Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 35 n°32

Posts Tagged ‘mercato’

Banche Centrali e mercato obbligazionario: i tassi non hanno ancora raggiunto il picco

Posted by fidest press agency su martedì, 31 gennaio 2023

A cura di Jeffrey Cleveland, Chief Economist di Payden & Rygel. Nelle ultime settimane, i tassi d’interesse globali sono saliti, ma il picco potrebbe rivelarsi ancora una volta prematuro. Storicamente, i tassi – sia che si parli di buoni del Tesoro a 3 mesi, di Treasury a 2 anni o di Treasury a 10 anni – raggiungono il picco quando la Federal Reserve raggiunge il suo tasso terminale. La nostra view è che, a causa di un’inflazione “appiccicosa”, la Fed continuerà ad aumentare il tasso sui Fed Funds fino al secondo trimestre 2023, portandolo al 5,5%.A ragione di ciò, il picco dei tassi potrebbe verificarsi verso il secondo trimestre. Tuttavia, se ci saranno indizi da parte dei policymakers della Fed che un una pausa del ciclo di rialzo sia più imminente di quanto anticipato, allora potremmo cambiare il nostro scenario di base.È opinione diffusa che il tasso dei fondi federali non tenda a rimanere al picco del ciclo per lungo tempo. La realtà, però, è che la Fed ha iniziato a pubblicare il target solo nel 1994. Nei quattro cicli di rialzo susseguitisi da allora, la Banca Centrale americana ha atteso in media 9 mesi tra il raggiungimento del tasso finale e il suo primo taglio dei tassi. Tuttavia, durante il ciclo di metà anni Duemila, la Fed si è fermata per 14 mesi.Ancora più importante è il fatto che i cicli precedenti rappresentano gli scenari che la Fed sta espressamente cercando di evitare. La Banca Centrale americana, infatti, ha dichiarato vittoria contro l’inflazione troppo prematuramente nel 1980 tagliando i tassi, per poi riprendere i rialzi nel 1981 a causa di una risalita della pressione inflattiva. Inoltre, nessuno dei cicli successivi al 1994 è stato caratterizzato da alta inflazione: questo elemento potrebbe infatti ritardare il taglio dei tassi da parte della Fed. Non scommetteremmo sulla narrazione popolare per cui “i tagli dei tassi seguiranno presto il picco della Fed”, a meno che l’inflazione non crolli velocemente. Infine, l’inflazione non è stata più un problema a partire dagli anni ’80. Nei cicli passati, la Fed poteva tagliare rapidamente perché il PCE core si aggirava intorno al 2%. Con l’inflazione core PCE ben tre volte superiore al target Fed, il rischio è che i tagli dei tassi siano più lenti anche in una recessione, semmai si verificheranno. Anche in questo caso, monitoriamo attentamente un elemento chiave che potrebbe cambiare il nostro scenario di base: se il PCE core tornasse rapidamente al 2% in tempi brevi, la Banca Centrale americana, allora, potrebbe allentare la politica monetaria.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Capital Group: Prospettive dei mercati USA per il 2023

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 gennaio 2023

By Jared Franz, Economista di Capital Group. L’economia statunitense, pur essendo più forte della maggior parte degli altri paesi sviluppati, sembra puntare dritta verso la recessione, gravata da un’inflazione elevata e dall’aumento dei tassi d’interesse. Nel 2023, ci aspettiamo una contrazione dell’economia USA nell’ordine del 2%. Sarebbe peggio della bolla tecnologica e delle telecomunicazioni dei primi anni 2000, ma non così grave quanto la crisi finanziaria del 2008-2009. La cosa importante da ricordare è che le recessioni sono inevitabili e necessarie per eliminare gli eccessi di mercato; inoltre, hanno sempre posto le basi per una crescita futura. Ecco cinque temi d’investimento da considerare per questo nuovo anno. 1. Le azioni torneranno verosimilmente a crescere prima dell’economia Ogni recessione è dolorosa a modo suo, ma il lato relativamente positivo è che storicamente non sono durate molto a lungo. Dalla nostra analisi di 11 cicli statunitensi a partire dal 1950 emerge che le recessioni sono durate da due a 18 mesi, con una durata media di circa 10 mesi.Inoltre, i mercati azionari tendono generalmente a riprendersi prima della fine della recessione. In questo ciclo, le azioni hanno già trascinato l’economia verso il basso. Ma come insegna la storia, potrebbero rimbalzare con circa sei mesi di anticipo rispetto all’economia in generale. 2. I dividendi contano di nuovo. Con i tassi in aumento e il rallentamento dell’economia, stiamo riscontrando molte opportunità di investimento in società che corrispondono dividendi solidi. E i dividendi stanno iniziando a rappresentare una quota sempre maggiore dei rendimenti totali, come hanno fatto storicamente.Quando si prevede una crescita a una cifra, i dividendi possono offrire un vantaggio. E possono anche essere una fonte di protezione dai ribassi quando la volatilità aumenta, ma è essenziale comprenderne la sostenibilità.3. Una nuova leadership di mercato Spesso alla fine di un ciclo ribassista, emerge una nuova leadership di mercato. Con il costo del capitale alle stelle, le aziende con flussi di cassa forti e affidabili occupano una posizione privilegiata per guidare la prossima ripresa. Si pensi al settore sanitario, che comprende aziende farmaceutiche innovative ben capitalizzate e dotate di un buon potere di determinazione dei prezzi. Alcuni produttori di farmaci possono utilizzare la redditività a breve termine per finanziare acquisizioni e altre strategie di espansione. 4. Gli investimenti per la crescita dipendono anche dagli utili Oggi lo stile growth ha subito un repricing a causa del maggior costo del capitale. Il successo di un investimento in titoli orientati alla crescita può dipendere meno dall’espansione dei multipli e più dalla crescita degli utili.I colossi tecnologici consolidati, con flussi di cassa visibili, generati ad esempio dalle offerte software legacy, insieme a un’offerta che si espande sempre più rapidamente, come nel caso di una piattaforma cloud, potrebbero dominare il mercato nel prossimo ciclo di rialzo. In prospettiva futura, però, gli investitori si concentreranno più sulla redditività e saranno meno tolleranti nei confronti delle aziende in rapida espansione, ma con una crescita degli utili minima o nulla. 5. Prepararsi per una potenziale rinascita industriale Oltre ai settori sanitario e tecnologico, a guidare la nuova crescita potrebbero essere anche segmenti inaspettati, come le società di beni strumentali. Si prevede che un superciclo di investimenti di capitale possa innescare una rinascita industriale grazie al reshoring delle catene di fornitura, all’ammodernamento delle reti e agli investimenti nelle energie rinnovabili, che stimolano la domanda di spesa per i beni strumentali.Pensiamo che il risultato dell’Inflation Reduction Act, che stanzia miliardi di dollari per gli investimenti in infrastrutture per le energie rinnovabili, possa essere una rinascita delle aziende industriali tradizionali che riforniscono il settore delle rinnovabili.Questi miliardi di dollari di spesa riflettono anche un potenziale di crescita dei ricavi per i leader dei beni strumentali come Rockwell Automation, per gli sviluppatori di batterie e accumulatori di energia come Lockheed Martin e Tesla e per i fornitori di attrezzature per l’industria energetica e mineraria come Caterpillar e Baker Hughes.Questo ciclo di investimenti può avere benefici più ampi per l’industria manifatturiera statunitense, in quanto costi energetici notevolmente inferiori nel lungo periodo possono assicurare ai produttori americani un vantaggio competitivo. Il ‘Made in the USA’ tonerà ad essere sinonimo di crescita. (abstract by http://www.verinieassociati.com)

