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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘migranti’

Migranti dalla Libia e blocco navale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 giugno 2019

“Il blocco navale rappresenta un’opzione non più rinviabile anche perchè è la stessa Europa che lo vuole. Il Consiglio Europeo del giugno 2017 si concluse con l’ipotesi di attuare un blocco navale nelle acque libiche per fermare i flussi migratori sulla rotta del Mediterraneo centrale. L’Italia, allora, non colse questa opportunità e ad oggi il governo Lega-M5S, che si dipinge sovranista, fa molto meno rispetto alla cancelliera Merkel, visto che all’inizio di questo mese il Parlamento tedesco ha approvato il “Migration-paket”. Un provvedimento che prevede la detenzione per un massimo di 18 mesi in centri sorvegliati di chi entra illegalmente in uno Stato membro, per qualsiasi motivo lo faccia, anche se richiedente asilo, e l’immediata espulsione di chi non ha diritto ad essere accolto”. A dirlo il senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, vicepresidente del Copasir nel corso del convegno organizzato da Lettera22 “La guerra civile in Libia, il blocco navale e la difesa dei confini di fronte al pericolo di una ripresa degli sbarchi”.
“In questo senso il decreto Sicurezza bis è stata un’occasione persa visto che su questo non c’è alcun riferimento. Fratelli d’Italia già in occasione del primo decreto criticò il limite dei 180 giorni per trattenere i migranti come un periodo insufficiente. Questo provvedimento poteva essere l’occasione per fare di più e creare quei Centri di sorveglianza che già esistono in Germania e che sono fondamentali per organizzare i rimpatri con i voli charter. Fratelli d’Italia ribadisce, perciò, la sua posizione: chi entra illegalmente va considerato clandestino fino a prova contraria, e va trattenuto come accade in Germania fino a 18 mesi, per avere il tempo necessario per valutare l’ipotesi di riconoscere al migrante lo status di rifugiato, oppure di rimpatriarlo” conclude il senatore Urso.

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Il numero di rifugiati e migranti venezuelani supera i 4 milioni

Posted by fidest press agency su martedì, 11 giugno 2019

L’UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati, e l’OIM, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, hanno annunciato oggi che il numero di venezuelani in fuga dal proprio paese ha raggiunto i 4 milioni. Quello dei venezuelani è uno degli esodi più massicci a livello mondiale.Il flusso di persone in fuga dal Venezuela è cresciuto a un ritmo impressionante. Alla fine del 2015 i rifugiati e i migranti venezuelani erano circa 695.000, mentre a metà del 2019 il loro numero ha superato i 4 milioni, secondo i dati forniti dalle autorità nazionali per l’immigrazione e da altre fonti. In soli sette mesi a partire dal novembre 2018 il numero di rifugiati e migranti è cresciuto di un milione.I paesi dell’America Latina ospitano la gran parte dei venezuelani: 1,3 milioni si trovano in Colombia, 768.000 in Perù, 288.000 in Cile, 263.000 in Ecuador, 168.000 in Brasile e 130.000 in Argentina. Anche il Messico e altri paesi in America Centrale e nei Caraibi ospitano un numero significativo di rifugiati e migranti provenienti dal Venezuela.“Queste cifre allarmanti sottolineano l’urgente necessità di sostenere le comunità dei paesi ospitanti,” ha affermato Eduardo Stein, Rappresentante Speciale di UNHCR e OIM per i rifugiati e i migranti venezuelani. “I paesi dell’America Latina e dei Caraibi stanno rispondendo a questa crisi senza precedenti, ma non possono continuare a farlo senza il sostegno della comunità internazionale.”I governi della regione hanno creato meccanismi per coordinare la loro risposta e facilitare l’inclusione legale, sociale ed economica dei cittadini venezuelani. Tra questi, il meccanismo principale è il Processo di Quito, che ha riunito i paesi latinoamericani interessati dall’esodo di rifugiati e migranti venezuelani. Al fine di integrare questi sforzi, un Piano umanitario Regionale di Risposta alla situazione dei rifugiati e dei migranti (Regional Refugee and Migrant Response Plan – RMRP) è stato lanciato lo scorso dicembre, ed è rivolto a 2,2 milioni di venezuelani e a 580.000 persone delle comunità ospitanti in 16 paesi. Ad oggi, il Piano Regionale di Risposta è stato finanziato solo al 21%.

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Global compact su migranti e rifugiati:il contributo della Chiesa

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 maggio 2019

Roma 15 maggio 2019 ore 17,00. L’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum Via degli Aldobrandeschi 190 promuove l’evento Global compact su migranti e rifuciati il contributo della Chiesa.L’Ateneo, particolare attraverso l’istituto di bioetica e la cattedra UNESCO di Bioetica e Diritti Umani, è da sempre impegnato nella ricerca accademica e nel confronto per promuovere una cultura dell’accoglienza e della comprensione. L’evento intende proporre spunti di riflessione partendo da contributi filosofici, bioetici e sociali.
“Le migrazioni non sono un fatto emergenziale,ma epocale – afferma Mons. Guerino d Tora, Presidente della Fondazione Migrantes e della Commissione Cei sulle Migrazioni e ospite del Global compact – che cambierà la geopolitica mondiale. Pertanto si manifesta chiara la necessità e l’opportunità di affrontare queste tematiche dal punto di vista culturale e non solo assistenziale; cosa che si sta già facendo perché tale tema è al centro di iniziative cinematografiche, filosofiche, artistiche; è quindi importante discuterne anche a livello accademico. Questa problematica rischia di diventare un punto di contraddizione, di divisione e di contrapposizioni, perdendo così la possibilità di cogliere l’opportunità geopolitica di disegnare un mondo nuovo. Le migrazioni non sono, come qualcuno vuole farci credere, la fine dei tempi, ma l’inizio di un mondo nuovo, ecco perché vogliamo esaminarlo da diversi punti di vista, da quello della Chiesa italiana, da quello sociologico, dalle connessioni di più popolazioni portare ad un mndo nuovo”.Tra i contributi autorevoli: Don Francesco Soddu, Direttore della Caritas Italiana, Don Pierpaolo Felicolo, Direttore Ufficio Pastorale delle Migrazioni, Vicariato di Roma, P. Fabio Baggio, Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale.L’evento è a partecipazione gratuita.

