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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 299

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Nel padiglione di Unioncamere Puglia il “mercato dell’innovazione”

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 agosto 2017

bariBari.  “Nella prossima edizione della Fiera del Levante – dal 9 al 17 settembre – Unioncamere Puglia trasformerà il proprio padiglione (n. 107) in una esposizione-mercato riservata a 15 pmi pugliesi che hanno sviluppato prodotti o servizi innovativi, destinati soprattutto ad un pubblico consumer”.Ad annunciare l’iniziativa, che Unioncamere Puglia promuove in qualità di partner della rete EEN – Enterprise Europe Network – la più grande rete Europea di servizi per aiutare le piccole e medie imprese a migliorare la loro competitività, sviluppare il loro potenziale di innovazione e confrontarsi in una dimensione internazionale – è il presidente Alessandro Ambrosi. Trammite avviso pubblico ( disponibile su http://www.unioncamerepuglia.it/Bandi/ insieme al modulo di adesione) saranno selezionate 15 piccole imprese con sede legale o produttiva in Puglia che avranno a disposizione opportuni spazi allestiti per presentare e promuovere i propri prodotti e servizi durante la manifestazione.”L’obiettivo è – spiega Ambrosi – renderle “testimonial” di un percorso che possa divenire esemplare per altre. La Fiera costituirà per loro un vero e proprio test di mercato, anche internazionale. Anche perché oltre all’esposizione intendiamo organizzare incontri con le rappresentanze istituzionali e commerciali dei Paesi ospitati in questa campionaria – si prevedono più di dieci desk di Paesi stranieri per l’assistenza e l’informazione alle imprese – per presentare e promuovere i vari prodotti o servizi”.Possono aderire all’iniziativa le aziende che abbiano messo a punto in tempi recenti, comunque non prima del 10 settembre 2016, prodotti innovativi. Saranno valutati sia prodotti o servizi completamente nuovi nella struttura e nei contenuti, sia prodotti o servizi differenziati da un nuovo piano di marketing, da una nuova strategia di mercato, dall’introduzione di un processo o di una materia prima nuova, da una nuova funzione d’uso di un prodotto tradizionale, ecc.” Le aziende che intendano partecipare alla selezione dovranno presentare una breve relazione (non più di 1500 battute) in cui descrivano il prodotto o servizio che intendono presentare, sottolineando gli elementi innovativi e di cambiamento che hanno messo in atto e come intendano presentarli nella esposizione.

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Droghe, il Governo e i misteriosi silenzi intorno un mercato da 14 miliardi

Posted by fidest press agency su sabato, 5 agosto 2017

droga cannabis-vicino“La relazione annuale al Parlamento sulle droghe compilata dal Dipartimento per le Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio è stata pubblicata sul sito il 1 agosto nel totale disinteresse e silenzio della politica” dichiarano Filomena Gallo, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni, l’associazione che si batte per le libertà civili e Marco Perduca, coordinatore di Legalizziamo.it.
Centoquarantatre pagine in cui, tra le altre cose, si calcola che il mercato degli stupefacenti in Italia sia quantificabile in 14 miliardi di euro, praticamente il valore di una ‘manovrina’. La spesa per sostanze è ripartita tra Cocaina, 43%, Cannabis, 28,2%, Eroina, 16,2% e altre sostanze sintetiche 12.7%. Da quanto emerge, i prezzi della merce si abbassano e la purezza aumenta. “Di fronte a questo potenziale economico, è indispensabile aprire un dibattito pubblico, politico e istituzionale ma il Governo invia la relazione al Parlamento quando questo chiude per la pausa estiva e lo fa senza neanche una conferenza stampa per presentarlo né, tanto meno, annuncia risposte alla diffida che con Antigone, Forum Droghe, la LILA e la Società della Ragione abbiamo inviato il 31 luglio al Presidente Gentiloni per chiedere la convocazione della Triennale (ma assente dal 2009) Conferenza Nazionale sulle Droghe dove il contenuto della Relazione dovrebbe esser discusso istituzionalmente”.“Possibile che i Presidenti Grasso e Boldrini non abbiano nulla da dire rispetto a questa mancanza di rispetto del Parlamento e delle sue prerogative di ‘cane da guardia’ dell’operato del Governo?” concludono Gallo e Perduca.
La relazione al parlamento presenta anche dati circa l’entrata nel circuito penale e i numeri dei consumatori problematici: 32.992 sono le persone segnalate all’Autorità Giudiziaria, in aumento rispetto agli anni precedenti. Quasi due terzi dei denunciati sono maschi tra i 20 e i 39 anni. La maggior parte delle denunce è associata ai derivati della cannabis, seguono quelle per cocaina ed eroina (entrambe in aumento), mentre quelle per droghe sintetiche (1,2%) sono in diminuzione. Sono invece 9.959 i soggetti condannati per reati di produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti e/o associazione finalizzata al traffico di queste (artt.73 e/o 74 DPR 309/90).
Il 34,1% della popolazione carceraria è costituita dai detenuti per reati droga-correlati (artt.73 e/o 74 DPR 309/90) in controtendenza rispetto al 2014. Sono diminuiti anche i nuovi ingressi per art.73 DPR 309/90, il 50% dei quali rappresentato da stranieri; sul totale dei detenuti per reati droga correlati, tale percentuale scende al 39%.I minori in carico ai Servizi Sociali della Giustizia Minorile per reati droga correlati sono stati il 18,1% dei 21.848 soggetti in carico; 63 hanno usufruito delle misure alternative. Rispetto ai 1.141 ingressi in Istituti Penali, quelli per reati droga correlati sono il 13,7%; i minori collocati in Comunità sono stati 87.

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La Fed promette rialzi e il mercato non le crede. Effetti dello scollamento su macro e portafogli