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

A rischio il mercato dei cambi valutari

Posted by fidest press agency su domenica, 22 gennaio 2023

Di Mario Lettieri e Paolo Raimondi Il mercato dei cambi valutari, il cosiddetto foreign exchange FX, una parte importante della bolla finanziaria e dei derivati, vive una crescente fibrillazione. Il rischio di una grave crisi è grande. A dirlo è la Banca dei Regolamenti Internazionale di Basilea nel suo recente “Triennual Survey”. Il succitato mercato è caratterizzato da un’eccezionale volatilità, dovuta all’andamento dei tassi d’interesse, all’aumento dei prezzi delle materie prime, all’inflazione e alle tensioni geopolitiche. Il turnover nei mercati FX è, infatti, in forte rialzo a livello globale. Nell’aprile 2022 il fatturato è stato, in media, pari a 7.500 miliardi di dollari al giorno, un volume 30 volte superiore al pil globale giornaliero. Il 14% in più rispetto al 2019. Circa il 90% delle operazioni sono fatte con la valuta americana. L’euro – la seconda valuta più scambiata, anche in dollari – ha una quota del 31%, in forte calo rispetto al 39% del 2010. La valuta cinese è passata da meno dell’1% di venti anni fa a oltre il 7% di oggi. Si osservi che il predominio del dollaro nei mercati valutari globali è dovuto al fatto che solitamente due valute diverse non sono scambiate direttamente ma tramite il dollaro. Secondo la Bri, a rendere più difficile la gestione è la maggiore frammentazione del trading sui cambi perché si è passati a forme bilaterali di negoziazione elettronica. La Bri parla di uno spostamento da forme “visibili” ad altre più opache. E’ la stessa differenza tra i derivati finanziari gestiti su piattaforme riconosciute e gli otc, over the counter, anch’essi contratti bilaterali e tenuti fuori bilancio. Una delle principali fonti di vulnerabilità è l’indebitamento in dollari insito nei mercati valutari. A differenza della maggior parte dei derivati, quelli sulle valute comportano lo scambio di capitale e quindi danno luogo a obblighi di pagamento (debiti) pari all’intero importo del contratto. A metà del 2022 questo indebitamento in dollari ammontava globalmente a 85.000 miliardi. Essendo tenuto fuori bilancio, esso è perciò “mancante” nella contabilità dei bilanci. Se si aggiungono tutte le monete, i debiti arrivano a 97.000 miliardi di dollari, cioè pari al pil globale del 2021 e tre volte il commercio mondiale. Cifre enormi e preoccupanti. Per i soggetti non bancari fuori degli Usa, per esempio i fondi d’investimento, si stimano 26.000 miliardi di obblighi di pagamento tenuti fuori bilancio, il doppio del loro debito in dollari registrato in bilancio. Nel 2016 erano 17.000 miliardi. Le banche non statunitensi, quindi con un accesso limitato al credito della Federal Reserve, hanno circa 39.000 miliardi di tali obblighi fuori bilancio, rispetto a quelli registrati nei bilanci pari a 15.000. Sono più di 10 volte il loro capitale. Le operazioni sulle valute, quindi, creano obblighi di pagamento (debiti) in dollari a termine che non compaiono nei bilanci e mancano nelle statistiche sul debito. Gran parte di questo debito è a brevissimo termine. Di conseguenza le esigenze di rollover, cioè il processo di mantenere una posizione aperta oltre la sua scadenza, comportano una grande tensione rispetto alla reale disponibilità di finanziamenti in dollari. Lontano dagli occhi, afferma la Bri, non dovrebbe tuttavia significare lontano dalla mente. Il fatto che non si vedano non vuol dire che non esistano e che non possano provocare degli sconquassi. Durante la Grande Crisi Finanziaria del 2008 e durante le turbolenze del mercato di marzo 2020, sono stati necessari interventi straordinari della Fed per evitare il peggio. In tempi di crisi, le politiche volte a ripristinare il regolare flusso di dollari a breve termine nel sistema finanziario sono incerte, avvolte nella nebbia. La Bri afferma che ogni giorno dello scorso aprile, un terzo del fatturato FX, circa 2.200 miliardi di dollari, era a rischio. Un aumento del 16% in tre anni. Perciò, il rischio che una delle parti coinvolte in una negoziazione di valute non riesca a consegnare la valuta dovuta, può comportare perdite rilevanti per i partecipanti al mercato, a volte con conseguenze sistemiche. In passato ci sono stati persino casi di fallimento di alcuni attori coinvolti. In definitiva la Bri invita le banche centrali e i governi ad approntare con urgenza regole stringenti. Evidentemente ritiene che le parole e le danze degli sciamani della finanza non bastino. Ci sembra di stare seduti su un vulcano pronto a esplodere! Di Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Il mercato della Florida, la Ficte 2023 e la promozione dei prodotti italiani negli USA

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 gennaio 2023

Il 25 gennaio 2023, alle ore 15.00, Federitaly, la Federazione nata per tutelare, promuovere e valorizzare il “Made in Italy” e le aziende italiane in tutto il mondo, in collaborazione con la società M.Ro Business Cooperation & Innovation Center terranno un webinar, trasmesso gratuitamente online sulle pagine social di Federitaly, dedicato all’attrattività dell’eccellenza italiana sul mercato della Florida, il successo della settima edizione del Fitce, il Florida International Trade and Cultural Expo, l’importante evento internazionale a cui hanno partecipato aziende di tutto il mondo ed autorevoli esperti del commercio internazionale e il lancio del marchio 100% Made in Italy, che si avvale di una piattaforma in tecnologia blockchain su sui vengono depositate tutte le informazioni relative al prodotto e all’azienda, nonché le fasi salienti del processo di certificazione. Dopo i saluti di Samuil Buschkin, Delegato USA di Federitaly, partecipano ai lavori online, Romina Nicoletti, CEO della M.Ro Business Cooperation & Innovation Center e delegata italiana del Florida International Trade and Cultural Expo, Enrica Maggi, del Coordinamento Delegazioni Estere di FederItaly, Lamberto Scorzino, Segretario Nazionale di FederItaly e Giordano Guerrieri, Ceo di Finera, introdotti da Ilaria Salonna, componente dell’Ufficio di Presidenza di Federitaly, nonché responsabile degli eventi online della Federazione e moderati dal giornalista Domenico Letizia, esperto di geopolitica e mercati esteri. Lo scorso 19 e 20 ottobre, in Florida, ha avuto luogo la settima edizione del Fitce, il Florida International Trade and Culture Expo, un rilevante evento a carattere internazionale al quale hanno partecipato imprese ed espositori locali ed internazionali. La Fitce diviene sempre più una vera e propria “esposizione universale” nel corso della quale le imprese hanno la possibilità di entrare direttamente in contatto con numerosi rappresentanti governativi di spicco ed esperti del settore dell’export. Nel 2022, M.Ro Business Cooperation & Innovation Center ha presentato insieme al Ficte la prima edizione del padiglione Italian Delegation Made In Italy. Hanno partecipato 1588 partecipanti inclusi 250 espositori e oltre 100 relatori sui temi del commercio internazionale, degli investimenti internazionali e della cultura. La Italian Delegation Made in Italy è stata la delegazione più numerosa ed importante dell’Expo.L’evento online vuole promuovere il mercato della Florida e l’importanza del Florida International Trade and Cultural Expo per la crescita del Made in Italy nel Nord America. L’importante sinergia avviata da Romina Nicoletti, CEO della M.Ro Business Cooperation & Innovation Center, ha permesso di raccogliere un grande risultato anche per l’appuntamento del 2023 del Florida International Trade and Cultural Expo, ricevendo un plauso e un concreto apprezzamento dal Consolato Generale d’Italia a Miami, dal Console Cristiano Musillo, da Angelo Bocchi, Direttore dell’Italian Trade Agency di Miami e attirando l’interesse di Federitaly. Peraltro, sono numerosi gli incentivi finanziari per le imprese che intendono operare in determinati settori industriali e posizionare la propria attività in determinate aree all’interno dello Stato americano. Un ulteriore vantaggio è costituito dall’assenza di tassazione sui redditi per le persone fisiche, che rende la Florida un luogo ideale per tutti i lavoratori dipendenti e cresce per il consumatore della Florida la volontà di voler acquistare e consumare prodotti italiani certificati e autentici. Un mercato che diviene particolarmente importante anche per il marchio collettivo “Federitaly 100% Made in Italy”, che attraverso un complesso e innovativo sistema di certificazione identificata promuove e sostiene i prodotti 100% italiani. Grazie al marchio, la contraffazione del prodotto è sistematicamente non realizzabile poiché la tecnologia blockchain consente di verificare la validità del marchio, apposto sui prodotti, tramite la scansione di un Qrc che rimanda all’innovativa piattaforma, garantendo certezza sul prodotto che si sta acquistando. Ogni consumatore nazionale o estero potrà avere certezza che il prodotto che sta acquistando e su cui è apposto il marchio è realmente “100% Made in Italy”.

