Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘microbiota’

Dall’analisi del microbiota intestinale uno strumento in più per la diagnosi del Covid-19

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 febbraio 2021

By Curiale Salvatore. Roma-San Giovanni Rotondo. Una ricerca dell’INMI e dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza apre nuove prospettive per la gestione clinica dei pazienti. L’infezione da Sars-Cov-2 provoca alterazioni della flora intestinale che, opportunamente analizzate con sistemi di sequenziamento genomico di nuova generazione, possono fornire nuovi strumenti per la diagnosi e per la terapia del Covid-19, e per la stratificazione dei pazienti per profili di rischio. Sono questi i risultati più importanti di una ricerca condotta congiuntamente dall’Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma e dall’IRCCS “Casa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo (FG), appena pubblicata dalla rivista scientifica PLOS ONE.Il Covid-19, come noto, è una malattia che interessa le basse vie respiratorie, ma il virus Sars-Cov-2 che la provoca è stato individuato anche in altri distretti corporei. In particolare, la presenza del virus in tamponi rettali dimostra che, oltre che nei polmoni, esso può aggredire anche altri organi, come l’intestino: d’altra parte il recettore ACE2, che è la porta d’ingresso attraverso la quale il virus penetra nelle cellule umane, è abbondantemente presente anche nelle cellule del tratto gastro-intestinale.Per di più una importante proporzione di pazienti Covid-19 evidenzia sintomi gastrointestinali, e diverse ricerche in passato hanno dimostrato che le infezioni respiratorie, e tra esse il Covid-19, si associano ad alterazioni della composizione del microbiota intestinale, quella complessa “comunità” composta soprattutto da batteri, ma anche da lieviti, parassiti e virus, che comunemente chiamiamo “flora intestinale” e che svolge una funzione essenziale nel mantenere l’equilibrio (la cosiddetta “eubiosi”) dell’organismo. Recenti ricerche hanno evidenziato l’esistenza di un “asse polmoni-intestino”, nel quale il microbiota intestinale, quando le cellule immunitarie intestinali hanno individuato patogeni estranei, rilascia prodotti microbici e immuno-modulatori che aiutano la regolazione dell’immunità polmonare, e viceversa.Sulla base di queste premesse, i ricercatori dell’INMI e della Casa Sollievo della Sofferenza hanno ipotizzato che la polmonite da Sars-Cov-2 possa influenzare il microbiota intestinale, e che da queste alterazioni si possano estrarre marcatori diagnostici che potrebbero essere di grande aiuto nella stratificazione dei pazienti e dei relativi profili di rischio di malattia grave.Per la ricerca sono stati raccolti, tra aprile e maggio 2020, i tamponi rettali di 23 pazienti ricoverati presso l’INMI, suddivisi in tre gruppi: nove positivi al Sars-Cov-2 ricoverati in degenza ordinaria (w-COVID19), sei positivi al Sars-Cov-2 ricoverati in terapia intensiva (i-COVID19), e otto pazienti ricoverati in degenza ordinaria o terapia intensiva ma negativi al test per Sars-Cov-2, utilizzati come gruppo di controllo. I campioni di questi pazienti sono stati quindi sottoposti a sequenziamento genomico dell’RNA ribosomiale 16S, tecnica che permette di individuare i diversi microorganismi presenti nel microbiota in maniera assai più rapida ed efficiente rispetto alle tecniche microbiologiche classiche.
Dall’analisi sono emerse significative differenze nella composizione del microbiota tra i tre gruppi di pazienti. Rispetto al gruppo di controllo e ai pazienti w-COVID19, i pazienti i-COVID19 hanno per esempio evidenziato un calo dell’indice Chao1, che misura la ricchezza microbica. I pazienti w-COVID19, invece, hanno evidenziato una maggiore quantità di Proteobacteria, mentre i pazienti i-COVID19 mostravano maggiori quantità delle famiglie Staphylococcaceae, Microbacteriaceae, Micrococcaceae, Pseudonocardiaceae, Erysipelotrichales.“Questi dati possono aprire nuove prospettive anche in campo terapeutico in un prossimo futuro” ha precisato Valerio Pazienza, biologo del Laboratorio di ricerca in Gastroenterologia dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza. “È possibile presupporre una opzione terapeutica adiuvante agli attuali trattamenti oggi disponibili, dove l’integrazione di specifiche miscele di probiotici, opportunamente selezionati per competere selettivamente con i microorganismi dannosi aumentati nei pazienti Covid-19, possa sia attenuare la perdita di ricchezza del microbiota intestinale che mitigare il decorso della malattia, evitando magari il rischio di trasferimento nel reparto di terapia intensiva per i pazienti SARS-CoV-2 positivi”. By Salvatore Curiale Science communicator Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” – I.R.C.C.S.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Parto cesareo e microbiota intestinale