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 agosto 2017

_DSC6153.JPGA cura di Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset di Pictet Asset Management. Pare proprio che le banche centrali navighino a vista, almeno agli occhi del mercato che non comprende il modus operandi o, peggio ancora, lo ignora. A nostro giudizio, come minimo, possiamo dire che la loro funzione di reazione all’economia sia difficile da decifrare.
Abbiamo avuto un’ondata di liquidità che ha garantito una proroga della repressione finanziaria nel primo trimestre 2017 – 450 miliardi di dollari trasferiti dal conto disponibilità del Tesoro presso la Fed al mercato (Banche private) ed altre fonti internazionali. L’orientamento prevalente rimane tuttavia (anzi, a maggior ragione) per un riassorbimento di tale liquidità (tapering dei reinvestimenti in titoli e rialzi dei tassi) il che non agevola le decisioni di investimento.
Pictet ha elaborato tre spiegazioni possibili dello scollamento tra previsioni delle banche centrali, ad esempio quelle della Fed che segnala 7 rialzi di 25pb in 2 anni, e aspettative del mercato (che ne prezza 2).
La prima spiegazione è che non siano cambiate le previsioni mediane, ma sia diminuita l’incertezza autorizzando toni più aggressivi. Curiosamente però, l’ultimo rialzo dei tassi a metà giugno da parte della Fed è stato accompagnato da una flessione dell’inflazione core che Yellen ha definito di natura temporanea e non significativa, attribuendola al dumping nei prezzi della telefonia mobile e delle prescrizioni mediche. Di fatto la Fed ha quindi definito un nuovo indice d’inflazione super core: non considerando i piani tariffari dei cellulari ed alcuni farmaci, questo indice arriva all’1,7% anziché l’1,4% dell’inflazione core tradizionale e potrebbe giustificare il tono aggressivo della Fed in giugno. A onor del vero, Yellen ha poi decisamente ammorbidito i toni nel suo intervento al Congresso del 12-13 luglio. A giugno si è visto un curioso allineamento nella comunicazione delle maggiori banche centrali, da Bce a BoE alla banca canadese, con Draghi che passa da un easing bias, coerente con rischi deflazionistici, a timori di pressioni reflazionistiche. Le possibilità sono due: o la Fed ha ragione a trascurare l’attuale flessione dell’inflazione, oppure siamo in prossimità di un errore di policy, come sembrano suggerire i mercati del reddito fisso.
La seconda possibile spiegazione del comportamento divergente della Fed rispetto al mercato è che la Fed tenga conto delle condizioni finanziarie complessive dell’economia (Financial Conditions Index, FCI). Queste non dipendono solo dai Fed Funds rates ma sono funzione anche dei rendimenti sui corporate bond, oltre che del cost of equity. Questi ultimi sono fattori delicati che incorporano fattori di mercato al di fuori dal controllo della Fed e che instaurano meccanismi complessi da gestire, soprattutto in presenza di un governatore come Janet Yellen che agli occhi del mercato sta perdendo autorevolezza (e credibilità) se non altro perché in scadenza (febbraio 2018). Questa situazione crea una rottura nel buon funzionamento del rapporto tra Fed e mercato.
La terza spiegazione è la più accettabile: la banca centrale potrebbe anticipare variazioni plausibili in tema di regolamentazione finanziaria. In particolare sul tema Dodd-Frank e, al suo interno, la Volcker rule. Tale norma ha operato la distinzione tra attività di lending e trading e fissato i fattori limitativi dell’attività di lending legati alle restrizioni di capitale e leva, con la conseguente inibizione dei moltiplicatori monetari. La rimozione di queste norme libererebbe circa 200 mld di dollari di capitale di vigilanza delle banche USA, il quale a sua volta potrebbe tradursi in una maggiore creazione di credito fino a 1 trn di dollari. La pressione politica intorno al tema è fortissima. Il comportamento della Fed potrebbe essere perciò una reazione a questa consapevolezza: l’eventuale effetto espansivo della rimozione delle norme in questione, dovrebbe essere contrastato. A quanto sembra la Fed vuole farlo agendo sui tassi e non affrettando la contrazione del bilancio (tapering dei reinvestimenti) che sembra indirizzato verso una tabella di marcia lenta e prevedibile (ma dopo il cambio al vertice Fed sarà ancora così?). Gli scenari possibili, partendo da queste spiegazioni, sono quattro. In tutti per i bond il quadro non è roseo, mentre c’è uno spazio per le azioni che però va declinato in modo attento dal punto di vista regionale e settoriale.
Il primo è che il miglioramento macro coerente con le azioni di policy prospettate si verificherà. Questo è l’unico caso in cui siamo ottimisti sulle azioni, soprattutto sui settori ciclici, e negativi sui bond che devono scontare la correzione di quello che prezzano, ovvero l’errore di policy, più il miglioramento macro. Si perde tanto sulla parte a lungo mentre e sugli indicizzati all’inflazione si può essere premiati.
Il secondo scenario è che la Fed stia dialogando con il mercato per condurlo a valutazioni più caute (maggiori premi di rischio): questa ipotesi, in assenza di miglioramenti macro, è al massimo neutrale o negativa per le azioni e un po’ meno negativa che nel primo caso per i bond. Il settore It sarebbe vulnerabile mentre per le Banche sarebbe un contesto migliore per via del rialzo dei tassi. Sulla componente bond ristabilire premi al rischio vuol dire ristabilirne anche sul credito e quindi i perdenti saranno proprio sullo spread di credito.
La terza ipotesi è che effettivamente la Fed sappia qualcosa in più di noi sul fronte regolamentare. Dal punto di vista delle implicazioni di mercato, questa è una situazione intermedia ai primi due scenari esaminati: la conseguenza è un posizionamento neutrale per le azioni e negativo per i bond. La rimozione della Dodd Frank comporta uno stimolo monetario indiretto, scenario che per le azioni è neutrale e per le banche è festa, mentre è negativo per la curva rendimenti e neutrale per gli indicizzati.
L’ultimo scenario (residuale) è un errore di politica monetaria (restrizione ingiustificata) e questo si scarica negativamente sulle azioni ed è l’unico caso in cui i bond non perdono terreno, avendo già incorporato questa idea nei prezzi. I cicli già cheap diventano ancora più a buon mercato. In questo scenario deflazionistico, la parte lunga della curva tenderà a guadagnare di fronte a una possibile recessione con inflazione bassa. (foto: Andrea Delitala)

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Il mercato del software metrologico assisterà ad una forte crescita

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 luglio 2017

manufacturingOra che Manufacturing 4.0 e Internet delle cose industriali (IIoT) accelerano l’automazione e l’adozione della metrologia in linea, il mercato del software metrologico assisterà ad una forte crescita. L’utilizzo da parte dei produttori di bracci e sensori robotici e l’attenzione posta su velocità, precisione e informazioni di utilità pratica tratte dalla crescente quantità di dati evidenziano ulteriormente il ruolo crescente di questo tipo di software. Poiché le nuove tecnologie, l’ispezione senza contatto e l’analisi dei Big Data guidano la crescita del software metrologico, la sua applicazione si sta spostando dalla semplice ispezione all’analisi e al reverse engineering. Nonostante sia i fornitori di soluzioni che i rivenditori di software offrano software di metrologia, i primi restano il canale di vendita dominante, poiché principalmente gli ultimi o vendono loro dei prodotti o collaborano con essi.
“Analysis of the Global Metrology Software Market, Forecast to 2021”, il nuovo studio del programma Test & Measurement Growth Partnership Service di Frost & Sullivan, rileva che il mercato del software metrologico per i servizi di ispezione, analisi e reverse engineering raggiungerà quota 526,6 milioni di dollari nel 2021. Lo studio esplora il potenziale del mercato nei settori automobilistico, aerospaziale, della produzione elettronica e altri, tra cui fabbricazione dei metalli, macchinari pesanti, officine meccaniche e dispositivi medici in Nord America, Europa, Asia-Pacifico e nel resto del mondo (Africa, America Latina, Medio Oriente e Russia). Le molteplici tendenze e sviluppi che guidano il mercato globale della metrologia sono:
Fabbriche intelligenti e nuove applicazioni nell’ambito della produzione di additivi e del reverse engineering
Continuo sviluppo di nanotecnologia avanzata, elettronica flessibile, materiali intelligenti e manifattura “green”
Domanda di scanner 3D e ottici nei settori automobilistico e aerospaziale
Forte base installata in Nord America e in Europa
Spostamento della produzione verso le economie emergenti della regione APAC, come India e Cina
Integrazione di sistemi multi-sensore nelle macchine di misura a coordinate (CMM) esistenti per fornire flessibilità operativa e generare informazioni approfondite sui dati
“Poiché l’automazione delle fabbriche sarà guidata dagli integratori di sistema, i fornitori di soluzioni di metrologia devono stabilire partenariati con gli integratori di sistema per potenziare la crescita”, aggiunge Ravi. “Inoltre, il modello SaaS dev’essere un’opzione per il futuro, poiché i clienti e i produttori preferiscono un modello di pagamento scalabile e commisurato all’uso (pay-and-scale, pay-per-use).”

