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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 193

Posts Tagged ‘migranti’

Il PE chiede maggiore protezione dei migranti dalle violazioni dei diritti umani

Posted by fidest press agency su sabato, 22 maggio 2021

Bruxelles. Il Parlamento critica la Commissione europea e alcuni paesi dell’UE per l’uso eccessivo di accordi informali sul rimpatrio e la riammissione dei migranti irregolari. Il Parlamento ha adottato una risoluzione, con 358 favorevoli, 309 contrari e 26 astensioni, che fornisce raccomandazioni sulla protezione dei diritti umani nel quadro della politica esterna di asilo e migrazione UE. Il testo rileva che, dal 2016, l’UE e alcuni Stati membri hanno concluso molti accordi e intese bilaterali informali con paesi terzi sul rafforzamento delle capacità di controllo e gestione delle frontiere, sulla lotta al traffico di esseri umani e sul rimpatrio e la riammissione dei migranti irregolari. La risoluzione evidenzia diverse tendenze preoccupanti sui diritti umani che derivano da tali accordi informali, che sono conclusi senza il dovuto controllo democratico e la supervisione parlamentare e non sono soggetti al controllo giudiziario. I deputati inoltre esortano la Commissione europea a negoziare e firmare accordi formali di riammissione con i paesi terzi e notano l’assenza di adeguati meccanismi operativi di segnalazione, monitoraggio, valutazione e responsabilità per seguire i casi individuali e rispondere alle potenziali violazioni, così come la mancanza di rimedi giudiziari efficaci per le persone i cui diritti potrebbero essere stati violati. Il PE sottolinea che i diritti dei richiedenti asilo dipendono proprio dalla possibilità che un tribunale verifichi l’avvenuta violazione dei loro diritti umani.Una panoramica completa e pubblica dei finanziamenti UE ai paesi terzi per facilitare la cooperazione sulle questioni migratorie rimane tutt’ora indisponibile, nota il testo. I deputati chiedono alla Commissione di garantire la piena trasparenza, anche stabilendo una tale panoramica. Il PE chiede infine informazioni dettagliate su qualsiasi altra misura di sostegno fornita dalle agenzie europee, come Frontex, al fine di garantire che i deputati possano controllare efficacemente come viene speso il bilancio UE.

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Migranti, Cirielli (FdI): “Polfer merita encomio, altro che indagini”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 marzo 2021

“In merito alla presunta aggressione ai danni di due migranti irregolari da parte della Polfer, a bordo di un treno nella stazione di Genova Brignole, si evitino speculazioni mediatiche e politiche. Totale sostegno e fiducia nell’operato degli agenti”. Lo dichiara, in una nota, il Questore della Camera e coordinatore della Direzione Nazionale di Fratelli d’Italia Edmondo Cirielli (FdI): “Altro che indagini, inchieste o spiegazioni a Striscia la Notizia. Ci vorrebbe un encomio per i poliziotti che, ormai ogni giorno, rischiano la loro incolumità e a volte anche la vita per garantire la nostra sicurezza sui treni, messa sempre più a repentaglio dalla presenza illegale di tantissimi stranieri. La responsabilità politica, ovviamente, è delle sinistre e dei Cinque Stelle che, con la complicità del ministro Luciana Lamorgese, continuano a favorire l’immigrazione clandestina e incontrollata, al di fuori anche delle norme in vigore dell’Unione Europea. Piuttosto, ora, si accerti perchè i migranti irregolari che si nascondevano nel bagno del treno fossero liberi di circolare per l’Italia senza alcun controllo. Chi doveva vigilare e non lo ha fatto?” conclude Cirielli.

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La Colombia intende regolarizzare i rifugiati e i migranti venezuelani

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 febbraio 2021

L’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, e l’OIM, Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, hanno elogiato ieri l’iniziativa della Colombia di riconoscere uno status di protezione temporanea di dieci anni ai venezuelani presenti nel Paese.La Colombia ospita 1,7 milioni di venezuelani, che rappresentano più del 37% dei circa 4,6 milioni di rifugiati e migranti venezuelani in America Latina e nei Caraibi. Più della metà della popolazione venezuelana in Colombia non ha uno status regolare, il che influisce sulla sua capacità di accedere a servizi essenziali, protezione e assistenza.“Questo coraggioso gesto umanitario serve da esempio per la regione e per il resto del mondo. È un gesto che cambia la vita a 1,7 milioni di venezuelani costretti a fuggire che ora beneficeranno di maggiore protezione, sicurezza e stabilità mentre sono lontani da casa”, ha detto l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi, che si trova attualmente in Colombia per valutare i bisogni umanitari.“Ci congratuliamo con la Colombia per la sua straordinaria generosità e il suo impegno a garantire protezione ai venezuelani costretti a fuggire. Questa decisione è un modello di pragmatismo e umanità”.Con la pandemia di COVID-19 che aggrava i bisogni in tutta la regione, molti rifugiati e migranti venezuelani, così come le comunità locali, lottano per sopravvivere mentre affrontano l’aggravamento della povertà, la perdita del lavoro, gli sfratti, la fame e la mancanza di cibo e di accesso alle cure mediche.Lo status di protezione temporanea permetterà anche l’accesso ai servizi di base, tra cui il sistema sanitario nazionale e i piani di vaccinazione anti COVID-19. La regolarizzazione è anche la chiave per soluzioni a lungo termine, compreso l’accesso al mercato del lavoro, il quale a sua volta serve a diminuire la dipendenza delle persone dall’assistenza umanitaria, contribuendo anche alla ripresa socio-economica del paese dopo il COVID-19.“La regolarizzazione dei rifugiati e dei migranti venezuelani in Colombia attraverso la concessione di un generoso status di protezione temporanea è una chiave per facilitare la loro integrazione socio-economica e l’accesso al sistema sanitario nazionale e alle campagne di vaccinazione anti COVID-19”, ha detto il direttore generale dell’OIM António Vitorino.“Il governo della Colombia ha dimostrato ancora una volta grande solidarietà e leadership. La sua decisione serve da esempio per il mondo”.L’attuazione di un’iniziativa di tale portata richiederà un investimento significativo in termini di tempo, logistica e risorse. OIM e UNHCR, come co-leader della Piattaforma Regionale di Coordinamento Inter-agenzia per i Rifugiati e i Migranti dal Venezuela (R4V), e in coordinamento con i loro 159 partner, sono pronti a contribuire con le loro competenze tecniche, la presenza sul campo, la capacità logistica e le risorse per sostenere la realizzazione di questa importante iniziativa.
Ribadendo la necessità di solidarietà e sostegno alla Colombia e ad altri paesi che ospitano rifugiati e migranti, l’OIM e l’UNHCR chiedono alla comunità internazionale di continuare a fornire finanziamenti adeguati e tempestivi per garantire il successo di questo impegno innovativo.

