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Quotidiano di informazione – Anno 27 n° 147

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L’OIM: i trafficanti libici sempre più violenti nei confronti dei migranti

Posted by fidest on Sunday, 22 February 2015

NUOVO DRAMMA DEI MIGRANTI, ANNEGANO DUE DONNE A PANTELLERIAGinevra. Lo staff dell’OIM ha parlato negli ultimi giorni con decine di migranti provenienti dalla Libia, per lo più di origini africane. L’OIM ha fatto sapere che sono arrivati in Italia, nel mese di febbraio 2015, circa 4.300 migranti, 3.800 dei quali soltanto nel periodo tra venerdì 13 e martedì 17. La maggior parte dei migranti sono originari dell’Africa sub-sahariana, anche se nell’ultime 24 ore si è saputo che ci sono anche alcuni siriani ed eritrei.I migranti sono stati portati in salvo e condotti ai porti di Lampedusa, Pozzallo, Augusta, Porto Empedocle, Trapani (Sicilia) e Calabria.
Domenica scorsa, 15 febbraio, sono stati portati a Lampedusa 1.215 migranti, grazie ad almeno 6 operazioni di salvataggio portate a termine dalla Guardia Costiera Italiana, dalla Guardia di Finanza, e da navi mercantili. La maggior parte è stata tratta in salvo a 100 miglie nautiche a sud di Lampedusa.Tra gli arrivati a Lampedusa c’era anche una neonata di 3 mesi. Sua madre, originaria della Somalia, ha descritto dettagliatamente alla ricercatrice OIM Marzia Rango il duro viaggio attraverso il deserto per raggiungere la Libia.Ha partorito in Libia in un edificio noto ai migranti come “casa di collegamento”, nella quale ha vissuto tre mesi e dove è stata vittima di soprusi alle mani dei trafficanti. Ha anche detto all’OIM che ha visto molti morire durante la traversata nel deserto ed i loro corpi sono stati abbandonati dove sono caduti.Lo staff dell’OIM ha anche parlato con un ragazzo quindicenne della Siria, che viaggiava da solo nella speranza di poter raggiungere la Germania.Da sabato scorso, 14 febbraio, sono stati fatti sbarcare 1.394 migranti nella Sicilia occidentale, a seguito di sette missioni di salvataggio. Tra il 15 ed il 17 febbraio, invece, sono stati salvati e portati nella Sicilia orientale circa 839 migranti (Pozzallo ed Augusta).Questi migranti provengono per lo più dall’Africa sub-sahariana e dalla Somalia. Tra loro vi sono anche donne e minori non accompagnati. Tutti sono riusciti a raggiungere le coste italiane in buone condizioni di salute; non sono state riportate vittime tra i migranti arrivati in quest’ultima settimana.I racconti sul viaggio variano in maniera considerevole. Famiglie siriane e palestinesi hanno percorso la rotta che passa per il Sudan, arrivando lì in volo da Amman, Beirut o Istanbul, per raggiungere Khartoum. Da lì, hanno attraversato il deserto per arrivare in Libia. Questa è una delle poche alternative che hanno a disposizione, da quando il governo algerino ha reso estremamente difficile a persone di queste nazionalità ottenere dei visti. Per questo motivo, la rotta che passava attraverso l’Algeria è stata ora sostituita da quella che passa attraverso il Sudan. I resoconti sui periodi e le condizioni di permanenza in Libia sono molto diversi fra loro: i migranti hanno raccontato di essere rimasti nelle case di collegamento per un periodo che andava dai 5 giorni ai 2 anni. Riguardo alle condizioni di permanenza, tutti gli intervistati hanno descritto la situazione come un vero stato di guerra. Tripoli stessa è ora sotto attacco; molti migranti asseriscono che è estremamente pericoloso rimanere nella città. Alcuni migranti arrivati a Lampedusa hanno raccontato di aver dovuto dato ai trafficanti cifre relativamente modeste ($400) per potersi aggiudicare un posto sui piccoli gommoni usati dai trafficanti in quest’ultima ondata di arrivi. Altri, invece, raccontano di essere rimasti bloccati anche per un mese nelle case di collegamento libiche: spesso erano in 100 a dover condividere una o due stanze e un bagno. Secondo un registro compilato questa settimana, gli eritrei sono stati i più numerosi tra i migranti arrivati a Lampedusa: 514, di cui 97 erano donne e minori. I secondi più numerosi sono stati i senegalesi, con 123 adulti e 12 minori, seguiti poi da migranti provenienti dalla Somalia (123), Nigeria (112), Palestina (76), Mali (56), e Costa d’Avorio (50). Sono arrivati poi anche persone del Benin, Burkina Faso, Ghana, e Gambia. I migranti arrivati nella Sicilia orientale hanno riferito allo staff dell’OIM che hanno dovuto pagare tra $700 e $1.000 per persona. I siriani, invece, dichiarano di aver dato ai trafficanti fino a $1.500, ma è possibile che i prezzi siano scesi a causa delle condizioni meteo proibitive. “La Libia è un posto molto pericoloso per i migranti, e la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente,” ha riferito Federico Soda, Direttore dell’Ufficio di Coordinamento dell’OIM per il Mediterraneo a Roma. “Queste persone hanno bisogno di aiuto, occorre soccorrerle non appena partono.” Molti hanno raccontato all’OIM che venivano direttamente dai centri di detenzione, e che erano obbligati a pagare le guardie per poter essere rilasciati. Le guardie poi li hanno portati al punto di partenza, Garabouli, una città costiera a 15km di distanza da Tripoli. Sono partiti da lì con “barche di plastica” sovraffollate, che trasportavano dalle 90 alle 120 persone ciascune.Un ragazzo diciassettenne del Gambia ha detto all’OIM di aver lavorato in Libia per un anno, mandando i soldi guadagnati alla famiglia. Ha spiegato che ha dovuto lasciare la Libia per la situazione proibitiva di questi tempi, visto che i migranti sono sistematicamente vittime di violenze ed estorsioni, specialmente chi proviene dall’Africa sub-sahariana.“Le testimonianze hanno confermato quanto i trafficanti stiano diventando sempre più violenti nei confronti dei migranti, sia nelle cosiddette “case di collegamento”, nelle quali aspettano per giorni o settimane prima di potersi imbarcare, che nei punti di partenza” ha aggiunto Soda.Un adolescente della Guinea Bissau ha raccontato all’OIM del suo viaggio per la Libia, attraversando il Senegal, Mali, Burkina Faso e Niger e di come i militari libici gli abbiano sottratto il cellulare al confine. Ha poi raccontato dei tre mesi che ha passato nel paese, sfruttato come operaio edile, e vivendo in condizioni veramente dure; ha dovuto assistere all’omicidio di tre dei suoi compagni per mano dei loro sfruttatori. Lui stesso è stato ripetutamente percosso: “Non augurerei di arrivare in Libia neanche al mio peggior nemico.”OIM ha lavorato nell’Italia meridionale insieme all’UNHCR, Save the Children, e la Croce Rossa italiana, nel quadro del progetto Praesidium, finanziato dal Ministero dell’Interno italiano e dalla Commissione Europea. Lo staff dell’OIM monitora le procedure di accoglienza, fornisce assistenza legale ai migranti, e aiuta le autorità competenti ad identificare i gruppi più vulnerabili, come le vittime di tratta ed i minori non accompagnati.

