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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘minoranze’

Attacchi alle minoranze in India

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 aprile 2019

“E’ un fenomeno che ha luogo su una scala talmente vasta da far paura». È quanto afferma ad Aiuto alla Chiesa che Soffre monsignor Theodore Mascarenhas, vescovo ausiliare di Ranchi e segretario generale della Conferenza episcopale indiana.Nel Paese asiatico, l’11 aprile scorso si sono aperte le consultazioni generali che si terranno fino al prossimo 19 maggio. Il partito nazionalista di Narendra Modi, il Bharatiya Janata Party è alla ricerca di un secondo mandato, possibilità che preoccupa non poco i cristiani e le altre minoranze dal momento che da quando il BJP è al potere le violenze ai danni dei non indù si sono moltiplicate. L’ultimo grave episodio è l’attacco del 26 marzo scorso a Chinnasalem, nello Stato del Tamil Nadu, dove 200 fondamentalisti indù hanno attaccato una scuola cattolica e aggredito le suore che la gestivano.«Ho parlato con le religiose nei giorni scorsi – afferma il presule – e hanno riferito che alcuni dei responsabili sono stati arrestati. Ma il problema non sono le reazioni all’attacco, bensì il fatto che simili incidenti possano anche solo verificarsi in una società civilizzata».Monsignor Mascarenhas esprime infatti la propria preoccupazione non soltanto per la presenza di gruppi che promuovono l’odio contro le minoranze, ma per il forte sostegno di cui essi godono. «Questi gruppi non vengono fermati, né sui social media né nella vita reale». Anzi, «sembrano ricevere privilegi politici, e persino l’autorizzazione da parte della leadership. Ed è questo il problema più grave: anziché fermarli i leader politici li stanno incoraggiando».Monsignor Mascarenhas è convinto che l’opera della Chiesa al fianco degli ultimi sia una delle motivazioni dietro gli attacchi. «Come afferma un proverbio locale, si tirano sassi soltanto all’albero che porta frutti. Ed io ritengo che una delle ragioni per cui i fondamentalisti sono contro di noi sia il nostro lavoro a sostegno dei poveri».L’aumento delle violenze, non impedisce tuttavia alla Chiesa di portare avanti la propria missione. «Ho chiesto alle suore recentemente attaccate se avessero paura e mi hanno risposto di non essere spaventate e di voler continuare a gestire la loro scuola. E così tutti noi continueremo a servire i più poveri dei poveri. Sappiamo che questo ci causerà gravi difficoltà, che ci porterà persecuzioni, e avversità, ma seguiteremo a fare il nostro lavoro per i poveri, per Dio e per Gesù».

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La sesta Giornata delle minoranze linguistiche alla Fiera Franca di Oulx

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 settembre 2017

oulx-torinoSi terrà sabato 30 settembre a Oulx presso l’auditorium dell’IISS “Luigi Des Ambrois” (Via Martin Luther King, 10) la sesta Giornata delle minoranze linguistiche storiche (occitana, francoprovenzale e francese).Inserita organicamente all’interno della 523esima Fiera Franca del Grande Escarton, la Giornata è organizzata dalla Città metropolitana di Torino e dall’associazione culturale Chambra d’Oc in collaborazione con il Comune di Oulx.
La Fiera nacque quando nel 1494 per le strade di Oulx transitarono gli eserciti di Carlo VIII diretti alla conquista del Regno di Napoli. Le schiere di Re Carlo imposero sacrifici enormi alla popolazione. Per compensare la comunità dei danni subiti, il sovrano permise all’abitato di Oulx di tenere, ogni anno negli ultimi giorni d’estate a partire dal 15 settembre, una fiera franca, libera cioè dalle tasse foranee. Più tardi, nel marzo 1529, Francesco I concederà alla comunità di Oulx di tenere un mercato settimanale nella giornata di sabato. Da allora la fiera è un evento di grande richiamo, che nel tempo è diventato anche occasione per una rassegna zootecnica e soprattutto per valorizzare i tesori del territorio, fra degustazioni della produzione enogastronomica locale, mostre degli antichi mestieri e dei mastri artigiani e occasioni di divertimento con i balli e la musica del folclore. Ovviamente la Fiera Franca è anche la sede ideale per dare spazio a un’altra tipicità del territorio, la diffusione del patois e di conseguenza agli studi e alle attività legate alla diffusione e valorizzazione delle lingue minoritarie.
Il programma della sesta Giornata delle minoranze inizia alle ore 10 con un incontro dedicato agli studenti dell’Istituto Des Ambrois con Maria Soresina, autrice del libro “Libertà va cercando: il catarismo nella Commedia di Dante” e la proiezione del video di Andrea Fantino “Dante e la lingua d’Oc”. Un momento molto interessante per riflettere sulla figura di Dante Alighieri attraverso un percorso del tutto inedito e per riscoprire l’importanza che la lingua e la cultura occitane rivestivano nel pensiero del grande poeta fiorentino.
Alle ore 15.30 i saluti istituzionali del sindaco del comune di Oulx Paolo De Marchis introdurranno il convegno culturale che si aprirà con l’intervento di Teresa Geninatti, responsabile degli sportelli linguistici francoprovenzali delle Valli di Lanzo, dedicato al suo libro “La Voueulp e lou Chin… e aoutre counte” (La Volpe e il Cane… e altri racconti), raccolta di favole di Esopo tradotte in francoprovenzale. Un testo dall’alto valore didattico che unisce la conoscenza del patrimonio favolistico dell’eccelso scrittore greco alla lettura e all’insegnamento della lingua francoprovenzale. Si proseguirà con la presentazione del libro “La roba savouiarda dla Coumba de Souiza” (“L’abito savoiardo della Valle di Susa”) curata dall’autore Marco Rey, scrittore francoprovenzale di Giaglione. Nel volume vengono descritte le peculiarità degli abiti tradizionali della media Valle di Susa con riferimenti specifici all’area savoiarda dell’alta Moriana legata culturalmente e linguisticamente alle comunità francoprovenzali del versante piemontese. Seguirà quindi l’intervento di Agnès Dijaux dello sportello linguistico francese della Valle di Susa la quale presenterà “100 mots du Trésor de la langue” (100 parole del Tesoro della lingua). Un’importante collezione di video didattici nei quali la sportellista propone la descrizione in francese di 100 parole chiave.Una parte importante del pomeriggio è dedicato alla scrittrice Maria Soresina che parlerà sul tema di Dante e il catarismo cercando di rispondere a domande quali: cos’era il catarismo? Quanto era diffuso in Italia? E in Occitania?. Molto conosciuta nell’area occitana della Provincia di Cuneo,la scrittrice per la prima volta sarà presente in valle Susa.
Alle ore 21, sempre presso l’auditorium, avrà luogo il concerto con ballo cantato del gruppo occitano “La Mesquia”. Uno spettacolo di poesia, danza, canto e musica che vuole coniugare le intense emozioni del ballo e dell’ascolto con una radicata identificazione nella cultura tradizionale.Durante tutto il fine settimana per la Fiera Franca, i ristoranti di Oulx in rete, contraddistinti con la bandiera occitana proporranno i piatti della tradizione occitana.

