Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘minacce’

Le minacce di morte degli integralisti pachistani

Posted by fidest press agency su domenica, 4 novembre 2018

“Le minacce di morte degli integralisti islamici pachistani nei confronti di Asia Bibi accendono i riflettori sulla più sanguinaria ed estesa discriminazione nel mondo: quella contro i cristiani. In Commissione Esteri alla Camera Fratelli d’Italia aveva chiesto un’indagine conoscitiva su questo fenomeno ma il M5S e la Lega hanno detto no in virtù di un laicismo ideologico e fuori dal tempo. Il presidente della Commissione Esteri Marta Grande e la maggioranza grilloleghista ci ripensino e abbiano il coraggio di affrontare questo tema perché in gioco ci sono la nostra identità e il futuro della nostra civiltà”. Lo dichiara Andrea Delmastro, deputato di Fratelli d’Italia e capogruppo in commissione Affari esteri.

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Report McAfee Labs sulle minacce: settembre 2018

Posted by fidest press agency su sabato, 29 settembre 2018

SANTA CLARA, California. McAfee, azienda leader nella cybersecurity dal dispositivo al cloud, ha recentemente pubblicato il Report McAfee Labs sulle minacce: settembre 2018 che prende in esame la crescita e le tendenze di nuovi malware, ransomware e altre minacce informatiche nel secondo trimestre del 2018. In Q2, McAfee Labs ha visto impennarsi la crescita dei malware volti a guadagnare tramite il ‘mining’ delle criptovalute iniziata nel quarto trimestre del 2017 e proseguita fino alla prima metà del 2018. McAfee ha anche osservato il continuo adattamento del tipo di exploit di vulnerabilità del malware utilizzato nelle epidemie di WannaCry e NotPetya del 2017.Anche se meno comune del ransomware, il malware cryptomining è emerso rapidamente come elemento importante nel panorama delle minacce. Dopo essere cresciuti di circa 400.000 unità nel quarto trimestre 2017, i nuovi campioni di malware criptomining sono aumentati di un sorprendente 629%, assestandosi a oltre 2,9 milioni di campioni nel primo trimestre del 2018. Questa tendenza è proseguita nel secondo trimestre, con una crescita dell’86% dei campioni totali, pari a oltre 2,5 milioni di nuovi campioni. McAfee Labs ha identificato quelli che sembrano essere malware più vecchi, come i ransomware appena riattrezzati con capacità di estrazione mineraria.In alcuni casi, il mining delle criptovalute prende di mira gruppi specifici invece che indirizzarsi a grandi numeri di potenziali vittime. Un ceppo di malware cryptomining ha preso di mira i giocatori su un forum russo ponendosi come una “mod” in grado di migliorare alcuni giochi popolari. I giocatori sono stati indotti a scaricare il software dannoso, che ha continuato a utilizzare le risorse del loro computer a scopo di lucro.Anche se il minning di criptovalute si rivolge principalmente ai PC, sono stati presi di mira anche altri tipi di dispositivi. Ad esempio, gli smartphone Android in Cina e Corea sono stati oggetto del malware ADB.Miner per produrre criptovalute Monero.

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Minacce e insulti ad esponente politico laziale

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

“Ho ricevuto insulti e minacce dal rappresentante legale dell’associazione Nazione Rom solo per aver dato voce ai cittadini e alle loro legittime preoccupazioni. Ingiurie, rivolte anche al ministro dell’Interno Matteo Salvini dallo stesso soggetto, che ho prontamente denunciato ai Carabinieri” lo dichiara in una nota Fabrizio Santori esponente romano della Lega per Matteo Salvini Premier che sarà assistito dall’Avv. Marco Giudici.“Razzista, nazista, speculatore, falso, sfruttatore, tiratori di bombe nei confronti dei bambini, dove sei ti vengo a prendere sono state solo alcune delle parole utilizzate dal presidente di Nazione Rom che aveva accompagnato la telefonata sia da un sms che da numerosi post pubblici pubblicati sulla mia pagina ufficiale di Facebook tutti o quasi dello stesso tenore. Motivo di tanta rabbia e acredine nei confronti del sottoscritto, del responsabile della Lega Ponte Milvio Riccardo Corsetto e di Matteo Salvini è stato lo sgombero del campo nomadi Camping River, e le relative preoccupazioni dei cittadini che in questi giorni, oltre a vedere una parte dei rom dislocata per le strade, stanno constatando la collocazione degli stessi in luoghi scelti dall’amministrazione comunale per formare nuovi piccoli insediamenti, come ad esempio a Monteverde in via Ramazzini, e sembrerebbe anche a Prima Porta in un ex centro estivo chiuso dalle suore che lo gestivano per far posto ad un nuovo progetto ancora sconosciuto. Siamo certi che la giustizia farà il suo corso velocemente, affinché chi utilizza questi metodi intimidatori venga punito, soprattutto perché ci risulta inaccettabile che i cittadini debbano continuare a subire ogni sorta di illegalità sul territorio senza neanche potersi più rivolgere a quelle forze politiche che vogliono tutelarli. Questi metodi non ci intimoriscono, anzi ci danno la forza per andare avanti con maggiore grinta e determinazione” conclude Santori.

