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La produzione alla Fca di Melfi è precipitata ai minimi storici

Posted by fidest press agency su sabato, 19 ottobre 2019

Si lavora uno/due giorni alla settimana, con ripercussioni salariali enormi (600/700 euro in meno al mese), l’azienda ricorre all’utilizzo dei giorni di ferie personali dei lavoratori per abbassare la percentuale di cds e rientrare nei tetti stabiliti per legge, un escamotage che non risolve certamente il problema.I lavoratori vivono questa condizione di incertezza e miseria con estrema rassegnazione, dettata da un forte senso di isolamento e abbandono, e questo è un altro aspetto estremamente preoccupante.Come USB di Basilicata e di stabilimento, all’indomani dell’accordo sui cds nel lontano giugno 2018, denunciammo che la strategia di rientro occupazionale, così come preannunciata, era totalmente sterile e che l’azienda non sarebbe riuscita a rispettare gli impegni che aveva annunciato. Purtroppo sta andando esattamente come avevamo previsto. Certo non ci voleva la palla di vetro per capirlo, ed è proprio per questo che oggi monta ancor più la rabbia tra i lavoratori più attenti a queste dinamiche, era tutto facilmente prevedibile ma quasi nessuno ha avuto l’onestà di denunciare il rischio, anzi i sindacati complici che hanno continuato a sostenere che la situazione volgeva al meglio, adesso si rifugiano nel silenzio più assordante.Purtroppo siamo orientati a pensare che da qui a pochi mesi la situazione potrebbe addirittura peggiorare, le voci sulla fermata totale dello stabilimento lucano per diversi mesi diventano sempre più insistenti e i dati sulle immatricolazioni dei modelli prodotti a Melfi lo confermano.Per quanto riguarda il piano industriale per la Fca di Melfi, siamo di fronte a una vera e propria incognita.Il nuovo modello, la Jeep Compass, potrebbe teoricamente iniziare ad essere prodotto già domani, le linee di produzione sembrano essere complete ma la situazione sembra sospesa nel vuoto.Le motorizzazioni ibride che servirebbero a ridare un minimo slancio diventano ogni giorno che passa un miraggio, quasi una leggenda metropolitana se non fosse tutto drammaticamente vero.Del motore elettrico si è persa ogni traccia, nessuno oggi può affermare che verranno montati veramente sulle vetture in produzione.Questo stallo non si ripercuote negativamente soltanto nello stabilimento lucano, infatti una condizione di incertezza ancor più pesante la vivono le migliaia di lavoratori dell’indotto, appesi alla speranza sempre più remota che accada qualcosa di positivo alla Fca in grado di dare vigore anche al comprensorio.A questo punto diventa superfluo, se non addirittura ridicolo, elemosinare l’intervento di istituzioni e azienda, è chiaro che viaggiano ognuno per conto proprio e nessuno nella direzione auspicata dai lavoratori. Bisogna organizzarsi e contare sulle proprie forze, i lavoratori devono prendere coscienza che nessun dirigente aziendale, politico o fintamente rappresentativo è al loro fianco e quindi devono tornare a lottare uniti senza contare su altri se non su se stessi.

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Il tempo dei tassi ai minimi storici per i mutui per privati e famiglie sta probabilmente iniziando a volgere al termine

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 febbraio 2017

bancaMentre sul fronte dei mutui a tasso variabile la situazione appare piuttosto stabile, lato mutui a tasso fisso gli indici di riferimento IRS hanno iniziato una rapida ascesa da fine settembre 2016 e hanno portato – con un ritardo di qualche mese- ad una sensibile revisione a gennaio 2017 dei tassi di offerta sui mutui a tasso fisso. Revisione che potrebbe continuare anche sui prossimi mesi iniziali di questo nuovo anno.Per una operazione di mutuo di 140.000 euro, durata 20 anni, valore immobile 220.000 euro, i migliori tassi finiti per i mutui a tasso fisso si posizionano infatti a gennaio 2017 attorno all’1,70% contro un omologo 1,55% dello scorso ottobre 2016. E tale aumento non assorbe ancora completamente l’aumento registrato degli indici IRS che, per la durata 20 anni, sono aumentati nel periodo ottobre 2016 – gennaio 2017 di ben40 punti base (dallo 0,90% medio di ottobre all’1,30% odierno).Le condizioni restano comunque ancora estremamente favorevoli per privati e famiglie che intendono sottoscrivere un nuovo finanziamento per l’acquisto della propria casa o per la surroga del proprio mutuo in essere. Ma, al contempo, si registrano chiaramente i primi segnali di revisione al rialzo delle offerte di mutui da parte del sistema creditizio, dopo 12 mesi di contrazioni ininterrotte.A livello di nuove erogazioni di mutuo attraverso il canale online, la finalità surroga continua a rappresentare circa il 56% del totale delle erogazioni anche nel quarto trimestre 2016, dopo essere arrivata a spiegare anche il 65% del totale erogati nel terzo trimestre 2015. Sul canale tradizionale, invece, il peso delle surroghe si è attestato intorno al 25%, in progressiva contrazione dopo il picco degli anni precedenti.Sui prossimi trimestri si attende una ulteriore riduzione del peso della componente surroga, da ricondursi da un lato alla continua riduzione del bacino di potenziali mutuatari interessati a rottamare il mutuo, dall’altro al progressivo aumento dei tassi IRS iniziato a settembre 2016 e quindi dei tassi finiti per i mutui di surroga a tasso fisso, mutui che oggi sull’online spiegano la gran parte delle nuove operazioni di surroga.Dopo trimestri caratterizzati da un atteggiamento di cautela da parte dei nuovi mutuatari, tornano a crescere gli importi medi richiesti dei nuovi mutui: se nel quarto trimestre 2015 l’importo medio si assestava attorno ai 119.500 euro, nel quarto trimestre 2016 l’importo medio cresce e raggiunge i 124.851 euro.Parallelamente si registra un leggero aumento anche degli importi medi dei mutui erogati, che passano dai 111.000 euro del primo trimestre 2016 ai quasi 114.000 euro del quarto trimestre.
Lato preferenze dei nuovi mutuatari a riguardo della tipologia di tasso, nel quarto trimestre 2016 il peso del tasso fisso sul canale online spiega circa il 56% del totale delle richieste contro un 37% registrato nel terzo trimestre del 2015. A livello di sistema, le rilevazioni relative ai primi 9 mesi del 2016 evidenziano una incidenza del tasso fisso pari al 61% del totale dei mutui erogati.
Complice di tale aumento nel quarto trimestre 2016 risultano essere tassi finiti per i mutui a tasso fisso stabili e ancora prossimi ai minimi storici, nonostante indici di riferimento IRS in forte aumento da settembre 2016 (+0,40% nel periodo settembre 2016 – gennaio 2017) e il peso delle nuove richieste di mutuo con finalità surroga, che sul canale online risultano essere nel 77% dei casi a tasso fisso.
Lato mercato immobiliare, nel quarto trimestre 2016 si registra una ulteriore riduzione dei prezzi al mq degli immobili residenziali forniti in garanzia al mutuo pari a -3,3%.Analizzando le diverse tipologie di immobili residenziali, nel quarto trimestre 2016 il prezzo/mq per gli immobili usati registra una contrazione superiore, pari al -7,1%, mentre il prezzo/mq dei nuovi immobili subisce una riduzione del -2,0%.Approfondendo il trend dei prezzi/mq sul quarto trimestre 2016 a livello geografico, la contrazione maggiore si registra nel centro Italia con un -5,9% rispetto al quarto trimestre 2015, mentre nel nord est e nord ovest si registra rispettivamente un -2,5% e -2,6% e nel sud e isole un -2,9%.Osservando i 12 mesi del 2016, il prezzo/mq degli immobili oggetto di garanzia di mutuo ipotecario risulta diminuire quindi del -3,3% rispetto al 2015, facendo registrare sul periodo 2010/2016 una riduzione media dei prezzi/mq degli immobili pari a ben il -19,0%.
Queste le più significative evidenze che emergono dalla nuova edizione della Bussola Mutui, il bollettino trimestrale firmato CRIF eMutuiSupermarket.it che offre una panoramica aggiornata e completa delle tendenze in atto nel mercato italiano dei mutui residenziali e immobiliare.

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In Italia la libertà di stampa è ai minimi storici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 ottobre 2016

GiornalistiGregorio Fontana, deputato e responsabile nazionale dell’organizzazione di Forza Italia, ha dichiarato:“Le reazioni scomposte del Partito democratico alla sacrosanta proposta di Renato Brunetta, di far monitorare dall’OSCE la campagna elettorale per il prossimo referendum, tradisce il nervosismo di chi vede ogni giorno avvicinarsi il momento della sconfitta. Ben vengano gli osservatori internazionali a certificare lo strapotere mediatico del governo Renzi e la situazione di grave deficit di democrazia che vive il nostro Paese ai tempi di Renzi. Infatti, la classifica sulla libertà di stampa di quest’anno, redatta da Reporters Sans Frontieres, vede l’Italia al settantasettesimo posto, dopo la Grecia, tra i peggiori d’ Europa”.

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