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Cresce il mercato digitale italiano

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 luglio 2017

mercato digitaleNel 2016, il mercato digitale italiano (informatica, telecomunicazioni e contenuti) è cresciuto dell’1,8% raggiungendo i 66.100 milioni di euro. Nel primo trimestre dell’anno in corso la crescita ha accelerato, toccando il 2,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso e avvalorando le previsioni di crescita per il triennio 2017-2019 (+2,3% a 67.652 milioni di euro nel 2017; + 2,6% a 69.432 milioni di euro nel 2018 e +2,9% a 71.453 milioni di euro del 2019). In uno scenario che conferma una ritrovata vitalità, grazie al ruolo trainante delle componenti più innovative e ad un generale salto di consapevolezza sulle potenzialità del digitale compiuto dal Paese, permangono però criticità cui occorre dare rapida risposta. La prima riguarda il passo della ripresa che, per quanto buono, non basta ancora a colmare il ritardo accumulato e a coinvolgere le tante PMI che animano il nostro tessuto produttivo. La seconda riguarda il gap di specialisti digitali, che rischia di condizionare gli investimenti delle aziende e l’effetto delle politiche di stimolo all’innovazione. Sono queste le principali evidenze del rapporto “Il digitale in Italia 2017”, condotto in collaborazione con NetConsulting cube e Nextvalue e presentato oggi alla stampa a Milano e Roma. “Sino a due anni fa, il nostro paese, per carenza di investimenti in innovazione, correva il rischio di rimanere ai margini dello sviluppo digitale, protagonista dei principali trend dell’economia globale. Oggi possiamo dire che questo scenario si sta sempre più allontanando grazie all’inversione di tendenza degli investimenti in tecnologia che registriamo da due anni a questa parte e che, secondo le nostre stime, continuerà a manifestarsi per almeno i prossimi tre anni” – ha affermato il presidente di Assinform Agostino Santoni – “L’impatto dell’innovazione digitale sul business è sempre più rilevante in tutti settori dell’economia italiana. Cloud, Iot, Big data, Mobile Business, Cybersecurity stanno trainando il cambiamento dei modi di produzione, di interazione con clienti e fornitori in filiere sempre più integrate. Stanno cambiando i prodotti e lo scenario competitivo, che vede l’ingresso nei mercati di nuovi operatori e piattaforme digitali che abilitano nuovi servizi”.Lo studio Assinform non lascia dubbi al riguardo. Il Mercato Digitale Italiano si è rimesso in moto, promettendo tassi di crescita in costante miglioramento almeno sino 2019 sulla spinta dei processi di trasformazione digitale in tutti i principali settori. I tassi di crescita medio annui stimati tra il 2016 e il 2019 sono del 4,4% ogni anno nell’industria (dai 7.044 milioni di euro, +2,4%, del 2016), del 4% nelle banche (dai 6.813 milioni di euro, +3,5%, del 2016), del 4,5% nelle Utility (dai 1.576 milioni di euro, +3,5%, del 2016), del 4,2% nelle Assicurazioni (dai 1.800 milioni di euro, +3,7%, del 2016), del 3,6% nei Trasporti (dai 2.209 milioni di euro, +2,5%, del 2016), del 4,7% nella Distribuzione (dai 3.991 milioni di euro, +3,5%, dei 2016). Tutte dinamiche incoraggianti, che tuttavia trovano meno riscontro nella PA, in cui la spesa in digitale è attesa calare con un tasso di crescita medio annuo di poco meno del 2%, ad eccezione della Sanità, che invece promette un tasso medio annuo di crescita del 3% circa (dai 1.450 milioni di euro, +1,6%, del 2016). Dal punto di vista territoriale aumenta la polarizzazione nel Nord Ovest che contribuisce al 38,3% della spesa digitale complessiva del Paese con una crescita del 2,3% nel 2016.
Quello delle competenze digitali, secondo lo Studio Assinform, è un tema di portata strategica. Per il 2016-2018, è stimato un fabbisogno di 85.000 nuovi specialisti, 65.000 dei quali per soggetti di primo impiego, più della metà dei quali laureati e per fabbisogni che possono essere soddisfatti solo in parte. Già ora si manifestano forti criticità per i profili di Data Scientist, Business Analyst, Project Manager, il Security Analyst e altri ancora, necessari per i progetti di Trasformazione Digitale.
Sul fronte della strategia per la Crescita Digitale del Paese si registrano progressi importanti in particolare del sistema PagoPA (15.601 PA aderenti e 11.332 attive) e di quello della Fatturazione Elettronica per la PA, oramai generalizzate e best practice europea. Ma molto resta ancora da fare per accelerare sulla diffusione di SpID (con servizi in crescita, ma a fronte di solo 1,5 milioni di identità digitali rilasciate) e dell’Anagrafe Nazionale della Popolazione. Altro cantiere promettente è il programma Industria 4.0, che incentiva con iper e super ammortamenti le componenti sistemistiche e digitali della nuova automazione industriale, e che già ha cominciato a incidere considerevolmente su un mercato che a fine 2016 ha raggiunto 1.831 milioni di euro (+18,2%). Secondo un’indagine condotta da Assinform presso i fornitori ICT nel primo trimestre del 2017 la domanda di prodotti e soluzioni digitali 4.0 è cresciuta tra il 10% e il 20% e manterrà una dinamica sostenuta per l’intero anno.

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Rai e Fazio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 giugno 2017

fabio fazioSi fa un gran parlare del contratto milionario di Fabio Fazio con la RAI. Una bella cifra: 11,2 milioni di euro per 4 anni, vale a dire 233 mila euro al mese, lordi si intende. Per un confronto informiamo che la paga del Presidente del Consiglio dei Ministri, è di circa 9 mila euro mensili, sempre lordi.
Non ci spaventano i milioni di euro pagati a Fazio, così come non ci spaventano i contratti plurimilionari di calciatori o di attori. Non siamo invidiosi degli stipendi altrui (tipico riflesso italiota). E’ il mercato bellezza, si potrebbe dire, parafrasando una nota battuta cinematografica.
Quel che ci turba è il mancato rispetto di una legge, proposta dal PD, e approvata a larghissima maggioranza, che prevedeva il “limite massimo retributivo di 240 mila euro agli amministratori, al personale dipendente e ai consulenti del soggetto affidatario della concessione del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale”.
Come si è arrivati al contratto multimilionario per Fazio et altri? Semplice, considerando la loro attività come artistica.
Vorremmo dire alla presidente del Consiglio di Amministrazione della RAI, Monica Maggioni, che non abbiamo l’anello al naso (ci perdoni l’espressione artistica).
Ai responsabili del PD, che hanno la maggioranza parlamentare e che governano, vorremmo suggerire che, se si vuole impostare l’attività contrattualistica della RAI in termini di concorrenza e mercato, basta abrogare o modificare la norma che abbiamo sopra riportato, senza ricorrere a furbizie. (Primo Mastrantoni, Segretario Nazionale Aduc)

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Mercato dei prodotti tipici agroalimentari

Posted by fidest press agency su sabato, 27 maggio 2017

ciliegeTorino. Domenica 4 giugno tornerà a Torino l’appuntamento mensile con il Mercato dei prodotti tipici agroalimentari del “Paniere”, che nel 2017 si è spostato da piazza Statuto a piazza CLN. I prodotti proposti nel mercato del “Paniere” sono tutti rigorosamente di stagione o conservati secondo metodi naturali e tradizionali. La prima domenica di giugno i consumatori torinesi e i turisti che visitano il centro città potranno finalmente trovare in piazza CLN le Ciliegie di Pecetto, nel pieno della raccolta. Ci saranno anche le Antiche mele piemontesi, le farine e i prodotti da forno confezionati con gli Antichi mais piemontesi, i Canestrelli della Valle di Susa, i grissini Rubatà, il miele delle vallate alpine, la Menta di Pancalieri, i Giandujotti, il Sarass del Fèn, la Toma di Lanzo, il Genepy delle vallate alpine, i vini Doc del Canavese, i Nocciolini di Chivasso, il Salame di Giôra e il Salame di Turgia. Le Ciliegie di Pecetto sono frutti appartenenti a due specie botaniche: il Prunus avium varietà Juliana, a polpa tenera, in italiano ciliegie propriamente dette, in piemontese “cirese” o “cerese”; il Prunus avium varietà Duracina, a polpa consistente, in italiano Duroni, in piemontese “Graffioni”. Nelle colline del Torinese e del Chierese, per le favorevoli caratteristiche del suolo e del clima della zona, si sono diffuse vecchie varietà o cloni, che si sono affermati localmente e sono coltivati secondo tecniche frutticole ecosostenibili e biologiche. In particolare si sono affermate negli anni varietà caratteristiche per il sapore, il colore o la resistenza allo spacco. Le principali sono: “Galucia”, durone di colore rosso scuro, grosso e rotondo, con picciolo lungo e polpa croccante; “Galuciu”, durone con buccia di colore rosso scuro e polpa consistente; “Graffione di Pecetto” o “Grafiun d’la Spirit” o
“Graffione Bianco”, durone bianco di ottima consistenza, adatto alla conservazione sotto spirito; “Martini”, frutto cuoriforme, appiattito da una parte, di colore rosso brillante, polpa croccante, sapore molto dolce; “Mollana”, ciliegia resistente allo spacco, con polpa molle e non troppo dolce; “Vigevano”, ciliegia di colore rosso vivo; “Vittona della spiga”, a frutto cuoriforme, di sapore molto dolce; “Vittona”, tenera, dolce, con buccia di colore scuro e polpa di scarsa consistenza. (foto: ciliege)

