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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 15

Posts Tagged ‘microbiota’

I cambiamenti ormonali nelle donne alterano il microbiota e la buona salute orale

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 aprile 2018

Il microbiota o l’insieme di microorganismi batterici, virus e funghi che convivono con il nostro organismo si rileva in misura maggiore nel tratto gastro intestinale ma è ben noto come esso sia presente a livello del cavo orale e cutaneo. Pur essendo relativamente sovrapponibili nella composizione batterica, nasce da qui la definizione di microbiota orale per distinguerlo da quello intestinale, anche se evitare per entrambi le alterazioni della flora batterica si è rilevato di fondamentale importanza per l’equilibrio dell’intero organismo e per il benessere del cavo orale.
“Il microbiota orale, come quello intestinale, può essere influenzato da molteplici fattori che ne destabilizzano l’equilibrio: infezioni virali, terapie antibiotiche, diete errate che modificano il ph, intolleranze alimentari, alterazioni della risposta immunitaria – sottolinea la prof.ssa Silvia Migliaccio, endocrinologa docente dell’Università Foro Italico di Roma, intervenuta il 13 aprile al 25° Congresso Nazionale del CDUO, Collegio dei Docenti Universitari in Odontostomatologia a Roma curato dalla prof.ssa Antonella Polimeni, direttore del dipartimento Testa-Collo del Policlinico Umberto I di Roma con il prof. Enrico Gherlone, presidente del Collegio CDUO – Ebbene, è stato recentemente messo in evidenza come, tra i diversi fattori che possono modulare, oppure alterare le funzioni del microbiota, vi siano anche gli ormoni”.
L’ipotesi di un’influenza ormonale e la possibilità di differenze di genere in questo contesto era già stata formulata dal momento che le donne hanno più frequentemente problematiche del cavo orale, spesso legate a cambiamenti dei livelli ormonali in gravidanza o menopausa. Infatti, alcuni recenti studi suggeriscono come gli estrogeni, modulando i livelli delle citochine pro-infiammatorie, possano svolgere un ruolo protettivo modulando il microbiota orale1. La conferma di differenze di genere, e l’importanza dei livelli di estrogeni circolanti, è confermata da altri studi clinici che mettono in evidenza differenze nel microbiota intestinale nel momento in cui i livelli di estrogeni diminuiscono dopo la menopausa2. Anche l’incremento del tessuto adiposo e la presenza di uno stato di obesità può influenzare le caratteristiche del microbiota.
“Ulteriori conferme che l’attività del microbiota sia modulata dalla dipendenza di genere lo rivelano differenze nella prevalenza di ceppi di microbiota in maniera appunto genere-specifica. Il microbiota del cavo orale può essere influenzato da molteplici stimoli fisiologici oppure, a loro volta, molteplici specie batteriche possono essere reattive a diversi tipi di stress e ad alterazioni ormonali – continua la Migliaccio -. E’ ben noto come lo stress possa influenzare il benessere dell’organismo e rendere il soggetto più suscettibile ad alterazioni immunitarie ed ormonali. È interessante sapere come le catecolamine – dopamina, noradrenalina e adrenalina – note per essere modulate per esempio durante l’esercizio fisico e ad aumentare durante momenti di stress, siano state rilevate nella saliva”. È ben nota anche l’importanza dei ritmi circadiani nell’omeostasi non solo dell’organismo, ma anche del microbiota orale. Infatti, è stato recentemente dimostrato come le oscillazioni circadiane siano correlate ad una modulazione della composizione e funzione del microbiota orale.
“Negli ultimi decenni – interviene il prof. Andrea Isidori del Dipartimento di Medicina Sperimentale, Sez. Fisiopatologia Medica, Endocrinologia e Scienza Alimentazione Università Sapienza Roma che insieme a Migliaccio ha presentato il tema al 25° Congresso Nazionale CDUO – è stato messo sempre più in evidenza come nell’ambiente siano presenti una serie di composti (es. diserbanti, pesticidi, plastiche, metalli pesanti) ed altri contaminanti che hanno la capacità di interferire con le normali funzioni biologiche degli ormoni endogeni e vengono definiti per questa loro capacità contaminanti endocrini o meglio endocrine disruptors”. Ad esempio, sono state dimostrate in modelli sperimentali animali, molteplici alterazioni dell’omeostasi – o mantenimento dell’equilibrio, ndr. – dei diversi organi endocrini esposti a queste sostanze e dati recenti sembrano suggerire una possibile alterazione del microbiota indotta da endocrine disruptors.