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Le minoranze linguistiche in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 25 luglio 2017

università bocconiEsiste una galassia di parlate in Italia più di quanto non si possa immaginare in un primo momento. Pensiamo alle parlate alloglotte, di tipo germanico, alle minoranze create, albanesi e greche ed ancora al franco-provenziale, all’occitano, al ladino dolomitico e il friulano, alle parlate gallo italiche nel Sud, alle lingue zingare, giudaiche-italiane e più in generale alle lingue di immigrazione recente, al sardo e al catalano. Per questi ultimi due, nello specifico, potremmo addentrarci in altre forme dialettali come quello logudorese con il nuorese ed il barbaricino, che occupa la fascia centrale dell’isola, il campidanese, nel cagliaritano, ed ancora il sassarese ed il gallurese dove si registra una maggiore influenza della parlata toscana da una parte e di quella còrsa dall’altra (gallurese). Questo influsso continentale fu la conseguenza del predominio pisano e genovese tra il secolo XII ed il XIV. Seguì una massiccia immigrazione proveniente dalla Corsica. Nel XIX secolo si cercò, con l’insorgenza di un movimento di tipo regionalistico e nazionalistico, erede del “sadismo”, di dare una impronta unitaria alla parlata della regione. Con il Partito sardo d’azione si pose, man mano, sempre più il problema della tutela linguistica nei suoi programmi autonomisti. E’ appena il caso di ricordare che le varie dominazioni che succedettero nell’isola hanno avuto in comune la volontà d’intralciare in qualche modo il formarsi di un sardo standard unico. D’altra parte lo stesso recente tentativo dell’Amministrazione regionale di far valere il modello sovralocale di lingua scritta, la cosiddetta Limba sarda unificata non ha trovato consensi unanimi. Si ritiene più fattibile la messa punto di piani diversificati per la tutela e la valorizzazione delle diverse lingue locali. Oggi i sardofoni della regione sono circa un milione e seicentomila e ai quali si aggiungono alcune comunità di emigrati nella penisola italiana o all’estero. Il sardo presenta molte caratteristiche fonetiche, morfologiche, sintattiche e lessicali diverse dall’italiano. Le più note sono, tra le tante, la u finale latina e della s nei plurali per cui si dice béllu, bòstru (vostro) ecc. A livello locale, il sardo ha guadagnato molta visibilità nella toponomastica accanto a quella italiana. (Riccardo Alfonso direttore centro studi letterari e sociali della Fidest)

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Il PE chiede un’azione immediata per proteggere le minoranze religiose dall’ISIS

