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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 203

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Mercato dei prestiti finalizzati

Posted by fidest press agency su domenica, 13 giugno 2021

Younited Credit, la fintech company leader in Europa che gestisce una piattaforma digitale di credito al consumo e unica realtà del settore ad avere licenza bancaria, rafforza la presenza nel mercato dei prestiti finalizzati con la partnership con R-Store, Apple Premium Reseller.Younited Credit stipula una nuova alleanza, che si inquadra nella strategia di espansione del suo canale Business to Business grazie a collaborazioni con realtà italiane che presidiano il territorio.Younited ha sviluppato per R-Store una soluzione innovativa, che consente ai clienti di questi rivenditori autorizzati, di acquistare un dispositivo Apple anche a tasso zero (Tan 0% Taeg 0%) e pagarlo a rate scegliendo tra le durate possibili. Terminato il periodo di rateizzazione concordato, il cliente ha la possibilità di scegliere tra due alternative: la permuta, ossia la sostituzione del dispositivo con uno nuovo prodotto Apple prolungando il finanziamento, oppure il saldo dell’importo mancante, finalizzando l’acquisto.Stefano Piscitelli, Direttore Generale di Younited Credit Italia ha commentato la partnership dichiarando quanto segue: “L’accordo con R-Store rafforza la posizione di Younited nel percorso strategico per diventare il partner di riferimento dei Reseller Apple a livello nazionale ed internazionale, per soddisfare ogni esigenza nel campo dei prestiti finalizzati sia per i clienti che per i rivenditori italiani come già avvenuto in Francia. Il nostro prodotto è il migliore in Europa in termini di UX, come rivela il posizionamento di Younited Credit su varie piattaforme, come Trustpilot. Penso questo sia stato un elemento fondamentale per i partner che ci hanno scelto, alla ricerca di una realtà solida e affidabile”.

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Mercato del tabacco nazionale

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 maggio 2021

Anche per il 2021 British American Tobacco (BAT) Italia sceglie l’agricoltura italiana. In occasione dell’evento “Acquisto di tabacco e filiera sostenibile: l’impegno di BAT per il settore tabacchicolo italiano”, organizzato da BAT e ITALTAB in collaborazione con Confagricoltura e Cia-Agricoltori Italiani, alla presenza anche del Sottosegretario per le politiche agricole alimentari e forestali Gian Marco Centinaio, l’azienda ha annunciato l’acquisto di 7.000 tonnellate dei migliori tabacchi lavorati in Italia, provenienti da Veneto, Campania, Toscana e Umbria, per un investimento totale di 20 milioni di euro.Quello tra BAT e la tabacchicoltura italiana è un rapporto consolidato, alimentato costantemente nel corso degli ultimi quindici anni. A fornire le 7.000 tonnellate di tabacco durante tutto il 2021 sarà infatti ancora una volta l’Organizzazione di Produttori di Tabacco ITALTAB, che riunisce in tutto il Paese oltre 400 aziende che operano su una superficie complessiva di circa 3.000 ettari e coinvolgono nel processo produttivo oltre 10.000 lavoratori.Negli ultimi 10 anni, BAT Italia ha investito oltre 200 milioni di euro nella tabacchicoltura italiana e contribuisce ogni anno all’Erario con oltre 3 miliardi di euro di accise. Un impegno importante verso il Paese, che si traduce nella volontà di continuare a contribuire al primato dell’Italia come primo Paese produttore di tabacco nell’Unione europea (quota pari a circa il 30% e volumi complessivi intorno a 50.000 tonnellate l’anno).“Dare serenità economica ai produttori agricoli – ha evidenziato il Sottosegretario alle Politiche agricole alimentari e forestali Gian Marco Centinaio – è una delle priorità del Mipaaf. L’accordo che viene presentato oggi è fondamentale per garantire programmazione per i coltivatori di tabacco, soprattutto in un momento come questo. Il Ministero è stato e sarà vicino al settore con tutti gli strumenti politico-istituzionali a sua disposizione, per portare avanti contratti di filiera e di aggregazione che possano mettere in sicurezza i comparti produttivi del nostro Paese. Tutto questo si traduce in investimenti sul territorio e in sviluppo del settore, che viene così messo nelle condizioni di diventare sempre più sostenibile, innovativo e al passo con i tempi”.“Con questo importante investimento, che avrà un impatto positivo sulle aziende e gli agricoltori di tutto il territorio nazionale, vogliamo testimoniare ancora una volta, e ancor più oggi in questo difficile momento storico, il nostro impegno verso l’Italia e la filiera tabacchicola italiana. Questo impegno rispecchia il nostro proposito “A Better Tomorrow”: contribuire ad un futuro migliore per i consumatori e le comunità in cui operiamo, da costruire anche attraverso un’agricoltura più sostenibile, basata su occupazione di qualità, tutela dell’ambiente e innovazione. In quest’ottica prossimamente metteremo in cantiere anche attività sperimentali orientate all’innovazione tecnologica, da realizzare insieme agli stakeholder del settore, con l’obiettivo di rendere la filiera tabacchicola sempre più sostenibile da un punto di vista ambientale”, ha dichiarato Roberta Palazzetti, Presidente e Amministratore delegato di BAT Italia e Area Director Sud Europa. “Nella transizione del settore verso una maggiore sostenibilità e solidità un ruolo fondamentale lo hanno naturalmente anche le Istituzioni, a cui chiediamo una maggiore attenzione rispetto al tema dell’equità e omogeneità fiscale tra le diverse categorie di prodotti del tabacco; obiettivo fondamentale da perseguire tenendo in considerazione le evidenze scientifiche sull’effettivo rischio ridotto riconosciute dalle autorità sanitarie, la tenuta del gettito erariale da tabacchi e gli svantaggi competitivi tra filiere tabacchicole che l’attuale disomogeneità determina”.“Anche quest’anno, grazie all’impegno di BAT Italia avremo l’opportunità di vendere la totalità della nostra produzione, assicurando così il sostegno economico agli oltre 10.000 lavoratori che si impegnano ogni giorno per realizzare un prodotto di alta qualità”, ha commentato Vincenzo Argo, Presidente di ITALTAB. “Rinnoviamo, tuttavia, il nostro appello alle Istituzioni nazionali e locali sulla necessità di una strategia a lungo termine che incentivi gli investimenti delle Manifatture, così da garantire una maggiore stabilità per tutta la filiera”.Soddisfazione per l’impegno e la volontà di BAT di continuare ad investire in Italia è stata espressa anche dalle organizzazioni degli agricoltori.“Si tratta di un’opportunità per le imprese tabacchicole per mantenere la produzione e l’occupazione. Il tabacco in Italia è coltivato da circa 2.000 aziende che impiegano 50.000 addetti, su una superficie di oltre 14.000 ettari in quattro aree geografiche. È parte importante dell’economia locale e oggi anche dell’eccellenza tecnologica del Paese. Per dare slancio alla filiera occorrono scelte politiche adeguate, interventi fiscali più snelli ed equilibrati per salvaguardare tutta la trasformazione tabacchicola e consentire nuovi investimenti”, ha dichiarato Massimiliano Giansanti, Presidente di Confagricoltura.

