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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘minaccia’

Curcuma: una minaccia per il fegato?

Posted by fidest press agency su domenica, 23 giugno 2019

Riflettori puntati sulla curcuma: sebbene il suo effetto anti-ossidante sia comprovato scientificamente, nelle ultime settimane il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità hanno segnalato un incremento esponenziale dei casi riportati in Italia di epatopatia ad impronta colestatica associata alla assunzione di integratori contenenti curcumina. Una rinnovata consapevolezza delle proprietà benefiche dei prodotti naturali ha fatto sì che negli ultimi anni si siano imposti sul mercato come alternativa ai farmaci per la cura di disturbi e patologie di carattere neoplastico, infiammatorio ed anche nelle malattie del fegato. Sia in Europa che negli Stati Uniti, il 65 per cento dei pazienti usa preparati erboristici nella cura delle malattie del fegato, in quanto li considera sicuri, facilmente procurabili e senza effetti indesiderati dovuti a composti chimici sintetici.
Curarsi in modo naturale in linea di principio non è sbagliato – basti pensare che più della metà dei prodotti farmaceutici deriva da prodotti naturali – ma è fondamentale evitare il ‘fai-da-te’ e affidarsi a degli specialisti competenti, soprattutto in caso di patologie severe. All’interno di questo nuovo scenario la curcumina ha assunto un ruolo importante. Si tratta del principale costituente della Curcuma longa, una spezia ampiamente utilizzata per le sue proprietà biologiche anti-ossidanti, anti-infiammatorie ed anti-neoplastiche. La principale azione della curcumina è quella di limitare la produzione di radicali liberi da stress ossidativo, indotto da cause diverse, e questo ne suggerisce l’impiego nei pazienti con steatosi epatica non alcolica, ma anche con epatopatia alcol-correlata, nei quali la insulino-resistenza da una parte, l’alcol dall’altra, provocano una serie di meccanismi di perossidazione lipidica, con produzione di radicali liberi e conseguente danno epatico.
Secondo il professor Domenico Alvaro, presidente Sige “la storia recente della curcumina deve essere di insegnamento, per alcune considerazioni a carattere generale:
1. sono assolutamente necessari accurati controlli anche per i cosiddetti ‘integratori’ che vengono messi in commercio;
2. é il medico a dover suggerire l’eventuale uso di integratori che non possono essere lasciati alla libera scelta del paziente. Questo soprattutto considerando che la nostra alimentazione è generalmente completa e non necessita di integrazioni se non in condizioni di patologia!
3. il danno epatico da farmaci o xenobiotici è nella maggior parte dei casi imprevedibile, dipendendo dalle caratteristiche genetiche del paziente: per cui alla comparsa di disturbi dopo assunzione di un farmaco occorre sempre contattare il medico”.

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“Governo riferisca in Parlamento su minaccia Huawei”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 maggio 2019

“Il governo statunitense ha inserito il colosso cinese Huawei nella black list delle società potenzialmente a rischio per la sicurezza nazionale, bloccando le forniture commerciali.Le Casa Bianca ha seri timori che le infrastrutture realizzate dai cinesi possano esporre i paesi alleati e le basi statunitensi all’estero ad azioni di spionaggio mirato, timore espresso anche durante le visite ufficiali di Donald Trump e Mike Pompeo agli omologhi europei. Il mancato riconoscimento della minaccia di Huawei sulle infrastrutture di telecomunicazioni porterebbe inevitabilmente a una diminuzione della collaborazione in ambito di intelligence e difesa e a uno stress dei rapporti con l’alleato americano.Il premier Giuseppe Conte riferisca urgentemente in Parlamento in merito alla eventuale minaccia rappresentata da Huawei e dalla penetrazione tecnologica cinese in Italia.”E’ quanto dichiara Federico Mollicone, deputato FDI capogruppo in commissione Cultura e componente dell’Intergruppo Innovazione.

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La plastica minaccia la salute umana

Posted by fidest press agency su sabato, 23 febbraio 2019

Un rapporto diffuso nelle ultime ore dal Center for International Environmental Law (CIEL) evidenzia l’urgenza di adottare il principio di precauzione per proteggere l’umanità dall’inquinamento della plastica. Valutate tutte le fasi del ciclo produttivo e di vita di questo materiale, il report infatti rileva evidenti rischi per la salute umana.Nel dettaglio, il rapporto del CIEL evidenzia come:
· le materie plastiche presentano differenti rischi per la salute umana in ogni fase del loro ciclo di vita: dalle sostanze chimiche pericolose rilasciate durante l’estrazione del petrolio e la produzione delle materie prime, all’esposizione agli additivi chimici rilasciati durante l’utilizzo delle materie plastiche, per terminare con l’inquinamento dell’ambiente e del cibo che può derivare dal rilascio di plastica nell’ambiente;
· le microplastiche, come frammenti e fibre, a causa delle loro piccole dimensioni possono entrare nel corpo umano attraverso il contatto, l’ingestione o l’inalazione, penetrare nei tessuti e nelle cellule generando impatti sull’uomo, anche a causa del rilascio di sostanze chimiche pericolose;
· incertezze e lacune conoscitive non consentono di avere un quadro dettagliato circa gli impatti sulla salute umana e impediscono a consumatori, comunità e istituzioni di prendere decisioni consapevoli su questo materiale.
Commentando quanto emerge dal report di CIEL, Giuseppe Ungherese, responsabile campagna Inquinamento di Greenpeace Italia, dichiara:«I rischi per la salute derivanti dall’inquinamento da plastica sono stati ignorati per troppo tempo, un atteggiamento che va contro le regole basilari della prevenzione che dovrebbero guidare le scelte istituzionali e delle multinazionali e venire prima dei profitti. Imprese e istituzioni hanno scelto invece di mantenere lo status quo. Non sono solo gli oceani e gli animali marini a soffrire le conseguenze della dipendenza dalla plastica della nostra società, siamo tutti noi a subirne gli effetti. Nonostante ci sia ancora molto da chiarire su tutti i possibili impatti generati dalla plastica sulla salute umana, i rischi sono evidenti. Le conoscenze attuali impongono di applicare concretamente il principio di precauzione e iniziare a eliminare definitivamente la plastica, a partire dall’usa e getta».«Il ricorso a questo materiale, oltre a devastare il Pianeta, continua a mantenerci dipendenti dai combustibili fossili, contribuendo ai cambiamenti climatici», continua Ungherese. «Non ci sono motivi per continuare a mettere a rischio la salute umana in nome della presunta convenienza della plastica. Da mesi chiediamo alle grandi multinazionali, responsabili della commercializzazione dei più grandi volumi di plastica usa e getta, di assumersi le proprie responsabilità riducendo drasticamente la produzione di plastica monouso», conclude.