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“Environmental Microbiology”: studio sul microbiota dei polli guidato dall’Università di Parma

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 dicembre 2017

parma universitàParma. È stata pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica Environmental Microbiology (http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/1462-2920.13943/full) una ricerca sullo studio della composizione delle comunità batteriche, conosciute come microbiota, che risiedono nell’intestino di diverse tipologie di polli: d’allevamento, ruspanti e selvatici. Lo studio ha fatto ricorso a un approccio multi-omico basato sull’utilizzo di tecniche metagenomiche e di microbiologia classica.
Il progetto presentato nell’articolo è stato coordinato dal prof. Marco Ventura, responsabile del Laboratorio di Probiogenomica del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale e Direttore del Centro Interdipartimentale Microbiome Research Hub dell’Ateneo.
Il lavoro pubblicato ha permesso di confrontare le comunità microbiche intestinali di polli italiani d’allevamento e ruspanti con quella di polli selvatici provenienti dalle Isole Bermuda, nell’Oceano Atlantico. I dati evidenziano importanti differenze a livello di composizione del microbiota intestinale, come pure delle diverse attività metaboliche che queste comunità microbiche sono in grado di svolgere. Infine, il confronto ha chiaramente evidenziato un diverso patrimonio genico del microbiota ciecale dei polli ruspanti/selvatici responsabile della resistenza agli antibiotici rispetto ai polli di allevamento. Questo è il risultato di un processo di co-evoluzione dei polli e dei batteri che risiedono nel loro intestino ed è strettamente dipendente dalla “domesticazione” di questi animali e dal contatto con l’uomo.Lo studio ha inoltre permesso di isolare e caratterizzare in laboratorio le specie batteriche che costituiscono il microbiota intestinale dei polli. Al lavoro è stata dedicata anche la copertina di Novembre della rivista scientifica.Lo studio conferma la trasversalità delle ricerche eseguite all’Università di Parma, che in questo caso hanno coinvolto, oltre al Laboratorio di Probiogenomica, anche l’Unità di Microbiologia del Dipartimento di Scienze Medico-Veterinarie coordinato dalla prof.ssa Maria Cristina Ossiprandi.
Al progetto collaborano diversi gruppi e centri di ricerca nazionali e internazionali: Dipartimento di Scienze Medico-Veterinarie, Università di Parma; APC Microbiome Institute and School of Microbiology, Bioscience Institute, National University of Ireland, Cork, Ireland; Kellogg Biological Station, Michigan State University, MI, USA; Department of Animal Sciences and Carle R. Woese Institute for Genomic Biology, University of Illinois, IL, USA. Allo studio partecipa inoltre GenProbio srl, spin off dell’Università di Parma impegnato nello studio dei batteri probiotici e del microbiota intestinale.
Il lavoro conferma l’impegno del Laboratorio di Probiogenomica dell’Università di Parma e del Centro Interdipartimentale “Microbiome Research Hub” recentemente costituito in Ateneo nell’ambito dello studio del microbiota intestinale, testimoniato dai diversi riconoscimenti internazionali degli ultimi anni, e rappresenta un primo importante passo nella comprensione delle basi molecolari responsabili dell’interazione microrganismi-ospite ma anche delle possibili implicazioni positive o negative sulla salute dell’ospite.

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Il ruolo dei batteri intestinali nel neonato

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 novembre 2017

MMBR means - Microbiology and Molecular Biology ReviewsÈ stata pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica “Microbiology and Molecular Biology Reviews” una “invited review” che fornisce una completa ed esauriente trattazione delle attuali conoscenze sulla composizione delle comunità microbiche (microbiota) intestinali nelle prime fasi di vita e sul loro determinante contributo per la salute del neonato. Il team di scienziati di diverse nazionalità che hanno contribuito alla preparazione di questa “review” è stato coordinato dal Prof. Marco Ventura, responsabile del Laboratorio di Probiogenomica del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale e del Centro Interdipartimentale Microbiome Research Hub dell’Università di Parma.Il lavoro intende mostrare come il ruolo del microbiota intestinale sia determinante fin dalle prime fasi di vita dell’uomo e possa esplicare effetti anche nell’età adulta. I dati raccolti e discussi in questa review, unica nel suo genere, intendono offrire al lettore una comprensione completa del microbiota intestinale degli infanti ma anche informazioni riguardanti le nuove tecniche analitiche che permettono di studiare la composizione del microbiota neonatale e la funzione da questo espletata. Inoltre, diversi capitoli della review sono dedicati alla descrizione dei principali gruppi microbici che si ritrovano nell’intestino dei neonati, all’origine del microbiota intestinale e agli interventi che possono essere messi in atto per modularne/modificarne la composizione.Al lavoro è stata dedicata anche la copertina della rivista che verrà pubblicata a giugno 2018. Al progetto collaborano diversi gruppi e centri di ricerca nazionali e internazionali: APC Microbiome Institute and School of Microbiology, National University of Ireland, Cork, Ireland; Laboratory of Microbiology, Wageningen University, Wageningen, The Netherlands; Departamento de Microbiologia y Bioquimica de Productos Lacteos, IPLA–CSIC, Villaviciosa, Asturias, Spain; Department of Nutrition, Food Science and Food Technology, Complutense University of Madrid, Spain; Department of Pediatrics and Larsson-Rosenquist Foundation Mother-Milk-Infant Center of Research Excellence, University of California San Diego, La Jolla, United States; Department of Bacteriology & Immunology University of Helsinki, Finland.Lo studio conferma l’impegno del Laboratorio di Probiogenomica dell’Università di Parma e del Centro Interdipartimentale “Microbiome Research Hub” recentemente costituito in Ateneo nell’ambito della studio del microbiota intestinale, testimoniato dai diversi riconoscimenti internazionali degli ultimi anni, e rappresenta un primo importante passo nella comprensione delle basi molecolari responsabili dell’interazione microrganismi-ospite e dei derivanti effetti positivi o negativi sulla salute dell’ospite.Prof. Marco Ventura (Laboratorio di Probiogenomica, Dipartimento di Scienze Chimiche, della vita e della sostenibilità ambientale e Centro Interdipartimentale Microbiome Research Hub, Università di Parma),

