccinazioni avvengono con il Pfizer. Una situazione di monopolio a cui, se aggiungiamo le minori vaccinazioni di Moderna, Astrazeneca e Janssen è comunque un oligopolio che non può escludere accordi fra le varie aziende per aumentare insieme i prezzi (come è già avvenuto per Pfizer e Moderna).Alle informazioni sull’aumento del prezzo di Pfizer, un rappresentante della commissione, citato da Reuters, aveva spiegato che il costo avrebbe tenuto conto delle varianti.Ma poche settimane prima due dirigenti di Pfizer avevano annunciato in una conferenza con gli investitori che un aumento dei prezzi era possibile, ma per ragioni finanziarie: “Se si guarda a come vengono determinati domanda e prezzi attuali, è chiaro che non sono è da quelle che definirei normali condizioni di mercato o normali forze di mercato… Sono determinati dalla situazione pandemica in cui ci troviamo e dalla necessità che i governi ottengano dosi da vari fornitori di vaccini”, aveva detto il direttore finanziario del gruppo, Frank D’Amelio.“[Ma] le normali forze di mercato alla fine riprenderanno il controllo. Fattori come l’efficacia, la possibilità di richiamo della vaccinazione e l’utilità clinica diventeranno molto importanti. E francamente, la vediamo come un’opportunità, in termini di domanda e prezzo, visto il profilo del nostro vaccino”, concluse, citando una “significativa possibilità” di aumentare il prezzo per dose.Per capire meglio il contesto, è bene ricordare che l’Unione Europea aveva pagato meno di altri (come Uk, Usa o Israele) per i primi ordini di vaccini.Ci sembra evidente che le aziende (Pfizer come le altre, in testa) hanno a cuore prima di tutto il capitale dei propri azionisti. E che “l’appetito vien mangiando”. La salvezza dell’umanità? In fondo a destra. Aspettiamo le conseguenti iniziative dell’Ue, in ritardo visto che questo appetito era noto da marzo, oltre che insito nel nostro sistema economico capitalistico. Vincenzo Donvito, Aduc

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Intermonte insieme a OMER S.p.A. nella quotazione sul mercato AIM Italia di Borsa Italiana

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 agosto 2021

OMER S.p.A., società attiva nel settore della componentistica e arredi interni per mezzi di trasporto ferroviario, si è quotata oggi sul Mercato AIM Italia, organizzato e gestito da Borsa italiana S.p.A. Intermonte – investment bank indipendente specializzata in intermediazione istituzionale, ricerca, capital markets, M&A e advisory sul mercato italiano – ha assistito OMER nell’ambito del collocamento istituzionale in qualità di Sole Global Coordinator e Specialista.Il collocamento istituzionale rivolto esclusivamente a investitori qualificati italiani ed istituzionali esteri è stato chiuso con successo con complessive n. 7.475.000 azioni. La domanda complessiva è principalmente pervenuta da primari investitori istituzionali long only, prevalentemente esteri con un’ampia diversificazione geografica. Il controvalore complessivo dell’offerta, comprensiva di greenshoe, è stato pari a €25,4 milioni di euro. Il flottante nel caso di integrale esercizio della greenshoe è pari a circa il 26% e la capitalizzazione di mercato all’IPO è pari a circa €98 milioni.Intermonte attraverso il proprio team di investment banking e di intermediazione ha contribuito al successo dell’operazione grazie alla propria capacità di aprire e mantenere un dialogo costruttivo con gli investitori, confermandosi un solido punto di riferimento nel mercato italiano delle operazioni ordinarie e straordinarie. Con l’operazione di OMER, Intermonte si conferma uno dei partner più apprezzati del mercato.

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800 milioni di € per incentivare l’inserimento dei lavoratori disoccupati nel mercato del lavoro

Posted by fidest press agency su sabato, 17 luglio 2021

Bruxelles. La Commissione europea ha approvato un regime italiano da 878 milioni di € per incentivare i datori di lavoro a integrare i lavoratori disoccupati nel mercato del lavoro nel contesto della pandemia di coronavirus. Il regime, approvato ai sensi del quadro temporaneo per gli aiuti di Stato, mira a ridurre il costo del lavoro sostenuto dai datori di lavoro privati in relazione a lavoratori neoassunti precedentemente disoccupati. L’aiuto consisterà in un’esenzione dal pagamento dei contributi sociali a carico dei datori di lavoro, per un periodo massimo di 6 mesi, per i nuovi contratti di lavoro a tempo indeterminato firmati tra il 1º luglio 2021 e il 31 ottobre 2021. I beneficiari possono ricevere aiuti fino a 3 000 EUR per ciascun lavoratore assunto. Per essere ammissibili, i datori di lavoro non devono aver licenziato dipendenti nei 6 mesi precedenti l’assunzione. La Commissione ha constatato che il regime è conforme alle condizioni stabilite nel quadro di riferimento temporaneo. In particolare, l’aiuto i) non supererà l’importo di 1,8 milioni di € per impresa e ii) sarà concesso entro il 31 ottobre 2021. La Commissione ha concluso che la misura è necessaria, opportuna e proporzionata a quanto necessario per porre rimedio al grave turbamento dell’economia di uno Stato membro in linea con l’articolo 107, paragrafo 3, lettera b) del TFUE e con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo. Su queste basi la Commissione ha approvato le misure in conformità delle norme dell’Unione sugli aiuti di Stato. Maggiori informazioni sul quadro temporaneo e su altre azioni intraprese dalla Commissione per affrontare l’impatto economico della pandemia di coronavirus sono disponibili qui. La versione non riservata della decisione sarà consultabile sotto il numero SA.63721 nel registro degli aiuti di Stato sul sito web della DG Concorrenza della Commissione una volta risolte eventuali questioni di riservatezza.

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Il mercato del Private Equity è tornato ai livelli pre-Covid

Posted by fidest press agency su sabato, 17 luglio 2021

Nel primo semestre 2021, il settore del Private Equity è tornato ai livelli pre-Covid, mentre cresce significativamente la fiducia degli operatori, spinta dall’accelerazione delle campagne vaccinali a livello globale. Il numero delle operazioni (79) supera quelle registrate nello stesso periodo dello scorso anno (48) e addirittura quelle registrate nello stesso periodo del 2019 (78), mentre quasi 9 operatori su 10 si attendono una forte ripresa, con il Deloitte Private Equity Confidence Index, costruito sulla base dei dati raccolti nelle PE Survey condotte dalla prima edizione ad oggi, che ha raggiunto il valore più alto (134) dal 2011. Dall’analisi delle aspettative degli operatori sulle variabili critiche che influenzeranno il mercato del PE durante il secondo semestre del 2021, emerge un sentiment in miglioramento: il 60% degli operatori non crede che gli impatti della crisi legata al COVID-19 sul mercato perdureranno più di 12 mesi. Il trend di ripresa del settore è confermato dal basso numero di opportunità di investimento abbandonate a causa del COVID-19 negli ultimi 6 mesi. Anche le aspettative riguardo lo scenario macroeconomico migliorano: circa 9 intervistati su 10 si attendono un miglioramento (vs 59,3% di sei mesi fa). La ripresa del ciclo economico avrà anche un riflesso sui multipli di mercato, che secondo il 90,2% degli intervistati aumenteranno. Secondo la survey di Deloitte Private, aumenta l’interesse per le operazioni di expansion capital (33,3% del totale), mentre si riduce la quota di chi predilige operazioni di LBO/Replacement (dal 53,7% al 35,6%). I settori su cui gli operatori prevedono di focalizzarsi maggiormente nei prossimi sei mesi sono Manufacturing, Food & Wine e IT, ma emerge una crescente attenzione anche verso Life Sciences & Healthcare e Industrial Products. Si mantiene alto il numero di preferenze per gli investimenti in quote di maggioranza (77,8%). Con il fine di ridurre l’incertezza legata agli scenari futuri ed il rischio che il business subisca impatti più gravi di quanto stimato, la maggior parte degli operatori ha introdotto più frequentemente nella struttura delle operazioni meccanismi di deferred consideration. Un altro strumento ricorrente è stato quello del preferred equity. Confermato infine il ruolo centrale delle banche commerciali nel financing a supporto delle operazioni d’investimento, con circa l’80% degli operatori di PE che indicano il Senior Debt da queste erogato come lo strumento di debito maggiormente utilizzato sia nel semestre in corso che nel prossimo.