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 febbraio 2016

parlamento europeoI deputati europei, in una risoluzione posta in votazione giovedì, chiedono alla comunità internazionale di intraprendere azioni immediate per combattere il sistematico sterminio di massa delle minoranze religiose perpetrato dal cosiddetto Stato Islamico in Iraq e in Siria (ISIS) o Daesh. Il testo chiude il dibattito del 20 gennaio scorso con il Capo della politica estera UE, Federica Mogherini. I deputati ribadiscono la loro ferma condanna all’ISIS/Daesh e alle sue vergognose violazioni dei diritti umani, che prendono di mira deliberatamente cristiani, yazidi, turkmeni, sciiti, shabak, sabei, Kaka’e e sunniti, che non condividono la loro interpretazione dell’Islam. Hanno inoltre ricordato che, secondo lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale (CPI), queste violazioni equivalgono a “crimini di guerra”, “crimini contro l’umanità” e “genocidio”. La risoluzione, approvata per alzata di mano, chiede all’UE di nominare un Rappresentante speciale permanente per la libertà di religione e di credo e chiede a tutti i Paesi della comunità internazionale di impedire crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidi all’interno dei propri territori. Il testo aggiunge che tutti gli Stati membri dell’UE dovrebbero aggiornare i loro sistemi giuridici e legislativi al fine di impedire che i loro cittadini partano per unirsi all’ISIS/Daesh e ad altre organizzazioni terroristiche. Gli Stati dovrebbero anche assicurare che i loro cittadini che dovessero unirsi alle organizzazioni terroristiche siano sottoposti il prima possibile a procedimenti penali. In Iraq e in Siria l’ISIS sta perpetrando una sistematica e diffusa violenza e viola i diritti umani internazionali e il diritto umanitario dei membri dei gruppi di minoranze, inclusi cristiani e yazidi, turkmeni, sciiti, shabak, sabei, kak’e e sunniti. Secondo le Nazioni Unite, “in alcuni casi, queste violazioni potrebbero costituire crimini di guerra e crimi contro l’umanità”.

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Lotta al terrorismo

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 settembre 2011

Image from: http://www.september11news.com/WTC...

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Oltre 200 milioni di persone appartenenti a minoranze etniche in undici stati di Africa e Asia soffrono per le catastrofiche conseguenze della cosiddetta lotta al terrorismo: sono queste le conclusioni dell’Associazione per i popoli minacciati (APM) in occasione del 10. anniversario dell’attacco terroristico dell’11 settembre al World Trade Center di New York e al Pentagono a Washington. Le nazionalità maggiormente colpite dalla lotta globale a l terrorismo sono i musulmani Uiguri nella Cina nordoccidentale e i musulmani di Pattani nel sud della Thailandia. I governi di entrambi gli stati sfruttano la coalizione contro il terrorismo per rappresentare i loro conflitti interni come un problema di terrorismo internazionale. Con questa falsa rappresentazione Cina e Thailandia si aspettano un sempre maggior sostegno internazionale nella repressione delle proteste contro la politica dei propri governi. In Africa sono soprattutto i Tuareg a soffrire per la crescente militarizzazione del Sahara. Sono sempre di più gli stati che intervengo nell’area sahariana per limitare l’influenza del movimento terroristico “Al Qaida nel Maghreb islamico”. In numerosi altri stati, i cui governi passano per islamici moderati, le persone appartenenti a minoranze etniche soffrono indirettamente le conseguenza della lotta al terrorismo. In questo modo in Pakistan sono aumentate drammaticamente le violazioni dei diritti umani per Beluci, Cristiani e Ahmadiyya. Questi crimini continuano ad essere ignorati dalla comunità internazionale. L’unione Europea e gli Stati Uniti restano a guardare, pur di non mettere a rischio la collaborazione degli stati persecutori nella coalizione anti terrore. Cristiani e Ahmadiyya in Pakistan sono vittime di accuse arbitrarie causate da discutibili sanzioni per presunta blasfemia. Politici e attivisti per i diritti umani cristiani devono temere per la propria vita e non vengono adeguatamente protetti dalle autorità di sicurezza. Nelle regioni in cui vive la minoranza dei Beluci i responsabili della sicurezza pakistani fanno sparire i critici del governo, praticano la tortura e li imprigionano senza processo. In Indonesia, la coalizione antiterrorismo tace sul numero crescente di attacchi alle chiese cristiane e alla comunità religiosa degli Ahmadiyya così come sulle perduranti persecuzioni nella Papua Occidentale, controllata dall’Indonesia. Arresti arbitrari e torture di attivisti di Papua o dissidenti nelle Molucche non vengono affatto criticati dalla comunità internazionale. Ovviamente non si può irritare su queste questioni il governo dello stato musulmano più popoloso al mondo. Anche in Algeria, Marocco e nel Sahara occidentale occupato illegalmente, le violazioni dei diritti umani verso Berberi, Tuareg e Saharawi restano impuniti, in quanto la coalizione contro il terrorismo non sostiene la fine dell’impunità. I governi transitori di Etiopia e Somalia non vengono messi davanti alle proprie responsabilità per crimini di guerra e persecuzioni di singoli gruppi etnici o dissidenti in quanto rappresenterebbero un baluardo contro la penetrazione di Al Qaeda nel Corno d’Africa. Ma questo presunto baluardo è inconsistente, poiché viola le proprie stesse leggi e calpesta sistematicamente i più elementari diritti umani. La coalizione contro il terrorismo perde in questo modo qualunque credibilità, poiché sulle questioni relative ai diritti umani usa due pesi e due misure.

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Birmania: diritti umani

Posted by fidest press agency su sabato, 20 agosto 2011

Lac Inle Birmania

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A quasi cinque mesi dalla costituzione di un governo civile in Birmania la situazione dei diritti umani nel paese del sud est asiatico è addirittura peggiore che durante la precedente dittatura militare. Questo è il bilancio critico che fa l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM), alla vigilia dell’inizio della visita del Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Birmania, Tomas Quintana, nello stato asiatico multietnico. I circa 2.000 prigionieri politici non sono ancora stati rilasciati e nelle regioni abitate da minoranze etniche più di 30.000 civili sono stati costretti a fuggire in seguito alle nuove offensive militari da parte dell’esercito. Le espropriazioni arbitrarie e violente dei terreni, gli stupri e il lavoro forzato fanno purtroppo ancora parte della vita quotidiana delle minoranze etniche in Birmania. Lo stupro è sistematicamente utilizzato dall’esercito come arma di guerra nelle aree abitate dalle minoranze e dalle altre nazionalità. Almeno 32 donne e ragazze del popolo Kachin sono state violentate dai soldati tra il 9 e il 26 giugno luglio 2011 nello stato Kachin. 13 vittime sono morte durante la violenza o uccise perché dovevano assistere agli stupri. Gli autori delle violenze provengono da cinque battaglioni differenti dell’esercito birmano. Nel villaggio di Bung Dum tre famiglie non sono riuscite a fuggire prima dell’arrivo dei militari. Sei ragazze e donne sono state violentate in gruppo dai militari, e sette bambini sono stati uccisi. Nell’insediamento di Je Sawn è stata uccisa una bambina di sette anni: subito dopo è stata violentata e uccisa la nonna. Una dodicenne è stata violentata di fronte a sua madre; quando questa ha cercato di proteggere sua figlia, è stata malmenata. Negli Stati federati Kachin e Shan almeno 31.700 abitanti di villaggi sono dovuti fuggire in seguito agli attacchi da parte dell’esercito. Nello Stato Shan l’APM ha potuto documentare numerosi saccheggi, arresti arbitrari, torture e casi di lavoro forzato. Abbiamo potuto registrare più di 50 attacchi massicci da parte dei soldati contro la popolazione civile nello Stato Shan solamente a partire dall’insediamento del nuovo governo avvenuto a metà aprile 2011. In questo periodo il governo aveva promesso di migliorare la situazione dei diritti umani, ma ora ha dimostrato le sue vere intenzioni: la nuova leadership in Birmania non è interessata a un cambiamento democratico, ma ad una escalation della guerra civile e della pulizia etnica. Secondo l’APM, i militari hanno ancora il pieno potere nello stato multietnico. Nel nuovo governo siedono infatti molti ex ufficiali dell’esercito. Hanno sostituito con delle elezioni farsa, una dittatura militare che ha governato per più di 20 anni.

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Immagine delle minoranze sui media

Posted by fidest press agency su martedì, 19 luglio 2011

Roma 19 luglio 2011, alle ore 11, presso l’Aula Mauro Wolf, in via Salaria 113 monitoraggio della rappresentazione delle minoranze sui mezzi di informazione italiani nel corso della tavola rotonda in programma. Il Progetto MInorities STERotypes on MEDIA, nato dalla collaborazione tra il Centro d’Ascolto dell’Informazione Radiotelevisiva e il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza, e con il supporto di Open Society Foundations è lieto di presentare i primi risultati. Le categorie prese in considerazione nelle attività di ricerca includono le minoranze nazionali, culturali, religiose, i gruppi con diversi orientamenti sessuali e alcune delle figure tipicamente considerate devianti (detenuti, tossicodipendenti, etc.), spesso oggetto di discriminazione sociale. Durante le attività di ricerca sono stati monitorati 24 ore su 24 tutti i notiziari e le trasmissioni di attualità e approfondimento in programmazione sui canali televisivi e radiofonici nazionali. Sono stati selezionati e analizzati 1940 casi, 304 televisivi (284 servizi TG e 20 programmi) e 1636 radiofonici (1404 servizi di GR e 232 trasmissioni radio) nel periodo dal luglio al dicembre 2010. Oltre alla partecipazione dei Direttori scientifici del progetto, Mario Morcellini, Direttore del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale, e Gianni Betto, Direttore del Centro d’Ascolto dell’Informazione Radiotelevisiva, saranno presenti: Emma Bonino, Vicepresidente del Senato, Francesca Danese, Presidente del Centro di Servizi per il Volontariato della Regione Lazio; Carmelo Lombardo, Docente del Dipartimento di
Comunicazione e Ricerca Sociale; Luigi Manconi, Presidente di “A Buon Diritto”; Lella Mazzoli, Direttore del Dipartimento di Scienze della Comunicazione dell’Università di Urbino Carlo Bo; Roberto Natale, Presidente Federazione Stampa Italiana; Marco Pannella, Partito Radicale e Jean Léonard Touadi, Deputato PD.

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Europe in Budapest

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 maggio 2011

Roma 19 maggio 2011, 16.45 – 18.00, Sala Natali, via IV Novembre 149, “A Guide to its many cultures”. Il libro, pubblicato in occasione della Presidenza Ungherese dell’UE, si propone come guida alternativa alla città di Budapest, presentandola attraverso le testimonianze tangibili che le culture delle varie nazioni europee vi hanno lasciato nel corso dei secoli. La capitale ungherese, infatti, è stata plasmata, tra le altre, dalla presenza straniera: tedesca e austriaca, ma anche turca e russa, o ancora quella delle nazioni confinanti come slovacchi, serbi, romeni, croati, e delle minoranze autoctone, come i rom, e naturalmente dalla più grande comunità ebraica dell’Europa Centrale. Hanno lasciato traccia anche i popoli dell’Europa Occidentale e del Mediterraneo. Non mancano i legami storici con l’Italia, come è testimoniato dalle statue che raffigurano Italiani che hanno avuto un ruolo importante nella vita dell’Ungheria: da San Giovanni da Capestrano a Marco d’Aviano, Giuseppe Garibaldi o Giorgio Perlasca. Intervengono: Clara Albani, Direttrice, Ufficio d’Informazione in Italia del Parlamento europeo Gergely Pröhle, Sottosegretario, Ministero degli Affari Esteri Ungherese, responsabile per i rapporti bilaterali con i Paesi dell’Europa e per la promozione culturale