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Il 3% dei contagiati totali in Italia sono migranti e cittadini di origine straniera

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 febbraio 2021

Amsi,UMEM e Uniti per Unire; Appello al nuovo Governo, Urge una nuova legge d’immigrazione italiana-Europea, presentano statistiche “Osservatorio interculturale anti-Covid 19* Cosi l’associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi), l’Unione medica euro mediterranea (UMEM) e il Movimento Uniti per Unire presentano le statistiche e riflessioni osservatorio inter culturale anti Covid in Italia e nel mondo in base allo sportello congiunto online e della collaborazione delle numerose associazioni in Italia e all’estero che sono più di 1000 ed i nostri rappresentanti UMEM e Amsi negli 80 paesi euro mediterranei, in Africa, Paesi del Golfo, Europa, Russia, Iran, Paesi sudamericani ed asiatici.Iniziamo ad elencare alcuni punti importanti delle statistiche e delle riflessioni Anti Covid 19 in Italia tra i migranti e cittadini di origine straniera:
-il 3% dei contagiati totali in Italia sono migranti e cittadini di origine straniera, la percentuale si è dimezzata negli ultimi 6 mesi;
– È aumentata del 30% la richiesta di un consulto psicologico per combattere ansia, paura e depressione e questi disagi nascono anche da motivazioni economiche;
– Sono aumentate del 50% le patologie articolari e vertebrali tra i migranti per motivi di stress, sovrappeso, maggiori sforzi e lavoro da domicilio;
-Sono aumentate le richieste per tutte le visite specialistiche; in Gastroenterologia del 25%, Ginecologia del 30%, Cardiologia del 15%, Pediatria del 30%, Neurologia del 20%, Psichiatria del 10%, Pneumologia 60%e la diagnostica d’immagine del 35%;
-sono aumentate del 40% le richieste di circoncisioni da parte delle famiglie musulmane viste le difficoltà a recarsi alle strutture sanitarie e ritornare nei Paesi di origine;
– Il protocollo più utilizzato dai cittadini stranieri è quello domiciliare e nei primi 5 giorni con quarantena fiduciaria;
-le comunità straniere si informano maggiormente tramite i medici di famiglia, medici di fiducia e medici di madre lingua;
– È aumentato il numero dei medici e professionisti di origine straniera che desidera recarsi in Italia per lavoro ma ci sono difficoltà riguardo il permesso di soggiorno per motivi di lavoro e il periodo lungo di riconoscimento del titolo ottenuto all’estero;
– È aumentata la collaborazione e solidarietà tra i cittadini italiani e di origine straniera testimoniata sia a livello personale che con iniziative congiunte a favore di chi sta in difficoltà sia italiani che migranti.
“La sanità italiana ha bisogno di fare un salto di qualità amministrativo, organizzativo e bisogna valorizzare le buone pratiche, valorizzando i professionisti della sanità sia italiani che di origine straniera oltre che con una maggiore internazionalizzazione e collaborazioni a livello mondiale, per arricchirsi ulteriormente di buone pratiche e di esperienze costruttive per combattere tutte le problematiche irrisolte”, spiega Foad Aodi.

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Migranti, Cirielli (FdI): interrogazione a Lamorgese per poliziotti senza misure di sicurezza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 novembre 2020

“Le fotografie dei poliziotti assembrati insieme ai migranti a bordo di un aereo di Stato, in barba ad ogni normativa in vigore anti-Covid, sono indegne di un Paese civile. Il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese si scusi subito con gli agenti della Polizia di Stato, anche se è ormai evidente che non è in grado di gestire l’emergenza legata al fenomeno degli sbarchi”. Lo dichiara, in una nota, il Questore della Camera e presidente della Direzione Nazionale di Fratelli d’Italia Edmondo Cirielli che annuncia: “Su questo sconcertante episodio presenterò un’interrogazione parlamentare sia al ministro Lamorgese che al ministro della Salute Roberto Speranza perché, per colpa delle scellerate politiche dell’accoglienza indiscriminata messe in atto dal Governo Pd – M5S, si continuano a mettere in pericolo, ogni giorno, la salute e la sicurezza sia delle Forze dell’Ordine che degli italiani. Il premier Conte e il ministro Lamorgese, piuttosto, facciano prevalere il buon senso: adottino subito il blocco navale proposto da Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia e garantiscano a tutte le Forze dell’Ordine gli strumenti di protezione utili per evitare la diffusione del virus tra il personale in servizio” conclude Cirielli.