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EU-NATO: Il PE chiede più cooperazione per combattere minacce informatiche

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 giugno 2018

I deputati chiedono una difesa informatica più solida per l’UE, con un sistema di risposta rapida e una più stretta cooperazione con la NATO, per combattere le nuove minacce ibride.In una risoluzione sulla difesa informatica, approvata mercoledì con 476 voti favorevoli, 151voti contrari e 36 astensioni, Il Parlamento sottolinea che Russia, Cina e Corea del Nord, ma anche attori non statali, hanno già compiuto attacchi informatici dannosi alle infrastrutture critiche dell’UE. Sono stati inoltre coinvolti in attività di spionaggio informatico e sorveglianza di massa dei cittadini dell’UE, hanno condotto campagne di disinformazione ed hanno limitato l’accesso a Internet (come nei casi di Wannacry e NonPetya). I deputati sottolineano che la frammentazione delle strategie e delle capacità di difesa dell’Europa l’ha resa vulnerabile agli attacchi informatici. Esortano pertanto gli Stati membri a migliorare la capacità collaborative delle loro forze armate, e a rafforzare la cooperazione informatica e livello europeo, con la NATO e altri partner.Ciò comporterebbe un maggior numero di esercitazioni informatiche congiunte, la formazione e lo scambio di ufficiali militari, il reclutamento di esperti di informatica forense e il miglioramento delle competenze in materia di difesa informatica delle missioni e operazioni dell’UE.I deputati sono favorevoli al lancio di due progetti informatici nell’ambito della cooperazione strutturata permanente (PESCO): una piattaforma per lo scambio di informazioni in materia di minaccia informatica e gruppi di risposta rapida a incidenti informatici. Si augurano che ciò porti alla creazione di una squadra europea di reazione rapida, che coordini, individui e contrasti le minacce informatiche collettive.In un’altra risoluzione sulle relazioni UE-NATO, approvata con 411 voti favorevoli, 182 contrari e 57 astensioni, i deputati sottolineano che nessuna delle due organizzazioni dispone di tutti gli strumenti necessari per affrontare le nuove sfide in materia di sicurezza, che sono sempre meno convenzionali e sempre più ibride.Oltre a migliorare la cooperazione in materia di difesa informatica, i deputati vogliono che i legami UE-NATO si concentrino sulla comunicazione strategica, la lotta al terrorismo, la consapevolezza della situazione, la condivisione di informazioni classificate, la lotta alla migrazione irregolare e l’eliminazione degli ostacoli alla rapida circolazione del personale e dei mezzi militari all’interno dell’UE.Il Parlamento sottolinea che l’aumento e la natura delle attività russe, come il suo comportamento militare, le manipolazioni politiche e gli attacchi informatici, sono fonte di preoccupazione, mentre permane il rischio che si indeboliscano i legami fra paesi UE e quelli transatlantici. Sottolinea la necessità di una forte cooperazione e scambio di informazioni tra UE e NATO, per rispondere a queste minacce ibride, come è avvenuto nel caso dell’attacco chimico, che si sospetta sia stato lanciato nel Regno Unito dalla Russia.

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Congo: il riaccendersi delle tensioni nel Kasai pone nuove minacce per i civili sfollati

Posted by fidest press agency su sabato, 10 marzo 2018

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esprime profonda preoccupazione per la situazione nel Kasai, una regione della Repubblica Democratica del Congo (RDC), dove la continua instabilità rappresenta un grave rischio per l’incolumità delle popolazioni civili, tra cui diverse centinaia di rifugiati recentemente tornati dall’Angola.Le forze governative congolesi hanno riacquistato il controllo di vaste aree del Kasai, tuttavia perdurano sporadici scontri tra le forze armate e i gruppi di miliziani. Nel frattempo, restano alte le tensioni tra i diversi gruppi etnici, con il rischio che la regione viva nuove esplosioni di violenze. Gli operatori dell’UNHCR presenti a a Tshikapa, una città a circa 60 chilometri dal confine con l’Angola, riferiscono che diversi sfollati interni, così come coloro che sono tornati dall’Angola, non sono riusciti a rientrare nelle loro comunità a causa delle ostilità inter-etniche.A febbraio le tensioni hanno costretto oltre 11.000 persone a lasciare le proprie case e spostarsi verso le zone più settentrionali della regione, nel territorio di Mweka, che si vanno ad aggiungere ai circa 900.000 congolesi sfollati a causa della crisi del Kasai scoppiata nel 2016.Il conflitto nel Kasai ha anche costretto oltre 35.000 congolesi a cercare rifugio in Angola. Dal settembre 2017 alcuni di loro sono tornati volontariamente nella Repubblica Democratica del Congo, scoprendo però che raggiungere le loro vecchie abitazioni era impossibile. Molti di loro oggi vivono in chiese e moschee, mentre altri sono stati costretti a trasferirsi in altre province.Spesso le persone che sono ritornate non trovano alcun sostegno per ricostruire le proprie abitazioni, poiché i finanziamenti umanitari non consentono attualmente di mettere in atto un importante programma di ricostruzione. Per far fronte alla crisi della RDC, l’UNHCR ha richiesto, per il 2018, 368,7 milioni di dollari USA; ad oggi solo l’1% di questa cifra è stata stanziata.
Molti dei rifugiati congolesi in Angola sostengono di non voler tornare nei propri luoghi di origine a causa della fragile situazione. L’UNHCR ritiene inoltre che non sia ancora possibile procedere a rimpatri in modo sicuro, dignitoso e sostenibile, poiché mancano le condizioni di pace e sicurezza.In seguito a tale situazione, l’UNHCR ha espresso profonda preoccupazione nel venire a conoscenza, pochi giorni fa, del rientro forzato di circa 530 congolesi dall’Angola alla RDC, avvenuto tra il 25 e il 27 febbraio. Tra questi, vi erano 52 rifugiati registrati che vivevano nella città di Dundo, vicino al confine con la RDC, e circa 480 rifugiati non registrati che si trovavano nel centro di accoglienza di Cacanda a Dundo. I rimpatri sono stati effettuati nonostante l’UNHCR abbia richiesto alle autorità angolane di effettuare uno screening congiunto del gruppo non registrato. L’UNHCR esorta le autorità angolane ad astenersi da ulteriori rimpatri forzati di cittadini congolesi nel loro paese. Se le condizioni dovessero cambiare, l’UNHCR è pronta a fornire la propria assistenza alle autorità della RDC e dell’Angola per avviare un tavolo di confronto sui rimpatri volontari.

