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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 175

Posts Tagged ‘migranti’

Semplificazione e velocizzazione delle procedure per il riconoscimento del diritto di asilo dei migranti

Posted by fidest press agency su sabato, 15 aprile 2017

migranti1E maggiore rigore sulle espulsioni per chi non ne ha diritto. Sono questi due dei punti cardine del decreto per il contrasto all’immigrazione illegale, in continuità con il lavoro fatto in questi anni dal ministro Alfano, che trova il pieno sostegno di Alternativa popolare. Un provvedimento che dà una prima risposta a una problematica rispetto alla quale andiamo avanti a testa alta, certi di aver fatto sempre fino in fondo il nostro dovere sul piano dell’accoglienza e nel salvare vite umane e, inoltre, nei rapporti di reciproca lealtà con gli altri paesi dell’Ue”. Lo ha detto in Aula alla Camera il capogruppo di Alternativa popolare in commissione Giustizia Nino Marotta, esprimendo il voto favorevole di Ap al dl migranti.
“Con questo decreto abbiamo, quindi, voluto rendere più efficaci le azioni di tutela di chi desidera avere la protezione internazionale e dare una risposta alla domanda di maggiore sicurezza che i cittadini ci chiedono da tempo. Allo stesso tempo sappiamo che serve una maggiore coesione a livello europeo per fronteggiare il flusso crescente dei migranti, sul quale si gioca il futuro stesso dell’Ue anche quale argine al fenomeno dei populismi”.

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Nuova politica UE che protegge i bambini migranti e rifugiati

Posted by fidest press agency su sabato, 15 aprile 2017

unicef1Bruxelles. L’UNICEF e l’UNHCR accolgono favorevolmente il recente orientamento politico della Commissione Europea: un’importante pietra miliare nella protezione dei bambini migranti e rifugiati. “È la prima politica europea che si rivolge alla condizione e ai diritti di tutti i bambini nei percorsi migratori – rifugiati e migranti, minori non accompagnati e con le loro famiglie – collegando migrazione, asilo e protezione dei bambini”, ha dichiarato Noala Skinner, Direttore dell’ufficio dell’UNICEF di Bruxelles.“Queste importanti linee guida aiuteranno gli Stati dell’UE a rispondere meglio ai bisogni dei bambini rifugiati e migranti. Ci auguriamo vivamente che contribuiranno in modo concreto alla tutela dei tanti bambini che arrivano in Europa dopo essere stati costretti a fuggire dalle loro case a seguito di violenze, guerre e conflitti. Molti hanno affrontato incredibili difficoltà, sia durante che al termine del loro viaggio,” ha dichiarato Diane Goodman, Vice Direttrice dell’ufficio dell’UNHCR per l’Europa.I punti chiave di questa politica includono: la nomina di un tutore per il minore, l’aumento della protezione dei bambini a tutti i livelli e negli hotspot, una migliore raccolta dei dati per garantire un adeguato monitoraggio dei minori, adottando un approccio globale per l’individuazione di soluzioni durevoli, nonché un migliore monitoraggio e cooperazione tra gli Stati.L’UNHCR e l’UNICEF accolgono con favore l’invito rivolto dalla Commissione Europea agli Stati Membri di dare la priorità al finanziamento di progetti rivolti all’infanzia da parte dell’UE e degli Stati Membri, astenendosi da metodi per l’accertamento dell’età invasivi e non necessari, di aumentare i programmi di reinsediamento e altre vie legali per permettere ai bambini di raggiungere l’Europa in modo sicuro. L’impegno da parte della Commissione Europea di investire nella formazione, nell’orientamento e in misure per la protezione dei minori è un ulteriore passo avanti che contribuirà a garantire che il superiore interesse del bambino sia adeguatamente preso in considerazione in tutte le decisioni che riguardano il bambino stesso.L’UNHCR e l’UNICEF hanno definito incoraggiante l’invito che la Commissione ha lanciato agli Stati Membri affinché si faccia tutto il possibile per assicurare che alternative alla detenzione siano disponibili e accessibili sia per i bambini che per le famiglie. Entrambe le agenzie hanno sottolineato che la detenzione non costituisce mai il superiore interesse dei bambini ed è estremamente dannosa per la loro salute e il loro benessere. I bambini non dovrebbero essere detenuti per motivi connessi all’immigrazione, a prescindere dal loro status giuridico o da quello dei loro genitori.La protezione dei bambini deve iniziare valutando i fattori che li hanno spinti ad abbandonare i propri Paesi, che possono includere violenza, conflitti prolungati, movimenti forzati, povertà infantile e privazioni.L’UNICEF e l’UNHCR accolgono favorevolmente l’impegno politico dell’Unione che dà la priorità e supporta i sistemi di protezione nazionali dell’infanzia anche per i minori sfollati o che si trovano oltre i confini europei.L’UNICEF e l’UNHCR auspicano che Unione Europea e Stati Membri implementino questo piano e sostengano gli Stati nella protezione dei minori passo dopo passo per metter fine allo sfruttamento e agli abusi dei bambini.

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Salute dei migranti: l’INMP presenta i risultati