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Migranti: misure di contrasto immigrazione clandestina

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 novembre 2020

“Oggi finalmente il ministro dell’Interno Lamorgese annuncia al suo omologo francese che l’Italia contrasterà gli sbarchi illegali con “il posizionamento di assetti navali o aerei che possano avvertire le autorità tunisine di eventuali partenze da quei territori in modo che possano intervenire in autonomia nelle loro acque territoriali”. Come ha giustamente fatto notare il presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni si tratta della storica proposta di FDI del “blocco navale al largo delle coste africane in accordo con le autorità locali”. Se serve aiuto, visto che il Governo italiano si ritrova solo ora a lavorare a questa ipotesi dopo anni di politiche immigrazioniste, Fratelli d’Italia si mette a disposizione per condividere le ampie conoscenze acquisite sulla materia”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Giovanbattista Fazzolari, responsabile nazionale del programma di FdI.

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Lojze Kovacic: I migranti – Libro 1

Posted by fidest press agency su domenica, 25 ottobre 2020

collana Oceani, trad. Martina Clerici, pp. 360, 20 euro La nave di Teseo. La più grande opera letteraria slovena arriva finalmente in Italia. Il primo volume di questa serie autobiografica in tre parti inizia nel 1938 con l’espulsione della famiglia Kovacic dalla loro casa in Svizzera, portando infine al loro insediamento nel paese di origine del padre, in Slovenia. Prima di lasciare la casa, il figlio di dieci anni immagina il paese di suo padre come un paese dalla bellezza fiabesca, ma mentre si dirigono verso la terra del loro esilio, la famiglia si rende conto che ogni sforzo per rendere questo posto la loro casa sarà vano. Di fronte alla miseria, alla fame e all’ostilità, il ragazzo rifiuta di imparare lo sloveno e tace, i suoi dintorni diventano un abisso sociale, culturale e mentale. Narrato in prima persona da questo ragazzo dall’ingenuità misteriosa, il romanzo segue il viaggio della sua famiglia in un frammentato mosaico di ricordi. Alcuni sono innocenti e teneri, mentre altri sono infelici e spietati, dando vita a una descrizione profonda e straziante di un periodo lacerato dal conflitto, che si riflette nella potente e innovativa padronanza del linguaggio dell’autore.

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Immigrazione: Netto calo dei migranti non comunitari

Posted by fidest press agency su martedì, 20 ottobre 2020

Per la prima volta, dopo diversi anni, nel 2019 è diminuito il numero degli stranieri non comunitari regolarmente soggiornanti in Italia: dai 3.717.000 dell’anno precedente a circa 3.615.000 (una quota sostanzialmente analoga a quella del 2011), per un calo di ben 101.600 unità (-2,7%). In 10 anni, l’unico altro decremento si è verificato nel 2016, a causa del contestuale boom di acquisizioni di cittadinanza (oltre 201.000): una spiegazione che però non vale per il calo del 2019, quando le acquisizioni di cittadinanza non hanno conosciuto un aumento così significativo rispetto all’anno precedente. Lo anticipa il Dossier Statistico Immigrazione 2020, 30° edizione, realizzato dal Centro studi e ricerche IDOS in partenariato con Confronti, che verrà presentato il prossimo 28 ottobre. Al forte decremento del 2019 fa da contrappeso, piuttosto, un corrispondente aumento del numero dei non comunitari scivolati nell’irregolarità: già stimati in 562.000 alla fine del 2018, quando è entrato in vigore il primo Decreto “sicurezza”, si è calcolato che, proprio per effetto di quest’ultimo, sarebbero cresciuti di 120-140.000 nei due anni successivi, arrivando a oltre 610.000 a fine 2019 e a quasi 700.000 alla fine del 2020, se nel frattempo non fosse intervenuta la regolarizzazione della scorsa estate, che ha raccolto in totale circa 220.500 domande.L’abolizione dei permessi per motivi umanitari, stabilita dal Decreto “sicurezza” del 2018, congiunta sia alla politica dei “porti chiusi” e dei respingimenti sia alla perdurante mancanza, dal 2011, di una programmazione degli ingressi stabili di lavoratori stranieri dall’estero, ha contribuito per un verso a svuotare i centri di accoglienza (i cui ospiti sono scesi da 183.800 nel 2017 a 84.400 a fine giugno 2020, per una fuoriuscita netta di quasi 100.000 migranti in appena due anni e mezzo) e per altro verso a un drastico calo della percentuale di riconoscimento delle domande di protezione presentate in Italia (dal 32,2% del 2018 ad appena il 19,7% del 2019, la metà della media europea). Due circostanze che concorrono strutturalmente a ingrossare le fila già assai nutrite degli immigrati irregolari nel paese.Nel primo caso, perché molte delle persone espulse dai centri di accoglienza, dopo il varo del Decreto del 2018, erano richiedenti asilo e titolari di protezione umanitaria che, dispersisi sul territorio, sono di lì a poco divenuti irregolari sia per le più ridotte possibilità di accedere a una forma di protezione sia per l’impossibilità di rinnovare quella umanitaria; e, nel secondo caso, perché l’aumentata quota di “diniegati”, congiunta all’alta probabilità di non poter effettuare il loro rimpatrio a causa dei limitati accordi di riammissione con i paesi d’origine (appena 7.000 rimpatri effettuati nel 2019, il 30,1% dei 23.400 migranti irregolari intercettati nell’anno, solo di poco superiori ai 6.800 rimpatri del 2018 e ai 6.500 del 2017), destina anche costoro al rilascio sul territorio nazionale in una situazione di irregolarità (dopo una inutile reclusione media di circa 60 giorni in un Cpr, su un limite massimo di 180 stabilito – raddoppiando il termine precedente – sempre dal Decreto del 2018).È noto come lo stato di irregolarità esponga gli immigrati non solo a venire sfruttati come lavoratori in nero, e quindi privi di diritti, ma anche a essere reclutati da organizzazioni criminali, che prediligono pescare nel sommerso la manodopera necessaria per le proprie attività illegali. Del resto, ancora una volta nel 2020 il Decreto flussi, appena pubblicato, destina ben i tre quinti degli appena 30.850 “ingressi” annui previsti o a lavoratori stagionali o a conversioni del permesso di soggiorno, cioè o a ingressi temporanei o a immigrati già presenti in Italia.

