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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 229

Posts Tagged ‘militari’

I sindacati militari per la tutela dei loro diritti si rivolgono ai componenti della Commissione Difesa della Camera

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 maggio 2019

Dopo mesi di audizioni e fasi pre-emendative, la IV Commissione Difesa della Camera dei Deputati, nella stesura del testo definitivo della proposta di legge sulla sindacalizzazione militare, stabiliva i confini secondo i quali i militari avrebbero potuto godere degli stessi diritti sindacali riconosciuti ad altri lavoratori del comparto sicurezza. Per tali ragioni il SIM Carabinieri e il SIULM nei giorni scorsi hanno inviato a tutti i membri della IV Commissione Difesa una dura missiva, con toni molto aspri, con la quale sono stati sfiduciati tutti i membri della IV Commissione e le parti politiche di riferimento, se non venissero presi in considerazioni gli emendamenti alla legge segnalati dalle organizzazioni sindacali, indirizzati ad ottenere uno strumento normativo equo e strumentale alla tutela dei diritti dei lavoratori in divisa.L’invito è stato in parte recepito dal Movimento5Stelle, il quale ha presentato un emendamento che introduce la regola generale della devoluzione alla giurisdizione del giudice ordinario di tutte le controversie promosse dalle associazioni sindacali nel rapporto di impiego del militare.
Nella mattinata odierna in Commissione, durante la discussione di questo emendamento, ritenuto dai Sindacati Militari fondamentale per la tutela dei diritti sindacali dei nostri militari, si avrà prova di quali partiti vorranno ostacolare questa norma, negando così lavoratori in divisa delle tutele sindacali adeguate.Se verranno confermate le posizioni contrarie a quanto chiesto dai sindacati militari, questi sono pronti a sfiduciare l’attuale classe politica e potrebbero decidere di non dare il loro consenso ai rappresentanti politici, ritenuti colpevoli di non aver avuto il necessario coraggio per porre in essere il vero cambiamento ed evoluzione della rappresentatività dei lavoratori in divisa. (n.r. Condividiamo l’amarezza di chi crede che la politica stia prendendo delle decisioni sbagliate nei confronti dei militari che si battono per avere al loro interno una forza sindacale operativa a tutti gli effetti, ciononostante consigliamo prudenza. La politica è mediazione tra opposti interessi e il politico è il primo a dover convivere con le idee altrui e a sapersene fare una ragione. In tutto questo vi possono essere delle eccezioni ma la regola resta immutata. Non dimentichiamo che stiamo attraversando un momento difficile in cui tutte le istituzioni sono state messe in discussione con giudizi critici spesso fuori misura che minano dalle fondamenta gli stessi sistemi democratici di governo. Per quanto ci riguarda, come giornalisti, siamo sempre con tutti coloro che si battono per la tenuta e la salvaguardia dei loro diritti in specie dove è più arduo affermarli.)

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Difesa: Più alloggi per i militari

Posted by fidest press agency su martedì, 26 marzo 2019

“Settanta milioni per il prossimo quadriennio per affrontare le emergenze abitative e strutturali per il benessere militare ma, soprattutto, nei primi 6 mesi del 2019 saranno resi disponibili in Alto Adige 180 nuovi alloggi per il personale della Difesa, oltre ai 35 appartamenti appena ristrutturati. Complessivamente, il Protocollo d’Intesa con la Provincia di Bolzano prevede la realizzazione di 390 nuovi alloggi per militari e la ristrutturazione di ulteriori 53. In Trentino-Alto Adige vi sono 800 alloggi di proprietà del Demanio militare, di cui 287 in attesa di lavori di manutenzione”.Lo ha comunicato il Ministro della Difesa Elisabetta Trenta al capogruppo di FDI in commissione Difesa Salvatore Deidda rispondendo ad un’interrogazione e all’appello che il parlamentare aveva lanciato da Bolzano con il consigliere regionale Alessandro Urzì.
“A Bolzano, lo scorso ottobre – dichiara Deidda – abbiamo ascoltato tanti uomini e donne delle nostre Forze Armate e lanciato un appello al Ministro della Difesa ed allo Stato maggiore, con interrogazioni ed interventi durante le Audizioni. Le Forze Armate sono patrimonio comune e non devono essere oggetto di scontro, si lavora per trovare insieme le giuste soluzioni. Come nel caso della questione alloggi in Trentino Alto Adige.”
“La richiesta di soluzioni abitative per il personale della Difesa – ha dichiarato il consigliere Urzì- in una provincia con un altissimo costo della vita è un dovere da parte delle Istituzioni pubbliche. Spicca il dato relativo agli alloggi che ristrutturati potrebbero rappresentare un’importante risposta alle attuali esigenze del personale militare. Apprezzabile in ogni caso è la sensibilità mostrata al tema”.

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Militari per coprire le buche a Roma

Posted by fidest press agency su domenica, 23 dicembre 2018

“Errare è umano ma perseverare è diabolico. Il Genio Militare ha le professionalità per affrontare qualsiasi necessità ma utilizzare i militari per coprire le buche è offensivo e offre la sponda agli antimilitaristi per pensare che i nostri uomini e le nostre donne siano nelle caserme senza far niente. Giusto affrontare le emergenze e ed é giusto avvalersi delle professionalità del Genio ma non per porre rimedio alle incapacita’ di una amministrazione comunale. Oltre a svilire la divisa che indossano, destinarli a sistemare le buche del manto stradale vuol dire tempo sottratto al loro importante addestramento. Questa Manovra grilloleghista sarà ricordata anche per i tagli alla Difesa (cosi come si vanta lo stesso Vicepremier Di Maio) e per i tentativi dei 5 Stelle di depredare i fondi della Difesa. Quando infine si destinano per il comparto pochi fondi lo si fa solo per salvare l’amministrazione Raggi. Fratelli d’Italia dice no a tutto questo e ribadisce con forza che le Forze Armate vanno rispettate”. Lo dichiara Salvatore Deidda, deputato di Fratelli d’Italia e capogruppo FDI in Commissione Difesa.

