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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘mieloma multiplo’

Trattamento del Mieloma Multiplo

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 novembre 2018

Ha registrato negli ultimi anni importanti progressi e si prefigurano ulteriori miglioramenti nel prossimo futuro. Ricevere una diagnosi di mieloma 20 anni fa, significava, infatti, poter disporre, dal punto di vista terapeutico, soltanto della chemioterapia tradizionale. Oggi le cose sono molto diverse. Negli ultimi anni vi è stato un incremento dell’aspettativa di vita, che è triplicata o addirittura quadruplicata, passando da 2 a 7 anni. Questo vantaggio significativo è stato ottenuto grazie alla disponibilità di nuovi farmaci con nuovi meccanismi d’azione, quali gli immunomodulanti, gli inibitori del proteasoma, gli anticorpi monoclonali, che hanno migliorato l’efficacia delle terapie e diminuito la tossicità. La vera novità di oggi è l’uso combinato di questi nuovi farmaci, che ne hanno ulteriormente aumentato l’efficacia.
La particolarità di tale patologia, tuttavia, impone profonda e costante attenzione nei confronti di chi ne soffre. Le terapie attuali, infatti, sono in grado di assicurare, nella maggior parte dei casi, un prolungato controllo, ma non la guarigione dal tumore.
L’AIL, dunque, da sempre in prima fila nella lotta contro i tumori del sangue, grazie all’opera delle sue 81 Sezioni Provinciali, è grata ai promotori della Mostra di Arte Contemporanea New Perspective e agli illustri artisti che vi partecipano, poiché essa ha l’obiettivo di sensibilizzare sul Mieloma Multiplo, affidando al ricchissimo linguaggio dell’arte il compito di offrire una nuova percezione (“new perspective”) della difficile realtà della malattia. Conferendo all’esperienza dei pazienti e dei loro familiari nuovi significati e presentando, al contempo, punti di vista inediti, nonché forieri di speranza, New Perspective, in accordo con la mission di AIL, pone al centro dell’attenzione il malato e le sue necessità, non dimenticando naturalmente il ruolo essenziale della Ricerca Scientifica nel raggiungimento dei traguardi futuri.
In tal senso acquista particolare valore la cosiddetta “stanza esperienziale”, la cui finalità informativa contribuisce da un lato a rendere evidente la complessità della malattia e dall’altro documenta la ricaduta positiva proprio della Ricerca sulla qualità di vita del paziente. Il visitatore, infine, grazie ad uno schermo touch può toccare con mano le diverse attività che AIL offre a supporto del malato lungo l’intero percorso terapeutico. (by
Sergio Amadori Professore Onorario di Ematologia Università Tor Vergata di Roma e Presidente Nazionale AIL)