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Migranti: l’Europa non può rimanere in silenzio di fronte alla tragedia di Lesbo

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2020

Sono circa 12.000 le persone abbandonate a sé stesse dopo l’incendio del campo di Moria. Tra rimpalli di responsabilità, silenzi e rifiuti i paesi europei stanno tradendo, in un solo colpo, la propria fede democratica e l’ambizione di divenire un modello internazionale basato su una proposta politica e culturale improntata all’accoglienza, all’inclusione, al rispetto dei diritti umani e civili.Mentre lentamente l’UE annuncia di voler mettere mano a un nuovo Patto per l’immigrazione nel campo profughi si muore di fame, si sopravvive in condizioni precarie e inumane.È necessario non temporeggiare nell’immobilismo e intervenire prontamente per accogliere i migranti che si trovano sull’isola in una situazione drammatica.È vero che ogni paese sta facendo i conti con la crisi economica causata dalla pandemia, con le disuguaglianze e le iniquità che ha determinato: le istituzioni sono impegnate a studiare piani e stanziamenti per impiegare le risorse necessarie a rilanciare le economie nazionali più o meno compromesse. Ma questo non può e non deve far dimenticare a nessuno che, perdendo la forte vocazione umanitaria e solidale che ha ispirato la costituzione della comunità europea, l’Europa sarà sempre più relegata a un ruolo marginale, circoscritto all’ambito economico-finanziario e burocratico.È indispensabile, in questa fase delicata, riprogrammare non solo il piano di azione e di intervento dell’Europa, ma ridefinirne gli obiettivi politici e culturali: scegliere la tutela dell’ambiente e dei diritti comporta precise responsabilità a cui è chiamata a rispondere ora e negli anni a venire.

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Migranti minorenni

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 settembre 2020

Oltre 200.000 minori stranieri non accompagnati, in fuga da conflitti, persecuzioni o violenze, hanno chiesto asilo in Europa negli ultimi cinque anni, ma è probabile che il numero di bambini e ragazzi arrivati sia molto più alto, molti tra loro, infatti, sono costretti a un’esistenza nell’ombra in Europa, a rischio di sfruttamento e abuso. Lo afferma il nuovo rapporto “Protection Beyond Reach” di Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini e garantire loro un futuro, diffuso oggi a cinque anni dal giorno in cui il piccolo Alan Kurdi perse la vita in un naufragio di fronte alla costa turca nel tentativo di raggiungere la salvezza in Europa. Da allora, più di 700 minori, neonati compresi, hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere le coste europee[1], durante pericolosi viaggi via mare.Mentre ad alcuni minori sono state garantite sicurezza e protezione, molti altri incontrano ostacoli nell’ottenere lo status di rifugiato, o comunque la tutela prevista per la loro minore età, vivono nella paura costante di essere espulsi o detenuti e si vedono negare la possibilità di ricongiungersi con i membri della famiglia che vivono altrove in Europa, segnala con preoccupazione il rapporto. I bambini e gli adolescenti che viaggiano da soli o con la loro famiglia, hanno diritti e bisogni specifici e devono essere garantite loro innanzitutto sicurezza e protezione. Al contrario, nonostante alcuni importanti passi avanti come l’adozione da parte dell’Italia della “Legge Zampa” (L. 47/2017) sulla protezione e l’accoglienza dei minori non accompagnati, l’UE e gli Stati membri hanno risposto con misure sempre più restrittive e pericolose, afferma l’Organizzazione.In Italia si segnala che l’attuale incremento di arrivi via mare a Lampedusa vede coinvolti anche molti minori non accompagnati, 2.168 dall’inizio dell’anno al 31 agosto, e nuclei familiari con bambini, sui quali il gravissimo sovraffollamento dell’hotspot e il prolungarsi dei tempi di trasferimento verso centri di accoglienza idonei a ospitarli, rischia di avere un impatto fortemente negativo. Save the Children è presente sull’isola con un team di operatori per la protezione dei minori. “Auspichiamo che la condizione delle persone più fragili, dei bambini, dei minori soli, delle donne vittime di violenze e di tutti coloro che giungono in Italia spesso dopo situazioni di grave sofferenza vissute durante il viaggio e, in molti casi nei centri di detenzione in Libia, sia al centro dell’incontro di oggi tra le autorità locali e il Governo. E’ necessario velocizzare le procedure di trasferimento, assicurando che ai minori non accompagnati vengano riconosciuti tutti i fondamentali diritti sanciti dalla Legge Zampa, a partire da un’accoglienza immediata degna di questo nome, l’assistenza sanitaria e la nomina di un tutore” ha dichiarato Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children.
Altrettanta attenzione merita la situazione dei minori presso un confine lontano dai riflettori, quello tra Italia e Francia, in particolare nell’area di Ventimiglia, dove al momento minori accompagnati e nuclei familiari, a fronte della chiusura del campo Roja, risultano, al pari degli altri migranti e richiedenti asilo, privi di accoglienza e rischiano di finire nelle mani dei trafficanti allo scopo di varcare il confine verso la Francia. Notizie preoccupanti arrivano anche dalla rotta balcanica.

