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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 55

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Utilizzare l’avanzo di bilancio di 6,4 miliardi di euro per aiuti ai rifugiati

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 luglio 2017

european parliamentBruxelles. 6,4 miliardi di euro del bilancio 2016 destinati ad essere restituiti agli Stati membri 4,9 miliardi di euro non spesi e destinati principalmente ai fondi di coesione 1,5 miliardi di euro per perdita di gettito dovuta al deprezzamento della sterlina britannica rispetto all’euro. I paesi UE dovrebbero utilizzare i 6,4 miliardi di euro, che saranno restituiti perché non spesi nel 2016, per rispettare gli impegni presi in materia di aiuti ai rifugiati. I deputati sono profondamente preoccupati dalle previsioni imprecise e dei ritardi nella gestione dei fondi UE a livello nazionale, che hanno portato a una significativa perdita di fondi per i paesi membri pari a 4.889 milioni di euro nel 2016.Gli Stati membri dovrebbero pertanto utilizzare i fondi rimasti dal 2016 “per onorare i propri impegni in relazione alla crisi dei rifugiati, e a far coincidere il contributo dell’Unione con i fondi fiduciari dell’UE e il nuovo Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile”, ha affermato l’Aula.I deputati hanno inoltre richiamano l’attenzione sull’impatto negativo dovuto al deprezzamento della sterlina britannica contro l’euro, “che è la causa principale della diminuzione delle entrate pari a 1.511 milioni di euro”.
Hanno infine affermato che “tale diminuzione è imputabile alla decisione unilaterale del Regno Unito di uscire dall’Unione, ma che tutta l’Unione deve farsi carico della rettifica e che “tali costi dovrebbero essere tenuti in considerazione durante le negoziazioni sul regolamento degli obblighi finanziari tra il Regno Unito e l’Unione”.La risoluzione del relatore Jens Geier (S&D, DE) è stata approvata con 556 voti favorevoli 79 contrari e 61 astensioni.

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Il Governo chiederà al Parlamento l’autorizzazione per poter erogare 20 miliardi alle banche

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 gennaio 2017

camera deputatiIeri pomeriggio Rete Consumatori Italia (Assoutenti, Casa del Consumatore e Codici), è stata audita nell’ambito dell’ esame del disegno di legge n. 2629 (in riferimento al decreto-legge n. 237 del 2016), con il quale il Governo chiede l’autorizzazione alle Camere per poter disporre di 20 miliardi per salvare le banche.Sul provvedimento proposto (discrezionalità del Governo), la Rete crede di poter sintetizzare lo scopo del provvedimento nella possibilità di erogare risorse finanziarie pubbliche agli istituti bancari ritenuti in stato di crisi sostanzialmente a discrezione del Governo, salve le limitazioni che saranno poste dalla Commissione europea.
Quindi, il presente provvedimento finisce per trasformarsi in un una mera autorizzazione al Governo italiano alla distribuzione di 20 miliardi (che diviene un debito certo) e a farne ciò che riterrà più opportuno; secondo una prima valutazione ci sembra una richiesta irrituale ed irrispettosa delle prerogative del Parlamento. Inoltre vi sarà l’emissione di nuovo debito pubblico. A fronte di tale nuovo debito si prevede l’emissione di nuovi titoli che lo compensino nella contabilità pubblica; nulla si dice dell’andamento futuro dei corsi di tali titoli. È di assoluta evidenza che se il Pil non riparte non vi sarà nessuna tonificazione del mercato azionario ed obbligazionario; né è pensabile, in queste condizioni di economia reale asfittica, attendersi una tonificazione del rendimento dell’attività bancaria.Quindi mentre il debito è di importo certo, il valore degli attivi a “compensazione” è incerto. Il costo di tale “aiuto” (cioè della garanzia) addebitato alle banche è attualmente imprecisabile, anche da questo punto di vista i loro bilanci futuri saranno aggravati da importi che oggi non si possono valutare. Senza considerare gli effetti sui depositi e la sfiducia dei correntisti, la sfiducia che i risparmiatori hanno maturato in queste anni di sconsiderata legiferazione bancaria è ormai a livelli massimi, mai raggiunti prima. I titoli azionari ed obbligazionari bancari sono all’apice dei sospetti del pubblico retail e lo stesso deposito in conto corrente viene vissuto con sofferenza ed incertezza. Inoltre la crescita della disaffezione verso il mercato mobiliare è divenuta incontrollabile. In questo senso, assieme ad ogni altra misura emergenziale o strutturale, va immediatamente abolita la norma sul bail in rassicurando esplicitamente che non sarà mai più introdotta anche solo in maniera surrettizia o indiretta.
Infine è necessario che si apra una pagina nuova nella legislazione creditizia: se si vuole che i cittadini capiscano e confidino nelle politiche economiche e finanziarie scelte dal governo è necessario che i provvedimenti siano semplici da comprendere; la reazione più immediata e più difficile da estirpare,che un provvedimento del genere susciterà, è di sospetto e certamente non di consenso.
Perciò alla luce delle considerazioni suddette, invitiamo questo Parlamento alla riflessione, anzi ad un approfondimento tecnico, che lo ponga in condizione di fare delle scelte non frettolose e deresponsabilizzanti, ma serie, ponderate ed efficaci. (Dott.ssa Carla Pillitu)