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UNICEF/Migranti e rifugiati: Andamento migratorio

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 maggio 2019

Nei primi tre mesi del 2019, circa 16.000 migranti e rifugiati hanno raggiunto l’Europa attraverso le rotte migratorie nel Mediterraneo[1]; anche se ciò rappresenta una lieve diminuzione rispetto allo stesso periodo del 2018, la percentuale di bambini è aumentata da 1 arrivo su 5 a 1 su 4, sottolinea l’UNICEF. Il numero totale di bambini giunti sulle coste europee in questi mesi è di 3.800; questi si aggiungono ai circa 41.000 bambini già presenti nelle strutture di accoglienza in Grecia, Italia e Balcani all’inizio del 2019. In soli tre mesi del 2019, 365 persone hanno perso la vita nel Mediterraneo, oltre il 60% del numero totale di vittime registrate in tutto il 2018.
Fra gennaio e marzo 2019 l’UNICEF ha raggiunto circa 4.480 bambini con gli interventi di protezione dell’infanzia e circa 1.950 minorenni non accompagnati a ricevere cure e protezione in Italia, in Grecia e nei Balcani. Altri 15.850 bambini hanno frequentato regolarmente le attività d’istruzione formale e informale supportate dall’UNICEF, mentre circa 1.100 persone hanno avuto accesso a servizi per la prevenzione e la risposta alla violenza di genere.Molti giovani migranti e rifugiati che hanno compiuto il viaggio verso l’Europa hanno vissuto violenze e abusi, con conseguenze sul loro benessere psicologico e fisico. In particolare in Italia, quasi tutte le donne e le ragazze arrivate hanno riportato di essere sopravvissute a forme di violenza sessuale o di genere. Una ricerca recente ha rilevato che anche gli uomini e i ragazzi sono spesso vittime di violenza sessuale in mano a gruppi armati, mentre sono rapiti o imprigionati, soprattutto in Libia.
Italia: al 28 febbraio, erano presenti 8.537 minorenni stranieri non accompagnati[2]. Nel 2018 gli arrivi via mare dei giovani migranti e rifugiati registrati sono stati 3.536, ad aprile 2019 erano 98[3]. I minorenni stranieri irreperibili, cioè quelli per i quali è stato segnalato dalle autorità competenti un allontanamento, sono 4.324. Nonostante gli sforzi del Governo italiano negli ultimi due anni, persistono rilevanti gap nel sistema di protezione e inclusione sociale dei giovani migranti e rifugiati in Italia. Il sistema risulta ancora altamente frammentato, persistono disparità nell’accesso ai servizi di cura, con il rischio che i più vulnerabili rimangano invisibili. Si registrano inoltre criticità nell’accesso ai sistemi di istruzione e ai tirocini professionali. E ancora, permangono le difficoltà nell’accesso alle informazioni utili per il percorso in Italia.
Grecia: nei primi tre mesi del 2019, sono arrivati via mare 2.077 bambini– circa il 40% di tutti gli arrivi via mare –, portando il numero di bambini presenti in Grecia a 28.000 (di cui 3.535 non accompagnati). La situazione dei bambini e delle famiglie nei centri di prima accoglienza e identificazione rimane molto preoccupante, visto che al 31 marzo 2019 erano presenti in questo tipo di centri 11.500 persone in 5 Isole egee circa, il doppio rispetto alla loro portata totale.
Bulgaria: nel corso dei primi tre mesi del 2019, circa 300 rifugiati e migranti, di cui un quarto bambini, hanno presentato richiesta di asilo nel paese – livelli comparabili agli ultimi tre mesi del 2018. A causa di continui spostamenti, alla fine di marzo meno di 180 bambini (la metà dei quali non accompagnati) erano rimasti nei centri di accoglienza.
In Serbia: al 31 marzo, poco più di 4.200 migranti e rifugiati, fra cui 883 bambini, erano presenti in 16 centri di accoglienza e asilo gestiti dal governo. Ciò rappresenta un calo rispetto a dicembre 2018, ma con il miglioramento delle condizioni meteorologiche, gli arrivi (anche di minorenni stranieri non accompagnati) e gli spostamenti aumentano. Uno dei fattori di maggiore preoccupazione è la situazione di oltre 400 minorenni stranieri non accompagnati, che non hanno ancora acceso a cure appropriate, protezione, istruzione e altri servizi.
In Bosnia-Erzegovina: nel primo trimestre del 2019, le autorità di confine hanno registrato circa 3.600 nuovi arrivi di migranti e rifugiati. Delle 6.450 persone presenti nel paese a fine marzo, il 19% erano bambini e il 7% bambini non accompagnati. Nonostante i progressi nell’incrementare la risposta nazionale, le capacità di accoglienza rimangono limitate.
L’UNICEF lavora con gli Stati e i suoi partner per adottare piani d’azione e per l’implementazione di sei impegni concreti: proteggere bambini e giovani migranti e rifugiati da sfruttamento e violenza, porre fine alla loro detenzione per via del loro status di immigrati, favorire l’unità familiare e ridurre l’apolidia, garantire cure e accesso ai servizi per i bambini e giovani migranti e rifugiati attraverso il rafforzamento dei sistemi sanitario e di istruzione. L’UNICEF chiede inoltre di proteggere i bambini e giovani migranti e rifugiati da discriminazione e xenofobia e di fare fronte alle cause che allontanano i bambini e i giovani dalle loro case attraverso politiche e investimenti finanziari su tutte le aree degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, come la protezione sociale, l’occupazione giovanile, le azioni per il clima, per la pace e la giustizia.
L’appello dell’UNICEF per il 2019 per la risposta ai migranti e rifugiati in Europa è di 27,5 milioni di dollari, di cui 12,4 milioni per la protezione dell’infanzia e 9,4 milioni per l’istruzione.

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Migranti: oltre 300.000 bambini venezuelani in Colombia hanno bisogno di assistenza umanitaria

