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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘minaccia’

L’internazionale dei giornalisti ha espulso Israele

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 luglio 2009

“L’internazionale dei giornalisti, con voto unanime,  ha espulso Israele. Una vergogna che disonora i giornalisti. Che ne dice la Fnsi? Quali istruzioni ha dato al compagno-conte Paolo Serventi Longhi e come si è comportato? “Il Foglio” dice che lo stesso ha votato  contro Israele, unico Paese  democratico del Medio Oriente. La Fnsi non può far finta di nulla! Questo avviene, mentre l’Iran minaccia la distruzione di Israele, impegnata contro il terrorismo musulmano e, quindi, in difesa di noi occidentali. Bisogna impedire un secondo Olocausto. Israele lotta per la sua libertà e per la sua vita. Non possiamo e non dobbiamo abbandonare un Popolo  che ogni giorno paga, con il sangue dei suoi figli,  l’ostilità del mondo arabo forte di un miliardo di persone (contro 7 milioni). La Fnsi è quel sindacato che, nell’ottobre 1978, era indeciso se aderire all’organizzazione dei giornalisti liberi d’Occidente o se aderire alla analoga organizzazione con sede a Praga occupata e violentata dalle truppe sovietiche. Un precedente da non dimenticare. Stiamo parlando del Congresso della Stampa di Pescara, dove alta e forte si alzò la voce di  Walter Tobagi in difesa delle nostre libertà e dell’Occidente democratico. Ero presente a quel congresso a fianco di  Walter Tobagi. Passò la linea di Tobagi, una vittoria sofferta e moralmente altissima”. http://www.francoabruzzo.it

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La violenza in Iran

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 giugno 2009

La violenza che si è scatenata in Iran va condannata  rigorosamente, ma per poterlo fare dignitosamente e credibilmente bisogna anche capire tutto ciò che l’ha generata e risolvere il problema alla sua origine. L’Iran è sotto minaccia nucleare da parte del sionismo israeliano e americano, anche se ora Obama ha smantellato la precedente politica di Bush, nel tentativo di riparare ai danni arrecati all’America e al mondo. Emerge il diritto sionista alla minaccia e al monopolio della minaccia L’armamento nucleare sionista è la spina nel fianco della pace. La situazione italiana è paradossale, perché si è fatta parte attiva nel sostenere le politiche aggressive di Israele,  ispirate dagli USA di Bush e ancora in attesa di sviluppi. Dopo che il Senato italiano ne ha approvato la ratifica il 2 febbraio 2004, l’accordo Italia-Israele sulla cooperazione nei settori militare e della difesa è arrivato alla Camera. Qui, il 16 marzo, ha ricevuto luce verde dalla commissione esteri ed è quindi pronto ad andare in aula.  Nella commissione esteri della camera hanno espresso parere contrario non solo Rifondazione comunista e Verdi, ma anche Democratici di sinistra, L’Ulivo e Margherita-L’Ulivo.  Il parere contrario è stato motivato con il fatto che l’accordo viola la legge 185 sull’esportazione di armamenti, poiché estende a Israele il trattamento privilegiato previsto solo per i paesi Nato e Ue, e stabilisce una cooperazione militare con un paese che non ha firmato il Trattato di non-proliferazione delle armi nucleari. Le implicazioni in realtà sono ancora più gravi. E’ «un accordo generale quadro» comprendente interscambio di materiale di armamento, organizzazione delle forze armate, formazione e addestramento del personale militare, ricerca e sviluppo militare. Secondo fonti militari israeliane citate da Voice of America (22 novembre 2004), Italia e Israele hanno già concordato e finanziato  «lo sviluppo congiunto di un nuovo sistema di guerra elettronica altamente segreto».Il programma di accordo Italia-Israele, che prevede anche l’attivazione delle forze nucleari israeliane pronte a colpire in caso di rappresaglia iraniana, è stato concordato con gli Stati Uniti. La corsa israeliana all’armamento continua senza sosta, creando un deposito bellico che non ha riferimento alcuno con nessuna altra potenza mondiale, in rapporto alla dimensione dello Stato. Gli Stati Uniti, a loro volta, vogliono vendere ai preziosi alleati israeliani armi in grado di far loro mantenere il “vantaggio qualitativo” militare e nel contempo favorire gli interessi strategici e tattici degli Usa in Mediooriente.  Nel dettaglio, si tratta di 500 “bunker busters” che costano 319 milioni di dollari, da una tonnellata capaci di frantumare bunker di cemento spessi più di due metri; 2500 bombe “normali” da una tonnellata; 1000 da mezza tonnellata; 500 da 250 chili, altri cinquecento ordigni di varia natura.  L’apparato militarindustriale americano sa di poter contare sui buoni uffici della Casa Bianca, del resto c’è una formidabile affinità d’interessi con le aziende del settore israeliane, e per non mettere troppo in imbarazzo il governo sionista  si è ricorso ai soliti fondi garantiti dagli ancora più consueti finanziamenti agevolati. Business chiama business e quello della guerra è il più colossale: basta invocare l’emergenza continua e il terrorismo, è il pretesto perfetto per una politica di difesa aggressiva… (in sintesi) (Rosario Amico Roxas)

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Campagna per la disdetta del canone tv

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 Maggio 2009

“Da anni denunciamo – scrive in un comunicato l’Aduc – come la Rai utilizzi la minaccia e l’intimidazione contro i contribuenti per estorcere il canone tv.  Ma non vi è peggior violenza contro i cittadini di quella che Marco Pannella, da sei giorni in sciopero della fame e della sete, denuncia mettendo a rischio la propria vita. I dati sono impressionanti: a pochi giorni dal voto per le elezioni europee, solo il 3% degli elettori sa della presenza della Lista Bonino-Pannella (sondaggio Crespi Ricerche). Questo dato è l’inconfutabile dimostrazione della  brutalità con cui i media, e in particolar modo quel servizio ‘pubblico’ deputato a garantire informazione di pubblica utilità, impediscono ai cittadini di esercitare liberamente e in coscienza i loro diritti. Senza la conoscenza, il voto cessa di essere libero e deliberato, divenendo invece strumento di morte della democrazia. Oggi un uomo politico, un candidato, è dovuto arrivare al sesto giorno di un rischioso sciopero della fame e della sete non per ottenere voti, ma per permettere agli elettori di scegliere consapevolmente anche di non votare per lui. Sul volto emaciato di Marco Pannella si sono approfondite le ferite di una democrazia da decenni instancabilmente stuprata dalla partitocrazia.  E’ indispensabile che i cittadini lottino per la loro libertà e i loro diritti, mandando un segnale chiaro alla Rai: non continueremo ad alimentare un servizio radiotelevisivo che di pubblico ha ormai solo il finanziamento che lo sostiene”. (fonte aduc)

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