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Chirurgia mini-invasiva per emicrania e cefalee

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 giugno 2019

Edoardo Raposio, docente di Chirurgia plastica all’Università di Parma, ha presentato nei giorni scorsi a Bologna, al 10° congresso della World Society for Reconstructive Microsurgery, le ricerche condotte a Parma sulla chirurgia mini-invasiva per emicranie e cefalee. Il prof. Raposio è stato moderatore e relatore (unico italiano) della sessione internazionale dedicata alla terapia chirurgica delle emicranie e cefalee muscolo-tensive, e ha potuto presentare alla platea (nel complesso quasi 1.500 chirurghi plastici e microchirurghi provenienti da università italiane e straniere) l’esperienza e il nuovo approccio terapeutico del gruppo di Parma, fondato sulla liberazione mini-invasiva di alcuni nervi la cui irritazione causa l’insorgenza degli attacchi.Recenti teorie relative alla patogenesi dell’emicrania e delle cefalee muscolo-tensive hanno infatti ipotizzato che queste, in molti casi, siano correlate a un meccanismo di ipereccitabilità e infiammazione neuronale dovuto alla compressione di alcuni nervi periferici cranio-facciali da parte di strutture vascolari o muscolari vicine, e che questi “trigger points”, o “punti scatenanti”, possano essere eliminati con la chirurgia mini-invasiva.Ecco dunque il nuovo approccio terapeutico illustrato dal prof. Raposio: un approccio che consiste nella legatura (in anestesia locale) di uno o più piccoli vasi sanguigni (senza alcuna conseguenza negativa) dello scalpo. Questi vasi, irritando i nervi vicini, vanno a scatenare gli attacchi di cefalea o emicrania, ottenendo un risultato positivo in oltre il 90% dei pazienti trattati.Queste ricerche sono state illustrate, sempre dal prof. Raposio, il mese scorso al Congresso annuale della Società Giapponese di Chirurgia Plastica (a Sapporo) e al Congresso annuale della Società Europea di Chirurgia Plastica (a Helsinki), suscitando un grande interesse.

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Crio-chirurgia con tecnica mini-invasiva

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 Mag 2016

ospedali riunitiOttimi risultati per i pazienti con metastasi ossee al Centro Specialistico Ortopedico Traumatologico Gaetano Pini – CTO grazie agli interventi di crio-chirurgia. I medici dell’ospedale ortopedico traumatologico hanno recentemente eliminato, congelandole, due voluminose metastasi al bacino e al femore prossimale utilizzando criosonde ad ago in grado di portare la temperatura del tessuto patologico a -160°C. Oltre a provocare forte dolore, poco controllabile mediante i farmaci, l’ampiezza della lesione e la sua particolare sede impedivano al paziente di camminare.
La crio-terapia è una metodica che può essere utilizzata sia in sala operatoria sia come terapia miniinvasiva in ambito radiologico: l’ospedale Pini-CTO è uno dei pochi in Italia a eseguire questo tipo di operazione.L’equipe multidisciplinare composta dal dottor Fabio Lazzaro della UO di Chirurgia Ortopedica Oncologica, diretta dal dottor Primo Daolio, e dal direttore della UO di Radiologia dottor Mauro Gallazzi ha eseguito, di recente, l’intervento su una massa tumorale piuttosto grande con tecnica miniinvasiva percutanea sotto la guida di una TAC.”Questo tipo di trattamento ha richiesto solamente quattro piccoli fori nella pelle grazie alla precisione fornita dalla TAC – spiega il dottor Fabio Lazzaro -. Può essere eseguito su casi selezionati e ha un’efficacia del 100 per cento nei casi di metastasi ossee. La sonda ci permette di arrivare alla metastasi e di posizionarsi in modo esatto, grazie al supporto della TAC. A quel punto si crea sull’area individuata una bolla di ghiaccio che, a -160°, annienta le metastasi. Il tessuto che viene distrutto crea delle cavità residue che, con la medesima tecnica, vengono riempite con cemento acrilico, cosi da ripristinarne la resistenza meccanica”.
Questo intervento di crio-chirurgia ha dei benefici immediati sulla persona operata. In questo caso il paziente è già in grado di deambulare con minimo dolore residuo e non deve sottoporsi a radioterapia, con enorme vantaggio in termini di qualità di vita.
L’intervento è frutto della collaborazione di un team di medici: “Il radiologo, l’ortopedico e il chirurgo oncologo lavorano a stretto contatto per la riuscita ottimale dell’operazione – aggiunge il dottor Primo Daolio -. La crio-chirurgia, già utilizzata per gli interventi a cielo aperto nei tumori dell’osso, oltre che su quelli del fegato, della prostata e dei polmoni, se associata alla TAC, e quindi con la collaborazione del radiologo, consente non solo l’efficacia del risultato ma anche una prognosi notevolmente ridotta con la rapida ripresa delle attività ordinarie da parte del paziente. Trattandosi di una terapia mini-invasiva ha degli indubbi vantaggi rispetto alla chirurgia aperta e può rappresentare una alternativa valida alle altre tecniche palliative come radiofrequenza, radioterapia ed elettrochemioterapia”. (foto: ospedali riuniti)

