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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘mes’

Governo. Finita la sceneggiata del Mes, occorre pensare alla crescita e al debito

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 dicembre 2020

Finita la messinscena della approvazione del Mes, il Meccanismo europeo di stabilità, occorre dedicarsi alla crescita e al debito dell’Italia. Ieri in Parlamento, è andata in atto la sceneggiata di chi si opponeva al Mes e poi lo ha approvato (vedi il M5S), di chi lo aveva approvato quando era al governo e lo respinge quando è all’opposizione (vedi Lega e Forza Italia).L’ultima scemenza che abbiamo sentito è quella che nessuno dei Paesi dell’eurozona ha utilizzato il Mes e quindi ce ne sarà una recondita ragione, alla quale si può rispondere che tutti i Paesi dell’eurozona hanno sottoscritto il Mes, compresa la Grecia che ha avuto seri problemi dalla applicazione del duro Mes di 9 anni fa, approvato dal governo Berlusconi del quale faceva parte Giorgia Meloni.Il Mes si utilizza se vi è necessità: è come un defibrillatore che si acquista e si usa in caso di bisogno, altrimenti rimane chiuso nell’armadietto sanitario.Ora, il Governo e il Parlamento dovrebbero pensare alla crescita e al debito pubblico.Il debito pubblico è una zavorra. Pesa per 2.600 miliardi di euro; quest’anno le obbligazioni emesse e in scadenza ammontano a 500 miliardi; l’interesse annuale che paghiamo ai sottoscrittori delle obbligazioni è di 66 miliardi di euro per il 2020. Quest’anno il rapporto debito Pil salirà al 160%.Per fortuna che c’è la Banca centrale europea (tò, l’Europa!) che acquista, indirettamente, i nostri titoli. Fin quando può durare?Occorre razionalizzare la spesa (si ricordi la famosa spending review) che vuol dire meno spesa corrente, più spesa per gli investimenti, più mercato e più concorrenza. Fino ad ora si è fatto il contrario. Si veda il caso Alitalia, Ilva e i vari bonus che si sono susseguiti in questi mesi (monopattini, biciclette, ecc.).Sono più di vent’anni che l’economia non cresce se non in maniera asfittica. L’occasione di rilancio viene dall’Europa (tò!) con i finanziamenti del Next Generation EU: 209 miliardi, dei quali 81 a fondo perduto. E proprio l’Europa (tò!) fornisce le indicazione dei settori nei quali investire: digitalizzazione, innovazione, infrastrutture, ambiente, pubblica amministrazione (in particolare giustizia), istruzione, ricerca, ecc.E’ un progetto per il futuro, ed è per questo che si chiama Next Generation EU e non Recovery Fund.Riuscirà questo Governo? Visti i precedenti, “qualche” dubbio ci assale, ma siamo fiduciosi. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Mes: altro che scambio, maggioranza ha già deciso di utilizzarlo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 dicembre 2020

“Perché così poche risorse destinate alla Sanità? Perché hanno già deciso di ricorrere al Mes. Il piano del Recovery fund svela il nuovo inganno! M5S Pinocchio!”: è quanto scrive su Twitter il senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, in vista del dibattito parlamentare sulla riforma del Mes. “La storia di questa riforma è la storia del più grande inganno perpetrato nel Parlamento italiano e domani lo denunceremo in Aula. Altro che scambio tra l’approvazione della riforma e la rinuncia all’utilizzo del Mes sanitario: è già tutto deciso, solo i grillini fanno finta di non sapere” continua il senatore di FdI.

