Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 28 n° 31

Posts Tagged ‘migranti’

Aiuti finanziari ai migranti

Posted by fidest su giovedì, 17 dicembre 2015

I governi donatori si sono impegnati a stanziare un importo iniziale di 687,2 milioni di dollari per permettere all’agenzia dell’ONU per i rifugiati di aiutare circa 60 milioni di migranti forzati o apolidi in tutto il mondo nel corso del prossimo anno.Questo impegno, che è stato preso nel corso di un incontro tra donatori a Ginevra, arriva in un momento in cui sono in corso emergenze particolarmente gravi, come quella in Siria, Sud Sudan, in Repubblica Centrafricana, Nigeria e nuove crisi, come in Burundi e Yemen, così come la crisi di rifugiati in Europa. Le necessità finanziare per il 2016 dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) sono pari a 6,5 miliardi di dollari, il budget più cospicuo mai presentato all’inizio di un anno. L’importo che i donatori si sono impegnati a donare quest’anno è di gran lunga superiore rispetto a quello dello scorso anno, quando in un incontro simile erano stati promessi 500,8 milioni di dollari. Sebbene le donazioni promesse nella giornata odierna non siano sufficienti a coprire tutte le esigenze, sono comunque importanti in quanto danno in anticipo all’organizzazione una fondamentale indicazione sui finanziamenti per il prossimo anno, permettendo, così, di pianificare e continuare le operazioni senza interruzioni.”Non abbiamo mai visto prima così tante persone in fuga da guerre e violenze rivolgersi alla comunità internazionale in cerca di aiuto,” ha dichiarato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati António Guterres. “Siamo profondamente grati per i generosi sforzi compiuti dai donatori per permetterci di rispondere a queste esigenze. Dobbiamo anche riconoscere, però, che con livelli di migrazioni forzate mai visti prima, il divario tra ciò che è necessario e risorse disponibili continua ad aumentare, e noi spesso abbiamo difficoltà a fornire anche un livello minimo di protezione e di assistenza a tutti coloro che ne hanno bisogno. Se il mondo non comincia ad affrontare alla radice le cause delle migrazioni forzate, queste non avranno mai fine. “Guterres ha anche ringraziato i Paesi e le comunità che accolgono i rifugiati, che spesso con poche risorse proprie continuano ad accogliere e a prendersi cura di persone in fuga da guerre e persecuzioni.A parte un piccolo contributo annuo a carico del bilancio ordinario delle Nazioni Unite, i programmi dell’UNHCR sono interamente finanziati da contributi volontari da parte di governi e ​​donatori privati. Negli ultimi cinque anni, le necessità finanziarie sono quasi raddoppiate, dal momento che il numero di migranti forzati continua a crescere. Anche i contributi ai programmi dell’UNHCR sono aumentati significativamente, ma non abbastanza per essere al passo con le necessità. Il budget attuale dell’UNHCR per il 2015 è pari a 7,2 miliardi di dollari, con 3.2 milioni di dollari ricevuti all’inizio di dicembre.

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Forte aumento del numero di bambini rifugiati e migranti che attraversano l’Europa

Posted by fidest su domenica, 15 novembre 2015

NUOVO DRAMMA DEI MIGRANTI, ANNEGANO DUE DONNE A PANTELLERIACon un numero record di bambini rifugiati e migranti – 700 al giorno in cerca di asilo in Europa – l’UNICEF ha identificato cinque gruppi di bambini vulnerabili – i neonati; i minorenni con disabilità, i dispersi, gli abbandonati e gli adolescenti non accompagnati – e sta portando avanti attività specifiche per venire incontro alle loro esigenze.Dall’estate del 2015, il numero di bambini e donne è aumentato costantemente e non si arresta con l’avvicinarsi dell’inverno. Non è solo senza precedenti – nella storia recente – il numero totale di bambini richiedenti asilo nell’Unione europea – 214.000 in totale da gennaio a settembre di quest’anno, secondo gli ultimi dati di Eurostat – ma è senza precedenti anche il numero di bambini in movimento. Nel mese di giugno, solo uno rifugiato/migrante su 10 tra quelli registrati che hanno attraversato il confine dalla Grecia alla ex Repubblica Jugoslava di Macedonia attraverso Gevgelija era un bambino. Ad ottobre, era uno su tre tra quelli registrati allo stesso confine. Solo in Svezia, il numero totale dei minorenni non accompagnati richiedenti asilo – 24.000 – è superiore a quello totale dello scorso anno nell’intera Europa.”Questi giovani sono determinati ad ottenere una vita migliore per loro stessi, ma il loro futuro è in bilico mentre attraversano l’Europa. Non possiamo deluderli”, ha detto Marie-Pierre Poirier, Coordinatore speciale UNICEF per la crisi dei Rifugiati e Migranti in Europa. “La domanda per noi è: siamo pronti per questo? L’Europa è adatta, saremo in grado di dare a questi bambini il futuro per cui stanno rischiando la vita?”. A sostegno di questi 5 gruppi di bambini vulnerabili sono già state attivate dalle autorità governative, dall’UNICEF, dall’UNHCR, dalla Croce Rossa, dagli operatori per la protezione umanitaria e dagli assistenti sociali nazionali alcune azioni che però devono essere intensificate con urgenza:
1. neonati e bambini piccoli: è necessario far fronte all’inverno, prevenendo malattie e morti ed evitando cambiamenti imprevedibili e improvvisi durante le procedure alla frontiera.
2. Bambini con disabilità e con particolari necessità: hanno bisogno di adeguate strutture e servizi specializzati.
3. Bambini dispersi: per impedire ai bambini di essere separati dalle loro famiglie o da chi si prende cura di loro durante il viaggio, è importante garantire un adeguato controllo da parte degli operatori sociali e degli interpreti, utilizzando un sistema per rintracciare le famiglie.
4. Bambini abbandonati: quelli che non hanno mezzi finanziari, contatti o reti di supporto per evitare di finire nelle mani dei trafficanti e delle bande criminali e sono esposti a violenza, abuso e sfruttamento sessuale; hanno bisogno di cure urgenti e di protezione, come un qualificato tutore individuato dai servizi sociali per i minori.
5. Adolescenti non accompagnati coinvolti nelle migrazioni – Si tratta soprattutto di ragazzi di età compresa tra i 14 ei 17 anni, molti provenienti dell’Afghanistan, che non vogliono essere identificati come minori non accompagnati o separati. E’ nel loro interesse permettergli di continuare il loro viaggio e prevenire ulteriori danni. Quando i bambini rimangono nei centri di accoglienza per mesi, mentre le loro richieste di asilo vengono esaminate, l’UNICEF richiede che siano aumentate le misure per la loro sicurezza (servizi igienici separati, illuminazione adeguata e personale 24 ore su 24, 7 giorni su 7).