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Economia US “on fire”? Ecco come ci posizioniamo sul mercato bond

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 maggio 2021

A cura di Vittorio Fontanesi, Portfolio Manager mercati obbligazionari AcomeA SGR. Dopo la risalita dei tassi americani alla fine di febbraio, nelle ultime settimane i rendimenti dei Treasury hanno vissuto una fase di stallo, facilitando le performance dei vari segmenti del mercato obbligazionario.In questo contesto, il focus del mercato si concentra prevalentemente sulle dinamiche di ripresa del ciclo, favorito dai progressi delle campagne vaccinali, e sugli stimoli monetari e fiscali intrapresi rispettivamente da banche centrali e governi.Dalla seconda metà del 2020, Jerome Powell, presidente della Federal Reserve, ha introdotto formalmente il regime di average inflation targeting, alzando l’asticella per un cambio della sua politica espansiva anche di fronte ad un periodo di inflazione più elevato rispetto al target. L’approccio dovish della Fed ha mantenuto saldo l’ottimismo degli investitori circa le prospettive di liquidità sul mercato, favorendo chiaramente la ripresa dei prezzi degli asset rischiosi.Chiaramente, alla luce del vigore mostrato dai dati economici USA e dei timori sul surriscaldamento dell’economia, nei prossimi mesi potremmo andare incontro ad un dibattito sul tapering, cioè di riduzione seppur graduale del ritmo di acquisti di titoli da parte della Fed, come indicato dai recenti commenti di Kaplan, membro hawkish della Fed.L’attività economica statunitense sembra, infatti, destinata a ripartire rapidamente quest’anno, alimentata dalle riaperture settoriali e dagli stimoli fiscali intrapresi dall’amministrazione Biden. Gli ultimi dati economici testimoniano una forte propensione al consumo da parte delle famiglie, migliori prospettive occupazionali e una maggiore fiducia delle imprese. Con ogni probabilità già alla fine di quest’anno gli Stati Uniti potranno tornare sulla traiettoria del potenziale di crescita pre-pandemico.Un trend che, invece, stenta ancora a decollare in Europa, dove non soltanto la pandemia ha rallentato l’attività economica del primo trimestre dell’anno, ma anche le prospettive di inflazione a medio termine sono decisamente più basse rispetto agli Stati Uniti. In Europa servono ancora degli step per portare avanti piani fiscali pro-crescita e di ampio respiro, che siano indipendenti dalle conseguenze della pandemia. Il Recovery Fund sarà in questo senso un importante banco di prova per consolidare in futuro politiche fiscali condivise a livello di Unione.L’Europa rimane un’area dove preferiamo non assumere esposizioni, considerando la presenza di rendimenti molto bassi o addirittura negativi su alcune parti delle curve periferiche.Preferiamo, dunque, in questa fase ampliare il nostro raggio d’investimento nelle obbligazioni emergenti in dollari, prendendo esposizione su alcune storie corporate high yield asiatiche, come ad esempio società cinesi del settore real estate o a partecipazione statale, che mostrano occasioni di rendimento molto attraenti unite a dinamiche macro di contenimento del debito e, complessivamente, una minore sensibilità ai tassi americani.Per quanto riguarda le obbligazioni emergenti espresse in valuta forte, i nostri sovrappesi si concentrano su emittenti quasi-sovrani di Messico e Sud Africa, che possono continuare a godere di condizioni di supporto dai rispettivi governi.Un’altra area del mercato emergente su cui mostriamo dei sovrappesi è quella delle obbligazioni in valuta locale di Paesi che vivono situazioni di rischio prettamente idiosincratiche.A nostro avviso, gli asset locali di Peru, Brasile e Russia mostrano in questa fase valutazioni relativamente a sconto rispetto ai loro fondamentali e offrono interessanti opportunità di ripresa, a patto di saper tollerare l’intrinseca volatilità di queste aree.Sempre sui bond emergenti in valuta locale, continuiamo a mostrare una sovraesposizione alla curva sudafricana per via di rendimenti particolarmente interessanti sulle scadenze più lunghe.

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La pandemia spinge il mercato dei big data nella sanità

Posted by fidest press agency su domenica, 9 maggio 2021

Mai come nell’ultimo anno i dati sono stati i principali protagonisti in tutti i settori socio-economici e in particolar modo all’interno del sistema sanitario. Come riportato da una ricerca pubblicata su Statista, nel 2016 il mercato globale dei Big Data nella sanità era valutato 11.5 miliardi di dollari: secondo le previsioni, complice la pandemia da Coronavirus che ha messo in evidenza la loro importanza nei processi decisionali, si stima che nel 2025 possa raggiungere un valore di 70 miliardi di dollari, con una crescita esponenziale del 568%. L’evolversi dell’emergenza sanitaria ha spinto i governi e le imprese a adottare prodotti e strumenti che potessero tenere monitorato in maniera tempestiva il numero dei contagi e i dati complessivi relativi alla sanità pubblica. Inoltre, l’Italia, come il resto del mondo, ha dovuto affrontare un’altra grande sfida, ovvero l’organizzazione di una campagna di vaccinazione nazionale che potesse garantire il vaccino contro il Covid-19 a tutte le categorie di persone, in modo rapido ed efficace. Affinché queste iniziative diventino realtà, i dati devono poter “viaggiare” tra diverse applicazioni al fine di essere validati, elaborati e analizzati. Ma come è possibile attuare questa strategia? “Dati dettagliati e accurati relativi alla pandemia sono assolutamente necessari per l’implementazione di un processo decisionale veramente informato e consapevole sulla salute pubblica – afferma Stefano Musso, CEO di Primeur, multinazionale italiana leader nel settore della Data Integration – Strumenti informatici flessibili e facili da usare sono fondamentali per garantire una rapida integrazione e diffusione dei dati. L’Italia purtroppo sta affrontando con difficoltà la campagna vaccinale anche a causa di alcune lacune nella digitalizzazione del Sistema Sanitario Nazionale e nell’organizzazione regionale. Spesso si pensa che una massiccia digitalizzazione e l’adozione di nuove tecnologie, necessarie per erogare i servizi sanitari in modo efficiente e coordinato, passi inevitabilmente per un processo altamente invasivo e costoso. In realtà non è sempre così. Non bisogna sempre concentrarsi sulla dotazione di un nuovo, centrale e totalizzante sistema informatico, ma su come utilizzare al meglio i sistemi localizzati già presenti, permettendogli di comunicare tra loro in maniera automatica e sicura. I dati ci sono, le applicazioni in grado di gestirli verticalmente anche, bisogna però trovare il modo di far “viaggiare” i dati da un sistema all’altro in maniera automatica, controllata e sicura”. http://www.espressocommunication.it

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Locazioni: mercato in sofferenza in tutte le aree del Paese ma prezzi fermi

Posted by fidest press agency su domenica, 28 marzo 2021

Non solo le grandi città a vocazione turistica sono state colpite dagli effetti del Coronavirus, ma tutto il Paese – a un anno dall’inizio della pandemia – ha visto cambiare il mercato immobiliare degli affitti. A dimostrarlo i dati relativi all’ultimo semestre (settembre 2020 – febbraio 2021) registrati dall’Osservatorio di Immobiliare.it, secondo cui in Italia l’offerta di immobili in affitto è aumentata dell’1,8%, mentre la domanda è diminuita di quasi 6 punti e mezzo percentuali. A variare meno sono solo i costi: per un trilocale in affitto si spendono in media 801 euro, con una variazione percentuale negli ultimi sei mesi pari all’1%.Guardando al dettaglio delle diverse aree del Paese emergono trend differenti tra loro. Nel Nord-est emerge una generale condizione di sofferenza in cui sono calate sia l’offerta che la domanda di immobili in affitto rispetto a settembre 2020.Il Nord-ovest invece registra un mercato a due velocità differenti: cresce l’offerta (+3,5%), ma scende la domanda che perde 6,5 punti percentuali. Per quanto riguarda i costi, restano invariati, segnando un +0,2% che va ad incidere poco sul prezzo finale.Centro e Isole sono accomunati dalla crescita significativa dell’offerta di immobili in affitto, provenienti dallo stock precedentemente destinato all’uso turistico, pari al 2,3% per il Centro e al 5,2% delle Isole. In queste ultime diminuisce invece in maniera profonda la domanda di abitazioni (-19,9%)Infine il Sud che – come il Nord-est – vede il segno meno sia per quanto riguarda la domanda (-3,3%) che l’offerta (-3,4%) di abitazioni in locazione negli ultimi 6 mesi. A salire sono solo i prezzi che segnano un aumento di 3,3 punti percentuali portando il costo medio di un trilocale a 613 euro.