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Prosegue sul Mes la giostra degli equivoci tendenziosi

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 dicembre 2020

Intanto vale la pena di ricordare a chi lo difendeva come fosse la panacea per ogni male che se non ci fosse stato il fuoco di sbarramento dell’opposizione non si sarebbe attivato alcun processo di riforma. I servi italiani sciocchi dell’Unione, Pd, Iv e M5S, più realisti della Commissaria Ursula von der Leyen, asserivano che il Mes non aveva condizionalità ovvero che lo scambio epistolare tra Gentiloni e Dombrovskis fosse più vincolante del Trattato, tenendo dunque un atteggiamento lesivo degli interessi nazionali. Tuttavia la riforma del Mes è stata incardinata ma i paladini della democrazia non hanno voluto che la Camera dei Deputati votasse il suo mandato a Gualtieri affinché esprima il parere positivo preliminare su questa riforma. Un passaggio così delicato si è esaurito in un’audizione del Ministro dell’economia di fronte alle commissioni bilancio riunite, dove peraltro al sottoscritto non è stato consentito di parlare per un difetto tecnico del sistema informatico. A proposito dell’efficienza dei lavori parlamentari da remoto…La centralità del Parlamento è stata sacrificata per non trasformare l’aula in una corrida, visti i forti mal di pancia manifestati dalla maggioranza proprio questa mattina e le fratture ancora non composte al suo interno sulla materia. Dai differenti gruppi parlamentari, non solo da noi, si denuncia tuttavia che le clausole e le condizionalità sono rimaste al loro posto, magari per evitare che ci sia un’azione di rivalsa da parte della Grecia, vergognosamente spogliata di risorse e autonomia, terra di conquista per le nazioni nord europee. Il timore che chi decide di accedere al Mes possa trovarsi costretto a ristrutturare forzosamente il suo debito è trasversale, così come si ritiene inaccettabile l’immunità e impunità della governance. Timore confermato dall’infantile risposta di Gualtieri: “che v’importa? Tanto voi non volete accedere al Mes…”. Siamo egualmente interessati al futuro dell’Europa, delle sue nazioni e dei suoi popoli e non accettiamo la sottomissione di alcuna sua regione per arricchire qualche banca o qualche multinazionale. Non siamo interessati a far accedere l’Italia al Mes, ma una sua eventuale attuale accettazione avrebbe conseguenze per le future generazioni del continente. C’è chi ha in mente l’Europa della grande finanza e degli affari e chi porta nel cuore l’Europa della civiltà, della produzione e della crescita”. È quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia.

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Mes. Urso (FdI): firmiamo una cambiale in bianco alla Troika

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 dicembre 2020

“Il ministro Gualtieri si appresta a firmare una cambiale in bianco alla Troika, dando via libera alla riforma MES senza che si siano ottenuti quei contrappesi e quelle necessarie contropartite che erano state promesse e concordate in Parlamento. Non vi è la logica di ‘pacchetto’, con il Budget e con l’Unione bancaria, che era condizione assolutamente necessaria. Non sappiamo ancora nulla di certo sul Recovery Fund e tanto più sulla riforma del Patto di stabilità, subiamo tutte le condizioni imposte dal ‘blocco del Nord’ e lasciamo che lo strumento diventi da Salva Stati a Salva Banche, proprio quello che serve alla Germania per mettere in sicurezza le sue banche gravate da montagne di derivati che rischiano di travolgere il suo sistema creditizio”. A dirlo il senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, vicepresidente del Copasir, secondo il quale “il MES non serve più agli Stati ma soltanto alle banche tedesche e nessuno, infatti, si sogna di attivarlo dopo quanto accaduto in Grecia, nemmeno la cosiddetta linea sanitaria viene utilizzata. Infatti, sono passati sei mesi dalla sua istituzione e nessun Paese l’ha voluta attivare. Anzi, in tanti hanno già ipotizzato di trasferire le risorse immobilizzate sul Recovery per farlo partire subito. Dovremmo fare lo stesso anche con il MES, invece di costruire cappi ideologici per soffocare i Paesi”.

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Il “trappolone” del Mes

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 ottobre 2020

“Lo abbiamo detto in tutte le salse: non c’è mai stata alcuna ragione economica che potesse giustificare un accesso capestro al Mes. In grande ritardo perfino Conte ha compreso che il ‘Meccanismo Evira Stati’ è un trappolone. Evidentemente avevamo ragione noi nel dire che non erano state ufficialmente disinnescate le condizionalità e la clausola della sorveglianza rafforzata da parte di Bruxelles. Solo il Pd, partito evidentemente compromesso con i potentati finanziari e artefice di un servilismo senza ritegno nei confronti dell’asse franco tedesco, poteva augurarsi l’avvento dell’ipoteca europea sui bilanci italiani. Sul fronte interno al partito di Grillo invece occorre ammettere che la scissione è rinviata”. E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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Nessuno in Europa chiede il Mes, in Italia solo la sinistra