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Africa: Migranti e violenze

Posted by fidest on Saturday, 14 February 2015

fuga migranti1Le violenze che hanno colpito il nord est della Nigeria si stanno ora espandendo in Niger, Camerun e Ciad. Per questa ragione l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) chiede urgentemente che sia garantito l’accesso umanitario ai rifugiati e agli sfollati presenti in questi paesi per fornire urgentemente assistenza umanitaria.In Niger, i combattimenti tra le forze armate nazionali nigerine e gli insorti provenienti dalla Nigeria sono cominciati la scorsa settimana nella città di Bosso, nei pressi del lago Ciad, nella regione meridionale di Diffa. A questi hanno fatto seguito una serie di attentati contro la popolazione civile, anche con kamikaze, nella città di Diffa. La paura e il panico si stanno diffondendo rapidamente e gran parte della popolazione di Diffa si sta spostando più a ovest, verso la città di Zinder. Al momento l’UNHCR non ha dati che confermino il numero di sfollati ma teme che si tratti di un esodo su vasta scala: prima degli attacchi,Diffa aveva una popolazione di 50.000 persone, mentre oggi la città si è praticamente svuotata.In migliaia sono fuggiti in altre città e villaggi della regione. La maggior parte degli sfollati sono ospitati nelle comunità locali, ma ci sono gravi carenze di cibo e acqua potabile. Questa situazione è ulteriormente aggravata dal fatto che i negozi rimangono chiusi e che le organizzazioni umanitarie sono state costrette a ridurre in modo significativo le loro attività nella regione di Diffa a causa delle precarie condizioni di sicurezza. Al momento non ci sono più attori umanitari a Bosso.Complessivamente, più di 100.000 persone, sia rifugiati nigeriani che rimpatriati nigerini, sono fuggite dalla Nigeria nord-orientale in Niger, da quando nel maggio del 2013 è stato dichiarato lo stato di emergenza negli Stati di Adamawa, Borno e Yobe. Inizialmente i rifugiati e i rimpatriati hanno vissuto nelle comunità d’accoglienza, ma l’aumento del loro numero ha reso necessario l’allestimento due campi, Sayam Forage e Kablewa, situati in zone più sicure, distanti dal confine con la Nigeria. Oltre a garantire migliori condizioni di sicurezza, i campi, che sono stati aperti a gennaio, facilitano anche la fornitura di assistenza umanitaria.Quando le recenti violenze hanno raggiunto la regione di Diffa, circa 700 rifugiati erano già stati trasferiti nel campo di Sayam Forage. L’UNCHR e altre agenzie stanno ancora fornendo assistenza a queste persone, ma a causa dei recenti attacchi, l’Agenzia non è stata in grado di raggiungere con il proprio intervento, gli sfollati al di fuori dei campi, sia nelle zone di frontiera che nelle città di Bosso o Diffa. L’UNHCR esprime grave preoccupazione per la situazione umanitaria, dal momento che diverse migliaia di persone sono attualmente senza alcuna assistenza. L’Agenzia sta lavorando con le autorità per dispiegare in modo sicuro e nel più breve tempo possibile gli operatori umanitari e si sta preparando per condurre un rapido monitoraggio e valutazione dei bisogni e degli interventi necessari.La situazione in Camerun è altrettanto preoccupante e giungono notizie di uccisioni, rapimenti e violenze brutali nella regione di Far North vicino al confine con la Nigeria. Tra gli esempi più recenti di quanto accaduto, vi sono un assalto avvenuto la scorsa settimana nella città di confine di Fotokol e l’uccisione e il rapimento di diversi passeggeri su un autobus locale il fine settimana scorso. Le condizioni di insicurezza stanno rendendo sempre più difficile l’accesso per i team dell’UNHCR alle zone di confine dalle quali arrivano i rifugiati e vengono trasferiti presso il campo di Minawao, a circa 120 chilometri di distanza. Dall’inizio dell’anno, oltre 9.000 rifugiati nigeriani sono fuggiti in Camerun e sono stati trasferiti nel campo dove stanno ricevendo assistenza di emergenza, compreso cibo, cure mediche, alloggi temporanei e articoli di prima necessità per la casa, tra cui stuoie, coperte, utensili da cucina e sapone. Fino ad oggi, l’UNHCR ha registrato oltre 40.000 rifugiati nigeriani nella regione di Far North e 32.000 di essi sono stati trasferiti a Minawao.Le violenze nella regione di Far North stanno colpendo anche decine di migliaia di residenti locali. Dal momento che molte persone si sono mosse con i parenti e le famiglie ospitanti è difficile accertare La portata dell’esodo in corso. L’UNHCR sta lavorando a stretto contatto con il governo del Camerun e con i partner umanitari per determinare la dimension del fenomeno e valutare la situazione sul campo, identificando e localizzando gli sfollati ed elaborando un piano di risposta umanitaria.In Ciad, erano circa 3.000 i rifugiati nigeriani registrati alla fine 