Posted in Estero/world news | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Capital Group: Prospettive del mercato obbligazionario, una situazione in miglioramento

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 gennaio 2023

A cura di Pramod Atluri, Gestore di portafoglio a reddito fisso di Capital Group I mercati obbligazionari hanno avuto un anno difficile nel 2022, con la Federal Reserve statunitense che ha bruscamente aumentato i tassi d’interesse per contrastare l’inflazione. Con la fine dei rialzi dei tassi in vista, gli investitori potrebbero chiedersi se la volatilità possa essere sostituita con una relativa tranquillità in questo nuovo anno. Nella riunione di dicembre, la Fed ha moderato il suo approccio e ha alzato i tassi di mezzo punto percentuale, a un intervallo 4,25%-4,50%. Gli investitori hanno accolto con favore il rallentamento dopo una serie senza precedenti di quattro aggiustamenti di 0,75 punti base da parte delle autorità che tentano di ridurre l’inflazione. Ma i funzionari hanno sottolineato che continueranno ad aumentare i tassi fino a circa il 5%. Ci attendono ancora sfide di ampia portata. Tra queste: l’inflazione resta ostinatamente elevata e si prevede che l’attività economica rallenterà o si contrarrà. Anche gli investitori più ottimisti si stanno preparando a una recessione. L’interrogativo è più che altro quanto sarà ampia o profonda la recessione, con le banche centrali di tutto il mondo che alzano i tassi per contenere l’inflazione. Con la crescita che si prevede si arresti o si contragga nelle principali economie, tra cui Regno Unito, Unione europea, Giappone e Stati Uniti, i prezzi resteranno elevati? La domanda per i settori che assorbono rapidamente gli aumenti dei tassi, come gli alloggi, è prevedibilmente diminuita. Ad altre aree dell’economia richiederà più tempo per raffreddarsi. L’impatto degli aumenti dei tassi si vedrà nei prossimi mesi, probabilmente sotto forma di maggiore disoccupazione, minori opportunità di lavoro e calo delle vendite al dettaglio. C’è un’aria di stagflazione davanti a noi. Il tanto temuto mix di crescita economica stagnante, elevata disoccupazione e prezzi alle stelle richiede un approccio attivo agli investimenti obbligazionari. Vediamo opportunità specifiche all’interno della curva dei rendimenti dei Treasury e tra i titoli di Stato indicizzati all’inflazione. Il ruolo del reddito fisso come zavorra di portafoglio quando le azioni sono in calo non è stato di aiuto, in quanto la Fed ha continuamente spinto al rialzo le aspettative sui tassi. È raro che sia le azioni che le obbligazioni calino in tandem nello stesso anno. Infatti, il 2022 è l’unica volta che si è verificato da 45 anni. Questo perché la Fed ha fatto un rialzo aggressivo in un momento in cui i tassi erano vicini allo zero. Questo dovrebbe cambiare nel corso di questo nuovo anno con il calmarsi dell’inflazione. Una volta che la Fed avrà rivisto la sua politica monetaria molto aggressiva, le obbligazioni di alta qualità dovrebbero nuovamente offrire stabilità relativa e un reddito maggiore. Il rallentamento della crescita e la moderazione dell’inflazione rappresentano aspetti positivi per il reddito fisso di alta qualità. Dovrebbero portare, infatti, a rendimenti più bassi e a prezzi delle obbligazioni più alti. Le valutazioni sono attraenti, quindi aumentiamo selettivamente il credito societario. Le obbligazioni ora offrono un flusso di reddito più sano, che dovrebbe aiutare a compensare qualsiasi calo dei prezzi. Le perdite del mercato obbligazionario possono essere dolorose da sopportare, dal momento che i tassi in aumento causano un calo dei prezzi obbligazionari. Il vantaggio è che anche i rendimenti obbligazionari aumentano, il che potrebbe creare le basi per un processo di rialzo del reddito. Dopo un anno difficile per le obbligazioni, ci sono ragioni per essere ottimisti. L’inflazione si è moderata, e gli aumenti dei tassi della Fed probabilmente toccheranno il picco in un futuro non troppo lontano. Rendimenti più elevati e lo spettro di una recessione potrebbero anche far tornare gli investitori alle obbligazioni in cerca di relativa stabilità e reddito. Gli odierni rendimenti iniziali offrono un punto di ingresso allettante per gli investitori e forniscono un cuscinetto ad un’ulteriore volatilità. Esistono inoltre opportunità interessanti per le classi di attivi che una gestione attiva può scoprire attraverso la ricerca bottom-up e la selezione dei titoli.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Capital Group: 5 trend che stanno cambiando il mercato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 gennaio 2023

By Jody Jonsson, Equity Portfolio Manager di Capital Group. Molti investitori si aspettano un ritorno alla normalità dopo che l’inflazione sarà calata e le banche centrali avranno smesso di alzare i tassi. Tuttavia, riteniamo che il mondo stia subendo cambiamenti significativi e che gli investitori dovranno rivedere le loro aspettative su come si presenterà un tipico ambiente di investimento. Ecco cinque cambiamenti sismici che si stanno registrando nelle economie e nei mercati in questo momento, così come le implicazioni per gli investimenti a lungo termine per ciascuno di essi: 1. Da tassi in calo a tassi in aumento e inflazione più alta. Il mercato si sta scontrando con un ambiente macroeconomico che non si vedeva da molto tempo. L’inflazione è la più alta dall’inizio degli anni ’80. E fino a poco tempo fa abbiamo avuto un periodo di 40 anni di calo dei tassi di interesse. Questo è uno dei motivi per cui vediamo un mercato in lotta per adattarsi a questa nuova realtà. In questo nuovo contesto siamo particolarmente cauti verso le aziende altamente indebitate o quelle che contraggono nuovi debiti. Il denaro non è più “gratuito”, quindi una fetta maggiore di utili sarà impiegata a copertura dei debiti. 2. Da una leadership di mercato ristretta a una più ampia. Pensiamo che in futuro ci troveremo in un mercato molto meno concentrato. L’ultimo decennio è stato dominato da alcuni titoli tecnologici che era praticamente fondamentale possedere per tenere il passo con il mercato. Non crediamo che sarà più così. Ci aspettiamo nuove opportunità da una varietà di aziende, settori e aree geografiche. Aziende ben gestite al di fuori del settore tecnologico potrebbero avere la possibilità di ritrovare il loro splendore. 3. Dalle risorse digitali a quelle fisiche.L’ultimo mercato rialzista era dominato dalle aziende tecnologiche che devono la loro fortuna alle risorse digitali, quali i mercati online, le piattaforme di streaming, i motori di ricerca e i social media. Questo ha offuscato il fatto che non si può costruire una nuova economia senza settori più vecchi. Non che le aziende del digital first stiano scomparendo, ma pensiamo che gli investitori cominceranno a porre maggiore enfasi sulle materie prime e sui produttori di beni fisici. 4. Dall’espansione dei multipli alla crescita degli utili Molti nuovi investitori si sono abituati a titoli molto costosi negli ultimi 5-10 anni e ora pensano che torneranno a quei livelli durante la prossima fase rialzista. Quando i tassi erano vicini allo zero il mercato poteva sostenere multipli più elevati, ma riteniamo che quei giorni siano finiti. 5. Dalle catene di fornitura globali alle catene di fornitura regionali. La globalizzazione delle catene di fornitura è un altro trend pluridecennale in continua evoluzione. Per una generazione, le società hanno spostato il settore manifatturiero sul suolo estero per tagliare i costi e aumentare i margini. Ma i limiti di prediligere l’efficienza sulla resilienza sono ora chiari. L’aumento delle tensioni geopolitiche e le perturbazioni indotte dalla pandemia hanno portato le società a considerare l’opportunità di portare le catene di fornitura vicino a casa. Non si rendono conto che su di noi incombe un nuovo sistema meteorologico con più nuvole, temperature più fredde e venti molto più forti. Non è la fine del mondo, ma potrebbe essere più umido, più nuvoloso e più freddo, e la vita non sarà più una giornata al mare. Potrebbe sembrare una prospettiva negativa ma in realtà lo vediamo come un momento davvero emozionante per un investitore. I nuovi contesti di mercato offrono nuove opportunità ed è qui che l’esperienza e la flessibilità possono dimostrarsi essenziali.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Quali sono le prospettive del mercato immobiliare nel 2023?

