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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

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CleverConnect si consolida in Italia e prosegue la sua espansione nel mercato europeo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 settembre 2020

Presente in Europa, CleverConnect accompagna in modo innovativo le aziende in ogni fase del loro recruiting, dal sourcing fino alla qualificazione e selezione di candidati. A livello mondiale, più di 2500 aziende hanno riposto la loro fiducia nei servizi di CleverConnect per rivoluzionare il proprio processo di recruiting e renderlo più semplice ed efficace, offrendo ai candidati un’ottima esperienza. Attualmente, il gruppo ha moltiplicato le sue attività e si è consolidato nel mercato globale europeo delle risorse umane: una realtà che ha già riscosso un grande successo in Italia con clienti del calibro di Volkswagen, Lavazza, Honda, Schindler, Champion e Fineco.La forza di CleverConnect risiede in tutti i successi conquistati e le sfide accettate dal 2016, quando Marko Vujasinovic, fondatore di Meteojob, Gonzague Lefebvre e Louis Coulon, co-fondatori di Visiotalent, decisero di unire le due aziende e lanciare il brand globale CleverConnect. Esso raggruppa tutte le tecnologie avanzate di recruiting del gruppo: video colloqui, IA (CV matching, scoring), Smart Career Website, employer branding, sourcing, ma anche know-how e consulenza che accompagnano le aziende nell’introduzione dei (loro) processi di selezione.
CleverConnect ha sviluppato un proprio algoritmo per poterlo replicare in ogni mercato del mondo, per rispondere con accurata precisione al bisogno e alla carenza di talenti di ogni paese ed azienda. Grazie alle sue tecnologie avanzate, CleverConnect aiuta le persone in cerca di impiego a trovare un lavoro e le aziende a selezionare in modo rapido ed efficace i profili più adatti a loro. La forza della tecnologia di IA del gruppo consente ai recruiter di essere ancora più efficienti grazie ad un’automatizzazione immediata e personalizzata del processo per trovare il candidato ideale e reclutarlo in base alle sue effettive competenze: le sue hard skills.L’IA della soluzione HRMatch di CleverConnect offre la possibilità di trovare in modo automatico delle competenze ideali che corrispondono perfettamente ad un impiego, anche se il titolo del post di offerta di lavoro non coincide pienamente con il titolo del candidato. L’IA permette al recruiter di trovare immediatamente il candidato ideale grazie all’intelligenza artificiale che automatizza il processo di recruiting.CleverConnect non dimentica il fattore umano, ma al contrario le soluzioni tecnologiche del gruppo, come i video colloqui con Visiotalent, prendono in considerazione le”soft skills” dei candidati. Uno stesso percorso non può essere adatto ad ogni candidato e ad ogni esigenza dei recruiter. I criteri non sono gli stessi se si recluta un agente commerciale o un programmatore. Alcune aziende invitano i candidati a proporsi con un video, poiché la loro personalità è il criterio più importante. Altre organizzazioni invece partono da uno scoring del CV, poiché prevalgono le competenze tecniche e l’esperienza.Durante gli ultimi 3 anni, il gruppo ha saputo consolidarsi in Italia, agevolando più di 40.000 colloqui video grazie alla sua soluzione di video colloqui Visiotalent.

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Antitrust: avvia istruttoria su servizi di cloud computing

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2020

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato sei istruttorie nei confronti di alcuni dei principali operatori a livello globale dei servizi di cloud computing.”Bene, si faccia subito chiarezza!” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“E’ evidente che il consumatore deve essere sempre libero di scegliere e di esprimere il suo consenso alla raccolta dei dati e non va indebitamente condizionato in alcun modo” prosegue Dona.”Inoltre, è un sacrosanto principio, ormai assodato, l’obbligo di dare all’utente, fin dal suo primo accesso, un’informazione chiara e completa, immediatamente accessibile, che dia evidente richiamo ad eventuali usi per fini commerciali dei dati forniti in fase di registrazione” conclude Dona.

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Commercio: vendite in forte calo, cresce l’e-commerce

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2020

Continua a crescere il mercato dell’e-commerce (+28,5%), mentre le vendite al dettaglio nei primi sette mesi del 2020 diminuiscono complessivamente dell’8,5%. Segno questo di come l’esperienza del lockdown abbia trasformato le abitudini dei cittadini.Molti hanno sperimentato nella fase 1, spesso per la prima volta, gli acquisti online, alcuni anche la spesa online. Questa modalità di vendita, una volta sdoganata, come avevamo già previsto continuerà ad essere sfruttata dai cittadini: per questo è necessario accelerare la discussione e l’avvio di provvedimenti tesi a garantire maggiormente i diritti degli acquirenti online, soprattutto sul piano della sicurezza dei prodotti.Ma non è questo l’unico dato che emerge dalle pubblicazioni odierne dell’Istat. Secondo le rilevazioni dell’Istituto di Statistica, infatti, a luglio le vendite sono diminuite del -2,2% sul mese precedente e del -7,2% sull’anno (dati in valore). Nonostante i saldi crolla il settore dell’abbigliamento: -27,9% sull’anno.Segnali che sicuramente vanno letti alla luce del periodo di lockdown che il Paese ha attraversato, ma che indicano anche la situazione di forte difficoltà che le famiglie stanno fronteggiando.Per questo è indispensabile che il Governo assuma scelte coraggiose e determinate per superare questa delicata fase storica. Nel dettaglio è fondamentale predisporre piani per lo sviluppo destinati a rilanciare l’economia e l’occupazione, sfruttando le risorse messe a disposizione dell’UE. In tale quadro non si può e non si deve lasciare indietro il MES: un’opportunità irripetibile per rimettere in sesto il sistema sanitario, con il duplice vantaggio di disporre di risorse adeguate per far fronte all’emergenza sanitaria ed al suo impatto sull’intero servizio sanitario nazionale, nonché per consentire all’Italia di convogliare le risorse necessarie sugli investimenti indispensabili per la ripresa economica.È importante tenere a mente che tutti i provvedimenti adottati e programmati in questa fase non dovranno essere unicamente di carattere emergenziale, ma si dovranno tradurre in misure strutturali capaci di restituire al Paese opportunità di crescita e sviluppo nel medio e lungo periodo.

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L’immobiliare? Un mercato emotivo in bolla da 50 anni