2014. Da allora, altre 15.000 persone sono fuggite nel paese a causa degli attacchi alle postazioni militari e alla popolazione civile all’interno e intorno alla città nigeriana di Bagakawa, nel nord-est del paese. Il primo ministro del Ciad, considerando il difficile contesto socio-economico del paese, ha chiesto alla comunità umanitaria di supportare il paese nella gestione ed accogliernza del flusso di rifugiati nigeriani. Data l’importanza e la vicinanza del Ciad alla città di Bagakawa e la crescente preoccupazione per le condizioni di sicurezza del corridoio principale per le importazioni del Ciad attraverso il territorio camerunense, il Parlamento ciadiano ha autorizzato il dispiegamento di un contingente armato in Camerun; secondo quanto è noto, anche in Nigeria sarebbero presenti forze armate del Ciad. Ciad, Camerun e Niger hanno impegnato le loro forze armate per fronteggiare i combattenti, anche nel quadro del “Communauté du Bassin du Lac Tchad “, un organismo regionale che comprende anche il Benin.I rifugiati e i rimpatriati sono stati accolti in diversi siti nella zona del lago. Tuttavia le condizioni di sicurezza rappresentano una preoccupazione importante per le agenzie umanitarie ed i rifugiati stessi. Si stima che molti di loro si stiano spostando in Niger, piuttosto che trasferirsi in un-area appena individuato per i rifugiati a Dar-es-Salaam (che ha la capacità di accogliere almeno 12.000 persone ma che attualmente ne ospita solo 3.000). Molti rifugiati sono ancora irraggiungibili nelle varie isole. Questa mattina, l’UNHCR ha ricevuto informazioni su un nuovo e letale attacco a Ngouboua, un villaggio nella zona del Lago Ciad, dove molti hanno trovato accoglienza. L’Agenzia sta cercando di raccogliere ulteriori dettagli.In Ciad, l’UNHCR sta lavorando a stretto contatto con il CNARR, le agenzie delle Nazioni Unite e altri partner per fornire assistenza, protezione, generi alimentari, protezione ai minori, servizi igienico-sanitari e alloggi. La fornitura di ulteriori servizi, quali istruzione e mezzi di sussistenza verr’ ampliata una volta che i rifugiati si saranno insediati.Complessivamente, le violenze nel nord-est della Nigeria hanno costretto più di 157.000 persone a fuggire in Niger (100.000), Camerun (40.000) e Ciad (17.000). Il National Emergency Management Agency stima che quasi un milione di altre persone siano sfollate all’interno della Nigeria.

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Migranti e missione “Triton”

Posted by fidest on Friday, 13 February 2015

pogliese_salvo“Una nuova tragedia del mare era obiettivamente immaginabile: da mesi andiamo dicendo che l’operazione Triton abbisogni di maggiori risorse e di nuove regole d’ingaggio che vadano oltre il semplice pattugliamento”: lo afferma da Strasburgo l’eurodeputato siciliano, On. Salvo Pogliese, membro sostituto della “Delegazione all’Assemblea parlamentare dell’Unione per il Mediterraneo”.
“E lo affermiamo dallo scorso autunno, prima ancora che la missione europea dell’agenzia Frontex sostituisse quella italiana, e cioè Mare Nostrum adesso giudicata inefficace da fonti del Viminale d’intesa con Palazzo Chigi (come leggiamo sui giornali)” ricorda l’on. Pogliese.“La missione Triton deve essere ancor più e meglio supportata dall’Europa, e Frontex deve trovare sede operativa in Sicilia, luogo di immediata frontiera, ma deve anche prevedere nuove regole di ingaggio che fronteggino seriamente l’ondata di sbarchi che, presumibilmente con l’arrivo della bella stagione, non potrà che intensificarsi” prosegue Pogliese.
“Certo è che l’Europa deve, dal punto di vista politico e diplomatico, svegliarsi perché già a monte i tentativi di sbarco possano essere arrestati, e questa è missione che non può che attenere all’alto rappresentante per la Politica estera dell’Ue. Occorre agire, subito, perché gli sbarchi sono organizzati da mercanti di esseri umani senza scrupoli che non guardano in faccia nessuno e non rispettano bandiere: ogni giorno che passa può essere giorno di nuove morti, persone che scappano dalle guerre. Ma non solo” ha detto ancora Pogliese. “Perché, sempre fonti del Viminale così come riportano i giornali, su oltre 63 mila richieste di protezione internazionale presentate nel 2014 ne sono state esaminate appena 16 mila dalle commissioni territoriali italiane, di cui appena il 45 per cento con esito positivo. La restante parte è rappresentata non da migranti ma da irregolari e con rischio concreto di infiltrazioni terroristiche. Chi sono e perché vogliono entrare in Europa? Anche per questo motivo abbiamo chiesto la rimodulazione dell’accordo <Dublino3> affinché, secondo un principio solidaristico, ripartisca tra tutti gli stati europei compiti di accoglienza e destinazione finale, oggi ancora solo di competenza italiana” chiude Pogliese.

