Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 335

Posts Tagged ‘mercato’

Il mercato nero dei tamponi e dei test sierologici

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 novembre 2020

Covid: Federconsumatori scrive al Commissario Arcuri, al Ministro Speranza e al Presidente della Conferenza delle Regioni Bonaccini per chiedere verifiche e l’applicazione di un tetto massimo ai costi dei tamponi. Sono molti i cittadini che in questi giorni ci segnalano le gravi inefficienze, i ritardi e le lunghe attese per effettuare e per ricevere gli esiti dei tamponi per verificare la positività al coronavirus. Alla luce di tempi di attesa che in alcune aree del Paese superano anche la settimana, molti cittadini, preoccupati della possibile positività e delle eventuali conseguenze, sono indotti a ricorrere a laboratori privati per effettuare tali test. Presso tali laboratori, però, fatte salve alcune convenzioni realizzate a livello regionale, i costi di tamponi e test sierologici sono affidati al libero mercato e, in molti casi, assistiamo a veri e propri fenomeni speculativi tesi a lucrare sulla preoccupazione e sull’apprensione delle persone. I test sierologici vengono effettuati a costi che raggiungono anche i 50 Euro, i tamponi invece possono superare anche i 100 Euro. Una speculazione intollerabile a danno dei cittadini, per questo abbiamo inviato una richiesta al Commissario straordinario per l’emergenza, al Ministro della Salute e al Presidente della Conferenza delle Regioni per richiedere un intervento tempestivo sulla vicenda, teso a: – monitorare i costi applicati ai cittadini, – promuovere convenzioni finalizzate ad un calmieramento dei prezzi, rendendoli omogenei sull’intero territorio nazionale, – applicare un tetto massimo ai costi di tamponi e test sierologici. È inoltre, a nostro avviso, fondamentale agire rendendo più efficienti i centri pubblici presso cui effettuare il tampone e riducendo in tal modo i tempi di attesa per i test e per gli esiti.

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Roma e Milano: la ripresa del mercato del lavoro è più lenta rispetto al resto di Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 22 novembre 2020

Un nuovo studio di Indeed – sito numero uno al mondo per chi cerca e offre lavoro – evidenzia come la ripresa del mercato del lavoro a Roma e Milano sia più lenta rispetto al resto d’Italia. Gli annunci di lavoro a Roma e Milano sono rispettivamente in calo del 35% e del 29% rispetto ai trend dello scorso anno, mentre nel resto d’Italia si registra una decrescita del 23%.La medesima tendenza è stata riscontrata anche nelle principali capitali europee, tra cui Londra, Madrid, Parigi e Berlino. Parigi ha registrato la discrepanza maggiore, con offerte di lavoro nella capitale francese in calo del 40% (indietro di 15 punti rispetto al resto del paese). Seguono Londra (in calo del 50%, indietro di 9 punti), Berlino (in calo del 25%, indietro di 7 punti) e Madrid (in calo del 46%, indietro di 6 punti): in tutte queste città la ripresa è decisamente più lenta rispetto ad altre regioni nei rispettivi Paesi.Il ritardo è particolarmente pronunciato nei lavori che implicano una gestione “face to face”; nelle capitali, ad esempio, il numero di visitatori dei centri commerciali o nelle strutture di ospitalità sta registrando difficoltà di recupero più significative che altrove. Confrontando Roma, Milano e le altre quattro grandi città europee prese in esame, emerge come le offerte di lavoro nei settori del food service, della bellezza e del benessere, dell’ospitalità e del turismo stiano recuperando più lentamente rispetto a quelle di altri settori. Pawel Adrjan, economista e responsabile delle attività di ricerca di Indeed per l’area EMEA, spiega: “Le offerte di lavoro sono un barometro in tempo reale della salute dell’economia. I nostri dati evidenziano come i mercati del lavoro nelle principali città europee stiano affrontando la seconda ondata di pandemia in una posizione più debole rispetto ad altre regioni “. Continua: “Si tratta di una recessione delle grandi città in tutto il mondo. Per le grandi città europee, ciò significa che il periodo di aggiustamento del mercato del lavoro sarà più lungo e potenzialmente più difficile rispetto quanto avverrà nelle città più piccole e per le aree non urbane. La crescita esplosiva del lavoro da casa nelle grandi città implica d’altro canto una diminuzione significativa dei lavori di servizio face to face al cliente”.

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Bollette energia. Verso il default del mercato? Occorrono scelte tampone

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 novembre 2020

L’allarme lanciato dall’associazione Arte (fornitori privati di energia – 1) ha messo il dito su una piaga che fino ad oggi sembrava essere ignorata dai più: il peso del costo dei servizi energetici sui bilanci malmessi di famiglie ed aziende in questo periodo pandemico. Secondo i dati diffusi da questa associazione, il 40% degli utenti non sta pagando le bollette, e se si considera che la stagione fredda appena iniziata comporterà un maggiore consumo di energia, nel contesto economico pandemico esploso negativamente per tutti, non è azzardato pensare che questa percentuale di morosi sarà maggiore. A parte i colossi del settore (Enel ed Eni soprattutto), si tratta di più di 400 aziende che “in questa fase sono state utilizzate come ammortizzatori sociali (con capitali privati) per sopperire ai mancati pagamenti”. Il governo e il legislatore, consapevole del momento drammatico che stiamo vivendo, sta facendo i salti mortali per cercare di impedire il tracollo di famiglie ed aziende: con molti problemi e difficoltà che – indipendentemente dalle più o meno giuste critiche che si possono fare – pur nel caos generale percepito (più che reale), rappresentano un aiuto e una presa in carico della propria responsabilità.E’ bene ricordare che quasi il 90% di quello che viene incassato dalle aziende di questo mercato finisce allo Stato, e se gli utenti finali pagano in ritardo le loro bollette, altrettanto ritardo di pagamenti verso lo Stato non è “concesso” a questi fornitori dei servizi energetici.Se la situazione pandemica e di aiuti stati dovesse continuare così com’è oggi (e peggiorare, come tutti gli indicatori fanno intendere) è altamente probabile uno scenario del genere: – percentuali maggiori di utenti che non pagano le bollette. Nuovo probabile intervento dell’Autorità Arera per il blocco dei tagli ai morosi? – aziende del libero mercato che capitombolano per i mancati incassi e per i pagamenti comunque fatti allo Stato. Qualcuno “un po’ strano” potrebbe sostenere che è giunto il momento di mettere una parola fine alle velleità liberalizzatrici e tornare al vecchio monopolio, mandando a ramengo tutti gli impegni in sede comunitaria, non solo attirandosi multe da brivido ma compromettendo lo stesso nostro ruolo nell’Unione. O, sempre questo “un po’ strano”, potrebbe chiedere l’ulteriore rimando della fine del mercato tutelato (al momento fissato al 2022). Una “pezza” che, nell’apparenza politica, non risolverebbe in nessun modo la situazione in essere (e peggiorativa) di aziende e famiglie: i problemi di mancati pagamenti di utenze e di gestori rimarrebbero proprio dove sono ora.In situazione di emergenza vanno trovati metodi provvisori e di emergenza. Così come lo Stato si sta privando (o rimandando) di introiti importanti per la sua gestione, visto che più del 90% delle bollette energetiche sono di soldi che vanno allo Stato, quest’ultimo dovrebbe agire su questa percentuale, dissolvendola o ridimensionandola. E dando disposizioni per altrettanta ricaduta su utenti e gestori. Abbiamo tutti i caloriferi accesi. Siamo sempre più spesso in casa e usiamo l’energia domestica come non mai in passato. Mentre i risparmi energetici degli uffici con molto personale al lavoro a casa, sono molto bassi, ché non si possono energeticamente abbandonare a se stessi uffici e locali come se fossero terremotati o bombardati. Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Xiaomi conquista il terzo posto nel mercato mondiale degli smartphone

