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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 220

Posts Tagged ‘minacce’

Germania, Hezbollah e le minacce dell’Iran: cosa c’è dietro?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 maggio 2020

La decisione della Germania di mettere al bando Hezbollah ha provocato le ire dell’Iran, che ha minacciato il governo di Berlino. È l’estrema sintesi di una questione molto più complessa, che dallo scacchiere mediorientale si intreccia con le politiche dell’Ue e con la sicurezza nazionale di diversi paesi europei.Per dipanare la matassa dobbiamo porci la domanda: perché l’Iran minaccia la Germania per il divieto a un’organizzazione terroristica del Libano?
Risposta scontata, ma solo per i più attenti: Teheran si serve di Hezbollah come strumento di pressione e influenza in Medio Oriente e in Europa, in quell’ottica di espansione che lo porta a fare lo stesso con Kataib Hezbollah in Iraq, con gli Houti in Yemen e con il sostegno a molte attività di terrorismo internazionale, guerriglia, traffici e criminalità che arrivano in America del Sud.
Che Hezbollah sia un braccio armato della Repubblica islamica è stato confermato da Hassan Nasrallah, attuale segretario generale del gruppo terroristico libanese: “Hezbollah, le sue entrate, le sue spese, tutto ciò che mangia e beve, le sue armi e i suoi razzi provengono dall’Iran”.Entrando ancora di più nello specifico, la distinzione fra ala militare e ala politica di Hezbollah da parte di molti paesi dell’Ue è sempre stata contradetta dagli stessi Hezbollah, come nel 2012 quando il vice segretario generale, Naim Qassem, disse: “Non abbiamo un’ala militare e una politica”.Riassumendo: per sua stessa ammissione non c’è distinzione fra ala politica e ala militare di Hezbollah, che vengono finanziati e utilizzati per la propria politica dall’Iran.Iran che per attaccare la Germania ha fatto scendere in campo anche il giornale Vatan.Emrooz, che in un articolo ha rivolto un durissimo attacco contro la cancelliera tedesca Angela Merkel ritenuta “peggio di Hitler” e contro l’ambasciatore tedesco a Teheran, Michael Klor-Berchtold, additato come “spia sionista”.Frasi sprezzanti che aiutano a capire ancora meglio il motivo per cui Teheran abbia minacciato conseguenze alla Germania per la messa al bando di Hezbollah.Andiamo ancora più a fondo e leggiamo come il divieto è stato commentato dall’ammiraglio Ali Shamkhani, segretario del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale iraniano:“Una nuova sorpresa, i fornitori di armi di distruzione di massa all’ex dittatore iracheno Saddam Hussein sono diventati difensori dei diritti umani e chiamano il movimento di resistenza Hezbollah ‘terrorista’ per paura dei loro amici israeliani uccisori di bambini”.Tralasciando la bieca propaganda anti-israeliana riguardo ai bambini, cosa c’è dietro le parole dell’esponente politico iraniano?C’è la consapevolezza della collaborazione tra Israele e alcuni paesi europei, nel caso specifico la Germania, riguardo attività di intelligence e di sicurezza nazionale dei singoli stati.A rivelarlo è stato un funzionario israeliano:“La mossa è il risultato di molti mesi di lavoro con tutti gli interlocutori in Germania. Ai responsabili dei servizi si chiede di presentare le prove di un coinvolgimento legale diretto e comprovato che lega l’organizzazione a chiara attività terroristica, ed è quello che abbiamo fatto”.Il servizio segreto dello Stato ebraico, il Mossad, ha raccolto informazioni dettagliate sulle attività terroristiche di Hezbollah sul suolo tedesco, fra cui la presenza di una serie di depositi nella Germania meridionale appartenenti al gruppo terroristico libanese (centinaia di chilogrammi di nitrato di ammonio, usato per la fabbricazione di esplosivi) e il riciclaggio di denaro sporco con trasferimenti di milioni di euro che nel tempo sono finiti nei conti bancari appartenenti a Hezbollah.Quindi da una parte abbiamo l’Iran che si serve di Hezbollah per attività terroristiche e di riciclaggio in Europa e dall’altra Israele, che aiuta i singoli paesi europei a difendersi da questa minaccia.È ancora così difficile capire chi appoggiare e chi no?

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Incombente crisi umanitaria in Sud Sudan per combattimenti e minacce coronavirus

Posted by fidest press agency su martedì, 5 maggio 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, avverte del possibile impatto devastante di una diffusione del COVID19 in Sud Sudan. Dopo anni di conflitto ed una serie di recenti catastrofi naturali, numerosi sfollati interni, rifugiati e comunità di accoglienza, che hanno faticato sempre di più a soddisfare le proprie esigenze di base, ora si ritrovano particolarmente vulnerabili alla minaccia della pandemia da COVID19.Ad oggi, in Sud Sudan si registrano 35 casi confermati di coronavirus. Molti degli 1,7 milioni di sfollati interni vivono in insediamenti affollati caratterizzati da condizioni igienico-sanitarie inadeguate e limitato accesso a strutture mediche. Numerosi centri medici del Paese sono stati danneggiati o distrutti da anni di combattimenti. Le strutture rimaste non dispongono di un numero sufficiente di farmaci, personale sanitario qualificato e attrezzature mediche. L’UNHCR e i partner continuano a lavorare in stretto coordinamento con le autorità sudsudanesi affinché le popolazioni costrette alla fuga siano incluse nel piano nazionale di preparazione e risposta alla pandemia da COVID19. Per sostenerne gli obiettivi, l’Agenzia ha costruito cinque centri di emergenza per le terapie, e ne costruirà altri cinque nell’arco delle prossime settimane. Le misure di prevenzione, sensibilizzazione e contenimento del COVID19 sono in corso di implementazione presso tutti i campi di accoglienza. A rifugiati e sfollati interni sono state consegnate quantità supplementari di sapone e secchi per mantenere condizioni igieniche adeguate. Inoltre, sono in corso senza sosta campagne pubbliche di sensibilizzazione sulle misure di prevenzione e terapia contro il COVID19.Tuttavia, il perdurare delle violenze intercomunitarie, insieme all’imposizione di misure volte a contenere la diffusione del coronavirus, quali le restrizioni alla circolazione delle persone e alla vendita di beni, sta creando notevoli difficoltà alle organizzazioni umanitarie impegnate ad assicurare la protezione e gli aiuti di cui le popolazioni colpite hanno estremo bisogno.A causa dei combattimenti, moltissime persone lottano per sopravvivere. Una vasta porzione della popolazione rurale fa affidamento, quali principale fonte di reddito, sulle coltivazioni e sugli allevamenti di animali, spesso uccisi o danneggiati nel corso delle violenze. In una fase in cui l’impatto economico del COVID19 è in aumento, tale situazione, in cui molte persone non hanno accesso a reti di protezione sociale, sta aggravando i già disperati livelli di povertà.L’UNHCR rilancia l’appello del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, affinché sia decretato il cessate il fuoco a livello mondiale. Ora, come mai prima, in queste circostanze che non hanno precedenti, le parti in conflitto in Sud Sudan devono immediatamente cessare le ostilità affinché le persone possano accedere agli aiuti salvavita. I buoni progressi compiuti in seguito agli accordi di pace del 2018 non devono subire battute d’arresto. Lo slancio fin qui mostrato nell’implementazione degli accordi deve continuare in un frangente così critico per la storia del Paese.È necessario che la comunità internazionale assicuri con urgenza ulteriore sostegno all’UNHCR e alle altre organizzazioni umanitarie. La grave insufficienza di finanziamenti continua a ostacolare gli sforzi profusi per salvare vite umane. In ogni caso, il sostegno al piano di risposta al COVID19 non può essere garantito alle spese delle preesistenti esigenze umanitarie della popolazione.
L’UNHCR ha lanciato un appello di emergenza per la raccolta di 255 milioni di dollari da destinare all’assistenza delle popolazioni costrette alla fuga in tutto il mondo mediante l’implementazione di misure di preparazione e terapia contro il COVID19. Allo stesso tempo, l’Agenzia ha ricevuto l’11 per cento dei 179 milioni di dollari richiesti nell’ambito dell’appello volto a rispondere alle preesistenti esigenze umanitarie della popolazione presente in Sud Sudan.Attualmente, il Sud Sudan accoglie circa 1,7 milioni di sfollati interni, nonché quasi 300.000 rifugiati provenienti da Paesi quali Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centrafricana ed Etiopia. Negli ultimi anni, inoltre, circa 260.000 sudsudanesi hanno fatto ritorno volontariamente nel Paese dopo aver cercato rifugio nei Paesi limitrofi.