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Banche: 20 miliardi di aumento del debito pubblico. Chi si vuole tutelare?

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 dicembre 2016

banca-ditaliaIeri l’aula della Camera ha votato la richiesta dell’aumento del debito pubblico di 20 miliardi al fine di tutelare i risparmi e la stabilità finanziaria. Quest’ultima non è di casa già da tempo. “Rete di sicurezza pubblica per evitare rischi sistemici” ha dichiarato il Governatore di Bankitalia Visco, ma il sistema del credito italiano ci pare compromesso irrimediabilmente, e tutto è stato fatto tranne che evitare il contagio e l’effetto domino del sistema bancario, basta guardarsi intorno per avere contezza della situazione.Da questa operazione trarrà giovamento soprattutto MPS, che dalla conversione dei bond subordinati finora ha ottenuto 500 milioni di euro mentre ne occorrono almeno 1,5 miliardi. Il fondo del Qatar invece è sparito dai radar, ovviamente avendo compreso l’andazzo, si è defilato.La soluzione dell’intervento pubblico da 20 miliardi dovrà garantire la capacità di finanziamento delle banche iniettando a queste ultime liquidità, e rafforzarne il patrimonio per la ricapitalizzazione.
Oltre a Mps a beneficiare del decreto potrebbero essere anche Veneto Banca, Popolare di Vicenza e Carige che beneficerebbero di quasi 4 miliardi messi a disposizione dal Governo. “I deputati si sono accorti che questa operazione farà saltare la finanziaria 2017, in quanto non ci saranno soldi per nessuno se non per le banche?” – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale Codici. Ad essere tutelate sono esclusivamente le banche, mentre i risparmiatori, come sempre, saranno costretti a subire.

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Dove sono finiti i mille miliardi prestati dalla BCE alle banche?

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 maggio 2012

Circa trecento sono finiti per l’acquisto del debito sovrano degli stati . Gli altri sarebbero dovuti finire per la crescita economica….. Ma se gli imprenditori e i cittadini dichiarano che non riescono ad ottenere finanziamenti e le imprese chiudono, dobbiamo pensare che la maggior parte di questo denaro sia finito in un buco nero ( a tappare le falle di perdite in c/capitale sui famosi derivati ? ). Qualche istituto si è prodigato a comprare le proprie obbligazioni, erano talmente deprezzate che valeva la pena portare a casa delle plusvalenze senza faticare ( alla scadenza queste obbligazioni dovevano essere pagate a valore nominale). Se L’Europa vuol continuare ad esistere deve saper gestire i problemi (ora Grecia, Portogallo , Spagna, Italia) , gestendo il debito sovrano degli Stati direttamente. Con quei mille miliardi prestati alle banche la BCE avrebbe dovuto comprare direttamente il debito dagli stati in difficoltà. “Ma gli accordi internazionali non lo permettono”, dirà qualcuno. Serve una deroga, momentanea e per importi limitati ma serve urgentemente (in attesa di accordi specifici sugli eurobond). E’ comprensibile che la Grecia non possa finanziarsi a tassi del 28%, il Portogallo all’11% e tralasciando momentaneamente Spagna e Italia che sono in apnea. Una misura che può essere attuata, però, è la diminuzione del tasso di sconto della banca centrale verso lo 0,25% o meno che porterebbe il valore dell’Euro sotto la parità con il dollaro. Questo, farebbe accelerare la macchina produttiva dell’Europa con esportazioni che crescerebbero tanto da innestare la retromarcia alla fase depressiva che stanno vivendo i paesi maggiormente indebitati. La benzina che non arriva con la liquidità interna, arriverebbe dall’estero. Nel contempo i debiti sovrani perderebbero molto peso e sarebbero più gestibili. Invece, la politica non vuole creare delle situazioni di solidarietà economica e attua una prima situazione di “Grexit”. Ma l’uscita della Grecia non basterà a placare la speculazione e i prossimi tiri al bersaglio saranno Spagna ed Italia. Restare in Europa? (Orlando Masiero)