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2020

La crescita di Xiaomi non si arresta. Nonostante il periodo delicato dovuto alla pandemia da COVID-19, l’ultimo rapporto Canalys (Q3 2020) conferma la scalata inarrestabile dell’azienda che ha conquistato il terzo gradino del podio della classifica dei top vendor per smartphone distribuiti nel terzo trimestre del 2020. Inoltre, secondo i risultati preliminari pubblicati da IDC nel Worldwide Quarterly Mobile Phone Tracker, Xiaomi ha spedito 46,5 milioni di dispositivi conquistando così il terzo posto a livello globale, battendo per la prima volta Apple con una quota di mercato del 13,1% e una crescita del 42,0%. Tutto questo grazie ai guadagni in India e alla forte e continua presenza in Cina, che ha rappresentato il 53% del volume di spedizioni dell’azienda nel Q3 2020. Infine, un’ulteriore conferma arriva anche dal più recente studio Market Monitor Service di Counterpoint, da cui emerge che Xiaomi è cresciuta del 75% QoQ conquistando il 13% delle quote di mercato del trimestre.

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Per un’economia sociale di mercato dell’UE

Posted by fidest press agency su sabato, 31 ottobre 2020

La Commissione propone oggi una direttiva dell’UE per garantire che i lavoratori nell’Unione siano tutelati da salari minimi adeguati che consentano una vita dignitosa ovunque essi lavorino. Se fissati a livelli adeguati, i salari minimi non solo hanno un impatto sociale positivo ma producono anche benefici economici di più vasta portata, in quanto riducono la disuguaglianza salariale, contribuiscono a sostenere la domanda interna e rafforzano gli incentivi al lavoro. Salari minimi adeguati possono anche contribuire ridurre il divario retributivo di genere, dato che a percepire un salario minimo sono più donne che uomini. La proposta contribuisce inoltre a proteggere i datori di lavoro che retribuiscono dignitosamente i lavoratori, garantendo così una concorrenza leale.L’attuale crisi ha colpito in maniera particolare i settori caratterizzati da un’elevata percentuale di lavoratori a basso salario, come le pulizie, il commercio al dettaglio, la sanità e l’assistenza sanitaria, a lungo termine e residenziale. Garantire una vita dignitosa ai lavoratori e ridurre la povertà lavorativa è non solo importante in tempi di crisi ma anche essenziale per una ripresa economica sostenibile e inclusiva.

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Banco BPM e SACE al fianco di e-work a sostegno del mercato HR

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 ottobre 2020

Banco BPM e SACE hanno finalizzato un’operazione di finanziamento da 1,5 milioni di euro a supporto della liquidità del gruppo e-work, per sostenere i principali servizi offerti dall’azienda in ambito HR.L’operazione è stata perfezionata in piena emergenza Covid-19. Grazie al finanziamento della durata di 5 anni, erogato da Banco BPM tramite la propria struttura Mercato Corporate Milano e garantito in tempi brevi da SACE ai sensi del Decreto Liquidità attraverso Garanzia Italia, e-work potrà sostenere i principali servizi pensati per affrontare e gestire le necessità dei propri clienti: dallo Staffing Temporary e Permanent alla Formazione, dall’Outplacement all’Assessment sino alla gestione delle Politiche Attive del Lavoro.e-work SpA nasce nel 2000 ed è specializzata nella consulenza e gestione di soluzioni HR. E’ una Società in grado di affrontare e gestire le necessità di compagnie multinazionali e corporate, enti pubblici, aziende dal profilo nazionale e regionale, nonché gruppi locali. L’azienda opera sia a livello nazionale sia accompagna i propri partner nei mercati stranieri, grazie ad una rete di società partecipate all’estero. e-work serve annualmente oltre 1200 aziende e 40 mila persone.

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Perché non possiamo rinunciare a banche e mercati?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 ottobre 2020

