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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘migrazione’

XV Edizione del Master annuale in Etnopsichiatria e Psicologia della Migrazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 settembre 2022

Roma, dal 10 e 11 febbraio 2023. All’interno di uno sfondo geopolitico e sociale, caratterizzato da situazioni economiche instabili, le migrazioni sono da intendersi come parte della complessa struttura della postmodernità. Gli spostamenti che rifugiati, richiedenti asilo, richiedenti protezione umanitaria fanno, rappresentano un’emergenza non solo in termini di gestione ma anche di identità e stabilità geopolitica degli Stati Nazione. Il cambiamento demografico del nostro Paese ci impone, quindi, un nuovo tipo di sapere multidisciplinare.Il Master in Etnopsichiatria e Psicologia della Migrazione offre per i vari profili professionali competenze nuove, aggiornate e spendibili in vari contesti lavorativi interculturali. Comprendere i flussi migratori, studiarne le varie vie, coglierne le differenze, analizzarne le problematiche, parallelamente alla gestione dei traumi e alla creazione di nuove forme di accoglienza: sono queste le sfide per medici, psicologi, psicoterapeuti e per tutte le figure professionali che lavorano nel mondo della migrazione.Il nostro obiettivo è quello di sottrarre al caso e all’emergenzialità le scelte fatte sul campo e di approfondire per tutti i professionisti il tema dell’etnopsichiatria e della psicologia della migrazione. Ampliare le proprie conoscenze rispetto al tema è un dovere che ogni professionista che si occupa della salute e del benessere della persona dovrebbe compiere. La nostra realtà è e continuerà a essere sempre il frutto di ciò che creiamo e portiamo avanti. L’Istituto A.T. Beck è riconosciuto come una eccellenza nella formazione. Da oltre dieci anni si occupa del tema delle migrazioni. Corsi, seminari, workshop e la dodicesima edizione del Master lo testimoniano. Le istituzioni che controllano i flussi migratori hanno rilevato una certa carenza di formazione specifica degli operatori e, a causa dell’ampiezza del fenomeno che l’Italia è chiamata a gestire, ci proponiamo di colmare tale lacuna nel modo più efficace e completo possibile. Nel corso delle 200 ore di lezione, l’enfasi verrà posta soprattutto sugli aspetti pratici della clinica e sull’apprendimento esperienziale tramite la partecipazione attiva tipica delle metodiche d’insegnamento cognitivo-comportamentali associate alla pratica etno-clinica.

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Migrazione, in una mostra fotografica storie di inclusione sociale grazie all’agricoltura

Posted by fidest press agency su domenica, 19 dicembre 2021

Il progetto ha l’obiettivo di fornire ai migranti strumenti di integrazione sociale, culturale ed economica attraverso un’attività pratica che favorisca l’interazione con la comunità locale e dia competenze che possono servire per il futuro, attraverso laboratori strutturati per acquisire sia la conoscenza della lingua italiana e del linguaggio specifico nel mondo del lavoro, sia il sapere tecnico e pratico nel campo dell’agricoltura. Così a Perugia è nato un campo multiculturale dove si piantano insieme pomodori e okra africana, a Milano un orto cittadino e un laboratorio dal seme al piatto, a Ragusa un campo agricolo inclusivo. “Coltiviamo l’integrazione” è stato avviato nel 2018 e si è concluso nel dicembre 2021. I ritratti dei destinatari sono stati realizzati con la stessa luce e lo stesso taglio, ma ognuno è diverso dall’altro: perché ogni volto racconta una storia, unica e speciale. A Perugia, i laboratori (promossi da Tamat in collaborazione con Diocesi di Perugia, ACLI, Fuori di Zucca, Orto Sole) si sono svolti nel Parco Agrosolidale di Montemorcino, coinvolgendo circa 15 richiedenti asilo provenienti da Nigeria e Mali: qui è stato realizzato un orto multiculturale in cui è stata sperimentata anche la produzione di prodotti ortaggi e verdure tipiche dei Paesi di origine dei partecipanti, come l’okra, alimento che viene utilizzato alla base di molti piatti della cucina africana e che è stato utilizzato per fare ricette italoafricane: okra in agrodolce, pesto, composta di cipolle e okra. A Milano sono stati realizzati due laboratori (da Fondazione ISMU in collaborazione con Rob de Matt, Arca CAS Agordat, NAGA, Diaconia Valdese, Fratelli San Francesco, SPRAR Associazione La Grangia di Monluè, Cooperativa Lotta contro l’emarginazione e APS Mitades), uno di cucina e uno di agricoltura urbana: i beneficiari hanno imparato a costruire e creare un orto tra i palazzi, coltivare ortaggi e poi cucinarli e presentarli in un piatto. A Ragusa la sperimentazione (promossa dall’associazione I tetti Colorati onlus, presso la Tenuta Magnì, concessa in comodato d’uso gratuito dalla Diocesi di Ragusa alla Cooperativa agricola Semina Mondo) ha coinvolto in un primo ciclo tre donne (due di nazionalità eritrea ed una marocchina) e tre uomini (due di nazionalità gambiana ed una algerina) e nel secondo ciclo 8 destinatari provenienti dalla Nigeria, Somalia e Gambia. I beneficiari hanno preso atto dei concetti di lavorazione del terreno, osservando l’aratura e la sistemazione della superficie, impostando un sesto di impianto idoneo alla crescita degli ortaggi, scelti insieme. Sono state organizzate anche cene solidali.

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Il Parlamento europeo chiede nuove regole per rafforzare la migrazione lavorativa legale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 dicembre 2021

Strasburgo. I deputati hanno approvato una risoluzione di iniziativa legislativa sulla migrazione legale con finalità lavorativa. Nel testo, si auspica la creazione di un pool di talenti europei per far incontrare i candidati di paesi terzi con i potenziali datori di lavoro con sede nell’UE, per alleviare la carenza di manodopera nei Paesi dell’Unione. Il sistema dovrebbe basarsi sull’esistente portale EURES.Il testo è stato approvato a maggioranza qualificata, con 497 voti favorevoli, 160 contrari e 38 astensioni.Il Parlamento chiede uno schema di inserimento per i lavoratori di paesi terzi con un livello di istruzione medio-basso e un quadro di riconoscimento per le loro competenze e qualifiche. Tale schema dovrebbe facilitare l’ingresso legale nell’Unione di imprenditori stranieri che vogliono creare imprese e start-up, e per i lavoratori altamente mobili come gli artisti e i professionisti della cultura. Inoltre, i deputati chiedono che la Commissione crei nuovi visti per ingressi multipli della durata di cinque anni, che consenta ingressi nell’UE fino a 90 giorni all’anno.I deputati chiedono una revisione delle norme in vigore per i cittadini di paesi terzi che sono residenti di lunga durata, per consentire loro di trasferirsi in un altro Paese UE, dal giorno in cui il loro permesso viene rilasciato, a condizioni simili a quelle già valide per i cittadini UE. Il numero di anni necessari per acquisire un permesso di soggiorno europeo di lunga durata dovrebbe essere ridotto da cinque a tre.Inoltre, i deputati chiedono una semplificazione delle procedure di richiesta per i visti, previste nell’attuale legislazione sui permessi unici. Ciò permetterebbe di presentare la richiesta sia dall’interno di un Paese UE – se il richiedente ha un permesso di soggiorno valido – sia da un paese terzo.I deputati propongono anche di cambiare le attuali regole sui lavoratori stagionali, consentendo loro di rimanere disoccupati – mentre sono in cerca di un nuovo lavoro – per un massimo di tre mesi, senza che il loro permesso esistente sia revocato.

