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The media today: Midterm coverage beyond Trump

Posted by fidest press agency su domenica, 21 ottobre 2018

By Pete Vernon. After the 2016 contest for the presidency, when many media outlets missed the rise of Donald Trump, they were left grasping for explanations. There had been too much focus on the horse race, not enough coverage of people on the ground, a fundamental misunderstanding of what polls actually say. All were seen as missteps. Now, less than three weeks out from the midterm elections, it’s hard to quantify whether there has been any meaningful shift from empty prognosticating, though news outlets are talking a good game about having learned from the past.For CJR, David Uberti notes that some newsrooms that got Trump’s election spectacularly wrong have done away with their numerical projections entirely. Others have taken steps to tell their audience understand what the numbers mean. “As news organizations rev up their coverage for midterm elections, the credibility of polling analysis is back on the line,” Uberti writes. “And the question of how to predict what might happen looms ever larger given the political stakes, leaving prognosticators to reconsider how they frame predictions for laypeople—if they produce them at all.”The midterms have been cast as a referendum on President Trump, but competitions for Senate and House seats are inherently local competitions. Ahead of November 6, CJR invited writers from around the country to spotlight stories that deserve closer scrutiny in their states. The subjects that the writers chose varied from coal to racial divides to voter suppression, and several dispatches lamented the dwindling resources of local news outlets.
From Montana, Anne Helen Petersen writes that the local press “simply lacks the resources or wherewithal to pursue the larger issues, institutions, and money-flows in depth.” The state’s lone congressional seat is held by Republican Greg Gianforte, who assaulted a reporter on the eve of his special election in the spring of 2017. “How do you cover a candidate whose antagonism towards the press includes physical abuse?” Petersen wonders.
Kris Kobach, the secretary of state of Kansas, is running for governor there. Kobach, a Republican who led President Trump’s voting fraud panel (since disbanded), has turned Kansas into the “epicenter of a national voter-suppression crisis,” Sarah Smarsh reports. “Readers, viewers and listeners deserve to understand the forces that might compromise the power of their ballots, from gerrymandering to unlawful purging of voter rolls,” she writes. “With pivotal midterm races across the country, no election coverage—in Kansas, and beyond—is complete without deep investigations into the voting process.”
And in Virginia, journalists are dealing with how to report on the racial demagoguery spouted by Corey Stewart, a Republican candidate for senate who has been abandoned by leading officials in his own party. “The press and public,” Elizabeth Catte writes, are “putting lessons learned covering Trump, about being less reactionary in news production and consumption, in practice.” Trump’s dominance of national news storylines and his desire to inject his role into hundreds of local races mean that midterm voters may be thinking more nationally than in years past. But as CJR’s dispatches from around the country show, there are plenty of local and regional concerns that deserve coverage, too. (font: CJR Editors)

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Apple News Launches 2018 Midterm Elections Section

Posted by fidest press agency su martedì, 26 giugno 2018

Apple® today announced a new 2018 Midterm Elections section in Apple News®, providing a new resource for timely, trustworthy midterm election information and helping news seekers access the most important reporting and analysis from a diverse set of publishers.The 2018 Midterm Elections section helps readers follow the latest on the elections with breaking news, exclusive highlights and analysis from reliable sources selected by Apple News’ team of experienced editors. Readers can quickly get up to speed on the most relevant topics and candidates by accessing the new section in the Apple News app from a banner across the top of the For You tab, as well as through Top Stories and the Spotlight tab.“Today more than ever people want information from reliable sources, especially when it comes to making voting decisions,” said Lauren Kern, editor-in-chief of Apple News. “An election is not just a contest; it should raise conversations and spark national discourse. By presenting quality news from trustworthy sources and curating a diverse range of opinions, Apple News aims to be a responsible steward of those conversations and help readers understand the candidates and the issues.” Curation has been a guiding principle across Apple News since launch, with a team of editors focused on discovering and spotlighting well-sourced fact-based stories to provide readers with relevant, reliable news and information from a wide range of publishers.