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Guida autonoma: Il mercato si focalizza su intelligenza artificiale e cloud cognitivo

Posted by fidest press agency su domenica, 21 maggio 2017

auto futuroLa crescente preferenza dei consumatori per le tecnologie che aumentano la convenienza e le opzioni di utilizzo dell’automobile “as a service” hanno contribuito a far raddoppiare la diffusione di veicoli con funzionalità di guida automatica nel 2016. Guardando al futuro, gli investimenti su larga scala delle case produttrici (OEM) raffineranno ulteriormente l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e delle soluzioni tecnologiche basate sul cloud cognitivo, rendendo possibile la guida autonoma di livello 4/5 entro i prossimi cinque anni. Le soluzioni di guida automatica installate a posteriori e l’implementazione di queste tecnologie nelle piattaforme di mobilità condivisa (taxi) assisteranno ad una forte crescita. Global Autonomous Driving Market Outlook, 2017, la recente analisi del programma Automotive & Transportation Growth Partnership Service di Frost & Sullivan, rileva che il mercato globale dei veicoli autonomi raggiungerà quota 83 miliardi di dollari entro il 2025. Lo studio esamina le principali tendenze del mercato della guida automatica, tra cui sviluppi come il crescente utilizzo di sistemi di assistenza al conducente, nuove soluzioni, taxi robot, cloud cognitivo e l’adozione di sistemi LiDAR meccanici per il miglioramento della percezione visiva.
“Con l’introduzione dei taxi a guida automatica per sostenere i modelli di business per la mobilità condivisa, l’ingresso commerciale dei veicoli di livello 4 è previsto entro il 2020”, afferma Anirudh Venkitaraman, analista del gruppo per la Mobilità. “Nei mercati di Europa e Nord America, l’introduzione dell’automazione di livello 3 entro il 2018, guidata dagli aggiornamenti over-the-air di Tesla, rafforzerà i tassi di adozione iniziali per questa tecnologia. Le offerte pilota di Audi, BMW e Mercedes-Benz seguiranno a breve distanza, portando il prodotto nel mercato premium.” “Le preoccupazioni relative alla legislazione, ai problemi di affidabilità del sistema e alle infrastrutture incompatibili limitano le opportunità per le case produttrici interessate alla guida automatizzata”, osserva Venkitaraman. “Tuttavia, il percorso che porta dalle automobili guidate da esseri umani alle automobili completamente autonome è una progressione e i veicoli pionieristici semi-automatici saranno una tappa importante verso l’ottenimento di veicoli automatizzati di livello 5.”Per ora, l’innovazione rapida delle start-up e dei leader tecnologici nell’ambito delle tecnologie dei veicoli automatizzati porterà le case automobilistiche, i fornitori tecnologici e le aziende fortemente innovative a collaborare, acquisire o aggiornare i propri team di ricerca e sviluppo per restare competitivi.

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Italia: Lo stato del mercato del lavoro è ormai preoccupante

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 maggio 2017

infortuni-lavoroLe riforme del governo Renzi-Gentiloni sono fallimentari. Sono stati sprecati anni buoni e buttate al vento risorse significative, almeno 20 miliardi di euro. Oggi l’Istat certifica tutto ciò. Nessun nuovo posto di lavoro nell’ultimo mese, anzi 7mila occupati in meno, e occupati sostanzialmente agli stessi livelli dall’inizio dell’anno. Tasso di disoccupazione nuovamente in crescita (11,7%) e 41mila disoccupati in più rispetto al mese precedente, ritornando sostanzialmente ai livelli di inizio dell’anno. Tasso di disoccupazione giovanile oltre il 34 per cento, mentre in Europa è sotto il 20 per cenPreoccupante è, poi, l’aumento della disoccupazione nella fascia ultra cinquantenni, che finora aveva consentito di mascherare tutta la criticità del mercato del lavoro.E se si somma tutto questo ai non certo confortanti dati sull’occupazione giovanile fornita dal programma Garanzia Giovani, emerge come il bluff del governo Renzi diventi un flop del governo Gentiloni.A quelli che sostengono che le riforme hanno effetto e gioiscono sul dato della diminuzione frazionale della disoccupazione giovanile, facciamo notare che in Europa questa è sotto il 20 per cento, mentre la disoccupazione complessiva è all’8 per cento (nella zona euro al 9,5 per cento), con un divario che invece di ridursi si amplia sempre più”. E’ quanto dichiara l’on.le Renato Brunetta.

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Lavoro: distorta azione Renzi-Gentiloni

Posted by fidest press agency su sabato, 29 aprile 2017

inpsDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “I dati Inps di oggi dimostrano chiaramente quanto distorta sia l’azione del governo Renzi-Gentiloni sul mercato del lavoro. La crescita delle assunzioni a tempo indeterminato, infatti, si riduce drasticamente. Nei primi due mesi del 2017 del 13% rispetto a quelli del 2016 con un saldo positivo tra assunzioni e cessazioni di soli 18 mila contratti, che sono però la metà di quelli del 2016 e il 15 per cento di quelli dei primi due mesi del 2015.Un Jobs Act che si dimostra dipendente soltanto dagli sgravi contributivi. Altro che creazione di posti di lavoro. Una strategia sbagliata che ora si vuole ripetere con sgravi per giovani e donne, di vago stampo elettorale.Che sia tutto sbagliato lo confermano gli altri dati Inps che segnano una ripresa dei contratti di apprendistato e dei contratti a tempo determinato, cioè i rapporti di lavoro naturali in una fase di incertezza economica come questa.Occorre dunque cambiare la politica economica di questo governo per dare una nuova strategia fondata su più lavoro, meno tasse, più investimenti, meno debito pubblico”.

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Nuove possibilità di entrare nel mercato del lavoro tedesco

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 aprile 2017

amburgoAmburgo – Con il lancio di http://www.employland.de, piattaforma online in lingua tedesca e inglese, la start-up di Amburgo Employland crea nuove modalità per entrare nel mondo del lavoro in Germania. Questa innovativa sinergia fra agenzia per l’impiego e servizi legali facilita sensibilmente le possibilità di trovare lavoro in Germania per tutte quelle professioni regolamentate, come assistenti agli anziani, insegnanti, tecnici e molte altre. Employland si occupa del riconoscimento della qualifica e, nel caso di cittadini non UE, anche del permesso di soggiorno. Hans-Christian Bartholatus, fondatore e amministratore del nuovo portale online, ha dichiarato: “Abbiamo creato la piattaforma Employland con l’intento di spianare la strada per l’accesso al mercato del lavoro tedesco, ancora estremamente ricettivo, a personale qualificato con o senza laurea. Già adesso assistiamo ad una penuria di personale specializzato e questa situazione è destinata ad aggravarsi nell’immediato futuro. Non solo la ricerca di un impiego, ma, spesso, anche l’iter burocratico, necessario per il riconoscimento delle qualifiche, rappresentavano dei veri e propri ostacoli. Ed è proprio qui che entra in campo il nostro servizio Ready-to-work: aziende in Germania contattano direttamente il personale qualificato registrato sulla nostra piattaforma, mentre i nostri competenti avvocati offrono supporto durante l’intera procedura fino all’entrata in servizio.” Per poter assicurare il proprio elevato potenziale economico, la Germania ha bisogno di personale internazionale altamente qualificato. Sulla base dell’andamento demografico, lo IAB1 calcola che sia necessario l’arrivo di 400.000 persone ogni anno per poter mantenere costante il potenziale di forza lavoro anche a lungo termine.