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Tumore: Mieloma multiplo

Posted by fidest press agency su martedì, 27 giugno 2017

madridMadrid. Ogni anno in Italia sono registrate più di 4.400 nuove diagnosi di mieloma multiplo, un tumore del sangue che ha origine nel midollo osseo. Nonostante i recenti progressi nel trattamento della malattia, soltanto il 51% dei pazienti sopravvive 5 anni dopo la diagnosi. Oggi nuove prospettive sono offerte dall’immuno-oncologia, protagonista al 22° Congresso della Società Europea di Ematologia (European Hematology Association, EHA) in corso a Madrid fino al 25 giugno. In particolare elotuzumab, una nuova molecola immuno-oncologica, ha dimostrato un beneficio clinico duraturo garantendo una buona qualità di vita. “Fino ai due terzi dei malati presenta dolore osseo, in particolare alla schiena, al momento della diagnosi e circa il 75% mostra fratture ai raggi X – spiega il prof. Mario Boccadoro, Direttore del Dipartimento di Oncologia ed Ematologia, Città della Salute e della Scienza di Torino -. Sono sintomi debilitanti con un impatto significativo sulla qualità di vita: spesso per queste persone diventa difficile camminare, fare le scale e talvolta non possono più guidare l’automobile. Altro sintomo è l’insufficienza renale che si manifesta alla diagnosi nel 20% dei casi e compare durante l’evoluzione della malattia in almeno il 50% dei pazienti. Molti malati evidenziano cicliche remissioni e recidive, durante le quali sospendono il trattamento per un breve periodo per eventualmente riprenderlo. L’immuno-oncologia, che rinforza il sistema immunitario contro il cancro, ha già dimostrato di essere efficace nel trattamento dei tumori solidi, a partire dal melanoma fino a neoplasie più frequenti come quelle del polmone e del rene in fase avanzata. E oggi sta mostrando risultati importanti anche nei tumori del sangue, in particolare nel mieloma multiplo. Il del beneficio a lungo termine di quest’arma innovativa potrebbe portarci all’obiettivo della cronicizzazione, come già avviene ad esempio in patologie come il diabete”. Elotuzumab ha ricevuto nel maggio 2016 l’approvazione dall’agenzia regolatoria europea (EMA) in base ai risultati dello studio di fase III (ELOQUENT-2) che ha coinvolto 646 pazienti che hanno ricevuto almeno una precedente terapia ed è disponibile in Italia da aprile 2017. Al Congresso di Madrid sono presentati i dati aggiornati a 4 anni di questo studio. “L’Italia ha offerto un contributo importante allo studio ELOQUENT-2 – afferma il prof. Michele Cavo, Direttore Istituto di Ematologia e Oncologia Medica ‘L. A. Seràgnoli’ Università degli Studi-Policlinico S. Orsola-Malpighi Bologna -. Il follow up a 4 anni conferma l’efficacia di elotuzumab nel mantenere la risposta a lungo termine con un buon profilo di tollerabilità. Il 21% dei pazienti trattati con questo nuovo farmaco immuno-oncologico in combinazione con lenalidomide e desametasone (braccio sperimentale) era libero da progressione di malattia o morte rispetto al 14% dei pazienti nel braccio di controllo (trattati con lenalidomide e desametasone), con un incremento relativo del 50% della sopravvivenza libera da progressione”. Per i pazienti trattati nel braccio con elotuzumab si è mantenuta la riduzione del 29% del rischio di progressione o morte rispetto al braccio di controllo (in linea con i dati presentati a 2 e 3 anni di follow up). “Questo beneficio è costante in tutti i sottogruppi di pazienti, compresi quelli a prognosi sfavorevole – sottolinea il prof. Cavo -. Inoltre a quattro anni circa il doppio dei pazienti nel braccio sperimentale (17%) è rimasto in trattamento rispetto al braccio di controllo (9%). E la durata mediana della risposta è stata di 21 mesi con la molecola immuno-oncologica rispetto a 16,8 nel braccio di controllo”.
Il mieloma multiplo origina dalle plasmacellule, cellule localizzate prevalentemente nel midollo osseo e specializzate nella produzione delle immunoglobuline (anticorpi che ci permettono di difenderci dalle infezioni). L’incidenza della malattia aumenta con l’età: è più frequente negli over 65 (il 38% è over 70), solo il 2% dei pazienti è under 40. “In un terzo dei casi – continua il prof. Boccadoro – la diagnosi è ‘casuale’, dopo esami del sangue di routine che possono fornire una prima indicazione della presenza del tumore, attraverso l’osservazione di elevati livelli di immunoglobuline”. “La terapia si è basata per molti decenni sulla somministrazione di farmaci chemioterapici, con l’eventuale aggiunta della radioterapia – conclude il prof. Cavo -. I risultati ottenuti però sono stati modesti, per l’elevata resistenza delle cellule tumorali ai trattamenti utilizzati. In seguito, l’applicazione del trapianto di cellule staminali ha migliorato i risultati, ma ancora più rilevante è stato l’impatto derivante dall’uso dei ‘nuovi farmaci’, non chemioterapici. In particolare le molecole immuno-oncologiche aprono nuove vie sia per il loro meccanismo d’azione che permette di controllare con più efficacia la malattia che per l’ottimo profilo di tossicità che le rende ‘partner’ ideali di altre terapie target. Nell’immediato futuro si stanno aprendo importanti prospettive anche grazie alla combinazione delle molecole immuno-oncologiche”.