Posted by fidest press agency su martedì, 20 ottobre 2020

“Mentre lo Stato ha ancora in cassa oltre 75 miliardi dello scostamento di bilancio votato dalle Camere per l’incapacità del governo di erogarli; mentre le Regioni saranno tagliate fuori dalle gestione del Recovery Fund, tanto che Zingaretti vuole scappare dal Lazio perche’ annusa che non tocchera’ palla; mentre accade tutto cio’ le forze sinistre si stanno organizzando per chiedere il MES. Non si domandano perche’ nessuno in Europa lo chiede? Non lo sanno che nasce per sopperire al fatto che gli Stati non riescono a collocare i propri titoli sul mercato? Lo sanno che i nostri titoli invece sono appetibilissimi? NO MES!” . È quanto scrive su Facebook il senatore di Fratelli d’Italia e sindaco di Calalzo di Cadore Luca De Carlo, in risposta alla raccolta firme di circa 200 amministratori locali, annunciata dal sindaco Pd di Pesaro Antonio Ricci, per chiedere al governo l’uso immediato del Mes.

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Governo e Mes: come utilizzarlo. Due esempi

Posted by fidest press agency su domenica, 5 luglio 2020

“Il buon senso c’era; ma se ne stava nascosto per paura del senso comune”. E’ il Manzoni ne “I Promessi Sposi”.Il buon senso nasce dall’esperienza e quindi è figlio della conoscenza della realtà (metodo scientifico); il senso comune nasce dalla ignoranza e dalla paura, opportunamente istillata dagli interessati di turno.
I fondi del Mes, 36 miliardi, dei quali abbiamo illustrato la convenienza finanziaria, devono essere utilizzati per fini sanitari, ma trovano l’opposizione di alcune forze politiche (M5S, Lega e FdI).Vediamo un paio di esempi di utilizzo del Mes.
1) A inizio della pandemia da Coronavirus, l’Italia aveva circa 5.000 reparti di terapia intensiva, la Germania, invece, ne aveva 28 mila e, anche per questo motivo, la Germania ha un quarto dei morti dell’Italia. I fondi del Mes possono essere utilizzati per aumentare i reparti di terapia intensiva, senza sottrarre le strutture ospedaliere alle prestazioni ordinarie. Negli ultimi mesi sono stati trasformati interi reparti ospedalieri in aree a terapia intensiva; questo ha determinato una carenza di offerta di medicina e chirurgia.
2) L’ospedale “Forlanini” di Roma, fu inaugurato nel 1934 proprio per la cura delle malattie respiratorie. Fu concepito come cittadella autosufficiente: dall’approvvigionamento idrico al fabbisogno alimentare, dai trasporti interni al funzionamento energetico, il tutto, in una struttura urbanistica dotata di viali alberati e illuminati, chiese, campi di bocce, biliardi, cinema, teatri, centrale termica, scuole per bambini, emittente radiofonica, barbiere, parrucchiere e refettori. Ora è chiuso. Potrebbe essere riaperto e diventare un centro per le malattie infettive, in generale, e respiratore in particolare. Si libererebbero reparti ospedalieri che in questi mesi sono stati trasformati in terapie intensive, così da riconsegnarli alla cittadinanza per la normale assistenza sanitaria.Tutto questo si può fare con i fondi del Mes. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Mes: I fondi europei controversi

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 maggio 2020

«Sui quotidiani, da Prodi in poi, decine di personalità chiedono a gran voce che l’Italia acceda al fondo salva stati perché, dicono, sarebbe folle rinunciare a questi soldi (prestati) che l’Europa ci vuole così gentilmente offrire. Ora, la domanda sorge spontanea: ma se prendere questi soldi è così utile e vantaggioso, perché la Grecia, il Portogallo, la Spagna e la Francia – cioè le nazioni più esposte insieme all’Italia – hanno dichiarato che non accederanno ai fondi del Mes? Secondo voi sono tutti stupidi, o magari le cose non stanno come raccontano Prodi e co.?». È quanto scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Mes: Serracchiani, non chiudere porta a 36 miliardi