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Nessuna risorsa per addestramento e potenziamento tecnologico dei militari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 dicembre 2018

“Sorprende che il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, si dichiari soddisfatta perché non ci saranno tagli importanti sul comparto difesa. Evidentemente, il ministro considera le forze armate semplicemente uno stipendificio”. Lo afferma in una nota Edmondo Cirielli, Questore della Camera dei Deputati e parlamentare di Fratelli di Italia. “Al contrario di quanto afferma il ministro Trenta, questo governo non investe né sull’addestramento dei militari né sul potenziamento tecnologico degli apparati militari. Ogni altro datore di lavoro che non assicuri ai propri dipendenti formazione e innovazione andrebbe incontro ad azioni penali” – spiega Cirielli “Non investire su addestramento e innovazione tecnologica espone non solo l’Italia a pericoli ma gli stessi militari a gravi rischi per la propria sicurezza personale. E questo è inaccettabile per chi sacrifica per la propria vita per la Nostra libertà e difesa della Patria”- conclude Cirielli.

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Uranio impoverito e la salute dei militari italiani

Posted by fidest press agency su martedì, 27 novembre 2018

“Bene il ministro Trenta sui provvedimenti assunti circa il delicato tema che riguarda l’uranio impoverito e la salute dei nostri militari. E’ una battaglia storica del M5S, che il Movimento porta avanti da anni e che ora, con il Governo del cambiamento, conduce a risultati ancora più concreti, dando voce a tutti quei casi abbandonati per anni dalle istituzioni, a tutte quelle famiglie che hanno vissuto momenti difficili, inascoltate dallo Stato. Oggi c’è un Governo che è al loro fianco e quel Governo è a guida M5S”. Lo dichiara in una nota il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli.

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Buon lavoro al ministro difesa Trenta

Posted by fidest press agency su sabato, 2 giugno 2018

Auguriamo buon lavoro al neo Ministro della Difesa Elisabetta Trenta e a tutto il nuovo Governo del cambiamento, con l’auspicio che tra le priorità vi sia quella dell’attuazione della recente sentenza della Corte Costituzionale che sancisce il diritto, anche per i militari, di costituire sindacati e associazioni di categoria considerato che il mondo dei militari è l’unico settore lavorativo dello Stato italiano senza reali tutele sindacali.Lo dichiarano i delegati del Cocer Aeronautica e membri del Cocer Interforze Alfio Messina e Antonsergio Belfiori.

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Dall’Europa via libera per i diritti dei militari

Posted by fidest press agency su domenica, 18 febbraio 2018

Arriva da Bruxelles un’altra novità che rafforza la decisione con la quale, in agosto, il TAR Pescara ha deciso di investire la Consulta della questione di legittimità costituzionale della Riforma Madia, che ha soppresso il Corpo Forestale dello Stato e militarizzato i suoi membri, limitando enormemente le libertà civili ed i diritti anche sindacali. A pochi mesi dalle udienze dinanzi alla Corte Costituzionale in cui si discuterà sia il riconoscimento dei diritti sindacali a tutte le categorie di militari (il prossimo 10 aprile 2018), sia la legittimità della soppressione del Corpo Forestale dello Stato e la militarizzazione forzata dei suoi membri, trasferiti all’Arma dei carabinieri (il 5 giugno), il Comitato europeo dei diritti sociali, con una importantissima decisione pubblicata il 12 febbraio interviene, nuovamente, sui limiti che hanno gli Stati aderenti alla Carta sociale europea nell’imporre divieti a queste categorie di lavoratori.In questo dibattito entra ora, con una decisione i cui principi potranno ulteriormente sensibilizzare i Giudici costituzionali sul tema, anche il Comitato europeo dei diritti sociali, dinanzi al quale peraltro pende anche il ricorso promosso dalle ex associazioni sindacali dei Forestali (già dichiarato ammissibile a settembre) e di cui a breve si chiuderà l’istruttoria. Nella decisione sul caso “Euromil contro Irlanda” (vedi sintesi allegata), resa pubblica il 12 febbraio 2018, tale organismo europeo ha dettato principi assolutamente innovativi e di grande apertura verso la tutela dei diritti dei dipendenti militari, che sovvertono anche le regole oggi vigenti in Italia. Nell’accogliere il ricorso di Euromil – organizzazione europea delle associazioni militari che unisce 30 organismi europei e di cui fa parte per l’Italia Assodipro – il Comitato ha accertato che la legge irlandese che inibisce ai militari il diritto di organizzazione sindacale e la contrattazione collettiva, viola la Carta sociale europea.
Le associazioni militari irlandesi non godevano, infatti, a pieno dei diritti sindacali quali il diritto di associarsi ad organizzazioni collettive come il Congresso irlandese dei sindacati e ciò implicava che le associazioni dei militari fossero escluse dalle negoziazioni collettive nazionali, tra cui anche quelle sui salari dei dipendenti pubblici. Il Governo irlandese ha fondato le sue difese argomentando che tali limiti siano funzionali ad assicurare il mantenimento dell’ordine pubblico e la tutela della sicurezza nazionale, ma il Comitato europeo ha dichiarato che tali divieti non siano necessari a tali fini e che, privare le associazioni rappresentative di un efficace strumento di negoziazione delle condizioni di impiego per conto dei loro iscritti, è in contrasto con i principi stabiliti dalla Carta sociale e sottoscritti dall’Irlanda.
“Del pari l’Italia ha sottoscritto tale Carta – spiega l’avvocato Egidio Lizza, legale degli ex Forestali dinanzi alla Corte Costituzionale ed al Comitato europeo dei diritti sociali – ma applica regole analoghe, anzi maggiormente restrittive di quelle irlandesi. Questo trattato internazionale costituisce per i diritti sociali ciò che la Convenzione europea dei diritti dell’uomo rappresenta per i diritti umani, ovvero il minimo costituzionale che ai cittadini europei, di ogni categoria, deve essere assicurato. Le questioni a breve in discussione dinanzi alla Corte Costituzionale, per i militari e per la vicenda, assolutamente singolare, degli ex Forestali, traggono origine anche dall’affermazione di tali sacrosanti principi, che oramai da tempo, ed in maniera sempre più forte, in Europa vanno affermandosi. Le limitazioni alle prerogative dei militari sono anacronistiche e non ha più alcun senso non permettere loro una legittima negoziazione dei loro diritti salariali ed una tutela delle condizioni di lavoro. Un maggior riconoscimento di libertà e diritti – conclude Lizza – è opportuno anche in Italia ed, anzi, i recenti risultati condotti dalle Commissioni d’inchiesta parlamentari sull’utilizzo dell’uranio impoverito sono a dimostrarne la necessità”. Il 10 aprile, dunque, si discuterà dinanzi alla Consulta la legittimità della norma che limita i diritti dei militari italiani di iscriversi ad associazioni sindacali o di costituirne al fine della tutela dei loro diritti. Gli ex Forestali, che tale status hanno acquisito per imposizione e non per scelta, in base alla riforma Madia della P.A., hanno svolto in tale procedimento un intervento ad adiuvandum rispetto alle questioni sollevate dal Consiglio di Stato sul ricorso promosso dall’Associazione Assodipro. A stretto giro, seguirà poi l’udienza del 10 giugno in cui la Corte, interessata dal TAR abruzzese, dovrà decidere se era legittimo sopprimere il Corpo Forestale dello Stato e militarizzare i suoi membri, trasferendoli all’Arma dei carabinieri, privandoli di libertà costituzionali e diritti, anche sindacali, di cui prima della riforma godevano come qualsiasi altro dipendente civile dello Stato.