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Settimana Nazionale di Azioni per dire no alle deportazioni dei migranti

Posted by fidest su domenica, 25 ottobre 2015

fuga migrantiRoma. Una delegazione della CISPM, Coalizione Internazionale Sans-papiers, Migranti, Rifugiati e Richiedenti asilo, ha incontrato il Capo Ufficio d’Informazione del Parlamento Europeo in Italia, Gianpaolo Meneghini. L’incontro è avvenuto a seguito della manifestazione che si è svolta ieri a Roma, a cui hanno partecipato migranti ed attivisti No Borders, indetta nell’ambito della Settimana Nazionale di Azioni per dire no alle deportazioni dei migranti, no alle guerre ed al razzismo e per la regolarizzazione generalizzata di tutti i migranti.“Nel corso dell’incontro abbiamo contestato le scelte politiche dell’Unione Europea, che riteniamo scellerate ed anti umane. Motivo per il quale, d’ora in poi, la Ue sarà interlocutore centrale di tutte le nostre iniziative. Perché questa stessa istituzione, che spesso passa per un’entità astratta, prende ogni giorno decisioni di carattere economico e sociale che hanno effetti concreti e devastanti sulla vita di milioni di persone”, così Aboubakar Soumahoro, a nome della delegazione CISPM e membro dell’Esecutivo nazionale USB.“Abbiamo ribadito l’insufficienza e l’inadeguatezza di questa Unione Europea – continua Soumahoro – che invece di prendere atto del suo fallimento ha introdotto un pericolosa distinzione tra migranti economici e rifugiati per giustificare le deportazioni di tanti esseri umani. La verità è che sia i migranti che i rifugiati sono entrambi il prodotto delle guerre geopolitiche ed economiche che vedono protagonisti la UE, la Nato e il FMI”.“Per noi la libertà di circolazione e di residenza non è chiedere la luna – sottolinea il rappresentante CISPM – ma è semplicemente una questione di giustizia sociale. Perché è proprio ciò che è stato garantito in seguito alla firma dell’accordo di Schengen nel 1985 ad oltre 805 milioni di persone, con l’esclusione dei migranti. Questa esclusione è stata aggravata dal Regolamento Dublino, innescando una delle caratteristiche dell’apartheid ai danni dei migranti in generale. Contro questa mostruosità proseguiamo con le iniziative di lotta”, conclude Soumahoro.

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Flusso migranti dalla Grecia

Posted by fidest su domenica, 25 ottobre 2015

balcaniIn Grecia, il numero di arrivi via mare dall’inizio dell’anno ha superato il mezzo milione, dopo che nella giornata di ieri sono giunte sulle isole del Mar Egeo quasi 8mila persone, portando il totale a circa 502.500. Il numero totale di arrivi in Europa attraverso il Mediterraneo ha finora superato le 643mila unità. Il picco di arrivi in Grecia va ad aumentare ulteriormente la pressione sulla capacità di accoglienza delle isole. Molti dei rifugiati e dei migranti cercano disperatamente di proseguire il loro viaggio verso altre destinazioni, nel timore che i confini davanti a loro si potrebbero chiudersi di nuovo. Questa mattina c’erano più di 27.500 persone sulle isole, in attesa di registrazione o di essere trasferite sulla terraferma. Nella giornata di domenica e di ieri è stato necessario far intervenire unità supplementari di Polizia per gestire la situazione di caos che si è generata.In questo contesto, come in altre parti d’Europa, è di primaria importanza che siano garantite condizioni di accoglienza adeguate. Se questo requisito essenziale non viene soddisfatto, potrebbe essere compromesso il funzionamento ed il successo dell’intero programma di ricollocamento, che l’Europa ha deciso a settembre.
Dopo le scene caotiche e avvilenti degli ultimi giorni, sono stati riaperti i confini lungo le rotte balcaniche. Al confine serbo con la Croazia, circa 3mila persone sono rimaste bloccate, in attesa, in condizioni di incertezza da domenica fino al tardo pomeriggio di lunedì, senza riparo sotto la pioggia e con un’assistenza minima a disposizione. Il personale dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e delle organizzazioni partner hanno dato tutto il sostegno che potevano, dato il poco preavviso con cui sono state allertate, tra cui cibo, acqua e coperte. Ma molte persone, tra cui anziani, donne incinte e diverse persone con disabilità fisiche, sono rimasti bagnati per ore e si sono segnalati diversi casi di ipotermia. Una situazione simile si è verificata anche al confine tra Croazia e Slovenia.Anche se in alcuni luoghi le condizioni continuano ad essere difficili e ritardi nelle procedure vanno accumulandosi, gli spostamenti sono ripresi, tanto che nella sola giornata di ieri sono arrivate in Austria 4.300 persone che erano partite dalla Slovenia. Nel contempo, in Austria e in Germania, decine di migliaia di rifugiati e immigrati dormono in tende e rifugi temporanei a causa della mancanza di alloggi.
Rispetto a quanto sta accadendo nell’Egeo, l’UNHCR esprime cordoglio per le recenti tragedie che hanno provocato ulteriori morti in mare tra le persone che cercano di passare dalla Turchia alla Grecia. Diciannove persone sono morte negli ultimi nove giorni in cinque episodi distinti, quasi la metà dei quali avvenuti durante il fine settimana. Tra le persone che hanno perso la vita, ci sono anche neonati e bambini. I rifugiati incontrati dall’UNHCR durante il fine settimana hanno riferito che i trafficanti stanno offrendo tariffe scontate a chi accetta di viaggiare con il maltempo e che stanno stipando sempre più persone a bordo delle imbarcazioni.
Almeno 123 persone sono morte o scomparse nelle acque territoriali greche dall’inizio dell’anno (complessivamente almeno 3.135 persone sono morte nel Mediterraneo nel corso del 2015 fino ad oggi). L’UNHCR è preoccupato che questo numero possa crescere ulteriormente dal momento che le persone cercano di affrettarsi per imbarcarsi prima dell’inizio dell’inverno e per evitare nuove chiusure nei valichi di frontiera. L’UNHCR auspica che le operazioni di ricerca e soccorso siano ulteriormente rafforzate per ridurre il rischio di ulteriori perdite.Per affrontare l’attuale situazione in Europa ed evitare movimenti secondari irregolari, sono necessarie diverse misure di stabilizzazione nei paesi di primo asilo e in tutti i paesi in cui avvengono movimenti secondari. Tali misure comprendono un forte sostegno ai paesi che ospitano il gran numero dei rifugiati siriani, iracheni e afghani, una campagna informativa sui pericoli del viaggio in mare e lo sviluppo di percorsi legali per cercare protezione in Europa. Nei paesi interessati da movimenti secondari in Europa devono essere compiuti sforzi significativi affinché si sviluppino sistemi validi di accoglienza e solide capacità di registrazione in modo che il programma di ricollocamento possa funzionare.