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 maggio 2020

“Ci pensi mille volte chi sta dicendo che l’Italia può permettersi di chiudere la porta ai 36 miliardi del Mes. Non si mettano ragioni ideologiche o tattiche di partito davanti alle considerazioni concrete sull’utilità di quella massa di risorse. Pensiamo a cosa conviene al nostro Paese non a quello che dicono altri, e decidiamo in piena libertà”. Lo afferma la vicepresidente del Pd Debora Serracchiani. “A chi alimenta i sospetti – aggiunge Serracchiani – va ricordato che i rischi di rinunciare al Mes sono molto superiori a quelli di un’esibizione di sovranismo finanziario che non ci possiamo permettere. Temo che anche qui qualcuno lavori per fomentare crisi sociale e poi trarne profitto”.

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Stati Uniti d’Europa. Mes: prima di parlare attivare il cervello

Posted by fidest press agency su martedì, 12 maggio 2020

Ci riferiamo alle polemiche relative al Mes, il Meccanismo europeo di Stabilità, per l’attivazione del quale era stata paventata la Troika, una missione di controllo, l’aggiustamento macroeconomico, la Grecia, la povertà, le condizioni capestro, ecc. Nulla di tutto questo, come chiarito dalla Commissione europea. Dal Mes possono arrivare 36 miliardi che ci servono come il pane. Dovranno essere utilizzati per la sanità, direttamente e indirettamente, per l’emergenza da Coronavirus. E’ un prestito e come tale dovrà essere restituito, ma le condizioni sono vantaggiose: l’interesse si avvicina allo zero!Per capire: se abbiamo bisogno di un prestito, un mutuo, e una banca A ci chiede un tasso di interesse dello 0,3%, mentre la banca B ci chiede un interesse dell’1,8%, quale banca sceglieremmo? La banca A, diremmo in coro.C’è qualcuno, al governo come all’opposizione, che paventava l’ipotesi di prestiti, ovvero acquisti di titoli pubblici, perenni, cioè mai restituibili e a tasso zero. Costoro dovrebbero tornare sui banchi di scuola, quelli della prima elementare però, e farsi spiegare la differenza tra la lettera A e B.In verità, la polemica è partitica, vale a dire che alcune formazioni politiche da sempre osteggiano l’Europa.A costoro, rivolgiamo la domanda da prima elementare: premesso che il valore delle nostre esportazioni in Europa vale 311 miliardi di euro, mentre quella verso la Cina vale 13 miliardi e quelle verso la Russia vale 8 miliardi, chi terresti più stretta: l’Europa, la Cina o la Russia?
Qualcuno dice, e diceva, la Cina (Di Maio) e la Russia (Salvini).Alla mente sovviene Alessandro Manzoni che, ne “I Promessi Sposi”, nel capitolo che descrive la peste a Milano nel 1630, scriveva: “Si potrebbe però, tanto nelle cose piccole, come nelle grandi, evitare, in gran parte, quel corso così lungo e così storto, prendendo il metodo proposto da tanto tempo, d’osservare, ascoltare, paragonare, pensare, prima di parlare.” Vale per molti dei nostri governanti, passati e presenti. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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“Il Mes è una trappola per topi”

Posted by fidest press agency su martedì, 21 aprile 2020

“L’intruso insegue la fetta di parmigiano e nel momento in cui l’addenta scatta la tagliola. Questo è il Mes che ci vuole rifilare l’Europa ed è inutile girarci attorno perché le condizionalità ci sono, per l’emergenza corona virus sono più leggere, ma ci sono. È lo strumento in sé che non funziona, pensato per interventi su nazioni in crisi e non sull’intero continente fermo per disgrazia sanitaria. Il Mes potrebbe avere un senso se fosse un organismo democratico e senza immunità per i suoi amministratori, se intervenisse affiancandosi alle nazioni senza pensare di profittarne per togliergli l’indipendenza economico finanziaria. Se non fosse l’unico strumento finanziario a disposizione, ma fosse affiancato da una banca pubblica pagatrice di ultima istanza sul modello della Federal Reserve statunitense, cosa che non è la Bce. Invece allo stato attuale il Mes non è neppure affiancato dagli eurobond come leva di garanzia. Ti avvicini al Mes, appunto, e rischi che scatti la tagliola di un trattato che doveva avere all’atto del varo importanti meccanismi correttivi e, invece, è stato perfino peggiorato nella versione attuale”.E’ quanto ha dichiarato Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi, intervenendo alla trasmissione ‘Radio Anch’io’ su Rai Radio1.