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Roma: baby-ladri d’appartamento in azione

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 febbraio 2018

I Carabinieri della Stazione Roma San Lorenzo in Lucina hanno arrestato un 16enne di origini slave, senza fissa dimora, perché sorpreso mentre tentava di aprire la porta d’ingresso di un appartamento, all’interno di un condominio di via Sebastiano Veniero, in compagnia di una sua connazionale 12enne. I Carabinieri hanno notato i due mentre si intrufolavano all’interno del palazzo, sfruttando la provvisoria apertura del portone, ed hanno deciso di seguirli all’interno. Arrivati al terzo piano, i Carabinieri hanno pizzicato i due topi d’appartamento mentre stavano tentando di forzare la serratura di un appartamento, vuoto in quel momento. In loro possesso i militari hanno trovato una lastra di plastica rigida e vari attrezzi per lo scasso. Il ladro 16enne è stato accompagnato presso il Centro di Prima Accoglienza per i Minori di via Virginia Agnelli mentre la dodicenne, non imputabile, è stata affidata ad una Casa Famiglia. (fonte:GrNet.it) (foto: ladro appartamento)

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Uranio: “La commissione è stata una farsa. Militari umiliati”

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 febbraio 2018

“Oggi arriva alla conclusione per le nostre forze armate un calvario segnato da umiliazioni e sentimenti di antimilitarismo: è quanto dichiara in una nota, Edmondo Cirielli, deputato di Fratelli di Italia, commentando la relazione finale dei lavori della commissione parlamentare d’inchiesta della Camera sull’Uranio impoverito. “La commissione è stata una farsa animata da atteggiamenti inquisitori e di becero antimilitarismo. In questi anni – spiega Cirielli – la commissione non solo non ha ottenuto, né tantomeno proposto, alcun risultato concreto per le vittime dell’uranio impoverito, per gli ammalati e per tutti coloro che rischieranno conseguenze sulla salute in future missioni in ambienti altamente ostili, ma soprattutto, come è emerso nel corso della missione in Sardegna dal 3 al 7 ottobre 2016, ha messo in atto una ben orchestrata campagna antimilitarista con l’unico scopo di mettere le mani sulle aree dei poligoni militari”.
“Vorrei ricordare che Fratelli di Italia dopo aver notato l’assurdo comportamento inquisitorio nei confronti dei militari auditi, trattati alla stregua di delinquenti, ha deciso di disertare i lavori per non legittimare un comportamento grave” continua a Cirielli.“Ma cosa ancor più grave: la Commissione anziché chiedere più risorse al Governo del Pd per garantire migliori condizioni sicurezza sui luoghi di servizio militare, per migliori dotazioni, per la sicurezza individuale e territoriale, per migliorare la tecnologia militare per implementarne appunto la sicurezza, si è accanita nel dimostrare che ogni défaillance fosse causa volontaria di una presunta ottusità militare e non dei Governi di sinistra che da tempo considerano la spesa militare e gli uomini e le donne in divisa un costo e non una risorsa” – conclude il deputato di Fdi.

