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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Posts Tagged ‘migranti’

Migranti: l’Europa non può rimanere in silenzio di fronte alla tragedia di Lesbo

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2020

Sono circa 12.000 le persone abbandonate a sé stesse dopo l’incendio del campo di Moria. Tra rimpalli di responsabilità, silenzi e rifiuti i paesi europei stanno tradendo, in un solo colpo, la propria fede democratica e l’ambizione di divenire un modello internazionale basato su una proposta politica e culturale improntata all’accoglienza, all’inclusione, al rispetto dei diritti umani e civili.Mentre lentamente l’UE annuncia di voler mettere mano a un nuovo Patto per l’immigrazione nel campo profughi si muore di fame, si sopravvive in condizioni precarie e inumane.È necessario non temporeggiare nell’immobilismo e intervenire prontamente per accogliere i migranti che si trovano sull’isola in una situazione drammatica.È vero che ogni paese sta facendo i conti con la crisi economica causata dalla pandemia, con le disuguaglianze e le iniquità che ha determinato: le istituzioni sono impegnate a studiare piani e stanziamenti per impiegare le risorse necessarie a rilanciare le economie nazionali più o meno compromesse. Ma questo non può e non deve far dimenticare a nessuno che, perdendo la forte vocazione umanitaria e solidale che ha ispirato la costituzione della comunità europea, l’Europa sarà sempre più relegata a un ruolo marginale, circoscritto all’ambito economico-finanziario e burocratico.È indispensabile, in questa fase delicata, riprogrammare non solo il piano di azione e di intervento dell’Europa, ma ridefinirne gli obiettivi politici e culturali: scegliere la tutela dell’ambiente e dei diritti comporta precise responsabilità a cui è chiamata a rispondere ora e negli anni a venire.

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Migranti minorenni

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 settembre 2020

Oltre 200.000 minori stranieri non accompagnati, in fuga da conflitti, persecuzioni o violenze, hanno chiesto asilo in Europa negli ultimi cinque anni, ma è probabile che il numero di bambini e ragazzi arrivati sia molto più alto, molti tra loro, infatti, sono costretti a un’esistenza nell’ombra in Europa, a rischio di sfruttamento e abuso. Lo afferma il nuovo rapporto “Protection Beyond Reach” di Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini e garantire loro un futuro, diffuso oggi a cinque anni dal giorno in cui il piccolo Alan Kurdi perse la vita in un naufragio di fronte alla costa turca nel tentativo di raggiungere la salvezza in Europa. Da allora, più di 700 minori, neonati compresi, hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere le coste europee[1], durante pericolosi viaggi via mare.Mentre ad alcuni minori sono state garantite sicurezza e protezione, molti altri incontrano ostacoli nell’ottenere lo status di rifugiato, o comunque la tutela prevista per la loro minore età, vivono nella paura costante di essere espulsi o detenuti e si vedono negare la possibilità di ricongiungersi con i membri della famiglia che vivono altrove in Europa, segnala con preoccupazione il rapporto. I bambini e gli adolescenti che viaggiano da soli o con la loro famiglia, hanno diritti e bisogni specifici e devono essere garantite loro innanzitutto sicurezza e protezione. Al contrario, nonostante alcuni importanti passi avanti come l’adozione da parte dell’Italia della “Legge Zampa” (L. 47/2017) sulla protezione e l’accoglienza dei minori non accompagnati, l’UE e gli Stati membri hanno risposto con misure sempre più restrittive e pericolose, afferma l’Organizzazione.In Italia si segnala che l’attuale incremento di arrivi via mare a Lampedusa vede coinvolti anche molti minori non accompagnati, 2.168 dall’inizio dell’anno al 31 agosto, e nuclei familiari con bambini, sui quali il gravissimo sovraffollamento dell’hotspot e il prolungarsi dei tempi di trasferimento verso centri di accoglienza idonei a ospitarli, rischia di avere un impatto fortemente negativo. Save the Children è presente sull’isola con un team di operatori per la protezione dei minori. “Auspichiamo che la condizione delle persone più fragili, dei bambini, dei minori soli, delle donne vittime di violenze e di tutti coloro che giungono in Italia spesso dopo situazioni di grave sofferenza vissute durante il viaggio e, in molti casi nei centri di detenzione in Libia, sia al centro dell’incontro di oggi tra le autorità locali e il Governo. E’ necessario velocizzare le procedure di trasferimento, assicurando che ai minori non accompagnati vengano riconosciuti tutti i fondamentali diritti sanciti dalla Legge Zampa, a partire da un’accoglienza immediata degna di questo nome, l’assistenza sanitaria e la nomina di un tutore” ha dichiarato Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children.
Altrettanta attenzione merita la situazione dei minori presso un confine lontano dai riflettori, quello tra Italia e Francia, in particolare nell’area di Ventimiglia, dove al momento minori accompagnati e nuclei familiari, a fronte della chiusura del campo Roja, risultano, al pari degli altri migranti e richiedenti asilo, privi di accoglienza e rischiano di finire nelle mani dei trafficanti allo scopo di varcare il confine verso la Francia. Notizie preoccupanti arrivano anche dalla rotta balcanica.

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A proposito dei migranti in Sicilia

Posted by fidest press agency su sabato, 29 agosto 2020

Nota del Coordinatore Politico dell’Udc Italia in Sicilia, l’On. Decio Terrana, sulla decisione del Governo Nazionale di impugnare l’ordinanza del Presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci.“Non possiamo che condividere totalmente i dubbi e le perplessità del Presidente Musumeci sulla decisione del Governo Nazionale di impugnare l’ordinanza di chiusura dei centri per migranti in Sicilia. La sua è una battaglia di civiltà e per il primato della Politica”.“Il presidente Musumeci – si legge ancora nella nota condivisa anche dai Deputati Regionali dello Scudocrociato – ha sollevato in maniera plateale un problema vero e grave, una questione di dignità e di civiltà che riguarda i migranti ma anche tutti i siciliani. Purtroppo il Governo Nazionale anzichè raccogliere l’allarme proveniente dalla Sicilia e dare pronta risposta ad una grave emergenza ha preferito ingaggiare una inutile battaglia politico-giudiziaria”.“Sarebbe servito il primato della Politica per affrontare le scandalose condizioni dei Migranti ammassati negli Hotspot siciliani; ancora una volta, invece, si butta la palla in fuorigioco portandola nelle aule di Tribunale e, di fatto, scegliendo di non prendere alcuna decisione” conclude Decio Terrana.