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Cinque miliardi dai giochi online nel 2010

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 settembre 2010

Ad affermarlo, nel corso di un convegno dell’Associazione europea per lo studio del gambling (Easg) tenuto a Vienna, è Francesco Rodano, responsabile dei Monopoli di Stato per il gioco a distanza. Un risultato, riferisce Agipronews, ottenuto dopo lunghi anni di riforme e frutto, dice Rodano “di una collaborazione sempre più stretta con la Commissione Europea, con l’obiettivo di individuare un modello regolatorio e sostenere la battaglia contro i siti offshore. Questo dialogo ha portato un importante numero di operatori esteri a richiedere una licenza in Italia. E il gioco è passato da una raccolta inferiore al miliardo ai probabili 5 miliardi di euro nel 2010, buona parte dei quali recuperati dal settore del gioco illegale”. Per l’Italia, il 2010 sarà l’anno del varo della legge comunitaria, che disciplina l’intero settore on line: “Ogni aspetto della nuova legge – ha detto Rodano – è stato discusso e concordato con la Commissione Europea, tanto che nel maggio scorso due procedure d’infrazione contro il nostro paese sono state archiviate, rendendo l’Italia il primo paese (tra i dieci con cause pendenti) ad uscire dal contenzioso con l’Ue”.
Quanto alla lotta al gioco illegale, Rodano ha notato che “l’esempio italiano dimostra come, con regole ragionevoli, il gioco legale possa vincere su quello illegale, come avvenuto nel poker, passato da zero a 3,5 miliardi annui in appena due anni, recuperati in maggior parte dal settore non regolamentato”.

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Copenhagen: Il prezzo del successo

Posted by fidest press agency su martedì, 8 dicembre 2009

Stanziare 200 miliardi di dollari l’anno per portare il vertice al successo. Secondo Oxfam International e Ucodep, questo investimento segna il confine tra fallimento e riuscita per il vertice che si apre oggi. I 200 miliardi di dollari all’anno a partire dal 2020 devono essere destinati ai paesi in via di sviluppo per aiutarli a ridurre le loro emissioni e adattarsi ai cambiamenti climatici. Devono inoltre essere aggiuntivi ai fondi pubblici già promessi per l’aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) Più in particolare, è necessario un fondo globale di 150 miliardi di dollari l’anno a partire dal 2013, per poi raggiungere almeno 200 miliardi entro il 2020. La quota iniziale che gli Usa e l’Ue dovrebbero versare, sulla base della loro responsabilità storica nella crisi climatica e della loro capacità economica – ammonta a 50 miliardi di dollari l’anno ciascuno. Tutti questi fondi devono essere aggiuntivi. Al contrario, alcuni paesi industrializzati come la Germania e il Giappone pensano ancora di utilizzare per il clima i fondi già impegnati per l’Aps.  Alcuni grandi paesi in via di sviluppo, come l’India, hanno fatto sapere che intendono impegnarsi nel ridurre le emissioni, a patto che i paesi industrializzati forniscano il sostegno necessario: quest’offerta può incoraggiare i leader dei paesi ricchi a perseguire obiettivi più ambiziosi, e assicurare il consenso di un gruppo molto più ampio di paesi poveri per i quali l’adattamento al cambiamento climatico è un’urgenza.  L’Ue ha reso nota la sua posizione già nello scorso ottobre, spiegando che saranno necessari tra i 22 e i 50 miliardi di euro l’anno per aiutare i paesi poveri ad affrontare i cambiamenti climatici, ma non ha rivelato l’entità del suo contributo. Secondo stime della Commissione europea, l’Ue dovrebbe contribuire per un ammontare compreso tra i 2 e i 15 miliardi di euro l’anno.

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