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Il mercato taroccato: I falsi

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 luglio 2021

Esiste una produzione industriale mondiale fondata sui “falsi” e i guadagni che ne ricavano sono enormi perché si rivolge a un settore dove i potenziali acquirenti hanno una minore disponibilità di risorse e tendono al risparmio ma al tempo stesso non vogliono rinunciare a taluni beni. In una trasmissione televisiva è stato fatto un esempio illuminante. Sono state mostrate due penne stilografiche di valore. L’originale costa 50 euro e la falsa 40 (ma imitata alla perfezione). La prima per produrla occorrono 35 euro mentre per la seconda cinque. L’acquirente per risparmiare dieci euro permette alla filiera dal fabbricante al commerciante di guadagnare 35 euro contro i quindici dell’originale. È solo un esempio ma che potremmo fare con i tantissimi prodotti, falsi e originali, che hanno invaso i nostri mercati e ci riferiamo non solo all’Italia ma un po’ ovunque nel mondo. È un giro d’affari che ora adotta una tecnica di vendita più raffinata e lucrosa. Prima si riconoscevano i “falsi” dal prezzo. La differenza era enorme. Ora è stato corretto il tiro. Se riprendiamo l’esempio precedente sappiamo che lo stesso prodotto (la penna stilografica) era venduta al mercato del falso intorno alle 10 euro. Il basso prezzo aveva insospettivo molti acquirenti e da qui lo stratagemma di far apparire il falso come un originale “scontato”. E se i guadagni aumentano, il giro d’affari diventa più allettante e la corruzione dilaga. Per porvi riparo occorrono più controlli e più consapevolezza per i consumatori che se si può risparmiare con un falso con qualche fronzolo il danno maggiore proviene da quei beni che possono incidere sulla salute e sul nostro benessere: pensiamo ai medicinali, ai prodotti di bellezza, ai giocattoli, agli alimenti. Non solo. Il falso finisce con il danneggiare la nostra economia. Penso al mercato degli occhiali da sole. L’Italia deteneva un primato che oggi è venuto meno e centinaia di piccoli ma efficienti laboratori sono stati costretti alla chiusura. Lo stesso dicasi per l’industria calzaturiera e non sono le sole a soffrirne, lo è anche l’agricoltura nel suo complesso e l’artigianato. D’altra parte, non posso pensare che da solo il consumatore sia in grado salvaguardarsi se non interviene, da una parte, il legislatore con norme più severe e, dall’altra, un sistema di controlli più potenziato in uomini e tecnologie. Inoltre il lassismo di questi ultimi anni ha provocato un danno diretto, con la chiusura delle nostre imprese, e riflesso (compreso il danno salute) di svariati miliardi di euro e questa emorragia deve essere assolutamente fermata. E questo risvolto negativo è diventato un vero e proprio buco nero ora che siamo nel pieno di una crisi pandemica e dove i problemi occupazionali e la salute delle imprese sono un valore che non si può disperdere. Non si deve in specie ora che siamo reduci dalla crisi pandemica e dal rischio che possa ulteriormente prolungarsi. (Riccardo Alfonso)

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Cresce il mercato del libro nei primi sei mesi dell’anno

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 luglio 2021

Secondo l’analisi dell’ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori (AIE) su dati NielsenIQ, nel periodo di riferimento (4 gennaio-20 giugno) sono stati venduti nei canali trade (ovvero nelle librerie, online e fisiche, e nella grande distribuzione, esclusa la scolastica) ben 15 milioni di copie di libri a stampa in più (+44%) rispetto al 2020. Ancor più significativa è la crescita rispetto al 2019 (al netto quindi degli effetti della pandemia): si sono venduti 11milioni di copie di libri in più (+31%). Tali vendite hanno generato per la filiera oltre 207 milioni di euro in più rispetto al 2020 (+42%) e 156 milioni in più rispetto al 2019 (+28%), portando il mercato del libro di questi primi sei mesi a un valore complessivo di 698milioni di euro.Al buon risultato ha contributo in particolare la 18App – nei primi due mesi del 2021 sono stati spesi 75 milioni di euro in più rispetto all’anno precedente, che hanno determinato una dinamica ancor più positiva nel primo trimestre – e una maggiore propensione alla lettura e all’acquisto: dichiara di leggere più di prima il 31% dei lettori e di comprare più di prima il 25% degli acquirenti, mentre solo il 13% dichiara di leggere o acquistare meno. Per quanto riguarda i canali di vendita, le librerie (indipendenti e di catena) crescono, raggiungendo quota 332,9milioni di euro, superando così le difficoltà del 2020 e facendo meglio anche rispetto al 2019 (313,6 milioni). Si conferma il boom dell’online che raggiunge quota 327,9milioni di euro nel 2021 (il 47% del mercato) rispetto ai 184,6 milioni del 2019 e quindi non erode vendite ai canali concorrenti ma consente al mercato di fare uno scatto in avanti. Più difficile la situazione della grande distribuzione organizzata. Per quanto riguarda i generi dei libri venduti, sono in crescita uniforme tutti i settori con alcuni picchi, tra cui i libri su giochi e tempo libero, che hanno quadruplicato le vendite (+302%), i fumetti, che le hanno triplicate (+214%), mentre le hanno quasi raddoppiate l’attualità politica (+99%), la critica letteraria trainata dai libri su Dante (+94%) e biografie e autobiografie (+85%).Il prezzo medio di copertina si attesta a 14,68 euro ed è in calo dell’1,6% rispetto al 2020 e del 2% rispetto al 2019.La top ten dei libri più venduti nel semestre (vedi allegato), fatta di un mix di novità, long seller e generi molto diversi tra loro, testimonia la vitalità e l’importanza delle scelte editoriali nella selezione dei titoli da pubblicare e promuovere. Si muove tutto il mercato, non solo i bestseller – I 50 titoli più venduti pesano sul totale del mercato solo per il 7,7% a valore di copertina e per il 6,9% a prezzo di copertina: segno di una prevalenza di vendite diffuse su un gran numero di titoli.