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“La situazione dei migranti in Sicilia è la cronaca di un’emergenza annunciata”

Posted by fidest press agency su martedì, 25 agosto 2020

“Se un sindaco di centrosinistra, il primo cittadino di Lampedusa, vicino al governo rossogiallo chiede da quasi due mesi lo stato d’emergenza e non viene ascoltato allora c’è da preoccuparsi. In queste ore a parlare sono i numeri: su 65 casi positivi da Covid 19, 58 sono migranti dovuti al sovraffollamento degli hotspot di Lampedusa. È grave che iI Governo di fronte all’ordinanza del governatore Musumeci, che dà disposizione di sgomberare i centri di accoglienza, non abbia ritenuto di dover dare disposizione alle forze dell’Ordine e alle prefetture per intervenire in tal senso. Ancor più vergognoso che il ministero dell’Interno ribadisca senza alzare un dito che la gestione della sicurezza sanitaria è competenza del governo. Cosa ha fatto quindi il governo quando tra luglio e agosto sbarcavano migliaia di clandestini in Sicilia? Nel frattempo la ‘Sea Watch 4’, guidata dall’impunita Karola Rackete e con a bordo 221 migranti, punta dritta verso le coste siciliane. Governo latitante, confusione cronica, porto di Lampedusa intasato di barchini e barconi, centri d’accoglienza trasbordanti, infezione galoppante, affari d’oro per scafisti, crimini in cerca di manovalanza e cooperative rosse: il ministro Lamorgese si dimetta subito”. È quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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La mia Europa: non per amore ma per interesse

Posted by fidest press agency su martedì, 11 agosto 2020

Il caso dei migranti che affollano le spiagge siciliane e l’incapacità dell’Europa di dare una risposta unitaria a questa incontrollata invasione di campo mi fa riflettere. La prima impressione che ne traggo è che per troppa fretta di allargare i confini dell’Unione Europea abbiamo finito con l’imbarcare anche Stati poco convinti sul piano istituzionale e più interessati ai benefici economici e di mercato che potevano derivarne. Non solo. Le autorità comunitarie oggi non sono più capaci di tenere nascoste le forti divergenze interne che di fatto bloccano il normale funzionamento dell’intero apparato. Si è pensato ad un ammortizzatore social-economico con una guida autoritaria attraverso la “dittatura economica e finanziaria” dei grandi gruppi bancari e industriali. Avrebbero potuto mettere in ginocchio ogni sia pur modesto tentativo di opposizione. In questo modo, e non troppo inconsapevolmente, si è dato vita a una comunità dove i partner non si amano ma sono uniti per interesse e ben consapevoli che se osano distaccarsi saranno crocifissi dalle fronde economiche e finanziarie che lo stato guida è capace di scatenare contro. E da qui emerge la convinzione che chi comanda è solo uno Stato, quello, guarda caso, economicamente più in salute e che ha tutto l’interesse di coltivare le debolezze altrui nella logica del divide et impera. In questo modo si diventa sudditi nella gerarchia imperiale dei vassalli, valvassori e valvassini. A questo punto una Europa che non si ama o si ama sempre meno ci farà perdere quell’idea romantica e nostalgica di un’Europa unita e solidale dai Pirenei agli Urali. È diventata un’Europa autarchica senza anima e sarà destinata prima o poi a implodere. Intanto ci teniamo i nostri piccoli, meschini interessi di bottega. Un domani sarà probabilmente un’altra storia. Ed è una storia che non cambia con l’apparente generosità mostrata in questi giorni con l’elargizione di duecento e passa miliardi di euro. Salvare l’Italia è una necessità per la sopravvivenza dell’Europa dei banchieri e degli affaristi e non per la bella faccia degli italiani. Non dimentichiamolo. (Riccardo Alfonso)

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Governo e opposizione. I migranti

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 agosto 2020

Toni accesi in Parlamento sul problema dei migranti. Ce n’è motivo? Vediamo
I migranti nel mondo sono 79 milioni.
I migranti in Italia nel 2016 sono stati 180 mila.
I migranti in Italia quest’anno sono 13 mila.
La popolazione italiana è di 60 milioni.
Nel 2002 il governo Berlusconi (FI e Lega) approvò la sanatoria per 630 mila immigrati irregolari, operazione ripetuta nel 2009 per altri 220 mila immigrati, sempre dal governo Berlusconi (FI e Lega, con Giorgia Meloni ministro).Totale 850 mila immigrati “sanati”.I migranti odierni rappresentano il 7% di quelli del 2016, lo 0,0002% della popolazione italiana e lo 0,0001% dei migranti mondiali.Insomma non c’è invasione, nè la “furia immigrazionista” che la deputata Meloni attribuisce al governo.
C’è, comunque, il problema relativo alla tipologia di migranti.Ci sono i rifugiati, provenienti da zone di guerra, che sono tutelati da norme internazionali, e quelli di carattere economico, che sono la prevalenza.Che fare?
Fare il blocco navale come propone la Meloni? Ricordiamo che il blocco navale equivale a una dichiarazione di guerra. Vogliamo entrare il guerra con la Tunisia o la Libia di Al Sarraj e Haftar? Vogliamo che, per ritorsione, qualcuno collochi una bomba nella metro romana o milanese? Qualcun altro vorrebbe bombardare le imbarcazioni dei migranti, ormeggiate sulla costa. Stessi problemi elencati in precedenza.Altri volevano, come Salvini, il rimpatrio di tutti i migranti irregolari. Per ammissione dello stesso Salvini ci sarebbero voluti 80 anni.Comunque la media dei rimpatri negli ultimi anni, con qualsiasi governo, è di circa 6.500 l’anno.Considerato che buona parte dei migranti di quest’anno sono tunisini, quindi non rifugiati, e che abbiamo un accordo per i rimpatri con la Tunisia, sarebbe necessario attivare le relative procedure.
A tal proposito, un deputato tunisino ha dichiarato “Il numero delle persone che il governo italiano sta rimpatriando è minore di quanto prevedono gli accordi”, che è una accusa pesante, al quale risponde il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, con “serve un accordo con la Tunisia, in modo che sequestrino barchini e gommoni prima della traversata”. Chi dovrebbe fare l’accordo? Di Maio, ovvio, al quale auguriamo il ben svegliato.Esiste il problema mondiale della migrazione.Ricordiamo, a proposito, che nel 1979, il leader del Partito Radicale, Marco Pannella, dichiarava: “Dobbiamo occuparci dell’Africa o l’Africa si occuperà di noi”. Sono passati 41 anni da quell’appello. By Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Migliaia di rifugiati e migranti subiscono gravi violazioni di diritti umani durante i viaggi verso la costa mediterranea dell’Africa