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Ambiente, migrazioni e fame nel mondo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 novembre 2021

I problemi del mondo sono stati abitualmente sottovalutati nella quotidianità. Istituzioni internazionali (Onu e dintorni) che se ne occupano ci sono, e riescono ad andare avanti grazie ai finanziamenti (drammaticamente pochi) degli Stati nazionali. Oggi questi problemi sembra che siano più valutati perché stanno esplodendo nei nostri giardini di mondo ricco. Il caso emblematico per eccellenza è il covid, contro il quale stiamo lottando fronteggiando ogni giorno novità (varianti e dintorni). Il modo stesso con cui affrontiamo il virus, non più segregandoci in casa (come quando – malati – non si va a scuola), dimostra che abbiamo maturato consapevolezza istituzionale, collettiva ed individuale che – FORSE – ci condurrà a qualche soluzione. E, anche se ancora in modo insoddisfacente, le nostre istituzioni di Paesi ricchi stanno cominciando ad “invadere” i Paesi poveri con derrate di vaccini. Niente di risolto, ma è innegabile che questa politica sia in atto.Gli “altri” tre grandi problemi dell’umanità sono ambiente, migrazioni e fame nel mondo. Non abbandonati a se stessi ma, visto che sono sempre più problematici, vuol dire che quanto si fa non è sufficiente e/o viene fatto male. Ambiente. La corsa all’ennesimo fallimento della COP di Glasgow, con le terribilmente reali denunce che – per semplificare – vengono da Greta Thunberg, sono attualità. Migrazioni. Oltre a diffusi respingimenti o accoglienze col contagocce , baruffe sulle quote dei Paesi Ue, sovranismi suicidi di Paesi del Pacifico quanto dell’Atlantico e dell’oceano Indiano… oltre questo, non si va. Fame nel mondo. E’ di oggi l’ennesimo bollettino di morte del Programma alimentare mondiale. Il balzo da 42 milioni di inizio anno a 45 milioni di persone a rischio fame è la presa d’atto di un Pianeta in cui si va su Marte, si raggiunge Internet collegandosi dallo Spazio, ma si è incapaci di dare acqua e cibo a tutti.Ma il covid non ci ha insegnato nulla? Possibile che la mobilitazione e l’impegno mondiale su questo virus non ci abbia fatto comprendere che la Sars-cov è SOLO uno dei problemi planetari che NON POSSONO NON ESSERE RISOLTI, pena l’accelerazione della nostra estinzione? Non basta, per esempio, che in questi ultimi mesi TUTTI i prodotti energetici ed alimentari hanno prezzi che lievitano senza controlli, prezzi dai quali a cascata dipendono tutte le indispensabilità della vita? Lievitazione non casuale o solo a causa di riccazzi che vogliono essere sempre più tali, ma per carenze e/o errori di politiche su drammi che stanno portando il Pianeta alla deriva? Il fatto che – per chi fosse ancora distratto – ambiente, migrazioni e fame nel mondo non siano nel proprio giardino, è scusante per qualche individuo, ma criminale per le istituzioni. (Comunicato Aduc)

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“Cinque Lezioni sulla Migrazione”

Posted by fidest press agency su domenica, 7 novembre 2021

Perugia 9 novembre alle ore 16:00 con Marco Aime e l’Elogio della Differenza. Il ciclo dei seminari è stato Ideato e promosso dalle docenti Stefania Tusini e Maura Marchegiani, delegate rettorali, rispettivamente, alle politiche per l’inclusione e alle politiche per la sostenibilità. Il prossimo incontro è in programma in modalità online, su piattaforma Microosft Teams. A parlare de “L’Elogio della Differenza” sarà il massimo studioso italiano di discipline etno-antropologiche, Marco Aime, professore ordinario presso l’Università di Genova, dove insegna Antropologia culturale. La questione dell’identità e delle differenze è entrata in modo ormai quasi ossessivo nel dibattito pubblico nazionale, a vario titolo, e rimane centrale per identificare e comprendere i conflitti sociali e le forme di razzismo sempre nuove che l’Europa in particolare genera. La passione di Aime per l’antropologia e la etno-sociologia nasce dai primi viaggi extraeuropei compiuti nel periodo degli studi universitari. Da allora lo studioso alterna la sua passione per la ricerca scientifica all’attività di giornalista, scrittore e fotografo, collaborando con testate come La Stampa, Airone, Atlante e Gulliver. Fin dalla sua fondazione Aime è consulente scientifico del Festival Dialoghi sull’uomo di Pistoia, dedicato all’Antropologia del contemporaneo. Tra i suoi volumi più recenti: Senza sponda. Perché l’Italia non è più un paese di accoglienza (2015); Contro il razzismo. Quattro ragionamenti (2016); L’isola del non arrivo. Voci da Lampedusa (2018); Classificare, separare, escludere. Razzismi e identità (2020); Guida minima al cattivismo italiano (2020); Il mondo che avrete, Virus, Antropocene, Rivoluzione (2020). In ambito letterario, Marco Aime ha vinto il Premio Chatwin e il Premio Albatros con il libro di racconti Taxi Brousse. Gli incontri successivi si svolgeranno ancora di martedì, alle ore 16:00 – il 23 novembre e il 7 dicembre -, sempre su piattaforma Microsoft Teams, e vedranno protagonisti, rispettivamente, il medico di Lampedusa Pietro Bartolo e il sociologo Giuseppe Sciortino. Questo ciclo di incontri intende fornire a specialisti e interessati un punto di vista articolato ed approfondito sul tema, ma è aperto agli studenti e alla cittadinanza ed ha accesso gratuito.http://www.unistrapg.it/

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La pandemia frena la “nuova migrazione” qualificata degli italiani all’estero

Posted by fidest press agency su sabato, 6 novembre 2021

Alla vigilia della Giornata di Unità Nazionale e delle Forze Armate, che riguarda anche i molti cittadini italiani che ancora oggi vivono e lavorano all’estero, il Centro Studi e Ricerche IDOS diffonde i dati principali sulle “nuove migrazioni” raccolti dall’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) e dall’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (Aire).Nel corso degli ultimi 10 anni quasi un milione di italiani si sono “cancellati” dalle anagrafi comunali per espatrio all’estero, con un ritmo crescente nel tempo che ha visto superare le 100mila unità all’anno già a partire dal 2015. Nel 2020, in particolare, sono stati 112.218 i cancellati per l’estero e, di questi, il 45,5% era rappresentato da donne. Si tratta di un flusso annuale notevole (incidendo per il 2,1‰ sulla popolazione italiana), ma che risulta in diminuzione per la prima volta nel corso del nuovo millennio (-8,0, rispetto ai 122.020 i cancellati per l’estero del 2019). È l’annuncio di un cambiamento di rotta delle nuove migrazioni degli italiani? Quello che è certo è che la pandemia e le restrizioni alla circolazione internazionale non hanno completamente fermato i flussi, né incrementato in maniera significativa i ritorni (solo 43.229 nel 2020), nonostante molti abbiano perso il posto di lavoro all’estero e un certo numero abbia potuto usufruire di forme di telelavoro a distanza. L’analisi del movimento anagrafico di medio periodo, su dati Istat, conferma la peculiarità della nostra emigrazione contemporanea, caratterizzata da tanta “fuga di cervelli” e poca “circolazione di cervelli”. Nonostante un sistema che produce davvero pochi laureati (nel 2018 la percentuale di 30-34enni con un livello di istruzione terziaria raggiungeva in Italia il 27,8%, contro il 40,7% della media Ue), la laurea continua a non offrire, come invece avviene nel resto dei Paesi Ocse, possibilità d’impiego maggiori rispetto a quelle di chi ha un livello di istruzione inferiore: tra il 2008 e il 2020 sono ufficialmente espatriati dall’Italia 355mila giovani tra 25-34 anni e circa 96mila coetanei sono rimpatriati. La differenza tra rimpatri ed espatri è rimasta costantemente negativa negli anni e, cumulata tra il 2008 e il 2020, ha comportato una perdita complessiva di 259mila giovani, di cui 93mila con al più la licenza media (36%), 91mila diplomati (35%) e 76mila laureati (29%).A livello di Paesi di destinazione, le perdite nette di giovani registrate nel periodo 2008-2020 si sono risolte prevalentemente a favore di Paesi europei, come il Regno Unito (cumulativamente -19mila giovani) e Germania (-11mila). Secondo le nostre stime, oltre che per i 112mila iscritti all’Aire per espatrio, il numero globale degli italiani all’estero è cresciuto nel 2020 per effetto di oltre 78mila iscritti per nascita all’estero, 8mila acquisizioni della cittadinanza italiana dall’estero e 22mila iscrizioni per altri motivi, pervenendo così ad un numero complessivo di 5.652.080 italiani iscritti all’Aire (di cui il 48,1% è costituito da donne, il 15% da minorenni, il 64,7% da adulti tra i 18 e i 64 anni e il 20,3% da ultra65enni).Apparentemente il virus sembra essere stato in grado di invertire una linea di tendenza che anni di incentivi e altre iniziative (sia pubbliche che private) non erano riusciti a scalfire. I dati del primo anno di pandemia, infatti, vedono un leggero rallentamento dell’emigrazione dei laureati e ha tendenzialmente favorito il rientro di giovani dall’estero, ma resta difficile intravedere una reale. inversione di tendenza in assenza di politiche mirate a ridurre significativamente le perdite in termini di capitale umano che l’emigrazione sottende. Per ora le condizioni perché si realizzi la cosiddetta “migrazione di ritorno” in Italia risultano obiettivamente insufficienti: il mercato del lavoro resta poco attrattivo e ancor meno competitivo; il Paese è bloccato dal punto di vista delle infrastrutture, dell’innovazione, della qualità dei servizi; una burocrazia barocca, il clientelismo politico e il radicamento della malavita condizionano le prospettive per il futuro. In questo contesto sarà determinante investire in maniera virtuosa e nei tempi definiti i fondi allocati dall’Europa con il piano “Next Generation Eu”, un’occasione unica per rilanciare il nostro Paese.