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 marzo 2017

migranti1Roma Martedì 14 marzo, dalle 9,15 alle 13,30, presso l’INMP, Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e per il contrasto delle malattie della Povertà (in via di S. Gallicano, 25/A), verranno presentati i risultati raggiunti dal Progetto europeo CARE – Common Approach for REfugees and other migrant’s healt, e discusse le possibili azioni future. Al progetto, che ha l’obiettivo di promuovere e sostenere la salute dei migranti ed è coordinato dall’INMP, partecipano cinque Stati Membri a forte pressione migratoria: Croazia, Grecia, Italia, Malta e Slovenia.
Aperta dal saluto del Direttore Generale dell’Istituto, Concetta Mirisola, e dall’intervento in video del Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, la giornata si articolerà in due sessioni tematiche di approfondimento su “La risposta ai bisogni di salute dei migranti” e “L’investimento sulla comunità e sulla ‘preparedness’ dei sistemi sanitari”. A queste sessioni seguirà una Tavola Rotonda sulle sfide e le possibili azioni future nella presa in carico dei bisogni di salute dei cittadini immigrati.
Tra gli interventi, moderati dalla giornalista Rai Annalisa Manduca, quelli di: Giovanni Nicoletti, Direttore Ufficio II del Segretariato Generale – Ministero della Salute; Prefetto Carmine Valente, Direttore Centrale dei servizi civili per l’immigrazione e l’asilo – Ministero dell’Interno; Antonio Brambilla, Commissione Salute Conferenza Stato Regioni, Responsabile Servizio Assistenza Territoriale Direzione Generale Cura della Persona, Salute e Welfare Regione Emilia-Romagna; Filomena Albano, Garante, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza; Giuseppe Lococo, ACNUR per il Sud Europa; Federico Soda OIM, Capo Missione di Collegamento, per l’Italia, Malta e la Santa Sede; Antonio Fortino, Direttore Sanitario INMP.
Il Progetto CARE, avviato nell’aprile 2016, nei suoi 12 mesi di durata si è sviluppato in 8 raggruppamenti di attività indirizzate ai differenti aspetti della presa in carico della salute dei migranti e dei bisogni delle società riceventi: gestione della salute all’interno dei centri per migranti in Italia (hotspot di Lampedusa e Trapani-Milo) e in Grecia (Leros e Kos), con team multidisciplinari composti da dermatologi, infettivologi, pediatri, psicologi dell’età evolutiva e mediatori transculturali; sperimentazione di una scheda sanitaria elettronica portatile che racchiude i dati di salute della persona immigrata sin dall’arrivo nel continente europeo, volta ad assicurare la continuità assistenziale; la formazione specifica del personale sanitario sulla multiculturalità e sulle tematiche più rilevanti; l’elaborazione e la sperimentazione di un protocollo olistico per la determinazione dell’età anagrafica dei minori stranieri non accompagnati all’interno degli hotspot; la sperimentazione di una piattaforma per la sorveglianza sindromica; l’intervento sulle popolazioni per sfatare falsi miti e pregiudizi sulla presenza di migranti.
Temi che – dall’assistenza sanitaria alla ricerca, dalla formazione all’Osservatorio Epidemiologico Nazionale – attraversano tutti gli ambiti di attività dell’INMP, ente pubblico del Servizio sanitario nazionale, vigilato dal Ministero della Salute, che è anche Centro di riferimento della Rete nazionale per le problematiche di assistenza in campo socio-sanitario legato alle popolazioni migranti, e Centro nazionale per la mediazione transculturale in campo sanitario.
“In una fase storica complessa come questa, che vede giungere nei Paesi del sud Europa imponenti flussi di migranti che fuggono da guerre, carestie e da ogni tipo di violenza, siamo orgogliosi dei risultati di questo progetto che vede l’Italia capofila in un percorso di prima accoglienza attento ai bisogni di salute di queste persone, e che finalmente delinea corretti approcci clinici e protocolli operativi condivisi – dichiara Mirisola -. La presa in carico della salute dei migranti, a cui con il nostro personale sanitario offriamo assistenza sanitaria, 7 giorni alla settimana, sia negli ambulatori specialistici di Roma che negli hotspot di Lampedusa e Trapani-migrantiMilo, è una delle priorità dell’Istituto. Il nostro modello è centrato su un’assistenza sanitaria multidisciplinare, di carattere inclusivo e universalistico, perché la salute è un diritto fondativo di tutti, nessuno escluso, come conferma questo progetto, che ha anche il compito di proporre spunti di riflessione utili alla programmazione sanitaria nazionale e regionale, ponendo l’enfasi sull’importanza delle organizzazioni del privato sociale. In questo senso, sono state anche analizzate le sinergie e le complementarietà tra il settore pubblico e quello privato, in Italia, Grecia e Slovenia, registrando le buone pratiche riscontrate sul campo e le evidenze scientifiche che supportano lo sviluppo di politiche pubbliche integrate per migranti e rifugiati. E’ un impegno a tutto campo – conclude il DG Mirisola – che necessita di attività di networking e di relazioni istituzionali internazionali mirate anche alla valutazione delle politiche, perché solo attraverso la conoscenza di quello che funziona e la gestione matura e lungimirante dei fenomeni migratori contemporanei si possono abbattere tutti quei muri, geografici e culturali, che alimentano pregiudizi e irrazionali paure. È la Storia che ce lo impone”. (foto: migranti)

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Migranti: Minniti chiarisca sul possibile ingresso in Italia di militanti jihadisti

Posted by fidest press agency su sabato, 11 marzo 2017

migranti1Gregorio Fontana, esponente di Forza Italia nella commissione Migranti della Camera dei Deputati, chiede contezza al Ministro dell’Interno, Marco Minniti, delle dichiarazioni a lui attribuite riportate nella giornata odierna dal ‘Corriere della Sera’, dove, virgolettato, si legge: “l’Isis sta perdendo terreno a Mosul e Raqqua. Non è escluso che i suoi militanti in fuga non possano unirsi alle rotte dei migranti”.Una dichiarazione che se confermata desterebbe grave preoccupazione, perché confermerebbe i sospetti di contaminazione tra immigrazione clandestina e terrorismo che fino ad oggi invece erano stati sempre negati dal Governo. “L’Esecutivo”, afferma quindi Fontana, “in un momento in cui gli sbarchi hanno già raggiunto un numero tale da superare di oltre il 66% quelli avvenuti lo scorso anno, il Governo ha il dovere spiegare quale sia la reale portata del rischio che stiamo correndo in merito ad eventuali arrivi di terroristi jihadisti sulle coste italiane”.

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Migranti della Tunisia: rimpatri “farsa”

Posted by fidest press agency su domenica, 19 febbraio 2017

Tunisi2Migranti, Fontana (FI), da accordi con Tunisia rimpatriati al mese meno della metà di quanti sbarcano in Italia al giorno. “La grancassa sull’accordo con la Tunisia per il rimpatrio dei migranti ha qualcosa di patetico e di tragicomico al tempo stesso. I migranti accettati dal paese nordafricano – come si apprende dal ‘Corriere della Sera’ – saranno appena 200 al mese, cioè quanti ne sbarcano in Italia in meno di dodici ore. Per essere ancora più chiari: il numero di migranti che sarà rimpatriato in un mese è meno della metà del numero di migranti che sbarca sulle nostre coste in un solo giorno. Il conto è presto fatto, visto che nel 2016 gli arrivi sulle nostre coste sono stati 181.436. Certo, gli accordi di rimpatrio sono la via giusta per risolvere il problema dei flussi alla sua radice. Ma qui siamo alla pura propaganda. Insomma, è la solita montagna che partorisce il misero topolino”.Lo afferma in una nota Gregorio Fontana, deputato di Forza Italia e membro della Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza, di identificazione ed espulsione, nonchè sulle condizioni di trattenimento dei migranti e sulle risorse pubbliche impegnate.

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Migranti: Fontana (FI), troppi nel limbo, inaccettabile, il governo intervenga subito

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 febbraio 2017

migranti1Dichiarazione dell’onorevole Gregorio Fontana, deputato di Forza Italia e membro della Commissione migranti:“Dall’audizione del prefetto Angelo Trovato (Presidente della Commissione nazionale per il diritto di asilo) oggi in Commissione Migranti viene l’ennesima conferma della pesante e ingestibile eredità lasciata dal Governo Renzi.In un anno è stato definito lo status di 91.000 migranti/richiedenti asilo. Ma sono ben 110.000 le richieste ancora pendenti! Questo è inaccettabile innanzitutto sotto il profilo umanitario, visto che si tengono le persone sospese nel limbo.
Ma ci sono anche altri problemi. Con i ritmi finora tenuti dalle Commissioni – pur con tutta la indiscutibile buona volontà dei commissari – ci vorrà più di un anno solo per smaltire gli arretrati. Nel frattempo, gli arrivi sulle coste non si fermano. Questo provoca una forte pressione sul nostro sistema di accoglienza, con notevoli costi economici e anche preoccupanti conseguenze sul piano della sicurezza. La fase della prima definizione dello status del migrante/richiedente asilo è nella diretta responsabilità dell’Esecutivo, che ha il dovere di garantire una procedura rapida ed efficace. Abbiamo sollecitato decine di volte Governo su questo fronte, ma senza risultato. Se il nuovo Governo vuole dare davvero un segnale di discontinuità e non limitarsi ai proclami, intervenga immediatamente, poiché ne ha i mezzi. In gioco ci sono la dignità delle persone, i soldi degli italiani e la sicurezza dei cittadini”.

