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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘metabolismo’

Novità su endocrinologia e metabolismo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 luglio 2019

Milano 5 luglio Centro Congressi dell’Ospedale San Raffaele, Università Vita Salute di Milano. Decine i temi che vedranno la presenza di importanti opinion leader italiani succedersi sul palco del congresso orientato alle più recenti novità e innovazioni cliniche e terapeutiche: dalle diffuse malattie tiroidee ai tumori che possono interessare la ghiandola, dalle terapie per la disfunzione erettile che preoccupa il sesso maschile alle politiche di salute pubblica sulla prevenzione delle malattie ossee in generale e dell’osteoporosi in particolare sino alle malattie più rare che qui sono trattate con una dignità che prescinde la legge dei dati epidemiologici e dei dati di incidenza. “Parleremo di ‘sindromi lipodistrofiche’ che rappresentano un gruppo eterogeneo di malattie croniche molto rare, associate a numerose comorbidità di tipo endocrino-metabolico, cardiovascolare, epatico e pancreatico. A causa della bassa prevalenza e dell’eterogeneità fenotipica, queste patologie molto spesso sono misconosciute e quindi sotto diagnosticate. La presenza di lipodistrofia può essere sospettata in soggetti con assenza localizzata o generalizzata di tessuto adiposo, osservata all’esame obiettivo e convalidata da misure antropometriche come la plicometria e/o esami strumentali come l’assorbimetria a raggi X a doppia energia (DEXA) e la risonanza magnetica total-body (MRI)” illustra Giustina.
Mentre la sindrome algodistrofica viene definita come un’affezione dolorosa regionale a topografia non metamerica e nel suo decorso può associarsi a una serie di manifestazioni locali quali l’edema, le alterazioni vasomotorie, la rigidità articolare e l’osteoporosi con una possibile evoluzione verso manifestazioni distrofiche e atrofiche.
La mancanza di riferimento alla patologia dell’osso rende anche ragione della creazione dell’acronimo Chronic Regional Pain Syndrome (CRPS) Per ciò che attiene alle terapie disponibili sono i Bisfosfonati a farla da padrone grazie ad un ottimo profilo di efficacia e sicurezza. Clodronato, Pamidronato e Alendronato, somministrati a dosaggi elevati, sembrano tutti possedere un considerevole profilo d’efficacia, con riscontri provenienti da studi randomizzati in doppio cieco e confermati dai risultati delle più attendibili metanalisi.
Al centro degli interessi degli endocrinologi anche la Disfunzione Erettile con una metanalisi di 211 review che ha mostrato come l’uso delle onde d’urto a bassa intensità (Low-intensity shockwave therapy, LISWT) rappresenta la principale novità nel trattamento della DE: tuttavia, non sono ancora presenti dati di efficacia tali da includere la LISWT fra le terapie raccomandate nella pratica clinica quotidiana. Nuove evidenze di sicurezza ed efficacia sono emerse per i farmaci PDE5-i, con effetti anche sulla plasticità del tessuto adiposo sottocutaneo, sull’ omeostasi angiogenica e sulla cardiomiopatia diabetica. La terapia con cellule staminali è stata studiata nei modelli animali, ma le applicazioni sull’uomo sono ancora in dubbio: gli studi condotti in tal senso sono risultati spesso inconcludenti, oppure gravati da una scarsa numerosità campionaria. Mentre non esistono solide evidenze scientifiche a supporto dell’uso del plasma ricco di piastrine (PRP).
Negli ultimi anni, la letteratura endocrinologica ha mostrato una rinnovata attenzione alla sfera psicosociale dei pazienti: negli ultimi anni aspetti di funzionamento cerebrale, neurotossicità e neuroplasticità sono stati studiati in vivo con le nuove tecniche di imaging cerebrale. Il ruolo dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene nella neurotossicità, con particolare attenzione al cortisolo, è stato quindi evidenziato su più fronti ed acquisisce una importanza fondamentale nei processi cerebrali alla base dei disturbi neuropsicologici. L’approccio multidisciplinare, con uno psicologo che possa accompagnare la gestione endocrinologica, è importante per una corretta gestione e trattamento dei pazienti con disturbi dell’ipofisi, che sempre di più hanno la necessità di essere presi in carico nella loro totalità.