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 agosto 2020

Un nuovo rapporto pubblicato oggi dall’UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati, e dal Mixed Migration Centre (MMC) del Danish Refugee Council, intitolato “In questo viaggio, a nessuno importa se vivi o muori”, descrive in che modo la maggior parte delle persone in viaggio lungo queste rotte cada vittima o assista a episodi di inenarrabili brutalità e disumanità per mano di trafficanti, miliziani e, in alcuni casi, perfino di funzionari pubblici.Raccogliere dati accurati inerenti ai decessi che si verificano nel contesto dei flussi irregolari di popolazioni miste controllati dalle reti del traffico e della tratta di essere umani è estremamente difficile, considerato che molti avvengono nell’ombra, lontano dallo sguardo delle autorità ufficiali e dai sistemi formali da esse utilizzati per gestire dati e statistiche. Tuttavia, i risultati del rapporto, basati primariamente sul programma di raccolta dati 4Mi del MMC, e su dati provenienti da fonti aggiuntive, suggeriscono che un minimo di 1.750 persone hanno perso la vita nel corso di questi viaggi nel 2018 e nel 2019. Si tratta di un tasso di almeno 72 decessi al mese, un andamento che rende la rotta una delle più mortali al mondo per rifugiati e migranti. Queste morti si sommano a quelle delle migliaia di persone che negli ultimi anni hanno perso la vita o sono risultate disperse tentando viaggi disperati attraverso il Mediterraneo per approdare in Europa dopo aver raggiunto la coste nordafricane. Circa il 28% delle morti registrate nel 2018 e nel 2019 si è verificato nel corso dei tentativi di traversata del deserto del Sahara. Altre località potenzialmente mortali comprendono Sebha, Cufra, e Qatrun nella Libia meridionale, l’hub del traffico di esseri umani Bani Walid, a sudest di Tripoli, e numerose località lungo la parte di rotta che attraversa l’Africa occidentale, tra cui Bamako e Agadez.Sebbene la maggior parte delle testimonianze e dei dati siano ancora in fase di ricezione per il 2020, è certo che siano almeno 70 i rifugiati o migranti che hanno già perso la vita nell’arco dell’anno, tra cui almeno 30 persone uccise per mano di trafficanti a Mizdah a fine maggio.
Uomini, donne e bambini sopravvissuti, spesso presentano malattie mentali gravi e persistenti derivanti dai traumi subiti. Per molti, l’arrivo in Libia rappresenta la tappa finale di un viaggio caratterizzato da abusi raccapriccianti, quali esecuzioni sommarie, torture, lavori forzati e pestaggi. Altri continuano a riferire di essere stati vittime di violenze brutali, tra cui essere ustionati con olio bollente, plastica sciolta, od oggetti in metallo riscaldati, di aver subito scariche elettriche e di essere stati legati e costretti a posizioni di stress.Donne e bambine, ma anche uomini e bambini, sono a rischio elevato di divenire vittime di stupri e violenza sessuale e di genere, in particolare presso checkpoint e aree di frontiera, e durante le traversate del deserto. Circa il 31% delle persone intervistate dal MMC che hanno assistito o sono sopravvissute a episodi di violenza sessuale nel 2018 o nel 2019, hanno vissuto tali aggressioni in più di una località. I trafficanti risultano essere stati i primi responsabili di violenza sessuale in Africa settentrionale e orientale, come registrato nel 60% e nel 90% delle testimonianze relative a ciascuna rotta. Tuttavia, in Africa occidentale, i principali responsabili di aggressioni sono stati funzionari delle forze di sicurezza, militari o di polizia, avendo commesso un quarto degli abusi denunciati. Una volta in Libia, rifugiati e migranti sono esposti al rischio di subire ulteriori abusi, dal momento che il conflitto in corso e la fragilità dello Stato di diritto comportano che le reti del traffico e della tratta e le milizie siano spesso nelle condizioni di poter agire impunemente. L’UNHCR accoglie con favore le recenti operazioni avviate dalle autorità libiche contro gruppi armati e trafficanti, tra cui un’irruzione ai danni di un’organizzazione dedita al traffico di esseri umani e il congelamento dei beni di vari trafficanti. L’Agenzia si appella alla comunità internazionale affinché assicuri maggiore supporto alle autorità nella lotta contro le reti della tratta di esseri umani.
È necessaria una maggiore cooperazione tra Stati per identificare i criminali responsabili di questi orribili abusi perpetrati presso varie località presenti lungo le rotte e assicurare che rispondano della loro condotta, condividere informazioni chiave con gli attori incaricati di applicare la legge, smantellare le reti del traffico e della tratta e congelarne i beni finanziari. Inoltre, le autorità nazionali dovrebbero intraprendere azioni più efficaci per indagare sulle denunce di abusi commessi da funzionari pubblici.L’adozione di tali misure deve accompagnarsi agli sforzi volti a risolvere le cause di fondo che spingono a intraprendere questi viaggi e a un impegno inequivocabile per assicurare che nessuna persona soccorsa in mare sia ricondotta alla situazione di pericolo che vige in Libia. Il rapporto e i materiali multimediali, comprendenti foto, testimonianze video e b-roll, sono disponibili a questo link: https://www.unhcr.org/5f1ab91a7

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Lavoro domestico. Regolarizzazione migranti