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Il mercato del debito a scopo ambientale continua la sua crescita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 marzo 2021

Il mercato del debito a scopo ambientale continua la sua crescita

(AJ-Com.Net) – Nel 2020 il mercato del debito a scopo ambientale, sociale e sostenibile ha replicato e superato a livello globale il successo del 2019. A metterlo in evidenza, basandosi su dati Bloomberg New Energy Finance (BNEF), è l’analisi di marzo 2021 di Ener2Crowd.com, la prima piattaforma italiana di lending crowdfunding ambientale ed energetico.Insomma, nonostante la grave contrazione economica legata alla pandemia tuttora in corso, nel 2020 il settore finanziario delle obbligazioni e dei prestiti a scopo ambientale, sociale e sostenibile ha raggiunto il nuovo record di 732,1 miliardi di dollari di emissioni.A guidare la tendenza in termini di incremento percentuale —secondo Bloomberg— è la categoria dei «social bonds», obbligazioni emesse per raccogliere fondi finalizzati ad obiettivi sociali, quali occupazione, sanità pubblica ed istruzione. Per questi strumenti obbligazionari il volume registrato da BNEF si è settuplicato nel 2020, andando a totalizzare 147,7 miliardi di dollari e collocandosi al secondo posto per valore assoluto.Altra categoria in rapida ascesa sono i «sustainability bonds», che BNEF riporta in crescita dell’81% rispetto al 2019. «Ma a livello assoluto le obbligazioni sostenibili si classificano al quinto posto, andando a sommare 68,7 miliardi di dollari» puntualizzano gli analisti di Ener2Crowd.com.
Primi assoluti —anche se nell’ultimo anno la crescita è stata rallentata— sono i più consolidati «green bonds», i cui volumi sono lievitati “solo” del 13%, andando però a toccare la cifra record di 305,3 miliardi di dollari.Vi sono poi i «sustainability-linked bonds», le obbligazioni legate alla sostenibilità, che registrano una performance più che positiva: +232%, andando così a sommare 10,6 miliardi di dollari.
Perdono invece il 15% sia i «sustainability-linked loans», che scendono a 119,5 miliardi di dollari, sia i «green loans» che calano a 80,3 miliardi di dollari. Eppure messi insieme i «prestiti sostenibili» ed i «prestiti verdi» totalizzano ben 199,8 miliardi di dollari, quasi un terzo del totale.E sono proprio questi due segmenti «loans» ad avere —secondo Ener2Crowd.com— le maggiori prospettive di crescita nel 2021, grazie soprattutto al «lending crowdfunding», il prestito alle imprese da parte dei piccoli e medi investitori.Secondo le proiezioni realizzate a marzo 2021 da Ener2Crowd.com in base ai dati di Bloomberg New Energy Finance (gennaio 2021), tenendo anche conto del rapporto “The GlobalAlternative Finance Market Benchmarking” (aprile 2020) dell’Università di Cambridge, i prestiti sostenibili e quelli verdi saliranno entrambi del 35%, andando a superare rispettivamente i 161 miliardi di dollari (sustainability-linked loans) ed i 108 miliardi di dollari (green loans).In questo ambito, a sperimentare una crescita ancora maggiore sarà l’«energy lending crowdfunding», il comparto che Ener2Crowd.com ha fatto per primo sbarcare in Italia, all’insegna della green economy, dell’ambiente e dell’eticità degli investimenti.La sua piattaforma eroga finanziamenti da parte del “crowd” verso aziende che operano nel settore della green economy, con una prospettiva di raccolta di 3,6 milioni per il 2021. «Crediamo fermamente nel valore che l’ecosistema della finanza alternativa verde e sostenibile può portare alle persone, alle imprese ed alla società» ribadisce Giorgio Mottironi, cso e co-fondatore di Ener2Crowd.com nonché chief analyst del GreenVestingForum.it, il forum della finanza alternativa verde.Se l’interruzione correlata al Covid-19 ha influito sull’emissione di alcuni strumenti di debito, è anche vero che ne ha stimolati altri. Ener2Crowd.com —e più in generale le piattaforme di energy lending crowdfunding— si candidano quindi ad essere un volano per la ripartenza, un canale veloce ed accurato per le aziende che abbiano urgente bisogno di accedere a nuova liquidità.In Italia, nell’ambito delle misure straordinarie intraprese per fronteggiare la crisi da Coronavirus, la Cassa Depositi e Prestiti (CDP) sta addirittura lanciando sul mercato un «Covid-19 Social Response Bond» da 1 miliardo di euro. I fondi saranno utilizzati per aiutare imprese ed enti territoriali a far fronte all’emergenza contingente e potranno andare a finanziare progetti, nuovi o già esistenti, caratterizzati da esiti sociali positivi, ad esempio andando a sostenere l’accesso a servizi essenziali come la sanità o l’istruzione, oppure a garantire la sicurezza alimentare o abitativa.Ma quei risparmiatori che da sempre puntano sugli investimenti più sicuri possibili quali erano una volta gli immobili ed i titoli di Stato, sono oggi in fuga dai prodotti finanziari che non sono più solidi come un tempo e che danno sovente rendimenti negativi o comunque irrisori. Gli investitori stanno invece incoraggiando il mercato ad innovare ed a proporre nuovi tipi di strumenti, tra i quali il più innovativo non è certo un titolo di stato, quanto piuttosto può esserlo il lending crowdfunding ambientale ed energetico.

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“Equity duration e mercato italiano”

Posted by fidest press agency su martedì, 16 marzo 2021

A cura di Antonio Amendola, Fund Manager Equity Italia ed Europa di Acome. La Duration è una metrica importante nel mondo fixed income perché serve a determinare il rischio di tasso del portafoglio. Tuttavia, lo stesso concetto si può usare, con qualche arrangiamento, al mondo equity. In un mondo dominato per anni dai tassi bassi e dalle banche centrali, abbiamo visto una sovraperformance dei bond, ma anche dei titoli così detti “proxy bond”, ovvero quelli lunghi di duration. Alla luce della crescente centralità delle politiche fiscali e dei movimenti delle curve dei tassi alla quale abbiamo assistito in questi giorni, vale la pena guardare a questa misura (la duration) anche in ottica di equity holder. La duration, come detto, è una misura di tempo necessaria ad un flusso di cassa per ripagare un particolare investimento. Per il mondo fixed income la duration è calcolata come media ponderata dei pagamenti ricevuti dal bond (coupon e principal), scontati all’yield to maturity. Partendo da una breve premessa teorica, abbiamo provato a calare questa analisi nel contesto dei titoli quotati italiani. L’universo di investimento è quindi tutto il mercato quotato italiano (AIM e MTA), dove sono state eliminate le aziende che non avevano abbastanza dati. Ci sembra interessante calare questa analisi in un contesto pratico, in particolare nel mercato italiano, alla luce dei recenti andamenti macroeconomici. Proprio come nel mondo bond stiamo assistendo a un certo grado di sofferenza per i titoli a duration lunga, così vogliamo cercare gli omologhi in ambito equity e muovere le stesse considerazioni macro. Per definizione, un titolo long duration è quindi sia più sensibile al movimento dei tassi al rialzo, sia più sensibile a notizie inattese come può essere una trimestrale non in linea oppure che non sorprende come ci si aspetta. Abbiamo quindi calcolato l’equity duration con entrambe le formule descritte sopra, riportando un valore medio e ordinando in quartili. Così come si tiene d’occhio la duration dei portafogli bond, così si dovrebbe tener d’occhio la duration implicita dell’equity, specialmente nelle fasi di cambio di regime come quella che stiamo vivendo ora. Infatti, il concetto di equity duration non è solo “se” è importante, ma soprattutto “quando” è importante. L’irripidimento delle curve dei tassi governativi (tematica che non trattiamo in questo pezzo) sta avendo un impatto non trascurabile sui mercati, direttamente obbligazionari, indirettamente azionari. Continuiamo a preferire le aziende con buona posizione di cassa e capacità di generare cassa nel medio periodo in quanto le riteniamo le maggiori beneficiarie di un cambio di regime tra dominio delle politiche monetarie a maggiore centralità delle politiche fiscali. I settori che beneficiano di questa tematica macro, ma anche di altre tematiche come il recovery fund o il piano Biden, sono sicuramente i ciclici (industriali e parzialmente i finanziari – tenendo ben distinto tra le società che remunerano il costo del capitale e quelle che non lo coprono). Menzione particolare va poi al nostro Paese: beneficia di una riduzione del rischio Paese, è ancora molto sottovalutato in termini di valutazione, ed è posizionato per accogliere maggiori flussi da investitori esteri specialmente sul segmento delle mid e small caps.