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 aprile 2019

Almeno 327.000 bambini venezuelani vivono come migranti e rifugiati in Colombia. Secondo l’UNICEF, senza un maggiore sostegno, la loro salute, istruzione, protezione e benessere saranno in pericolo. La situazione economica e politica del Venezuela ha portato circa 3,7 milioni di venezuelani a lasciare le loro case per andare in Brasile, Colombia, Ecuador, Perù e altri paesi della regione. Circa 1,2 milioni di loro sono in Colombia, dove spesso vivono in comunità ospitanti vulnerabili con risorse già limitate. “In un momento in cui il sentimento anti-migranti sta crescendo in tutto il mondo, la Colombia ha generosamente tenuto le sue porte aperte ai suoi vicini venezuelani”, ha detto Paloma Escudero, Direttore della Comunicazione dell’UNICEF che ha appena terminato una missione di quattro giorni a Cucuta, sul lato colombiano del confine con il Venezuela. “Mentre sempre più famiglie prendono la dolorosa decisione di lasciare ogni giorno le loro case in Venezuela, è tempo che la comunità internazionale intensifichi il suo sostegno e aiuti a soddisfare i loro bisogni primari. Non possiamo permettere che la generosità diminuisca”. Sul ponte Simon Bolivar tra Colombia e Venezuela, Escudero ha parlato con le famiglie che ogni giorno fanno il viaggio per cercare cure mediche, portare i loro figli a scuola e portare cibo e altri beni di prima necessità alle loro famiglie. “Ho incontrato una madre che ha l’epilessia ed è incinta di otto mesi. Aveva bisogno di venire in Colombia per fare le visite prenatali e proteggere la sua salute e la salute del suo bambino”, ha detto Escudero. “Per la maggior parte delle famiglie, la decisione di andarsene è solo una misura di ultima istanza”. Visitando un centro sanitario sostenuto dall’UNICEF vicino al confine, Escudero ha incontrato mamme e bambini che hanno viaggiato per ore per sottoporsi a visite prenatali, vaccinare i loro figli o richiedere cure mediche gratuite. La Colombia offre anche istruzione gratuita ai bambini migranti provenienti dal Venezuela. Più di 130.000 bambini venezuelani sono oggi iscritti nelle scuole di tutta la Colombia, rispetto ai 30.000 del novembre dello scorso anno. Quasi 10.000 di questi studenti si trovano nella città di confine di Cúcuta e quasi 3.000 di loro si recano ogni giorno dal Venezuela per andare a scuola. “La gravissima situazione in Venezuela ha lasciato molti genitori senza altra scelta se non quella di perseguire opportunità di istruzione per i loro figli al di là del confine”, ha detto Escudero. “Ho visto centinaia di studenti attraversare Cúcuta alle prime luci dell’alba, sotto una pioggia battente, per andare a scuola. Questa dedizione all’apprendimento da parte di genitori e studenti è una lezione di impegno, perseveranza e determinazione per tutti noi”. L’UNICEF sta lavorando a stretto contatto con altre agenzie umanitarie, autorità nazionali e locali, organizzazioni non governative e comunità colombiane per fornire ai bambini migranti e ai bambini delle comunità ospitanti salute, nutrizione, istruzione e protezione. Le azioni finora intraprese comprendono il sostegno a team sanitari mobili, la creazione di spazi a misura di bambino per il sostegno psicosociale e la prevenzione della violenza, la fornitura di acqua potabile sicura e servizi igienico-sanitari, la promozione di pratiche igieniche, la creazione di spazi didattici protettivi, la distribuzione di materiale scolastico, la formazione di insegnanti e l’offerta di supporto nutrizionale.

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Migranti e salute: prevenzione, cura e false notizie

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 marzo 2019

Secondo i dati del Forum Sociale delle Migrazioni 2018, svoltosi in Mexico, una persona su sette sul pianeta è migrante, avendo sperimentato una qualche forma di mobilità umana. Nel passato le migrazioni erano favorite, in Italia dal sud verso le industrie del Nord, e similmente in altre parti del mondo che soffrono denatalità e scarsa popolazione. Oggi la tendenza a ostacolare la mobilità umana è diventata più radicata. Come medici non possiamo che agire a favore di chi ha bisogno di un intervento medico. E questa è la logica che ha portato al convegno “Migranti e salute: tra prevenzione, cura e fake news”, che vuole fare il punto sullo stato di salute e sui bisogni dei migranti in Italia.“Promosso dall’Associazione Medici Endocrinologi (AME) il convegno si svolgerà il 21 marzo 2019 e”, spiega Edoardo Guastamacchia, presidente AME, “potrà contare sulla presenza delle principali organizzazioni che si occupano di questi temi portando il proprio contributo alla comprensione del fenomeno migratorio e nello specifico degli aspetti relativi alla salute; il luogo scelto non è casuale, in Sicilia a Palermo dove i medici che accolgono, i medici di pronto soccorso, pediatri, ginecologi e psicologi hanno il compito di rispondere alle necessità di cura”. Il convegno è realizzato grazie al contributo incondizionato di Ibsa Farmaceutici Italia.“Il numero dei migranti residenti a vario titolo sul territorio nazionale è pari a circa il 10% della popolazione generale”, afferma Piernicola Garofalo, Unità operativa di Endocrinologia dell’Azienda Ospedali riuniti Villa Sofia-Cervello e responsabile scientifico del convegno; “i livelli e le modalità di assistenza alla salute nelle sue varie declinazioni (prevenzione, diagnosi e terapia) sono estremamente difformi e poco tracciate. Vogliamo evidenziare alcuni aspetti cruciali dell’intero processo assistenziale. In particolare, procedere con una mappatura delle specificità dei bisogni di salute per questa parte di popolazione e, a seguire, le riposte ai bisogni testimoniate da varie iniziative assistenziali. Da ultimo, ma non meno importante, la gestione dell’informazione relativa alla potenziale trasmissibilità delle condizioni morbose degli immigrati”.
“Per curare i migranti certamente la rimozione di ostacoli di tipo economico rappresenta una strada maestra ma vi sono altre barriere all’ingresso che debbono essere affrontate”. Lo spiega Carlo Devillanova, Professore di Economia Politica, Università Bocconi Milano che in uno studio ha messo a confronto gli accessi a medici di base, specialisti, ospedali e posti di pronto soccorso di immigrati e italiani sulla base dei dati contenuti nell’indagine “Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari”. “Abbiamo identificato”, continua Devillanova, “gli immigrati in base sia alla cittadinanza, sia al paese di nascita, portando così alla luce anche i percorsi sanitari degli immigrati di seconda generazione. A parità di condizioni, gli immigrati hanno circa il 45% di probabilità in meno di accedere a prestazioni specialistiche e il 45% in più di usufruire di cure prestate nei punti di pronto soccorso. Anche gli immigrati di seconda generazione ricorrono meno degli italiani agli specialisti, ma hanno il 60% di probabilità in più di farsi curare in ospedale. Non ricorrendo al medico di base, in entrambi i casi le patologie si aggravano fino a richiedere l’ospedalizzazione o l’intervento di pronto soccorso. Il motivo di questo approccio pare sia dovuto alle barriere che gli immigrati trovano: non si tratta di barriere di tipo economico, ma legate alla mancanza di informazione, alla complessità dell’apparato burocratico, a problemi linguistici”.Quasi il 37% delle donne immigrate, per esempio, non ha fatto una diagnosi prenatale poiché non informata sulla sua esistenza, contro il 12% delle italiane.