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Africa occidentale crisi alimentare minaccia 6 milioni di persone

Posted by fidest press agency su domenica, 1 luglio 2018

Caritas Internationalis ha lanciato un appello per l’assistenza urgente per aiutare milioni di persone colpite da una crisi umanitaria peggioramento della regione africana del Sahel. Quasi 6 milioni di persone in Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania, Niger e Senegal stanno lottando per soddisfare le loro esigenze alimentari quotidiane. la malnutrizione grave minaccia la vita di 1,6 milioni di bambini. E ‘la peggiore crisi visto nella regione dal 2012. Caritas teme la situazione si deteriorerà ulteriormente nei mesi critici avanti.L’ultima emergenza è stato causato da scarsa piovosità che ha portato in acqua, delle colture e pascoli carenze e perdite di bestiame. Gli agricoltori sono stati costretti a iniziare il loro movimento stagionale del bestiame – quattro mesi prima e su distanze più lunghe del solito. La sicurezza alimentare si è rapidamente deteriorata in tutta la regione e derrate alimentari per milioni di persone sono state esaurite. Molti sono affrontare le sfide estreme, come limitate opportunità di lavoro, alti prezzi del cibo, lo spostamento e l’estremismo violento.Gravi tassi di malnutrizione acuta nei sei paesi sono aumentate del 50 per cento rispetto all’anno scorso. Un bambino su sei sotto i cinque anni ora ha bisogno urgente trattamento salvavita per sopravvivere. Le famiglie stanno riducendo i pasti, ritirare i bambini da scuola e rinunciare a servizi sanitari essenziali per risparmiare i soldi per il cibo. Senza immediata assistenza in scala-up, molte vite saranno a rischio e le condizioni di vita di migliaia di famiglie saranno in rovina come il ciclo allarmante di avversità è destinata a peggiorare nel Sahel.
Caritas Développement Niger (CADEV) dice violenti attacchi da parte di militanti di Boko Haram hanno aggiunto alle sfide come decine di migliaia di persone sono state costrette a lasciare le loro case nella regione di Diffa del sud-est del Niger. Diffa è una delle regioni più povere del mondo e le donne ei bambini rappresentano l’85 per cento dei rifugiati e degli sfollati.Raymond Yoro, segretario generale della CADEV, dice che la situazione è disastrosa. “La situazione umanitaria in Niger peggiora di giorno in giorno a causa della crisi della sicurezza in Diffa, Tillabery e Tahoua,” afferma Yoro. “Il numero di persone bisognose è aumentato a 2,3 milioni, con un incremento di 400.000 rispetto al 2017.”Yoro dice una stima di 1,4 milioni di persone avranno bisogno di assistenza alimentare in Niger nel 2018. CADEV è particolarmente preoccupato più di 380.000 bambini affetti da malnutrizione acuta grave (MAS) e altri 922.000 con malnutrizione acuta moderata (MAM).In Diffa, CADEV intende rafforzare la resilienza di 1500 famiglie con trasferimenti in contanti incondizionati, dare ai bambini sfollati l’accesso ai centri ricreativi e assistere 500 donne e 200 giovani con attività generatrici di reddito.
In Burkina Faso la situazione è anche critico. La Caritas dice che c’è malnutrizione acuta in sei province – Soum, Namentenga, Gnagna, Komandjoari, Boulkiemde e Kourweogo. Le famiglie si affidano a loro limitati risparmi per sopravvivere e più di 80.000 sono considerati in una fase di emergenza alimentare.Abbé Constantin Safanitié Sere, Caritas Burkina segretario generale, afferma che la situazione è la peggiore visto in Burkina Faso dal momento che la crisi umanitaria del 2012. L’aumento dei prezzi dei cereali, l’impatto del cambiamento climatico e gli attacchi terroristici in diverse regioni hanno aggiunto alle sfide affrontate da molti che sono stati sfollati.La Caritas è impegnata ad assistere i più vulnerabili con assistenza alimentare e protezione sostentamento con l’obiettivo di aiutare 2000 famiglie. “Se il progetto non è interamente finanziata, sarebbe devastante soprattutto per le famiglie vulnerabili che non possono sopravvivere senza assistenza. In quel caso avremmo dovuto dare la preferenza ai gruppi più vulnerabili, bambini, donne incinte, donne che allattano e le persone con disabilità “, dice.
In Mauritania gravi tassi di malnutrizione acuta sono al loro più alto dal 2008, con mezzo milione di persone minacciate dalla fame. Secondo un sondaggio condotto nel mese di febbraio, 147,507 persone potrebbero essere affetti da malnutrizione acuta. Caritas Mauritania lavorerà in Gorgol e Brakna fornire cibo e assistenza agricola di 23.300 persone.“Nonostante la speranza portata da alcune tracce di pioggia qua e là, la situazione umanitaria resta preoccupante nelle zone rurali”, afferma la Caritas Mauritania. L’accesso a cibo e acqua adeguati rimane il problema numero uno e la Caritas sta lavorando per proteggere i mezzi di sussistenza delle persone, fornendo cibo e altre forme di assistenza.La Caritas sta esortando la Mauritania ai partner di fornire un sostegno finanziario in modo che possa attuare il suo programma di emergenza per sostenere le persone nelle loro aree locali e di evitare la migrazione di grandi centri urbani. (Patrick Nicholson – Direttore della Comunicazione)