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2020

Nella sola New York i prezzi degli appartamenti sono scesi di un 30-50% non essendoci più domanda, precipuamente a causa di una dispersione verso aree extraurbane con ritmi di vita più umani, dove si può essere più vicini ai propri cari, alla natura ed ai suoi ritmi.In Italia, poi, la situazione è ancora più drammatica essendo quello immobiliare un mercato trainato da una perenne bolla emotiva da almeno 50 anni, con prezzi che non trovano alcuna giustificazione a livello economico.È così che —secondo gli analisti di Ener2Crowd.com, la prima piattaforma italiana di lending crowdfunding energetico— COVID-19 potrebbe dare all’immobiliare quel colpo di grazia che la crisi causata dallo stesso settore nel 2008 non è arrivata a dare.«Si sa: in Italia “investimento” uguale “mattone”. E —proprio perché “si sa” che nella nostra cultura non vi è alternativa— gli operatori del mercato hanno promosso una continua crescita dei prezzi, ingiustificata se non da alcune perverse dinamiche interne e dalla mancata volontà delle persone –i proprietari– di accettare una perdita economica o di rinunciare al mito della rendita sicura» evidenzia Giorgio Mottironi, cso e co-fondatore della piattaforma. Il GreenVestingForum (www.greenvestingforum.it), hub della finanza alternativa green promosso da Ener2Crowd.com, svela ora gli impietosi dati di un’analisi che vede gli italiani arrancare finanziariamente ed economicamente in un mercato, quello immobiliare, gonfiato da dinamiche emotive e pronto ad implodere dopo che la crisi sanitaria del Covid-19 ha prodotto un cambiamento sociale radicale la cui componente più importante è la fuga dalle città e dagli uffici.Lo scenario emerso preso in esame da Ener2Crowd.com si divide in due parti.
Una prima parte che vede gli Italiani giovani sempre più distanti dalla possibilità di acquistare un appartamento, per motivi legati al mercato del lavoro ed alle basse ed incostanti retribuzioni. E —quando ci riescono— sono costretti ad indebitarsi per un’intera vita: circa il doppio del tempo che ci avrebbero impiegato le generazioni precedenti.Ed una seconda parte che vede crollare il mito della rendita sicura, svelando come il mattone sia in realtà un settore dove gli affari si riescono a fare solo con grandi disponibilità ed impegno di capitali, mentre farlo indebitandosi è molto rischioso avendo un conseguente implicito basso profilo di rendimento e comportando rischi di gestione (costi ed insolvenze) e sistemici (tassazione e collasso del mercato).
Iniziando ad esaminare il primo scenario, Ener2Crowd.com ha recuperato serie storiche che includono lo stipendio di un lavoratore italiano dal 1960 ad oggi, il costo di beni di consumo di prima necessità quali pane e latte, ed il costo degli appartamenti al metro quadrato in una grande città.Ebbene: nel 1962 un operaio della FIAT con uno stipendio di 50.000 lire al mese, poteva permettersi di acquistare un appartamento in un quartiere residenziale limitrofo al cento storico, impegnando solo il 50% della propria retribuzione, in 21 anni.Nel 1972 lo stesso operaio ne impiega 19 per acquistare un appartamento di analoghe dimensioni in una zona leggermente più periferica.Nel 2011, giunti ormai ai massimi dei prezzi del mercato immobiliare in Italia —nonostante la crisi globale scatenata dai mutui sub-prime—, un Italiano lavoratore, a cui la statistica assegna euro 1.600 netti mensili su 12 mensilità, impiega 54 anni ad acquistare quello stesso appartamento. E nel 2020, ai giorni nostri, un giovane con la stessa retribuzione impiegherebbe 41 anni.
Come sosteneva l’economista e diplomatico canadese John Kenneth Galbraith, “la preferenza va sempre a ciò che fa comodo pensare o ad un segreto ed inconfessabile tornaconto”, ma i fattori contingenti devono necessariamente motivare un cambiamento sia del concetto di convenienza che di comodità nelle persone, e la green economy, unita alla possibilità di diventarne protagonisti attivi e ben remunerati, è la nuova dimensione in cui si potranno trovare tante risposte alle incertezze con cui oggi gli italiani devono misurarsi. (AJ-Com.Net).

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Il mercato taroccato: I falsi

Posted by fidest press agency su domenica, 9 agosto 2020

Esiste una produzione industriale mondiale fondata sui “falsi” e i guadagni che ne ricavano sono enormi perché si rivolge a un settore dove i potenziali acquirenti hanno una minore disponibilità di risorse e tendono al risparmio ma al tempo stesso non vogliono rinunciare a taluni beni.
In una trasmissione televisiva è stato fatto un esempio illuminante. Sono state mostrate due penne stilografiche di valore.
L’originale costa 50 euro e la falsa 40 (ma imitata alla perfezione). La prima per produrla occorrono 35 euro mentre per la seconda cinque. L’acquirente per risparmiare dieci euro permette alla filiera dal fabbricante al commerciante di guadagnare 35 euro contro i quindici dell’originale. E’ solo un esempio ma che potremmo fare con i tantissimi prodotti, falsi e originali, che hanno invaso i nostri mercati e ci riferiamo non solo all’Italia ma un po’ ovunque nel mondo. E’ un giro d’affari che ora adotta una tecnica di vendita più raffinata e lucrosa.
Prima si riconoscevano i “falsi” dal prezzo. La differenza era enorme. Ora è stato corretto il tiro. Se riprendiamo l’esempio precedente sappiamo che lo stesso prodotto (la penna stilografica) era venduta al mercato del falso intorno alle 10 euro. Il basso prezzo aveva insospettivo molti acquirenti e da qui lo stratagemma di far apparire il falso come un originale “scontato”. E se i guadagni aumentano, il giro d’affari diventa più allettante e la corruzione dilaga.
Per porvi riparo occorrono più controlli e più consapevolezza per i consumatori che se si può risparmiare con un falso con qualche fronzolo il danno maggiore proviene da quei beni che possono incidere sulla salute e sul nostro benessere: pensiamo ai medicinali, ai prodotti di bellezza, ai giocattoli, agli alimenti. Non solo. Il falso finisce con il danneggiare la nostra economia. Penso al mercato degli occhiali da sole. L’Italia deteneva un primato che oggi è venuto meno e centinaia di piccoli ma efficienti laboratori sono stati costretti alla chiusura. Lo stesso dicasi per l’industria calzaturiera e non sono le sole a soffrirne, lo è anche l’agricoltura nel suo complesso e l’artigianato. D’altra parte non posso pensare che da solo il consumatore possa salvaguardarsi se non interviene, da una parte, il legislatore con norme più severe e, dall’altra, un sistema di controlli più potenziato in uomini e tecnologie. D’altra parte il lassismo di questi ultimi anni ha provocato un danno diretto, con la chiusura delle nostre imprese, e riflesso (compreso il danno salute) di svariati miliardi di euro e questa emorragia deve essere assolutamente fermata. E questo risvolto negativo è diventato un vero e proprio buco nero ora che siamo nel pieno di una crisi pandemica e dove i problemi occupazionali e la salute delle imprese sono un valore che non si può disperdere. Non si deve. (Riccardo Alfonso)

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Mercato immobiliare: Calano i prezzi degli alloggi

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 agosto 2020

HousingAnywhere, la piattaforma internazionale di alloggi per studenti e giovani professionisti più grande al mondo, rilascia l’International Rent Index per il secondo trimestre del 2020, e mostra come l’aumento dei prezzi finora in costante crescita, abbia subito una brusca battuta di arresto in tutta Europa e, soprattutto, in Italia.In Italia, Firenze è la città che sembra risentire maggiormente della crisi e mostra il maggior calo dei prezzi degli affitti rispetto al trimestre precedente. Le stanze singole sono scese del -9,6%, i monolocali del -6,1% e i bilocali hanno registrato il -6,9%. Rispetto allo stesso trimestre dell’anno 2019, sempre nel capoluogo toscano, i prezzi degli affitti dei bilocali hanno subito un calo del -4,6%.Anche Milano ha assistito a un calo dei canoni d’affitto importante. Il capoluogo meneghino registra un calo del -9,1% per le stanze singole, -5,5% per i monolocali e una diminuzione dei prezzi di affitto per i bilocali del -7,8%. Se confrontati al Q1 20219, gli affitti dei bilocali sono scesi del -4,6%. Torino segue lo stesso trend. I bilocali hanno mostrato un calo trimestrale del -7,8%, aggirandosi su un prezzo medio di 812 euro al mese, con un calo del -5,9% rispetto all’anno scorso.In questi ultimi mesi è cambiata infine anche la domanda degli affitti, che è sempre più dinamica e frammentata e riflette nuove esigenze e nuove richieste nate durante il lockdown. Tra le ragioni, c’è sicuramente il fatto che molte persone dovranno trascorrere più tempo in casa per via dello smart working, pratica che diventerà sempre più diffusa e in grado di giocare un ruolo importante sul futuro del mercato immobiliare.”Lavorare da casa stravolgerà il mercato immobiliare, insieme alla domanda di nuove soluzioni abitative che meglio si adattano alle nuove abitudini di vita. Molto probabilmente assisteremo a una redistribuzione territoriale della domanda di immobili e, di conseguenza, a una possibile riduzione dei canoni d’affitto nelle grandi città, a favore delle province. Se non ci sarà più la necessità di recarsi in ufficio in città come Milano, Torino o Roma, almeno con regolarità, si apriranno scenari interessanti per le zone e i quartieri meno centrali. Inoltre, anche la domanda subirebbe un cambiamento qualitativo. Rimanendo a casa per molte più ore, si sentirebbe il bisogno di ambienti più accoglienti, più spaziosi, e forse anche di una stanza in più da adibire ad ufficio” ha dichiarato Djordy Seelmann, CEO di HousingAnywhere.