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“I limiti della specificità degli enzimi e l’evoluzione del metabolismo”

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 novembre 2018

Sarà pubblicato sulla rivista “TIBS – Trends in Biochemical Sciences” l’articolo “I limiti della specificità degli enzimi e l’evoluzione del metabolismo” di Alessio Peracchi, docente del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale dell’Università di Parma.Lo studio affronta il tema della specificità degli enzimi, cioè dei catalizzatori biologici da cui dipende il metabolismo di tutti gli esseri viventi.Tradizionalmente gli enzimi (o almeno la maggior parte di essi) venivano descritti come strettamente specifici, cioè capaci di trasformare un solo tipo di substrato (metabolita). Sulla base di un’estesa analisi della letteratura corrente, il lavoro firmato dal prof. Peracchi si inserisce nel processo di correzione di questa visione avvenuto in anni recenti.
L’analisi presentata spiega che tutti gli enzimi sono obbligati ad una specificità “imperfetta”, a causa di inevitabili limiti chimico-fisici; e che comunque, molto spesso, gli enzimi sono addirittura meno specifici di quanto la chimica consentirebbe loro.
Le attività degli enzimi con metaboliti diversi dal loro substrato principale sono soggette a diversi tipi di pressioni evolutive, sia positive sia negative, che contribuiscono a definire il grado finale di specificità di ciascun enzima.La diffusa presenza di queste “attività secondarie” porta alla formazione di metaboliti inusuali, che complicano grandemente la composizione chimica della cellula (il metaboloma).Questa complessità può rappresentare un problema ma anche una risorsa in vista della evoluzione e diversificazione del metabolismo nei differenti organismi viventi.

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Medicina: ormoni, metabolismo e sport

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 ottobre 2018

L’Organizzazione Mondiale della Sanità indica nell’inattività fisica il quarto più importante fattore di rischio di mortalità nel mondo e il maggiore fattore di rischio per le malattie non trasmissibili, quali le patologie cardiovascolari, i tumori e il diabete.Ma, d’altra parte, anche il concetto “sport e salute” è un azzardo e un po’ più complicato di quando possa apparire.Dall’ultimo report del Ministero della Salute dei controlli effettuati nel 2017 su giovani e sport amatoriali emerge che non c’è sport che sfugga al doping inteso come uso di un farmaco o di una pratica medica non a scopo terapeutico ma per migliorare il rendimento psicofisico. Sempre il Ministero rileva che le sostanze più utilizzate sono gli agenti anabolizzanti (48,3%), stimolanti (17,2%), corticosteroidi (8,6%) e diuretici e agenti mascheranti (8,6%).Quali conseguenze sulla salute quando lo sport diventa un’ossessione? Di questi temi si parla il 26 ottobre a Verona in occasione di un convegno “Ormoni, metabolismo e sport”, promosso da AME, Associazione Medici Endocrinologi, dal CONI e la Federazione Medico Sportiva sotto la guida scientifica di Roberto Castello, direttore di Medicina Generale ed Endocrinologia AOUI, Verona e di Paolo Cannas, medico ospedaliero e medico sportivo della squadra di Basket A2 di Verona.
Ma cosa succede all’organismo umano quando fa sport? “L’impatto dell’esercizio fisico sull’attività del sistema endocrino”, prosegue Roberto Castello, “è ancora non del tutto conosciuto, in parte a causa dei numerosi fattori e variabili che possono interferire, sia dipendenti dall’esercizio fisico stesso (tipo, intensità, durata), che dal soggetto che lo svolge (età, sesso, composizione corporea, stato nutrizionale, patologie, farmaci e fattori psicologici). Le risposte ormonali dell’organismo possono essere acute e croniche. Le risposte del sistema endocrino sono proporzionali all’intensità dell’esercizio svolto, anche se non sempre in maniera lineare. Inizialmente, nel giro di pochi secondi dall’inizio dell’esercizio fisico, viene attivato il sistema nervoso simpatico con produzione di catecolamine anche da parte della ghiandola surrenalica; allo stesso tempo viene inibita la produzione pancreatica di insulina e viene stimolata la secrezione di glucagone. Proseguendo si passa alla seconda fase, che inizia sempre nel giro di un minuto dall’inizio dell’attività fisica, nella quale l’ipofisi inizia a secernere altri ormoni.
Le malattie endocrine possono influenzare diverse attività metaboliche che presiedono lo stato della massa muscolare, del metabolismo energetico e dell’integrità psicofisica. Per questo è importante per chi volesse fare attività sportiva escludere un’alterazione ormonale. Ci sono alcune patologie endocrine (ipogonadismo, ipotiroidismo, iposurrenalismo e deficit dell’ormone della crescita) per le quali sono necessarie terapia sostitutive con farmaci che rientrano tra quelli vietati dal Comitato Olimpico Internazionale.