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USB Ilva: cadono le minacce del governo. Il confronto prosegue

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 gennaio 2018

ilvaLe roboanti quanto inopportune minacce di spegnimento dei forni dell’Ilva di Taranto del ministro Calenda qualora il ricorso presentato dal presidente della Regione Puglia e dal Sindaco di Taranto non fosse stato ritirato sono silenziosamente scomparse, come peraltro avevamo tutti ben compreso, dal tavolo di confronto con ArcelorMittal che si è tenuto oggi presso il ministero dello sviluppo economico.La minaccia di chiudere ilva si è tramutata in una più rassicurante, ma sempre inaccettabile, indisponibilità da parte del governo a convocare le istituzioni interessate alla presenza di Gentiloni. Anche ieri l’incontro ha avuto un carattere esclusivamente interlocutorio. La direzione ArcelorMittal ha esposto il quadro della produzione dell’acciaio a livello globale e le strategie produttive della multinazionale in rapporto alla acquisizione di Ilva. Il confronto proseguirà in sessioni tematiche sui diversi stabilimenti ilva. Su questo punto abbiamo chiesto, senza risposta, di tenere nelle città interessate questi incontri tematici. Al termine dell’incontro il viceministro Bellanova ha sostenuto con vigore e passione la necessità di chiudere quanto prima l’accordo, prefigurando una fase di stretta già ai primi di febbraio. Inoltre la Bellanova ha sottolineato che il protocollo di impegni aggiuntivi, considerato punto di arrivo, firmato da Vincenti e Calenda diventerà operativo solo a fronte del ritiro del ricorso. Prosegue quindi il braccio di ferro sul futuro della città di Taranto e della più grande acciaieria d’Europa.
USB non ritiene vi siano le condizioni per una stretta del negoziato. Sono molti i temi che non solo non sono stati risolti positivamente ma nemmeno affrontati. A partire dall’inesistenza di un articolato piano industriale e dal permanere di 4200 esuberi, fatto per noi inaccettabile. inoltre tutto il percorso negoziale è comunque subordinato alle decisioni che la commissione antitrust assumerà nel mese di marzo. Per queste ragioni chiediamo nuovamente che il governo si assuma l’onere di aprire ad un tavolo con le istituzioni locali, sindacati per elaborare un piano straordinario per taranto.La salute prima di tutto. Pretendiamo soluzioni produttive che cancellino l’uso del carbone per la produzione di acciaio. Il momento di parlarne è ora.

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Immigrati e le minacce del generale Haftar

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 agosto 2017

mediterraneo“Le parole e le minacce del generale Haftar, confermate al Corriere della Sera, dimostrano che è necessario ricucire i rapporti tra l’Egitto e l’Italia, che, senza dimenticare il caso Regni, deve avere nuovamente un ambasciatore a Il Cairo. Ne va della nostra possibilità di continuare a giocare un ruolo internazionale nel Mediterraneo”. Così Paolo Alli, Presidente dell’Assemblea Parlamentare della Nato e deputato di Alternativa Popolare. E spiega: “L’Egitto è, tra i tanti attori della vicenda libica, quello da cui non si può assolutamente prescindere, perché al-Sisi non può controllare il confine del Sinai, il confine del Sudan, il Mar Mediterraneo e il confine della Libia. Quindi, al-Sisi è disponibile anche alla separazione in due o in tre parti della Libia, purché il generale Haftar gli garantisca l’impermeabilità del confine con la Cirenaica. Questo significa che Haftar si muove solo con in accordo con al-Sisi, e le sue parole di oggi sembrano scritte sotto dettatura. Né si possono escludere influenze francesi in queste posizioni anti italiane”. (n.r. Ci sembra di capire che la Francia fa parte della stessa Comunità europea e della Nato dove vi è anche l’Italia e se è così, come lo è, siamo al cospetto di una disintegrazione nei fatti della stessa comunità se ognuno va per conto suo e minaccia, sia pure per interposta persona, la stessa sovranità di un paese che suole definirlo ipocritamente “fratello”. La verità è che alla prova dei fatti la Comunità europea non esiste di là dell’asse Francia-Germania. Gli altri sono dei semplici vassalli: o fate come vi diciamo o facciamo intorno a voi terra bruciata. Viva l’Europa.)

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I cittadini europei e le minacce pandemiche