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Libro: Torniamo a muoverci

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 marzo 2021

Parag Khanna In libreria dall’8 aprile Collana Le terre. Il nuovo, attesissimo saggio di uno degli intellettuali più influenti al mondo. Il coronavirus ha imposto il lockdown più severo della Storia, congelando completamente la migrazione internazionale. Eppure tutte le forze che costringono le persone a sradicarsi stanno accelerando: carenza di manodopera, sconvolgimenti politici, crisi economiche, evoluzioni tecnologiche e cambiamenti climatici. Dove vivrai nel 2030? Dove si stabiliranno i tuoi figli nel 2040? Come sarà la mappa dell’umanità nel 2050? Già venduto in 10 paesi. In uscita in primavera in Germania, in autunno negli Stati Uniti e in Inghilterra. (Fazi Editore)

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Migrazione sanitaria per tumore

Posted by fidest press agency su domenica, 31 gennaio 2021

Oltre 67.000 dei ricoveri ospedalieri per tumore, nel 2018, sono stati effettuati in mobilità passiva, ovvero con una migrazione dei pazienti dalla loro città di residenza abituale: il 9,5% di tutti i ricoveri oncologici e oncoematologici, percentuale che scende all’8,5% se si considera solo la mobilità extraregionale e non quella cosiddetta “di prossimità”.Campania, Calabria, Puglia, Sicilia e Lazio sono le Regioni dalle quali i pazienti con tumore si spostano maggiormente: oltre la metà dei ricoveri extraregionali proviene da queste 5 Regioni.A guidare la classifica delle Regioni che accolgono più pazienti extraregionali, Lombardia, lo stesso Lazio, Emilia-Romagna e Veneto, nelle quali vengono effettuati il 60% dei ricoveri per tumore in mobilità passiva.In termini economici, la mobilità passiva incide sui finanziamenti regionali nel campo dell’oncologia, con un range che va dal -3,2% della Lombardia al -40,9% del Molise. Tutte le Regioni del Sud perdono, esclusa la Sardegna (-9,0%), oltre il 13% del finanziamento per l’oncologia: di queste, Basilicata, Calabria e Molise perdono più del 30%.Il paziente oncologico si sposta dalla propria Regione prevalentemente per tumori della prostata, della vescica, del fegato e della tiroide, e circa un terzo dei ricoveri extraregione è associato a un intervento chirurgico.Sono le principali evidenze di un’indagine socio-economica realizzata dal Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità (C.R.E.A. Sanità), nell’ambito delle attività del Gruppo “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere”, coordinato da Salute Donna Onlus insieme a 35 Associazioni di pazienti oncologici e onco-ematologici, sulla migrazione sanitaria in oncologia, con un’analisi innovativa che mette a disposizione dati e proiezioni sull’impatto organizzativo ed economico di questo fenomeno, affrontando il tema della mobilità “di prossimità”, che non è sempre evitabile, e andando per la prima volta a profilare il paziente oncologico in mobilità. L’obiettivo è quello di collaborare con le Istituzioni per comprendere meglio le motivazioni alla base della migrazione sanitaria in oncologia, in vista della profonda riforma dell’assistenza e dell’organizzazione sanitaria che verrà posta in essere attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

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Dalla Conferenza interparlamentare di alto livello su migrazione e asilo in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 novembre 2020

Bruxelles. “Teniamo questa conferenza a pochi giorni da una delle tante, troppe tragedie in mare nel Mediterraneo, tra la Libia e l’Italia. La ONG Open Arms, la sola che con la guardia costiera italiana ogni giorno soccorre persone in quel braccio di mare, ci ha mostrato le immagini di una madre, stremata su un gommone, gridare e implorare i soccorritori di cercare il suo bambino perso in mare. Quel bambino aveva 6 mesi, si chiamava Joseph, veniva dalla Guinea ed è morto poco dopo essere stato portato a bordo della nave di Open Arms, in attesa di soccorsi arrivati purtroppo troppo tardi”.“Voglio parlare di questo bambino perché dietro ai numeri di cui parliamo giustamente nell’analisi dei flussi migratori ci sono persone e ci sono storie. Persone e storie che devono essere il cuore di ogni politica efficace di migrazione e asilo”. “Credo che il nuovo ciclo politico ci dia oggi l’opportunità storica di fare questo salto di qualità: svolgere politiche efficaci e umane. E voglio salutare la proposta della Commissione europea di un Patto sulla migrazione e l’asilo, un pacchetto di proposte legislative che rappresenta una prima base di lavoro”.“Qualsiasi sistema efficace di migrazione e di asilo europeo deve essere sviluppato tenendo presenti alcuni principi. Una ripartizione della responsabilità – che è collettiva – per l’accoglienza delle persone, per le operazioni di identificazione, l’esame delle richieste di asilo, l’accoglienza dei rifugiati, l’esecuzione delle operazioni di rimpatrio. Questo implica un impegno molto maggiore sia nella ricollocazione dei rifugiati all’interno dell’Unione che nel reinsediamento dei rifugiati da Paesi terzi. Dobbiamo definire percorsi legali alternativi per la protezione, come i visti umanitari”.“Un sistema di regole condivise per il salvataggio in mare e lo sbarco delle persone, senza criminalizzare chi salva vite in mare perché adempie non solo ad un obbligo sancito dal diritto internazionale del mare, ma ad un obbligo morale”. “Un lavoro comune delle nostre forze di polizia e di intelligence per smantellare le organizzazioni criminali a capo del traffico di persone lungo tutte le rotte principali, in collaborazione con i nostri partner nei Paesi di origine e transito”.“L’apertura di canali legali per l’immigrazione per motivi di lavoro sulla base delle necessità dei nostri mercati del lavoro”. (n.r. Belle parole ma che ne facciamo quando i fatti dimostrano che quando si tratta di immigrazione clandestina o quanto altro è l’Europa comunitaria a guardare altrove mettendo i paesi come l’Italia, la Grecia e Malta in grave difficoltà. E’ semplicemente una vergogna, per non dire altro)

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Covid-19 e migrazione sanitaria