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La medicina di precisione

Posted by fidest press agency su martedì, 5 luglio 2016

tor vergata universitàRoma Università Tor Vergata. Saranno le scienze omiche (come la Genomica, la mappatura del patrimonio genetico, la Proteomica, lo studio dell’insieme di proteine espresse nelle nostre cellule, e la Metabolomica, lo studio dei prodotti finali del metabolismo) a costituire gli strumenti per la medicina di precisione. Lo afferma il Prof. Marcello Ciaccio, presidente della SIBioC (Società Italiana di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica), che domani terrà un intervento nell’ambito del Corso “Medicina di laboratorio 2020” di cui è Presidente e Responsabile Scientifico il Prof. Sergio Bernardini. Il corso si terrà a Roma, presso l’università Tor Vergata, alla presenza di oltre 200 partecipanti, tra i maggiori esperti nazionali del settore. Sotto i riflettori, argomenti come l’impatto della Medicina di Laboratorio sulla diagnosi e la cura personalizzata per ogni singolo paziente e la necessità di riorganizzazione del sistema dei laboratori. “Le scienze ‘omiche’ – spiega il prof. Ciaccio – permetteranno di conoscere una serie di dettagli molecolari degli eventi fisiologici e patologici che porteranno ad applicazioni cliniche di grande importanza. Per esempio, in futuro sarà possibile in alcuni casi comprendere e prevedere perché la stessa malattia si presenta in individui differenti con diversa sintomatologia clinica e severità, perché risponde diversamente al trattamento terapeutico. Il futuro è nella ‘medicina di precisione’ o ‘medicina personalizzata’, che permetterà di personalizzare le terapie, i protocolli diagnostici e la prognosi del malato”.
Altro punto di estremo interesse è quello della riorganizzazione dei laboratori dal punto di vista logistico e strumentale in relazione a diversi parametri. “L’accentramento e l’accorpamento dei laboratori clinici dipendono da considerazioni geografiche, sociali, organizzative che possono variare in base al contesto regionale in cui si realizzano – spiega ancora il prof. Ciaccio. L’accentramento dei servizi sanitari, infatti, deve fare i conti in Sicilia, come anche in altre regioni italiane, con una viabilità difficoltosa in alcune parti del territorio per ragioni geografiche e non solo. Va anche considerato che l’alta specializzazione, per definizione, può realizzarsi solo in quei laboratori in possesso di adeguate risorse umane e dotazioni strumentali, in grado, dunque, di essere considerati centri di riferimento per determinate prestazioni. Si tratta, ad esempio, della metabolomica, delle nuove tecnologie di sequenziamento come la Next Generation Sequencing (NGS), delle nuove opportunità in campo di Medicina Rigenerativa fornite dall’uso delle cellule staminali. Nella definizione della dotazione delle apparecchiature all’avanguardia si deve tener conto del rapporto costo/beneficio ottimale che si basa sul vantaggio che il paziente riceverà dall’utilizzo delle suddette strumentazioni. Valutazione che viene fatta tramite la nuova scienza Health Tecnology Assessment (HTA) che permette di analizzare le implicazioni cliniche, sociali, organizzative, economiche, etiche e medico-legali di una tecnologia. Durante il Corso che si terrà a Roma discuteremo della possibilità di realizzare una configurazione dei laboratori diversa da quella attuale. Parleremo di ciò che di buono, o di eccellente, già esiste nella nostra realtà, e della possibilità che questo costituisca un punto di partenza per lo sviluppo futuro. A questo proposito, è utile ricordare che in Italia esistono già alcuni centri di eccellenza come il San Raffaele a Milano, il CEINGE di Napoli, la Cattolica di Roma, lo IEO, alcuni centri Telethon, per citarne solo alcuni. La presenza di queste eccellenze deve essere motore di nuove sinergie, tenendo sempre conto della qualità dei servizi sanitari offerti al paziente” conclude il prof. Ciaccio.