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Cinque minacce informatiche che mettono a rischio i dispositivi mobile

Posted by fidest press agency su domenica, 19 aprile 2020

Secondo il Cyber Security Report 2020, quasi un terzo delle organizzazioni in tutto il mondo soffre di attacchi diretti ai dispositivi mobile, e il 60% dei professionisti della sicurezza IT dubita che le proprie aziende sarebbero in grado di evitare una violazione della sicurezza mobile. E possiamo anticipare che queste percentuali sono destinate ad aumentare, data la situazione attuale.La protezione dei dispositivi mobile, quindi, deve essere ora obbligatoria. Di quali minacce informatiche stiamo parlando? Qui, abbiamo indicato le cinque principali minacce che mettono a rischio la sicurezza dei dispositivi mobile, con consigli su come ottimizzare la loro protezione.Applicazioni dannose: l’installazione di applicazioni può comportare una moltitudine di rischi per la sicurezza, come la fuga di dati, tra gli altri.Vulnerabilità dei dispositivi: come evidenziato nel rapporto, il 27% delle aziende a livello globale è stato vittima di attacchi informatici a causa di un dispositivo mobile la cui sicurezza è stata compromessa. Phishing: il phishing rimane una delle minacce con il più alto tasso di successo. Non sorprende quindi che i cyber-criminali tendano a sfruttare le numerose applicazioni di messaggistica disponibili sui dispositivi mobile per indirizzare l’utente verso un sito web fasullo.
Attacchi Man in the Middle (MitM): i dispositivi mobile permettono alle persone di connettersi e comunicare da qualsiasi parte del mondo.Attacchi basati sulla rete: è fondamentale analizzare le comunicazioni che i dispositivi ricevono ed emettono. In questo modo si possono evitare molti tipi di attacchi.Infine, è importante che le organizzazioni riconoscano che la gestione e la protezione dei dispositivi mobile non sono sinonimi. Alcuni credono erroneamente che, a seconda del sistema operativo installato, la sicurezza di un dispositivo mobile possa essere migliore.Dunque, per avere i più alti standard di sicurezza, è essenziale rispettare alcune policy come la crittografia dei dispositivi e implementare soluzioni come la cancellazione remota dei dati. Alcune soluzioni di difesa dalle minacce mobile possono anche aiutare le organizzazioni a proteggere i dispositivi aziendali da attacchi mobile avanzati.

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Otto consigli per proteggersi dalle minacce informatiche quando si viaggia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 gennaio 2020

