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Posts Tagged ‘militare’

Dopo 2500 anni: le opere di ingegneria militare sono ancora visibili

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 novembre 2020

La contrada Ferla si trova in Sicilia, nella provincia di Trapani e nel territorio del comune di Mazara del Vallo e si estende sul lato ovest del fiume Mazaro. La contrada Ferla é una vasta area ricca di cave di tufo, di insediamenti del periodo neolitico, di tracce di successivi insediamenti romani e di molto altro ancora.Tutta la zona archeologica è poco conosciuta e non è stata mai valorizzata sia dagli archeologi sia dalle amministrazioni Comunali e Regionali al fine d’ incrementare il turismo culturale in quest’area..Ma in questa contrada vi sono ancora i resti di ben tre valli difensivi, opere di ingegneria militare realizzate nel 409 a.C.Sono ostacoli ”da battaglia” , realizzati per fermare la cavalleria nemica e costituiti da due lunghi muri paralleli, posti a breve distanza gli uni dagli altri, in modo da fermare il galoppo della cavalleria e far disarcionare i cavalieri, per poi colpirli ed ucciderli caduti a terra fra i due muri del vallo.Le immagini satellitari ci mostrano ancora i loro resti, resti di queste opere di ingegneria militare realizzate quasi 2500 anni fa..Vi sono quattro sbarramenti, di diverse lunghezze: il maggiore supera i 300 metri ed è ancora ben visibile.Ma non solo.. Pare affiorare anche il muro di protezione di un possibile accampamento di grandi dimensioni a forma rettangolare. Ricordiamo che Annibale Magone venne eletto dal senato cartaginese come comandante degli eserciti e governatore dell’Epicrazia punica della Sicilia nel 411 a.C. Egli era desideroso di vendicare il nonno Amilcare, sconfitto e ucciso durante Battaglia di Imera ( la Termini Imerese di oggi ) da parte dei Greci sicelioti nel 480 a.C.Nei primi mesi dell’anno 409 Annibale approdò presso l’attuale Marsala, che grazie alla sua posizione di guardia tra Mediterraneo e Tirreno, fu inizialmente un avamposto cartaginese. Nel mese di Aprile con falsi pretesti, Annibale marciò con l’esercito, verso la città di Selinunte con l’intento di assediarla per aiutare Segesta, sua alleata, e rivale di Selinunte.La battaglia di Selinunte fu una battaglia campale della seconda guerra greco-punica che si svolse nell’aprile del 409 a.C. che durò circa dieci giorni.Le forze in campo erano impari: Annibale poteva contare su circa 40mila soldati mentre i Siracusani e Selinuntei solo su circa 25mila uomini armati.Le perdite per i Selinunte furono ingenti: Diodoro Siculo narra di 16mila morti e di oltre 6mila prigionieri.Senza ulteriori rinforzi, la città fu facilmente quindi presa e distrutta.La popolazione di Selinunte fu in gran parte massacrata.Nel maggio dello stesso anno 409 a.C. Annibale pose anche un assedio a Imera , l’odierna Termini Imerese ove sconfisse i rinforzi di Siracusa al comando di Diocle.Selinunte, in tempi successivi, fu ricostruita ma non raggiunse mai lo splendore precedente la sua distruzione del 409 a.C.Ancora oggi, quasi duemila e cinquecento anni dopo la vittoria di Annibale, percorrendo la campagna della contrada Ferla, si possono trovare, affioranti fra il terreno, ceramiche dell’età del bronzo, ed altri frammenti di antiche popolazioni.. https://youtu.be/hPczKDvev-M

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Perchè non riaprire riaprire l’ex ospedale militare di Bari?

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 novembre 2020

L’Unione Sindacale di Base ha scritto al Ministero della Difesa, alla Regione Puglia e al Comune di Bari chiedendo la riapertura dell’ex ospedale militare Lorenzo Bonomo di Bari, stante la crisi epidemiologica in corso e il “collasso” delle strutture della sanità pugliese.Il Bonomo ha una superficie considerevole di 50mila metri quadri e giace abbandonato da oltre 12 anni nel rione “Carrassi”, con spese ordinarie di sorveglianza e manutenzione che gravano sul bilancio della Difesa. La struttura è inutilizzata nonostante fosse un ospedale di enorme prestigio, accresciuto nel corso degli anni da strutture ambulatoriali e articolazioni importanti come quelli di malattie infettive, pneumologia, allergologia, dermatologia, cardiologia e psichiatria. Nonostante abbia consentito la cura di migliaia di dipendenti militari e civili della difesa, oltre a offrire supporto alla Sanità pubblica, è stata chiusa per sconosciute ragioni, motivate con il pretesto del taglio alla spesa pubblica. Un danno inspiegabile a danno del dicastero della Difesa nonché del personale civile specialistico, costretto “forzatamente” alla rilocazione presso gli altri enti di Bari e provincia.

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Coronavirus: Personale militare già al lavoro