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Il mercato del libro in Italia in ripresa

Posted by fidest press agency su domenica, 2 agosto 2020

Il mercato editoriale italiano in ripresa dopo i mesi di chiusura delle librerie per l’emergenza Covid-19: all’11 luglio la perdita di fatturato anno su anno si riduce al -11%, praticamente dimezzata rispetto al -20% del 18 aprile. Lo rileva una ricerca dell’Ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori (AIE) sulla base di dati Nielsen e IE – Informazioni Editoriali che svela, inoltre, una parziale risalita negli ultimi mesi delle quote di mercato delle librerie e della grande distribuzione rispetto agli store online.
In una precedente ricerca a cura del Centro per il Libro e la Lettura e AIE sui consumi culturali durante il lockdown, pur in un quadro in cui la lettura di libri cedeva il passo rispetto alla necessità di informazioni, al lavoro e alla didattica a distanza e ad un aumento dei consumi televisivi, era emerso che gli italiani che prevedevano di leggere più libri nella seconda parte del 2020 di quanto non avessero fatto nei mesi di chiusura, erano 5 punti percentuali in più di quelli che pensavano di ridurre il tempo dedicato a leggere. Al contrario, i “pessimisti” prevalevano sugli “ottimisti” nelle prospettive di andare a teatro (-39 punti), ad ascoltare concerti (-36), al cinema (-28) e a visitare musei e mostre (-27).Quanto vale il mercato. Il mercato del libro nei canali trade (librerie, store digitali, grande distribuzione) vale, all’11 luglio, 533 milioni di euro, in calo dell’11% rispetto ai 600 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente. Al 18 aprile, la perdita cumulata dell’anno era ben più superiore e pari al 20%. Ciò è dovuto al fatto che, da metà giugno, gli italiani sono tornati a comprare in librerie e grande distribuzione quanto nell’anno precedente, mentre gli acquisti online sono aumentati rispetto al 2019, consentendo così un primo recupero delle quote perse nei mesi precedenti.Pur fornendo un dato parziale, le librerie e gli store online che fanno parte del circuito Arianna, che non comprende Amazon (fonte: ibuk.it, IE-Informazioni Editoriali), dopo aver registrato un picco negativo del -70% nelle vendite settimanali tra marzo e aprile, dalla metà di giugno sono tornate a vendere all’incirca quanto l’anno precedente, con una punta del +2,5% nella settimana che si è chiusa il 19 luglio. Sommando Amazon, di cui però non disponiamo di dati puntuali settimana per settimana, il risultato dell’ultimo mese sarebbe nettamente positivo.I canali di vendita. All’11 luglio le vendite nei canali fisici (librerie e grande distribuzione) recuperano quote di mercato rispetto al 18 aprile, passando dal 52% al 56%, mentre gli store online passano dal 48% al 44%. Nello stesso periodo dell’anno precedente, i canali fisici erano al 70% e gli store online al 30%: i prossimi mesi ci diranno se il recupero di librerie e grande distribuzione continuerà o se i mesi di chiusura hanno accelerato un processo di rafforzamento dei canali online che era già in corso negli anni precedenti.

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Recovery Fund: quali prospettive per il mercato azionario?

Posted by fidest press agency su sabato, 1 agosto 2020

A cura di Antonio Amendola, co-gestore di Italia ed Europa AcomeA SGR. I leader europei hanno finalmente raggiunto uno storico accorso sul tanto atteso “Recovery Fund”: 390 miliardi sotto forma di trasferimenti e 360 miliardi sotto forma di prestiti, con l’Italia primo beneficiario netto. Ma cosa vuol dire tutto questo e come si può riflettere nella scelta dei titoli? Il primo punto da toccare, a discapito di quello che notano in molti, non è l’ammontare del piano bensì il “precedente” che si è venuto a creare con questo accordo, il che costituisce un nuovo strumento nelle mani dei Governi per fronteggiare crisi future.
Partiamo dalle performance dei principali indici europei da inizio anno. Come possiamo vedere, solo l’indice tedesco si avvia verso la parità da inizio anno, con l’Italia in linea con la Francia, e la Spagna ancora oltre il -20%. Le performance ci fanno quindi capire che il mercato ancora è scettico circa il recupero dei livelli pre-Covid per la periferia, nonostante sia vista come la maggior beneficiaria degli investimenti Europei.Guardiamo in dettaglio il mercato italiano, e vediamo come si sono comportati da inizio anno i tre indici principali: Ftse Mib, Ftse Mid Cap e Ftse Small Cap. Come possiamo vedere, contrariamente alle performance storiche, il Ftse Mib sovraperforma rispetto agli indici delle società di media e piccola capitalizzazione. La motivazione principale è da ricercarsi in una dinamica di flussi: gli investitori (specie esteri) seppur positivi sull’Italia non sono ancora così convinti da spingersi a comprare titoli più piccoli e legati al ciclo. Al contrario, invece noi crediamo sia questo il momento di iniziare a posizionarsi su quelle storie che beneficeranno dei macro temi come investimento infrastrutturale, digitalizzazione e green economy. Passando alle valutazioni, in una fase come quella attuale può essere fuorviante affidarsi alle classiche metriche di valutazione perché c’è troppa variabilità nelle stime. Tuttavia, una buona bussola può essere il rapporto prezzo/valore contabile dei mezzi propri (P/BV).Per più di un decennio le banche centrali hanno giocato il ruolo di protagoniste indiscusse della scena economica, ma oggi siamo dinanzi a un cambio di paradigma in cui le politiche fiscali saranno sempre più importanti. L’Italia è chiamata a fare la sua parte e può dare una svolta importante al suo sentiero di crescita grazie al canale degli investimenti. Questo nuovo corso di politica economica potrebbe, a nostro avviso, avvantaggiare il tessuto produttivo delle realtà medio piccole che tutto il mondo ci invidia.Il posizionamento nei nostri portafogli rimane orientato verso aziende che mostrano tutte le carte in regola per beneficiare degli investimenti infrastrutturali e della crescita della green economy. L’identikit ideale è da ricercare nelle società medio piccole, che sono rimaste per troppo tempo lontane dai radar del mercato. Come dimostrato in basso, i multipli presenti nei nostri fondi riflettono questo posizionamento.