Posted by fidest press agency su domenica, 4 ottobre 2020

Milano. Superate le fasi critiche nazionali a livello sanitario, l’Associazione A Casa Lontani da Casa – punto di riferimento per un servizio gratuito di ricerca di alloggio all’interno di una rete solidale di 50 realtà del terzo settore dedicate all’accoglienza di persone malate in arrivo in Lombardia – promuove un dibattito sull’impatto del virus sulla migrazione sanitaria, invitando al confronto tutte le associazioni del terzo settore: Covid_19 ha inciso sulla vita e sulla salute di decine di migliaia di persone, ma che ricaduta ha avuto sui pazienti già in cura per patologie a medio/lungo raggio, in particolar modo quelle che necessitano di spostamenti interregionali? E che impatto avrà sulla migrazione di nuovi pazienti, da oggi in avanti? Parliamo di un fenomeno, quello della migrazione sanitaria, che coinvolge in Italia oltre 800.000 persone ogni anno, di cui almeno 200.000 in viaggio verso la Lombardia. Che cosa è successo dunque ai “migranti sanitari” durante il lockdown? E ancora: che cosa succederà nei prossimi mesi a tutti quei pazienti che necessitano di uno spostamento interregionale verso il Nord e rischiano di essere impossibilitati a farlo? L’Associazione A Casa Lontani da Casa Onlus, con una rete che nel 2019 ha contato 190.000 pernottamenti e un osservatorio privilegiato per monitorare l’andamento del fenomeno, sta mettendo in campo idee e competenze per cercare di dare risposte al nuovo problema.A fronte di una media mensile di circa 4.000 nuove richieste di persone in cerca di alloggio temporaneo per motivi salute, l’analisi dei dati rilevati dall’Associazione nelle settimane più calde della pandemia mostra un calo del 50% dei contatti, che non hanno infatti superato le 2.000 richieste. E ancora: l’analisi del traffico di utenti in cerca di informazioni ci dice che sono 3.000 le persone malate costrette a interrompere o rimandare il proprio percorso di cura. Un quadro complessivo rilevante se si considera la delicatezza delle patologie coinvolte (15% neurologiche e oltre 40% oncologiche) e le dimensioni del campione analizzato.Come sta rispondendo il sistema sanitario a questa emergenza nell’emergenza? Alcuni ospedali hanno risposto con rapidità proponendo come parziale soluzione la “medicina a distanza” per poter assistere i pazienti già in carico, ma hanno certamente registrato un calo significativo dei nuovi accessi. Un trend che conferma quanto rilevato dall’osservatorio interno all’Associazione A Casa Lontani da Casa e che apre a una nuova domanda: cosa può fare invece il terzo settore? La risposta che suggerisce la stessa Associazione è una rete di case di accoglienza su scala nazionale. Grazie anche al sostegno di Teva Italia, che da diversi anni ha sposato la causa della migrazione sanitaria, l’Associazione ha quindi avviato un lavoro coeso di mappatura – a partire da Roma, Genova e Firenze – di nuove possibili mete di migrazione in Centro e Sud Italia, e relative case di accoglienza, per ampliare la sua rete a livello nazionale. E per far fronte a un’eventuale impossibilità di spostamento verso regioni come la Lombardia, considerando l’evidenza che mostrano i dati: anche la migrazione sanitaria sta cambiando, così come sono cambiate le nostre abitudini di vita. È verosimile pensare che le persone saranno sempre più orientate verso destinazioni di cura più vicine e accessibili. E di conseguenza che anche il terzo settore possa prendersi in carico il problema, proponendo nuove risposte a un bisogno che si sta trasformando. http://www.acasalontanidacasa.it

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La migrazione sanitaria vale 4,6 miliardi di euro

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

I cittadini italiani hanno il diritto di essere assistiti in strutture sanitarie di Regioni differenti da quella di residenza, determinando il cosiddetto fenomeno della mobilità sanitaria interregionale, distinta in mobilità attiva (voce di credito che identifica l’indice di attrazione di una Regione) e mobilità passiva (voce di debito che rappresenta l’indice di fuga da una Regione). Annualmente vengono effettuate le compensazioni finanziarie tra Regioni su 7 flussi finanziari: ricoveri ospedalieri e day hospital (differenziati per pubblico e privato accreditato), medicina generale, specialistica ambulatoriale, farmaceutica, cure termali, somministrazione diretta di farmaci, trasporti con ambulanza ed elisoccorso.Nel 2018 il valore della mobilità sanitaria ammonta a € 4.618,98 milioni, importo approvato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome il 31 marzo 2020, previa compensazione dei saldi.
Mobilità attiva. Le 6 Regioni con maggiori capacità di attrazione vantano crediti superiori a € 200 milioni: in testa Lombardia (26,1%) ed Emilia-Romagna (13,9%) che insieme drenano il 40% della mobilità attiva. Un ulteriore 31,9% viene attratto da Veneto (9,6%), Lazio (8,5%), Toscana (8,1%) e Piemonte (5,8%). Il rimanente 28,1% si distribuisce nelle altre 15 Regioni e Province Autonome, oltre che all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (€ 244,7 milioni) e all’Associazione dei Cavalieri Italiani del Sovrano Militare Ordine di Malta (€ 43 milioni). In generale, emerge la forte attrazione delle grandi Regioni del Nord, a cui fa da contraltare quella estremamente limitata delle Regioni del Centro-Sud, con la sola eccezione del Lazio.
Mobilità passiva. Ciascuna delle 6 Regioni con maggiore indice di fuga genera debiti per oltre € 300 milioni: Lazio (13%) e Campania (10,5%) costituiscono circa un quarto della mobilità passiva; un ulteriore 28,7% riguarda Lombardia (8,2%), Puglia (7,3%), Calabria (6,7%), Sicilia (6,5%); il rimanente 47,8% si distribuisce nelle altre 15 Regioni e Province Autonome. La mobilità passiva presenta differenze Nord-Sud più sfumate: gli indici di fuga sono elevati in quasi tutte le Regioni del Sud, ma sono rilevanti anche in tutte le Regioni del Nord con elevata mobilità attiva, documentando specifiche preferenze dei cittadini agevolate dalla facilità di spostamento: Lombardia (-€ 379,9 milioni), Emilia-Romagna (-€ 275,9 milioni), Veneto (-€ 274,7 milioni), Piemonte (-€ 263,8 milioni), Toscana (-€ 207,6 milioni) e Liguria (-€ 206,4 milioni).

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Tunisia: servono progetti a favore dell’occupazione,Università e scuola e controllo congiunto dei confini

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 agosto 2020

Così la comunità del mondo arabo in Italia(Co-mai) e l’associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) e L’Unione medica euro mediterranea(UMEM) ringraziano il Governo Italiano per tutti gli sforzi che sta facendo per sostenere la Tunisia ma dall’altra parte avvertono che 21 milioni di euro per combattere l’immigrazione irregolare non sono sufficienti perché non è la soluzione che serve in questo momento di grande difficoltà economica e disoccupazione giovanile.
“Da anni si parla di accordi bilaterali tra l’Italia e la Tunisia senza mai affrontare globalmente la questione rispettando la reciprocità e l’uguaglianza e risolvendo i motivi delle partenze dalla Tunisia che oggi sono diverse dalla primavera tunisina nel 2011.Bisogna combattere la disoccupazione giovanile che è in aumento continuo, bisogna sostenere progetti a favore delle scuole, dell’università e insegnare ai giovani nuovi mestieri per lavorare e studiare in Tunisia come chiede la maggioranza di loro. Quindi non costretti a migrare per trovare situazioni migliori costretti ad utilizzare i mercati dell’immigrazione irregolare coperti da generali e poliziotti corrotti. Proprio questo è il problema: non è più sufficiente e utile dare soldi solo per combattere l’immigrazione irregolare se non si combatte la corruzione ai confini e non si impegnano tutti i paesi europei ed i paesi da dove provengono la maggioranza dei migranti irregolari con un controllo congiunto euro mediterraneo e salvaguardare la solidarietà e combattere la violenza contro donne e minorenni come avviene da anni, denunciato dai migranti stessi che pagano fiori di soldi ai mercanti degli esseri umani. cosi Dichiara Foad Aodi presidente Amsi e Co-mai e Membro registro esperti e Gdl salute Globale Fnomceo che segue l’immigrazione dal 2000 con Amsi e ha partecipato a numerosi incontri e conferenze su immigrazione e cittadinanza con La Lega Araba sia in Egitto che in Tunisia in qualità di esperto e presidente Amsi e Co-mai è stato nominato membro del Comitato Scientifico del dipartimento immigrazione e sanità della Lega Araba in Egitto.