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Europa. Mes e quelli che cadono dal pero: Conte, Di Maio, Salvini e Meloni

Posted by fidest press agency su martedì, 14 aprile 2020

L’argomento del contendere è il Meccanismo europeo di Stabilità (Mes) che tutti costoro hanno contribuito a varare.Vediamo.
Anno 2010-2011. Governo Berlusconi. Sostenuto da PdL e Lega. Giorgia Meloni è ministro, Matteo Salvini è deputato europeo.
Il Consiglio europeo (in rappresentanza dell’Italia c’è il ministro Tremonti) decide di varare un pacchetto di misure per preservare la stabilità finanziaria in Europa: è il Fondo europeo di stabilità finanziaria, precursore del Meccanismo europeo di stabilità (Mes).
Anno 2012. Governo Monti. Il Parlamento ratifica il Meccanismo europeo di Stabilità.
Anno 2018. Nel programma elettorale del M5S è scritto che si impegnerà a smantellare il Mes.
Anno 2018. Il Consiglio europeo decide la riforma del Mes.
Anno 2019. Governo Conte1. Sostenuto da M5S e Lega. Il Governo sottoscrive la riforma del Mes.
Anno 2020. Governo Conte2. I ministri della Economia europei (per l’Italia il ministro Gualtieri) raggiungono un accordo per l’utilizzo del Mes.
Si prevede “come unico requisito di accesso alla linea di credito… l’utilizzo delle risorse per finanziare i costi direttamente o indirettamente relativi alla Sanità, alle cure e alla prevenzione dovuti al Covid-19”. Non sono previste, quindi, condizionalità. Comunque, non è obbligatorio ricorrere al Mes.Oggi, tutti sono contrari al Meccanismo europeo di Stabilità.Una domanda sorge spontanea: dove erano, in questi anni, Di Maio, Salvini, Meloni e Conte? Sull’albero del pero? (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Coronavirus: CasaPound, ‘contro il Mes pronti alla piazza’

Posted by fidest press agency su sabato, 11 aprile 2020

Roma “Conte dice che il Mes è uno strumento inadeguato per affrontare la crisi coronavirus, ma di questo governo non ci fidiamo, conosciamo bene le sue manovre diversive. Siamo pronti a violare la quarantena e a portare decine di italiani a manifestare sotto il Parlamento se il Meccanismo europeo di stabilità – sia pure nella sua forma ‘light’ – dovesse avere il via libera”. Lo afferma Simone Di Stefano di CasaPound. “Non consentiremo a questa Europa, con la complicità di un governo fantoccio, di ipotecare il futuro della nostra Nazione e dei nostri figli – aggiunge Di Stefano – L’Italia ha bisogno di garantire lo stipendio ai lavoratori, il credito alle imprese e i soldi alle famiglie ora, e senza dover svendere il proprio patrimonio o indebitarsi con nessuno. Il nostro appello è alle opposizioni: questo definitivo scippo di sovranità non ci può vedere rimanere inerti, neppure in tempi di pandemia. Se il nostro timore dovesse tramutarsi in realtà, le forze che oggi rappresentano la maggioranza degli italiani non possono non reagire: smettano di prestarsi a tavoli fasulli e scendano in piazza con noi contro quello che si prospetta come l’ennesimo tradimento dell’esecutivo”.