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THUN Spa annuncia la costituzione del Gruppo strategico e si apre al mercato M&A

Posted by fidest press agency su martedì, 28 luglio 2020

THUN SPA, azienda leader di mercato dei prodotti ceramici e del regalo di qualità, dopo aver chiuso il 2019 con un fatturato di 124,6 milioni di euro, evidenziando una crescita double digit verso l’esercizio precedente, annuncia oggi la costituzione del gruppo strategico, che guiderà il futuro sviluppo delle società operative di proprietà della famiglia Thun.La costituzione del gruppo strategico, oltre a favorire la crescita organica e migliorare la profittabilità delle aziende coinvolte, offrirà infatti visione, valore e una piattaforma integrata omnicanale, capace di incubare progetti, linee distributive e nuove realtà, unendo al solido know how ed esperienza nel retail multi-brand, soluzioni digitali per la distribuzione e servizi di logistica avanzata, con l’intento di:
1 – accelerare lo sviluppo internazionale del Gruppo attraverso nuove partnership.
2 – beneficiare di nuove competenze e sinergie tra le società
3 – rafforzare l’infrastruttura logistica e digitale a supporto del business interno e verso terzi
“L’operazione, che vede la famiglia Thun detentrice del 100% delle quote del Gruppo si inserisce nell’ambito del piano industriale 2019-2024 che prevede un significativo percorso di internazionalizzazione e sviluppo omnicanale” – ha spiegato Francesco Pandolfi, CEO di THUN SPA che, a partire da oggi assume anche l’incarico di guidare il nuovo sviluppo strategico del Gruppo. “L’obiettivo del nuovo assetto è affermare una chiara governance e una solida struttura omnicanale di corporate che metta a disposizione delle diverse unità organizzative – Gift & Home Decor, Digital Innovation, Logistics Platform, focalizzate nelle proprie aree di business – strategie, risorse e le migliori competenze per lo sviluppo delle attività a livello globale.” – aggiunge Pandolfi. “Non si escludono in futuro valutazioni di nuove opportunità di distribuzione e l’acquisizione di altri Brand coerenti con gli obiettivi strategici del Gruppo.” – conclude Pandolfi.
L’iniziativa coincide con la finalizzazione dell’acquisizione da parte di THUN Spa, del 100% del capitale di Connecthub, primo Full Enabler Omnichannel Digitale e Logistico italiano, che supporta le aziende nel processo di innovazione digitale e che rivestirà un ruolo fondamentale nel rafforzamento della strategia omnicanale del Gruppo.

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Il mercato dell’efficienza energetica industriale in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 luglio 2020

Ammontano a circa 2,6 miliardi di euro nel 2019, appena un +1,9% rispetto al 2018, gli investimenti in efficienza energetica nel comparto industriale, oltre il 90% dei quali relativi a tecnologie hardware, mentre solo il 7,5% riguarda software per il controllo e monitoraggio delle prestazioni dei cicli produttivi. Tuttavia, è in questa fascia minoritaria che si concentra la maggiore crescita: +34% sul 2018, pari a 200 milioni di euro, a testimonianza di come siano sempre più importanti la gestione di dati e la diagnosi energetica, divenuta obbligo di legge.
Rispetto al 2018, si registra una crescita significativa degli interventi sul processo produttivo (+18%), trend ormai consolidato nell’ultimo triennio che li fa salire al primo posto, e dei sistemi di aria compressa, che registrano un volume di affari di 170 milioni di euro (16%); seguono i sistemi HVAC e refrigerazione (+6%), stabili gli investimenti in relamping (illuminazione) e inverter e addirittura in calo (-5%) quelli in motori elettrici, cogenerazione (-13% sul 2018, a sua volta in diminuzione del 24%, a testimonianza di un segmento in sofferenza dall’entrata in vigore del Decreto Energivori) e sistemi di combustione (-19%). In sintesi, le tecnologie con un maggior grado di maturità vengono installate per sostituzione e mostrano una contrazione degli investimenti, mentre quelle con un minor grado di maturità, in particolare gli interventi di processo, che servono a ridurre in maniera significativa i consumi si rivelano in crescita o stabili.
Dei 196 milioni di euro investiti in tecnologie software per l’efficientamento energetico, circa 90 milioni (46%) hanno riguardato il monitoraggio energetico. A seguire, la sensoristica di base (20%), i sistemi SCADA (12%) e di cloud computing (10%). In questo scenario non tra i più rosei si è innestata l’epidemia da Covid19, che ha causato una riduzione degli investimenti nel 2020 (nella migliore delle ipotesi) di oltre il 25%, con un impatto del 20% sul fatturato degli operatori.
Nell’auspicata ipotesi di una ripresa nel 2021, sono stati disegnati due scenari previsionali: uno tendenziale, che immagina una crescita degli investimenti forte (rebound effect) ma inferiore alla contrazione del 2020, nonché limitata all’anno (successivamente sarebbe molto contenuta); e un altro full recovery, con aumento sostenuto degli investimenti anche negli anni successivi e in grado di colmare la flessione del 2020. Come si vede dal grafico, però, solo dal 2023 nello scenario full recovery e ben oltre il 2025 in quello tendenziale si ritornerà su valori di investimento vicini a quelli del 2020.
E’ evidente che un intervento normativo di rilancio del comparto sia quanto mai auspicabile, ma il quadro non è favorevole, in particolare con riferimento ai Certificati Bianchi. I risparmi conseguiti da nuovi progetti sono in continuo calo dal 2016 (0,06 Mtep nel 2019, circa un quarto del valore previsto nel 2021), anche per la riduzione costante dei TEE riconosciuti (2.906.000 nel 2019, 927.000 in meno sul 2018, pari al 24%, e tuttavia meglio del -34% dell’anno precedente). In pratica, in soli 2 anni il numero di TEE riconosciuti si è praticamente dimezzato, portando a uno squilibrio sul mercato e a crescenti difficoltà nell’adempimento degli obblighi previsti dalla normativa. Una possibile causa della progressiva riduzione del numero di Titoli di Efficienza Energetica riguarda l’esito dei procedimenti riconosciuti dal GSE. Infatti, nel 2019 il 97% degli oltre 5.000 procedimenti i è concluso con negativamente, percentuale ben più alta che per altri incentivi.

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Continua a crescere il mercato dell’e-commerce anche dopo il lockdown

