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Messaggio per la quaresima 2019

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 marzo 2019

By Mons. Corrado Lorefice Arcivescovo Metropolita di Palermo Carissimi Sorelle e Fratelli, donne e uomini della nostra amata Arcidiocesi di Palermo, nei vari carismi e nei vari ambiti in cui vivete nella Chiesa di Dio e nella terra degli uomini, operatori di bene, costruttori di pace, ricercatori di senso, a voi un fraterno augurio di “gioia piena” e di “vita in abbondanza”! È questa la promessa di Gesù di Nazareth, l’augurio che vi ho rivolto nella mia prima Lettera pastorale e che vi rivolgo di cuore all’inizio di questa Quaresima.
Il cammino quaresimale, infatti, è come una lunga inchiesta interiore, una via per sentire quanta gioia abbiamo nel cuore, quanta pienezza c’è nella nostra esistenza. È come se fossimo chiamati a domandarci se le strade che stiamo percorrendo portano al centro di noi stessi (e non alla dispersione dietro le cose: ecco il digiuno), alla relazione nutriente con gli altri (aperta e accogliente: l’elemosina a cui ci invita il Vangelo), alla fiducia in Dio Padre (la preghiera, che non cerca ricompensa ma gode dell’incontro con la Sorgente stessa della vita). Siamo custodi della genuina felicità, ferita dall’autoreferenzialità generata dalla paura o dall’orgoglio, dalla dipendenza dal possesso e dal potere, dalle preoccupazioni vissute senza uno sguardo al Padre che conta anche ogni capello del nostro capo (cf Lc 12, 7).
Ecco, Sorelle e Fratelli, la Quaresima è il tempo in cui risuona la domanda posta al principio della storia dell’umanità tutta: “Adamo, dove sei?” (Gen 3, 9), che è come dire: “Dove stai andando? Verso dove inclina il tuo cuore?” Se la scontentezza, la delusione ci attanagliano come Adamo, se l’odio verso i fratelli ci impedisce come Caino di levare lo sguardo, se i nostri occhi sono fissi solo sulla terra, sulla nostra terra, allora è segno che dobbiamo metterci sulla strada che porta all’incontro. Siamo fatti per l’incontro. Per la sua luminosità, per la sua bellezza. Siamo fatti per lasciare il mondo della morte e dell’egoismo e aprirci alle doglie di un mondo nuovo. Perché anche la creazione geme e attende, ce lo ha ricordato Papa Francesco nel suo Messaggio quaresimale, con le stupende parole di Paolo: “L’ardente attesa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio” (Rom 8,19).Lasciamoci dunque attrarre da Cristo. Colui che è stato trafitto per amore cerca i nostri occhi. Solo fissando gli occhi del Crocifisso, lì dove “si manifesta l’eros di Dio per noi” (Benedetto XVI) scopriremo quanto sia bello sentirsi guardati ed amati. Solo nello sguardo rivolto al Crocifisso e nell’ascolto del dolore di Maria Addolorata, troviamo la ‘collocazione sicura’, la prospettiva da cui guardare noi stessi, gli altri vicini e lontani, i piccoli e gli ammalati, la Città che vogliamo costruire assieme, poiché una vita orientata verso il Signore, non è mai insensibile a quello che si vive nel cuore della Città. Allora ci accorgeremo di appartenere ad una patria più grande di ogni patria: la patria dell’amore dove si incontrano tutti coloro che vivono nell’orizzonte del Regno – credenti o non credenti che siano –, coloro che, pur distratti confusi o smarriti, nel profondo del cuore cercano nella bellezza nuova l’antica bellezza che è nostalgia e futuro. Perché il nostro cuore è e rimarrà inquieto fin quando vorrà riposare nella solitudine dell’egoismo e non nel suo Dio, nei suoi fratelli.
Guardando a Colui che abbiamo trafitto (cf Zc 12, 10; Gv 19, 37) scopriamo dunque il segreto del nostro essere. Quel corpo morto per amore e condannato ingiustamente continua a comunicarci il senso altissimo dell’umanità. Essa non si autodistruggerà fin quando guardando quel corpo si ricorderà che la vita si dona nell’amore, che il perdono vince l’offesa, che le braccia aperte verso tutti sono l’unica possibilità per non morire di fame. L’apertura radicale e non la chiusura miope sono l’essenza della nostra vita autentica. Quel corpo in croce è il punto luce inestinguibile in ogni notte della storia, nella notte della nostra storia. Guardiamo a Gesù. A Lui che da fratello di tutti si è fatto uomo sul serio, fino a sentirsi abbandonato, fino a sentirsi inascoltato dal Padre, ma infine consegnandosi a Lui, morendo fiducioso nel suo abbraccio. Spendiamoci come fraternità cristiana, come chiesa di Cristo, con generosità nella e per la vita del mondo, in una dimensione di memoria, speranza, mistero, accoglienza che narra e introduce all’amore di Dio.Sorelle e Fratelli carissimi, questa Quaresima giunge a sei mesi dal nostro esaltante incontro con Papa Francesco, il 15 settembre dell’anno scorso. Riascoltiamo la sua voce, prestiamo ancora orecchio al suo messaggio siciliano: “Oggi abbiamo bisogno di uomini e di donne di amore, non di uomini e donne di onore”, perché “il bene è più forte del male, l’amore è più forte dell’odio”. Alziamoci allora, camminiamo assieme, attraversiamo il deserto del risentimento, della dispersione, del rifiuto dell’altro, e ritroviamoci tutti figli e fratelli, custodi della ‘Madre Terra’, della ‘Casa comune’.Maria, la Madre del Crocifisso Risorto, accompagni il nostro cammino quaresimale e ci custodisca nel grembo dell’Amore.

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Messaggio di Maduro al popolo USA

Posted by fidest press agency su martedì, 5 febbraio 2019

Sono Nicolás Maduro, Presidente costituzionale della Repubblica Bolivariana del Venezuela, voglio inviare un messaggio al popolo statunitense per allertarlo sulla campagna della guerra mediatica, comunicativa e psicologica che si sta sviluppando sui media internazionali e, soprattutto, sui media USA contro il Venezuela. È stata preparata una campagna per giustificare un colpo di Stato in Venezuela, preparato, finanziato e sostenuto attivamente dall’amministrazione Trump, proprio come già noto a tutta l’opinione pubblica.È stata avanzata una campagna brutale di immagini false, di immagini truccate e montate: non credete a tutto quello che affermano i media degli Stati Uniti, ve lo dico con il cuore. Poiché non possono inventare che possediamo armi di distruzione di massa per invaderci, ora s’inventano ogni giorno qualche immagine, qualche notizia per giustificare un intervento in Venezuela, come un branco contro il nostro paese. Mi appello alla tua coscienza, alla solidarietà, al risveglio della verità: evitiamo un nuovo Vietnam in America Latina. Se gli Stati Uniti intendono invaderci, troveranno un Vietnam peggiore di quanto abbiano mai immaginato.
Evitiamo la violenza, siamo un popolo di pace, orgogliosi della nostra storia e di Simón Bolívar e Hugo Chávez, siamo un popolo che ha una democrazia forte, un popolo che sta occupandosi dei problemi che sorgono ogni giorno come in qualsiasi società, un popolo che merita rispetto. Nel nostro paese ci sono le più grandi riserve certificate di petrolio al mondo e anche gli occhi di coloro che gestiscono l’Impero USA. Vogliono mettere le mani sul nostro petrolio come hanno fatto in Iraq e in Libia: il petrolio appartiene a noi. Stiamo certificando la prima riserva di oro al mondo, la quarta più grande riserva di gas al mondo: siamo un paese di grandi risorse energetiche, di grandi risorse naturali. È la pura verità sul perché dell’attacco incessante sul Venezuela.Faccio appello quindi al risveglio della coscienza, della solidarietà negli Stati Uniti, a non consentire al presidente Donald Trump e al gruppo di estremisti che lo circonda, a John Bolton, Mike Pompeo, CIA e Mike Pence, a non permettere a questo gruppo di estremisti di imporre le loro menzogne contro il Venezuela, a non permettere il colpo di Stato che sostengono e vi chiedo di appoggiare il popolo venezuelano nella sua lotta per la democrazia.Mi aspetto molto da te, cittadina e cittadino degli Stati Uniti: qui in Venezuela avete un fratello.Sono un ammiratore della storia degli USA e, inoltre, ne so molto. Ho guidato personalmente per le strade di Boston, Philadelphia, Baltimora, New York e Washington; conosco profondamente e dal basso gli Stati Uniti e voglio avere rapporti di rispetto, di vicinanza, di stretta cooperazione con gli Stati Uniti. Gli USA sono molto più grandi di Donald Trump, molto più grandi.Desidero avere buoni rapporti e risolvere i nostri problemi. Serviamoci della via della diplomazia, della pace: esigo rispetto per il Venezuela e chiedo il sostegno del popolo degli Stati Uniti affinché si eviti un nuovo Vietnam e soprattutto qui in America latina.Chiedo la pace e chiedo rispetto, sono sicuro che percorreremo questo storico cammino, perché siamo sulla strada giusta della Storia, perché ci troviamo sul lato corretto nella Storia. Grazie mille!