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Migranti e rifugiati sull’isola di Lesbo

Posted by fidest su domenica, 18 ottobre 2015

isola lesboIn Grecia, nella giornata di ieri il personale dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) è stato evacuato per un breve tempo dal luogo dove erano in corso le procedure di registrazione di migranti e rifugiati sull’isola di Lesbo. Il luogo era molto affollato e si sono verificati episodi di violenza. Ciò è avvenuto mentre continuano gli arrivi di migliaia di rifugiati e migranti via mare dalla Turchia. Le autorità hanno, inoltre, riferito che vi sono stati sette morti – quattro dei quali bambini – a seguito di una collisione tra una barca di trafficanti e una nave della Guardia Costiera greca.Entrambi gli incidenti, la tragedia marittima e le tensioni a Lesbo, sottolineano ancora una volta l’urgente necessità di predisporre rapidamente adeguate strutture di accoglienza in Grecia per la ricezione, l’assistenza, la registrazione e lo screening di tutti i nuovi arrivati.Insieme all’aumento degli arrivi negli ultimi due giorni è aumentato anche il numero di morti. La Guardia Costiera greca ha riferito che ieri è avvenuta una collisione tra una delle sue navi pattuglia e una barca da pesca che trasportava 38 persone, provocando sette morti, tra cui quattro bambini. La collisione è avvenuta al largo della città di Molyvos sulla costa nord occidentale dell’isola. Trentuno persone sono state salvate e sull’incidente è stata aperta un’indagine. Dall’inizio dell’anno sono morte 100 persone nel tentativo di compiere la traversata dalla Turchia alla Grecia, mentre nel suo complesso nel Mediterraneo sono morte più di 3.100 persone.Il personale dell’UNHCR è rientrato a Moria questa mattina. Gli operatori hanno rilevato l’arrivo di 85 barche sull’isola nella giornata di mercoledì, seguite da altrettante – o forse più – nella giornata di ieri e durante la notte, soprattutto lungo la costa settentrionale, dove il canale che separa la Grecia dalla Turchia è largo solo 10 chilometri. Un responsabile della protezione dell’UNHCR ha dichiarato che dalla riva si vedono avvicinarsi nel corso di una giornata fino a sei barche alla volta – la maggior parte gommoni che trasportano circa 50 persone ciascuno. L’ondata di arrivi potrebbe essere il risultato di un temporaneo miglioramento delle condizioni atmosferiche, una corsa per battere l’inizio dell’inverno e il timore che i confini europei possano presto venir chiusi.Un rifugiato siriano nel nord della Grecia ha dichiarato all’UNHCR che il suo gruppo, composto da circa 50 persone, ha tentato tre volte nelle ultime due settimane di compiere la traversata dalla Turchia a Lesbo. La prima volta sono stati trainati a riva dopo essere stati intercettati da una nave pattuglia turca. La seconda volta hanno avvistato un’altra barca di pattuglia al largo e hanno annullato il viaggio. Hanno finalmente raggiunto Lesbo all’inizio di questa settimana, secondo quanto ha riferito.L’aumento degli arrivi ha posto nuove pressioni sulle strutture di accoglienza e di registrazione governative già sovraffollate dal numero di persone gia’ presenti sull’isola. La violenza è scoppiata ieri presso l’affollato sito di registrazione di Moria, fuori dalla capitale dell’isola di Lesbo, quando alcuni gruppi di uomini hanno tentato di saltare la fila e farsi strada negli uffici di registrazione. È stato necessario l’intervento della polizia per cercare di sedare i disordini, che sono proseguiti fino a sera. Le operazioni di registrazione presso il sito sono state sospese intorno a mezzogiorno ed è stato evacuato il personale dell’UNHCR e di altre organizzazioni.Al momento ci sono circa 3.500-4.000 persone sulla costa settentrionale dell’isola. I trasferimenti in pullman sono stati interrotti a causa del sovraffollamento nei centri di accoglienza, e alcune persone stanno ora cercando di percorrere i 70 chilometri attraverso l’isola per raggiungere la capitale, Mitilini.Dall’inizio dell’anno, più di 450mila rifugiati e migranti sono arrivati ​​via mare in Grecia, ponendo enormi pressioni sulle comunità locali e sulle autorità nazionali. In visita in Grecia all’inizio di questa settimana, l’Alto Commissario António Guterres ha dichiarato che è assolutamente essenziale che il paese riceva un massiccio sostegno da parte dell’Unione europea per garantire modalità adeguate di accoglienza, registrazione e screening, processi essenziali per il successo del piano di ricollocamento di rifugiati in altri paesi europei, così come per il ritorno a casa di coloro che non necessitano di protezione internazionale.L’Alto Commissario, Guterres, ha inoltre esortato i governi a prevedere maggiori canali per permettere alle persone di venire in Europa legalmente senza dover ricorrere a trafficanti e ad altre vie irregolari. Tali canali legali includono un aumento dei posti per il reinsediamento da paesi di primo asilo, il ricongiungimento familiare, programmi di sponsorizzazione privati, visti umanitari e modalità più flessibili di concessione di visti per studio, lavoro e altre ragioni.Inoltre, presso il confine tra Turchia e Bulgaria, un uomo afgano è stato ucciso ieri sera in una zona boschiva vicino alla città di Sredets. L’UNHCR esprime sconcerto per questo incidente. Secondo quanto è noto, l’uomo è stato colpito da un proiettile di rimbalzo, sparato da una guardia di confine con la Bulgaria. L’Agenzia sta sollecitando le autorità bulgare affinché sia presto avviata un’indagine che chiarisca questo tragico episodio e ne siano ressi noti i risultati.

