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Quotidiano di informazione – Anno 28 n° 140

Posts Tagged ‘migranti’

Migranti: Gelmini, sinistra ha fallito in pieno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 aprile 2016

migranti1“La sinistra si accorge soltanto adesso che Milano è al limite. Sorge spontanea una domanda: finora chi ha governato la nostra città? Chi sta governando l’Italia? La responsabilità della gestione della cosa pubblica impone di pensare in primo luogo al bene comune e questo significa dire basta ad un’ accoglienza casuale e disordinata.
Dati gli sbarchi sempre più frequenti e numerosi, occorre organizzare e pianificare un piano immigrazione della nostra città. Giusta la richiesta di Parisi di un vertice immediato. I milanesi sono stati abbandonati per cinque anni da una giunta che ha pensato solo agli immigrati, nonostante i profughi rappresentino soltanto il 5 per cento. Dobbiamo pensare prima ai nostri pensionati, che vivono con 700 euro al mese, ai padri di famiglia senza lavoro e alle donne che si dividono fra la casa e la propria professione.
Sulla questione immigrati occorre dire basta al finto buonismo. I frutti fallimentari della sinistra sono chiarissimi a Milano e in tutt’Italia”. Così Mariastella Gelmini, candidata capolista di Forza Italia alle prossime amministrative di Milano e coordinatrice lombarda.

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Migranti: occorre un piano strategico per superare le criticità

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 aprile 2016

migranti“È fondamentale predisporre un piano pluriennale di accoglienza per far fronte all’aumento di flussi di richiedenti protezione internazionale. Un piano da costruire insieme a tutti gli attori della società civile(terzo settore, parrocchie, volontariato) con la regia di un Comune nuovo non più dirigista, ma che abbia come faro la sussidiarietà. Il tema dei migranti e’ delicatissimo, ma dobbiamo distinguere fra chi richiede asilo e gli irregolari che non possono essere accolti”.Cosi’ Mariastella Gelmini, candidata capolista di Forza Italia alle prossime amministrative di Milano e coordinatrice lombarda di Forza Italia in seguito all’appello del direttore della Caritas Ambrosiana, Luciano Gualzetti. “Fino ad a oggi – continua Gelmini – a Milano è mancata ogni forma di strategia, perché in questi cinque anni c’e’ stato esclusivamente un approccio ideologico. Adesso il tempo è scaduto! La sinistra ha fallito e i cittadini si sentono abbandonati. Ci sono associazioni impegnate da sempre nel volontariato, espressione autentica e genuina della solidarietà ambrosiana. Nostro dovere e’ non solo ascoltarle, ma condividere con loro le strategie giuste”, conclude Gelmini.

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Migranti: tra sgomberi e nuovi centri

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 aprile 2016

giachetti roberto“E’ vergognoso che un esponente politico come Giachetti che si candida a guidare la città di Roma difenda chi occupa abusivamente un edificio in barba ad ogni principio di legalità. E’ ogni giorno più evidente che la prima preoccupazione per gli esponenti della sinistra buonista e demagogica sono gli immigrati e non i cittadini italiani. Roma deve tornare alla legalità e uscire dalla condizione di degrado totale nella quale è stata fatta precipitare. Non possiamo consegnarci a chi non ha a cuore la sicurezza e il benessere dei cittadini e non accettiamo limitazioni dei nostri diritti. Chiediamo a tutti il rispetto delle regole. Bene ha fatto la polizia a procedere tempestivamente allo sgombero dell’ ex Ittiogenico in via della stazione Tiburtina occupato da attivisti di ‘Baobab Experience’. Se è con le occupazioni abusive che si vuol risolvere il problema dell’immigrazione ed è questo che si intende per integrazione e accoglienza è evidente che qualcuno non ha le idee molto chiare. La legge è uguale per tutti non è possibile che gli unici a doverla rispettare siano gli italiani” Lo afferma in una nota Barbara Saltamartini, vicepresidente dei Deputati del gruppo Lega-Noi con Salvini e coordinatrice della lista Lega Nord – Noi con Salvini Roma – che conclude – “Noi siamo e saremo sempre a fianco del Comitato cittadini stazione Tiburtina.

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“Migranti”, concerto-spettacolo per soli, recitanti