Posted by fidest press agency su martedì, 27 dicembre 2022

Immobiliare.it Insights, la business unit specializzata in studi di mercato di Immobiliare.it, il portale immobiliare leader in Italia, ha analizzato le 12 principali città della penisola per prevedere l’andamento del prezzo al metro quadro nel nuovo anno. Le attese sono di un mercato dalle performance generalmente positive, con i prezzi stabili o in rialzo: su tutte spicca il +4,5% previsto per Genova, ma anche a Bologna e Verona si attendono rialzi significativi (+3,9% e +3,2% rispettivamente). Milano continuerà la sua corsa (+2,9%) mentre Torino manterrà il trend positivo, crescendo dell’1,5%. Segno meno invece al Sud con Napoli e Palermo che perderanno, rispettivamente, l’1,5% e l’1%. Nel capoluogo lombardo le previsioni parlano di una crescita generale dei prezzi nei singoli quartieri, con poche eccezioni. Per quanto riguarda invece l’Urbe, le previsioni evidenziano per il 2023 una situazione più variegata, con il centro città che torna a crescere.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

GAM: Quali saranno i driver di mercato per il 2023?

Posted by fidest press agency su sabato, 24 dicembre 2022

A cura di Carlo Benetti, Market Specialist di GAM (Italia) SGR. Negli ultimi giorni non sono mancati i regali nei mercati finanziari, alcuni graditi, altri meno. Il primo regalo, graditissimo, è stata l’inflazione americana al di sotto delle attese: l’Indice dei Prezzi al Consumo (CPI) è aumentato sul mese precedente di 0,1% rispetto alle attese di 0,3%. Il raffreddamento dei prezzi dell’energia ha contribuito a portare l’inflazione annualizzata a 7,1%, meglio delle aspettative di 7,3%. Anche il secondo regalo è stato gradito benché non sia stato davvero una sorpresa: la Federal Reserve ha messo la parola fine alla serie dei rialzi “monstre” da 75 punti base, quattro consecutivi da giugno: il rialzo, ampiamente atteso, è stato di 50 punti base. I tassi americani si trovano ora nell’intervallo del 4,25% – 4,5%, le aspettative mediane della Fed per i tassi alla fine del prossimo anno si attestano al 5,1%, poco sopra le aspettative del mercato. Dei 19 membri del FOMC, il Comitato del Mercato Aperto che governa i tassi, 17 ritengono che il tasso debba portarsi oltre il 5%, a settembre non lo pensava nessuno, i più aggressivi collocavano il tasso di arrivo a 4,75%.Sulla scia della Fed, anche la Banca d’Inghilterra e la Banca Centrale Europea hanno disposto aumenti di mezzo punto anziché di tre quarti, in una sorta di rallentamento dell’intensità ma non della determinazione: i regali sgraditi sono stati i commenti di Jerome Powell e Christine Lagarde.Rallentate la corsa, ha detto sostanzialmente Powell ai mercati, il mercato del lavoro deve raffreddarsi e noi non abbiamo ancora finito. Powell è preoccupato per le dinamiche salariali, ha riproposto un grafico mostrato il mese precedente, l’offerta di lavoro è inferiore di 3,5 milioni di posti rispetto alla domanda.I mercati non sono parsi del tutto convinti, nel corso della conferenza stampa il mercato ha recuperato e il Treasury a due anni ha chiuso la giornata sostanzialmente invariato: la scommessa dei mercati sembra quella di un tasso di arrivo al 5% e che alla fine del 2023 la banca centrale dovrà tornare sui suoi passi e cominciare a tagliare. Nonostante le diverse condizioni economiche e la natura dell’inflazione, le tre banche centrali sono alle prese con problemi di comunicazione. Siamo in un gioco delle parti, i banchieri centrali vogliono riportare sotto controllo la dinamica dei prezzi e rafforzare la stabilità finanziaria, il linguaggio assertivo sarebbe strumentale a curvare le aspettative e, una volta raggiunto l’obiettivo, facilmente accomodabile.Restiamo in un ambiente fortemente incerto, prudenza e temperanza restano le due virtù cardinali indispensabili a proseguire la navigazione nei mercati finanziari nei prossimi mesi. I fenomeni e le grandezze economiche da tenere d’occhio nel 2023, per il loro impatto diretto su tassi e sugli utili aziendali sono almeno tre: 1. l’andamento dei prezzi dell’energia e dell’economia reale, l’intensità del rallentamento, i rischi recessivi in Europa; 2. le parole, le opere e le omissioni delle banche centrali: nel 2023 proseguirà il tiro alla fune con i mercati, la posta in gioco la loro credibilità e, soprattutto, l’equilibrio tra intensità degli inasprimenti e condizioni del ciclo economico; 3. l’economia cinese: la buona notizia della riapertura è contrastata dall’insufficiente copertura vaccinale della popolazione, la possibile combinazione di influenza e contagi per Covid avrebbe sul sistema ospedaliero un impatto difficilmente sostenibile. Le scelte politiche potrebbero essere costrette a imprevedibili cambiamenti, a tentennare tra riaperture e chiusure. Nel 2023 il tiro alla fune tra banche centrali e mercati sarà anche sulla comunicazione, fino ad ora malferma, sullo scarto tra ciò che dicono e ciò che crederanno i mercati.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Ci aspetta un mercato più rialzista?

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2022

Analisi di Jean-Marie Mercadal, Head of Investment Strategies OFI Holding e Eric Bertrand Deputy Chief Executive Officer, CIO. Dalla fine di settembre i mercati hanno registrato un’impressionante ripresa, soprattutto se confrontati con la disastrosa performance ottenuta fino a quel momento. I principali indici azionari hanno guadagnato circa il 15-20% e i rendimenti obbligazionari a lungo termine sono scesi di quasi 80 punti base… In un contesto piuttosto cupo, i mercati sembrano assumere uno scenario più rialzista. Ma quale scenario? Avranno ragione? La riapertura delle centrali a carbone in Europa, per di più in quella parte d’Europa che si considera la più verde. Questa volta le banche centrali non sono riuscite a intervenire in modo pro-ciclico, costrette a inasprire le politiche monetarie per contrastare l’inflazione e raffreddare la domanda globale. La prima parte dell’anno è stata caratterizzata da un mercato ribassista simultaneo di azioni e obbligazioni, cosa piuttosto rara nella storia finanziaria. In questo contesto di grande ansia, il rally dei mercati è impressionante. È stato guidato da uno scenario potenzialmente più rialzista che si basa su quattro ipotesi principali: 1 – L’inflazione inizierà a diminuire. Le strozzature causate dalla riapertura delle economie post-Covid sono in via di eliminazione. 2 – Alla luce di quanto sopra, i tassi di interesse dovrebbero ora stabilizzarsi. È quindi improbabile che i prezzi di tutti gli altri asset siano penalizzati dall’aumento dei tassi di interesse. 3 – Successivamente, a partire dalla metà del 2023, è probabile che i mercati si concentrino sulla ripresa economica prevista per il 2024, poiché la recessione/rallentamento del 2023 dovrebbe essere poco profonda. 4 – Infine, sul fronte geopolitico, il 2023 non potrà essere peggiore dell’anno appena trascorso. La guerra in Ucraina è più o meno equilibrata tra le due parti, grazie alle armi dell’Occidente, soprattutto degli Stati Uniti, ed è improbabile che la Russia utilizzi armi nucleari. Persino la Cina, che si è definita amica della Russia, ha condannato il potenziale uso di un’opzione così estrema. Tuttavia, ci sono due rischi principali: 1- Il più grande è che l’inflazione continui a salire se la ripresa cinese spinge al rialzo i prezzi delle materie prime. In tal caso, il tasso terminale dei Fed Funds non si attesterebbe più intorno al 4,5%, ma piuttosto al 6,0%, con una conseguente impennata dei rendimenti obbligazionari. Ciò avrebbe un forte impatto sui prezzi delle attività, comprese le azioni. 2- L’altro rischio è una recessione più profonda di quanto inizialmente previsto. I mercati obbligazionari salirebbero, ma i titoli azionari sarebbero duramente colpiti dalle revisioni al ribasso delle previsioni sugli utili.Il nostro scenario centrale: L’inflazione sembra aver raggiunto il picco negli Stati Uniti, consentendo alla Fed di rallentare il ritmo dei rialzi dei tassi a breve termine. In Europa, anche se si prevede che la BCE faccia lo stesso, è improbabile che l’inflazione globale si riduca ancora per qualche mese.È probabile che entrambe le banche centrali raggiungano il loro famoso pivot alla fine del primo trimestre (rispettivamente al 4,75%/5,00% e al 2,75%/3,00%) e poi assumano un atteggiamento di “attesa” per il resto dell’anno, in attesa che l’inflazione di base torni a livelli accettabili. I mercati sembrano prezzare un abbassamento troppo rapido dei tassi a breve termine. Di conseguenza, è probabile che i rendimenti delle obbligazioni a lungo termine tornino a salire un po’ prima di stabilizzarsi all’inizio del 2023. Stiamo prendendo profitto sull’high yield, ma vediamo ancora un certo valore nel carry offerto.Le azioni sembrano voler evitare i prossimi due trimestri e proiettarsi verso un orizzonte più chiaro nella seconda metà del 2023. A nostro avviso, si tratta di una mossa azzardata e ribadiamo la nostra posizione neutrale per l’inizio del 2023. Probabilmente nelle prossime settimane si verificheranno alcuni episodi di volatilità, che ci permetteranno di riposizionarci sui mercati azionari sulla base della nostra aspettativa che riprenderanno la loro salita, una volta terminata la fase di rialzo dei tassi a breve termine. (abstract by ecomunicare.com)

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

È finito il mercato orso nell’azionario europeo?

