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Dieta mediterranea e metformina, un valido aiuto per i pazienti con malattie metaboliche

Posted by fidest press agency su domenica, 6 marzo 2016

istituto nazionale tumoriSulla base di sperimentazioni cliniche e di promettenti studi osservazionali, viene presentato all’Istituto Nazionale dei Tumori lo studio MeMeMe. Finanziato dall’European Research Council, in cinque anni recluterà 2mila persone con sindrome metabolica.La dieta mediterranea si conferma un’alleata della nostra salute. Sperimentazioni cliniche già condotte in passato suggeriscono che questo tipo di dieta sia efficace nel far regredire la sindrome metabolica, e diversi studi osservazionali dimostrano che può essere associata a un’incidenza più bassa di patologie cardiovascolari e di tumori. Al contempo la metformina, farmaco per il trattamento del diabete di tipo 2, sperimentato con successo anche nella prevenzione del diabete in soggetti con intolleranza al glucosio o con sindrome metabolica ad alto rischio di sviluppare diabete di tipo 2, sembrerebbe essere associata a una minore incidenza di tumori in pazienti diabetici.Sulla base di queste incoraggianti evidenze, è partito dall’Istituto Nazionale dei Tumori (INT) il reclutamento di volontari per il nuovo studio MeMeMe, che valuterà l’efficacia di dieta mediterranea e metformina nella prevenzione primaria delle malattie croniche legate all’età, in persone sane ma esposte a maggior rischio perché affette da sindrome metabolica. Lo studio è stato presentato oggi nel corso del convegno “La prevenzione delle malattie croniche: stile di vita e Metformina”, che si è svolto presso l’INT. Il progetto di ricerca ha ottenuto un finanziamento dall’European Research Council (ERC) e attualmente è l’unico trial di questo tipo attivo in Europa.”Il nuovo studio si basa proprio su questi presupposti – spiega la dottoressa Patrizia Pasanisi, dirigente medico, specialista in Epidemiologia e nutrizionista dell’INT-. L’ ipotesi da cui partiamo è che una frazione importante dell’incidenza e della mortalità per malattie croniche, circa il 25-33%, potrebbe essere prevenuta sia attraverso un cambiamento complessivo, radicale ma sostenibile, dello stile di vita, sia con un trattamento chemiopreventivo con metformina, un farmaco il cui meccanismo d’azione include l’attivazione degli stessi geni messi in moto dalla restrizione calorica e dall’attività fisica”.Lo studio MeMeMe avrà una durata di cinque anni e recluterà 2mila persone con sindrome metabolica da randomizzare in quattro gruppi di 500 persone ciascuno, che riceveranno uno dei seguenti trattamenti: metformina (1700 mg/die) più intervento attivo di stile di vita; placebo + intervento attivo di stile di vita; metformina sola (1700 mg/die); placebo solo.”Non ci sono particolari effetti collaterali – aggiunge Pasanisi -. La metformina è un farmaco molto sicuro usato da più di 50 anni per la terapia del diabete e può essere efficace anche per prevenire il diabete in persone con la glicemia superiore alla norma. Nello studio, prima della randomizzazione, è prevista una fase di ‘prova’ in cui tutti i potenziali partecipanti ricevono un trattamento iniziale per 30 giorni con metformina 500 mg, somministrata per la valutazione di eventuali effetti indesiderati. Al termine di questi 30 giorni lo studio prevede la randomizzazione in metformina o placebo. Il partecipante riceverà un flacone con 62 compresse di Metformina 850 mg o di placebo da assumere però ancora in un’unica pillola al giorno per due mesi. Solo al termine di questi ulteriori due mesi il partecipante assumerà la dose piena prevista, di due pillole al giorno (di metformina o placebo). Nel caso in cui qualcuno accusasse disturbi potenzialmente attribuibili al farmaco, dopo il secondo mese potrà ridurre la dose ad una sola pillola al giorno”.
Per quanto riguarda la dieta, tutti i partecipanti riceveranno raccomandazioni generali per la prevenzione dei tumori, del diabete e delle malattie cardiovascolari, e solo i partecipanti randomizzati nel gruppo di intervento saranno invitati a seguire quattro corsi di cucina e a partecipare mensilmente a un pranzo o a una cena e a incontri informativi per rafforzare il proprio impegno nell’adottare uno stile di vita preventivo.Sono escluse dal trial le persone già diabetiche, con insufficienza renale o che hanno già avuto infarti o tumori maligni. (foto: istituto nazionale tumori)

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Glimepiride, con minori eventi cardiovascolari