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 aprile 2016

pannofinoRoma Mercoledì 13 aprile alle 18.00 nell’Auditorium “Ennio Morricone” dell’Università di Roma “Tor Vergata” (Macroarea di Lettere e Filosofia, via Columbia 1) per la stagione dei concerti dell’Associazione Roma Sinfonietta è in programma “Migranti”, concerto-spettacolo per soli, recitanti, coro, orchestra da camera, ed elettronica, con libretto di Filomena Di Pace e musica di Luciano Bellini. Le composizioni elettroacustiche sono di Giovanni Costantini, gli effetti elettronici di Luciano Bellini e le elaborazioni fotografiche di Alfredo Bernacchia. Questo complesso spettacolo multimediale sarà interpretato da Francesco Pannofino e Alessia Patregnani (voci recitanti), dalla mezzosoprano Chiara Chialli, dal baritono Valerio Aufiero e dalla vocalist Isabella Valeri, con l’Orchestra da Camera Roma Sinfonietta, il Coro “Claudio Casini “ dell’Università di Roma Tor Vergata diretto da Stefano Cucci, il Coro “Nomentum” diretto da Roberto Murra, tutti con la direzione di Luciano Bellini.Come ricordano gli autori, l’emergenza profughi si impone quotidianamente alla nostra attenzione come un fenomeno epocale che attualmente ha assunto i connotati di un esodo disperato dai risvolti spesso tragici ed esige nuove e più adeguate risposte politiche e sociali a livello internazionale.In questo quadro ma con lo sguardo rivolto anche al passato, sia recente che lontano, l’opera ‘Migranti’ – in prima esecuzione assoluta – mette in scena il dramma della migrazione nei suoi molteplici aspetti e, senza avere la pretesa di dare una rappresentazione esauriente di una realtà così complessa, attraverso l’intreccio di musica, testi ed elaborazioni fotografiche, propone un affresco caleidoscopico di donne e uomini in viaggio dai paesi d’origine verso mondi sconosciuti e spesso vagheggiati come terre promesse.La musica di Luciano Bellini, improntata da anni alla ricerca di una fusione tra modelli di composizione diversi – dagli stilemi del patrimonio classico e contemporaneo al recupero di tradizioni popolari di differente provenienza – costituisce il tessuto multiforme su cui si inseriscono gli interventi vocali (sia canori che recitati), gli inserti di musica elettronica – tra cui due composizioni originali di Giovanni Costantini – e le elaborazioni fotografiche.Il testo di Filomena Di Pace, attraverso testimonianze di migranti, sia uomini che donne, sia di epoca recente che passata – tratte da fonti letterarie, storiche, giornalistiche – intende non solo evocare emozioni ma anche suggerire, tramite le molte voci di provenienza diversa (nello spazio e nel tempo), la ricchezza e la complessità del fenomeno migratorio, le motivazioni, i sentimenti, le difficoltà, le speranze, nel tentativo di superare quell’atteggiamento generalizzante e diffuso che finisce per omologare tutti i migranti in un’unica categoria povera e stereotipata.Le elaborazioni fotografiche di Alfredo Bernacchia ripropongono ed esaltano questa visione caleidoscopica della realtà dell’emigrazione, non limitandosi quindi ad illustrare o documentare la narrazione ma piuttosto ad evocare, attraverso la sovrapposizione di piani e di contesti e l’intreccio di volti e di spazi del presente e del passato, analogie e somiglianze e a suggerire, nonostante le molteplici differenze tra i vari attori di questa umana vicenda, una nostra comune appartenenza. (foto: pannofino)

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Migrazione: un nuovo sistema centralizzato con quote nazionali per le richieste di asilo

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 marzo 2016

migranti1Il sistema di asilo dell’UE per far fronte al numero sempre crescente di arrivi dei migranti non funziona, si afferma in una risoluzione approvata dalla commissione libertà civile, nella quale si propone una revisione radicale delle cosiddette norme di Dublino. I deputati propongono pertanto di istituire un sistema centralizzato per la raccolta e l’assegnazione delle domande di asilo.Tale sistema, che includerebbe quote nazionali, dovrebbe funzionare a partire della prima accoglienza negli “hotspot”, da cui poi i rifugiati dovrebbero essere redistribuiti.La proposta di revisione del regolamento di Dublino III (che determina quale Stato membro è responsabile di vagliare la domande di asilo) è stata approvata in una risoluzione votata in commissione. Il testo, redatto da Roberta Metsola (PPE, MT) e Kashetu Kyenge (S&D, IT) è stato approvato con 44 voti favorevoli, 11 contrari e un’astensione.”La situazione è gravissima. Lo scorso anno, 3771 persone sono annegate nei nostri mari. Quest’anno oltre 450 persone, tra cui 77 bambini, sono morte. Abbiamo il dovere come politici di assicurare che queste persone non siano solo statistiche senza nome. Si tratta di persone reali, con vite vere. Dobbiamo tutti impegnarci a fare meglio – l’indifferenza non è un’opzione. È il momento di agire sotto tutti i punti di vista e questo è ciò che il nostro rapporto richiede”, ha dichiarato la relatrice Metsola.”L’Europa ha bisogno di stabilire un approccio globale alla migrazione basato sul principio di solidarietà tra Stati. È necessario un piano di organizzazione internazionale che permetta a questo principio di essere applicato, così da distribuire in modo equo le responsabilità e mettere al centro del processo il valore della vita e dei diritti fondamentali”, ha aggiunto la relatrice Kyenge.Nel testo è evidenziato come l’attuale sistema europeo di gestione delle domande di asilo non tenga adeguatamente in considerazione le particolari pressioni migratorie affrontate dagli Stati membri alle frontiere esterne dell’UE. I deputati chiedono delle modifiche al fine di garantire equità e condivisione delle responsabilità, solidarietà e tempi rapidi nella presa in esame delle domande.Nel 2015, 1,83 milioni di persone hanno cercato di attraversare irregolarmente le frontiere esterne dell’UE (282.500 nel 2014) e 1,4 milioni di domande di protezione internazionale sono state presentate nell’UE, in Norvegia e in Svizzera, con numeri in costante aumento a partire da aprile.Misure urgenti di ricollocamento e assistenza per Paesi di “primo arrivo” come Italia e Grecia. Nel testo si invitano gli Stati membri ad adempiere ai loro obblighi per quanto riguarda le misure urgenti di ricollocamento in quanto, alla data del 3 marzo 2016, solo 660 su 106.000 richiedenti asilo, e in attesa di essere assegnati da Italia e Grecia agli altri Stati membri, sono stati effettivamente ricollocati.Per quanto riguarda il reinsediamento, i deputati insistono sulla necessità per l’Unione di adottare un “approccio legislativo vincolante”, aggiungendo che, affinché esso sia efficace, si dovrà garantire il reinsediamento di un numero “significativo” di rifugiati in relazione al numero complessivo dei richiedenti asilo nell’Unione.
La commissione per le libertà civili ha inoltre affrontato il tema del funzionamento degli “hotspot”, avanzando la richiesta di assistenza tecnica ed economica agli Stati membri che si trovano a gestire per primi gli arrivi, come Italia e Grecia. Secondo il Parlamento, questi Stati devono poter effettuare la registrazione di tutti i migranti e accettare l’aiuto dell’UE.I deputati hanno evidenziato inoltre la posizione di vulnerabilità dei minori, in particolare di coloro che viaggiano soli, insistendo sull’attuazione di un sistema di protezione rispettoso delle esigenze dei minori, al fine di prevenire abusi e sfruttamento.Nel rapporto si esprime preoccupazione riguardo alla decisione, da parte di alcuni Stati membri, di chiudere le frontiere nazionali o introdurre controlli temporanei: queste misure mettono in discussione il funzionamento stesso della zona Schengen.I nuovi accordi comunitari sulla cosiddetta “riammissione” dovrebbero avere la precedenza su quelli bilaterali tra Stati membri e Paesi terzi. Il Parlamento insiste nel ricordare che i migranti possono essere rimpatriati solamente se il Paese cui sono destinati versa in condizioni di sicurezza.La risoluzione sarà votata nella prossima sessione Plenaria, il 13 aprile, a Strasburgo.