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Convegno nazionale Migrazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 marzo 2019

Roma 14 marzo 2019, ore 15.00 -18.30 Camera dei Deputati – Auletta dei Gruppi Parlamentari, via di Campo Marzio 78. Il ruolo delle Diaspore Med-Africane in Italia è essenziale per facilitare l’inclusione dei nuovi arrivati e per contrastare possibili derive jihadiste o terroristiche, non solo per promuovere progetti di co-sviluppo nei Paesi d’origine.Il Convegno è volto a dare voce innanzitutto proprio a queste organizzazioni diasporiche, alle loro istanze e alle loro concrete esperienze sul terreno, cui i rappresentanti delle istituzioni nazionali e locali sono chiamati a dare risposta. Il Convegno si propone altresì di creare canali di contatto e di comunicazione tra le diverse istituzioni nazionali e locali, le cui iniziative talora procedono in parallelo.Il Convegno si propone come complementare al recente Summit delle Diaspore, tenutosi nel Dicembre 2018 a Milano, che è stato centrato sulle questioni del Co-Sviluppo, mentre questa iniziativa è focalizzata sulle politiche di inclusione dei migranti nel medio periodo. Programma
ore 14.30 Registrazione partecipanti ore 15.00 Apertura lavori Presiedono:
Janiki Cingoli, Presidente del Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente (CIPMO)
Claudio Paravati, Direttore del Centro Studi e Rivista Confronti
Welcome speech:
Lia Quartapelle, membro della Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera dei Deputati
Intervento di apertura:Emanuela C. Del Re, Vice Ministra degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale
Una panoramica della situazione:Antonio Ricci, Vice Presidente del Centro Studi e Ricerche IDOS
Panel I: La voce delle Diaspore Med- Africane Introduce e modera:
Cleophas Adrien Dioma, Coordinatore del Gruppo di lavoro “Migrazione e sviluppo” del Consiglio Nazionale per la Cooperazione allo Sviluppo. Intervengono:
Marie Thérèse Mukamitsindo, Presidente della Cooperativa sociale Integrata A.R.L. Karibu di Latina, Vincitrice del Moneygram Awards 2018
Ouejdane Mejri, Presidente dell’Associazione Pontes – Mediterraneo, docente all’Università di Roma Tre e al Politecnico di Milano
Diye Ndiaye, Assessore alla Pubblica Istruzione e Cooperazione Internazionale del Comune di Scandicci, Presidente dell’Associazione dei Senegalesi di Firenze e Circondario e Presidente di Fasi – Federazione delle Associazioni Senegalesi in Italia
Berthin Nzonza, Responsabile Staff Mosaico Azioni per i rifugiati
Ada Ugo Abara, membro del direttivo del CoNNGI – Coordinamento Nazionale Nuove Generazioni Italiane e responsabile dell’associazione Arising Africans di Padova
Panel II: La risposta delle Istituzioni Introduce e modera: Rando Devole, Sociologo, esperto di migrazioni. Intervengono: Lorenzo Fioramonti, Vice Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Nicola Molteni, Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno (tbc) Tatiana Esposito, Direttrice Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di integrazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali Leonardo Carmenati, Direttore Vicario dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS)
Daniela Di Capua, Direttrice del Servizio centrale SPRAR/SIPROIMI Carlos Talamas, Responsabile dell’Ufficio Relazioni Internazionali di Formaper – Camera di Commercio di Milano, Monza, Brianza e Lodi. Conclusioni:
Armando Barucco, Capo Unità di Analisi, Programmazione, Statistica e Documentazione storica del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.L’Iniziativa è promossa dal Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente – CIPMO – in partnership con la Centro Studi e Rivista Confronti, con la collaborazione del Centro Studi e Ricerche IDOS – Dossier Statistico Immigrazione, del Centro Piemontese di Studi Africani (CSA) e del Centro Studi di Politica Internazionale (CeSPI), sostenuta dall’Unità di Analisi, Programmazione, Statistica e Documentazione storica del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

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“E’ necessario guardare a migrazione e sviluppo con un approccio più globale”

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

Lo ha affermato il Direttore Generale dell’OIM, William Lacy Swing. “Contrariamente a quanto si creda la migrazione non è solo un fenomeno Sud-Nord.” “Meno della metà dei migranti in tutto il mondo, infatti, si sposta da paesi in via di sviluppo verso paesi sviluppati.” I nuovi dati presentati nel rapporto mostrano che i migranti adulti che si muovono da Sud a Nord rappresentano solo il 40% del totale mondiale.
Circa il 33% dei migranti si muove tra paesi del Sud, il 22% tra paesi del Nord e il 5% dal Nord al Sud del mondo. Nel complesso, la migrazione migliora il benessere soprattutto per chi si trasferisce al Nord. Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, sono i migranti che si spostano da Nord a Nord (tra paesi ad alto reddito), piuttosto che da Sud a Nord, a segnalare maggiori benefici. I migranti Sud-Nord risultano infatti meno propensi a sentirsi soddisfatti della loro vita rispetto a chi è nato nei paesi di destinazione. Le persone che migrano da Nord a Sud hanno esperienze contrastanti. Mentre, in un ambiente relativamente più economico, riescono a ottenere di più con il loro denaro, essi tendono ad avere un minor numero di contatti sociali e hanno meno probabilità di avere qualcuno su cui contare per un aiuto. Chi si sposta da Sud a Nord valuta invece la sua vita in modo simile, o leggermente peggiore, rispetto alle persone con un profilo analogo rimaste nel loro paese d’origine.
La migrazione Sud-Sud tra paesi a basso o medio reddito è in gran parte una questione di sopravvivenza, porta a pochi miglioramenti e i migranti continuano a dover affrontare grandi difficoltà, alla stessa stregua della popolazione locale. Di fatto, le condizioni di vita dei migranti nel Sud spesso sono uguali o peggiori rispetto a quelle che avrebbero sperimentato in patria se non avessero deciso di migrare. Molti affermano, infatti, di vivere peggio, di avere difficoltà nell’ottenere un alloggio adeguato, e di essere insoddisfatti delle loro condizioni di salute.
La maggioranza tende anche a essere pessimista riguardo al proprio futuro. Il rapporto fornisce anche una serie di nuove informazioni concernenti il rapporto tra migrazione e sviluppo. Ad esempio, anche se circa i due terzi dei migranti internazionali sono originari del Sud, le persone provenienti da paesi del Nord sono più propense a migrare. In effetti, le persone emigrate costituiscono tra il 3,6 % e il 5,2 % della popolazione del Nord, mentre nel Sud, gli emigrati rappresentano circa il 3% della popolazione. Questo rilevamento è impor-tante perché spesso si presume che le persone migrino a causa di una mancanza di sviluppo e che la migrazione diminuisca quando un paese diventa più sviluppato. I nuovi risultati suggeriscono inoltre che solo una minoranza di migranti invia rimesse. In realtà, solo l’8% dei migranti adulti nel Sud, e il 27% nel Nord, riferiscono di inviare un “aiuto finanziario” a dei parenti che vivono in un altro paese. Un altro luogo comune sfatato dal rapporto riguarda il livello di disoccupazione tra i migranti. Il tasso di disoccupazione globale per i migranti è di circa il 13%, contro l’8% delle popolazioni locali. E’ stato inoltre osservato siano ben sette milioni i migranti in movimento da Nord a Sud.
Si tratta, per esempio, di cittadini provenienti dagli Stati Uniti che si trasferiscono in Messico e in Sud Africa, ma anche di tedeschi che si spostano in Turchia e di portoghesi che vanno in Brasile. Questo sembra essere un trend migratorio emergente, che spinge a ripensare vecchie nozioni di migrazione e sviluppo, giacché sempre più persone si spostano da paesi sviluppati ai paesi meno sviluppati.
Il Rapporto Mondiale sulle Migrazioni 2013 pone infine l’accento sulla necessità di comprendere come il benessere dei migranti vari in base al luogo e all’esperienza personale. Questa variazione si nota, ad esempio, nell’effetto della migrazione sul benessere di diverse categorie di migranti, tra cui lavoratori migranti, studenti, migranti irregolari, migranti rientrati nel paese d’origine, o migranti in difficoltà a causa di conflitti o disastri ambientali. (Riccardo Alfonso)

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Gestione della migrazione: la Commissione approfondisce i concetti del sistema degli sbarchi e dei “centri controllati”

