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In Italia sono i Millennial a risparmiare di più per la pensione

Posted by fidest press agency su martedì, 3 dicembre 2019

La pianificazione finanziaria in vista della pensione rappresenta uno dei temi più controversi, anche in ragione delle attuali dinamiche demografiche. Ma quanto mettono da parte gli investitori in vista dell’età post-lavorativa? A quanto pare non abbastanza, stando ai dati emersi dalla ricerca annuale Schroders Global Investor Study 2019*, condotta su oltre 25.000 investitori in 32 Paesi.Infatti, pur essendo generalmente noti per essere dei buoni risparmiatori, gli italiani sono risultati tra gli investitori che risparmiano meno per la pensione. In Italia gli investitori non ancora in pensione accantonano in media il 12,4% del reddito totale, rispetto ad esempio ad austriaci e svizzeri, ai primi posti in classifica, che risparmiano rispettivamente il 21,6% e il 21,3%. La percentuale di risparmio dell’Italia è inferiore anche alla media globale al 15,3% e a quella europea al 14,9%.Tuttavia, risulta incoraggiante lo spaccato a livello generazionale: infatti, nonostante siano ancora in piena età lavorativa e sia maggiore il tempo che li separa dalla pensione, in Italia i Millennial (18-37 anni) sono consapevoli di dover risparmiare di più, in quanto dedicano in media il 14,6% del proprio reddito ai risparmi per la pensione. Fanno seguito la Generazione X (38-50 anni) con l’11,5% e i Baby Boomer (51-70 anni) con il 9,7%. Una tendenza che si conferma anche a livello globale, ma con percentuali medie di risparmio generalmente più elevate e pari al 15,9% per i Millennial, 14,7% per la Generazione X e 13,7% per i Baby Boomer.
Quasi tutti gli investitori italiani non ancora in pensione (91%) riconoscono però che alcuni fattori potrebbero convincerli a risparmiare di più in vista di tale fase. Ad esempio, il 30% di questa fetta di investitori sarebbe propenso ad accantonare più denaro se avesse accesso a maggiori informazioni sulla quantità di risparmi necessari per sostenere lo stile di vita desiderato in pensione. Entrambi i dati sono simili alle medie globali: il 94% degli investitori non ancora in pensione ammette che alcune condizioni potrebbero incentivare maggiori risparmi e il 34% di essi lo farebbe concretamente a fronte di maggiori informazioni sul livello di risparmi di cui avrebbero bisogno per potersi permettere lo stile di vita auspicato dopo il pensionamento.Dallo studio emerge infine che, all’opposto, esistono anche alcuni fattori che influenzano negativamente la propensione degli investitori ad accantonare per la pensione. Ad esempio, il 17% degli italiani (identica la media globale), pur volendo risparmiare, ritiene che i bisogni del momento siano più rilevanti. Tra gli altri bias comportamentali selezionati dai rispondenti, sempre il 17% degli investitori italiani (15% il dato globale) ammette di concedersi degli sfizi nel presente invece di risparmiare per la pensione, mentre il 15% degli investitori italiani si dice fiducioso che i contributi versati dal datore di lavoro saranno sufficienti per la pensione (16% la media globale).

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I primi risultati della nuova Global Investment Survey

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 marzo 2016

london-centralLondra. Questione di generazioni. Così si può riassumere il rapporto che hanno gli italiani con le nuove tecnologie anche quando si parla di investimenti.Gli investitori sopra i 40 anni infatti dichiarano una minor confidenza e apertura verso canali alternativi per investire legati a nuovi device e alle possibilità offerte dalla Rete rispetto ai Millennial. È quanto emerge dai primi dati rilasciati dalla nuova edizione della Global Investment Survey – giunta al quarto anno – realizzata da Legg Mason Global Asset Management, uno dei principali gestori globali diversificati. L’indagine è stata realizzata in 19 paesi e ha raccolto i dati di oltre 5000 rispondenti, e per la prima volta ha voluto mettere a confronto i comportamenti di due macro-classi di età quelli tra i 40 e i 75 anni e i più giovani (18-39).
Solo il 13% degli investitori più maturi si dichiara propenso a fare investimenti tramite cellulare contro il 35% dei connazionali più giovani. Soltanto il 12% degli over 40 prende in considerazione l’ipotesi di investire mediante venditori online conosciuti – come ad esempio Amazon – rispetto al 30% dei Millennial italiani.Ma le divergenze non finiscono qui: il 30% delle nuove generazioni di investitori è ben disposto a fare investimenti attraverso un’applicazione dedicata (come Schwab) mentre lo è solo il 10% degli investitori italiani più navigati.Il 32% dei Millennial prenderebbe in considerazione la possibilità di servirsi di una piattaforma di consulenza automatizzata in rete per consigli di investimento rispetto ad appena il 10% degli over 40.
Il 27% dei Millennial italiani è disposto a fare investimenti avvalendosi di una piattaforma dedicata di social media contro l’8% degli investitori maturi.Notevoli differenze si notano anche in relazione ad uno dei temi più caldi legato alle nuove tecnologie, quello dei robo-advisor. Mentre il 69% degli investitori over 40 si dichiara sereno nell’investire in base ai consigli ricevuti dal proprio consulente finanziario, solo il 35% lo sarebbe nel seguire quelli di un robo-advisor. Al contrario il 67% dei Millennial si sentirebbe sicuro affidandosi a consulenti non in carne ed ossa.Esiste però un tratto comune tra i due gruppi di investitori, che caratterizza l’Italia rispetto agli altri paesi europei in cui l’indagine è stata svolta: il ruolo del promotore finanziario.Più della metà degli investitori maturi (53%) si affida ad un promotore finanziario per i propri investimenti: si tratta della più alta percentuale registrata in Europa dopo il Belgio (59%). Decisamente lontani paesi come Germania (35%), Francia (36%) e Regno Unito (36%).
Anche per i Millennial il ruolo del promotore finanziario è sempre più rilevante: vi si affida il 70% dei rispondenti, la più alta percentuale in Europa dopo la Francia (73%).“La nostra indagine registra come il ruolo del promotore finanziario stia diventando sempre più importante nel nostro paese” – dichiara Marco Negri, country head Italy per l’Italia. “La survey del 2015 evidenziava come vi si affidasse solo il 40% dei rispondenti, mentre ora lo sceglie più della metà degli stessi (53%). Il che testimonia come, indipendentemente dall’età, l’investitore italiano senta sempre più forte – in un contesto di mercato sempre più difficile da decifrare e in cui vengono a mancare i classici investimenti sicuri e redditizi – la necessità di affidarsi ad un esperto che possa dare consigli su misura rispetto alle esigenze e alla propensione al rischio di ognuno. Le nuove tecnologie saranno sempre più un ulteriore strumento a disposizione degli investitori che si affiancheranno ai canali e alle figure tradizionali ma non stupisce come a mostrarsi fin da subito più aperti e propensi all’utilizzo siano le generazioni più giovani, così come accade in altri campi” conclude Negri.
Legg Mason è una società di gestione di investimenti globale con un totale di 671,5 miliardi di dollari Usa di patrimonio gestito, al 31 dicembre 2015. La società offre una gestione attiva degli asset in molti dei principali centri di investimento del mondo. Legg Mason ha la sua sede centrale a Baltimora, Stati Uniti, ed è quotata presso il New York Stock Exchange (codice: LM).

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