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 marzo 2020

L’appello per avere in fretta altro personale sanitario è stato accolto e da oggi al Papa Giovanni XXIII hanno preso servizio 27 medici e 4 infermieri militari. Già alle 10 di questa mattina hanno partecipato alla formazione che ha già coinvolto quasi tremila persone all’Auditorium “Lucio Parenzan” dell’ospedale, il personale della Croce Rossa è arrivato questo pomeriggio.”Si sono concretizzati gli aiuti promessi ieri dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che ringrazio nuovamente per aver voluto capire meglio quale fosse la nostra situazione – ha commentato il direttore generale dell’ASST Papa Giovanni XXIII -. Questo aiuto concreto ci rincuora, così come l’impegno del Presidente Attilio Fontana e dell’assessore Giulio Gallera per creare nuovi posti di terapia intensiva in Lombardia, tema delicato quanto il personale. Non possiamo ancora però abbassare la guardia: restiamo in emergenza, abbiamo spostato il superamento della soglia massima di sopportazione tra mercoledì e giovedì. Ci auguriamo che la pressione, intesa come persone che devono essere ricoverate, nel frattempo cali per effetto delle misure di contenimento, a cui invitiamo i cittadini a continuare ad attenersi”.Si concluderà entro questa sera l’intervento per incrementare del 10% la portata dell’ossigeno nell’impianto ospedaliero, che in questi giorni ha dovuto sopportare richieste ai massimi livelli per portata e velocità. In queste ore sono stati posizionati un evaporatore mobile e un’autocisterna-serbatoio di 30.000 litri di ossigeno liquido, che si aggiungono ai due serbatoi esistenti, che forniscono 40.000 litri e da cui partono i tubi di collegamento all’impianto. La cisterna sarà rifornita periodicamente e il nuovo impianto entrerà immediatamente in funzione alla chiusura del cantiere. La zona individuata è quella nord della pista ciclabile attorno all’area ospedaliera, tra torre 5 e 6. Questo è stato possibile anche grazie a Bergamo hospital parking, la società che gestisce i parcheggi intorno all’ospedale che ha messo a disposizione dieci posti auto per realizzare i lavori.L’intervento è stato valutato nel fine settimana dagli ingegneri della ditta fornitrice e costruttrice dell’impianto, Siad Spa, in collaborazione con l’Unità Tecnico e patrimoniale dell’ASST Papa Giovanni XXIII. I lavori, eseguiti da SIAD spa, hanno visto la collaborazione di Siram spa, che cura la manutenzione per l’ospedale, e la supervisione dei tecnici ospedalieri.

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Ancora un soldato che si toglie la vita

Posted by fidest press agency su martedì, 24 dicembre 2019

Mentre la politica e l’Amministrazione Difesa stanno a guardare o cercano soluzioni per “curare” il personale arruolando Psicologi, ma non si preoccupano di impedire il manifestarsi di queste forme di disagio. I tagli di bilancio a cui è stato sottoposto il Comparto Difesa si sono ripercossi quasi completamente sulle condizioni di lavoro del personale che è sempre di meno, sempre più vecchio e pagato sempre peggio. Il nuovo mantra dell’amministrazione, di “riuscire a fare di più con meno soldi e meno uomini” ha portato a condizioni di lavoro sempre più stressanti, orari di lavoro più lunghi, l’aumento delle ore di straordinario pro-capite ed a continue attività fuori sede. Il massiccio ricorso al precariato militare e adeguamenti economici impercettibili, quando non inesistenti, mettono in crisi i riferimenti familiari, affettivi e la stabilità economica e l’equilibrio psicologico. Come Sindacato Aeronautica Militare intendiamo proporre all’Amministrazione di invertire totalmente l’approccio ovvero di “prevenire invece che curare” e questo si può fare solo attraverso una più oculata gestione delle risorse umane e delle condizioni di lavoro unitamente ad una più attenta ripartizione di adeguate risorse economiche al fine di evitare l’eccessivo carico di stress che si verifica oggi. Monitoreremo e saremo i portavoce di questo nuovo paradigma a tutela di tutti i colleghi e di tutte le colleghe perchè non vogliamo più suicidi nelle forze armate.

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Supporto psicologico al personale militare

Posted by fidest press agency su sabato, 7 dicembre 2019

“Raggiunto un altro grande risultato per la tutela delle Forze Armate: oggi, grazie anche al voto favorevole di Fratelli d’Italia si è giunti ad una approvazione unanime della risoluzione sostenuta dal deputato Galantino e di altri colleghi della commissione Difesa con la quale si impegna il Governo a mettere in campo iniziative per il supporto psicologico al personale militare. Si tratta, in breve, dell’istituzione di una struttura organizzativa per l’indirizzo e il coordinamento delle attività di supporto morale e psicologico al personale delle Forze armate, costituito da professionisti interni all’amministrazione e da professionisti psicologi e psichiatri appartenenti al mondo civile organizzati anche in associazioni specializzate e riconosciute sul territorio nazionale. Un importante passo avanti per la tutela del personale delle Forze Armate. Lo dichiarano in una nota i deputati di FdI Salvatore Deidda, Wanda Ferro e Davide Galantino.

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Cresce il sindacato Aeronautica militare

Posted by fidest press agency su domenica, 1 dicembre 2019

Continua senza sosta a crescere in tutta Italia il sindacato dei militari dell’Aeronautica Italiana e radicarsi nel territorio nonostante i ritardi del Parlamento nell’approvare una legge che ne regoli l’operatività. Si è costituito il 28 novembre il Comitato Locale di Guidonia dove è stato eletto coordinatore Dario Parlato e vice coordinatore Fabio Massimo Zaccaria. I Comitati locali sono cellule di personale militare che si organizza e si unisce al SIAM con lo scopo di essere più vicini alle varie problematiche dei lavoratori militari e per rendere l’organizzazione sindacale SIAM sempre più efficiente, credibile e, sopratutto, rappresentativa. Ai neo coordinatori eletti vanno gli auguri di buon lavoro del Segretario Generale Paolo Melis.