Posted by fidest press agency su sabato, 22 aprile 2017

parlamento europeoIl progetto ASSET, Action plan in Science in Society in Epidemics and Total pandemics, finanziato dall’Unione Europea, presenterà il 26 aprile al Parlamento Europeo un rapporto che include i risultati delle consultazioni di cittadini che ha organizzato in otto paesi. Scopo di queste consultazioni era il coinvolgimento dei cittadini stessi nella risposta alle crisi causate dall’emergere di epidemie e pandemie. Oltre all’Italia, gli altri paesi coinvolti sono Bulgaria, Danimarca, Francia, Irlanda, Romania, Norvegia e Svizzera.I risultati delle consultazioni contengono una serie di raccomandazioni, basate sugli spunti ricevuti dai 400 partecipanti, indirizzate a politici e decisori europei. Alcune di queste raccomandazioni riguardano una comunicazione del rischio più chiara e trasparente, che consenta di ristabilire un certo livello di fiducia verso le istituzioni sanitarie. Altre riguardano la necessità di far prevalere gli interessi di salute pubblica sulla libertà individuale in situazioni di emergenza. Alle istituzioni sanitarie pubbliche viene inoltre richiesto di investire di più nella raccolta di suggerimenti e contributi da parte dei cittadini sulla gestione della risposta a epidemie e pandemie.Dalle consultazioni è emerso che più dell’82% dei partecipanti ritiene che i servizi pubblici come scuole e uffici debbano venir chiusi in caso di pandemie. I più convinti su questo fronte sono risultati essere i danesi, con il 93% di consensi a riguardo.
Il 69% dei partecipanti pensa che grandi eventi internazionali come le Olimpiadi dovrebbero venir cancellati in caso di pandemie come l’influenza A(H1N1) del 2009, Ebola e Zika. Su questo tema, i cittadini italiani si sono rivelati in linea con la media europea (68%).È anche interessante sottolineare il consenso sull’obbligatorietà del vaccino contro l’influenza per gli operatori sanitari in caso di epidemie e pandemie; una procedura necessaria, secondo l’85% dei partecipanti.I cittadini italiani sono i meno soddisfatti in Europa delle informazioni ricevute dalle autorità sanitarie nel corso di epidemie come quella recente di ZikaDurante le consultazioni, ai cittadini partecipanti è stato chiesto se fossero soddisfatti delle informazioni ricevute dalle istituzioni sanitarie pubbliche. In media, solo il 29% ha risposto positivamente. Una percentuale che scende al 12% per l’Italia, la più bassa fra gli otto paesi coinvolti. I più soddisfatti si sono rivelati essere i danesi (48%) e i norvegesi (64%).Secondo i partecipanti, le informazioni considerate più utili in caso di epidemie o pandemie sono le raccomandazioni sul cosa fare (67% in media, 70% per gli italiani) e sulle vie di trasmissione delle malattie (19% in media, 8% fra gli italiani). Un’altra informazione considerata importante per i partecipanti italiani è sapere dove procurarsi le medicine (8%). L’auspicio dei membri del progetto ASSET è che questi risultati vengano considerati nello sviluppo delle future strategie di comunicazione in caso di epidemie e pandemie.I cittadini coinvolti ritengono che l’onestà e una comunicazione efficiente siano necessarie per aumentare la fiducia nelle istituzioni pubbliche, indipendentemente dalla gravità delle circostanze sanitarie, e che sia un loro diritto conoscere in maniera accurata la situazione.Un altro tema affrontato nel corso delle consultazioni è stato quello delle fonti tramite le quali i cittadini europei acquisiscono informazioni, in particolare nel contesto della recente epidemia di Zika.La media dei risultati mostra una chiara preferenza per i medici di base, considerati la prima fonte di informazioni dal 58% dei partecipanti italiani, che invece sembrano attribuire meno fiducia a internet (29%). È interessante notare come la situazione cambi nei paesi del nord Europa: il 34% dei danesi preferisce le informazioni provenienti dai medici di base mentre il 31% preferisce quelle trovate in rete; percentuali che diventano, rispettivamente, 37% e 25% in Irlanda e 42% e 42% in Norvegia.Se si guarda alla fiducia generale, la fonte più affidabile in caso di pandemia secondo i partecipanti italiani sono le istituzioni sanitarie europee (72%), il Sistema Sanitario Nazionale (63%) e i medici di base (61%), mentre le meno affidabili sono la televisione (41%), la radio (41%), e amici e parenti (41%).

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Principali minacce ambientali per la salute

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 settembre 2016

ambienteRoma 1-3 settembre 2016 Auditorium – Parco della Musica di Roma 28esima edizione della Conferenza della Società internazionale di epidemiologia ambientale (ISEE). Per tre giorni più di 1.500 fra ricercatori e studenti provenienti da tutto il mondo discuteranno i risultati delle nuove ricerche sulle principali minacce ambientali per la salute: dall’inquinamento dell’aria a quello acustico, dai pesticidi alle altre innumerevoli fonti di contaminazione chimica, dagli effetti sulla salute globale del cambiamento climatico ai disastri ambientali che caratterizzano sempre più la nostra vita sul pianeta.“L’obiettivo principale delle conferenze internazionali ISEE è di promuovere la ricerca in epidemiologia ambientale per cogliere in modo sempre più chiaro i legami fra condizioni ambientali alterate ed effetti sulla salute” spiega Francesco Forastiere del Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario della Regione Lazio (ASL Roma 1), organizzatore, insieme a Carla Ancona e Paola Michelozzi, dell’evento ISEE di quest’anno. “Le nuove conoscenze sviluppate da queste ricerche permettono di informare al meglio le politiche tese a limitare il più possibile l’esposizione agli agenti inquinanti e promuovere condizioni di vita più sane”.La conferenza si struttura in sessioni plenarie e parallele, poster ed eventi collaterali. Il primo giorno di convegno verrà aperto da una presentazione dell’epidemiologo dell’Università di Milano Pier Alberto Bertazzi sull’eredità dell’incidente di Seveso, occorso quarant’anni fa, che ha inaugurato la stagione degli studi ambientali in Italia sugli incidenti industriali. A questa presentazione seguirà il contributo di Annette Peters, del Centro Helmholtz di Monaco sullo stato dell’arte degli studi sull’inquinamento dell’aria: dagli effetti classici sul sistema respiratorio e cardiaco alle nuove evidenze sui danni metabolici, neurologici e sulla salute riproduttiva.
Nei giorni seguenti le relazioni d’apertura riguarderanno: le differenze di genere rispetto alle esposizioni ambientali; i possibili danni alla salute umana dai nuovi sistemi di prelievo di gas e petrolio dal sottosuolo (fracturing), molto diffuso negli Stati Uniti; gli effetti sanitari del cambiamento climatico in corso (dalle ondate di calore al riemergere delle malattie infettive). Una sessione affronterà anche il tema di frontiera degli effetti dei diversi inquinanti sull’assetto genetico ed epigenetico delle persone esposte. La lecture finale prenderà spunto dal caso del glifosato – l’erbicida più diffuso al mondo recentemente vietato in Italia – per trattare il tema dei limiti, delle responsabilità pubbliche e i possibili conflitti d’interesse della ricerca in epidemiologia ambientale.
Fra gli argomenti che ricorrono nella tre giorni ISEE di Roma di particolare interesse anche il tema di come il verde pubblico e la mobilità sostenibile possano condizionare considerevolmente le condizioni di vita nelle nostre città.