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Bambini migranti e rifugiati, dichiarazione dell’UNICEF su Vertice Ue-Turchia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 marzo 2016

unicefA seguito dell’esito del Vertice dell’Unione Europea con la Turchia, l’UNICEF ribadisce che nella realizzazione di queste decisioni il principio umanitario di base del “non nuocere” deve guidare le autorità in tutta l’Europa, nei Balcani e in Turchia in ogni passo quando si ha a che fare con i bambini rifugiati e migranti.Dato che i dettagli su come questo nuovo piano sarà portato avanti non sono ancora chiari, l’UNICEF ricorda agli Stati di rispettare i propri obblighi e responsabilità:
– Garantire, prima di tutto, i diritti dei bambini a richiedere protezione internazionale.
– I bambini non dovrebbero essere rimandati indietro se corrono rischi, inclusi detenzione, reclutamento forzato, traffico o abuso.
– Stabilire canali sicuri e legali per i bambini in fuga da guerra e conflitti attraverso misure che comprendano la riunificazione familiare, così che questi bambini, in particolar modo quelli non accompagnati, non cadano vittime dei trafficanti.
Nell’immediato, la situazione disperata che si sta compiendo ai confini della Grecia e della Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia, rimane inaccettabile per i bambini che rappresentano la maggioranza di coloro che si trovano al confine di Idomeni, nel nord della Grecia. I bambini hanno già sopportato troppo – scappando da guerre e conflitti e intraprendendo traversate pericolose. È un altro colpo il fatto che debbano dormire all’aperto, senza accesso ai servizi di base e senza sapere se potranno continuare il loro viaggio o se saranno costretti a tornare indietro.I bambini in queste situazioni sono a maggior rischio di essere vittime di trafficanti e i loro diritti devono avere la priorità. L’UNICEF è pronto a sostenere il Governo della Grecia per trovare soluzioni immediate per i bambini migranti e rifugiati.

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Aiuti finanziari ai migranti

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 dicembre 2015

I governi donatori si sono impegnati a stanziare un importo iniziale di 687,2 milioni di dollari per permettere all’agenzia dell’ONU per i rifugiati di aiutare circa 60 milioni di migranti forzati o apolidi in tutto il mondo nel corso del prossimo anno.Questo impegno, che è stato preso nel corso di un incontro tra donatori a Ginevra, arriva in un momento in cui sono in corso emergenze particolarmente gravi, come quella in Siria, Sud Sudan, in Repubblica Centrafricana, Nigeria e nuove crisi, come in Burundi e Yemen, così come la crisi di rifugiati in Europa. Le necessità finanziare per il 2016 dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) sono pari a 6,5 miliardi di dollari, il budget più cospicuo mai presentato all’inizio di un anno. L’importo che i donatori si sono impegnati a donare quest’anno è di gran lunga superiore rispetto a quello dello scorso anno, quando in un incontro simile erano stati promessi 500,8 milioni di dollari. Sebbene le donazioni promesse nella giornata odierna non siano sufficienti a coprire tutte le esigenze, sono comunque importanti in quanto danno in anticipo all’organizzazione una fondamentale indicazione sui finanziamenti per il prossimo anno, permettendo, così, di pianificare e continuare le operazioni senza interruzioni.”Non abbiamo mai visto prima così tante persone in fuga da guerre e violenze rivolgersi alla comunità internazionale in cerca di aiuto,” ha dichiarato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati António Guterres. “Siamo profondamente grati per i generosi sforzi compiuti dai donatori per permetterci di rispondere a queste esigenze. Dobbiamo anche riconoscere, però, che con livelli di migrazioni forzate mai visti prima, il divario tra ciò che è necessario e risorse disponibili continua ad aumentare, e noi spesso abbiamo difficoltà a fornire anche un livello minimo di protezione e di assistenza a tutti coloro che ne hanno bisogno. Se il mondo non comincia ad affrontare alla radice le cause delle migrazioni forzate, queste non avranno mai fine. “Guterres ha anche ringraziato i Paesi e le comunità che accolgono i rifugiati, che spesso con poche risorse proprie continuano ad accogliere e a prendersi cura di persone in fuga da guerre e persecuzioni.A parte un piccolo contributo annuo a carico del bilancio ordinario delle Nazioni Unite, i programmi dell’UNHCR sono interamente finanziati da contributi volontari da parte di governi e ​​donatori privati. Negli ultimi cinque anni, le necessità finanziarie sono quasi raddoppiate, dal momento che il numero di migranti forzati continua a crescere. Anche i contributi ai programmi dell’UNHCR sono aumentati significativamente, ma non abbastanza per essere al passo con le necessità. Il budget attuale dell’UNHCR per il 2015 è pari a 7,2 miliardi di dollari, con 3.2 milioni di dollari ricevuti all’inizio di dicembre.