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L’ombra del nulla

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 agosto 2018

“Lei non sa con chi parla. Io sono…” Quante volte abbiamo sentito una frase di questo genere sino a ridurla ad una amenità per averla sciorinata in alcuni film del grande e piccolo schermo? Tante e continua a non essere infrequente che qualcuno continui ad esprimerla per strapparci un sorrisetto. Ma ci siamo chiesti la ragione che stimola chi pronuncia questa frase e quale possa essere il suo messaggio recondito? La verità, a mio avviso, è che dentro di noi avvertiamo la nostra nullità e vorremmo esorcizzarla volendo lasciar credere negli altri un qualcosa di diverso che ci sollevi dal nostro essere un granello di sabbia confuso in tantissimi altri granelli. E’ forse questo il motivo che ci spinge a primeggiare per crearci, innanzitutto, un nostro spazio vitale? Lo facciamo in famiglia entrando in competizione con i nostri fratelli, nell’eccellere negli studi, per avere lodi e citazioni, o nel primeggiare in asineria volendo in questo generare angustie che permettano di restare, sia pure in negativo, al centro delle attenzioni dei propri cari. Lo facciamo a scuola e gli episodi di bullismo ne sono una dimostrazione. Lo facciamo nel lavoro e in questo caso la fantasia non ci manca e alla fine ci resta “la livella” dove ci imbattiamo con un Totò, alias principe De Curtis, che rende magistrale l’idea del personaggio che vuole restare osannato anche nell’al di là.
Se noi non avremo chiara la nostra posizione e accettassimo con realismo ciò che siamo e non ci smarriamo in sogni di gloria forse riusciremo a dare meglio un senso alla nostra vita dove i valori non si trovano in ciò che si ha ma in ciò che si è, a prescindere. (Riccardo Alfonso)

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Sudditi senza diritti

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 Mag 2018

Le recenti tornate elettorali che dal 4 marzo scorso con le politiche e le successive due regionali hanno mostrato un volto inusuale dell’elettore italiano. Tanto per cominciare il meridione d’Italia e una parte del centro hanno creduto al messaggio dei pentastellati mentre al Nord e al resto del centro il pensiero è andato altrove. Ci ritroviamo con un’Italia divisa in due? Forse ma non ne sono molto convinto. Gli elettori, se mettiamo per un momento da parte il voto regionale, non sembrano aver colto nel giusto segno il messaggio che è stato diffuso dai rispettivi leader. Vale in proposito una breve riflessione. Se analizziamo il voto espresso per sostenere il centro destra rileviamo una sostanziale perdita di voti di Forza Italia che presumibilmente sono andati a finire sia tra gli alleati del “cartello” sia ai loro oppositori. E’ questo il vero capolavoro di Berlusconi. In pochi anni milioni di elettori lo hanno abbandonato ma lui ha trovato un valido escamotage servendosi della Lega di Salvini per raccattare comunque voti a suo favore anche se sono di protesta considerato che i leghisti senza il loro padre padrone non possono vivere in altro modo. Il PD è diventato un partito “padronale” e destinato ai capricci del suo dominus. Restano i pentastellati genuinamente indirizzati a restituire al paese la sua dignità e il suo orgoglio di nazione. Se la questione è posta in questo modo avremmo dovuto attenderci un voto alla bulgara per i pentastellati ed invece… si fanno le nozze con i fichi secchi. Non possiamo credere che vi sia tanta gente credulona nel cibarsi di una propaganda di “guerra” dove tutto è lecito per infangare l’avversario e dove si crogiolano i tantissimi creduloni. Se vogliamo rispondere con pragmatismo possiamo riconoscere che i pentastellati non sono la perfezione e come tutte le persone di questo mondo hanno i loro difetti ma hanno trovato, per lo meno, un messaggio unificante: sono onesti e se sbagliano non perseverano. Vogliamo di più? Forse è possibile ma non dipende esclusivamente da loro ma da tutti coloro che sperano in una società migliore. Non dimentichiamo che anche le grandi ideologie del XX secolo hanno avuto i loro alti e bassi ma a metterci lo zampino nel bene e nel male la differenza l’ha determinata il fattore umano. (Riccardo Alfonso)

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Messaggio per la Pasqua 2018 dell’Arcivescovo Mons. Corrado Lorefice

Posted by fidest press agency su domenica, 1 aprile 2018

Palermo. Carissimi, sorelle e fratelli,nella liturgia del giorno di Pasqua, nell’alba del Giorno inedito che noi cristiani chiamiamo domenica [in greco κυριαχή ἡμήρα (kyriakè hemèra), in latino dies dominicus], Giorno del Signore, perché consacrato dal Signore risorto; Giorno primo e ultimo; il Giorno ottavo, che ci fa pregustare la Pasqua eterna, la Madre Chiesa mette ancora sui nostri passi Maria di Magdala (Mc 16, 1-8; Gv 20, 1-9) che in questa settimana Santa, in particolare nel Sacro Triduo, ha segnato il nostro itinerario ecclesiale di fede dietro a Gesù.Maria di Magdala ci sospinge ora al sepolcro, dove è stato deposto e tumulato il corpo esangue e ormai gelido di Gesù, e mette a nostra disposizione il suo alto magistero di fede. In lei, discepola tenace e caparbia, la Chiesa – noi battezzati, discepoli e fratelli di Gesù – si rispecchia, si riconosce, e si riesamina. Discepola e apostola.Sono le donne le prime testimoni della risurrezione di Gesù e in particolare lei, Maria di Magdala. In un contesto culturale in cui poteva valere solo la testimonianza e la parola degli uomini, dei maschi adulti, i Vangeli incuranti accordano a lei l’annunzio della risurrezione. Bambini e donne, secondo il sentire giudaico del tempo, non sono idonei alla testimonianza, non sono credibili.
Ma Gesù è diverso, il suo Vangelo sconvolge. Tanti lo hanno seguito e lo seguono per questo. La sua parola, la sua notizia, è diversa. È bella. È un E-Vangelo [εὐαγγέλιον (euangélion)], una Bella Notizia. Oggi come ieri. È Parola che raggiunge, che entra dentro la vita. È Parola incarnata, che intercetta le parole umane più profonde, anche quelle che salgono dal nostro essere figli di questo tratto del cammino umano denominato da noi occidentali postmoderno. Incerto, confuso, senza meta. Liquido. Senza parole che accomunano, senza simboli di riferimento che interpretano la convivenza sociale. Che conosce parole arroganti. Alienanti. Massificanti. Manipolatrici. Violente. Spersonalizzanti. Indifferenti. Fredde. Respingenti. Ma pur sempre spazio e tempo umano desideroso di vita, di relazioni, di autenticità, di pace, di mitezza, di accoglienza, di giustizia, di cordialità, di rettitudine.Ma nei Vangeli, guarda caso, i bambini, gli umili, le donne sono capaci di intercettare la presenza di Dio e diventano asse dell’intera storia della salvezza; da loro e in loro emerge e avanza la trasfigurazione della storia umana. Da Betlemme al Golgota. Ne intravedono gli albori, ne diventano intrepidi e arguti costruttori.In Maria di Magdala lo sguardo della fede è sostenuto dallo sguardo dell’amore. Nessuna amnesia [dal greco ἀμνησία (amnesia), composto di ἀ (a) privativo e μνησις (mnesis), dal tema di μιμνήσκω (mimnesco), “ricordare”, e dunque perdita della memoria). In lei solo anamnesi. Memoria. Donna di invitta memoria. Una memoria tenuta desta dall’amore. Una memoria provata, tentata di disperazione. Ma pur sempre audace, perché forte come la morte è l’amore, le grandi acque non lo possono spegnere, né i flutti impetuosi degli eventi travolgerlo (cfr Ct 8, 6-7). L’amore non teme l’oblio.D’altra parte come si fa a non essere segnati sin nelle fibre più intime dell’essere dopo aver conosciuto un uomo come Gesù di Nazaret, aver ascoltato le sue parole, contemplato i suoi gesti? La disperazione non le ha allentato la tenacia. Come ha fatto da quando lo ha incontrato, da quando era stata liberata dalla sua schiavitù (cfr Lc, 8,2), continua ancora a marcare i luoghi della presenza di Gesù, per le strade della Palestina, a Gerusalemme nell’ora dell’Osanna, al Calvario nel giorno dell’infamia, al sepolcro in quella notte tombale sovrastata dalla morte.
Ma l’Amore prevale. Vince. Sempre. Perché l’Amore spinge il dono di sé all’altro fino a morire, fino a dare la propria vita. L’Amore ama sino alla morte. Sino alla fine (cfr Gv 13, 1-2). Fino a gridare sulla croce: è compiuto! (cfr Gv 19,30) L’Amore. Vince già in lei, perché è l’amata che va a cercare ancora Gesù, l’amato nonostante il buio, il dolore, l’angoscia. Ma vince molto più in Gesù: un amore il suo che abbraccia il cielo e la terra. Gli uomini e Dio. In Gesù c’è solo l’Amore. Di Dio e degli uomini, amati da Dio fino a donare il suo Figlio. L’amore degli uomini in Dio. L’amore filiale e fraterno degli uomini per Dio.Il sepolcro vuoto è il segno della vittoria dell’Amore. Al sepolcro si sente solo un annuncio, un canto che accomuna il cielo e la terra, il canto dell’Amore: Alleluja. «Il suo Amore è per sempre» (Sal 135).Anche quest’anno celebrare il memoriale della morte e della resurrezione di Cristo, celebrare la Pasqua di Gesù, significa custodire la memoria di lui. La memoria dell’Amore. Sostanza essenziale per la vita degli uomini e delle donne. Non celebriamo un mero rito. Confessiamo che quegli avvenimenti hanno un senso e una efficacia per noi oggi. Celebrando la Pasqua di Gesù celebriamo la nostra pasqua, la nostra vita. Perché custodiamo la memoria dell’Amore, siamo resi partecipi in virtù del memoriale della Pasqua di Gesù della sua energia di risurrezione, di vita, di relazione.Con Maria di Magdala celebriamo così anche la nostra ripartenza dal sepolcro vuoto come discepoli e apostoli di Gesù, dell’Amore Crocifisso, della Verità dell’Amore. Ce lo ricorda papa Francesco in una sua catechesi: «La gioia di sapere che Gesù è vivo, la speranza che riempie il cuore, non si possono contenere. Questo dovrebbe avvenire anche nella nostra vita. Sentiamo la gioia di essere cristiani! Noi crediamo in un Risorto che ha vinto il male e la morte! Abbiamo il coraggio di “uscire” per portare questa gioia e questa luce in tutti i luoghi della nostra vita! La Risurrezione di Cristo è la nostra più grande certezza; è il tesoro più prezioso! Come non condividere con gli altri questo tesoro, questa certezza? Non è soltanto per noi, è per trasmetterla, per darla agli altri, condividerla con gli altri. È proprio la nostra testimonianza» (Udienza Generale del 3 aprile 2013).Buona e gioiosa Pasqua a tutti!