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Mieloma multiplo: parere favorevole del CHMP per elotuzumab

Posted by fidest press agency su martedì, 2 febbraio 2016

commissione europeaIl Comitato per i medicinali per uso umano (CHMP) dell’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) ha espresso parere favorevole per elotuzumab, anticorpo sperimentale immunostimolante, nel trattamento del mieloma multiplo in combinazione con lenalidomide e desametasone nei pazienti che hanno ricevuto almeno una precedente terapia. La richiesta sarà ora riesaminata dalla Commissione Europea, che ha l’autorità di approvare i medicinali nell’Unione Europea.
“Il parere positivo del CHMP significa che siamo a un passo dall’offrire una nuova opzione terapeutica ai pazienti europei con mieloma multiplo che hanno già ricevuto almeno una precedente terapia” ha affermato Michael Giordano, senior vice president, head of Development, Oncology, Bristol-Myers Squibb. “Attendiamo ora la decisione della Commissione Europea per poter estendere ai pazienti con mieloma multiplo il progresso offerto dall’immuno-oncologia”.
Il parere favorevole del CHMP si basa sui dati dello studio di fase III, in aperto, ELOQUENT-2, che ha valutato elotuzumab in combinazione con lenalidomide e desametasone (ERd) vs lenalidomide e desametasone (Rd). I risultati dello studio clinico hanno mostrato una riduzione del 30% del rischio di progressione della malattia o di morte con ERd rispetto a Rd e un aumento relativo del 52% del tasso di sopravvivenza libera da progressione a due anni. Le reazioni avverse più comuni (> 20%) con ERd vs Rd erano rispettivamente: affaticamento (61,6% vs 51,7%), diarrea (46,9% vs 36,0%), febbre (37,4% vs 24,6%), costipazione (35,5% vs 27,1%), tosse (34,3% vs 18,9%), neuropatia periferica (26,7% vs 20,8%), nasofaringite (24,5% vs 19,2%), infezioni dell’apparato respiratorio superiore (22,6% vs 17,4%), diminuzione dell’appetito (20,8% vs 12,6%) e polmonite (20,1% vs 14,2%). I risultati sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine il 2 giugno 2015.
Elotuzumab è un anticorpo immunostimolante che ha come bersaglio specifico SLAMF7 (Signaling Lymphocyte Activation Molecule Family member 7), una glicoproteina di superficie espressa sulle cellule di mieloma, indipendentemente dalle anomalie citogenetiche, sulle cellule Natural Killer (NK), sulle plasmacellule e, a livelli più bassi, su una sottopopolazione specifica di cellule immunitarie differenziate della linea ematopoietica.
Elotuzumab agisce attraverso un duplice meccanismo d’azione: legandosi a SLAMF7 sulle cellule NK le attiva direttamente e, legandosi a SLAMF7 sulle cellule di mieloma, le rende sensibili al riconoscimento e alla distruzione da parte delle cellule NK, attraverso il meccanismo di citotossicità cellulo-mediata anticorpo-dipendente.
Il 30 novembre 2015, la Food and Drug Administration ha approvato elotuzumab in combinazione con lenalidomide e desametasone per i pazienti con mieloma multiplo che avevano ricevuto da una a tre precedenti linee di terapia. La sicurezza e l’efficacia di elotuzumab devono essere ancora valutate da altre Autorità sanitarie.
Bristol-Myers Squibb e AbbVie hanno sviluppato insieme elotuzumab, ma solo Bristol-Myers Squibb sarà impegnata nella commercializzazione del farmaco.
Il mieloma multiplo è una neoplasia ematologica, o del sangue, maligna che si sviluppa nel midollo osseo. Si manifesta quando una plasmacellula, un tipo di cellula presente nella parte centrale del midollo osseo, diventa cancerosa e si moltiplica senza controllo. Sintomi comuni del mieloma multiplo sono dolore osseo, affaticamento, insufficienza renale e infezioni.
Malgrado i recenti avanzamenti degli ultimi anni nel trattamento del mieloma multiplo, soltanto meno della metà dei pazienti sopravvive 5 o più anni dopo la diagnosi. Una caratteristica comune per molti pazienti è che manifestano cicliche remissioni e recidive, durante le quali sospendono il trattamento per un breve periodo per eventualmente riprenderlo. Si stima che annualmente siano diagnosticati più di 114.200 nuovi casi di mieloma multiplo e che più di 80.000 persone muoiano per questa malattia nel mondo.

