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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 151

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Mercato del lavoro USA: è davvero un momento positivo?

Posted by fidest press agency su martedì, 24 Maggio 2022

A cura di Jeffrey Cleveland, Chief economist di Payden & Rygel. Nonostante il PIL statunitense del primo trimestre sia stato negativo e nonostante i comprensibili timori di recessione, attualmente i dati relativi a salari e occupazione continuano ad essere piuttosto positivi. L’occupazione negli USA sta registrando un trend di forte crescita, con un aumento di 500.000 posti di lavoro negli ultimi tre mesi, un dato che si avvicina alla media mobile a 12 mesi. Tra l’altro, la crescita degli impieghi è il miglior indicatore in tempo reale dell’andamento dell’economia; quindi, a nostro avviso, l’economia statunitense gode ancora di un buono slancio. Non sorprende che i settori che stanno registrando i maggiori profitti siano il tempo libero, l’ospitalità e i trasporti, dal momento che i consumatori stanno tornando a godersi la vita all’aperto dopo i lockdown. La domanda di lavoro negli Stati Uniti è elevata: c’è un’enorme richiesta di manodopera nei più svariati settori, dalle piccole imprese fino alle grandi multinazionali, ed è complicato reperire personale in grado di coprire tutte le posizioni aperte. I dati relativi al mese di marzo evidenziano, infatti, un gap tra i posti di lavoro vacanti (quasi 12 milioni) e il numero di disoccupati (5,9 milioni): in pratica, per ogni disoccupato ci sono circa due posti di lavoro disponibili. Nel primo trimestre del 2022 la produttività è scesa del 7,5% circa, un livello record negli ultimi 75 anni, facendo impennare il costo del lavoro. Il calo del Pil del primo trimestre si è verificato per ragioni abbastanza controintuitive. Negli USA il livello delle importazioni ha superato quello delle esportazioni, come conseguenza dell’andamento economico globale, influenzando la crescita complessiva. La domanda interna, tuttavia, è rimasta molto forte, pertanto crediamo che gli investitori non si debbano soffermare troppo sui dati che mostrano un declino della produttività nel primo trimestre. Sul tema del divario tra domanda e offerta di lavoro, l’opinione pubblica statunitense si divide sostanzialmente in tre grandi gruppi: imprenditori, consumatori e banche centrali. Le aziende che cercano manodopera per soddisfare la domanda del mercato devono essere disposte a pagare di più i lavoratori; il numero di persone che hanno rassegnato le dimissioni ha raggiunto un livello record nei dati di marzo, proprio perché i lavoratori che si spostano ottengono un salario migliore altrove. Questa dinamica rappresenta un problema per gli imprenditori, ma è un grande vantaggio per i dipendenti e per il consumatore medio, che non assisteva ad una crescita salariale così forte da oltre due decenni. La terza categoria è rappresentata dai banchieri centrali, che temono il fatto che la crescita salariale più elevata e rapida possa alimentare l’inflazione. Per questo motivo la Fed sta cercando di frenare la domanda per ridurre la richiesta di lavoro, far scendere i costi salariali e tenere sotto controllo l’inflazione. L’esito di questa manovra, però, non è per nulla scontato.

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Pictet AM lancia il suo primo ELTIF sul real estate per il mercato retail

Posted by fidest press agency su sabato, 21 Maggio 2022

Elevation Core Plus è una strategia immobiliare core-plus focalizzata sul mercato europeo che punta a generare un reddito e un apprezzamento del capitale stabili e con parziale copertura dall’inflazione. La strategia investe in attività residenziali, uffici e logistica dell’ultimo miglio nelle principali città dell’Europa occidentale. L’approccio d’investimento si fonda su tre fattori di crescita e catalizzatori di cambiamento nel settore immobiliare: sostenibilità, vivibilità e tecnologia. Il fondo mira, infatti, a generare rendimento migliorando al contempo la sostenibilità e la vivibilità delle attività immobiliari in cui investe grazie all’utilizzo di tecnologie all’avanguardia. Per valutare il rischio e contribuire a cogliere le opportunità, il team applica un modello proprietario in ogni fase del processo di investimento per incorporare nelle scelte i fattori ESG. Il fondo investirà principalmente in immobili di alta qualità situati nelle principali città dell’Europa occidentale, con destinazione residenziale o commerciale (ad uso uffici), e in settori come gli immobili per la logistica dell’ultimo miglio, per i quali la domanda è cresciuta rapidamente durante la pandemia, quando l’e-commerce si è diffuso tra fasce demografiche sempre più ampie. Gli investimenti alternativi, tra cui l’immobiliare, il private equity e gli hedge fund, sono una delle quattro aree di competenza strategica di Pictet insieme ai mercati emergenti, agli investimenti tematici e ai multi-asset, aree a cui il Gruppo destina la maggior parte delle proprie risorse e dove vede un potenziale di crescita duraturo.La storia di Pictet negli investimenti alternativi risale al 1989 e oggi il Gruppo vanta oltre 150 esperti in questo campo che gestiscono oltre 50 miliardi di dollari, dislocati in nove uffici di investimento in tutto il mondo.La strategia Elevation Core Plus va ad integrare la famiglia di fondi Elevation del Gruppo Pictet, nata con il primo fondo di private real estate con approccio value add, contraddistinto da una raccolta di grande successo e chiuso al raggiungimento del target di EUR 700 milioni a febbraio 2020. Il fondo Elevation Core Plus sarà gestito da un team dalla comprovata esperienza, composto da oltre 10 professionisti e guidato da Zsolt Kohalmi, Global Head of Real Estate. I membri senior del team vantano un’esperienza pluriennale negli investimenti e un track record di 181 operazioni effettuate nel settore immobiliare per EUR 35,5 miliardi.

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Il mercato delle cloud application cresce

Posted by fidest press agency su domenica, 1 Maggio 2022

Per rimanere competitive in questo panorama in rapida evoluzione, le aziende hanno dovuto sviluppare nuove strategie di business e aumentare l’offerta di servizi digitali per soddisfare le nuove esigenze del mercato. In questo panorama di rapido cambiamento, le tecnologie digitali e in particolare il cloud si sono rivelati alleati sicuri ed affidabili per assicurare la continuità del business e dell’operatività delle aziende. Un mercato in crescita quello delle cloud application che, secondo un recente studio di Statista, si appresta a toccare i 146,6 miliardi di dollari nel 2022, in crescita del 5% sui 12 mesi precedenti, e che entro il 2025 sfiorerà quota 170 miliardi. Investimenti confermati anche da un nuovo report della società di consulenza internazionale Gartner dal titolo “Emerging Technologies: Kubernetes and the Battle for Cloud-Native Infrastructure” che sottolinea come entro il 2024 il 45% della spesa IT delle imprese sarà destinato al passaggio al cloud ed entro il 2025 la percentuale di applicazioni aziendali sviluppate in cloud aumenterà di 10 punti arrivando al 15%. In altre parole, sempre più organizzazioni si stanno affidando al cloud per costruire architetture IT flessibili, scalabili e sicure, che permettono loro di erogare in modo più semplice e veloce servizi digitali personalizzati e in continua evoluzione. Un esempio? I prodotti digitali offerti dalle principali piattaforme di streaming, dai siti di e-commerce, da aziende dei settori bancario, assicurativo, sanitario, dell’energia, della mobilità e così via.Le tendenze di mercato, inoltre, attribuiscono grande importanza all’adozione di piattaforme end-to-end per accelerare la gestione evolutiva del business aziendale con sistemi flessibili e on-demand in grado di raccogliere, elaborare, e ridistribuire all’interno dell’organizzazione le informazioni generate: “Le imprese non solo ottengono più rapidamente, e in modalità as-a-service, le risorse di cui hanno bisogno per garantire il kickoff dei nuovi progetti, ma sono anche in grado d’integrare più facilmente le applicazioni, nuove o esistenti, sia tra loro, sia con il software e i servizi di terze parti – spiega Giulio Roggero, Chief Technology Officer di Mia-Platform – Grazie alla v9.0 di Mia-Platform offriamo ai team di sviluppo un nuovo modo di gestire l’evoluzione delle applicazioni aziendali dando la possibilità di concentrarsi sulla logica di business. In questo modo diventa più semplice creare, trasformare e comporre supporti digitali e funzionalità per riutilizzarli in nuovi contesti, risparmiando soldi e tempo di sviluppo”.La nuova release semplifica, inoltre, l’adozione di un approccio modulare, grazie a un marketplace di microservizi pronti all’uso e riutilizzabili che abilitano business capabilities specifiche per diversi settori merceologici (come, ad esempio, lo smart lending per il settore finanziario, o il digital patient journey per il settore sanitario).