Posted by fidest press agency su sabato, 11 luglio 2020

I dati sul trimestre marzo-maggio 2020 risentono ancora del periodo di chiusura: “le vendite al dettaglio registrano un calo del 20,6% in valore e del 21,8% in volume rispetto al trimestre precedente. Diminuiscono le vendite dei beni non alimentari (-37,4% in valore e -37,8% in volume), mentre le vendite dei beni alimentari mostrano variazioni positive (rispettivamente +1,5% in valore e +0,4% in volume).” – riporta l’Istituto di Statistica.Segnali che vanno letti alla luce del periodo di lockdown che il Paese pian piano sta superando, che non potrà che lasciare pesanti strascichi in termini economici, determinando anche un profondo cambiamento delle abitudini di consumo dei cittadini.Molti in questi mesi a casa hanno sperimentato, spesso per la prima volta, gli acquisti online, alcuni anche la spesa online. Il grado di soddisfazione è elevato, ma influisce su tale dato la percezione di sicurezza che i cittadini hanno fortemente apprezzato potendo effettuare acquisti senza fare lunghe ore di fila esposti al virus.Questa modalità di vendita, ormai sdoganata, continuerà ad essere sfruttata dai cittadini: per questo è necessario accelerare la discussione e l’avvio di provvedimenti tesi a garantire maggiormente i diritti degli acquirenti online, soprattutto sul piano della sicurezza dei prodotti.In merito ai risvolti economici dei dati odierni, inoltre, è indispensabile che il Governo disponga misure di sostegno alla domanda interna, partendo dall’immediata erogazione bonus e agevolazioni a tutti coloro che da mesi li attendono. Provvedimenti che non dovranno essere unicamente di carattere emergenziale, ma si dovranno tradurre in misure strutturali capaci di restituire al Paese opportunità di crescita e sviluppo, mai urgenti come ora.In tal senso è ora di mettere un punto a ogni dubbio sul Mes: ottenere i fondi europei per la sanità consentirebbe all’Italia di convogliare le risorse necessarie, anche di provenienza europea, sugli investimenti indispensabili per la ripresa. Ci pare del tutto pretestuosa e sterile la polemica sul nome del provvedimento, ci auguriamo che le parole odierne del commissario all’economia Paolo Gentiloni, che garantisce l’eliminazione delle condizionalità macroeconomiche insite nel meccanismo del Mes, possano finalmente far capire a tutti la verità su tale misura.

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‘Pavilion Italia’: per lanciare le imprese italiane sul mercato cinese

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 giugno 2020

Un’unica vetrina virtuale, posta a finestra privilegiata da cui le aziende virtuose del Belpaese si potranno affacciare sul mercato cinese. Non a caso è Pavilion Italia il nome scelto per il progetto nato dall’accordo tra ICE- Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane e Tencent, colosso internazionale e sviluppatore della piattaforma WeChat. È proprio attraverso questa piattaforma che brand e imprese italiane potranno presentarsi e dialogare con un’audience digitale che ha da tempo superato il miliardo di utenti attivi al mese.A fare da cicerone per il pubblico e i consumatori cinesi, nel maxi-padiglione che ospiterà 300 aziende del Paese, sarà Digital Retex, azienda del Gruppo Retex che supporta i più importanti brand europei nella definizione e abilitazione delle strategie di ingresso, crescita e comunicazione nel mercato cinese. Come primo Trusted Partner di Tencent in Europa e Italia, al team di Digital Retex il compito di occuparsi della gestione e del profilo ufficiale di Pavilion Italia su WeChat, che sarà rinnovato nei contenuti e nell’immagine e ospiterà le aziende che faranno parte del marketplace digitale. Per ognuna di queste imprese sarà creato un percorso di mediazione culturale e storytelling finalizzato non solo a coordinare vendita prodotti, adv e customer care, ma anche a veicolare identità e valori in maniera coerente e appetibile per il pubblico cinese. All’interno di Pavilion Italia i brand potranno usufruire di una vetrina completamente dedicata all’interno di un marketplace integrato e collegato all’account di WeChat, dove promuovere il brand e vendere i propri prodotti.
A proposito di linguaggio digitale, la strategia di Agenzia ICE prevede la realizzazione di campagne di comunicazione ad hoc e la creazione di contenuti coinvolgentipersonalizzati e localizzati per il pubblico cinese, nel rispetto di cultura e costumi. Le aziende che aderiranno a Pavilion Italia avranno l’opportunità di creare la propria vetrina virtuale nello spazio digitale offerto da WeChat sfruttando specifiche analisi di target per raggiungere online il consumatore. Il tutto seguito da Digital Retex coi suoi team in Italia ed in Cina.ICE e Tencent valuteranno le candidature per ospitare in Pavilion Italia fino a 300 operatori che rappresentano alcuni settori del Made in Italy: dall’agroalimentare alle produzioni enologiche, dal fashion al design, dalla gioielleria alla pelletteria. Per fare parte del marketplace sarà necessario rispondere ai criteri contenuti nella call di Pavilion Italia, tutti indicati sul sito ufficiale del progetto.

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Credito investment grade: gli spread creditizi sono veramente a buon mercato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 giugno 2020

A cura di Christopher Hult, Gestore di portafoglio, reddito fisso di Columbia Threadneedle Investments. Il periodo compreso tra metà febbraio e fine marzo è stato teatro di alcune tra le peggiori performance per i mercati degli attivi rischiosi in generale e per il segmento delle obbligazioni investment grade (IG) in particolare. Questa situazione, che è una conseguenza della crisi della Covid-19, si è caratterizzata per la velocità e l’entità dell’ampliamento degli spread.Nello specifico, gli spread delle obbligazioni IG globali rispetto ai titoli di Stato sono passati da 100 a 340 pb, nella correzione dei titoli IG più repentina della storia. Si tratta altresì degli spread più elevati dalla crisi finanziaria globale del 2008, quando arrivarono a sfiorare i 500 pb.A marzo è stato registrato un extra-rendimento del -9%, peggio del -6% e -5% osservati a settembre e ottobre 2008, nel pieno della crisi finanziaria globale. A un livello di 340 pb, gli spread IG globali si situavano a quasi tre deviazioni standard dalla media di lungo periodo di 130 pb. Ad aprile gli spread hanno ceduto parte di tale ampliamento e al momento si attestano a 1,2 deviazioni standard dalla media di lungo periodo.
L’ampliamento degli spread ha fatto sorgere una serie di domande: i mercati del credito sono abbastanza sottovalutati da giustificare un aumento del rischio nei portafogli? Se così fosse, in quale misura dovremmo utilizzare il nostro budget di rischio? Ci troviamo quindi di fronte a un’occasione ghiotta, di quelle che capitano una volta in un decennio, per incrementare il rischio?
Tenuto conto del nostro approccio fondamentale bottom-up, la risposta non può prescindere da una valutazione dei fondamentali societari, indispensabile per stabilire se le valutazioni compensano o meno i rischi. Non vi è dubbio che i mercati siano diventati molto più convenienti, ma è altrettanto incontrovertibile che ci troviamo di fronte a una situazione senza precedenti in cui interi settori sono fermi e intere popolazioni sono in quarantena, con un enorme impatto sulla disoccupazione. Ad esempio, i dati sull’occupazione nel settore non agricolo pubblicati la scorsa settimana indicano che quasi tutti i posti di lavoro creati negli Stati Uniti dal 2009 sono andati persi, con circa 21 milioni di licenziamenti nell’arco di un paio di mesi.
All’inizio del 2020 la nostra valutazione sul ciclo del credito era “prudente”, alla luce della crescente enfasi sui rendimenti per gli azionisti, dell’indebitamento elevato, dell’inasprimento delle condizioni finanziarie (benché l’Europa rappresentasse un’eccezione per via del quantitative easing della BCE), nonché delle valutazioni appena prossime, se non inferiori, alla media di lungo periodo.Oggi le cose sono molto diverse. Le banche centrali e i governi hanno messo da parte le regole canoniche e hanno varato programmi rivoluzionari per evitare le insolvenze. Gli strumenti messi in campo dagli istituti centrali stanno garantendo liquidità quasi illimitata al sistema finanziario, mentre per le aziende e le famiglie sono state introdotte misure di stimolo fiscale senza precedenti per scongiurare il collasso economico e consentire all’economia di riemergere dallo shock pandemico. Alla luce di questi sviluppi significativi, abbiamo elevato a “favorevole” il nostro giudizio sulla congiuntura economica.