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Il mercato chiede, la BCE risponde

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 marzo 2021

A cura di Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA SGR C’era molta attesa su quello che la BCE avrebbe fatto in risposta al recente rialzo dei tassi di mercato. Il rialzo di 60bp dei tassi d’interesse negli US è chiaramente stato il trend di mercato più importante delle scorse settimane. Anche in Europa i tassi d’interesse sono saliti, pur se in misura minore che negli US. Ad esempio, da inizio anno il decennale Bund è salito di circa 20bp, a -0.35%. E allora perché c’era tanta attesa su quello che avrebbe detto la BCE oggi? Per due ragioni. In primo luogo, perché mentre l’economia US può facilmente giustificare un movimento al rialzo dei tassi d’interesse, lo stesso non si può dire per la zona euro, almeno per adesso. Si è aperto un gap importante per quanto riguarda sia la rapidità delle vaccinazioni, che l’entità dello stimolo fiscale. In altre parole, si prefigura una chiara outperformance dell’economia US su quella Europea nei prossimi trimestri. In secondo luogo, i recenti commenti da parte di vari rappresentanti della BCE non lasciavano trasparire un’unità di vedute sul tema, e gli acquisti settimanali nel PEPP erano rimasti sorprendentemente modesti (ca 12 mld a settimana) a fronte del rialzo dei tassi. In sostanza, il mercato chiedeva chiarezza. Come vede la BCE questo rialzo dei tassi? Con indifferenza o preoccupazione? La risposta ricevuta oggi è forte e chiara. La BCE ha annunciato che il Consiglio ha deciso che gli acquisti nel PEPP aumenteranno in maniera significativa nel prossimo trimestre. In altre parole, la BCE vuole tenere i tassi sotto controllo. Quanto può aggiungere ai suoi acquisti la BCE? Il PEPP è uno strumento molto flessibile. La BCE potrebbe aumentare gli acquisti in maniera importante tra adesso e giugno, per poi diminuirli di nuovo da luglio in poi. Ad esempio, al ritmo attuale (ca 50mld al mese), la BCE rimarrebbe ca 350-400mld al di sotto del limite attuale (1,850 miliardi entro marzo 2022). Quindi, c’è spazio per un aumento degli acquisti di ca 30mld al mese, rispetto ai 50 attuali. Questo rappresenta un supporto importante per il mercato obbligazionario, particolarmente alla luce del fatto che la BCE può aumentare il PEPP se lo giudica necessario. Rimangono ambiguità sul fronte dei parametri, ma la BCE non può e non vuole scoprire le sue carte. La BCE si riferisce alla necessità di preservare “condizioni finanziarie favorevoli”, ma la Lagarde è rimasta ancora una volta vaga nel corso della conferenza stampa. Queste condizioni finanziarie includono rendimenti governativi, corporativi, condizioni creditizie. In sostanza, la BCE non guarda un singolo indicatore e mantiene enorme discrezionalità. La Lagarde ha precisato che la BCE non è legata a rigidi targets (ad es. Yield Curve Control).Le nuove previsioni macroeconomiche chiariscono – se ce ne fosse bisogno – come mai la BCE contempla ulteriore stimolo monetario. La crescita del PIL è prevista al 4% nel 2021, 4.1% nel 2022 e 2.1% nel 2023 (in precedenza: 3.9%, 4.2%, 2.1%). L’inflazione rimane ben al di sotto del target, al 1.5% nel 2021, 1.2% nel 2022 e 1.4% nel 2023 (in precedenza: 1%, 1.1%, 1.4%). In altre parole, nonostante i tassi prossimi allo zero e un’espansione di liquidità senza precedenti, la BCE vede l’inflazione ben al di sotto dell’obiettivo del 2% nel medio periodo. La grande divergenza, la Fed e il dollaro: per quanto rimanga ambigua sul tema delle “condizioni finanziarie”, la decisione di aumentare gli acquisti nel PEPP indica con forza che la BCE vuole tenere i rendimenti sotto controllo. La prossima settimana vedremo qual è il messaggio che la Fed decide di mandare ai mercati. Per adesso, i fondamentali macro logicamente sembrano favorire un continuo ampliamento del differenziale di tassi a 10 anni US-Europa, e un conseguente possibile rafforzamento del dollaro sull’euro.

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Slitta al 1° gennaio 2023 stop mercato tutela

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 marzo 2021

Il Milleproroghe diventa legge. Definitivo, quindi, il rinvio di un anno, dal 1° gennaio 2022 al 1° gennaio 2023, dello stop del mercato di maggior tutela per luce e gas. “Evviva! Vittoria per i consumatori! Accolte le nostre denunce” afferma Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori. “Non ci può essere un mercato davvero libero fino a che i primi cinque operatori detengono l’82,5% del settore domestico per la luce e i primi tre gruppi controllano il 44,3% del mercato del gas. Sono ancora troppi, poi, i clienti nel mercato tutelato, il 45% dei clienti domestici del settore elettrico e il 44% per il gas” prosegue Vignola. “Ora speriamo che il legislatore si dia una bella svegliata e invece di passare, all’italiana, da una proroga all’altra, creando incertezza per i mercati e i consumatori, faccia quello che serve per creare le premesse di un mercato davvero libero, colmando ad esempio il vuoto normativo sul destino da riservare ai clienti che non effettueranno alcuna scelta entro il 1° gennaio 2023, prevedendo aste competitive e introducendo un serio albo dei venditori” conclude Vignola.

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Energia. Verso la fine del mercato tutelato. Che fare?

Posted by fidest press agency su martedì, 23 febbraio 2021

Per consumatori (e microimprese con fornitura inferiore a 15 Kw), la fine del mercato tutelato è fissata alla fine di quest’anno (1). Dal 1 gennaio 2022, chi non avrà scelto avrà comunque il servizio garantito perché la sua utenza dovrebbe essere acquisita da un fornitore in una sorta di asta.Negli ultimi rapporti dell’Arera (Autorità energia) si è evidenziato che, da quando convivono mercato tutelato e libero, per i consumatori il prezzo del primo è più basso.Alla Camera in questi giorni – discussione sul decreto Milleproroghe in commissione – è stato approvato un emendamento che farebbe slittare la fine del mercato tutelato al 31/12/2023. Sesto rinvio dal 2016!! Entusiasmo di chi lo ha proposto (consumatori tutelati, etc – 2), preoccupazione delle associazioni di aziende del mercato libero (investimenti nell’incertezza, etc – 3).Hanno ragione entrambi. Come venirne fuori?
Al momento sembra che il problema venga solo spostato in là: “mettere in campo una serie di ulteriori interventi, informare correttamente i cittadini” (2), scrivono i presentatori dell’emendamento… ma è dal 2007 che va avanti questa storia (4)… e l’informazione c’è, anche se alcuni fornitori ci tempestano di telefonate con falsità per farci cambiare gestore (“se non decidi subito, ti staccano il servizio”… è il livello medio di queste comunicazioni).Alla fine della scadenza ancora in essere (31/12/2021) mancano 10 mesi, sufficienti perché quello che mancherebbe per un passaggio che non sia bagno di sangue per consumatori e imprenditori, possa essere deciso.Ritengono, Governo e Parlamento, che questa possa essere una delle innumerevoli priorità? Può essere fatto qualcosa prima di decidere ora per un rinvio che non risolverebbe il problema per i consumatori e continuerebbe a far crescere incertezza e danni negli imprenditori? Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Con lo sviluppo dei mercati dei capitali la Cina rappresenta un’interessante opzione