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“Capital Group: I 7 principi guida per gli investitori durante i ribassi di mercato”

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 aprile 2022

A cura di Matteo Astolfi, Managing Director di Capital Group in Italia. In periodi di volatilità, è importante che i clienti si ricordino che l’investimento intelligente può battere il potere dell’emotività concentrandosi su ricerche pertinenti, dati solidi e strategie collaudate. Ecco sette principi che gli investitori devono tenere a mente per guidare le loro decisioni d’investimento in periodi di ribassi di mercato. 1. I cali di mercato fanno parte degli investimenti Per lunghi periodi di tempo, le azioni hanno avuto la tendenza a muoversi costantemente al rialzo, ma la storia ci dice che i cali del mercato azionario sono una parte inevitabile dell’investimento. 2. Time, not timing – il tempo nel mercato conta, e non il timing. Nessuno può prevedere accuratamente i movimenti di mercato a breve termine e gli investitori che attendono in disparte rischiano di perdersi i periodi di significativo apprezzamento che seguono i ribassi. 3. L’investimento emotivo può essere pericoloso. Le reazioni emotive agli eventi di mercato sono perfettamente normali. Gli investitori dovrebbero aspettarsi di sentirsi nervosi quando i mercati calano, ma sono le azioni intraprese durante questi periodi che possono fare la differenza tra il successo e il fallimento degli investimenti. 4. Fare un piano e attenersi ad esso. Creare e rispettare un piano d’investimento costruito con cura è un altro modo per evitare di prendere decisioni d’investimento miopi, soprattutto quando i mercati si muovono al ribasso. Il piano dovrebbe considerare diversi fattori, tra cui la tolleranza al rischio e gli obiettivi a breve e lungo termine. 5. La diversificazione conta. Un portafoglio diversificato non garantisce profitti e non assicura che gli investimenti non diminuiranno di valore, ma aiuta a ridurre il rischio. 6. Il reddito fisso può aiutare a portare equilibrio. Le azioni sono elementi importanti di un portafoglio diversificato, ma le obbligazioni possono fornire un contrappeso essenziale. Questo perché le obbligazioni hanno in genere una bassa correlazione con il mercato azionario, il che significa che hanno la tendenza a fare zig quando il mercato azionario fa zag. 7. Il mercato tende a premiare gli investitori a lungo termine. È ragionevole aspettarsi rendimenti del 30% ogni anno? Certamente no. E se le azioni si sono mosse al ribasso nelle ultime settimane, non si dovrebbe nemmeno pronosticare che sia l’inizio di una tendenza a lungo termine. L’economia comportamentale ci dice che gli eventi recenti hanno un’influenza eccessiva sulle nostre percezioni e decisioni.È naturale che le emozioni salgano durante i periodi di volatilità. Gli investitori che riescono a non pensare alle notizie e a concentrarsi sui loro obiettivi a lungo termine sono meglio posizionati per tracciare una saggia strategia d’investimento. (fonte: Commento Capital Group)

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Prezzo carburante e autorità del mercato e della concorrenza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 marzo 2022

“Se il Garante dei dati personali ha immediatamente aperto un’indagine sull’antivirus russo in dotazione a oltre 2700 uffici della pubblica amministrazione, è evidente che esiste una vulnerabilità in un sistema da tutti giudicato inaccessibile e blindato. Si conferma nella sua gravità l’estrema urgenza di un’infrastruttura tecnologica tutta italiana. Il governo c’è? Ci auguriamo simmetricamente che quanto prima l’Autorità del Mercato e della Concorrenza intervenga con altrettanta sollecitudine su quanto sta accadendo sul fronte dei pazzeschi rincari del greggio, il cui prezzo di vendita oggi non è giustificato, essendo stato acquistato e stoccato molto prima dell’invasione russa dell’Ucraina. Abbiamo fiducia nell’operato dell’Autorità visto come ha operato nei confronti di giganti dell’economia mondiale, tra i quali Amazon obbligata a pagare multe ultramiliardarie per pratiche commerciali scorrette. In particolare è stato chiesto all’Autorità di verificare l’esistenza di intenti speculativi ai danni di consumatori e imprese conseguenti a pratiche commerciali scorrette che hanno condizionato indebitamente il comportamento economico dei consumatori attraverso il rialzo ingiustificato dei prezzi alla pompa di benzina. E’ ovvio che in caso di violazione della legge, ci aspettiamo l’irrogazione di diffide e sanzioni alle compagnie petrolifere per la tacita sottoscrizione di eventuale cartelli ai danni degli automobilisti”. E’ quanto ha dichiarato il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia, firmatario dell’esposto all’Autorità del Mercato e della Concorrenza.

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Crisi ucraina: quale impatto per il mercato azionario USA?