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Rinnovo del contratto di militari e polizia

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 gennaio 2018

volanti-polizia-di-statoDopo l’incontro del 22 luglio 2017 in Funzione Pubblica, ne è seguito un altro pre-natalizio lo scorso 22 Dicembre. Il terzo è stato convocato per domani pomeriggio 10 Gennaio 2018 e si ha il vago sentore che il Governo voglia accelerare per una immediata chiusura del contratto degli operatori del Comparto. Tali incontri si sono svolti fino ad ora senza un reale confronto con Sindacati e COCER, unici deputati per legge a rappresentare i bisogni e le esigenze dei cittadini in uniforme.
Non si è discusso nelle precedenti occasioni né delle risorse allocate per il contratto del Comparto Difesa-Sicurezza, che sono divenute legge e pubblicate in Gazzetta Ufficiale solo in data 29 Dicembre 2017, né tantomeno delle materie di competenza delle Parti Sociali, che alle stesse sono devolute in virtù di una precisa legge dello Stato.
Ad oggi nessuna ipotesi contrattuale è in mano a Sindacati e COCER, non esiste un abbozzo di piattaforma economica, figurarsi una proposta di natura giuridico-normativa e delle competenze accessorie del salario di militari e poliziotti.
Questi ultimi aspetti, al di là del vil denaro, sono elementi contrattuali fondamentali per regolare funzionalità e compensare servizi specifici svolti dagli operatori, oltreché definire normativamente la vita professionale dei lavoratori con le stellette, tutti aspetti importanti al pari del trattamento economico. Le risorse per compensare poi la “Specificità” del Comparto sono state definite solamente nell’ultima legge di bilancio e per il triennio a venire 2018/2020, peraltro con una nuova forma di “concertazione” della quale bisognerà definire modalità e procedure e che quindi difficilmente potrà essere svolta con immediatezza. Il COCER AM non può accettare questo modo di procedere che forza oltremodo le prerogative delle Parti Sociali, al solo fine “apparente” di allocare al più presto poche e maldistribuite risorse contrattuali. Le stesse se non utilizzate correttamente impediranno di risolvere questioni che interessano la funzionalità delle amministrazioni, e quindi i problemi dei cittadini, impedendo altresì di riallineare istituti retributivi tra i diversi appartenenti ai singoli Dicasteri che nel corso di quest’ultimo decennio si sono modificate in virtù di decisioni legislative. Sia chiaro e senza fraintendimenti: Il COCER AM dice che il contratto normativo – economico 2016-2018 si deve fare e si può fare in fretta, senza falsare però il confronto democratico previsto per legge tra Governo, Amministrazioni e Parti Sociali. In altri tempi contratti similari si sono chiusi in una settimana, con sedute fiume diurne e notturne, dando a tutti la possibilità di esercitare ruolo, responsabilità e competenze, e soprattutto di assumersi di fronte al Paese, ai cittadini ed ai propri rappresentati le giuste responsabilità connesse all’esercizio delle funzioni di ciascuno: politiche, istituzionali o rappresentative che siano. Corse “ad effetto” non ci interessano; quel che conta per noi sono i contenuti del contratto sia per la parte economica, salario fisso ed accessorio, sia per quella normativa ed a seguire quelli del contratto integrativo per la “specificità” di settore.
Il contratto manca da più di sette anni ma non crediamo che una settimana in più comporti sconvolgimenti maggiori di un contratto che non risolva le questioni che stanno a cuore agli operatori del Comparto Difesa e Sicurezza.

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Contratto statali: per i militari la proposta del Governo è insufficiente e irrispettosa

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 novembre 2017

Marianna_MadiaLa proposta unilaterale del Governo di destinare 85€ lordi medi mensili a tutto il pubblico impiego, compreso il personale militare del Comparto Difesa, risulta insufficiente e non rispettosa del gravoso ruolo oggi svolto da questa compagine.Il personale del Comparto Difesa attende il rinnovo del contratto dal 2010 e in questi 7 lunghi anni molte cose sono cambiate per il sistema Difesa e per la sicurezza del Paese. I militari delle FF.AA., infatti, sono sempre più impiegati in attività specifiche che esulano dal tradizionale campo di intervento. Mentre per tutto il pubblico impiego, il blocco economico ha rappresentato la stagnazione nella retribuzione di provenienza, per il personale delle FFAA, ha significato un fermo retributivo capace di minare la motivazione e lo spirito di sacrificio che questo tipo di attività richiede.L’atipicità delle attività svolte dal personale militare debbono essere quindi sostanziate anche attraverso questo contratto, il primo utile dopo l’emanazione della norma sulla specificità.Il Cocer, in una propria delibera approvata all’unanimità il 7 novembre, ha chiesto che le risorse allocate dovranno essere corrisposte in misura omogenea su un emolumento avente carattere fisso e continuativo rappresentativo delle diverse specificità del personale del Comparto Difesa anche mediante una fiscalità di vantaggio che permetterebbe al Governo di garantire più retribuzione con le stesse risorse allocate. Per dare quindi pieno valore all’impegno già assunto, è essenziale un ulteriore sforzo del Governo per trovare risorse capaci di garantire un intervento strutturale che sancisca definitivamente il riconoscimento della specificità del Comparto a giustificazione di un impiego diverso e continuo prodomo al raggiungimento degli obbietti che i Vertici Militari promettono e garantiscono al Paese.Lo dichiara Alfio Messina, Delegato Cocer Comparto Difesa. (foto: Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione)

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Militari: Non chiamate “riordino” una mera distribuzione parametrale

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2016

militari italianiRoma. Il 20 e 21 dicembre 2016 presso la sede del Cocer Interforze in Via Marsala a Roma si è riunita la Commissione Interforze della categoria Sergenti e Sovrintendenti per discutere sugli sviluppi relativi al riordino delle carriere così come appreso dalle bozze presentate dalle amministrazioni del comparto difesa e sicurezza.
Con il senso di responsabilità che ha sempre contraddistinto le azioni della Commissione Interforze della categoria, pur non avendo ricevuto il testo coordinato tra le diverse amministrazioni per dare concretezza al ruolo negoziale delle Rappresentanze, è stato chiesto un urgente incontro con le Autorità di Vertice delle Amministrazioni di Polizia e delle Forze Armate. Pur ritenendo necessario un riordino delle carriere, la richiesta della Commissione è dettata dalla necessità di dover esprimere contrarietà per l’inaccettabile mancato riconoscimento delle anzianità giuridico-economiche nella fase transitoria, ai fini sia dell’avanzamento che delle progressioni economiche. Il mancato riconoscimento determinerebbe evidenti disparità all’interno degli stessi ruoli, negando di fatto, una ricostruzione di dignità concretamente espressa nel corso della propria carriera, svilendola e mortificandola per l’ennesima volta, con la liquidazione di una mancia c.d. “una tantum”. Se il problema è dettato dalla mancanza di risorse, proponiamo che vengano prese dalla c.d. dirigenzializzazione, che al momento non appare necessaria. La fase transitoria del riordino delle carriere per il personale non dirigente e non direttivo, paventa una presunta meritocrazia che di fatto non si ravvisa in alcun passaggio di cui si è venuti a conoscenza.Se le Amministrazioni pensano di acquisire l’avvallo dei delegati Co.Ce.R., per esibirlo alla politica come certificazione ai loro progetti, se lo dimentichino pure! Il Paese e la politica sappiano che le Amministrazioni della Difesa e della Sicurezza rischiano di perdere una grande occasione per motivare gli uomini e le donne che professionalmente hanno grandi aspettative, rischiando di far perdere opportunità e prospettive tanto agognate. I retaggi di un passato ormai vetusto andrebbero superati con un’iniezione di coraggio a quel cambiamento tanto atteso da tutti dove la sicurezza e la difesa hanno un ruolo preminente. Se non sarà così, fatevi le “Vostre” riforme, ma non saranno le “Nostre”! Ribadiamo l’urgenza di incontro con le Autorità di Vertice delle Amministrazioni di Polizia e delle Forze Armate. (I delegati della Commissione Interforze di categoria Sergenti e Sovrintendenti)

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I diritti dei militari e il voto al Parlamento europeo

Posted by fidest press agency su martedì, 29 novembre 2016

nato2A Cura di ASSODIPRO Da Euromil e Parlamento Europeo. Giorni fa i membri del Parlamento europeo hanno votato  una mozione per una risoluzione del Parlamento europeo sull’Unione europea per la difesa, presentata dalla commissione per gli affari esteri. Di fronte ad un nuovo contesto finanziario e della sicurezza, le forze armate europee sono tenute a collaborare  per addestrare e lavorare di più e meglio insieme. L’UE dovrebbe quindi attivare questo processo sviluppando la sua politica di difesa comune. La risoluzione adottata include l’elemento essenziale EUROMIL che, vale a dire è un passo importante per una futura Unione europea per la difesa. In particolare, il testo, nel § 12, “invita gli Stati membri, in particolare, a riconoscere il diritto del personale militare di formare e aderire ad associazioni professionali o sindacali e  a coinvolgerli in un dialogo sociale con le autorità. Invita, inoltre, il Consiglio europeo a compiere passi concreti verso l’armonizzazione e la standardizzazione delle forze armate europee, al fine di facilitare la collaborazione del personale delle forze armate sotto l’ombrello di una nuova Unione europea per la difesa”.
Da notare che la prima volta che il Parlamento europeo ha invitato gli Stati membri a concedere ai militari il diritto alla libertà di associazione è stato nel 1984, nella sua risoluzione sui diritti dei membri delle forze armate di costituire associazioni. Da allora, il Parlamento europeo  ha più volte richiamato la necessità che siano tutelati i diritti e le libertà dei militari.
natoAnche se l’adozione della risoluzione di cui al §12 è un passo importante per EUROMIL, l’organizzazione ricorda che, per quanto riguarda il diritto di associazione, vada assicurato che il personale militare debba godere pienamente dei propri diritti e  libertà fondamentali, e tutto ciò deve essere contemplato sia nelle rispettive normative che nella pratica quotidiana pur nel rispetto delle competenze di ciascuno Stato membro. EUROMIL quindi ringrazia i membri del Parlamento europeo, che hanno sostenuto il personale delle forze armate europee negli ultimi anni e sinceramente auspica che gli Stati membri dell’UE adottino la risoluzione recentemente approvata! Detto paragrafo, va ricordato, è stato approvato a larga maggioranza dall’assemblea plenaria (421 voti a favore, 190 contrari), anche con il voto favorevole di quasi tutti i parlamentari italiani, sia di maggioranza che di opposizione. Hanno infatti votato favorevolmente tutti i parlamentari eletti nel M5S, e del Partito Democratico. Spiace invece rilevare che due leader di partito, eletti a Strasburgo, abbiano invece votato contro: trattasi di Matteo Salvini (Lega Nord) e Raffaele Fitto (Conservatori e Riformisti). Come Assodipro invitiamo il Governo Italiano ed i partiti ad essere coerenti con il voto espresso al parlamento europeo SUL PUNTO DIRITTI SINDACALI PER I MILITARI. Adeguandosi cosi in modo pieno anche a trattati internazionali e sentenze della Corte Europea e a quelli che sono diritti concessi in molti paesi Europei.

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Militari italiani ai confini della Russia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 ottobre 2016

Putin Views Russian Arms On Display At Expodi Vincenzo Olita. In questi giorni governo e opposizioni si affannano a difendere o condannare l’invio in Lettonia di 140 militari che andranno a comporre il contingente Nato, circa 4000 uomini, che a primavera si schiererà nei Paesi baltici.
Si tratta di un’aggressione alla Russia o no? Per noi è solo l’ennesimo vuoto strategico dell’amministrazione Obama in cui si inserisce l’insipienza della nostra classe politica, particolarmente interessata a discutere se il Parlamento fosse stato messo al corrente o meno.
Gli equilibri geopolitici sul pianeta sono in profonda trasformazione, come evidenzia l’articolo che segue: la NATO con una presunta azione militare, fondamentalmente mediatica, si espone ad un inquietante ridicolo, l’Europa funge da rimorchio marcando la sua presenza con l’invio dei propri militari ad un soggiorno estivo. E l’Italia? In attesa di comprendere gli intendimenti della politica estera di Giappone, Cina, India, Russia, Australia, Corea del Sud ed altri, martedì porta una delegazione di otto ospiti a cena con Obama. Mercoledì le televisioni ed internet ci informeranno su mise in place ed abbigliamento, giovedì la stampa con interviste ad Armani, Cantone, Benigni, la sindaca di Lampedusa ecc. chiuderà il cerchio del politicamente corretto, in cui “la voglia d’Italia”sarà l’asse centrale. (fonte: http://www.societalibera.org)

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TAR Piemonte: i militari possono svolgere attività politica

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 settembre 2016

tar-lazio(GRNET.IT) – Con la sentenza pubblicata il 5 settembre 2016, il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte (Sezione Prima), con un’articolata motivazione ha accolto il ricorso del Maresciallo Aiutante Sostituto Ufficiale di Pubblica Sicurezza dei Carabinieri Carmelo Cataldi, ora in congedo, al quale era stata vietata “l’iscrizione e l’assunzione di carica sociale in seno a partito politico” ed erano stati inflitti, per un’asserita incompatibilità con l’adempimento dei doveri di Sottufficiale, 5 giorni di consegna di rigore, peraltro con l’espressa ammonizione «che, in caso di inottemperanza, sarebbe stato avviato il procedimento per la diffida ministeriale ed eventuale successiva decadenza dal servizio». Secondo l’Arma dei Carabinieri infatti – si legge nella sentenza – «l’iscrizione e l’assunzione di carica sociale in seno a partito politico, costituisce comportamento suscettibile di assumere rilievo sotto il profilo disciplinare, ai sensi del nr. 9 dell’allegato ‘C’ al R.D.M.» (Regolamento di Disciplina Militare, di cui al d.P.R. n. 545 del 1986), trattandosi di «incarico incompatibile con l’adempimento dei Suoi doveri di sottufficiale», in proposito richiamando l’allora vigente art. 6, comma 1, della legge n. 382 del 1978, a norma del quale «Le Forze armate debbono in ogni circostanza mantenersi al di fuori delle competizioni politiche». L’amministrazione ha anche aggiunto che la carica politica ricoperta dal Maresciallo «implica necessariamente l’esercizio di funzioni attive a carattere propriamente politico, atteso che, quale Segretario Regionale, la S.V. siede – oltretutto con voto deliberativo – sia nel Consiglio Nazionale che nella Direzione Nazionale del partito, ex artt. 9 e 10 dello statuto del partito medesimo».Il Maresciallo, rappresentato e difeso dagli avvocati Giorgio Carta (ex Ufficiale dell’Arma) e Giuseppe Piscitelli, ha impugnato l’intero procedimento a suo carico sostenendo la piena legittimità dei suoi atti, compresa l’assunzione della carica di segretario regionale.Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte gli ha dato pienamente ragione, ma vediamo nel dettaglio cosa dice la sentenza.I giudici amministrativi hanno dapprima ricordato all’Amministrazione del Maresciallo che «la questione oggetto del presente giudizio è stata, da ultimo, approfondita da alcuni arresti giurisprudenziali che, per fattispecie del tutto analoghe, ed in considerazione del complessivo quadro normativo (costituzionale e legislativo) vigente, sono giunti alla condivisibile conclusione di ritenere illegittimo il divieto per i militari di iscriversi in partiti politici e di assumere nel loro ambito cariche direttive, alla luce di un’interpretazione letterale e sistematica delle norme (cfr. TAR Umbria, sent. n. 409 del 2011; TAR Veneto, sez. I, sent. n. 1480 del 2012)».Successivamente, per rendere ancora più chiara la sentenza, i magistrati amministrativi hanno sottolineato che «il legislatore non ha mai stabilito per i militari un esplicito divieto di iscrizione ai partiti politici: ciò non ha fatto, espressamente, né nella legge n. 382 del 1978 (recante “Norme di principio sulla disciplina militare”) né nel Regolamento di disciplina militare (approvato con d.P.R. n. 545 del 1986)».Il TAR Piemonte ha inoltre specificato che il legislatore non ha inteso in alcun modo modificare in senso restrittivo la materia, «nemmeno con il varo del Codice dell’Ordinamento Militare (d.lgs. n. 66 del 2010), ossia della disciplina che si propone di regolare, in modo organico, l’organizzazione, le funzioni e l’attività della Difesa e Sicurezza militare e delle Forze armate».
«Di conseguenza – conclude la sentenza -, il ricorso introduttivo deve essere accolto e deve, per l’effetto, disporsi l’annullamento dell’atto di ammonimento a recedere dalla carica politica rivestita. Parimenti, risultando fondata la censura di illegittimità derivata, e con assorbimento delle ulteriori censure, vanno accolti anche i motivi aggiunti, con conseguente annullamento della sanzione disciplinare inflitta al ricorrente (pari a giorni cinque di consegna di rigore)». (fonte: GRNET.IT)

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Nigeria: l’avanzata dei militari rivela urgenti bisogni umanitari nel nord-est del paese

Posted by fidest press agency su domenica, 21 agosto 2016

FCO 312 - Nigeria Travel Advice Ed2 [WEB]Nigeria. Migliaia di persone sono in fuga dal Sud Sudan e i paesi confinanti hanno sempre più difficoltà ad accogliere numeri così alti di rifugiati, anche alla luce della mancanza di finanziamenti adeguati per le operazioni di assistenza. Nella regione sono attualmente presenti circa 930,000 rifugiati, ed ogni giorno se ne aggiungono altri. L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, esprime grave preoccupazione per il fatto che nonostante la popolazione dei rifugiati sia in aumento, i fondi necessari per assicurare i bisogni primari si stiano esaurendo.Lo scoppio delle violenze a Juba a Luglio sembra aver spostato l’ago della bilancia a sfavore di un’imminente soluzione politica al conflitto in Sud Sudan. Vi sono numerose testimonianze di scontri armati occasionali e violazioni dei diritti umani, tra cui violenza sessuale e di genere, perpetrate dai gruppi armati, a cui si aggiunge una sempre maggiore insicurezza alimentare, causa di enorme sofferenza. In generale, le condizioni di sicurezza rimangono precarie e sono stati registrati scontri negli Stati di Equatoria Centrale e Occidentale, Bahr al-Ghazāl Occidentale, nell’Alto Nilo e in alcune aree di Unità.Inoltre, l’economia del paese è in deterioramento, con un aumento senza precedenti dell’inflazione, che ha raggiunto il 600% nell’ultimo anno. Questa è la situazione mentre si avvicina l’anniversario degli accordi di pace dell’Agosto 2015. Circa 200,000 persone sono state costrette a fuggire dalla nuova ondata di violenza in aree considerate fino ad allora stabili come la Grande Equatoria e il Grande Bahr al-Ghazāl.
Nel 2016, l’Uganda e il Sudan hanno accolto rispettivamente circa 110,000 e 100,000 nuovi arrivati, il 90% dei nuovi arrivi nella regione. La maggior parte delle persone che fuggono dal Sudan sono arrivate nei primi sei mesi dell’anno, a causa del peggioramento dell’insicurezza alimentare. A questi si aggiungono 1.61 milioni di persone sfollate all’interno del Sud Sudan.

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Le vicende degli internati militari Italiani della Val Grande di Lanzo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 agosto 2016

Groscavallo giovedì 11 agosto alle 21 nel salone dell’albergo Setugrino di Pialpetta in occasione dell’edizione 2016 della manifestazione “Dentro la Storia”, organizzata dal gruppo consiliare “Groscavallo Domani”, si tornerà a parlare di Resistenza. “Dentro la Storia” si avvale della consulenza dell’Associazione nazionale reduci dalla prigionia e del Centro studi Giorgio Catti, entrambi membri del “Comitato Resistenza e Costituzione” del Consiglio regionale del Piemonte.Tema dell’incontro sarà “L’altra Resistenza”, ovvero la Resistenza degli internati militari italiani, la storia poco conosciuta degli oltre 600mila soldati italiani che, dopo l’8 settembre 1943, scelsero volontariamente l’internamento nei campi nazisti piuttosto che unirsi all’esercito tedesco e alla Repubblica Sociale Italiana per continuare la guerra contro le forze angloamericane.Gli internati militari italiani non poterono combattere il nazifascismo con le armi, ma conobbero la realtà terribile dei lager nazisti e il lavoro coatto in terra tedesca. Nella serata divulgativa dell’11 agosto a Pialpetta di Groscavallo saranno raccontate le storie di tanti militari internati provenienti dalla Val Grande di Lanzo. Tra questi Luigi (Gino) Poma, ex carabiniere di Ceres, che racconterà la sua difficile esperienza nel lager di Kustrin. Tra i protagonisti dell’evento vi sarà lo storico e giornalista Andrea Parodi, ideatore e organizzatore di “Dentro la Storia” sin dalla prima edizione del 2014, fiduciario provinciale dell’Anrp e autore del libro “Gli eroi di Unterlüss” recentemente pubblicato da Mursia. Interverrà anche Marco Castagneri, studioso della Resistenza nelle Valli di Lanzo e nel Canavese, membro del Centro studi Giorgio Catti di Torino, promotore di iniziative per il riconoscimento degli internati militari italiani valligiani nel memoriale del Colle del Lys.Testimonianze e lettere saranno lette e recitate dall’attore Mario Parodi, con l’ausilio di immagini, video e di materiale storico d’archivio, grazie alle ricerche effettuate da Andrea Parodi e Marco Castagneri, con la collaborazione di Maria Teresa Serra, studiosa di storia locale. Modererà l’incontro Fabio Santo, capogruppo del gruppo consiliare “Groscavallo Domani” e consigliere dell’Unione montana Alpi Graie. http://www.torinometropoli.it

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Caso Libia e interventi militari