Posted by fidest press agency su sabato, 13 febbraio 2021

A cura di Derek Lin, Gestore e specialista per la Cina e Dara White, Responsabile globale azioni mercati emergenti di Columbia Threadneedle Investments. Con l’inizio delle celebrazioni per il Capodanno cinese e l’arrivo nel 2021 dell’anno del Bufalo, simbolo di forza e di determinazione, esaminiamo le prospettive per le azioni cinesi. Da diversi anni gli investitori sono sommersi da notizie negative su guerre commerciali e tensioni internazionali. Si sono tuttavia ampiamente trascurati i significativi progressi compiuti dalla Cina nello sviluppo dei propri mercati dei capitali, che hanno reso tali piazze appetibili come non mai per gli investitori esteri.
Negli ultimi anni i programmi Stock Connect e Bond Connect hanno favorito sempre di più l’accesso all’universo delle Azioni Cina di classe A; i titoli idonei alla negoziazione Northbound sono aumentati, passando dai circa 500 iniziali fino agli attuali 1600 circa, inclusi molti blue chip leader sul mercato nazionale e globale. Inoltre, l’allentamento delle norme che è stato proposto in materia di QFII (Qualified Foreign Institutional Investor) rimuove in particolare tutte le restrizioni sulle quote d’investimento, semplifica i requisiti normativi e consente di investire nel mercato dei derivati. La Cina ha altresì permesso a società di intermediazione mobiliare come JP Morgan, Goldman Sachs e altre di costituire sul territorio cinese controllate interamente partecipate che si adopereranno per migliorare la qualità e la solidità del mercato finanziario nel suo complesso. Questi sono solo alcuni dei recenti sviluppi che a nostro avviso creeranno un contesto favorevole per gli investimenti in Cina nel prossimo decennio.Verso la fine del 2020 la Cina ha presentato il suo quattordicesimo Piano quinquennale, che sarà finalizzato a marzo 2021. Uno dei temi chiave sarà quello della “doppia circolazione”. Questa idea mira a creare un equilibrio tra la rinnovata enfasi sulla circolazione interna, che imprime slancio ai consumi nazionali e promuove l’autosufficienza nella tecnologia e nelle filiere produttive, e la circolazione esterna, che evidenzia l’importanza del continuo processo di integrazione con la comunità internazionale in materia di commercio e mercati dei capitali.Un esempio utile per illustrare tale direttiva e le opportunità d’investimento che ne derivano è dato dal settore della sanità. Considerate le attuali tendenze demografiche, è quasi certo che la popolazione cinese andrà incontro a un innalzamento dell’età e del livello di ricchezza, che darà luogo a una significativa domanda nei comparti salute e benessere da parte dei consumatori e del governo. A completare tale quadro si aggiunge l’impatto di una serie di iniziative sul versante dell’offerta, tra cui l’importanza attribuita dal governo allo sviluppo di farmaci innovativi; l’accelerazione delle procedure di approvazione e rimborso di farmaci da parte dell’omologa cinese della Food and Drug Administration (FDA) statunitense, con una riduzione della durata da cinque anni a uno; l’allentamento delle condizioni di finanziamento delle nuove imprese biotech, compresa la possibilità di quotarsi in borsa in una fase non ancora redditizia; e l’ingresso della Cina nel 2017 tra i membri dell’ICH (International Council for Harmonisation of Technical Requirements for Pharmaceuticals for Human Use), ovvero l’organizzazione globale delle autorità farmaceutiche, ingresso che si è dimostrato essenziale per la sanità cinese nell’ottica WTO.
Gli investimenti in operazioni di venture capital sono esplosi, passando da meno di un miliardo di dollari statunitensi nel 2013 a oltre 11 miliardi di dollari nel 2018, con il debutto in borsa di oltre 30 società. Più di 80 farmaci sviluppati su scala internazionale da colossi biotech globali sono stati autorizzati in Cina, a fronte di appena 10 nel 2014, e si comincia inoltre a osservare una rapida accelerazione della concessione delle autorizzazioni negli Stati Uniti e in Europa di farmaci innovativi sviluppati in Cina. A differenza di altri settori, il contesto operativo non è mai stato così favorevole alla cooperazione internazionale e, considerazione ancora più importante per gli investitori, le opportunità non sono mai state maggiori.L’investimento diretto in farmaci e apparecchiature mediche offre naturalmente vastissime opportunità, e in questo ambito godiamo di un enorme vantaggio competitivo, non solo perché il Team di ricerca centrale di Columbia Threadneedle Investments ha seguito molti dei farmaci autorizzati, ma anche perché abbiamo maturato una conoscenza approfondita del quadro concorrenziale globale. Un altro comparto particolarmente promettente è quello dello screening e delle diagnosi precoci.
Le persistenti tensioni tra Stati Uniti e Cina hanno effettivamente penalizzato alcuni settori dell’economia, in particolare in ambito tecnologico. Tuttavia, quando si chiude una porta si apre un portone, e in alcune aree come quelle della sanità la cooperazione internazionale è diventata più stretta che mai, a livello sia privato che pubblico.Il nostro obiettivo in Columbia Threadneedle è quello di allontanarci dai settori più incerti, concentrandoci invece sull’individuazione di opportunità interessanti per i nostri investitori. In un’ottica bottom-up, la gamma delle opportunità d’investimento in Cina non è mai stata così promettente, e l’ulteriore apertura dei mercati dei capitali renderà a nostro avviso tali opportunità ancora più entusiasmanti.

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Mobilitazione di massa contro il mercato dei vaccini

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 febbraio 2021

Roma venerdì 12 febbraio, ore 16:00, sede AIFA di via del Tritone, 181. Appello per una mobilitazione di massa contro il mercato dei vaccini e la speculazione in atto. Niente come una pandemia dimostra se un sistema economico e politico funziona oppure è completamente sbagliato. Niente come una pandemia dimostra quali interessi stanno nel cuore di quel sistema, se quelli di pochi potenti oppure quelli dell’intera popolazione.Dopo un anno, milioni di morti in tutto il mondo e misure messe in campo dai cosiddetti paesi “a capitalismo avanzato” totalmente inadeguate a fermare e gestire la pandemia, la vicenda dei vaccini sta mostrando in modo inequivocabile la natura di questa società e del sistema economico su cui si regge.Qui nell’Occidente neoliberista si era puntato tutto sul “convivere con il virus” per consentire alle imprese private di continuare a guadagnare. Sempre, con qualsiasi livello di contagi, con qualsiasi numero di morti. Qui tutte le speranze di fermare la pandemia erano state affidate ai vaccini, mai come questa volta cercati e trovati in tempi rapidi, con colossali investimenti soprattutto pubblici (soltanto Moderna ha ricevuto più di 4 miliardi di dollari addirittura dall’amministrazione Trump). Ancora una volta la pandemia mette in luce gli interessi e le speculazioni delle multinazionali. Il vaccino non è destinato a salvare la popolazione ma è inteso come unico strumento per la ripresa della produzione.Chi paga di più le dosi le ottiene prima, e nella misura promessa. Gli altri vedono ridursi le forniture, anche se hanno pagato in anticipo. Ogni paese sospetta che altri siano stati privilegiati, anche all’interno dell’Unione Europea. Nessuna solidarietà, nessun fronte comune. Lo vediamo con Astrazeneca – società anglo-svedese – che taglia del 60% le forniture ai paesi Ue prima ancora di vedere il proprio vaccino riconosciuto dall’Ema. Lo vediamo con Pfizer, società statunitense, che all’arrivo di Biden è stata pressata per aumentare lo stock immediato da destinare agli Usa, anche a scapito di altri “clienti”. Forti delle clausole concesse nei contratti alle multinazionali di Big Pharma.Una tarantella economica e di potere che mette costantemente a rischio la campagna di vaccinazione soprattutto nei paesi che non possono giocare al rialzo economico.Se l’umanità vuole sopravvivere deve essere in grado di trovare e fabbricare vaccini, e tutti secondo un piano e dimensioni sufficienti a curare tutti. Per scelta pubblica, senza aspettare che qualche multinazionale ci faccia la grazia.Nel 1952 Salk non brevettò il suo vaccino antipolio per permetterne una diffusione rapida. Al giornalista che gli chiese “a chi appartiene il brevetto?”, lui rispose “alla gente!”.Per questo il 12 febbraio a Roma saremo sotto la sede di AIFA dalle ore 16:00. Invitiamo tutti e tutte a organizzare mobilitazioni diffuse su tutto il territorio nazionale e lavorare per costruire insieme una giornata di mobilitazione nazionale. Perché i vaccini siano gratuiti e disponibili a tutta la popolazione mondiale deve essere permesso ad ogni Stato di produrlo in autonomia nazionalizzando le aziende farmaceutiche.

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“Vendite massicce sul mercato obbligazionario: ci siamo?”