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Cerutti: «La macro-regione europea può nascere partendo dal modello di accoglienza piemontese»

Posted by fidest su venerdì, 16 ottobre 2015

torinoLa gestione dell’accoglienza dei migranti in Piemonte può diventare un modello da seguire per tutti i territori regionali europei. Questa mattina Monica Cerutti, assessora all’Immigrazione della Regione Piemonte, e Michel Vauzelle, presidente de la Région Provence-Alpes-Cote d’Azur, si sono incontrati a margine del terzo Forum Mondiale dello Sviluppo economico locale e hanno discusso del percorso da avviare per costruire politiche d’accoglienza comuni tra Regioni europee. «L’obiettivo è quello di creare una macro-regione europea per gestire l’accoglienza dei migranti. Le Regioni possono avere un ruolo importante nella gestione delle politiche europee. Michel Vauzelle ha voluto che gli descrivessi i principali provvedimenti che abbiamo messo in campo e che compongo il “Piano regionale per l’accoglienza dei flussi non programmati”. È stato riconosciuto a livello internazionale il nostro impegno e il lavoro che abbiamo fatto» – così Monica Cerutti, assessora all’Immigrazione della Regione Piemonte, al termine della riunione. La collaborazione tra Regione Piemonte e Région Provence-Alpes-Cote d’Azur sarà fattiva e comincerà dal reciproco scambio di tutte quelle informazioni che potranno essere utili a tracciare un modello comune da seguire nella gestione dei migranti in arrivo. È stato previsto anche un incontro e un momento di confronto tra funzionari delle due amministrazioni. Un percorso che dovrà necessariamente coinvolgere anche amministratori e funzionari di altri territori regionali confinanti.«Il Piemonte vuole dimostrare che i problemi devono essere risolti partendo dal basso coinvolgendo ogni livello istituzionale che ha le proprie responsabilità e competenze» – ha concluso Monica Cerutti, assessora all’Immigrazione della Regione Piemonte.

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Il Parlamento europeo approva ulteriori 401,3 milioni per i migranti

Posted by fidest su venerdì, 16 ottobre 2015

parlamento europeoUn ulteriore finanziamento comunitario di 401,3 milioni di euro per far fronte alla crisi dei rifugiati è stato approvato mercoledì dalla Plenaria. I fondi, proposti dalla Commissione europea, saranno assegnati dall’UE ai paesi comunitari più colpiti dall’afflusso dei profughi, ai paesi terzi che ospitano la maggior parte dei rifugiati siriani e alle tre agenzie comunitarie che si occupano di migrazione.
Il Parlamento ha approvato ulteriori stanziamenti con 577 voti favorevoli, 66 voti contrari e 14 astensioni.Pur approvando gli emendamenti al bilancio preposti, che recepiscono le decisioni del Consiglio europeo informale sui migranti del 23 settembre scorso, il Parlamento ha evidenziato che il bilancio settennale dell’Unione europea dovrebbe essere rivisto per permettere di affrontare quello che potrebbe dimostrarsi un problema di lungo termine.La relatrice per le modifiche al bilancio 2015, Eider Gardiazábal Rubial (S&D, ES), ha dichiarato che “il Parlamento è consapevole dell’urgenza della situazione dei rifugiati ed è pronto ad agire velocemente per incrementare le risorse necessarie atte a far fronte a un numero senza precedenti di rifugiati e di migranti. Tuttavia, poiché la crisi dei rifugiati dovrebbe restare un punto focale nei prossimi anni, desideriamo stanziare risorse adeguate nel lungo termine nel corso della revisione del quadro finanziario pluriennale del 2016”.