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Europa: criminalità organizzata

Posted by fidest press agency su domenica, 22 aprile 2012

Mafia II

Mafia II (Photo credit: Wikipedia)

Nel corso della sua prima riunione tenutasi martedì a Strasburgo, Sonia Alfano (ALDE, IT) è stata eletta presidente della commissione speciale di recente costituzione per combattere la criminalità organizzata, la corruzione e il riciclaggio di denaro. I membri della commissione speciale hanno inoltre eletto i quattro vicepresidenti e nominato Salvatore Iacolino (PPE, IT) in qualità di relatore. La commissione speciale ha eletto i vicepresidenti (in ordine elezioni): Rosario Crocetta (S&D, IT), Rui Tavares (Verdi/ALE, PT), Timothy Kirkhope (ECR, UK) e Søren Bo Sondergaard GUE/NGL, DK). Al termine della riunione, la neo-eletta presidente Alfano ha dichiarato: “La commissione speciale farà in modo di elaborare, nel più breve tempo possibile, un piano d’azione globale per affrontare la criminalità organizzata e i suoi affari all’interno dell’UE. Vi sarà un approccio con ‘tolleranza zero’ per coloro che hanno aiutato e favoreggiato la criminalità organizzata “.
La commissione speciale sulla criminalità organizzata, la corruzione e il riciclaggio di denaro (CRIM), nel suo anno di mandato, valuterà il grado d’impatto della criminalità organizzata sull’economia e sulla società e raccomanderà misure legislative e di altra natura per consentire all’UE di rispondere a queste minacce a livello internazionale, europeo e nazionale. I suoi membri avranno la possibilità di fare visite in loco, organizzare audizioni con le istituzioni europee e nazionali provenienti da tutto il mondo e invitare i rappresentanti delle imprese, della società civile e le organizzazioni delle vittime ma anche i funzionari, compresi i giudici, coinvolti nella lotta quotidiana contro la criminalità, la corruzione e il riciclaggio di denaro.

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Multone dell’Antitrust: tenera alta la guardia

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 gennaio 2012

L’Antitrust ha finito la sua istruttoria ed ha multato il sito Italia-programmi.net per un milione e mezzo di euro (1), trasmettendo il provvedimento alla Procura della Repubblica. Finito l’incubo? Non proprio. Il sito che carpisce illecitamente indirizzi mail di chi sta cercando in rete un programma di free-software, tartassandoli poi di intimazioni di pagamento per presunte adesioni dei malcapitati ai loro “servizi”, e’ ancora in piedi: centinaia di telefonate e lettere ogni giorno ci pervengono per chiederci consigli, per cui l’onda lunga e’ ancora all’inizio e ci vorra’ tempo prima che smettano.Certamente questo dell’Antitrust di oggi e’ un passo importante, ma e’ la Procura della Repubblica che potrebbe dare un altro colpo piu’ duro con il sequestro del loro sito, cosi’ come chiesto da noi e centinaia di migliaia di navigatori che, sollecitati dall’Aduc, hanno inviato esposti alle varie Procure della Repubblica in tutta Italia.Per questo invitiamo tutti alla massima allerta, si’ da aiutare coloro che potrebbero ancora cedere alle loro minacce e pagare: parlarne ovunque il piu’ possibile, fare esposti in procura (cosi come da nostro facsmile in Rete). Il problema non e’ solo salvarsi individualmente da questa truffa, ma anche aiutare chi potrebbe cascarci e, soprattutto, dare a Internet il valore piu’ alto che ha: luogo di interscambio solidale in cui dimostrare che la Rete e’ piu’ che altro un bene per la nostra vita economica e sociale e non solo veicolo di truffe.

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Minacce antisemite

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 novembre 2011

Entrance to Crematorium III in the concentrati...

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Dichiarazione dell’On. Luigi BOBBA (PD) “Condanno con fermezza l’attacco subito dalla Comunità ebraica alla quale va la piena solidarietà e la vicinanza dei Democratici vercellesi. Il deprecabile episodio dimostra, ancora una volta, come i vili sentimenti antisemiti siano ancora diffusi e che è necessario essere vigili e non abbassare mai la guardia.
Poche settimane fa ho partecipato, con una delegazione di 50 colleghi parlamentari, a una visita ad Auschwitz e Birkenau. Un’esperienza, quella del viaggio della memoria, che dovrebbe diventare un elemento ordinario nel percorso di istruzione dei nostri ragazzi. Andare ad Auschwitz è un modo non solo di riaffermare l’intangibilità dei valori della libertà e della dignità, ma anche un voler rinnovare l’impegno a coltivarli perché possano ancora sbocciare nella coscienza delle persone. Bisogna perseverare in queste ‘azioni di memoria’ per estirpare l’odio e la stupidità che alberga negli antisemiti e nei razzisti”.

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Minacce a Georges Alexandre

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 settembre 2011

The south coast of Lampedusa

Image via Wikipedia

Lampedusa, Georges Alexandre, difensore dei diritti umani franco-canadese del Gruppo EveryOne che si trova a Lampedusa per monitorare gli arrivi e le condizioni di vita dei profughi dichiara di aver subito violenze mentre nella notte scorsa raccoglieva le testimonianze dei profughi scampati all’incendio della baraccopoli situata nell’isola. Georges ha già ricevuto nei sei mesi che è stato a Lampedusa, minacce e intimidazioni a causa del suo lavoro di divulgazione della realtà lampedusana, lavoro che ha puntualmente raggiunto il Parlamento Ue, l’Alto Commissario per i Rifugiati e le Istituzioni internazionali. Georges ha parlato di ciò che accade a Lampedusa anche alla stampa italiana e straniera. Il Gruppo EveryOne ritiene che sia tuttora a rischio di ulteriori persecuzioni e di violenze. Sono state avvertite anche le ambasciate di Canada e Francia, nonché l’organizzazione FrontLine e lo Special Rapporteur Onu sui Difensori dei Diritti Umani, affinché la drammatica condizione in cui è ora l’attivista sia conosciuta e gli sia offerta tutela. E’ quanto dichiarano Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau, Marilina Castiglioni – Gruppo EveryOne

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Aziende e minacce alla sicurezza

Posted by fidest press agency su martedì, 14 giugno 2011

Oltre il 73% dei dispositivi di rete aziendali, analizzati da Dimension Data nel corso del 2010, presentava almeno una nota di vulnerabilità in termini di sicurezza. Questo dato risulta essere circa il doppio rispetto a quello registrato nel 2009, che si attestava intorno al 38%. I risultati dell’indagine hanno inoltre rilevato che un singolo e maggiore rischio di vulnerabilità – il PSIRT109444**, identificato da Cisco nel Settembre 2009 – è stato riscontrato in un sorprendente 66% dei dispositivi, ed è il responsabile principale dell’elevato indicatore delle vulnerabilità riscontrate. Questi solo alcuni dei risultati chiave del Network Barometer Report 2011 pubblicato da Dimension Data, fornitore a livello mondiale e specializzato nell’offerta di servizi e soluzioni IT. Il Report ripercorre dati aggregati emersi da 270 valutazioni del Technology Lifecycle Management (TLM), condotte dal Gruppo nel 2010 a livello mondiale su aziende di ogni dimensione ed appartenenti a diversi segmenti di mercato. Il Report prende in esame la rapidità con cui le reti sono in grado di supportare il business mediante la valutazione delle differenze di configurazione dalle best practices, le potenziali vulnerabilità della sicurezza ed il relativo stato di ‘end-of-life’ degli stessi dispositivi di rete.
Tuttavia, non tutte le notizie sono negative. Campbell ha affermato che, a parte la vulnerabilità della sicurezza per il 66% dei dispositivi, le aziende stanno cercando di stare al passo per quanto concerne la compensazione (remediation). In base a quanto sostenuto dal Report, infatti, i risultati del TLM Assessment hanno dimostrato che se il PSIRT 109444 rappresenta un risvolto della medaglia, le aziende hanno implementato numerose patch e, quindi, le successive quattro vulnerabilità sono state riscontrate in meno del 20% di tutti i dispositivi.

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Crisi Libia e minacce imprese italiane

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 giugno 2011

“La minaccia di attacco all’Eni ed agli investimenti collegati conferma la gravità delle conseguenze della avventata scelta interventista italiana in Libia”, dice l’ing. Alfredo Cestari, presidente della Camera di Commercio ItalAfrica Centrale-Unioncamere. “In pochi mesi per le imprese italiane, dopo il nord Africa, è diventato difficile e rischioso lavorare anche in Nigeria. La minaccia subita dall’Eni è concreta: attaccando l’azienda capofila si intende attaccare tutto il sistema imprenditoriale ed industriale italiano impegnato in Africa. L’appello alle popolazioni degli altri Paesi africani affinché distruggano gli investimenti italiani è il sintomo di quanto in una vasta area di quel continente l’Italia sia oramai percepito come Paese ostile e belligerante e di un rapporto diplomatico-istituzionale complessivamente incrinatosi. Per i Governi è arduo domare il malcontento perché, alle bombe ed alle immagini di morte che provengono dalla Libia, non è più sufficiente opporre la pur significativa condanna formale espressa attraverso l’Unione Africana. La protesta nei confronti dell’Italia si sta allargando a macchia d’olio anche in quei Paesi che finora hanno sperato in una rapida soluzione della guerra in Libia confidando nell’accettazione, da parte dell’Europa, della strategia morbida e diplomatica proposta dall’UA”. Continua: “Invece in Libia aumentano i bombardamenti della Nato, è stato distrutto il Parlamento e si è passati all’utilizzo degli elicotteri mitragliatori. Siamo in una fase molto delicata: l’Eni, che non sottovaluta la minaccia, chiederà immediatamente protezione ma nel breve termine potrebbe però trovarsi a dover assumere decisioni importanti. Senza le necessarie condizioni di sicurezza sarebbe costretta ad abbandonare anche la Nigeria dopo la Libia: a perdere il lavoro sarebbero ulteriori decine di migliaia di addetti tra occupazioni dirette ed indotte. L’insediamento Eni garantisce commesse e lavoro nei settori dei trasporti, progettazione, forniture, ristorazione. A rischio sarebbero anche saldatori, tecnici di vario livello, ingegneri. Infine verrebbero meno le commesse agli armatori per i trasporti verso gli impianti off shore e quelle per gli spostamenti aerei come alla nostra associata Emeraude, società italiana specializzata in trasporto aereo executive, di cui l’Eni si serve per le tratte interne alla Nigeria ed al centro Africa”.

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14 maggio: Israele celebra 63 anni di indipendenza

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 maggio 2011

Holocaust Remembrance Day

Image via Wikipedia

Negli ultimi anni ho subito un gran numero di minacce, intimidazioni, agguati e aggressioni mediatiche, insulti e azioni di infimo “dossieraggio” a causa del mio amore per il popolo ebraico, del mio impegno per la memoria della Shoah e l’educazione dei giovani all’Olocausto: un amore legato sia alle mie più antiche radici, sia alla mia vicinanza a tanti sopravvissuti all’Olocausto. Anche oggi, visitando i blog neonazisti o quelli gestiti dagli anarchici italiani (gli estremi si toccano, anche se diverso è l’atteggiamento del movimenti di critica globale in altri paesi, con cui spesso ho un rapporto costruttivo ed eccellente) si possono leggere messaggi offensivi e ostili nei miei confronti, connessi proprio ai miei studi sull’Olocausto e sulla realtà mediorientale. Mi ha particolarmente amareggiato, nel corso di una mia missione al campo Rom del Triboniano, l’essere stato definito – davanti a giovanissimi Rom – da alcuni esponenti del gruppo di “antirazzisti anarchici milanesi” quale “sporco ebreo sionista” e il Gruppo di difensori dei diritti umani di cui sono co-presidente quale “setta di rabbini”. Recentemente, altri sedicenti “noglobal” mi hanno bollato con queste parole “Attenzione, è refrattario alle etichette, sulla canottiera le stacca sempre. Forse la stella gli da fastidio”. Negli stessi blog, altri volenterosi “anarchici” hanno trascorso ore in rete, cercando qualcosa nel mio presente o nel mio passato che potesse servire per screditare la mia persona, non trovando altro di meglio che la pubblicazione del Dizionario Enciclopedico sugli UFO (Giunti Editore), il mio vecchio lavoro di pubblicitario (per uno stipendio da fame che tuttavia mi è servito per soccorrere tanti esseri umani in difficoltà: Santa Pubblicità!) e un mio messaggio di auguri in occasione della nascita della bambina di Gianfranco Fini: auguri di crescere in un mondo tollerante, in mezzo a bambini liberi di tutti i popoli. Contemporaneamente, gli stessi giovani “ribelli” hanno definito la coraggiosa azione civile di Matteo Pegoraro – con cui condivido da anni tante azioni per i diritti umani – per ottenere il riconoscimento del’unione con il suo compagno come un “simpatico e goliardico tentativo di sposarsi”: è chiaro che questi giovanotti dalle idee confuse non hanno la minima idea di cosa significhi lottare con le armi della nonviolenza per evitare che i diritti fondamentali della persona siano calpestati. Altro è la goliardia, altro il livore che obnubila la ragione. Ma il clima che mi circonda non basta a indurmi a sorvolare su una ricorrenza che ha un grande valore civile e storico: il 63° anniversario della nascita di Israele. “Il 14 maggio 1948 in Eretz Israel è nato il popolo ebraico…”. (Roberto Malini)

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Minacce Alemanno

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 aprile 2011

Il Vicesindaco di Roma, sen. Mauro Cutrufo, esprime la sua solidarietà a Gianni Alemanno, appresa la notizia di una lettera con proiettile recapitata in Campidoglio e indirizzata al Sindaco. «E’ una vile minaccia che in nessun modo potrà incidere sull’operato del Sindaco e dell’amministrazione di Roma Capitale – ha detto Cutrufo – Siamo certi che saranno effettuati tutti i controlli necessari per una rapida identificazione dei responsabili di questo gesto gravissimo, che è in totale contrasto con l’impostazione orientata al confronto e al dialogo democratico, cui si ispira tutta l’azione di governo del Sindaco e della Giunta».

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Protezione dei civili in Libia

Posted by fidest press agency su martedì, 22 marzo 2011

Oxfam Italia ritiene che la protezione dei civili sia di importanza essenziale e condivide le preoccupazioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per l’incolumità e il benessere dei civili in Libia, che rischiano di essere colpiti dalle forze armate. Considerata l’instabilità della situazione, c’è forte preoccupazione per la sorte dei civili che sono esposti alle violenze. Per questo Oxfam chiede con urgenza che qualsiasi tipo di azione militare non minacci la vita dei civili. La decisione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU deve essere utilizzata come un‘occasione per accelerare una risoluzione politica della crisi. A questo fine,  gli attori chiave a livello internazionale – il Consiglio di Sicurezza, i membri della Lega degli Stati Arabi e l’Unione Africana – devono intensificare gli sforzi diplomatici affinché sia raggiunta una soluzione politica che assicuri il pieno rispetto dei diritti politici ed economici della popolazione libica. Qualsiasi intervento della comunità internazionale deve realizzarsi entro i limiti stabiliti dalla risoluzione del Consiglio di Sicurezza e deve essere attuato in modo da garantire la protezione dei civili in tutte  le aree coinvolte dal conflitto. Questo tipo di operazioni sono complesse e imprevedibili e devono essere intraprese con molta cautela. Per questo Oxfam chiede alla comunità internazionale di monitorare la condotta di tutte le parti coinvolte nel conflitto in Libia e di verificare che il Consiglio di Sicurezza sia regolarmente informato. Desta preoccupazione il fatto che le Nazioni Unite e le altre agenzie non siano riuscite a portare assistenza umanitaria nella regione occidentale della Libia. E’ compito della comunità internazionale fare pressione sulle parti in conflitto affinché sia garantito l’accesso agli aiuti umanitari. Visto il potenziale flusso di rifugiati, è necessario migliorare la capacità di intervento umanitario, in particolare lungo il confine tunisino e quello egiziano e negli altri luoghi di accesso o di sbarco dei rifugiati.

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Coisp: “Le minacce di Berlusconi”

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 gennaio 2011

“Come può un Paese civile accettare ancora di essere governato da un uomo che aggredisce, offende e tradisce i poteri riconosciuti dalla Costituzione come quello giudiziario e mortifica gli uomini di Stato come quelli che indossano la divisa. Divise macchiate troppo spesso di un sangue versato per difendere l’Italia e che per il premier diventa un vestito di Carnevale”. E’ dura la reazione di Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp – il Sindacato Indipendente di Polizia, alla notizia che Berlusconi avrebbe chiesto di punire quei pubblici ministeri la cui “colpa grave” sarebbe, secondo l’uomo che li dovrebbe tutelare, quella di voler capire se una persona ha indotto delle donne a prostituirsi o ha fatto sesso con minori, commettendo così un reato. “Ai magistrati – continua il leader del Sindacato Indipendente di Polizia – attaccati in maniera violenta dal premier, va tutta la nostra solidarietà umana e istituzionale. Alla politica e a chi ha un minimo di buon senso e di senso della morale (e non del moralismo), chiediamo di non perdersi nei tecnicismi. Ci sarà tempo per valutare se la procura di Milano ha o non ha la competenza per l’indagine e laddove sia stato commesso un errore ci sarà il giusto modo per verificarlo e porvi il giusto rimedio, ma nell’immediato Silvio Berlusconi deve dare conto di quanto gli è stato contestato, la stessa cosa l’Italia la pretenderebbe da qualunque uomo su cui pendesse l’ignobile sospetto di aver anche solo sfiorato in maniera concupiscente con un dito le nostre figlie, soprattutto se minorenni. A noi non interessa conoscere i “vizietti” del Berlusconi uomo, noi vogliamo che l’uomo messo dagli italiani alla guida del Paese, dimostri di avere lucidità, integrità e rispetto delle regole che facciano di lui un uomo in grado di governare. Nel caso in cui una sola di queste caratteristiche dovesse venir meno allora è compito di tutta la politica destituire questa persona dei suoi poteri per evidente incapacità di esercitarli”. “Un capo di Governo – conclude Maccari – che minaccia gli altri poteri dello Stato, sovverte pericolosamente le regole democratiche del confronto, seminando il seme di uno scontro sociale latente che potrebbe scoppiare in qualsiasi momento perché nutrito sotto traccia e quindi difficilmente controllabile”.

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Le minacce di un disperato

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 novembre 2010

Rosario Amico Roxas acuto osservatore politico richiama alla nostra attenzione il lungo servizio giornalistico di cui ne riportiamo il link ad uso documentale per i nostri lettori: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/201011articoli/60371girata.asp dove emerge un aspetto della politica italiana e si delinea la fine di una leadership non senza colpi di coda di chi è ora messo alla gogna. E il quotidiano torinese sembra ricco di particolari se riproduce persino le parole dette da Berlusconi dalla lontana Seul in Corea con questa sequenza:  «Non mi dimetterò mai», quasi grida al telefono Berlusconi dal ventunesimo piano dell’Hotel Hyatt, e dall’altro capo del filo lo ascoltano tramite interfono tutti i gerarchi del suo partito, riuniti a 8962 chilometri di distanza. Il tono di voce è concitato, «Fini vuole eliminarmi, mi vuole morto fisicamente per la storia di Montecarlo, è convinto che gliel’abbia montata io. Ma se questi faranno il governo tecnico noi gli scateneremo contro la guerra civile, avranno una reazione come nemmeno s’immaginano…». E si domanda Rosario e noi con lui: “E’ tutto qui il “dovere” di governare per il bene del paese e per onorare la fiducia degli italiani che lo hanno eletto? Ci ritroviamo così, dopo oltre 60 anni, con un presidente del consiglio che minaccia una guerra civile pur di mantenere quel posto che gli garantisce l’immunità dai suoi numerosissimi e documentati  reati penali. Mi duole dirlo ma questa svolta l’avevo prevista, trattandosi dell’ultima carta che il cavaliere può giocare, nel nome di “… muore Sansone…! Noi, tuttavia, lasciamo aperto uno spiraglio pensando che la disperazione è una cattiva consigliera e si lascia a sconsideratezze che sovente la ragione del poi dirime sapientemente. Resta, semmai, il fatto che ci troviamo al cospetto di un Berlusconi sospettoso su tutto e su tutti. Ha ragione poiché la storia ci insegna che in queste cose fiducia, lealtà e amicizia contano poco. Tant’è che persino Bossi ritenuto l’amico di sempre ora cala nella stima di Berlusconi al 99% e quel novantanove pesa come un macigno poiché lascia uno spiraglio di dubbio che è capace di fare la differenza tra la fedeltà e l’infedeltà. E il cronista de La Stampa ne è consapevole tant’è che riporta la parte di Berlusconi che riguarda il commento sulla mediazione di Bossi: «di Bossi io mi fido al 99 per cento», tuttavia aleggia la sensazione che siano in atto strani giochi per rimpiazzare il premier con chiunque purché non sia lui. E che la Lega sotto sotto stia valutando tutte le strade nel proprio interesse… Un incauto (o un’incauta?) propone al Capo di dimettersi come chiede Fini, salvo riavere subito l’incarico dal capo dello Stato”.
Pensiamo, a questo punto, che si cercherà la via parlamentare per aggirare la richiesta di dimissioni di Berlusconi. Prima si farà un rimpasto di governo e poi si andrà al Senato, dove la maggioranza del Pdl è più sicura, e ci si limiterà ad ottenerla evitando di fare la stessa cosa alla Camera. Ma i costituzionalisti cosa diranno in proposito? Resterà in ogni caso una mossa pasticciata che avrà solo il “merito” di rendere più debole il governo e di alienarne le simpatie degli irriducibili.

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