Posted by fidest press agency su sabato, 6 febbraio 2021

A cura di Ella Hoxha, Senior Investment Manager, Andres Sanchez Balcazar, Head of Global Bonds di Pictet Asset Management. La pandemia ha spostato per sempre il baricentro dei tassi?Negli ultimi quarant’anni, i tassi d’interesse sono scesi incessantemente. Il COVID-19 invertirà anche questo trend, come ha fatto per molti altri? A prima vista, potrebbe sembrare di sì.Dopotutto, lo scoppio della pandemia ha causato una spesa senza precedenti da parte dei governi di tutto il mondo, a prescindere dalle loro reali possibilità, con la decisione drastica, presa nel giro di poche settimane, di un simultaneo allentamento monetario e fiscale. Alcuni Paesi sono prossimi ad adottare il tipo di finanziamento della spesa pubblica da parte delle banche centrali previsto dalla Teoria Monetaria Moderna, una misura fino a poco tempo fa ai margini del pensiero economico.Quindi, con capi di governo apparentemente disponibili a lasciar lievitare il debito pubblico, il mondo sta per entrare in una fase in cui i tassi di interesse e l’inflazione saranno molto più elevati? In breve: è davvero finita per le obbligazioni? Il dibattito sulla politica economica è cambiato; gli stimoli fiscali avranno un ruolo maggiore nel sostenere la crescita. Tuttavia, questo non significa necessariamente una maggiore inflazione e, nonostante la crescita tenda ad aumentare di pari passo con la crescita della spesa pubblica, tali effetti sono generalmente di breve durata.Cambieremmo idea sul tema “tassi bassi per lungo tempo” se a un certo punto la spesa fiscale venisse finanziata direttamente dalla stampa di moneta da parte delle banche centrali, aggirando i mercati e il settore finanziario. Ma, al momento, gli ostacoli legali sono ancora notevoli in molti Paesi e un cambiamento richiederebbe molto tempo.
Riteniamo anche di non aver visto un coordinamento sufficiente a giustificare un atteggiamento di cautela. Il Washington Consensus forse appartiene al passato, tuttavia ciò non significa che ci muoveremo esattamente nella direzione opposta. A nostro avviso, l’ipotesi che negli Stati Uniti i Democratici eserciteranno piena discrezionalità nei loro piani di spesa ci pare ottimistica. Il segmento più centrista del partito democratico è contrario alle pesanti spese fiscali e all’aumento delle imposte. Inoltre, la presenza del processo di ostruzionismo (che richiede una maggioranza del 60% del Senato per approvare una legge) significa che sarà difficile per Joe Biden ottenere l’approvazione in Senato per notevoli aumenti della spesa e che potrebbe dover far più ricorso a ordini esecutivi. Nel Regno Unito, l’allentamento dei cordoni della borsa da parte del Ministro del Tesoro non è stato accompagnato dalla promessa che questo atteggiamento andrà avanti per sempre. Infatti, il Ministro ha già parlato dei costi del COVID-19 e del congelamento degli stipendi nel settore pubblico. Nell’Europa continentale, nel frattempo, non abbiamo ancora assistito all’attuazione del piano fiscale comune, il cui ampliamento non è nemmeno preso in considerazione per il momento. Tutto ciò significa che le banche centrali continueranno a fare il lavoro pesante, offrendo un sostegno economico tramite il quantitative easing e sostenendo un’ulteriore offerta di obbligazioni emesse dagli emittenti sovrani. Secondo noi, quindi, i tassi rimarranno bassi ancora per un bel po’! (abstract)

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Il mercato della cybersecurity vale 1,37 mld, +4%

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 febbraio 2021

Il 2020 è stato un anno di emergenza anche sul fronte della cybersecurity. Per il 40% delle grandi imprese sono aumentati gli attacchi informatici rispetto all’anno precedente. La diffusione improvvisa e capillare del remote working e del lavoro agile, l’uso di dispositivi personali e reti domestiche e il boom delle piattaforme di collaborazione hanno infatti aumentato le opzioni di attacco a disposizione degli attaccanti. L’impatto economico della pandemia ha costretto le imprese italiane a fronteggiare le aumentate sfide di sicurezza con budget ridotti: il 19% ha diminuito gli investimenti in cybersecurity (contro il 2% del 2019) e solo il 40% li ha aumentati (era il 51% l’anno precedente). Ma per oltre un’impresa su due (54%) l’emergenza è stata un’occasione positiva per investire in tecnologie e aumentare la sensibilità dei dipendenti riguardo alla sicurezza e alla protezione dei dati.Nel complesso, la crisi legata al Covid19 ha rallentato la crescita del mercato della cybersecurity ma non l’ha fermata. Nel 2020 la spesa in soluzioni di cybersecurity ha raggiunto un valore di 1,37 miliardi di euro, in crescita del 4% rispetto all’anno precedente (nel 2019 il mercato aveva segnato un +11% rispetto al 2018), di cui il 52% è rappresentato dalle soluzioni di security e il 48% dai servizi. Gli investimenti in cybersecurity sono legati principalmente alla gestione dell’emergenza, come testimonia la crescita della spesa in Endpoint Security. Cloud, Smart Working e Big Data sono i trend del digitale che hanno maggiormente influenzato la gestione della sicurezza negli ultimi dodici mesi. Degni di nota anche Operational Technology (OT) Security, che riscontra un’accelerazione degli investimenti, e Artificial Intelligence, utilizzata in ambito cybersecurity dal 47% delle aziende.Nonostante un mercato in crescita e il ruolo sempre più strategico della cybersecurity, le imprese presentano ancora una scarsa maturità organizzativa. Solo nel 41% la responsabilità della sicurezza informatica è affidata a un CISO e ancora nel 38% dei casi non è prevista nessuna comunicazione al Board sull’argomento. La gestione della data protection è più evoluta, anche per effetto della spinta normativa, con il 69% delle imprese che ha inserito un Data Protection Officer (DPO) in organico e il resto che si avvale di figure esterne.Sono i risultati della ricerca dell’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection della School of Management del Politecnico di Milano, presentata oggi durante il convegno online “Cybersecurity Odyssey: la chiave per evolvere”.
Ci sono però ancora molte sfide da affrontare per imprese e istituzioni, a partire dal rafforzamento della compliance. Un’altra sfida “cruciale” è quella che riguarda il difficile rapporto tra innovazione tecnologica e data protection. In un’era volta alla digitalizzazione e al progresso tecnologico è necessario bilanciare saggiamente le opportunità offerte dalle nuove tecnologie con gli strumenti di tutela messi a disposizione dal framework normativo in materia di protezione dei dati: la trasformazione digitale e l’innovazione tecnologica, in assenza di adeguate misure di intervento, produrrebbero effetti negativi senza apportare alcun beneficio.

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Bonprix vola nelle vendite e si conferma anche nel 2021 Insegna dell’anno

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 gennaio 2021

Valdengo (Biella) Arriva a quota 258 milioni di euro (+19%) il fatturato del gruppo bonprix Italia, cui fanno capo le filiali di Italia, Grecia, Slovenia, Austria e Svizzera, queste ultime con un rilevante incremento. All’importante risultato ha contribuito anche l’ingresso di bonprix nel mercato spagnolo a maggio 2020, una nuova scommessa del gruppo con sede a Valdengo, che dopo i primi 8 mesi di vita si conferma a tutti gli effetti vinta.Nel 2020 bonprix Italia ha raggiunto, da sola, quota 104 milioni di euro, segnando un +25% rispetto all’anno precedente. Dello stesso gruppo fa parte anche il brand di prodotti per la casa, Euronova, che nel 2020 ha registrato un +13%, e Lascana, l’e-commerce dedicato alla lingerie di alta qualità e ai costumi da bagno, che nel suo primo anno di vita in Italia ha totalizzato ottimi risultati.Se a livello globale le vendite tramite piattaforme online nel 2020 sono aumentate del +27,6% (dati eMarketer) proprio a causa dei lockdown e dell’impossibilità delle persone di rivolgersi ai negozi fisici, anche per bonprix e le altre aziende del gruppo, l’emergenza Covid-19 ha accelerato notevolmente le vendite durante tutto il 2020 portando alla conquista di clienti ancora mai approdati sull’e-commerce dell’azienda tedesca. Le categorie di prodotti maggiormente acquistati proprio durante il lockdown sono state la biancheria, l’abbigliamento sportivo e la moda per bambini.bonprix è presente in 30 paesi del mondo e conta oltre 35 milioni di clienti, a livello mondiale il fatturato di bonprix supera il miliardo di euro.
Da 20 anni in Italia, Stephan Elsner, direttore generale di bonprix Italia dichiara: «Il 2020 è stato un anno record per noi, il lockdown ha dato una spinta alla digitalizzazione del consumatore italiano in modo irreversibile: si tratta di una grande opportunità di ulteriore crescita per il gruppo bonprix. Per il 2021 il nostro obiettivo è stabilizzare il trend e consolidare la fiducia dei nuovi clienti acquisiti».Infine, anche nel 2020 bonprix si conferma essere il marchio online preferito dai consumatori, aggiudicandosi per il terzo anno consecutivo il premio Insegna dell’Anno per la categoria Abbigliamento Donna. Nonostante le complessità di questo momento, ben 106.320 votanti in tutta Italia hanno espresso un totale di 205.500 preferenze certificate, alle 543 insegne valutate, tra cui bonprix.