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Mieloma multiplo: elotuzumab riduce del 30% rischio progressione malattia

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 giugno 2015

New England Journal of MedicinePassi in avanti significativi nel trattamento del mieloma multiplo. Elotuzumab, anticorpo sperimentale immuno-stimolante, ha dimostrato di ridurre del 30% il rischio di progressione della malattia o di morte. I dati emergono da ELOQUENT-2, studio randomizzato di fase III in aperto, pubblicato nell’edizione online del New England Journal of Medicine. E l’Italia ha svolto un ruolo di primo piano in questo studio. ELOQUENT-2 ha valutato elotuzumab in combinazione con il trattamento standard lenalidomide e desametasone rispetto a lenalidomide e desametasone nel mieloma multiplo in recidiva o refrattario. Lo studio ha dimostrato un aumento della sopravvivenza libera da progressione e della risposta obiettiva.
“Il mieloma multiplo, nonostante i passi in avanti nei trattamenti, è una malattia ancora in gran parte non curabile”, ha affermato Sagar Lonial, M.D. chief medical officer al Winship Cancer Institute of Emory University School of Medicine. “I dati di ELOQUENT-2 sono significativi perché mostrano che aggiungendo elotuzumab al trattamento standard si ottiene una sorprendente riduzione del rischio di progressione della malattia, che si mantiene nel tempo. È la dimostrazione del beneficio del trattamento immuno-oncologico nel mieloma multiplo”. I risultati dello studio ELOQUENT-2 sono stati presentati a Chicago al Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) che si è concluso ieri. Presentati all’ASCO anche i risultati di uno studio di fase II che ha valutato elotuzumab in combinazione con bortezomib e desametasone rispetto a bortezomib e desametasone in pazienti con mieloma multiplo in recidiva o refrattario. In linea con i dati di ELOQUENT-2, i risultati di questo studio di fase II hanno mostrato una riduzione del 28% del rischio di progressione della malattia o di morte nel braccio elotuzumab, bortezomib e desametasone rispetto a bortezomib e desametasone. “Questi studi, che hanno valutato elotuzumab in combinazione con un immuno-modulatore o un inibitore del proteasoma, dimostrano che elotuzumab, un anticorpo immuno-stimolante, possiede potenzialità come nuova modalità di trattamento del mieloma multiplo”, ha commentato Michael Giordano, senior vice president, Head of Development, Oncology, Bristol-Myers Squibb. “Continuiamo a fare grandi progressi nel nostro obiettivo di espandere il ruolo dell’immuno-oncologia nei tumori ematologici, come il mieloma multiplo. Siamo in attesa dei risultati di un follow-up prolungato di ELOQUENT-2 perché un miglioramento dei risultati a lungo termine, inclusa la sopravvivenza, è fondamentale per i pazienti”.
Elotuzumab è un anticorpo sperimentale immuno-stimolante che ha come bersaglio SLAMF7 (Signaling Lymphocyte Activation Molecule), una glicoproteina di superficie altamente e uniformemente espressa nelle cellule di mieloma e sulle cellule Natural Killer (NK), ma non nei tessuti normali o nelle cellule staminali ematopoietiche. Elotuzumab è attualmente in sperimentazione per valutare se la molecola possa selettivamente colpire le cellule di mieloma. Si pensa che elotuzumab agisca attraverso un duplice meccanismo d’azione: legandosi a SLAMF7 sulle cellule NK, le attiva direttamente, e legandosi a SLAMF7 sulle cellule di mieloma, le rende sensibili al riconoscimento e alla distruzione da parte delle cellule NK.
A maggio 2014, la Food and Drug Administration (FDA) ha concesso ad elotuzumab la designazione di ‘Breakthrough Therapy’ per l’utilizzo in combinazione con uno dei trattamenti per il mieloma multiplo (lenalidomide, usato in combinazione con desametasone) nei pazienti che avevano ricevuto uno o più linee di terapia precedenti. Elotuzumab è una molecola sperimentale e la sua sicurezza ed efficacia non sono state valutate dalla FDA o da altra autorità regolatoria sanitaria.
Bristol-Myers Squibb e AbbVie hanno sviluppato insieme elotuzumab, ma solo Bristol-Myers Squibb sarà impegnata nella commercializzazione del farmaco.
Il mieloma multiplo è una neoplasia ematologica, o del sangue, maligna che si sviluppa nel midollo osseo. Si manifesta quando una plasmacellula, un tipo di cellula presente nella parte centrale del midollo osseo, diventa cancerosa e si moltiplica senza controllo. Malgrado i recenti avanzamenti degli ultimi anni nel trattamento del mieloma multiplo, soltanto il 45% dei pazienti sopravvive 5 anni. Una caratteristica comune per molti pazienti è che manifestano cicliche remissioni e recidive, tra le quali sospendono il trattamento per un breve periodo per eventualmente riprenderlo. Dopo la recidiva, meno del 20% dei pazienti è vivo a 5 anni. Si stima che annualmente siano diagnosticati globalmente più di 114.200 nuovi casi di mieloma multiplo e che più di 79.000 persone muoiano per questa malattia nel mondo.