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La crescita del mercato digitale

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 luglio 2021

“Il 2020 è stato un anno del tutto eccezionale. Un anno che per la sua portata trasformativa, per gli impatti sulle persone e sulle imprese ha condensato in 12 mesi cambiamenti che avvengono in almeno 5 anni. Nel complesso, il mercato digitale ha tenuto, facendo registrare una performance migliore rispetto all’economia nel suo complesso. Ora, grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, si aprono nuovi scenari. Nonostante le incertezze, è lecito guardare con ottimismo ai prossimi mesi e anni. La pandemia ha aperto nuove prospettive al di là dell’emergenza e la normalità sta prendendo nuove forme”. Così Marco Gay, Presidente di Anitec-Assinform, l’Associazione di Confindustria che raggruppa le principali aziende dell’ICT, a commento della 52ma edizione del rapporto annuale “Il Digitale in Italia 2021” Vol. 1 realizzata in collaborazione con NetConsulting cube e presentata quest’oggi a Milano. L’andamento del mercato digitale nel 2020 è stato migliore rispetto a quello dell’economia nel suo complesso. A fine 2020 la spesa in beni e servizi digitali ha registrato un calo dello 0,6%, per un valore complessivo di 71,5 miliardi di euro. Sul fronte dei comparti tecnologici, la diminuzione più rilevante ha riguardato le componenti più tradizionali del mercato, come i servizi di rete (-6,4%) e la componente software (-2,3%). In controtendenza la spesa in dispositivi e sistemi (+1,3%), il mercato dei servizi ICT (+3,3%), i contenuti e la pubblicità digitale (+3,6). Si conferma inoltre la dinamica a due velocità già osservata negli scorsi anni, con la componente tradizionale del mercato ICT in calo (-1,9%) e quella dei Digital Enablers, che continua ad agire da motore del mercato (+7,1%).

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Mercato degli investimenti media per l’anno in corso

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 luglio 2021

UNA – Aziende della Comunicazione Unite presenta oggi un nuovo aggiornamento dei dati elaborati dal Centro Studi UNA relativi al mercato degli investimenti media per l’anno in corso. Una rilevazione particolarmente importante che si iscrive in un periodo di forte cambiamento e che fornisce al mercato spunti utili per pianificare e guidare i brand nelle comunicazioni dei prossimi mesi. Previsioni ottimistiche e in crescita che prevedono la chiusura di questi 12 mesi a +9,2% – circa due punti percentuali in più rispetto alle stime di aprile 2021 – con un fatturato che supererà gli 8,5 miliardi di euro.Ad eccezione della stampa che continua ad attestarsi su valori negativi, con i periodici (-4,2%) che si posizionano in coda ai quotidiani che lentamente si attestano su valori più neutrali (-0,4%), tutti gli altri mezzi manifestano segnali di crescita. Ad esplicitare il maggior potenziale rispetto ai dati di aprile il digitale (+11,8%), la TV (+8,5%), la radio (+9,3%) e l’OOH (7,7%) oltre al cinema (+35,3%) – complice una migliorata situazione sanitaria e l’abbattimento di numerose restrizioni sociali. Secondo i più recenti dati, il mercato nel 2021 dovrebbe raggiungere quasi il valore del 2019. A livello di mezzi la preponderanza delle quote continua ad essere di appannaggio della TV (44%) con il digital che cresce velocemente (43%) – 5 punti percentuali in più rispetto a due anni fa.

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Un mercato del lavoro da ricostruire

Posted by fidest press agency su sabato, 26 giugno 2021

di Giuseppe Bianchi I periodici sondaggi indicano due priorità condivise dagli italiani: la tutela della salute e la tutela dell’occupazione. La prima si sta allentando con i risultati del piano vaccinario, mentre la seconda è tuttora carica di tensioni sociali. È noto che nel periodo dell’emergenza sanitaria il nostro Governo è ricorso alla misura straordinaria del divieto dei licenziamenti nell’intento di tutelare l’occupazione in un momento di forte rallentamento della produzione.Il nodo critico è che queste istituzioni pubbliche, distribuite per competenze tra Stato e Regioni, per lo più non funzionano. Un esempio attuale è fornito dalla multinazionale USA Whirlpool che nel maggio del 2019 ha comunicato la decisione di chiudere lo stabilimento di Napoli prevedendo 350 licenziamenti. Sindacati ed Enti Locali hanno consumato due anni nel chiedere la revoca di tale decisione che contraddiceva precedenti impegni sottoscritti dalla stessa impresa, sostenendo nel frattempo i redditi dei lavoratori con gli ammortizzatori sociali. Questa opera di persuasione non è andata a buon fine ed ora i licenziamenti sono alla porta. Va detto che si tratta di lavoratori con buona professionalità e con un’età media di 42 anni. In questo lungo intervallo di tempo è stata offerta qualche alternativa di lavoro a questi lavoratori spendendo la loro esperienza, capacità professionale, disponibilità lavorativa? Nessuna. Si è guadagnato tempo nell’attesa che il problema si risolvesse da solo. Una situazione che spiega l’atteggiamento del Sindacato di farsi scudo del divieto dei licenziamenti.Ma a questo punto si pone una domanda: in presenza di casi analoghi di esuberi del personale o di riconversioni professionali (destinati a moltiplicarsi nel futuro) non c’è una corresponsabilità di imprese e sindacati nel trovare soluzioni che conciliano ristrutturazioni aziendali e tutele del lavoro? Missione, da sempre, del Sindacato è quella di realizzare la tutela del lavoro nelle aziende e nel mercato del lavoro a sostegno dell’occupazione, così come il mondo delle imprese ha sempre favorito una rete di protezione sociale per agevolare la competitività produttiva.Non va peraltro dimenticato che le parti sociali hanno dato vita ad un mercato dei capitali costituito da fondi settoriali che riguardano pensione, salute, formazione, integrazione dei redditi e riallocazione dei lavoratori. C’è la strumentazione degli Enti Bilaterali e dei Fondi di Solidarietà che, per quanto limitata ad alcuni settori (credito, agricoltura ed altri) indica la capacità di dar vita a forme di welfare privato collettivo. Se si vuole arginare la prospettiva velleitaria di uno Stato Provvidenziale le parti sociali devono recuperare un ruolo nelle politiche del lavoro, peraltro svolto nel passato, perchè l’attuale stato sociale è inadeguato per gestire le profonde trasformazioni che si prospettano nelle strutture occupazionali e nelle organizzazioni del lavoro a livello di impresa. Governo e parti sociali devono recuperare una capacità di cooperazione lungo un asse di obiettivi condivisi facendo pace con una storia di reciproca sfiducia e di divisioni per ridare vitalità ad un sistema di relazioni industriali frustrato da anni di bassa crescita e di stagnazione della produttività e bassi salari. (abstract) fonte: (https://www.facebook.com/QuaderniISRIL/ e sul sito http://www.isril.it)

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Mercato dei prestiti finalizzati

Posted by fidest press agency su domenica, 13 giugno 2021

Younited Credit, la fintech company leader in Europa che gestisce una piattaforma digitale di credito al consumo e unica realtà del settore ad avere licenza bancaria, rafforza la presenza nel mercato dei prestiti finalizzati con la partnership con R-Store, Apple Premium Reseller.Younited Credit stipula una nuova alleanza, che si inquadra nella strategia di espansione del suo canale Business to Business grazie a collaborazioni con realtà italiane che presidiano il territorio.Younited ha sviluppato per R-Store una soluzione innovativa, che consente ai clienti di questi rivenditori autorizzati, di acquistare un dispositivo Apple anche a tasso zero (Tan 0% Taeg 0%) e pagarlo a rate scegliendo tra le durate possibili. Terminato il periodo di rateizzazione concordato, il cliente ha la possibilità di scegliere tra due alternative: la permuta, ossia la sostituzione del dispositivo con uno nuovo prodotto Apple prolungando il finanziamento, oppure il saldo dell’importo mancante, finalizzando l’acquisto.Stefano Piscitelli, Direttore Generale di Younited Credit Italia ha commentato la partnership dichiarando quanto segue: “L’accordo con R-Store rafforza la posizione di Younited nel percorso strategico per diventare il partner di riferimento dei Reseller Apple a livello nazionale ed internazionale, per soddisfare ogni esigenza nel campo dei prestiti finalizzati sia per i clienti che per i rivenditori italiani come già avvenuto in Francia. Il nostro prodotto è il migliore in Europa in termini di UX, come rivela il posizionamento di Younited Credit su varie piattaforme, come Trustpilot. Penso questo sia stato un elemento fondamentale per i partner che ci hanno scelto, alla ricerca di una realtà solida e affidabile”.