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Antitrust: sanzione da 1 mln a Sixthcontinent

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 gennaio 2021

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha concluso il procedimento di inottemperanza nei confronti di Sixthcontinent Europe S.r.l., sanzionandola per 1 milione di euro.”Bene, era ora!” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, l’associazione che aveva segnalato la società all’Authority.”Una vicenda che è durata troppo tempo! Finalmente la moral suasion applicata durante la pandemia è stata sostituita da una sanzione da 1 milione di euro. Speriamo sia sufficiente!” prosegue Dona.”Lo slogan era Fai shopping con i crediti Sixth Continent. Peccato che erano troppi quelli che continuavano a protestare e che contattavano i nostri sportelli per segnalare che, dopo aver acquistato la shopping card, erano impossibilitati ad utilizzare il proprio credito” prosegue Dona.”Per questo l’Authority aveva ordinato alla società di sospendere il blocco degli account dei consumatori e ogni attività diretta a impedire l’utilizzo delle Shopping Card da loro acquistate e pagate” conclude Dona.

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“L’importanza della selezione dei titoli nel mercato Europeo delle small cap”

Posted by fidest press agency su martedì, 19 gennaio 2021

A cura di Mine Tezgul, Gestore di portafoglio di Columbia Threadneedle Investments. La gestione del capitale nel bel mezzo di una crisi può rivelarsi impegnativa, ma il nostro approccio d’investimento di lungo termine e la nostra disciplina di valutazione ci hanno aiutati a sfruttare l’instabilità dei mercati. Le società europee di minori dimensioni hanno mostrato una buona tenuta durante la crisi pandemica. Nell’arco dei dodici mesi sino a fine settembre 2020, l’indice EMIX Europe ex UK Small Cap ha generato un rendimento totale del 5,7% in euro, mentre il rendimento in sterline è stato dell’8,4%, a fronte del -7,3% (in euro) dell’MSCI Europe, un indicatore attendibile delle performance delle large cap.Probabilmente, questi risultati non erano del tutto scontati all’inizio. Le imprese più piccole sono soggette a rischi maggiori e possono essere colpite più duramente in una fase di rallentamento economico perché sono meno diversificate e possono avere risorse minori su cui contare. Come ci approcciamo dunque a questo contesto d’investimento, specie durante una crisi? Innanzitutto, una crisi testa la capacità di tenuta del modello di business e dell’adeguatezza patrimoniale di un’azienda. La nostra filosofia d’investimento, che si concentra sulle imprese di alta qualità con fossati economici solidi, rendimenti appetibili e bilanci sani, ci ha aiutato a differenziarci durante questo periodo di maggiore incertezza. Le società con fondamentali deboli vedono il proprio valore patrimoniale dileguarsi durante le recessioni se vi entrano con una leva finanziaria eccessiva. Per contro, le aziende con modelli di business robusti che generano free cash flow e dimostrano di saper crescere senza indebitarsi oltremisura sono in grado di attraversare una turbolenza economica in maniera più efficace e di uscirne addirittura rafforzate. La selezione dei titoli è dunque di fondamentale importanza.La pandemia globale ha accelerato molti trend già individuati come fattori di crescita strutturali per le tipologie di aziende che noi prediligiamo. Ad esempio, la digitalizzazione e l’aumento del consumo di dati hanno continuato ad avallare la legge di Moore e ad alimentare la spesa per investimenti in semiconduttori, che favoriscono le imprese leader nei mercati di nicchia delle tecnologie per semiconduttori. Al contempo, le principali società di pagamenti europee, che hanno potenziato il proprio potere di fissazione dei prezzi attraverso il consolidamento, hanno registrato una crescita vigorosa grazie al continuo passaggio dai contanti ai pagamenti elettronici, sospinto dalle scelte dei consumatori e dalle normative. Le aziende che producono test diagnostici e tecnologie medicali hanno ampliato notevolmente le proprie basi, grazie agli investimenti nell’automazione e nell’innovazione nel settore sanitario, che sosterranno per molti anni la crescita dei loro ricavi ricorrenti. Le piattaforme tecnologiche che godono di un forte effetto di rete hanno rafforzato la propria posizione conquistando nuove categorie di clienti “vischiose” a fronte dell’accelerazione del passaggio alle transazioni online in settori come commercio elettronico, online banking, consegne alimentari e giochi online. Riteniamo che questi trend rimarranno intatti e che, abbinati ai vantaggi competitivi, decreteranno i vincitori nel lungo termine.D’altro canto, le aziende che abbiamo deciso di evitare in ragione delle criticità strutturali create dalle tecnologie dirompenti e dai rischi di sostenibilità hanno sofferto ulteriormente quest’anno a causa delle restrizioni legate alla pandemia e della maggiore attenzione ai fattori ESG. Il settore degli immobili commerciali, ad esempio, risente del deterioramento del potere di fissazione dei prezzi dovuto all’evoluzione della domanda, esacerbata dal telelavoro e dagli acquisti online. L’innovazione tecnologica nel campo della distribuzione dei contenuti video, al contempo, continua a rappresentare una sfida per i cinema. I rischi di sostenibilità e le passività ad essi associate rimangono elevati nei settori più inquinanti, come il petrolio e il gas. Valutare la sostenibilità è uno dei pilastri del nostro processo d’investimento e confermiamo il sottopeso sulle aziende esposte a tali rischi significativi.
Infine, il nostro approccio d’investimento di lungo termine e la nostra disciplina di valutazione ci hanno aiutati a sfruttare l’instabilità dei mercati innescata dai timori di breve termine legati alla crisi sanitaria. Durante l’ondata di vendite indiscriminata nella prima metà dell’anno abbiamo aperto e incrementato posizioni nelle società di elevata qualità a prezzi convenienti, che offrivano notevoli margini di rialzo rispetto al valore intrinseco.Destreggiarsi nelle fasi di volatilità dei mercati non è facile, ma per gli investitori pazienti esistono delle opportunità. L’universo small cap è particolarmente fertile in tal senso, perché le aziende che lo compongono sono più trascurate e meno comprese dagli analisti. Ciò conferisce a un gestore attivo un maggiore spazio di manovra per generare alfa investendo nelle idee d’investimento high-conviction oggetto di accurate ricerche. La nostra filosofia d’investimento orientata alla qualità e alla crescita, il nostro processo bottom-up di stampo fondamentale e l’approccio di lungo termine ci hanno consentito di ottenere buoni risultati sia nelle fasi rialziste sia in quelle ribassiste. Restando fedeli al nostro processo d’investimento siamo riusciti ad attraversare con successo i variegati contesti di mercato presentatisi nel 2020, e ci prefiggiamo di fare altrettanto in futuro.