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Le elezioni di midterm:incompleta vittoria repubblicana

Posted by fidest press agency su domenica, 7 novembre 2010

Nella sua conferenza stampa il giorno dopo l’elezione di midterm il presidente Barack Obama ha spiegato che la gente si sente “profondamente frustrata” per il fatto che la ripresa economica è troppo lenta.
Obama stava cercando ovviamente di giustificare la vittoria del Partito Repubblicano che per i prossimi due anni avrà il controllo della Camera dei rappresentanti. Il Senato rimarrà nelle mani del Partito Democratico anche se il Gop è riuscito a ridurre il margine. Non è raro che nelle elezioni di midterm il partito del presidente in carica perda seggi alla Camera ed al Senato. Con il controllo repubblicano della Camera si profilano più tensioni e scontri fra i due partiti.  L’energia  del  Tea Party spingerà il Partito Repubblicano a cercare di disfare l’agenda legislativa di Obama. Sarà difficile perché il controllo democratico al Senato non dovrebbe avere problemi a bloccare disegni di legge estremisti che riflettono l’ala destra del Gop.Il Partito Repubblicano che è stato etichettato il partito del “no” negli ultimi due anni per la sua unanime opposizione all’agenda legislativa di Obama si troverà nella difficile situazione di dovere introdurre soluzioni ai problemi del Paese. Il ruolo di opposizione è stato facile per il Gop. Molto più difficile sarà quello di governare. Ciò si dovrà in parte alle lotte interne ma in particolar modo alla forzata coabitazione con i democratici.  E ovviamente bisognerà sempre fare i conti con la Casa Bianca che dispone della “penna” che permette ad Obama di bloccare disegni di legge mediante l’imposizione del veto.
Le possibili soluzioni repubblicane ai problemi del Paese sono già note. Includono i tagli alle spese,  la riduzione del governo federale e la creazione dei posti di lavoro. Il parlamentare John Boehner, considerato il  probabile leader alla presidenza della Camera, e Mitch McConnell, leader repubblicano al Senato, hanno dichiarato che coopereranno con il presidente. Hanno però anche aggiunto che le elezioni di midtterm si traducono in un ripudio della politica economica di Obama. Quindi toccherà al presidente di avvicinarsi alla direzione del Gop e non il contrario. Se i risultati delle elezioni di midterm hanno favorito i repubblicani  la loro vittoria non è stata completa. Negli Stati del Pacifico i democratici hanno dominato come pure in quelli dell’Atlantico del Nord.
La sconfitta più bruciante per i repubblicani è avvenuta in California. Jerry  Brown è riuscito ad avere la meglio su Meg Whitman, l’ultraricca ex ad di Ebay, la quale aveva speso più di 142 miliardi di dollari per rimpiazzare Arnold Schwarzenegger, l’attuale governatore del Golden State. Lo stesso esito  ha caratterizzato le grosse spese di Carly Fiorina, ex ad di Hewlard-Packard, la quale è stata sconfitta nella sua corsa al Senato da Barbara Boxer. In effetti, gli elettori californiani hanno dimostrato che i voti non si “comprano”. Come si spiega il successo del Partito Democratico nel Golden State e l’ondata repubblicana nel resto della nazione? Per molti analisti si tratta dell’agenda troppo progressista di Obama che ha svegliato i Tea Partiers ed ha energizzato il partito Repubblicano. E perché dunque ciò non è avvenuto in California New York, Washington, e Oregon?
La realtà è che tutte le elezioni sono locali e rispondono a delle dinamiche specifiche. È difficile dunque generalizzare perché le eccezioni a volte sono evidenti come chiarisce lo stato-nazione nella costa del pacifico.
Obama sarebbe dunque ingenuo a cercare troppi compromessi con i repubblicani dato che la loro meta è di riconquistare la Casa Bianca nel 2012. Lo ha detto chiaramente Micth McConnell, leader repubblicano al Senato, in un’intervista alla rivista The National Journal.
Obama lo sa e quindi farà bene a diffidare dei repubblicani. Si tratterà di due anni difficili caratterizzati da una situazione di stallo. Con ogni probabilità la questione economica determinerà il futuro politico di Obama. Come ha detto Harry Reid, l’attuale presidente del Senato, il lavoro principale del governo sarà di “aiutare a creare posti di lavoro”. Soltanto con nuovi posti di lavoro “si risolveranno i problemi economici” ha continuato Reid, il quale è riuscito a sconfiggere Sharron Angle per mantenere il suo incarico al Senato.
Se l’economia si riprende, Obama diverrà imbattibile. In caso contrario  nel 2012  il completo controllo del governo cadrà nelle mani del Gop.(Domenico Maceri)