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Migranti: dall’Italia a Trump

Posted by fidest press agency su martedì, 31 gennaio 2017

trump“Io sono per la Bossi-Fini, per bloccare il commercio criminale di esseri umani che si è fatto in questi anni con gli immigrati dal Nord Africa. Sono per il reato di clandestinità, sono perché l’Europa dia una risposta forte, perché l’Onu dia una risposta forte, perché non possiamo più accettare questi crimini e questa invasione”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, parlando con i giornalisti in sala stampa a Montecitorio.“Trump arriva dopo, Trump continua il muro di Obama. Si sta facendo tanto chiasso e tanto rumore su decisioni di Trump che erano programmi elettorali e che negli Stati Uniti sono stati validati dal popolo sovrano.Per quanto riguarda l’Italia basta invasione, si ritorni ad una piena applicazione della Bossi-Fini e si ritorni a fare accordi con i Paesi della sponda sud del Mediterraneo affinché finisca questa tragedia e questa invasione. Tragedia per chi vede la propria gente finire in mare ed invasione per la nostra gente che si vede invasa dai clandestini, il tutto per favorire i mercanti di morte.
Basta a tutto questo. Si ritorni al governo Berlusconi, si ritorni alla Bossi-Fini, al blocco dei flussi, che tra l’altro pare che adesso anche la sinistra voglia con blocchi navali della costa Sud del Mediterraneo. Questa cosa noi la diciamo da anni”.

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Migranti: Raggi e Baldassarre ricevono in Campidoglio delegato Unhcr Jaquemet

Posted by fidest press agency su martedì, 17 gennaio 2017

campidoglio-incontroRoma. La sindaca di Roma Virginia Raggi ha ricevuto ieri in Campidoglio Stéphane Jaquemet, Delegato dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati per il Sud Europa. Presente all’incontro l’Assessora alla Persona, alla Scuola e alla Comunità Solidale di Roma Capitale, Laura Baldassarre.Al centro del colloquio la situazione dei migranti transitanti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati a Roma e la volontà dell’amministrazione di trovare una soluzione di sistema al di là delle emergenze, tramite un approccio coordinato e sostanziale. La prima cittadina ha ricordato come si stia lavorando su più livelli: dall’info point alla creazione di posti permanenti per l’accoglienza dei transitanti; da una mappatura sull’accoglienza al piano sociale cittadino. Ognuno deve fare la sua parte, ha spiegato la sindaca sottolineando come sia necessaria la collaborazione di tutte le istituzioni riguardo a questo tema. L’Assessora ha infine ricordato come tra i temi all’attenzione del Campidoglio vi sia quello dei minori non accompagnati e la proposta di impegnare i richiedenti asilo in attività di volontariato, un modo per qualificare l’accoglienza. (foto: campidoglio incontro)

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Gravi rischi per rifugiati e migranti in Europa a causa dell’inverno

Posted by fidest press agency su domenica, 15 gennaio 2017

rifugiati sirianiL’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esprime forte preoccupazione per la situazione in cui si trovano rifugiati e migranti in Europa a causa del rigido inverno. L’UNHCR ha aumentato l’assistenza in diversi Paesi, come Grecia e Serbia. Salvare vite umane dev’essere una priorità ed è urgente che le autorità nazionali di tutta Europa si impegnino maggiormente per assistere e proteggere rifugiati e migranti.
Negli ultimi giorni, sulle isole di Lesbo e Chio, in Grecia, l’Agenzia ONU per i Rifugiati ha trasferito centinaia di persone in alloggi più idonei. Resta tuttavia la forte preoccupazione per le condizioni in cui versano circa 1.000 persone, incluse famiglie con bambini, che continuano a vivere in tende e dormitori non riscaldati sull’isola di Samos. Continua la distribuzione di kit per l’inverno in Grecia e sulle isole, dove l’UNHCR ha già distribuito quasi 360.000 articoli, fra cui coperte termiche, sacchi a pelo, scarpe e indumenti pesanti. La distribuzione degli aiuti umanitari svolta insieme alle organizzazioni partner è coordinata dal Ministero delle Politiche Migratorie. Rinnoviamo il nostro appello ad accelerare ulteriormente le operazioni di trasferimento delle persone dalle isole alla terraferma greca, dove sono disponibili migliori strutture di accoglienza. In Serbia, oltre l’82 per cento dei 7.300 rifugiati, richiedenti asilo e migranti che vivono nel Paese sono ora accolti in strutture riscaldate messe a disposizione dal governo. Tuttavia, preoccupa la situazione di circa 1.200 uomini che vivono in alloggi di fortuna inadeguati nel centro di Belgrado, inclusi circa 300 minori non accompagnati o separati. Nelle scorse settimane l’UNHCR ha trasferito in strutture messe a disposizione dal governo circa 1.200 persone, di cui 190 negli ultimi giorni. Quali misure salva-vita, l’Agenzia continua a fornire stufe, coperte e indumenti invernali a coloro che risiedono in sistemazioni di fortuna e che non hanno accettato di essere trasferirti nei centri governativi. L’UNHCR rivolge un appello alle autorità affinché continuino nello sforzo si aumentare la capacità di accoglienza delle struttura di emergenza, tenendo particolarmente in considerazione i bisogni specifici dei minori non accompagnati. L’Agenzia ONU per i Rifugiati è estremamente preoccupata dalle notizie secondo le quali diversi rifugiati e migranti hanno perso la vita nel tentativo di entrare in Europa o di spostarsi tra i vari Stati membri. Cinque persone sono morte per congelamento dall’inizio dell’anno.Il 6 gennaio i corpi di due uomini iracheni sono stati rinvenuti in Bulgaria sudorientale. Si ritiene che siano deceduti per il freddo e lo sfinimento dopo aver attraversato il confine turco. Nella stessa regione, ad inizio gennaio, è stato ritrovato dalle autorità il cadavere di una giovane donna somala. Due giovani somale che viaggiavano con lei sono state ricoverate con lesioni da assideramento dopo avere trascorso cinque giorni nella foresta in condizioni climatiche di estremo freddo. Da allora le autorità bulgare hanno rafforzato i pattugliamenti nella zona al fine di prevenire altri decessi dovuti alle rigide condizioni climatiche. Al confine terrestre fra Grecia e Turchia, il 3 gennaio, un giovane afghano di 20 anni è morto per le complicazioni dovute all’esposizione al forte freddo in seguito all’attraversamento di notte del fiume Evros, con temperature inferiori ai -10°C. L’UNHCR rinnova il proprio appello ad aumentare canali sicuri per l’ammissione di persone che hanno bisogno di protezione, come il reinsediamento, il ricongiungimento familiare, le sponsorizzazioni private e altri meccanismi che offrano un’alternativa concreta rispetto agli spostamenti irregolari e al doversi affidare ai trafficanti.C’è anche fortissima preoccupazione per gli abusi perpetrati nei confronti di rifugiati e migranti dai gruppi criminali, inclusi sequestri, violenze fisiche, minacce ed estorsioni. L’UNHCR si appella con urgenza agli Stati europei affinché rafforzino il loro impegno nell’eliminare queste reti criminali e garantire sicurezza a rifugiati e migranti.