Nella nostra società, sempre più connessa e guidata dalla tecnologia, è quasi impossibile rimanere offline per lunghi periodi di tempo, anche se si è viaggio. Per questo motivo, è importante che chi viaggia con i dispositivi digitali sia preparato sia all’eventualità che questi possano venire rubati, sia alla possibilità che vengano sottratti i dati che vi sono contenuti. Fortinet®, leader mondiale nelle soluzioni di cyber sicurezza integrate e automatizzate, offre alcuni consigli utili per proteggersi dalle minacce informatiche quando si è in viaggio. Spesso ci si preoccupa, infatti, del possibile furto di beni fisici, come passaporti e portafogli, ma la minaccia più probabile è quella del furto di dati informatici. Nel 2018 l’FBI’s Internet Crime Complaint Center (IC3) ha ricevuto una media di oltre 900 denunce di furti di dati e di malware ogni giorno. Il rischio di sottrazione di dati informatici è accentuato dal fatto che, quando si è in viaggio, si tende a lasciare i propri dispositivi all’aperto e connessi a Internet e a WiFi pubblici. “Fortunatamente ci sono alcune semplici azioni che gli utenti possono compiere per ridurre la propria vulnerabilità ed esposizione alla minacce informatiche” spiega Derek Manky, Chief of Security Insights and Global Threat Alliances di Fortinet.Ecco gli 8 consigli di Fortinet:
1. Mettere in valigia solo il necessario: quando ci si prepara per un viaggio, è bene cercare di limitare il numero di dispositivi da inserire nel bagaglio. Una volta che si è deciso quali portare con sé, è bene rimuovere la maggior parte dei dati personali che vi sono custoditi. Prendersi del tempo per fare un backup sul cloud dei dati e dei dispositivi può essere una buona idea, così come cancellare tutto ciò che non è necessario.
2. Non riutilizzare le password: per risparmiare tempo, spesso si opta per l’utilizzo della stessa password per molteplici account, ma questo comportamento può incrementare il danno provocato dal singolo furto di parole chiave. Per limitare il rischio legato alle password, è necessario essere un po’ creativi cambiando, ad esempio, le lettere di una parola con i numeri o utilizzando la prima lettera di ogni parola di una determinata frase. Per godere di una maggiore sicurezza, si può utilizzare l’autenticazione a due fattori.
3. Criptare i dati contenuti nei dispositivi: quando possibile, può essere utile utilizzare un software di crittografia per mantenere privati i propri dati sensibili, anche qualora sia necessario consegnare i dispositivi alla frontiera per un controllo. Un altro suggerimento è quello di installare una VPN, che potrà essere utilizzata quando sarà necessario svolgere delle operazioni che implicano la trasmissione di dati sensibili (per esempio l’invio di email di lavoro o di pagamenti) in un ambiente pubblico.
4. Essere consapevoli dell’utilizzo del Bluetooth e del WiFi: i cybercriminali che sono interessati a sottrarre i dati spesso effettuano lo spoofing di network WiFi negli ambienti più disparati, come ad esempio gli aeroporti, i bar e gli hotel. Questi network, che in apparenza sembrano sicuri e connettono gli utenti a internet, rubano i loro dati e le loro credenziali; si tratta di una tipologia di attacco conosciuta con il nome di man-in-the-middle. Una strategia di difesa efficace può essere quella di disattivare le connessioni automatiche al WiFi e al Bluetooth, confermare che l’SSID WiFi coincide con quello visibile sul telefono e settare il telefono come hotspot invece di utilizzare network WiFi pubblici.
5. Evitare di utilizzare i punti di ricarica USB pubblici: quando si ha la necessitò di ricaricare un dispositivo, questo tipo di soluzione può sembrare comoda, eppure utilizzarla può permettere ai cybercriminali di scaricare i dati personali degli utenti. Questo tipo di minaccia, conosciuta come “juice jacking”, può essere evitata semplicemente collegando il proprio adattatore a una normale presa elettrica o un caricabatterie portatile. Se proprio è necessario utilizzare un punto di ricarica pubblico, è importante assicurarsi che il dispositivo sia spento prima di metterlo in carica.
6. Garantire la sicurezza fisica dei propri dispositivi: quando i dispositivi non sono in uso, è necessario essere sicuri che siano spenti e bloccati con una password. In questo modo si eviterà che siano accessibili a coloro che potrebbero utilizzarli per averne un profitto, al di là dei cyber criminali.
7. Riconoscere i tentativi di phishing: gli attacchi di phishing sono una minaccia piuttosto comune che miete regolarmente vittime, anche quando gli utenti sono in viaggio. Se si riceve un link sospetto da qualcuno che si conosce e di cui ci si fida, è bene verificare che sia stato effettivamente il mittente ad inviarlo – se non è così, la sua email potrebbe essere stata compromessa. I segni rivelatori di una truffa sono molteplici: deve insospettire le presenza di errori grammaticali, così come un linguaggio insolito. Un altro escamotage da utilizzare per evitare guai è quello di passare il mouse sopra gli URL prima di fare clic sui collegamenti per determinare se sono autentici.
8. Mantenere le informazioni riservate: se pensiamo di lasciare casa per qualche giorno, non c’è bisogno di informare anche i cybercriminali dei nostri piani. É perciò bene evitare di condividere sul web informazioni sulla nostra abitazione e sulla nostra destinazione.

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Morte Soleimani e minacce ad Israele: Tutto normale?

Posted by fidest press agency su sabato, 11 gennaio 2020

Sono passati pochi giorni dalla decisione del presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump di eliminare Qasem Soleimani, comandante della Forza Quds iraniana: un episodio risultato divisivo ma che in realtà deve essere visto come una liberazione da un pericoloso terrorista, che aveva sulla coscienza migliaia di morti.Ma non è su questo che vogliamo soffermarci.Vorremmo porre l’attenzione su un aspetto dell’intera vicenda che sembra non venga neanche preso in considerazione dagli analisti di mezzo mondo, nonostante dovrebbe a nostro avviso essere continuamente sottolineato, proprio per far capire alle persone poco informate che la leadership iraniana non è certo composta da angioletti dediti a lavorare per il bene del prossimo: le continue minacce allo Stato di Israele come “risposta” a quanto accaduto a Qasem Soleimani.Non passa giorno in cui un esponente politico iraniano, o un rappresentante di Hezbollah, o di Hamas o della Jihad Islamica palestinese affermi pubblicamente che “l’entità sionista” o il “nemico sionista” pagherà per quanto accaduto, e il tutto passa incredibilmente sotto silenzio nella maggior parte dei mass media occidentali, come se tutto questo fosse normale e dunque accettabile e comprensibile. Beh, non lo è. E sarebbe ora di sottolinearlo invece di addentrarsi in complicate analisi geopolitiche basate sulle scarse conoscenze di chi sa a malapena distinguere su un mappamondo l’Iran dall’Afghanistan.

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Le minacce di morte degli integralisti pachistani

Posted by fidest press agency su domenica, 4 novembre 2018

“Le minacce di morte degli integralisti islamici pachistani nei confronti di Asia Bibi accendono i riflettori sulla più sanguinaria ed estesa discriminazione nel mondo: quella contro i cristiani. In Commissione Esteri alla Camera Fratelli d’Italia aveva chiesto un’indagine conoscitiva su questo fenomeno ma il M5S e la Lega hanno detto no in virtù di un laicismo ideologico e fuori dal tempo. Il presidente della Commissione Esteri Marta Grande e la maggioranza grilloleghista ci ripensino e abbiano il coraggio di affrontare questo tema perché in gioco ci sono la nostra identità e il futuro della nostra civiltà”. Lo dichiara Andrea Delmastro, deputato di Fratelli d’Italia e capogruppo in commissione Affari esteri.