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Forte aumento del numero di bambini rifugiati e migranti che attraversano l’Europa

Posted by fidest press agency su domenica, 15 novembre 2015

NUOVO DRAMMA DEI MIGRANTI, ANNEGANO DUE DONNE A PANTELLERIACon un numero record di bambini rifugiati e migranti – 700 al giorno in cerca di asilo in Europa – l’UNICEF ha identificato cinque gruppi di bambini vulnerabili – i neonati; i minorenni con disabilità, i dispersi, gli abbandonati e gli adolescenti non accompagnati – e sta portando avanti attività specifiche per venire incontro alle loro esigenze.Dall’estate del 2015, il numero di bambini e donne è aumentato costantemente e non si arresta con l’avvicinarsi dell’inverno. Non è solo senza precedenti – nella storia recente – il numero totale di bambini richiedenti asilo nell’Unione europea – 214.000 in totale da gennaio a settembre di quest’anno, secondo gli ultimi dati di Eurostat – ma è senza precedenti anche il numero di bambini in movimento. Nel mese di giugno, solo uno rifugiato/migrante su 10 tra quelli registrati che hanno attraversato il confine dalla Grecia alla ex Repubblica Jugoslava di Macedonia attraverso Gevgelija era un bambino. Ad ottobre, era uno su tre tra quelli registrati allo stesso confine. Solo in Svezia, il numero totale dei minorenni non accompagnati richiedenti asilo – 24.000 – è superiore a quello totale dello scorso anno nell’intera Europa.”Questi giovani sono determinati ad ottenere una vita migliore per loro stessi, ma il loro futuro è in bilico mentre attraversano l’Europa. Non possiamo deluderli”, ha detto Marie-Pierre Poirier, Coordinatore speciale UNICEF per la crisi dei Rifugiati e Migranti in Europa. “La domanda per noi è: siamo pronti per questo? L’Europa è adatta, saremo in grado di dare a questi bambini il futuro per cui stanno rischiando la vita?”. A sostegno di questi 5 gruppi di bambini vulnerabili sono già state attivate dalle autorità governative, dall’UNICEF, dall’UNHCR, dalla Croce Rossa, dagli operatori per la protezione umanitaria e dagli assistenti sociali nazionali alcune azioni che però devono essere intensificate con urgenza:
1. neonati e bambini piccoli: è necessario far fronte all’inverno, prevenendo malattie e morti ed evitando cambiamenti imprevedibili e improvvisi durante le procedure alla frontiera.
2. Bambini con disabilità e con particolari necessità: hanno bisogno di adeguate strutture e servizi specializzati.
3. Bambini dispersi: per impedire ai bambini di essere separati dalle loro famiglie o da chi si prende cura di loro durante il viaggio, è importante garantire un adeguato controllo da parte degli operatori sociali e degli interpreti, utilizzando un sistema per rintracciare le famiglie.
4. Bambini abbandonati: quelli che non hanno mezzi finanziari, contatti o reti di supporto per evitare di finire nelle mani dei trafficanti e delle bande criminali e sono esposti a violenza, abuso e sfruttamento sessuale; hanno bisogno di cure urgenti e di protezione, come un qualificato tutore individuato dai servizi sociali per i minori.
5. Adolescenti non accompagnati coinvolti nelle migrazioni – Si tratta soprattutto di ragazzi di età compresa tra i 14 ei 17 anni, molti provenienti dell’Afghanistan, che non vogliono essere identificati come minori non accompagnati o separati. E’ nel loro interesse permettergli di continuare il loro viaggio e prevenire ulteriori danni. Quando i bambini rimangono nei centri di accoglienza per mesi, mentre le loro richieste di asilo vengono esaminate, l’UNICEF richiede che siano aumentate le misure per la loro sicurezza (servizi igienici separati, illuminazione adeguata e personale 24 ore su 24, 7 giorni su 7).

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Settimana Nazionale di Azioni per dire no alle deportazioni dei migranti

Posted by fidest press agency su domenica, 25 ottobre 2015

fuga migrantiRoma. Una delegazione della CISPM, Coalizione Internazionale Sans-papiers, Migranti, Rifugiati e Richiedenti asilo, ha incontrato il Capo Ufficio d’Informazione del Parlamento Europeo in Italia, Gianpaolo Meneghini. L’incontro è avvenuto a seguito della manifestazione che si è svolta ieri a Roma, a cui hanno partecipato migranti ed attivisti No Borders, indetta nell’ambito della Settimana Nazionale di Azioni per dire no alle deportazioni dei migranti, no alle guerre ed al razzismo e per la regolarizzazione generalizzata di tutti i migranti.“Nel corso dell’incontro abbiamo contestato le scelte politiche dell’Unione Europea, che riteniamo scellerate ed anti umane. Motivo per il quale, d’ora in poi, la Ue sarà interlocutore centrale di tutte le nostre iniziative. Perché questa stessa istituzione, che spesso passa per un’entità astratta, prende ogni giorno decisioni di carattere economico e sociale che hanno effetti concreti e devastanti sulla vita di milioni di persone”, così Aboubakar Soumahoro, a nome della delegazione CISPM e membro dell’Esecutivo nazionale USB.“Abbiamo ribadito l’insufficienza e l’inadeguatezza di questa Unione Europea – continua Soumahoro – che invece di prendere atto del suo fallimento ha introdotto un pericolosa distinzione tra migranti economici e rifugiati per giustificare le deportazioni di tanti esseri umani. La verità è che sia i migranti che i rifugiati sono entrambi il prodotto delle guerre geopolitiche ed economiche che vedono protagonisti la UE, la Nato e il FMI”.“Per noi la libertà di circolazione e di residenza non è chiedere la luna – sottolinea il rappresentante CISPM – ma è semplicemente una questione di giustizia sociale. Perché è proprio ciò che è stato garantito in seguito alla firma dell’accordo di Schengen nel 1985 ad oltre 805 milioni di persone, con l’esclusione dei migranti. Questa esclusione è stata aggravata dal Regolamento Dublino, innescando una delle caratteristiche dell’apartheid ai danni dei migranti in generale. Contro questa mostruosità proseguiamo con le iniziative di lotta”, conclude Soumahoro.

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Flusso migranti dalla Grecia

Posted by fidest press agency su domenica, 25 ottobre 2015

balcaniIn Grecia, il numero di arrivi via mare dall’inizio dell’anno ha superato il mezzo milione, dopo che nella giornata di ieri sono giunte sulle isole del Mar Egeo quasi 8mila persone, portando il totale a circa 502.500. Il numero totale di arrivi in Europa attraverso il Mediterraneo ha finora superato le 643mila unità. Il picco di arrivi in Grecia va ad aumentare ulteriormente la pressione sulla capacità di accoglienza delle isole. Molti dei rifugiati e dei migranti cercano disperatamente di proseguire il loro viaggio verso altre destinazioni, nel timore che i confini davanti a loro si potrebbero chiudersi di nuovo. Questa mattina c’erano più di 27.500 persone sulle isole, in attesa di registrazione o di essere trasferite sulla terraferma. Nella giornata di domenica e di ieri è stato necessario far intervenire unità supplementari di Polizia per gestire la situazione di caos che si è generata.In questo contesto, come in altre parti d’Europa, è di primaria importanza che siano garantite condizioni di accoglienza adeguate. Se questo requisito essenziale non viene soddisfatto, potrebbe essere compromesso il funzionamento ed il successo dell’intero programma di ricollocamento, che l’Europa ha deciso a settembre.
Dopo le scene caotiche e avvilenti degli ultimi giorni, sono stati riaperti i confini lungo le rotte balcaniche. Al confine serbo con la Croazia, circa 3mila persone sono rimaste bloccate, in attesa, in condizioni di incertezza da domenica fino al tardo pomeriggio di lunedì, senza riparo sotto la pioggia e con un’assistenza minima a disposizione. Il personale dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e delle organizzazioni partner hanno dato tutto il sostegno che potevano, dato il poco preavviso con cui sono state allertate, tra cui cibo, acqua e coperte. Ma molte persone, tra cui anziani, donne incinte e diverse persone con disabilità fisiche, sono rimasti bagnati per ore e si sono segnalati diversi casi di ipotermia. Una situazione simile si è verificata anche al confine tra Croazia e Slovenia.Anche se in alcuni luoghi le condizioni continuano ad essere difficili e ritardi nelle procedure vanno accumulandosi, gli spostamenti sono ripresi, tanto che nella sola giornata di ieri sono arrivate in Austria 4.300 persone che erano partite dalla Slovenia. Nel contempo, in Austria e in Germania, decine di migliaia di rifugiati e immigrati dormono in tende e rifugi temporanei a causa della mancanza di alloggi.
Rispetto a quanto sta accadendo nell’Egeo, l’UNHCR esprime cordoglio per le recenti tragedie che hanno provocato ulteriori morti in mare tra le persone che cercano di passare dalla Turchia alla Grecia. Diciannove persone sono morte negli ultimi nove giorni in cinque episodi distinti, quasi la metà dei quali avvenuti durante il fine settimana. Tra le persone che hanno perso la vita, ci sono anche neonati e bambini. I rifugiati incontrati dall’UNHCR durante il fine settimana hanno riferito che i trafficanti stanno offrendo tariffe scontate a chi accetta di viaggiare con il maltempo e che stanno stipando sempre più persone a bordo delle imbarcazioni.
Almeno 123 persone sono morte o scomparse nelle acque territoriali greche dall’inizio dell’anno (complessivamente almeno 3.135 persone sono morte nel Mediterraneo nel corso del 2015 fino ad oggi). L’UNHCR è preoccupato che questo numero possa crescere ulteriormente dal momento che le persone cercano di affrettarsi per imbarcarsi prima dell’inizio dell’inverno e per evitare nuove chiusure nei valichi di frontiera. L’UNHCR auspica che le operazioni di ricerca e soccorso siano ulteriormente rafforzate per ridurre il rischio di ulteriori perdite.Per affrontare l’attuale situazione in Europa ed evitare movimenti secondari irregolari, sono necessarie diverse misure di stabilizzazione nei paesi di primo asilo e in tutti i paesi in cui avvengono movimenti secondari. Tali misure comprendono un forte sostegno ai paesi che ospitano il gran numero dei rifugiati siriani, iracheni e afghani, una campagna informativa sui pericoli del viaggio in mare e lo sviluppo di percorsi legali per cercare protezione in Europa. Nei paesi interessati da movimenti secondari in Europa devono essere compiuti sforzi significativi affinché si sviluppino sistemi validi di accoglienza e solide capacità di registrazione in modo che il programma di ricollocamento possa funzionare.

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Migranti e rifugiati sull’isola di Lesbo

Posted by fidest press agency su domenica, 18 ottobre 2015

isola lesboIn Grecia, nella giornata di ieri il personale dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) è stato evacuato per un breve tempo dal luogo dove erano in corso le procedure di registrazione di migranti e rifugiati sull’isola di Lesbo. Il luogo era molto affollato e si sono verificati episodi di violenza. Ciò è avvenuto mentre continuano gli arrivi di migliaia di rifugiati e migranti via mare dalla Turchia. Le autorità hanno, inoltre, riferito che vi sono stati sette morti – quattro dei quali bambini – a seguito di una collisione tra una barca di trafficanti e una nave della Guardia Costiera greca.Entrambi gli incidenti, la tragedia marittima e le tensioni a Lesbo, sottolineano ancora una volta l’urgente necessità di predisporre rapidamente adeguate strutture di accoglienza in Grecia per la ricezione, l’assistenza, la registrazione e lo screening di tutti i nuovi arrivati.Insieme all’aumento degli arrivi negli ultimi due giorni è aumentato anche il numero di morti. La Guardia Costiera greca ha riferito che ieri è avvenuta una collisione tra una delle sue navi pattuglia e una barca da pesca che trasportava 38 persone, provocando sette morti, tra cui quattro bambini. La collisione è avvenuta al largo della città di Molyvos sulla costa nord occidentale dell’isola. Trentuno persone sono state salvate e sull’incidente è stata aperta un’indagine. Dall’inizio dell’anno sono morte 100 persone nel tentativo di compiere la traversata dalla Turchia alla Grecia, mentre nel suo complesso nel Mediterraneo sono morte più di 3.100 persone.Il personale dell’UNHCR è rientrato a Moria questa mattina. Gli operatori hanno rilevato l’arrivo di 85 barche sull’isola nella giornata di mercoledì, seguite da altrettante – o forse più – nella giornata di ieri e durante la notte, soprattutto lungo la costa settentrionale, dove il canale che separa la Grecia dalla Turchia è largo solo 10 chilometri. Un responsabile della protezione dell’UNHCR ha dichiarato che dalla riva si vedono avvicinarsi nel corso di una giornata fino a sei barche alla volta – la maggior parte gommoni che trasportano circa 50 persone ciascuno. L’ondata di arrivi potrebbe essere il risultato di un temporaneo miglioramento delle condizioni atmosferiche, una corsa per battere l’inizio dell’inverno e il timore che i confini europei possano presto venir chiusi.Un rifugiato siriano nel nord della Grecia ha dichiarato all’UNHCR che il suo gruppo, composto da circa 50 persone, ha tentato tre volte nelle ultime due settimane di compiere la traversata dalla Turchia a Lesbo. La prima volta sono stati trainati a riva dopo essere stati intercettati da una nave pattuglia turca. La seconda volta hanno avvistato un’altra barca di pattuglia al largo e hanno annullato il viaggio. Hanno finalmente raggiunto Lesbo all’inizio di questa settimana, secondo quanto ha riferito.L’aumento degli arrivi ha posto nuove pressioni sulle strutture di accoglienza e di registrazione governative già sovraffollate dal numero di persone gia’ presenti sull’isola. La violenza è scoppiata ieri presso l’affollato sito di registrazione di Moria, fuori dalla capitale dell’isola di Lesbo, quando alcuni gruppi di uomini hanno tentato di saltare la fila e farsi strada negli uffici di registrazione. È stato necessario l’intervento della polizia per cercare di sedare i disordini, che sono proseguiti fino a sera. Le operazioni di registrazione presso il sito sono state sospese intorno a mezzogiorno ed è stato evacuato il personale dell’UNHCR e di altre organizzazioni.Al momento ci sono circa 3.500-4.000 persone sulla costa settentrionale dell’isola. I trasferimenti in pullman sono stati interrotti a causa del sovraffollamento nei centri di accoglienza, e alcune persone stanno ora cercando di percorrere i 70 chilometri attraverso l’isola per raggiungere la capitale, Mitilini.Dall’inizio dell’anno, più di 450mila rifugiati e migranti sono arrivati ​​via mare in Grecia, ponendo enormi pressioni sulle comunità locali e sulle autorità nazionali. In visita in Grecia all’inizio di questa settimana, l’Alto Commissario António Guterres ha dichiarato che è assolutamente essenziale che il paese riceva un massiccio sostegno da parte dell’Unione europea per garantire modalità adeguate di accoglienza, registrazione e screening, processi essenziali per il successo del piano di ricollocamento di rifugiati in altri paesi europei, così come per il ritorno a casa di coloro che non necessitano di protezione internazionale.L’Alto Commissario, Guterres, ha inoltre esortato i governi a prevedere maggiori canali per permettere alle persone di venire in Europa legalmente senza dover ricorrere a trafficanti e ad altre vie irregolari. Tali canali legali includono un aumento dei posti per il reinsediamento da paesi di primo asilo, il ricongiungimento familiare, programmi di sponsorizzazione privati, visti umanitari e modalità più flessibili di concessione di visti per studio, lavoro e altre ragioni.Inoltre, presso il confine tra Turchia e Bulgaria, un uomo afgano è stato ucciso ieri sera in una zona boschiva vicino alla città di Sredets. L’UNHCR esprime sconcerto per questo incidente. Secondo quanto è noto, l’uomo è stato colpito da un proiettile di rimbalzo, sparato da una guardia di confine con la Bulgaria. L’Agenzia sta sollecitando le autorità bulgare affinché sia presto avviata un’indagine che chiarisca questo tragico episodio e ne siano ressi noti i risultati.

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Cerutti: «La macro-regione europea può nascere partendo dal modello di accoglienza piemontese»

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 ottobre 2015

torinoLa gestione dell’accoglienza dei migranti in Piemonte può diventare un modello da seguire per tutti i territori regionali europei. Questa mattina Monica Cerutti, assessora all’Immigrazione della Regione Piemonte, e Michel Vauzelle, presidente de la Région Provence-Alpes-Cote d’Azur, si sono incontrati a margine del terzo Forum Mondiale dello Sviluppo economico locale e hanno discusso del percorso da avviare per costruire politiche d’accoglienza comuni tra Regioni europee. «L’obiettivo è quello di creare una macro-regione europea per gestire l’accoglienza dei migranti. Le Regioni possono avere un ruolo importante nella gestione delle politiche europee. Michel Vauzelle ha voluto che gli descrivessi i principali provvedimenti che abbiamo messo in campo e che compongo il “Piano regionale per l’accoglienza dei flussi non programmati”. È stato riconosciuto a livello internazionale il nostro impegno e il lavoro che abbiamo fatto» – così Monica Cerutti, assessora all’Immigrazione della Regione Piemonte, al termine della riunione. La collaborazione tra Regione Piemonte e Région Provence-Alpes-Cote d’Azur sarà fattiva e comincerà dal reciproco scambio di tutte quelle informazioni che potranno essere utili a tracciare un modello comune da seguire nella gestione dei migranti in arrivo. È stato previsto anche un incontro e un momento di confronto tra funzionari delle due amministrazioni. Un percorso che dovrà necessariamente coinvolgere anche amministratori e funzionari di altri territori regionali confinanti.«Il Piemonte vuole dimostrare che i problemi devono essere risolti partendo dal basso coinvolgendo ogni livello istituzionale che ha le proprie responsabilità e competenze» – ha concluso Monica Cerutti, assessora all’Immigrazione della Regione Piemonte.

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Il Parlamento europeo approva ulteriori 401,3 milioni per i migranti

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 ottobre 2015

parlamento europeoUn ulteriore finanziamento comunitario di 401,3 milioni di euro per far fronte alla crisi dei rifugiati è stato approvato mercoledì dalla Plenaria. I fondi, proposti dalla Commissione europea, saranno assegnati dall’UE ai paesi comunitari più colpiti dall’afflusso dei profughi, ai paesi terzi che ospitano la maggior parte dei rifugiati siriani e alle tre agenzie comunitarie che si occupano di migrazione.
Il Parlamento ha approvato ulteriori stanziamenti con 577 voti favorevoli, 66 voti contrari e 14 astensioni.Pur approvando gli emendamenti al bilancio preposti, che recepiscono le decisioni del Consiglio europeo informale sui migranti del 23 settembre scorso, il Parlamento ha evidenziato che il bilancio settennale dell’Unione europea dovrebbe essere rivisto per permettere di affrontare quello che potrebbe dimostrarsi un problema di lungo termine.La relatrice per le modifiche al bilancio 2015, Eider Gardiazábal Rubial (S&D, ES), ha dichiarato che “il Parlamento è consapevole dell’urgenza della situazione dei rifugiati ed è pronto ad agire velocemente per incrementare le risorse necessarie atte a far fronte a un numero senza precedenti di rifugiati e di migranti. Tuttavia, poiché la crisi dei rifugiati dovrebbe restare un punto focale nei prossimi anni, desideriamo stanziare risorse adeguate nel lungo termine nel corso della revisione del quadro finanziario pluriennale del 2016”.

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Le ragioni che determinano il movimento dei siriani in Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 settembre 2015

attacchi chimici sirianiAnche se più di 4milioni di rifugiati siriani si trovano nei paesi limitrofi alla Siria, in questi ultimi mesi si è verificato un aumento del numero dei siriani che cercano rifugio più lontano, tanto che ci sono state quasi 429mila richieste di asilo da parte di siriani in Europa dal 2011. Sulla base di continue operazioni di monitoraggio e valutazione, di sondaggi, focus group, e grazie all’interazione quotidiana con i rifugiati in Giordania, Libano, Egitto e Iraq, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha individuato sette fattori principali che potrebbero spiegare lo spostamento di questa popolazione. Le informazioni qui raccolte sono relative principalmente ai siriani che vivono come rifugiati nella regione, piuttosto che alle persone che si spostano direttamente dalla Siria per altre destinazioni più lontane. (Si veda la nota informativa dell’UNHCR dell’8 settembre 2015 sui fattori che spingono a lasciare la Siria).
Con l’ingresso nel quinto anno della crisi siriana e nessun indizio di soluzione in vista, molti rifugiati stanno perdendo la speranza di poter tornare a casa. Le preoccupazioni per l’incertezza sul futuro sono aggravate dalle condizioni di grave deprivazione, che alimentano il senso di angoscia e disperazione.
Il costo della vita in Libano rappresenta un altro fattore che viene preso in considerazione dai rifugiati nella decisione se rimanere o lasciare il paese. In Egitto, i rifugiati affermano che è sempre più difficile pagare l’affitto, gestire gli alti livelli di indebitamento e, nel contempo, poter soddisfare i loro bisogni primari. In Giordania, l’incapacità di provvedere alla propria famiglia è la ragione più comunemente citata dalle persone che conoscevano qualcuno che ha deciso di partire.L’accesso limitato all’occupazione legale, dopo quattro anni di esilio è, a sua volta, uno dei fattori determinanti che viene riportato dai rifugiati. In molti casi i risparmi si sono ormai esauriti, i beni di valore sono stati svenduti e molti rifugiati in tutta la regione vivono in condizioni di grave deprivazione: fanno fatica a pagare l’affitto, mantenere le proprie famiglie e riuscire a coprire i bisogni di base.
Senza possibilità di lavorare, molti rifugiati lottano per guadagnarsi da vivere. La mancanza di opportunità di sostentamento o di accesso al mercato del lavoro formale è uno dei problema piu’ citato dai rifugiati in Libano, Egitto e Giordania. I rifugiati siriani in Iraq dicono che l’elevato numero di sfollati interni porta ad una situazione di maggiore concorrenza per i posti di lavoro nella regione del Kurdistan. Nel contempo, il lavoro nei cantieri edili della regione si è praticamente esaurito a causa del calo del prezzo del petrolio.
La mancanza di accesso al lavoro legale spinge i rifugiati, disperati per il tentativo di provvedere a se stessi, a ricorrere al lavoro informale – rischiando sfruttamento, condizioni di lavoro non sicure o il trattenimento di parte del salario pattuito da parte di datori di lavoro senza scrupoli. Se sorpresi a lavorare illegalmente, inoltre, i rifugiati rishciano di subire sanzioni. In Giordania, per esempio, vengono rimandati in un campo profughi. In base alle nuove normative in Libano, i rifugiati devono sottoscrivere il proprio impegno a non lavorare nel momento in cui devono rinnovare il loro permesso di soggiorno.
I programmi di aiuto per i rifugiati e le comunità ospitanti della regione risentono fortemente della cronica carenza di fondi. L’attuale piano inter-agenzie per la crisi siriana (Syrian regional refugee and resilience plan, 3RP) per il 2015 è finanziato solo per il 41%, il che ha comportato tagli agli aiuti alimentari per migliaia di rifugiati, e anche coloro che li ricevono devono sopravvivere con 0,45-0,50 dollari americani al giorno. Molti rifugiati in Giordania hanno riferito all’UNHCR che i tagli agli aiuti alimentari del PAM sono stati l’ultima goccia che li ha spinti a decidere di lasciare il paese. Sono decine di migliaia le persone che non hanno piu’ potuto beneficiare di forme di assistenza materiale e sono sempre piu’ sprofondate nell’indebitamento. Di conseguenza le persone sono costrette a ricorrere a strategie negative pur di sopravvivere – compreso l’accattonaggio, il lavoro minorile, e un maggiore ricorso al debito. La contrazione degli aiuti umanitari è stata citata dai rifugiati in Iraq, Giordania, Libano ed Egitto come fonte di disperazione e un elemento che li spinge a trasferirsi altrove.In Giordania, i finanziamenti inadeguati hanno fatto sì che i rifugiati abbiano perso l’accesso gratuito all’assistenza sanitaria. Come risultato, il 58,3% degli adulti con patologie croniche deve fare a meno dei servizi sanitari, rispetto al 23% nel 2014. Anche l’accesso all’assistenza sanitaria curativa e preventiva ha subito un forte ridimensionamento.
In Libano, le nuove regole nei confronti dei rifugiati siriani hanno reso più difficile l’accesso all’asilo e hanno spinto un numero crescente di siriani a transitare attraverso il Libano per raggiungere la Turchia. I rifugiati già presenti nel paese devono pagare 200 dollari americani all’anno per rinnovare il loro soggiorno. Sono obbligati a firmare un impegno a non lavorare e a presentare un contratto di locazione certificato. A causa della scadenza dei visti di residenza, molti rifugiati hanno paura di essere arrestati o detenuti e si sentono vulnerabili.In Giordania, suscita una certa preoccupazione l’iniziativa, lanciata dalle autorità nel mese di febbraio, di verificare che tutti i siriani residenti al di fuori dei campi abbiano un nuovo documento di identità per accedere ai servizi. In questo contesto, il costo per l’ottenimento di un certificato sanitario (30 dinari giordani, pari a 42 dollari americani per coloro che hanno superato i 12 anni di età) può essere proibitivo.
Le limitate opportunità di istruzione sono state citate come un problema per i rifugiati in Giordania, Egitto, Libano e Iraq. L’istruzione è molto apprezzata dai siriani, che in patria prima della guerra hanno goduto di un’istruzione gratuita e obbligatoria. Il peggioramento delle condizioni di vita dei rifugiati in esilio sta avendo un impatto devastante sulla formazione delle persone. In Giordania, circa il 20% dei bambini stanno abbandonando la scuola per lavorare e in alcuni casi le ragazze sono costrette a sposarsi precocemente. Circa 90mila siriani in età scolare non ricevono un’istruzione formale, 30mila accedono a forme di educazione informale e i restanti non accedono a nessuna istruzione.In Libano, dove l’istruzione è libera per i siriani in un sistema a due turni, molti bambini non sempre riescono a frequentare la scuola perché trovano che il nuovo curriculum sia troppo difficile o perche’ la scuola sottrae loro tempo prezioso per lavorare e contribuire al mantenimento della famiglia. Anche se il Ministero della Pubblica Istruzione ha aumentato del 100% il numero di posti per i bambini siriani (ovvero 200mila nell’anno scolastico 2015/2016), altri 200mila bambini siriani rimarranno quest’anno fuori dalla scuola.In tutta la regione, i giovani siriani non hanno accesso all’istruzione superiore e perdono la speranza per il loro futuro.

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