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Svelato il ruolo centrale del metabolismo nel funzionamento dei linfociti T umani

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 febbraio 2016

Università di Napoli “Federico II”JPGIl meccanismo molecolare che controlla la funzionalità dei linfociti T dell’uomo è stato chiarito da una ricerca scientifica condotta dal gruppo del Prof. Giuseppe Matarese del Dipartimento di Medicina Molecolare e Biotecnologie Mediche dell’in collaborazione con il Laboratorio di Proteomica dell’ITB-CNR e il Laboratorio di Immunologia dello IEOS-CNR. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista Immunity.I linfociti T umani sono delle cellule “sentinella” deputate alla protezione dell’organismo dalle infezioni. Così come tali cellule ci proteggono dall’ambiente esterno, esse possono anche, se malfunzionanti, attaccare strutture proprie e causare malattie autoimmunitarie, come la sclerosi multipla, il diabete giovanile e l’artrite reumatoide. In questo contesto esistono diversi sottogruppi di linfociti T con funzioni differenti ed opposte. Per esempio, alcuni hanno una funzione propriamente di protezione (detti T convenzionali, Tconv) ed altri hanno funzioni di controllo dell’infiammazione (detti T regolatori, Treg). Il meccanismo di funzionamento intimo di questi differenti stipiti cellulari è stato oggetto di numerosissimi studi che però fino ad oggi non hanno rivelato a pieno il perché delle loro differenze funzionali.
Combinando i risultati di proteomica e metabolomica in questo studio si è finalmente svelato come il metabolismo degli zuccheri e quello lipidico in cellule Treg e Tconv umane, in un’alternanza dinamica nell’organismo in toto o in coltura, sia in grado di controllare le loro capacità di crescita e le loro funzioni specifiche. Grazie a tali evidenze si è compreso come il metabolismo cambi in funzione dello stato di crescita e che non sempre le condizioni di coltura in vitro rispecchino quanto accade nell’organismo. Il nostro approccio di studio – proteomica clinica combinata alla Systems Biology ed analisi di metabolica funzionale – a nostra conoscenza mai utilizzato precedentemente, dovrebbe aiutare ad identificare nuove metodologie per condizionare tali linfociti per terapie cellulari di malattie immunologiche ed autoimmunitarie come la sclerosi multipla.Il lavoro, che vede coinvolti tra gli altri il Dr. Claudio Procaccini, la Dr.ssa Fortunata Carbone, la Dr. Veronica De Rosa e il Dr. Mario Galgani (dell’Istituto per l’Endocrinologia e Oncologia Sperimentale (IEOS) del CNR di Napoli) e il Prof. Pierluigi Mauri (dell’Istituto di Tecnologie Biomediche (ITB) del CNR di Milano), è stato finanziato principalmente dalla Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM), dall’European Research Council (ERC) e dalla European Foundation for the Study of Diabetes (EFSD).

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7mo Skeletal Endocrinology Meeting

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 settembre 2015

ospedale bresciaSi svolgerà a Brescia dal 17 al 18 settembre presso l’Università di Brescia. Piuttosto diffusa tra le donne, l’osteoporosi è una condizione di perdita di massa ossea, diminuzione della quantità di tessuto osseo e conseguente fragilità con aumento del rischio di fratture. Una condizione asintomatica sino all’evento traumatico anche minimo che determina una frattura. Condizione che può interessare anche gli uomini ed è secondaria anche a trattamenti farmacologici, obesità e, appunto, diabete.
“Il diabete si conferma un importante fattore di rischio per alterazioni della massa ossea: questi pazienti mostrano un rischio doppio di incorrere in fratture” spiega il Prof. Andrea Giustina, Ordinario di Endocrinologia all’Università degli Studi di Brescia e Presidente del Gioseg “Ma c’è di più. Soprattutto i soggetti giovani con diabete di tipo 1 presentano un rischio molto più alto, di quasi 6 volte maggiore rispetto ai soggetti sani della stessa età con danni a carico di anca e femore, mentre per chi soffre del tipo 2, il rischio è di circa 1 volta e mezza. Altra novità: non ci sono evidenti differenze tra uomini e donne, ma nei maschi la consapevolezza è quasi assente. Inoltre i meccanismi con cui la patologia influisce sul metabolismo delle ossa sono profondamente diversi nei due tipi”.
A sottolinearlo in modo “definitivo” è una recentissima metanalisi che ha preso in esame 21 ricerche (6milioni e 900 mila soggetti di cui 82mila con una storia clinica di fratture) pubblicata su Osteoporosis International di agosto.
“Nel diabete di tipo 1 è alterata la capacità dell’osso di formare nuovo tessuto e la mancanza di neoformazione comporta un depauperamento osseo. Le ossa infatti sono un tessuto sottoposto ad un processo continuo dinamico di riassorbimento e produzione”, continua Giustina. “Nel diabete di tipo 2 invece la massa ossea spesso e’ normale (cosa che in passato si riteneva essere un vantaggio protettivo) ma ad essere compromessa è la qualità dell’osso. L’eccesso di zuccheri nel sangue infatti si lega alle proteine delle fibre collagene formando un agglomerato gelatinoso denso ma tutt’altro che resistente, anzi particolarmente fragile. A complicare il quadro si aggiunge il fatto che il diabete di tipo2 colpisce la popolazione anziana e si accompagna a complicanze neurologiche, vascolari, deficit visivi, problemi dell’orientamento e dell’equilibrio, sovrappeso. Sono allo studio anche ipotesi come l’influenza dell’Insulin-like Growth Factor e altre citochine infiammatorie sull’osso e proteine prodotte dalle cellule Beta del pancreas, che hanno una influenza sul materiale scheletrico e la sua composizione”.
La durata di malattia gioca un ruolo chiave: nelle giovani donne con diabete 1 da almeno 5 anni, il rischio di fratture aumenta di ben 12 volte rispetto alle donne sane.
La metanalisi pubblicata su Osteoporosis International offrirà lo spunto per la discussione scientifica durante i lavori del 7mo Skeletal Endocrinology Meeting. A dire il vero, essa amplia i risultati già evidenziati dal gruppo di Brescia nel 2009, coordinati dal Prof. Andrea Giustina e pubblicati su Bone, che avevano confermato il ruolo di alcuni farmaci antidiabetici di vecchia generazione quali fattori di rischio per l’osteoporosi e le fratture vertebrali.
Nei diabetici il percorso verso la diagnosi è complicato: lo scadimento dell’osso infatti non riguarda la quantità della massa ma la qualità delle cellule, aspetto spesso non identificato dalla diagnostica tradizionale. La diagnosi di queste forme ‘subcliniche’ avviene solo a danno avvenuto. Negli over 55 è necessario un grosso impegno di sensibilizzazione che faccia del pubblico maschile il suo target preferenziale di comunicazione.
Non è un caso che una frattura negli over 55 faccia prevedere un aumento del rischio di mortalità e declino funzionale: nei 12 mesi successivi al trauma si evidenzia una mortalità del 36% negli uomini e del 21% nelle donne. Non solo, perché anche le fratture in giovane età sarebbero un fattore prognostico negativo per la fragilità dello scheletro: se occorse tra i 20 e 50 anni sono associate ad un aumento del 74% di fratture dopo la boa dei 50.