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Mercato del tabacco nazionale

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 Maggio 2021

Anche per il 2021 British American Tobacco (BAT) Italia sceglie l’agricoltura italiana. In occasione dell’evento “Acquisto di tabacco e filiera sostenibile: l’impegno di BAT per il settore tabacchicolo italiano”, organizzato da BAT e ITALTAB in collaborazione con Confagricoltura e Cia-Agricoltori Italiani, alla presenza anche del Sottosegretario per le politiche agricole alimentari e forestali Gian Marco Centinaio, l’azienda ha annunciato l’acquisto di 7.000 tonnellate dei migliori tabacchi lavorati in Italia, provenienti da Veneto, Campania, Toscana e Umbria, per un investimento totale di 20 milioni di euro.Quello tra BAT e la tabacchicoltura italiana è un rapporto consolidato, alimentato costantemente nel corso degli ultimi quindici anni. A fornire le 7.000 tonnellate di tabacco durante tutto il 2021 sarà infatti ancora una volta l’Organizzazione di Produttori di Tabacco ITALTAB, che riunisce in tutto il Paese oltre 400 aziende che operano su una superficie complessiva di circa 3.000 ettari e coinvolgono nel processo produttivo oltre 10.000 lavoratori.Negli ultimi 10 anni, BAT Italia ha investito oltre 200 milioni di euro nella tabacchicoltura italiana e contribuisce ogni anno all’Erario con oltre 3 miliardi di euro di accise. Un impegno importante verso il Paese, che si traduce nella volontà di continuare a contribuire al primato dell’Italia come primo Paese produttore di tabacco nell’Unione europea (quota pari a circa il 30% e volumi complessivi intorno a 50.000 tonnellate l’anno).“Dare serenità economica ai produttori agricoli – ha evidenziato il Sottosegretario alle Politiche agricole alimentari e forestali Gian Marco Centinaio – è una delle priorità del Mipaaf. L’accordo che viene presentato oggi è fondamentale per garantire programmazione per i coltivatori di tabacco, soprattutto in un momento come questo. Il Ministero è stato e sarà vicino al settore con tutti gli strumenti politico-istituzionali a sua disposizione, per portare avanti contratti di filiera e di aggregazione che possano mettere in sicurezza i comparti produttivi del nostro Paese. Tutto questo si traduce in investimenti sul territorio e in sviluppo del settore, che viene così messo nelle condizioni di diventare sempre più sostenibile, innovativo e al passo con i tempi”.“Con questo importante investimento, che avrà un impatto positivo sulle aziende e gli agricoltori di tutto il territorio nazionale, vogliamo testimoniare ancora una volta, e ancor più oggi in questo difficile momento storico, il nostro impegno verso l’Italia e la filiera tabacchicola italiana. Questo impegno rispecchia il nostro proposito “A Better Tomorrow”: contribuire ad un futuro migliore per i consumatori e le comunità in cui operiamo, da costruire anche attraverso un’agricoltura più sostenibile, basata su occupazione di qualità, tutela dell’ambiente e innovazione. In quest’ottica prossimamente metteremo in cantiere anche attività sperimentali orientate all’innovazione tecnologica, da realizzare insieme agli stakeholder del settore, con l’obiettivo di rendere la filiera tabacchicola sempre più sostenibile da un punto di vista ambientale”, ha dichiarato Roberta Palazzetti, Presidente e Amministratore delegato di BAT Italia e Area Director Sud Europa. “Nella transizione del settore verso una maggiore sostenibilità e solidità un ruolo fondamentale lo hanno naturalmente anche le Istituzioni, a cui chiediamo una maggiore attenzione rispetto al tema dell’equità e omogeneità fiscale tra le diverse categorie di prodotti del tabacco; obiettivo fondamentale da perseguire tenendo in considerazione le evidenze scientifiche sull’effettivo rischio ridotto riconosciute dalle autorità sanitarie, la tenuta del gettito erariale da tabacchi e gli svantaggi competitivi tra filiere tabacchicole che l’attuale disomogeneità determina”.“Anche quest’anno, grazie all’impegno di BAT Italia avremo l’opportunità di vendere la totalità della nostra produzione, assicurando così il sostegno economico agli oltre 10.000 lavoratori che si impegnano ogni giorno per realizzare un prodotto di alta qualità”, ha commentato Vincenzo Argo, Presidente di ITALTAB. “Rinnoviamo, tuttavia, il nostro appello alle Istituzioni nazionali e locali sulla necessità di una strategia a lungo termine che incentivi gli investimenti delle Manifatture, così da garantire una maggiore stabilità per tutta la filiera”.Soddisfazione per l’impegno e la volontà di BAT di continuare ad investire in Italia è stata espressa anche dalle organizzazioni degli agricoltori.“Si tratta di un’opportunità per le imprese tabacchicole per mantenere la produzione e l’occupazione. Il tabacco in Italia è coltivato da circa 2.000 aziende che impiegano 50.000 addetti, su una superficie di oltre 14.000 ettari in quattro aree geografiche. È parte importante dell’economia locale e oggi anche dell’eccellenza tecnologica del Paese. Per dare slancio alla filiera occorrono scelte politiche adeguate, interventi fiscali più snelli ed equilibrati per salvaguardare tutta la trasformazione tabacchicola e consentire nuovi investimenti”, ha dichiarato Massimiliano Giansanti, Presidente di Confagricoltura.