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Palermo: Il Messaggio di Natale dell’Arcivescovo

Posted by fidest press agency su domenica, 24 dicembre 2017

arcivescovo palermo“Aiutiamoci a essere più fratelli perché così daremo più gioia a Dio” è il cuore del Messaggio di Natale che l’Arcivescovo mons. Corrado Lorefice ha inviato alla comunità diocesana di Palermo.
“In questi giorni noi tutti saremo condotti verso la grotta di Betlemme – prosegue – dove una mangiatoia non farà altro che accogliere un bambino. Il mistero della nascita di Gesù è il mistero di Dio che ama gli uomini come un padre e come ogni padre provvede al cibo essenziale e Gesù viene nella vita nostra umana di ogni giorno, e viene perché deve essere il testimone di un Dio che si prende cura. Che ci vuole felici e per questo non ci fa mancare ciò che è essenziale ed è significativo che l’evangelista Luca alla fine del suo Vangelo, quando Gesù ormai ha finito, in fondo, la sua vita terrena, viene deposto con le stesse parole quando Gesù venne deposto nella mangiatoia. Gesù verrà deposto, invece, in un sepolcro, li dove ci sarà il suo corpo esangue, quel corpo che lui aveva detto nell’ultima cena farsi pane: “Questo è il mio corpo per voi”.
“Che bello che a Natale noi possiamo cogliere chiaramente il mistero completo, totale, di un amore che si fa concretezza, di un amore che si fa carne. Di un amore che si fa pane che sfama tutti. Ecco perché Natale è la festa della gioia, ecco perché a Natale tutti ci dobbiamo ricordare che siamo fratelli perché il Padre ci raduna nel suo Figlio. Lui ci vuole cittadini di una città che deve portare il nome di Betlemme e guardate che Gesù non nascerà ne a Roma ne a Gerusalemme, ma nascerà a Betlemme, è come se volesse dire anche se vogliamo attualizzare il Vangelo, che in fondo ogni città deve essere il luogo dove si rivela l’amore di Dio e dove cresce dunque la concretezza dell’amore fraterno. Per cui si fa a gara perché nessuno sia infelice”.
In occasione delle festività natalizie, l’Arcivescovo, mons. Corrado Lorefice sarà impegnato in tanti ambiti sia liturgici, sia di carattere sociale per fare sentire la sua presenza paterna, soprattutto nelle periferie come lo Zen, il carcere del Malaspina e la Missione Speranza e Carità.
L’intenso programma prevede la celebrazione Eucaristica la vigilia di Natale, 24 dicembre 2017, alle ore 10.30 nella Parrocchia di San Filippo Neri, allo Zen e nel pomeriggio alle ore 17 alla Missione Speranza e Carità fondata dal missionario laico Biagio Conte in via Decollati. La notte il presule, presiederà in Cattedrale la veglia di Natale alle ore 22.30 e il giorno di Natale, alle ore 9 sarà dai giovani del Malaspina e alle ore 11 presiederà il solenne Pontificale in Cattedrale con annessa indulgenza plenaria. Al termine siederà insieme a 250 poveri per il pranzo di Natale, organizzato dalla Caritas parrocchiale nei pressi della porta santa che sarà trasformata per l’occasione in un grande refettorio. “Questo gesto di solidarietà non rimane isolato per la Caritas della Cattedrale – afferma il parroco mons. Filippo Sarullo – perché servire i poveri e gli ultimi è un’opera concreta di misericordia corporale che coinvolge e vede impegnati quotidianamente i suoi volontari. Nel territorio della Cattedrale sono presenti tanti casi di povertà verso i quali si interviene anzitutto con l’attenzione alla persona e attraverso aiuti concreti: viveri, farmaci, pagamento di utenze, di affitti, di ticket sanitari e tanto altro”.
Venerdì 29 dicembre l’Arcivescovo celebrerà, come di consueto, sempre in Cattedrale con tutti i Ministranti della diocesi e sabato 30 dicembre, alle ore 11.30 ordinerà quattro nuovi presbiteri: don Emilio Cannata, della parrocchia “Santa Luisa de Marillac” di Palermo, don Sergio Meli, della Parrocchia “Annunciazione del Signore” di Palermo, don Cristian Nuccio, della Parrocchia Santissimo Crocifisso di Acqua dei Corsari e don Antonio Amenta della comunità religiosa de “I Ricostruttori nella preghiera”.
Venerdì 5 gennaio 2018, alle ore 11 celebrerà la Messa di inizio anno a palazzo delle Aquile e nel pomeriggio alle 18 conferirà i ministeri del lettorato e dell’accolitato ai seminaristi. Sabato 6 gennaio 2018 alle ore 11, presiederà la Messa dei popoli in Cattedrale e domenica 7 gennaio 2018, alle ore 11, sempre in Cattedrale, amministrerà i battesimi ai bambini. (foto: arcivescovo palermo)

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Messaggio dell’Arcivescovo alle comunità islamiche in occasione del Ramadan

Posted by fidest press agency su martedì, 20 giugno 2017

comunità“Carissimi fratelli e sorelle, in occasione del sacro mese di Ramadan, caratterizzato da digiuni e da intense preghiere a Dio, il Compassionevole e il Misericordioso – afferma Mons. Corrado Lorefice – porgo a nome della Comunità Cristiana della Diocesi di Palermo, un sincero e fraterno augurio di gioia e di pace, che abbondi grandemente nel cuore di tutti voi e di ogni persona di buona volontà. E’ forte il desiderio, in questi giorni di Ramadan, di unirci spiritualmente con voi per innalzare fervide preghiere a Dio per il trionfo della pace e della giustizia tra i popoli e renderci capaci di ascoltarci vicendevolmente con amicizia, rispetto e fiducia reciproca, per un comune impegno nella carità e nelle opere buone.
Dobbiamo convincerci che è indispensabile la collaborazione di tutti, nessuno escluso, per costruire una società che assicuri a noi e alle generazione future, i valori della libertà, della pace, della legalità e dei fondamentali diritti umani.
È proprio per questo che rinnoviamo la nostra disponibilità e il nostro impegno a creare occasioni di incontro e di conoscenza, di amicizia e di condivisione, affinché le nostre comunità possano unire il loro sguardo verso un presente e un futuro di pace e di convivenza tra le fedi e tra i popoli. All’unico Dio, Clemente e Misericordioso, vogliamo affidare il sacro mese di Ramadan, le vostre e le nostre comunità religiose, il cammino che abbiamo fatto e quello che ancora potremo e vorremo fare insieme in questa cara Palermo”.