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Rivolta migranti e trasferimenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 gennaio 2017

polizia-e-immigrati“Il trasferimento di cento migranti da Cona all’Emilia Romagna è una misura ridicola, del tutto insufficiente a garantire sane condizioni di vita a questa gente, e spegnere le tensioni sociali che si sono scatenate sul territorio dopo mesi di forzata convivenza. Parliamo di due centri di accoglienza che ‘ospitano’ 3000 persone in frazioni (Conetta) che contano poche centinaia di residenti. Il ministro Minniti vuole curare un’emorragia tamponando con i cotton fioc? Se questo è il criterio d’intervento del Governo Gentiloni è di tutta evidenza la devastante continuità con l’operato del pessimo ministro Alfano, campione d’insuccessi”.
È quanto ha dichiarato il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli, protagonista sei mesi fa di un sopralluogo insieme al collega Walter Rizzetto presso i Cpa di Cona e di Bagnoli di Sopra e al sindaco di Agna Gianluca Piva.
“Qualche mese fa- ha aggiunto Rampelli – Alfano rispose in diretta TV dalla Camera dei deputati, rispondendo a un mio question time, che il Governo avrebbe alleggerito la presenza di immigrati, ammettendo quindi lo stato di emergenza. Bene, non solo i migranti non sono diminuiti, ma ne sono arrivati continuamente altre centinaia. Alfano è corresponsabile del caos che si è manifestato in questi giorni, dell’incidente, della protesta, dell’assedio cui sono stati sottoposti gli operatori e si deve dimettere dall’esecutivo. Ora occorre cambiare strategia e rimpatriare gli artefici della rivolta, per proseguire nei confronti di tutti coloro che non sono profughi.
Occorre stroncare questo vergognoso business della solidarietà che si alimenta sulla creazione di degrado e conflittualità sociale”.
“Una vergogna – ha concluso Rampelli – che esiste solo in Italia creando l’industria della disperazione che, per definizione, può portare solo altra disperazione e povertà”.

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Governo sui migranti: solo annunci

Posted by fidest press agency su domenica, 1 gennaio 2017

migranti«Sfidando ogni senso del ridicolo, il Governo Gentiloni annuncia una svolta nelle politiche di accoglienza degli immigrati. Il nuovo ministro dell’Interno Minniti ha annunciato un maggior controllo degli irregolari sul territorio e che le espulsioni “saranno raddoppiate” passando dalle attuali 5 mila l’anno a 10 mila. Peccato che ogni anno sbarcano in Italia più di 170 mila clandestini. Questa gente crede che gli italiani siano tutti scemi. Gli stessi che hanno fatto entrare 500 mila clandestini in tre anni e che continuano a usare la nostra Marina militare per fare il servizio navetta dal Nord Africa all’Italia, gli stessi che hanno rinunciato a controllare le nostre frontiere e che spendono miliardi di euro per “l’accoglienza” ora annunciano solennemente una svolta che non esiste. L’unica svolta seria sarebbe quella di fermare l’invasione attraverso un blocco navale al largo delle coste libiche. Ma per farlo serve un altro Governo». Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Migranti: “Espellere 80% irregolari, stop business cooperative”

Posted by fidest press agency su domenica, 11 dicembre 2016

migranti1“Adesso lo dice anche l’Europa, messo nero su bianco nel documento di chiusura della procedura d’infrazione contro l’Italia: l’80% degli immigrati che arrivano nel nostro paese sono ‘migranti economici’ e non profughi, quindi da considerare ‘irregolari’. Il motivo per cui il governi della sinistra non li hanno espulsi fino ad oggi è semplice: far lucrare le cooperative che speculano sull’accoglienza”. E’ quanto afferma il coordinatore dell’esecutivo nazionale di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, commentando il dossier dell’Unione Europea reso noto dal commissario per le migrazioni Dimitri Avramopoulos.”L’Italia dei governi Renzi, Letta e Monti è stata tanto ligia nel rispettare i diktat europei in tema di economia e finanza – sottolinea Donzelli – adesso serve un governo eletto che risponda alle richieste dei cittadini, e ora finalmente anche dell’Europa, per porre una seria attenzione al grave problema degli immigrati clandestini. La proposta che continueremo a portare avanti noi di Fratelli d’Italia si chiama ‘Taglia-business’, per obbligare i soggetti che si occupano di accoglienza immigrati a rendicontare le spese – conclude Donzelli – siamo convinti che con una maggiore trasparenza sui soldi pubblici si frenerà anche il business delle cooperative e di conseguenza gli arrivi di irregolari in Italia”.

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Migranti, Campidoglio: trovata soluzione per transitanti area Tiburtina

Posted by fidest press agency su domenica, 4 dicembre 2016

Roma Campidoglio. L’Amministrazione capitolina ha trovato una soluzione più dignitosa anche per i migranti transitanti che in questi giorni hanno dormito nei pressi della stazione Tiburtina. Da oggi saranno accolti presso il Centro in via del Frantoio, sostenuto da Roma Capitale e gestito dalla Croce Rossa Italiana. Questa operazione è stata possibile attraverso il trasferimento di altri 92 migranti che hanno aderito alla relocation e che, grazie all’azione del Campidoglio in raccordo con la Prefettura, sono ora ospitati presso centri gestiti da quest’ultima. L’Amministrazione ha così potuto destinare i posti liberatisi in via del Frantoio all’accoglienza dei migranti transitanti.
La sindaca di Roma Virginia Raggi, insieme all’Assessora alla Persona, Scuola e Comunità Solidale Laura Baldassarre, in raccordo con le istituzioni competenti e valorizzando il contributo delle varie associazioni che operano per l’accoglienza dei migranti, hanno in questi mesi lavorato per aumentare il numero di posti per l’accoglienza dei migranti transitanti e per la creazione di un punto informativo che verrà attivato in via sperimentale nell’area della Stazione Tiburtina. “Il nostro fine è garantire un’accoglienza dignitosa per i migranti transitanti. Ognuno può e deve fare la propria parte. Questa Amministrazione punta ad un’azione concreta per togliere queste persone dalla strada e offrire loro una soluzione più stabile, un tetto, non una tenda”. Affermano la sindaca Raggi e l’assessora Baldassare.