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Le ragioni che determinano il movimento dei siriani in Europa

Posted by fidest su lunedì, 28 settembre 2015

attacchi chimici sirianiAnche se più di 4milioni di rifugiati siriani si trovano nei paesi limitrofi alla Siria, in questi ultimi mesi si è verificato un aumento del numero dei siriani che cercano rifugio più lontano, tanto che ci sono state quasi 429mila richieste di asilo da parte di siriani in Europa dal 2011. Sulla base di continue operazioni di monitoraggio e valutazione, di sondaggi, focus group, e grazie all’interazione quotidiana con i rifugiati in Giordania, Libano, Egitto e Iraq, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha individuato sette fattori principali che potrebbero spiegare lo spostamento di questa popolazione. Le informazioni qui raccolte sono relative principalmente ai siriani che vivono come rifugiati nella regione, piuttosto che alle persone che si spostano direttamente dalla Siria per altre destinazioni più lontane. (Si veda la nota informativa dell’UNHCR dell’8 settembre 2015 sui fattori che spingono a lasciare la Siria).
Con l’ingresso nel quinto anno della crisi siriana e nessun indizio di soluzione in vista, molti rifugiati stanno perdendo la speranza di poter tornare a casa. Le preoccupazioni per l’incertezza sul futuro sono aggravate dalle condizioni di grave deprivazione, che alimentano il senso di angoscia e disperazione.
Il costo della vita in Libano rappresenta un altro fattore che viene preso in considerazione dai rifugiati nella decisione se rimanere o lasciare il paese. In Egitto, i rifugiati affermano che è sempre più difficile pagare l’affitto, gestire gli alti livelli di indebitamento e, nel contempo, poter soddisfare i loro bisogni primari. In Giordania, l’incapacità di provvedere alla propria famiglia è la ragione più comunemente citata dalle persone che conoscevano qualcuno che ha deciso di partire.L’accesso limitato all’occupazione legale, dopo quattro anni di esilio è, a sua volta, uno dei fattori determinanti che viene riportato dai rifugiati. In molti casi i risparmi si sono ormai esauriti, i beni di valore sono stati svenduti e molti rifugiati in tutta la regione vivono in condizioni di grave deprivazione: fanno fatica a pagare l’affitto, mantenere le proprie famiglie e riuscire a coprire i bisogni di base.
Senza possibilità di lavorare, molti rifugiati lottano per guadagnarsi da vivere. La mancanza di opportunità di sostentamento o di accesso al mercato del lavoro formale è uno dei problema piu’ citato dai rifugiati in Libano, Egitto e Giordania. I rifugiati siriani in Iraq dicono che l’elevato numero di sfollati interni porta ad una situazione di maggiore concorrenza per i posti di lavoro nella regione del Kurdistan. Nel contempo, il lavoro nei cantieri edili della regione si è praticamente esaurito a causa del calo del prezzo del petrolio.
La mancanza di accesso al lavoro legale spinge i rifugiati, disperati per il tentativo di provvedere a se stessi, a ricorrere al lavoro informale – rischiando sfruttamento, condizioni di lavoro non sicure o il trattenimento di parte del salario pattuito da parte di datori di lavoro senza scrupoli. Se sorpresi a lavorare illegalmente, inoltre, i rifugiati rishciano di subire sanzioni. In Giordania, per esempio, vengono rimandati in un campo profughi. In base alle nuove normative in Libano, i rifugiati devono sottoscrivere il proprio impegno a non lavorare nel momento in cui devono rinnovare il loro permesso di soggiorno.
I programmi di aiuto per i rifugiati e le comunità ospitanti della regione risentono fortemente della cronica carenza di fondi. L’attuale piano inter-agenzie per la crisi siriana (Syrian regional refugee and resilience plan, 3RP) per il 2015 è finanziato solo per il 41%, il che ha comportato tagli agli aiuti alimentari per migliaia di rifugiati, e anche coloro che li ricevono devono sopravvivere con 0,45-0,50 dollari americani al giorno. Molti rifugiati in Giordania hanno riferito all’UNHCR che i tagli agli aiuti alimentari del PAM sono stati l’ultima goccia che li ha spinti a decidere di lasciare il paese. Sono decine di migliaia le persone che non hanno piu’ potuto beneficiare di forme di assistenza materiale e sono sempre piu’ sprofondate nell’indebitamento. Di conseguenza le persone sono costrette a ricorrere a strategie negative pur di sopravvivere – compreso l’accattonaggio, il lavoro minorile, e un maggiore ricorso al debito. La contrazione degli aiuti umanitari è stata citata dai rifugiati in Iraq, Giordania, Libano ed Egitto come fonte di disperazione e un elemento che li spinge a trasferirsi altrove.In Giordania, i finanziamenti inadeguati hanno fatto sì che i rifugiati abbiano perso l’accesso gratuito all’assistenza sanitaria. Come risultato, il 58,3% degli adulti con patologie croniche deve fare a meno dei servizi sanitari, rispetto al 23% nel 2014. Anche l’accesso all’assistenza sanitaria curativa e preventiva ha subito un forte ridimensionamento.
In Libano, le nuove regole nei confronti dei rifugiati siriani hanno reso più difficile l’accesso all’asilo e hanno spinto un numero crescente di siriani a transitare attraverso il Libano per raggiungere la Turchia. I rifugiati già presenti nel paese devono pagare 200 dollari americani all’anno per rinnovare il loro soggiorno. Sono obbligati a firmare un impegno a non lavorare e a presentare un contratto di locazione certificato. A causa della scadenza dei visti di residenza, molti rifugiati hanno paura di essere arrestati o detenuti e si sentono vulnerabili.In Giordania, suscita una certa preoccupazione l’iniziativa, lanciata dalle autorità nel mese di febbraio, di verificare che tutti i siriani residenti al di fuori dei campi abbiano un nuovo documento di identità per accedere ai servizi. In questo contesto, il costo per l’ottenimento di un certificato sanitario (30 dinari giordani, pari a 42 dollari americani per coloro che hanno superato i 12 anni di età) può essere proibitivo.
Le limitate opportunità di istruzione sono state citate come un problema per i rifugiati in Giordania, Egitto, Libano e Iraq. L’istruzione è molto apprezzata dai siriani, che in patria prima della guerra hanno goduto di un’istruzione gratuita e obbligatoria. Il peggioramento delle condizioni di vita dei rifugiati in esilio sta avendo un impatto devastante sulla formazione delle persone. In Giordania, circa il 20% dei bambini stanno abbandonando la scuola per lavorare e in alcuni casi le ragazze sono costrette a sposarsi precocemente. Circa 90mila siriani in età scolare non ricevono un’istruzione formale, 30mila accedono a forme di educazione informale e i restanti non accedono a nessuna istruzione.In Libano, dove l’istruzione è libera per i siriani in un sistema a due turni, molti bambini non sempre riescono a frequentare la scuola perché trovano che il nuovo curriculum sia troppo difficile o perche’ la scuola sottrae loro tempo prezioso per lavorare e contribuire al mantenimento della famiglia. Anche se il Ministero della Pubblica Istruzione ha aumentato del 100% il numero di posti per i bambini siriani (ovvero 200mila nell’anno scolastico 2015/2016), altri 200mila bambini siriani rimarranno quest’anno fuori dalla scuola.In tutta la regione, i giovani siriani non hanno accesso all’istruzione superiore e perdono la speranza per il loro futuro.