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“No agli Eurobond e sì al Mes”

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 aprile 2020

Esattamente il contrario di quanto declamato per giorni dal Presidente del consiglio Conte.Vince l’Olanda e perde l’Italia. Ora togliamo davvero le bandiere dell’Ue e prepariamoci a fare da soli. E Conte si dimetta”. E’ quanto scrive su Twitter Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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Dichiarazioni inopportune del presidente del Mes al Financial Times

Posted by fidest press agency su sabato, 4 aprile 2020

“Desta sorpresa l’intervista che il presidente del Mes, caso curioso della stessa nazionalità di Frau Merkel, ha rilasciato al Financial Times. Il suo è un ruolo tecnico e non politico, delicato, perfino rischioso, e quindi dovrebbe vincolato alla riservatezza.
I vertici del Mes devono tacere, sono esecutori di un mandato non sono eletti da nessuno e rappresentano solo se stessi.Le dichiarazioni rilasciate da Reglingt tuttavia tradiscono tutti i limiti dell’Ue. L’attivazione del Mes infatti può funzionare per crisi stratificate e pluriennali, mentre risulta totalmente intempestivo e quindi inefficace per quelle crisi improvvise che hanno bisogno di interventi immediati. È il caso dell’attuale pandemia da coronavirus.Pensare di poterla affrontare con le condizionalità e la farraginosità del Mes è offensivo oltreché ridicolo. L’Ue deve dotarsi di strumenti straordinari per consentire risposte efficaci e dimostrare di essere un organismo vitale e solidale. Ma in nessun caso il presidente del Mes può avere una visibilità pubblica.Anche se è tedesco ed è gradito alla Germania, non è Angela Merkel”.È quanto dichiara il vicepresidente della camera dei deputati Fabio Rampelli.

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La Germania vuole imporci il MES

Posted by fidest press agency su sabato, 28 marzo 2020

“La Merkel ha appena fatto sapere che non è disposta a concedere l’accesso al Fondo “ammazza Stati” senza condizionalità, svelando – qualora ce ne fosse bisogno – qual è il vero piano della Germania: approfittare dell’emergenza coronavirus per commissariare l’Italia, imporre il rigore tedesco alla nostra economia ed espropriare le sue aziende e i suoi asset strategici. L’emergenza Covid-19 sta mostrando a tutto il mondo il vero volto della UE a trazione tedesca. Spero che sia chiaro il messaggio a tutti gli europeisti di casa nostra: è ora che prendano definitivamente atto anche loro della situazione. A questo punto non rimane che andare all’Eurogruppo e pretendere immediatamente la restituzione dei soldi che l’Italia ha versato al MES. Abbiamo un’emergenza sanitaria e una crisi economica da affrontare: il Governo italiano alzi la testa e risponda oggi stesso alla cancelliera tedesca».È quanto scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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de Bertoldi (FdI): su Mes in atto golpe a spalle italiani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2020

“E’ in atto un vero e proprio golpe alle spalle dei cittadini italiani isolati e rinchiusi nelle proprie abitazioni per l’emergenza Coronavirus. E soprattutto alle spalle di un Parlamento, che non si riunisce per il pericolo contagio. Sarebbe un vero attentato alla democrazia se il presidente Conte supportasse la riforma del Mes, approfittando del dramma che sta bloccando l’intero Paese. Fratelli d’Italia non è disposta a farsi irretire dalle lusinghe europee che, con la promessa di lasciarci indebitare, vogliono chiudere una riforma capestro per la libertà politica ed economica dell’Italia e per la nostra stessa sovranità. Bruxelles ci permetterebbe ora di indebitarci, garantendo attraverso il ‘quantitative easing’ lo spread, ma tace sui limiti e sulle condizioni. In sostanza rischieremmo di trovarci tra pochi mesi, ad emergenza finita, con il richiamo all’ordine, e quindi con i vincoli di Maastricht che, causa del nuovo indebitamento e del conseguente peggioramento dell’indice debito/Pil, ci farebbe precipitare sotto il giogo franco–tedesco alla pari della Grecia. Fratelli d’Italia non lo permetterà e rilancia lo strumento della-moneta fiscale come unico principale antidoto all’emergenza economica, potendo attuare una politica espansiva e generatrice di liquidità per gli Italiani senza inficiare il debito pubblico, e così penalizzare la nostra posizione finanziaria. Gualtieri venga immediatamente in Commissione Finanze e Tesoro al senato, come gli è stato richiesto, a riferire puntualmente sui rapporti del Governo con la Commissione Europea in tema Mef”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Andrea de Bertoldi, segretario della Commissione Finanze e Tesoro.