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Appello all’Ue dell’UNICEF: mettere al primo posto i bambini rifugiati e migranti

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2016

rifugiati sirianiLe Istituzioni europee e gli Stati Membri devono fare di più per proteggere i bambini rifugiati e migranti”, sostiene una dichiarazione firmata da 78 agenzie, fra cui l’UNICEF e Save the Children, in occasione dell’inizio del 10° Forum Europeo sui diritti dei minori a Bruxelles.La crisi migratoria europea entrerà presto nel suo terzo anno, i bambini saranno sempre più numerosi e l’impatto sulle loro vite sarà ancora più tragico. Fra gennaio 2015 e settembre 2016, più di 664.500 bambini hanno richiesto asilo in Europa; quest’anno, in Italia, su 10 minori arrivati, 9 erano non accompagnati; in Grecia per 23.000 bambini il futuro continua a rimanere in bilico, così come il loro accesso all’istruzione.Si stima che, solo quest’anno, più di 700 i bambini siano morti in mare nel tentativo di raggiungere l’Europa. La scorsa settimana, un bambino di sei anni è morto in un incendio nel campo Moria sull’isola greca di Lesbo.Il fallimento delle azioni per rendere prioritaria la protezione dei minori preoccupa fortemente l’UNICEF e Save the Children, perché in questo modo i bambini sono esposti ancora di più a rischi. Si è fatto troppo poco per rispondere ai particolari bisogni di questi minorenni. I bambini in Svezia, per esempio, rimangono spesso fino a un anno in attesa dell’udienza per la loro richiesta d’asilo. I bambini bloccati in Grecia, in media, sono rimasti fuori dal percorso scolastico per 20 mesi. Sono tanti coloro che devono aspettare oltre un anno per raggiungere i membri della propria famiglia in altri stati dell’UE – un ritardo pericoloso, che può provocare la scomparsa di alcuni bambini o che finiscano nelle mani dei trafficanti.L’Unione Europea e gli Stati Membri possono fare molto di più per proteggere i bambini e rispondere ai loro particolari bisogni.Rivolgendosi al Forum, le associazioni per la tutela dei diritti dei bambini invitano a intraprendere azioni concrete, a definire una leadership, dedicare risorse economiche pubbliche e concordare quadri strategici che definiscano gli obiettivi e misurino i progressi, ricordando che i bambini non si proteggono da soli.Le 78 organizzazioni partner identificano 7 azioni prioritarie per proteggere i bambini migranti e rifugiati oggi e aiutarli ad affrontare il loro futuro. Fra queste azioni: l’adozione urgente di un piano d’azione europeo per i minori migranti, tutele rafforzate per i bambini nella legislazione in tema di asilo, maggiori finanziamenti per i sistemi nazionali di protezione dei minori e la creazione di meccanismi per proteggere i bambini ai confini.Le agenzie sostengono che, fino ad ora, le azioni a livello europeo sono state sporadiche e insufficienti. Risulta quindi necessaria un’azione a tutto campo per i minori migranti, che mette insieme tutte le autorità responsabili e incoraggi gli Stati a raccogliere e diffondere i dati in modo più efficiente.La riforma del sistema europeo comune di asilo, attualmente in corso di dibattito al Parlamento Europeo, offre un’opportunità unica per assicurare ai bambini l’accesso a tutori legali, istruzione e ricongiungimento familiare. L’azione dell’Unione Europea è inoltre necessaria per porre fine alla detenzione di bambini migranti e rifugiati e per l’individuazione di alternative valide.Molti di questi bambini cresceranno e diventeranno cittadini europei. Dovrebbero essere considerati prima di tutto bambini, a prescindere dal loro status di migranti. Gli Stati devono investire su di loro e metterli nelle condizioni di poter sviluppare il proprio potenziale per partecipare appieno alla vita delle comunità.

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Tensioni sociali: allarme migranti

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 novembre 2016

rocca-di-papaA Rocca di Papa i migranti scendono in strada per protesta e a Fiano romano arrestato un somalo per aver molestato un bambino di 8 anni. “L’ennesima, insopportabile, protesta da parte degli ospiti di un centro di accoglienza e l’esasperazione dei cittadini. Ormai è questa la situazione che si registra praticamente ovunque in Italia, a causa delle scelte assurde del nostro Governo sull’accoglienza ai migranti. Questa volta è toccato a Rocca di Papa, la cittadina dei Castelli romani dove ben cinquecento migranti nei giorni scorsi hanno occupato la via dei Laghi, mandando in tilt la viabilità e mettendo a dura prova la pazienza dei residenti. Inoltre sempre più spesso ci troviamo a commentare fatti di cronaca come quello di oggi, in cui un migrante di origine somala richiedente asilo e ospite del centro di accoglienza di Fiano romano avrebbe molestato un bambino di otto anni. Intanto, la Regione Lazio con Roma in testa devono fare i conti con una vera e propria invasione di immigrati clandestini che portano con loro reati, degrado, schiamazzi e molestie sessuali che si verificano nelle vicinanze dei centri di accoglienza che li ospitano. Il Ministro dell’Interno Alfano ancora è convinto che non ci sia alcun sovraccarico se tutti collaborano ? “E’ quanto dichiara Fabrizio Santori, consigliere regionale del Lazio di Fratelli d’Italia.“A Rocca di Papa sulla Via dei Laghi la protesta si sarebbe verificata in conseguenza della mancanza di riscaldamento reclamato dai migranti nella struttura. Il centro di accoglienza Mondo Migliore è un hotel-centro congressi molto conosciuto e dove molti italiani sognerebbero di vivere. Invece queste persone, che ad oggi possiamo definire clandestini, disprezzano la struttura e si permettono di inscenare proteste pur vivendo sulle spalle degli italiani per tutto il periodo che passeranno nel nostro Paese. E’ una situazione insostenibile, che mette a rischio la tenuta sociale delle nostre città. Gli stessi episodi di protesta da parte di immigrati sono avvenuti anche in zona Aurelio a Roma qualche giorno fa, sempre in seguito a un malcontento inspiegabile da parte degli occupanti. E non si contano ormai questi casi praticamente ovunque sul nostro territorio” conclude Santori. (nr. Non dobbiamo sottovalutare la situazione immigratoria in Italia ma nemmeno enfatizzarla. Il problema, a nostro avviso, è nella nostra incapacità di fare un uso adeguato delle leggi, di farle rispettare ed esserne conseguenti. Tutti devono capire, italiani compresi, che se si “sgarra” la punizione è inevitabile e non vi sono sconti di sorta.)