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Report McAfee Labs sulle minacce: settembre 2018

Posted by fidest press agency su sabato, 29 settembre 2018

SANTA CLARA, California. McAfee, azienda leader nella cybersecurity dal dispositivo al cloud, ha recentemente pubblicato il Report McAfee Labs sulle minacce: settembre 2018 che prende in esame la crescita e le tendenze di nuovi malware, ransomware e altre minacce informatiche nel secondo trimestre del 2018. In Q2, McAfee Labs ha visto impennarsi la crescita dei malware volti a guadagnare tramite il ‘mining’ delle criptovalute iniziata nel quarto trimestre del 2017 e proseguita fino alla prima metà del 2018. McAfee ha anche osservato il continuo adattamento del tipo di exploit di vulnerabilità del malware utilizzato nelle epidemie di WannaCry e NotPetya del 2017.Anche se meno comune del ransomware, il malware cryptomining è emerso rapidamente come elemento importante nel panorama delle minacce. Dopo essere cresciuti di circa 400.000 unità nel quarto trimestre 2017, i nuovi campioni di malware criptomining sono aumentati di un sorprendente 629%, assestandosi a oltre 2,9 milioni di campioni nel primo trimestre del 2018. Questa tendenza è proseguita nel secondo trimestre, con una crescita dell’86% dei campioni totali, pari a oltre 2,5 milioni di nuovi campioni. McAfee Labs ha identificato quelli che sembrano essere malware più vecchi, come i ransomware appena riattrezzati con capacità di estrazione mineraria.In alcuni casi, il mining delle criptovalute prende di mira gruppi specifici invece che indirizzarsi a grandi numeri di potenziali vittime. Un ceppo di malware cryptomining ha preso di mira i giocatori su un forum russo ponendosi come una “mod” in grado di migliorare alcuni giochi popolari. I giocatori sono stati indotti a scaricare il software dannoso, che ha continuato a utilizzare le risorse del loro computer a scopo di lucro.Anche se il minning di criptovalute si rivolge principalmente ai PC, sono stati presi di mira anche altri tipi di dispositivi. Ad esempio, gli smartphone Android in Cina e Corea sono stati oggetto del malware ADB.Miner per produrre criptovalute Monero.

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Minacce e insulti ad esponente politico laziale

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

“Ho ricevuto insulti e minacce dal rappresentante legale dell’associazione Nazione Rom solo per aver dato voce ai cittadini e alle loro legittime preoccupazioni. Ingiurie, rivolte anche al ministro dell’Interno Matteo Salvini dallo stesso soggetto, che ho prontamente denunciato ai Carabinieri” lo dichiara in una nota Fabrizio Santori esponente romano della Lega per Matteo Salvini Premier che sarà assistito dall’Avv. Marco Giudici.“Razzista, nazista, speculatore, falso, sfruttatore, tiratori di bombe nei confronti dei bambini, dove sei ti vengo a prendere sono state solo alcune delle parole utilizzate dal presidente di Nazione Rom che aveva accompagnato la telefonata sia da un sms che da numerosi post pubblici pubblicati sulla mia pagina ufficiale di Facebook tutti o quasi dello stesso tenore. Motivo di tanta rabbia e acredine nei confronti del sottoscritto, del responsabile della Lega Ponte Milvio Riccardo Corsetto e di Matteo Salvini è stato lo sgombero del campo nomadi Camping River, e le relative preoccupazioni dei cittadini che in questi giorni, oltre a vedere una parte dei rom dislocata per le strade, stanno constatando la collocazione degli stessi in luoghi scelti dall’amministrazione comunale per formare nuovi piccoli insediamenti, come ad esempio a Monteverde in via Ramazzini, e sembrerebbe anche a Prima Porta in un ex centro estivo chiuso dalle suore che lo gestivano per far posto ad un nuovo progetto ancora sconosciuto. Siamo certi che la giustizia farà il suo corso velocemente, affinché chi utilizza questi metodi intimidatori venga punito, soprattutto perché ci risulta inaccettabile che i cittadini debbano continuare a subire ogni sorta di illegalità sul territorio senza neanche potersi più rivolgere a quelle forze politiche che vogliono tutelarli. Questi metodi non ci intimoriscono, anzi ci danno la forza per andare avanti con maggiore grinta e determinazione” conclude Santori.

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EU-NATO: Il PE chiede più cooperazione per combattere minacce informatiche

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 giugno 2018

I deputati chiedono una difesa informatica più solida per l’UE, con un sistema di risposta rapida e una più stretta cooperazione con la NATO, per combattere le nuove minacce ibride.In una risoluzione sulla difesa informatica, approvata mercoledì con 476 voti favorevoli, 151voti contrari e 36 astensioni, Il Parlamento sottolinea che Russia, Cina e Corea del Nord, ma anche attori non statali, hanno già compiuto attacchi informatici dannosi alle infrastrutture critiche dell’UE. Sono stati inoltre coinvolti in attività di spionaggio informatico e sorveglianza di massa dei cittadini dell’UE, hanno condotto campagne di disinformazione ed hanno limitato l’accesso a Internet (come nei casi di Wannacry e NonPetya). I deputati sottolineano che la frammentazione delle strategie e delle capacità di difesa dell’Europa l’ha resa vulnerabile agli attacchi informatici. Esortano pertanto gli Stati membri a migliorare la capacità collaborative delle loro forze armate, e a rafforzare la cooperazione informatica e livello europeo, con la NATO e altri partner.Ciò comporterebbe un maggior numero di esercitazioni informatiche congiunte, la formazione e lo scambio di ufficiali militari, il reclutamento di esperti di informatica forense e il miglioramento delle competenze in materia di difesa informatica delle missioni e operazioni dell’UE.I deputati sono favorevoli al lancio di due progetti informatici nell’ambito della cooperazione strutturata permanente (PESCO): una piattaforma per lo scambio di informazioni in materia di minaccia informatica e gruppi di risposta rapida a incidenti informatici. Si augurano che ciò porti alla creazione di una squadra europea di reazione rapida, che coordini, individui e contrasti le minacce informatiche collettive.In un’altra risoluzione sulle relazioni UE-NATO, approvata con 411 voti favorevoli, 182 contrari e 57 astensioni, i deputati sottolineano che nessuna delle due organizzazioni dispone di tutti gli strumenti necessari per affrontare le nuove sfide in materia di sicurezza, che sono sempre meno convenzionali e sempre più ibride.Oltre a migliorare la cooperazione in materia di difesa informatica, i deputati vogliono che i legami UE-NATO si concentrino sulla comunicazione strategica, la lotta al terrorismo, la consapevolezza della situazione, la condivisione di informazioni classificate, la lotta alla migrazione irregolare e l’eliminazione degli ostacoli alla rapida circolazione del personale e dei mezzi militari all’interno dell’UE.Il Parlamento sottolinea che l’aumento e la natura delle attività russe, come il suo comportamento militare, le manipolazioni politiche e gli attacchi informatici, sono fonte di preoccupazione, mentre permane il rischio che si indeboliscano i legami fra paesi UE e quelli transatlantici. Sottolinea la necessità di una forte cooperazione e scambio di informazioni tra UE e NATO, per rispondere a queste minacce ibride, come è avvenuto nel caso dell’attacco chimico, che si sospetta sia stato lanciato nel Regno Unito dalla Russia.

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Congo: il riaccendersi delle tensioni nel Kasai pone nuove minacce per i civili sfollati

Posted by fidest press agency su sabato, 10 marzo 2018

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esprime profonda preoccupazione per la situazione nel Kasai, una regione della Repubblica Democratica del Congo (RDC), dove la continua instabilità rappresenta un grave rischio per l’incolumità delle popolazioni civili, tra cui diverse centinaia di rifugiati recentemente tornati dall’Angola.Le forze governative congolesi hanno riacquistato il controllo di vaste aree del Kasai, tuttavia perdurano sporadici scontri tra le forze armate e i gruppi di miliziani. Nel frattempo, restano alte le tensioni tra i diversi gruppi etnici, con il rischio che la regione viva nuove esplosioni di violenze. Gli operatori dell’UNHCR presenti a a Tshikapa, una città a circa 60 chilometri dal confine con l’Angola, riferiscono che diversi sfollati interni, così come coloro che sono tornati dall’Angola, non sono riusciti a rientrare nelle loro comunità a causa delle ostilità inter-etniche.A febbraio le tensioni hanno costretto oltre 11.000 persone a lasciare le proprie case e spostarsi verso le zone più settentrionali della regione, nel territorio di Mweka, che si vanno ad aggiungere ai circa 900.000 congolesi sfollati a causa della crisi del Kasai scoppiata nel 2016.Il conflitto nel Kasai ha anche costretto oltre 35.000 congolesi a cercare rifugio in Angola. Dal settembre 2017 alcuni di loro sono tornati volontariamente nella Repubblica Democratica del Congo, scoprendo però che raggiungere le loro vecchie abitazioni era impossibile. Molti di loro oggi vivono in chiese e moschee, mentre altri sono stati costretti a trasferirsi in altre province.Spesso le persone che sono ritornate non trovano alcun sostegno per ricostruire le proprie abitazioni, poiché i finanziamenti umanitari non consentono attualmente di mettere in atto un importante programma di ricostruzione. Per far fronte alla crisi della RDC, l’UNHCR ha richiesto, per il 2018, 368,7 milioni di dollari USA; ad oggi solo l’1% di questa cifra è stata stanziata.
Molti dei rifugiati congolesi in Angola sostengono di non voler tornare nei propri luoghi di origine a causa della fragile situazione. L’UNHCR ritiene inoltre che non sia ancora possibile procedere a rimpatri in modo sicuro, dignitoso e sostenibile, poiché mancano le condizioni di pace e sicurezza.In seguito a tale situazione, l’UNHCR ha espresso profonda preoccupazione nel venire a conoscenza, pochi giorni fa, del rientro forzato di circa 530 congolesi dall’Angola alla RDC, avvenuto tra il 25 e il 27 febbraio. Tra questi, vi erano 52 rifugiati registrati che vivevano nella città di Dundo, vicino al confine con la RDC, e circa 480 rifugiati non registrati che si trovavano nel centro di accoglienza di Cacanda a Dundo. I rimpatri sono stati effettuati nonostante l’UNHCR abbia richiesto alle autorità angolane di effettuare uno screening congiunto del gruppo non registrato. L’UNHCR esorta le autorità angolane ad astenersi da ulteriori rimpatri forzati di cittadini congolesi nel loro paese. Se le condizioni dovessero cambiare, l’UNHCR è pronta a fornire la propria assistenza alle autorità della RDC e dell’Angola per avviare un tavolo di confronto sui rimpatri volontari.

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USB Ilva: cadono le minacce del governo. Il confronto prosegue

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 gennaio 2018

ilvaLe roboanti quanto inopportune minacce di spegnimento dei forni dell’Ilva di Taranto del ministro Calenda qualora il ricorso presentato dal presidente della Regione Puglia e dal Sindaco di Taranto non fosse stato ritirato sono silenziosamente scomparse, come peraltro avevamo tutti ben compreso, dal tavolo di confronto con ArcelorMittal che si è tenuto oggi presso il ministero dello sviluppo economico.La minaccia di chiudere ilva si è tramutata in una più rassicurante, ma sempre inaccettabile, indisponibilità da parte del governo a convocare le istituzioni interessate alla presenza di Gentiloni. Anche ieri l’incontro ha avuto un carattere esclusivamente interlocutorio. La direzione ArcelorMittal ha esposto il quadro della produzione dell’acciaio a livello globale e le strategie produttive della multinazionale in rapporto alla acquisizione di Ilva. Il confronto proseguirà in sessioni tematiche sui diversi stabilimenti ilva. Su questo punto abbiamo chiesto, senza risposta, di tenere nelle città interessate questi incontri tematici. Al termine dell’incontro il viceministro Bellanova ha sostenuto con vigore e passione la necessità di chiudere quanto prima l’accordo, prefigurando una fase di stretta già ai primi di febbraio. Inoltre la Bellanova ha sottolineato che il protocollo di impegni aggiuntivi, considerato punto di arrivo, firmato da Vincenti e Calenda diventerà operativo solo a fronte del ritiro del ricorso. Prosegue quindi il braccio di ferro sul futuro della città di Taranto e della più grande acciaieria d’Europa.
USB non ritiene vi siano le condizioni per una stretta del negoziato. Sono molti i temi che non solo non sono stati risolti positivamente ma nemmeno affrontati. A partire dall’inesistenza di un articolato piano industriale e dal permanere di 4200 esuberi, fatto per noi inaccettabile. inoltre tutto il percorso negoziale è comunque subordinato alle decisioni che la commissione antitrust assumerà nel mese di marzo. Per queste ragioni chiediamo nuovamente che il governo si assuma l’onere di aprire ad un tavolo con le istituzioni locali, sindacati per elaborare un piano straordinario per taranto.La salute prima di tutto. Pretendiamo soluzioni produttive che cancellino l’uso del carbone per la produzione di acciaio. Il momento di parlarne è ora.