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 settembre 2020

“I bambini nati da parto cesareo vengono scippati di quell’eredità microbica che madre natura ha programmato per il neonato, ovvero il passaggio attraverso il canale da parto e la conseguente consegna di microbiota materno. Questi bambini hanno un’alterata composizione del microbiota intestinale e quindi una disbiosi”. Lo dichiara Leonardo Miniello, vicepresidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) e docente di Nutrizione infantile all’Università di Bari, anticipando il proprio intervento al congresso virtuale in live streaming della Sipps ‘Napule è…’, in programma da domani al 20 settembre. Il titolo della sua relazione, prevista sabato, sarà ‘Microbiota: i biomodulatori’. Il microbiota intestinale agisce in difesa del nostro corpo da agenti patogeni, ha delle funzioni immunitarie vitali e sviluppa quelle metaboliche, però “l’Italia- denuncia il professor Miniello- detiene il triste primato, insieme alla Cina, sull’incidenza del parto cesareo. La media del Paese è del 38%, in Campania si arriva anche al 55/60% e la Puglia si attesta al 45%”. Secondo il vicepresidente SIPPS non solo neonati e bambini possono avere delle disbiosi intestinali, ma “quasi tutte le persone sotto stress. Queste, hanno delle ricadute sensibili sulla composizione del microbiota intestinale, dovuto all’esistenza di un asse tra intestino e cervello. Il 90% della serotonina, l’ormone del buon umore- approfondisce l’esperto- viene prodotto dall’intestino e regolato dal microbiota intestinale. Quindi, una disbiosi può determinare un’alterazione del carattere e del comportamento”.Per risolvere il problema di squilibrio microbico intestinale dei bambini “si può fare ricorso- consiglia Miniello- ai biomodulatori. Ce ne sono di quattro tipi: probiotici, prebiotici, simbiotici e postbiotici. L’importante è chiedere sempre al pediatra che saprà consigliarne uno che abbia funzioni immunomodulanti favorevoli”.Scavando più a fondo il professore definisce il microbiota intestinale come “l’organo fragile, perchè, negli ultimi 50 anni, abbiamo alterato la sua composizione con cibi sempre più curati microbiologicamente e con l’antibiotico terapia facile. Noi- prosegue- veniamo dalla campagna, consumavamo la carne una volta alla settimana e avevamo una dieta ricca di carboidrati, legumi e cereali. Purtroppo, questo tipo di alimentazione è stato abbandonato. Per un ragazzo è più ‘cool’, fa più ‘figo’ essersi ‘sparato’ un bigburger piuttosto che aver mangiato la pasta e ceci della mamma. Dobbiamo tornare alle nostre tradizioni ed esportare la nostra cultura culinaria. Invece- conclude- siamo stati assediati ed espugnati da culture oltreoceano che hanno alterato e violato la nostra entità biologica”.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Il microbiota intestinale può frenare la cancerogenesi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 febbraio 2020