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Migranti e violenze

Posted by fidest on Thursday, 23 October 2014

parlamento europeo“Senza che il Parlamento europeo sia stato informato, sono in corso nello spazio Schengen retate brutali contro migranti e persone in fuga da zone di guerra, carestie, disastri climatici. La più importante di queste operazioni poliziesche porta un nome classicheggiante, Mos Maiorum. Iniziata il 13 ottobre, finirà il 26. È stata proposta il 10 luglio dalla Presidenza italiana ai partner europei in un Consiglio dei ministri dell’Interno e della Giustizia. Lo scopo che si pretende di raggiungere con l’operazione: debellare il traffico di immigrati. Il risultato rischia di essere ben diverso: i fuggitivi senza documenti saranno più che mai spinti nella clandestinità e nella dipendenza da reti malavitose.Abbiamo appreso nel frattempo che le forze dell’ordine italiane vengono incaricate nell’ambito di operazioni simili di identificare con la violenza i migranti privi di documenti. Una circolare di cui siamo in possesso, anche se non sappiamo la data esatta, ordina alla polizia italiana di procedere – cito – all’”acquisizione di foto e di impronte digitali anche con l’uso della forza se necessario”.È evidente la violazione dei diritti della persona, del principio di non discriminazione etnica, del non respingimento dei migranti. Mos Maiorum si iscrive in una violenza ormai sistemica di cui chiedo conto al Consiglio. Chiedo anche alla nuova Commissione se non sia il caso, come già rivendicato l’estate scorsa dall’europarlamentare Harlem Désir – quando il governo francese annunciò lo smantellamento di alcuni campi Rom, il 5 agosto scorso – di attivare procedure d’infrazione a seguito di queste operazioni.”

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Malta: assistenza migranti

Posted by fidest on Wednesday, 7 August 2013

Dopo essere stati soccorsi dalla nave commerciale Salamis, 102 migranti, in prossimità delle coste maltesi, aspettano da ieri l’autorizzazione per lo sbarco. Tra di loro 4 donne in stato di gravidanza e un bambino di 5 mesi. Ma Malta sta negando il loro diritto ad essere accolti nel primo porto sicuro per ottenere la necessaria assistenza medica e umanitaria.
“E’ molto grave quello che sta accadendo: Malta, ancora una volta, non concede la possibilità di sbarcare a persone che sono in stato di necessità. Questa storia ne ricorda, purtroppo, molte altre verificatesi nel passato. La normativa internazionale non lascia adito a dubbi: chiunque sia soccorso in alto mare deve essere portato verso il primo porto sicuro e lì essere assistito. E’ evidente che in questo caso la responsabilità ricade su Malta, come primo porto di attracco. Poi delle considerazioni differenti debbono essere fatte a livello europeo circa una necessaria redistribuzione della responsabilità tra i diversi paesi membri. Malta non può essere lasciata da sola, come d’altronde prevede il trattato di Lisbona, ma deve essere supportata dall’Europa” dichiara Christopher Hein Direttore del Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR).
I migranti non possono infatti in nessun modo essere rimandati in Libia, questo violerebbe gli obblighi internazionali e i diritti di queste persone. Come sancisce la Convenzione su ricerca e soccorso in mare il primo porto sicuro non può essere considerato solo in base alla sua collocazione geografica, in nessun caso le persone possono essere rinviate in territori dove la loro vita e libertà possa essere messe a rischio.“In Libia non ci sono assicurazioni di nessun tipo rispetto alla salvaguardia dei diritti di queste persone. Le condizioni per rifugiati sono ancora estremamente gravi e non può, in nessun modo, considerarsi ancora un luogo “sicuro” in cui migranti forzati possano essere assistiti e soccorsi” conclude Christopher Hein Direttore del CIR.