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 febbraio 2016

libia“Pensare che la situazione in Libia possa essere risolta con un intervento di terra senza mettere dei paletti ben precisi è fuori da ogni logica. È infatti impensabile mettere gli scarponi in quel territorio senza la seguente premessa: la presenza di un governo solido che, data la situazione, non può che essere di tipo federale prevedendo larghe autonomie a Cirenaica, Tripolitania e Fezzas. In un sistema federale di questo tipo saranno sia la Lega Araba che l’Unione africana, l’Ue, la Russia e gli Usa a volerne fare parte. E questo è un bene”.Lo dichiara l’on. di Area Popolare, Alessandro Pagano.“In Libia gli equilibri sono fragili e l’Occidente non può pensare di entrare in una terra così difficile come farebbe un elefante in una cristalleria… La nostra priorità – spiega Pagano – deve essere il depotenziamento del rischio che la presenza occidentale diventi il collante fra i Paesi arabi disposti ad annientare differenze e diffidenze pur di contrastare un nemico comune”.“Se il nostro Paese dovesse decidere di dare l’ok a un intervento militare dovrà essere pienamente consapevole che – conclude Pagano – i rischi per questo contingente, che sarebbe logico fosse a guida italiana, arriverebbero da due fronti: da parte dell’Isis e di fazioni contrarie al nuovo governo pronti a mettere in pratica attacchi terroristici e rivolte popolari da parte di chi si dice contrario alle scelte politiche/gestionali della nuova amministrazione. Alla luce di tali rischi è ovvio che i paletti cui abbiamo fatto riferimento in precedenza debbano essere insuperabili”.

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Basi militari in Sardegna

Posted by fidest press agency su domenica, 31 gennaio 2016

Cagliari_panoramaLe basi militari e il lavoro in Sardegna non si toccano! Chi parla di riconversione senza parlare di progetti e finanziamenti sta parlando del nulla. Inoltre la riconversione dei grandi siti della difesa come Capo Frasca, Capo Teulada, Decimomannu e Salto di Quirra si può realizzare solo nello stesso ambito ovvero la Difesa perché tale è la vocazione da oltre 50 anni. Come? Cyber security, high tech, sviluppo software, esercitazioni simulate, radaristica e droni. Investimenti e lavoro. Già la Difesa e l’industria italiana stanno investendo tanto nel settore tecnologico e della ricerca coinvolgendo università e istituti di ricerca privati. In questo modo la Sardegna può ottenere un ampio ritorno economico dalla presenza militare e garantire alle migliaia di lavoratori militari e civili sardi serenità e lavoro. Basta mistificazione su questi temi e si dia inizio subito a nuovi e virtuosi percorsi industriali legati alla sicurezza prima che altre regioni depredino importanti pezzi dell’industria e dei progetti realizzabili in Sardegna. Questo è il futuro delle basi militari in Sardegna e non la chiusura senza condizioni. (Antonsergio Belfiori Delegato nazionale del Cocer interforze)

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Sicurezza: militari e poliziotti

Posted by fidest press agency su domenica, 22 febbraio 2015

DSC_0023Nel cotesto delle polemiche seguite alle violenze dei tifosi olandesi che hanno ridotto ad un letamaio, il centro storico di Roma, sino a danneggiare la “barcaccia”, il capolavoro del Bernini, che tutto il mondo ci invidia, il Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha annunciato l’assegnazione, per l’apparato di sicurezza della Capitale, di 500 militari. Indubbiamente, tenendo conto del personale dei mezzi a disposizione, le Forze di Polizia stanno facendo ogni possibile sforzo per garantire l’ordine e la sicurezza pubblica nella Capitale. C’è da tener presente che a Roma, gli obiettivi sensibili, sono un numero indefinibile e che le opera d’arte, veri capolavori unici, a “cielo aperto”, sono innumerevoli ed a questo va aggiunto che a Roma, quotidianamente, vi sono manifestazioni e proteste, di tutti i tipi, che richiedono, ovviamente, la presenza delle Forze di Polizia. A questo va aggiunto il contrasto alla micro e macro criminalità, che in una città come Roma, con milioni di turisti che vi transitano ogni anno, rende indispensabile un aumento degli organi delle Forze di Polizia, di almeno il 40% . Certo, l’assegnazione di 500 militari, è utile e positivo, ma ci vuole ben altro, dal momento che se si considera la turnazione, i riposi settimanali, le malattie ecc. , la disponibilità quotidiana, nei vari turni di servizio, veramente esigua e, c’è poi da sperare che attenuatasi l’emergenza, questi militari non siano ritirati. – così ha dichiarato il Presidente Nazionale del Libero Sindacato di Polizia (LI.SI.PO.), Antonio de L IETO – Certo, è sin troppo facile scaricare ogni responsabilità, per le cose che non vanno per il verso giusto, sul Prefetto, sul Questore, sui Funzionari, forse anche sul più giovane piantone. C’è da sottolineare la carenza di personale e di mezzi, la politica della “lesina” posta in essere, da anni, nei confronti delle Forze di Polizia. Ben pochi pensano al lavoro del personale dei Reparti Mobili – ha continuato de Lieto – sempre in prima linea per assicurare l’ordine e la sicurezza pubblica che, forse, meriterebbero la riconoscenza e la solidarietà dell’interro Paese. Certo, è facile, seduti davanti la TV, criticare, se si ritiene che la Polizia è intervenuta con eccessiva o poca energia, ma chi critica forse, dovrebbe tener presente le condizioni in cui gli uomini e le donne delle Forze di Polizia, sono chiamati a fare il loro dovere e certamente, le critiche si tramuterebbero in un plauso. Non si può certamente ridurre gli organici – ha concluso de Lieto – assumendo meno operatori di Polizia, di quelli che vengono collocati in pensione: è necessario aumentare gli organici, anche con l’assunzione dei tanti giovani idonei e “non ammessi “.

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