Posted by fidest press agency su martedì, 23 giugno 2020

Il 91% delle domande dal lavoro domestico e dall’assistenza alla persona. I dati del Viminale, a due settimane dall’apertura della procedura. Soddisfatta Domina, Associazione dei datori di lavoro, che chiede più impegno allo Stato per far emergere il lavoro nero. A due settimane dall’apertura della procedura di regolarizzazione dei migranti, il Viminale ha diffuso i primi dati. Delle 32mila domande di regolarizzazione presentate finora dai datori di lavoro, quelle relative al lavoro domestico e di assistenza alla persona sono più di 27mila: rappresentano il 91% delle domande già perfezionate (21.695) e il 76% di quelle in lavorazione (5.906).“Numeri importanti – sottolinea Lorenzo Gasparrini, segretario generale di Domina, Associazione nazionale famiglie datori di lavoro – che evidenziano la volontà delle famiglie di mettere in regola chi si dedica ogni giorno ad anziani e bambini”. “Una sanatoria una tantum, tuttavia, non basta – continua Gasparrini –. Da tempo chiediamo una riforma fiscale e sociale strutturale, in grado di far emergere il nero e di aumentare il gettito per lo Stato, salvaguardando sia i lavoratori che i datori di lavoro”.La percentuale del lavoro nero nel settore del lavoro domestico è molto alta: su 2 milioni di lavoratori stimati in Italia, 1,2 milioni (il 58%) sono irregolari. Considerando che il 75,4% delle badanti e il 67,8% delle colf sono straniere, la necessità di una regolarizzazione appare lampante. Tutti i dati sono pubblicati nel primo “Rapporto sul lavoro domestico”, realizzato dall’Osservatorio nazionale Domina sul lavoro domestico.Il ministero dell’Interno comunica il trend positivo dell’operazione, in corso fino al 15 luglio. L’andamento giornaliero delle domande per la procedura di regolarizzazione è in costante crescita: il giorno di apertura, il 1° giugno, le domande perfezionate erano 870; venerdì 13 giugno sono salite a 3.229. Nella distribuzione geografica delle domande relative al lavoro domestico, la Lombardia, la regione con più lavoratori del settore in Italia, è al primo posto. I primi Paesi di provenienza dei lavoratori risultano il Marocco, l’Egitto e il Bangladesh.

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Migranti e sanatoria clandestini

Posted by fidest press agency su sabato, 13 giugno 2020

“Se anche la sanatoria per gli immigrati irregolari, provvedimento principe della maggioranza, si rivela un fallimento vuol dire che questo governo è ormai ai titoli di coda. Come riportato dalla stampa sono state presentate solo 9mila 500 domande su 220 mila irregolari interessati nei settori agricolo e assistenza alla persona. Altro che indifferibile, la proposta del ministro Bellanova sembra aver disatteso ogni ‘sinistra previsione’. A quanto pare, alla regolarizzazione dei clandestini non ci credono nemmeno gli stessi immigrati irregolari che evidentemente preferiscono il lavoro nero esentasse. Con buona pace del governo”. E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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L’Africa che fa parlare di sé

Posted by fidest press agency su domenica, 16 febbraio 2020

Firenze Venerdì 21 febbraio, ore 18.00 Biblioteca delle Oblate – Via dell’Oriuolo 24 “Se il mare finisce”: Racconti Multimediali Migranti. Senza testimoni la verità si può manipolare e, infine, si perde. Un coro di undici storie compone una memoria collettiva in cui riconoscerci tutti umani, al di là delle frontiere. Sono le voci di uomini e donne che riscattano dall’oblio le loro vicende di migrazione e ce ne fanno dono. Presenta il volume Natalia Cangi. Interventi di: Bakary Jobe, coautore di “Se il mare finisce” Paolo Masini, MIBACT
Sandro Triulzi, Archivio Memorie Migranti Paule Roberta Yao, Vincitrice DIMMI 2019 Ingresso libero fino ad esaurimento posti disponibili.

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Giovani migranti: relazione dell’Agenzia europea per i diritti fondamentali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 novembre 2019

«L’UE e i suoi Stati membri si impegnano a fondo per affrontare il fenomeno migratorio in tutta Europa, facendo fronte a gravi problemi di integrazione per i nuovi arrivati, soprattutto i giovani. Ma questi problemi non sono insormontabili», dichiara Michael O’Flaherty, direttore della FRA. «Diversi esempi illustrano in che modo le decisioni politiche ponderate e intelligenti possono essere determinanti per superare gli ostacoli. I responsabili politici in Italia e a livello di UE devono puntare su tali strategie per consentire ai giovani di questa generazione di diventare membri a pieno titolo della nostra società.»Basandosi su interviste a oltre 160 rifugiati e 400 operatori in prima linea, la relazione della FRA dal titolo «Integration of young refugees [Integrazione dei giovani rifugiati nell’UE individua gravi lacune negli attuali approcci all’integrazione dei giovani rifugiati di età compresa tra i 16 e i 24 anni. L’Agenzia ha documentato la lunghezza della procedura di asilo in Italia, dove alcuni dei richiedenti asilo intervistati hanno dovuto fare la fila per mesi presso la questura solo per compilare un unico modulo. I ricercatori hanno incontrato dei richiedenti asilo di 16 anni ai quali è stato vietato l’accesso alle scuole secondarie perché non parlavano italiano e che sono stati ridiretti alle scuole per adulti (CPIA). E a un altro bambino, il quale aveva perso una gamba, è stato detto che non era possibile ottenere il permesso di soggiorno durante il ricovero ospedaliero e che avrebbe potuto beneficiare di una protesi solo pagandola di tasca propria.
Dal 2015 al 2018 quasi 2 milioni di persone hanno ricevuto protezione internazionale nell’UE. Il diritto dell’UE è chiaro e gli Stati membri hanno il dovere di proteggere i rifugiati. È disponibile anche un finanziamento dell’UE a sostegno della loro integrazione. Tuttavia, la situazione sul campo è estremamente eterogenea negli Stati membri.
Questi problemi si aggravano maggiormente quando i giovani rifugiati compiono 18 anni e le reti di sostegno a cui si affidavano in precedenza scompaiono, talvolta da un giorno all’altro.

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Risorse per aiutare rifugiati e migranti venezuelani e i Paesi che li accolgono

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 novembre 2019

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e l’OIM, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, lanceranno oggi un piano regionale da 1,35 miliardi di dollari per rispondere alle crescenti esigenze umanitarie di rifugiati e migranti venezuelani in America Latina e Caraibi e delle comunità che li accolgono. A inizio novembre 2019, i rifugiati e i migranti venezuelani nel mondo sono circa 4,6 milioni. Quasi l’80 per cento si trova in Paesi dell’America Latina e dei Caraibi, senza alcuna prospettiva di fare ritorno nel breve o medio periodo. Se le tendenze attuali non cambiano, entro la fine del 2020 potrebbero essere 6,5 milioni i venezuelani ad aver lasciato il Paese.
Il Piano regionale di risposta per rifugiati e migranti (RMRP) per il 2020 in procinto di essere lanciato nella capitale colombiana Bogotá, costituisce uno strumento di coordinamento e raccolta fondi istituito e implementato da 137 organizzazioni. Queste lavorano in tutta la regione mirando ad assistere quasi quattro milioni di persone, compresi rifugiati e migranti venezuelani e le comunità che li accolgono, in 17 Paesi.Il piano RMRP 2020 rappresenta il risultato di un processo di consultazione ad ampio raggio condotto sul campo che ha coinvolto governi dei Paesi di accoglienza, società civile e organizzazioni religiose, comunità e donatori locali, nonché rifugiati e migranti stessi.Il piano prevede una serie di interventi in nove settori chiave: salute, istruzione, sicurezza alimentare, integrazione sociale, nutrizione, alloggio, beni di prima necessità e traporto umanitario, e acqua potabile, servizi igienico-sanitari e igiene (Water, Sanitation, Hygiene/WASH). Oltre alla risposta d’emergenza, il piano mira in particolare ad assicurare l’inclusione socioeconomica di rifugiati e migranti.“Solo mediante un approccio coordinato e armonico sarà possibile rispondere in modo efficace alle esigenze di ampia scala, che continuano ad aumentare e ad evolversi a causa dell’aggravarsi della crisi”, ha dichiarato Eduardo Stein, Rappresentante Speciale congiunto UNHCR-OIM per i rifugiati e i migranti venezuelani“A tal fine, l’appello per il piano RMRP 2020 rappresenta uno degli strumenti chiave per mobilitare le risorse necessarie per un’azione più concertata e collettiva.“Nonostante i numerosi sforzi e le diverse iniziative, la portata del problema supera la capacità assicurata dalla risposta attuale, pertanto è necessario che la comunità internazionale raddoppi tali sforzi e contributi per aiutare i Paesi e le organizzazioni internazionali a rispondere alla crisi”, ha dichiarato Eduardo Stein. “È necessario garantire maggiore sostegno ai governi, dedicando la dovuta attenzione alle politiche per lo sviluppo, oltre che alle esigenze umanitarie immediate”.Il piano RMRP 2020 è il prodotto del lavoro della Piattaforma regionale di coordinamento interagenzie – il meccanismo di coordinamento per la risposta alla crisi di rifugiati e migranti venezuelani – ed è guidato da UNHCR e OIM con il coinvolgimento di numerose organizzazioni delle Nazioni Unite, della società civile e Ong.

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Italia carente nell’integrazione e formazione degli alunni migranti: docenti da formare

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 novembre 2019

Molti Paesi europei, ad iniziare dal nostro, non sembrano pronti ad accogliere nel giusto modo a ad organizzare un’adeguata formazione rivolta agli studenti migranti che provengono da fuori territorio: è la conclusione cui sono giunti gli autori del nuovo Quaderno di Eurydice Integrating Students from Migrant Backgrounds into Schools in Europe: National Policies and Measures, con il quale sono state comparate le politiche educative di 42 Paesi europei a proposito della loro integrazione nelle scuole. Lo studio ha anche evidenziato la mancata formazione degli insegnanti per lavorare in classi culturalmente diverse per affrontare questa necessità. Secondo Marcello Pacifico, leader dell’Anief, si fa sempre più impellente la necessità di adottare organici potenziati e una didattica diversificata nelle classi dove sono presenti allievi migranti: servono lezioni per livelli, oltre docenti impegnati in contemporanea, assorbendo nei ruoli tutto il precariato storico, fatto di personale già selezionato e con comprovate capacità d’insegnamento, ed introdurre anche nuove figure di tutoraggio, mirate a supportare la fase di scolarizzazione, allineamento e apprendimento della nostra lingua. Tutte decisioni che difficilmente si potranno prendere se dovesse essere confermata la tendenza, contenuta nel Def, alle riduzioni progressive di spesa pubblica fino al 2040. Dalla ricerca – che ha attuato anche un’analisi comparativa su argomenti come la governance, l’accesso all’istruzione, il sostegno psico-sociale, linguistico, e all’apprendimento, gli insegnanti e i capi di istituto -, emerge che, nonostante la maggior parte dei sistemi educativi europei offra accesso all’istruzione e alla formazione agli alunni con background migratorio e nonostante l’educazione interculturale risulti spesso integrata nei curricoli nazionali, “le politiche e le misure per il supporto all’apprendimento tendono a essere incentrate sugli aspetti accademici anziché sulle esigenze sociali ed emotive degli studenti”.
Gli autori dello studio hanno anche evidenziato la “mancanza di preparazione degli insegnanti a lavorare in classi culturalmente diverse a causa dell’assenza di una formazione specifica su questi temi; il fatto che gli studenti migranti, la cui lingua d’origine è diversa dalla lingua d’insegnamento, non abbiano il diritto di studiare la propria lingua d’origine a scuola, e la mancanza di sostegno agli insegnanti e ai capi d’istituto per far fronte ai bisogni di questi alunni, ad esempio attraverso la presenza a scuola di assistenti e mediatori culturali per facilitarne l’integrazione, cosa che avviene in alcuni Paesi”. Servirebbero anche nella nostra Penisola, quindi, delle figure utilianche, si legge nel rapporto, “per valutare i progressi e il rendimento degli studenti migratori”. Tra i Paesi che hanno messo in campo buone strategie per l’integrazione degli studenti migranti nell’istruzione, il rapporto indica la Germania e l’Austria per la forte enfasi sulla diversità, la Spagna (Comunità autonoma di Catalogna), il Portogallo e la Slovenia come Paesi che sono riusciti a seguire un approccio all’insegnamento e all’apprendimento che tiene conto del benessere generale dell’alunno, e la Finlandia e la Svezia perché sono i Paesi che riservano la maggiore attenzione sia alla dimensione della diversità, sia alla dimensione del benessere generale.