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Tragedia del mare

Posted by fidest on Tuesday, 30 July 2013

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) esprime il proprio cordoglio per la morte di 31 migranti che tentavano di raggiungere l’Italia via mare.Secondo quanto riportato dai 22 sopravvissuti – giunti a Lampedusa nella serata di sabato 27 – durante il terzo giorno di viaggio il gommone sul quale viaggiavano 53 passeggeri avrebbe subito una foratura, cominciato ad imbarcare acqua e a sgonfiarsi. Il carburante presente nel motore e nelle taniche di riserva sarebbe poi fuoriuscito, ustionando cinque passeggeri.Fra le 31 persone annegate ci sarebbero 8 donne (4 in stato di gravidanza) e un neonato. Dopo esser rimasti per circa 5 ore in mare i migranti sono stati soccorsi da una nave mercantile che ha avvisato la guardia costiera per il trasporto dei migranti a Lampedusa.Tra i deceduti risultano esserci parenti dei superstiti che si trovano tuttora in evidente stato di shock. L’Agenzia ONU per i rifugiati auspica un rapido trasferimento di queste persone accompagnato da misure di sostegno psicologico.Questa ennesima tragedia del mare evidenzia ancora una volta come persone in fuga da guerre e persecuzioni rischino la propria vita in pericolosi viaggi attraverso il Mar Mediterraneo per trovare sicurezza in Europa. Sono circa 7.800 – secondo le stime dell’UNHCR – i migranti e i richiedenti asilo che nei primi 6 mesi dell’anno sono approdati sulle coste italiane. I principali luoghi d’origine di questi migranti e richiedenti asilo sono i paesi dell’Africa sub-sahariana – in particolare Somalia ed Eritrea – ma anche Egitto, Pakistan e Siria.L’UNHCR esprime apprezzamento nei confronti della Guardia Costiera italiana e del mercantile coinvolti nelle operazioni di salvataggio, reitera l’esortazione a tutte le imbarcazioni in navigazione affinché restino costantemente allerta sulla presenza di migranti e rifugiati che hanno bisogno di essere soccorsi e a tutti gli stati a proseguire nell’adempimento dei loro obblighi derivanti dal diritto internazionale dei rifugiati e dal diritto del mare.

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Guardia costiera Catannia: soccorsi migranti

Posted by fidest on Wednesday, 17 July 2013

Intensa attività della Guardia Costiera della Sicilia orientale, nella giornata di ieri 15 luglio e fino alle prime luci dell’alba, impegnata in una serie di attività conseguenti a diversi sbarchi di migranti irregolari lungo le coste siciliane. Il primo evento si è verificato nelle prime ore del mattino (del 15 luglio n.d.r.), nel siracusano, dove sono sbarcati – da un gommone – 60 migranti di nazionalità siriana, alcuni dei quali successivamente rintracciati a terra dalle Forze dell’ordine intervenute sul posto. Un secondo evento ha interessato la Capitaneria di Porto di Pozzallo, per uno sbarco avvenuto a Marina di Ragusa. In tale occasione, sono sbarcati da una unità in legno di circa 12 metri di lunghezza, 100 nordafricani. Notevole impegno, sia a terra che in mare, anche da parte del personale della Guardia Costiera di Portopalo di Capo Passero (in provincia di Siracusa), dove in due distinti eventi sono sbarcati 65 egiziani e ben 217 migranti irregolari di nazionalità eritrea (foto). Quest’ultimo evento si è concluso alle prime luci dell’alba. Le attività in questione, sono state tutte coordinate dall’11° Centro Secondario di Soccorso Marittimo della Guardia Costiera di Catania, che ha impiegato le Unità Navali delle Capitanerie di Porto di Siracusa, Pozzallo e Portopalo di Capo Passero.
In occasione di alcuni dei predetti eventi, si è trattato di vere e proprie operazioni di soccorso in mare, considerate le condizioni dei mezzi impiegati per la traversata (tutte imbarcazioni scoperte in legno) e l’eccessivo numero di persone presenti a bordo.

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Migranti giunti dalla Libia

Posted by fidest on Tuesday, 13 March 2012

Italiano: Libia - Tripoli - Suk el Turk

Image via Wikipedia

Il Tavolo Asilo, un forum informale delle maggiori organizzazioni italiane attive nel campo dell’asilo e della protezione dei richiedenti asilo e rifugiati, coordinato dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha presentato oggi, insieme ad un gran numero di altre associazioni, enti locali ed enti di tutela operanti in questo campo, un appello al governo affinché si trovino al più presto delle soluzioni per i migranti, richiedenti asilo e rifugiati di vari paesi giunti in Italia nel 2011 a causa del conflitto in Libia.
Lo scorso anno oltre 1,3 milioni di persone di varie nazionalità hanno lasciato la Libia per sfuggire alla violenza. Di queste, circa 28 mila hanno attraversato il Mediterraneo in cerca di sicurezza in Italia. Tra loro vi erano rifugiati in fuga da altri paesi che si trovavano in Libia e anche migranti che da anni lavoravano in questo paese. Al loro arrivo in Italia sono stati tutti incanalati nella procedura d’asilo. Va notato che l’ottenimento della protezione internazionale, ovvero dell’asilo, si basa sulla condizione del singolo nel paese di origine, non in quello di transito o in cui risiede per motivi di lavoro. Appare pertanto necessario trovare soluzioni eque e ragionevoli che tutelino in modo adeguato i bisogni di assistenza di coloro che sono fuggiti dal conflitto in Libia ma che tuttavia non posseggono i requisiti per ottenere la protezione internazionale, evitando di generare situazioni di irregolarità senza soluzione a breve termine e con potenziali gravi ripercussioni sulla società nel suo complesso. In questo contesto, il Tavolo Asilo e gli altri soggetti aderenti all’appello propongono al governo e alle autorità competenti di valutare l’opportunità di una più ampia attuazione delle norme vigenti in materia di protezione umanitaria che permetterebbe di rilasciare un permesso di soggiorno alla maggior parte delle persone arrivate dalla Libia e la concessione di un permesso di soggiorno a titolo temporaneo a quanti non hanno ottenuto il riconoscimento della protezione internazionale, né la protezione umanitaria. In tal modo si concederebbe a queste persone un ulteriore periodo di regolare soggiorno in Italia, al fine di poter predisporre adeguati programmi di ritorno volontario assistito con un adeguato incentivo economico, sia verso i Paesi di origine, sia verso la Libia, quando la situazione sarà sufficientemente stabile e sicura da poter garantire il rispetto dei diritti umani. Inoltre, tali misure consentirebbero, ove ricorrano le condizioni previste dalla legge di convertire il permesso di soggiorno temporaneo in un permesso ad altro titolo. Il tavolo asilo e gli altri soggetti aderenti all’appello esortano quindi le autorità ad adottare quanto prima le misure più appropriate per coloro che rischiano di diventare irregolari così come a facilitare il processo di integrazione di coloro a cui è stata riconosciuta la protezione internazionale.

