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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

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Scoperta una relazione tra microbi infiammatori e morbo di Alzheimer

Posted by fidest press agency su sabato, 10 settembre 2016

AlzheimerBrescia. Un gruppo di scienziati svizzeri e italiani che operano presso l’Irccs Fatebenefratelli di Brescia ha individuato dei microbi pro-infiammatori nell’intestino che potrebbero essere all’origine della malattia di Alzheimer. Al centro della scoperta ci sono Amiloide e Tau, due proteine prodotte dal cervello il cui accumulo progressivo nell’arco di vent’anni conduce alla degenerazione neuronale, con la perdita di memoria e di autonomia tipica della malattia. Si è scoperto che alterazioni infiammatorie sono invariabilmente associate con depositi di amiloide e tau, anche se non è ancora chiaro se l’infiammazione preceda o segua la malattia. I farmaci sono in fase di sperimentazione per cancellare dal cervello le proteine tossiche o rallentare il loro accumulo e per ridurre l’infiammazione. Cause dell’accumulo di amiloide e tau nel cervello e l’origine dell’infiammazione rappresentano gli obiettivi degli studi di Giovanni Frisoni, direttore della Clinica di memoria a Ospedale Universitario di Ginevra e già direttore scientifico dell’Irccs Fatebenefratelli di Brescia, e Annamaria Cattaneo del Centro Nazionale Fatebenefratelli per la Ricerca e Cura della malattia di Alzheimer e delle malattie psichiatriche. in Brescia: i loro studi sono stati pubblicati sulla rivista Neurobiology of Aging. Utilizzando una tecnica di imaging sofisticato basato su tomografia a emissione di positroni (PET) hanno accertato che i pazienti di Alzheimer presentano una quantità importante di amiloide nel cervello rispetto ai gruppi di controllo. Inoltre, «Ci siamo resi conto – afferma Frisoni – che, batteri intestinali con note proprietà pro-infiammatorie sono più abbondanti nelle feci dei malati di Alzheimer, mentre quelli con proprietà anti-infiammatorie erano più abbondanti in quelle degli altri gruppi». Inoltre hanno scoperto che la concentrazione nel sangue di molecole pro – infiammatorie e anti – infiammatorie (citochine) differiva tra malati di Alzheimer e non. «Il nostro studio non porta a dire che il morbo di Alzheimer è causato da batteri dannosi nelle budella» mette in guardia Frisoni «ma che lo studio dell’interazione tra microbi intestinali e cervello è un percorso di ricerca che merita di essere ulteriormente esplorato».

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Identificati marker microbici associati all’infezione da clostridum difficile in pazienti anziani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 maggio 2016

parma universitàParma università. E’ stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Scientific Reports (http://www.nature.com/srep/) un lavoro riguardante lo studio del microbiota intestinale di soggetti anziani ospedalizzati con infezione da Clostridium difficile (CDI), mediante l’impiego di un approccio metagenomico (http://www.nature.com/articles/srep25945). Numerosi studi hanno dimostrato che alterazioni nella composizione del microbiota intestinale, giocano un ruolo centrale nello sviluppo, mantenimento e ricorrenza di CDI.La caratterizzazione del microbiota intestinale dei pazienti, mediante l’impiego di un approccio metagenomico, è stata eseguita presso il Laboratorio di Probiogenomica dell’Ateneo di Parma (http://probiogenomics.unipr.it/) dall’Unità di Medicina Interna, Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università degli Studi di Parma e dallo spin off accademico GenProbio srl (www.genprobio.com) impegnato nello studio dei batteri probiotici e del microbiota intestinale.Questo è stato reso possibile grazie alla presenza presso questa struttura di una piattaforma di genomica microbica unica nel suo genere che oltre alla presenza di sequenziatori di DNA di ultima generazione vede anche l’esistenza di un gruppo bioinformatico specializzato nel settore della genomica batterica e analisi metagenomiche.L’utilizzo di tecniche metagenomiche innovative, ha permesso di determinare e caraterizzare con accuratezza la composizione del microbiota intestinale di pazienti anziani ospedalizzati, con infezione da Clostridium difficile (CDI).
I marcatori microbici associati a CDI, individuati in questo lavoro, potrebbero consentire lo sviluppo di nuove terapie mirate, in grado di contrastare le alterazioni del microbiota intestinale fornendo inoltre importanti informazioni riguardanti le possibili relazioni esistenti tra batteri intestinali e malattie quale ad esempio la colite pseudomembranosa.Questo progetto vede la collaborazione di diversi gruppi e centri di ricerca nazionali e internazionali (Internal Medicine and Critical Subacute Care Unite, Parma University Hospital, Parma, Italy Department of Clinical and Experimental Medicine, University of Parma, Parma, Italy; APC Microbiome Institute and School of Microbiology, Bioscience Institute, National University of Ireland, Cork, Ireland; Laboratory of Microbiology, Wageningen University, The Netherlands).Questo studio conferma la trasversalità delle ricerche che vengono eseguite presso l’Ateneo e l’Ospedale di Parma che in questo caso hanno coinvolto strutture che fanno ricerca clinica quali l’Unità di Medicina interna e l’unità operativa di Lungodegenza critica, dirette dalla prof.ssa Tiziana Meschi e il Laboratorio di Probiogenomica coordinato dal prof. Marco Ventura.

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