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Europa, migranti e decisioni

Posted by fidest su domenica, 20 settembre 2015

fuga migranti2La divisione dell’Unione è eclatante tra visioni di chiusura e controllo e timide aperture e compromessi, comunque molto selettivi e condizionati al rafforzamento della frontiera esterna. Non esistono migranti di seria A, i richiedenti asilo, e migranti di serie B, quelli per cosiddette motivazioni economiche. I migranti comunque decidono di lasciare le proprie comunità per avere maggiori opportunità di sostenere la propria famiglia. L’aspirazione ad una vita migliore è universale. Non è giusto restringere l’accoglienza solo ai cosiddetti richiedenti asilo. E’ necessaria una risposta più ampia e articolata dell’Unione europea, mentre invece è tutta centrata sull’emergenza.
In particolare, tutta l’attenzione è ora focalizzata sulla creazione dei cosiddetti Hotspots per l’identificazione e registrazione, perché il vero interesse di tutti i paesi membri è la salvaguardia dello spazio Schengen e quindi evitare di esercitare i controlli sulle frontiere interne. La priorità non sono le vite dei migranti, ma la libertà di circolazione dentro l’Europa. Ebbene, che questi Hotspots non siano nuovi centri di detenzione! Lotteremo con tutte le nostre forze perché non lo diventino.
La creazione di questi Hotsposts andrà di pari passo con la ripartizione dei richiedenti asilo (120 mila + 40 mila), obbligatoria come richiesto da Commissione e stati membri occidentali (i ricchi e buoni?), contro quelli orientali (i poveri e cattivi?) che si oppongono e al limite chiedono la volontarietà. Anche in questo caso non si tiene conto dei diritti dei migranti, restringendo la ripartizione ad alcune nazionalità (solo siriani, afgani, iracheni ed eritrei), e mantenendo il divieto della loro mobilità dentro l’UE. Chiediamo invece che venga applicato il mutuo riconoscimento dello status di rifugiati tra i paesi membri per consentire la libertà di circolazione. E che gli Hotspots siano luoghi aperti e integrati nei territori e con le società civili.
Intanto si allarga il fossato con i paesi vicini e africani. Si decide di aumentare l’aiuto ai campi profughi e le iniziative di sviluppo solo con un fine strumentale, affinché tutto “stia là”, se possibile con regimi che garantiscano ordine e stabilità, e lo si fa chiedendo maggiori operazioni di rimpatrio, soprattutto forzate, mentre alcuni premier europei lanciano messaggi contro i migranti musulmani e per salvaguardare la cristianità e un’Europa bianca. Numerosi segnali purtroppo rimandano a uno scontro europeo tra fascismo e democrazia. Ecco la posta in gioco più alta!
La cooperazione allo sviluppo, così come i rimpatri volontari assistiti che rispondono ad esigenze umanitarie, non devono essere strumentalizzati agli interessi di controllo delle migrazioni. Occorre fare un discorso di verità. Molte analisi scientifiche mostrano come la cooperazione allo sviluppo debba andare di pari passo con il riconoscimento della mobilità (si veda ad esempio il Rapporto UNDP del 2009). Non è con più cooperazione “per aiutarli a casa loro e … farli stare là” che si risolvono i problemi dello sviluppo e delle migrazioni. Peraltro gli studi evidenziano come con la crescita economica le migrazioni aumentino (e non diminuiscano!) fino a che non si riduce in modo significativo il differenziale con i paesi di destino. E’ piuttosto con un cooperazione tra società civili, piccole imprese e cooperative, assieme ad opportunità di mobilità, e soprattutto con politiche commerciali e finanziarie coerenti e responsabili che favoriscono lo sviluppo delle comunità del Sud, che si potranno creare le condizioni per ridurre la necessità di migrare. Combattere la speculazione e i paradisi fiscali e finanziari, gli investimenti che rubano terra e risorse naturali, il commercio sleale e che sfrutta i lavoratori … sono queste le vere azioni, con una sana cooperazione allo sviluppo, che chiediamo da tempo.
Ci attendiamo che la fuoriuscita da questa situazione incancrenita imperniata sulla difesa dei confini (aprendo comunque a maggiori flussi di richiedenti asilo: e questa è la nota positiva), che le ondate di emotività per lo scandalo di alcune tragedie e il richiamo ai nostri interessi di medio-lungo periodo più di tanto non smuovono, sarà comunque al ribasso. Come società civile non possiamo che ribadire il nostro impegno per una Europa solidale, sostenendo tutte quelle iniziative (e sono molte e nascoste) che rispondono al diritto alla vita dei migranti, a un lavoro dignitoso e allo sviluppo delle comunità, per una Europa democratica. Come organismi parte di Concord siamo per una risposta operativa collettiva a favore di una Europa solidale con i migranti, sono diverse le iniziative concrete a favore delle comunità del Sud nell’ottica di creare relazioni e ponti con l’Europa, reti tra famiglie e comunità oltre le frontiere, e non chiusure e respingimenti.

