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Questioni aperte nell’esegesi michelangiolesca

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 agosto 2010

E’ il titolo  di un lavoro  dei prof. Adriano Prosperi e Antonio Forcellino pubblicato tempo fa negli “Atti dell’Accademia Nazionale dei Lincei, Classe di Scienze morali, storiche e filologiche”. La domanda che si posero e ci pongono i due autori è di che genere fosse stato l’atteggiamento di Michelangelo, pittore, scultore, architetto, poeta e dotato di una grande sensibilità religiosa, posto di fronte alla sua età che fu anche di Savonarola, Lutero, del Concilio di Trento e dell’Inquisizione. Fu, senza dubbio, uno scontro tra le diverse interpretazioni del cristianesimo sfocate nella costruzione di diverse chiese e nella fine dell’unità della Chiesa cristiana d’Occidente. Fu anche il tempo della scoperta dell’America e dell’espansione missionaria europea. Tutto questo mentre si maturavano le indelebili e magistrali opere dalla Pietà al Giudizio universale. Un pennello ed una scultura che taluni vollero vedere il tormento dell’uomo, della sua religiosità tra le forme statuarie che esaltano la grandezza dell’essere umano, la sua dignità, la sua aspirazione alla liberazione dai vincoli del male e della morte, e la sua ricerca della salvezza. Se da una parte non sembra realistico che possa essere sfuggito alla sensibilità dell’artista e dell’uomo di Fede questa battaglia delle Chiese divise e in lotta, dall’altra è possibile dall’analisi del linguaggio artistico intravedere questo trauma esistenziale? Tali segnali, sia pure impercettibili, possono essere scaturiti dai riti della Sistina, dove il Cristo di Michelangelo ha presieduto a tutte le elezioni papali dei secoli successivi. E si chiede Prosperi c’è dunque un legame storico fra l’arte di Michelangelo e l’universo religioso del cattolicesimo del suo tempo? Ed ancora quali furono le scelte di Michelangelo all’interno di un cristianesimo così diviso e attraversato da profondi contrasti? E questa lettura fu percepita in qualche modo dai suoi contemporanei? Una chiave di lettura significativa per Prosperi è data dall’immagine del Crocefisso eseguita da Michelangelo per Vittoria Colonna tra il 1538 ed il 1541. Fu il punto d’incontro tra i due ma anche la conferma della centralità del tema di Cristo crocefisso e del misticismo della Redenzione in ambienti significativi della vita culturale e religiosa italiana intorno alla metà del ‘500. Non dimentichiamo che Michelangelo realizzò  una immagine nuova della passione di Cristo. “Non l’uomo di dolori della tradizione, ma un uomo divino, visto nella torsione di un corpo atletico e integro, teso in una sofferenza tutta interiore, che ricorda il movimento di Lacoonte, in lotta con gli invisibili mostri del male e della morte.” Un altro segno rilevato è quella della meditazione michelangiolesca sul tema della pietà e l’opera dell’artista per la tomba di Giulio II. Vittoria Colonna, per i suoi tempi non fu certo una figura di secondo piano nel mondo culturale della Roma laica e religiosa. Essa divenne l’interlocutrice e la mediatrice mistica di un gruppo  che si riuniva per coltivare una pietà speciale, fatta di mediazioni, di illuminazioni e di una auto-elezione al di sopra dei comuni cristiani. La nobildonna amava circondarsi di una piccola ma raffinata aristocrazia di alti prelati, poeti, scrittori e artisti. Passava per l’essere la mediatrice del gruppo e Michelangelo, proprio suo tramite, godeva tra costoro di illimitata ammirazione e di grande amicizia spirituale.

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Questioni aperte nell’esegesi michelangiolesca

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 dicembre 2009

E’ il titolo  di un lavoro  dei prof. Adriano Prosperi e Antonio Forcellino pubblicato qualche anno fa negli “Atti dell’Accademia Nazionale dei Lincei, Classe di Scienze morali, storiche e filologiche”. La domanda che si posero e ci pongono i due autori è di che genere fosse stato l’atteggiamento di Michelangelo, pittore, scultore, architetto, poeta e dotato di una grande sensibilità religiosa, posto di fronte alla sua età che fu anche di Savonarola, Lutero, del Concilio di Trento e dell’Inquisizione. Fu, senza dubbio, uno scontro tra le diverse interpretazioni del cristianesimo sfocate nella costruzione di diverse chiese e nella fine dell’unità della Chiesa cristiana d’Occidente. Fu anche il tempo della scoperta dell’America e dell’espansione missionaria europea. Tutto questo mentre si maturavano le indelebili e magistrali opere dalla Pietà al Giudizio universale. Un pennello ed una scultura che taluni vollero vedere il tormento dell’uomo, della sua religiosità tra le forme statuarie che esaltano la grandezza dell’essere umano, la sua dignità, la sua aspirazione alla liberazione dai vincoli del male e della morte, e la sua ricerca della salvezza. Se da una parte non sembra realistico che possa essere sfuggito alla sensibilità dell’artista e dell’uomo di Fede questa battaglia delle Chiese divise e in lotta, dall’altra è possibile dall’analisi del linguaggio artistico intravedere questo trauma esistenziale? Tali segnali, sia pure impercettibili, possono essere scaturiti dai riti della Sistina, dove il Cristo di Michelangelo ha presieduto a tutte le elezioni papali dei secoli successivi. E si chiede Prosperi c’è dunque un legame storico fra l’arte di Michelangelo e l’universo religioso del cattolicesimo del suo tempo? Ed ancora quali furono le scelte di Michelangelo all’interno di un cristianesimo così diviso e attraversato da profondi contrasti? E questa lettura fu percepita in qualche modo dai suoi contemporanei? Una chiave di lettura significativa per Prosperi è data dall’immagine del Crocefisso eseguita da Michelangelo per Vittoria Colonna tra il 1538 ed il 1541. Fu il punto d’incontro tra i due ma anche la conferma della centralità del tema di Cristo crocefisso e del misticismo della Redenzione in ambienti significativi della vita culturale e religiosa italiana intorno alla metà del ‘500. Non dimentichiamo che Michelangelo realizzò  una immagine nuova della passione di Cristo. “Non l’uomo di dolori della tradizione, ma un uomo divino, visto nella torsione di un corpo atletico e integro, teso in una sofferenza tutta interiore, che ricorda il movimento di Laocoonte, in lotta con gli invisibili mostri del male e della morte.” Un altro segno rilevato è quella della meditazione michelangiolesca sul tema della pietà e l’opera dell’artista per la tomba di Giulio II. Vittoria Colonna, per i suoi tempi non fu certo una figura di secondo piano nel mondo culturale della Roma laica e religiosa. Essa divenne l’interlocutrice e la mediatrice mistica di un gruppo  che si riuniva per coltivare una pietà speciale, fatta di mediazioni, di illuminazioni e di una auto-elezione al di sopra dei comuni cristiani. La nobildonna amava circondarsi di una piccola ma raffinata aristocrazia di alti prelati, poeti, scrittori e artisti. Passava per l’essere la mediatrice del gruppo e Michelangelo, proprio suo tramite, godeva tra costoro di illimitata ammirazione e di grande amicizia spirituale.

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