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A proposito dei migranti in Sicilia

Posted by fidest press agency su sabato, 29 agosto 2020

Nota del Coordinatore Politico dell’Udc Italia in Sicilia, l’On. Decio Terrana, sulla decisione del Governo Nazionale di impugnare l’ordinanza del Presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci.“Non possiamo che condividere totalmente i dubbi e le perplessità del Presidente Musumeci sulla decisione del Governo Nazionale di impugnare l’ordinanza di chiusura dei centri per migranti in Sicilia. La sua è una battaglia di civiltà e per il primato della Politica”.“Il presidente Musumeci – si legge ancora nella nota condivisa anche dai Deputati Regionali dello Scudocrociato – ha sollevato in maniera plateale un problema vero e grave, una questione di dignità e di civiltà che riguarda i migranti ma anche tutti i siciliani. Purtroppo il Governo Nazionale anzichè raccogliere l’allarme proveniente dalla Sicilia e dare pronta risposta ad una grave emergenza ha preferito ingaggiare una inutile battaglia politico-giudiziaria”.“Sarebbe servito il primato della Politica per affrontare le scandalose condizioni dei Migranti ammassati negli Hotspot siciliani; ancora una volta, invece, si butta la palla in fuorigioco portandola nelle aule di Tribunale e, di fatto, scegliendo di non prendere alcuna decisione” conclude Decio Terrana.

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“La situazione dei migranti in Sicilia è la cronaca di un’emergenza annunciata”

Posted by fidest press agency su martedì, 25 agosto 2020

“Se un sindaco di centrosinistra, il primo cittadino di Lampedusa, vicino al governo rossogiallo chiede da quasi due mesi lo stato d’emergenza e non viene ascoltato allora c’è da preoccuparsi. In queste ore a parlare sono i numeri: su 65 casi positivi da Covid 19, 58 sono migranti dovuti al sovraffollamento degli hotspot di Lampedusa. È grave che iI Governo di fronte all’ordinanza del governatore Musumeci, che dà disposizione di sgomberare i centri di accoglienza, non abbia ritenuto di dover dare disposizione alle forze dell’Ordine e alle prefetture per intervenire in tal senso. Ancor più vergognoso che il ministero dell’Interno ribadisca senza alzare un dito che la gestione della sicurezza sanitaria è competenza del governo. Cosa ha fatto quindi il governo quando tra luglio e agosto sbarcavano migliaia di clandestini in Sicilia? Nel frattempo la ‘Sea Watch 4’, guidata dall’impunita Karola Rackete e con a bordo 221 migranti, punta dritta verso le coste siciliane. Governo latitante, confusione cronica, porto di Lampedusa intasato di barchini e barconi, centri d’accoglienza trasbordanti, infezione galoppante, affari d’oro per scafisti, crimini in cerca di manovalanza e cooperative rosse: il ministro Lamorgese si dimetta subito”. È quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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La mia Europa: non per amore ma per interesse

Posted by fidest press agency su martedì, 11 agosto 2020

Il caso dei migranti che affollano le spiagge siciliane e l’incapacità dell’Europa di dare una risposta unitaria a questa incontrollata invasione di campo mi fa riflettere. La prima impressione che ne traggo è che per troppa fretta di allargare i confini dell’Unione Europea abbiamo finito con l’imbarcare anche Stati poco convinti sul piano istituzionale e più interessati ai benefici economici e di mercato che potevano derivarne. Non solo. Le autorità comunitarie oggi non sono più capaci di tenere nascoste le forti divergenze interne che di fatto bloccano il normale funzionamento dell’intero apparato. Si è pensato ad un ammortizzatore social-economico con una guida autoritaria attraverso la “dittatura economica e finanziaria” dei grandi gruppi bancari e industriali. Avrebbero potuto mettere in ginocchio ogni sia pur modesto tentativo di opposizione. In questo modo, e non troppo inconsapevolmente, si è dato vita a una comunità dove i partner non si amano ma sono uniti per interesse e ben consapevoli che se osano distaccarsi saranno crocifissi dalle fronde economiche e finanziarie che lo stato guida è capace di scatenare contro. E da qui emerge la convinzione che chi comanda è solo uno Stato, quello, guarda caso, economicamente più in salute e che ha tutto l’interesse di coltivare le debolezze altrui nella logica del divide et impera. In questo modo si diventa sudditi nella gerarchia imperiale dei vassalli, valvassori e valvassini. A questo punto una Europa che non si ama o si ama sempre meno ci farà perdere quell’idea romantica e nostalgica di un’Europa unita e solidale dai Pirenei agli Urali. È diventata un’Europa autarchica senza anima e sarà destinata prima o poi a implodere. Intanto ci teniamo i nostri piccoli, meschini interessi di bottega. Un domani sarà probabilmente un’altra storia. Ed è una storia che non cambia con l’apparente generosità mostrata in questi giorni con l’elargizione di duecento e passa miliardi di euro. Salvare l’Italia è una necessità per la sopravvivenza dell’Europa dei banchieri e degli affaristi e non per la bella faccia degli italiani. Non dimentichiamolo. (Riccardo Alfonso)

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Governo e opposizione. I migranti