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Immigrati e le minacce del generale Haftar

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 agosto 2017

mediterraneo“Le parole e le minacce del generale Haftar, confermate al Corriere della Sera, dimostrano che è necessario ricucire i rapporti tra l’Egitto e l’Italia, che, senza dimenticare il caso Regni, deve avere nuovamente un ambasciatore a Il Cairo. Ne va della nostra possibilità di continuare a giocare un ruolo internazionale nel Mediterraneo”. Così Paolo Alli, Presidente dell’Assemblea Parlamentare della Nato e deputato di Alternativa Popolare. E spiega: “L’Egitto è, tra i tanti attori della vicenda libica, quello da cui non si può assolutamente prescindere, perché al-Sisi non può controllare il confine del Sinai, il confine del Sudan, il Mar Mediterraneo e il confine della Libia. Quindi, al-Sisi è disponibile anche alla separazione in due o in tre parti della Libia, purché il generale Haftar gli garantisca l’impermeabilità del confine con la Cirenaica. Questo significa che Haftar si muove solo con in accordo con al-Sisi, e le sue parole di oggi sembrano scritte sotto dettatura. Né si possono escludere influenze francesi in queste posizioni anti italiane”. (n.r. Ci sembra di capire che la Francia fa parte della stessa Comunità europea e della Nato dove vi è anche l’Italia e se è così, come lo è, siamo al cospetto di una disintegrazione nei fatti della stessa comunità se ognuno va per conto suo e minaccia, sia pure per interposta persona, la stessa sovranità di un paese che suole definirlo ipocritamente “fratello”. La verità è che alla prova dei fatti la Comunità europea non esiste di là dell’asse Francia-Germania. Gli altri sono dei semplici vassalli: o fate come vi diciamo o facciamo intorno a voi terra bruciata. Viva l’Europa.)

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I cittadini europei e le minacce pandemiche

Posted by fidest press agency su sabato, 22 aprile 2017

parlamento europeoIl progetto ASSET, Action plan in Science in Society in Epidemics and Total pandemics, finanziato dall’Unione Europea, presenterà il 26 aprile al Parlamento Europeo un rapporto che include i risultati delle consultazioni di cittadini che ha organizzato in otto paesi. Scopo di queste consultazioni era il coinvolgimento dei cittadini stessi nella risposta alle crisi causate dall’emergere di epidemie e pandemie. Oltre all’Italia, gli altri paesi coinvolti sono Bulgaria, Danimarca, Francia, Irlanda, Romania, Norvegia e Svizzera.I risultati delle consultazioni contengono una serie di raccomandazioni, basate sugli spunti ricevuti dai 400 partecipanti, indirizzate a politici e decisori europei. Alcune di queste raccomandazioni riguardano una comunicazione del rischio più chiara e trasparente, che consenta di ristabilire un certo livello di fiducia verso le istituzioni sanitarie. Altre riguardano la necessità di far prevalere gli interessi di salute pubblica sulla libertà individuale in situazioni di emergenza. Alle istituzioni sanitarie pubbliche viene inoltre richiesto di investire di più nella raccolta di suggerimenti e contributi da parte dei cittadini sulla gestione della risposta a epidemie e pandemie.Dalle consultazioni è emerso che più dell’82% dei partecipanti ritiene che i servizi pubblici come scuole e uffici debbano venir chiusi in caso di pandemie. I più convinti su questo fronte sono risultati essere i danesi, con il 93% di consensi a riguardo.
Il 69% dei partecipanti pensa che grandi eventi internazionali come le Olimpiadi dovrebbero venir cancellati in caso di pandemie come l’influenza A(H1N1) del 2009, Ebola e Zika. Su questo tema, i cittadini italiani si sono rivelati in linea con la media europea (68%).È anche interessante sottolineare il consenso sull’obbligatorietà del vaccino contro l’influenza per gli operatori sanitari in caso di epidemie e pandemie; una procedura necessaria, secondo l’85% dei partecipanti.I cittadini italiani sono i meno soddisfatti in Europa delle informazioni ricevute dalle autorità sanitarie nel corso di epidemie come quella recente di ZikaDurante le consultazioni, ai cittadini partecipanti è stato chiesto se fossero soddisfatti delle informazioni ricevute dalle istituzioni sanitarie pubbliche. In media, solo il 29% ha risposto positivamente. Una percentuale che scende al 12% per l’Italia, la più bassa fra gli otto paesi coinvolti. I più soddisfatti si sono rivelati essere i danesi (48%) e i norvegesi (64%).Secondo i partecipanti, le informazioni considerate più utili in caso di epidemie o pandemie sono le raccomandazioni sul cosa fare (67% in media, 70% per gli italiani) e sulle vie di trasmissione delle malattie (19% in media, 8% fra gli italiani). Un’altra informazione considerata importante per i partecipanti italiani è sapere dove procurarsi le medicine (8%). L’auspicio dei membri del progetto ASSET è che questi risultati vengano considerati nello sviluppo delle future strategie di comunicazione in caso di epidemie e pandemie.I cittadini coinvolti ritengono che l’onestà e una comunicazione efficiente siano necessarie per aumentare la fiducia nelle istituzioni pubbliche, indipendentemente dalla gravità delle circostanze sanitarie, e che sia un loro diritto conoscere in maniera accurata la situazione.Un altro tema affrontato nel corso delle consultazioni è stato quello delle fonti tramite le quali i cittadini europei acquisiscono informazioni, in particolare nel contesto della recente epidemia di Zika.La media dei risultati mostra una chiara preferenza per i medici di base, considerati la prima fonte di informazioni dal 58% dei partecipanti italiani, che invece sembrano attribuire meno fiducia a internet (29%). È interessante notare come la situazione cambi nei paesi del nord Europa: il 34% dei danesi preferisce le informazioni provenienti dai medici di base mentre il 31% preferisce quelle trovate in rete; percentuali che diventano, rispettivamente, 37% e 25% in Irlanda e 42% e 42% in Norvegia.Se si guarda alla fiducia generale, la fonte più affidabile in caso di pandemia secondo i partecipanti italiani sono le istituzioni sanitarie europee (72%), il Sistema Sanitario Nazionale (63%) e i medici di base (61%), mentre le meno affidabili sono la televisione (41%), la radio (41%), e amici e parenti (41%).