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Mercato immobiliare USA

Posted by fidest press agency su sabato, 25 marzo 2017

graficoIl mese di febbraio ha registrato un aumento dei prezzi degli immobili, combinato ad una crescita della domanda e ad un record in negativo dell’offerta. Tutto questo ha fatto alzare i prezzi nelle 53 aree analizzate dal National Housing Report di RE/MAX.
Il secondo mese del 2017 ha visto una diminuzione alquanto irrilevante del numero di vendite rispetto al febbraio 2016, considerato il miglior mese in termini di transazioni nei 9 anni di pubblicazione dell’Housing report RE/MAX. Meno della metà dei mercati delle 53 aree analizzate hanno registrato una crescita nelle vendite su base annua.
D’altra parte, l’offerta attiva ha raggiunto un record minimo a febbraio, registrando una diminuzione del 17,9% e portando a 100 il numero di mesi consecutivi di diminuzioni su base annua dall’ottobre 2008.
grafico1Questo ha fatto sì che il prezzo mediano di vendita sia salito a $ 212.000 – un altro record di febbraio – pari quindi ad un incremento del 6%. Il mese di febbraio è l’undicesimo mese consecutivo in cui sono stati registrati aumenti di prezzi su base annua.Nelle 53 aree coinvolte gli immobili sono stati venduti più velocemente, con una media di giorni sul mercato di 68 rispetto ai 75 del febbraio 2016.“L’offerta, non l’aumento dei tassi di interesse, rimane il principale limite relativamente alle vendite di immobili” – dichiara Dave Liniger, Amministratore delegato RE/MAX e Presidente del consiglio di amministrazione – “Il “mercato delle rivendite” è guidato automaticamente dalla disponibilità di nuove case. La maggior parte dei mercati degli Stati Uniti hanno un’alta domanda per la costruzione di nuove case, e nonostante sia sempre bello vedere i trend dell’immobiliare crescere, ne abbiamo bisogno di più”. (foto: grafico)

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Mercato della stampa: giornali

Posted by fidest press agency su martedì, 14 marzo 2017

giornalismo“Consolidare, ampliare e modernizzare la rete di vendita dei giornali per favorire la ripresa del mercato della stampa”. È questo l’obiettivo degli editori della Fieg che, nel ribadire l’attuale centralità del prodotto cartaceo e del sistema delle edicole, ritengono di fondamentale importanza favorire ogni possibilità di acquisto, anche aumentando i momenti di incontro fra la domanda e l’offerta di giornali. È entrato nel vivo oggi, presso la Federazione italiana degli editori di giornali, il confronto tra la delegazione degli editori e i rappresentanti dei sindacati degli edicolanti per la individuazione di soluzioni per implementare e rendere più efficiente la rete di vendita. Le parti hanno ripreso il confronto per il rinnovo dell’accordo nazionale procedendo alla costituzione di quattro gruppi di lavoro su: censimento della rete, informatizzazione e professionalità della filiera, fideiussioni e garanzie, proposte innovative per aumentare le vendite in edicola.La situazione di crisi del mercato (negli ultimi dieci anni le vendite di giornali sono diminuite di oltre il 40% e i ricavi delle imprese editrici sono calati del 50%) impone anche la ricerca di soluzioni innovative.Gli editori ribadiscono la loro convinzione che le edicole costituiscano il canale fondamentale di vendita da sviluppare e potenziare, ma auspicano anche che i prossimi interventi di liberalizzazione del Governo, nell’attuazione della delega prevista dalla legge per l’editoria, soddisfino le nuove e diverse esigenze del mercato. È oggi necessario promuovere maggiori opportunità di vendita, anche con regole che prevedano una progressiva liberalizzazione, superando vincoli regionali ancora esistenti.Gli editori della Fieg propongono, ad integrazione dell’attuale sistema, – anche con l’apporto degli edicolanti – l’attivazione di altri punti per la vendita presso attività commerciali o di servizi. Ciò garantirebbe una maggiore flessibilità, sia di orario sia di modalità d’acquisto, rispondendo concretamente ad una domanda di giornali che oggi risulta non pienamente soddisfatta.

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I giovani e il mercato del lavoro

Posted by fidest press agency su sabato, 11 marzo 2017

Felice TestaRoma. L’Università Europea di Roma organizza una tavola rotonda per analizzare gli effetti delle politiche del lavoro nazionali e territoriali e delineare l’evoluzione del mercato nei prossimi anni.Attraverso questa iniziativa l’Ufficio Orientamento e Job Placement dell’ateneo intende offrire agli studenti chiavi di lettura e strumenti nella ricerca delle opportunità professionali per il proprio futuro.
Il tema della tavola rotonda è “I giovani e il mercato del lavoro”. L’incontro si terrà martedì 14 marzo 2017, alle 11.00, all’Università Europea di Roma, via degli Aldobrandeschi 190.Intervengono Felice Testa, Professore Associato dell’Università Europea di Roma (“Il perché delle recenti riforme del lavoro”), Lucia Valente, Assessore al Lavoro, Pari Opportunità e Personale della Regione Lazio (“Le politiche attive del lavoro della Regione Lazio”), Domenico De Masi, Sociologo e Professore di Sociologia del lavoro (“Come evolverà il lavoro nei prossimi dieci anni”), Roberto Macina, CEO Qurami e Francesco Serventi, COO Croqqer (“Il lavoro che si crea: fare start up in Italia”).
Modera Marco Vitiello, Coordinatore GdL Psicologia del Lavoro, Ordine degli Psicologi del Lazio. (foto: Felice Testa)

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Il mercato dei diritti d’autore

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 marzo 2017

Musica“Ormai è aperto e quella della liberalizzazione è una strada senza ritorno”. Lo sostiene Soundreef, la società fondata da Davide D’Atri e autorizzata dalle autorità inglesi a operare sul mercato europeo dei diritti d’autore in ambito musicale. Lo scorso 3 marzo 2017, il Consiglio dei Ministri ha approvato lo schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva Barnier con la quale la Comunità Europea ha inteso garantire a ogni autore europeo la libertà di scegliere a chi affidarsi per la gestione dei propri diritti d’autore.Soundreef – si legge in una lettera aperta di commento al provvedimento governativo – non condivide la scelta del Governo italiano che, a nostro avviso, ignorando i principi cardine della Direttiva europea, perde una grande occasione di far rotta verso il futuro e sceglie di restare anacronisticamente aggrappati al passato, a un monopolio vecchio oltre 125 anni che sin qui ha garantito i diritti di pochi (i più ricchi e famosi) e imposto a tanti (soprattutto i più giovani) di subire regole del gioco scritte da altri, passivamente e in totale assenza di ogni alternativa.
“Ottomila autori italiani, il 10% degli iscritti a SIAE, – recita la lettera di Soundreef – hanno scelto Soundreef mentre migliaia di altri li seguiranno a breve. Il decreto di recepimento, d’altra parte, riconosce espressamente ai titolari dei diritti la libertà di scegliere a chi affidarsi per la gestione dei propri diritti. Senza dire che il decreto di recepimento della Direttiva non solo riconosce espressamente cittadinanza nell’Ordinamento italiano a entità di gestione indipendente dei diritti come Soundreef ma riconosce loro altresì il diritto diraccogliere i dati di utilizzo della musica direttamente dagli utilizzatori senza alcuna mediazione di S.I.A.E, consentendo così la nascita di una sana concorrenza nella rendicontazione dei compensi degli autori ed editori.Le nuove regole – secondo Soundreef – non convincono la Commissione europea che ha già rappresentato all’Italia i propri dubbi e perplessità, manifestando l’intenzione di aprire un’ennesima procedura di infrazione contro il nostro Paese se non si allineerà alle regole della Direttiva europea.Secondo la società fondata da Davide D’Atri: “E’ solo questione di tempo e poi, come già accaduto tante volte in passato, sempre a proposito di SIAE e di diritto d’autore [si vedano la vicenda del bollino SIAE e quella del compenso per copia privata] Bruxelles o, meglio, la Corte europea di Lussemburgo farà giustizia, indicando la strada maestra da seguire e ordinando al nostro Paese di tornare indietro. Nel tentativo di evitare tanta inutile confusione avevamo proposto a Parlamento e Governo di lasciare pure che SIAE incassasse i compensi dovuti ai nostri mandanti ma a condizione che quest’ultima ce li versasse entro trenta giorni. Non c’era e non c’è, infatti, nessuna ragione per la quale si possa garantire a SIAE il diritto di trattenere per mesi, o addirittura per anni, soldi che non le competono in attesa, un giorno, di ripartirli a favore dei titolari dei diritti. Inutile dire che la nostra proposta è stata lasciata cadere nel vuoto.Da giorni – prosegue la missiva – giornalisti, autori, editori, addetti ai lavori e gente comune che negli ultimi mesi ha condiviso con noi la battaglia per un mercato libero, aperto e trasparente ci chiedono cosa succederà ora. La priorità nostra e, ci auguriamo, di tutti quanti hanno a cuore musica, ingegno e creatività è evitare caos, confusione e incertezza. Vale la pena, quindi, partire dai pochi punti fermi, incontestabili e inequivocabili: i diritti d’autore affidati in gestione alla Soundreef ltd da titolari dei diritti che non hanno mai dato o hanno revocato il mandato alla SIAE non possono essere usati senza una licenza firmata da Soundreef o direttamente dai titolari dei diritti.La lettera aperta si chiude quindi con un annuncio: “dateci qualche settimana e torneremo a sorprendere. Una nuova rivoluzione, più grande e più dirompente di quella che abbiamo promosso sin qui perché le leggi dovrebbero servire a governare il futuro e non a tentare di imbrigliarlo. Qualcuno ha titolato che la storia è finita venerdì. Noi diciamo che la storia è appena iniziata”.