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Msi. Rauti (FdI):l’attualità di Pino Rauti

Posted by fidest press agency su sabato, 2 novembre 2019

Sui temi ambientali oggi Pino Rauti “avrebbe molto da insegnare alla giovane Greta” e sull’emergenza migranti fu lui che “aveva previsto la ‘bomba demografica’ del sud del mondo e le ondate migratorie che avrebbero minacciato i nostri confini e la nostra identità. Ed aveva anche previsto il dramma dei migranti e l’impossibilità di accoglierli tutti. Dalla sua testa e dalla sua elaborazione politica sulle questioni migratorie viene ‘aiutiamoli a casa loro’. E lo abbiamo dovuto ricordare sia a Renzi che a Salvini”. A dirlo, in un’intervista al Secolo d’Italia firmata dal direttore Francesco Storace, Isabella Rauti in occasione del settimo anniversario della scomparsa di suo padre, Pino Rauti. Un Rauti precursore nell’ambientalismo e nell’emergenza migranti, ma anche attualissimo, alla luce delle recenti vittorie del centrodestra, con la sua teoria sullo sfondamento a sinistra: “Non è un generico anticomunismo ma lo sfondamento a sinistra sul terreno delle tematiche sociali. E’ il progetto ‘nazional-popolare’, è la vittoria del consenso popolare contro le oligarchie, la reazione ‘dal basso’ contro il pensiero unico; è la destra che ormai prende più voti nelle periferie e negli strati sociali più popolari” conclude la senatrice Rauti, presidente del “Centro Studi Pino Rauti”.

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Migranti: Serracchiani, Salvini n. 1 in balle spaziali

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 novembre 2019

“Bisogna riconoscergli questo primato: Salvini è il n. 1 in balle spaziali. Lo era da ministro dell’Interno e continua a esserlo dall’opposizione. Per fotografare il suo fallimento nei fatti bastano due parole: rimpatri e sbarchi autonomi. Doveva rimandare indietro 600mila migranti e ha fatto meno di Minniti, ha puntato i fari sulle ong e l’88% degli sbarchi sono avvenuti direttamente sotto i suoi occhi. Faccia tosta non manca”. Lo afferma la deputata Debora Serracchiani (Pd), replicando al leader della Lega Matteo Salvini che attacca il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese sui dati degli sbarchi.Per Serracchiani “Salvini si è sempre guardato bene dal parlare degli ingressi via terra e con lui sono aumentati gli episodi di illegalità connessi ai migranti, proprio grazie ai suoi decreti che hanno creato più insicurezza nelle città”.

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Convegno sulle patologie più frequenti nei migranti e le emergenze sanitarie

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 ottobre 2019

E’ stato organizzato dall’Omceo di Roma promosso dall’Area Rapporti con i comuni e affari esteri e le tre commissioni afferenti dove si sono confrontati specialisti ,avvocati e esperti sulle patologie più frequenti tra i migranti e i rifugiati e gli aspetti medico legali e giuridici in collaborazione con l’Ordine degli avvocati di Roma.Il convegno e’ stato aperto con la relazione di introduzione del Consigliere e coordinatore dell’Area rapporti con i comuni e affari esteri dell’Omceo di Roma Foad Aodi nonche’ membro del registro esperti e del GDL Salute Globale presso la Fnomceo dove ha illustrato il bilancio dell’attività dell’area da lui coordinata elencando riunioni ,iniziative ,incontri con comuni ,municipi ,Asl ,ambasciatori e i due convegni organizzati il tutto in stretta collaborazione con il Presidente dell’Omceo di Roma dr. Antonio Magi ,il vice presidente dell’Omceo di Roma Dr.Pierluigi Bartoletti e il consiglio direttivo nonche’ con la costante e costruttiva collaborazione con il presidente della Fnomceo Filippo Anelli .Foad Aodi ha messo in evidenza l’importanza dell’aggiornamento professionale sulle patologie più emergenti e in sanità e immigrazione avanzando la proposta all’Omceo di Roma ,alla Fnomceo e al Ministero della Salute di inserire una quota di convegni e corsi d’aggiornamenti in queste temi a tutti i professionisti della sanità italiani e di origine straniera ,inoltre ha apprezzato ancora una volta che il convegno e tutte le relazioni hanno confermato che i migranti non portano malattie ma partono sani e circa il 95% si ammala in italia dopo il loro arrivo per questo bisogna curare il disaggio per guarire dalle patologie più frequenti e urgenti.
Le patologie più frequenti che sono state citate dai vari relatori, sono: Emergenza in medicina interna; Patologie da violenza sessuale; Gastrite e ulcera; Sindrome ansiose e depressive; Patologie cardiovascolari; Ernia del disco; Lombosciatalgia; Cervicobracalgia ; Tendinopatia; Fratture e distorsioni non diagnosticate in tempo del tragitto; Patologie da Stile di vita e dieta nuove; Dermatite da contatto; Tosse, bronchite e laringite; Carenza in vitamine; Infezioni; Malattie della pelle; Patologie da scarsa igiene nell’ambito odontoiatrico, oculistico e otorinolaringoiatrico, inoltre le donne in gravidanza non fanno gli accertamenti necessari per la paura di andare al Pronto Soccorso per questo c’è un alta percentuale di aborti clandestini. C’è anche un’alta percentuale di malattie trasmesse sessualmente tra chi frequenta le prostitute”. Successivamente nella sua relazione Foad Aodi ha illustrato il Manifesto Omceo di Roma: “Sanità e Integrazione per una salute globale”elaborato e proposto dall’Area rapporti con i Comuni e Affari Esteri e delle tre Commissioni afferenti (Salute e Cooperazione internazionale, Medici di origine straniera e collaborazioni interprofessionali, Comuni Uniti) e approvato dal Consiglio Direttivo Omceo di Roma e che ci auspichiamo che anche la Fnomceo insieme agli altri albi professionali ,regioni e comuni italiani e il ministero della Salute , il ministero dell’istruzione ,ambasciate e comunità e associazioni e sindacati possano valorizzarlo e collaborare con l’Omceo di Roma per estenderlo a tutti medici e cittadini a favore della buona convivenza e del diritto alla salute ,conclude il consigliere dell’omceo Foad Aodi.