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Quando l’occhio piange senza motivo

Posted by fidest press agency su domenica, 10 ottobre 2010

Occhi che lacrimano in continuazione, causando non solo un disagio a chi ne soffre, ma anche infezioni e problemi oculari di una certa gravità. Capita quando si chiude, per motivi non ancora chiariti, il condotto che collega occhi e naso. Fino a qualche anno fa, per risolvere il problema l’unica soluzione era chirurgica, parecchio invasiva e con scarse possibilità di successo: oggi esiste invece un’alternativa mini-invasiva, efficace al 90%, che in 30 minuti riapre il sacco lacrimale, risolvendo il disturbo. L’intervento, ancora poco praticato, viene presentato da Francesco Bernardini, chirurgo oculoplastico, al primo convegno Sicop (Società italiana di chirurgia oftalmoplastica). «I nostri occhi producono continuamente delle lacrime, ma normalmente non ce ne accorgiamo perché “scorrono” nel naso dove vengono assorbite -afferma Francesco Bernardini-. A volte, soprattutto tra le donne con più di 40 anni, capita che il canale si chiuda causando una fastidiosa iperlacrimazione, chiamata in termini medici epifora, che costringe le persone affette ad asciugarsi gli occhi e le guance molte volte al giorno. I colliri possono dare un sollievo temporaneo, ma non sono risolutivi: a lungo andare, il ristagno del liquido lacrimale causa molto spesso infezioni croniche e, più raramente, episodi acuti di ascesso del sacco lacrimale». Per ottenere un risultato risolutivo, è necessario ricorrere alla chirurgia. «La “vecchia” scuola proponeva un intervento, peraltro messo a punto da italiani, che era piuttosto invasivo: si eseguiva un’operazione di chirurgia generale, in cui erano necessarie sacche di emotrasfusione perché si perdeva molto sangue, e la percentuale di successo era appena del 50%. Di sicuro c’era solo il dolore, non la riuscita e per questo molti medici lo sconsigliavano», afferma Bernardini. «Oggi l’intervento si è modernizzato, diventando mini-invasivo e con una percentuale di successo superiore al 90%. Viene eseguito in 30 minuti in regime di day hospital, non si perde sangue, non ci sono dolori e non restano cicatrici. Il sacco lacrimale viene riaperto e le lacrime riprendono a scorrere nel naso, risolvendo il disturbo».
Uno degli studi più recenti e completi sull’ostruzione delle vie lacrimali è quello realizzato dalla Mayo Clinic di Rochester, Minnesota, che ha considerato un campione di 100mila abitanti di Olmsted County, Minnesota, dai 5 anni in su, dal 1976 al 2000. L’incidenza rilevata è di 30 casi ogni 100.000 abitanti, che diventa di 100 casi ogni 100mila abitanti se si considera solo la popolazione over 50. Le più colpite sono le donne sopra i 66 anni, con un’incidenza maggiore del 73%. Un altro dato che emerge è la tendenza dell’ostruzione delle vie lacrimali ad aumentare negli anni recenti con un’incidenza più elevata tra il 1996 e il 2000, rispetto agli anni compresi tra il 1976 e il 1979. Lo studio conclude affermando che, verosimilmente, questo trend potrebbe continuare. Le cause non sono state ancora determinate.
Francesco Bernardini – Profilo Professionale Laureato con lode in Medicina e Chirurgia all’Università di Genova, Francesco Bernardini ha conseguito il Diploma di specializzazione in Oftalmologia all’Università di Genova. Dopo l’abilitazione professionale per gli Stati Uniti (1996), ha ottenuto una fellowship clinica di 2 anni in Chirurgia oculoplastica, ricostruttiva e orbitaria all’Università di Cincinnati in Ohio, Stati Uniti. (www.oculoplasticabernardini.it).

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Chirurgia mini-invasiva

Posted by fidest press agency su domenica, 20 giugno 2010

Roma – 21 giugno 2010 – ore 14,30 Presidio ospedaliero San Giovanni “Sala Folchi” Piazza San Giovanni in Laterano, 76  si svolgerà una tavola rotonda aperta anche ai non addetti alla formazione su: “L’appropriatezza clinica della chirurgia mini-invasiva”.  Modererà  la tavola rotonda il giornalista della Rai Luciano Onder e parteciperanno: Roberto Gervaso, Gabriella Guasticchi Agenzia di Sanità Pubblica Regione Lazio, Ignazio Marino Commissione Parlamentare d’Inchiesta SSN, Vincenzo Mirone Università degli Studi Federico II – Napoli, Vito Pansadoro Fondazione Vincenzo Pansadoro – Roma, Antonio Rotondo Università degli Studi di Napoli, Giuseppe Vespasiani Università degli Studi Tor Vergata – Roma.
Dopo gli scetticismi iniziali sui costi e sull’efficacia, la colecistectomia laparoscopica è oggi il gold standard rispetto alla colecistectomia “open”. Allo stesso modo gli urologi che hanno introdotto in Italia, più di 30 anni fa, la tecnica di resezione endoscopica della prostata (TUR-P) per l’iperplasia prostatica benigna, sono stati anch’essi criticati duramente. Ci sono voluti solo pochi anni per riconoscere la TUR-P come standard in termini di rapporto costo-efficacia e di benefici per il paziente, rispetto alla sua controparte a cielo aperto (adenomectomia prostatica). I vantaggi si riflettono, infatti, in un maggior turn-over di pazienti in ambito ospedaliero con riduzione delle liste d’attesa chirurgiche. Al contempo si rende possibile introdurre, per particolari discipline chirurgiche, il Week-Hospital, risparmiando sulle risorse umane, che verrebbero ad essere redistribuite in base alla programmazione feriale o non-feriale. In questo contesto si inserisce l’intervento di prostatectomia radicale robotica per il trattamento del carcinoma prostatico. In Italia la prostatectomia radicale robotica permette
•    minore perdita di sangue (al San Giovanni, in media, 150 ml)
•    riduzione del numero di trasfusioni di sangue (al San Giovanni, nei 98 casi finora eseguiti, nessuna trasfusione)
•    riduzione della degenza in ospedale (al San Giovanni, in media, 2.8 giorni)
•    più precoce ritorno alle normali attività sociali e lavorative (di norma, 2 settimane)
•    potenziale miglioramento nella conservazione della continenza urinaria
•    potenziale miglioramento nella conservazione della funzione erettile
I vantaggi sui pazienti si riflettono in una diminuzione dei costi indiretti (e, quindi, dei carichi sociali):
•    ritorno più precoce all’attività lavorativa e sociale
•    minor perdita di attività lavorativa
•    diminuzione dei costi legati al trattamento delle complicanze a medio e lungo termine

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Chirurgia mini-invasiva

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 aprile 2010

I chirurghi della sanità  privata accreditata hanno scelto Roma per celebrare i 20 anni  dall’introduzione in Italia della chirurgia mini invasiva.  Si apre infatti all’insegna della laparoscopia, l’ XI° congresso della Sicop, l’associazione che riunisce i chirurghi che operano nelle cliniche private accreditate italiane.  La sanità privata accreditata ha un ruolo fondamentale all’interno del servizio sanitario nazionale poiché copre il 20 per cento delle strutture presenti su tutto il territorio. Ad essa fanno capo circa undicimila medici.  La chirurgia dei “tre buchini” come più semplicemente vengono definiti gli interventi in laparoscopia, negli ultimi due decenni è diventata la punta di diamante in gran parte delle cliniche private accreditate, a conferma che anche all’esterno del servizio pubblico la ricerca e la sperimentazione svolgono un ruolo fondamentale nel garantire ai pazienti le più moderne metodiche a difesa della loro salute. “La laparoscopia- ricordano Giovanni Salvini e  Raffaele Nudo, che presiedono il congresso Sicop- è sempre più presente nelle sale operatorie della sanità privata accreditata” Il successo della chirurgia mini invasiva nelle strutture accreditate si spiega con la necessità nel privato di avere un confronto sempre più diretto con l’utenza e con le esigenze dei pazienti. E’ da questo rapporto ravvicinato con l’utenza che cresce nel privato la necessità di erogare servizi sempre più efficienti. Oggi i pazienti conoscono infatti molto bene i vantaggi della chirurgia mini invasiva che tradotti in sintesi vogliono dire: meno giornate di degenza, meno dolori, recupero più veloce, meno costi. Al congresso organizzato dalla Sicop, che si svolgerà all’Hotel Villa Pamphili, parteciperanno i bisturi più affermati d’Italia nel campo della laparoscopia, ai  quali è stato affidato il compito di illustrare gli ultimi traguardi raggiunti dalla chirurgia mini invasiva  Ma al congresso Sicop non si parlerà solo degli aspetti scientifici della chirurgia. Purtroppo sempre più spesso la sala operatoria rischia diventare l’anticamera del tribunale. Sono decine di migliaia ogni anno le richieste di risarcimento da parte dei pazienti e ben oltre diecimila sono i processi penali pendenti nei confronti degli operatori.  In apertura dei lavori il tema del rapporto medico-paziente sarà infatti al centro di un tavola rotonda talk show alla quale parteciperanno chirurghi, rappresentanti dei consumatori, magistrati, giornalisti e il presidente dell’Ordine dei medici, Mario Falconi.

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Congresso Soi e la chirurgia mini-invasiva

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 Mag 2009

Caldo, bisturi e cicatrici non sono mai andati molto d’accordo, soprattutto nel campo della chirurgia estetica del volto. Oggi lo scenario è cambiato, grazie a tecniche mini-invasive già molto diffuse negli Stati Uniti, che consentono tempi di recupero ridotti e cicatrici invisibili. Le ultime novità nel campo della chirurgia mini-invasiva sono presentate da Francesco Bernardini, oculista specializzato in oculoplastica, unico membro italiano della ASOPRS, la società americana di oculoplastica, durante l’ultimo convegno del SOI, la Società oftalmologica italiana, in corso a Roma. «L’estate non è più considerato un limite alla chirurgia plastica dello sguardo, anzi: molti approfittano della pausa estiva per un ritocchino prima di partire per le vacanze – dice Bernardini-. Il merito è delle nuove tecniche mini-invasive, in uso ormai da anni negli Stati Uniti, che stanno lentamente prendendo piede in Italia, e che garantiscono cicatrici invisibili e tempi di recupero ridotti: è sufficiente un riposo di qualche giorno prima di esporsi al sole».  L’intervento non ha controindicazioni particolari, tranne una: affidarsi a un chirurgo esperto, dalla comprovata esperienza. Il “top” della categoria è il chirurgo oculoplastico, ossia un oculista specialista nella chirurgia delle palpebre.«Gli occhi sono una zona estremamente delicata -dice Bernardini- Un intervento chirurgico in questa zona può ringiovanire di parecchi anni l’aspetto di una persona, con risultati garantiti per 10 anni. D’altra parte, se eseguito da mani poco esperte, comporta rischi notevoli: può essere compromessa non solo l’estetica, ma anche la funzionalità dell’occhio». Con le tecniche endoscopiche di lifting alla fronte le cicatrici sono minime, nascoste dietro i capelli ed i pazienti possono esporsi al sole già dopo 5 giorni. La blefaroplastica superiore si esegue nascondendo la cicatrice nella piega naturale della palpebra. L’unica precauzione è evitare di prendere il sole con gli occhi chiusi per non esporlo ai rischi di una cicatrice più vistosa. Infine la blefaroplastica inferiore, per la rimozione delle borse palpebrali che danno un’aria stanca, viene normalmente eseguita per via trans-congiuntivale, ovvero dietro la palpebra, nel lato a contatto con l’occhio. La tecnica endoscopica è sicurissima per l’occhio, non lascia alcuna cicatrice visibile, e riduce fortemente i rischi della chirurgici della palpebra inferiore.  L’intervento. Si esegue in sala operatoria in un ambiente sterile alla presenza di un anestesista, che inietta al paziente una sedazione endovenosa per calmarlo. Il paziente resta così cosciente ma senza avvertire dolore, né durante né dopo l’intervento. L’operazione dura circa un’ora e mezzo, quindi il paziente resta un’altra mezz’ora in ospedale per sicurezza. La convalescenza è di 48 ore a letto o in poltrona, applicando impacchi di ghiaccio sugli occhi e mantenendo la testa un po’ sollevata (30 gradi) perché il vero rischio è che si formino edemi con l’effetto di occhi neri attorno agli occhi che comunque scompaiono dopo 7 giorni.
Francesco Bernardini Laureato con lode in Medicina e Chirurgia all’Università di Genova, ha conseguito il Diploma di specializzazione in Oftalmologia all’Università di Genova. Dopo l’abilitazione professionale per gli Stati Uniti (1996), ha ottenuto una fellowship clinica di 2 anni in Chirurgia oculoplastica, ricostruttiva e orbitaria all’Università di Cincinnati in Ohio, Stati Uniti. È socio della Società oftalmologica italiana (Soi), Società italiana di chirurgia oftalmoplastica (Sicop), American Academy of Ophtalmology (Aao), European Society Oculoplastic reconstructive surgery (Esoprs) e American Society Oculoplastic reconstructive surgery (Asoprs). Attualmente è libero professionista, consulente in diversi ospedali di Genova e Torino ed è professore a contratto per la chirurgia dell’orbita e delle palpebre all’Università di Genova. Ha partecipato come relatore a corsi e congressi internazionali in Italia e in tutto il mondo, ha organizzato 3 congressi internazionali in Italia e ha all’attivo una ventina di pubblicazione su riviste internazionali. I suoi studi privati si trovano a Genova e a Torino (www.oculoplasticabernardini.it).

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