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2022

By di Steven Bell, Chief Economist EMEA di Columbia Threadneedle Investments. L’azionario europeo ha registrato un notevole rally e l’EURO STOXX 50 è salito del 20% dai minimi di fine settembre. Gli investitori che operano in dollari hanno registrato un aumento ancora maggiore. Come Columbia Threadneedle, non ci aspettavamo un simile rally e, come la maggior parte degli investitori e degli analisti, ci siamo mostrati ribassisti nei confronti delle azioni europee su base assoluta e relativa. Stiamo assistendo al ritorno di un mercato toro o a un rally in un mercato orso? Gran parte del recente rally riflette il calo dei prezzi del gas, un’ottima notizia per l’Europa. Ad agosto, quando la Russia aveva chiuso il gas, si era detto che avremmo avuto bisogno di un inverno caldo, umido e ventoso. Caldo per ridurre la domanda, umido per riempire le riserve norvegesi e ventoso per stimolare l’energia eolica offshore. Attualmente, anche se ci avviciniamo all’inverno, i prezzi del gas sono in calo. E non incide solo il clima. Il prezzo dei futures per dicembre 2023 è sceso ulteriormente rispetto a dicembre 2022. Cosa sta succedendo, dunque? Innanzitutto, la domanda e l’offerta sono all’opera e, come sempre, molti li hanno sottovalutati. La Germania ha riempito i suoi serbatoi di gas. L’offerta di gas naturale liquido (GNL) ha registrato un boom, soprattutto negli Stati Uniti, dove il Presidente Biden ha scelto di non ritardare ulteriormente la riapertura dell’enorme terminale GNL in Texas. Il programma tedesco di sostegno ai prezzi dell’energia è stato un “colpo da maestro”, anche se annunciato in ritardo. Grazie a questa manovra i prezzi energetici verranno sovvenzionati, sostenendo così l’attività economica complessiva, ma esclusivamente per il 70% del consumo dello scorso anno per i grandi utenti industriali e dell’80% per le famiglie e le altre imprese. Il sistema incentiva quindi la riduzione della domanda. La produzione industriale tedesca è già scesa del 15% dalla guerra in Ucraina e l’intensità energetica è scesa ancora di più. La comunità tedesca sta compiendo un grande sforzo per ridurre il consumo di gas a prescindere dal prezzo e riteniamo che il Regno Unito avrebbe dovuto seguire l’esempio della Germania. Ci sono indubbiamente dei rischi. Quest’anno si sono verificati una serie di attacchi alle infrastrutture della NATO, tra cui cavi energetici in Norvegia, la rete ferroviaria tedesca e siti web di aeroporti statunitensi. Alcuni di questi attacchi avrebbero richiesto abilità altamente specializzate. Ad esempio, Il cavo Svalsat in Norvegia è profondo diverse centinaia di metri e se, come molti credono, dietro questi attacchi ci fosse la Russia, è possibile che si stia esercitando per una campagna più ampia. L’invasione dell’Ucraina non è andata bene per la Russia, ma gli attacchi alla rete elettrica ucraina si sono tuttavia rivelati molto efficaci. Alcuni “falchi” della comunità dei servizi segreti si aspettano un altro shock dei prezzi energetici durante quest’inverno, che potrebbe essere causata dall’interruzione delle forniture all’Europa da parte del Medio Oriente. Ovviamente speriamo che si sbaglino. In effetti, stiamo assistendo ad una crescente pressione da più parti affinché l’Ucraina accetti un accordo di pace. Sul fronte più ampio, i numeri dell’economia sono migliorati rispetto alle previsioni e ci aspettiamo che i consumatori di tutto il mondo sviluppato si concederanno un buon Natale dopo le perturbazioni degli ultimi due anni. Dobbiamo quindi aspettarci che il rally delle azioni europee prosegua? A nostro avviso, no. In primo luogo, i consumatori europei stanno affrontando una grave compressione dei redditi reali. I salari nell’Eurozona stanno aumentano del 3% circa, ma con un’inflazione a due cifre. Crediamo quindi che i consumatori potrebbero attingere ai loro salvadanai durante il periodo natalizio, ma che saranno poi costretti a tagliare i consumi con l’arrivo del nuovo anno e, con l’ulteriore indebolimento della domanda, i margini si ridurranno. Sembrerebbe che abbiamo assistito a un rally del mercato ribassista delle azioni europee piuttosto che a un rialzo prolungato.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

GAM: Quali sono i catalizzatori che riporteranno fiducia nel mercato cinese?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 novembre 2022

A cura di Jian Shi Cortesi – Investment Director Azionario Cina e Asia di GAM. I precedenti cicli di mercato ribassista dei titoli azionari cinesi e asiatici sono durati, in genere, dai sei ai dodici mesi. Ad oggi, l’Asia e la Cina sono in declino da 20 mesi. Si tratta del ciclo ribassista più lungo che abbiamo visto negli ultimi 20 anni, che è stato causato da una serie di eventi sfortunati, iniziati con l’inasprimento delle normative su Internet in Cina, che hanno spaventato gli investitori. Verso la fine dello scorso anno, molti segnali indicavano un’evoluzione positiva e politiche di sostegno da parte della Cina. Ma l’incertezza maggiore in quel momento era rappresentata dal mercato statunitense. Il mercato USA determina il tono del mercato globale: quindi, quando il mercato USA è in calo è difficile che i mercati globali salgano; questo è ciò che abbiamo visto ad oggi. In questo contesto di indebolimento del mercato statunitense e di forza del dollaro, i mercati globali, compresi quelli asiatici, sono scesi contemporaneamente.Il dollaro USA forte e la debolezza della valuta asiatica stanno deprimendo la domanda di tutti gli asset asiatici, sia azionari che a reddito fisso. Ciò continua a costituire un ostacolo per gli asset asiatici in generale. Guardando ai prezzi, l’indice MSCI China è al di sotto dei livelli di dicembre 2012 (10 anni fa). Negli ultimi 20 mesi, le A-shares cinesi che sono più esposte ai trend nazionali, hanno subito una correzione molto inferiore rispetto alle azioni quotate a Hong Kong, che sono maggiormente influenzate dai trend esteri. In un contesto di debolezza del sentiment degli investitori, di aumento dei tassi d’interesse e di un approccio generale votato alla riduzione del rischio, gli investitori hanno bisogno di un motivo convincente per tornare ad acquistare le A-shares cinesi e, sebbene le valutazioni a buon mercato siano una buona base di partenza, c’è anche bisogno di un catalizzatore. I potenziali catalizzatori potrebbero essere due: Innanzitutto, un allentamento del Covid: È improbabile che si assista ad un cambiamento immediato in Cina. Tuttavia, vediamo che le restrizioni da Covid sono sempre più praticabili. I lockdown generalizzati sono ora più rari. Si assiste invece a lockdown più mirati per bilanciare le restrizioni da Covid e l’impatto economico.Inoltre, una forte spinta politica. Nei precedenti cicli di ribasso, in alcuni casi i mercati si sono ripresi dopo che il livello di paura si era attenuato. In altri casi, il mercato si è ripreso dopo gli stimoli, ad esempio quelli provenienti dalla Cina nel 2008 o dall’enorme pacchetto di aiuti stanziato dagli Stati Uniti dopo il marzo 2020. Attualmente ciò sembra improbabile, poiché la Cina sta guardando all’esperienza dell’Occidente, dove l’enorme iniezione di liquidità nell’economia negli ultimi due anni sta portando a problemi di inflazione. La nostra sensazione è che sia improbabile che la Cina lanci un enorme pacchetto di stimoli.Gli investitori hanno temuto che il governo cinese prendesse di mira sia le società cinesi sia quelle internazionali. Tuttavia, dall’inizio della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina nel 2018, quest’ultima ha rinunciato alle ritorsioni contro alcune società statunitensi. Da allora abbiamo visto Tesla costruire una fabbrica a Shanghai. Starbucks conta 6.000 negozi in Cina. General Motors vende più auto in Cina che negli Stati Uniti e non abbiamo assistito a misure contro queste aziende a favore di quelle cinesi. Nel complesso, l’enfasi è ancora sulla capacità di attirare capitali stranieri e sulla maggiore apertura alle imprese internazionali.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Mercato del lavoro: sempre meno efficiente