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Il Mes e le riforme della finanza

Posted by fidest press agency su sabato, 28 dicembre 2019

Pur essendo intervenuti più volte negli anni passati su molti argomenti relativi alla finanza, alle banche a al debito anche a livello internazionale, nella scorse settimane, invece, abbiamo volutamente deciso di astenerci da ogni commento sulla questione del Mes, il Meccanismo europeo di stabilità detto anche fondo salva stati. La ragione è stata quella di non essere ingoiati nei giochi elettorali dei vari attori in campo. La questione, però, è di grande importanza e merita di essere affrontata senza clamori e artifizi mediatici.
Il MES è operativo dal 2012. In discussione è la sua riforma. Forse se ne è parlato troppo superficialmente. Il primo aspetto della riforma è la possibilità che il Mes possa affiancare il Fondo di risoluzione unico per le banche in caso di una qualche grave crisi bancaria.
Dal 2015, il Fondo è lo strumento operativo del Comitato di risoluzione unico (SRB, l’acronimo in inglese) dell’Unione bancaria europea. E’ costituito dai capitali provenienti dal sistema bancario europeo, non dagli Stati. Il suo compito è garantire la ristrutturazione ordinata delle banche in seria difficoltà e ridurne l’impatto negativo sull’economia reale e sulle finanze pubbliche. Oggi lo SRB vanta attivi superiori a 22 miliardi di euro. La Banca Popolare di Vicenza e la Veneto Banca non ne hanno potuto beneficiare perché si è ritenuto che “il loro fallimento non avrebbe rappresentato una minaccia alla stabilità finanziaria”. Nella riforma si prevede che il Fondo possa chiedere aiuto al Mes in caso di mancanza delle risorse necessarie per affrontare eventuali situazioni di grave emergenza, come avvenne negli Usa nel 2008 con la bancarotta della Lehman Brothers. La stabilità del sistema bancario è nell’interesse di tutti gli europei, non solo della Germania. Certo, alcune banche tedesche e francesi sono considerate too big to fail e quindi sistemiche. Non è questo il caso della Popolare di Bari che dovrebbe essere di esclusiva pertinenza del governo e del sistema bancario italiano.
Un altro aspetto della riforma riguarda l’assistenza finanziaria ai Paesi in difficoltà per l’eccessivo debito pubblico. Il Mes potrà dare il suo sostegno a condizione che il debito e la capacità di rimborso siano sostenibili. A questo proposito le valutazioni saranno compiute dalla Commissione europea di concerto con la Bce e il Mes e, ove possibile, insieme al Fmi. Il Mes può decidere una ristrutturazione parziale del debito. Non vi è, però, nessuna ristrutturazione automatica. Per una votazione d’urgenza si richiede la maggioranza di 85% dei voti e l’80% dei voti per procedure a maggioranza qualificata. La quota dell’Italia è del 17,9%. E’ quasi un potere di veto, quindi.
Si ricordi comunque che il Paese che si rivolge al Mes per accedere ai crediti precauzionali deve soddisfare tre condizioni: un disavanzo pubblico inferiore al 3% del pil, un debito pubblico inferiore al 60% del pil oppure dimostrare che nei due anni precedenti la richiesta, era già impegnato a ridurre la parte eccedente il menzionato 60% a un tasso medio di un ventesimo l’anno. Per l’Italia ciò vorrebbe dire una riduzione del debito eccedente pari a 3,5% annuo. Qualora questi requisiti non fossero rispettati, è prevista una certa discrezionalità per l’erogazione di una linea di credito a condizioni rafforzate, sempre che vi siano una situazione economica e finanziaria solida e un debito pubblico sostenibile. Una lettura attenta della riforma del Mes induce in ogni caso a delle riflessioni. Prima di tutto, gli interventi previsti sono di fatto delle “misure tampone” a fronte di una crisi conclamata. Per cui non tanto il Mes, ma l’Europa e i governi interessati dovrebbero preventivamente intervenire per correggere le cause delle distorsioni finanziarie. Per quanto riguarda il settore bancario, il maggiore fattore di rischio è sicuramente la crescita esagerata, esponenziale, dei prodotti finanziari derivati, in particolare degli over the counter (otc). Infatti, l’ultimo rapporto dell’Esma, l’autorità europea per la vigilanza sui mercati finanziari, evidenzia che a fine 2018 il mercato europeo dei derivati aveva un valore nozionale di 735mila miliardi di euro (con un aumento dell’11% in un anno!), di cui 90% otc. La preoccupazione riguarda soprattutto le banche europee too big to fail. A cominciare dalla Deutsche Bank che avrebbe in pancia derivati per un valore nozionale di ben 43.500 miliardi di euro. A questo proposito, non è più rinviabile la separazione tra le banche d’investimento e quelle commerciali. Le autorità europee dovrebbero vietare a quest’ultime le operazioni speculative, elevare i depositi di garanzia per le operazioni rischiose e, comunque, limitare le vendite allo scoperto. A nostro avviso il vero nodo delle economie europee più fragili è quello di ridurre il rapporto debito/pil e promuovere la crescita attraverso una politica d’investimenti e di sostegno, anche da parte dell’Europa, alle produzioni e ai commerci. Perciò sembra strano che si preveda che il Mes possa accedere ai mercati di capitale con l’emissione di titoli e obbligazioni per proteggere il sistema bancario e i Paesi con una difficile situazione debitoria. Non si comprende, però, perché le istituzioni europee, con gli stessi strumenti e nelle dimensioni necessarie, non garantiscono nuovi crediti e capitali per gli investimenti, le infrastrutture, la ricerca e l’innovazione. Da troppo tempo si parla di euro bond per la crescita ma manca l’effettiva volontà di realizzarli. Perché? (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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“I criteri per accedere al Mes devono essere modificati”