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 agosto 2020

Toni accesi in Parlamento sul problema dei migranti. Ce n’è motivo? Vediamo
I migranti nel mondo sono 79 milioni.
I migranti in Italia nel 2016 sono stati 180 mila.
I migranti in Italia quest’anno sono 13 mila.
La popolazione italiana è di 60 milioni.
Nel 2002 il governo Berlusconi (FI e Lega) approvò la sanatoria per 630 mila immigrati irregolari, operazione ripetuta nel 2009 per altri 220 mila immigrati, sempre dal governo Berlusconi (FI e Lega, con Giorgia Meloni ministro).Totale 850 mila immigrati “sanati”.I migranti odierni rappresentano il 7% di quelli del 2016, lo 0,0002% della popolazione italiana e lo 0,0001% dei migranti mondiali.Insomma non c’è invasione, nè la “furia immigrazionista” che la deputata Meloni attribuisce al governo.
C’è, comunque, il problema relativo alla tipologia di migranti.Ci sono i rifugiati, provenienti da zone di guerra, che sono tutelati da norme internazionali, e quelli di carattere economico, che sono la prevalenza.Che fare?
Fare il blocco navale come propone la Meloni? Ricordiamo che il blocco navale equivale a una dichiarazione di guerra. Vogliamo entrare il guerra con la Tunisia o la Libia di Al Sarraj e Haftar? Vogliamo che, per ritorsione, qualcuno collochi una bomba nella metro romana o milanese? Qualcun altro vorrebbe bombardare le imbarcazioni dei migranti, ormeggiate sulla costa. Stessi problemi elencati in precedenza.Altri volevano, come Salvini, il rimpatrio di tutti i migranti irregolari. Per ammissione dello stesso Salvini ci sarebbero voluti 80 anni.Comunque la media dei rimpatri negli ultimi anni, con qualsiasi governo, è di circa 6.500 l’anno.Considerato che buona parte dei migranti di quest’anno sono tunisini, quindi non rifugiati, e che abbiamo un accordo per i rimpatri con la Tunisia, sarebbe necessario attivare le relative procedure.
A tal proposito, un deputato tunisino ha dichiarato “Il numero delle persone che il governo italiano sta rimpatriando è minore di quanto prevedono gli accordi”, che è una accusa pesante, al quale risponde il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, con “serve un accordo con la Tunisia, in modo che sequestrino barchini e gommoni prima della traversata”. Chi dovrebbe fare l’accordo? Di Maio, ovvio, al quale auguriamo il ben svegliato.Esiste il problema mondiale della migrazione.Ricordiamo, a proposito, che nel 1979, il leader del Partito Radicale, Marco Pannella, dichiarava: “Dobbiamo occuparci dell’Africa o l’Africa si occuperà di noi”. Sono passati 41 anni da quell’appello. By Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Migliaia di rifugiati e migranti subiscono gravi violazioni di diritti umani durante i viaggi verso la costa mediterranea dell’Africa

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 agosto 2020

Un nuovo rapporto pubblicato oggi dall’UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati, e dal Mixed Migration Centre (MMC) del Danish Refugee Council, intitolato “In questo viaggio, a nessuno importa se vivi o muori”, descrive in che modo la maggior parte delle persone in viaggio lungo queste rotte cada vittima o assista a episodi di inenarrabili brutalità e disumanità per mano di trafficanti, miliziani e, in alcuni casi, perfino di funzionari pubblici.Raccogliere dati accurati inerenti ai decessi che si verificano nel contesto dei flussi irregolari di popolazioni miste controllati dalle reti del traffico e della tratta di essere umani è estremamente difficile, considerato che molti avvengono nell’ombra, lontano dallo sguardo delle autorità ufficiali e dai sistemi formali da esse utilizzati per gestire dati e statistiche. Tuttavia, i risultati del rapporto, basati primariamente sul programma di raccolta dati 4Mi del MMC, e su dati provenienti da fonti aggiuntive, suggeriscono che un minimo di 1.750 persone hanno perso la vita nel corso di questi viaggi nel 2018 e nel 2019. Si tratta di un tasso di almeno 72 decessi al mese, un andamento che rende la rotta una delle più mortali al mondo per rifugiati e migranti. Queste morti si sommano a quelle delle migliaia di persone che negli ultimi anni hanno perso la vita o sono risultate disperse tentando viaggi disperati attraverso il Mediterraneo per approdare in Europa dopo aver raggiunto la coste nordafricane. Circa il 28% delle morti registrate nel 2018 e nel 2019 si è verificato nel corso dei tentativi di traversata del deserto del Sahara. Altre località potenzialmente mortali comprendono Sebha, Cufra, e Qatrun nella Libia meridionale, l’hub del traffico di esseri umani Bani Walid, a sudest di Tripoli, e numerose località lungo la parte di rotta che attraversa l’Africa occidentale, tra cui Bamako e Agadez.Sebbene la maggior parte delle testimonianze e dei dati siano ancora in fase di ricezione per il 2020, è certo che siano almeno 70 i rifugiati o migranti che hanno già perso la vita nell’arco dell’anno, tra cui almeno 30 persone uccise per mano di trafficanti a Mizdah a fine maggio.
Uomini, donne e bambini sopravvissuti, spesso presentano malattie mentali gravi e persistenti derivanti dai traumi subiti. Per molti, l’arrivo in Libia rappresenta la tappa finale di un viaggio caratterizzato da abusi raccapriccianti, quali esecuzioni sommarie, torture, lavori forzati e pestaggi. Altri continuano a riferire di essere stati vittime di violenze brutali, tra cui essere ustionati con olio bollente, plastica sciolta, od oggetti in metallo riscaldati, di aver subito scariche elettriche e di essere stati legati e costretti a posizioni di stress.Donne e bambine, ma anche uomini e bambini, sono a rischio elevato di divenire vittime di stupri e violenza sessuale e di genere, in particolare presso checkpoint e aree di frontiera, e durante le traversate del deserto. Circa il 31% delle persone intervistate dal MMC che hanno assistito o sono sopravvissute a episodi di violenza sessuale nel 2018 o nel 2019, hanno vissuto tali aggressioni in più di una località. I trafficanti risultano essere stati i primi responsabili di violenza sessuale in Africa settentrionale e orientale, come registrato nel 60% e nel 90% delle testimonianze relative a ciascuna rotta. Tuttavia, in Africa occidentale, i principali responsabili di aggressioni sono stati funzionari delle forze di sicurezza, militari o di polizia, avendo commesso un quarto degli abusi denunciati. Una volta in Libia, rifugiati e migranti sono esposti al rischio di subire ulteriori abusi, dal momento che il conflitto in corso e la fragilità dello Stato di diritto comportano che le reti del traffico e della tratta e le milizie siano spesso nelle condizioni di poter agire impunemente. L’UNHCR accoglie con favore le recenti operazioni avviate dalle autorità libiche contro gruppi armati e trafficanti, tra cui un’irruzione ai danni di un’organizzazione dedita al traffico di esseri umani e il congelamento dei beni di vari trafficanti. L’Agenzia si appella alla comunità internazionale affinché assicuri maggiore supporto alle autorità nella lotta contro le reti della tratta di esseri umani.
È necessaria una maggiore cooperazione tra Stati per identificare i criminali responsabili di questi orribili abusi perpetrati presso varie località presenti lungo le rotte e assicurare che rispondano della loro condotta, condividere informazioni chiave con gli attori incaricati di applicare la legge, smantellare le reti del traffico e della tratta e congelarne i beni finanziari. Inoltre, le autorità nazionali dovrebbero intraprendere azioni più efficaci per indagare sulle denunce di abusi commessi da funzionari pubblici.L’adozione di tali misure deve accompagnarsi agli sforzi volti a risolvere le cause di fondo che spingono a intraprendere questi viaggi e a un impegno inequivocabile per assicurare che nessuna persona soccorsa in mare sia ricondotta alla situazione di pericolo che vige in Libia. Il rapporto e i materiali multimediali, comprendenti foto, testimonianze video e b-roll, sono disponibili a questo link: https://www.unhcr.org/5f1ab91a7