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23° Congresso Nazionale dell’AGUI

Posted by fidest press agency su martedì, 18 ottobre 2016

medicinadifensivaRoma 23° Congresso Nazionale dell’AGUI (Associazione Ginecologi Universitari Italiani) che si svolge a Roma insieme a quello SIGO. “Le madri straniere che partoriscono nei nostri reparti materno-infantili presentano caratteristiche leggermente diverse rispetto alle altre – sottolinea il prof. Vito Trojano Presidente Nazionale AOGOI -. L’età media si attesta a 29 anni contro i 32 delle italiane. Più della metà sono casalinghe e hanno una scolarità medio-bassa. Minore risulta anche il ricorso al taglio cesareo. Solo il 28% delle gestazioni termina con un’operazione chirurgica. Tra le donne originarie del Belpaese la quota sale al 37%. I punti nascita devono quindi essere riorganizzati tenendo conto di queste differenze”. “Anche la formazione dei medici specialisti deve svolgere un ruolo importante – conclude il prof. Nicola Colacurci Presidente Nazionale AGUI -. Tutti noi ginecologi dobbiamo riaggiornare le nostre conoscenze alla luce dei nuovi fenomeni sociali che stanno investendo l’Italia negli ultimi anni”.
Il 91° congresso nazionale SIGO vede la partecipazione di oltre 2.500 specialisti da tutta Italia. La Società Scientifica ha deciso di mettere al centro del suo più importante appuntamento annuale la salute e il benessere degli oltre 5 milioni di migranti residenti nel nostro Paese che ormai rappresentano l’8% della popolazione. “L’80% delle adolescenti d’origine straniera non è mai andata dal ginecologo. Mentre “solo” il 30% delle loro coetanee italiane ha fatto altrettanto – sottolinea il prof. Paolo Scollo Presidente Nazionale SIGO – Comportamenti sessuali pericolosi e mancato utilizzo di contraccettivi sono due fenomeni molto diffusi che devono essere al più presto contrastati. Infatti nel nostro Paese un’interruzione volontaria di gravidanza su tre è praticata da una straniera. La prevenzione deve cominciare dalle scuole attraverso una maggiore informazione per tutti i ragazzi. Possiamo dare il nostro contributo per esempio formando gli operatori e gli insegnanti che dovranno tenere agli studenti lezioni di educazione alla sessualità e affettività”.
Negli ospedali italiani il 20% dei parti è relativo a donne d’origine straniere. Di queste madri sette su dieci sono originarie di Paesi al di fuori dell’Unione Europea. E il 13% di loro ha difficoltà nello svolgere pratiche burocratiche e amministrative per accedere alle prestazioni sanitarie. Ci sono poi nuove emergenze da affrontare legate alla questione dei profughi. Da inizio anno oltre 15mila donne hanno attraversato il Mediterraneo e sono sbarcate sulle coste della Penisola dopo viaggi pericolosi. Alcune di loro sono in gravidanza e costrette, a volte, a partorire in condizioni estreme. “E’ fondamentale che a tutte queste donne sia garantita la migliore assistenza sanitaria, soprattutto nel momento del parto ma anche in tutte le altre fasi della vita”. E’ questo l’appello lanciato dalla Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) alle Istituzioni in occasione dell’apertura dei lavori del suo 91° congresso nazionale dal titolo La Salute al Femminile Tra Sostenibilità e Società Multietnica. “In Italia risiedono persone di 200 diverse nazionalità – afferma il prof. Giovanni Scambia Direttore del Dipartimento Tutela della Salute della Donna della Cattolica di Roma e Presidente del Congresso di Roma -. Le donne in età fertile sono oltre 1 milione e 700mila. Sono numeri importanti e destinati per forza a crescere con il passare degli anni. Le difficoltà linguistiche per esempio rischiano di allontanare dai nostri reparti donne che invece avrebbero bisogno di un aiuto. Gli stranieri provengono nella maggioranza dei casi da Paesi con una diversa concezione della maternità, della sessualità e più in generale del ruolo della donna. Noi ginecologi quindi abbiamo una sfida ancora più delicata da affrontare”. “Le migranti che risiedono regolarmente in Italia godono in genere di buona salute e prestano attenzione agli stili di vita – sottolinea il prof. Enrico Vizza Segretario Nazionale SIGO e Presidente del Congresso di Roma -. L’86% dà un giudizio positivo sul proprio benessere. Tra le extra-comunitarie l’83% non ha mai fumato una sigaretta. Per sei su dieci il peso corporeo rientra nei parametri corretti. Sono quindi persone che corrono meno rischi di insorgenza di gravi malattie. Tuttavia noi siamo gli specialisti che devono affrontare gli aspetti più intimi della salute femminile. Dobbiamo prestare grande attenzione a come ci approcciamo a questa particolare categoria di donne”.

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Roma: I migranti transitanti lasciano via Cupa

Posted by fidest press agency su sabato, 1 ottobre 2016

tiburtinaRoma “Già da ieri tutti i migranti transitanti presenti a via Cupa nei pressi della stazione Tiburtina sono stati accolti nelle strutture di accoglienza nella disponibilità di Roma Capitale. Nelle prossime giornate nella zona sarà presente la Sala operativa sociale per garantire l’accoglienza degli eventuali altri migranti transitanti che dovessero continuare a far riferimento a quel luogo per avere aiuto”. Lo dichiara Laura Baldassarre, Assessora alla Persona, alla Scuola e alla Comunità solidale di Roma Capitale. “Sin dai primi giorni in cui la Giunta si è insediata, ci siamo impegnati per dare una risposta strutturata e permanente. Il dialogo costante con le Istituzioni, le Associazioni – incontrate settimanalmente – ha portato all’elaborazione di un progetto comune che, sulla base di quanto già realizzato in altre città e per il quale abbiamo ottenuto i fondi necessari, creerà un posto di accoglienza permanente per i migranti transitanti. Stiamo facendo un sopralluogo per decidere dove allestirlo – aggiunge l’assessora – Contemporaneamente stiamo operando per organizzare uno spazio informativo, di primo ascolto all’arrivo, per valorizzare l’esperienza positiva di accoglienza realizzata nel tempo dai volontari attivi in Via Cupa”. “La situazione dei migranti transitanti è stata uno dei nostri temi prioritari – prosegue la Baldassarre – Nella situazione che abbiamo ereditato, fin da subito è stata evidente che l’emergenza riguarda tutte le istituzioni competenti ai diversi livelli di governo. E dobbiamo aver cura e valorizzare la solidarietà espressa da cittadini ed associazioni nei confronti dei più fragili tra i migranti”. “Queste le attività sin qui realizzate: abbiamo ampliato i numeri dell’accoglienza per questi migranti; garantito una presenza costante della sala operativa sociale; operato un raccordo con le altre Istituzioni (Prefettura e Questura, in particolare) per il passaggio dei migranti aventi diritto al sistema di accoglienza gestito dal Ministero dell’Interno; riattivato i soggetti firmatari del Piano di intervento socio sanitario; mentre una recente ulteriore azione è stata realizzata per ampliare i posti per l’accoglienza – conclude – Centinaia di persone negli ultimi giorni dormivano a via Cupa, un numero ben superiore a quello dei “migranti transitanti”. Il nostro impegno è garantire i diritti a chi vuole legalità e giustizia sociale, evitando che situazioni di fragilità vengano strumentalizzate per finalità oscure. I migranti realmente “transitanti” sono stati accolti nelle strutture disponibili”.

