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Spariscono 2.053 mezzi pesanti l’anno in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 8 aprile 2017

autostradeCampania, Lombardia, Sicilia e Puglia le Regioni più a rischio. Ne vengono ritrovati il 50% di quelli rubati, percentuale che sale se il mezzo è protetto da dispositivi satellitari. Sono questi alcuni dati che emergono dal Dossier Autotrasporto, contenuto nella prossima edizione della Guida alla Sicurezza Stradale, promossa da VIASAT GROUP, azienda leader nella sicurezza satellitare.
Secondo gli ultimi dati disponibili della Polizia di Stato, relativi al 2016, si registrano in Italia 2.053 furti di TIR l’anno (171 al mese, più di 5 al giorno). Statistica in miglioramento, se pensiamo che nel 2015 i mezzi pesanti sottratti al legittimo proprietario erano stati poco più di 2.275, con un decremento del -9,76%.
La Campania è la regione più a rischio d’Italia con i suoi 367 furti consumati, segue la Lombardia con 289 e la Sicilia e la Puglia, entrambe con 247. Altre Regioni a rischio sono il Lazio (193 furti), Piemonte (123) e Emilia Romagna (104). In quasi tutte le Regioni si sono registrati percentuali di furti minori rispetto all’anno precedente. Fanno eccezione, in particolare, il Friuli Venezia Giulia (+133%), il Trentino Alto Adige (+100%), l’Abruzzo (+40,98%), la Campania (+31,54%).
Sul fronte dei recuperi, invece, in Italia vengono restituiti al legittimo proprietario 1.131 TIR, il 55% di quelli rubati (percentuale in linea con quella dell’anno precedente). La Regione più virtuosa è la Liguria dove si ritrovano più mezzi di quanti ne siano stati rubati (207%), segue il Piemonte (85%) e la Lombardia (81%). Male, invece, il Friuli Venezia Giulia con appena il 10% dei mezzi recuperati, l’Umbria (16%) l’Abruzzo (19%) e la Basilicata (21%).
Dai dati ufficiali dell’Unione Europea, si evince che il furto di prodotti di alto valore e ad alto rischio, movimentati nelle catene logistiche di fornitura Europee, incide sull’aggravio dei costi aziendali per ben 8,2 miliardi di Euro all’anno. Oltre la metà dei crimini, riguarda furti sui camion. Le merci che attirano maggiormente i ladri sono smartphone, tablet, valuta, prodotti elettronici, sigarette, farmaci, abbigliamento, metalli, cosmetici e prodotti alimentari. “Le minacce della criminalità organizzata – è il monito di TAPA, l’associazione internazionale per la protezione delle merci destinate al trasporto – stanno aumentando notevolmente e si manifestano in maniera sempre più violenta (abbordaggi, assalti armati, sequestro di autisti). La soluzione a questo annoso problema c’è ed è a portata di tutti: la tecnologia satellitare.
“I dati statistici – si legge in una nota di Viasat Group – confermano l’efficacia dei dispositivi satellitari, rilevando uno scostamento sensibile nei confronti delle medie nazionali, sia in termini assoluti che percentuali: minor rischio furti e maggior numero di veicoli recuperati (il 90% del miglior dispositivo Viasat). Questi dati dovrebbero spingere il legislatore a iniziative più coraggiose e innovative, fino a rendere obbligatorio, per tutti i soggetti nazionali, l’adozione dei sistemi satellitari di gestione delle flotte”. L’utilizzo di questi dispostivi, grazie alla possibilità di geolocalizzare il mezzo sempre e ovunque, consente anche di acquisire informazioni sulla missione, permettendo alle aziende di ottenere risultati importanti in termini di efficienza logistica, di abbattimento dei costi operativi e di miglioramento dei livelli di servizio. “Il punto debole è ora unicamente culturale – commenta Domenico Petrone, Presidente VIASAT GROUP –. Bisogna comunicare e diffondere l’innovazione tecnologica, anche alle piccole aziende del nostro territorio, portando a conoscenza di queste realtà i vantaggi della telematica satellitare, a fronte di modesti investimenti, oltre a insegnare agli operatori del settore che il migliore utilizzo della tecnologia produrrebbe un vantaggio non solo per le aziende di trasporto italiane, ma più in generale per l’intero Paese”.

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Missioni militari di guerra

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 luglio 2010

“E’ l’ennesima conferma, qualora ce ne fosse stato bisogno, che i nostri militari in Afghanistan non sono impegnati in una missione di pace bensì si trovano coinvolti nel pieno di un conflitto senza esclusione di colpi”. Questo il duro commento del presidente dell’Italia dei Diritti, Antonello De Pierro, in seguito a quanto emerso dalla scottante inchiesta del settimanale L’espresso circa le taciute e numerose vittime dei soldati italiani in “missione di pace” in Afghanistan che avrebbero ucciso tra i 1200 e 1500 talebani. Per riportare l’armonia le nostre truppe si servirebbero di “diplomatiche” azioni militari giornaliere con l’utilizzo di mezzi pesanti quali ad esempio cingolati Dardo, autoblindo pesanti Freccia ed elicotteri Mangusta armati con cannoncini. Altro dato sul quale non esistono versioni ufficiali è quello relativo ai prigionieri che in teoria non sarebbero mai stati catturati dagli italiani perché sarebbero stati consegnati ai marines o ai rappresentanti del governo di Kabul. Se nel 2003 erano in loco alcune centinaia di nostri soldati e se alla fine dell’anno in corso è prevista la partecipazione di circa 4000 unità, oltre a rivedere l’utilità della nostra missione non possiamo ignorare gli altissimi costi che questa comporta per le languenti casse dello Stato soprattutto in un periodo di piena crisi economica. Tra l’altro noi dell’Italia dei Diritti – prosegue stizzito De Pierro – vorremmo un’assunzione di responsabilità da parte di questo Governo ed evitare di piangere ancora dei morti tra le nostre file. Per parlarci chiaro il nostro punto di vista è che i militari italiani non fanno parte di alcuna missione di pace ma sono lì per difendere grossi interessi internazionali. I nostri uomini e le nostre donne in divisa sono sacrificati sull’altare affaristico di chi si arricchisce sulla loro pelle, nella maggior parte dei casi sulle speranze e le aspirazioni di giovani che rischiano la vita per una paga più elevata in vista di un futuro migliore. Tutto ciò ci sembra veramente meschino, vorremmo almeno che, invece di far giacere tutte le informazioni in un assurdo silenzio, gli italiani fossero messi a conoscenza sulla verità dei fatti anche se siamo consapevoli che i nostri desideri s’infrangono sugli scogli dell’utopia”. Vista la rilevanza dell’inchiesta, l’Italia dei Diritti ha provato a contattare l’ufficio di Gabinetto del Ministero della Difesa per conoscere la posizione del Ministro La Russa in relazione a quanto emerso dall’indagine giornalistica. Il portavoce ci ha fatto sapere che qualora il Ministro avrebbe fornito delle dichiarazioni in merito, ce lo avrebbero comunicato. All’ufficio stampa dell’Italia dei Diritti non è giunta ancora nessuna nota, nonostante l’urgenza di una risposta che una simile inchiesta richiederebbe.  “Gradiremmo – conclude De Pierro – che il Ministro della Difesa Ignazio La Russa, prima di dedicarsi alle sue pur legittime sortite mondane, riferisca in Parlamento su quella che è la situazione reale delle nostre missioni, tengo a precisare, di guerra, senza ammorbidirla con mistificazioni di convenienza auspicando la previsione di un progetto di ritiro delle nostre truppe”.

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