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Messaggio del Presidente Jean-Claude Juncker in occasione del Giorno della memoria 2017

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 gennaio 2017

juncker.jpgBruxelles 27/1/2017. Quest’anno cade il settantacinquesimo anniversario della conferenza di Wannsee, dove con fredda, burocratica precisione gli alti dirigenti del Nazismo hanno programmato lo sterminio degli Ebrei in Europa. Più gli anni passano, allontanandoci da questi eventi, più si rafforza in noi il dovere di fermarci per ricordare, e riflettere. “La memoria è diventata un sacro dovere di tutte le persone di buona volontà”: è la lezione che ci ha lasciato il premio Nobel Elie Wiesel, che l’anno scorso si è spento al termine di una vita dedicata a dar voce ai sopravvissuti delle atrocità della Shoah.
Il nostro dovere si fa ancor più impellente perché ogni anno i sopravvissuti e testimoni diretti dell’Olocausto diventano sempre meno, lasciando alle generazioni più giovani la responsabilità di portare un messaggio che non può perder forza. Non smetteremo di dire “Ricordiamo”!È la prima volta che commemoriamo l’Olocausto senza l’ex presidente tedesco Roman Herzog, recentemente scomparso. È stato lui, nel 1996, a iscrivere nel diritto tedesco il 27 gennaio quale Giorno della memoria delle vittime del nazismo; il suo gesto ha messo in moto un processo che nel 2005 ha portato le Nazioni Unite a dichiarare il 27 gennaio Giorno internazionale della memoria dell’Olocausto, per commemorare il sessantesimo anniversario della liberazione del campo di sterminio nazista di Auschwitz-Birkenau il 27 gennaio 1945. L’Unione europea è un progetto radicato nella storia del continente europeo e condivide totalmente il dovere della memoria. In questi tempi controversi, la memoria non è solo il ricordo del passato, è anche la bussola per il futuro, per non ripetere gli stessi errori, cadendo nelle stesse trappole come abbiamo fatto in passato, consentendo il dilagare della discriminazione e dell’odio. Eli Wiesel ha visto il pericolo che l’odio incalzante seminava; ha riconosciuto la minaccia di quella nuova marea, ha levato per primo la voce contro l’antisemitismo che in nuove, orride forme si risollevava in Europa – ben prima di molti altri dopo di lui.
La storia ci mette in guardia: basta un battere di ciglia perché l’odio si trasformi in sobillazione e violenza. Per questa ragione l’Unione europea ha fatto della lotta all’odio e alla violenza verbale una priorità, ovunque. Nel maggio del 2016 la Commissione europea ha concordato con le più importanti aziende informatiche e piattaforme dei media sociali di monitorare e rimuovere entro 24 ore le forme illegali di incitamento all’odio che le sono segnalate. Questa iniziativa integra la legislazione già in vigore che la Commissione europea fa rispettare e che criminalizza azioni e discorsi che pubblicamente condonano, negano o banalizzano offensivamente l’Olocausto.
Vista la velocità con la quale oggi si diffondono le cosiddette “notizie false”, non possiamo assolutamente abbassare la guardia di fronte al negazionismo nei confronti dell’Olocausto, in qualsiasi forma si presenti: sia che si tratti del negazionismo “estremo”, che pretende che l’Olocausto non sia mai avvenuto – e che la legge considera reato – sia che si tratti di negazionismo “leggero”, che si esprime sminuendo l’ampiezza e la profondità del male incarnato dalla Shoah, oppure attraverso la messa in questione del significato dell’Olocausto per il mondo odierno o il tentativo di minimizzarlo citando altre situazioni storiche.
Di fronte al risorgere dell’antisemitismo e di altri tipi di odio, di fronte all’aumento di tragici eventi fomentati dalla violenza, la Commissione europea intende prevenire e combattere l’antisemitismo in tutte le sue forme e assicurare che gli Ebrei possano vivere come desiderano in Europa. L’Europa continuerà a essere il luogo della pace e della tolleranza, dove si costruiscono ponti e si resiste alla discriminazione e all’intolleranza.

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Palermo: Il Messaggio dell’Arcivescovo per il Natale

Posted by fidest press agency su sabato, 24 dicembre 2016

palermo-arcivescovo“Vorrei rendermi presente ovunque in questa famiglia che il Signore mi ha dato, particolarmente di quelli segnati dalla sofferenza di ogni tipo. Il Natale è la pienezza della felicità ed io la voglio condividere con tutti”.
È il cuore del messaggio di Natale che l’Arcivescovo ha voluto inviare all’Arcidiocesi per questo secondo Natale che vive a Palermo.
“Vi giunga il mio saluto ed è un saluto che ci vede coinvolti ancora una volta nella memoria del Natale. A Natale accogliamo la Parola di Dio che si fa carne, il Verbo di Dio che si fa carne. E in fondo per noi cristiani il mistero del Natale ci dice il mondo con gli occhi di Dio, ce lo racconta il mondo con gli occhi di Dio. Perché il Verbo di Dio si fece carne. E quindi Dio stesso entra nella storia degli uomini, rivela il suo nome, Dio con noi, lo rivela anche nel Bambino di Betlemme che sarà chiamato Gesù, che significa Dio salva. Lo rivela anche attraverso il nome di colui che deve preparare e ha preparato in questo Avvento, la via al Signore, la via al Messia, che è Giovanni, il cui nome significa Dio usa misericordia. Dio dunque si ricorda, si ricorda del suo popolo. Se questo è vero, allora capiamo che a Natale Dio vede il mondo con occhi che partono dal basso, anzi lui stesso viene, scende.
E mi piacerebbe, da questo punto di vista, condividere con voi un testo di sant’Agostino che penso ci possa realmente aiutare, ci aggancia anche alla grande tradizione della testimonianza cristiana.Agostino scriveva: “Poteva esserci verso di noi infelici, misericordia maggiore di questa: quella che indusse il Signore del mondo a rivestirsi di una carne mortale, della natura di servo di modo che pur essendo pane avesse fame, pur essendo la sazietà piena avesse sete, pur essendo la potenza divenisse debole, pur essendo la salvezza divenisse ferito, pur essendo vita potesse morire, e tutto questo per saziare la nostra fame, alleviare la nostra arsura, rafforzare la nostra debolezza, cancellare la nostra iniquità, accendere la nostra carità. Ci poteva essere misericordia maggiore di questa?”.
Si direi che questo è il messaggio che ci arriva a Natale, di un Dio che è capace di tutto questo, di un Dio che assume la nostra condizione umana, in tutto, in tutto, se ne fa carico.
E direi ancora, d’altra parte con le parole di san Bernardo di Chiaravalle: “Voi che giacete nella polvere, svegliatevi e lodate. Il Redentore, per coloro che sono in schiavitù, la via per coloro che si erano perduti, la vita per i morti. Perché viene colui che getterà nel profondo del mare tutti i nostri peccati, che risanerà tutte le nostre malattie, che sulle sue spalle ci porterà all’origine della nostra dignità. Grande è questa potenza, ma ancora più mirabile è la misericordia, poiché così volle venire Colui che si poteva accontentare di aiutarci”.E non solo ci aiuta ma lui ci salva, e nello stesso tempo ci coinvolge in questo suo movimento, assumere altri, fare strada come fa lui con altri. Il mondo che viene visitato da Dio è un mondo che Dio ama, ed è un mondo che i cristiani, dunque, devono amare. Penserei così, ed è questo l’augurio che io voglio fare alla mia Chiesa. Abbiamo accolto la Parola di Dio che si fa carne, l’accogliamo ancora, e se l’accogliamo, è chiaro che noi potremo anche aiutare ancora il sogno di Dio. Potremo aiutare a realizzare questo mondo così come lo vede Dio e il mondo che Dio vuole è un mondo che deve essere riscattato dal male. Secondo questo movimento: assumere la fatica di altri, assumere la sofferenza di altri, condividere la gioia perché il mondo sia sempre di più una casa secondo gli occhi di Dio. Ed è l’augurio che io faccio, l’augurio per questo Natale, alla mia Chiesa. La Parola di Dio sia accolta, porti gioia, ma soprattutto immetta questo movimento nei nostri cuori di far si che altri prendano parte al mondo secondo il progetto di Dio.
Voglio darvi la benedizione del Signore fonte di serenità e di pace per tutte le famiglie e comunità e per tutti gli uomini che sperano cose. Buon Natale a tutti e tanta pace e tanta serenità”.

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Messaggio del Presidente della Commissione europea dopo gli attentati di Bruxelles

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 marzo 2016

europa-261011-cVoglio esprimere le mie più sincere condoglianze agli abitanti di Bruxelles, ai numerosi feriti, alle famiglie e agli amici delle persone inermi coinvolte stamattina in diverse esplosioni all’aeroporto internazionale di Zaventem e alla stazione della metropolitana di Maelbeek. Desidero inoltre esprimere il mio sostegno e la mia solidarietà alle autorità belghe.Il mio pensiero va alle forze di sicurezza, ai servizi di pronto intervento e a tutte le persone che hanno soccorso le vittime e che stanno ancora operando sul campo.
Desidero inoltre rassicurare il personale della Commissione europea e delle altre istituzioni: la loro sicurezza è per me una priorità. Saranno adottati tutti i provvedimenti possibili di concerto con le autorità belghe.Gli attacchi odierni hanno colpito Bruxelles, ma il bersaglio è l’Europa intera. L’Unione europea e le istituzioni devono restare unite di fronte al terrore, ed è quello che faranno.
Gli eventi di oggi ci toccano, ma non ci spaventano. Continuiamo il nostro lavoro per far fronte alla minaccia terrorista e per trovare soluzioni comuni alle questioni che ci riguardano tutti.

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Minori aggressivi

Posted by fidest press agency su sabato, 27 luglio 2013

Il distacco precoce madre-figlio può provocare nei piccoli reazioni emotive importanti. Tra quelli sottratti troppo presto dal contatto materno, circa 1 bambino su 3 (il 30%) ha mostrato comportamenti determinati da sentimenti che si possono mostrare con modalità aggressive. Per superarli è possibile introdurre nelle attività quotidiane dei nidi un momento dedicato alle coccole. Lo ha dimostrato il progetto di intervento formativo ‘Mancano gli abbracci’, che l’Istituto di Ortofonologia (IdO) ha realizzato in collaborazione con i servizi di pediatria presso 9 asili nido del IV Municipio di Roma da febbraio a giugno 2012, con il coinvolgimento di 90 educatori e 550 bambini. Un’iniziativa tutta a favore della salute dei minori.“Queste difficoltà vissute dai bambini – ha spiegato il direttore dell’IdO, Federico Bianchi di Castelbianco – devono essere affrontate proprio nei luoghi in cui i piccoli vengono portati già dai primi mesi di vita per esigenze delle famiglie, connesse alla necessità sempre più frequente delle donne di tornare al lavoro poco tempo dopo il parto”. Quindi, per aiutare i bambini a superare rabbia e ansia “dobbiamo ripartire dal corpo e dalla relazione – ha aggiunto lo psicoterapeuta – perché in questo modo i piccoli potranno ritrovare la sicurezza e una relazione più accogliente”. Infatti, con ‘Mancano gli abbracci’ si è svolto un lavoro intenso sulla parte pratica della relazione, il contatto, insegnando agli educatori la tecnica del massaggio pediatrico (lo shantala). Si tratta di una frizione di origine indiana per neonati e bambini molto piccoli che ha “permesso agli educatori di rapportarsi ai bambini in modo diverso. Infatti circa 165 minori (il 30%) hanno interiorizzato un buon rapporto, sviluppando sentimenti di fiducia verso gli adulti”.Anche i pediatri hanno preso parte al progetto. “L’opportunità di avere ‘sul campo’ una persona competente per molte delle più frequenti patologie infantili che interessano i piccoli nella fascia di età 3 mesi/3 anni – ha precisato Patrizia Operamolla, pediatra del IV Municipio di Roma – ha rappresentato un valido aiuto sia nelle situazioni di dubbio, sia in quelle in cui gli psicologi hanno fornito alle educatrici utili consigli sulla gestione del bambino”.Ma quali sono state le principali reazioni degli educatori e dei bambini durante il percorso formativo? Tra le educatrici ha “predominato l’interesse e la curiosità, ma non sono mancati momenti di diffidenza e timore per la presenza all’interno del nido di un’estranea che avrebbe potuto rappresentare un elemento di disturbo degli equilibri raggiunti – hanno affermato le psicologhe dell’IdO – perplessità poi rientrate grazie ad un lavoro morbido e accogliente verso le educatrici e rispettoso del carattere di ogni bambino”.In questi cinque mesi, le educatrici hanno rafforzato il loro livello di consapevolezza rispetto alle problematiche mostrate dai bambini, potendo sia “confermare il tipo di relazione che avevano messo in atto con i piccoli, spesso realizzata in modo inconsapevole, che comprendendo l’importanza di un aggiornamento continuo sulle problematiche dei minori. Infatti, le stesse educatrici – hanno sottolineato le psicologhe – hanno richiesto di approfondire tutte le tematiche emerse”.Come gli adulti, pure i bambini hanno “risposto con curiosità, interesse e piacere – ha precisato Operamolla – è intuitivo considerare quanto le carezze e il massaggio rappresentino uno strumento utile per aiutare i piccoli ad allentare eventuali tensioni o stati d’ansia”. ‘Mancano gli abbracci’ ha quindi fornito alle educatrici “un valido strumento per gestire situazioni più o meno difficili, che sono spesso causa di pianto e/o aggressività nel bambino – ha concluso Castelbianco – riducendo il generale livello di stress sia negli adulti che nei bambini stessi”.

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Messaggio di cordoglio del Presidente Napolitano per le vittime del terremoto in Emilia e zone limitrofe

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 Mag 2012

GIORGIO NAPOLITANO

GIORGIO NAPOLITANO (Photo credit: Foto_di_Signorina)

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, appresa la drammatica notizia dell’evento sismico che questa notte ha interessato, con gravi effetti e un doloroso bilancio di vite umane, alcune province emiliane ed altre limitrofe, ha seguito l’evolversi della situazione attraverso il Dipartimento della Protezione Civile e le Prefetture competenti.Il Capo dello Stato ha chiesto ai Prefetti di esprimere la propria solidarietà alle comunità coinvolte e la sua commossa partecipazione al dolore delle famiglie delle vittime, rappresentando al tempo stesso il suo vivo apprezzamento a coloro che sono impegnati sul territorio nelle operazioni di soccorso e nella gestione dell’emergenza.

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Messaggio del Presidente Napolitano in occasione del 151° anniversario della costituzione dell’esercito

Posted by fidest press agency su sabato, 5 Mag 2012

Esercito Italiano

Esercito Italiano (Photo credit: Gioxx)

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato al Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale di corpo d’armata Claudio Graziano, il seguente messaggio:”Nella ricorrenza del 151° anniversario della costituzione dell’Esercito italiano, rivolgo il mio deferente pensiero alla Bandiera della Forza armata, simbolo di onore e di valore militare, e ai soldati di ogni grado, arma e specialità caduti nell’assolvimento del compito.Dal 1861, anno della proclamazione del Regno d’Italia, l’Esercito è stato protagonista della storia del paese che ha accompagnato e difeso nel travagliato percorso dell’indipendenza, nelle terribili prove dei due conflitti mondiali, nella Guerra di Liberazione e nei lunghi anni del presidio armato dei confini nord-orientali durante la guerra fredda.Da oltre vent’anni, nel nuovo scenario sempre più globalizzato, la Forza armata, unitamente alle altre componenti dello strumento militare, partecipa, con professionalità ed onore, alle missioni internazionali di sicurezza e stabilizzazione, garantendo l’efficacia operativa, attraverso il costante rinnovamento culturale dei suoi quadri e la razionalizzazione delle sue strutture, e fornendo un contributo fondamentale per la pacifica collaborazione tra i popoli. Il paese è orgoglioso di questa sua grande istituzione e guarda con riconoscenza e partecipazione all’impegno incondizionato degli uomini e delle donne con le stellette che operano ogni giorno sotto il Tricolore in tante regioni remote, mettendo spesso a rischio la propria stessa vita.Ufficiali, sottufficiali, graduati e militari di truppa e personale civile della Forza armata, in questa giornata di festa, giungano a voi tutti e alle vostre famiglie il saluto caloroso e l’augurio più fervido dei cittadini italiani e miei personali.Viva l’Esercito, viva le Forze armate, viva l’Italia!

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Il dolore nei bambini

Posted by fidest press agency su domenica, 8 aprile 2012

Presentata a Milano l’iniziativa “Accendi un sorriso”, promossa dall’Associazione vivere senza dolore, con il patrocinio del Ministero della Salute. Al vaglio 59 pediatrie: a circa 2 anni dalla Legge 38, quasi il 60% dei reparti non ha ancora aumentato la misurazione del dolore e per 6 genitori su 10 il figlio ricoverato prova sofferenza. Necessarie terapie più appropriate e un ascolto più attento della “voce” dei bambini, affinché il dolore non lasci su di essi un segno che duri fino all’età adulta. Lampade colorate in dono ai piccoli pazienti delle pediatrie che hanno aderito al progetto.
Un dolore soprattutto di origine non oncologica, presente in più del 40% dei piccoli pazienti, misurato – nella metà dei casi – meno di 6 volte su 10 e gestito attraverso l’impiego di terapie che vedono al primo posto il paracetamolo (nel 34,2% dei casi). Sono alcuni dei numeri che descrivono la situazione dei reparti di pediatria in Italia, per quanto attiene il trattamento della sofferenza inutile. A redigere il quadro, l’Associazione pazienti vivere senza dolore, che oggi a Milano ha presentato l’iniziativa “Accendi un sorriso”, patrocinata dal Ministero della Salute. Cuore del progetto, un’indagine condotta su 59 pediatrie italiane, tra ottobre e dicembre 2011, per comprendere come in queste strutture il dolore venisse monitorato e trattato. I reparti sottopostisi alla survey riceveranno in dono variopinte lampade di cartapesta realizzate da bambini di scuole, ospedali, Comuni e laboratori artistici di varie zone d’Italia, nella speranza di “cambiare il colore al dolore”, illuminando le giornate dei piccoli pazienti ricoverati.
La survey ha coinvolto anche i familiari dei bambini ricoverati, attraverso la distribuzione di 722 questionari. È emerso come sia la mamma, nel 71,6% dei casi, a farsi carico del problema. I genitori hanno consapevolezza della sofferenza del figlio in oltre il 60% dei casi, così come ad oltre il 66% risulta che il dolore venga monitorato. Dell’avvenuta prescrizione e del tipo di terapia sono consapevoli rispettivamente il 56,4% e il 63,2% dei familiari. “Questi dati – aggiunge Marta Gentili – indicano che, in media, il 40-50% dei genitori dei bambini con dolore non viene informato in merito al problema”.
Tornando ai medici, le loro richieste per poter operare al meglio vanno dalla necessità di formazione (25%), alla dotazione di algometri pediatrici (16,7%), a una cartella clinica che riporti il parametro dolore (11,9%) e alla presenza nel prontuario farmaceutico dell’ospedale di farmaci adeguati per la cura del dolore nel bambino (7,1%). “Richieste condivisibili”, afferma Luca Bernardo, Direttore del Dipartimento materno-infantile e dell’U.O. di Pediatria dell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano, tra i reparti che hanno aderito al progetto. “Ma noi medici possiamo fare già molto con un approccio nuovo, che vada verso una migliore comunicazione con i pazienti. Ad esempio, può essere molto utile programmare all’interno della giornata il momento più consono per parlare del problema dolore con genitori e bambini, ovviamente secondo le modalità più opportune. Quando l’Associazione vivere senza dolore ci ha descritto il progetto ‘Accendi un sorriso’ – continua Bernardo – siamo rimasti entusiasti e abbiamo subito capito che non potevamo non partecipare. Il nostro reparto si è presto trasformato in una piccola fabbrica di lampade colorate, che siamo felici di donare ora ad altri piccoli pazienti”.
E proprio dalle pagine introduttive di questo volume arriva il messaggio di Marco Spizzichino, Direttore Ufficio XI, Direzione generale della programmazione sanitaria del Ministero della Salute. “Il percorso per il raggiungimento della tutela del diritto del cittadino ad accedere alle reti di cure palliative e di terapia del dolore è ancora molto lungo, in particolare per quanto riguarda l’assistenza dei piccoli pazienti, e solo l’assunzione di una precisa responsabilità degli attori coinvolti sarà garanzia del conseguimento di un totale successo” (Antonella Martucci in sintesi)

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Messaggio del Presidente Napolitano in occasione del centenario della Fondazione dell’African National Congress

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 gennaio 2012

Jacob Zuma, former vice president of South Africa.

Image via Wikipedia

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato al Presidente della Repubblica del Sudafrica, Jacob Zuma, il seguente messaggio:”Il centenario della Fondazione dell’African National Congress è l’occasione per celebrare i traguardi di libertà e democrazia raggiunti dal suo paese e le nobili figure che ne sono state protagoniste, prima tra tutte il Premio Nobel Nelson Mandela, paladino della non violenza e della riconciliazione nazionale. L’esempio del Sudafrica è stato fonte di ispirazione per l’intero continente sulla strada della democrazia, della non discriminazione e della protezione delle minoranze. Sono questi i valori che costituiscono l’irrinunciabile identità del suo paese. Auspico che la ricorrenza odierna possa fornire nuovi stimoli al dialogo politico interno per rendere la Nazione Arcobaleno un esempio per tutti quei paesi che si incamminano oggi sulla via della democrazia”.

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Messaggio Presidente Repubblica