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Gli italiani cosa pensavano dell’interventismo militare dei fascisti?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 agosto 2019

Secondo il parere di Guido Leto, capo dell’OVRA, la polizia segreta italiana, il paese nel 1939 era quasi unanimemente contrario a un’avventura bellica, ma non così nella primavera del ‘40 quando l’opinione pubblica fu presa da un ossessionante timore di arrivare tardi nel dividere la torta della spartizione europea. Dall’esitazione si passò, poi, alla fretta tanto che lo stesso Hitler scrisse a Mussolini pregandolo di spostare la dichiarazione di guerra già prevista per il 31 maggio 1940.
Su tale circostanza vale la pena soffermarsi. Il periodo indicato dall’inconsapevole Mussolini non si conciliava con quello della nuova offensiva segreta che i tedeschi stavano per scatenare contro il tentennante esercito francese perciò era necessario uno slittamento senza, per altro, rivelarne le ragioni. Se poi scartiamo il cinque, il sei e l’otto giugno per il solo fatto che furono i tedeschi a proporre tali giorni, non restavano che il 7, il 9 ed il 10. La prima data fu esclusa perché cadeva di Venerdì, il nove perché era domenica e, quindi, restava solo il 10. A dire il vero il numero preferito da Mussolini era l’undici martedì, ma come si sa “né di Venere né di Marte non si sposa né si parte” e… tanto meno si fa la guerra! Ma tra il 10 e l’undici subentrò una furbesca soluzione: il primo giorno bastava limitarsi alla dichiarazione di entrare in guerra e il successivo per dare inizio alle ostilità. Taluni propendono nel credere che la scelta del 10 giugno, derivasse dal fatto che il giorno prima terminava il giro d’Italia con la nascita di una nuova stella nazionale: Fausto Coppi.
Per un bartaliano, come Mussolini, era un evento tristissimo che si aggiungeva a quello della domenica precedente con la conquista dello scudetto di calcio dell’Ambrosiana-Inter. Osserva Arturo Colombo: “Mussolini, parlando proprio il 10 giugno dal balcone di Palazzo Venezia, l’aveva definita, con perentoria sicumera, “l’ora delle decisioni irrevocabili”. In realtà ha ragione Gaetano Salvemini, quando afferma che l’intervento italiano in guerra appare come “il risultato dei capricci, delle incongruenze, delle incapacità e delle manie pubblicitarie e buffonesche di un uomo”. Persino i tedeschi se ne stupirono e lo stesso ammiraglio Canaris, capo dei servizi segreti germanici, sguinzagliò i suoi uomini a Roma per capire il vero motivo che aveva indotto gli italiani a una siffatta rapida iniziativa.
Quando gli assicurarono che nella pentola italiana non bolliva nessun secondo fine scosse la testa incredulo e sbottò: “si vede che gli italiani sanno custodire i loro segreti meglio dei tedeschi”. Così veniamo ad un’amara considerazione. (Riccardo Alfonso)

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Ogni Militare, Ogni Carabiniere si è arruolato per tutelare e difendere i più deboli. Per rappresentare lo Stato

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 novembre 2018

“Ogni Militare, – scrive Michele Fornicola – ha giurato sulla Costituzione per difendere garantire rappresentare i principi fondamentali che vi sono contenuti. Regole di vita democratica per le quali chi ci ha preceduto ha dato la propria vita in sacrificio. Noi li commemoriamo, li celebriamo. Spesso senza neanche comprenderne il significato. Forse la colpa è di chi ci ha formato. Di chi non ha voluto comprendere e condividere l’importanza di quelle regole che i PADRI COSTITUENTI ci hanno regalato. Che tristezza, quando leggo commenti in spregio alle norme della Costituzione. Che tristezza ogni volta che sento un delegato della Rappresentanza Militare sottovalutare o, addirittura, sminuire questo importante traguardo che abbiamo conquistato dopo tanti anni grazie alla Carta Europea dei diritti ed alla sua estensione anche i Italia. Sono convinto di questo aspetto. Senza le fondamentali linee guida dell’Europa saremmo ancora in attesa di quella piena applicazione delle regole che la nostra COSTITUZIONE prevede da sempre. La Costituzione più bella del mondo. Invece di gioire, alcuni sembrano infastiditi. Inconsapevoli protagonisti nella sua accezione negativa. Che tristezza quando sento delegati che non si sono impegnati per raggiungere questo obiettivo e che ora lo temono, lo criticano, Questi delegati certamente non dovrebbero parlare in nome e per conto dei militari in genere. Certamente non dovrebbero parlare in nome e per conto dei Carabinieri. A questi delegati, sopratutto, consiglio vivamente la lettura della sentenza pronunciata nel merito dal Consiglio di Stato”.

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Piano d’azione sulla mobilità militare: un’iniziativa concreta per un’Unione della difesa