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Iran, nuova minaccia ad Israele: “ridurremo in polvere Haifa e Tel Aviv”

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 settembre 2016

missile-iranianoL’Iran ha minacciato di “ridurre Tel Aviv e Haifa in polvere”, durante una parata delle forze armate della Repubblica islamica a Teheran nell’anniversario dell’invasione dell’Iraq (1980).
Nel corso dell’evento, ripreso dalla televisione di stato, le forze armate iraniane hanno esibito una vasta gamma di missili a lungo raggio, carri armati e un sistema di difesa missilistico terra-aria russo S-300. Il capo di stato maggiore delle forze armate iraniane, il generale Mohammad Hossein Bagheri, ha detto che il pacchetto di aiuti alla difesa da 38 milioni di dollari in 10 anni concesso a Israele dagli Stati Uniti “rafforza la determinazione” dell’Iran a rafforzare il proprio apparato militare.
Gli aiuti concessi dagli Stati Uniti a Israele, ha detto il generale, citato dall’agenzia iraniana “Fars”, rappresentano “un disperato tentativo di proteggere il vuoto di sicurezza di quel regime nella regione, e ci rendono più determinati ad aumentare la nostra potenza militare” (Fonte: Agenzia Nova, 22 Settembre 2016, Emanuel Baroz)

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Isis minaccia in nuovo video: “Colpiremo Israele e conquisteremo Roma”

Posted by fidest press agency su domenica, 7 agosto 2016

isis-califfatoL’Isis minaccia Israele, l’Italia e le rispettive capitali: Gerusalemme e Roma. Nello specifico è stato il gruppo terrorista Wilayat Sayna, la Provincia dello Stato islamico in Sinai, legato a Daesh, che ha diffuso un video in cui sono stati messi nel mirino lo Stato ebraico, gli ebrei e la nostra Penisola.Video in cui la voce narrate recita:Questo è solo l’inizio, i nostri incontri si terranno a Roma e a Gerusalemme. Ebrei, aspettaci, sarete puniti severamente e pagherete prossimamente un caro prezzo. L’attentato contro l’aereo russo che abbiamo abbattuto e gli attacchi contro le sedi dei crociati e dei giudei che sono state bombardate, sono solo l’inizio. Dopo ci incontreremo a Roma e Gerusalemme.Le minacce sono accompagnate da immagini di Gerusalemme est e di Piazza Navona a Roma. Il filmato, postato sui social media, mostra anche alcuni attacchi dei jihadisti dell’Isis contro le forze di sicurezza egiziane nella penisola del Sinai, che stanno conducendo una rivolta nella regione contro il governo del Cairo.Al momento non è stato possibile verificare l’autenticità del video, ma lo stile e il linguaggio usati sembrano non lasciare dubbi. L’Isis non ha mai nascosto l’intenzione di distruggere Israele e puntare dritto su Roma per innalzare la propria bandiera del terrore in Piazza San Pietro e conquistare il Colosseo con i carri armati, come ritraeva un video di qualche mesa fa. Motivo che ha spinto le nostre autorità a rinforzare la zona attorno al Vaticano e all’Anfiteatro Flavio.Questo video ma anche quelli diffusi in passato sono la prova di un disegno vero e proprio di conquista da parte dell’Isis. Non vi è alcuna presunta resistenza ad attacchi occidentali, non vi è assoluta volontà di vivere pacificamente con altri popoli e religioni, ma soprattutto non vi è alcuna depressione che spinge i jihadisti a compiere attentati e a uccidere tantissimi innocenti. L’Europa e i suoi media avrebbero dovuto capirlo tempo fa, ma quando si è accecati è impossibile vedere quello che si ha davanti agli occhi. (foto: isis-califfato)

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Il Ttip è una minaccia per l’agricoltura europea

Posted by fidest press agency su domenica, 31 luglio 2016

agricoltura europea1Il Ttip, il trattato di libero scambio tra Ue e Usa, rappresenta una grave minaccia per il comparto agroalimentare europeo, ed in particolare italiano; ed è per questo – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Rocco Tiso – che attendiamo venga messa la parola fine su questa trattativa.
Il Ttip – continua Tiso – ha come obiettivo quello di svendere il patrimonio pubblico europeo a favore delle multinazionali e, se approvato, avrebbe gravi ripercussioni sulla cittadinanza del vecchio continente. In particolare – prosegue Tiso – preoccupa il superamento del principio di precauzione e quindi la possibilità di introdurre nel mercato agroalimentare produzioni dalla qualità e salubrità non certificata.Il nostro auspicio – conclude Tiso – è quello di poter festeggiare presto il superamento di questo trattato, ma ancora di più quello di poter condividere con le istituzioni comunitarie un nuovo modello di crescita e di sviluppo che abbia al centro proprio la qualità delle produzioni agricole.

