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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 296

Posts Tagged ‘miniera’

In Italia c’è una ‘miniera d’olio’ da rigenerare e valorizzare

Posted by fidest press agency su sabato, 2 luglio 2022

Nelle cucine degli italiani c’è una miniera… d’olio, avanzato dopo la frittura o dai barattoli delle conserve. Viene definito “esausto” ma in realtà avrebbe ancora una lunga vita davanti a sé. Mentre a essere davvero esausti sono i cittadini, che ricevono poche informazioni sul corretto conferimento e faticano a trovare punti di raccolta nel loro territorio. Fino a poco tempo fa le amministrazioni comunali neanche si ponevano il problema di raccogliere gli oli e i grassi alimentari di provenienza domestica. E oggi, nonostante lo sforzo dei consorzi, che rigenerano tutto quanto si riesce a raccogliere, il sistema sconta ancora forti ritardi: siamo al 5% di raccolta di uno scarto che è riciclabile al 100%. Il web magazine EconomiaCircolare.com e l’app Junker fanno il punto della situazione in Italia con un imponente dossier intitolato “Scusa, mi ricicli l’olio?”, che ha l’obiettivo di avviare una riflessione collettiva su un settore dalle grandi potenzialità ma ancora troppo “scivoloso”. Il primo scoglio rilevato dal dossier riguarda la penuria di punti di raccolta e la scarsità di informazioni su quelli esistenti. Una mappatura ufficiale non esiste. La prima – e finora unica – l’ha condotta Junker app, che, grazie anche alla collaborazione degli utenti, ha individuato 1.500 punti di raccolta di oli esausti in tutta Italia: appena 1 ogni 39mila abitanti. Come stupirsi quindi se questa risorsa potenzialmente molto preziosa, invece d’essere valorizzata, finisce letteralmente scaricata nel wc? I danni per l’ambiente sono incalcolabili. E anche quello economico pesa non poco: almeno 16 milioni di euro persi per la mancata raccolta, riciclo e recupero, ad esempio sotto forma di biocarburanti. Una mancata opportunità che diventa ancora più grave in questa drammatica fase storica, in cui si cerca in ogni modo di superare la crisi energetica e ridurre la dipendenza del Paese dalle fonti fossili.

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“Il Fantasma della Miniera”

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 agosto 2018

Nuovo romanzo di Lucia Galliani e Guido Saletti ambientato nel Tarvisiano, dopo “Le quattro stagioni del giallo”. Pubblicazione edita da Froogs (300 pagine circa, prezzo 15 euro). Una gita nell’ex miniera di Cave del Predil si trasforma in tragedia. Una donna viene trovata morta durante un’escursione con il trenino all’interno dell’ex compendio minerario dove si estraevano, fino al 1991, piombo e zinco. E da qui, è tutto un susseguirsi di misteri, con altre persone destinate a perdere la vita e indagini tutt’altro che semplici.
A scriverlo, mescolando suspense e particolari del territorio, sono Lucia Galliani e Guido Saletti, emiliani di natali e residenza, ma innamorati di questo lembo del Friuli Venezia Giulia. Apprezzano così tanto la zona da aver già scritto dei racconti, “Le quattro stagioni del giallo”, con Sella Nevea e Cave del Predil quale cornice delle storie. E ora, nel loro nuovo lavoro, ritornano alcuni personaggi che hanno caratterizzato il volume precedente: su tutti, il giornalista-investigatore Guido Pizzul, chiamato ancora una volta sul luogo di un fatto di sangue. Con lui, riecco anche Paola Marcon, una delle due gemelle – l’altra è Patrizia – che sono l’oggetto del desiderio (ma anche dei dubbi) di Pizzul, tanto talentuoso come indagatore quanto limitato sotto il profilo affettivo. Con loro, rientrano in scena anche altri personaggi, per esempio il maresciallo Ferri che comanda la stazione dei carabinieri di Chiusaforte, punto di riferimento per Pizzul e che anche ne “Il Fantasma della Miniera”, seppure fuori giurisdizione, rimarrà centrale nella vicenda.Delitti e intrighi, dunque, sono alla base di un romanzo capace di appassionare fino all’ultima riga. Il libro, però, è anche altro, come racconta Lucia Galliani: «Lo hanno definito un “B.I.T.”, acronimo che sta per Book Identity Territory. Si tratta di un volume che racconta un intero territorio, assoluto protagonista e non semplice ambientazione della storia». Nelle 300 pagine della pubblicazione, infatti, ogni capitolo del romanzo è intervallato da una pagina con notizie, mappe, foto, illustrazioni – realizzate dalla giovanissima Gaia Bolognesi – curiosità e pillole poetiche, legate alla miniera di Cave e alla vita della piccola frazione. Una storia, quella del compendio minerario di Cave del Predil, dei suoi abitanti e della faticosa vita dei minatori, che non è semplice sfondo del volume, ma ne diventa parte integrante.
Lucia Galliani e Guido Saletti, coniugi, vivono a Finale Emilia, cittadina in provincia di Modena. Scrivono per passione e durante le loro vacanze tra Sella Nevea e Tarvisio hanno ricevuto importanti stimoli dagli abitanti di questi luoghi, posti che hanno imparato ad amare e apprezzare. Il fascino e la magia dei boschi, la natura aspra e la maestosa bellezza delle vette10 li hanno ispirati in diversi loro lavori, come per esempio la fiaba “Gemelle d’acqua”. Lucia Galliani ha pubblicato i romanzi “Giallo a Capo Verde”, “Controvento”, “Cuore orfano” (per i ragazzi) e il racconto “L’ultima castellana”. Guido Saletti, invece, oltre a essere l’autore di testi di canzoni, ha anche scritto soggetto e sceneggiatura del film fantastico “Arcatrek e il segreto delle tre pergamene”.

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La Bei fuori dalla miniera di Tenke!

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 aprile 2010

La rete di Ong europee Counterbalance, di cui la CRBM è uno dei membri fondatori, accoglie molto positivamente la notizia che la Banca europea per gli investimenti non finanzierà il controverso progetto di Tenke, nella Repubblica Democratica del Congo. Tra le miniere di rame e cobalto più grandi al mondo, Tenke è da tempo oggetto delle perplessità della società civile locale e internazionale a causa della quasi totale mancanza di trasparenza e una serie di accuse per un caso di corruzione. Nel luglio del 2007 il consiglio dei direttori della banca di sviluppo dell’Unione europea aveva approvato un prestito di 100 milioni di euro per il progetto, nel quale la compagnia estrattiva americana Freeport McMoRan detiene la quota di maggioranza. Grazie alle pressioni delle Ong, al sostegno economico era stato collegato il rispetto di alcune condizioni riguardanti la revisione del contratto, dal momento che una commissione intergovernativa congolese aveva espresso la necessità che lo stesso contratto fosse rinegoziato a causa di una serie di irregolarità. Oltre alla mancanza di trasparenza, si contestavano alcuni pagamenti già eseguiti, dei latenti conflitti di interesse, persone sfollate senza le dovute compensazioni e le condizioni molto sfavorevoli imposte all’esecutivo locale. La Banca europea per gli investimenti ha preso atto che tra il governo di Kinshasa e il consorzio responsabile dello sfruttamento della miniera non è stata raggiunta alcuna intesa e che di conseguenza le condizioni richieste non sono state osservate, ragione per cui si è dovuta tirare indietro. L’istituzione con sede a Lussemburgo ha però manifestato l’intenzione di ritornare sul progetto, qualora in futuro lo stallo negoziale dovesse sbloccarsi. Counterbalance chiede alla Banca di “dimenticare” Tenke e più in generale di riconsiderare il suo sostegno a simili progetti estrattivi, che hanno impatti molto negativi sull’ambiente e contribuiscono ai cambiamenti climatici. “Dopo quanto accaduto per Tenke, ci auguriamo che la Banca europea per gli investimenti, in accordo con i governi europei, promuova una revisione esterna del settore estrattivo e sia più attenta alle indicazioni della società civile nella fase di selezione e valutazione dei progetti.” ha dichiarato Caterina Amicucci della CRBM.

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