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Il Diritto delle Minoranze nella Nuova Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 maggio 2011

Roma 13 Maggio 2011 alle ore 15.30 Salone delle Conferenze della SIOI I principi del Trattato di Lisbona ed i loro riflessi sul modello dell¹autonomia Altoatesina Ed. Rubbettino 2010. Presentazione del libro da parte di Cons. Marco Di Ruzza DG per la Mondializzazione e le Questioni Globali Ministero degli Affari Esteri, del Dr. Francesco Sordini DG per l¹Unione Europea Ministero degli Affari Esteri e del Dr. Lorenzo Trapassi DG per le Risorse e l¹Innovazione Ministero degli Affari Esteri

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Il Diritto delle Minoranze

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 maggio 2011

Roma 13 Maggio 2011 alle ore 15.30 Palazzetto di Venezia Piazza San Marco 51 Salone delle Conferenze della SIOI presentazione del libro “Il diritto delle minoranze nella Nuova Europa I principi del Trattato di Lisbona ed i loro riflessi sul modello dell¹autonomia Altoatesina”
Ed. Rubbettino 2010 A cura di Cons. Marco Di Ruzza DG per la Mondializzazione e le Questioni Globali Ministero degli Affari Esteri Dr. Francesco Sordini DG per l¹Unione Europea
Ministero degli Affari Esteri Dr. Lorenzo Trapassi DG per le Risorse e l¹Innovazione
Ministero degli Affari Esteri

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Alemanno: in ricordo di Tullia Zevi

Posted by fidest press agency su domenica, 23 gennaio 2011

«Voglio esprimere a nome di tutta la città il cordoglio per la morte di Tullia Zevi, una figura di alto livello culturale. A Roma ha guidato dal 1983 al 1998 l’Unione delle Comunità ebraiche italiane con vitale partecipazione, con saggezza, con coraggio e con il suo senso profondo della memoria. Una donna in prima linea per la difesa non solo dell’ebraismo italiano ma di tutte le minoranze. A tutta la famiglia rivolgo le più sentite condoglianze». Lo dichiara il sindaco di Roma Gianni Alemanno.

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Solidarietà per le minoranze etniche del Kosovo

Posted by fidest press agency su martedì, 11 gennaio 2011

CasaPound Italia, l’Uomo libero onlus e la comunità giovanile di Busto Arsizio in campo per le minoranze etniche del Kosovo. Si è conclusa con l’impegno a fornire entro maggio 2011 due generatori di corrente elettrica, uno scuolabus, un’automobile per il trasporto dei dializzati, vario materiale didattico e medico, un proiettore e del materiale sportivo la prima missione congiunta delle tre associazioni nella ex Jugoslavia, sulla quale oggi alle 14 andrà in onda uno speciale di Rbn, la web radio di CasaPound Italia (www.radiobandieranera.org).
La missione, nata nell’ambito del progetto ‘’Accendiamo la speranza’’, portato avanti in collaborazione con il ministero per Kosovo e Metohija (Belgrado) e l’Ambasciata Serba in Italia, intende offrire un aiuto concreto alle minoranze non albanesi che, dalla fine della guerra, vivono in uno stato di insicurezza costante: da un lato vittime di forti tensioni sociali di stampo etnico che sfociano quasi quotidianamente in atti di violenza, soprusi e ingiustizie, dall’altro ostaggio dell’ente albanese che gestisce la rete elettrica del paese. E proprio la questione della distribuzione dell’energia è cruciale: negli ultimi inverni case, scuole, ospedali di molte enclavi serbe hanno dovuto farne a meno anche per settimane, con le conseguenze facilmente immaginabili in termini di sicurezza e qualità della vita. E’ il caso ad esempio delle due strutture a cui sono destinati i generatori, la scuola di Osojane e l’ospedale di Silovo, l’unico ospedale serbo in tutto il sud-est del Kosovo, che serve 35.000 utenti tra mille difficoltà: rendere autosufficienti dal punto di vista energetico queste due strutture significa garantire il pieno esercizio dei diritti umani delle minoranze etniche, e in particolar modo di quelli relativi alla salute e all’educazione.
Un aiuto piccolo, ma concreto, che non esaurisce però la portata della missione, che intende anche accendere una luce su una tragedia di cui si parla molto poco e far conoscere le incredibili vessazioni che sta subendo la minoranza serba in uno Stato “nuovo”, non ancora riconosciuto da molte nazioni. Sottolinea il presidente di CasaPound Italia Gianluca Iannone: ‘’Ivo Andric, scrittore jugoslavo Nobel per la letteratura nel 1961, diceva: ‘E’ grave se qualcuno soffre, ma è ancor più grave se qualcuno soffre e nessuno se ne accorge’. Ecco, questo popolo fiero che lentamente, giorno dopo giorno, sta morendo con la sua terra, lo sta facendo di nascosto. Per questo in tutta Italia è nostro compito diffondere la vera storia della minoranza del Kosovo e fare il possibile per aiutarla, raccogliendo i fondi necessari ad acquistare il materiale promesso’’.