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Lavoro domestico. Regolarizzazione migranti

Posted by fidest press agency su martedì, 23 giugno 2020

Il 91% delle domande dal lavoro domestico e dall’assistenza alla persona. I dati del Viminale, a due settimane dall’apertura della procedura. Soddisfatta Domina, Associazione dei datori di lavoro, che chiede più impegno allo Stato per far emergere il lavoro nero. A due settimane dall’apertura della procedura di regolarizzazione dei migranti, il Viminale ha diffuso i primi dati. Delle 32mila domande di regolarizzazione presentate finora dai datori di lavoro, quelle relative al lavoro domestico e di assistenza alla persona sono più di 27mila: rappresentano il 91% delle domande già perfezionate (21.695) e il 76% di quelle in lavorazione (5.906).“Numeri importanti – sottolinea Lorenzo Gasparrini, segretario generale di Domina, Associazione nazionale famiglie datori di lavoro – che evidenziano la volontà delle famiglie di mettere in regola chi si dedica ogni giorno ad anziani e bambini”. “Una sanatoria una tantum, tuttavia, non basta – continua Gasparrini –. Da tempo chiediamo una riforma fiscale e sociale strutturale, in grado di far emergere il nero e di aumentare il gettito per lo Stato, salvaguardando sia i lavoratori che i datori di lavoro”.La percentuale del lavoro nero nel settore del lavoro domestico è molto alta: su 2 milioni di lavoratori stimati in Italia, 1,2 milioni (il 58%) sono irregolari. Considerando che il 75,4% delle badanti e il 67,8% delle colf sono straniere, la necessità di una regolarizzazione appare lampante. Tutti i dati sono pubblicati nel primo “Rapporto sul lavoro domestico”, realizzato dall’Osservatorio nazionale Domina sul lavoro domestico.Il ministero dell’Interno comunica il trend positivo dell’operazione, in corso fino al 15 luglio. L’andamento giornaliero delle domande per la procedura di regolarizzazione è in costante crescita: il giorno di apertura, il 1° giugno, le domande perfezionate erano 870; venerdì 13 giugno sono salite a 3.229. Nella distribuzione geografica delle domande relative al lavoro domestico, la Lombardia, la regione con più lavoratori del settore in Italia, è al primo posto. I primi Paesi di provenienza dei lavoratori risultano il Marocco, l’Egitto e il Bangladesh.

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Migranti e sanatoria clandestini

Posted by fidest press agency su sabato, 13 giugno 2020

“Se anche la sanatoria per gli immigrati irregolari, provvedimento principe della maggioranza, si rivela un fallimento vuol dire che questo governo è ormai ai titoli di coda. Come riportato dalla stampa sono state presentate solo 9mila 500 domande su 220 mila irregolari interessati nei settori agricolo e assistenza alla persona. Altro che indifferibile, la proposta del ministro Bellanova sembra aver disatteso ogni ‘sinistra previsione’. A quanto pare, alla regolarizzazione dei clandestini non ci credono nemmeno gli stessi immigrati irregolari che evidentemente preferiscono il lavoro nero esentasse. Con buona pace del governo”. E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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L’Africa che fa parlare di sé

Posted by fidest press agency su domenica, 16 febbraio 2020

Firenze Venerdì 21 febbraio, ore 18.00 Biblioteca delle Oblate – Via dell’Oriuolo 24 “Se il mare finisce”: Racconti Multimediali Migranti. Senza testimoni la verità si può manipolare e, infine, si perde. Un coro di undici storie compone una memoria collettiva in cui riconoscerci tutti umani, al di là delle frontiere. Sono le voci di uomini e donne che riscattano dall’oblio le loro vicende di migrazione e ce ne fanno dono. Presenta il volume Natalia Cangi. Interventi di: Bakary Jobe, coautore di “Se il mare finisce” Paolo Masini, MIBACT
Sandro Triulzi, Archivio Memorie Migranti Paule Roberta Yao, Vincitrice DIMMI 2019 Ingresso libero fino ad esaurimento posti disponibili.