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Migranti Meloni: falsità dal governo su lettera Unar

Posted by fidest su venerdì, 11 settembre 2015

camera deputati«Non so davvero cosa si possa rispondere a un Governo che durante il Question Time alla Camera dei Deputati dichiara il falso. È inesatto quello che il ministro Boschi sostiene in riferimento alla lettera di censura che mi ha inviato la Presidenza del Consiglio dei Ministri attraverso l’Unar. È inesatto che vi sia un presunto schema tipo delle lettere dell’Unar: la prassi consolidata prevede che la missiva di “richiamo” entri nel merito della vicenda, tanto che anche sulla lettera che ho ricevuto vengono riportati il numero del “caso da citare nella risposta” e le mie dichiarazioni virgolettate. Di conseguenza non è vero che questo schema tipo di lettera sia stato ideato nel 2009, anche perchè ricordo al Governo che l’istituzione dell’Unar risale al 2003 con a capo il direttore attuale. Ma l’apice della falsità è stato toccato dal ministro Boschi quando ha letto “le esatte parole” come dai lei stessa precisato, il testo della lettera tipo dell’Unar: “Le chiediamo pertanto in veste di rappresentante delle istituzioni di volere per il futuro utilizzare un linguaggio che nel pieno rispetto delle opinioni di tutti eviti il ricorso a pericolose generalizzazioni ma contribuisca alla costituzione di una società aperta, democratica e rispettosa delle diversità”. Nella lettera di censura che l’Unar mi ha inviato le parole usate e la richiesta che mi viene fatta sono altre: “Si coglie l’occasione per chiedere di voler considerare per il futuro l’opportunità di trasmettere alla collettività messaggi di diverso tenore”. Per noi l’italiano non è un’opinione e soprattutto non lo è la Costituzione che sancisce il diritto di esprimere liberamente il proprio pensiero. Evidentemente lo è per un governo illegittimo, che nessuno ha voluto e nessuno ha votato, abituato ad offendere le Istituzioni italiane tanto da presentarsi a Montecitorio e mentire anche di fronte a un testo scritto su carta intestata della Presidenza del Consiglio dei Ministri». È quanto dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. (n.r. Non si hanno parole per spiegare questo atteggiamento. Poteva essere una semplice bolla di sapone ed ora invece il caso non è solo politico ma anche di costume e di civiltà giurica e istituzionale)

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Migranti e costi

Posted by fidest su giovedì, 10 settembre 2015

fuga migranti“Sembra davvero assurdo che gli Stati europei che non vorranno partecipare alla suddivisione delle quote dei migranti possano essere penalizzati con una multa pari a una percentuale del Pil. È assurdo perché l’Unione Europea si è accorta soltanto ora, in assoluto ritardo, della gravissima situazione che da anni l’Italia è costretta, da sola, a fronteggiare. Se vale il principio che chi non partecipa paga, dovrebbe valere il principio opposto: chi è intervenuto per prima dovrebbe essere pagato, rifondato e possibilmente beneficiato. Sembra inverosimile che l’orologio della disperazione scocchi dal momento in cui la signora Merkel si accorge della drammaticità di un fenomeno epocale e non da quando effettivamente tale fenomeno è iniziato. La risposta più efficace da dare ai Paesi che non intendono accogliere la loro quota di immigrati è l’immediata abolizione del regolamento di Dublino e non una sanzione economica”. È quanto dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli commentando l’ipotesi multa allo studio delle istituzioni europee.

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Roma e i migranti: In tutto vi è un limite

Posted by fidest su mercoledì, 5 agosto 2015

campidoglio“Il sindaco Marino potrebbe partecipare alle olimpiadi di poker per i bluff che riesce a sostenere nella totale acquiescenza, se non addirittura complicità, del presidente Gennaro Migliore e dei componenti della sua commissione d’inchiesta. Nessuna domanda scomoda, nessun problema sollevato sulle speculazioni realizzate da Mafia Capitale sui centri di accoglienza e sui campi rom. Soltanto oggi il sindaco si rende conto che Roma non è in grado di ricevere più altri migranti eppure fu proprio lui a chiedere che venissero accolte tremila persone in deroga alle 250 stabilite dal ministero dell’Interno. Evidentemente, l’esplosione del disagio cittadino, e il sistema del malaffare lo hanno indotto, tardivamente, a più miti consigli. Quello che ci sembra grave però è la segretazione dei lavori della commissione per ben 3 volte. Un tema di questa importanza non può essere trattato secondo i vecchi schemi dei misteri italiani. Ci sorprende che Gennaro Migliore si sia lasciato tentare da questo vecchio stile democristiano”. È quanto dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli commentando l’audizione del sindaco di Roma Ignazio Marino presso la commissione d’inchiesta sul sistema di accoglienza dei migranti.

