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Quali metriche guardiamo quando investiamo sul mercato italiano?

Posted by fidest press agency su domenica, 10 Maggio 2020

A cura di Antonio Amendola, co-gestore di Italia ed Europa AcomeA SGR. Nella prima fase della pandemia, gli indici mondiali hanno dapprima vissuto importanti ribassi, sprofondando nel cosiddetto “bear market”, per poi rimbalzare con altrettanta velocità e vigore nelle ultime settimane. In un contesto del genere, perdere la bussola sulla visione di lungo periodo e sull’importanza dei fondamentali è uno dei rischi più comuni che possono presentarsi dinanzi agli investitori.A proposito dei fondamentali, e quindi delle valutazioni implicite dei titoli, è importante fare una precisazione. Trovandoci in un contesto storico totalmente nuovo, è quanto mai difficile fare previsioni sulle principali voci di bilancio aziendali (ricavi, costi, margini, ecc.). Le stime degli stessi analisti, infatti, presentano importanti range di dispersione. Oggi, guardare alle classiche metriche come P/E (rapporto tra prezzo e utili) o Ev/Ebitda (rapporto tra valore dell’impresa e il margine operativo lordo) può portare a conclusioni quanto mai inappropriate. Il motivo? Banalmente come detto prima, nessuno può sapere con precisione i ricavi aziendali e se ci sarà o meno una nuova fase di lockdown. Tuttavia, questo esercizio d’analisi, seppur difficile, non è impossibile e non vuol dire certamente abbandonarsi al caso. Piuttosto, proprio in questa fase si possono riscoprire strumenti e metriche fino ad oggi un po’ tralasciate, come il Price to Book Ratio e il Residual Income Model.
Il Price to book ratio è il rapporto tra il prezzo di mercato di un’azione e il suo valore di bilancio del capitale. Idealmente un’azione dovrebbe trattare, con le dovute eccezioni, intorno al valore contabile del capitale. Spesso, per vari motivi, questo non accade ed è importante capire perché. Una metrica come il Price to Book Ratio fornisce una misura molto conservativa del valore aziendale, rispetto al famoso P/E in quanto non coglie alcuni fattori produttivi importanti come il capitale umano oppure sottovaluta poste come gli attivi intangibili. Proprio per questa serie di motivi negli ultimi tempi è stato spesso accantonata, salvo poi fare ritorno oggi in grande stile. Perché? Semplicemente perché partendo dal valore contabile del capitale aziendale, possiamo avere un punto fisso meno legato a fattori soggettivi, da cui far dipendere le nostre decisioni di acquisto e vendita.
L’altro strumento che andiamo ad esplorare, è un modello di valutazione spesso accessorio rispetto al classico DCF (Discounted Cash Flow), che è il Residual Income Model. Questo modello ci indica l’utile generato da una società dopo che è stato coperto il costo del capitale. Il modello parte dal concetto che una società può anche generare utile, ma se non copre il costo del capitale risulta comunque non profittevole. Un esempio classico è il settore bancario, dove gli istituti di credito anche se generano utile spesso non coprono il costo del capitale e, a lungo andare, distruggerebbero valore.
Il contesto attuale presenta non poche incertezze e ansie per gli investitori, ma proprio per questi motivi, bisogna sempre tenere la bussola dei fondamentali e dell’orizzonte di investimento. L’investitore che sceglie società di buona qualità con indebitamento contenuto e business model resilienti, senza rincorrere i titoli del momento, nel lungo periodo viene premiato. In questa fase di mercato ci viene data l’occasione di accumulare storie di questo tipo di cui l’Italia è orgogliosamente piena, grazie alle multinazionali tascabili che tutto il mondo ci invidia. Noi continuiamo ad essere posizionati su queste storie e a crederci, perché l’Italia non ha soltanto banche e utilities, ma anche importanti realtà nell’industria, nella manifattura, nella farmaceutica, nella meccatronica e tanto altro.