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Energia: dal 1 gennaio pmi obbligate a passare al cosiddetto mercato libero

Posted by fidest press agency su martedì, 5 gennaio 2021

Si è compiuto il primo gennaio il primo passo verso l’abbandono del mercato di maggior tutela nel settore dell’energia. A staccare la spina del mercato tutelato sono state circa 200 mila pmi, obbligate a passare al mercato libero in nome di una incompiuta liberalizzazione. Dal 1 Luglio 2007, infatti, esiste il mercato libero dell’energia, senza che mai si siano creati in esso i presupposti di una reale, libera, corretta e trasparente concorrenza. Secondo la nostra lunga esperienza in materia, invece, il mercato libero è stato il terreno di prova in cui si sono sviluppate e alimentate le più selvagge e sfrenate pratiche commerciali scorrette a danno dei clienti. Non parliamo solo di prezzi poco convenienti: la stessa Arera parla di un aumento medio, passando al mercato libero, di circa il 20% rispetto alle tariffe del mercato tutelato, con un aggravio di circa 675 mln l’anno a carico delle famiglie, ci riferiamo alle offerte poco chiare, contorte, ingannevoli, alle pratiche aggressive e al mancato rispetto delle più basilari norme sulla trasparenza nei confronti dei clienti. Una realtà che più volte abbiamo apertamente denunciato, in nome della quale ci siamo rifiutati di condividere il manifesto per la liberalizzazione condiviso da alcune aziende e associazioni dei consumatori meno attente sul tema.Per manifestare la nostra contrarietà all’abolizione del mercato tutelato ed al passaggio forzato a un mercato che di libero ha solo il nome non abbiamo messo a disposizione i nostri sportelli alla farsa dei “facilitatori” che avrebbero dovuto informare i cittadini sulla “bontà” di questa operazione, facilitandone appunto il passaggio al mercato libero. Al contrario abbiamo sempre rivendicato la necessità di una corretta informazione, soprattutto per sottrarre i cittadini dalla disinformazione e dalle vere e proprie minacce delle aziende. Campagna che, secondo una recente disposizione normativa, entro il 31 gennaio 2021 ARERA, GSE, Acquirente Unico ed ENEA dovranno organizzare. Per questo abbiamo chiesto loro di mettere al centro delle iniziative il punto di vista dei consumatori, attraverso un processo condiviso con le associazioni che li rappresentano.Ma, al fianco di una corretta informazione è necessario rendere più concorrenziale e trasparente il mercato, sfoltendo la vera e propria giungla di aziende, oltre 700, che vi operano. Per questo, da anni, chiediamo un albo ufficiale dei venditori, per far sì che sul mercato possano operare solo coloro che rispettano i diritti dei cittadini e dei lavoratori, che sono in possesso di tutti i requisiti necessari sul piano economico e che improntino la loro strategia industriale agli obiettivi dell’agenda 2030.Così come è impostato oggi, invece, il passaggio definitivo al mercato libero si configura solo come un enorme regalo alle maggiori aziende del Paese. Regalo che non abbiamo mai avallato e che abbiamo sempre contrastato in quanto a tutto svantaggio dei cittadini. Ci teniamo a sottolinearlo in risposta ad alcune accuse rivolte genericamente alle “associazioni dei consumatori che regolano i conti con Enel nel retrobottega”. Gli accordi nel retrobottega non fanno parte della nostra cultura, anzi, ben vengano queste polemiche per affermare la necessità di rapporti trasparenti e limpidi tra associazioni dei consumatori e aziende, che vadano al di là di sistemi di certificazione e di sostegno a vario titolo, su cui anche noi chiediamo di fare chiarezza.La data per il passaggio obbligato delle famiglie al mercato libero si avvicina, ma c’è ancora un anno di tempo per intervenire: su questa e su altre questioni, a partire dalla riforma degli oneri di sistema in bolletta attendiamo risposte dal Parlamento, in primis da chi si era impegnato a riparare a tali ingiustizie. Sarà un anno ricco di iniziative e rivendicazioni, per ottenere misure più eque per i cittadini, soprattutto per coloro che si trovano in situazioni di povertà o vulnerabilità energetica e per chi assiste malati che necessitano apparecchiature elettromedicali.

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Brexit: Cia, salvo un mercato da 3,4 mld

Posted by fidest press agency su domenica, 27 dicembre 2020

Dopo 4 anni di negoziati fra Europa e Regno Unito è stato raggiunto in extremis un accordo che è un regalo di Natale a tutto il settore agroalimentare del Made in Italy, che potrà così continuare a esportare senza dazi o quote nel suo quarto mercato di sbocco commerciale, per un valore complessivo di 3,4 miliardi di euro. Secondo Cia-Agricoltori Italiani occorre, adesso, mantenere una stretta vigilanza sulla governance dell’accordo per evitare danni futuri alla libera e leale concorrenza. Questo risultato tanto atteso ha, infatti, evitato una rottura che avrebbe determinato ripercussioni economiche drammatiche, ma è solo un “primo passo” nella costruzione di un nuovo sistema di relazioni fra l’economia europea e quella della Gran Bretagna, ormai Paese terzo a tutti gli effetti, con conseguenze sulla libera circolazione di persone, merci, servizi e capitali. Secondo Cia occorrerà una stretta sorveglianza sul cosiddetto level playing field (la parità di condizioni sulla concorrenza), per fare in modo che Londra possa sì discostarsi dalla regolamentazione europea, ma senza il rischio di una concorrenza sleale alle aziende europee in merito agli aiuti di Stato e alle normative in campo fitosanitario e ambientale. L’accordo raggiunto rappresenta per Cia una boccata d’ossigeno per il Made in Italy agroalimentare, specialmente in questa lunga fase pandemica con pesanti ricadute sul fronte della crescita economica. Un “no deal” avrebbe determinato barriere tariffarie, minore domanda interna nel mercato inglese e il deprezzamento della sterlina, penalizzando i prodotti italiani più venduti nel Regno Unito. In primis il vino, che rappresenta il 24% del totale delle esportazioni agroalimentari Oltremanica, con un fatturato superiore a 830 milioni di euro. Di assoluto rilievo anche il nostro export di ortofrutta trasformata (13%) e ortofrutta fresca (6%), così come dei prodotti da forno e farinacei (11%) e dei prodotti lattiero-caseari (9%).Hanno un forte impatto su questo primato i prodotti a indicazione geografica protetta (Igp), che incidono per oltre il 30% sulle nostre esportazioni verso Londra e che grazie all’accordo commerciale raggiunto continueranno a essere riconosciute e tutelate in territorio britannico.

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Prospettive di mercato 2021 di Columbia Threadneedle Investments

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 dicembre 2020

“Fattori noti e incognite al termine di un anno turbolento”, a cura di William Davies, Chief Investment Officer, EMEA presso Columbia Threadneedle Investments. Tre temi domineranno il panorama d’investimento nel 2021: lo sviluppo di un vaccino contro il Covid-19, il quadro politico negli Stati Uniti dopo le elezioni di novembre e la Brexit. Data l’entità senza precedenti degli stimoli e degli interventi dei governi, il livello di indebitamento sarà persino superiore a quello registrato dopo il 2009; ci troveremo quindi in un contesto di bassa inflazione, bassa crescita e bassi tassi d’interesse in cui sarà improbabile che gli investimenti value tradizionali sovraperformino nel più lungo termine. Tale contesto favorirà invece le tipologie d’investimento privilegiate da Columbia Threadneedle Investments: attivi a lungo termine e società caratterizzate da una crescita duratura che continuano ad apprezzarsi, in quanto dotate di tutte le caratteristiche che ricerchiamo in un’impresa: rendimenti sostenibili trainati da un considerevole “economic moat”, un ottimo profilo nell’ottica delle cinque forze di Porter, solide credenziali ambientali, sociali e di governance e un vantaggio competitivo sostenibile. Per quanto riguarda specifici mercati azionari, è necessario confrontare le prospettive a breve con quelle a lungo termine. Le azioni britanniche sono chiaramente più convenienti rispetto a quelle di altri mercati e potrebbero risultare avvantaggiate qualora la ripresa che prevediamo nei prossimi 9-12 mesi dovesse concretizzarsi; l’Europa si trova in una posizione simile, come anche il Giappone. Nel più lungo periodo ravvisiamo un maggior potenziale negli Stati Uniti e nei mercati asiatici/emergenti.Vediamo con favore un certo livello di rischio nel credito, ma crediamo che sia meglio cercarlo nel segmento investment grade piuttosto che in quello high yield, più esposto a nostro avviso ai rischi legati a una maggiore leva finanziaria, che diviene particolarmente pericolosa se abbinata a un’elevata leva operativa. In qualità di gestori attivi, abbiamo ottenuto ottimi risultati durante la crisi sanitaria facendo affidamento sulle nostre conoscenze e competenze, sul nostro spirito collaborativo e sulle nostre capacità di ricerca, che ci hanno aiutato a mantenere la calma. Anche nel 2021 continueremo a perseguire questo approccio coerente, che ci consentirà di individuare tendenze e opportunità d’investimento a prescindere dagli sviluppi che ci attendono nel nuovo anno.

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