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 marzo 2022

A cura di Andrew Smith, Gestore di portafoglio clienti, Azioni USA, Columbia Threadneedle Investments. L’invasione russa dell’Ucraina ha scioccato il mondo e scatenato la volatilità dei mercati, causando un significativo tributo umano che probabilmente continuerà, e il nostro pensiero va al popolo ucraino e a tutti coloro che ne sono colpiti. Rimangono molte incognite e nessuna visibilità sulla durata e sugli effetti a lungo termine del conflitto. Ciò che sappiamo è che ha fatto aumentare notevolmente i rischi estremi per l’economia globale, con una probabilità conseguentemente maggiore che la crescita subisca un rallentamento. Inoltre, la volatilità sui mercati è chiaramente aumentata, generando speculazioni e turbolenze ma anche creando opportunità per i gestori attivi. Pertanto, l’impatto del conflitto si manifesterà principalmente attraverso effetti secondari, come i prezzi energetici e le interruzioni delle filiere produttive. È probabile che i prezzi dell’energia rimangano persistentemente elevati, pesando sui portafogli dei consumatori e determinando un rincaro dei fattori produttivi per alcune aziende, e anche i rischi di inflazione restano orientati al rialzo. Il rischio di ulteriori interruzioni delle filiere produttive, già colpite dalla crisi pandemica, rimane elevato, in quanto il conflitto acuisce i problemi delle catene di approvvigionamento. Ciò imprimerà ulteriore slancio al trend di diversificazione e rilocalizzazione delle filiere produttive.Alla luce del contesto di maggiore rischio sopra descritto, gli aumenti dei tassi di interesse potrebbero essere più contenuti quest’anno, ma crediamo che la Federal Reserve rimanga intenzionata a operare un primo rialzo a marzo. Un aumento potenzialmente più moderato dei tassi dovrebbe favorire i titoli growth a lunga duration, che hanno già beneficiato della “fuga verso la sicurezza” e dell’annesso calo del rendimento dei Treasury a 10 anni, sceso dal 2% all’1,7%.Questo nuovo evento di rischio si inserisce in un contesto già colmo di incertezze, in cui ci si interroga sulle valutazioni elevate e prosegue il dibattito sui tassi, legato alle dinamiche d’inflazione. Di conseguenza, nel valutare l’impatto sui portafogli, non reagiamo come se il conflitto in Ucraina fosse un incidente geopolitico isolato, ma analizziamo come esso modifica il quadro generale. Data la distanza che, a più livelli, separa gli Stati Uniti dalla Russia, l’impatto diretto sui portafogli sarà probabilmente limitato ai fattori sopra descritti; pertanto, non abbiamo apportato alcun cambiamento ai portafogli come conseguenza diretta della guerra. La fuga verso i beni rifugio a cui stiamo assistendo è incentrata sul dollaro USA, e stiamo già elaborando modelli sull’impatto di posizioni nettamente più lunghe sulla valuta statunitense per le società in portafoglio. La diffusione del contagio attraverso le banche europee colpite dalla crisi è un rischio, data la natura del sistema bancario mondiale, ma abbiamo già ridotto le esposizioni in quest’area. Il nostro vantaggio è poter fare leva sul nostro forte orientamento alla ricerca per individuare le società che riteniamo possano continuare a generare una crescita degli utili, che sarà un fattore cruciale in un anno caratterizzato da tassi di interesse in rialzo e da un minore supporto all’economia e ai prezzi degli attivi a livello più ampio.Per ulteriori informazioni si veda il sito internet di Columbia Threadneedle Investments: http://www.columbiathreadneedle.it

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Opportunità nel mercato obbligazionario tra il conflitto in Ucraina e le azioni restrittive delle Banche Centrali

Posted by fidest press agency su domenica, 20 marzo 2022

A cura di Robert Tipp, Managing Director, Chief Investment Strategist, and Head of Global Bonds di PGIM Fixed Income Le nostre previsioni per il 2022 erano concentrate sulla forza della crescita globale, soprattutto nel mondo sviluppato. Negli Stati Uniti e nella zona euro avevamo previsto una crescita superiore al trend, rispettivamente del 3,6% e del 4,3%. Al contrario, dopo la forte ripresa della Cina dopo i lockdown ci aspettavamo che la crisi immobiliare in corso smorzasse la crescita della seconda economia mondiale al 4,5% per il 2022. Tuttavia, a seguito del conflitto, queste stime sono state riconsiderate, soprattutto per l’area euro in quanto grande importatore di energia con una forte dipendenza dal gas russo. Il trend nella crescita dell’inflazione dei prezzi al consumo ha accelerato quest’anno, dato che il conflitto ha posto ulteriori pressioni al rialzo del costo dell’energia, del cibo e di altre materie prime. Nonostante il rapido aumento delle aspettative di inflazione a breve termine, i mercati stanno mantenendo la fiducia nel controllo dell’inflazione a lungo termine. Per esempio, anche dopo gli effetti della crisi Russia/Ucraina, le aspettative di inflazione a lungo termine rimangono vicine alle medie dal 2005. Questo suggerisce che i mercati rimangono fiduciosi che la Federal Reserve e altre banche centrali possano domare l’inflazione con un irrigidimento della politica monetaria. Un’inflazione storicamente elevata, un insieme di banche centrali “falco” determinate a rispettare i mandati di stabilità dei prezzi e una prospettiva di crescita economica moderata, offuscata dal caos della guerra, pongono gli investitori in un contesto disorientante. Gli operatori di mercato si trovano di fronte a un ambiente molto insolito e impegnativo. Da un lato, il conflitto Russia/Ucraina ha provocato uno shock di approvvigionamento globale che proietta l’ombra della stagflazione, mentre i prezzi delle materie prime e l’inflazione raggiungono livelli mai visti da decenni. Dall’altro lato, le banche centrali sono costrette a combattere l’elevata inflazione. La Federal Reserve è su un chiaro percorso di inasprimento, e anche la BCE sta tenendo le proprie opzioni aperte nonostante gli imminenti rischi al ribasso per le prospettive di crescita nella zona euro. L’incertezza che affrontano gli investitori è enorme, lasciando l’ambiente macroeconomico e di mercato aperti a significativi rischi al ribasso. Tale incertezza rende difficile prendere grandi decisioni macro a livello di portafoglio. Se la mancanza di chiarezza può essere snervante per gli investitori, è chiaro che l’inflazione ponga rischi tangibili ai loro rendimenti reali se gravitano, o rimangono, in disparte. Piuttosto, possono assumere un approccio tematico identificando le interessanti opportunità di valore relativo che esistono tra regioni, asset class e settori. (abstract) fonte: Commento PGIM Fixed Income

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Boom del mercato Agricolo

Posted by fidest press agency su sabato, 19 marzo 2022

Nonostante la crisi Covid-19, negli ultimi due anni l’Agricoltura 4.0 ha continuato il percorso di crescita ed evoluzione in Italia. Il mercato è esploso, passando dai 540 milioni di euro di fatturato del primo semestre del 2020 a 1,3 miliardi a fine 2020, fino ad arrivare a 1,6 miliardi nel 2021 (+23). Una crescita guidata dalla spesa per macchine e attrezzature agricole nativamente connesse, pari al 47% del mercato e in aumento del +17%, seguita da quella per sistemi di monitoraggio e controllo applicabili a mezzi e attrezzature agricole post-vendita (35%). In parallelo, è cresciuta la superficie coltivata con strumenti di Agricoltura 4.0 da parte delle aziende agricole, che nel 2021 ha toccato il 6% del totale, il doppio dell’anno precedente. Il 60% degli agricoltori italiani nel 2021 utilizza almeno una soluzione di Agricoltura 4.0, +4% rispetto al 2020, e oltre quattro su dieci ne utilizzano almeno due, in particolare software gestionali e sistemi di monitoraggio e controllo delle macchine. Si segnala anche la crescente attenzione ai sistemi di analisi dei dati e supporto delle decisioni, confermata dal 26% di aziende agricole che prevede investimenti in questo ambito dell’Agricoltura 4.0 per il prossimo futuro.La crescita del mercato è trainata dagli incentivi, in particolare dalle agevolazioni dei Programmi di Sviluppo Rurale e dal Piano transizione 4.0: tre quarti delle aziende agricole hanno impiegato almeno un incentivo di Agricoltura 4.0 e l’84% sostiene che abbiano avuto un impatto determinante sulle scelte di investimento, consentendo di anticiparli (per il 44% delle aziende), di investire in più soluzioni (20%) o in una soluzione più costosa (20%). Anche se non mancano le criticità, in particolare l’eccesso di burocrazia e incentivi non del tutto mirati alle esigenze delle aziende agricole. Sono questi alcuni risultati della ricerca realizzata dall’Osservatorio Smart Agrifood della School of Management del Politecnico di Milano e del Laboratorio RISE (Research & Innovation for Smart Enterprises) dell’Università degli Studi di Brescia*, presentata oggi durante il convegno “Smart agrifood: raccogliamo i frutti dell’innovazione digitale!”.