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Senza uno stop alla deforestazione un miliardo di migranti climatici entro il 2050

Posted by fidest press agency su martedì, 12 marzo 2019

San Miniato. “Se i governi non prenderanno urgenti misure per contenere i cambiamenti climatici, entro il 2050 si troveranno a dover far fronte a un miliardo di migranti climatici”. L’impressionante dato, contenuto in un’analisi del Club di Roma, è stato al centro degli interventi della seconda mattinata di lavori del 15esimo Forum Internazionale Greenaccord dell’informazione per la Salvaguardia della natura, in corso a San Miniato. A causare quello che potrebbe essere il più grande esodo della storia dell’uomo è l’incessante riscaldamento globale e gli eventi climatici estremi che sta causando. “Questi eventi – ha ricordato la giornalista finnico-canadese della rete Greenaccord Kaarin Rugiero – dagli anni 80 ad oggi sono triplicati. Ma inondazioni, tempeste, tifoni o, al contrario, siccità e ondate di calore estreme non sono solo problemi climatici. Hanno infatti un impatto sociale enorme sugli esseri umani. E ciò li trasformerà in un’emergenza mondiale che produrrà conflitti, carestie, malattie”.“Per questo occorre affrontare la realtà dei cambiamenti climatici come un rischio esistenziale immediato” ha spiegato Jinfeng Zhou, segretario generale China Biodiversity Conservation and Green Development Foundation. “Ma al momento l’andamento delle emissioni sta registrando un un decremento insufficiente a sostenere le azioni di mitigazioni climatiche. Bisogna intervenire ad esempio per bloccare i combustibili fossili. In Cina abbiamo già introdotto dei limiti ai veicoli che li utilizzano, spingendo verso l’uso di combustibili alternativi come le rinnovabili, l’eolico e il solare”.Nel corso della mattinata è stata presentata una fotografia dello stato di salute delle aree verdi nel Mediterraneo. “Un’area critica per quanto riguarda il controllo, il monitoraggio e l’adattamento ai cambiamenti climatici” ha spiegato Giuseppe Scarascia Mugnozza, professore ordinario di selvicoltura ed ecofisiologia forestale dell’università della Tuscia. “Attorno al Mare Nostrum si concentra il 30% del turismo mondiale, che è un’importante causa della pericolosa tendenza al sovrasfruttamento della terra”. In questo senso, le foreste “rappresentano l’infrastruttura ecologica verde più importante della regione del Mediterraneo, con 25mila specie presenti e un’importante quantità di acqua e suolo conservati. Inoltre – ha ricordato il docente – possono assorbire fino al 30% della Co2” per questo vanno preservate e protette con attenzione, puntando “sulla bioeconomia che ci consenta di applicare una gestione sostenibile del capitale naturale del nostro pianeta”. Ma, secondo uno studio della Fao, solo il 15% delle foreste è collocato nel sud del bacino mediterraneo e il dato è in diminuzione a fronte di una loro crescita nelle regioni settentrionali.Altra area nella quale le foreste sono sottoposte a un pericoloso e rapido depauperamento è il Sud-Est asiatico. A ricordarlo è stata Woro Supartinah, responsabile comunicazione del Network for Riau Forest Rescue, che ha presentato i dati relativi ai polmoni verdi presenti in Indonesia. “Le foreste di torba, che coprono oltre 20 milioni di ettari di suolo in Indonesia, sono tra le più vaste al mondo e svolgono una funzionalità ecologica fondamentale in quanto sono preziosissime riserve di carbonio. L’Indonesia conserva il 57% di gigatonnellate del carbonio sotto queste foreste” ha detto l’ambientalista.
Una situazione forse peggiore la stanno vivendo alcuni territori africani a partire dal Kenya dove la deforestazione va di pari passo con “drammatiche condizioni di povertà che colpiscono soprattutto le donne” ha raccontato Teresa Muthoni Maina Gitonga, dell’International Tree Foundation. “Il Kenya – ha sottolineato l’ambientalista – è il Paese con la minor presenza boschiva dell’Africa, il 7,2% di copertura, con oltre l’80% di aree desertificate. Per questi motivi, l’International Tree Foundation sta portando avanti un ambizioso progetto per la piantumazione di 20 milioni di alberi nelle foreste kenyiote”.
Spesso però proteggere il patrimonio boschivo è un lavoro difficile e complesso anche per colpa di legislazioni che nulla fanno per incentivarne la tutela. Accade ad esempio in Russia dove “le leggi rendono difficile il nostro lavoro e le Ong ambientali non sono affatto ben viste” ha denunciato Andrey Laletin, presidente del Friends of the Siberian Forests. “In Siberia si trova un altro dei polmoni verdi del Pianeta – ha spiegato ai giornalisti presenti – e le foreste occupano 515 milioni di ettari, il 40% di tutto il territorio. Vi abitano almeno 20 popolazioni indigene. Tutte queste foreste si trovano sul permafrost e sempre più spesso di registrano incidenti boschivi che hanno favorito lo scioglimento del metano, un gas serra 30 volte più pericoloso rispetto alla Co2”.Invertire la tendenza è un compito gravoso ma necessario. Ad ogni latitudine. E cruciale è l’apporto anche del settore industriale. Le aziende più lungimiranti lo stanno facendo, per cercare tra l’altro di cancellare gli errori fatti in passato. “Sostenibilità e profitti devono e possono essere coniugati” ha osservato Valeria Bracciale, del dipartimento Innovation & Sustainability di Enel. “Il nostro amministratore delegato sta infatti operando per integrare sempre di più il nostro business con la tutela del territorio e del suo patrimonio naturale. Per riuscirci è fondamentale lavorare con le comunità locali per salvaguardare la biodiversità”.

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Migranti: in Africa 1 migrante su 4 è un bambino

Posted by fidest press agency su martedì, 12 febbraio 2019

Quasi un migrante su quattro in Africa è un bambino, più del doppio della media globale, e il 59% dei 6,8 milioni di rifugiati nei paesi africani sono bambini. Almeno 13,5 milioni di bambini sradicati in Africa – con 6,5 milioni di migranti internazionali (compresi 4 milioni di rifugiati) e 7 milioni di sfollati interni – necessitano di azioni nazionali rafforzate e di una cooperazione regionale e internazionale tra Stati per difendere i loro diritti, preservarli e aiutarli a realizzare il loro potenziale.In occasione del vertice dell’Unione africana (UA) di Addis Abeba, l’UNICEF esorta i leader dell’UA a lavorare insieme per affrontare i fattori negativi della migrazione irregolare e rispondere alle esigenze dei bambini sradicati in tutto il continente.”La maggior parte dei migranti africani si sposta all’interno dell’Africa, e mentre gran parte di questo movimento di persone è normale e regolare, le cause negative di fondo rimangono i principali fattori dell’immigrazione irregolare in tutto il continente”, ha detto Henrietta Fore, Direttore generale dell’UNICEF. “Ogni giorno, i bambini e le famiglie vittime di violenza, povertà o delle devastazioni del cambiamento climatico prendono la dolorosa decisione di lasciare le loro case in cerca di sicurezza e di un futuro più promettente. Affrontare queste cause alla radice contribuirà a ridurre la necessità di lasciare le famiglie e i bambini”. Oltre ad affrontare i fattori negativi della migrazione irregolare, l’UNICEF chiede ai governi africani di attuare politiche e programmi per proteggere, incoraggiare ed investire sui bambini rifugiati, migranti e sfollati.

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Le mani della finanza speculativa sui centri per migranti

Posted by fidest press agency su domenica, 27 gennaio 2019

Roma. Si svolgerà martedì 29 gennaio alle ore 11.30 presso la sala stampa di Montecitorio la conferenza stampa di presentazione dell’inchiesta esclusiva, curata dalla redazione di VALORI, sulle holding del profit e della finanza che all’estero già fanno affari d’oro sulla pelle dei migranti e che sono pronti a puntare sull’Italia grazie alle nuove condizioni favorevoli contenute nel cosiddetto Decreto Sicurezza. Partecipano alla conferenza stampa Andrea Di Stefano, direttore Valori.it, Emanuele Isonio e Rosy Battaglia, redazione Valori.it.Intervengono esponenti di Caritas Italiana, ARCI e ACLI. Interverrà Nicola Fratoianni, deputato di Liberi e Uguali che presenterà un’interrogazione parlamentare.

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Migranti. L’Europa come le tre scimmiette: non vede, non sente, non parla

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 gennaio 2019

Di fronte all’ennesimo, drammatico, naufragio di migranti, occorre far tacere ogni polemica e mostrare pietà: sarebbero – secondo quanto raccontano i superstiti – ben 117 i dispersi al largo della Libia, tra cui anche donne incinte e neonati. Non si può far finta di niente: per un senso di umanità, che dovrebbe accomunare tutti, ma anche perché la loro tragedia ci riguarda da vicino. E’ davvero scandaloso litigare – come si è fatto nei giorni scorsi – su un piccolo gruppo di persone già salvate ma non sbarcate: di fronte ad un fenomeno di così ampie proporzioni, che riguarda non solo il futuro dell’Africa, ma anche quello del nostro continente, l’Unione dovrebbe mettere da parte i litigi e avere il coraggio di avanzare proposte di ampio respiro, le uniche che possono contrastare con efficacia i trafficanti di esseri umani.Prima di tutto occorre continuare a salvare chi è in pericolo, non solo nel mare ma anche nel deserto e nei campi di detenzione in Africa. In secondo luogo, occorre intervenire con intelligenza, in modo consistente, nei Paesi di origine dell’immigrazione per consolidare la pace e creare soluzioni occupazionali, a partire dai giovani. In terzo luogo, è urgente anche pensare a vie di ingresso regolare – come lo sono i corridoi umanitari per chi fugge dalle guerre – perché favoriscono l’integrazione, che è l’unica risposta umanamente, economicamente e socialmente sostenibile ad un fenomeno che ci accompagnerà anche nei prossimi anni.

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Migranti: 117 dispersi in mare, 10 le donne e due bambini tra cui uno di due mesi

Posted by fidest press agency su domenica, 20 gennaio 2019

Sono 117 i migranti scomparsi in mare venerdì, 50 miglia a nord-est di Tripoli. Tra i dispersi ci sono 10 donne e due bambini, tra cui un bimbo di due mesi. È questo il nuovo, drammatico, bilancio provvisorio dell’ennesimo naufragio avvenuto sulla rotta Libia-Italia, il primo dall’inizio del nuovo anno. I sopravvissuti hanno indicato che i loro compagni di migranti provenivano da paesi dell’Africa occidentale, tra cui Nigeria, Costa d’Avorio e Gambia. Tra i dispersi ci sono anche i migranti sudanesi. Al momento risultano in salvo solo in tre, due sudanesi e un gambiano, recuperati da un elicottero della Marina militare italiana. Sono i superstiti che hanno rivelato all’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) il numero delle persone che viaggiava sul gommone inabissato. Inizialmente si era parlato di una ventina di dispersi. A bordo viaggiavano anche dieci donne, di cui una in stato di gravidanza, e due bambini piccoli, uno di soli 10 mesi. Il naufragio è avvenuto in un Mediterraneo ormai pressoché sguarnito di soccorsi. È la Sea Watch, infatti, l’unica nave umanitaria rimasta, dopo la campagna contro le ONG varata, tra gli altri, dal vicepremier italiano Matteo Salvini, che ha commentato così l’accaduto: “Altri morti al largo della Libia. Finché i porti europei rimarranno aperti, finché qualcuno continuerà ad aiutare i trafficanti, purtroppo gli scafisti continueranno a fare affari e a uccidere”. Intanto, proprio sabato, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) ha registrato quasi il raddoppio degli arrivi in Europa nei primi 16 giorni dell’anno sullo stesso periodo del 2018. I morti accertati sono già 83. L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), sempre sabato, ha dato notizia di un altro naufragio con 53 morti, avvenuto nei giorni scorsi, al largo del Marocco. “È stato riferito che un sopravvissuto – afferma l’UNHCR – dopo essere rimasto in balia delle onde per oltre 24 ore, è stato soccorso da un peschereccio e sta ricevendo cure mediche in Marocco. Per diversi giorni navi di soccorso marocchine e spagnole hanno effettuato le operazioni di ricerca dell’imbarcazione e dei sopravvissuti, senza risultati”. Il Mediterraneo, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, ormai sguarnito di soccorsi, continua ad essere battuto dagli scafisti, pronti a traghettare migranti dall’Africa in Italia. E con i “viaggi della speranza” sono riprese le tragedie in mare anche se il traffico è rallentato, quando le reti di contrabbando sulla costa mediterranea della Libia sono state parzialmente distrutte dalla pesante pressione italiana.

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Sono già 3 milioni i rifugiati e migranti venezuelani nel mondo

Posted by fidest press agency su sabato, 10 novembre 2018

L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e l’Agenzia delle Nazioni Unite per le Migrazioni (OIM) hanno annunciato oggi che il numero di rifugiati e migranti venezuelani nel mondo ha raggiunto i tre milioni.Secondo i dati forniti dalle autorità nazionali per l’immigrazione e da altre fonti, i Paesi dell’America Latina e dei Caraibi ospitano circa 2,4 milioni di rifugiati e migranti provenienti dal Venezuela, mentre i restanti si trovano nelle altre Regioni.“I Paesi dell’America Latina e dei Caraibi hanno in gran parte mantenuto un’encomiabile politica di porte aperte ai rifugiati e ai migranti venezuelani. La loro capacità di accoglienza è tuttavia gravemente limitata ed è quindi necessaria una risposta più solida e rapida da parte della comunità internazionale perché questa generosità e solidarietà possano continuare”, ha dichiarato Eduardo Stein, Rappresentante Speciale Congiunto dell’UNHCR e dell’OIM per i rifugiati e i migranti venezuelani.Il maggior numero di rifugiati e migranti venezuelani, per un totale di oltre un milione, si trova in Colombia. Seguono il Perù, che ospita oltre mezzo milione di rifugiati e migranti venezuelani, l’Ecuador, che ne ospita oltre 220.000, l’Argentina, con 130.000, il Cile, con oltre 100.000, e il Brasile, che ne ha accolto 85.000.Oltre ai Paesi sudamericani, anche i Paesi dell’America Centrale e dei Caraibi hanno registrato aumenti negli arrivi di rifugiati e migranti provenienti dal Venezuela. Panama, ad esempio, attualmente ospita 94.000 venezuelani.Con l’aumento del numero degli arrivi, sono aumentati in modo significativo anche i bisogni dei rifugiati e dei migranti venezuelani, così come delle comunità che li ospitano.
I governi della Regione sono a capo della risposta umanitaria e stanno coordinando i loro interventi, anche attraverso il processo di Quito, che rappresenta un passo importante verso un approccio regionale finalizzato a rafforzare la risposta e ad armonizzare le politiche. I governi della Regione si incontreranno al secondo meeting di Quito il 22 e il 23 novembre.
Per supportare la risposta umanitaria, la Piattaforma di coordinamento regionale inter-agenzia, istituita a settembre e composta da 40 partner e partecipanti, comprese le agenzie delle Nazioni Unite, altre organizzazioni internazionali, la società civile e le organizzazioni religiose, sta rafforzando la risposta operativa e sta lavorando ad un Piano Regionale di Risposta per i rifugiati e i migranti venezuelani (RMRP), che sarà lanciato a dicembre.L’RMRP si concentrerà su quattro aree strategiche: assistenza emergenziale diretta, protezione, integrazione socio-economica e culturale e rafforzamento delle capacità per i governi dei Paesi di destinazione.

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Migranti, Cirielli (Fratelli di Italia): “Basta arroganza Francia

Posted by fidest press agency su martedì, 16 ottobre 2018

“Dopo l’ennesimo gesto di arroganza contro l’Italia, il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi valuti l’opzione di richiamare in Patria l’ambasciatore italiano in Francia”: è quanto chiede Edmondo Cirielli, Questore della Camera dei Deputati e componente della commissione Esteri, commentando l’episodio del furgone della gendarmeria francese avvistato dalla polizia italiana a Claviere, sulle Alpi del Torinese al confine con la Francia, mentre faceva scendere un paio di uomini, presumibilmente migranti di origine africana – in una zona di bosco già in territorio italiano”. “Questo episodio non solo conferma lo scarso rispetto che la Francia mostra verso l’Italia ma svela il doppio volto del presidente Macron sulle politiche migratorie. Pubblicamente, invoca accoglienza e integrazione. Ma in segreto la gendarmeria scarica gli immigrati in Italia, violando la sovranità nazionale di uno Stato” – conclude Cirielli

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Assistenza umanitaria ai migranti

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 settembre 2018

La necessità di distinguere i trafficanti di esseri umani da individui e organizzazioni umanitarie che aiutano i migranti irregolari sarà al centro di un dibattito nella commissione per le libertà civili in programma giovedì 27 settembre alle 15:30I deputati del Parlamento europeo sono preoccupati per l’incertezza cui sono confrontati gli attori umanitari che assistono i migranti in situazioni irregolari, perché sotto l’attuale legislazione dell’UE (il “pacchetto facilitatori”) rischiano di essere criminalizzati. La direttiva “Facilitazione” del 2002 prevede sanzioni penali per chiunque “faciliti” l’ingresso irregolare, il transito o la residenza dei migranti. Tuttavia, come sottolineato in una risoluzione plenaria adottata lo scorso luglio, la legge offre agli Stati membri anche il potere di esentare l’azione “umanitaria” dalla lista dei crimini. Il Parlamento si rammarica del fatto che finora pochi paesi dell’UE abbiano incorporato nelle loro leggi nazionali l’esenzione per “assistenza umanitaria”. Giovedì, i deputati discuteranno dell’attuazione di tale legislazione con i rappresentanti della Commissione europea, di Frontex e del governo francese oltre ad ascoltare le testimonianze di operatori umanitari coinvolti in operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo.

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Grecia: aumentati di un terzo minorenni migranti e rifugiati

Posted by fidest press agency su domenica, 23 settembre 2018

Il numero di minorenni rifugiati e migranti arrivati sulle isole della Grecia tra gennaio e agosto è aumentato del 32% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Oltre 7.000 minorenni – in media più di 850 al mese – hanno intrapreso il pericoloso viaggio via mare, che nella maggior parte dei casi si è concluso in strutture sovraffollate e non sicure.Tenendo a riferimento gli anni precedenti, ci si aspetta che il numero di rifugiati e migranti che arriveranno via mare in Grecia aumenterà nei prossimi mesi.“Mentre il numero di minorenni rifugiati e migranti che arrivano sulle isole della Grecia continua ad aumentare, le condizioni presso i centri che li ospitano diventano sempre più spaventose e pericolose”, ha dichiarato Lucio Melandri, Coordinatore UNICEF per la Risposta alla crisi Rifugiati e Migranti in Grecia. “Tutti i rifugiati e i migranti che vivono in Centri di Accoglienza e Identificazione, soprattutto i minorenni, hanno bisogno di essere trasferiti sulla terraferma senza ulteriori ritardi in modo che vengano assicurati loro adeguati alloggi, protezione, cure mediche e altri servizi di base.” Circa l’80% dei 20.500 rifugiati e migranti che si trovano adesso sulle isole della Grecia, tra cui più di 5.000 minorenni, sono alloggiati in Centri di Accoglienza e Identificazione strapieni, in condizioni poco salubri.Secondo le normative greche, i rifugiati e migranti dovrebbero trascorrere un massimo di 25 giorni presso questi centri per completare le procedure di accoglienza. Nonostante l’enorme buona volontà e impegno, il personale e le autorità locali sovraccarichi di lavoro non sono riusciti a indirizzare i minorenni e le famiglie verso servizi appropriati. Alcuni bambini hanno vissuto per oltre un anno in queste strutture congestionate e mal equipaggiate.Il centro di Moria sull’isola di Lesbo, che ha la capacità di ospitare 3.100 persone, ne ospita circa 9.000, di cui più di 1.700 sono minorenni. Il Centro di Vathi, a Samos, costruito per 650 persone, ospita adesso 680 bambini, in totale i rifugiati e i migranti sono 4.000. Ogni giorno arrivano altri bambini e altre famiglie. I minorenni affrontano diversi rischi per la salute e la protezione, fra cui traumi psicologici. L’accesso alle strutture igienico-sanitarie di base non è adeguato. In alcuni casi c’è solo un bagno per 70 persone, fattore che causa conseguenti perdite di acque reflue e odori sgradevoli nei campi.Oltre all’immediato trasferimento dei rifugiati e dei migranti sulla terraferma in Grecia, sono urgentemente necessari altri impegni per il ricollocamento che diano priorità ai bambini e accelerino le procedure per il ricongiungimento familiare degli altri Stati Membri dell’Unione Europea.Da metà 2016 l’UNICEF sta supportando i minorenni rifugiati e migranti e le loro famiglie in Grecia. Questo lavoro comprende: assicurare a più di 60.000 minorenni rifugiati e migranti l’accesso a servizi vitali di protezione, che comprendono supporto psicosociale, accesso a cure mediche e istruzione. L’UNICEF sta lavorando con il Ministero della Salute per garantire 85.000 vaccini per proteggere da malattie i bambini rifugiati e migranti.L’UNICEF è pronto a rafforzare la sua collaborazione con le autorità per una migliore protezione dei bambini in Grecia.

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Migranti e blocco navale

Posted by fidest press agency su martedì, 4 settembre 2018

“L’Europa deve fare i conti con il continente africano e l’ambizione per oltre il 15% della sua popolazione a emigrare. Numeri che è irragionevole pensare di poter gestire e necessitano dell’immediata attivazione di un ‘blocco navale’ che, ricordo, inaugurò per primo il governo Prodi con l’Albania nel 1997. Dall’altro lato occorre smettere di sfruttare l’Africa, di dominarla fomentando guerre tribali e regionali, vendendo armi, difendendo dittatori e governi fantoccio come fanno buona parte dei paesi predicatori di solidarietà. Peraltro i blocchi vengono costantemente sostenuti dalla Germania e dalla Francia attraverso il respingimento alle frontiere, il rifiuto a ricollocare i clandestini, la solerzia nella restituzione all’Italia dei transitanti irregolari in numero superiore ai profughi assegnati, la difficoltà nella concretizzazione delle quote di profughi. Non si capisce perché le anime belle della sinistra non facciano le loro proteste sotto le ambasciate tedesche e francesi, invece che a piazza San Babila. Del resto o si stabilisce la convenzione erga omnes della libera circolazione (per chi la condivide) oppure, se nessuno vuole accogliere gli immigrati irregolari, non può certo farlo da sola l’Italia, se non con conseguenze pari alla sconfitta di una nuova guerra mondiale.
Se l’Europa – su input della Merkel – dà 6 miliardi alla Turchia per bloccare con l’esercito la frontiera sud, significa che intende contrastare questo esodo e, dunque, deve finanziare l’Italia per la medesima finalità. Nulla cambia, se non logisticamente, tra confine terrestre e confine marittimo. Così come Prodi, senza troppi complimenti, fece accordi bilaterali con l’Albania e respinse i pescherecci carichi di esseri umani, oggi Conte sottoscriva accordi con la Libia e schieri la flotta per scoraggiare gli scafisti e stroncare il mercato di esseri umani. Riportando indietro i clandestini. Va detto che con l’atteggiamento di questo governo gli sbarchi sono diminuiti, se invece si vuole adottare il metodo propinato dalla sinistra con ‘Mare Nostrum’ allora aspettiamoci la moltiplicazione”. E’ quanto ha dichiarato Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi, intervenuto come ospite a Sky Ttg24.

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Migranti e arresti in Toscana

Posted by fidest press agency su domenica, 2 settembre 2018

“L’inchiesta di oggi coinvolge i soggetti in prima fila dell’accoglienza a Firenze e in Toscana: mentre noi denunciavamo un diffuso sistema di sprechi per far lucrare le cooperative sulla pelle degli immigrati, il Pd e la sinistra marciavano a braccetto con personaggi che sfruttavano i soldi pubblici e gli immigrati per fare affari sulla disperazione e sullo schiavismo”. E’ quanto afferma il parlamentare di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, commentando i provvedimenti emessi dalla Procura di Firenze nei confronti di soggetti coinvolti nell’accoglienza immigrati.
“Non possiamo certo dire di essere sorpresi da quanto emerso – sottolinea Donzelli – svariate volte abbiamo denunciato nei nostri sopralluoghi ai centri di accoglienza condizioni di indecenza e illegalità. I soggetti che per anni hanno fatto i maestrini buonisti e con presunzione pensavano di darci lezioni di moralità, nel frattempo usavano gli immigrati come merce umana: la sinistra è da tempo corresponsabile dello spreco di denaro pubblico e dello sfruttamento di queste persone usate per far guadagnare le cooperative. Due anni fa ho lanciato dalla Toscana la legge ‘Taglia-business immigrati’ per obbligare tutti i soggetti che si occupano di accoglienza alla rendicontazione di ogni centesimo di spesa: proposta da Fratelli d’Italia alla Camera è diventata legge grazie all’iniziativa di Giorgia Meloni e renderà più difficile la speculazione. Tuttavia, per interrompere davvero il nuovo schiavismo dei buonisti – conclude Donzelli – occorre abolire il sistema dei Cas che induce all’illegalità e alla criminalità: nessuno deve poter entrare e vivere in modo clandestino in Italia”.

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Bambini migranti e rifugiati: rapporto “Sradicati in America Centrale e Messico”