Posted by fidest press agency su martedì, 28 giugno 2011

Ingelheim, Germania. Boehringer Ingelheim e Eli Lilly and Company (NYSE: LLY) hanno annunciato i risultati di uno studio di Fase III su linagliptin, che dimostrano la capacità dello stesso di migliorare il controllo glicemico in adulti con diabete di tipo 2 (T2D) non compensato. In uno studio a lungo termine, della durata di 2 anni, che ha valutato linagliptin o glimepiride in aggiunta a metformina, linagliptin è stato efficace quanto glimepiride nel ridurre la glicemia – misurata dai valori di emoglobina glicata A1C (HbA1c)** – ma ha evidenziato perdita di peso relativa (-1,4 kg contro +1,5 kg; differenza media rettificata, -2,9 kg; p<0,0001), minor incidenza di ipoglicemia (7,5 % contro 36,1%; p<0,0001) e minori eventi cardiovascolari (1,5% contro 3,4%; Rischio Relativo 0,46 [0,23-0,91] p=0,02). I risultati saranno presentati in occasione della 71^ edizione annuale delle Sessioni Scientifiche dell’American Diabetes Association (ADA) in corso a San Diego (USA) dal 24 al 28 giugno 2011.
Un altro studio di 24 settimane, che ha valutato linagliptin, ha dimostrato riduzioni medie di HbA1c verso placebo, fino all’1,7% rispetto al basale quando linagliptin 2,5 mg due volte/die è stato somministrato in associazione a metformina 1000 mg 2 volte/die in pazienti affetti da diabete di tipo 2 con controllo glicemico insufficiente.2 L’associazione linagliptin più metformina è stata ben tollerata e ha migliorato il controllo glicemico più delle rispettive monoterapie. Non è stato riscontrato alcun aumento di peso, e il rischio di ipoglicemia è stato assai basso (cinque casi, ovvero l’1,8% dei pazienti).2 In un braccio in aperto che ha compreso pazienti con scarso controllo glicemico (HbA1c al basale >11%) l’associazione di linagliptin 2,5 mg due volte/die e metformina 1.000 mg (2 volte/die) ha prodotto una riduzione di HbA1c del 3,7% rispetto al basale.
Linagliptin è stato anche valutato in pazienti con diabete di tipo 2 con diversi gradi di funzionalità renale. Una vasta analisi combinata di tre studi di fase III randomizzati, controllati verso placebo (n=2.141), ha evidenziato che i pazienti che hanno ricevuto linagliptin hanno mostrato riduzioni medie di HbA1c – corrette verso placebo – omogenee e stabili, indipendentemente dal grado di funzionalità renale, e rispettivamente pari a -0,63%(p<0,0001) in soggetti con normale funzionalità renale, e -0,69% nei pazienti con alterazione lieve e moderata della funzionalità renale (rispettivamente p<0,0001, p=0,0174). In un ulteriore studio su pazienti affetti da diabete di tipo 2 con grave compromissione renale e insufficiente controllo glicemico, linagliptin ha generato riduzioni di HbA1c, corrette verso placebo, clinicamente significative, pari a -0,6% (p<0,0001) dopo 12 settimane di trattamento.4 La funzionalità renale è rimasta stabile nel tempo in entrambi i bracci di trattamento e la mortalità per cause cardiovascolari, in questa popolazione ad alto rischio, è stata bassa, un paziente per braccio.

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Diabete 2 e prevenzione

Posted by fidest press agency su martedì, 15 giugno 2010

Una terapia di combinazione basata su rosiglitazone e metformina a basse dosi si è dimostrata altamente efficace nel prevenire l’insorgenza di diabete mellito di tipo 2 in soggetti con ridotta tolleranza al glucosio, con scarsa evidenza degli eventi avversi clinicamente rilevanti di questi due farmaci. È questo il risultato di una sperimentazione canadese volta a verificare la sicurezza e l’efficacia di una strategia che intende affrontare alla radice il problema sanitario dell’evoluzione epidemica del diabete. Nel trial Canoe (Canadian normoglycemia outcomes evaluation), controllato randomizzato e in doppio cieco, 207 pazienti con ridotta tolleranza al glucosio sono stati assegnati a ricevere l’associazione rosiglitazone (2 mg) e metformina (500 mg) due volte al giorno o un placebo, per un periodo mediano di 3,9 anni. L’outcome primario era rappresentato dal tempo trascorso prima dello sviluppo di diabete, misurato con un test di tolleranza al glucosio orale o due valori di glucosio plasmatici a digiuno pari o superiori a 7,0 mmol/L. Centotre pazienti sono stati assegnati al gruppo attivo, 104 a quello placebo. I casi di diabete incidente sono stati significativamente minori nei soggetti trattati (14%) rispetto ai controlli (39%). La riduzione del rischio relativo è stata del 66% e quella del rischio assoluto del 26%, portando a un numero di pazienti da trattare (Nnt) uguale a quattro. L’80% dei pazienti del gruppo rosiglitazone/metformina è poi tornato alla normale tolleranza al glucosio rispetto al 53% del gruppo placebo, mentre la sensibilità all’insulina è diminuita entro la fine dello studio nel gruppo placebo ed è rimasta invece invariata nei pazienti trattati con l’associazione. Lancet, 2010 Jun 3. [Epub ahead of print]

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