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Onu: repressione minoranze in Iran

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 settembre 2010

L’Assemblea Spirituale nazionale dei baha’i d’Italia ha appreso che una commissione ONU di esperti ha espresso la propria preoccupazione per la continua repressione delle minoranze etniche e religiose, fra le quali sono compresi anche i membri della Fede baha’i, in Iran.
Nelle sue conclusioni sui baha’i e altre gruppi minoritari, il CERD ha raccomandato all’Iran di «svolgere uno studio di alcuni membri di tutte queste comunità che permetta allo Stato di identificarne le particolari necessità e di formulare piani di azione, programmi e politiche pubbliche efficaci per combattere la discriminazione razziale e gli svantaggi in tutti i campi della vita pubblica per queste comunità». La raccomandazione è successiva a una serie di scambi il 4-5 agosto con una delegazione iraniana che si è presentata al Comitato per difendere la situazione dei diritti umani nel paese.
Non è la prima volta che il Comitato parla del trattamento subito dai baha’i in Iran. Nel 2003 in analoghe osservazioni conclusive, il Comitato ha riportato con preoccupazione «le notizie di discriminazioni a danno di alcune minoranze, che sono private di alcuni diritti… su basi tanto etniche quanto religiose».

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Cina e difesa legale minoranze

Posted by fidest press agency su sabato, 24 luglio 2010

Il Ministero della giustizia cinese ha tolto l’abilitazione alla professione ad almeno sei avvocati di Pechino che si erano dichiarati disponibili a difendere esponenti tibetani, uiguri o seguaci di Falun Gong attualmente in carcere. In seguito all’annuale rinnovo dell’abilitazione alla professione, a luglio 2010 le autorità cinesi hanno negato il rinnovo a un numero finora imprecisato di avvocati impegnati in cause riguardanti i diritti umani negando in tal modo l’assistenza legale a Tibetani, Uiguri e seguaci del Falun Gong. Tra gli avvocati colpiti dal provvedimento c’è l’avvocato Jiang Tianyong del rinomato studio “Globe Law” di Pechino. Questa è la seconda volta che l’avvocato si vede negare il rinnovo dell’abilitazione ma nonostante le intimidazioni subite in passato, Jian Tianyong aveva assunto la difesa di manifestanti tibetani e seguaci di Falun Gong incarcerati. Durante un’udienza del Congresso statunitense Jiang Tianyong aveva inoltre criticato pubblicamente la situazione giuridica nella Repubblica Popolare cinese. Altri avvocati colipti dal mancato rinnovo sono Wen Haibo dello studio “Shunhe Law Firm”, Yang Huiwen di “Anhui Law Firm”, Zhang Lihui dello stuio “G&G” e gli avvocati Li Jinsong e Tong Chaoping. Durante le udienze per il rinnovo dell’abilitazione gli avvocati Li Heping, Li Jinglin e Li Xiongbing sono stati pesantemente intimiditi, messi sotto pressione e invitati a “non accettare casi politicamente sensibili né a rilasciare interviste a giornalisti”. Ogni anno a maggio gli avvocati cinesi devono rendere conto del lavoro da loro svolto durante l’anno trascorso. Le loro relazioni vengono controllate dalle associazioni di avvocati nominate dallo stato e dal Ministero della giustizia cinese. Dal 2008 ad oggi il Ministero della giustizia ha emesso tre diverse disposizioni per il controllo dell’affidabilità politica degli avvocati che di fatto rendono impossibile un’assistenza legale seria per gli imputati.

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Tutelare i cristiani e le minoranze dalle violenze

Posted by fidest press agency su sabato, 23 gennaio 2010

Il Parlamento europeo condanna vivamente tutte le forme di violenza, discriminazione e intolleranza, basate sulla religione e sul credo, contro le persone religiose, gli apostati e i non credenti. In relazione ai recenti attacchi, chiede quindi alle autorità egiziane e malesi di garantire la sicurezza dei cristiani e delle altre minoranze religiose presenti sul loro territorio, nonché di adottare le misure necessarie per proteggere le chiese e i luoghi di culto.  Il Parlamento ha adottato una risoluzione sostenuta da tutti i gruppi politici che sottolinea anzitutto come il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione sia “un diritto umano fondamentale garantito dagli strumenti giuridici internazionali”. Condanna quindi vivamente “tutte le forme di violenza, discriminazione e intolleranza, basate sulla religione e sul credo, contro le persone religiose, gli apostati e i non credenti”.   Osservando che anche l’Europa “non è esente” da casi di violazione di questa libertà e conosce crimini individuali di questa natura, il Parlamento chiede al Consiglio, alla Commissione e all’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza di prestare particolare attenzione alla situazione delle minoranze religiose, comprese le comunità cristiane nel quadro delle relazioni e della cooperazione dell’UE con i paesi interessati.  Appoggia anche tutte le iniziative volte a promuovere il dialogo e il rispetto reciproco tra comunità, invitando tutte le autorità religiose “a promuovere la tolleranza e ad adottare iniziative contro l’odio e contro la radicalizzazione violenta ed estremista”.