Posted by fidest press agency su domenica, 29 luglio 2018

Rispondendo all’invito formulato dai leader dell’UE nel Consiglio europeo di giugno, oggi la Commissione approfondisce il concetto dei centri controllati e le misure a breve termine che potrebbero essere prese per migliorare la gestione dei migranti sbarcati nell’Unione e presenta un primo schema del possibile modus operandi per la conclusione di intese regionali sugli sbarchi coi paesi terzi. L’operatività delle intese regionali sugli sbarchi va vista come attività parallela e complementare allo sviluppo dei centri controllati nell’UE: insieme, i due concetti dovrebbero contribuire a una vera condivisione della responsabilità a livello regionale nella risposta alle sfide complesse poste dalla migrazione.Il Commissario Avramopoulos ha dichiarato: “Oggi più che mai abbiamo bisogno di soluzioni europee comuni alla questione migratoria. Siamo pronti a sostenere gli Stati membri e i paesi terzi ai fini di una migliore cooperazione sugli sbarchi delle persone soccorse in mare. Per ottenere risultati concreti e immediati dobbiamo però essere uniti: non soltanto oggi, ma a lungo termine. Dobbiamo adoperarci per soluzioni durature.”
Per rendere più ordinata ed efficace la gestione delle persone sbarcate nell’Unione europea, i leader hanno auspicato l’istituzione di “centri controllati” nell’UE. L’obiettivo primario sarebbe migliorare il processo di distinzione tra le persone bisognose di protezione internazionale e i migranti irregolari che non hanno diritto di restare nell’UE, accelerando al contempo i rimpatri.I centri sarebbero gestiti dallo Stato membro ospitante con il pieno sostegno dell’UE e delle agenzie dell’UE; potrebbero essere temporanei o ad hoc, a seconda dell’ubicazione. I principali elementi dei centri sono i seguenti:pieno sostegno operativo, con squadre di sbarco formate da guardie di frontiera europee, esperti di asilo, addetti allo screening di sicurezza e agenti addetti ai rimpatri, i cui costi sarebbero coperti integralmente dal bilancio dell’UE;
gestione rapida, sicura ed efficace che riduca il rischio di movimenti secondari e sveltisca la determinazione dello status della persona;
pieno sostegno finanziario agli Stati membri volontari per la copertura dei costi delle infrastrutture e i costi operativi e sostegno finanziario agli Stati membri che accettano i trasferimenti delle persone sbarcate (6 000 € per persona).
Per sperimentare questo concetto potrebbe essere avviata appena possibile una fase pilota con l’applicazione di un approccio flessibile.La Commissione fungerà da cellula centrale di coordinamento per gli Stati membri che partecipano agli sforzi di solidarietà: si tratterà di una misura temporanea in attesa che possa essere creato un vero e proprio sistema nel contesto delle riforme in corso del sistema europeo comune di asilo.

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Vertice UE / migrazione: il Parlamento chiede soluzioni congiunte basate sulla solidarietà

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 giugno 2018

I deputati esortano i leader dell’UE di trovare una soluzione all’attuale impasse in materia di migrazione e asilo e lo stress la loro disponibilità ad avviare colloqui per riformare le regole esistenti.In vista di un Consiglio europeo cruciale, durante il quale i leader europei discuteranno come affrontare al meglio con l’afflusso di migranti e richiedenti asilo, i deputati sottolineano che l’Europa ha bisogno di un efficace sistema comune di asilo europeo che rispetti i diritti fondamentali, in coppia con controlli alle frontiere avanzate e rinforzata sicurezza.Il Parlamento ha già adottato la propria posizione su tutti i fascicoli legislativi relativi alla riforma della politica di asilo dell’UE ed è pronto per iniziare i colloqui con i Ministri dell’UE.Claude Moraes (S & D, UK) , presidente della commissione per le libertà civili, ha dichiarato: “E ‘fondamentale che il Consiglio si presenta con soluzioni complete, umanitari ed efficaci per la migrazione a questo incontro. Il Parlamento europeo ha fatto il suo lavoro in qualità di co-legislatore, mettendo avanti la sua posizione su Dublino. Con la riforma del sistema europeo comune di asilo la soluzione per un approccio europeo basato sulla solidarietà e la responsabilità condivisa è sul tavolo e il Consiglio deve agire ora – e se non è possibile prendere una decisione all’unanimità, è il momento di decide a maggioranza”.“I casi di Acquario e Lifeline ci ha mostrato una volta di più l’importanza di un approccio decente e umana dell’UE e del Consiglio non possono più bloccare il file di Dublino, che è la chiave per questo”, ha insistito Moraes.Infine, ha chiarito che “non sosterremo soluzioni politiche non redditizie, come off-shore che ha messo a rischio i diritti umani. Questa è una linea rossa per il Parlamento “.Cecilia Wikström (ALDE, SE), relatore del PE per la riforma del regolamento di Dublino, ha aggiunto: “E ‘tempo per il Consiglio di consegnare e unire. Il Parlamento europeo è stato pronto ad avviare negoziati sul regolamento di Dublino da novembre. Mi auguro che i governi dell’UE durante il vertice sono disposti a mettere abbastanza di parte le loro differenze, a questo punto, al fine di consentire negoziati tra il Parlamento e il Consiglio per iniziare”.“Dobbiamo trovare il modo di andata che consentono la creazione di un sistema di asilo funzionante con un adeguato supporto per gli stati in prima linea, le responsabilità condivise e corretta gestione delle frontiere esterne. Senza tali negoziati, ci troviamo a mani vuote con l’attuale sistema di asilo fallito e risposte per i cittadini”, ha concluso Wikström.
Il Parlamento ha adottato nel novembre 2017 il suo mandato sulla riforma del regolamento di Dublino , che determina lo Stato membro responsabile dell’esame di una domanda d’asilo ed è il fulcro di una riforma globale della politica di asilo dell’UE, ma le trattative sulla forma finale del testo inizierà solo una volta gli stati membri concordano sulla loro posizione.
I deputati hanno ripetutamente chiamato il Consiglio a dimostrare una reale volontà politica di andare avanti con le riforme e porre fine alle persone che muoiono nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere l’Europa.Gli stati del Parlamento e membro hanno esaurito offerte preliminari su diversi altri file del pacchetto asilo, come ad esempio la direttiva sulle condizioni di rifusione reception e il nuovo regolamento di qualificazione e la nuova Agenzia per l’Asilo dell’UE , ma quelli possono essere confermati solo se esiste un accordo sulla chiave regolamento Dublino. Sono stati inoltre compiuti progressi significativi nel corso colloqui su un sistema Eurodac rafforzato e un nuovo quadro UE per il reinsediamento .La versione aggiornata di Regolamento Procedure e la revisione della Carta blu UE per i lavoratori altamente qualificati sono altre due proposte sulle quali i co-legislatori hanno lo scopo di raggiungere un accordo prima della fine della legislatura.

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La migrazione verso l’UE e la riforma dell’asilo

Posted by fidest press agency su sabato, 23 giugno 2018

Con l’Europa a un bivio in materia di migrazione, il Parlamento europeo in quanto colegislatore svolge un ruolo chiave per spingere per un efficace, decente e umana approccio dell’UE.
In vista di un Consiglio europeo decisiva il 28-29 giugno per le libertà civili, presidente della commissione Claude Moraes (S & D, UK) ha detto: “Il Parlamento europeo continuerà a spingere per una soluzione efficace e umana, che onora i nostri valori europei e le libertà e le libertà l’Unione europea rappresenta. Il nostro approccio alla migrazione è decisiva perché sarà non solo toccare i nostri valori, ma anche pilastri fondamentali della UE, come ad esempio l’area Schengen, che sono in gioco.” I leader europei discuteranno i file chiave della prossima settimana, come l’aggiornamento del regolamento di Dublino e la riforma del sistema europeo comune di asilo (CEAS) nel suo complesso. Border e strumenti relativi alla sicurezza sono strettamente collegate e faranno parte del dibattito anche. Il Parlamento europeo è co-legislatore in questi settori e ha bisogno di essere strettamente coinvolto in questo processo.
Claude Moraes ha detto: “Il Parlamento europeo nel suo ruolo di colegislatore in materia di migrazione, gestione delle frontiere e la sicurezza deve essere incluso fin dall’inizio in tutte le più importanti iniziative a livello di UE da parte degli Stati membri dell’UE. Alla fine il Parlamento europeo avrà la sua voce in ogni iniziativa che diventerà legislativo. Il Consiglio deve astenersi da metodi intergovernativi, e ascoltare i rappresentanti direttamente eletti dei cittadini dell’Unione europea.” Il presidente della commissione per le libertà civili sottolinea che “tutte le iniziative devono essere efficaci, decente e rispettare i diritti umani. Off-shoring non è una soluzione praticabile e umano. Con la riforma del sistema europeo comune di asilo che abbiamo già in tutta l’UE soluzione sul tavolo. Il Parlamento europeo non sarà coinvolto nelle politiche che non funzionano e che sono contro i diritti umani”.