Posted by fidest press agency su domenica, 19 agosto 2018

68.409 bambini migranti sono stati detenuti in Messico fra il 2016 e aprile 2018, il 91% dei quali sono stati espulsi verso l’America Centrale. Circa 96.216 migranti dall’America centro-settentrionale, fra cui 24.189 donne e bambini sono stati rimpatriati dal Messico e dagli Stati Uniti fra gennaio e giugno di quest’anno; oltre il 90% è stato espulso dal Messico: questi i principali dati del nuovo rapporto (serie Child Alert) dell’ UNICEF “Sradicati in America Centrale e Messico – Bambini migranti e rifugiati affrontano un circolo vizioso di difficoltà e pericoli” (“Uprooted in Central America and Mexico”), che esamina le diverse sfide e pericoli che affrontano i bambini e le famiglie migranti e rifugiate durante il difficile processo di migrazione e rimpatrio.Secondo il rapporto dell’UNICEF, estrema violenza, povertà e mancanza di opportunità non sono soltanto cause delle migrazioni irregolari di bambini dall’America centro-settentrionale (El Salvador, Guatemala e Honduras) e dal Messico, ma anche conseguenze delle espulsioni dal Messico e dagli Stati Uniti. L’UNICEF ha invitato i governi a lavorare insieme per attuare delle soluzioni che aiutino a ridurre le cause scatenanti delle migrazioni irregolari e forzate ed a tutelare il benessere dei bambini rifugiati e migranti durante il viaggio.Più nello specifico, i risultati del rapporto includono:
Povertà – El Salvador, Guatemala e Honduras sono fra i paesi più poveri dell’emisfero occidentale, con, rispettivamente, il 44, il 68 e il 74% dei bambini che vivono in povertà. I bambini e le famiglie povere spesso chiedono dei prestiti per finanziare la loro migrazione irregolare verso gli Stati Uniti, lasciandoli in una situazione finanziaria ancor più precaria quando sono fermati e rimandati indietro senza denaro e si trovano impossibilitati a ripagare i loro prestiti. Questa pressione economica può lasciare i bambini e le famiglie senza casa o senza le risorse necessarie per pagare i beni di prima necessità.
Violenza – La violenza delle gang è pervasiva in molte comunità dell’America centro-settentrionale, con bambini presi come obiettivo di reclutamento, abusi e persino omicidio. Fra il 2008 e il 2016 in Honduras, per esempio, circa un bambino ogni giorno è stato vittima di omicidio. Analogamente, a El Salvador, 365 bambini sono stati uccisi nel 2017, mentre l’anno scorso in Guatemala sono stati segnalati 942 casi di morti violente di bambini. I bambini e le famiglie che migrano a causa di minacce di violenza possono essere esposti a un rischio ancora maggiore se sono costretti a ritornare, senza nessun supporto o protezione, nelle comunità in cui erano precedentemente in pericolo. Molti rimpatriati finiscono per diventare sfollati interni perché per loro è insicuro tornare a casa.
Stigmatizzazione – I bambini e le famiglie rimpatriate affrontano la stigmatizzazione all’interno delle comunità a causa del loro tentativo fallito di arrivare in Messico o negli Stati Uniti. Questo può rendere ancora più difficile per i bambini rimpatriati reintegrarsi a scuola e per gli adulti trovare un lavoro.
Separazione e detenzione – La separazione familiare e la detenzione da parte delle autorità competenti in materia di migrazione, sono esperienze fortemente traumatizzanti che possono pregiudicare lo sviluppo a lungo termine del bambino. Tenere le famiglie unite e supportare
alternative alla detenzione sono misure fondamentali per assicurare il superiore interesse dei bambini migranti e rifugiati.
Il rapporto evidenzia inoltre una serie di raccomandazioni per tenere i bambini rifugiati e migranti al sicuro e ridurre i fattori che spingono le famiglie e i bambini a lasciare le loro case in cerca di sicurezza o un di futuro con maggiori speranze attraverso rotte migratorie irregolari e pericolose. I programmi supportati dall’UNICEF in America centro-settentrionale e Messico stanno facendo la differenza, ma mentre molti giovani migranti, rifugiati e rimpatriati ne stanno traendo beneficio, queste iniziative dovrebbero essere allargate in maniera esponenziale per rispondere a tutte le sfide che affrontano i bambini a rischio della regione.

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Il vero razzismo è l’invasione dei migranti senza controlli

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 agosto 2018

“Carabinieri aggrediti e picchiati da migranti a Vittoria, nel Ragusano. Dove è finito Renzi? Dove è finita la sinistra, che ieri urlava al razzismo? Non ho letto o ascoltato parole di solidarietà verso i militari finiti in ospedale per arrestare uno spacciatore. E nemmeno di condanna verso un migrante delinquente”. E’ quanto afferma in una nota Edmondo Cirielli, Questore della Camera dei Deputati e responsabile Giustizia di Fratelli di Italia.“Ad oggi l’unico vero razzismo che esista in Italia è quello dei migranti che hanno invaso la nostra Nazione e continuano a delinquere, facendo i loro comodi, grazie alle politiche buoniste della sinistra” – continua – Cirielli. “Dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini, al netto dei tweet, ci attendiamo fatti concreti sulle espulsioni di delinquenti stranieri a qualsiasi titolo sul suolo nazionale e azioni di contrasto contro politiche migratorie che stanno minando la libertà degli italiani e il diritto a vivere in una Nazione sicura” – conclude il Questore della Camera.

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La rotta orientale dei migranti mi ricorda la Slovenia

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 luglio 2018

Considero la Slovenia, dal punto di vista storico, sullo stesso filone che ha segnato la penetrazione a oriente degli arabi. Mi riferisco al tempo in cui i turchi per la prima volta si spinsero nell’Adriatico, devastando le coste dalmate e le isole, sotto la guida del loro capo Alì Pascià. Fu allora che i cristiani ottennero una brillante vittoria nella battaglia navale di Lepanto il sette ottobre del 1571 ma non seppero sfruttarla adeguatamente tant’è che due anni dopo i veneziani accettarono una pace da vinti con i turchi rinunciando a Cipro all’Albania e alla Dalmazia. La Slovenia si affaccia sul mar Adriatico e confina con quattro paesi: Italia, Austria, Ungheria e Croazia. Ha una superficie di 20.250 Kmq., e una popolazione di due milioni di abitanti. Nel 1945 la Slovenia entrò a far parte della Repubblica federale socialista di Iugoslavia. La morte di Tito, nel 1980, innescò il processo di disgregazione politica ed economica dell’area.
Nel 1989 l’assemblea slovena avviò il paese verso l’indipendenza. Il 26 giugno del 1991 fu pro-clamata la sua autonomia.
La Slovenia è un’importatrice netta di prodotti agricoli e alimentari e concede ingenti sovvenzioni, soprattutto alle regioni di montagna. La transizione non ha posto problemi particolari giacché la maggior parte delle terre agricole erano già in mano ai privati, durante il regime comunista. L’industria è in prevalenza manifatturiera ma con un forte predominio dei prodotti di metallo. La struttura industriale, tuttavia, è relativamente statica. I settori più dinamici riguardano l’area di fabbricazione di attrezzature da trasporto ed elettriche, il settore tessile, quello della trasformazione alimentare e il turismo.
La Slovenia rappresenta un’altra faccia nella quale si compone la diversità dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo. E’ uno degli stati che tra i primi è uscito dal socialismo reale ovvero da una logica di economia centralizzata e statalizzata.
Nel suo genere il marxismo è diventato un’altra ideologia, un’altra religione. Il suo inesorabile declino, dopo settanta anni di vita, ha evidenziato il fallimento politico ed economico, su scala mondiale, del sistema marxista-leninista. Non per questo il poi, nei paesi che hanno vissuto questa esperienza sulla loro pelle, si rivela un percorso agevole. Forse lo è, in un certo qual senso, per la Slovenia ma non per le altre consorelle dell’Est europeo o dei paesi a noi più vicini quali l’Albania e la Serbia.

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