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Le lacune nel sistema di identificazione di migranti morti

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 settembre 2016

londraLondra. Nel 2015 e nella prima metà del 2016 più di 6.600 rifugiati e migranti sono annegati o sono stati dati per dispersi nel Mediterraneo dopo che i loro barconi si sono rovesciati nel tentativo di raggiungere l’Europa. Un nuovo rapporto, realizzato dall’Università di York, la City University of London e il GMDAC dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, mostra che molti dei corpi non sono stati identificati e le famiglie a casa non sanno cosa è accaduto ai propri cari.Il rapporto descrive le conclusioni del Mediterranean Missing Project, finanziato dal Consiglio per le Ricerche Economiche e Sociali. Esso è stato varato dall’ESRC nell’ambito di un ampio programma di ricerca del valore di un milione di sterline in risposta alla crisi umanitaria in atto. Un team di ricercatori ha lavorato per un periodo di 12 mesi sull’isola greca di Lesbo e in Sicilia, i due principali punti d’ingresso per i migranti e i rifugiati in Europa, dove un gran numero d’ imbarcazioni che trasportano migranti sono affondate negli ultimi anni, e ha osservato il modo in cui le autorità trattavano i corpi dei migranti. I ricercatori hanno intervistato una serie di operatori coinvolti nelle operazioni, tra i quali dipendenti comunali, organizzazioni non governative, guardia costiera, medici legali e personale di pompe funebri cosi come famiglie di migranti dispersi provenienti da Tunisia, Siria e Iraq per comprendere la loro esperienza.Quello che hanno scoperto è scioccante. Sia il numero dei migranti arrivati che quello dei morti ha sopraffatto le autorità locali, che hanno risorse limitate e, nel caso della Grecia, che è stata devastata dalla crisi economica. Di conseguenza, gli sforzi per determinare le identità dei migranti deceduti sono stati insufficienti. Le indagini ufficiali sono state limitate e spesso lacunose. Gli effetti personali dei rifugiati ritrovati sulle spiagge non sono stati raccolti sistematicamente o messi da parte per supportare l’identificazione, inoltre i superstiti dei naufragi non sono stati intervistati sistematicamente a proposito di coloro che erano morti.Ci sono anche problematiche riguardanti la gestione dei dati sui corpi. In Italia, per esempio, ogni regione archivia i dati in maniera indipendente. In Grecia, anche se i campioni di DNA prelevati dai cadaveri sono archiviati in un unico sito, non c’è modo di collegare il campione di DNA conservato ad Atene con i corpi seppelliti nel cimitero di Lesbo poiché fino a poco tempo fa i corpi non venivano etichettati uniformemente. “Ai sensi della legge internazionale sui diritti umani, tutti gli Stati hanno l’obbligo d’indagare su qualsiasi morte sospetta”, afferma il Dottor Simon Robins. “Tuttavia abbiamo riscontrato che in molti casi le morti dei migranti non sono state oggetto d’indagine. Pensate alla quantità di risorse e all’attenzione riservata per capire cosa è successo alle vittime del disastro aereo del volo MH370 della Malaysia Airlines. Negli ultimi 18 mesi, è deceduto un numero di migranti pari a circa i passeggeri di 13 jumbo jet, ma vi è stata poca attenzione mediatica e sono stati fatti sforzi insufficienti per determinare le loro identità.” Il problema principale riscontrato dai ricercatori nel loro rapporto è la mancanza di una politica coordinata e coerente per quanto riguarda i migranti deceduti sia in Grecia che in Italia. Il vuoto politico a livello nazionale significa che le municipalità e le autorità locali sono sopraffatte e non sono dotate delle capacità o risorse finanziarie per far fronte alla natura e al volume di questa crisi umanitaria. Ci sono numerose agenzie con mandati sovrapposti che non riescono a coordinarsi fra loro, il che si traduce nel fatto che nessuno è sicuro di chi sia responsabile di cosa. Le diverse agenzie locali e regionali coinvolte hanno poco sostegno dai governi nazionali o dall’Unione Europea.
In Italia, una Commissione Speciale per le Persone Disperse ha condotto indagini sui casi di tre naufragi di grandi dimensioni e, attraverso accordi fra gli operatori competenti, tra cui esperti forensi e polizia, supportata con risorse, ha permesso di effettuare un lavoro eccellente nella raccolta dei dati dai corpi. Adesso, l’obiettivo in Italia è quello di estendere questi sforzi a tutti i migranti deceduti. Sia in Grecia che in Italia, gli sforzi per contattare le famiglie dei dispersi sono stati in gran parte frustranti, con il risultato che pochi dati sono stati raccolti dalle famiglie dei migranti dispersi, impedendo le identificazioni. Il risultato di tutto ciò è che i corpi vengono seppelliti senza identificazione, con poche possibilità di poterli identificare in futuro. Questo rappresenta un esempio per la Grecia, la quale richiede l’accorpamento del coordinamento delle varie agenzie che operano con mandati inadeguati e sovrapposti.Un altro problema è la mancanza di un meccanismo internazionale di scambio di dati sui migranti deceduti e sulle persone disperse, in modo che tali dati possano essere incrociati per effettuare identificazioni.Ciò significa che non ci sono in Europa punti di contatto per i membri della famiglia in cerca di un proprio caro che potrebbe essere deceduto attraversando il Mediterraneo. Un’ulteriore barriera è che spesso i famigliari alla ricerca di una persona dispersa non sono nemmeno in grado di viaggiare per gli Stati europei per identificare il loro parente. E’ difficile riuscire ad ottenere un visto per entrare nell’Unione Europea, inoltre non esistono cose come un visto umanitario.
Allora, cosa si può fare per migliorare la situazione? Gli autori suggeriscono diversi modi in cui gli Stati possono migliorare le proprie procedure per identificare coloro che sono annegati in mare.“Noi crediamo che l’Italia e la Grecia abbiano l’obbligo legale di investigare così come l’obbligo morale verso le famiglie di coloro che sono deceduti, obblighi che non vengono adempiuti”, afferma il Dottor Simon Robins.
La City University London è un’università globale di eccellenza accademica, specializzata nel business e nelle professioni e con una prestigiosa sede nel centro di Londra. È nel primo cinque percento delle università al mondo secondo il Times Higher Education World University Rankings 2013/14 e tra le prime trenta università del Regno Unito secondo il Times Higher Education Table of Tables 2012. È classificata tra le prime 10 università del Regno Unito per i posti di lavoro ottenuti dai suoi laureati (The Good University Guide 2014) e tra le prime 5 per il livello di remunerazione iniziale ricevuto dai suoi laureati (Lloyds Bank).
L’Università attrae oltre 17.000 studenti (di cui il 35% a livello di dottorato) da oltre 150 paesi e personale docente da oltre 50 paesi. Il suo prestigio accademico si fonda su una base molto ampia, con specializzazioni di livello mondiale in settori quali business, legge, scienze della salute, ingegneria, matematica, informatica, scienze sociali, oltre che nelle discipline artistiche, inclusi il giornalismo e la musica. Le origini dell’Università risalgono al 1894, con la fondazione del Northampton Institute sul quale sorge attualmente il corpo principale del campus della City. Nel 1966, la scuola ha ricevuto la qualifica di Università per decreto reale e il Sindaco di Londra è stato invitato a esserne Rettore, una consuetudine unica che continua ancora oggi. Dal 2010, il professor Paul Curran è Vice-Rettore della City University London.