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Migrazione: mese record di ricollocazioni dall’Italia e dalla Grecia

Posted by fidest press agency su sabato, 29 luglio 2017

mediterraneoBruxelles. La Commissione ha adottato la quattordicesima relazione sui progressi compiuti in materia di ricollocazione dei richiedenti asilo all’interno dell’UE e di reinsediamento dei rifugiati provenienti da paesi terzi. Il livello record di ricollocazioni registrato a giugno (oltre 2 000 persone rilocalizzate dalla Grecia e quasi 1 000 dall’Italia) e il fatto che la quasi totalità degli Stati membri abbia assunto impegni e proceda a regolari ricollocazioni fanno sperare che entro settembre sarà possibile ricollocare tutte le persone ammissibili. Tuttavia, sono necessari maggiori sforzi per accelerare i trasferimenti dall’Italia, soprattutto alla luce dell’attuale situazione nel Mediterraneo centrale. Nel frattempo si continuano a registrare buoni progressi in materia di reinsediamento e la Commissione ha lanciato un nuovo sistema di impegni per il reinsediamento delle persone più vulnerabili da Libia, Egitto, Niger, Etiopia e Sudan, in parallelo ai reinsediamenti dalla Turchia.
Dimitris Avramopoulos, Commissario UE responsabile per la Migrazione, ha dichiarato: “I risultati conseguiti finora dimostrano chiaramente che, se esiste la volontà politica, il sistema di ricollocazione funziona. Ora c’è bisogno di un ultimo sforzo per realizzare il nostro comune obiettivo di ricollocare entro settembre la maggior parte di tutti i richiedenti asilo ammissibili presenti sul territorio greco e italiano. L’Italia in particolare è soggetta a enormi pressioni, per cui esorto tutti gli Stati membri a intensificare gli sforzi di ricollocazione da questo paese.
Il ritmo delle ricollocazioni ha continuato a crescere negli ultimi mesi: dal novembre 2016 vi sono stati oltre 1 000 trasferimenti al mese e nel giugno 2017 è stato raggiunto un nuovo record con più di 3 000 trasferimenti mensili. Al 24 luglio il numero totale di ricollocazioni era pari a 24 676 (16 803 dalla Grecia e 7 873 dall’Italia).
Occorre un impegno costante di fronte ai 4 800 candidati attualmente in attesa di ricollocazione dalla Grecia – che potrebbero salire a 6 800 – e ai continui arrivi di candidati ammissibili in Italia. L’Italia deve ancora completare con urgenza la registrazione nel regime delle persone ammissibili arrivate nel 2016 e nel primo semestre del 2017. Si tratta, in particolare, di eritrei, 25 000 dei quali sono giunti in Italia dall’inizio del 2016, ma di cui solo 10 000 sono stati registrati in vista di una ricollocazione. Come indicato dalla Commissione nel piano d’azione per sostenere l’Italia, le autorità italiane dovrebbero registrare rapidamente tutti gli eritrei attualmente presenti nel paese e centralizzare la procedura di ricollocazione presso appositi centri. L’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo (EASO) sostiene gli sforzi del paese con una campagna di sensibilizzazione online per l’identificazione di tutti i potenziali richiedenti. La Commissione accoglie inoltre con favore il recente annuncio di un aumento degli impegni mensili della Spagna e l’annunciata accelerazione del ritmo dei trasferimenti da parte della Germania.

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Agenda europea sulla migrazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 giugno 2017