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Principali minacce ambientali per la salute

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 settembre 2016

ambienteRoma 1-3 settembre 2016 Auditorium – Parco della Musica di Roma 28esima edizione della Conferenza della Società internazionale di epidemiologia ambientale (ISEE). Per tre giorni più di 1.500 fra ricercatori e studenti provenienti da tutto il mondo discuteranno i risultati delle nuove ricerche sulle principali minacce ambientali per la salute: dall’inquinamento dell’aria a quello acustico, dai pesticidi alle altre innumerevoli fonti di contaminazione chimica, dagli effetti sulla salute globale del cambiamento climatico ai disastri ambientali che caratterizzano sempre più la nostra vita sul pianeta.“L’obiettivo principale delle conferenze internazionali ISEE è di promuovere la ricerca in epidemiologia ambientale per cogliere in modo sempre più chiaro i legami fra condizioni ambientali alterate ed effetti sulla salute” spiega Francesco Forastiere del Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario della Regione Lazio (ASL Roma 1), organizzatore, insieme a Carla Ancona e Paola Michelozzi, dell’evento ISEE di quest’anno. “Le nuove conoscenze sviluppate da queste ricerche permettono di informare al meglio le politiche tese a limitare il più possibile l’esposizione agli agenti inquinanti e promuovere condizioni di vita più sane”.La conferenza si struttura in sessioni plenarie e parallele, poster ed eventi collaterali. Il primo giorno di convegno verrà aperto da una presentazione dell’epidemiologo dell’Università di Milano Pier Alberto Bertazzi sull’eredità dell’incidente di Seveso, occorso quarant’anni fa, che ha inaugurato la stagione degli studi ambientali in Italia sugli incidenti industriali. A questa presentazione seguirà il contributo di Annette Peters, del Centro Helmholtz di Monaco sullo stato dell’arte degli studi sull’inquinamento dell’aria: dagli effetti classici sul sistema respiratorio e cardiaco alle nuove evidenze sui danni metabolici, neurologici e sulla salute riproduttiva.
Nei giorni seguenti le relazioni d’apertura riguarderanno: le differenze di genere rispetto alle esposizioni ambientali; i possibili danni alla salute umana dai nuovi sistemi di prelievo di gas e petrolio dal sottosuolo (fracturing), molto diffuso negli Stati Uniti; gli effetti sanitari del cambiamento climatico in corso (dalle ondate di calore al riemergere delle malattie infettive). Una sessione affronterà anche il tema di frontiera degli effetti dei diversi inquinanti sull’assetto genetico ed epigenetico delle persone esposte. La lecture finale prenderà spunto dal caso del glifosato – l’erbicida più diffuso al mondo recentemente vietato in Italia – per trattare il tema dei limiti, delle responsabilità pubbliche e i possibili conflitti d’interesse della ricerca in epidemiologia ambientale.
Fra gli argomenti che ricorrono nella tre giorni ISEE di Roma di particolare interesse anche il tema di come il verde pubblico e la mobilità sostenibile possano condizionare considerevolmente le condizioni di vita nelle nostre città.

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Europa: criminalità organizzata

Posted by fidest press agency su domenica, 22 aprile 2012

Mafia II

Mafia II (Photo credit: Wikipedia)

Nel corso della sua prima riunione tenutasi martedì a Strasburgo, Sonia Alfano (ALDE, IT) è stata eletta presidente della commissione speciale di recente costituzione per combattere la criminalità organizzata, la corruzione e il riciclaggio di denaro. I membri della commissione speciale hanno inoltre eletto i quattro vicepresidenti e nominato Salvatore Iacolino (PPE, IT) in qualità di relatore. La commissione speciale ha eletto i vicepresidenti (in ordine elezioni): Rosario Crocetta (S&D, IT), Rui Tavares (Verdi/ALE, PT), Timothy Kirkhope (ECR, UK) e Søren Bo Sondergaard GUE/NGL, DK). Al termine della riunione, la neo-eletta presidente Alfano ha dichiarato: “La commissione speciale farà in modo di elaborare, nel più breve tempo possibile, un piano d’azione globale per affrontare la criminalità organizzata e i suoi affari all’interno dell’UE. Vi sarà un approccio con ‘tolleranza zero’ per coloro che hanno aiutato e favoreggiato la criminalità organizzata “.
La commissione speciale sulla criminalità organizzata, la corruzione e il riciclaggio di denaro (CRIM), nel suo anno di mandato, valuterà il grado d’impatto della criminalità organizzata sull’economia e sulla società e raccomanderà misure legislative e di altra natura per consentire all’UE di rispondere a queste minacce a livello internazionale, europeo e nazionale. I suoi membri avranno la possibilità di fare visite in loco, organizzare audizioni con le istituzioni europee e nazionali provenienti da tutto il mondo e invitare i rappresentanti delle imprese, della società civile e le organizzazioni delle vittime ma anche i funzionari, compresi i giudici, coinvolti nella lotta quotidiana contro la criminalità, la corruzione e il riciclaggio di denaro.

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Multone dell’Antitrust: tenera alta la guardia

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 gennaio 2012

L’Antitrust ha finito la sua istruttoria ed ha multato il sito Italia-programmi.net per un milione e mezzo di euro (1), trasmettendo il provvedimento alla Procura della Repubblica. Finito l’incubo? Non proprio. Il sito che carpisce illecitamente indirizzi mail di chi sta cercando in rete un programma di free-software, tartassandoli poi di intimazioni di pagamento per presunte adesioni dei malcapitati ai loro “servizi”, e’ ancora in piedi: centinaia di telefonate e lettere ogni giorno ci pervengono per chiederci consigli, per cui l’onda lunga e’ ancora all’inizio e ci vorra’ tempo prima che smettano.Certamente questo dell’Antitrust di oggi e’ un passo importante, ma e’ la Procura della Repubblica che potrebbe dare un altro colpo piu’ duro con il sequestro del loro sito, cosi’ come chiesto da noi e centinaia di migliaia di navigatori che, sollecitati dall’Aduc, hanno inviato esposti alle varie Procure della Repubblica in tutta Italia.Per questo invitiamo tutti alla massima allerta, si’ da aiutare coloro che potrebbero ancora cedere alle loro minacce e pagare: parlarne ovunque il piu’ possibile, fare esposti in procura (cosi come da nostro facsmile in Rete). Il problema non e’ solo salvarsi individualmente da questa truffa, ma anche aiutare chi potrebbe cascarci e, soprattutto, dare a Internet il valore piu’ alto che ha: luogo di interscambio solidale in cui dimostrare che la Rete e’ piu’ che altro un bene per la nostra vita economica e sociale e non solo veicolo di truffe.

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Minacce antisemite

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 novembre 2011

Entrance to Crematorium III in the concentrati...