Secondo uno studio coordinato da Humanitas, con il sostegno di Fondazione Airc, all’interno del microbiota intestinale sono presenti alcuni ceppi batterici che potenzialmente in grado di frenare lo sviluppo dei tumori intestinali. «Analizzando il microbiota di pazienti in uno stadio precoce di sviluppo del tumore intestinale, il cosiddetto adenoma, abbiamo osservato l’assenza di una famiglia di batteri chiamati Erysipelotrichaceae, vista anche nel modello preclinico» spiega in un comunicato stampa Maria Rescigno, Principal Investigator del Laboratorio di Immunologia delle mucose e Microbiota di Humanitas e docente di Humanitas University, autrice senior del lavoro pubblicato su Nature Microbiology.
«Isolando questi batteri, abbiamo riscontrato delle proprietà antitumorali capaci di bloccare il proliferare incontrollato delle cellule, cosa che invece accade nel caso di una loro mancanza» aggiunge.
I ricercatori hanno dimostrato che i cambiamenti nella composizione del microbiota e del muco avvengono in concomitanza con la cancerogenesi. Hanno quindi identificato due ceppi anticancerogenici del microbiota, ovvero Faecalibaculum rodentium e il suo omologo umano, Holdemanella biformis, che sono fortemente sottorappresentati durante la cancerogenesi. Viene ormai considerato un dato di fatto che il microbiota intestinale abbia un ruolo attivo nello sviluppo del tumore del colon-retto, ma nessuno aveva finora dimostrato un effettivo ruolo protettivo di alcuni batteri. In questo caso gli esperti sono riusciti nell’intento, aprendo la via a possibili impieghi nella diagnosi precoce in pazienti a rischio dello sviluppo del cancro. «Il fatto che il microbiota rilevato nelle feci non presenti questa famiglia di batteri è estremamente importante ai fini della diagnosi precoce della malattia nei pazienti con adenoma avanzato. Inoltre, proprio per questi pazienti si potrebbe pensare di ridurre il rischio restituendo il batterio sotto forma di probiotico» conclude Rescigno. (fonte: Dctor33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

I cambiamenti ormonali nelle donne alterano il microbiota e la buona salute orale

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 aprile 2018

Il microbiota o l’insieme di microorganismi batterici, virus e funghi che convivono con il nostro organismo si rileva in misura maggiore nel tratto gastro intestinale ma è ben noto come esso sia presente a livello del cavo orale e cutaneo. Pur essendo relativamente sovrapponibili nella composizione batterica, nasce da qui la definizione di microbiota orale per distinguerlo da quello intestinale, anche se evitare per entrambi le alterazioni della flora batterica si è rilevato di fondamentale importanza per l’equilibrio dell’intero organismo e per il benessere del cavo orale.
“Il microbiota orale, come quello intestinale, può essere influenzato da molteplici fattori che ne destabilizzano l’equilibrio: infezioni virali, terapie antibiotiche, diete errate che modificano il ph, intolleranze alimentari, alterazioni della risposta immunitaria – sottolinea la prof.ssa Silvia Migliaccio, endocrinologa docente dell’Università Foro Italico di Roma, intervenuta il 13 aprile al 25° Congresso Nazionale del CDUO, Collegio dei Docenti Universitari in Odontostomatologia a Roma curato dalla prof.ssa Antonella Polimeni, direttore del dipartimento Testa-Collo del Policlinico Umberto I di Roma con il prof. Enrico Gherlone, presidente del Collegio CDUO – Ebbene, è stato recentemente messo in evidenza come, tra i diversi fattori che possono modulare, oppure alterare le funzioni del microbiota, vi siano anche gli ormoni”.
L’ipotesi di un’influenza ormonale e la possibilità di differenze di genere in questo contesto era già stata formulata dal momento che le donne hanno più frequentemente problematiche del cavo orale, spesso legate a cambiamenti dei livelli ormonali in gravidanza o menopausa. Infatti, alcuni recenti studi suggeriscono come gli estrogeni, modulando i livelli delle citochine pro-infiammatorie, possano svolgere un ruolo protettivo modulando il microbiota orale1. La conferma di differenze di genere, e l’importanza dei livelli di estrogeni circolanti, è confermata da altri studi clinici che mettono in evidenza differenze nel microbiota intestinale nel momento in cui i livelli di estrogeni diminuiscono dopo la menopausa2. Anche l’incremento del tessuto adiposo e la presenza di uno stato di obesità può influenzare le caratteristiche del microbiota.
“Ulteriori conferme che l’attività del microbiota sia modulata dalla dipendenza di genere lo rivelano differenze nella prevalenza di ceppi di microbiota in maniera appunto genere-specifica. Il microbiota del cavo orale può essere influenzato da molteplici stimoli fisiologici oppure, a loro volta, molteplici specie batteriche possono essere reattive a diversi tipi di stress e ad alterazioni ormonali – continua la Migliaccio -. E’ ben noto come lo stress possa influenzare il benessere dell’organismo e rendere il soggetto più suscettibile ad alterazioni immunitarie ed ormonali. È interessante sapere come le catecolamine – dopamina, noradrenalina e adrenalina – note per essere modulate per esempio durante l’esercizio fisico e ad aumentare durante momenti di stress, siano state rilevate nella saliva”. È ben nota anche l’importanza dei ritmi circadiani nell’omeostasi non solo dell’organismo, ma anche del microbiota orale. Infatti, è stato recentemente dimostrato come le oscillazioni circadiane siano correlate ad una modulazione della composizione e funzione del microbiota orale.
“Negli ultimi decenni – interviene il prof. Andrea Isidori del Dipartimento di Medicina Sperimentale, Sez. Fisiopatologia Medica, Endocrinologia e Scienza Alimentazione Università Sapienza Roma che insieme a Migliaccio ha presentato il tema al 25° Congresso Nazionale CDUO – è stato messo sempre più in evidenza come nell’ambiente siano presenti una serie di composti (es. diserbanti, pesticidi, plastiche, metalli pesanti) ed altri contaminanti che hanno la capacità di interferire con le normali funzioni biologiche degli ormoni endogeni e vengono definiti per questa loro capacità contaminanti endocrini o meglio endocrine disruptors”. Ad esempio, sono state dimostrate in modelli sperimentali animali, molteplici alterazioni dell’omeostasi – o mantenimento dell’equilibrio, ndr. – dei diversi organi endocrini esposti a queste sostanze e dati recenti sembrano suggerire una possibile alterazione del microbiota indotta da endocrine disruptors.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