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Proteggere i minori rifugiati e migranti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 ottobre 2019

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha sollecitato gli Stati europei a intraprendere maggiori sforzi per proteggere i minori rifugiati e migranti che non solo hanno sopportato viaggi difficili e pericolosi, ma continuano ad affrontare rischi e avversità una volta giunti in Europa, fra cui condizioni abitative insicure, essendo erroneamente registrati come adulti, e carenza di cure adeguate.L’ultima edizione del rapporto dell’UNHCR Viaggi Disperati, pubblicato oggi, registra che da gennaio a settembre 2019 circa 80.800 persone sono arrivate in Europa lungo le rotte del Mediterraneo – cifra in calo rispetto alle 102.700 persone giunte nello stesso periodo del 2018. Di coloro che sono arrivati, oltre un quarto erano minori, molti senza genitori.
“Questi bambini sono fuggiti da conflitti, hanno perso i propri familiari, mancano da casa da mesi, perfino anni, e alcuni di loro hanno subito abusi orribili durante il viaggio, ma le loro sofferenze non terminano una volta giunti alla frontiera”, ha dichiarato Pascale Moreau, Direttrice del Bureau per l’Europa dell’UNHCR. “In tutta Europa, i minori non accompagnati, in particolare, sono accolti di frequente in centri di grandi dimensioni privi della sorveglianza dovuta, carenza che li espone a ulteriori abusi, violenze e stress psichico e al rischio crescente di migrare nuovamente o scomparire”.Quest’anno la Grecia è stata meta di approdo della maggioranza degli arrivi di tutta la regione del Mediterraneo – un numero superiore a quello registrato in Spagna, Italia, Malta, e Cipro insieme. Ad oggi, oltre 12.900 bambini sono arrivati in Grecia via mare, compresi quasi 2.100 minori non accompagnati o separati, molti dei quali provenienti da Afghanistan, Siria e altri Paesi caratterizzati da conflitti e violenze. Le condizioni antiigieniche dei centri sovraffollati delle isole dell’Egeo sono estremamente preoccupanti. Le autorità greche hanno annunciato misure volte ad allentare la pressione causata dal sovraffollamento e vi sono esempi riusciti di buone prassi proposte sul territorio, fra cui l’affidamento di minori in seno alla comunità. Tuttavia, a fine settembre la maggior parte dei minori non accompagnati in Grecia si trovava ancora in soluzioni alloggiative inadeguate. Date le condizioni estremamente rischiose a cui sono esposti, l’UNHCR rivolge un appello agli Stati europei affinché in segno di solidarietà mettano a disposizione posti per ricollocarli e accelerino le procedure di trasferimento di quanti fra essi soddisfano i criteri di ricongiungimento ai propri familiari. Sebbene in Europa siano stati fatti diversi passi avanti per migliorare le misure di protezione, il rapporto osserva come sia necessario adottarne di ulteriori per rispondere ad alcune delle sfide alle quali i minori continuano a far fronte. Fra le raccomandazioni, il rapporto esorta gli Stati europei a porre fine urgentemente alla pratica della detenzione per i minori, assumere tutori o assistenti sociali formati e assicurare che minori rifugiati e migranti possano ricevere un’istruzione. In Europa, a volte i minori faticano a essere riconosciuti come tali e il rapporto chiede che si utilizzino metodi olistici e multidisciplinari nella valutazione della loro età. Adottando le misure definite nel rapporto, gli Stati potranno incrementare il livello di protezione assicurata ai minori in fuga e dotarsi degli ulteriori strumenti necessari per determinare in che modo soddisfarne l’interesse superiore, anche tramite soluzioni che li potrebbero portare fuori dall’Europa.

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Migranti. Fazzolari (FdI): governo rimpatria badanti ucraine e si tiene mafia nigeriana

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 ottobre 2019

“Vergognosa pagliacciata dei ministri Di Maio e Bonafede sui rimpatri. Oggi questi scienziati prestati alla politica hanno annunciato un decreto ministeriale con cui si stabiliscono 13 ‘Paesi sicuri’ per i quali saranno negate in automatico le richieste di asilo, in modo, in teoria, da accelerare i rimpatri dei clandestini. Tra questi Stati figura l’Ucraina, dove è in corso una guerra civile che ha fatto negli ultimi anni più di 14mila morti e 28mila mutilati, ma in compenso non figurano gli Stati principali di provenienza dei clandestini finti profughi come Nigeria, Pakistan, Bangladesh, Costa d’Avorio, nei quali non è in corso alcuna guerra. Il risultato di avere degli incompetenti al governo? L’Italia dedicherà tempo e risorse per rimpatriare le badanti ucraine, anche se provengono da zone di guerra, si terrà i componenti della mafia nigeriana e continuerà a pagare senza alcun motivo vitto e alloggio a pakistani, bengalesi e clandestini vari sedicenti richiedenti asilo. Altro che 13 ‘Paesi sicuri’, gli Stati sicuri dove rimpatriare i clandestini sono la quasi totalità dei 200 Stati esistenti al mondo, con pochissime eccezioni, che sicuramente non riguardano gli Stati incomprensibilmente dimenticati dal governo rosso giallo”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Giovanbattista Fazzolari, responsabile del programma di FdI.