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Quei folli che aumentano i prezzi di tutto. Le classiche leggi del mercato oggi sono diverse

Posted by fidest press agency su sabato, 6 giugno 2020

Il prezzo della tazzina di caffè al bar è in genere un riferimento molto utilizzato per vedere come vanno i prezzi. Niente di stratosferico, visto che, rispetto al mercato circostante, sono già diversi anni che è ben al di sotto dei livelli medi, e i furbacchioni di ogni tipo ci marciano per urlare quando aumenta di qualche centesimo o elogiarlo per dire che è tutto sotto controllo.Al di là della tazzina si registrano un po’ dovunque rialzi dei prezzi. Per l’ufficialità non contano i presunti osservatori privati (ognuno tira dalla propria parte), ma solo quelli ufficiali dell’Istat, dell’Ismea, etc.. Diamoci quindi tempo.
Comunque la percezione diffusa, anche a partire dal carrello della spesa, è che tutto è aumentato. Ora che siamo in una nuova fase meno restrittiva della nostra mobilità, dove molti hanno ripreso a consumare nei luoghi della socialità ludica e necessaria, l’evidenza di questi aumenti è più percettibile. C’é da dire, per i negozi al dettaglio, che alcuni fieramente hanno mantenuto i livelli pre-confino totale, e di questo i consumatori gliene danno atto confermando le proprie scelte. Ma, per l’appunto, sono solo alcuni.
Per capire l’impatto generale di questi aumento, occorre ancora aspettare, soprattutto per i risvolti che ci saranno su mercati tipo quello immobiliare, che ora sembra ancora apparentemente sul bordo del baratro.
Nel dettaglio, considerando anche i prodotti turistici che timidamente si riaffacciano su un mercato incerto (che si fa finta sia misterioso per nascondere il dramma), la tendenza è l’aumento.Ed è proprio qui che emerge l’ottusità, tipica del bottegaio.
La situazione di riavvio presuppone una nuova conquista del mercato da parte dei consumatori. Come si conquistano questi ultimi? Qualità, servizio e prezzo.Per la qualità, già nicchia prima della pandemia, oggi lo è ancora di più. Qualità significa spendere di più, per vari motivi non ultimo la moda. Il consumatore medio (a parte un limitato numero che in confino serrato da pandemia era garantito per vari motivi) oggi ha meno soldi, e il suo desiderio di essere tale fuori delle mura domestiche lo ha reso molto più attento ed oculato di prima.Per il servizio, mediamente i dettaglianti oggi sono anche più gentili di prima e, al momento, tendono a curare di più il consumatore.Per il prezzo… scatta la nota dolente. Motivazione media del bottegaio: “sono stato chiuso per mesi a incasso zero e con le spese fisse che erano sempre tali, oggi i miei costi – sanificazione, etc – sono mediamente più alti anche perché c’è molta difficoltà a fruire delle agevolazioni dello Stato”, quindi i prezzi aumentano.
Il bottegaio mediamente ragiona come la massaia dei romanzi di Charles Dickens: vita al quotidiano, mai oltre il proprio naso, conti a fine settimana, prospettive predatorie in attesa di vendere l’attività ad un altro bottegaio e ritirarsi in campagna.
Risultato: ognuno in lotta contro l’altro. La pandemia, nonostante le smielate e gli inviti del premier Giuseppe Conte alle banche perché fossero buone, non ha insegnato nulla. Lotta al coltello fino all’ultimo sangue.
E qui il bottegaio sbaglia, ché il mercato pandemico non è come quello di prima. La solidarietà economica non è roba da chierici e illusi, ma prospettiva di vita. Il consumatore va riabituato ad esser tale, ma se il bottegaio lo spolpa, visto che il nostro consumatore si è abituato a consumare meno ed ha anche meno soldi, invece di farlo entrare nella propria bottega lo terrà ai margini. Risultato per il bottegaio: vende a prezzi più alti e meno.Risultato per il consumatore: acquista meno e frequenta meno le botteghe.Risultati che possono portare vantaggi? Forse nell’apparente immediato di qualche bottegaio che, magari, si auto-loderà di guadagnare facendo anche meno fatica.Ma non è così che funziona l’economia di mercato. Che senza fiducia del soggetto principale, il consumatore, va a ramengo. Ultima e tutt’altro che secondaria osservazione. Il consumatore che non ha scelte e che mediamente viene considerato come un allocco disinformato, è un soggetto in estinzione. La Rete a casa ci ha insegnato molto. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Fortinet guida il mercato con l’innovativa soluzione Secure SD-WAN

Posted by fidest press agency su sabato, 30 maggio 2020

Fortinet® (NASDAQ: FTNT), leader globale nel settore delle soluzioni di cybersecurity ampia, integrata e automatizzata, annuncia nuove soluzioni innovative e conferma un continuo aumento della quota di mercato per la sua soluzione Secure SD-WAN. La flessibilità e la scalabilità di Fortinet Secure SD-WAN ha permesso ai clienti di tutte le dimensioni l’implementazione negli home office, nelle filiali e tra cloud distribuiti, fornendo al contempo la migliore esperienza utente e il miglior livello di sicurezza possibile.
“SD-WAN non è una tecnologia solo per la filiale, è importante per l’intera azienda end-to-end. Con applicazioni per il lavoro da casa, dal data center al cloud e la capacità di collegare i cloud tra loro, Fortinet Secure SD-WAN è una tecnologia di grande impatto che migliora l’esperienza dell’utente e favorisce l’ottimizzazione dei costi e il risparmio di tempo per le aziende. Fortinet è uno dei provider SD-WAN in più rapida crescita e l’unico grande player in questo mercato con un’offerta sviluppata internamente che garantisce sicurezza e networking in un’unica soluzione”, spiega John Maddison, EVP Products e CMO di Fortinet.
Fortinet propone Secure SD-WAN come funzionalità integrata del suo next-generation firewall FortiGate leader del mercato, alimentato dal primo SD-WAN ASIC del settore per consentire una migliore esperienza d’uso, prestazioni più elevate e una migliore efficienza dei costi. Al fine di implementare cambiamenti di rete che garantiscano la continuità del business per una forza lavoro remota in espansione con il minimo di personale IT e risorse infrastrutturali, l’ampio portafoglio di prodotti FortiGate con SD-WAN integrato offre politiche di business flessibili da una console centralizzata Fabric Management Center. Queste policy intuitive permettono una configurazione più rapida e scalabile in pochi minuti per consentire le migliori prestazioni per le app di collaboration, come le conferenze audio/video e le applicazioni SaaS. Il portfolio Secure SD-WAN di Fortinet non si limita ai soli casi di utilizzo aziendale ed è disponibile in un’ampia gamma di dispositivi, che vanno dalle soluzioni pensate per i grandi data center, fino a quelli progettati per filiali, uffici remoti e anche piccoli home office. La capacità di Fortinet Secure SD-WAN di scalare da un home office a una filiale a un cloud distribuito è una caratteristica distintiva.