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Perché i costi sono fondamentali negli investimenti finanziari

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 marzo 2017

borsaLa relazione fra costo pagato e qualità del prodotto/servizio ricevuto, pur con notevoli eccezioni, è un fatto del quale ciascuno di noi ha avuto più volte esperienza diretta. In genere, un prodotto di grande qualità costa di più di un prodotto di scarsa qualità.
Si può dire la stessa cosa anche per i prodotti/servizi finanziari?
La risposta veloce è un “NO” secco e forte. Vediamo perché?
La triade: rischio-rendimento-costo. In finanza esiste un rapporto ineliminabile fra rischio e rendimento atteso (da ribadire l’aggettivo “atteso”). A maggior rendimento atteso corrisponde un aumento del rischio.
Quando sottoscriviamo un prodotto finanziario o acquistiamo uno strumento finanziario lo facciamo puntando ad un certo rendimento atteso. Per far tentare di ottenere un certo rendimento atteso dobbiamo sopportare un certo livello di rischio. Se, nel sottoscrivere un prodotto finanziario subiamo dei costi, il rendimento atteso al quale possiamo puntare, a parità di rischio, sarà necessariamente inferiore. Il costo, quindi, diminuisce direttamente la “qualità” di ciò che vogliamo “comprare” cioè un certo livello di rischio/rendimento. In pratica è come se andassimo dal fruttivendolo a comprare 10 mele e qualcuna di queste fosse già morsa dal fruttivendolo.
L’industria del risparmio gestito “giustifica” questi costi con la “favola del bravo gestore” cioè la presunta capacità di battere il mercato producendo un rendimento maggiore a quello del mercato a parità di rischio. La narrazione che propongono i venditori della finanza è più o meno la seguente: un gestore professionista che si occupa dei tuoi risparmi è in grado di tirare fuori dai mercati un rendimento maggiore di quello medio, per questo si fa pagare. Purtroppo è statisticamente dimostrato che questa presunta capacità di estrarre maggiore rendimento a parità di rischio è semplicemente una favola. A parità di rischio, mediamente, a causa dei costi, si ha un diminuzione del rendimento netto.
In sintesi, quindi, il costo nei prodotti finanziari diminuisce direttamente la “qualità” del prodotto stesso, ovvero lo scopo per il quale lo sottoscriviamo.
Questa è la ragione più diretta per la quale in finanza maggior costo non significa maggior qualità ma l’esatto opposto.
L’incidenza dei costi nel servizio di consulenza
Oltre a fare un danno diretto, come abbiamo visto, nel settore degli investimenti finanziari i costi provocano un danno ancora più grave: influenzano le informazioni che gli investitori ricevono.
I vari venditori della finanza, ovvero i promotori finanziari (che adesso si fanno chiamare “consulenti”, ma rimangono agenti di commercio a tutti gli effetti) ed i bancari che si occupano di suggerire come investire i soldi dei clienti, non sono affatto liberi di proporre ciò che è realmente nell’esclusivo interesse dei clienti. Tutte queste persone consigliano gli investitori sulla base delle informazioni che ricevono dagli stessi intermediari che li pagano. Molto spesso, quindi, non è neppure una questione di mala fede di questi venditori. Le informazioni fuorvianti (quando non proprio ingannevoli) che danno ai clienti derivano da un mix di informazioni sbagliate che loro per primi ricevono dalle banche e varie pressioni commerciali.
Proprio a causa dei costi, agli investitori vengono proposte solo i prodotti tendenzialmente più costosi o comunque quelli che in quella fase sono incentivati dagli intermediari attraverso la propria rete di vendita.
Questo fa si che, di fatto, gli investitori non ricevano una vera consulenza finanziaria basata sui propri bisogni. Al contrario, nel migliore dei casi ricevono informazioni fuorvianti, nel peggiore ricevono informazioni false ed ingannevoli.
L’assenza di una vera consulenza finanziaria implica un danno ancora maggiore rispetto al minor rendimento dovuto ai costi. Il fatto di sottoscrivere prodotti o strumenti finanziari senza una vera consulenza finanziaria ed in presenza di informazioni fuorvianti fa sì che questi prodotti vengano utilizzati male. I clienti tendono a prendere più rischi di quelli che si potrebbero permettere e quando si accorgono che le cose vanno male si spaventano anche oltre il necessario e magari vendono nei momenti peggiori.Le statistiche dimostrano che i rendimenti dei fondi comuni d’investimento sono molto superiori della media dei rendimenti effettivamente percepiti dai clienti. Questo può apparire illogico e contraddittorio, ma è la pura realtà ed è causato dal momento in cui questi fondi sono sottoscritti e riscattati. Dire che un fondo negli ultimi 3 anni ha avuto un rendimento medio annuo, mettiamo, del 5% non significa che i loro sottoscrittori abbiano avuto lo stesso rendimento. Solo l’ipotetico sottoscritto che ha sottoscritto esattamente tre anni fa ed ha mantenuto le stesse quote fino ad oggi ha ottenuto quel rendimento. In genere, però, i fondi vengono sottoscritti nel momento peggiore, quando cioè i prezzi sono molto elevati, perché quando i fondi vanno bene è più facile per i venditori convincere i clienti a sottoscriverli. Viceversa i fondi vengono abbandonati quando vanno male. Le statistiche sulle sottoscrizioni e sui riscatti dei fondi comuni sono impietose. I pochi studi che sono stati pubblicati in materia indicano che il momento in cui i clienti sottoscrivono e disinvestono i fondi comuni d’investimento diminuisce il rendimento medio, rispetto a quello del fondo, di oltre il 2% all’anno! Questo è un problema molto più grande dei costi in sé, ma indirettamente deriva dal problema dei costi del risparmio gestito.