A spiegarlo è Stefano Caselli nel suo nuovo libro per Egea con la prefazione di Ferruccio De Bortoli e la postfazione di Walter Mariotti. E così, anche in pieno Covid19, il nostro paese deve diventare il laboratorio e l’esempio di una crescita che sorprenda per una volta gli altri L’emergenza Covid-19 ha fatto riaffiorare nel nostro Paese vecchi paradigmi che sostengono un ritorno dell’intervento pubblico nell’economia. È però questa la grande tentazione da cui dobbiamo tenerci alla larga. Dal ritorno dello stato così come i vizi e le virtù del nostro paese diventano solo più evidenti durante questa crisi eccezionale, ma ci sono sempre stati. È il dovere civico che spinge Stefano Caselli, autore di “La grande tentazione. Perché non possiamo rinunciare a banche e mercati” (UBE 2020; 208 pagg.; 17 euro) con la prefazione d Ferruccio De Bortoli e la postfazione di Walter Mariotti, a contribuire al dibattito pubblico e a partecipare alla discussione su ciò che si deve fare affinché l’Italia possa essere ancora non solo un buon posto dove vivere ma un attore di trasformazione sociale e di impatto civile ed economico per la nostra casa europea e per il mondo. La tentazione di scegliere la via dello statalismo è forte e rappresenta una scorciatoia di breve periodo. “Tuttavia”, afferma Caselli, “se vogliamo recuperare la ricchezza perduta per dare lavoro e dignità a tutti e cogliere l’occasione per fare meglio e giocare la nostra partita sul terreno dell’innovazione si deve sfruttare la forza straordinaria di banche e mercati finanziari. Sono infrastrutture potenti, capaci di moltiplicare denaro, idee ed energie integrandoli nel sistema economico”. Per fare questo, prosegue Caselli “c’è bisogno di regole e scelte di campo che non significano marginalizzare lo Stato che, sempre in una logica di affiancamento temporaneo al mercato o con meccanismi di mercato, deve invece sostenere attivamente le politiche di sviluppo. Per esempio disegnando quelle regole, soprattutto fiscali, che permettono al sistema finanziario di liberare risorse utili alla crescita, intervenendo nell’economia con una logica vicina a quella del private equity e del partenariato pubblico-privato, orientando, attraverso banche e mercati finanziari, le risorse disponibili per supportare le aziende. Solo così si potrà rilanciare il Paese, sostenere le imprese e affrontare le sfide del futuro”. La domanda appare inevitabile: “C’è la faremo? È possibile? La risposta è sì”, dice l’autore, “se concordiamo tutti su valori di fondo, che passano dai concetti di crescita, dimensione, internazionalizzazione, per giungere alla rilevanza dell’educazione e del capitale umano”. Ma soprattutto “dal concetto di Europa come valore e principio cardine del nostro bene comune, all’esigenza di avere un sistema finanziario completo e centrale nell’allocazione delle risorse”. Sono le ultime pagine del libro quelle dedicate a riflettere e a suggerire come fare. “Il nostro paese deve diventare il laboratorio e l’esempio di una crescita che sorprenda per una volta gli altri”. Anche nei modi e nell’impatto per la società nel suo insieme. Questa è l’ambizione dell’autore, accompagnata da un segno positivo di PIL e occupazione, ma anche dalla attenzione costante a elementi di sviluppo come la valorizzazione del ruolo delle donne, la tutela dei valori sociali e del benessere dei cittadini, la difesa dell’ambiente e del diritto alla salute e alla educazione. “Proviamo ad essere italiani come sempre, ma in modo diverso” conclude Caselli.

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AVM e Open Fiber insieme per dare slancio al mercato del networking

Posted by fidest press agency su sabato, 17 ottobre 2020

Le due società hanno siglato un accordo strategico a sostegno dei consumatori e di tutte le aziende che desiderano ottenere l’eccellenza nelle connessioni in fibra ottica FTTH. AVM, produttore leader di dispositivi per la banda larga per DSL, cavo, LTE e fibra e Open Fiber, l’operatore wholesale-only che sta realizzando un’infrastruttura interamente in fibra ottica FTTH (Fiber To The Home) hanno siglato un accordo al fine di offrire ai consumatori e alle aziende italiane, attraverso gli Operatori partner di OF, l’eccellenza nelle connessioni in fibra ottica FTTH.L’accordo stabilisce che tutti i partner di Open Fiber nella fornitura di servizi di connessione possano mettere a disposizione dei loro clienti un modem router FRITZ!Box, una linea di prodotto con prestazioni eccezionali in grado di offrire la miglior esperienza di navigazione possibile, anche in Wi-Fi.I clienti potranno scegliere da subito uno tra i due prodotti di punta di AVM: il FRITZ!Box 7590, il pluripremiato modem con Wi-Fi Dual Band AC+N, fino a 2500 Mb/s in grado di soddisfare le aspettative dei clienti più esigenti, e il il FRITZ!Box 7530, potente e stabile, che assicura prestazioni e copertura molto elevate, con Wi-Fi Dual Band AC+N fino a 1266 Mb/s. Entrambi i prodotti utilizzano la tecnologia Mesh, che garantisce una copertura senza paragoni e hanno funzionalità specifiche per lo smart working, per lo streaming e il gaming, oltre a servizi personalizzabili di parental control e telefonia. La partnership si amplierà nel corso dei prossimi mesi alle nuove soluzioni tecnologiche WiFi6 che saranno lanciate sul mercato.

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Mercato azionario italiano: perché crediamo nelle mid e small cap

Posted by fidest press agency su sabato, 10 ottobre 2020

A cura di Antonio Amendola, co-gestore di Italia ed Europa di AcomeA SGR. Il 2020 verrà ricordato come l’anno orribile del Coronavirus, che ha letteralmente scosso e cambiato la vita di tutti i giorni. In Borsa, se guardiamo ai mercati azionari statunitensi ci sembra di aver vissuto solo un temporaneo “Start and Stop”, mentre in Europa gli indici principali viaggiano ancora in territori ampiamente negativi. Da inizio anno, il FTSE Mib Italiano è sotto del 18.3%, il FTSE Mid Cap italia del 15.2%, il Ftse Small Cap italia del 16.1%. Sulla stessa falsa riga del FTSE Mib anche l’indice principale di Parigi (CAC 40), mentre il Dax tedesco è il best performer con un ritorno negativo del 4,89%. In un contesto di mercato come quello attuale e con una situazione macroeconomica senza precedenti storici, le valutazioni classiche andrebbero ponderate con considerazioni di più ampio spettro. Inoltre, è importante in fasi come queste avere un processo di selezione di investimenti che si basi su solidi capisaldi: qualità: scegliere aziende con poco indebitamento. Questo perché avranno meno pressioni a livello operativo e potranno crescere per linee esterne a prezzi ragionevoli; redditività: scegliere aziende con margini sostenibili e difesi da forti vantaggi competitivi; presenza del management: scegliere aziende con manager di prima categoria e direttamente coinvolti nei risultati aziendali; ottica internazionale: scegliere aziende con prodotti internazionali e ad alto valore aggiunto. Aziende con simili caratteristiche prendono il nome di “Multinazionali Tascabili” e sono particolarmente presenti nel panorama italiano. Riteniamo quindi che vi sia molto valore all’interno del comparto delle piccole e medie imprese Italiane.Oltre alle dinamiche esposte, le piccole e medie aziende italiane potrebbero beneficiare di uno dei megatrend dei prossimi anni: il rimpatrio della produzione dai paesi in via di sviluppo. L’ Italia in questo processo può giocare un ruolo da protagonista e in ottica di investimento si traduce ancora una volta nel preferire le mid small cap alle large cap, specialmente per una composizione settoriale diversa. Come vediamo, il Ftse Mib ha per la maggiore Finanziari (30.12%) ed Utilities (24.07%). Mentre il Ftse Mid Cap ha sia Finanziari (24.95% anche se per la maggior parte non sono banche, ma società di servizi finanziari) che Comsumer Discretionary (20.09%) che Industriali (15.77%). Importante considerare anche la differenza di Tecnologia dove il Ftse Mib ha circa il 7% (tuttavia concentrato in pochi titoli) mentre il Mid Cap ha l’11% (con molte piccole società attive nella consulenza ad alto valore). Alla luce delle considerazioni fatte, quindi, continuiamo a preferire le mid e small cap italiane alle large cap, sia perché rappresentano la spina dorsale del nostro Paese, sia perché riscontriamo la presenza di maggiore valore intrinseco in un orizzonte temporale di medio lungo periodo. A livello settoriale, sul fondo AcomeA Italia e AcomeA Esente, manteniamo una rilevante presenza nella tecnologia e nell’industria, mentre la parte finanziaria è più caratterizzata da “Specialty Finance” e da titoli subordinati di banche italiane.