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Dieta e test urine

Posted by fidest press agency su sabato, 9 ottobre 2010

Dall’Italia, e precisamente da Milano, arriva una scoperta in grado di rivoluzionare il tradizionale modo di concepire la dieta. Grazie all’analisi dei sedimenti contenuti nell’urina è possibile determinare la dieta migliore da seguire per ogni singola persona. L’esame è facile, non invasivo e poco costoso, alla portata di tutti.L’organismo reagisce a un nuovo regime alimentare modificando il metabolismo, gradualmente, nel tempo. Ecco perché, per trarre i massimi benefici da una dieta e per prevenire eventuali danni, occorre monitorarne l’andamento. Oggi è possibile con «SedimenTest. E’ uno strumento facile e poco costoso per l’analisi dei cataboliti urinari -spiega Samorindo Peci, direttore di Cerifos- che sono quei sedimenti che possono dare indicazioni su che cosa l’organismo ha assimilato e cosa no. In particolare, il test individua quali macronutrienti (carboidrati, proteine, grassi) danno maggiori problemi durante la digestione. Questo permette al medico di studiare un’alimentazione mirata per il paziente, di tenere sotto controllo le modificazioni del metabolismo, inevitabili, conseguenti a ogni dieta, e di prescrivere, se serve, i farmaci più adatti al ripristino della funzionalità intestinale».
Una cattiva digestione di carboidrati, proteine e grassi comporta la presenza di sedimenti nelle urine. In particolare, la presenza di fosfato di calcio nel sedimento urinario si ricollega al malassorbimento dei carboidrati, l’acido urico è il residuo del malassorbimento delle proteine, e l’ossalato di calcio è il residuo del malassorbimento dei grassi. Queste anomalie si possono individuare in modo rapido, spiega Samorindo Peci: «Il SedimenTest utilizza i reagenti appropriati a evidenziare queste sostanze nelle urine, su campioni raccolti al mattino, a digiuno. Si tratta di un’analisi facile e poco costosa da effettuare. In Italia il test è distribuito dalla SIOOT – Società Italiana Ossigeno-Ozono Terapia».
Per un quadro clinico accurato – Le indicazioni date dal test del sedimento urinario vanno verificate e completate con altre analisi. Problemi di disidratazione, disfunzioni renali e diabete possono essere individuati grazie al test del peso specifico delle urine. Indicazioni sull’acidità dello stomaco possono risultare dal test del calcio: se i livelli di questo minerale nelle urine sono alti possiamo essere in presenza di un’alimentazione troppo ricca di grassi e zuccheri raffinati, mentre livelli bassi sono associati a problemi che vanno dal cattivo assorbimento delle proteine, alla celiachia, all’ipoparatiroidismo, all’insufficienza di vitamina D. Il test della tossicità intestinale (test di Obermeyer) svela la presenza di composti tossici fenolici dovuti a problemi dell’intestino (disbiosi, ipocloridria, cattiva digestione, intolleranze). Il test dello stress surrenalico misura il livello di cloro nelle urine, che è correlato al funzionamento più o meno corretto della ghiandola surrenalica.

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Diabete e i giovani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 agosto 2009

Il diabete è una delle  malattie più diffuse al mondo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha calcolato che sono circa 194 milioni le persone affette da diabete e le stime indicano che per il 2025 questa cifra raggiungerà 333 milioni. Secondo la International Diabetes Federation il diabete è la quarta causa di morte nei paesi sviluppati. Per quanto riguarda l’Italia tra diabete latente e diabete manifesto si può affermare che vi siano circa 3.000.000 di diabetici, pari a circa il 5% della popolazione. Il diabete comporta un patologico aumento della concentrazione di glucosio nel sangue a causa di un difetto assoluto o relativo dell’organismo nella produzione di insulina, un ormone secreto dal pancreas e indispensabile per il metabolismo degli zuccheri. In una persona diabetica, dunque, l’organismo non produce e non utilizza correttamente l’insulina e questo porta ad un eccesso di glucosio non utilizzato in circolo. L’accumulo di glucosio causa la presenza dello stesso nel sangue (iperglicemia) e poi nelle urine; i sintomi sono rappresentati da sete, dimagrimento ed eccessiva produzione di urina. La malattia è divisa in due categorie: diabete mellito di tipo 1: causato dalla distruzione irreversibile delle cellule beta pancreatiche, comporta la necessità di terapia insulinica fin dall’inizio e per tutta la vita. Per questo è detto anche insulino-dipendente; diabete mellito di tipo 2: in questo caso il pancreas produce ancora insulina ma questa non viene usata dall’organismo in modo efficiente per trasformare il glucosio in energia.

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Caserta per la medicina

Posted by fidest press agency su sabato, 6 giugno 2009

Caserta dall’8 al 10 giugno Il Crowne Plaza  hotel ospiterà dall’8 al 10 giugno il XIV Congresso Nazionale SINPE – Società Italiana Nutrizione Artificiale e Metabolismo dedicato a ‘Nutrizione artificiale: da terapia di frontiera a nuova frontiera della terapia’. 600 partecipanti convergeranno da tutta Italia per discutere di uno dei temi più delicati e attuali della scienza medica. Numerosi fra i più autorevoli esperti italiani in materia, insieme ad alcuni ospiti internazionali, faranno il punto con medici, infermieri, dietisti e farmacisti sulle ultime conoscenze scientifiche, affrontando temi come la nutrizione artificiale domiciliare, la nutrizione artificiale nel paziente chirurgico, critico ed oncologico, senza dimenticare le criticità legate all’allungamento temporale del trattamento.  Caserta accoglierà così la medicina di frontiera, presentandosi come una delle più idonee e attraenti destinazioni per il turismo congressuale di alta qualità.

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