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Apre il secondo Mercato Sociale di Roma Capitale

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 maggio 2020

Dopo Ostia apre ora nel Municipio IV il secondo Mercato Sociale di Roma Capitale. Ad inaugurarlo questa mattina la Sindaca Virginia Raggi all’interno del mercato rionale San Romano.Il posteggio dedicato è un ‘angolo spesa’ per le persone in difficoltà, dove poter scegliere a piacimento fra i prodotti disponibili, proprio come avviene in un qualunque supermercato. La differenza è che, qui, non bisogna pagare nulla.I destinatari dell’iniziativa, individuati dai servizi sociali, riceveranno gratuitamente beni di prima necessità, grazie a una tessera a punti ricaricata automaticamente ogni mese. Per raggiungere il maggior numero possibile di persone, alcune card saranno consegnate anche alle parrocchie, che provvederanno a distribuirle tra quanti ne hanno più bisogno. Non solo: è prevista la possibilità di aumentare il budget disponibile in funzione di situazioni particolari, come ad esempio la nascita di un figlio o la perdita improvvisa di lavoro.Parallelo e facoltativo, il percorso di volontariato per gli utenti del Mercato Sociale, che potranno scegliere di lavorarvi con l’opportunità di conseguire l’attestato HACCP, a certificazione di conoscenze e competenze in materia di sicurezza ed igiene alimentare.“Roma non lascia indietro nessuno: ‘alimenti di cittadinanza’ per i più bisognosi, con la dignità di una scelta personale dei prodotti e l’opportunità di sentirsi parte attiva della società attraverso il volontariato. Inauguriamo nel IV Municipio un nuovo mercato sociale, una nuova tappa di un circolo virtuoso che, gradualmente, coinvolgerà molti altri mercati di Roma. L’obiettivo è di metterli in rete per dare il via a un’economia di condivisione, una solidarietà fra cittadini”, dichiara la Sindaca Virginia Raggi.I prodotti disponibili sono frutto della generosità di associazioni, catene della grande distribuzione e cittadini anonimi, che potranno decidere di donare al box del Mercato Sociale qualche acquisto effettuato fra i banchi di San Romano. Allo stesso modo, gli operatori potranno decidere di destinare l’invenduto a quest’iniziativa, nel segno della lotta allo spreco alimentare.Si partirà da un nucleo di 22 famiglie seguite dai servizi sociali, con l’idea di integrare questo progetto a quelli in lavorazione nel Municipio, come il futuro bando per ‘borse lavoro’ aperto anche ai diversamente abili. Il tutto, con procedure idonee che possano strutturarsi nei percorsi del reddito di cittadinanza.

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Mercato degli affitti: si inverte il trend di crescita

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 maggio 2020

HousingAnywhere, la piattaforma internazionale di alloggi per studenti e giovani professionisti più grande al mondo, ha rilasciato l’International Rent Index per l’ultimo trimestre del 2020. Lo studio ha analizzato i dati di oltre 100.000 annunci di stanze private in alloggi condivisi, monolocali e bilocali pubblicati nelle principali città europee e disponibili sulla piattaforma tra gennaio 2019 e marzo 2020, riuscendo così a fotografare gli andamenti dei canoni d’affitto su tutto l’anno passato. I dati analizzati dimostrano come la pandemia di Covid-19 abbia avuto un impatto anche sul mercato immobiliare. L’aumento dei prezzi, finora in costante crescita, ha subito infatti una brusca battuta di arresto in tutta Europa. Se i mesi di gennaio e febbraio 2020 confermano i trend di aumento degli affitti dell’anno precedente, marzo ha invece assistito ai primi cali dei canoni d’affitto, interrompendo di conseguenza questo andamento.Cosa succede in Italia? Se nell’ultima parte dell’anno era Firenze ad aver registrato gli incrementi più importanti, adesso è proprio il capoluogo fiorentino che sembra risentire maggiormente della situazione, con una variazione percentuale praticamente nulla per i monolocali (0%) e le stanze singole (0,1%), e dello 0,4% per i bilocali. Anche Milano e Torino, che fino ad ora avevano sempre giocato alla corsa al rialzo dei prezzi, riscontrano un arresto di rilievo nonostante il trend sia ancora in crescita rispetto all’anno.
E all’estero? A Londra e Amsterdam, note per i loro affitti alle stelle, si è registrato l’incremento di prezzi minore dal 2015, rispettivamente +0,5% e +0,1%, mentre a Barcellona gli affitti sono scesi per la prima volta dal 2013, con una diminuzione rispetto al trimestre precedente dello 0,1% per i bilocali e dello 0,8% per le stanze private.

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Un mercato del credito sulle montagne russe

Posted by fidest press agency su sabato, 16 maggio 2020

Commento a cura di Jeff Boswell, co-Portfolio Manager della strategia Global Total Return Credit di Ninety One. Uno degli aspetti più evidenti della recente volatilità del mercato è stato il modo in cui gli asset legati al settore del credito sono diventati correlati tra loro nel pieno di questo sell-off. Ovviamente, la storia insegna agli investitori che nei periodi in cui il mercato è sotto stress (come durante la grande crisi finanziaria e della bolla dei dot-com) è inevitabile che la correlazione tra asset class aumenti; tuttavia, sia la rapidità sia la natura dirompente dell’ultimo crollo non hanno precedenti.Il risultato di questa profonda e diffusa crisi finanziaria è stato che molti investitori nel credito con approcci flessibili si sono ritrovati senza nessun porto sicuro a disposizione. Infatti, il sell-off non ha fatto discriminazioni, il che significa che in molti casi i classici settori rifugio (cioè quei segmenti del mercato con rating più alto) hanno registrato performance inferiori a quelle di altri segmenti tradizionalmente più volatili.Anche se sono state molte le cause scatenanti alla base di questo picco di volatilità e correlazioni, riteniamo che queste in realtà ruotino attorno a due tematiche centrali:Deflussi significativi in tutte le asset class, compreso il mercato investment grade che storicamente è più sicuro;
Mancanza di equilibrio sui trading desk e mancanza di propensione al rischio, cioè una limitata capacità di creare un mercato a due vie.Il segmento investment grade del mercato del credito è stato il vero fattore chiave di questo crollo. In altre parole, di fronte a un mercato traballante sia sul fronte delle obbligazioni sia delle azioni, gli investitori si sono affrettati a richiedere liquidità, cercando freneticamente di racimolare denaro contante e riscattando le loro esposizioni al settore investment grade a prezzi di mercato irrazionali, alimentando di conseguenza un circolo vizioso di abbassamento dei prezzi.Per rendere l’idea del fenomeno, nella settimana del 16 marzo 2020, i fondi americani investment grade hanno registrato deflussi per un ammontare di circa 30 miliardi di dollari; il precedente record negativo settimanale del 2008 aveva registrato una perdita di 8 miliardi.Verso la fine del trimestre, la natura indiscriminata dell’ondata di vendite ha dato vita ad alcune interessanti opportunità di investimento lungo tutto lo spettro del mercato del credito. Dalle obbligazioni high-yield ai prestiti, dal debito investment grade al credito strutturato, la compensazione del rischio ha raggiunto ovunque dei livelli che non si vedevano da molti anni.Mentre le prospettive restano incerte, sia in ottica economica sia di evoluzione dell’epidemia, crediamo che questo netto repricing degli spread creditizi nel primo trimestre abbia aperto una varietà di opportunità a prezzi interessanti per un investitore esigente nel credito.I mercati del credito hanno toccato il fondo verso la fine di marzo e avviato una fase di rimbalzo ad aprile; tuttavia, noi riteniamo che le strada da percorrere per portare a compimento questa ripresa ciclica sia ancora lunga ed è ancora possibile beneficiare ampiamente di queste opportunità.Un elemento che ha prima stabilizzato il mercato del credito e poi innescato la ripresa è stato l’insieme di misure messe in atto da molte banche centrali e dai governi di tutto il mondo, prima di tutte la Federal Reserve (Fed). Uno dei provvedimenti presi dalla Fed è stato quello di intraprendere un programma di acquisto di obbligazioni societarie, con l’obiettivo di sostenere gli emittenti di titoli investment grade statunitensi, insieme ai più recenti “fallen angels”, cioè quegli emittenti che sono stati abbassati di categoria, da investment grade a sub-investment grade. In particolare, l’annuncio di questo programma ha provocato un rimbalzo significativo del mercato del credito, invertendo il trend e portando discreti afflussi.Il sostegno della Fed al mercato del credito costituisce sicuramente un elemento favorevole per il sentiment degli investitori e probabilmente aiuterà a sostenere l’operatività del mercato del credito investment grade.Inoltre, riteniamo che si manifesteranno opportunità significative sia all’interno dei mercati interessati dai programmi della Fed sia in quelli al di fuori, man mano che diventeranno più evidenti le prossime ricadute economiche. In questo senso, riteniamo che essere selettivi sia fondamentale, soprattutto perché incombe un incremento dei default creditizi.
In questo momento, riteniamo che la sfida per gli investitori non sia tanto quella di acquistare sul mercato a valutazioni favorevoli, ma piuttosto trovare investimenti resilienti, attraenti e sostenibili che sopravviveranno indipendentemente dai risultati che si prospettano in futuro.Data l’incertezza e i probabili default in diversi segmenti del mercato del credito, noi riteniamo che vi saranno opportunità in questo ambito.Entrando più nel dettaglio di queste dinamiche cicliche, le metriche di valutazione potrebbero evolversi ulteriormente, facendo emergere la necessità di essere agili e dinamici nel cogliere le opportunità di investimento che nasceranno da questi storici capovolgimenti del mercato. (by ecomunicare Marcello Villa)