strasburgo-parlamento-europeoStrasburgo. In vista del Consiglio europeo della prossima settimana, la Commissione presenta quattro relazioni sui progressi compiuti relativamente alle misure adottate nell’ambito dell’Agenda europea sulla migrazione per stabilizzare i flussi e gestire meglio le frontiere esterne. Poiché la maggior parte degli Stati membri ha dimostrato che la ricollocazione funziona se vi è la volontà politica, la Commissione esorta tutti quegli Stati membri che ancora non lo hanno fatto ad adoperarsi per rispettare i loro obblighi giuridici e contribuire equamente e proporzionalmente a tale meccanismo. La Commissione ribadisce il suo appello ad accelerare il dispiegamento della guardia di frontiera e costiera e a colmarne il più rapidamente possibile le carenze di personale e di attrezzature. La dichiarazione UE-Turchia continua a produrre risultati, come dimostrano il costante calo degli attraversamenti irregolari verso la Grecia e l’avvenuto reinsediamento di oltre 6 000 siriani che hanno ottenuto canali sicuri e legali per entrare in Europa. Sono tuttora necessari sforzi continui per garantire la piena attuazione della dichiarazione, in particolare per migliorare l’esame delle richieste d’asilo in Grecia.
Frans Timmermans, primo Vicepresidente della Commissione europea, ha dichiarato: “Due anni dopo il varo dell’Agenda europea sulla migrazione i nostri sforzi congiunti per gestire i flussi migratori iniziano a dare frutti. Permangono però i fattori alla base della migrazione verso l’Europa e la tragica perdita di vite umane nel Mediterraneo. Con il graduale miglioramento delle condizioni meteorologiche, dobbiamo moltiplicare le nostre attività di cooperazione: con i paesi terzi, nella protezione delle frontiere esterne dell’UE, nell’accoglienza da parte di tutti di coloro che ne hanno bisogno e nel garantire un rimpatrio rapido a chi non ha il diritto di rimanere. Solo lavorando tutti insieme in uno spirito di solidarietà e responsabilità possiamo gestire efficacemente la migrazione in Europa.”
Dimitris Avramopoulos, Commissario europeo per la Migrazione, gli affari interni e la cittadinanza, ha dichiarato: “La nostra Unione è fondata sulla solidarietà e la condivisione di responsabilità. Questi valori fondamentali si applicano a tutte le nostre politiche e la migrazione non è un’eccezione. Non possiamo abbandonare e non abbandoneremo gli Stati membri che hanno una frontiera esterna. E quando si tratta della ricollocazione, sarò molto chiaro: l’attuazione delle decisioni del Consiglio sulla ricollocazione è un obbligo giuridico, non una scelta.”
Nel 2017 il ritmo delle ricollocazioni è aumentato significativamente, con la ricollocazione di quasi 10 300 persone da gennaio, il quintuplo rispetto allo stesso periodo del 2016. Al 9 giugno il numero totale di ricollocazioni è pari a 20 869 (13 973 dalla Grecia e 6 896 dall’Italia). Considerato che quasi tutti gli Stati membri procedono alla ricollocazione dall’Italia e dalla Grecia, sarà possibile ricollocare tutti gli aventi diritto (attualmente circa 11 000 registrati in Grecia e circa 2 000 in Italia, mentre gli arrivi del 2016 e 2017 sono in attesa di registrazione) entro settembre 2017. In ogni caso l’obbligo giuridico di ricollocazione per gli Stati membri non terminerà dopo settembre: le decisioni del Consiglio sulla ricollocazione sono applicabili a tutti coloro che arrivino in Grecia o in Italia fino al 26 settembre 2017 e i richiedenti ammissibili dovranno quindi essere ricollocati in tempi ragionevoli.
Negli ultimi mesi la Commissione ha ripetutamente invitato gli Stati membri che non hanno ancora proceduto ad alcuna ricollocazione, o che rifiutano di farlo, ad adoperarsi in questo senso. Nonostante i ripetuti appelli, purtroppo la Repubblica Ceca, l’Ungheria e la Polonia, violando gli obblighi giuridici sanciti dalle decisioni del Consiglio e gli impegni nei confronti della Grecia, dell’Italia e di altri Stati membri, non hanno ancora intrapreso le azioni necessarie. Viste le premesse e come indicato nella precedente relazione sulla ricollocazione e sul reinsediamento, la Commissione ha deciso di avviare procedimenti di infrazione contro questi tre Stati membri.
I progressi relativi al reinsediamento continuano, con quasi tre quarti (16 419) dei 22 504 reinsediamenti concordati nel giugno 2015 già effettuati. I reinsediamenti nell’ambito della dichiarazione UE-Turchia hanno raggiunto un nuovo livello record nel maggio 2017, con quasi 1 000 rifugiati siriani cui sono stati forniti canali sicuri e legali per entrare in Europa. Il numero complessivo dei reinsediamenti dalla Turchia nell’ambito della dichiarazione si attesta ora a 6 254 persone.
Dichiarazione UE-Turchia: i risultati concreti della gestione congiunta della migrazione
Ad oltre un anno di distanza dall’adozione della dichiarazione UE-Turchia da parte dei capi di Stato o di governo dell’UE e della Turchia e nonostante le sfide, la dichiarazione continua a produrre risultati concreti, garantendo una gestione efficace dei flussi migratori lungo la rotta orientale del Mediterraneo.
Il numero di attraversamenti quotidiani dalla Turchia verso le isole greche si attesta a circa 50 e, nonostante i recenti tragici incidenti, il numero di vite perse nel Mar Egeo è sceso drasticamente. Nel complesso gli arrivi sono diminuiti del 97% dal momento in cui la dichiarazione è diventata operativa. Alcuni sviluppi positivi si sono registrati per quanto riguarda il ritmo delle operazioni di rimpatrio, con ulteriori 311 rimpatri eseguiti dalla pubblicazione, in marzo, della relazione precedente, per un numero complessivo di migranti rimpatriati pari a 1 798. Gli arrivi superano tuttavia il numero dei rimpatri dalle isole greche verso la Turchia, creando una pressione sulle strutture di accoglienza di queste isole. Per aumentare i rimpatri e migliorare le condizioni di accoglienza nelle isole, sono necessari ulteriori sforzi da parte delle autorità greche, delle agenzie dell’UE e degli Stati membri.
Si registrano progressi anche in altri ambiti della dichiarazione, mentre l’UE e la Turchia proseguono gli sforzi per accelerare l’erogazione del sostegno finanziario nell’ambito dello strumento per i rifugiati in Turchia. Sono stati assegnati quasi tutti i fondi per il periodo 2016-2017 (2,9 miliardi di EUR su 3 miliardi di EUR) e sono già stati firmati contratti per complessivi 1,57 miliardi di EUR. Attualmente oltre 600 000 rifugiati in Turchia sono sostenuti dalla rete di sicurezza sociale di emergenza e, secondo le stime, il numero dei Siriani assistiti attraverso trasferimenti diretti di denaro dovrebbe raggiungere gli 1,3 milioni.
immigratiLa Commissione si è maggiormente adoperata per agevolare la conclusione rapida delle procedure operative standard per il programma volontario di ammissione umanitaria e continua inoltre a incoraggiare la Turchia per completare i sette parametri restanti previsti dalla tabella di marcia per la liberalizzazione dei visti.
Guardia di frontiera e costiera europea: è necessario accelerare il dispiegamento
Negli ultimi mesi sono proseguiti i progressi relativi alla guardia di frontiera e costiera europea. Grazie agli oltre 1 600 funzionari a sostegno delle forze nazionali in Grecia (944), Italia (402), Bulgaria (166) e Spagna (65), le frontiere esterne dell’UE non sono mai state così ben protette. L’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera ha portato a termine le delle frontiere esterne degli Stati Schengen e sono state formulate raccomandazioni destinate a 20 di questi Stati. Si sono registrati ulteriori progressi nelle negoziazioni con la Serbia per quanto riguarda l’accordo sullo status; la Commissione intende proporre a breve l’avvio delle negoziazioni con altri paesi limitrofi, tra cui l’Albania, la Bosnia-Erzegovina e il Montenegro.
Il ritmo delle operazioni di rimpatrio organizzate dalla guardia di frontiera e costiera ha continuato a crescere nel 2017, con il rimpatrio, ad oggi, di 6 799 migranti in soggiorno irregolare , pari a un incremento di oltre il 157% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Gli Stati membri devono tuttavia incrementare rapidamente il ricorso alla capacità rafforzata di cui dispone l’Agenzia per i rimpatri e avvalersi pienamente del suo sostegno per organizzare le operazioni di rimpatrio. È inoltre necessario che gli Stati membri compiano ulteriori sforzi per rispondere alle richieste di dispiegamento per le operazioni in corso e colmare le carenze sia di risorse umane, sia di mezzi tecnici. È necessario colmare tali carenze in via prioritaria per garantire il proseguimento delle operazioni in corso e la piena disponibilità delle riserve di reazione rapida, in particolare della riserva di attrezzature cui hanno finora contribuito solo 14 Stati membri.Quadro di partenariato e rotta del Mediterraneo centrale: progressi tangibili
Oggi la Commissione presenta anche i risultati e le esperienze acquisite nel quadro di partenariato sulla migrazione, a un anno dall’avvio. Si sono registrati progressi nella lotta ai trafficanti grazie ad una maggior cooperazione con i paesi chiave in Africa, che ha consentito di affrontare il problema dei flussi migratori lungo la rotta del Mediterraneo centrale, con un’attenzione particolare alla cooperazione con la Libia. Il Fondo fiduciario dell’UE ha finanziato le priorità politiche mobilizzando in un anno circa 1,9 miliardi di EUR destinati a 118 progetti per affrontare alla radice le cause della migrazione e sostenere una miglior gestione della migrazione nei paesi di origine e di transito. In diversi ambiti sono tuttavia necessari ulteriori sforzi, in particolare per accelerare i rimpatri e la riammissione nei paesi partner.

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G7: Save the Children, i leader hanno mancato ai loro impegni per i bambini su migrazione, nutrizione ed educazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 Maggio 2017

migranti1Save the Children è profondamente delusa da un vertice in cui i leader del G7, pur riunendosi in un luogo simbolico come la Sicilia, cuore del flusso migratorio del Mar Mediterraneo, non sono riusciti ad impegnarsi su una visione comune sul tema della migrazione. L’Organizzazione internazionale dedicata dal 1919 a salvare i bambini in pericolo e a promuoverne i diritti, accoglie con favore invece il riconoscimento da parte dei leader della necessità di proteggere i più vulnerabili tra i migranti, tra cui adolescenti, bambini e minori non accompagnati. Ma ancora una volta l’attenzione si sposta sui temi della sicurezza e del controllo delle frontiere, pregiudicando fortemente il primo dovere dei leader del G7 che è quello di proteggere i bambini dalla violenza, dagli abusi e dallo sfruttamento, incluso il traffico dei minori. I minori migranti hanno esigenze comuni e affrontano sfide comuni. L’opportunità persa del G7 significa che a pagarne il prezzo saranno 28 milioni di bambini che sono stati costretti a lasciare la propria casa, fuggendo dalla guerra e dalle violenze,“I leader G7 hanno fallito prima di tutto nei confronti dei bambini. Non sono stati all’altezza delle aspettative sia sulla migrazione che sull’educazione, la sicurezza alimentare e la nutrizione. Questo vertice finisce oggi lasciandosi alle spalle milioni di bambini vulnerabili. Siamo delusi perché i leader hanno semplicemente riaffermato principi esistenti senza assumere nuovi impegni”, denuncia Egizia Petroccione, portavoce di Save the Children al G7.I leader del G7 hanno ribadito i loro impegni sulla sicurezza alimentare e sulla nutrizione, che erano già stati concordati negli ultimi due vertici, ma hanno perso l’opportunità di tradurre queste promesse in azioni concrete. Save the Children accoglie favorevolmente l’appello delle Nazioni Unite per il Sud Sudan, Nigeria, Somalia e Yemen, ma sottolinea che i governi del G7 hanno concluso il vertice senza stanziare nuove risorse finanziarie né per interventi a lungo termine, che affrontino i temi dell’insicurezza alimentare e della malnutrizione, né per combattere le crisi umanitarie in corso. Sono 159 milioni i bambini affetti da malnutrizione acuta che ne subiranno le conseguenze.
I sette grandi della terra hanno anche dimostrato una mancanza di leadership sul tema dell’educazione e oltre ad aver rinunciato a impegnare nuove risorse, hanno anche deciso di non pubblicare l’Accountability Report del G7, che avrebbe potuto dare conto dei progressi del G7 a favore dell’educazione. Anche in questo caso saranno i bambini a pagare il prezzo di questo mancata azione politica, in particolare i 263 milioni di bambini che non hanno accesso alla scuola, di cui 3,7 sono rifugiati.

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