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Immigrazione: flusso incontrollato

Posted by fidest su martedì, 14 luglio 2015

immigratiDichiarazione dell’onorevole Gregorio Fontana, capogruppo di Forza Italia nella Commissione d’inchiesta per i migranti:
“L’arrivo di migranti in Italia ormai è un flusso inarrestabile, tra venerdì sabato e domenica ne sono arrivati oltre 3200. Con questi numeri, da qui alla fine dell’anno rischiamo di battere ogni record di arrivo di migranti nel nostro Paese, considerando anche che nei soli primi sei mesi del 2015 in Italia, secondo i dati dell’Oim, via mare ne sono giunti 74 mila. Il governo, adesso, deve dire chiaramente cosa ha intenzione di fare.
Fino ad ora ha solo assistito impotente a questi sbarchi. Questa emergenza ha, di fatto, modificato la gestione dei migranti, che prima sostavano alcuni giorni nei centri d’assistenza per poi essere mandati a ulteriori destinazioni, ora invece vengono inviati direttamente sul territorio. Così si spiega l’arrivo, anche in Lombardia e in bergamasca, dei migranti che, in condizioni difficili e spesso senza nessun tipo d’identificazione, sbarcano direttamente dalle navi che li traggono in salvo.
Il governo, ad oggi, non ha dato nessuna risposta concreta a un’emergenza che sta assumendo dimensioni senza precedenti, ma ha solo scaricato le responsabilità a Prefetture ed enti locali”.

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Più risorse per gestire l’accoglienza dei migranti

Posted by fidest su domenica, 12 luglio 2015

mediterraneoMentre dal Mediterraneo sempre più migranti arrivano nell’UE, il Comitato europeo delle regioni (CdR) sottolinea il ruolo cruciale degli enti regionali e locali nel processo di integrazione ed esorta tutti gli Stati membri a mettere a loro disposizione più risorse. Nella risoluzione adottata mercoledì scorso col voto favorevole di quattro dei suoi cinque gruppi politici, il CdR invoca inoltre una maggiore solidarietà tra gli Stati membri per garantire una ricollocazione equa dei migranti in tutta l’UE.In risposta ai piani attuali dell’Unione in materia migratoria, il CdR – l’assemblea degli enti locali e regionali dell’Unione europea – ha adottato una risoluzione che si iscrive nel suo contributo alla creazione di un approccio “sostenibile” dell’UE alla migrazione. Nella risoluzione si sottolinea il ruolo di primo piano svolto al riguardo dalle regioni e dalle città, molte delle quali costituiscono un punto di ingresso o di transito per i migranti, e si pone l’accento sul fatto che gli enti territoriali non dispongono di risorse sufficienti per far fronte a questo problema. Inoltre, si fa notare che le regioni in questione stanno affrontando una crisi migratoria che interessa tutta l’Europa e non soltanto il Mediterraneo. Il CdR esorta pertanto tutti gli Stati membri dell’UE a rendere disponibili maggiori risorse per le regioni che ospitano un numero maggiore di migranti. E invita a cooperare maggiormente con le regioni nell’attuazione del meccanismo di ricollocazione di emergenza che è stato proposto dalla Commissione europea.Il meccanismo riguarda i cittadini siriani ed eritrei bisognosi di protezione internazionale che arrivano in Italia o in Grecia, e mira a ricollocare in tutto 40 000 persone provenienti da questi paesi in altri Stati membri dell’UE nei prossimi due anni. Il CdR sottolinea che le politiche di ricollocazione e reinsediamento dovrebbero coinvolgere tutti i paesi europei, tenendo conto di criteri specifici. Solo il gruppo dei conservatori e riformisti europei (ECR) ha espresso il suo disaccordo con la posizione del CdR in materia di gestione dei migranti nell’Unione europea. Il CdR rivolge inoltre un appello congiunto alla solidarietà degli Stati membri, esortandoli ad accogliere, ricollocare e reinsediare i migranti che arrivano sulle coste mediterranee.Il CdR sottolinea poi che la cooperazione con i governi stabili dei paesi nordafricani contribuirebbe a ridurre le partenze di migranti dalle loro coste. E invoca pertanto un’assegnazione “cruciale” di fondi agli Stati membri che si affacciano sul Mediterraneo. Inoltre, il CdR è favorevole alla revisione tempestiva del cosiddetto regolamento di Dublino, che mira a individuare lo Stato competente per l’esame di una domanda d’asilo, ma che nei fatti si è rivelato “impraticabile”. E sottolinea che le procedure di asilo devono essere abbreviate, dato che ciò rafforzerebbe la fiducia dei cittadini nei sistemi di asilo europei.Inoltre, gli enti regionali e locali plaudono all’approvazione, da parte del Parlamento europeo, di un aumento di 69,6 milioni di euro della dotazione di bilancio per le operazioni Triton e Poseidon (condotte dall’UE rispettivamente in Italia e in Grecia): una triplicazione di capacità, questa, che ha lo scopo di prevenire la perdita di altre vite umane nel Mediterraneo. E, considerata l’efficacia finora dimostrata da entrambe queste operazioni, auspicano che gli Stati membri assegnino e sblocchino al più presto anche risorse aggiuntive.Gli enti regionali e locali sottolineano altresì l’importanza che l’UE avvii collaborazioni con paesi terzi per aiutarli a gestire al loro interno i flussi migratori e rafforzare la loro capacità di salvare le vite dei migranti in pericolo, Ed esortano quindi gli Stati membri a destinare almeno lo 0,7 % del loro PIL alla cooperazione allo sviluppo e a sostenere in particolare la cooperazione decentrata.Sempre in quest’ottica, il CdR reputa importante offrire ai cittadini di paesi terzi la possibilità di recarsi in Europa per motivi di lavoro o di studio, ragion per cui sottolinea l’importanza di approfondire la cooperazione con questi paesi e di fornire informazioni sulle opportunità di migrazione legale in Europa.

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