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Garnell/Fondazione Ca’ Foscari: metriche per quantificare investimenti nell’economia reale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 dicembre 2016

filippo-la-scalaVenezia Garnell – gruppo milanese attivo nel private equity, nella finanza d’impresa e nella consulenza a grandi investitori – ha siglato un accordo con la Fondazione Università Ca’ Foscari – ente strumentale dell’Ateneo veneziano impegnato nell’ambito della Terza Missione – per l’elaborazione di un metodo di valutazione trasparente e sintetico degli impatti ambientali, sociali e di “buon governo” della propria attività d’investimento.La ricerca prevede lo sviluppo di un set di metriche che consentano di misurare i benefici non monetari degli investimenti nell’economia reale, fornendo una valutazione qualitativa e quantitativa degli stessi in termini di sostenibilità economica, ambientale e sociale, con una particolare attenzione alle ricadute dirette sul territorio.
Lo studio sarà coordinato dalla professoressa Chiara Mio e coinvolgerà un team di professori e ricercatori dell’Università Ca’ Foscari e di professionisti di Garnell. “Gli investimenti in economia reale sono la risposta concreta alla necessità di sostenere lo sviluppo del nostro Paese e di remunerare adeguatamente i capitali dei risparmiatori e degli investitori istituzionali in un periodo di perdurante stagnazione e turbolenza sui mercati finanziari. La crisi di crescita delle economie, in particolare quella italiana, unitamente alla crisi del sistema bancario, ha messo in discussione i paradigmi dell’economia tradizionale – ha dichiarato Filippo La Scala, AD di Garnell – Gli indicatori elaborati in questo progetto rappresenteranno uno strumento fondamentale per supportare advisor e gestori nell’identificazione d’investimenti che mirino alla creazione di un adeguato valore per l’investitore e per la società civile nel suo complesso. E permetteranno all’investitore/risparmia-attore finale di comprendere in maniera immediata ed efficace la sostenibilità e le ricadute non economiche dei propri investimenti”. “Per noi, la collaborazione con Ca’ Foscari rappresenta un elemento di proficua, fondamentale contaminazione tra il mondo accademico e della ricerca e il nostro gruppo, in una concezione della finanza che torna ad essere, con la responsabilità e la consapevolezza degli investitori, quello di architettura dei fini ” ha concluso Filippo La Scala.
“Il progetto mira ad individuare metriche ed indicatori sintetici, affidabili e facilmente gestibili e comprensibili anche dal cliente finale, in grado di fornire una valutazione qualitativa e quantitativa della sostenibilità economica, ambientale e sociale degli investimenti. La misurazione degli impatti è condizione imprescindibile al fine dello sviluppo trasparente del social impact investing. È proprio quando le partnership istituzionali danno vita a progettualità di ricerca applicata, come quella che stiamo portando avanti con Garnell, che l’Università può dirsi realizzare la famosa Terza Missione, dove i mondi della ricerca e delle imprese lavorano insieme per lo sviluppo ed il progresso del territorio” ha aggiunto Chiara Mio, docente dell’Università Ca’ Foscari Venezia.
Il set di metriche consentirà di misurare l’impatto dei fondi gestiti da Garnell nell’ambito di:
Comunità e Stato: valutazione degli impatti dell’attività delle imprese partecipate sulle condizioni economiche dei propri stakeholder e sui sistemi economici a livello locale, nazionale e globale.
Cultura della responsabilità: valutazione degli impatti dell’attività delle imprese partecipate sui sistemi sociali in cui opera in relazione a lavoro, diritti umani/sociali, società e responsabilità di prodotto;
Ecosistema e Ambiente: valutazione degli impatti dell’attività delle imprese partecipate sui sistemi naturali, ecosistema, terreni, aria e acqua.Gli indicatori elaborati con Ca’ Foscari costituiscono un elemento sostanziale del progetto – recentemente annunciato – avviato in collaborazione con Slow Food Italia su Agrifood One, il fondo di investimento destinato a promuovere e a valorizzare le piccole e medie imprese italiane, attive nel settore agroalimentare, con l’obiettivo di sostenere processi virtuosi di crescita e di potenziare il Made in Italy sui mercati esteri.Garnell sostiene le attività della Fondazione Università Ca’ Foscari con un impegno economico pluriennale. (foto. filippo la scala)

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