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 novembre 2022

Tra disoccupati e “scoraggiati” si contano quasi 5 milioni le persone da inserire nel mercato del lavoro italiano, che diventa sempre meno efficiente per un problema di matching tra domanda e offerta di lavoro in continuo peggioramento. Il disallineamento crea un apparente paradosso: quando aumenta la disoccupazione, non diminuisce la difficoltà a reperire le figure professionali richieste dalle imprese. Lo rivela la nuova indagine di Randstad Research, che ha analizzato il mancato incontro tra domanda e offerta nei diversi settori e territori, identificando per la prima volta gli spostamenti della “Curva di Beveridge”, lo strumento che permette di analizzare l’efficienza dei diversi mercati del lavoro misurando la variazione percentuale del tasso dei posti vacanti al variare della disoccupazione. I senza lavoro. A fine 2021 si contavano 2,3 milioni di disoccupati. Ma esiste un’altra porzione di popolazione non occupata, che sarebbe disponibile a lavorare anche se un lavoro non lo cerca: gli “scoraggiati” inattivi che hanno rinunciato a cercare un impiego, ben 2,5 milioni. Sommati, stima Randstad Research, si contano ben 5 milioni di persone da coinvolgere nel mercato del lavoro, tra cui molti giovani, donne e esodati. Analizzando la distribuzione territoriale, in tutte le regioni del Mezzogiorno gli scoraggiati predominano sui disoccupati, con le quote maggiori in Basilicata e Molise, dove la percentuale raggiunge il 70,9% e il 65,9%. Disoccupati di lungo periodo. Una delle motivazioni che hanno portato la Curva Di Beveridge italiana a peggiorare nel periodo 2005-2009 e 2015-2019, evidenzia Randstad Research, è la disoccupazione di lunga durata, che causa una de-professionalizzazione dei profili. Seppure allineata alla media OCSE nella classifica di disoccupazione tra 6 mesi e un anno (15% nel 2020), l’Italia è al primo posto per disoccupati da più di 6 mesi, quasi il 70% del totale delle persone senza lavoro, più del doppio della media (33%). Alla fine del 2021, il 49% dei disoccupati italiani non lavorava da meno di un anno, il restante 51% da più di 12 mesi. Il 20,4% dei disoccupati lo è da più di 3 anni. Ma sono forti le differenze regionali: i disoccupati oltre i 30 mesi sono concentrati in alcune regioni del Sud. I divari regionali. Un modello econometrico elaborato da Randstad Research per analizzare la capacità di assorbire gli shock della disoccupazione e il rapporto tra posti vacanti e disoccupazione regione per regione evidenzia il divario tra Mezzogiorno e le altre regioni. Trentino-Alto Adige, Veneto, Emilia-Romagna e Lombardia mostrano la maggiore efficienza nel rapporto domanda-offerta di lavoro, considerato la media del tasso di disoccupazione e del tasso dei posti vacanti nel periodo 2015-2019 (è più efficiente il mercato del lavoro che riesce a combinare un livello più basso di disoccupazione con un livello contenuto di posti vacanti). È in grave ritardo, invece, il Mezzogiorno, con Calabria e Sicilia in coda alla classifica del rapporto disoccupazione/posti vacanti.I divari settoriali. Ma ci sono anche profonde differenze tra i settori. Confrontando il rapporto tra posti vacanti e disoccupazione, si evidenziano in particolare due casi, quello dell’informatica, dove troviamo scarsissima disoccupazione ma grande difficoltà di reperimento, e quello della ristorazione, dove insieme a una difficoltà di reperimento si associata elevata disoccupazione. Le competenze che mancano. Per risolvere i problemi di matching, è fondamentale che i lavoratori acquisiscano le competenze che servono alla domanda. Prima di tutto quelle “abilitanti” (linguistiche e di calcolo in primis), poi quelle specialistiche e trasversali. Da un esercizio di correlazione tra i tassi di disoccupazione regionali e i risultati dei test Invalsi, emerge un significativo rapporto inverso: dove la disoccupazione è più alta, i test Invalsi evidenziano i risultati peggiori. Le cause sono da studiare, ma evidentemente esiste un circolo vizioso che lega le basse competenze dei giovani al contesto occupazionale di appartenenza. “Il rilancio delle politiche attive contro l’abbandono scolastico, il recupero dei Neet, la formazione dei disoccupati e degli inattivi – dice Daniele Fano – sono alcune leve da cui ripartire per facilitare le transizioni occupazionali, migliorare l’occupabilità dei lavoratori e innalzare il livello delle tutele attraverso la formazione”. (abstract by Randstad Research: Mercato del lavoro)

Posted in Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Schroders: il curioso caso della sovraperformance del mercato azionario turco

Posted by fidest press agency su sabato, 26 novembre 2022

A cura di Mohsin Memon, Emerging Markets Fund Manager, e Andrew Rymer, CFA, Senior Strategist, Strategic Research Unit, Schroders. Il mercato azionario turco ha registrato una forte crescita quest’anno: l’indice MSCI Turkey è in crescita del 62% in dollari da inizio anno (al 21.11.2022). Si tratta di una performance straordinaria se confrontata con gli indici MSCI World e MSCI Emerging Market, in calo rispettivamente del -17% e del -22%. Ancora più straordinario se si considera che la lira turca si è svalutata del -29% rispetto al dollaro in questo periodo. Il contrasto tra le performance dei mercati azionari e valutari è indicativo dei crescenti rischi macroeconomici in Turchia. La crescita del PIL reale è rimasta stabile al 7,6% su base annua (a/a) nel terzo trimestre, ma i dati a più alta frequenza mostrano che è in corso un rallentamento e l’inflazione complessiva è ora all’86% su base annua. La forte performance di quest’anno è stata trainata principalmente da fattori non fondamentali. Con i rischi economici che continuano ad aumentare, gli utili societari sono a rischio. La combinazione di una politica economica non ortodossa e l’aumento dell’incertezza in vista delle elezioni politiche del prossimo anno fanno sì che l’attuale traiettoria del mercato appaia insostenibile. Le politiche sotto la guida del presidente Erdogan sono da tempo tutt’altro che ortodosse. Il quadro attuale è effettivamente sostenuto da un tasso di cambio competitivo e da tassi di interesse reali negativi. Secondo il governo, questi elementi contribuiranno a colmare il deficit delle partite correnti, a incoraggiare gli investimenti diretti esteri e a riportare l’inflazione sotto controllo. Purtroppo, l’inflazione è salita alle stelle, esacerbata negli ultimi mesi dall’impatto dell’invasione russa dell’Ucraina. Questa traiettoria è in contrasto con l’obiettivo ufficiale di inflazione del 5%+/-2%. Nell’ultimo anno la banca centrale ha effettivamente allentato la politica piuttosto che aumentare i tassi. Nonostante un’inflazione ancora molto elevata, da agosto ha tagliato i tassi per un totale del 3,5%. Investire in Turchia presenta diverse attrattive a lungo termine per gli investitori stranieri. I dati demografici sono favorevoli, con una popolazione relativamente giovane e in crescita di 85 milioni di persone, a sostegno delle prospettive di crescita interna. Le esportazioni sono diventate sempre più importanti e la Turchia è ben posizionata per cogliere le opportunità di esportazione nei mercati in crescita del Medio Oriente. In effetti, in Turchia troviamo molte aziende ben gestite.Tuttavia, le prospettive macroeconomiche sono sempre più vulnerabili, con rischi di ribasso per gli utili, e potremmo assistere a un’ulteriore debolezza della valuta. In assenza di importanti cambiamenti politici, questi problemi sono destinati a crescere. Per questo, da tempo manteniamo una visione neutrale sulla Turchia. Quest’anno il mercato ha generato forti guadagni in termini di dollari USA e ha sovraperformato i mercati emergenti. Come abbiamo spiegato, questo risultato è stato determinato da fattori non fondamentali e la politica macroeconomica rimane debole. Con le elezioni parlamentari e presidenziali previste per l’anno prossimo, l’incertezza politica è destinata ad aumentare, aggravando le fragilità macroeconomiche. In questo contesto, la traiettoria del mercato sembra insostenibile e il nostro outlook è diventato decisamente negativo. (abstract by http://www.verinieassociati.com