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Economia US “on fire”? Ecco come ci posizioniamo sul mercato bond

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 Maggio 2021

A cura di Vittorio Fontanesi, Portfolio Manager mercati obbligazionari AcomeA SGR. Dopo la risalita dei tassi americani alla fine di febbraio, nelle ultime settimane i rendimenti dei Treasury hanno vissuto una fase di stallo, facilitando le performance dei vari segmenti del mercato obbligazionario.In questo contesto, il focus del mercato si concentra prevalentemente sulle dinamiche di ripresa del ciclo, favorito dai progressi delle campagne vaccinali, e sugli stimoli monetari e fiscali intrapresi rispettivamente da banche centrali e governi.Dalla seconda metà del 2020, Jerome Powell, presidente della Federal Reserve, ha introdotto formalmente il regime di average inflation targeting, alzando l’asticella per un cambio della sua politica espansiva anche di fronte ad un periodo di inflazione più elevato rispetto al target. L’approccio dovish della Fed ha mantenuto saldo l’ottimismo degli investitori circa le prospettive di liquidità sul mercato, favorendo chiaramente la ripresa dei prezzi degli asset rischiosi.Chiaramente, alla luce del vigore mostrato dai dati economici USA e dei timori sul surriscaldamento dell’economia, nei prossimi mesi potremmo andare incontro ad un dibattito sul tapering, cioè di riduzione seppur graduale del ritmo di acquisti di titoli da parte della Fed, come indicato dai recenti commenti di Kaplan, membro hawkish della Fed.L’attività economica statunitense sembra, infatti, destinata a ripartire rapidamente quest’anno, alimentata dalle riaperture settoriali e dagli stimoli fiscali intrapresi dall’amministrazione Biden. Gli ultimi dati economici testimoniano una forte propensione al consumo da parte delle famiglie, migliori prospettive occupazionali e una maggiore fiducia delle imprese. Con ogni probabilità già alla fine di quest’anno gli Stati Uniti potranno tornare sulla traiettoria del potenziale di crescita pre-pandemico.Un trend che, invece, stenta ancora a decollare in Europa, dove non soltanto la pandemia ha rallentato l’attività economica del primo trimestre dell’anno, ma anche le prospettive di inflazione a medio termine sono decisamente più basse rispetto agli Stati Uniti. In Europa servono ancora degli step per portare avanti piani fiscali pro-crescita e di ampio respiro, che siano indipendenti dalle conseguenze della pandemia. Il Recovery Fund sarà in questo senso un importante banco di prova per consolidare in futuro politiche fiscali condivise a livello di Unione.L’Europa rimane un’area dove preferiamo non assumere esposizioni, considerando la presenza di rendimenti molto bassi o addirittura negativi su alcune parti delle curve periferiche.Preferiamo, dunque, in questa fase ampliare il nostro raggio d’investimento nelle obbligazioni emergenti in dollari, prendendo esposizione su alcune storie corporate high yield asiatiche, come ad esempio società cinesi del settore real estate o a partecipazione statale, che mostrano occasioni di rendimento molto attraenti unite a dinamiche macro di contenimento del debito e, complessivamente, una minore sensibilità ai tassi americani.Per quanto riguarda le obbligazioni emergenti espresse in valuta forte, i nostri sovrappesi si concentrano su emittenti quasi-sovrani di Messico e Sud Africa, che possono continuare a godere di condizioni di supporto dai rispettivi governi.Un’altra area del mercato emergente su cui mostriamo dei sovrappesi è quella delle obbligazioni in valuta locale di Paesi che vivono situazioni di rischio prettamente idiosincratiche.A nostro avviso, gli asset locali di Peru, Brasile e Russia mostrano in questa fase valutazioni relativamente a sconto rispetto ai loro fondamentali e offrono interessanti opportunità di ripresa, a patto di saper tollerare l’intrinseca volatilità di queste aree.Sempre sui bond emergenti in valuta locale, continuiamo a mostrare una sovraesposizione alla curva sudafricana per via di rendimenti particolarmente interessanti sulle scadenze più lunghe.

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La pandemia spinge il mercato dei big data nella sanità

Posted by fidest press agency su domenica, 9 Maggio 2021

Mai come nell’ultimo anno i dati sono stati i principali protagonisti in tutti i settori socio-economici e in particolar modo all’interno del sistema sanitario. Come riportato da una ricerca pubblicata su Statista, nel 2016 il mercato globale dei Big Data nella sanità era valutato 11.5 miliardi di dollari: secondo le previsioni, complice la pandemia da Coronavirus che ha messo in evidenza la loro importanza nei processi decisionali, si stima che nel 2025 possa raggiungere un valore di 70 miliardi di dollari, con una crescita esponenziale del 568%. L’evolversi dell’emergenza sanitaria ha spinto i governi e le imprese a adottare prodotti e strumenti che potessero tenere monitorato in maniera tempestiva il numero dei contagi e i dati complessivi relativi alla sanità pubblica. Inoltre, l’Italia, come il resto del mondo, ha dovuto affrontare un’altra grande sfida, ovvero l’organizzazione di una campagna di vaccinazione nazionale che potesse garantire il vaccino contro il Covid-19 a tutte le categorie di persone, in modo rapido ed efficace. Affinché queste iniziative diventino realtà, i dati devono poter “viaggiare” tra diverse applicazioni al fine di essere validati, elaborati e analizzati. Ma come è possibile attuare questa strategia? “Dati dettagliati e accurati relativi alla pandemia sono assolutamente necessari per l’implementazione di un processo decisionale veramente informato e consapevole sulla salute pubblica – afferma Stefano Musso, CEO di Primeur, multinazionale italiana leader nel settore della Data Integration – Strumenti informatici flessibili e facili da usare sono fondamentali per garantire una rapida integrazione e diffusione dei dati. L’Italia purtroppo sta affrontando con difficoltà la campagna vaccinale anche a causa di alcune lacune nella digitalizzazione del Sistema Sanitario Nazionale e nell’organizzazione regionale. Spesso si pensa che una massiccia digitalizzazione e l’adozione di nuove tecnologie, necessarie per erogare i servizi sanitari in modo efficiente e coordinato, passi inevitabilmente per un processo altamente invasivo e costoso. In realtà non è sempre così. Non bisogna sempre concentrarsi sulla dotazione di un nuovo, centrale e totalizzante sistema informatico, ma su come utilizzare al meglio i sistemi localizzati già presenti, permettendogli di comunicare tra loro in maniera automatica e sicura. I dati ci sono, le applicazioni in grado di gestirli verticalmente anche, bisogna però trovare il modo di far “viaggiare” i dati da un sistema all’altro in maniera automatica, controllata e sicura”. http://www.espressocommunication.it

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Locazioni: mercato in sofferenza in tutte le aree del Paese ma prezzi fermi

Posted by fidest press agency su domenica, 28 marzo 2021

Non solo le grandi città a vocazione turistica sono state colpite dagli effetti del Coronavirus, ma tutto il Paese – a un anno dall’inizio della pandemia – ha visto cambiare il mercato immobiliare degli affitti. A dimostrarlo i dati relativi all’ultimo semestre (settembre 2020 – febbraio 2021) registrati dall’Osservatorio di Immobiliare.it, secondo cui in Italia l’offerta di immobili in affitto è aumentata dell’1,8%, mentre la domanda è diminuita di quasi 6 punti e mezzo percentuali. A variare meno sono solo i costi: per un trilocale in affitto si spendono in media 801 euro, con una variazione percentuale negli ultimi sei mesi pari all’1%.Guardando al dettaglio delle diverse aree del Paese emergono trend differenti tra loro. Nel Nord-est emerge una generale condizione di sofferenza in cui sono calate sia l’offerta che la domanda di immobili in affitto rispetto a settembre 2020.Il Nord-ovest invece registra un mercato a due velocità differenti: cresce l’offerta (+3,5%), ma scende la domanda che perde 6,5 punti percentuali. Per quanto riguarda i costi, restano invariati, segnando un +0,2% che va ad incidere poco sul prezzo finale.Centro e Isole sono accomunati dalla crescita significativa dell’offerta di immobili in affitto, provenienti dallo stock precedentemente destinato all’uso turistico, pari al 2,3% per il Centro e al 5,2% delle Isole. In queste ultime diminuisce invece in maniera profonda la domanda di abitazioni (-19,9%)Infine il Sud che – come il Nord-est – vede il segno meno sia per quanto riguarda la domanda (-3,3%) che l’offerta (-3,4%) di abitazioni in locazione negli ultimi 6 mesi. A salire sono solo i prezzi che segnano un aumento di 3,3 punti percentuali portando il costo medio di un trilocale a 613 euro.