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U.S.A.: L’astensione al voto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 ottobre 2010

La venticinquenne assistente nel laboratorio di lingue alla mia scuola non ha mai votato in vita sua. Meg Whitman, cinquantaquattro anni, l’ultraricca candidata repubblicana a governatore della California, ha anche lei votato solo sporadicamente. La prima non aveva mai visto la necessità di votare. La seconda ha dichiarato di non essere orgogliosa della sua mancanza ma lo ha spiegato dicendo che era stata occupata con il lavoro e la famiglia. Nessuno dei due casi è atipico. Spesso una buona fetta dell’elettorato americano non si presenta alle urne. Le cifre di assenteismo non sono insignificanti. L’astensione  si aggira spesso sul cinquanta per cento. Una delle più basse astensioni è avvenuta nell’elezione presidenziale del 1960 quando il sessantadue percento degli americani si presentò alle urne. Nell’elezione presidenziale del 1996 solo il 49% partecipò.
Le cifre nelle elezioni di midterm sono sempre più basse perché l’assenza di candidati presidenziali attira meno partecipanti. In questo tipo di elezione l’assenteismo arriva e spesso oltrepassa il sessanta percento. Nell’ultima elezione di questo tipo avvenuta nel 2006 solo il trentacinque percento ha partecipato.  Chi guadagna quando la gente non vota? In linea generale il Partito Repubblicano ottiene grossi vantaggi perché i poveri e meno abbienti quando votano scelgono il Partito Democratico. Ecco come si spiega il fatto che il Gop cerca sempre di spingere per rendere il voto più complesso e difficile. Ciò avviene in parte creando ostacoli alla pertecipazione al voto. Spesso le contee che sono responsabili per condurre le elezioni non spendono abbasanza soldi per il materiale e gli strumenti necessari. Non è atipico dovere affrontare lunghe file nelle contee con poche risorse oppure utilizzare delle macchine elettorali vecchie che causano problemi al conteggio. Perché non vota la gente? Una risposta all’apatia è che le elezioni non hanno valore e che nulla cambierà dato che i politici sono tutti bugiardi e corrotti. Questo è infatti il messaggio del Partito Repubblicano che non fa altro che parlare di meno governo perché l’iniziativa privata sa fare tutto meglio dei burocrati. Nonostante questo messagio gli elettori di fede repubblicana partecipano in numeri più alti degli elettori che tendono verso il Partito Democratico. Non era sempre così.  Fino agli anni 60 molta più gente votava in quanto esisteva un grande divario fra i ricchi e i poveri che in un certo senso si ridusse con i programmi sociali del New Deal di Franklin  Roosevelt e la Great Society di Lyndon Johnson del 1964. L’azione del governo con spinte principalmente del Partito Democratico a beneficio dei cittadini ha avuto l’effetto contrario alla partecipazione al voto. Una volta ridotta l’importanza della questione economica che spingeva molti a votare, le questioni importanti divennero di natura ideologica come i diritti dei gruppi minoritari, la religione, la definizione della famiglia, i gay, ecc. Sono queste delle tematiche che in grande misura hanno attirato elettori repubblicani alle urne.
Nell’ultima elezione presidenziale i giovani ed i gruppi minoritari si sono presentati alle urne in massa ispirati in grande misura dal carisma di Barack Obama. Nell’elezione di midterm di quest’anno del 2 novembre si prevede un forte calo. Si tratta di una situazione triste perché la vittoria repubblicana di una o ambedue le camere continuerebbe a legare le mani dell’agenda legislativa di Obama. Spianerebbe il ritorno di una conquista della Casa Bianca al Partito Repubblicano. La mancanza di votare si nota però in modo significativo nelle situazioni locali. Nella California del Sud, la cittadina di Bell, non lontano da Los Angeles, è stata fonte di problemi per i cittadini. La giunta comunale di Bell era riuscita mediante elezioni speciali a farsi percepire salari stratosferici. Eventualmente tutto è venuto a galla. Si è saputo che in una di queste elezioni solo il 2% dei cittadini aveva votato. Alla fine, la responsabilità per i governanti è dovuta alla partecipazione o mancanza di essa da parte degli elettori. Il voto non è solo un diritto ma anche un dovere che ci protegge dalla possibile tirannia dei nostri eletti. (Domenico Maceri)

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