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Giovani migranti: relazione dell’Agenzia europea per i diritti fondamentali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 novembre 2019

«L’UE e i suoi Stati membri si impegnano a fondo per affrontare il fenomeno migratorio in tutta Europa, facendo fronte a gravi problemi di integrazione per i nuovi arrivati, soprattutto i giovani. Ma questi problemi non sono insormontabili», dichiara Michael O’Flaherty, direttore della FRA. «Diversi esempi illustrano in che modo le decisioni politiche ponderate e intelligenti possono essere determinanti per superare gli ostacoli. I responsabili politici in Italia e a livello di UE devono puntare su tali strategie per consentire ai giovani di questa generazione di diventare membri a pieno titolo della nostra società.»Basandosi su interviste a oltre 160 rifugiati e 400 operatori in prima linea, la relazione della FRA dal titolo «Integration of young refugees [Integrazione dei giovani rifugiati nell’UE individua gravi lacune negli attuali approcci all’integrazione dei giovani rifugiati di età compresa tra i 16 e i 24 anni. L’Agenzia ha documentato la lunghezza della procedura di asilo in Italia, dove alcuni dei richiedenti asilo intervistati hanno dovuto fare la fila per mesi presso la questura solo per compilare un unico modulo. I ricercatori hanno incontrato dei richiedenti asilo di 16 anni ai quali è stato vietato l’accesso alle scuole secondarie perché non parlavano italiano e che sono stati ridiretti alle scuole per adulti (CPIA). E a un altro bambino, il quale aveva perso una gamba, è stato detto che non era possibile ottenere il permesso di soggiorno durante il ricovero ospedaliero e che avrebbe potuto beneficiare di una protesi solo pagandola di tasca propria.
Dal 2015 al 2018 quasi 2 milioni di persone hanno ricevuto protezione internazionale nell’UE. Il diritto dell’UE è chiaro e gli Stati membri hanno il dovere di proteggere i rifugiati. È disponibile anche un finanziamento dell’UE a sostegno della loro integrazione. Tuttavia, la situazione sul campo è estremamente eterogenea negli Stati membri.
Questi problemi si aggravano maggiormente quando i giovani rifugiati compiono 18 anni e le reti di sostegno a cui si affidavano in precedenza scompaiono, talvolta da un giorno all’altro.

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Risorse per aiutare rifugiati e migranti venezuelani e i Paesi che li accolgono

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 novembre 2019

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e l’OIM, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, lanceranno oggi un piano regionale da 1,35 miliardi di dollari per rispondere alle crescenti esigenze umanitarie di rifugiati e migranti venezuelani in America Latina e Caraibi e delle comunità che li accolgono. A inizio novembre 2019, i rifugiati e i migranti venezuelani nel mondo sono circa 4,6 milioni. Quasi l’80 per cento si trova in Paesi dell’America Latina e dei Caraibi, senza alcuna prospettiva di fare ritorno nel breve o medio periodo. Se le tendenze attuali non cambiano, entro la fine del 2020 potrebbero essere 6,5 milioni i venezuelani ad aver lasciato il Paese.
Il Piano regionale di risposta per rifugiati e migranti (RMRP) per il 2020 in procinto di essere lanciato nella capitale colombiana Bogotá, costituisce uno strumento di coordinamento e raccolta fondi istituito e implementato da 137 organizzazioni. Queste lavorano in tutta la regione mirando ad assistere quasi quattro milioni di persone, compresi rifugiati e migranti venezuelani e le comunità che li accolgono, in 17 Paesi.Il piano RMRP 2020 rappresenta il risultato di un processo di consultazione ad ampio raggio condotto sul campo che ha coinvolto governi dei Paesi di accoglienza, società civile e organizzazioni religiose, comunità e donatori locali, nonché rifugiati e migranti stessi.Il piano prevede una serie di interventi in nove settori chiave: salute, istruzione, sicurezza alimentare, integrazione sociale, nutrizione, alloggio, beni di prima necessità e traporto umanitario, e acqua potabile, servizi igienico-sanitari e igiene (Water, Sanitation, Hygiene/WASH). Oltre alla risposta d’emergenza, il piano mira in particolare ad assicurare l’inclusione socioeconomica di rifugiati e migranti.“Solo mediante un approccio coordinato e armonico sarà possibile rispondere in modo efficace alle esigenze di ampia scala, che continuano ad aumentare e ad evolversi a causa dell’aggravarsi della crisi”, ha dichiarato Eduardo Stein, Rappresentante Speciale congiunto UNHCR-OIM per i rifugiati e i migranti venezuelani“A tal fine, l’appello per il piano RMRP 2020 rappresenta uno degli strumenti chiave per mobilitare le risorse necessarie per un’azione più concertata e collettiva.“Nonostante i numerosi sforzi e le diverse iniziative, la portata del problema supera la capacità assicurata dalla risposta attuale, pertanto è necessario che la comunità internazionale raddoppi tali sforzi e contributi per aiutare i Paesi e le organizzazioni internazionali a rispondere alla crisi”, ha dichiarato Eduardo Stein. “È necessario garantire maggiore sostegno ai governi, dedicando la dovuta attenzione alle politiche per lo sviluppo, oltre che alle esigenze umanitarie immediate”.Il piano RMRP 2020 è il prodotto del lavoro della Piattaforma regionale di coordinamento interagenzie – il meccanismo di coordinamento per la risposta alla crisi di rifugiati e migranti venezuelani – ed è guidato da UNHCR e OIM con il coinvolgimento di numerose organizzazioni delle Nazioni Unite, della società civile e Ong.

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