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Torna a crescere il mercato dei libri per bambini e ragazzi

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 marzo 2022

Nel 2021 ha raggiunto quota 286,6 milioni (+19,3% rispetto all’anno precedente) con 24 milioni di copie vendute, il 18,2% in più del 2020. I libri per bambini e ragazzi continuano ad avere grande successo anche all’estero: nel 2020 sono stati venduti i diritti di 2.812 titoli, il 33% del totale. È il genere più apprezzato negli altri Paesi, più della narrativa e della saggistica. Basti pensare che i libri per bambini e ragazzi sono il 10% dei titoli pubblicati ogni anno in Italia. Forte di questi numeri l’editoria per bambini e ragazzi torna in presenza, dopo due anni di stop dovuti alla pandemia, alla Fiera internazionale del Libro per Ragazzi di Bologna dal 21 al 24 marzo. L’Associazione Italiana Editori (AIE) sarà presente con uno stand (Hall 25 – A1) e con una serie di iniziative rivolte al pubblico professionale.Dopo la prima edizione interamente online dello scorso anno, sarà finalmente in presenza anche BolognaBookPlus, l’iniziativa di Bologna Children’s Book Fair rivolta al pubblico professionale generalista e organizzata in partnership con AIE. BBPlus si svolgerà in contemporanea con la Fiera in un’area espositiva che ospiterà scambio diritti, eventi e seminari professionali sui temi più attuali del settore.Tra le iniziative organizzate da AIE, il 21 marzo alle 11.30 l’incontro The Italian Book Market: facts & figures, durante il quale verrà illustrata davanti a 80 operatori stranieri una panoramica del mercato librario italiano nel 2021 con i dati su produzione, vendita, lettura, import ed export dei diritti. L’evento si svolge in collaborazione con ALDUS UP, la rete europea delle fiere del libro coordinata da AIE e co-finanziata dalla Commissione Europea nell’ambito del programma Europa Creativa.Il 21 marzo alle 14, Ricardo Franco Levi, nella sua veste di vice presidente FEP – Federation of European Publishers, sarà il relatore del seminario The Impact of E-lending on Book Purchasing Habits in Europe organizzato da FEP in collaborazione con ALDUS UP nell’ambito di BBPlus. Il 22 marzo alle 14 Fondazione LIA (no profit creata da AIE con UICI – Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti) organizza all’interno del programma di BBPlus e in collaborazione con ALDUS UP, un convegno sull’accessibilità. In occasione della Fiera, sempre il 22 marzo, è inoltre in programma alle 18.30 l’evento di apertura del progetto BACIS – Bologna per l’Accessibilità della Cultura e l’Inclusione Sociale, in cui la Fondazione realizza con il supporto della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna un Reading al buio presso l’oratorio San Filippo Neri di Bologna.Il 23 marzo alle 15 si terrà l’incontro I mestieri del fumetto, in collaborazione con ALDUS UP e Eudicom, durante il quale si affronteranno i passaggi che portano alla pubblicazione di un’opera. Un appuntamento per tutti coloro che sognano di lavorare in una casa editrice di fumetti raccontato da chi ci lavora quotidianamente.Saranno annunciati infine i vincitori della decima edizione del BOP, il premio internazionale Bologna Prize for the Best Children’s Publishers of the year, organizzato dalla Bologna Children’s Book Fair e AIE, in collaborazione con IPA – International Publishers Association. Il premio assegna ogni anno un riconoscimento agli editori che, nei diversi continenti, si sono distinti per una proposta editoriale innovativa. Saranno i soli editori espositori della Fiera a decretare, con il loro voto, i vincitori.

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Russia – Ucraina: come il mercato sta reagendo

Posted by fidest press agency su sabato, 26 febbraio 2022

A cura di Richard Flax, Chief Investment Officer Moneyfarm. Unione europea e Stati Uniti d’America, nella serata del 24, hanno deciso di imporre diverse sanzioni per colpire l’economia e la tecnologia russa. “La Russia non avrà più accesso ai mercati finanziari più importanti, prendiamo in considerazione il 70% del mercato russo”, spiega il presidente della Commissione Europea, Ursula von Der Leyen, al termine del vertice europeo straordinario convocato oggi per discutere delle sanzioni contro Mosca. “Cercheremo di erodere le basi dell’economia” e di “diminuire le riserve dei ricchi russi che non potranno più mettere il loro denaro nei paradisi fiscali”, aggiunge. Tra le sanzioni lo stop “alla fornitura di parti di ricambio per gli aerei: i tre quarti della flotta aerea russa sono stati costruiti in Canada”, conclude. Il pacchetto contro la patria di Putin include dunque misure finanziarie, come il divieto di rifinanziamento per banche e imprese pubbliche in Russia, il blocco dei finanziamenti per nuovi investimenti nel Paese e lo stop di nuovi depositi bancari verso istituti di credito dell’Ue. Sanzioni sono state intraprese anche contro il settore dell’energia e quello dei trasporti. L’Ue ha anche imposto misure per il controllo delle esportazioni e la sospensione degli accordi, dei visti, dei passaporti diplomatici e di servizio russi. ​​Per quanto riguarda gli Usa: “Limiteremo ciò che può essere esportato verso il Paese”, “costituiamo una coalizione di partner che rappresentano più della metà dell’economia mondiale e limiteremo le capacità della Russia di lavorare con i dollari, gli yen, gli euro”, ha spiegato il Presidente Joe Biden in conferenza stampa. Ma non solo, perché Washington ha anche imposto sanzioni contro le banche russe che insieme detengono circa un trilione di dollari di attività. “Stiamo anche bloccando altre quattro grandi banche. Ciò significa che ogni asset che hanno in America sarà congelato”. Da ricordare il fatto che le banche, tra cui la VTB, la seconda banca più grande del Paese, non fossero state incluse nella prima tranche di sanzioni. Il 25 febbraio le Borse europee sono in rialzo, sulla scia dei listini asiatici, dopo il tonfo ieri causato dall’invasione della Russia in Ucraina. Ricordiamo, infatti, che giovedì i mercati europei sono calati fino ad un 5%, anche a causa delle preoccupazioni per le esposizioni delle banche dell’Eurozona. Interessante invece notare come i mercati Usa abbiano retto bene, con il FTSE100 e il Nasdaq ha addirittura chiuso in positivo. L’indice russo è crollato del 50%, anche a causa del deprezzamento del Rublo, che ha raggiunto i minimi storici. Anche i mercati emergenti sono andati male nel momento di picco del risk off, ma è interessante notare come nonostante questa asset class soffra del risk off, alcune componenti geografiche beneficino dei prezzi in salita. Il prezzo di alcune materie prime è salito in modo scioccante. Ovviamente questo è l’aspetto che più spaventa gli investitori (da notare come alcuni Etf, concentrati sulle energie rinnovabili, abbiano performato positivamente).Lato portafogli, questi hanno pagato le mosse russe di giovedì, per poi però recuperare terreno nella giornata di venerdì. La diversificazione in questo momento ha dato i suoi frutti, aiutando la performance dei portafogli: il dollaro, i safe asset in generale, i bond indicizzati all’inflazione, quelli cinesi, le materie prime e, in misura minore, anche i bond governativi hanno dunque aiutato i portafogli. Ovviamente la situazione è in fase di evoluzione e tutto può ancora succedere, per questo non ci esponiamo a previsioni sulla situazione geopolitica. Quello che ci teniamo a sottolineare è che ci sembra esserci una convergenza di interessi verso una soluzione veloce del conflitto (questo non significa che succederà). I mercati ovviamente non supportano una parte o l’altra, ma come dimostra l’andamento di venerdì, potrebbero “distendersi” se ci dovessero essere seri segnali di de-escalation. Senza arrivare a conclusioni, leggiamo con attenzione i segnali di questa giornata. La performance economica della Russia è stata terribile. La nostra esposizione alle attività russe e ucraine è però quasi del tutto inesistente: di seguito la ripartizione completa sia per i portafogli ESG che per quelli non ESG.

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Russia e Ucraina: una view di mercato per gli investitori

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 febbraio 2022

A cura di Richard Flax, Chief Investment Officer Moneyfarm. Ancora una volta nella notte di Odessa si consuma il dramma d’Europa. Putin ha dato ufficialmente il via ad un’operazione di smilitarizzazione dell’Ucraina, attaccando alcuni degli obiettivi militari del Paese. In un discorso fatto questa mattina alla Tv russa, Putin ha spiegato come il suo obiettivo non è quello di invadere l’Ucraina e ha chiesto ai soldati del Paese di deporre le armi e tornare a casa, perché l’obiettivo della Russia è “smilitarizzare e denazificare” il Paese. Mentre il presidente di una delle potenze nucleari più grandi al mondo stava spiegando il suo piano di azione sull’Ucraina, a Kiev e a Kharkiv si sono sentite delle esplosioni. Il ministro della difesa russo ha affermato che gli attacchi hanno preso di mira solo le infrastrutture militari ucraine e che i civili non hanno nulla da temere.Il nostro comitato per gli investimenti sta monitorando la situazione da vicino. In termini di effetto diretto sul mercato azionario, oltre alla volatilità di breve termine, non riteniamo che le società globali sarebbero particolarmente colpite. La prima domanda che ci poniamo è se acquistare o meno più azioni. La volatilità nel breve termine potrebbe indurre gli investitori ad acquistare asset rischiosi a sconto. Questo aspetto è qualcosa che monitoreremo quotidianamente. Per ora, però, pensiamo che la situazione non sia ancora sufficientemente stabile per aumentare il rischio e, quindi, abbiamo deciso di non agire. Ovviamente questa decisione potrebbe cambiare con l’evolversi della situazione nei prossimi giorni. La domanda successiva è sull’inflazione. Qui la risposta è più difficile. Naturalmente, possiamo aspettarci che la crisi avrà ripercussioni sui prezzi delle materie prime a vari livelli. Abbiamo già visto come sia lievitato il costo del petrolio, dopo le notizie di questa mattina.Per quanto riguarda le materie prime, possiamo dirvi che i nostri portafogli sono ben posizionati per ridurre la volatilità nel breve termine, anzi pensiamo che potrebbero trarne dei vantaggi (nel nostro ultimo ribilanciamento le abbiamo aumentate per cercare di controbilanciare gli effetti geopolitici). La vera domanda è se le Banche Centrali saranno o meno costrette a reagire a una maggiore pressione inflazionistica. Finora non abbiamo assistito ad alcun reale riposizionamento delle aspettative sui rialzi dei tassi negli Stati Uniti o in Europa. Naturalmente, dovremmo sempre ricordare che la politica monetaria può fare poco per controllare l’inflazione proveniente dal lato dell’offerta (e gli shock esogeni geopolitici rientrano in questa categoria).In circostanze normali, non ci aspetteremmo mosse da parte delle Banche Centrali, ma siamo in una situazione in cui l’inflazione è già in aumento e qualsiasi shock causato dalle materie prime si posizionerebbe in un contesto inflazionistico già difficile. In questa fase, non possiamo dunque escludere un impatto sulla politica monetaria, sebbene non pensiamo possa essere il nostro caso di base.Per gli investitori, il nostro consiglio è lo stesso che abbiamo dato durante crisi simili: mantenere la rotta e resistere all’impulso di disinvestire, per proteggere la ricchezza. In molti casi, questo può avere l’effetto opposto: disinvestire durante le turbolenze del mercato è un modo infallibile per cristallizzare le perdite e può fare perdere la ripresa.Per valutare l’impatto del ritiro dai mercati, abbiamo esaminato la crescita di due ipotetici portafogli identici. Uno è stato ritirato dai mercati durante i quattro principali cali degli ultimi 10 anni e reinvestito solo dopo che questi si erano ripresi, mentre l’altro ha mantenuto la rotta e ha aspettato che il mare si calmasse. Il disinvestire in modo precoce ha portato il primo investitore a perdere il rimbalzo del mercato. E dunque il suo portafoglio ha registrato una crescita inferiore del 35% rispetto al secondo.Naturalmente, la performance passata non è garanzia di rendimenti futuri e non possiamo essere certi di una tempestiva ripresa, nonostante i precedenti storici. Indipendentemente da ciò, riteniamo che la migliore linea d’azione sia rimanere investiti, mantenere la fiducia e attendere una ripresa per dare al proprio portafoglio le migliori possibilità di crescita. (abstract)

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Agroalimentare di qualità per vincere le sfide del mercato

Posted by fidest press agency su domenica, 20 febbraio 2022

“Il sistema di identificazione geografica nazionale, con le sue 841 tra Dop-Igp e Sgt in grado di generare 16,6 miliardi di euro e di imporsi sui mercati esteri, deve essere il fulcro del futuro dell’agroalimentare italiano. Il lavoro di analisi dei dati, di cui mi congratulo con gli autori, ci dà chiaramente l’idea di come il made in Italy agroalimentare di qualità coinvolga l’intero territorio nazionale, creando valore aggiunto. Lo dimostra la crescita delle IG minori che conquistano un 4 per cento sul valore totale della produzione”. Lo dichiara il deputato Filippo Gallinella (M5S), presidente della commissione Agricoltura, a margine del XIX Rapporto Qualivita-Ismea presentato oggi al Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali.“Con la sua organizzazione avanzata che non ha eguali in Ue e un sistema di controlli efficace – prosegue -, l’IG agroalimentare deve essere un modello da replicare, in grado di cogliere i nuovi bisogni dei consumatori in un’ottica di filiera corta. La sfida che ci attende è proprio quella della sostenibilità e delle 27 riforme da attuare previste dalla ‘Farm to Fork’”.“Dobbiamo essere capaci di ammodernare velocemente i disciplinari per recepire al loro interno i nuovi criteri di sostenibilità su cui già il 54 per cento dei Consorzi sta lavorando concretamente. All’Italia dell’agroalimentare di qualità vanno i miei più sentiti auguri per lasciarsi alle spalle finalmente una pandemia che non è riuscita a intaccarne la portata ma ne ha anzi aumentato il valore per le singole filiere” conclude Gallinella.

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“Capital Group: mantenere la barra dritta e non cercare di regolare il mercato”

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 febbraio 2022

A cura di Rob Lovelace, Vicepresidente e Presidente di Capital Group. Gli investimenti nell’era della pandemia hanno posto una serie di sfide del tutto nuove. Tuttavia, per certi versi, i fondamentali non hanno subito cambiamenti. Gli utili aziendali continuano a essere importanti. C’è un quadro, che mi piace utilizzare, che consta di tre parti: pandemia, economia, mercati. La pandemia ci accompagnerà per un po’ di tempo, ma il suo impatto sull’economia diminuirà nel corso del tempo. Questo è il modello che abbiamo osservato. Inoltre, la salute dell’economia conta molto per il mercato obbligazionario, ma meno per i mercati azionari. Il mercato azionario è determinato dagli utili delle società quotate e molte società hanno registrato una performance positiva anche durante il periodo di COVID. Dovremmo quindi ritenere che la pandemia ha meno impatto sull’economia. Quest’ultima continua a espandersi e le società sono ben posizionate per prosperare.Ci aspettiamo una solida crescita economica negli Stati Uniti e in Europa. La crescita potrebbe essere più lenta in Cina, ma come abbiamo detto in precedenza le economie non sono necessariamente gli indicatori migliori dei livelli del mercato azionario. I mercati azionari conseguiranno risultati positivi a seconda della performance delle società sottostanti. Il fattore chiave è la crescita degli utili aziendali.Fino a poco tempo fa, i mercati cinesi stavano crescendo a un ritmo simile a quello degli Stati Uniti, tuttavia, a causa dei recenti annunci del governo sulla prosperità comune e l’intervento dello Stato in vari settori, la metrica di valutazione è stata quasi dimezzata. Inoltre, la crescita degli utili in Cina è stata relativamente modesta. Ci sono alcune società in rapida crescita ma sono presenti anche molte altre nei settori immobiliare e bancario che hanno perso denaro, e quindi gli utili netti sono stati pressoché invariati.In questo momento vediamo opportunità in società con basi solide, che stanno conseguendo guadagni elevati, e non solo nelle loro aree di attività strategica, come i FAANG ma anche Tesla che, a nostro avviso, dovrebbe entrare a far parte di questo gruppo. Siamo anche entusiasti dei progressi nel settore dell’assistenza sanitaria. La maggior parte dei vaccini anti-COVID è stata creata sulla base del sistema di somministrazione della tecnologia mRNA sviluppato circa 20 anni fa, e finalmente si sta facendo strada tra i farmaci comuni. Questa struttura sarà utilizzata per sviluppare molteplici trattamenti nuovi e anche cure per malattie mortali. Cambierà la nostra vita, sono quindi interessato a un certo numero di società operanti in questo settore. (abstract)

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Cresce il mercato dei primary deals in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 6 febbraio 2022

Nel 2021 in Italia si è verificata una rilevante crescita delle attività di investimento con particolare riguardo al segmento dei Buy-Out: nel corso dell’ultimo anno, infatti, si sono registrate 129 operazioni di Buy-Out con una crescita del +37% rispetto al 2020, che pesano per ben il 10% sul totale dei deal realizzati in Europa; una percentuale mai così elevata negli ultimi quattro anni. In questo contesto, particolare rilevanza assumono le operazioni di Primary Buy-Out realizzate nel nostro Paese, la cui incidenza nel periodo 2018-2021 è aumentata del 3% (8% nel 2018 vs 11% nel 2021) rispetto al resto dei Paesi europei (in lieve calo, -3%).È quanto emerge dal report “M&A 2022 Italia mercato di primary deals” realizzato dal network di consulenza internazionale Grant Thornton, che evidenzia come il mercato italiano del Primary Buy-Out stia assumendo una sempre maggiore rilevanza rispetto al contesto europeo. Per quanto riguarda il private equity, che ha dominato le attività di investimento nel 2020, è stato pari a circa 60 miliardi di euro il totale investito in operazioni di Buy-Out in Europa (180 miliardi se si considera il triennio 2018-2020), mentre in Italia l’ammontare investito si è attestato sui 4,4 miliardi (15 miliardi se si considera il periodo 2018-2020). Il peso degli investimenti in Italia, rispetto alla cornice europea, ha rappresentato quindi il 7% nel 2020. In particolare, dall’analisi condotta da Grant Thornton emerge che l’Italia, con 111 operazioni di Primary Buy-Out (1.025 il totale complessivo in Europa), si colloca nel 2021 tra i paesi europei con il maggior trend di crescita (+31% rispetto al 2020), risultando seconda solamente al Regno Unito (+59% vs 2020). Ancora migliori le performance del Secondary Buy-Out, con il numero delle operazioni realizzate in Italia addirittura raddoppiato nel 2021 (si passa da 9 deals nel 2020 a 18), mostrando così una crescita del 100%, superiore a quella riscontrata in tutti gli altri Paesi europei analizzati. L’incidenza delle operazioni di Secondary Buy-Out in Italia rispetto all’Europa invece, è pari al 7%, rimanendo pressoché costante dal 2018.

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Il mercato dell’Artificial Intelligent vale 370 mln, +27%

Posted by fidest press agency su domenica, 6 febbraio 2022

Cresce l’ecosistema italiano dell’Artificial Intelligence, sempre più imprese e consumatori si avvicinano a questa tecnologia dal potenziale ancora in parte inesplorato. Il mercato dell’intelligenza artificiale in Italia è cresciuto del +27% nel 2021, raggiungendo quota 380 milioni di euro, un valore raddoppiato in appena due anni, per il 76% commissionato da imprese italiane (290 milioni di euro), per il restante 24% come export di progetti (90 milioni di euro). Emerge però un forte divario nell’adozione per dimensioni di impresa: tra le grandi aziende, sei su dieci hanno avviato almeno un progetto di AI, tra le PMI sono appena il 6%. Si diffonde la conoscenza tra gli utenti: il 95% dei consumatori italiani ha già sentito parlare di AI, anche se solo il 60% ha realmente capacità di riconoscere funzioni di AI nei prodotti/servizi che utilizza. In generale, l’80% esprime un giudizio positivo sull’Intelligenza Artificiale, anche se emergono preoccupazioni legate a privacy, lavoro e etica. Nell’ultimo anno la Commissione europea ha presentato la proposta di Regolamento in materia di Intelligenza Artificiale per disciplinare lo sviluppo, l’uso e la commercializzazione di queste tecnologie. E anche l’Italia ha compiuto un importante passo in avanti, avviando il Programma Strategico per l’Intelligenza Artificiale, che identifica 24 politiche da implementare nel prossimo triennio per potenziare il sistema AI in Italia. Sono i risultati della ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano*, presentata durante il convegno online “Intelligenza Artificiale: l’Italia s’è desta!”. Un terzo del mercato italiano dell’Artificial Intelligence (35%) riguarda progetti di algoritmi per analizzare ed estrarre informazioni dai dati (Intelligent Data Processing), ambito che segna anche una delle crescite maggiori, con un +32% rispetto al 2020. Seguono le soluzioni per l’interpretazione del linguaggio naturale (Natural Language Processing) con il 17,5% del mercato (+24%) e gli algoritmi per suggerire ai clienti contenuti in linea con le singole preferenze (Recommendation System) con un’incidenza del 16% (+20%). In forte crescita rispetto all’anno scorso + 34%, i Chatbot e Virtual Assistant che si aggiudicano l’10,5% degli investimenti e le iniziative di Computer Vision, che analizzano il contenuto di un’immagine in contesti come la sorveglianza in luoghi pubblici o il monitoraggio di una linea di produzione (11% degli investimenti, ma in crescita del 41%). Infine, il 10% del mercato va alle soluzioni con cui l’AI automatizza alcune attività di un progetto e ne governa le varie fasi (Intelligent Robotic Process Automation) In uno scenario fortemente condizionato dalla crisi dei semiconduttori, che ha portato l’attesa per una scheda o un chip hardware ad alte prestazioni per l’Intelligenza Artificiale a una media di 35 settimane, si evidenziano due linee di evoluzione tecnologica per l’AI. Innanzitutto, la crescita di interesse con la pandemia per la Data Analysis, che consente di integrare ed elaborare in tempo reale dati di tipo eterogeneo. E poi l’attenzione alla sostenibilità, alla luce di alcune ricerche che hanno messo in luce come l’1% del consumo mondiale di energia riguardi i Data Center su cui sono eseguiti molti algoritmi di Intelligenza Artificiale e, soprattutto, come il training di una rete neurale profonda possa portare alla stessa generazione di CO2 di 5 automobili durante tutta la loro vita. La sostenibilità energetica entra a far parte del design delle soluzioni di Intelligenza Artificiale e nel futuro giocherà un ruolo sempre più rilevante dal punto di vista algoritmico, soprattutto nel mondo del deep learning. (abstract) fonte Aruba.it

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Mercato immobiliare in Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 gennaio 2022

Il 2021, anno del post-pandemia, caratterizzato dall’avvento dei vaccini anti Covid-19 e da un ritrovato senso di fiducia verso il futuro, si chiude positivamente anche sul fronte del mattone. Secondo i dati elaborati da Immobiliare Insights, business unit di Immobiliare.it specializzata in studi di mercato, nonostante la leggera flessione registrata nell’ultimo trimestre (-0,3%), i prezzi hanno conosciuto un aumento di 1,7 punti percentuali su base annuale. A dicembre la cifra richiesta per l’acquisto di una abitazione a livello nazionale è stata di 2.023 euro al metro quadro. Nord-Ovest e Nord-Est come sempre sono le locomotive del Paese, con un aumento dei prezzi anno su anno del 5,4% e del 2,6% rispettivamente. Sostanzialmente stabile il Centro (-0,3%). Prezzi in calo invece al Sud (-1,2%) e, soprattutto, nelle Isole (-2,5%). Significativi anche i dati che fotografano invece la situazione del variegato tessuto urbano della penisola. Comprare casa in una grande città costa ancora quasi il doppio rispetto ai centri con meno di 250.000 abitanti. Nonostante una lieve flessione dei prezzi nell’ultimo trimestre, globalmente il 2021 è stato comunque un anno positivo sia per i grandi che per i piccoli centri (+3,2% e +0,5% rispettivamente). Da sottolineare poi come gli ultimi tre mesi dell’anno, confrontati con il periodo precedente, mostrino una evidente crescita della domanda per le grandi città (+9,4%), a fronte di una richiesta invece stabile per quanto riguarda quelle più piccole (+0,4%). Trento e Trieste – quest’ultima prima come qualità della vita per il 2021 – sono le città ad aver performato meglio, a livello di prezzi richiesti per l’acquisto, quest’anno: globalmente la loro crescita si attesta infatti sul +5,9% e +5,2%, rispettivamente. Milano mantiene il suo primato come città più cara d’Italia, poco sotto i 5.000 euro al metro quadro, con un trend saldamente positivo (+3,6% su base annuale). Seguono – tutte sopra i 3.000 euro al metro quadro – Firenze, che perde l’1,6% anno su anno, dove per comprare casa servono quasi 4.000 euro/mq; Roma (+1% su base annuale), che si attesta sui 3.288 euro/mq, e Bologna, che conclude il 2021 a 3.094 euro/mq, sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente. Tonfo invece per Venezia: la città lagunare perde in un anno ben il 6%, chiudendo il 2021 con un prezzo al metro quadro pari a 2.930 euro. Uno sguardo all’affitto Il mercato degli affitti segue logiche diverse rispetto a quello delle compravendite e gli effetti di eventi di grande portata a livello tanto economico quanto di collettività, come una pandemia, hanno un impatto molto più immediato e palese. Ed ecco perché è interessante notare come il 2021 mostri un mercato delle locazioni in netta ripresa, dopo l’anno di contrazione a causa del Covid-19. Su base annuale i prezzi delle locazioni in Italia sono cresciuti dell’1,8% e mostrano segno positivo su tutto il territorio nazionale, in particolare al Sud e nelle Isole (+3,7% e +3,2% rispettivamente). Nell’ultimo trimestre, inoltre, l’offerta di immobili in affitto è in netto calo (-25,7%), in particolar modo nei grandi centri urbani (-31,8%), mentre aumenta la domanda (+7,7%), segno questo di un mercato che ha recuperato la sua vivacità pre-pandemia come anche di una ritrovata mobilità sociale e lavorativa. Per consultare le tabelle dell’Osservatorio relative al mercato delle compravendite e delle locazioni si prega di prendere visione delle Appendici A e B in allegato.

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Un mercato immobiliare stanco e nuove restrizioni non scalfiscono la Cina

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 gennaio 2022

A cura di David Raper, Gestore del fondo Comgest Growth China di Comgest. L’economia cinese rimane sottotono nonostante una leggera ripresa recente; la produzione industriale è aumentata del 3,5%, le vendite al dettaglio sono cresciute del 4,9% e l’indice PMI manifatturiero dei direttori degli acquisti è salito al 50,1%. Il flusso di notizie suggerisce che la flessione del mercato immobiliare del Paese e la crescita delle vendite al dettaglio continueranno ad essere moderate dopo le rinnovate restrizioni dovute al Covid-19.NetEase ha potuto contare sul successo di diversi titoli di videogiochi, sia in Cina sia all’estero. Inoltre, le prospettive in termini di lanci di nuovi titoli restano solide. Dingli ha assistito a un calo delle tariffe, negli USA, inferiore al previsto (persino molto più basse di quelle dei suoi omologhi cinesi) delle sue piattaforme aeree di lavoro. Lepu ha annunciato un piano di riacquisto di proprie azioni e ha tratto vantaggio dalla notizia che il suo kit per test antigenici per il Covid-19 può rilevare la variante Omicron.Tra i titoli che hanno registrato performance positive, segnaliamo Alibaba, Weigao e TravelSky. Nonostante abbia registrato una crescita del 16% dei ricavi ricorrenti, l’attività commerciale di Alibaba è cresciuta solo del 3% a causa di un contesto macroeconomico debole e della perdita di quote di mercato. Ci aspettiamo di assistere a una ripresa della crescita delle vendite al dettaglio dell’azienda, a livello mondiale, nei prossimi trimestri. I materiali di consumo medicali di Weigao potrebbero essere inclusi, in futuro, nell’offerta di una centrale d’acquisto, il che potrebbe portare a una significativa riduzione dei prezzi. Riteniamo che un aggiornamento del prodotto dovrebbe ridurre questo rischio. TravelSky continuerà a far fronte a pressioni se il Covid-19 e la nuova variante Omicron continueranno a diffondersi rapidamente.

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Scuola: i governi non hanno fatto nulla e ora si vuole gestire la pandemia come se fossimo al “mercato”

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 gennaio 2022

Il Governo aveva promesso di ridurre il rapporto alunni-insegnanti per classe, di revisionare le attuali regole sul dimensionamento e l’adeguamento dell’organico di fatto a quello di diritto. Non è stato fatto. E adesso, con i casi Covid alle stelle, paghiamo pegno. Come se non bastasse mandiamo gli alunni in classe con molti più contagi e ci inventiamo la gestione dei casi in base all’età e al numero dei contagiati: no, non siamo al mercato. A dirlo è stato Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, nel corso di una diretta Facebook a commento dell’incontro appena concluso con il ministro dell’Istruzione, durante il quale lo stesso Patrizio Bianchi ha confermato che domani ci sarà il Consiglio dei ministri e che quella sarà la sede per prendere le decisioni sul rientro a scuola.Il ministro si è detto pronto a realizzare un cronoprogramma di incontri su diverse questioni aperte. Sempre il ministro ha tenuto a lodare l’operato del Governo, che ha stanziato 900 milioni sulla scuola, anche per la valorizzazione del personale e per l’organico Covid, per il dimensionamento, per le scuole paritarie, il supporto psicologico. Mentre per quanto riguarda l’atto di indirizzo si è detto pronto a inviarlo all’Aran per il rinnovo del contratto, oltre che pronto a incontrare le organizzazioni sindacali per discutere della Formazione obbligatoria, uno dei pilastri del PNRR, quindi del personale e del reclutamento che è un altro dei pilastri del Recovery plan.Il presidente Marcello Pacifico ha replicato chiedendo di “ottemperare all’impegno ancora rinnovato nel maggio scorso, con il Patto per la Scuola”. Il leader dell’Anief ha spiegato che la prima cosa importante da fare è una legge sulla scuola con risorse adeguate: “abbiamo ricordato al ministro – ha detto Pacifico – della inconsistenza dei 900 milioni stanziati rispetto a 10 miliardi di tagli negli ultimi 13 anni. Poi ci sono i 30 miliardi del Pnrr, dei quali finora non se ne sono visti neanche uno. Dovevano servire a rivedere il rapporto alunni insegnanti, anche alunni personale ATA, ma ancora ad oggi non c’è non c’è niente. Ecco perché ci aspettiamo che si faccia una legge con all’interno la volontà di rivedere gli organici e il rapporto alunni-insegnanti e alunni per classe”. Il sindacalista autonomo si è quindi soffermato sull’inutilità, alla resa dei conti, del possesso del Green pass da parte del personale, come quello della vaccinazione dei lavoratori: possono essere 80mila come uno, questi dipendenti della scuola non andavano sospesi, perché non serve.

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PIMCO: un mercato del lavoro in evoluzione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 gennaio 2022

A cura di Geraldine Sundstrom, Portfolio Manager Asset Allocation di PIMCO. Gli investitori sono alle prese con gli effetti strutturali della pandemia sull’economia globale rispetto ai quali non c’è ambito più rilevante del mercato del lavoro, dove per fattori sia temporanei che più persistenti si è determinata carenza di forza lavoro. Tra i fattori di breve periodo che hanno esercitato pressioni sull’offerta di forza lavoro nel 2021 vi sono i protratti timori per il COVID-19, i sussidi pubblici e le difficoltà di avvalersi dei servizi per i figli. Questi fattori dovrebbero essere i primi ad allentare la morsa se i vaccini continueranno a dimostrarsi efficaci, gli effetti economici delle varianti del virus saranno gestiti, le scuole resteranno aperte e si accumuleranno evidenze che il progressivo venir meno dei sussidi di disoccupazione incoraggi le persone a tornare a lavorare. Sul medio termine, le restrizioni sull’immigrazione verosimilmente incideranno sulle prospettive. Molti dei suddetti vincoli di breve periodo dovrebbero venir meno col tempo ma cambiamenti più strutturali del mercato del lavoro potrebbero porre difficoltà durature o permanenti per le imprese e per le economie. Per la maggior parte dei pensionamenti anticipati è improbabile un’inversione di rotta, inoltre i cambiamenti di comportamento e stile di vita innescati da un anno di quarantena potrebbero consolidarsi. In aggiunta, la pandemia ha accelerato i flussi migratori interni, acutizzando il divario fra competenze disponibili e richieste che si stava già sviluppando nel mercato del lavoro a fronte dei cambiamenti della domanda dei consumatori. Nonostante gli aumenti delle retribuzioni nei settori interessati, le imprese continuano a riferire di non riuscire a trovare lavoratori per le posizioni offerte (si veda Figura 1) e in conseguenza di ciò alcune di esse in settori duramente colpiti come quello della ristorazione sono costrette a chiudere. Con la partecipazione al mercato del lavoro ampiamente rimbalzata nella fascia 16–24 anni ma che non dà segni di ripresa tra gli over 55, questi fattori strutturali potrebbero non svanire. Percependo uno spostamento generazionale nel potere contrattuale, i lavoratori a livello globale stanno chiedendo retribuzioni più elevate e migliori condizioni. Questo segnala rischio al rialzo rispetto alla nostra previsione di moderazione dell’inflazione a un dato momento nel 2022.

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Fusione di H2H e Wellnet: nasce un player unico sul mercato MarTech

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 dicembre 2021

Nasce un player unico e distintivo, attivo nel mercato dei servizi digitali, di marketing e di comunicazione, creato dalla fusione avvenuta a metà dicembre tra H2H e Wellnet, aziende controllate dal Gruppo Prismi.L’integrazione tra le due realtà è stata attuata per offrire un know how sofisticato ed innovativo che fonde le competenze d’origine delle due società. Wellnet è una web agency tech che opera nelle soluzioni di marketing tecnologico e lavora per grandi e medie imprese, mentre H2H è l’agenzia di comunicazione omnichannel, specializzata nel costruire soluzioni di comunicazione per il mondo enterprise. Insieme le due aziende strutturano una nuova offerta che unisce capacità consulenziali, organizzative e produttive di alto profilo.Oltre ai servizi di comunicazione e marketing già presenti nel portafoglio delle due agenzie, la fusione ha l’ambizioso obiettivo di sviluppare anche nuovi prodotti e servizi dedicati al mondo dell’intelligenza artificiale, del 3D e del gaming. La composizione della nuova realtà, pari a un centinaio di collaboratori in totale, riflette questo nuovo indirizzo di sviluppo, vengono, infatti, ricoperte tutte le competenze necessarie che spaziano dall’ambito tecnologico, alla creatività fino alla produzione.Questa operazione si inserisce nel più ampio progetto di riorganizzazione del Gruppo Prismi, quotato sul mercato EGM di Borsa Italiana, intrapreso a partire dallo scorso luglio. Il Gruppo si presenta come la prima ExO Digital company italiana, una realtà operante nel settore digitale con una struttura organizzativa agile, capace di affrontare gli importanti momenti di cambiamento e di sviluppare una veloce crescita grazie all’uso della tecnologia in tutti i processi. Le ultime ricerche nazionali e internazionali confermano la necessità di una rapida evoluzione tecnologica che permea tutti gli aspetti economici dei settori produttivi. Il mercato, secondo “Il Digitale in Italia 2021”, report redatto da Anitec-Assinform, si attesta a 75.410 milioni di euro nel 2021 (+5,5% rispetto al 2020) e per il triennio 2022-2024 si stima che la crescita continuerà portandolo a 79.286 milioni di euro (+5,1%) nel 2022.

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