Posted by fidest press agency su domenica, 1 gennaio 2012

Palazzo Quirinale, Roma / Rome, Italia / Italy

Image via Wikipedia

Buona sera e buon anno. E innanzitutto, grazie. E’ un grazie che debbo a tanti di voi, a tanti italiani, uomini e donne, di tutte le generazioni e di ogni parte del paese, per il calore con cui mi avete accolto ovunque mi sia recato per celebrare la nascita dell’Italia unita e i suoi 150 anni di vita. Grazie per la partecipazione sentita e significativa a quelle celebrazioni, per lo spirito di iniziativa che si è acceso nelle più diverse istituzioni e comunità, accompagnando uno straordinario risveglio di memoria storica e di mobilitazione civile, e portando le celebrazioni del Centocinquantenario a un successo, per quantità e qualità, superiore anche alle previsioni più ottimistiche.Il mio è, in sostanza, un grazie per avermi trasmesso nuovi e più forti motivi di fiducia nel futuro dell’Italia. Che fa tutt’uno con fiducia in noi stessi, per quel che possiamo sprigionare e far valere dinanzi alle avversità : spirito di sacrificio e slancio innovativo, capacità di mettere a frutto le risorse e le riserve di un’economia avanzata, solida e vitale nonostante squilibri e punti deboli, di un capitale umano ricco di qualità e sottoutilizzato, di un’eredità culturale e di una creatività universalmente riconosciute.Non mi nascondo, certo, che nell’animo di molti, la fiducia che ho sentito riaffiorare e crescere nel ricordo della nostra storia rischia di essere oscurata, in questo momento, da interrogativi angosciosi e da dubbi che possono tradursi in scoraggiamento e indurre al pessimismo. La radice di questi stati d’animo, anche aspramente polemici, è naturalmente nella crisi finanziaria ed economica in cui l’Italia si dibatte.Ora, è un fatto che l’emergenza resta grave : è faticoso riguadagnare credibilità, dopo aver perduto pesantemente terreno ; i nostri Buoni del Tesoro – nonostante i segnali incoraggianti degli ultimi giorni – restano sotto attacco nei mercati finanziari ; il debito pubblico che abbiamo accumulato nei decenni pesa come un macigno e ci costa tassi di interesse pericolosamente alti. Lo sforzo di risanamento del bilancio, culminato nell’ultimo, così impegnativo decreto approvato giorni fa dal Parlamento, deve perciò essere portato avanti con rigore. Nessuna illusione possiamo farci a questo riguardo. Ma siamo convinti che i frutti non mancheranno. I sacrifici non risulteranno inutili. Specie se l’economia riprenderà a crescere : il che dipende da adeguate scelte politiche e imprenditoriali, come da comportamenti diffusi, improntati a laboriosità e dinamismo, capaci di produrre coesione sociale e nazionale.Parlo dei sacrifici, guardando specialmente a chi ne soffre di più o ne ha più timore. Nessuno, oggi – nessun gruppo sociale – può sottrarsi all’impegno di contribuire al risanamento dei conti pubblici, per evitare il collasso finanziario dell’Italia. Dobbiamo comprendere tutti che per lungo tempo lo Stato, in tutte le sue espressioni, è cresciuto troppo e ha speso troppo, finendo per imporre tasse troppo pesanti ai contribuenti onesti e per porre una gravosa ipoteca sulle spalle delle generazioni successive. Nella seconda metà del Novecento, il benessere collettivo è giunto a livelli un tempo impensabili portando l’Italia nel gruppo delle nazioni più ricche. Ma a partire dagli anni Ottanta, la spesa pubblica è cresciuta in modo sempre più incontrollato, e ormai insostenibile. E c’è anche chi ne ha tratto e continua a trarne indebito profitto : a ciò si legano strettamente fenomeni di dilagante corruzione e parassitismo, di diffusa illegalità e anche di inquinamento criminale. Né, quando si parla di conti pubblici da raddrizzare, si può fare a meno di mettere nel mirino l’altra grande patologia italiana : una massiccia, distorsiva e ingiustificabile evasione fiscale. Che ci si debba impegnare a fondo per colpire corruzione ed evasione fiscale, è fuori discussione. Sapendo che è un’opera di lunga lena, che richiede accurata preparazione di strumenti efficaci e continuità : ed è quanto si richiede egualmente per un impegno di riduzione delle disuguaglianze, di censimento delle forme di ricchezza da sottoporre a più severa disciplina, di intervento incisivo su posizioni di rendita e di privilegio.Ma mentre è giusto, anzi sacrosanto, fare appello perché si agisca in queste direzioni, è necessario riconoscere come si debba senza indugio procedere alla puntuale revisione e alla riduzione della spesa pubblica corrente : anche se ciò comporta rinunce dolorose per molti a posizioni acquisite e a comprensibili aspettative.Per procedere con equità si deve innanzitutto stare attenti a non incidere su già preoccupanti situazioni di povertà, o a non aggravare rischi di povertà cui sono esposti oggi strati più ampi di famiglie, anche per effetto della crescita della disoccupazione, soprattutto giovanile. Ma più in generale occorre definire nuove forme di sicurezza sociale che sono state finora trascurate a favore di una copertura pensionistica più alta che in altri paesi o anche di provvidenze generatrici di sprechi.Bisogna dunque ripensare e rinnovare le politiche sociali e anche, muovendo dall’esigenza pressante di un elevamento della produttività, le politiche del lavoro : per la fondamentale ragione che il mondo è cambiato, che l’epicentro della crescita economica – e anche di quella demografica – si è spostato lontano dall’Europa, e non solo il nostro paese, ma il nostro continente vedono ridursi il loro peso e i loro mezzi, e debbono rivedere il modo di concepire e distribuire il proprio benessere, e concentrare i loro sforzi nel guadagnare nuove posizioni e opportunità nella competizione globale. Senza mettere in causa la dimensione sociale del modello europeo, il rispetto della dignità e dei diritti del lavoro.Mi si consenta una piccola digressione personale : vengo da una lontana, lunga esperienza politica concepita e vissuta nella vicinanza al mondo del lavoro, nella partecipazione alle sue vicende e ai suoi travagli. Mi sono formato, da giovane, nel rapporto diretto, personale con la realtà delle fabbriche della mia Napoli, con quegli operai e lavoratori. E’ un sentimento e un’emozione che ho visto rinnovarsi in me ogni volta che ho visitato da Presidente una fabbrica, incontrandone le maestranze. Comprendo dunque, e sento molto, in questo momento, le difficoltà di chi lavora e di chi rischia di perdere il lavoro, come quelle di chi ha concluso o sta per concludere la sua vita lavorativa mentre sono in via di attuazione o si discutono ancora modifiche del sistema pensionistico. Ma non dimentico come nel passato, in più occasioni, sia stata decisiva per la salvezza e il progresso dell’Italia la capacità dei lavoratori e delle loro organizzazioni di esprimere slancio costruttivo, nel confronto con ogni realtà in via di cambiamento, e anche di fare sacrifici, affermando in tal modo, nello stesso tempo, la loro visione nazionale, il loro ruolo nazionale.Non è stato forse così negli anni della ricostruzione industriale, dopo la liberazione del paese? Non è stato forse così in quel terribile 1977, quando c’era da debellare un’inflazione che galoppava oltre il 20 per cento e da sconfiggere l’attacco criminale quotidiano e l’insidia politica del terrorismo brigatista?Guardiamo dunque con questa consapevolezza alle grandi prove che abbiamo davanti : come superare i rischi più gravi di crisi finanziaria per il nostro paese, e come reagire alle minacce incombenti di recessione. L’Italia può e deve farcela ; la nostra società deve uscirne più severa e più giusta, più dinamica, moralmente e civilmente più viva, più aperta, più coesa.Rigore finanziario e crescita. Crescita più intensa e unitaria, nel Nord e nel Sud, da mettere in moto con misure finalizzate alla competitività del sistema produttivo, all’investimento in ricerca e innovazione e nelle infrastrutture, a un fecondo dispiegarsi della concorrenza e del merito. E’ a queste misure che ha annunciato di voler lavorare il governo, nel dialogo con le parti sociali e in un rapporto aperto col Parlamento. Obbiettivo di fondo : più occupazione qualificata per i giovani e per le donne. Si è diffusa, ormai, la convinzione che dei sacrifici siano inevitabili per tutti : ma la preoccupazione maggiore che emerge tra i cittadini, è quella di assicurare un futuro ai figli, ai giovani. E’ questo obbiettivo che può meglio motivare gli sforzi da compiere : è questo l’impegno cui non possiamo sottrarci.Perseguire questi obbiettivi, uscire dalle difficoltà in cui non solo noi ci troviamo è impossibile senza un più coerente sforzo congiunto al livello europeo. E’ comprensibile che anche in Italia si manifesti oggi insoddisfazione per il quadro che presenta l’Europa unita. Ma ciò non deve mai tradursi in sfiducia verso l’integrazione europea. Quel che abbiamo costruito, insieme, tenacemente, è stato decisivo per garantirci sempre di più pace e unità nel nostro continente, progresso in ogni campo, crescente benessere sociale, salvaguardia e affermazione nel mondo dei nostri comuni interessi e valori europei.E oggi, ben più di cinquant’anni fa, solo uniti potremo ancora progredire e contare come europei in un quadro mondiale radicalmente cambiato. All’Italia tocca perciò levare la sua voce perché si vada avanti verso una più conseguente integrazione europea, e non indietro verso anacronistiche chiusure e arroganze nazionali. Occorrono senza ulteriori indugi scelte adeguate e solidali per bloccare le pressioni speculative contro i titoli del debito di singoli paesi come l’Italia, perché il bersaglio è l’Europa, ed europea dev’essere la risposta.Risposta in termini di stabilità finanziaria e insieme di rilancio dello sviluppo. E non ci siamo. Particolarmente sottovalutata è la prospettiva della recessione, con tutte le sue conseguenze. In quanto all’Italia, è tempo che da parte di tutti in Europa si prendano sul serio e si apprezzino le dimostrazioni che il nostro paese ha dato e si appresta a dare, pagando prezzi non lievi, della sua adesione a principi di stabilità finanziaria e di disciplina di bilancio, nonché del suo impegno per riforme strutturali volte a suscitare una più libera e intensa crescita economica. Abbiamo solo da procedere nel cammino intrapreso, anche per far meglio sentire, in seno alle istituzioni europee – in condizioni di parità – il nostro contributo a nuove, meditate decisioni ed evoluzioni dell’Unione.In questo senso sta svolgendo il suo mandato il governo Monti, la cui nascita ha costituito il punto d’arrivo di una travagliata crisi politica di cui il Presidente del Consiglio, on. Berlusconi, poco più di un mese fa, ha preso responsabilmente atto. Si è allora largamente convenuto che il far seguire precipitosamente, all’apertura della crisi di governo, uno scioglimento anticipato delle Camere e il conseguente scontro elettorale, avrebbe rappresentato un azzardo pesante dal punto di vista dell’interesse generale del paese. Di qui è venuto quel largo sostegno in Parlamento al momento della fiducia al governo, con una scelta di cui va dato merito a forze già di maggioranza e già di opposizione.E’ importante ora che l’Italia possa contare su una fase di stabilità e di serenità politica. Ciò non toglie che ogni partito mantenga la sua fisionomia e si caratterizzi in Parlamento con le sue proposte rispetto all’azione che l’esecutivo deve portare avanti. Soprattutto, un vasto campo è aperto per l’iniziativa dei partiti e per la ricerca di intese tra loro sul terreno di riforme istituzionali da tempo mature. Queste sono necessarie anche per creare condizioni migliori in vista di un più costruttivo ed efficace svolgimento della democrazia dell’alternanza nello scenario della nuova legislatura dopo il ritorno alle urne.Mi auguro che i cittadini guardino con attenzione, senza pregiudizi, alla prova che le forze politiche daranno in questo periodo della loro capacità di rinnovarsi e di assolvere alla funzione insostituibile che gli è propria di prospettare e perseguire soluzioni per i problemi di fondo del paese. Non c’è futuro per l’Italia senza rigenerazione della politica e della fiducia nella politica.Solo così ci porteremo, nei prossimi anni, all’altezza di quei problemi di fondo che sono ardui e complessi e vanno al di là di pur scottanti emergenze. Avvertiamo quotidianamente i limiti della nostra realtà sociale, confrontandoci con la condizione di quanti vivono in gravi ristrettezze, con le ansie e le incertezze dei giovani nella difficile ricerca di una prospettiva di lavoro. E insieme avvertiamo i limiti del nostro vivere civile, confrontandoci con l’emergenza della condizione disumana delle carceri e dei carcerati, o con quella del dissesto idrogeologico che espone a ricorrenti disastri il nostro territorio, o con quella di una crescente presenza di immigrati, con i loro bambini, che restano stranieri senza potersi, nei modi giusti, pienamente integrare. Ci si pongono dunque acute necessità di scelte immediate e di visioni lungimiranti. Occorre una nuova “forza motivante” perché si sprigioni e operi la volontà collettiva indispensabile ; occorrono coraggio civile e sguardo rivolto “con speranza fondata verso il futuro”. Questo ci hanno detto nei giorni natalizi alte voci spirituali. Esse si sono in effetti rivolte al più vasto mondo in cui si collocano i travagli della nostra Italia e della nostra Europa. Un mondo nel quale sono emerse di recente nuove correnti e forze portatrici di aspirazioni alla libertà e alla giustizia, ma anche difficoltà e tensioni, e ancora feroci repressioni. Mentre restano aperti antichi focolai di contrapposizione e di conflitto, e si manifestano ciechi furori religiosi, fino a dar luogo a orribili stragi di comunità cristiane. L’Italia non può restare, e non resta, estranea a ogni possibile iniziativa di pace e umanitaria : come dice la nostra partecipazione – anche con dolorosi sacrifici di giovani vite – a quelle missioni militari e civili internazionali che vedono migliaia di nostri connazionali farsi onore. Nel salutarli e ascoltarli in occasione del Natale, ho colto accenti confortanti di alto senso di responsabilità e di forte vocazione al servizio del bene comune.Sono accenti che colgo, qui in Italia, in tante occasioni di incontro con le molteplici espressioni dell’universo della solidarietà, del volontariato, dell’impegno civile. Sono accenti che trovo in lettere toccanti che mi vengono indirizzate da persone anziane, da giovani e ragazzi, da uomini e donne che raccontano i loro propositi operosi e le loro esperienze. Lasciatemi dunque ripetere : la fiducia in noi stessi è il solido fondamento su cui possiamo costruire, con spirito di coesione, con senso dello stare insieme di fronte alle difficoltà, dello stare insieme nella comunità nazionale come nella famiglia.E allora apriamoci così al nuovo anno : facciamone una grande occasione, un grande banco di prova, per il cambiamento e il nuovo balzo in avanti di cui ha bisogno l’Italia.A voi tutti, con affetto, buon 2012