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La salute cardiovascolare dei migranti

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 settembre 2016

cardiology congress-2016Roma. L’aumento dei flussi migratori negli ultimi 10 anni ha reso necessario prendere in considerazione anche le necessità di salute di questi nuovi pazienti: la valutazione del rischio cardiovascolare non è ancora stata valutata estensivamente nelle nuove fasce di popolazione, sino ad ora interessate maggior mente alla prevenzione e al trattamento delle malattie trasmissibili.
Nel 2015 sono approdati in Europa 700mila tra migranti e rifugiati e già al loro arrivo il 5% ha bisogno di assistenza medica. Quando arrivano alle nostre latitudini il cambio di alimentazione, lo stile di vita e la povertà li espongono a rischi per la salute in generale e per la salute del cuore in particolare. Per gli stranieri inoltre mancano programmi di prevenzione mirati. Una review pubblicata su Globalization & Health aveva fotografato la diffusione delle patologie e dei fattori di rischio cardiaci tra la popolazione originaria dell’Africa Sub Sahariana in Europa: “Questi nuovi cittadini presentano una maggiore incidenza di ictus, mentre gli europei sono più interessati dai disturbi cardiovascolari, hanno ratei più alti di ipertensione e diabete anche a causa di stress, pressione sociale e minore accesso a cure di base, minori visite di controllo e probabilmente minore qualità della relazione medico paziente” spiega XXX, Local Press Coordinator di ESC 2016.
È necessario che i Paesi guardino con maggiore attenzione a questa realtà sanitaria così come espresso nella risoluzione ‘salute dei migranti’ approvata dall’OMS nel 2008 che sottolinea il diritto alla salute inteso come il ‘diritto’ di tutti di accedere al più alto livello di cura disponibile nel paese di residenza, anche se spesso proprio questi soggetti si trovano in una condizione di marginalità e disagio.
migranti1L’origine etnica è una delle principali determinanti non modificabili al contrario di abitudini alimentari, fumo e stress. Al dipartimento di medicina interna dell’università di Pavia hanno quindi pensato di paragonare la prevalenza dell’ipertensione sia in un gruppo di italiani che in uno di migranti per un totale di 6.027 soggetti volontari che sono stati sottoposti ad un’intervista medica, misurazione del peso, altezza, pressione sanguigna, e analisi delle urine durante la Giornata Nazionale del Rene nel 2012 e nel 2013.
I ricercatori hanno tentato di rappresentare la proporzione nazionale tra residenti e migranti indentificando 145 soggetti pari al 7% del campione. Si è subito evidenziata un’ampia eterogeneità con 53 nazionalità differenti suddivise tra Europa dell’est (38,2%), nord Africa (17,65), centro e sud Africa (12,9%), America Latina (12,8%) e un 9,6% in rappresentanza del sub continente indiano. La distribuzione di genere e l’indice di massa corporea era paragonabile in entrambi i gruppi.
Nonostante i 10 anni di differenza di età in media 50 per gli italiani verso 41 dei migranti la prevalenza di ipertensione era simile in entrambi i gruppi con il 44,7% degli italiani verso il 43,4% dei migranti ma quando il campione veniva stratificato per età la prevalenza di quest’alterazione della circolazione sanguigna aumentava di almeno il 10% negli stranieri in ogni decade osservata e un analogo rateo maggiore era osservato nel livello di proteinuria e glicosuria.
“I risultati di questa ricerca fanno pensare che nei prossimi anni aumenterà inevitabilmente la necessità di provvedere a monitoraggio e trattamento delle malattie vascolari in un sistema sempre più multi etnico ed integrato” osserva il dottor Michele Gulizia – Direttore Cardiologia Ospedale Garibaldi di Catania e ESC Local Press Coordinator – che prosegue: “Desidero sottolineare come sia urgente pensare a come rispondere ai bisogni di popolazioni speciali dal punto di vista sociale, culturale ed economico, ad esempio pensando a programmi di prevenzione e screening che possano raggiungerli efficacemente. In quest’ottica nello scorso giugno ho iniziato un rapporto di collaborazione con le società nazionali di cardiologia e i referenti dei ministeri della salute di Egitto, Croatia, Marocco, Kosovo e Libano, estendendo loro il Progetto di Prevenzione Cardiovascolare “Banca del Cuore” e l’uso estensivo della “BancomHeart” per l’anagrafe cardiovascolare dei loro connazionali”.

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Migranti: Necessaria strategia condivisa

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 agosto 2016

fuga migranti2“L’immigrazione resta un problema che assume di volta in volta sfaccettature diverse, che ci chiedono di rimanere attenti nel cogliere i segni del cambiamento d un fenomeno che non accetta a diminuire. Ora tocca alla Lombardia stare sotto la lente di ingrandimento e la lotta al terrorismo ha richiesto ad Angelino Alfano misure decisamente eccezionali, a cui non eravamo abituati: la task force dedicata alla nostra sicurezza è stata di quasi 50.000 persone . Ha fatto impressione vedere i soldati sulla spiaggia per tutelare i bagnanti; arrivare in stazione, a me è capitato a Como, e vedere le forze dell’ordine impiegate per controllare arrivi e partenze dà nello stesso tempo sicurezza e timore; gli sbarchi sulle coste del sud hanno confermato che non solo sono in arrivo nuove ondate di profughi, ma che tra questi potrebbero nascondersi terroristi ed attivisti della guerra. Un clima indubbiamente complicato che ha fatto di questa vacanza un continuo alternarsi di stati d’animo diversi.”
Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare che continua: “ Ma se Alfano è apparso varie volte in tv per rassicurare e raccontare i risultati positivi ottenuti dalla stretta collaborazione tra i Servizi e le forze dell’Ordine, il ministro degli Esteri è stato assai più teso e drammatico nelle sue affermazioni, rivelando qualcosa che è tra i peggiori timori degli Italiani: l’Europa ci sta lasciando soli. Ancora una volta sembra che il problema dei rifugiati, con il rischio del terrorismo collegato, sia un fatto puramente nazionale, a cui ogni paese deve far fronte da solo. L’estate che volte al termine ripropone l’urgenza di una strategia condivisa,non solo per l’accoglienza dei migliaia di rifugiati, ma anche per la sicurezza di milioni di cittadini europei. Sono due facce di una stessa medaglia: l’umanità del farsi carico degli stranieri in condizioni desolate e la responsabilità di rispondere al proprio paese, che prevede un autunno caldo sotto fronti molto diversi, “conclude la Binetti.

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