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Mieloma multiplo: nuova procedura salva il rene

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 aprile 2009

L’emodialisi estesa con un dializzatore a soglia elevata (HCO-HD) migliora gli esiti nei pazienti con mieloma multiplo ed insufficienza renale dialisi-dipendente. Nonostante le ridotte dimensioni dello studio, è stato dimostrato che una combinazione di chemioterapia ed HCO-HD migliora la funzionalità renale e la sopravvivenza complessiva in questa popolazione. Era stato precedentemente dimostrato che solo il 25 percento di questi pazienti è in grado di sospendere la dialisi con il tempo, ma con questa nuova procedura ciò accade nel 74 percento dei casi, ed i pazienti in cui si ripristina la funzione renale presentano una sopravvivenza significativamente migliorata, il che risulta eclatante a fronte della pessima prognosi storicamente attribuita a questi pazienti. E’ plausibile che i pazienti che recuperano la funzionalità renale vadano anche incontro ad un miglioramento della qualità della vita, specialmente a fronte della liberazione dalla dialisi. L’emodialisi estesa con HCO-HD è in grado di rimuovere grandi quantità di FLC, che sono sottoprodotti della sintesi delle immunoglobuline: in situazioni fisiologiche, esse vengono rapidamente rimosse dalla circolazione tramite la clearance renale, ma la proliferazione clonale di cellule plasmatiche può determinare una concentrazione sierica di FLC monoclonali diverse migliaia di volte più elevata del normale nei pazienti con mieloma multiplo. Questa complicazione è responsabile del 70 percento circa delle insufficienze renali dialisi-dipendenti in questa popolazione. (Clin J Am Soc Nephrol. 2009; 4:  745-54)

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