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Il mercato del debito a scopo ambientale continua la sua crescita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 marzo 2021

Il mercato del debito a scopo ambientale continua la sua crescita

(AJ-Com.Net) – Nel 2020 il mercato del debito a scopo ambientale, sociale e sostenibile ha replicato e superato a livello globale il successo del 2019. A metterlo in evidenza, basandosi su dati Bloomberg New Energy Finance (BNEF), è l’analisi di marzo 2021 di Ener2Crowd.com, la prima piattaforma italiana di lending crowdfunding ambientale ed energetico.Insomma, nonostante la grave contrazione economica legata alla pandemia tuttora in corso, nel 2020 il settore finanziario delle obbligazioni e dei prestiti a scopo ambientale, sociale e sostenibile ha raggiunto il nuovo record di 732,1 miliardi di dollari di emissioni.A guidare la tendenza in termini di incremento percentuale —secondo Bloomberg— è la categoria dei «social bonds», obbligazioni emesse per raccogliere fondi finalizzati ad obiettivi sociali, quali occupazione, sanità pubblica ed istruzione. Per questi strumenti obbligazionari il volume registrato da BNEF si è settuplicato nel 2020, andando a totalizzare 147,7 miliardi di dollari e collocandosi al secondo posto per valore assoluto.Altra categoria in rapida ascesa sono i «sustainability bonds», che BNEF riporta in crescita dell’81% rispetto al 2019. «Ma a livello assoluto le obbligazioni sostenibili si classificano al quinto posto, andando a sommare 68,7 miliardi di dollari» puntualizzano gli analisti di Ener2Crowd.com.
Primi assoluti —anche se nell’ultimo anno la crescita è stata rallentata— sono i più consolidati «green bonds», i cui volumi sono lievitati “solo” del 13%, andando però a toccare la cifra record di 305,3 miliardi di dollari.Vi sono poi i «sustainability-linked bonds», le obbligazioni legate alla sostenibilità, che registrano una performance più che positiva: +232%, andando così a sommare 10,6 miliardi di dollari.
Perdono invece il 15% sia i «sustainability-linked loans», che scendono a 119,5 miliardi di dollari, sia i «green loans» che calano a 80,3 miliardi di dollari. Eppure messi insieme i «prestiti sostenibili» ed i «prestiti verdi» totalizzano ben 199,8 miliardi di dollari, quasi un terzo del totale.E sono proprio questi due segmenti «loans» ad avere —secondo Ener2Crowd.com— le maggiori prospettive di crescita nel 2021, grazie soprattutto al «lending crowdfunding», il prestito alle imprese da parte dei piccoli e medi investitori.Secondo le proiezioni realizzate a marzo 2021 da Ener2Crowd.com in base ai dati di Bloomberg New Energy Finance (gennaio 2021), tenendo anche conto del rapporto “The GlobalAlternative Finance Market Benchmarking” (aprile 2020) dell’Università di Cambridge, i prestiti sostenibili e quelli verdi saliranno entrambi del 35%, andando a superare rispettivamente i 161 miliardi di dollari (sustainability-linked loans) ed i 108 miliardi di dollari (green loans).In questo ambito, a sperimentare una crescita ancora maggiore sarà l’«energy lending crowdfunding», il comparto che Ener2Crowd.com ha fatto per primo sbarcare in Italia, all’insegna della green economy, dell’ambiente e dell’eticità degli investimenti.La sua piattaforma eroga finanziamenti da parte del “crowd” verso aziende che operano nel settore della green economy, con una prospettiva di raccolta di 3,6 milioni per il 2021. «Crediamo fermamente nel valore che l’ecosistema della finanza alternativa verde e sostenibile può portare alle persone, alle imprese ed alla società» ribadisce Giorgio Mottironi, cso e co-fondatore di Ener2Crowd.com nonché chief analyst del GreenVestingForum.it, il forum della finanza alternativa verde.Se l’interruzione correlata al Covid-19 ha influito sull’emissione di alcuni strumenti di debito, è anche vero che ne ha stimolati altri. Ener2Crowd.com —e più in generale le piattaforme di energy lending crowdfunding— si candidano quindi ad essere un volano per la ripartenza, un canale veloce ed accurato per le aziende che abbiano urgente bisogno di accedere a nuova liquidità.In Italia, nell’ambito delle misure straordinarie intraprese per fronteggiare la crisi da Coronavirus, la Cassa Depositi e Prestiti (CDP) sta addirittura lanciando sul mercato un «Covid-19 Social Response Bond» da 1 miliardo di euro. I fondi saranno utilizzati per aiutare imprese ed enti territoriali a far fronte all’emergenza contingente e potranno andare a finanziare progetti, nuovi o già esistenti, caratterizzati da esiti sociali positivi, ad esempio andando a sostenere l’accesso a servizi essenziali come la sanità o l’istruzione, oppure a garantire la sicurezza alimentare o abitativa.Ma quei risparmiatori che da sempre puntano sugli investimenti più sicuri possibili quali erano una volta gli immobili ed i titoli di Stato, sono oggi in fuga dai prodotti finanziari che non sono più solidi come un tempo e che danno sovente rendimenti negativi o comunque irrisori. Gli investitori stanno invece incoraggiando il mercato ad innovare ed a proporre nuovi tipi di strumenti, tra i quali il più innovativo non è certo un titolo di stato, quanto piuttosto può esserlo il lending crowdfunding ambientale ed energetico.

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“Equity duration e mercato italiano”