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Napolitano: messaggio al Papa

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 settembre 2011

A victim? NOT!

Image by giopuo via Flickr

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato a Sua Santità Benedetto XVI il seguente messaggio: “Santità al rientro dal suo viaggio apostolico in Germania, desidero rivolgerle il più cordiale bentornato. Nel nobile auspicio di un sempre più intenso rinnovamento etico del nostro paese che Ella ha inteso esprimermi riconosco quell’affetto per l’Italia che ha sempre caratterizzato il Suo magistero. Ne sono profondamente toccato. Nei messaggi di singolare ricchezza e profondità che hanno caratterizzato la Sua missione in terra tedesca ho colto insegnamenti ai quali mi sento particolarmente vicino, sulla politica come impegno per la giustizia e sulla nascita del patrimonio culturale dell’Europa.Con gratitudine per la Sua fervida opera Le rivolgo il mio affettuoso pensiero”.

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Carabinieri coinvolti in propaganda elettorale pro Pdl?

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 Mag 2011

“Ieri mattina ho appreso con non poca preoccupazione che un militare, delegato del Cocer dell’Arma dei carabinieri, candidato nella lista del PdL per le elezioni amministrative a Milano, lo scorso 10 maggio avrebbe inoltrato un messaggio di posta elettronica agli indirizzi istituzionali di tutti i militari dell’Arma in forza al Comando territoriale di Milano chiedendone il sostegno e il voto. Il divieto di svolgere attività di propaganda elettorale per i militari, ancorchè candidati alle elezioni, non riguarda la possibilità di svolgere liberamente attività politica e di propaganda al di fuori dell’ambiente militare e in abito civile, come citato negli artt. 1483 e 1484 del D.Lgs. 15 marzo 2010, n. 66, ma quando questa viene fatta inoltrando messaggi direttamente agli indirizzi di posta elettronica istituzionali dei militari viene sicuramente compromessa l’estraneità delle Forze armate, e in questo caso dell’Arma dei carabinieri, alla competizione politica. Più volte con interrogazioni parlamentari a firma del deputato radicale Maurizio Turco, cofondatore del Pdm, abbiamo chiesto al Ministro della difesa per quale motivo i militari che militano apertamente nei partiti dell’opposizione – ma nel pieno rispetto dei regolamenti – vengono regolarmente sanzionati disciplinarmente o brutalmente invitati a dimettersi, mentre i delegati del Cocer – in particolare quelli dei carabinieri – che fanno politica a favore del partito di La Russa vengono tollerati ed anzi considerati degli intoccabili. Se nelle prossime ore questa notizia dovesse trovare ulteriori conferme credo che il Ministro della difesa dovrà dare delle spiegazioni su quanto accaduto perché diversamente non sarebbe possibile escludere una sua diretta responsabilità nel coinvolgimento dell’Arma dei carabinieri a favore dela sua parte politica.”. Lo dichiara Luca Marco Comellini, Segretario del Partito per la tutela dei diritti di militari e forze di polizia (Pdm)

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Votare Si per dire No al nucleare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 Mag 2011

Roma, Terrazza del Pincio. Dal rifugio anti-radiazioni de ipazzisietevoi.org a un gigantesco bidone nucleare sulla terrazza del Pincio a Roma. Continua la nostra protesta per impedire il ritorno del nucleare nel nostro Paese. Il Governo vuole bloccare il Referendum con il Decreto Omnibus e impedirci di andare a votare sul nucleare. Questa mattina al Pincio gli attivisti sono entrati in azione alle prime luci dell’alba. Hanno montato il bidone e si sono barricati dentro. All’esterno altri si sono incatenati portando un chiaro messaggio, “I pazzi siete voi. Il nucleare non è il nostro futuro” e altri ancora hanno srotolato uno striscione leggibile da Piazza del Popolo che dice: “12 e 13 giugno 2011 Referendum. Vota Sì per fermare il nucleare”. Tra gli attivisti nel bidone anche Pierpaolo e Giorgio, i ragazzi che pochi giorni fa sono usciti dal rifugio de ipazzisietevoi.org. Sono pronti a restare dentro fino al giorno del Referendum.

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Cancer day

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 Mag 2011

Ragusa sabato 14 maggio, “Oral cancer day”, l’ANDI di Ragusa impegnata nella campagna di prevenzione del carcinoma orale Torna l’appuntamento con l’Oral Cancer Day, organizzato dalla Fondazione ANDI (Associazione nazionale dentisti italiani). “Mettiamo la bocca al centro della ricerca”: è questo il messaggio lanciato dalla quinta edizione dell’Oral Cancer Day con stand allestiti in oltre 80 piazze italiane. Anche gli odontoiatri della Sezione provinciale dell’ANDI di Ragusa aderiranno all’importante iniziativa per informare e sensibilizzare i cittadini sui rischi del carcinoma del cavo orale, invitandoli a effettuare visite gratuite negli studi dei dentisti ANDI, dal 16 al 31 maggio. La diagnosi precoce può salvare la vita a tante persone ed è eseguibile tramite un’ispezione di pochi minuti della mucosa orale durante la quale si valuta la presenza di lesioni sospette. Nei casi con riscontro positivo i pazienti saranno indirizzati per ulteriori accertamenti verso centri specializzati. Oltretutto, i dati dello screening saranno raccolti e pubblicati nel contesto di uno studio epidemiologico per valutare l’incidenza statistica della malattia sulla popolazione. Il tumore del cavo orale in Italia colpisce ogni anno 6.000 persone con un tasso di mortalità entro 5 anni di oltre il 70%. Chi riesce a sopravvivere, spesso, deve sottoporsi a interventi estremamente invasivi, con scarse soluzioni protesiche disponibili, anche per la mancanza di centri specializzati. La diagnosi precoce è dunque fondamentale, perché garantisce uno standard di sopravvivenza dell’80% , consentendo interventi meno invasivi. Per conoscere l’elenco dei professionisti ANDI che aderiscono all’iniziativa e per tutte le informazioni sull’Oral Cancer Day basta collegarsi al sito internet http://www.oralcancerday.it, oppure telefonare numero verde 800 911 202. [A.O.].

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