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“Riflessioni sul crescente interesse per le azioni nel mercato brasiliano”

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 ottobre 2020

A cura di Dara White, Responsabile globale azioni mercati emergenti di Columbia Threadneedle Investments. È vero che spesso nell’investimento ogni cosa ha il suo prezzo, ossia che per conseguire rendimenti elevati spesso occorre esporsi a un alto rischio, ma negli ultimi decenni gli investitori brasiliani hanno avuto il lusso di beneficiare di rendimenti interessanti sui depositi bancari a fronte di un rischio decisamente contenuto. Negli ultimi 10 anni i tassi d’interesse si sono attestati in media al 10% e nel 2016 il SELIC (il tasso di riferimento brasiliano) era a quota 14,25%.Non sorprenderemo nessuno affermando che con i tassi d’interesse su livelli tanto elevati il paese ha una base di investitori al dettaglio assai ridotta. Con un tasso d’interesse medio di ben il 10% nell’ultimo decennio, gli investitori non avevano motivo di acquistare azioni o investimenti alternativi. Infatti, meno dell’1% degli adulti brasiliani investe in borsa, una percentuale microscopica rispetto al 40% circa degli adulti statunitensi. Nel paese gli investimenti azionari al dettaglio si attestano ad appena il 10%, un livello insignificante rispetto agli investimenti pensionistici e obbligazionari, che con il 72% la fanno da padrone.In Brasile la spesa per consumi rappresenta circa due terzi del PIL, pertanto l’impatto della flessione dei tassi può essere un importante fattore di stimolo per l’economia. A fine anno i dati relativi al credito e ai prestiti evidenziavano una crescita assai rapida, soprattutto per le famiglie, e il settore delle vendite al dettaglio non ha fatto eccezione. Il Brasile ospita il più grande settore della gestione patrimoniale dell’America latina: al 31 dicembre 2019 era valutato a 8.600 miliardi di real (2.100 miliardi di dollari) e negli ultimi cinque anni è cresciuto di ben il 14,5%. Pur essendo senz’altro elevata a livello regionale, pari al 74% del PIL a fronte del 22% del Cile o al 10% del Messico, la penetrazione del settore è ancora bassa rispetto allo standard globale (negli Stati Uniti si attesta a circa il 120%), quindi le opportunità di crescita sono notevoli. Inoltre, nel 2019 nel paese il pool di risparmio dei privati raggiungeva quasi gli 800 miliardi di real (199 miliardi di dollari), l’equivalente del 16% delle masse in gestione totali (negli USA è pari a circa il 10%), a suggerire che è giunto il momento di investire.Cosa implica questa combinazione perfetta (tassi d’interesse più bassi, maggiore partecipazione degli investitori al dettaglio e cambiamenti strutturali del settore dei servizi finanziari) per gli stock picker come noi? Prendere in considerazione i temi top-down è essenziale per valutare il successo dei titoli bottom-up, ma è indispensabile individuare imprese di qualità per partecipare al meglio a questa osservazione tematica. A nostro avviso, è giunto il momento di dare via libera ai broker online, che stanno cambiando la dinamica competitiva del settore e democratizzando l’accesso ai prodotti d’investimento offrendo una piattaforma che permette ai brasiliani di accedere a gestori indipendenti e a fondi di terze parti.Prevediamo che l’intermediazione online sarà sostenuta anche da afflussi significativi nel mercato azionario brasiliano, in quanto i risparmiatori ricercano rendimenti più appetibili dopo il calo dei tassi d’interesse. Si stima che i nuovi investimenti possano avvicinarsi ai 91 miliardi di real (17 miliardi di dollari) nei prossimi cinque anni e, secondo le stime più prudenti, entro il 2025 l’allocazione azionaria dovrebbe raggiungere il 25% delle masse in gestione, a fronte dell’attuale 10% circa. Questa opportunità dovrebbe consentire ai broker online di crescere con un ritmo più rapido rispetto al settore e modificare la natura estremamente concentrata della gestione patrimoniale brasiliana, in particolare per le società basate sull’imprenditorialità nel cui DNA sono insite la tecnologia e l’innovazione, permettendo loro di trarre i maggiori vantaggi da questa trasformazione dirompente. Questa è senz’altro una fase entusiasmante per essere uno stock picker in Brasile: le IPO sono aumentate del 66% nel 2019, in controtendenza rispetto al trend globale che le vedeva in calo del 17% nello stesso periodo. Osserviamo un’accresciuta concorrenza tra le borse locali ed estere, come il Nasdaq, per ospitare queste nuove quotazioni. Con il progressivo incremento dello spessore e della qualità di questo universo in un simile contesto, la gestione attiva assume un ruolo centrale e il Brasile diventa il terreno ideale per permettere agli stock picker come noi di differenziarsi ancora di più.

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Mostra mercato riferimento per i cultori della carta antica

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 settembre 2020

Mantova Sabato 26 e Domenica 27 Settembre 2020 nel cuore della città dei Gonzaga (Chiostro del Museo Diocesano Francesco Gonzaga, Piazza Virgiliana, 55) Il Museo si trova nel pieno centro storico della città, a soli due passi da p.zza Sordello. il ritorno più atteso da bibliofili e collezionisti.La più antica fiera italiana dedicata all’antiquariato librario e al collezionismo cartaceo (il primato, tutto mantovano, fa risalire la prima edizione al 1975!) è stata riportata in auge lo scorso Settembre -dopo qualche anno di interruzione- soprattutto grazie all’alta qualità di una proposta espositiva attentamente selezionata e all’internazionalità degli espositori coinvolti. Intatto lo spirito della rassegna che, come nelle ultime edizioni, si terrà nella cornice del Chiostro del Museo Diocesano F. Gonzaga, a due passi dal Museo Archeologico e da Palazzo Ducale, con ingresso libero.
Oltre 40 i partecipanti dall’Italia e dall’estero, tra librerie specializzate ed operatori di stampe e cartografia d’epoca (elenco completo consultabile sul sito http://www.mantovalibriestampe.com). Davvero vasto e pregiato il tesoretto in carta e inchiostro che sarà possibile ammirare ed acquistare per l’occasione: libri di pregio, come le cinquecentine uscite dai torchi di stampatori famosi (come Manuzio e Giunta), ma anche altre, più numerose, rarità e curiosità bibliografiche databili dal XVII al XX sec.
Ricchissima l’offerta cartografica che comprende mappe, atlanti, vedute e piante topografiche, e quella di stampe decorative d’epoca – sempre originali e garantite dalla competenza dei professionisti coinvolti. Non mancheranno le preziose incisioni degli “Antichi Maestri” come Dürer, Raimondi, Ghisi.
MANTOVA LIBRI MAPPE STAMPE si appresta a soddisfare non soltanto l’interesse di esigenti collezionisti, ma anche la curiosità di amanti del bello e turisti di passaggio che possono approfittare di uno degli ultimi weekend della bella stagione per lasciarsi incantare dalle bellezze della città (a soli due passi dalla mostra mercato si trova il Complesso Museale del Palazzo Ducale, che da solo varrebbe la visita).In più, i visitatori della mostra mercato hanno diritto al ticket ridotto per visitare la collezione del Museo Diocesano (€6 anziché €10 – promozione valida nelle giornate di apertura al pubblico della mostra mercato e negli orari di apertura del Museo. Maggiori info su http://www.museofrancescogonzaga.it). L’ingresso è libero.
DATE E ORARISabato 26 settembre ore 10 – 18.30, Domenica 27 settembre | ore 9.30 – 13 Venerdì 25 settembre per gli operatori del settore | ore 15 – 18,30.

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Mercato delle calzature online

Posted by fidest press agency su sabato, 19 settembre 2020

Sviluppo del mercato online, abbattimento dell’impatto ambientale e piena soddisfazione del cliente. Tutto questo potrà essere possibile grazia a un’app italiana sviluppata con l’università di Cambridge. Si chiama Snapfeet e nei primi test reali, realizzati con brand dell’alta moda, le percentuali di reso degli acquisti online sono calati del 95%. La tecnologia alla base di Snapfeet è l’unica al mondo che permette la scansione del piede senza punti di riferimento e, con l’ausilio di un algoritmo di Fitting e l’utilizzo di un’intelligenza artificiale e un database di migliaia di tester reali, è capace di indicare al consumatore la taglia più confortevole ed evidenziarne eventuali criticità.
Un’idea tutta italiana che è nata nel 2016. Fondatori del progetto sono Giorgio Raccanelli, ingegnere a cui si deve l’intuizione iniziale, Roberto Cipolla, Professor of Information Engineering all’Università di Cambridge e Fellow of the Royal Academy of Engineering, che ha sviluppato l’idea con il suo team di ricercatori, e Natale Consonni, ingegnere che guida il team come CEO, imprenditore di successo che ha investito nel progetto scorgendone la grande valenza rivoluzionaria e i diversi benefici per consumatori, economia e ambiente.Snapfeet, infatti, è un progetto ideato sulla logica del win to win: da un lato offre un servizio che risolva ogni problema al consumatore migliorandone l’esperienza in fase di acquisto, dall’altro un concreto aiuto al settore calzaturiero, soprattutto il mercato dell’e-commerce, altamente penalizzato a causa del problema della taglia, variabile estremamente soggettiva. Infine, è utile anche per il commercio offline, grazie a Snapfeet, il cliente potrà scegliere una scarpa con una prova virtuale all’interno di un negozio fisico e dunque, soprattutto in questo periodo, essere una valida soluzione al problema dell’igiene e del distanziamento sociale. Insomma, la duttilità e l’utilità di Snapfeet la rendono adatta alle più svariate situazioni di vendita e di acquisto, anche per il commercio virtuale, che secondo gli esperti sarà la prossima inevitabile evoluzione del mercato.

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CleverConnect si consolida in Italia e prosegue la sua espansione nel mercato europeo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 settembre 2020

Presente in Europa, CleverConnect accompagna in modo innovativo le aziende in ogni fase del loro recruiting, dal sourcing fino alla qualificazione e selezione di candidati. A livello mondiale, più di 2500 aziende hanno riposto la loro fiducia nei servizi di CleverConnect per rivoluzionare il proprio processo di recruiting e renderlo più semplice ed efficace, offrendo ai candidati un’ottima esperienza. Attualmente, il gruppo ha moltiplicato le sue attività e si è consolidato nel mercato globale europeo delle risorse umane: una realtà che ha già riscosso un grande successo in Italia con clienti del calibro di Volkswagen, Lavazza, Honda, Schindler, Champion e Fineco.La forza di CleverConnect risiede in tutti i successi conquistati e le sfide accettate dal 2016, quando Marko Vujasinovic, fondatore di Meteojob, Gonzague Lefebvre e Louis Coulon, co-fondatori di Visiotalent, decisero di unire le due aziende e lanciare il brand globale CleverConnect. Esso raggruppa tutte le tecnologie avanzate di recruiting del gruppo: video colloqui, IA (CV matching, scoring), Smart Career Website, employer branding, sourcing, ma anche know-how e consulenza che accompagnano le aziende nell’introduzione dei (loro) processi di selezione.
CleverConnect ha sviluppato un proprio algoritmo per poterlo replicare in ogni mercato del mondo, per rispondere con accurata precisione al bisogno e alla carenza di talenti di ogni paese ed azienda. Grazie alle sue tecnologie avanzate, CleverConnect aiuta le persone in cerca di impiego a trovare un lavoro e le aziende a selezionare in modo rapido ed efficace i profili più adatti a loro. La forza della tecnologia di IA del gruppo consente ai recruiter di essere ancora più efficienti grazie ad un’automatizzazione immediata e personalizzata del processo per trovare il candidato ideale e reclutarlo in base alle sue effettive competenze: le sue hard skills.L’IA della soluzione HRMatch di CleverConnect offre la possibilità di trovare in modo automatico delle competenze ideali che corrispondono perfettamente ad un impiego, anche se il titolo del post di offerta di lavoro non coincide pienamente con il titolo del candidato. L’IA permette al recruiter di trovare immediatamente il candidato ideale grazie all’intelligenza artificiale che automatizza il processo di recruiting.CleverConnect non dimentica il fattore umano, ma al contrario le soluzioni tecnologiche del gruppo, come i video colloqui con Visiotalent, prendono in considerazione le”soft skills” dei candidati. Uno stesso percorso non può essere adatto ad ogni candidato e ad ogni esigenza dei recruiter. I criteri non sono gli stessi se si recluta un agente commerciale o un programmatore. Alcune aziende invitano i candidati a proporsi con un video, poiché la loro personalità è il criterio più importante. Altre organizzazioni invece partono da uno scoring del CV, poiché prevalgono le competenze tecniche e l’esperienza.Durante gli ultimi 3 anni, il gruppo ha saputo consolidarsi in Italia, agevolando più di 40.000 colloqui video grazie alla sua soluzione di video colloqui Visiotalent.

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Antitrust: avvia istruttoria su servizi di cloud computing

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2020

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato sei istruttorie nei confronti di alcuni dei principali operatori a livello globale dei servizi di cloud computing.”Bene, si faccia subito chiarezza!” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“E’ evidente che il consumatore deve essere sempre libero di scegliere e di esprimere il suo consenso alla raccolta dei dati e non va indebitamente condizionato in alcun modo” prosegue Dona.”Inoltre, è un sacrosanto principio, ormai assodato, l’obbligo di dare all’utente, fin dal suo primo accesso, un’informazione chiara e completa, immediatamente accessibile, che dia evidente richiamo ad eventuali usi per fini commerciali dei dati forniti in fase di registrazione” conclude Dona.

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Commercio: vendite in forte calo, cresce l’e-commerce

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2020

Continua a crescere il mercato dell’e-commerce (+28,5%), mentre le vendite al dettaglio nei primi sette mesi del 2020 diminuiscono complessivamente dell’8,5%. Segno questo di come l’esperienza del lockdown abbia trasformato le abitudini dei cittadini.Molti hanno sperimentato nella fase 1, spesso per la prima volta, gli acquisti online, alcuni anche la spesa online. Questa modalità di vendita, una volta sdoganata, come avevamo già previsto continuerà ad essere sfruttata dai cittadini: per questo è necessario accelerare la discussione e l’avvio di provvedimenti tesi a garantire maggiormente i diritti degli acquirenti online, soprattutto sul piano della sicurezza dei prodotti.Ma non è questo l’unico dato che emerge dalle pubblicazioni odierne dell’Istat. Secondo le rilevazioni dell’Istituto di Statistica, infatti, a luglio le vendite sono diminuite del -2,2% sul mese precedente e del -7,2% sull’anno (dati in valore). Nonostante i saldi crolla il settore dell’abbigliamento: -27,9% sull’anno.Segnali che sicuramente vanno letti alla luce del periodo di lockdown che il Paese ha attraversato, ma che indicano anche la situazione di forte difficoltà che le famiglie stanno fronteggiando.Per questo è indispensabile che il Governo assuma scelte coraggiose e determinate per superare questa delicata fase storica. Nel dettaglio è fondamentale predisporre piani per lo sviluppo destinati a rilanciare l’economia e l’occupazione, sfruttando le risorse messe a disposizione dell’UE. In tale quadro non si può e non si deve lasciare indietro il MES: un’opportunità irripetibile per rimettere in sesto il sistema sanitario, con il duplice vantaggio di disporre di risorse adeguate per far fronte all’emergenza sanitaria ed al suo impatto sull’intero servizio sanitario nazionale, nonché per consentire all’Italia di convogliare le risorse necessarie sugli investimenti indispensabili per la ripresa economica.È importante tenere a mente che tutti i provvedimenti adottati e programmati in questa fase non dovranno essere unicamente di carattere emergenziale, ma si dovranno tradurre in misure strutturali capaci di restituire al Paese opportunità di crescita e sviluppo nel medio e lungo periodo.

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L’immobiliare? Un mercato emotivo in bolla da 50 anni

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2020

Nella sola New York i prezzi degli appartamenti sono scesi di un 30-50% non essendoci più domanda, precipuamente a causa di una dispersione verso aree extraurbane con ritmi di vita più umani, dove si può essere più vicini ai propri cari, alla natura ed ai suoi ritmi.In Italia, poi, la situazione è ancora più drammatica essendo quello immobiliare un mercato trainato da una perenne bolla emotiva da almeno 50 anni, con prezzi che non trovano alcuna giustificazione a livello economico.È così che —secondo gli analisti di Ener2Crowd.com, la prima piattaforma italiana di lending crowdfunding energetico— COVID-19 potrebbe dare all’immobiliare quel colpo di grazia che la crisi causata dallo stesso settore nel 2008 non è arrivata a dare.«Si sa: in Italia “investimento” uguale “mattone”. E —proprio perché “si sa” che nella nostra cultura non vi è alternativa— gli operatori del mercato hanno promosso una continua crescita dei prezzi, ingiustificata se non da alcune perverse dinamiche interne e dalla mancata volontà delle persone –i proprietari– di accettare una perdita economica o di rinunciare al mito della rendita sicura» evidenzia Giorgio Mottironi, cso e co-fondatore della piattaforma. Il GreenVestingForum (www.greenvestingforum.it), hub della finanza alternativa green promosso da Ener2Crowd.com, svela ora gli impietosi dati di un’analisi che vede gli italiani arrancare finanziariamente ed economicamente in un mercato, quello immobiliare, gonfiato da dinamiche emotive e pronto ad implodere dopo che la crisi sanitaria del Covid-19 ha prodotto un cambiamento sociale radicale la cui componente più importante è la fuga dalle città e dagli uffici.Lo scenario emerso preso in esame da Ener2Crowd.com si divide in due parti.
Una prima parte che vede gli Italiani giovani sempre più distanti dalla possibilità di acquistare un appartamento, per motivi legati al mercato del lavoro ed alle basse ed incostanti retribuzioni. E —quando ci riescono— sono costretti ad indebitarsi per un’intera vita: circa il doppio del tempo che ci avrebbero impiegato le generazioni precedenti.Ed una seconda parte che vede crollare il mito della rendita sicura, svelando come il mattone sia in realtà un settore dove gli affari si riescono a fare solo con grandi disponibilità ed impegno di capitali, mentre farlo indebitandosi è molto rischioso avendo un conseguente implicito basso profilo di rendimento e comportando rischi di gestione (costi ed insolvenze) e sistemici (tassazione e collasso del mercato).
Iniziando ad esaminare il primo scenario, Ener2Crowd.com ha recuperato serie storiche che includono lo stipendio di un lavoratore italiano dal 1960 ad oggi, il costo di beni di consumo di prima necessità quali pane e latte, ed il costo degli appartamenti al metro quadrato in una grande città.Ebbene: nel 1962 un operaio della FIAT con uno stipendio di 50.000 lire al mese, poteva permettersi di acquistare un appartamento in un quartiere residenziale limitrofo al cento storico, impegnando solo il 50% della propria retribuzione, in 21 anni.Nel 1972 lo stesso operaio ne impiega 19 per acquistare un appartamento di analoghe dimensioni in una zona leggermente più periferica.Nel 2011, giunti ormai ai massimi dei prezzi del mercato immobiliare in Italia —nonostante la crisi globale scatenata dai mutui sub-prime—, un Italiano lavoratore, a cui la statistica assegna euro 1.600 netti mensili su 12 mensilità, impiega 54 anni ad acquistare quello stesso appartamento. E nel 2020, ai giorni nostri, un giovane con la stessa retribuzione impiegherebbe 41 anni.
Come sosteneva l’economista e diplomatico canadese John Kenneth Galbraith, “la preferenza va sempre a ciò che fa comodo pensare o ad un segreto ed inconfessabile tornaconto”, ma i fattori contingenti devono necessariamente motivare un cambiamento sia del concetto di convenienza che di comodità nelle persone, e la green economy, unita alla possibilità di diventarne protagonisti attivi e ben remunerati, è la nuova dimensione in cui si potranno trovare tante risposte alle incertezze con cui oggi gli italiani devono misurarsi. (AJ-Com.Net).

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Il mercato taroccato: I falsi

Posted by fidest press agency su domenica, 9 agosto 2020

Esiste una produzione industriale mondiale fondata sui “falsi” e i guadagni che ne ricavano sono enormi perché si rivolge a un settore dove i potenziali acquirenti hanno una minore disponibilità di risorse e tendono al risparmio ma al tempo stesso non vogliono rinunciare a taluni beni.
In una trasmissione televisiva è stato fatto un esempio illuminante. Sono state mostrate due penne stilografiche di valore.
L’originale costa 50 euro e la falsa 40 (ma imitata alla perfezione). La prima per produrla occorrono 35 euro mentre per la seconda cinque. L’acquirente per risparmiare dieci euro permette alla filiera dal fabbricante al commerciante di guadagnare 35 euro contro i quindici dell’originale. E’ solo un esempio ma che potremmo fare con i tantissimi prodotti, falsi e originali, che hanno invaso i nostri mercati e ci riferiamo non solo all’Italia ma un po’ ovunque nel mondo. E’ un giro d’affari che ora adotta una tecnica di vendita più raffinata e lucrosa.
Prima si riconoscevano i “falsi” dal prezzo. La differenza era enorme. Ora è stato corretto il tiro. Se riprendiamo l’esempio precedente sappiamo che lo stesso prodotto (la penna stilografica) era venduta al mercato del falso intorno alle 10 euro. Il basso prezzo aveva insospettivo molti acquirenti e da qui lo stratagemma di far apparire il falso come un originale “scontato”. E se i guadagni aumentano, il giro d’affari diventa più allettante e la corruzione dilaga.
Per porvi riparo occorrono più controlli e più consapevolezza per i consumatori che se si può risparmiare con un falso con qualche fronzolo il danno maggiore proviene da quei beni che possono incidere sulla salute e sul nostro benessere: pensiamo ai medicinali, ai prodotti di bellezza, ai giocattoli, agli alimenti. Non solo. Il falso finisce con il danneggiare la nostra economia. Penso al mercato degli occhiali da sole. L’Italia deteneva un primato che oggi è venuto meno e centinaia di piccoli ma efficienti laboratori sono stati costretti alla chiusura. Lo stesso dicasi per l’industria calzaturiera e non sono le sole a soffrirne, lo è anche l’agricoltura nel suo complesso e l’artigianato. D’altra parte non posso pensare che da solo il consumatore possa salvaguardarsi se non interviene, da una parte, il legislatore con norme più severe e, dall’altra, un sistema di controlli più potenziato in uomini e tecnologie. D’altra parte il lassismo di questi ultimi anni ha provocato un danno diretto, con la chiusura delle nostre imprese, e riflesso (compreso il danno salute) di svariati miliardi di euro e questa emorragia deve essere assolutamente fermata. E questo risvolto negativo è diventato un vero e proprio buco nero ora che siamo nel pieno di una crisi pandemica e dove i problemi occupazionali e la salute delle imprese sono un valore che non si può disperdere. Non si deve. (Riccardo Alfonso)

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Mercato immobiliare: Calano i prezzi degli alloggi

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 agosto 2020

HousingAnywhere, la piattaforma internazionale di alloggi per studenti e giovani professionisti più grande al mondo, rilascia l’International Rent Index per il secondo trimestre del 2020, e mostra come l’aumento dei prezzi finora in costante crescita, abbia subito una brusca battuta di arresto in tutta Europa e, soprattutto, in Italia.In Italia, Firenze è la città che sembra risentire maggiormente della crisi e mostra il maggior calo dei prezzi degli affitti rispetto al trimestre precedente. Le stanze singole sono scese del -9,6%, i monolocali del -6,1% e i bilocali hanno registrato il -6,9%. Rispetto allo stesso trimestre dell’anno 2019, sempre nel capoluogo toscano, i prezzi degli affitti dei bilocali hanno subito un calo del -4,6%.Anche Milano ha assistito a un calo dei canoni d’affitto importante. Il capoluogo meneghino registra un calo del -9,1% per le stanze singole, -5,5% per i monolocali e una diminuzione dei prezzi di affitto per i bilocali del -7,8%. Se confrontati al Q1 20219, gli affitti dei bilocali sono scesi del -4,6%. Torino segue lo stesso trend. I bilocali hanno mostrato un calo trimestrale del -7,8%, aggirandosi su un prezzo medio di 812 euro al mese, con un calo del -5,9% rispetto all’anno scorso.In questi ultimi mesi è cambiata infine anche la domanda degli affitti, che è sempre più dinamica e frammentata e riflette nuove esigenze e nuove richieste nate durante il lockdown. Tra le ragioni, c’è sicuramente il fatto che molte persone dovranno trascorrere più tempo in casa per via dello smart working, pratica che diventerà sempre più diffusa e in grado di giocare un ruolo importante sul futuro del mercato immobiliare.”Lavorare da casa stravolgerà il mercato immobiliare, insieme alla domanda di nuove soluzioni abitative che meglio si adattano alle nuove abitudini di vita. Molto probabilmente assisteremo a una redistribuzione territoriale della domanda di immobili e, di conseguenza, a una possibile riduzione dei canoni d’affitto nelle grandi città, a favore delle province. Se non ci sarà più la necessità di recarsi in ufficio in città come Milano, Torino o Roma, almeno con regolarità, si apriranno scenari interessanti per le zone e i quartieri meno centrali. Inoltre, anche la domanda subirebbe un cambiamento qualitativo. Rimanendo a casa per molte più ore, si sentirebbe il bisogno di ambienti più accoglienti, più spaziosi, e forse anche di una stanza in più da adibire ad ufficio” ha dichiarato Djordy Seelmann, CEO di HousingAnywhere.

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Il mercato del libro in Italia in ripresa

Posted by fidest press agency su domenica, 2 agosto 2020

Il mercato editoriale italiano in ripresa dopo i mesi di chiusura delle librerie per l’emergenza Covid-19: all’11 luglio la perdita di fatturato anno su anno si riduce al -11%, praticamente dimezzata rispetto al -20% del 18 aprile. Lo rileva una ricerca dell’Ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori (AIE) sulla base di dati Nielsen e IE – Informazioni Editoriali che svela, inoltre, una parziale risalita negli ultimi mesi delle quote di mercato delle librerie e della grande distribuzione rispetto agli store online.
In una precedente ricerca a cura del Centro per il Libro e la Lettura e AIE sui consumi culturali durante il lockdown, pur in un quadro in cui la lettura di libri cedeva il passo rispetto alla necessità di informazioni, al lavoro e alla didattica a distanza e ad un aumento dei consumi televisivi, era emerso che gli italiani che prevedevano di leggere più libri nella seconda parte del 2020 di quanto non avessero fatto nei mesi di chiusura, erano 5 punti percentuali in più di quelli che pensavano di ridurre il tempo dedicato a leggere. Al contrario, i “pessimisti” prevalevano sugli “ottimisti” nelle prospettive di andare a teatro (-39 punti), ad ascoltare concerti (-36), al cinema (-28) e a visitare musei e mostre (-27).Quanto vale il mercato. Il mercato del libro nei canali trade (librerie, store digitali, grande distribuzione) vale, all’11 luglio, 533 milioni di euro, in calo dell’11% rispetto ai 600 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente. Al 18 aprile, la perdita cumulata dell’anno era ben più superiore e pari al 20%. Ciò è dovuto al fatto che, da metà giugno, gli italiani sono tornati a comprare in librerie e grande distribuzione quanto nell’anno precedente, mentre gli acquisti online sono aumentati rispetto al 2019, consentendo così un primo recupero delle quote perse nei mesi precedenti.Pur fornendo un dato parziale, le librerie e gli store online che fanno parte del circuito Arianna, che non comprende Amazon (fonte: ibuk.it, IE-Informazioni Editoriali), dopo aver registrato un picco negativo del -70% nelle vendite settimanali tra marzo e aprile, dalla metà di giugno sono tornate a vendere all’incirca quanto l’anno precedente, con una punta del +2,5% nella settimana che si è chiusa il 19 luglio. Sommando Amazon, di cui però non disponiamo di dati puntuali settimana per settimana, il risultato dell’ultimo mese sarebbe nettamente positivo.I canali di vendita. All’11 luglio le vendite nei canali fisici (librerie e grande distribuzione) recuperano quote di mercato rispetto al 18 aprile, passando dal 52% al 56%, mentre gli store online passano dal 48% al 44%. Nello stesso periodo dell’anno precedente, i canali fisici erano al 70% e gli store online al 30%: i prossimi mesi ci diranno se il recupero di librerie e grande distribuzione continuerà o se i mesi di chiusura hanno accelerato un processo di rafforzamento dei canali online che era già in corso negli anni precedenti.

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Recovery Fund: quali prospettive per il mercato azionario?

Posted by fidest press agency su sabato, 1 agosto 2020

A cura di Antonio Amendola, co-gestore di Italia ed Europa AcomeA SGR. I leader europei hanno finalmente raggiunto uno storico accorso sul tanto atteso “Recovery Fund”: 390 miliardi sotto forma di trasferimenti e 360 miliardi sotto forma di prestiti, con l’Italia primo beneficiario netto. Ma cosa vuol dire tutto questo e come si può riflettere nella scelta dei titoli? Il primo punto da toccare, a discapito di quello che notano in molti, non è l’ammontare del piano bensì il “precedente” che si è venuto a creare con questo accordo, il che costituisce un nuovo strumento nelle mani dei Governi per fronteggiare crisi future.
Partiamo dalle performance dei principali indici europei da inizio anno. Come possiamo vedere, solo l’indice tedesco si avvia verso la parità da inizio anno, con l’Italia in linea con la Francia, e la Spagna ancora oltre il -20%. Le performance ci fanno quindi capire che il mercato ancora è scettico circa il recupero dei livelli pre-Covid per la periferia, nonostante sia vista come la maggior beneficiaria degli investimenti Europei.Guardiamo in dettaglio il mercato italiano, e vediamo come si sono comportati da inizio anno i tre indici principali: Ftse Mib, Ftse Mid Cap e Ftse Small Cap. Come possiamo vedere, contrariamente alle performance storiche, il Ftse Mib sovraperforma rispetto agli indici delle società di media e piccola capitalizzazione. La motivazione principale è da ricercarsi in una dinamica di flussi: gli investitori (specie esteri) seppur positivi sull’Italia non sono ancora così convinti da spingersi a comprare titoli più piccoli e legati al ciclo. Al contrario, invece noi crediamo sia questo il momento di iniziare a posizionarsi su quelle storie che beneficeranno dei macro temi come investimento infrastrutturale, digitalizzazione e green economy. Passando alle valutazioni, in una fase come quella attuale può essere fuorviante affidarsi alle classiche metriche di valutazione perché c’è troppa variabilità nelle stime. Tuttavia, una buona bussola può essere il rapporto prezzo/valore contabile dei mezzi propri (P/BV).Per più di un decennio le banche centrali hanno giocato il ruolo di protagoniste indiscusse della scena economica, ma oggi siamo dinanzi a un cambio di paradigma in cui le politiche fiscali saranno sempre più importanti. L’Italia è chiamata a fare la sua parte e può dare una svolta importante al suo sentiero di crescita grazie al canale degli investimenti. Questo nuovo corso di politica economica potrebbe, a nostro avviso, avvantaggiare il tessuto produttivo delle realtà medio piccole che tutto il mondo ci invidia.Il posizionamento nei nostri portafogli rimane orientato verso aziende che mostrano tutte le carte in regola per beneficiare degli investimenti infrastrutturali e della crescita della green economy. L’identikit ideale è da ricercare nelle società medio piccole, che sono rimaste per troppo tempo lontane dai radar del mercato. Come dimostrato in basso, i multipli presenti nei nostri fondi riflettono questo posizionamento.

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