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Migranti: Accesso negato ad organizzazioni umanitarie

Posted by fidest on Wednesday, 26 October 2011

Migrante-1

Image by KarlMarx via Flickr

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) e Save the Children – che dal 2006 operano come partner nell’ambito del progetto Praesidium finanziato dal Ministero dell’Interno – esprimono la propria viva preoccupazione per non aver potuto incontrare i 150 migranti sbarcati a Bari dopo essere stati intercettati a largo delle coste pugliesi. Di questi infatti, 71 sono stati rimpatriati senza alcun contatto con le organizzazioni partner, le quali avevano richiesto di poter incontrare i migranti a conclusione delle attività ispettive e di identificazione, prima che fossero adottati provvedimenti sul loro status giuridico ed eventuali misure di allontanamento dal territorio italiano.Tale richiesta era finalizzata all’individuazione di soggetti particolarmente vulnerabili, come minori erroneamente riconosciuti maggiorenni o richiedenti protezione internazionale. La situazione risulta inoltre particolarmente grave considerando che, in base alle testimonianze rese da cinque migranti non rimpatriati e trasferiti nel CIE di Bari, la quasi totalità del gruppo sembrerebbe appartenere alla minoranza copta. Non è la prima volta che accadono episodi di questo genere. Nel corso dell’ultimo anno, alle organizzazioni del progetto Praesidium è stato sistematicamente negato l’accesso ai migranti provenienti dall’Egitto che sbarcano in Puglia, Calabria e Sicilia. In tali casi il divieto è stato motivato con esigenze legate alle indagini e alle procedure d’identificazione. Di fatto però, l’accesso non è mai stato consentito neanche a conclusione delle suddette attività. Tali esigenze non sono invece mai state sollevate a Lampedusa dove, nel corso dell’anno, sono stati registrati oltre 50.000 arrivi. L’UNHCR, l’OIM, e Save the Children operano in Puglia nell’ambito del progetto Praesidium, con l’obiettivo di fornire informazioni e orientamento a coloro che arrivano via mare, individuare gruppi vulnerabili quali richiedenti asilo, minori non accompagnati e vittime di tratta e di rafforzare le capacità di accoglienza. Il mancato accesso ai 150 migranti risulta quindi non conforme alle modalità operative dello stesso progetto. In cinque anni di attuazione, il progetto Praesidium ha contribuito ad una gestione trasparente dell’accoglienza dei migranti e dei richiedenti asilo giunti in Italia attraverso il Mediterraneo.

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I rom in udienza dal Papa

Posted by fidest on Thursday, 9 June 2011

Roma città vaticano 11 giugno il Papa riceverà in udienza più di 1500 Rom Sinti, Manuches, Kale, Yenish e Travellers da 20 Paesi d’Europa, dall’Italia e da molti “campi” di Roma, nella ricorrenza del 75° anniversario del martirio e dei 150 anni dalla nascita del beato Zeffirino (Ceferino) Giménez Malla (1861-1936), gitano martire della fede di origine spagnola. L’evento è stato realizzato dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, dalla Comunità di Sant’Egidio, dalla Fondazione “Migrantes” della Conferenza Episcopale Italiana, e dalla Diocesi di Roma. L’incontro rinnova l’attenzione della Chiesa per questo popolo: Paolo VI li incontrò a Pomezia nel 1965 e li accolse nel 1975 a Castel Gandolfo. Giovanni Paolo II, incontrò più volte varie delegazioni e proclamò Beato il gitano Zeffirino nel 1997. Durante il Grande Giubileo del 2000 poi, il Papa chiese perdono al Signore anche per i peccati commessi nei confronti degli Zingari dai figli della Chiesa. Tra le testimonianze, vi sarà quella di Ceija Stojka, romnì austriaca deportata a 9 anni prima ad Auschwitz, poi a Ravensbrück ed a Bergen-Belsen. La sua famiglia contava più di 200 persone e solo 6 sopravvissero alla guerra e allo sterminio.
Nel pomeriggio di sabato 11 giugno, alle 18.00, la Comunità di Sant’Egidio organizza una veglia di preghiera nella Basilica di San Bartolomeo all’Isola Tiberina. Nella cerimonia un oggetto religioso del Beato Zeffirino sarà consegnato e deposto sull’altare dei martiri di Spagna.Al termine della veglia ci sarà una festa in piazza tra cittadini romani, italiani e Rom.