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Uno studio de Il Sole 24 Ore sul mercato del lavoro

Posted by fidest press agency su domenica, 13 novembre 2022

E’ stato diffuso a settembre 2021 e parlava di 1,2 milioni di posti da coprire con urgenza, a fronte di una disponibilità di pochi profili con le giuste competenze. Un divario quello tra il mondo dell’istruzione e quello del lavoro che nel nostro Paese viene lamentato ormai da tempo. Ed è con l’obiettivo di colmare questo gap e avvicinare il mondo delle aziende non solo alle Università, ma anche agli studenti stessi, che è nata la collaborazione tra Simposio, agenzia fondata da Emanuele Pecora, Innovation Manager iscritto all’albo dei manager dell’innovazione del MISE, e l’Università “La Sapienza” di Roma, nella persona della Professoressa Barbara Mazza, Presidente del Corso di Laurea Magistrale “Organizzazione e Marketing per la comunicazione d’impresa” e docente del corso “Comunicazione organizzativa e di corporate”.Una partnership che va avanti con successo dal 2016, e che offre agli studenti una piccola anteprima di come sarà lavorare nel mondo della comunicazione e cosa significhi realizzare un project work. Ogni anno Simposio coinvolge un gruppo di aziende tra i suoi clienti e altre realtà con cui è in contatto, mettendosi in gioco anche in prima persona. Le aziende coinvolte partecipano poi ad una giornata di brief, nel corso della quale si presentano agli studenti, illustrando gli obiettivi che vorrebbero raggiungere. Successivamente gli studenti si organizzano in gruppi di lavoro, scelgono una delle aziende, e devono ideare da zero un piano di comunicazione della durata di 12 mesi, che preveda un budget massimo di 20 mila euro, che aiuti il loro “cliente” a rafforzare o sviluppare brand awareness e a raggiungere gli obiettivi aziendali. Poco dopo, Simposio organizza un Q&A con i referenti aziendali e il gruppo di lavoro per chiarire eventuali dubbi e rispondere alle domande. Infine, si tiene un evento in presenza in cui partecipano la Professoressa, gli studenti, Simposio e tutti i referenti aziendali, nel corso del quale vengono presentati i project work, proprio come in una riunione agenzia-cliente, e, infine, ricevono una valutazione dalla docente.

Posted in Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Crisi del gas e del mercato elettrico

Posted by fidest press agency su sabato, 12 novembre 2022

La crisi energetica che stiamo attraversando si accompagna all’attesa di una forte crescita delle fonti rinnovabili, mentre le fossili andranno verso un progressivo ridimensionamento per ridurre i rischi geopolitici e rafforzare l’indipendenza energetica. Efficienza energetica e più rinnovabili potranno ridurre i prezzi in futuro, ma occorrerà comunque ridisegnare il mercato elettrico per adeguarlo all’evoluzione della struttura industriale della generazione e delle infrastrutture in vista degli obiettivi di decarbonizzazione del sistema elettrico.Ma cos’è successo nel mercato dell’energia dal 2020 a oggi? Nel giro di due anni si è passati da prezzi del gas che erano ai minimi storici a causa della pandemia (8 €/MWh a fronte di una domanda elettrica al suo minimo da inizio secolo) ai record verso l’alto del 2021 e 2022, con quotazioni oltre i 100 €/MWh già prima della guerra in Ucraina, per triplicare ad agosto. Nei primi otto mesi di quest’anno, la domanda di energia elettrica è poi tornata ai livelli pre-Covid, con prezzi superiori a 100 €/MWh da luglio 2021 e oltre 200 €/MWh da ottobre e un picco di 540 €/MWh nell’agosto scorso. E oggi, fortunatamente, grazie anche al clima mite e al riempimento degli stoccaggi, si assiste a un nuovo drastico calo dei prezzi del gas, mentre il PUN giornaliero è tornato sotto i 200 €/MWh dopo quattro mesi. Dopo anni di dibattito si torna a parlare di come deve essere riformato il mercato elettrico, contemperando l’esigenza di contenere i costi delle bollette con quella di favorire la transizione energetica spingendo lo sviluppo delle fonti rinnovabili. Althesys ha analizzato tre diverse opzioni teoriche di funzionamento del mercato elettrico: quello attuale di System Marginal Price (SMP), quello del Pay as Bid (PAB) e un terzo, che prevede la scissione in due diversi segmenti di mercato: uno spot con l’attuale meccanismo del SMP per la generazione termoelettrica e uno forward per le rinnovabili, con prezzo fisso nel lungo periodo. SMP sarebbe il meccanismo più costoso in tutti gli scenari di prezzo del gas, il PAB il più economico. Il modello di due mercati darebbe risultati intermedi e simili al SMP sono nel caso di bassi prezzi del gas. Le simulazioni forniscono indicazioni piuttosto chiare circa gli effetti sui prezzi, ma dovranno poi essere esaminati gli aspetti regolatori ed attuativi, anche alla luce del quadro normativo europeo. Se queste sono le ipotesi per il medio e lungo periodo, come affrontare l’emergenza oggi? Le misure messe finora in campo dall’Italia per fronteggiare il “caro bollette” sono state adeguate? Si sarebbe potuto fare qualcosa di diverso e di migliore? Una risposta potrebbe arrivare dalle misure adottate in Spagna. Althesys ha analizzato anche cosa sarebbe successo se l’Italia avesse introdotto il Tetto al prezzo del gas per la generazione elettrica del tipo “TOPE” di Spagna-Portogallo. Secondo le stime svolte dal team diretto da Marangoni, il tetto al prezzo del gas avrebbe permesso di risparmiare il 21%-23% del costo di approvvigionamento elettrico, cioè tra i 15,7 e i 17,5 miliardi di euro. L’applicazione di questa misura non sarebbe, tuttavia, così semplice, comportando, tra l’altro, la necessità di non favorire le esportazioni a spese dei consumatori italiani, oltre alla compatibilità con le normative europee sugli aiuti di Stato.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Bollette: Confcommercio, prorogare mercato tutelato per Pmi

Posted by fidest press agency su domenica, 6 novembre 2022

Confcommercio ritiene che le forti tensioni sui mercati energetici e la conseguente variabilità dei prezzi rendano indispensabile un differimento della data di rimozione della tutela di prezzo dell’energia elettrica per le microimprese prevista per la fine di quest’anno con il passaggio al mercato libero.“Parole sante! Il Governo deve rinviare, però, la fine del mercato tutelato per tutti, non solo per le microimprese, che incredibilmente e illegittimamente includono nella loro definizione i condomìni, per la luce delle parti comuni, discriminando le famiglie che abitano in un palazzo rispetto a chi vive in una villa. Va rinviato anche per i clienti domestici del gas, la cui tutela finisce a fine anno, e non solo fino al 1° luglio 2023, come saranno tecnicamente obbligati a fare dopo la segnalazione di Arera sui problemi legati all’attacco hacker, ma come minimo fino al 10 gennaio 2024, visto che con questi prezzi impazziti eliminare il tutelato sarebbe un crimine contro le famiglie” afferma Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori “Ricordiamo che, secondo gli ultimi dati Istat di ottobre, per l’Energia elettrica del mercato libero il prezzo è quadruplicato rispetto a ottobre 2021 con un pazzesco +329%, oltre tre volte e mezza la luce del tutelato, ferma a +91,5%. In un solo mese il gas del mercato libero è al 1° posto dei rialzi congiunturali con un astronomico +63,9% sul mese precedente a fronte di una variazione congiunturale nulla del gas del mercato tutelato, che, anzi, secondo i dati di ieri, che si applicano retroattivamente su ottobre, sono addirittura scesi del 12,9%, consentendo un risparmio per la famiglia tipo pari a 224 euro su base annua” conclude Vignola.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Codici: il mercato energia sta diventando un far west