“Environmental Microbiology”: studio sul microbiota dei polli guidato dall’Università di Parma

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 dicembre 2017

parma universitàParma. È stata pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica Environmental Microbiology (http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/1462-2920.13943/full) una ricerca sullo studio della composizione delle comunità batteriche, conosciute come microbiota, che risiedono nell’intestino di diverse tipologie di polli: d’allevamento, ruspanti e selvatici. Lo studio ha fatto ricorso a un approccio multi-omico basato sull’utilizzo di tecniche metagenomiche e di microbiologia classica.
Il progetto presentato nell’articolo è stato coordinato dal prof. Marco Ventura, responsabile del Laboratorio di Probiogenomica del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale e Direttore del Centro Interdipartimentale Microbiome Research Hub dell’Ateneo.
Il lavoro pubblicato ha permesso di confrontare le comunità microbiche intestinali di polli italiani d’allevamento e ruspanti con quella di polli selvatici provenienti dalle Isole Bermuda, nell’Oceano Atlantico. I dati evidenziano importanti differenze a livello di composizione del microbiota intestinale, come pure delle diverse attività metaboliche che queste comunità microbiche sono in grado di svolgere. Infine, il confronto ha chiaramente evidenziato un diverso patrimonio genico del microbiota ciecale dei polli ruspanti/selvatici responsabile della resistenza agli antibiotici rispetto ai polli di allevamento. Questo è il risultato di un processo di co-evoluzione dei polli e dei batteri che risiedono nel loro intestino ed è strettamente dipendente dalla “domesticazione” di questi animali e dal contatto con l’uomo.Lo studio ha inoltre permesso di isolare e caratterizzare in laboratorio le specie batteriche che costituiscono il microbiota intestinale dei polli. Al lavoro è stata dedicata anche la copertina di Novembre della rivista scientifica.Lo studio conferma la trasversalità delle ricerche eseguite all’Università di Parma, che in questo caso hanno coinvolto, oltre al Laboratorio di Probiogenomica, anche l’Unità di Microbiologia del Dipartimento di Scienze Medico-Veterinarie coordinato dalla prof.ssa Maria Cristina Ossiprandi.
Al progetto collaborano diversi gruppi e centri di ricerca nazionali e internazionali: Dipartimento di Scienze Medico-Veterinarie, Università di Parma; APC Microbiome Institute and School of Microbiology, Bioscience Institute, National University of Ireland, Cork, Ireland; Kellogg Biological Station, Michigan State University, MI, USA; Department of Animal Sciences and Carle R. Woese Institute for Genomic Biology, University of Illinois, IL, USA. Allo studio partecipa inoltre GenProbio srl, spin off dell’Università di Parma impegnato nello studio dei batteri probiotici e del microbiota intestinale.
Il lavoro conferma l’impegno del Laboratorio di Probiogenomica dell’Università di Parma e del Centro Interdipartimentale “Microbiome Research Hub” recentemente costituito in Ateneo nell’ambito dello studio del microbiota intestinale, testimoniato dai diversi riconoscimenti internazionali degli ultimi anni, e rappresenta un primo importante passo nella comprensione delle basi molecolari responsabili dell’interazione microrganismi-ospite ma anche delle possibili implicazioni positive o negative sulla salute dell’ospite.