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Sonepar Italia chiude il 2016 a + 4,4%

Posted by fidest press agency su sabato, 25 febbraio 2017

webNei giorni in cui il mercato della distribuzione elettrica italiano è in forte fermento, in attesa della risposta da parte dell’Antitrust al nulla osta sull’acquisto dello storico Gruppo Sacchi (494 milioni di euro nel 2016, 68 punti vendita, 1055 collaboratori) da parte del Gruppo Sonepar (20,2 miliardi di Euro nel 2015, 2.800 filiali in 44 Paesi e 43.000 collaboratori), Sonepar Italia chiude il 2016. L’azienda leader italiana nel mercato della distribuzione elettrica con 91 punti vendita, 1.300 dipendenti, controllata dalla multinazionale francese Sonepar, registra un aumento del fatturato 2016 a +4,4% sul 2015. Il bilancio si chiude a 512 milioni di euro di fatturato complessivo, triplicando il margine operativo netto. I settori più rilevanti per la crescita sono stati l’e-commerce, con un fatturato a +45%, registrando nel 2016 200.000 ordini via web o app (+30% vs 2015). Ottima perfomance per i prodotti dedicati all’automazione industriale che hanno portato il fatturato a +10% contro la rilevazione di mercato fissata a +7%. Le energie rinnovabili e tutto il comparto della sostenibilità a +6%. I prodotti di lighting segnano un +3%, dato importante considerando la contrazione dei prezzi nel comparto delle lampade a LED dell’ultimo periodo.
«Dopo il triennio 2011-2014 che ha visto una contrazione di mercato del 23%, già dal 2015, e nuovamente nel 2016, il mercato della distribuzione elettrica è tornato a crescere del 2,5%, meglio in Italia rispetto ad altri mercati stranieri – spiega Sergio Novello, Presidente e AD di Sonepar Italia – Sono stati anni di crisi che hanno messo a dura prova tutto il mercato della distribuzione che ora sta cambiando. Oggi Sonepar Italia è un’azienda evoluta, profittevole, in crescita e con una tecnologia digitale all’avanguardia resa possibile anche dall’appartenenza ad un gruppo internazionale che mette a disposizione benchmark e Know How. Essere in un gruppo come Sonepar ci permette di portare nel nostro paese ciò che di meglio il mondo globalizzato ci può offrire pur rimanendo, come Sonepar Italia, fortemente radicati al territorio ed alla nostra italianità che è apprezzata in tutto il mondo».
Il mercato della distribuzione elettrica è dunque in forte cambiamento. E-commerce e innovazione, specializzazione nel supporto alla vendita, vicinanza al cliente sono stati gli elementi portanti della politica di sviluppo del brand multinazionale in Italia che ha puntato sulla formazione di alto livello dei propri dipendenti per garantire consulenze di servizio alla vendita in settori specializzati come l’automazione, il lighting, il risparmio energetico. La piattaforma e-commerce, accessibile tramite web ma anche via smartphone e tablet con l’app Sonepar Mobile, tra le più avanzate in Italia, è in grado di ricevere ordini fino a tarda sera per consegnare il materiale in cantiere, ovunque esso sia, la mattina successiva. Sonepar Italia ha inoltre riorganizzato i propri punti vendita aprendone di nuovi a Carpi (Mo), Vicenza, Ostia e uno di prossima apertura a Bari.www.sonepar.it

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Il mercato del lavoro al tempo dei freelance

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 febbraio 2017

opportunita-lavoroAddio chimera del posto fisso: per un numero sempre maggiore di professionisti, l’attività freelance è diventata un vero e proprio obiettivo. Nel nostro Paese, infatti, la Banca Mondiale stima il 24,7% di lavoratori autonomi sul totale della forza lavoro, contro il 15,2% nel Regno Unito, l’11,5% in Francia e l’11% in Germania. Tra i motivi che spiegano il fenomeno, secondo i consulenti Hays IT, la divisione del gruppo Hays dedicata allo sviluppo del contracting IT in Italia, la velocità di assunzione, la flessibilità e la capacità di innovazione.“Dal punto di vista del lavoratore, uno dei principali motivi dell’affermarsi dell’economia freelance – afferma Marco Nestasio, Manager di Hays IT Services in Italia – è sicuramente l’attrattiva di un’occupazione molto flessibile, con la possibilità di gestire i tempi in completa autonomia. Per le aziende, d’altro canto, vi è il grande vantaggio di poter contare sulla professionalità di lavoratori già formati, solo quando ne hanno realmente bisogno”.Ad incrementare il lavoro freelance negli ultimi anni, non a caso, ha contribuito soprattutto l’aumento delle attività a progetto, in particolare nelle industrie culturali e dei media, in campo ingegneristico e delle costruzioni. Tutti settori la cui crescita è guidata dall’innovazione, e che vedono nei professionisti a progetto un’importante risorsa: la loro esperienza e le conoscenze accumulate lavorando in diverse realtà, contribuiscono infatti allo sviluppo aziendale e alla gestione del cambiamento. Molte società, quindi, sono attratte sia dalla facilità di assunzione, sia dalla velocità con cui il professionista, grazie alle sue comprovate skill, porta a termine il progetto assegnatogli. È quanto accade, ad esempio, soprattutto in ambito IT, dove spesso arrivano nuovi clienti con progetti complessi dalle scadenze serrate. Ulteriore vantaggio per l’azienda è nella possibilità di ridurre i costi aziendali, non solo per il tipo di contratto, ma anche per la possibilità di far lavorare il freelance da remoto, evitando costi aggiuntivi di gestione dell’ufficio.“Sebbene ci siano molte differenze da Paese a Paese – continua Nestasio –, le policy HR mirano sempre a salvaguardare i diritti dei lavoratori, che siano essi impiegati a tempo indeterminato o freelance. Inutile quindi che i professionisti dipendenti siano gelosi della flessibilità d’orario dei professionisti a chiamata. È bene ricordare loro, infatti, che i lavoratori che non fanno parte in pianta stabile dell’organico aziendale, non godono di ferie e malattie pagate”.
Negli ultimi 50 anni l’economia freelance è cambiata notevolmente: se negli anni ’60 sia i professionisti sia le aziende confidavano nell’assunzione, oggi entrambe apprezzano i benefici del lavoro a progetto. In futuro, invece, si prevede sempre più un equilibrio tra il volume di lavoratori a tempo indeterminato e di quelli a progetto: i primi si occuperanno strategicamente delle attività di core business dell’azienda, i secondi svolgeranno prevalentemente attività di servizio.“Il mercato dei freelance può considerarsi ciclico – concludono Nestasio -. Durante gli anni di boom economico i lavoratori preferiscono proporsi come freelance, mentre nei momenti di maggiore contrazione, i giovani si impegnano nella ricerca di un posto fisso. Il discorso cambia leggermente nel settore IT dove, negli ultimi anni, le aziende sembrano non aver conosciuto crisi”.

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Il numero delle case all’asta in Italia è aumentato del 10% in sei mesi