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Salute e migranti

Posted by fidest on Tuesday, 17 May 2011

Roma 20 maggio, ore 11.30, presso la sede della FNOMCeO, Piazza Cola di Rienzo 80/a, si terrà la Conferenza stampa nazionale di presentazione del Convegno sulla cooperazione e l’integrazione sanitaria nel Mediterraneo, che si svolgerà a Giardini Naxos, Hotel Hilton, venerdì 17 e sabato 18 giugno. Un accordo per la promozione di programmi di cooperazione e di integrazione in Sanità è lo scopo del Convegno, promosso dall’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Messina, in collaborazione con l’Assessorato della Salute della Regione Siciliana, l’INMP (Istituto Nazionale per la tutela delle popolazioni migranti e le Malattie della Povertà), l’AMSI (Associazione dei Medci Stranieri in Italia) e la SIMM (Società Italiana Medicina delle Migrazioni). L’incontro vedrà la presenza di prestigiosi esponenti sanitari nazionali e del mondo arabo mediterraneo, dal Marocco al Libano, tra cui il Viceministro della Salute del Regno del Marocco, il Direttore delle Relazioni Estere del Ministero della Salute egiziano, Mrs. Safaa Moustafa Mourad, e i rappresentanti della Lega Araba per le politiche dell’immigrazione e della sanità, Mr. Lobna Azzam e Mrs. Laila Negm. “Il percorso irrinunciabile di un corretto approccio di sanità pubblica – dice Giacomo Caudo, presidente OMCeO Messina – è quello di rispondere adeguatamente alla domanda di salute dei migranti, nella consapevolezza che avvicinare il mondo dei migranti, soprattutto nel contesto attuale, vuol dire dialogare con codici culturali, che richiedono complessi processi di mediazione. Da qui la necessità – continua Caudo – di stabilire un ponte con le istituzioni sanitarie dei paesi dell’area mediterranea, per un’azione assistenziale comune e condivisa, che interessa poi non solo i migranti, ma tutti gli abitanti dell’area. Alla Conferenza stampa di presentazione nazionale del Convegno parteciperanno:
• Massimo Russo Assessore della Salute della Regione Siciliana;
• Giacomo Caudo, Presidente OMCeO Messina;
• Amedeo Bianco, Presidente nazionale FNOMCeO;
• Foad Aodi, Presidente AMSI;
• Concetta Mirisola, Commissario straordinario INMP;
• Sherif Fouad, Ufficio relazioni internazionali della Rappresentanza della Lega Araba in Italia.
• Taha Mattar, Addetto culturale Ambasciata della Repubblica d’Egitto;
Moderatore: Massimo Caruso, SudSanità. SITO: http://www.convegnosalutemigranti.it

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L’Italia rilancia i respingimenti

Posted by fidest on Sunday, 10 April 2011

Lampedusa. L’Italia rilancia la politica dei respingimenti, in violazione della Convenzione di Ginevra. Gran parte dei migranti tunisini, infatti, fugge da situazioni di conflitto dovuti a scontri fra fazioni e a un riaffermarsi del fondamentalismo. Noi di EveryOne possiamo solo denunciare queste violazioni, ma tocca all’Alto Commissario Onu per i Rifugiati farsi sentire con le istituzioni: se tace, in un certo senso acconsente; lo stesso vale per gli enti internazionali che dovrebbero tutelare migranti e rifugiati, a propria volta inerti. In questo silenzio generalizzato, la Convenzione di Ginevra perde significato. Berlusconi ha detto che’Italia fornirà a Tunisi “aiuti concreti” ovvero 150 vetture fuoristrada e 4 motovedette per il controllo delle coste. Ha dichiarato pubblicamente che “c’è un’intesa per mandare nostre navi appena fuori le acque territoriali per l’intercettazione delle imbarcazioni”. “Le nostre imbarcazioni,” ha detto il premier, “avvertiranno la, marina tunisina che dovrebbe intervenire. Se questo non fosse possibile offriamo il nostro intervento con l’accompagnamento attraverso le nostre imbarcazioni al porto più vicino. Da lunedì inoltre cominceranno da Lampedusa due voli regolari per il rientro in Tunisi di chi non ha titolo per restare in Italia”. (antonio guiterres)

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Ospitalità migranti

Posted by fidest on Thursday, 31 March 2011

“Ci appelliamo al senso di solidarietà e responsabilità di Comuni Province e Regioni affinché ognuno faccia la propria parte per gestire la difficile situazione dei migranti e dei richiedenti asilo che a migliaia stanno giungendo a Lampedusa”. Lo dichiarano in una nota Vincenzo Menna ed Emilio Verrengia, rispettivamente Segretario generale e Segretario generale aggiunto dell’AICCRE che, come hanno annunciato anche Anci ed Upi, si dicono disponibili a collaborare con il Governo perché al più presto si trovi una soluzione strutturale condivisa dagli Enti locali e attenta ai diritti dei migranti e dei cittadini. “Sarà anche nostra intenzione – hanno anticipato – porre la questione in sede di Ccre, nostro organismo europeo”.  “Insieme alla gestione interna il nostro appello si estende anche alle Istituzioni europee e ai Paesi dell’UE affinché, con l’Italia, possano contribuire a sviluppare politiche di cooperazione internazionale per gestire il flusso di migranti. Siamo convinti – proseguono Menna e Verrengia – che un approccio integrato, in cui ognuno si assuma un tassello di responsabilità, sia l’unico possibile non solo per superare l’emergenza italiana ma anche per contribuire a disegnare il nuovo assetto che la crisi del Mediterraneo sta comportando. Uniti – concludono i Dirigenti dell’AICCRE – si è più forti e più concreti”.L’Aiccre è la Sezione italiana del Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa (Ccre), Associazione che raggruppa gli amministratori di oltre 100.000 enti territoriali in 26 paesi dell’Unione europea, dell’Europa centrale e orientale e di Israele. Il Ccre si è costituito a Ginevra nel gennaio 1951 ed è dal 5 maggio 2004 la Sezione europea della CGLU (Città e governi locali uniti)

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Italiani indifferenti alla guerra in Libia