Posted in Cronaca/News, Università/University | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Il ruolo dei batteri intestinali nel neonato

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 novembre 2017

MMBR means - Microbiology and Molecular Biology ReviewsÈ stata pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica “Microbiology and Molecular Biology Reviews” una “invited review” che fornisce una completa ed esauriente trattazione delle attuali conoscenze sulla composizione delle comunità microbiche (microbiota) intestinali nelle prime fasi di vita e sul loro determinante contributo per la salute del neonato. Il team di scienziati di diverse nazionalità che hanno contribuito alla preparazione di questa “review” è stato coordinato dal Prof. Marco Ventura, responsabile del Laboratorio di Probiogenomica del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale e del Centro Interdipartimentale Microbiome Research Hub dell’Università di Parma.Il lavoro intende mostrare come il ruolo del microbiota intestinale sia determinante fin dalle prime fasi di vita dell’uomo e possa esplicare effetti anche nell’età adulta. I dati raccolti e discussi in questa review, unica nel suo genere, intendono offrire al lettore una comprensione completa del microbiota intestinale degli infanti ma anche informazioni riguardanti le nuove tecniche analitiche che permettono di studiare la composizione del microbiota neonatale e la funzione da questo espletata. Inoltre, diversi capitoli della review sono dedicati alla descrizione dei principali gruppi microbici che si ritrovano nell’intestino dei neonati, all’origine del microbiota intestinale e agli interventi che possono essere messi in atto per modularne/modificarne la composizione.Al lavoro è stata dedicata anche la copertina della rivista che verrà pubblicata a giugno 2018. Al progetto collaborano diversi gruppi e centri di ricerca nazionali e internazionali: APC Microbiome Institute and School of Microbiology, National University of Ireland, Cork, Ireland; Laboratory of Microbiology, Wageningen University, Wageningen, The Netherlands; Departamento de Microbiologia y Bioquimica de Productos Lacteos, IPLA–CSIC, Villaviciosa, Asturias, Spain; Department of Nutrition, Food Science and Food Technology, Complutense University of Madrid, Spain; Department of Pediatrics and Larsson-Rosenquist Foundation Mother-Milk-Infant Center of Research Excellence, University of California San Diego, La Jolla, United States; Department of Bacteriology & Immunology University of Helsinki, Finland.Lo studio conferma l’impegno del Laboratorio di Probiogenomica dell’Università di Parma e del Centro Interdipartimentale “Microbiome Research Hub” recentemente costituito in Ateneo nell’ambito della studio del microbiota intestinale, testimoniato dai diversi riconoscimenti internazionali degli ultimi anni, e rappresenta un primo importante passo nella comprensione delle basi molecolari responsabili dell’interazione microrganismi-ospite e dei derivanti effetti positivi o negativi sulla salute dell’ospite.Prof. Marco Ventura (Laboratorio di Probiogenomica, Dipartimento di Scienze Chimiche, della vita e della sostenibilità ambientale e Centro Interdipartimentale Microbiome Research Hub, Università di Parma),

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Il microbiota intestinale, cos’è e come influisce sulla nostra salute