Posted by fidest press agency su sabato, 14 gennaio 2017

case al mareLe procedure in corso sono infatti 33.304, a fronte delle 30.215 rilevate a luglio 2016. Una crescita che conferma e, anzi, accentua la tendenza emersa la scorsa estate, quando si era registrato un incremento di oltre il 5% rispetto all’inizio dell’anno. Lo rivela il Rapporto semestrale sulle aste immobiliari del Centro Studi Sogeea, che è stato presentato in Senato.Poco meno della metà degli immobili residenziali in vendita (15.749 unità) si concentra nel Nord del Paese, macro-area in cui l’impennata delle procedure forzate è stata pari al 17% (erano 13.423). Ancora più severo il dato del Mezzogiorno, che si attesta su un aumento del 21% sia nelle Isole (4.483 contro le 3.683 del semestre precedente) sia nella parte peninsulare (7.202 a fronte delle 5.949 di luglio 2016). Unica area in controtendenza quella del Centro, in cui si è verificata una flessione pari al 18%: le procedure attuali sono 5.870, quelle di sei mesi fa erano 7.160.
Un quinto circa degli immobili oggetto dello studio, pari a 6.963 unità, è localizzato in Lombardia. A seguire ci sono il Veneto (3.984 immobili, con un clamoroso +65% rispetto a luglio 2016), la Sicilia (3.572, +25%) e la Campania (2.484, +26%), mentre il Lazio (2.424) è una delle poche regioni a vantare un saldo negativo: le case all’asta sono diminuite del 18%, come in Piemonte (2.055 quelle forzatamente in vendita ora). Sopra quota duemila immobili anche la Toscana (2.267 unità, dato in linea con il precedente di 2.321) e la Puglia (2.247, incremento del 39%). A livello di province, invece, spiccano le 1.742 case all’asta di Bergamo, con Roma a quota 1.553 davanti a Verona (1.306), Palermo (1.201) e Napoli (1.033).«Il quadro che ne scaturisce è ancora più preoccupante rispetto a quello di sei mesi fa – spiega l’ing. Sandro Simoncini, presidente di Sogeea e direttore del Centro Studi –. Innanzitutto perché si è evidentemente aggravato il numero di proprietari di immobili in difficoltà nel Mezzogiorno d’Italia, area in cui la crisi dell’ultimo decennio si è andata a sommare a una fragilità economica e sociale che sembra ormai essersi incancrenita. In secondo luogo perché, essendo il mercato delle aste la fotografia di una situazione di sofferenza venutasi a creare anni addietro, non è azzardato ipotizzare che la stagnazione di medio-lungo periodo possa accentuare il fenomeno nel prossimo futuro, condannandoci a numeri ancora più severi.Inoltre, ed è forse questo il motivo di maggiore allarme, perché anche aree storicamente più solide del panorama economico italiano, si pensi al Nord-Est o al versante ligure, sembrano a loro volta esposte a venti insidiosi: in Friuli-Venezia Giulia, per fare un esempio, le case all’asta sono passate in sei mesi da 100 a 255 e in Liguria sono quasi raddoppiate (da 592 a 913). Numeri contenuti in valore assoluto, ma decisamente pesanti in relazione al territorio di riferimento.Le regioni settentrionali – prosegue Simoncini – possono essere state più reattive nel recepire e nello sfruttare le novità normative sull’acquisto, ma ciò non ha impedito che le operazioni di vendita andate a buon fine fossero rimpiazzate da nuovi arrivi di immobili sul mercato. Tra l’altro in una fase in cui gli istituti di credito sono tendenzialmente meno aggressivi nei confronti di chi è in sofferenza visto che, mediamente, il valore delle abitazioni è drasticamente calato rispetto all’anno di concessione del mutuo e, di conseguenza, un’asta non li farebbe comunque rientrare dei capitali erogati.Altro dato assai indicativo è quello che conferma, ancora una volta, come sia sempre la fascia di reddito medio-bassa a pagare il tributo più rilevante alla crisi: il 68% delle case in vendita ha un prezzo inferiore ai 100.000 euro, percentuale che sale addirittura fino all’88% se si prendono in esame anche gli immobili appartenenti alla fascia tra 100.000 e 200.000 euro. Nella stragrande maggioranza dei casi, insomma, non si tratta certo di abitazioni di particolare pregio. Tanti impiegati, piccoli imprenditori, artigiani, commercianti, per anni capaci di fare fronte alle crescenti difficoltà, sul lungo periodo si sono trovati a versare un dazio altissimo, arrivando a intaccare anche il patrimonio più prezioso: la prima casa. Di contro, considerando il punto di vista di chi è interessato ad acquistare, la presenza sul mercato di così tante case offre notevoli opportunità d’investimento. Molti istituti bancari mettono a disposizione strumenti finanziari ad hoc per procedere all’acquisto e i meccanismi di vendita all’asta sono trasparenti e tutto sommato semplici: chi ha disponibilità di denaro può realizzare dei veri e propri affari e c’è sempre la possibilità di farsi seguire da un tecnico o da un professionista del settore per avere la sicurezza di non commettere passi falsi».

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Rischi e opportunità del mercato azionario cinese

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 gennaio 2017

pechinoLa valutazione attuale delle azioni A-shares dipende da tre fattori: 1) Il consolidamento economico nel breve termine e l’aumento degli utili delle imprese 2) una parziale diminuzione della liquidità anche se il volume complessivo resta relativamente ampio 3) i progressi nelle riforme dal lato dell’offerta domestica e delle aziende statali stanno ripristinando la propensione al rischio fino a un certo punto. Lo Shangai Composite Index ha recuperato il 20% dal minimo di 2638 registrato all’inizio dell’anno ed è entrato in una fase di bull market. Data la debole domanda dell’economia cinese, la strategia di investimento principale è ridimensionare l’indice e selezionare i leader di determinati settori industriali.
Dal punto di vista dell’aumento dei ricavi, con le ultime misure del governo – come il PPP (cioè le partnership tra pubblico e privato) – per consolidare l’economia e l’impatto della ricostituzione dell’industria domestica, l’economia cinese potrebbe continuare a crescere relativamente poco.In un tale contesto, c’è ancora molto spazio per migliorare i micro-utili delle azioni A-shares corporate quotate. In più, rimane lo slancio crescente delle industrie cicliche, che sono state interessate dalle riforme dal lato dell’offerta per ridurre il livello di produzione lo scorso anno. Andando al 2017, il settore farmaceutico offre buone prospettive visto il continuo miglioramento dei fondamentali e un importante cambiamento nel panorama della concorrenza dopo le politiche normative a riguardo.
Parlando invece della diminuzione di liquidità, è probabile che la scarsità di asset sarà il punto principale per la core strategy dell’asset allocation del mercato dei capitali cinese nel 2017, mentre i capitali a basso rischio favoriranno i titoli con un rating basso e dividendi alti. A partire dal 2016, il capitale dell’asset allocation è stato sempre canalizzato nel mercato obbligazionario, finendo per abbassare la curva di rendimento, mentre i credit spread e i rating spread hanno raggiunto il minimo storico. Al momento, la dimensione del mercato del risparmio gestito cinese ha raggiunto i 95 trilioni di RMB, e diventa sempre più necessario identificare gli asset con un margine di guadagno molto sicuro. Poiché il dividend yield del China Securities Bank Index ha raggiunto il 4.8%, risulta sicuramente più vantaggioso rispetto al rendimento dei titoli di stato decennali cinesi.
La caratteristica del mercato delle A-share è stata finora la distinzione tra il tabellone principale e l’SME (piccole e medie imprese). Da quest’anno, il valore dei titoli SME è continuato a diminuire, indicando una stretta della bolla durante la correzione di mercato. Al momento il PE (TTM, ovvero calcolato su dati relativi agli ultimi 12 mesi) del GEM (growth enterprise market) è di circa 45x, che è in linea con il livello della prima metà del 2014, mostrando un rapporto prezzo/performance migliore. Tuttavia, il PE (TTM) del GEM Composite Index è ancora alto circa 66x, indicando una chiara differenziazione. Sotto una supervisione sempre più rigida e il contrasto agli M&A intersettoriali, la performance dell’SME e del mercato GEM è stata debole nei primi nove mesi di quest’anno. Nonostante tutto, la crescita degli utili complessivi dell’SME e del GEM nei primi nove mesi del 2016 è stata notevole, con un rapporto prezzo/performance in crescita rispetto al tabellone principale. Con il lancio dello Shenzhen Hong Kong Stock Connect, ci aspettiamo che il valore dell’allocation del mercato GEM sarà sempre più confermato dal mercato. Per quanto riguarda l’attuale mercato azionario cinese, i maggiori rischi di investimento si concentrano su queste aree: 1. L’incertezza nei mercati esteri, soprattutto sull’andamento del tasso di scambio dell’RMB dopo le elezioni presidenziali. Potrebbe limitare ancora di più lo spazio per ulteriori allentamenti della politica monetaria cinese 2. I risultati effettivi della riforma dal lato dell’offerta per ridurre la capacità produttiva 3. Le severe normative sul real estate, che riguardano il limite di acquisto e di credito, potrebbero portare agitazione nella stabilizzazione dell’economia a breve termine. (fonte: Fullgoal Asset Management)

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