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Covid-19: mercato in aumento per il riso

Posted by fidest press agency su domenica, 10 maggio 2020

Dopo un avvio d’anno sostanzialmente stabile per l’acquisto del riso, nelle prime settimane dell’emergenza Covid-19 si è verificato, invece, un aumento delle vendite nella Gdo che ha provocato un forte rialzo dei prezzi all’ingrosso nei listini delle Camere di Commercio e delle Borse Merci italiane. E questo incremento è stato osservato sia per quanto riguarda il riso lavorato che, a monte della filiera, per i risoni. Come riportato nell’analisi realizzata da BMTI per la Camera di Commercio di Pavia (https://www.bmti.it/cereali-riso/) le varietà da risotto, maggiormente richieste dai consumatori durante la Fase 1 dell’emergenza, hanno registrato i maggiori rialzi. Nell’arco di due mesi, tra inizio Marzo e fine Aprile, il prezzo del Carnaroli è cresciuto del 20% circa. Ancora di più l’Arborio e il Roma che ha segnato +30%. In aumento anche il Baldo, sebbene meno accentuato (+13,5%). Tra le altre varietà, una variazione di circa il +20% è stato rilevato anche per i prezzi dei risoni Indica, caratterizzati da grani stretti, lunghi ed appuntiti come il Riso Basmati. Questa percentuale elevata, oltre che dalla emergenza virus, è dovuta ad uno scenario internazionale segnato da quotazioni ai massimi livelli rispetto agli ultimi anni a causa delle restrizioni nelle esportazioni di riso in Vietnam e dalla siccità che hanno colpito importanti attori produttivi come la Thailandia. Tornando al mercato italiano si è registrato, invece, un calo di quasi il 10% per il prezzo del Selenio che, utilizzato per il sushi, ha risentito della chiusura del canale della ristorazione. Nella seconda metà di Aprile, invece, i rialzi si sono attenuati poichè si è ridotta la domanda dell’industria risiera.

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Quali metriche guardiamo quando investiamo sul mercato italiano?

Posted by fidest press agency su domenica, 10 maggio 2020

A cura di Antonio Amendola, co-gestore di Italia ed Europa AcomeA SGR. Nella prima fase della pandemia, gli indici mondiali hanno dapprima vissuto importanti ribassi, sprofondando nel cosiddetto “bear market”, per poi rimbalzare con altrettanta velocità e vigore nelle ultime settimane. In un contesto del genere, perdere la bussola sulla visione di lungo periodo e sull’importanza dei fondamentali è uno dei rischi più comuni che possono presentarsi dinanzi agli investitori.A proposito dei fondamentali, e quindi delle valutazioni implicite dei titoli, è importante fare una precisazione. Trovandoci in un contesto storico totalmente nuovo, è quanto mai difficile fare previsioni sulle principali voci di bilancio aziendali (ricavi, costi, margini, ecc.). Le stime degli stessi analisti, infatti, presentano importanti range di dispersione. Oggi, guardare alle classiche metriche come P/E (rapporto tra prezzo e utili) o Ev/Ebitda (rapporto tra valore dell’impresa e il margine operativo lordo) può portare a conclusioni quanto mai inappropriate. Il motivo? Banalmente come detto prima, nessuno può sapere con precisione i ricavi aziendali e se ci sarà o meno una nuova fase di lockdown. Tuttavia, questo esercizio d’analisi, seppur difficile, non è impossibile e non vuol dire certamente abbandonarsi al caso. Piuttosto, proprio in questa fase si possono riscoprire strumenti e metriche fino ad oggi un po’ tralasciate, come il Price to Book Ratio e il Residual Income Model.
Il Price to book ratio è il rapporto tra il prezzo di mercato di un’azione e il suo valore di bilancio del capitale. Idealmente un’azione dovrebbe trattare, con le dovute eccezioni, intorno al valore contabile del capitale. Spesso, per vari motivi, questo non accade ed è importante capire perché. Una metrica come il Price to Book Ratio fornisce una misura molto conservativa del valore aziendale, rispetto al famoso P/E in quanto non coglie alcuni fattori produttivi importanti come il capitale umano oppure sottovaluta poste come gli attivi intangibili. Proprio per questa serie di motivi negli ultimi tempi è stato spesso accantonata, salvo poi fare ritorno oggi in grande stile. Perché? Semplicemente perché partendo dal valore contabile del capitale aziendale, possiamo avere un punto fisso meno legato a fattori soggettivi, da cui far dipendere le nostre decisioni di acquisto e vendita.
L’altro strumento che andiamo ad esplorare, è un modello di valutazione spesso accessorio rispetto al classico DCF (Discounted Cash Flow), che è il Residual Income Model. Questo modello ci indica l’utile generato da una società dopo che è stato coperto il costo del capitale. Il modello parte dal concetto che una società può anche generare utile, ma se non copre il costo del capitale risulta comunque non profittevole. Un esempio classico è il settore bancario, dove gli istituti di credito anche se generano utile spesso non coprono il costo del capitale e, a lungo andare, distruggerebbero valore.
Il contesto attuale presenta non poche incertezze e ansie per gli investitori, ma proprio per questi motivi, bisogna sempre tenere la bussola dei fondamentali e dell’orizzonte di investimento. L’investitore che sceglie società di buona qualità con indebitamento contenuto e business model resilienti, senza rincorrere i titoli del momento, nel lungo periodo viene premiato. In questa fase di mercato ci viene data l’occasione di accumulare storie di questo tipo di cui l’Italia è orgogliosamente piena, grazie alle multinazionali tascabili che tutto il mondo ci invidia. Noi continuiamo ad essere posizionati su queste storie e a crederci, perché l’Italia non ha soltanto banche e utilities, ma anche importanti realtà nell’industria, nella manifattura, nella farmaceutica, nella meccatronica e tanto altro.

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