Posted by fidest press agency su domenica, 15 dicembre 2019

“Fermo restando che, secondo quanto sostengono tutti, l’Italia non avrà bisogno di accedere al fondo perché il suo debito è sostenibile, dobbiamo chiedere che nei trattati europei sia inserito il parametro del debito privato. Questo dato, assieme a quello pubblico, costituisce la garanzia della solidità dell’Italia e misurerà in qualunque nazione la sostenibilità del debito. Un debito pubblico basso senza risparmio privato è più rischioso di un debito pubblico alto con adeguato risparmio privato in grado di coprirlo. Se il Mes riconosce e soccorre il debito delle banche private, significa che di fatto lo contempla e quindi non può non considerare il risparmio privato delle singole nazioni. Allora non è più rinviabile l’inclusione di questo elemento nei trattati europei. Una modifica in tal senso consentirebbe una più idonea valutazione da parte dell’Europa dello stato di salute della nostra economia, ben oltre il nero debito pubblico.Ci troveremmo in una graduatoria completamente diversa, ai primi posti, avendo un’economia privata tra le più floride d’Europa. Conte non si faccia intimidire e porti a casa risultati concreti per gli italiani, non vada a fare il cerimoniere di Merkel e Macron”. È quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia.

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“Il presidente del Consiglio Conte ha affermato che il Mes non è modificabile”

Posted by fidest press agency su sabato, 14 dicembre 2019

“La risoluzione del centrodestra chiede invece di modificarlo finché siamo in tempo. Si vuole far credere che o si accetta il Mes come è, oppure si finisce col fare la parte di coloro che vogliono minare le fondamenta dell’Unione Europea. La verità è esattamente il contrario, il fondo salva Stati costringe l’Italia ad un esborso di 125 miliardi di euro, pari a cinque nostre manovre finanziarie, soldi con i quali si potrebbero fare cose utili per la nostra Nazione. Se dovesse arrivare il giorno in cui l’Italia dovrà ricorrere di stabilità europea vorrebbe dire che saremmo arrivati al capolinea della nostra economia. Il vero problema dell’Europa sono le banche a rischio per i derivati, chiediamo quindi con forza che il Mes venga modificato e adesso la palla passa al M5S, se non vogliono tradire le aspettative del popolo italiano”.

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