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Bosnia: riforma della legge elettorale

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 dicembre 2009

Grazie ai rappresentanti delle minoranze ebraica e rom, Jakob Finci e Dervo Sejdic,la Corte Europea per i Diritti Umani a Strasburgo ha ordinato una riforma della legge elettorale in Bosnia. Il verdetto costituisce un primo passo verso l’abolizione del sistema di apartheid deciso con gli accordi di Dayton nel 1995. Dopo la persecuzione e il genocidio commesso contro la popolazione musulmana bosniaca, gli Stati Uniti e la comunità europea non solo non hanno insistito per rendere possibile il ritorno a casa di oltre due milioni di profughi, ma hanno coscientemente lavorato per la divisione della Bosnia Erzegovina e la creazione di due stati separati più o meno sovrani. Contemporaneamente è stato impedito alle minoranze etniche minori quali ad esempio gli Ebrei, i Rom e altri di potersi candidare per il parlamento o per la Presidenza. Inoltre, per i pochi profughi non-serbi tornati alle proprie case nella cosiddetta Republika Srpska non è possibile votare propri candidati per il parlamento nazionale, come non lo è per la popolazione serba residente nella Federazione bosniaco-croata. I continui attacchi e rivendicazioni rivolti alla Bosnia Erzegovina da parte della comunità internazionale sono fuori luogo considerato che è stata proprio la comunità internazionale a volere e approvare l’apartheid etnica e la divisione del paese. L’APM chiede quindi la completa eliminazione del sistema di apartheid in Bosnia: gli appartenenti a tutte le comunità etniche e religiose del paese devono avere il diritto di potersi candidare per tutte le cariche dello stato; l’Unione Europea e gli Stati Uniti devono imporre e ottenere la possibilità di ritorno a casa per tutti i profughi, anche contro la volontà delle due repubbliche, e devono ottenere la garanzia di libertà e eguali diritti per tutti i cittadini in ogni parte del paese sostituire la divisione di fatto in due repubbliche con un reale ordinamento federale.

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Risorse alle minoranze italiane in Slovenia e Croazia

Posted by fidest press agency su sabato, 19 dicembre 2009

“Il Governo si è impegnato a rinnovare il proprio sostegno ed attenzione alle minoranze italiane in Croazia e Slovenia, accogliendo l’ordine del giorno alla legge finanziaria presentato da me, dal collega del Pd Alessandro Maran, nonché dal relatore alla stessa legge, Massimo Corsaro”. Lo ha dichiarato Aldo Di Biagio, Responsabile Italiani nel Mondo del PdL. “Un segnale forte di attenzione – ha evidenziato – che mira a superare l’inesattezza tecnica emersa in sede referente in Commissione Bilancio, che ha condotto all’omissione dell’assegnazione di fondi a sostegno degli Interventi a favore della minoranza italiana in Slovenia e in Croazia, nell’ambito degli interventi di rifinanziamento previsti invece a favore delle comunità degli Esuli di Istria, Dalmazia e Fiume”. “L’impegno bipartisan che sottende tale ordine del giorno – ha sottolineato Di Biagio – ha l’ambizione di evidenziare che il sostegno alle nostre comunità storicamente radicate si colloca ben oltre gli schieramenti e le posizioni politiche ed è ben lontano da qualsivoglia appropriazione partitica o ideologica che rischierebbe di svilirne la reale portata”. “La nostra si deve configurare come una battaglia a tutela dei diritti e delle libertà fondamentali delle nostre minoranze – ha concluso – nei cui confronti l’attenzione del Paese deve essere sempre alta e deve mirare con adeguate risorse – oltre che al sostegno delle comunità degli esuli in Istria Fiume e Dalmazia – anche alla promozione della presenza e dell’identità culturale, linguistica, sociale ed economica della minoranza italiana in Slovenia e Croazia”.

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Luxuria al Calatiafestival

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 dicembre 2009

Maddalon 9 dicembre alle ore 20.30, presso la sala Gebbia della Biblioteca Comunale si terrà il quinto appuntamento in programma per la sezione Editoria CalatiaFestival, giunto quest’anno alla settima edizione. Ospite de I Teatrando e del direttore artistico Emanuele Esentato sarà Vladimir Luxuria, la transgender più famosa d’Italia. Artista ed ex parlamentare, nata a Foggia nel 1965 come Vladimiro Guadagno, Luxuria presenterà “Le favole non dette”, edito da Bompiani. Dopo esser stata per anni la regina indiscussa del Muccassassina, storico locale gay romano, – a cui ha sempre affiancato una grande partecipazione alla battaglia in favore dei diritti civili di tutte le minoranze – il suo impegno politico la porta ad essere eletta nel 2006 alla Camera dei Deputati. I suoi sette racconti sono la rivisitazione in chiave moderna di celebri favole, narrate con un taglio di una delicatezza e di una sensibilità estrema. Il maggior pregio di questi scritti è senza dubbio l’aver creato una perfetta sinergia tra personaggi e la natura e le cose che li circondano. Tra magia e sogno, pregiudizio, amore e indifferenza, Vladimir Luxuria dedica queste favole agli uomini e alle donne di oggi, al mistero dell’animo umano, a quello che non si dice ma che riempie di bellezza le nostre vite.