Posted by fidest press agency su domenica, 15 Maggio 2016

batteri patogeniSicuramente tra le più interessanti scoperte della ricerca medica degli ultimi anni ci sono le comunità microbiche (batteri, virus, miceti e in alcuni casi anche protozoi) che popolano il nostro organismo: canale digerente, apparato respiratorio, apparato genito-urinario, cute. Ad appassionare maggiormente è il loro ruolo, la loro importanza, la loro azione all’interno di quello che ormai si è capito essere un super-organismo fatto di due sistemi: il nostro corpo e i microbi. “Indubbiamente di tutto il sistema microbico è quello che vive all’interno dell’apparato digerente a destare maggiore curiosità per il mondo scientifico – dice Domenico Centofanti, vicepresidente della SIME – Parliamo del cosiddetto Microbiota, la comunità microbica che colonizza l’intero canale dalla bocca all’orifizio anale, ma gli organi che ne sono più popolati sono il colon e l’intestino tenue. Una popolazione molto eterogenea e numerosa: circa un chilo di peso, approssimativamente 100 trilioni di batteri, circa dieci volte superiori in numero alle cellule umane, ‘un meta-organo’, com’è stato definito, con il quale abbiamo realizzato un rapporto di perfetta simbiosi, per questa ragione sue alterazioni qualitative e quantitative avranno poi ripercussioni sulla nostra salute. Una comunità batterica con oltre tre milioni di geni, non a caso si parla di Metaboloma intestinale, cioè un vero e proprio organo con delle incredibili attività metaboliche. I batteri del nostro intestino sono stati i primi abitanti della terra, qui vivevano in epoche in cui mancava l’ossigeno, hanno poi trovato all’interno dell’intestino l’ambiente per loro ottimale: caldo, umido, mancanza di ossigeno, buio e cibo. Esiste uno scambio perfetto tra noi e loro, senza di essi, infatti, anche la nostra vita sarebbe impossibile, tant’è che gli animali Germ free, cioè animali senza microbi sin dalla nascita, fatti crescere in una cappa di vetro, sono piccoli, magri e appena liberati e quindi a contatto con il mondo esterno, muoiono. Proprio per questo i microbi non sono dei semplici commensali, ma hanno delle precise funzioni metaboliche e immunologiche. Alla nascita il nostro intestino è sterile, inizia poi la colonizzazione microbica che dipenderà dal tipo di parto, vaginale o cesareo, dall’esposizione ai microbi presenti nell’ambiente, dal tipo di allattamento e dall’alimentazione. Seppur consolidato dopo i primi anni di vita, potrà essere modulato in seguito dal nostro stile di vita, stress, fumo, attività fisica, farmaci, cibo ingerito e da altri fattori, alcuni dei quali ancora da definire. Il suo sviluppo va di pari passo con il nostro sistema immunologico intestinale che sarà, per così dire, da esso educato e quel microbiota sarà poi tollerato da quel sistema immune. Aspetto non trascurabile se si pensa che il 70% del sistema immunitario dell’uomo sia localizzato nell’intestino. Alla funzione immunitaria si associano quella metabolica con regolazione dell’assorbimento di energia, la produzione di vitamine e la funzione protettiva della barriera intestinale. L’alterazione dell’omeostasi, la cosiddetta disbiosi, può portare a conseguenze più o meno gravi come la colonizzazione da parte del Clostridium difficile, diarrea, sindrome dell’intestino irritabile, patologie croniche intestinali. L’azione di questi microrganismi va ben oltre l’intestino, molti studi ormai ci dicono che le persone obese hanno un microbiota intestinale diverso dalle persone magre, se sia la composizione alterata del microbiota la causa dell’obesità o la sua conseguenza è ancora oggetto di studio, ma in ogni caso si è visto che trapiantare il microbiota di un animale grasso in uno magro fa sì che quest’ultimo diventi grasso e viceversa, tutto questo significa che probabilmente esso controlla anche l’aumento di peso dell’uomo. Non solo, sappiamo che modificando il microbiota di un diabetico si possono controllare la glicemia e l’insulino-resistenza.Più in generale esso invia tutta una serie di segnali in un sistema che lo collega al tessuto adiposo, al pancreas, al fegato, al cervello (nutrient sensor pathway), organi che sono continuamente in contatto tra loro. Tutto questo si traduce ad esempio nella possibilità di comunicare al cervello ciò che devo mangiare e ciò che devo assorbire e forse finisce con l’influenzare anche il nostro modo di pensare, il nostro comportamento. Come detto, l’alimentazione e lo stile di vita sono cruciali nella sua formazione prima e nella sua modulazione poi, una dieta bilanciata è di aiuto nell’adulto, ma una particolare attenzione va data alla dieta dei bambini nei primi anni di vita, che sia ricca di fibre, povera di zuccheri semplici, ricca di frutta e verdura, con poche proteine animali. Pensando all’adulto questi consigli vanno seguiti e protratti nel tempo perché diversamente i benefici saranno minimi e il microbiota tenderà a tornare quello originale.
Per ciò che concerne l’utilizzo dei prebiotici e dei probiotici, tra i primi, sostanze non digeribili in grado di stimolare in maniera selettiva la proliferazione e l’attività di uno o di più batteri benefici colici, particolarmente utile è l’inulina (carciofi, cicoria). I probiotici, sono certamente utili, ma purtroppo oggi non ne abbiamo molti rispetto alle migliaia di specie di batteri intestinali. Probabilmente nel futuro avremo probiotici capaci di combattere l’obesità, le malattie infiammatorie, ecc. In ogni caso sembra influenzino l’attività piuttosto che la composizione del microbiota, in questo caso il loro consumo avrebbe effetto benefico anche quando non è alterata la composizione microbica intestinale. “In conclusione i nostri ospiti – commenta il presidente della SIME Emanuele Bartoletti – anche se come dice qualcuno ‘non è l’uomo a ospitare i batteri, ma sono i batteri a ospitare l’uomo’, sono fondamentali per la nostra salute, ma non è ancora ben chiaro come e fino a che punto, così come la possibilità di modificarne composizione. E proprio per questo la nostra società scientifica ha voluto allargare il disco e il confronto scientifico ai temi legati all’alimentazione in senso più ampio”.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Mappato il microbiota intestinale dei malati di lupus eritematoso sistemico