Posted by fidest press agency su martedì, 16 marzo 2021

A cura di Antonio Amendola, Fund Manager Equity Italia ed Europa di Acome. La Duration è una metrica importante nel mondo fixed income perché serve a determinare il rischio di tasso del portafoglio. Tuttavia, lo stesso concetto si può usare, con qualche arrangiamento, al mondo equity. In un mondo dominato per anni dai tassi bassi e dalle banche centrali, abbiamo visto una sovraperformance dei bond, ma anche dei titoli così detti “proxy bond”, ovvero quelli lunghi di duration. Alla luce della crescente centralità delle politiche fiscali e dei movimenti delle curve dei tassi alla quale abbiamo assistito in questi giorni, vale la pena guardare a questa misura (la duration) anche in ottica di equity holder. La duration, come detto, è una misura di tempo necessaria ad un flusso di cassa per ripagare un particolare investimento. Per il mondo fixed income la duration è calcolata come media ponderata dei pagamenti ricevuti dal bond (coupon e principal), scontati all’yield to maturity. Partendo da una breve premessa teorica, abbiamo provato a calare questa analisi nel contesto dei titoli quotati italiani. L’universo di investimento è quindi tutto il mercato quotato italiano (AIM e MTA), dove sono state eliminate le aziende che non avevano abbastanza dati. Ci sembra interessante calare questa analisi in un contesto pratico, in particolare nel mercato italiano, alla luce dei recenti andamenti macroeconomici. Proprio come nel mondo bond stiamo assistendo a un certo grado di sofferenza per i titoli a duration lunga, così vogliamo cercare gli omologhi in ambito equity e muovere le stesse considerazioni macro. Per definizione, un titolo long duration è quindi sia più sensibile al movimento dei tassi al rialzo, sia più sensibile a notizie inattese come può essere una trimestrale non in linea oppure che non sorprende come ci si aspetta. Abbiamo quindi calcolato l’equity duration con entrambe le formule descritte sopra, riportando un valore medio e ordinando in quartili. Così come si tiene d’occhio la duration dei portafogli bond, così si dovrebbe tener d’occhio la duration implicita dell’equity, specialmente nelle fasi di cambio di regime come quella che stiamo vivendo ora. Infatti, il concetto di equity duration non è solo “se” è importante, ma soprattutto “quando” è importante. L’irripidimento delle curve dei tassi governativi (tematica che non trattiamo in questo pezzo) sta avendo un impatto non trascurabile sui mercati, direttamente obbligazionari, indirettamente azionari. Continuiamo a preferire le aziende con buona posizione di cassa e capacità di generare cassa nel medio periodo in quanto le riteniamo le maggiori beneficiarie di un cambio di regime tra dominio delle politiche monetarie a maggiore centralità delle politiche fiscali. I settori che beneficiano di questa tematica macro, ma anche di altre tematiche come il recovery fund o il piano Biden, sono sicuramente i ciclici (industriali e parzialmente i finanziari – tenendo ben distinto tra le società che remunerano il costo del capitale e quelle che non lo coprono). Menzione particolare va poi al nostro Paese: beneficia di una riduzione del rischio Paese, è ancora molto sottovalutato in termini di valutazione, ed è posizionato per accogliere maggiori flussi da investitori esteri specialmente sul segmento delle mid e small caps.

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Il mercato chiede, la BCE risponde

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 marzo 2021

A cura di Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA SGR C’era molta attesa su quello che la BCE avrebbe fatto in risposta al recente rialzo dei tassi di mercato. Il rialzo di 60bp dei tassi d’interesse negli US è chiaramente stato il trend di mercato più importante delle scorse settimane. Anche in Europa i tassi d’interesse sono saliti, pur se in misura minore che negli US. Ad esempio, da inizio anno il decennale Bund è salito di circa 20bp, a -0.35%. E allora perché c’era tanta attesa su quello che avrebbe detto la BCE oggi? Per due ragioni. In primo luogo, perché mentre l’economia US può facilmente giustificare un movimento al rialzo dei tassi d’interesse, lo stesso non si può dire per la zona euro, almeno per adesso. Si è aperto un gap importante per quanto riguarda sia la rapidità delle vaccinazioni, che l’entità dello stimolo fiscale. In altre parole, si prefigura una chiara outperformance dell’economia US su quella Europea nei prossimi trimestri. In secondo luogo, i recenti commenti da parte di vari rappresentanti della BCE non lasciavano trasparire un’unità di vedute sul tema, e gli acquisti settimanali nel PEPP erano rimasti sorprendentemente modesti (ca 12 mld a settimana) a fronte del rialzo dei tassi. In sostanza, il mercato chiedeva chiarezza. Come vede la BCE questo rialzo dei tassi? Con indifferenza o preoccupazione? La risposta ricevuta oggi è forte e chiara. La BCE ha annunciato che il Consiglio ha deciso che gli acquisti nel PEPP aumenteranno in maniera significativa nel prossimo trimestre. In altre parole, la BCE vuole tenere i tassi sotto controllo. Quanto può aggiungere ai suoi acquisti la BCE? Il PEPP è uno strumento molto flessibile. La BCE potrebbe aumentare gli acquisti in maniera importante tra adesso e giugno, per poi diminuirli di nuovo da luglio in poi. Ad esempio, al ritmo attuale (ca 50mld al mese), la BCE rimarrebbe ca 350-400mld al di sotto del limite attuale (1,850 miliardi entro marzo 2022). Quindi, c’è spazio per un aumento degli acquisti di ca 30mld al mese, rispetto ai 50 attuali. Questo rappresenta un supporto importante per il mercato obbligazionario, particolarmente alla luce del fatto che la BCE può aumentare il PEPP se lo giudica necessario. Rimangono ambiguità sul fronte dei parametri, ma la BCE non può e non vuole scoprire le sue carte. La BCE si riferisce alla necessità di preservare “condizioni finanziarie favorevoli”, ma la Lagarde è rimasta ancora una volta vaga nel corso della conferenza stampa. Queste condizioni finanziarie includono rendimenti governativi, corporativi, condizioni creditizie. In sostanza, la BCE non guarda un singolo indicatore e mantiene enorme discrezionalità. La Lagarde ha precisato che la BCE non è legata a rigidi targets (ad es. Yield Curve Control).Le nuove previsioni macroeconomiche chiariscono – se ce ne fosse bisogno – come mai la BCE contempla ulteriore stimolo monetario. La crescita del PIL è prevista al 4% nel 2021, 4.1% nel 2022 e 2.1% nel 2023 (in precedenza: 3.9%, 4.2%, 2.1%). L’inflazione rimane ben al di sotto del target, al 1.5% nel 2021, 1.2% nel 2022 e 1.4% nel 2023 (in precedenza: 1%, 1.1%, 1.4%). In altre parole, nonostante i tassi prossimi allo zero e un’espansione di liquidità senza precedenti, la BCE vede l’inflazione ben al di sotto dell’obiettivo del 2% nel medio periodo. La grande divergenza, la Fed e il dollaro: per quanto rimanga ambigua sul tema delle “condizioni finanziarie”, la decisione di aumentare gli acquisti nel PEPP indica con forza che la BCE vuole tenere i rendimenti sotto controllo. La prossima settimana vedremo qual è il messaggio che la Fed decide di mandare ai mercati. Per adesso, i fondamentali macro logicamente sembrano favorire un continuo ampliamento del differenziale di tassi a 10 anni US-Europa, e un conseguente possibile rafforzamento del dollaro sull’euro.

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Slitta al 1° gennaio 2023 stop mercato tutela

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 marzo 2021

Il Milleproroghe diventa legge. Definitivo, quindi, il rinvio di un anno, dal 1° gennaio 2022 al 1° gennaio 2023, dello stop del mercato di maggior tutela per luce e gas. “Evviva! Vittoria per i consumatori! Accolte le nostre denunce” afferma Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori. “Non ci può essere un mercato davvero libero fino a che i primi cinque operatori detengono l’82,5% del settore domestico per la luce e i primi tre gruppi controllano il 44,3% del mercato del gas. Sono ancora troppi, poi, i clienti nel mercato tutelato, il 45% dei clienti domestici del settore elettrico e il 44% per il gas” prosegue Vignola. “Ora speriamo che il legislatore si dia una bella svegliata e invece di passare, all’italiana, da una proroga all’altra, creando incertezza per i mercati e i consumatori, faccia quello che serve per creare le premesse di un mercato davvero libero, colmando ad esempio il vuoto normativo sul destino da riservare ai clienti che non effettueranno alcuna scelta entro il 1° gennaio 2023, prevedendo aste competitive e introducendo un serio albo dei venditori” conclude Vignola.

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Energia. Verso la fine del mercato tutelato. Che fare?