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Il microbiota intestinale, cos’è e come influisce sulla nostra salute

Posted by fidest press agency su domenica, 15 maggio 2016

batteri patogeniSicuramente tra le più interessanti scoperte della ricerca medica degli ultimi anni ci sono le comunità microbiche (batteri, virus, miceti e in alcuni casi anche protozoi) che popolano il nostro organismo: canale digerente, apparato respiratorio, apparato genito-urinario, cute. Ad appassionare maggiormente è il loro ruolo, la loro importanza, la loro azione all’interno di quello che ormai si è capito essere un super-organismo fatto di due sistemi: il nostro corpo e i microbi. “Indubbiamente di tutto il sistema microbico è quello che vive all’interno dell’apparato digerente a destare maggiore curiosità per il mondo scientifico – dice Domenico Centofanti, vicepresidente della SIME – Parliamo del cosiddetto Microbiota, la comunità microbica che colonizza l’intero canale dalla bocca all’orifizio anale, ma gli organi che ne sono più popolati sono il colon e l’intestino tenue. Una popolazione molto eterogenea e numerosa: circa un chilo di peso, approssimativamente 100 trilioni di batteri, circa dieci volte superiori in numero alle cellule umane, ‘un meta-organo’, com’è stato definito, con il quale abbiamo realizzato un rapporto di perfetta simbiosi, per questa ragione sue alterazioni qualitative e quantitative avranno poi ripercussioni sulla nostra salute. Una comunità batterica con oltre tre milioni di geni, non a caso si parla di Metaboloma intestinale, cioè un vero e proprio organo con delle incredibili attività metaboliche. I batteri del nostro intestino sono stati i primi abitanti della terra, qui vivevano in epoche in cui mancava l’ossigeno, hanno poi trovato all’interno dell’intestino l’ambiente per loro ottimale: caldo, umido, mancanza di ossigeno, buio e cibo. Esiste uno scambio perfetto tra noi e loro, senza di essi, infatti, anche la nostra vita sarebbe impossibile, tant’è che gli animali Germ free, cioè animali senza microbi sin dalla nascita, fatti crescere in una cappa di vetro, sono piccoli, magri e appena liberati e quindi a contatto con il mondo esterno, muoiono. Proprio per questo i microbi non sono dei semplici commensali, ma hanno delle precise funzioni metaboliche e immunologiche. Alla nascita il nostro intestino è sterile, inizia poi la colonizzazione microbica che dipenderà dal tipo di parto, vaginale o cesareo, dall’esposizione ai microbi presenti nell’ambiente, dal tipo di allattamento e dall’alimentazione. Seppur consolidato dopo i primi anni di vita, potrà essere modulato in seguito dal nostro stile di vita, stress, fumo, attività fisica, farmaci, cibo ingerito e da altri fattori, alcuni dei quali ancora da definire. Il suo sviluppo va di pari passo con il nostro sistema immunologico intestinale che sarà, per così dire, da esso educato e quel microbiota sarà poi tollerato da quel sistema immune. Aspetto non trascurabile se si pensa che il 70% del sistema immunitario dell’uomo sia localizzato nell’intestino. Alla funzione immunitaria si associano quella metabolica con regolazione dell’assorbimento di energia, la produzione di vitamine e la funzione protettiva della barriera intestinale. L’alterazione dell’omeostasi, la cosiddetta disbiosi, può portare a conseguenze più o meno gravi come la colonizzazione da parte del Clostridium difficile, diarrea, sindrome dell’intestino irritabile, patologie croniche intestinali. L’azione di questi microrganismi va ben oltre l’intestino, molti studi ormai ci dicono che le persone obese hanno un microbiota intestinale diverso dalle persone magre, se sia la composizione alterata del microbiota la causa dell’obesità o la sua conseguenza è ancora oggetto di studio, ma in ogni caso si è visto che trapiantare il microbiota di un animale grasso in uno magro fa sì che quest’ultimo diventi grasso e viceversa, tutto questo significa che probabilmente esso controlla anche l’aumento di peso dell’uomo. Non solo, sappiamo che modificando il microbiota di un diabetico si possono controllare la glicemia e l’insulino-resistenza.Più in generale esso invia tutta una serie di segnali in un sistema che lo collega al tessuto adiposo, al pancreas, al fegato, al cervello (nutrient sensor pathway), organi che sono continuamente in contatto tra loro. Tutto questo si traduce ad esempio nella possibilità di comunicare al cervello ciò che devo mangiare e ciò che devo assorbire e forse finisce con l’influenzare anche il nostro modo di pensare, il nostro comportamento. Come detto, l’alimentazione e lo stile di vita sono cruciali nella sua formazione prima e nella sua modulazione poi, una dieta bilanciata è di aiuto nell’adulto, ma una particolare attenzione va data alla dieta dei bambini nei primi anni di vita, che sia ricca di fibre, povera di zuccheri semplici, ricca di frutta e verdura, con poche proteine animali. Pensando all’adulto questi consigli vanno seguiti e protratti nel tempo perché diversamente i benefici saranno minimi e il microbiota tenderà a tornare quello originale.
Per ciò che concerne l’utilizzo dei prebiotici e dei probiotici, tra i primi, sostanze non digeribili in grado di stimolare in maniera selettiva la proliferazione e l’attività di uno o di più batteri benefici colici, particolarmente utile è l’inulina (carciofi, cicoria). I probiotici, sono certamente utili, ma purtroppo oggi non ne abbiamo molti rispetto alle migliaia di specie di batteri intestinali. Probabilmente nel futuro avremo probiotici capaci di combattere l’obesità, le malattie infiammatorie, ecc. In ogni caso sembra influenzino l’attività piuttosto che la composizione del microbiota, in questo caso il loro consumo avrebbe effetto benefico anche quando non è alterata la composizione microbica intestinale. “In conclusione i nostri ospiti – commenta il presidente della SIME Emanuele Bartoletti – anche se come dice qualcuno ‘non è l’uomo a ospitare i batteri, ma sono i batteri a ospitare l’uomo’, sono fondamentali per la nostra salute, ma non è ancora ben chiaro come e fino a che punto, così come la possibilità di modificarne composizione. E proprio per questo la nostra società scientifica ha voluto allargare il disco e il confronto scientifico ai temi legati all’alimentazione in senso più ampio”.

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Mappato il microbiota intestinale dei malati di lupus eritematoso sistemico

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 ottobre 2014

apparato_digerenteE’ stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica MBio un lavoro riguardante lo studio del microbiota intestinale mediante l’impiego di un approccio metagenomico di soggetti affetti da lupus eritematoso sistemico. Nello specifico si tratta di una malattia cronica di natura autoimmune, che può colpire diversi organie tessuti del corpo. Come per molte malattie autoimmuni si è recentemente ipotizzato che il lupus eritematoso sistemico abbia anche un effetto di natura microbica con alterazione nella composizione della comunità microbica intestinale.
Mentre la parte clinica del progetto è stata eseguita da un gruppo spagnolo la caratterizzazione del microbiota intestinale dei pazienti, mediante l’impiego di un approccio meta genomico, è stata eseguita nel Laboratorio di Probiogenomica del Dipartimento di Bioscienze dell’Università di Parma e lo spin off accademico GenProbio. Questo è stato reso possibile, grazie alla presenza presso questa struttura, di una piattaforma di genomica microbica unica nel suo genere che oltre alla presenza di sequenziatori di DNA di ultima generazione vede anche l’esistenza di un gruppo bioinformatico specializzato nel settore della genomica batterica e analisi metagenomiche.
Il lavoro pubblicato ha permesso di studiare la composizione del microbiota intestinale di pazienti affetti da lupus eritematoso sistemico e ha fornito informazioni importanti riguardanti le possibili relazioni esistenti tra batteri intestinali e malattie autoimmuni.
Questo studio conferma l’impegno del Laboratorio di Probiogenomica, diretto da Marco Ventura, nell’ambito della genomica batterica, testimoniato dai diversi riconoscimenti internazionali degli ultimi anni, e rappresenta un altro importante passo nella comprensione delle basi molecolari responsabili dell’interazione microrganismi-ospite e dei derivanti effetti positivi o negativi sulla salute dell’ospite.

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