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 ottobre 2014

apparato_digerenteE’ stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica MBio un lavoro riguardante lo studio del microbiota intestinale mediante l’impiego di un approccio metagenomico di soggetti affetti da lupus eritematoso sistemico. Nello specifico si tratta di una malattia cronica di natura autoimmune, che può colpire diversi organie tessuti del corpo. Come per molte malattie autoimmuni si è recentemente ipotizzato che il lupus eritematoso sistemico abbia anche un effetto di natura microbica con alterazione nella composizione della comunità microbica intestinale.
Mentre la parte clinica del progetto è stata eseguita da un gruppo spagnolo la caratterizzazione del microbiota intestinale dei pazienti, mediante l’impiego di un approccio meta genomico, è stata eseguita nel Laboratorio di Probiogenomica del Dipartimento di Bioscienze dell’Università di Parma e lo spin off accademico GenProbio. Questo è stato reso possibile, grazie alla presenza presso questa struttura, di una piattaforma di genomica microbica unica nel suo genere che oltre alla presenza di sequenziatori di DNA di ultima generazione vede anche l’esistenza di un gruppo bioinformatico specializzato nel settore della genomica batterica e analisi metagenomiche.
Il lavoro pubblicato ha permesso di studiare la composizione del microbiota intestinale di pazienti affetti da lupus eritematoso sistemico e ha fornito informazioni importanti riguardanti le possibili relazioni esistenti tra batteri intestinali e malattie autoimmuni.
Questo studio conferma l’impegno del Laboratorio di Probiogenomica, diretto da Marco Ventura, nell’ambito della genomica batterica, testimoniato dai diversi riconoscimenti internazionali degli ultimi anni, e rappresenta un altro importante passo nella comprensione delle basi molecolari responsabili dell’interazione microrganismi-ospite e dei derivanti effetti positivi o negativi sulla salute dell’ospite.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »