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Le lacune nel sistema di identificazione di migranti morti

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 settembre 2016

londraLondra. Nel 2015 e nella prima metà del 2016 più di 6.600 rifugiati e migranti sono annegati o sono stati dati per dispersi nel Mediterraneo dopo che i loro barconi si sono rovesciati nel tentativo di raggiungere l’Europa. Un nuovo rapporto, realizzato dall’Università di York, la City University of London e il GMDAC dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, mostra che molti dei corpi non sono stati identificati e le famiglie a casa non sanno cosa è accaduto ai propri cari.Il rapporto descrive le conclusioni del Mediterranean Missing Project, finanziato dal Consiglio per le Ricerche Economiche e Sociali. Esso è stato varato dall’ESRC nell’ambito di un ampio programma di ricerca del valore di un milione di sterline in risposta alla crisi umanitaria in atto. Un team di ricercatori ha lavorato per un periodo di 12 mesi sull’isola greca di Lesbo e in Sicilia, i due principali punti d’ingresso per i migranti e i rifugiati in Europa, dove un gran numero d’ imbarcazioni che trasportano migranti sono affondate negli ultimi anni, e ha osservato il modo in cui le autorità trattavano i corpi dei migranti. I ricercatori hanno intervistato una serie di operatori coinvolti nelle operazioni, tra i quali dipendenti comunali, organizzazioni non governative, guardia costiera, medici legali e personale di pompe funebri cosi come famiglie di migranti dispersi provenienti da Tunisia, Siria e Iraq per comprendere la loro esperienza.Quello che hanno scoperto è scioccante. Sia il numero dei migranti arrivati che quello dei morti ha sopraffatto le autorità locali, che hanno risorse limitate e, nel caso della Grecia, che è stata devastata dalla crisi economica. Di conseguenza, gli sforzi per determinare le identità dei migranti deceduti sono stati insufficienti. Le indagini ufficiali sono state limitate e spesso lacunose. Gli effetti personali dei rifugiati ritrovati sulle spiagge non sono stati raccolti sistematicamente o messi da parte per supportare l’identificazione, inoltre i superstiti dei naufragi non sono stati intervistati sistematicamente a proposito di coloro che erano morti.Ci sono anche problematiche riguardanti la gestione dei dati sui corpi. In Italia, per esempio, ogni regione archivia i dati in maniera indipendente. In Grecia, anche se i campioni di DNA prelevati dai cadaveri sono archiviati in un unico sito, non c’è modo di collegare il campione di DNA conservato ad Atene con i corpi seppelliti nel cimitero di Lesbo poiché fino a poco tempo fa i corpi non venivano etichettati uniformemente. “Ai sensi della legge internazionale sui diritti umani, tutti gli Stati hanno l’obbligo d’indagare su qualsiasi morte sospetta”, afferma il Dottor Simon Robins. “Tuttavia abbiamo riscontrato che in molti casi le morti dei migranti non sono state oggetto d’indagine. Pensate alla quantità di risorse e all’attenzione riservata per capire cosa è successo alle vittime del disastro aereo del volo MH370 della Malaysia Airlines. Negli ultimi 18 mesi, è deceduto un numero di migranti pari a circa i passeggeri di 13 jumbo jet, ma vi è stata poca attenzione mediatica e sono stati fatti sforzi insufficienti per determinare le loro identità.” Il problema principale riscontrato dai ricercatori nel loro rapporto è la mancanza di una politica coordinata e coerente per quanto riguarda i migranti deceduti sia in Grecia che in Italia. Il vuoto politico a livello nazionale significa che le municipalità e le autorità locali sono sopraffatte e non sono dotate delle capacità o risorse finanziarie per far fronte alla natura e al volume di questa crisi umanitaria. Ci sono numerose agenzie con mandati sovrapposti che non riescono a coordinarsi fra loro, il che si traduce nel fatto che nessuno è sicuro di chi sia responsabile di cosa. Le diverse agenzie locali e regionali coinvolte hanno poco sostegno dai governi nazionali o dall’Unione Europea.
In Italia, una Commissione Speciale per le Persone Disperse ha condotto indagini sui casi di tre naufragi di grandi dimensioni e, attraverso accordi fra gli operatori competenti, tra cui esperti forensi e polizia, supportata con risorse, ha permesso di effettuare un lavoro eccellente nella raccolta dei dati dai corpi. Adesso, l’obiettivo in Italia è quello di estendere questi sforzi a tutti i migranti deceduti. Sia in Grecia che in Italia, gli sforzi per contattare le famiglie dei dispersi sono stati in gran parte frustranti, con il risultato che pochi dati sono stati raccolti dalle famiglie dei migranti dispersi, impedendo le identificazioni. Il risultato di tutto ciò è che i corpi vengono seppelliti senza identificazione, con poche possibilità di poterli identificare in futuro. Questo rappresenta un esempio per la Grecia, la quale richiede l’accorpamento del coordinamento delle varie agenzie che operano con mandati inadeguati e sovrapposti.Un altro problema è la mancanza di un meccanismo internazionale di scambio di dati sui migranti deceduti e sulle persone disperse, in modo che tali dati possano essere incrociati per effettuare identificazioni.Ciò significa che non ci sono in Europa punti di contatto per i membri della famiglia in cerca di un proprio caro che potrebbe essere deceduto attraversando il Mediterraneo. Un’ulteriore barriera è che spesso i famigliari alla ricerca di una persona dispersa non sono nemmeno in grado di viaggiare per gli Stati europei per identificare il loro parente. E’ difficile riuscire ad ottenere un visto per entrare nell’Unione Europea, inoltre non esistono cose come un visto umanitario.
Allora, cosa si può fare per migliorare la situazione? Gli autori suggeriscono diversi modi in cui gli Stati possono migliorare le proprie procedure per identificare coloro che sono annegati in mare.“Noi crediamo che l’Italia e la Grecia abbiano l’obbligo legale di investigare così come l’obbligo morale verso le famiglie di coloro che sono deceduti, obblighi che non vengono adempiuti”, afferma il Dottor Simon Robins.
La City University London è un’università globale di eccellenza accademica, specializzata nel business e nelle professioni e con una prestigiosa sede nel centro di Londra. È nel primo cinque percento delle università al mondo secondo il Times Higher Education World University Rankings 2013/14 e tra le prime trenta università del Regno Unito secondo il Times Higher Education Table of Tables 2012. È classificata tra le prime 10 università del Regno Unito per i posti di lavoro ottenuti dai suoi laureati (The Good University Guide 2014) e tra le prime 5 per il livello di remunerazione iniziale ricevuto dai suoi laureati (Lloyds Bank).
L’Università attrae oltre 17.000 studenti (di cui il 35% a livello di dottorato) da oltre 150 paesi e personale docente da oltre 50 paesi. Il suo prestigio accademico si fonda su una base molto ampia, con specializzazioni di livello mondiale in settori quali business, legge, scienze della salute, ingegneria, matematica, informatica, scienze sociali, oltre che nelle discipline artistiche, inclusi il giornalismo e la musica. Le origini dell’Università risalgono al 1894, con la fondazione del Northampton Institute sul quale sorge attualmente il corpo principale del campus della City. Nel 1966, la scuola ha ricevuto la qualifica di Università per decreto reale e il Sindaco di Londra è stato invitato a esserne Rettore, una consuetudine unica che continua ancora oggi. Dal 2010, il professor Paul Curran è Vice-Rettore della City University London.

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La salute cardiovascolare dei migranti

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 settembre 2016

cardiology congress-2016Roma. L’aumento dei flussi migratori negli ultimi 10 anni ha reso necessario prendere in considerazione anche le necessità di salute di questi nuovi pazienti: la valutazione del rischio cardiovascolare non è ancora stata valutata estensivamente nelle nuove fasce di popolazione, sino ad ora interessate maggior mente alla prevenzione e al trattamento delle malattie trasmissibili.
Nel 2015 sono approdati in Europa 700mila tra migranti e rifugiati e già al loro arrivo il 5% ha bisogno di assistenza medica. Quando arrivano alle nostre latitudini il cambio di alimentazione, lo stile di vita e la povertà li espongono a rischi per la salute in generale e per la salute del cuore in particolare. Per gli stranieri inoltre mancano programmi di prevenzione mirati. Una review pubblicata su Globalization & Health aveva fotografato la diffusione delle patologie e dei fattori di rischio cardiaci tra la popolazione originaria dell’Africa Sub Sahariana in Europa: “Questi nuovi cittadini presentano una maggiore incidenza di ictus, mentre gli europei sono più interessati dai disturbi cardiovascolari, hanno ratei più alti di ipertensione e diabete anche a causa di stress, pressione sociale e minore accesso a cure di base, minori visite di controllo e probabilmente minore qualità della relazione medico paziente” spiega XXX, Local Press Coordinator di ESC 2016.
È necessario che i Paesi guardino con maggiore attenzione a questa realtà sanitaria così come espresso nella risoluzione ‘salute dei migranti’ approvata dall’OMS nel 2008 che sottolinea il diritto alla salute inteso come il ‘diritto’ di tutti di accedere al più alto livello di cura disponibile nel paese di residenza, anche se spesso proprio questi soggetti si trovano in una condizione di marginalità e disagio.
migranti1L’origine etnica è una delle principali determinanti non modificabili al contrario di abitudini alimentari, fumo e stress. Al dipartimento di medicina interna dell’università di Pavia hanno quindi pensato di paragonare la prevalenza dell’ipertensione sia in un gruppo di italiani che in uno di migranti per un totale di 6.027 soggetti volontari che sono stati sottoposti ad un’intervista medica, misurazione del peso, altezza, pressione sanguigna, e analisi delle urine durante la Giornata Nazionale del Rene nel 2012 e nel 2013.
I ricercatori hanno tentato di rappresentare la proporzione nazionale tra residenti e migranti indentificando 145 soggetti pari al 7% del campione. Si è subito evidenziata un’ampia eterogeneità con 53 nazionalità differenti suddivise tra Europa dell’est (38,2%), nord Africa (17,65), centro e sud Africa (12,9%), America Latina (12,8%) e un 9,6% in rappresentanza del sub continente indiano. La distribuzione di genere e l’indice di massa corporea era paragonabile in entrambi i gruppi.
Nonostante i 10 anni di differenza di età in media 50 per gli italiani verso 41 dei migranti la prevalenza di ipertensione era simile in entrambi i gruppi con il 44,7% degli italiani verso il 43,4% dei migranti ma quando il campione veniva stratificato per età la prevalenza di quest’alterazione della circolazione sanguigna aumentava di almeno il 10% negli stranieri in ogni decade osservata e un analogo rateo maggiore era osservato nel livello di proteinuria e glicosuria.
“I risultati di questa ricerca fanno pensare che nei prossimi anni aumenterà inevitabilmente la necessità di provvedere a monitoraggio e trattamento delle malattie vascolari in un sistema sempre più multi etnico ed integrato” osserva il dottor Michele Gulizia – Direttore Cardiologia Ospedale Garibaldi di Catania e ESC Local Press Coordinator – che prosegue: “Desidero sottolineare come sia urgente pensare a come rispondere ai bisogni di popolazioni speciali dal punto di vista sociale, culturale ed economico, ad esempio pensando a programmi di prevenzione e screening che possano raggiungerli efficacemente. In quest’ottica nello scorso giugno ho iniziato un rapporto di collaborazione con le società nazionali di cardiologia e i referenti dei ministeri della salute di Egitto, Croatia, Marocco, Kosovo e Libano, estendendo loro il Progetto di Prevenzione Cardiovascolare “Banca del Cuore” e l’uso estensivo della “BancomHeart” per l’anagrafe cardiovascolare dei loro connazionali”.

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Migranti: Necessaria strategia condivisa

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 agosto 2016

fuga migranti2“L’immigrazione resta un problema che assume di volta in volta sfaccettature diverse, che ci chiedono di rimanere attenti nel cogliere i segni del cambiamento d un fenomeno che non accetta a diminuire. Ora tocca alla Lombardia stare sotto la lente di ingrandimento e la lotta al terrorismo ha richiesto ad Angelino Alfano misure decisamente eccezionali, a cui non eravamo abituati: la task force dedicata alla nostra sicurezza è stata di quasi 50.000 persone . Ha fatto impressione vedere i soldati sulla spiaggia per tutelare i bagnanti; arrivare in stazione, a me è capitato a Como, e vedere le forze dell’ordine impiegate per controllare arrivi e partenze dà nello stesso tempo sicurezza e timore; gli sbarchi sulle coste del sud hanno confermato che non solo sono in arrivo nuove ondate di profughi, ma che tra questi potrebbero nascondersi terroristi ed attivisti della guerra. Un clima indubbiamente complicato che ha fatto di questa vacanza un continuo alternarsi di stati d’animo diversi.”
Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare che continua: “ Ma se Alfano è apparso varie volte in tv per rassicurare e raccontare i risultati positivi ottenuti dalla stretta collaborazione tra i Servizi e le forze dell’Ordine, il ministro degli Esteri è stato assai più teso e drammatico nelle sue affermazioni, rivelando qualcosa che è tra i peggiori timori degli Italiani: l’Europa ci sta lasciando soli. Ancora una volta sembra che il problema dei rifugiati, con il rischio del terrorismo collegato, sia un fatto puramente nazionale, a cui ogni paese deve far fronte da solo. L’estate che volte al termine ripropone l’urgenza di una strategia condivisa,non solo per l’accoglienza dei migliaia di rifugiati, ma anche per la sicurezza di milioni di cittadini europei. Sono due facce di una stessa medaglia: l’umanità del farsi carico degli stranieri in condizioni desolate e la responsabilità di rispondere al proprio paese, che prevede un autunno caldo sotto fronti molto diversi, “conclude la Binetti.

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Migranti: dall’Europa un silenzio scandaloso

Posted by fidest press agency su domenica, 14 agosto 2016

migranti1“Nel momento in cui la questione immigrazione impegna Milano con i suoi 3.300 immigrati, sembra che acquisti maggior peso il tema della qualità dell’accoglienza, non solo della qualità attuale della vita dei rifugiati, ma anche la loro prospettiva di futuro. Eppure 3.300 tra immigrati e rifugiati non sono tanti, se paragonati alle migliaia di persone sbarcate sulle coste siciliane e accolte in quei Centri, ormai saturi di persone e privi di progettualità a breve e medio termine. Con la complicità del bel tempo e con l’inasprirsi delle condizioni di vita in Libia, gli arrivi si susseguono a ritmo incalzante. Ma non fanno più notizia. Nessuno si chiede più quanto tempo resteranno, dove andranno, e come raggiungeranno quelle mete che sognavano al momento di mettersi in viaggio. Subentra una assuefazione che esprime solo una quiete apparente. Ma da Milano si rilancia il tema-problema, per motivi di umanità, per ragioni di decoro della città, ma anche per quella innata efficienza meneghina, che non si accontenta di una relazione puramente formale”. Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare. “La soluzione europea all’immigrazione appare sempre più sbiadita, priva di vero slancio umanitario e decisamente miope nel non vedere come l’ammassarsi di tanta gente ai confini non può che essere foriera di successive tensioni. Ne dà conferma quello che accade al confine Como-Chiasso, dove cresce il numero delle persone accampate nei pressi della stazione, dove si accumulano ogni giorno un numero maggiore di rifiuti e dove solo il bel tempo di questi giorni rende tollerabile il dormire all’aria aperta, con una temperatura che inequivocabilmente sta calando. Parlare con queste persone con il loro italiano improbabile, ma comunque chiaro nelle richieste che pone, stringe il cuore da una parte, ma fa crescere l’indignazione dall’altra. Indignati non con i i rifugiati, non con i comaschi singolarmente pazienti e disponibili, non con Angelino Alfano, il ministro che sembra fare tutto quello che può, ma con il sistema complessivo di una Europa che si sta autocondannando all’implosione. Non saranno i terroristi a far saltare il nostro equilibrio precario già messo a dura prova, sarà piuttosto la pressione interna, che viene da numeri sempre meno controllabili, da condizioni di vita sempre meno tollerabili, e da un giudizio sempre più severo delle popolazioni autoctone. La maggioranza di loro non capisce e non riesce ad accettare l’immobilismo strutturale a cui la chiusura delle frontiere condanna l’Italia. Non possiamo e non vogliamo respingerli, ma non possiamo neppure continuare ad accettarli; e se pure li accettassimo, loro stanno maturando uno spirito di rivolta interna che mette a dura prova la loro proverbiale capacità di sofferenza e di tolleranza. Urgono soluzioni che facilitino le vie di deflusso, non quelle di accesso. L’attenzione va posta sulle vie di uscita, facendo dell’Italia una sorta di corridoio umanitario attraverso cui passare, ma in cui non è possibile restare, anche perché il tanto decantato decollo dell’economia con relativa crescita del PIL appare sempre più come una chimera sprovvista di fondamento reale”, conclude Binetti.

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Migranti: Se le cifre non fanno paura

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 agosto 2016

ventimigliaI migranti alla frontiera con Francia e Svizzera e le minacce del governo turco di aprire i propri centri rifugiati, hanno riproposto all’attenzione pubblica il problema dell’immigrazione. L’allarme e’ diffuso, sebbene siano solo 1,3 milioni i migranti richiedenti asilo su una popolazione europea di piu’ di 500 milioni di abitanti, comprendente i 28 Paesi dell’Unione Europea, piu’ Svizzera e Norvegia. Per valutare il problema abbiamo preso in considerazione le cifre dei richiedenti asilo, relative al 2015, elaborata dal Pew Research Center, su dati Eurostat. In percentuale si tratta dello 0,2% di richiedenti asilo sulla popolazione europea.
Fa paura una percentuale del genere o il panico e’ provocato da una sovraesposizione mediatica e da qualche interessato leader europeo alla ricerca del facile consenso per acquisire e mantenere il proprio potere?Secondo certa vulgata popolare, i migranti sono “brutti, sporchi e cattivi” se poi si aggiunge che sono “negri”, si completa il quadro delle negativita’. Se, pero’, esaminiamo la tabella possiamo notare che, nel 2015, i richiedenti asilo in Italia sono stati circa 80 mila, cioe’ lo 0,1% della popolazione italiana, mentre in Gran Bretagna sono stati circa 39 mila, cioe’ lo 0,06% della popolazione britannica; eppure, il recente referendum, relativo alla separazione dall’Unione europea, ha avuto come tema centrale il “pericolo immigrati”. Lo stesso dicasi della Germania dove i richiedenti asilo sono stati lo 0,5% della popolazione tedesca, ma la avversione ai migranti ha fatto le fortune politiche di alcuni partiti di estrema destra. Ovviamente, ci sono difficolta’ per alcuni Paesi ma se non si affronta il problema a livello europeo e si ricorre a semplici attivita’ emergenziali i dilemmi rimarranno tutti sul tappeto. C’e’, inoltre, la difficolta’ della gestione degli immigrati che rimane macroscopicamente carente da parte del nostro Governo.
Se la RAI, che è una emittente pubblica, affrontasse l’argomento fornendo informazione ai cittadini, probabilmente l’avversione all’immigrato assumerebbe toni e aspetti differenti da quello che sentiamo e leggiamo sulla cosiddetta rete sociale.
(Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Migranti, Binetti (Ap): “Riappropriamoci dei fondi dati alla Turchia”

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 agosto 2016

fuga migranti2“Oggi l’Italia è un Paese di passaggio per tanti immigrati, ma per capire cosa rappresenti questa semplice affermazione basterebbe arrivare alla stazione di Como. Sul lato lungo della stazione, parallelo ai binari dei treni, sia all’interno che all’esterno della stazione c’è una lunga distesa di sacchi a pelo, di coperte buttate per terra, di zaini accumulati negli angoli, e di panni stesi lungo le ringhiere. E’ il nuovo Campo rifugiati di questa provincia. Il luogo è denso di simbolismo: queste persone, per lo più siriane, sono li perché vogliono andare in Germania, ma prima devono attraversare una terra che allo stato attuale appare loro del tutto inospitale: la Svizzera. Ovviamente non vogliono andarci in treno, vorrebbero andarci a piedi, magari seguendo gli antichi percorsi dei contrabbandieri, per sfuggire ai controlli svizzeri. Ma finora non è stato facile e solo pochi ce l’hanno fatta. Sufficienti però a mantenere alta la speranza e la tenacia: sembrano persone giovani, dalle facce pulite, con una gran voglia di costruirsi un futuro migliore. Non voglio accattonare, ma in Italia non c’è lavoro, o per lo meno loro non ne trovano”. Lo afferma l’onorevole Paola BInetti, di Area popolare.
“A parte qualche scaramuccia con i barboni locali, sono sostanzialmente un popolo in cammino, che vorrebbe lasciare questo accampamento di fortuna per costruire qualcosa di più e di meglio per loro stessi e per le loro famiglie. Non sono tutti musulmani, alcuni sono cattolici e speravano di trovare un clima di accoglienza diverso, ma pur tuttavia non si lamentano: molte associazioni comasche si prendono cura di loro, portano da mangiare, facilitano eventuali controlli sanitari, rinnovano per quanto necessario il loro abbigliamento. Alla stazione – prosegue Binetti – hanno vicini i bagni per qualsiasi necessità, compresa quella di potersi lavare. Ma soprattutto la frontiera è vicina, anzi vicinissima e vorrebbero poterla attraversare. Ogni notte alcuni di loro ci provano, per lo più con risultati negativi. E’ davvero strano che son si possa predisporre per loro un treno per andare oltre la Svizzera: l’esperienza turca si rivela ogni giorno di più fragile e ad alto rischio. Reinvestire in modo diverso i fondi assegnati alla Turchia ci sottrarrebbe all’ennesimo ricatto da parte loro e forse premetterebbe di offrire a queste persone di trovare una soluzione più umana e Como non apparirebbe più, per chiunque arriva, la città dell’accoglienza a metà; dei controlli benevoli ma inefficienti; della solidarietà concreta ma inadeguata. Della speranza dura a morire, ma troppo lenta a raggiungere il suo oggetto…”.

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Migranti: emergenza nazionale

Posted by fidest press agency su martedì, 2 agosto 2016

“La missione Eunavfor Med ha riportato risultati limitati, non è stata ancora avviata la fase 3 dell’operazione, proprio quella più importante, che prevede la possibilità di arrestare gli scafisti e di sequestrare o affondare le barche direttamente sulla costa di partenza e sullo stesso territorio libico”. Lo ha detto l’onorevole di Forza Italia, Roberto Occhiuto, intervenendo nell’Aula di Montecitorio alla discussione della mozione del M5S sulle linee della politica europea ed estera dell’Italia alla luce delle recenti emergenze internazionali. “La fase 3 – ha aggiunto – è la fase fondamentale della missione, perché permetterebbe di entrare nelle acque territoriali libiche, combattendo in maniera efficace gli scafisti. Rimanere bloccati alla fase 2 significa per il nostro Paese continuare a sostenere una missione che è in grado solo di alimentare l’immigrazione clandestina, come dimostrano appunto gli sbarchi degli ultimi giorni”.

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Migranti: Cimitero Mediterraneo

Posted by fidest press agency su sabato, 23 luglio 2016

NUOVO DRAMMA DEI MIGRANTI, ANNEGANO DUE DONNE A PANTELLERIA“La contabilità terribile sulle migrazioni ci dice che sono quasi 3000 le persone che ufficialmente hanno perso la vita nelle traversate della morte tra la costa libica e l’Europa meridionale. Ma i numeri veri di questa carneficina nessuno li conosce per davvero, tranne il Mediterraneo, trasformato da mare culla di civiltà e centro del mondo a gigantesca fossa comune. Morti che pesano sulla coscienza dell’Unione Europea e di chi ha trasformato il mar Mediterraneo in un porto franco dell’illegalità e del traffico di essere umani. Se Mare nostrum, Triton, …, dovevano servire a salvare uomini, donne e bambini dall’annegamento ne è evidente il fallimento”. È quanto ha dichiarato il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli.

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UNICEF/migranti: diventa operativo l’accordo di collaborazione con il Governo italiano

Posted by fidest press agency su sabato, 16 luglio 2016

unicef“Le morti dei bambini nel Mar Mediterraneo non si fermano: ancora qualche giorno fa due sono annegati al largo dell’isola di Lesbo. Un dramma che non può lasciarci indifferenti. Per questo l’impegno dell’UNICEF prosegue senza sosta: la recente missione svolta da una delegazione dell’UNICEF – guidata dal Vicedirettore generale dell’UNICEF Justin Forsyth – in Sicilia in alcuni Centri di accoglienza con minorenni non accompagnati ha operativamente avviato l’accordo di collaborazione tra il Governo italiano e l’UNICEF su questo importante tema; ringraziamo per il sostegno il Ministro dell’Interno Alfano e il Capo del Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione Morcone”, ha dichiarato il Presidente dell’UNICEF Italia Giacomo Guerrera.In base all’accordo, nei prossimi mesi l’UNICEF sosterrà il Governo italiano in alcune attività: dal monitoraggio degli standard di accoglienza dei minorenni migranti e rifugiati – soprattutto quelli non accompagnati- alla verifica delle condizioni di vita dei minorenni migranti nei Centri di accoglienza presenti in Sicilia, Calabria e Campania; inoltre l’UNICEF promuoverà il monitoraggio delle attività a sostegno della prima integrazione e dell’inclusione sociale dei bambini e degli adolescenti migranti e rifugiati.L’UNICEF sta già attentamente monitorando la difficile situazione dei bambini migranti a Ventimiglia.

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Migranti: Dal terzo settore soluzioni realistiche

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 giugno 2016

NUOVO DRAMMA DEI MIGRANTI, ANNEGANO DUE DONNE A PANTELLERIA“Anche oggi notizie drammatiche sul fronte dell’immigrazione: stanno diventando talmente frequenti che il rischio è quello di confondere quelle di un giorno con quelle del giorno precedente e anestetizzare la propria coscienza. Ma questo è proprio quello che non può accadere, che non deve accadere, se non vogliamo perdere la nostra dignità di uomini e di donne impegnate sul piano umano prima ancora che politico. Ci sono richieste di aiuto che ci giungono dalle più importanti organizzazioni umanitarie, da Save the Children all’Alto Commissariato per i Rifugiati; da ONG presenti nei vari campi di accoglienza e da piccole organizzazioni che lavorano nelle nostre città, nelle mense e nelle parrocchie. In altri termini ci sono da un lato i numeri sempre più impressionanti dei flussi di migranti con la loro sofferenza a tutto campo e dall’altro ci sono alcune delle risposte di diversa portata che emergono da donne e uomini di buona volontà.”
Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare, che continua: “Anche oggi, prima domenica di giugno, ho incontrato un discreto gruppo di professionisti, seriamente impegnati in alcuni progetti che si occupano di programmi umanitari in Libano. Sostanzialmente chiedevano risorse economiche per far fronte ai loro obiettivi e mostravano come garanzia cose già fatte, per esempio una scuola professionale, che sta funzionando molto bene e che accoglie molti giovani profughi siriani. La loro argomentazione più convincente era più o meno questa: se li aiutiamo a restare nei loro paesi o nelle immediate vicinanze, saranno più facilmente disponibili a ricostruire il loro paese non appena sarà possibile. Non dovranno tornare da dove sono fuggiti, perché in un certo senso sono già li vicino. Un discorso serio e concreto, di alto respiro sociale, ma anche di concreta e prossima realizzazione. Una buona alternativa tra chi dice rimandiamoli tutti a casa e chi vorrebbe accoglierli tutti a casa nostra. Una soluzione di compromesso, in un certo senso; ma tutto sommato un buon compromesso che potrebbe rilanciare anche in quelle terre martoriate dalla guerra, dalla persecuzione e dalla discriminazione, un po’ di quella sana filosofia che è alla base della nostra legge sul Terzo settore. Forse è quella una delle chiavi potenziali per ricostruire con la cooperazione internazionale e con le nuove norme delle imprese sociali soluzioni ponte efficaci per evitare che si alzino muri o si rispediscano in mare gente che ha più fame di solidarietà e di opportunità professionali che di cibo, anche se una cosa non esclude l’altra”, conclude la Binetti.

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Chi sono i migranti? Perché emigrano? Quali sogni, speranze, paure li muovono?

Posted by fidest press agency su martedì, 31 maggio 2016

migrantiMilano 7 GIUGNO 18.30 La Feltrinelli piazza Duomo con Pierluigi Vercesi
Roma 8 GIUGNO 18.30 La Feltrinelli Galleria Colonna con un migrante ospitato dalla Comunità di Sant’Egidio
Bologna 9 GIUGNO 18.30 La Feltrinelli piazza Ravegnana 1 con Marcello Fois I migranti: i sogni, le paure, le speranze che li muovono nel racconto di Domenico Quirico. Questo libro è la cronaca dei viaggi fatti in compagnia dei migranti nei principali luoghi da cui partono, e in cui sostano o si riversano. In questo senso, è il racconto in presa diretta dell’Esodo che sta già mutando il mondo e la storia a venire. Una Grande Migrazione che ha inizio là dove parti intere del pianeta si svuotano di uomini, di rumori, di vita: negli squarci sterminati di Africa e di Medio Oriente, dove la sabbia già ricopre le strade e ne cancella il ricordo; nei paesi dove tutti quelli che possono mettersi in cammino partono e non restano che i vecchi. Termina nel nostro mondo, dove file di uomini sbarcano da navi che sono già relitti o cercano di sfondare muri improvvisati, camminano, scalano montagne, hanno mappe che sono messaggi di parenti o amici che già vivono in quella che ai loro occhi è la meta agognata: l’Europa, il Paradiso mille volte immaginato.
In realtà, il Paradiso è soltanto l’albergo fatiscente di civiltà sfiancate e inerti, destinate, come sempre domenico quiricoaccade nella Storia, a essere prese d’assalto da turbini di uomini capaci di lasciarsi dietro il passato, l’identità, l’anima.
Da Melilla, l’enclave spagnola che si stende ai piedi del Gourougou, in Marocco – dodici, sonnolenti chilometri quadrati cinti da un Muro in cui l’Europa è, visivamente, morta – fino alla giungla di Sangatte, a Calais, dove la disperata fauna dei migranti macchia, agli occhi delle solerti autorità francesi, le rive della Manica con la sua corte dei miracoli, tutto l’Occidente, dai governanti ai sudditi, sembra ingenuamente credere di poter continuare a respirare l’aria di prima, di poter vivere sulla medesima terra di prima, mentre «il mondo è rotolato in modo invisibile, silenzioso, inavvertito, in tempi nuovi, come se fossero mutati l’atmosfera del pianeta, il suo ossigeno, il ritmo di combustione e tutte le molle degli orologi».
Giornalista de La Stampa, responsabile degli esteri, corrispondente da Parigi e ora inviato. Ha seguito in particolare tutte le vicende africane degli ultimi vent’anni dalla Somalia al Congo, dal Ruanda alla primavera araba. Ha vinto i premi giornalistici Cutuli e Premiolino e, nel 2013, il prestigioso Premio Indro Montanelli. Ha scritto quattro saggi storici per Mondadori (Adua, Squadrone bianco, Generali e Naja) e Primavera araba per Bollati Boringhieri. Presso Neri Pozza ha pubblicato Il Grande Califfato, Il paese del male e Gli Ultimi. La magnifica storia dei vinti. Neri Pozza Editore S.p.a. © Copyright 2007 (foto: migranti, domenico quirico)

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Migranti: Gelmini, sinistra ha fallito in pieno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 aprile 2016

migranti1“La sinistra si accorge soltanto adesso che Milano è al limite. Sorge spontanea una domanda: finora chi ha governato la nostra città? Chi sta governando l’Italia? La responsabilità della gestione della cosa pubblica impone di pensare in primo luogo al bene comune e questo significa dire basta ad un’ accoglienza casuale e disordinata.
Dati gli sbarchi sempre più frequenti e numerosi, occorre organizzare e pianificare un piano immigrazione della nostra città. Giusta la richiesta di Parisi di un vertice immediato. I milanesi sono stati abbandonati per cinque anni da una giunta che ha pensato solo agli immigrati, nonostante i profughi rappresentino soltanto il 5 per cento. Dobbiamo pensare prima ai nostri pensionati, che vivono con 700 euro al mese, ai padri di famiglia senza lavoro e alle donne che si dividono fra la casa e la propria professione.
Sulla questione immigrati occorre dire basta al finto buonismo. I frutti fallimentari della sinistra sono chiarissimi a Milano e in tutt’Italia”. Così Mariastella Gelmini, candidata capolista di Forza Italia alle prossime amministrative di Milano e coordinatrice lombarda.

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Migranti: occorre un piano strategico per superare le criticità

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 aprile 2016

migranti“È fondamentale predisporre un piano pluriennale di accoglienza per far fronte all’aumento di flussi di richiedenti protezione internazionale. Un piano da costruire insieme a tutti gli attori della società civile(terzo settore, parrocchie, volontariato) con la regia di un Comune nuovo non più dirigista, ma che abbia come faro la sussidiarietà. Il tema dei migranti e’ delicatissimo, ma dobbiamo distinguere fra chi richiede asilo e gli irregolari che non possono essere accolti”.Cosi’ Mariastella Gelmini, candidata capolista di Forza Italia alle prossime amministrative di Milano e coordinatrice lombarda di Forza Italia in seguito all’appello del direttore della Caritas Ambrosiana, Luciano Gualzetti. “Fino ad a oggi – continua Gelmini – a Milano è mancata ogni forma di strategia, perché in questi cinque anni c’e’ stato esclusivamente un approccio ideologico. Adesso il tempo è scaduto! La sinistra ha fallito e i cittadini si sentono abbandonati. Ci sono associazioni impegnate da sempre nel volontariato, espressione autentica e genuina della solidarietà ambrosiana. Nostro dovere e’ non solo ascoltarle, ma condividere con loro le strategie giuste”, conclude Gelmini.

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Migranti: tra sgomberi e nuovi centri

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 aprile 2016

giachetti roberto“E’ vergognoso che un esponente politico come Giachetti che si candida a guidare la città di Roma difenda chi occupa abusivamente un edificio in barba ad ogni principio di legalità. E’ ogni giorno più evidente che la prima preoccupazione per gli esponenti della sinistra buonista e demagogica sono gli immigrati e non i cittadini italiani. Roma deve tornare alla legalità e uscire dalla condizione di degrado totale nella quale è stata fatta precipitare. Non possiamo consegnarci a chi non ha a cuore la sicurezza e il benessere dei cittadini e non accettiamo limitazioni dei nostri diritti. Chiediamo a tutti il rispetto delle regole. Bene ha fatto la polizia a procedere tempestivamente allo sgombero dell’ ex Ittiogenico in via della stazione Tiburtina occupato da attivisti di ‘Baobab Experience’. Se è con le occupazioni abusive che si vuol risolvere il problema dell’immigrazione ed è questo che si intende per integrazione e accoglienza è evidente che qualcuno non ha le idee molto chiare. La legge è uguale per tutti non è possibile che gli unici a doverla rispettare siano gli italiani” Lo afferma in una nota Barbara Saltamartini, vicepresidente dei Deputati del gruppo Lega-Noi con Salvini e coordinatrice della lista Lega Nord – Noi con Salvini Roma – che conclude – “Noi siamo e saremo sempre a fianco del Comitato cittadini stazione Tiburtina.

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“Migranti”, concerto-spettacolo per soli, recitanti

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 aprile 2016

pannofinoRoma Mercoledì 13 aprile alle 18.00 nell’Auditorium “Ennio Morricone” dell’Università di Roma “Tor Vergata” (Macroarea di Lettere e Filosofia, via Columbia 1) per la stagione dei concerti dell’Associazione Roma Sinfonietta è in programma “Migranti”, concerto-spettacolo per soli, recitanti, coro, orchestra da camera, ed elettronica, con libretto di Filomena Di Pace e musica di Luciano Bellini. Le composizioni elettroacustiche sono di Giovanni Costantini, gli effetti elettronici di Luciano Bellini e le elaborazioni fotografiche di Alfredo Bernacchia. Questo complesso spettacolo multimediale sarà interpretato da Francesco Pannofino e Alessia Patregnani (voci recitanti), dalla mezzosoprano Chiara Chialli, dal baritono Valerio Aufiero e dalla vocalist Isabella Valeri, con l’Orchestra da Camera Roma Sinfonietta, il Coro “Claudio Casini “ dell’Università di Roma Tor Vergata diretto da Stefano Cucci, il Coro “Nomentum” diretto da Roberto Murra, tutti con la direzione di Luciano Bellini.Come ricordano gli autori, l’emergenza profughi si impone quotidianamente alla nostra attenzione come un fenomeno epocale che attualmente ha assunto i connotati di un esodo disperato dai risvolti spesso tragici ed esige nuove e più adeguate risposte politiche e sociali a livello internazionale.In questo quadro ma con lo sguardo rivolto anche al passato, sia recente che lontano, l’opera ‘Migranti’ – in prima esecuzione assoluta – mette in scena il dramma della migrazione nei suoi molteplici aspetti e, senza avere la pretesa di dare una rappresentazione esauriente di una realtà così complessa, attraverso l’intreccio di musica, testi ed elaborazioni fotografiche, propone un affresco caleidoscopico di donne e uomini in viaggio dai paesi d’origine verso mondi sconosciuti e spesso vagheggiati come terre promesse.La musica di Luciano Bellini, improntata da anni alla ricerca di una fusione tra modelli di composizione diversi – dagli stilemi del patrimonio classico e contemporaneo al recupero di tradizioni popolari di differente provenienza – costituisce il tessuto multiforme su cui si inseriscono gli interventi vocali (sia canori che recitati), gli inserti di musica elettronica – tra cui due composizioni originali di Giovanni Costantini – e le elaborazioni fotografiche.Il testo di Filomena Di Pace, attraverso testimonianze di migranti, sia uomini che donne, sia di epoca recente che passata – tratte da fonti letterarie, storiche, giornalistiche – intende non solo evocare emozioni ma anche suggerire, tramite le molte voci di provenienza diversa (nello spazio e nel tempo), la ricchezza e la complessità del fenomeno migratorio, le motivazioni, i sentimenti, le difficoltà, le speranze, nel tentativo di superare quell’atteggiamento generalizzante e diffuso che finisce per omologare tutti i migranti in un’unica categoria povera e stereotipata.Le elaborazioni fotografiche di Alfredo Bernacchia ripropongono ed esaltano questa visione caleidoscopica della realtà dell’emigrazione, non limitandosi quindi ad illustrare o documentare la narrazione ma piuttosto ad evocare, attraverso la sovrapposizione di piani e di contesti e l’intreccio di volti e di spazi del presente e del passato, analogie e somiglianze e a suggerire, nonostante le molteplici differenze tra i vari attori di questa umana vicenda, una nostra comune appartenenza. (foto: pannofino)

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