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I pesticidi minacciano l’ambiente

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 ottobre 2015

ambienteUn nuovo rapporto di Greenpeace pubblicato oggi mostra che l’agricoltura industriale, con il suo massiccio uso di pesticidi chimici, inquina le acque e i suoli causando la perdita di habitat e di biodiversità. Quasi un quarto (24,5 per cento) delle specie vulnerabili o in via d’estinzione nell’Ue è minacciata dagli effluenti agricoli, compresi pesticidi e fertilizzanti, che mettono a rischio la stessa sopravvivenza delle specie e preziosi servizi ecosistemici come l’impollinazione. È assolutamente necessario un sostegno politico e finanziario per passare da un’agricoltura intensiva dipendente da sostanze chimiche dannose, a pratiche agricole ecologiche.
Nel 2015 la “Task force sui pesticidi sistemici” dell’IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della natura), dopo aver analizzato oltre 800 relazioni scientifiche, ha segnalato un catastrofico declino degli insetti in Europa. Gli impatti possono essere devastanti, poiché il 70 per cento delle 124 principali derrate alimentari coltivate per il consumo umano, come mele e colza, dipendono dall’impollinazione, che migliora la produzione di semi, frutta e ortaggi.«La dipendenza dell’Europa dai pesticidi chimici è più che altro una tossicodipendenza», dichiara Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura Sostenibile di Greenpeace. «Le colture sono regolarmente irrorate con diverse sostanze chimiche, di solito applicate più volte su ogni coltura durante l’intera stagione di crescita. Eppure gli agricoltori dispongono già di alternative non chimiche per contrastare le specie nocive, ma hanno bisogno del necessario sostegno politico e finanziario affinché queste diventino il metodo più diffuso».Il rapporto di Greenpeace “Tossicodipendenza da pesticidi. Come l’agricoltura industriale danneggia il nostro ambiente” esamina la letteratura scientifica disponibile sull’uso dei pesticidi chimici di sintesi in agricoltura. I risultati mostrano che i pesticidi sono una grave minaccia per la biodiversità, sia perché mettono in pericolo le specie, avvelenandole e alla fine uccidendole, sia perché alterano gli ecosistemi, per esempio provocando il collasso della catena alimentare. Secondo la stessa Unione europea, un quarto dei 471 principi attivi approvati in Europa supera le soglie critiche per la persistenza nel suolo o nelle acque, e 79 di questi oltrepassano i valori critici di tossicità per gli organismi acquatici.Spesso diversi “cocktail” di pesticidi contaminano l’ambiente, anche se di norma gli effetti di questi mix chimici non sono valutati nei processi di autorizzazione effettuati dall’Ue. Inoltre, i pesticidi sono valutati in base ai singoli principi attivi, anziché in base ai reali effetti dei prodotti in commercio, che spesso contengono più sostanze. Il processo di autorizzazione dell’Unione europea, inoltre, non riesce a valutare correttamente gli effetti a lungo termine dell’esposizione a basse dosi dei pesticidi, perché si concentra principalmente sulla loro tossicità acuta.«Chiediamo di abbandonare le pratiche agricole dipendenti dalle sostanze chimiche. Serve una forte presa di posizione politica contro l’abuso dei pesticidi e a favore di un’agricoltura ecologica e sostenibile», conclude Ferrario.

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Terrorismo e decreto Alfano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 febbraio 2015

terroristi“Con il decreto antiterrorismo varato ieri dal Ministro Alfano al Consiglio dei Ministri si creano i presupposti per una difesa ancora più solida dal pericolo dell’Isis. Il terrorismo jihadista è una minaccia nuova rispetto alle forme di terrorismo che abbiamo conosciuto finora e per questo va affrontata con strumenti nuovi e moderni”. A dirlo è Paolo Alli, deputato del Nuovo Centrodestra del Gruppo Area Popolare (Ncd-Udc) e Vice Presidente dell’Assemblea Parlamentare della Nato.“In particolare, – continua Alli – con l’istituzione di una Procura nazionale si creerà un coordinamento con gli altri Stati europei per dare una risposta univoca a un problema generale. È questa la strada da seguire per individuare una strategia condivisa ed efficace”.“I provvedimenti sui foreing fighters, inoltre, – conclude – sono una risposta determinata a un pericolo sempre più diffuso che fa proseliti utilizzando soprattutto il web. Esistono, infatti, nuclei di jiahdisti dotati di passaporto occidentale, che vivono in mezzo a noi e che costituiscono una seria minaccia per la vita quotidiana e che possono essere messi fuori gioco con le misure restrittive del provvedimento”.

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Terrorismo o peggio ancora

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 gennaio 2015

TerroristaTra i piu’ interessanti e stringenti interventi elaborati sul massacro di Charlie Hebdo, quello dell’amico Erri de Luca m’è parso il più eloquente nel mettere sull’avviso qualunque tentativo di manomissione della verità: “Morire con la matita in mano, la scatola dei colori, mentre si sta disegnando lo sgambetto a una qualche tirannia, con lo strumento insuperabile del sorriso. La strage non si limita a minacciare la libertà di critica. Mira a ferire la libertà in se stessa, data per immorale dagli assassini”. Non ho la sua capacità comunicativa nè la sua sintesi di ghiaccio bollente, cercherò quindi di non farla tanto lunga con i soliti ossimori.
A Parigi la ghigliottina reclama il dazio che le è dovuto, la caccia è giunta a conclusione, i combattenti senza onore sono stati messi pancia a terra, adesso è tempo di contare i morti, i feriti, le eventuali attenuanti prevalenti alle aggravanti per lenire il dolore delle nuove assenze.Qualcuno si ostina a dire che non bisogna offendere il Dio degli altri, tanto meno provocare quel Dio tanto protetto e osannato. Qualcuno sarebbe ora tacesse. Dio e tutti i santi sono nominati invano e pure presi a scaracchi in terra nostra, in alcune parti italiche non si pronuncia parola che bestemmia non incolga, manco fosse sport d’imperio paesano, cittadino, fin’anche regionale-nazionale. Dio è preso a ginocchiate, tra sorrisi e pernacchie, un assolo straripante di parolacce e improperi, persino vip e famosi per forza ne fanno grande sfoggio, e chissà se qualcuno ricorda un grande mezzo busto di veneta periferia, che tra una notizia e l’altra, intratteneva bellamente il popolino con smargiassate di vario tenore.
Il comando alto ci impone di non nominare il nome di Dio invano, noi infrangiamo tranquillamente la regola, ciò è chiaramente diseducativo, profondamente sbagliato, perfino fastidioso, ma la punizione non contempla il taglio scarnificante del machete nè i botti in entrata del kalashnikov. Chiudere la partita affermando che quanto accaduto in Francia (dappertutto è residenza francese o almeno così la penso io) sia da ricondurre all’uso scriteriato di una satira qualunquista, una presa per il deretano irresponsabile del credo mussulmano, è a dir poco disarmante. Quanto accaduto a Parigi non è riconducibile alla semplice affermazione terroristica, pensare che quegli spari a bruciapelo siano il risultato di una banda di esaltati, di numeri a perdere, di persone destinate al macero, è quanto meno discutibile, riduttivo, drammaticamente semplicistico, una spiegazione minore a favore del prossimo colpo in canna. Ciò che sta avvenendo in Europa, in America, nel mondo occidentale, è esattamente ciò che sta imperversando in ogni parte del mondo, a democrazia esportata (nel processo di esportazione democratica non ho mai creduto) corrisponde altro identico sangue versato, a massacro perpetrato in nome di una giustizia alta, ecco la carneficina come equivalente di una giustizia meno importante, eppure delirante al punto da scambiare Dio con il carico di plastico da fare detonare tra infedeli e traditori, inventando patenti di eroi irriconoscibili e di martiri che invece non hanno onorato alcun dettato coranico.
E’ senz’altro terroristica la forma di guerra combattuta, è terrorismo il modo in cui si fa combattimento mordi e fuggi, è terrorismo figlio di una ideologia, è terrorismo che però non alimenta se stesso, ma si abbevera alla sua fonte, la religione, dove partorisce e nasce la sua capacità di erosione intellettuale, in quella parte di Corano sprovvisto di esegeti, di oracoli, di interpreti, di testimoni, i quali avrebbero tutto il diritto di predicare la necessità di non farsi infinocchiare, non dalla preghiera, non dalla fede, non dalla speranza che ognuno mantiene e custodisce per tentare di rimanere un uomo libero.
Quando la fede, diviene lo scarpone chiodato per fare politica, per rendere accettabile la miseria e il sopruso, allora, quella fede non ha piu’ nulla da recriminare se la religione professa vendette e guerre sante, se la voce di Dio è schiacciata tra incudine e martello, se profeti e testimoni vestono tute mimetiche vendute al migliore offerente.
L’Islam non è un mostro dalle mille teste, non c’è nulla di incomprensibile e quindi colpevolmente sconosciuto, piuttosto è la violenza l’arma letale che annienta il dialogo e la possibilità di accorciare le distanze, è violenza messa in atto per difendere, è violenza messa in campo per attaccare, la violenza che impone martirio e suicidio, la violenza che con prepotenza estirpa intere generazioni, la violenza che uccide in nome di Dio, la violenza che ammazza in nome della democrazia, la violenza che conta da una parte i morti per attentati e omicidi di massa premeditati, la violenza che adagia con indifferenza nelle fosse pubbliche centinaia di migliaia di innocenti in nome del riordino mondiale, di una presupposta difesa dei principi e diritti universali. Ostinato e cocciuto, per altri pensatori, arguto e lungimirante, c’è chi si ostina a specificare che non si tratta di fatti eclatanti riconducibili alla propria religione, c’è fretta di rimarcare che non c’entra nulla il Dio degli altri, ancora meno il sangue versato ieri, l’anno scorso, oppure domani. C’è urgenza di sottoscrivere l’epitaffio autoassolvente di un terrorismo becero e tracotante, emerge la necessità di confinare questa minaccia incombente in uno spazio ben delimitato, dove poi fare confluire l’urto potente e indiscriminato della pace e della democrazia, e chissà, potrebbe risultare addirittura meno costoso in termini di vite umane questa politica della bomba ( poco ) intelligente.
Non è terrorismo di tutti, non è terrorismo di ognuno e di ciascuno, l’islam moderato è una realtà, oltre che vittima primaria del terrorismo di matrice islamica, l’errore più grave in questo momento è confondere le cose, perdendo contatto e attenzione con la sostanza del vero problema.
Ma è terrorismo prettamente coinvolgente intere nazioni, popoli, genti, dove spesso il buon Maometto, uomo di pace e di cuore grande, è ridicolizzato a una sorta di caricatura feroce e dannatamente somigliante al sultano Salah Al –Din. Ovviamente le parole sono ben più di semplici sassi, vanno soppesate, non maldestramente ferocizzate. Eppure sullo sviluppo demografico, sulle problematiche dell’immigrazione legate anche a Schengen che consente liberi passaggi alle frontiere nonché sull’integralismo e sulle dinamiche sociali, occorre parlarne, discuterne, fors’anche mettersi a mezzo, di traverso, non nascondere la testa come fanno gli struzzi, perché non ammetterlo per puro tornaconto elettorale, non solamente è imperdonabile, ma equivale a non fare i conti con quanto ci sta aspettando al varco. Ah dimenticavo: personalmente “non mi sento Charlie Hebdo” piuttosto un cercatore infaticabile di sepolcri imbiancati, dove mai sarà domiciliato alcun Dio. (Vincenzo Andraous)

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Alemanno e le promesse da “marinaio”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 maggio 2011

“Ieri Alemanno ha promesso che scenderà in piazza contro la sua stessa maggioranza che, spinta dalla Lega, vuol portare i Ministeri a Milano. Lodevole intenzione, quella del sindaco di Roma, se la metterà in pratica. Ma Alemanno dovrebbe sapere che, di solito, i sindaci pensano a tenerle pulite, le piazze. Non a sventolare una finta minaccia di riempirle solo per creare un po’ di folklore politico contro la loro stessa maggioranza. Le ultime dichiarazioni di Bossi, che ribadisce l’intenzione di trasferire i Ministeri a Milano, dimostrano purtroppo che per difendere Roma da Berlusconi e da Bossi ci vuole ben altro che i bluff di Alemanno”. Lo afferma il vicepresidente dei senatori del Pd Luigi Zanda.

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Fini-Berlusconi: Un amore per interesse?

Posted by fidest press agency su domenica, 26 settembre 2010

Gianfranco Fini ha parlato in “tenuta” solenne agli italiani. Una specie di Presidente della Repubblica ante-litteram ha cercato di spiegare, per messaggio video, una vicenda imbarazzante. L’attesa di tutti noi si è fatta spasmodica anche perché avrebbe fatto chiarezza una volta e per tutte sulla famosa casa di Monte Carlo occupata da suo cognato. Il testo, a rileggerlo sembra corretto e ricorretto assolutamente addolcito nei toni e negli aggettivi, morbido nella declaratoria.  Questo è stato il risultato del continuo rimandare in video delle sue ragioni. E’ stato presentato, durante tutto il giorno, quasi come una minaccia idonea ad essere contrattualizzata nel frattempo e detenuta come una lama puntata al petto del PDL. Perciò siamo sicuri che quello non fosse il testo di prima stesura ma che fosse il distillato di quanto accaduto durante il giorno nelle camere caritatis sparse in tutto il centrodestra. Non siamo tanto ingenui da credere ad una pantomima vergognosa a scapito degli italiani che davanti ai televisori aspettavano chiarezza. Tra tutte le cose non dette dal Presidente Fini, quello che più inquieta è stata la sviolinata proferita a beneficio di Gianni Letta che egli ben sa essere l’eminenza grigia, l’alter ego, il vero Cavaliere  a cavallo. Non è necessario essere politici per indignarsi e leggere tra le righe di quanto ha detto Gianfranco Fini, basta essere uomini di mondo e conoscere l’interesse che ha spinto alla creazione del PDL. Basta aver fatto il militare a Cuneo, per esempio. (On. Antonio Razzi (IdV)

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Imposta/canone Rai ultrasettantacinquenni

Posted by fidest press agency su sabato, 13 marzo 2010

L’Aduc, associazione consumatori, ha emesso il seguente comunicato: L’”affaire” del canone/imposta della Rai che per gli ultrasettancinquenni non doveva essere pagato e che invece la Rai ha imposto illegalmente di pagare, non sembra che abbia provocato una qualche reazione in chi di dovere (la Rai latita). Le disposizioni approvate col milleproroghe del 2008 erano molto chiare: chi aveva 75 o più anni e un reddito non superiore a 516,46 euro per tredici mensilità non doveva pagare l’imposta. Averla invece pretesa, come ha fatto la Rai, prefigura non solo un illecito ma anche un reato (truffa). L’autorità fiscale (la Rai in quanto esattore d’imposta) non può non sapere cosa prevedono le leggi, e aver preteso il pagamento con minaccia -e non solo- di azioni esecutive in caso contrario, estende le responsabilita’ anche in ambito penale. Sulla questione penale stiamo provvedendo a interessare la magistratura. La questione è grave e non può essere affidata ad un’ipotetica richiesta di rimborso che i contribuenti dovrebbero fare all’esattore d’imposta. L’imposta non era dovuta e va non solo rimborsata con gli interessi ma anche coi relativi danni che ogni contribuente ha subito per l’illegale sottrazione di quelle somme dal proprio reddito e dal proprio budget. E siccome stiamo parlando di contribuenti con poco più di 500 euro al mese, averli costretti a versare quel centinaio di euro l’anno non è solo foriero di riprovazione morale per l’azione compiuta verso soggetti cosi’ deboli, ma un vero e proprio danno economico. Per questo abbiamo predisposto un facsimile da inviare alla Rai in cui, in forma di raccomandata A/R di messa in mora, si intima il rimborso:- delle imposte pagate e non dovute,- gli interessi legali maturati sulle stesse,- i danni subiti (da quantizzare al centesimo). L’importo da pretendere va chiesto ricordandosi che questi sono gli importi pagati: 109 euro nel 2010 107,5 euro nel 2009 106 euro nel 2008 e che il non-dovuto scatta dal momento in cui, essendo nella fascia di reddito, si compiono 75 anni.

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Libertà di informazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 settembre 2009

I giornalisti della Unione Cattolica Stampa Italiana aderiscono alla manifestazione indetta dalla Federazione della Stampa per la libertà di informazione. Una libertà che ancora esiste ma che è minacciata da alcuni poteri forti presenti sia nell’informazione radiotelevisiva – dove si fatica a trovare voci che non rispondano agli ordini di una scuderia politica – sia nella carta stampata, dove le intenzioni di schieramento e di lobby prevalgono ormai sulla autonomia delle imprese editoriali.  L’UCSI segnala il pericolo che anche nel mondo cattolico, dopo la squallida aggressione che ha portato alle dimissioni il direttore di Avvenire, possano trovare forza le voci di chi preferirebbe una stampa asservita e normalizzata. Sarebbe davvero insensato che, mentre i giovani spostano progressivamente su fonti incontrollate i propri bisogni di informazione, le imprese istituzionali si arroccassero sempre più in una informazione governata dalle veline, da qualunque parte provengano; una informazione, questa sì, davvero farabutta.

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Dal manuale del terrorista

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2009

Editoriale fidest. Non abbiamo, con molta probabilità, ancora percepito con sufficiente realismo la pericolosità di un terrorismo sopranazionale che si serve di molte patrie ma è privo di una autentica nazionalità che si possa definire correttamente secondo i canoni della nostra comprensione che affonda in una cultura diversa nella quale oggi siamo immersi. Forse lo dobbiamo al fatto che per un certo periodo di tempo si localizza solo in determinate aree e in altre è “dormiente”. Potrebbe diventare un motivo per abbassare la guardia o limitarci a considerare solo quello di natura “domestica”. In altri termini se andiamo in Spagna vi è il terrorismo di matrice basca, in Gran Bretagna lo sono taluni irlandesi e persino scozzesi, in Russia con i ceceni, in Italia con le brigate rosse ed ancora qualche frangia impazzita altoatesina e via di questo passo. Ma il terrorismo islamico è ben altra cosa per la sua dimensione, le sue motivazioni, le sue risorse economiche, la sua capacità di mettere in campo attivisti votati a tutto compreso il bene che per gli occidentali è il più prezioso: la vita. Non vogliamo né possiamo in questa sede per lo spazio che possiamo disporre spiegare meglio questo concetto, ma ci limitiamo a rilevare alcuni aspetti caratteristici di tale fenomeno. Il primo fra tutti è che esso per la sua stessa natura non dispone di un capo assoluto, ma di tanti rais. Vi è Bin Laden, ma è solo un leader come lo è stato Saddam Hussein. La cattura di quest’ultimo, infatti, non ha portato la fine della guerriglia in Iraq e né lo sarebbe per il terrorismo la liquidazione di Bin Laden. E per quanto possa apparire strano la forza del terrorismo sta proprio in ciò, dove i capi spuntano per germinazione spontanea uniti dal comune sentimento di ripulsa verso il diverso, sia anche il proprio fratello. E la logica della loro violenza sta nel numero delle vittime che possono provocare. Ecco perché sono pericolosi e fanno, ovviamente, paura in specie ad una cultura occidentale nella quale tre o quattro ostaggi sotto la minaccia di essere trucidati diventano una tragedia nazionale ma per i loro aguzzini sono solo dei modesti numeri, quasi insignificanti, rispetto a quella sete di violenza che può dimostrare qualcosa solo con decine se non centinaia e migliaia di morti. New York e Madrid insegnano, per citare i fatti più recenti. E allorché si parla di azioni dimostrative di questo genere il terrorista si esalta e cerca di emularle alzando il tiro del sacrificio umano. E’ questo l’aspetto più sconvolgente in questa logica della terra bruciata che potrebbe anche voler dire l’annientamento di una civiltà. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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La Mostra del Cinema e la Polizia di Stato

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2009

Venezia – “Rendiamo pubblico merito al Sindaco Cacciari per le dichiarazioni odierne, le quali ristabiliscono il giusto merito ai servizi d’ordine e sicurezza organizzati dalla Questura di Venezia in occasione della Mostra del Cinema”, dichiara il Segretario Generale del Coisp Franco Maccari.  La delicatezza dei meccanismi di gestione dell’ordine pubblico, al di là delle prese di posizione che “a prescindere” dai fatti tendono a colpevolizzare sempre e comunque solo le Forze dell’Ordine, sono ben noti al massimo rappresentante del Comune di Venezia, con il quale si debbono condividere molti oneri ed i silenziosi onori che permettono alla Città di ospitare eventi di altissimo livello internazionale, nonostante la costante presenza dalla minaccia anche di azioni terroristiche, prosegue Maccari.  La ricerca di visibilità  travestita da “precariato culturale” serve ai soliti quattro gatti per giustificare le azioni di illegalità, che vanno dall’occupazione abusiva dello spazio demaniale, alla somministrazione abusiva di cibi, bevande, alcolici eccetera. Quindi quale metodo migliore che accusare la Polizia per guadagnare qualche articolo di giornale?, continua Maccari.   La Polizia di Venezia non solo garantisce a tutti, anche a questi “quattro sfigati” di manifestare, ma riesce anche ad evitare che le prepotenze di pochi impedisca la libertà di godere della Mostra del Cinema a molti, moltissimi altri, prosegue Maccari.  Se qualche politico ritiene che la Mostra del Cinema debba sottostare alle pretese di “quattro campeggiatori abusivi”, abbia il coraggio di dichiararlo pubblicamente, od eviti di attaccare chi viene chiamato a garantire la sicurezza dell’evento, conclude Maccari

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Berlusconi denuncia giornalisti

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2009

“Viviamo in una nazione in cui l’informazione dovrebbe esser libera, è inutile che il presidente del consiglio continui a minacciare la stampa” commenta Roberto Soldà, vicepresidente dell’Italia dei Diritti, sulla pioggia di denunce e minacce di provvedimenti giudiziari che dai legali del premier Silvio Berlusconi cade su quotidiani sia italiani che esteri. “Il nostro presidente è un personaggio pubblico e il diritto all’informazione è sancito costituzionalmente. Questo significa che salvo il caso in cui vengano fatte affermazioni mendaci i giornalisti stanno solo compiendo il loro dovere e non possono venir ritenuti responsabili di alcunché”. L’esponente del movimento presieduto da Antonello de Pierro punta l’indice sulle implicazioni di un tentativo di controllare la stampa: “Siamo in una democrazia, è necessario che l’informazione rimanga libera e non si cerchi di domarla, anche quando le informazioni pubblicate dagli organi preposti possano essere scomode o fastidiose”.

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L’internazionale dei giornalisti ha espulso Israele

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 luglio 2009

“L’internazionale dei giornalisti, con voto unanime,  ha espulso Israele. Una vergogna che disonora i giornalisti. Che ne dice la Fnsi? Quali istruzioni ha dato al compagno-conte Paolo Serventi Longhi e come si è comportato? “Il Foglio” dice che lo stesso ha votato  contro Israele, unico Paese  democratico del Medio Oriente. La Fnsi non può far finta di nulla! Questo avviene, mentre l’Iran minaccia la distruzione di Israele, impegnata contro il terrorismo musulmano e, quindi, in difesa di noi occidentali. Bisogna impedire un secondo Olocausto. Israele lotta per la sua libertà e per la sua vita. Non possiamo e non dobbiamo abbandonare un Popolo  che ogni giorno paga, con il sangue dei suoi figli,  l’ostilità del mondo arabo forte di un miliardo di persone (contro 7 milioni). La Fnsi è quel sindacato che, nell’ottobre 1978, era indeciso se aderire all’organizzazione dei giornalisti liberi d’Occidente o se aderire alla analoga organizzazione con sede a Praga occupata e violentata dalle truppe sovietiche. Un precedente da non dimenticare. Stiamo parlando del Congresso della Stampa di Pescara, dove alta e forte si alzò la voce di  Walter Tobagi in difesa delle nostre libertà e dell’Occidente democratico. Ero presente a quel congresso a fianco di  Walter Tobagi. Passò la linea di Tobagi, una vittoria sofferta e moralmente altissima”. http://www.francoabruzzo.it

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La violenza in Iran

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 giugno 2009

La violenza che si è scatenata in Iran va condannata  rigorosamente, ma per poterlo fare dignitosamente e credibilmente bisogna anche capire tutto ciò che l’ha generata e risolvere il problema alla sua origine. L’Iran è sotto minaccia nucleare da parte del sionismo israeliano e americano, anche se ora Obama ha smantellato la precedente politica di Bush, nel tentativo di riparare ai danni arrecati all’America e al mondo. Emerge il diritto sionista alla minaccia e al monopolio della minaccia L’armamento nucleare sionista è la spina nel fianco della pace. La situazione italiana è paradossale, perché si è fatta parte attiva nel sostenere le politiche aggressive di Israele,  ispirate dagli USA di Bush e ancora in attesa di sviluppi. Dopo che il Senato italiano ne ha approvato la ratifica il 2 febbraio 2004, l’accordo Italia-Israele sulla cooperazione nei settori militare e della difesa è arrivato alla Camera. Qui, il 16 marzo, ha ricevuto luce verde dalla commissione esteri ed è quindi pronto ad andare in aula.  Nella commissione esteri della camera hanno espresso parere contrario non solo Rifondazione comunista e Verdi, ma anche Democratici di sinistra, L’Ulivo e Margherita-L’Ulivo.  Il parere contrario è stato motivato con il fatto che l’accordo viola la legge 185 sull’esportazione di armamenti, poiché estende a Israele il trattamento privilegiato previsto solo per i paesi Nato e Ue, e stabilisce una cooperazione militare con un paese che non ha firmato il Trattato di non-proliferazione delle armi nucleari. Le implicazioni in realtà sono ancora più gravi. E’ «un accordo generale quadro» comprendente interscambio di materiale di armamento, organizzazione delle forze armate, formazione e addestramento del personale militare, ricerca e sviluppo militare. Secondo fonti militari israeliane citate da Voice of America (22 novembre 2004), Italia e Israele hanno già concordato e finanziato  «lo sviluppo congiunto di un nuovo sistema di guerra elettronica altamente segreto».Il programma di accordo Italia-Israele, che prevede anche l’attivazione delle forze nucleari israeliane pronte a colpire in caso di rappresaglia iraniana, è stato concordato con gli Stati Uniti. La corsa israeliana all’armamento continua senza sosta, creando un deposito bellico che non ha riferimento alcuno con nessuna altra potenza mondiale, in rapporto alla dimensione dello Stato. Gli Stati Uniti, a loro volta, vogliono vendere ai preziosi alleati israeliani armi in grado di far loro mantenere il “vantaggio qualitativo” militare e nel contempo favorire gli interessi strategici e tattici degli Usa in Mediooriente.  Nel dettaglio, si tratta di 500 “bunker busters” che costano 319 milioni di dollari, da una tonnellata capaci di frantumare bunker di cemento spessi più di due metri; 2500 bombe “normali” da una tonnellata; 1000 da mezza tonnellata; 500 da 250 chili, altri cinquecento ordigni di varia natura.  L’apparato militarindustriale americano sa di poter contare sui buoni uffici della Casa Bianca, del resto c’è una formidabile affinità d’interessi con le aziende del settore israeliane, e per non mettere troppo in imbarazzo il governo sionista  si è ricorso ai soliti fondi garantiti dagli ancora più consueti finanziamenti agevolati. Business chiama business e quello della guerra è il più colossale: basta invocare l’emergenza continua e il terrorismo, è il pretesto perfetto per una politica di difesa aggressiva… (in sintesi) (Rosario Amico Roxas)

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Campagna per la disdetta del canone tv

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 maggio 2009

“Da anni denunciamo – scrive in un comunicato l’Aduc – come la Rai utilizzi la minaccia e l’intimidazione contro i contribuenti per estorcere il canone tv.  Ma non vi è peggior violenza contro i cittadini di quella che Marco Pannella, da sei giorni in sciopero della fame e della sete, denuncia mettendo a rischio la propria vita. I dati sono impressionanti: a pochi giorni dal voto per le elezioni europee, solo il 3% degli elettori sa della presenza della Lista Bonino-Pannella (sondaggio Crespi Ricerche). Questo dato è l’inconfutabile dimostrazione della  brutalità con cui i media, e in particolar modo quel servizio ‘pubblico’ deputato a garantire informazione di pubblica utilità, impediscono ai cittadini di esercitare liberamente e in coscienza i loro diritti. Senza la conoscenza, il voto cessa di essere libero e deliberato, divenendo invece strumento di morte della democrazia. Oggi un uomo politico, un candidato, è dovuto arrivare al sesto giorno di un rischioso sciopero della fame e della sete non per ottenere voti, ma per permettere agli elettori di scegliere consapevolmente anche di non votare per lui. Sul volto emaciato di Marco Pannella si sono approfondite le ferite di una democrazia da decenni instancabilmente stuprata dalla partitocrazia.  E’ indispensabile che i cittadini lottino per la loro libertà e i loro diritti, mandando un segnale chiaro alla Rai: non continueremo ad alimentare un servizio radiotelevisivo che di pubblico ha ormai solo il finanziamento che lo sostiene”. (fonte aduc)

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