Posted by fidest press agency su sabato, 7 aprile 2018

In linea con l’impegno dichiarato dal Presidente Juncker per un’autentica Unione della difesa entro il 2025, la Commissione e l’Alta rappresentante hanno presentato un piano d’azione per migliorare la mobilità militare all’interno e all’esterno dell’Unione europea.
gli spostamenti delle truppe e delle risorse militari è fondamentale per la sicurezza dei cittadini europei e per costruire un’Unione più efficace, reattiva e coesa, come indicato nella comunicazione congiunta sul miglioramento della mobilità militare nell’UE del novembre 2017 e auspicato nella strategia globale dell’UE per la politica estera e di sicurezza. Il piano d’azione di oggi individua una serie di misure operative per superare le barriere fisiche, procedurali o normative che ostacolano la mobilità militare. Per attuare questo piano d’azione sarà essenziale operare in stretta collaborazione con gli Stati membri dell’UE e con tutti i soggetti pertinenti. L’Alta rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza e Vicepresidente della Commissione Federica Mogherini ha dichiarato: “Promuovere la pace e garantire la sicurezza dei nostri cittadini è la prima priorità dell’Unione europea. Facilitando la mobilità militare all’interno dell’UE possiamo essere più efficaci nel prevenire le crisi, efficienti nel dispiegare le missioni e rapidi nel rispondere alle sfide quando si presentano. Questo è un altro passo avanti nel consolidamento della nostra cooperazione a livello di UE, anche nel quadro della cooperazione strutturata permanente che abbiamo da poco varato formalmente e con i nostri partner, iniziando con la NATO. Per noi, come UE, la cooperazione rimane l’unico strumento per essere efficaci nel mondo di oggi.”
Il piano d’azione di oggi prende spunto dalla tabella di marcia sulla mobilità militare redatta nel quadro dall’Agenzia europea per la difesa e propone una serie di azioni concrete nei settori che seguono.Requisiti militari: questo è il punto di partenza per un approccio efficace e coordinato alla mobilità militare in tutta l’UE. Il Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) e lo Stato maggiore dell’UE individueranno una serie di requisiti militari in base alle esigenze dell’UE e degli Stati membri, anche per quanto riguarda l’infrastruttura necessaria per la mobilità militare. Il Consiglio è invitato ad esaminare e convalidare tali requisiti entro il primo semestre del 2018.
Infrastrutture di trasporto: la politica per le infrastrutture e il settore degli investimenti offrono opportunità per una maggiore sinergia tra le esigenze civili e militari. Entro il 2019 la Commissione individuerà le sezioni della rete transeuropea di trasporto utilizzabili per il trasporto militare e i potenziamenti necessari da realizzare sulle infrastrutture esistenti (ad esempio l’altezza o la capacità portante dei ponti). Sarà elaborato un elenco prioritario di progetti. La Commissione prenderà in considerazione la possibilità di un sostegno finanziario supplementare dell’UE per questi progetti, nell’ambito del prossimo quadro finanziario pluriennale.
La Commissione esaminerà varie opzioni di razionalizzazione e semplificazione delle formalità doganali per le operazioni militari e valuterà la necessità di allineare la normativa sul trasporto di merci pericolose nel settore militare. Parallelamente, l’Agenzia europea per la difesa sosterrà gli Stati membri nell’elaborazione di un regime di permessi per la circolazione transfrontaliera.
La Commissione, il Servizio europeo per l’azione esterna e l’Agenzia europea per la difesa opereranno in stretto coordinamento con gli Stati membri per un’attuazione efficace di queste misure, che saranno realizzate nel pieno rispetto della sovranità degli Stati membri sul territorio nazionale e dei processi decisionali nazionali. È inoltre assicurato il coordinamento con le iniziative realizzate nell’ambito della cooperazione strutturata permanente (PESCO) e con il progetto PESCO sulla mobilità militare. La collaborazione e la consultazione con la NATO sulle questioni riguardanti la mobilità militare saranno approfondite ulteriormente nel quadro dell’attuazione della dichiarazione congiuntaCerca le traduzioni disponibili del link precedente per assicurare coerenza e sinergie.

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Aggrediti a Milano poliziotto e militari

Posted by fidest press agency su domenica, 21 Maggio 2017

milanodavedere“Nell’esprimere la massima solidarietà al collega ed al militare rimasti feriti durante l’aggressione avvenuta a Milano ci rendiamo conto che, nostro malgrado, non proviamo alcuna meraviglia e non siamo certo colti di sorpresa da una notizia che sta scatenando – fortunatamente per certi versi – un forte dibattito, ma che non suona assolutamente nuova o ‘straordinaria’. Non è consentito ammettere che a certe cose ci si debba abituare, e però è anche assurdo e vigliacco che ce ne si occupi solo quando la notizia è funzionale agli interessi mediatici. Sono fatti gravissimi, tutti, nessuno escluso, compresi i tanti di cui non frega assolutamente niente a nessuno. E provoca grande sbigottimento l’ipocrisia e l’ignoranza di chi non si rende conto che episodi del genere accadono ogni santo giorno in ogni angolo d’Italia. Ed ancora più rabbia genera chi su certi fatti specula, e chi, poi, in completa mala fede si spinge ad emettere giudizi che fanno sicuramente più male delle coltellate, specie si tratta di qualche scienziato che addirittura veste la divisa. Qualcuno ha addirittura osato criticare i feriti o spingersi al limite dello sberleffo, e noi non possiamo che rispondere a muso duro che prima di osare aprire bocca dovrebbero tutti guardarsi allo specchio e chiedersi se davvero hanno idea di cosa significhi andare per strada ogni giorno contro l’ignoto, e finire in ospedale dopo un servizio di apparente banale routine”.
Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia reagisce alle polemiche scoppiate dopo l’aggressione ai danni di un Agente e due Militari avvenuto a Milano e conclusosi con l’accoltellamento del Poliziotto e di uno dei due soldati, finiti entrambi in ospedale dopo l’arresto dell’aggressore. Solidarietà da parte di molti, ma anche commenti a dir poco ingenerosi e malevoli verso i colleghi hanno costellato la rete, dove qualcuno ha addirittura espresso dubbi sulla possibilità che “il ragazzino ben ammanettato e imbavagliato” potesse essere lui vittima dei militari.
“Lo sconcerto che proviamo di fronte a tanta ottusa malignità non è descrivibile – si infuria Maccari -, e tutto questo, associato alle vere difficoltà cui dobbiamo far fronte, alle abissali carenze con cui facciamo i conti, alla schizofrenica azione di continua tortura cui siamo esposti sempre e comunque qualunque cosa facciamo o non facciamo, non fa che tradursi davvero in un vera e propria fortissima spinta a girarsi dall’altra parte!”. (n.r. E’ un episodio che va oltre il fatto in sè e denota un crescendo di aggressività conseguente allo svilimento del ruolo della polizia derivante da una filiera giustizia che continua a perdere credibilità e rispetto).

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Mali: un anno dall’intervento militare francese

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 gennaio 2014

malìA un anno dall’inizio dell’intervento militare francese in Mali avvenuto l’11 gennaio 2013, molti degli obiettivi posti all’operazione Serval non sono ancora stati raggiunti. L’intervento francese sembra aver spezzato il controllo dei gruppi islamici radicali nel Mali settentrionale e gli estremisti sembravano aver abbandonato le città ma Al Qaeda Maghreb (AQMI) continua a fare attentati ed è più che probabile che tornerà a formarsi nel paese africano una volta che le truppe francesi diminuiranno la loro presenza. Molti profughi provenienti dal Mali settentrionale non credono che l’esercito del Mali da solo possa essere in grado di proteggere la popolazione da possibili aggressioni degli estremisti religiosi e non vogliono tornare a casa. In Mali vi sono tuttora 422.000 profughi e il conflitto Tuareg che aveva scatenato la guerra civile è lungi dall’essere risolto. Altro punto irrisolto riguarda i procedimenti giudiziari a carico degli jihadisti arrestati e per i quali ancora non è stato stabilito dove e quando verranno processati.Inizialmente la Francia aveva annunciato l’inizio del ritiro delle sue truppe per marzo 2013 ma l’intervento francese si è rivelato più impegnativo di quanto le autorità sembrano aver pensato. Fino a fine novembre 2013 gli aerei da combattimento francesi hanno sganciato più di 200 bombe sul Mali settentrionale. Diverse centinaia di combattenti jihadisti sono morti ma i sistemi di tunnel sotterranei nelle montagne del nordest del paese continuano ad esistere e ad essere usati. Ancora in dicembre 2013 i militari francesi hanno recuperato quasi sei tonnellate di esplosivi e scoperto un centro di addestramento sotterraneo usato fino a pochi giorni prima di essere scoperto. L’intervento armato francese costa alla Francia circa 1,8 milioni di euro al giorno per un costo complessivo che secondo i dati forniti da esperti militari francesi si aggira ormai attorno ai 650 milioni di euro.Nonostante le ingenti somme il nord del Mali è tutto meno che sicuro e i circa 254.000 profughi interni e i 168.000 profughi rifugiatisi nei paesi vicini si rifiutano di tornare a casa. Nella regione di Kidal ad esempio persistono forti tensioni tra i combattenti tuareg e l’esercito del Mali. Secondo l’opinione diffusa tra la popolazione del Mali, l’esercito francese ha deliberatamente coperto e protetto i combattenti del movimento tuareg MNLA per guadagnarsi il loro appoggio nella lotta contro AQMI. D’altro canto la Francia ha più volte ripetuto che senza una soluzione politica della questione tuareg non vi potrà essere stabilità nel nord del paese. La maggioranza della popolazione del Mali non sembra però disposta a scendere a compromessi con la popolazione tuareg e chiede il disarmo e la generica punizione dei Tuareg. Il presidente del Mali Ibrahim Boubacar Keita si è detto contrario all’autonomia per le regioni tuareg e finora non ha presentato nessuna iniziativa concreta per il superamento del conflitto tuareg. I movimenti tuareg a loro volta minacciano di riprendere le armi se la loro situazione resterà invariata. Il Mali settentrionale è insomma in una situazione non troppo diversa da quella del gennaio 2012 quando appunto scoppiò la rivolta tuareg. La possibilità di un nuovo inizio non è stata colta né nel nord del Mali né nella capitale Bamako dove continuano la corruzione e l’abuso di potere da parte dei maggiori leader politici. La bassissima partecipazione di solo il 38% degli aventi diritto al voto alle elezioni parlamentari è stato un chiaro indicatore del reale stato di salute della democrazia in Mali

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Sud-Sudan: operazioni umanitarie

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 Maggio 2012

Refugees queue for water in the Jamam camp, So...

Refugees queue for water in the Jamam camp, South Sudan (Photo credit: DFID – UK Department for International Development)

Con la nuova ondata di arrivi iniziata la scorsa settimana, la popolazione del campo per rifugiati di Yida in Sud Sudan ha superato quota 35.000 e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) sta potenziando le operazioni di assistenza. È stato il peggioramento delle condizioni di sicurezza e umanitarie nella loro regione di provenienza – Nuba Mountains in Sudan a indurli alla fuga, come riferiscono gli stessi nuovi arrivati nel campo. Durante il mese di maggio in media sono arrivati 430 rifugiati ogni giorno, il 47% in più rispetto alla media del mese precedente. Se l’afflusso dovesse proseguire su questi ritmi, alla fine del mese la popolazione del campo supererebbe le 40.000 unità.Per i rifugiati, tuttavia, Yida resta una località non sicura a causa delle sua vicinanza alla frontiera. Proseguirà, pertanto, l’impegno per incoraggiare i rifugiati a spostarsi volontariamente in aree più interne, ma allo stesso tempo, con l’approssimarsi dell’inizio della stagione delle piogge, verranno potenziate le operazioni di assistenza per migliorare la situazione. Nelle ultime due settimane l’UNHCR ha distribuito teli di plastica, zanzariere, materassi e coperte ad oltre 12.700 persone, attività tuttora in corso. Nelle fasi iniziali la priorità è stata assegnata alle persone più vulnerabili, come gli anziani, i minori non accompagnati e le famiglie con a capo una donna. L’Agenzia sta ora estendendo l’assistenza a tutti i rifugiati. Molti rifugiati arrivano in condizioni precarie, dopo un viaggio attraverso la fitta boscaglia. La maggior parte di loro entra in territorio sud-sudanese attraverso la contesa area di confine di Jau, l’unica via di fuga verso Yida. Viaggiano a piedi con i pochi averi che riescono a portare con loro. I nuovi arrivati dalla regione dei monti Nuba – nello stato del South Kordofan – arrivano affamati e presentano sempre più evidenti sintomi di malnutrizione.
Al loro arrivo a Yida i rifugiati vengono registrati e immediatamente assistiti con acqua e biscotti ad alto contenuto energetico. Successivamente vengono sottoposti a screening medico e quindi dotati di una razione iniziale di cibo sufficiente per due settimane fornita dal Programma Alimentare Mondiale (PAM) che utilizzeranno in attesa della successiva distribuzione generale di aiuti alimentari. Altre agenzie umanitarie si occupano delle cure mediche urgenti e dell’alimentazione terapeutica. Anche più a ovest, nello stato di Upper Nile, l’UNHCR sta affrontando notevoli sfide. Gli operatori dell’Agenzia sul terreno hanno constatato l’arrivo di circa 12.000 rifugiati sudanesi che hanno attraversato il confine dallo stato di Blue Nile dallo scorso fine settimana. Tale flusso porta il numero totale di rifugiati nello stato di Upper Nile ad oltre 80.000. Dopo aver camminato per diversi giorni, i rifugiati arrivano esausti. Fuggono dal Blue Nile raccontano – dove perdurano la fame e i combattimenti tra le Forze Armate Sudanesi (SAF) e il Movimento di Liberazione Popolare Sudanese Nord (SPLM-N). Molti hanno dovuto separarsi dai propri familiari. L’UNHCR ha trasferito 1.285 rifugiati nel nuovo campo di Yusuf Batil, a 120 chilometri dalla frontiera. Si tratta del terzo insediamento per rifugiati che l’Agenzia ha contribuito ad allestire nell’Upper Nile, dopo Doro e Jamam. Altri rifugiati vengono trasferiti anche a Jamam. I convogli dell’UNHCR per il trasferimento possono impiegare anche 4 ore per percorrere un tratto di 20 chilometri e i rifugiati a bordo devono trascorrere la notte a Jamam. L’Agenzia inoltre prevede che le condizioni delle strade peggioreranno sensibilmente durante la stagione delle piogge, rendendo il viaggio più difficile e l’accesso ai rifugiati anche impossibile.
Con il rapido aumento della popolazione di rifugiati inoltre l’UNHCR è estremamente preoccupato per l’insufficiente disponibilità di acqua nello stato di Upper Nile e per i rischi per la salute ad essa connessi. Per far fronte a ogni possibile insorgenza di patologie legate all’acqua nell’area, l’Agenzia e i suoi partner hanno predisposto in ogni insediamento forniture mediche e unità di cura. L’UNHCR sta anche trasportando acqua su autocisterne e scavando pozzi. Il Sud Sudan attualmente accoglie oltre 115.000 rifugiati sudanesi provenienti dalle regioni di Nuba Mountains e Blue Nile. Altre 32.500 persone, provenienti dallo stato del Blue Nile, hanno trovato rifugio in Etiopia occidentale.

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La storia militare raccontata come un romanzo

Posted by fidest press agency su domenica, 4 marzo 2012

Newton Compton lancia una nuova collana dedicata allegrandi battaglie che hanno cambiato la storia. Nel 2012 usciranno i primi sei volumi che raccontano la storia militare come fosse un romanzo, mettendo inprimo piano i suoi protagonisti: i generali, gli eroi e gli oscuri soldati che hanno determinato trionfi e disfatte, le loro uniformi, le armi, le tattiche e le strategie in tutte le epoche, dall’antichità all’evo contemporaneo. Una narrazione serrata e allo stesso tempo dettagliata della guerra, della campagna e dello scontro culminante, accompagnata da pregevoli tavole a colori e cartine tridimensionali, che renderanno più chiaro al lettore la tipologia dei combattenti sul campo di battaglie e lo scacchiere strategico.Tre titoli inaugurano la nuova collana, in libreria il 27 marzo: I mille, la battaglia finale di Andrea Marrone, il racconto della più grande vittoria di Garibaldi, quella del Volturno; La battaglia dei tre imperatori di Marco Lucchetti, sulla più celebre battaglia di Napoleone, Austerlitz; e la disfatta dei templari e dei crociati contro il Saladino ad Hattin, L’ultima battaglia dei templari di Giorgio Albertini.Per l’autunno del 2012 sono in programma tre nuovi volumi che affrontano alcune pagine cruciali della storia militare: il crollo tedesco a Stalingrado, raccontato da Andrea Marrone, il trionfo di Alessandro Magnocontro i persiani a Gaugamela descritto da Raffaele D’Amato, e un volume speciale sulle grandi battaglie tra greci e romani, tra falange e legione, a firma di Andrea Frediani.La collana si avvale della consulenza di Andrea Frediani, polemologo e autore di romanzi storici di grande successo, vincitore del Premio Selezione Bancarella 2011 con Dictator, il trionfo di Cesare, terzo capitolo della Trilogia Dictator. Le tavole sono a cura di Giorgio Albertini, illustratore delle riviste Focus, Wars, National Geographic e Medioevo. I volumi avranno una foliazione media di 220 pagine, al prezzo di copertina di euro 9,90.

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Diritti: rappresentanza militare

Posted by fidest press agency su martedì, 24 gennaio 2012

Bisogna restituire ai militari il diritto di scegliere democraticamente i propri rappresentanti. Pertanto, in occasione del Decreto Milleproroghe chiedo al Governo di rigettare gli emendamenti presentati da alcune forze politiche e finalizzati ad allungare il mandato degli organismi di rappresentanza militare a tutto il 2012. Si tratterebbe della terza proroga imposta, nonostante la netta contrarietà del personale militare, che più volte ha richiesto di non mantenere più in carica l’attuale Cocer interforze e i vari Consigli di rappresentanza militare. Peraltro, il Governo, a seguito dell’approvazione di un Ordine del giorno, si era impegnato ‘a valutare l’opportunità di non concedere ulteriori proroghe del mandato’ e a ‘porre in essere ogni utile azione che consenta di procedere al rinnovo degli organismi’. Il Governo deve agire coerentemente con l’impegno preso, perché non c’è giustificazione alcuna per continuare a impedire a 400 mila cittadini che servono lo Stato di potersi scegliere chi li deve rappresentare.

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Concerto al Quirinale

Posted by fidest press agency su sabato, 7 gennaio 2012

Italiano: Palazzo del Quirinale.

Image via Wikipedia

Roma Domenica 8 gennaio 2012, nel corso dell’apertura al pubblico del Palazzo del Quirinale, si svolgerà alle ore 11.50 nella Cappella Paolina un concerto dell’Ensemble Chominciamento di Gioia, dal titolo: “Dolçe lo meo drudo”. La musica alla corte di Federico II, Re di Sicilia e Imperatore del Sacro Romano Impero. Il concerto sarà trasmesso in diretta da Rai Radio 3.Nel pomeriggio alle ore 16.00 si terrà il tradizionale cambio della Guardia d’Onore al Palazzo del Quirinale, al termine del quale la Banda dell’Esercito Italiano eseguirà un concerto di cui si indica il programma:L. Grisolia – D. Mastrullo: Veronica;G. Verdi: Marcia dall’Opera Ernani;G. A. Marchesini: Giocondità;J. P. Sousa: The Thunderer;J. P. Sousa: Stelle e Strisce.Roma, 6 gennaio 2012

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Militare sanzionato per un rapporto sessuale

Posted by fidest press agency su martedì, 7 giugno 2011

Roma, (GrNet.it) Incredibile, ma vero. Un sottufficiale delle Forze Armate italiane è stato sanzionato disciplinarmente con un giorno di consegna per aver consumato un rapporto sessuale con la propria fidanzata. Come si può leggere dal rapporto disciplinare redatto dai superiori, il militare in questione si era sentito male durante il servizio ed era stato perciò condotto all’ospedale. Rientrato al proprio reparto, un ufficiale medico lo aveva sottoposto a visita e, avendo riscontrato una disfunzione urologica, gli aveva prescritto una cura nonché la raccomandazione di astenersi dall’avere rapporti sessuali per un certo tempo. Alla visita di controllo successiva, il militare aveva ammesso davanti al medico militare di avere intrattenuto un rapporto sessuale con la fidanzata che era andata a trovarlo durante la degenza. La scala gerarchica ha, allora, sanzionato il sottufficiale con la seguente abnorme motivazione: «nonostante gli fosse raccomandato riposo . e specie l’astensione assoluta da attività traumatiche di qualsiasi genere, il sottufficiale di cui sopra non si atteneva alle prescrizioni mediche ricevute. Con il suo comportamento, è venuto meno agli articoli 717, 718 e 729 (senso di responsabilità, formazione militare e esecuzione di ordini) del Testo Unico delle disposizioni regolamentari in materia di Ordinamento Militare».«La vicenda occorsa al militare – riferisce l’Avvocato Giorgio Carta che è venuto a conoscenza dell’accaduto tramite un collega – farebbe ridere se non fosse tragicamente paradigmatica della condizione di prostrazione e di umiliante sopraffazione cui sono sottoposti i militari italiani dai propri superiori. Pubblicizziamo la notizia proprio perché tutti i cittadini sappiano la concezione medievale del potere gerarchico militare che arriva fino al punto di ritenere sanzionabile come disobbedienza militare un comportamento umanamente comprensibile come quello descritto».

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Problemi rappresentanza militare

Posted by fidest press agency su sabato, 26 marzo 2011

“Auspico che il Capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare accolga immediatamente la richiesta che gli ha rivolto ieri il Consiglio centrale della rappresentanza militare dell’Aeronautica con specifica delibera, votata all’unanimità, con cui i delegati hanno chiesto espressamente di  essere autorizzati ad organizzare un incontro urgente con tutti i rappresentanti dei Consigli Intermedi e di Base  (Coir e Cobar)  dell’Arma azzurra , «per meglio raccogliere le istanze provenienti dalla Base nonché  per definire l’opportunità o meno  di procedere sino a termine del mandato così come da recente norma di proroga». E’ evidente che a differenza degli altri Cocer quello dell’Aeronautica, che si è sempre espresso contro il provvedimento di proroga fino al 30 aprile 2012 imposto con il recente milleproroghe, sente maggiormente il peso della responsabilità che ha nei confronti dei militari che vuole effettivamente rappresentare, ponendo al centro della propria attività il più ampio confronto democratico  che oggi appare tanto più necessario quanto maggiore è il peso della responsabilità  e il rischio di poter essere additati come complici di un Governo che lede i diritti dei militari per soddisfare le voglie e le richieste delle rappresentanze Centrali dell’Esercito e dei Carabinieri. Spero che questa iniziativa democratica possa fare breccia negli altri Cocer spingendoli ad abbandonare il perseguimento degli interessi personali per approdare dopo quasi 10 anni alla cura di quelli del personale.”. –  Lo dichiara Luca Marco Comellini, Segretario del Partito per la tutela dei diritti di militari e forze di polizia (Pdm).

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Libia: intervento militare italiano

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 marzo 2011

“La risoluzione 1793 ONU è stata votata dalle Commissioni parlamentari a maggioranza e non all’unanimità e che ciò rende necessario che la discussione sia affrontata dalle Assemblee parlamentari e questo avverrà nei prossimi giorni.  A meno che le Camere non si siano già riunite in segreto ed abbiano autorizzato le Forze armate ad attaccare le postazioni libiche, ci sembra che le molteplici dichiarazioni del Ministro della difesa La Russa, le sue decisioni e le conseguenti azioni intraprese dai militari italiani siano andate ben oltre quanto stabilito dall’ONU.  Un conto è offrire la disponibilità all’uso delle basi aeree e il relativo supporto logistico come inizialmente dichiarato dai ministri Frattini e La Russa  e come avvenuto anche in passato nel pieno rispetto della Costituzione, altro è l’intervento diretto dei Tornado dell’Aeronautica militare che nella serata di ieri hanno bombardato postazioni libiche in territorio libico.   L’azione militare condotta dai Tornado cambia notevolmente l’aspetto della missione con cui ora l’Italia è chiamata a confrontarsi.”

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Libia: partecipazione militare italiana?

Posted by fidest press agency su sabato, 19 marzo 2011

“Questa notte poco dopo il voto della Risoluzione a New York, le piazze di Bengasi si sono riempite di giovani che esultavano per il fatto di non essere stati abbandonati dalla comunità internazionale e perché le loro aspirazioni di libertà e democrazia hanno finalmente trovato ascolto in occidente e nel mondo arabo”. Ha dichiarato l’on.Gianni Vernetti, deputato di Alleanza per l’Italia e già Sottosegretario agli Affari Esteri. “La gente in piazza a Bengasi – ha proseguito l’on. Vernetti – sventolava la bandiera di Francia, Gran Bretagna, Qatar, Emirati Arabi Uniti: i paesi che in questo lungo mese dall’inizio della rivolta, sono stati vicino a quanti chiedevano libertà e democrazia e che sono stati i veri protagonisti dell’iniziativa diplomatica che ha portato alla storica decisione della No Fly Zone” “Purtroppo non sventolava il tricolore italiano l’altra notte a Bengasi: i troppi tentennamenti di questo mese del Governo italiano – ha proseguito Vernetti- hanno dato, fra gli oppositori libici ed anche in Europa, l’idea di un paese che ereditava una relazione troppo”speciale” con Gheddafi e quindi incapace di cogliere le rilevanti novità rappresentate dalle rivolte democratiche nel mondo arabo”. “Ora è necessario recuperare il tempo perduto: L’Italia deve mettere a disposizione le proprie basi militari, ma anche partecipare attivamente alle operazioni militari per far applicare la Risoluzione delle Nazioni Unite” “Insieme agli alleati europei, americani ed ai numerosi paesi arabi che in queste ore stanno offendo la loro disponibilità all’intervento armato – ha concluso l’on. Vernetti – l’Italia dovrà contribuire in modo significativo al dispositivo militare aereo e navale che la coalizione dispiegherà nelle prossime ore”.

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Proroga rappresentanza militare

Posted by fidest press agency su martedì, 1 marzo 2011

“La maggioranza di governo ha sferrato l’ultimo (in ordine di tempo)  manrovescio ai militari: la proroga della  Rappresentanza militare”. Inizia così una nota del Partito Sicurezza  e Difesa in merito alla  recente proroga concessa dalla maggioranza di governo  agli attuali esponenti della Rappresentanza militare, peraltro già in regime di proroga. “Che l’istituto in parola sia inutile e dispendioso – spiega il PSD – lo abbiamo  sempre sostenuto: proprio per  questo motivo nello  Statuto del PSD e nel  programma politico non si fa’ assolutamente cenno alla Rappresentanza  militare come organo tutela dei militari ma si opta per un riforma in senso  sindacale delle rappresentanze che sia il più possibile indipendente dal potere  politico e dalla gerarchia militare (che di fatto la controllano) e, soprattutto, a spese dei cittadini-militari che avvertano l’esigenza di dotarsi di forme di rappresentanza più efficaci con la possibilità, ove gli esponenti di queste ultime  risultassero inadeguati, di ritirare la loro delega o sfiduciarli (cosa impossibile  da attuare nella Rappresentanza militare)”. “Adesso  – sottolinea il PSD  – , con l’ulteriore proroga del mandato degli  organismi della Rappresentanza militare, quello che nel 1978 doveva essere (e  non lo è stato quasi mai) uno strumento di tutela per i militari è divenuto  addirittura uno strumento pericoloso che viene usato contro gli interessi degli  stessi. Il potere politico, in presenza di un timido e quasi complice silenzio della  dirigenza militare, ha ritorto contro tutto il mondo militare l’ombra di quella  che una volta veniva considerata una ‘conquista’ sul piano dei diritti del  personale”. “In realtà, da molti anni assistiamo al mercato di pochi yes-man che per un  piatto di lenticchie non esitano a svendere le aspettative dei colleghi in cambio  di un incarico conferito  ope legis, in luogo del più  democratico voto dei  colleghi”. “Pochi sanno, oltretutto, che  alcuni membri di questo Cocer fecero  ricorso al TAR contro una precedente proroga, giudicata da essi  ingiusta, ma oggi, dimenticando le loro passate rivendicazioni,  incassano da questo governo compiacente la medesima proroga un tempo da loro avversata nelle aule di tribunale. Insomma, dei  voltagabbana in piena regola, così come se ne vedono tanti nelle  aule parlamentari dove la transumanza da un partito all’altro getta  discredito sul concetto stesso di coerenza politica e personale”. “Riformulazione dell’art. 8 della legge 382/78 nel senso del riconoscimento dei diritti  sindacali espressamente previsti nella maggioranza dei Paesi europei, ed  eliminazione del preventivo assenso ministeriale per la costituzione di associazioni  fra  membri del comparto Sicurezza e Difesa” e “Il PSD promuove la funzione  essenziale del  sindacato dei  lavoratori della sicurezza e difesa, delle organizzazioni  di volontariato e delle Associazioni.” Con queste frasi il PSD ha sancito una volta per tutte il proprio orientamento in materia di rappresentatività militare. “Gli sforzi di alcuni soggetti  – continua il PSD  – , vani e, in qualche caso,  addirittura patetici, di impedire la proroga lasciando però inalterato l’istituto della Rappresentanza militare (che invece andrebbe soppresso all’istante),  dimostrano quanto sia deleterio e inutile parlare di rappresentatività militare al di fuori di un contesto che contempli una soluzione diversa da quella che  invece propone il PSD: una rappresentanza di tipo sindacale o comunque  esterna all’ordinamento militare”. “Per coloro che hanno votato questo governo che ha praticamente messo in ginocchio il comparto Sicurezza e Difesa  – concludono dal PSD  – , la proroga dell’inutile Rappresentanza militare è l’ennesima dimostrazione di quanto sia urgente e necessario orientare altrove il proprio voto, verso forze politiche più mature e, soprattutto, realmente attente ai temi che attengono il mondo in uniforme. I fatti sotto gli occhi di tutti ci hanno dato ragione.Anche per questo è nato il PSD. Alle urne ricordatelo”. (Il Segretario politico Giuseppe Paradiso – fonte Grnet.it)

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