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 ottobre 2022

Bene l’intervento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato su Iren, Iberdrola, E.ON e Dolomiti. Questo il commento dell’associazione Codici in merito ai provvedimenti cautelari emessi dall’Antitrust nei confronti delle quattro società per illegittime modifiche unilaterali al prezzo di fornitura di energia elettrica e gas naturale.“In passato – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – abbiamo denunciato più volte le lacune del mercato energia. Una giungla per i consumatori, costretti a farsi largo tra trappole e situazioni poco chiare. Adesso, però, si sta superando il limite. I nostri Sportelli ricevono quotidianamente segnalazioni da utenti che si ritrovano con bollette dai conti che non tornano e contratti improvvisamente e stranamente modificati, per non parlare di quelli nuovi attivati senza alcuna comunicazione. Tutto questo in una situazione generale già di per sé difficile e caotica a causa dei rincari. Per questo rivolgiamo un plauso all’Antitrust per gli interventi e le verifiche. Continueremo a sostenere il lavoro dell’Autorità per tutelare i consumatori”. Codici si rinnova, quindi, l’invito ai consumatori a segnalare eventuali irregolarità o situazioni sospette legate al contratto con il proprio fornitore di energia o alla bolletta. Numerosi i casi raccolti e su cui sono al lavoro gli Sportelli dell’associazione, come quello della Lombardia. “Siamo ovviamente soddisfatti dei provvedimenti adottati dall’Autorità – afferma Davide Zanon, Segretario di Codici Lombardia – e confidiamo che le compagnie adempiano a quanto stabilito, considerando il periodo di crisi energetica e le difficoltà che stanno attraversando tanti consumatori e molte imprese. Stiamo monitorando da vicino alcuni casi. L’invito è quello di agire per tempo sporgendo reclamo alla società. Nel caso in cui il reclamo dovesse essere rifiutato, siamo pronti a fornire assistenza ai consumatori, avviando la conciliazione. È uno strumento in forte crescita, come si evince dagli ultimi dati raccolti da Arera”. L’associazione Codici ha attivato un servizio speciale di assistenza ai consumatori per fornire chiarimenti e supporto in caso di problemi con il contratto o con la bolletta. È possibile fare una segnalazione telefonando al numero 06.55.71.996

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Volume “Il mercato sociale della cannabis. Edonisti, libertari e liberisti”

Posted by fidest press agency su domenica, 30 ottobre 2022

Di Raimondo Maria Pavarin, Clueb 2022. Bologna. Venerdì 4 Novembre 2022 – ore 16.00-18.00 – Aula2 Dipartimento di Scienze dell’Educazione “G. M. Bertin” – Università di Bologna – Via del Guasto, 3. Interverranno: Raimondo Maria Pavarin. Roberta Biolcati – Università di Bologna; Caterina Pozzi – Vice presidente Opengroup; Padre Giovanni Mengoli – Presidente CEIS Bologna; Modera: Andrea Sangermano – Giornalista Agenzia DIRE

Posted in Recensioni/Reviews | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Rendimenti più stabili nell’obbligazionario e attesa sul mercato azionario

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 ottobre 2022

A cura di Fabrizio Santin, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management. Assistiamo a un’evoluzione molto negativa sui mercati finanziari: a settembre, gli indici azionari USA hanno chiuso in correzione di quasi 10%, portando le perdite da inizio anno, in media, tra il 20 e il 25%. Non va meglio sul mercato del reddito fisso, dove i rendimenti sul bund tedesco si attestano sopra il 2%, il BTP decennale vicino al 5% e i Treasury a 10 anni quasi al 4%. Da inizio anno, gli indici obbligazionari registrano anch’essi perdite, spesso oltre il 15%. Le strategie risk parity – che danno lo stesso peso ai fattori di rischio azionari e obbligazionari – registrano i peggiori ritorni annuali osservati nell’arco degli ultimi 100 anni, ad eccezione di un paio di circostanze negli anni 30’ e 70’. L’ultimo crash sui bond a settembre ha coinvolto soprattutto la parte lunga della curva e ha avuto epicentro in Gran Bretagna, dove ci sono state fortissime vendite da parte dei fondi pensioni per far fronte ai “margin call”. La Bank Of England, infatti, è stata costretta ad intervenire per mantenere la stabilità finanziaria e il governo ha fatto parziale retromarcia rispetto al piano fiscale annunciato a metà settembre, rinunciando al taglio delle tasse per i più ricchi. L’evoluzione in ambito macro, invece, registra una continua solidità del mercato del lavoro USA, testimoniata dai dati di inizio ottobre con nuovi impieghi tra i 250,000 e i 300,000 posti di lavoro creati e crescita media dei salari intorno al 5%. In questa fase, però, la reazione dei mercati è contraria: dati forti inducono a pensare che la Fed prosegua ancora più speditamente con l’inasprimento monetario rispetto a quanto fatto fino ad ora. La FED ha ribadito che proseguirà la politica di rialzi fino a che l’inflazione non tornerà stabilmente verso il target del 2%. I dati sull’inflazione continueranno pertanto a essere cruciali per il mercato. Negli USA, la componente energia sta rientrando dopo la correzione dei prezzi del petrolio. Trend simili si assistono anche sulla componente beni, dove i “colli di bottiglia” nei processi di produzione stanno migliorando. Permangono, tuttavia, i problemi relativi alla componente dei servizi dove i salari e l’inflazione causata dagli affitti delle case rimangono ancora elevati. Nei prossimi mesi – o al massimo nel giro dei prossimi trimestri – la componente immobiliare sarà destinata a rientrare, considerati i tassi fissi sui mutui a 30 anni prossimi al 7%. La nostra lettura sull’inflazione è che ci troviamo nelle fasi finali di una tempesta perfetta sulle obbligazioni, anche perché i mercati monetari già proiettano tassi a breve sopra il 4,5% entro la fine del prossimo inverno. L’intera curva reale, depurata dalle aspettative di inflazione, è in territorio ampiamente positivo, con i bond decennali che hanno rendimenti reali sopra l’1,6%. Stiamo incrementando la duration sui nostri portafogli a partire dalla parte lunga: crediamo che la determinazione e la credibilità della Fed, testimoniata dal fatto che le aspettative di inflazione sono rimaste ancorate nonostante un’inflazione realizzata sopra l’8%, possano mantenere rendimenti più stabili sulla parte lunga. In Europa, è evidente il rischio geopolitico. Ci limitiamo a interventi su bond con scadenza intorno ai 5 anni. Il compito della BCE rimane complicato per via del conflitto tra obiettivo di inflazione e rischi sullo spread. Sul Btp pensiamo che l’area di intervento potrebbe essere attorno ai 300 punti base, anche alla luce dei rischi macroeconomici rappresentati dalla crisi energetica.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Il contesto favorisce le società ben posizionate sul mercato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 ottobre 2022

A cura di Zak Smerczak, Analista & Gestore Comgest Growth World. Il mercato continua ad essere volatile, in quanto valuta i rischi legati alla recessione, all’inflazione, al contesto geopolitico, agli strascichi della pandemia e ai lockdown localizzati (soprattutto in Cina). Negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Germania si sono registrati i rendimenti obbligazionari più alti da oltre un decennio a questa parte, con tassi di inflazione che si avvicinano alla doppia cifra. Finora le relazioni societarie sono state generalmente positive: l’ultimo trimestre ha visto gli utili dell’S&P 500 sorprendere positivamente salendo del 4%, con il 76% delle relazioni che hanno sorpreso in positivo e solo il 19% che hanno deluso. Anche a livello di portafoglio globale siamo stati più che soddisfatti degli utili riportati dalle società. Per il futuro confidiamo sulla resilienza degli utili delle nostre società (CAGR aggregato degli EPS a 5 anni del 12%), tutte caratterizzate da bilanci solidi (posizione di cassa netta aggregata), margini elevati, capacità di compensare l’inflazione con aumenti di prezzo e una sensibilità economica relativamente bassa. Le nostre società tendono ad essere amministrate da team di gestione disciplinati, ben allineati con gli azionisti e dotati di una solida governance. Abbiamo già assistito a una significativa compressione dei multipli (da 30X PE/NTM al 31 dicembre 2021 a 21X PE/NTM al 5 ottobre) nelle società in cui investiamo e riteniamo che la valutazione complessiva della strategia globale abbia un prezzo interessante per le prospettive di crescita a lungo termine. By http://www.verinieassociati.com

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »