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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 302

Posts Tagged ‘meridione’

Autonomie: Rampelli invita la classe politica a una scelta ragionata

Posted by fidest press agency su domenica, 21 luglio 2019

Il vice presidente della Camera Fabio Rampelli è stato intervistato dal Secolo d’Italia diretto da Francesco Storace. Cogliamo l’occasione per proporlo anche ai nostri lettori: “Non siamo affatto contrari a ridefinire il sistema delle autonomie, ma non si può trattare una materia così delicata come fosse la legittima difesa o il taglio del finanziamento ai partiti. Non si può fare propaganda su temi costituzionali da cui dipenderà il futuro andamento sociale, economico e culturale dell’Italia. È stato positivo l’allarme lanciato dalle regioni del Nord con i loro referendum, anche se nessuno ricorda che la percentuale dei votanti è stata scarsa, la metà degli aventi diritto in Veneto e ancora meno in Lombardia… Anche questo è un indicatore di cui la politica e i media dovrebbero tenere conto. Diciamo che occorre studiare soluzioni equilibrate che diano al sistema delle autonomie strumenti efficaci per rispondere ai bisogni dei cittadini”. E precisa: Le Regioni sono nate per la fondamentale funzione di programmazione e infatti dispongono di ampi poteri legislativi. Non avrebbero dovuto trasformarsi in enti di gestione multi disciplinare, trasformarsi in micidiali centri di spesa cui oggi attribuire parte rilevante del nostro debito pubblico. Continuo a ritenere che ci si dovrebbe confrontare partendo dal basso e iniziando dalla domanda di poteri e risorse che viene dai Comuni, incalzati dai bisogni dei cittadini. E poi occorre restaurare e rilanciare il ruolo delle province, insostituibile in una nazione formata da 8000 comuni di cui la gran parte piccoli e piccolissimi. Le Regioni incarnano già oggi l’idea di un nuovo centralismo, esattamente ciò di cui imprese e famiglie vorrebbero liberarsi. Dunque, non è in discussione la domanda di maggiore efficienza, ma la risposta più concreta e meno ideologica da fornire ai cittadini”.
Alla domanda su una convergenza alle posizioni di Fdi del pres. Conte sull’autonomia scolastica, Rampelli risponde:
“Mi sembra evidente che il medesimo livello di istruzione, gli stessi programmi nazionali e la circolarità interregionale degli insegnanti siano un pezzetto dell’ossatura della nostra nazione. Altro conto è aggiungere ai programmi del MIUR la conoscenza delle caratteristiche del proprio territorio, questione legittima e condivisa se realizzata con equilibrio. Perché alla storia della Repubblica di Venezia teniamo tutti, veneti, padovani e siciliani..”
E sulla centralità delle Camere, ribadisce: “La questione sembrerebbe sostanzialmente superata, la pensiamo al riguardo come Fico e la Casellati, ma resta il problema formale. Se domani altri due presidenti di Camere non ritenessero necessario il passaggio in Parlamento di nuove autonomie richieste dalle regioni? Fico e la Casellati devono pretendere che si normi il 116 della Costituzione e si stabilisca una procedura oggettiva che preveda ogni passaggio per approvare le istanze del sistema delle autonomie. Il passaggio in Parlamento non può essere una gentile concessione di qualcuno, ma un diritto inalienabile”
Sui poteri a Roma Capitale Rampelli insiste: Lo Stato italiano deve mettere la sua capitale nelle condizioni di competere con Berlino, Londra e Parigi le cui rispettive nazioni hanno effettuato investimenti multimiliardari per renderle all’avanguardia e farle partecipare significativamente alla costruzione del Pil. Non sono gli altri bellissimi comuni italiani il parametro per misurare Roma. E comunque se si vuole andare avanti con il Monopoli delle autonomie differenziate si deve immediatamente introdurre nell’agenda del Governo il tema dei poteri, dei beni, delle risorse di Roma. Ricordo che anche la capitale, come la Lombardia e il Veneto, ha un residuo fiscale, conferisce cioè allo Stato italiano più risorse di quante ne riceva indietro. Non si possono certo fare due pesi e due misure.
Ma Zingaretti e Raggi dormono in piedi, non capiscono che la grande opportunità per Roma è questa, è ora.
Mentre sul divario tra nord e sud d’Italia e la protesta del governatore Zaia, osserva: “A Zaia, che stimiamo in molti, voglio dire che da una figura di spessore come la sua, governatore oggi e ministro della Repubblica ieri, il popolo italiano si aspetta una posizione politica e non geografica. La logica del campanile era insufficiente perfino in epoca medievale. Zaia sa bene che il Nord ha potuto realizzare infrastrutture strategiche perché confinante con la Baviera e la Renania, mentre a Sud della Sicilia e della Calabria c’è l’Africa. Già dagli anni in cui non c’erano le Regioni lo Stato centrale ha realizzato opere meravigliose al Nord e ha ripagato il Sud con l’assistenzialismo, perché costava meno dello sviluppo e non sarebbe stato improduttivo come un ipotetico tunnel sottomarino di collegamento con Tunisi, metafora di uno dei tanti e costosissimi trafori realizzati nella pancia delle Alpi. Il divario nord/sud generato, con l’aggiunta di una mentalità meridionale senz’altro meno performante, oggi va ripianato. Non c’è solo il tema dei poteri, c’è anche quello del riequilibrio delle infrastrutture e stavolta è urgente. Infatti per il Mediterraneo passa oggi imprevedibilmente una enorme ricchezza che l’Italia deve saper intercettare modernizzando il Mezzogiorno, portando subito l’Alta velocità a Palermo, realizzando il ponte sullo stretto, dotando il meridione di una rete logistica utile a impedire alle centinaia di navi merci provenienti dall’Asia di superare Gibilterra per risalire fino ai porti del nord Europa”. (n.r. Vorremmo che queste parole fossero motivo di riflessione più approfondita per i politici e per tutti gli italiani in quanto sono dettate da buon senso e pragmatismo. Dobbiamo mettere da parte la propaganda e il campanilismo di maniera e di pensare che l’Italia è una e indivisibile e che il meridione ne fa parte a pieno titolo e una efficiente rete di collegamenti intermodali e tecnologici, estensibili in quell’area, sono un passo indispensabile verso una reale via di rinnovamento del sistema paese.)

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Nel Mezzogiorno d’Italia l’aspettativa di vita è minore?

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 marzo 2019

“Sulla riqualificazione e sull’ammodernamento tecnologico dei servizi di radioterapia oncologica nelle Regioni del Mezzogiorno è necessario che il ministro della Salute Grillo faccia chiarezza, fornendo tutte le opportune informazioni su modalità e scadenze alle quali queste dovranno attenersi per ottenere i finanziamenti dal decreto Mezzogiorno. Un ammodernamento che risulta sempre più necessario e improcrastinabile, visto che per il solo fatto di nascere al Sud l’aspettativa di vita è inferiore rispetto al Nord di circa 5 anni. Un lasso di tempo più o meno uguale, ad esempio, alla sopravvivenza media alle maggiori è più diffuse neoplasie. A conferma che non sono bastati 40 anni di Servizio Sanitario Regionale a ridurre il gap tra Nord e Sud”. Così il senatore di Fratelli d’Italia, Francesco Zaffini, componente della Commissione Igiene e Sanità, annunciando la presentazione di un’interrogazione.”Nel dicembre del 2017 il ministero della Salute con proprio decreto ha stabilito che le Regioni interessate, entro centottanta giorni dalla pubblicazione della deliberazione CIPE di assegnazione delle risorse, dovranno presentare al Ministero uno specifico programma di utilizzo delle risorse assegnate e che dovrà essere verificato da un nucleo di valutazione e di verifica degli investimenti pubblici del ministero della Salute. Ecco, è bene che il ministro su questo punto faccia chiarezza spiegando se questo nucleo di valutazione è pienamente operativo, se il ministero emanerà delle linee guida che aiutino le Regioni nel presentare il programma di utilizzo delle risorse assegnate e se ci sarà anche la volontà di prorogare il termine di centottanta giorni per la presentazione del programma di utilizzo delle risorse di cui trattasi” conclude il senatore di FdI.

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Meridione: «Le infrastrutture sono la colonna portante di un paese”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 ottobre 2018

“Strade, aeroporti, porti determinano maggiore efficienza e diventano motori di produttività: non ci può essere quindi sviluppo nel meridione senza infrastrutture.La situazione economica e sociale del meridione è tale da richiedere provvedimenti immediati e non una “politica pitocca del tozzo di pane”: iniziative di natura strutturale a medio e lungo termine coerenti con una visione strategica in grado di trasformare finalmente il sud in una componente organica e non surrogale dello sviluppo del Paese. Occorre modificare il piano strategico della portualità che è limitata, soprattutto ai porti del sud, a puro trasbordo da nave a nave. Attrezzare i porti e i retroporti favorendo l’intermodalità. Perché i grandi investitori internazionali parlano di porti solo se sono collegati alle grandi arterie di comunicazione». È quanto ha detto il deputato di Fratelli d’Italia Maria Carmela Bucalo nel corso della discussione generale sulla mozione che riguarda le iniziative per il rilancio del mezzogiorno.

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La cittadella del sapere

Posted by fidest press agency su martedì, 6 marzo 2018

Vorremmo poter dire: pensionati unitevi, dimostrate d’avere la forza per reagire. Offrite ai giovani dai figli ai nipoti di che pasta siete. Vorremmo poterlo dire ma ci accorgiamo di essere di fronte a uomini e donne stanchi, delusi, amareggiati. Per anni questo è stato il popolo che è cresciuto in una nazione che si chiama, nello specifico, Italia. Ha provato la prima amarezza, molti per parte dei loro padri, con gli anni della ricostruzione nei quali si poteva fondare una società diversa, più organizzata, più aperta all’innovazione tecnologica, allo sviluppo del Meridione, più decisa nella ricerca di opportunità lavorative senza dover ricorrere a quel mostro che si chiama ammortizzatore sociale che ha dilatato a dismisura i posti nel pubblico impiego e persino nel privato. Vi è stato, poi, un successivo passo con il “compromesso storico” con la coraggiosa alleanza Moro-Berlinguer per un’Italia più pulita, meno compromessa con il malaffare. E anche questa volta abbiamo perso l’occasione per rinascere. E ancora un’altra data storica, quella della caduta del muro di Berlino e il dissolvimento dell’Urss e del suo socialismo reale. Avrebbe potuto rilanciare il “partito degli onesti” e la stessa iniziativa della procura milanese con “mani pulite”, qualche anno dopo, riuscì solo in parte a debellare quel cancro che aveva roso sino al midollo la parte sana del Paese. Tanto che i mestatori del torbido ci presero gusto e andarono all’assalto delle istituzioni e oggi dobbiamo tristemente prendere atto dei guasti che hanno provocato e continuano indifferenti lasciando solo macerie.
Sembra che l’Italia non sia stata sconfitta una volta ma tante a dispetto di quanti con il lavoro, i sacrifici di un’intera vita hanno cercato di lasciare qualcosa di buono, una speranza, per lo meno, per una società più equa. E per anni questo popolo di canuti ha sperato nel “governo del fare” per poi, amaramente, rendersi conto che erano solo parole, vuote, aride, ciniche.
Non sembra, per quanto questa classe politica dominante abbia toccato il fondo, che lo abbia raschiato a dovere se ancora tenta di dividere ciò che si era unito con tanta fatica: il rapporto giovani anziani, precari e lavoratori a tempo indeterminato, immigrati e autoctoni, nord e sud, omofobia, e conflitti tra i vari poteri dello Stato, ecc. E’ una caccia all’untore per tentare, in questo modo, di distrarre gli italiani dai reali e gravi problemi del paese. Resta la “Cittadella del sapere” l’unico rifugio per gli uomini liberi, per gli anziani che vogliono guardare al futuro senza soffermarsi al presente o rifugiarsi al passato. Perché di questo futuro non è necessario farne parte. Basta sapere di averlo lasciato nelle mani di chi saprà raccogliere con coraggio e determinazione il testimone. Di chi saprà forgiarlo per tale cimento. (Riccardo Alfonso)

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Sanità: “Ascoltare Fnomceo su diversa ripartizione fondo”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 luglio 2016

corte dei conti“Dopo governatori e parlamentari meridionali, l’Istat, il Censis, l’Eurocare, la Corte dei Conti, la letteratura scientifica, anche la Fnomceo chiede una diversa ripartizione del fondo sanitario, non più basata sul dato anagrafico della popolazione che finora ha fortemente penalizzato il Sud. Nessuna politica di efficientamento del sistema sanitario, nessuna diversa governance sanitaria potrà ridurre il gap sanitario tra le regioni del Nord e quelle del Sud se non si definisce una più equa distribuzione delle risorse sanitarie che tenga conto anche degli indici di mortalità e delle condizioni socioeconomiche. Da parlamentare del Sud e da medico non posso che sottoscrivere l’ordine del giorno della Fnomceo, nella speranza che il Governo e le Regioni invertano la rotta per garantire quell’uniformità di cure, prevista dalla nostra Costituzione”. E’ quanto dichiara il capogruppo di Area popolare in commissione Affari Sociali della Camera, Raffaele Calabrò.

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“Un ‘Piano Marshall’ per il rilancio del Mezzogiorno”

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2015

ministero sviluppo economico“I dati oggi presentati dalla Svimez evidenziano la particolare gravità in cui si trovano le aree meridionali e la necessità da parte del Governo di attivare un vero e proprio ‘Piano Marshall’ per il Sud”. Questo è il commento del presidente e amministratore di Italia Lavoro Paolo Reboani ai dati contenuti nel ‘Rapporto 2015 sull’economia del Mezzogiorno’ della Svimez. “Come dice il presidente del Consiglio, occorre cambiare verso – prosegue Reboani. “E lo dobbiamo fare riguardo alle politiche del Mezzogiorno, perché quello che è descritto è tutto vero; ma quello che più è agghiacciante è che le risorse finanziarie per questi territori ci sono e sono anche notevoli. Siamo noi che non le sappiamo spendere. Occorre una nuova agenda per lo sviluppo che metta insieme politiche per le infrastrutture, politiche per la sicurezza, politiche per lo sviluppo, politiche del lavoro. Occorre creare le condizioni per maggiori investimenti e per l’arrivo di capitali. È necessario fare delle robuste azioni di reindustrializzazione. Il Sud è la naturale piattaforma per il protagonismo dell’Italia verso i mercati del Mediterraneo, dell’Africa, dell’Oriente. Occorre una nuova capacità di governo e di coordinamento a livello centrale, un grande coraggio dei governi regionali, una capacità delle imprese di investire”.
“È necessario, dunque – conclude il presidente dell’agenzia del Ministero del Lavoro per le politiche attive – che ci si adoperi per una più coerente stagione di politiche. I dati sull’occupazione sono preoccupanti. Vi è il vero rischio di una generazione perduta in quelle aree del Paese. Le politiche attive diventano la chiave perciò per riportare al lavoro le persone e per offrire una speranza a tanti giovani e donne. Italia Lavoro intensificherà gli interventi in queste aree dell’Italia per migliorare la transizione dalla scuola al lavoro, per immettere i giovani nelle imprese del made in Italy, per contribuire a creare una rete di attori pubblici e privati del mercato del lavoro, per dare il suo contributo a risolvere le crisi industriali. È una missione che ci è stata affidata e che metteremo al centro dei nostri programmi nei prossimi anni”.

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Smi, ridurre i ritardi della sanità meridionale è possibile

Posted by fidest press agency su martedì, 26 marzo 2013

“La sanità al Sud: best practices e nuovi scenari, non solo sprechi”: è il titolo del convegno nazionale del Sindacato dei medici italiani (Smi) tenutosi a Bari, da cui è emersa una situazione sanitaria nel meridione diversa da come spesso viene dipinta. Il gap con le Regioni settentrionali è certamente presente, ma insieme agli scandali esistono anche situazioni di eccellenza. Secondo lo Smi, condizione necessaria per combattere la malasanità è che vengano messe a disposizione risorse adeguate e che si attui una programmazione che permetta di ridurre gli sprec hi esistenti; occorre estendere le pratiche virtuose e sottrarre il governo delle Asl alla malapolitica. Il segretario nazionale Smi, Salvo Calì, è convinto che eliminare gli sprechi e le logiche clientelari sia possibile: «basta premiare la competenza e dialogare con chi opera in prima linea nel Ssn, cioè i medici. Nel sud esiste buona sanità e il convegno di oggi lo dimostra; esperienze in settori sensibili e strategici per l’offerta di servizi sul territorio che incontrano il gradimento dei cittadini e che contribuiscono a intercettare le mutate domande di salute di una popolazione che affronta problemi diversi rispetto a trenta anni fa, innanzitutto il nodo della cronicità e dell’invecchiamento della popolazione». Intanto però, un importante struttura sanitaria del meridione, l’Istituto contro i tumori Pascale di Napoli, potrebbe essere a rischio chiusura a causa di un taglio del finanziamento. «Nel caso si dovess e concretizzare questo scempio, lo Smi sarà in prima linea per dare battaglia. – ha assicurato il presidente nazionale Giuseppe Del Barone – Non possiamo accettare che vengano premiate strutture del Nord e che si penalizzino istituti come il Pascale che non è secondo a nessuno e che con il suo lavoro d’eccellenza contribuisce a ridurre il fenomeno della migrazione sanitaria. Speriamo che questa ipotesi del taglio venga presto scongiurata e che non sia solo la prima di una strada che verrà percorsa anche in altri campi sanitari». ulla vicenda del Pascale in serata è stata raggiunta un’intesa tra i vertici della Regione e quelli dell’Istituto Oncologico, per garantire la stabilità, «nell’ottica condivisa» spiega una nota della Regione «di elevare ulteriormente gli standard di qualità delle prestazioni sanitarie rese a vantaggio della collettività e dei livelli di ricerca, nonché della prosecuzione de ll’efficientamento e della razionalizzazione dell’organizzazione dell’Istituto già intrapresa».(fonte doctornews)

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Il dibattito politico nella cultura storica del Meridione

Posted by fidest press agency su sabato, 19 gennaio 2013

Luigi Sturzo

Luigi Sturzo (Photo credit: Wikipedia)

Oggi si parla di “riformismo” e si pensa a qualcosa di nuovo e di originale. Diciamo, piuttosto, che esso è ricorrente nella storia dell’umanità.
Senza andare molto a ritroso nel tempo mi basta ricordare il riformismo del Settecento, proposto da genovesi e Galanti, e che avevano visto nella campagna e nella provincia meridionali il vero campo d’azione, il terreno su cui misurare successi e sconfitte. Riformismo è stato ancora ripresentato, ad esempio, nel più recente grande convegno siciliano su Luigi Sturzo.
E oggi che ritorniamo a proporre in politica il riformismo dobbiamo riconsiderare per l’ennesima volta l’aspetto deteriore di una politica che passa sopra le attese del popolo meridionale, lo sfiora e ancora una volta disattende le sue attese, i suoi bisogni, il suo anelito di crescere e di identificarsi nella sua cultura e di confronto con quella degli altri.
Tutte le vicende che sono sotto i nostri occhi vanno sempre articolate senza esaltazioni e senza condanne che invece, con riferimento alle vicende politiche ed economiche italiane, e non solo a quelle meridionali, hanno finora prevalso nella pubblicistica e nella saggistica nazionale e interna-zionale. E’ chiaro, tra l’altro, che da ragionamenti tutti indistintamente uniformi, nell’ottimismo sempre giustificazionista o nel pessimismo spesso assai antagonista e pregiudizialmente politicizzato, non può non determinarsi il rischio dell’interruzione del circuito della buona e efficace comunicazione di cui invece vi è forte bisogno in questo nostro Paese. E’ bene che i politici lo abbiano ben presente per evitare che l’ennesima delusione non diventi, se già non lo è, il prezzo di una arrestabile depauperamento del sistema paese nella sua interezza che non può non riguardare, ovviamente, la politica quanto la cultura, quanto la stessa civiltà e democrazia. (Riccardo Alfonso)

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Piano Sud

Posted by fidest press agency su martedì, 7 dicembre 2010

“L’approvazione del Piano per il Sud da parte del Governo è solo un primo passo sul cammino che Noi Sud vuole percorrere per il rilancio del Meridione” lo dichiara in una nota l’on. Americo Porfidia, esponente campano di Noi Sud “Al momento – continua Porfidia – il divario esistente tra le regioni settentrionali e quelle meridionali è tale da impedire una crescita reale del Paese. Questo dislivello deve essere uniformato. Affrontare la critica congiuntura economica pensando di staccare il nord dal sud è un suicidio, figlia di una visione miope della situazione reale. Il Sud deve essere sempre più pensato, valorizzato in quanto risorsa del Paese. Identificare il meridione come un peso significa non capire le effettive esigenze dell’Italia che ha bisogno di una ripresa economica che abbia respiro nazionale. Noi Sud monitorerà l’attività del Governo affinché sia volta a sostegno del rilancio economico e occupazionale con particolare riguardo al comparto delle infrastrutture e delle piccole e medie imprese, che rappresentano l’ossatura del nostro paese e delle realtà economiche territoriali. Noi crediamo – conclude il deputato – che l’approvazione del Piano per il Sud siano un ottimo principio per la rinascita del Sud, chiaramente in armonia e collaborazione con le regioni del nord”

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Svegliati Meridione

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 dicembre 2010

Giunti alla “fine” ecco che si ripropone un nuovo inizio, una nuova realtà che deve aprire le porte alla speranza, allo sviluppo, al progresso, all’onestà, alla correttezza. Finito Berlusconi, con un salto nel baratro senza che nessuno la abbia spinto, non è finito il berlusconismo, per la semplice ragione che non può finire ciò che non c’è mai stato.  C’è stato un uomo che si è lodato da solo, visto che nessuno lo faceva spontaneamente,  si è vantato di poter compiere miracoli, si è presentato come l’unico salvatore della patria, mentre metteva al sicuro il suo patrimonio realizzato con mille dubbi che la magistratura vorrebbe chiarire. Ora ci ritroviamo in convalescenza dopo una gravissima malattia che ha debilitato l’intero corpo nazionale; il virus ha generato quegli anticorpi che hanno neutralizzato l’infezione. Rimane una realtà che quel virus ci lascia come tristissima eredità: l’esaltazione del Nord Italia  (ma solo perché permetteva con la Lega la sopravvivenza del virus) e la penalizzazione del Meridione; per questo “Svegliati Meridione”, l’incubo è in fase terminale, ma bisogna essere pronti per ricominciare da dove i veri statisti (quelli che non si sentivano i migliori nei 150 anni di storia nazionale). L’ideale che fu di molti statisti del dopoguerra, di promuovere la convivenza tra il meridione d’Italia agricolo, artigianale, piccolo-imprenditoriale, con il Nord opulento, industriale, ben inserito nei circuiti europei, è miseramente naufragato, trascinato dai vortici delle speculazioni, del clientelismo, del malaffare, degli interessi individuali, della politica tout-court, che ha usato il Meridione d’Italia, e la Sicilia in particolare, come serbatoio di consensi elettorali da patteggiare con prebende ed elargizioni ai capi-bastone di turno, senza nulla concedere allo sviluppo dell’isola e al suo progresso. Oggi il meridione è asfittico, malato, anemico perché privato anche di quelle elargizioni che generavano una parvenza di lavoro e un fittizio circuito economico.   La tanto decantata Cassa del Mezzogiorno rivelò la sua vera natura di cornucopia, gestita dai poteri intoccabili delle mafie legate al potere intoccabile della politica centrale e centralizzata. L’autonomia riconosciuta dalla stessa Costituzione non è mai stata applicata né nello spirito né, tanto meno, nella lettera, perché i partiti che avrebbero dovuto gestire i diritti acquisiti altro non sono mai stati che diramazioni dei medesimi partiti che sono riusciti a gestire contemporaneamente il ruolo di controllori e di controllati. La malattia del Meridione d’Italia  risiede nei gangli mobili  dello sviluppo, come se una artrosi politica ne bloccasse i movimenti. Sarebbe necessario un buon medico, capace di anamnesi, storia clinica, analisi e conseguente terapia; ma così non è stato, non è arrivato un bravo medico, bensì un coiffeur, una volta più noto come barbiere, che la rifatto il look, ha tagliato i capelli, ha aggiunto il cerone per nascondere le rughe e il pallore, dopo di che ha mostrato una apparenza dignitosa; ha potuto così  vendere  promesse, pretendendo in cambio quel consenso che gli venne riconosciuto con quell’infausto 61  a  0 che segnò l’irreversibilità della malattia. Il meridionalismo ormai agonizzante venne sostituito con il settentrionalismo, sostenuto dalla Lega con la forza ricattatoria dei numeri che rendono quel partito indispensabile per la tenuta del governo, mentre il consenso del meridione e della Sicilia, viene dato come acquisito per un diritto mai conquistato.
Questa breve analisi non è frutto di  pessimismo fatalista, perché vuole essere il momento di riflessione per ricominciare daccapo, seguendo l’evolversi della Storia e le modificazioni della geografia economica mondiale. In questa nota posso solo accennare una ipotesi di rinnovamento; un semplice accenno perché bisognerà dibatterne  l’itinerario e le successive tappe. Vale quindi come invito a discutere e dibattere insieme. In  ordine  a  tale  accenno  posso  solo  mettere  in  evidenza  il  tema generale che identificherei in “Dal Meridionalismo al Centralismo Mediterraneo”  e che potrebbe assurgere ad argomento di dibattito sia teorico che pratico. L’unità d’Italia della quale verrà festeggiata la 150° ricorrenza, non è mai stata una vera unità, ma una annessione che ci ha penalizzato; ma la storia restituisce le ragioni, bisogna saperle cogliere. Oggi la geografia economica mostra sì un Sud, ma coincide con la Padania, intesa come Sud d’Europa, meridione estremo di un europeismo negato dal nazionalismo celtico, sempre più in corsa di ulteriore emarginazione; mentre al Meridione d’Italia spetta il ruolo, mai dovutamente analizzato, di interpretare la  Centralità Mediterranea, vero ammortizzatore sociale, economico e culturale con i continenti che si affacciano nel gran Lago Mediterraneo, non più mare che divide tre continenti, ma Lago che unisce tre culture, tre popoli, tre mondi, alla luce di quella  scelta umanistica che già, nel corso di molti secoli, ha forgiato la cultura umanistica meridionale, antitetica al pragmatismo del mercato e del guadagno immediato. (Rosario Amico Roxas)

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Impegno per il rilancio del Meridione

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 novembre 2010

“Il nostro sostegno al Governo ha uno scopo ben preciso, il rilancio del Mezzogiorno d’Italia, e su questo tema specifico intendo dare il mio contributo politico e professionale” lo dichiara l’on. Americo Porfidia, del gruppo parlamentare Noi Sud-PId “In questo momento la caduta del Governo – spiega il deputato campano – rappresenterebbe davvero un grave dato per la stabilità del paese, e un ulteriore peso da gestire a livello economico e sociale. Noi Sud sosterrà la compagine governativa affinché vengano concretamente attuati i punti all’ordine del giorno per la ripresa economica. In particolare è nostra intenzione stimolare il Governo per dare attuazione al piano per il Sud, a partire da un sostanziale ammodernamento-rinnovamento delle infrastrutture presenti nell’Italia meridionale. Questo è un punto fondamentale, perché sappiamo che senza un’adeguata rete di trasporti non è possibile una vera rinascita economica dei territori. Più in generale cercheremo di sostenere e monitorare tutte quelle iniziative riguardanti realtà di grande rilievo, come i lavori sulla Salerno-Reggio Calabria, la vertenza Ixfin, la centralissima questione della FIREMA di Caserta, senza dimenticare i lavoratori Fiat di Pomigliano e della Fincantieri di Castellammare di Stabia. In area di governo cercheremo di riequilibrare l’azione della Lega Nord nei confronti del Meridione.  Per troppo tempo il Nord – conclude Porfidia – ha goduto di situazioni vantaggiose nei riguardi del Sud, è ora di recuperare il terreno perduto. Noi Sud è nato anche per questo”

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Sondaggio Crespi Ricerche: sanità nel meridione

Posted by fidest press agency su sabato, 25 settembre 2010

Crespi Ricerche pubblica il suo ultimo sondaggio e questa volta si occupa del sistema sanitario nelle regioni Campania, Calabria e Sicilia. Dati alla mano balza subito agli occhi un’inconfutabile insoddisfazione del ‘popolo’ del Sud nei confronti degli ospedali, recentemente diventati il caso mediatico ‘della stagione’, in seguito al decesso di una donna, morta dopo aver dato alla luce suo figlio, apparentemente a causa di una lite tra due medici del Policlinico di Messina. E infatti in Sicilia il 53,3% degli intervistati è assolutamente insoddisfatto dai complessi ospedalieri serviti dalla regione. Non va bene neanche in Campania e in Calabria dove il malessere è manifestato, rispettivamente, dal 57,% e dal 57,7% degli abitanti. Poche strutture ma buone: è questa la richiesta dei cittadini che alla quantità preferiscono, ovviamente, la qualità e sarebbero pronti a percorrere chilometri e chilometri pur di vedersi garantito un sistema efficiente e soprattutto di cui fidarsi. E infatti più della metà della popolazione meridionale è favorevole all’ipotesi di chiusura degli ospedali meno efficienti. Un’assoluta mancanza di fiducia nella sanità in generale. E’ questo il risultato dell’indagine di Crespi, secondo cui i cittadini del meridione non sono soddisfatti neanche dalle Asl che deludono il 56,1% dei siciliani, il 59,7% dei cittadini calabresi e il 60,8% della popolazione campana. Sul banco d’accusa finiscono anche i medici di famiglia che deludono il 45, 9% della popolazione in Sicilia, il 48,4% in Calabria e il 49,3% in Campania. Voto insufficiente. Sanità bocciata nel meridione.

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Il meridione è terra di cultura e storia

Posted by fidest press agency su martedì, 22 giugno 2010

Nel botta e risposta tra Gianfranco Fini e la Lega sul concetto di Padania, si inserisce il Presidente del Movimento per il Sud Antonino Calì che, con toni a volte pacati e a volte aspri, commenta con passione. << Il Mezzogiorno d’Italia è la culla delle culture euromediterranee, è terra di incontro e di dibattito culturale. Il Sud Italia ha una propria e forte identità socio-culturale. Questa storia della Padania e della secessione oramai è divenuta una barzelletta. Non è più possibile andare dietro a dei nostalgici che, fanno leva sulla emotività dei residenti, per mettere in pericolo la coesione nazionale.. E’ ora di dire basta.  Dall’Unità d’Italia, il Meridione è stato il capro espiatorio di un’Italia che non funziona. Non dimentichiamoci che il primo parlamento europeo è nato nel Sud, le prime ferrovie italiane sono nate nel Sud, anche il nome “Italia” è nato nel Sud, quando si usava per individuare la popolazione, appunto italica, che viveva nell’attuale Calabria. Il Sud è stato sempre il volano dell’innovazione, almeno fino a quando è stato saccheggiato per risanare i debiti dei Savoia con la scusa dell’Unità d’Italia>>.

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Confederazione Sud Euromediterranea: è una realtà

Posted by fidest press agency su martedì, 22 giugno 2010

Sei movimenti politici meridionali e meridionalisti hanno ora una sola e nuova piattaforma politica la: Confederazione SUD Euromediterranea. Questa Confederazione, di cui è Presidente Antonio Ciano, affiancato dal segretario nazionale Girolamo Foti e dal coordinatore Francesco Strafalaci, nasce dall’esigenza di dare una risposta alla desertificazione economico politica determinatasi proprio nel meridione con l’unità d’Italia. Vogliono dire basta al “sistema scritto a tavolino dai politici meridionali venduti per conservare le loro nicchie di potere e che li ha portati, poi, ad alimentare un modulo clientelare che ha reso il Sud bacino di voti e schiavo di un nord produttivo”. “Una produzione – è detto nel primo documento emesso dalla presidenza della Confederazione – che si è sempre servita del “carburante” meridionale, ovvero di quegli artigiani del Sud che hanno dato vita al miracolo economico del nord est dopo la crisi petrolifera degli anni settanta e dell’impiego pubblico meridionale, che assorbe il 40% della produzione settentrionale, senza la quale le industrie del nord sarebbero destinate a morire”. Proprio per dare una risposta a tutto questo è nato il Congresso del SUD, con la presidenza di Gianfranco Pipitone. Un organo tecnico interno alla Confederazione che detterà le linee programmatiche e il progetto politico ponendosi come parlamento ombra. A Gaeta è stato lanciato un segnale eloquente che ha già prodotto i suoi primi frutti attirando nella sua area altre associazioni e movimenti che hanno, per comune denominatore, la stessa voglia di riscatto e di crescita civile e politica meridionalista. E è un primo passo. La chiamata non si ferma. Gli indifferenti e gli agnostici sono avvisati: non è più tempo di stare alla finestra. (simbolo)

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Treni: il meridione abbandonato

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 aprile 2010

“Trenitalia S.P.A., con provvedimento esecutivo dal 1 marzo, ha soppresso i treni a lunga percorrenza che collegavano Reggio Calabria con Milano e Torino e viceversa”. Così l’On. Scilipoti, con riferimento alla soppressione dei treni 752 e768 verso il Nord e 751 e 761 verso il Sud. “Soppressi anche i convogli che da Lamezia Terme collegavano la parte ionica della Calabria. Trenitalia ha risparmiato 80 unità, ma ai viaggiatori calabresi e anche siciliani,  a parte il raddoppio del prezzo e l’ulteriore attesa  per la coincidenza e il cambio a Roma, rimangono solo i disagi”. “Questi treni – continua l’On. Scilipoti (idv) – erano utilizzati da migliaia di utenti. Ad avvantaggiarsi, solo le autolinee a lunga percorrenza. Uno smacco ulteriore all’ambiente”. “Invitiamo le amministrazioni regionali della Calabria e della Sicilia ad intervenire su Trenitalia e Governo – conclude l’On. Scilipoti -e farsi portavoce sensibile per il ripristino di questo necessario servizio sociale”.

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