Posted by fidest on Wednesday, 30 March 2011

La guerra in Libia non preoccupa il 62% degli Italiani, che risultano sfiduciati, per il 65%, delle capacità diplomatiche italiane nell’attuale crisi libica. Questi sono alcuni dei risultati di un sondaggio effettuato a fine marzo dall’Osservatorio Giornalistico Mediawatch su un campione di 1.012 Italiani, di età compresa fra i 18 e i 70 anni, tramite mail e controllo dati. Risulta essere alta inoltre la percentuale di indecisi sulla situazione dei migranti nord africani in Italia e in Europa. Di seguito tutti i dati del sondaggio:
• E’ preoccupato della guerra in Libia? Sì 15%  No 62%  Non so 23%
• Pensa che le rivoluzioni nordafricane possano influire negativamente con i rapporti tra Occidente e Medio Oriente? Sì 30%  No 27%  Non so 43%
• Secondo lei il progetto di accoglienza presentato da Maroni, che prevede la distribuzione regionale dei rifugiati in base al numero di abitanti, è equo? Sì 27%  No 22%  Non so 51%
• Pensa che l’Unione Europea stia facendo abbastanza per le politiche di accoglienza e distribuzione dei rifugiati? Sì 23%  No 28%  Non so 49%
• Secondo lei la situazione in Libia è giusto che venga risolta con l’utilizzo delle forze militari? Sì 23%  No 32%  Non so 45%
• Pensa che l’Italia possa ancora giocare un ruolo fondamentale nella diplomazia con il regime libico? Sì 28%  No 65%  Non so 7%“La parola guerra – spiega CarloVittorio Giovannelli, giornalista e esperto di comunicazione media – è ormai così inflazionata, visto il suo continuo uso improprio in accezioni che non le appartengono (guerra dei prezzi, guerra fra sessi, guerra industriale…), che l’opinione pubblica sentendola non ha le emozioni che il significato della stessa dovrebbe suscitare. Spero che i media possano aiutare l’opinione pubblica a comprendere che ogni qualvolta si parli di guerra si debba pensare ad un tragedia ed a un fallimento delle diplomazie non a un intervento necessario per la pace”. (Claudio Bonato)

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Evacuazione di migranti da Bengasi

Posted by fidest on Sunday, 27 March 2011

E’ partita dal confine  di Sallum, in Egitto. Le operazioni erano state momentaneamente interrotte a causa dal peggioramento delle condizioni di sicurezza.L’OIM ha evacuato 146 cittadini del Ciad e 4 bengalesi utilizzando dei bus che verso sera hanno raggiunto Sallum. Altri 646 ciadiani saranno trasferiti verso il confine egiziano nei prossimi due giorni, mentre migranti di altre nazionalità saranno assistiti la prossima settimana. Le operazioni di evacuazione aiuteranno i tanti migranti bloccati nell’area del porto e ospitati in una struttura di transito gestita dalla Mezzaluna Rossa libica. Prima della sospensione degli ultimi giorni, l’OIM aveva evacuato 2.159 migranti da Bengasi: via terra verso Sallum e via mare verso Alessandria. Una volta arrivati al confine, i cittadini non egiziani sono sempre assistiti dall’OIM nel loro ritorno in patria. Nel frattempo la situazione nella città di Dirkou, nord del Niger e poco distante dal confine libico, rimane critica. L’OIM gestisce sul posto  – grazie a fondi allocati dal Ministero dell’Interno italiano per il suo funzionamento – un centro di transito e accoglienza. Dall’inizio della crisi almeno 12.000 migranti hanno varcato il confine tra Libia e Niger. A causa del consistente numero di arrivi, che potenzialmente potrebbe creare tensioni nell’area (Dirkou ha una popolazione di soli 4.000 abitanti), il governo nigerino sta organizzando scorte militari che possano accompagnare iconvogli OIM che trasportano i migranti verso la città più meridionale di Agadez. Di lì, staff l’OIM fornisce assistenza sia ai nigerini sia ai cittadini di paesi terzi, aiutando questi ultimi a raggiungere Niamey per poi far ritorno verso i loro paesi di origine. Intanto i primi migranti stanno anche varcando il confine con il Ciad, dove 2.200 cittadini ciadiani e persone di altre nazionalità sono giunte a Faya Largeau e Oum Chalouna Kalai – nel nord del paese –  a bordo di vari camion. Altri dovrebbero giungere a breve dalla città libica di Koufra. Un team di valutazione composto da varie agenzie, tra cui l’OIM, sarà operativo al confine con il Ciad nei prossimi giorni, per verificare i bisogni e capire quali saranno i principali punti di entrata che saranno utilizzati dai migranti provenienti dalla Libia. Un crescente numero di ciadiani è anche fuggito nei giorni scorsi in Egitto e Tunisia. Di questi, quasi 1.700 sono stati evacuati dall’OIM, dall’UNHCR e dal governo ciadiano, che ha anche organizzato voli ad hoc per far rientrare i propri cittadini. Alla luce dell’imponente presenza di ciadiani in Libia, è probabile che il numero di richieste di assistenza aumenteranno ulteriormente nelle prossime settimane. Le attività di evacuazione dell’OIM continuano intanto in tutta la regione. Entro un paio di giorni il numero di migranti che l’OIM avrà evacuato dall’inizio della crisi da Egitto, Tunisia, Algeria, Niger e Malta –  con il supporto dell’UNHCR e di vari governi toccherà quota 70.000 Ad oggi sono già 367.000 i migranti scappati dalla Libia.

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