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Dichiarazione dell’On. Luigi BOBBA (PD) “Condanno con fermezza l’attacco subito dalla Comunità ebraica alla quale va la piena solidarietà e la vicinanza dei Democratici vercellesi. Il deprecabile episodio dimostra, ancora una volta, come i vili sentimenti antisemiti siano ancora diffusi e che è necessario essere vigili e non abbassare mai la guardia.
Poche settimane fa ho partecipato, con una delegazione di 50 colleghi parlamentari, a una visita ad Auschwitz e Birkenau. Un’esperienza, quella del viaggio della memoria, che dovrebbe diventare un elemento ordinario nel percorso di istruzione dei nostri ragazzi. Andare ad Auschwitz è un modo non solo di riaffermare l’intangibilità dei valori della libertà e della dignità, ma anche un voler rinnovare l’impegno a coltivarli perché possano ancora sbocciare nella coscienza delle persone. Bisogna perseverare in queste ‘azioni di memoria’ per estirpare l’odio e la stupidità che alberga negli antisemiti e nei razzisti”.

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Minacce a Georges Alexandre

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 settembre 2011

The south coast of Lampedusa

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Lampedusa, Georges Alexandre, difensore dei diritti umani franco-canadese del Gruppo EveryOne che si trova a Lampedusa per monitorare gli arrivi e le condizioni di vita dei profughi dichiara di aver subito violenze mentre nella notte scorsa raccoglieva le testimonianze dei profughi scampati all’incendio della baraccopoli situata nell’isola. Georges ha già ricevuto nei sei mesi che è stato a Lampedusa, minacce e intimidazioni a causa del suo lavoro di divulgazione della realtà lampedusana, lavoro che ha puntualmente raggiunto il Parlamento Ue, l’Alto Commissario per i Rifugiati e le Istituzioni internazionali. Georges ha parlato di ciò che accade a Lampedusa anche alla stampa italiana e straniera. Il Gruppo EveryOne ritiene che sia tuttora a rischio di ulteriori persecuzioni e di violenze. Sono state avvertite anche le ambasciate di Canada e Francia, nonché l’organizzazione FrontLine e lo Special Rapporteur Onu sui Difensori dei Diritti Umani, affinché la drammatica condizione in cui è ora l’attivista sia conosciuta e gli sia offerta tutela. E’ quanto dichiarano Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau, Marilina Castiglioni – Gruppo EveryOne

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Aziende e minacce alla sicurezza

Posted by fidest press agency su martedì, 14 giugno 2011

Oltre il 73% dei dispositivi di rete aziendali, analizzati da Dimension Data nel corso del 2010, presentava almeno una nota di vulnerabilità in termini di sicurezza. Questo dato risulta essere circa il doppio rispetto a quello registrato nel 2009, che si attestava intorno al 38%. I risultati dell’indagine hanno inoltre rilevato che un singolo e maggiore rischio di vulnerabilità – il PSIRT109444**, identificato da Cisco nel Settembre 2009 – è stato riscontrato in un sorprendente 66% dei dispositivi, ed è il responsabile principale dell’elevato indicatore delle vulnerabilità riscontrate. Questi solo alcuni dei risultati chiave del Network Barometer Report 2011 pubblicato da Dimension Data, fornitore a livello mondiale e specializzato nell’offerta di servizi e soluzioni IT. Il Report ripercorre dati aggregati emersi da 270 valutazioni del Technology Lifecycle Management (TLM), condotte dal Gruppo nel 2010 a livello mondiale su aziende di ogni dimensione ed appartenenti a diversi segmenti di mercato. Il Report prende in esame la rapidità con cui le reti sono in grado di supportare il business mediante la valutazione delle differenze di configurazione dalle best practices, le potenziali vulnerabilità della sicurezza ed il relativo stato di ‘end-of-life’ degli stessi dispositivi di rete.
Tuttavia, non tutte le notizie sono negative. Campbell ha affermato che, a parte la vulnerabilità della sicurezza per il 66% dei dispositivi, le aziende stanno cercando di stare al passo per quanto concerne la compensazione (remediation). In base a quanto sostenuto dal Report, infatti, i risultati del TLM Assessment hanno dimostrato che se il PSIRT 109444 rappresenta un risvolto della medaglia, le aziende hanno implementato numerose patch e, quindi, le successive quattro vulnerabilità sono state riscontrate in meno del 20% di tutti i dispositivi.

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Crisi Libia e minacce imprese italiane

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 giugno 2011

“La minaccia di attacco all’Eni ed agli investimenti collegati conferma la gravità delle conseguenze della avventata scelta interventista italiana in Libia”, dice l’ing. Alfredo Cestari, presidente della Camera di Commercio ItalAfrica Centrale-Unioncamere. “In pochi mesi per le imprese italiane, dopo il nord Africa, è diventato difficile e rischioso lavorare anche in Nigeria. La minaccia subita dall’Eni è concreta: attaccando l’azienda capofila si intende attaccare tutto il sistema imprenditoriale ed industriale italiano impegnato in Africa. L’appello alle popolazioni degli altri Paesi africani affinché distruggano gli investimenti italiani è il sintomo di quanto in una vasta area di quel continente l’Italia sia oramai percepito come Paese ostile e belligerante e di un rapporto diplomatico-istituzionale complessivamente incrinatosi. Per i Governi è arduo domare il malcontento perché, alle bombe ed alle immagini di morte che provengono dalla Libia, non è più sufficiente opporre la pur significativa condanna formale espressa attraverso l’Unione Africana. La protesta nei confronti dell’Italia si sta allargando a macchia d’olio anche in quei Paesi che finora hanno sperato in una rapida soluzione della guerra in Libia confidando nell’accettazione, da parte dell’Europa, della strategia morbida e diplomatica proposta dall’UA”. Continua: “Invece in Libia aumentano i bombardamenti della Nato, è stato distrutto il Parlamento e si è passati all’utilizzo degli elicotteri mitragliatori. Siamo in una fase molto delicata: l’Eni, che non sottovaluta la minaccia, chiederà immediatamente protezione ma nel breve termine potrebbe però trovarsi a dover assumere decisioni importanti. Senza le necessarie condizioni di sicurezza sarebbe costretta ad abbandonare anche la Nigeria dopo la Libia: a perdere il lavoro sarebbero ulteriori decine di migliaia di addetti tra occupazioni dirette ed indotte. L’insediamento Eni garantisce commesse e lavoro nei settori dei trasporti, progettazione, forniture, ristorazione. A rischio sarebbero anche saldatori, tecnici di vario livello, ingegneri. Infine verrebbero meno le commesse agli armatori per i trasporti verso gli impianti off shore e quelle per gli spostamenti aerei come alla nostra associata Emeraude, società italiana specializzata in trasporto aereo executive, di cui l’Eni si serve per le tratte interne alla Nigeria ed al centro Africa”.

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