Posted by fidest press agency su martedì, 23 febbraio 2021

Per consumatori (e microimprese con fornitura inferiore a 15 Kw), la fine del mercato tutelato è fissata alla fine di quest’anno (1). Dal 1 gennaio 2022, chi non avrà scelto avrà comunque il servizio garantito perché la sua utenza dovrebbe essere acquisita da un fornitore in una sorta di asta.Negli ultimi rapporti dell’Arera (Autorità energia) si è evidenziato che, da quando convivono mercato tutelato e libero, per i consumatori il prezzo del primo è più basso.Alla Camera in questi giorni – discussione sul decreto Milleproroghe in commissione – è stato approvato un emendamento che farebbe slittare la fine del mercato tutelato al 31/12/2023. Sesto rinvio dal 2016!! Entusiasmo di chi lo ha proposto (consumatori tutelati, etc – 2), preoccupazione delle associazioni di aziende del mercato libero (investimenti nell’incertezza, etc – 3).Hanno ragione entrambi. Come venirne fuori?
Al momento sembra che il problema venga solo spostato in là: “mettere in campo una serie di ulteriori interventi, informare correttamente i cittadini” (2), scrivono i presentatori dell’emendamento… ma è dal 2007 che va avanti questa storia (4)… e l’informazione c’è, anche se alcuni fornitori ci tempestano di telefonate con falsità per farci cambiare gestore (“se non decidi subito, ti staccano il servizio”… è il livello medio di queste comunicazioni).Alla fine della scadenza ancora in essere (31/12/2021) mancano 10 mesi, sufficienti perché quello che mancherebbe per un passaggio che non sia bagno di sangue per consumatori e imprenditori, possa essere deciso.Ritengono, Governo e Parlamento, che questa possa essere una delle innumerevoli priorità? Può essere fatto qualcosa prima di decidere ora per un rinvio che non risolverebbe il problema per i consumatori e continuerebbe a far crescere incertezza e danni negli imprenditori? Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Con lo sviluppo dei mercati dei capitali la Cina rappresenta un’interessante opzione

Posted by fidest press agency su sabato, 13 febbraio 2021

A cura di Derek Lin, Gestore e specialista per la Cina e Dara White, Responsabile globale azioni mercati emergenti di Columbia Threadneedle Investments. Con l’inizio delle celebrazioni per il Capodanno cinese e l’arrivo nel 2021 dell’anno del Bufalo, simbolo di forza e di determinazione, esaminiamo le prospettive per le azioni cinesi. Da diversi anni gli investitori sono sommersi da notizie negative su guerre commerciali e tensioni internazionali. Si sono tuttavia ampiamente trascurati i significativi progressi compiuti dalla Cina nello sviluppo dei propri mercati dei capitali, che hanno reso tali piazze appetibili come non mai per gli investitori esteri.
Negli ultimi anni i programmi Stock Connect e Bond Connect hanno favorito sempre di più l’accesso all’universo delle Azioni Cina di classe A; i titoli idonei alla negoziazione Northbound sono aumentati, passando dai circa 500 iniziali fino agli attuali 1600 circa, inclusi molti blue chip leader sul mercato nazionale e globale. Inoltre, l’allentamento delle norme che è stato proposto in materia di QFII (Qualified Foreign Institutional Investor) rimuove in particolare tutte le restrizioni sulle quote d’investimento, semplifica i requisiti normativi e consente di investire nel mercato dei derivati. La Cina ha altresì permesso a società di intermediazione mobiliare come JP Morgan, Goldman Sachs e altre di costituire sul territorio cinese controllate interamente partecipate che si adopereranno per migliorare la qualità e la solidità del mercato finanziario nel suo complesso. Questi sono solo alcuni dei recenti sviluppi che a nostro avviso creeranno un contesto favorevole per gli investimenti in Cina nel prossimo decennio.Verso la fine del 2020 la Cina ha presentato il suo quattordicesimo Piano quinquennale, che sarà finalizzato a marzo 2021. Uno dei temi chiave sarà quello della “doppia circolazione”. Questa idea mira a creare un equilibrio tra la rinnovata enfasi sulla circolazione interna, che imprime slancio ai consumi nazionali e promuove l’autosufficienza nella tecnologia e nelle filiere produttive, e la circolazione esterna, che evidenzia l’importanza del continuo processo di integrazione con la comunità internazionale in materia di commercio e mercati dei capitali.Un esempio utile per illustrare tale direttiva e le opportunità d’investimento che ne derivano è dato dal settore della sanità. Considerate le attuali tendenze demografiche, è quasi certo che la popolazione cinese andrà incontro a un innalzamento dell’età e del livello di ricchezza, che darà luogo a una significativa domanda nei comparti salute e benessere da parte dei consumatori e del governo. A completare tale quadro si aggiunge l’impatto di una serie di iniziative sul versante dell’offerta, tra cui l’importanza attribuita dal governo allo sviluppo di farmaci innovativi; l’accelerazione delle procedure di approvazione e rimborso di farmaci da parte dell’omologa cinese della Food and Drug Administration (FDA) statunitense, con una riduzione della durata da cinque anni a uno; l’allentamento delle condizioni di finanziamento delle nuove imprese biotech, compresa la possibilità di quotarsi in borsa in una fase non ancora redditizia; e l’ingresso della Cina nel 2017 tra i membri dell’ICH (International Council for Harmonisation of Technical Requirements for Pharmaceuticals for Human Use), ovvero l’organizzazione globale delle autorità farmaceutiche, ingresso che si è dimostrato essenziale per la sanità cinese nell’ottica WTO.
Gli investimenti in operazioni di venture capital sono esplosi, passando da meno di un miliardo di dollari statunitensi nel 2013 a oltre 11 miliardi di dollari nel 2018, con il debutto in borsa di oltre 30 società. Più di 80 farmaci sviluppati su scala internazionale da colossi biotech globali sono stati autorizzati in Cina, a fronte di appena 10 nel 2014, e si comincia inoltre a osservare una rapida accelerazione della concessione delle autorizzazioni negli Stati Uniti e in Europa di farmaci innovativi sviluppati in Cina. A differenza di altri settori, il contesto operativo non è mai stato così favorevole alla cooperazione internazionale e, considerazione ancora più importante per gli investitori, le opportunità non sono mai state maggiori.L’investimento diretto in farmaci e apparecchiature mediche offre naturalmente vastissime opportunità, e in questo ambito godiamo di un enorme vantaggio competitivo, non solo perché il Team di ricerca centrale di Columbia Threadneedle Investments ha seguito molti dei farmaci autorizzati, ma anche perché abbiamo maturato una conoscenza approfondita del quadro concorrenziale globale. Un altro comparto particolarmente promettente è quello dello screening e delle diagnosi precoci.
Le persistenti tensioni tra Stati Uniti e Cina hanno effettivamente penalizzato alcuni settori dell’economia, in particolare in ambito tecnologico. Tuttavia, quando si chiude una porta si apre un portone, e in alcune aree come quelle della sanità la cooperazione internazionale è diventata più stretta che mai, a livello sia privato che pubblico.Il nostro obiettivo in Columbia Threadneedle è quello di allontanarci dai settori più incerti, concentrandoci invece sull’individuazione di opportunità interessanti per i nostri investitori. In un’ottica bottom-up, la gamma delle opportunità d’investimento in Cina non è mai stata così promettente, e l’ulteriore apertura dei mercati dei capitali renderà a nostro avviso tali opportunità ancora più entusiasmanti.

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