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Peggioramento della crisi in Myanmar

Posted by fidest press agency su domenica, 25 agosto 2019

Quasi 1 milione di Rohingya stanno ancora aspettando giustizia e chiarezza sul loro futuro, due anni dopo essere state costrette a lasciare le proprie case a causa delle atrocità di massa subite in Myanmar, stanno lottando per la propria sicurezza e la propria dignità come rifugiati in Bangladesh. In una dichiarazione congiunta rilasciata oggi, 61 ONG locali, nazionali e internazionali che lavorano nei due paesi, hanno chiesto che nello stato di Rakhine in Myanmar – dove circa 128.000 sfollati Rohngya e di altre comunità mussulmane sono confinati dal 2012 nei campi senza poter far ritorno alle loro case – i diritti umani vengano riconosciuti a tutta la popolazione, senza eccezioni, e che i rifugiati Rohingya attualmente in Bangladesh possano avere un ruolo nelle decisioni sul proprio futuro, comprese le modalità del loro rimpatrio in Myanmar. Le ONG hanno espresso forte preoccupazione per la sicurezza delle famiglie coinvolte dalle violenze nello stato di Rakhine, incluse quelle Rohingya, mentre il conflitto si intensifica e l’accesso umanitario rimane limitato. Alla luce delle notizie sul possibile rimpatrio accelerato di 3.450 rifugiati Rohingya circolate questa settimana, le ONG hanno esortato i governi del Bangladesh e del Myanmar a garantire che qualsiasi processo di rimpatrio avvenga in sicurezza e che sia volontario e dignitoso.Negli ultimi due anni, le ONG hanno aiutato il governo del Bangladesh e le Agenzie delle Nazioni Unite a fornire il necessario sostegno e il supporto vitale ai rifugiati che vivono nel più grande campo profughi del mondo nel Paese. Gli sforzi congiunti hanno stabilizzato le condizioni di vita nel campo, predisponendo le misure necessarie per affrontare la difficile stagione dei monsoni e prevenire la rapida diffusione di malattie. Ma bisogna fare di più. Le Agenzie hanno infatti invitato la comunità internazionale ad aumentare i finanziamenti per la risposta umanitaria in Bangladesh e Myanmar, per poter migliorare le condizioni di vita dei rifugiati e delle comunità locali ospitanti, e quelle degli sfollati interni nel Rakhine.“Per due anni, i bambini Rohingya e le loro famiglie hanno vissuto nei campi con poche speranze di un futuro dignitoso. Dopo aver subito alcune delle peggiori violazioni dei diritti umani del ventunesimo secolo, ora vivono in rifugi temporanei fatti di bambù e plastica e non riescono a ricevere un’istruzione adeguata. Un bambino su dieci è ancora malnutrito e i rischi di traffico e sfruttamento, droga e criminalità nei campi fanno sentire i bambini insicuri”, afferma David Skinner, Responsabile di Save the Children a Cox’s Bazar.“È tempo che il mondo crei le condizioni per sostenere il ritorno sicuro e volontario dei Rohingya in Myanmar, dove il Governo deve far fronte ad una delle sue responsabilità più elementari, quella di garantire lo stesso livello di sicurezza e umanità per tutti. I Rohingya meritano giustizia per ciò che hanno sofferto: i responsabili delle violazioni dei diritti umani e dei crimini contro l’umanità devono essere assicurati alla giustizia affinché i bambini Rohingya siano protetti e queste atrocità non si ripetano più, e per garantire loro il futuro che desiderano” conclude Skinner.Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro, lavora in Myanmar nello stato del Rakhine dal 2010 e in Bangladesh, a Cox’s Bazar dal 2012. L’Organizzazione fornisce supporto ai bambini e alle persone più vulnerabili con interventi per la salute, l’alimentazione, l’igiene, l’istruzione e – soprattutto – la protezione dei minori. Nello stato del Rakhine, Save the Children è presente e opera nei campi di Sittwe e Pauktaw e in 19 villaggi in aree di conflitto, in Bangladesh ha raggiunto con i suoi interventi salvavita più di 400.000 bambini a Cox’s Bazar, e ha creato più di 90 Spazi a misura di bambino e oltre 100 centri per l’apprendimento.

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Le “bombe” del nostro tempo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 agosto 2019

Pur di restare nel clima bellicoso dei nostri tempi le bombe diventano altrettante mine vaganti nei nostri mari e in quelli altrui. L’Italia, nello specifico, sta sperimentando l’uso da parte di milioni di disperati di servirsi della “bomba demografica” per approdare lungo le nostre spiagge. Nel vicino oriente la minaccia lungo la via dei Balcani proviene dalla Turchia con i suoi quattro milioni e passa di profughi siriani. Lo stesso sta accadendo tra il Messico e gli Stati Uniti e in Asia dall’India alla Cina e con una loro migrazione strisciante in Europa e nella parte restante del mondo. Si aggiungono altrettanto inquietanti e devastanti le “bombe d’acqua” con il seguito di temporali, tornado et similia e poi, tanto per completare il quadro, ci pensano i terroristi per un verso e le guerre civili scatenate più per avidità e sete di potere che non per riscattare un diritto alla vita e al vivere decentemente.
Impedire queste invasioni, in specie quelle migratorie, senza freno, è impresa che diventerà sempre più difficile se non impossibile. Su questo punto, però, bisogna essere chiari. E’ giusto soccorrere in mare i naufraghi e foraggiarli, una volta sbarcati, ma è una pura follia pensare che il diritto all’ospitalità possa in tal modo esaurirsi. Dovremmo garantire loro un lavoro, un’assistenza sanitaria, un alloggio alla pari degli autoctoni. E’ un genere di trattamento che, se parliamo del caso Italia, è irrealizzabile perché dobbiamo fare sempre più i conti con i problemi di casa nostra che non sono indifferenti come il lavoro, l’abitabilità, l’assistenza e la previdenza.
Vi è poi, non certo trascurabile, la variabile dipendente di una società che sta diventando più tecnologica e dove il livello culturale degli addetti diventa sempre più elevato. Già in questi ultimi anni il nostro paese si trova con un triste primato dove ha accolto in questi ultimi tre anni oltre seicentomila immigrati con un livello d’istruzione mediamente molto basso e nello stesso tempo oltre duecentomila nostri connazionali lasciano il paese per cercare lavoro altrove. E si tratta, questa volta, di personale per lo più specializzato e con un livello culturale medio-alto. Questo depauperamento del sistema Italia non è più tollerabile e se l’Europa comunitaria non se ne fa una ragione il problema non sarà solo italiano perché come le masse premono lungo le spiagge del nostro paese un domani si riverseranno sul resto del vecchio continente e allora sarà troppo tardi correre ai ripari.
(Riccardo Alfonso)

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