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Processo di allargamento dell’UE

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 ottobre 2009

Nel 2009 ricorre il 20° anniversario della caduta del muro di Berlino e il 5° anniversario dell’allargamento dell’UE all’Europa centrale e orientale. La prospettiva di aderire all’UE costituisce tuttora un forte incentivo ad attuare le riforme politiche ed economiche e consolida la pace e la stabilità. È nell’interesse strategico dell’Unione che questo processo non perda mordente, nel rispetto dei principi e delle condizioni convenuti.  L’attuale processo di allargamento dell’UE si svolge nell’ambito di una recessione grave e generalizzata, che ha colpito sia l’Unione sia i Paesi interessati dall’allargamento. Le vertenze bilaterali non devono ostacolare il processo di adesione e devono essere risolte dalle parti interessate. L’ex Repubblica iugoslava di Macedonia ha compiuto notevoli progressi e ha ampiamente realizzato le priorità fondamentali del partenariato di adesione. Ritenendo che il Paese soddisfi in misura sufficiente i criteri politici stabiliti dal Consiglio europeo di Copenaghen del 1993 e nell’ambito del processo di stabilizzazione e di associazione, la Commissione ha pertanto deciso di raccomandare l’apertura di negoziati di adesione. L’esenzione dall’obbligo di visto per i cittadini dell’ex Repubblica iugoslava di Macedonia, del Montenegro e della Serbia, che entrerà in vigore all’inizio del 2010, porterà loro vantaggi tangibili. Entro la metà del 2010 la Commissione presenterà proposte per l’Albania e per la Bosnia-Erzegovina, purché questi Paesi rispettino le condizioni stabilite. Riguardo alla Turchia, il commissario Rehn ha inoltre dichiarato: “La Turchia ha rinnovato il suo impegno a favore delle riforme politiche. I progressi dei suoi negoziati di adesione dipendono da questo impegno, specie per quanto riguarda il consolidamento delle libertà fondamentali e dello Stato di diritto.” La Croazia ha registrato buoni progressi in termini di conformità con i parametri stabiliti nei negoziati di adesione e i negoziati sono formalmente ripresi dopo l’accordo politico tra Slovenia e Croazia sulla gestione della questione frontaliera. La Croazia deve portare avanti il programma di riforme, in particolare per quanto riguarda il riordino del sistema giudiziario e della pubblica amministrazione, la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata e i diritti delle minoranze. Se la Croazia soddisferà in tempo tutti i parametri restanti, i negoziati di adesione potrebbero concludersi l’anno prossimo. Il Montenegro ha chiesto di aderire all’UE nel dicembre 2008 e la Commissione sta preparando un parere, come richiesto dal Consiglio. Le elezioni politiche hanno rispettato quasi tutti gli standard internazionali. Il rafforzamento della capacità amministrativa e il consolidamento dello Stato di diritto rimangono obiettivi prioritari. L’Albania ha chiesto di aderire all’UE in aprile. La Commissione è pronta ad elaborare il suo parere non appena il Consiglio glielo chiederà. Le elezioni politiche hanno rispettato la maggior parte degli standard internazionali. Il consolidamento dello Stato di diritto e il buon funzionamento delle istituzioni statali rimangono obiettivi prioritari. La Bosnia-Erzegovina deve urgentemente accelerare le riforme fondamentali. Per il futuro europeo del Paese è necessario che i dirigenti adottino una strategia condivisa sulla direzione globale del Paese e manifestino la volontà politica di rispettare i requisiti per l’integrazione europea e le condizioni stabilite per la chiusura dell’Ufficio dell’Alto Rappresentante ONU.  La Serbia ha dimostrato il suo impegno ad avvicinarsi all’UE documentando le misure che ha adottato per attuare le disposizioni dell’accordo interinale con l’UE e intraprendendo riforme fondamentali. Vista la costante cooperazione con il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia, la Commissione ritiene che l’accordo interinale debba ora essere applicato dall’UE. La Serbia deve dimostrare un atteggiamento più costruttivo sulle questioni inerenti al Kosovo. La stabilità in Kosovo è stata mantenuta, ma rimane fragile. La missione UE per lo Stato di diritto EULEX è stata estesa a tutto il Paese ed è pienamente operativa. Il Kosovo deve tuttavia affrontare notevoli sfide, anche per quanto riguarda la garanzia dello Stato di diritto, la lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata, il rafforzamento della capacità amministrativa e la protezione dei serbi e delle altre minoranze.

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60esimo anniversario della Repubblica Popolare Cinese

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 ottobre 2009

In occasione del 60esimo anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) commenta criticamente: “In Tibet e nello Xinjiang/Turkestan orientale sembra di vivere su una bomba ad orologeria”. La situazione nelle due province è tale per cui in ogni momento potrebbero scoppiare gravi scontri tra la popolazione locale e la popolazione cinese immigrata. La Cina ha un urgente bisogno di una nuova politica per le minoranze etniche che affronti la questione da nuovi punti di vista e possa quindi prevenire l’esplosione di violenze. Purtroppo però Pechino finora si è sempre rifiutata di condurre un dialogo serio e sincero sia con i Tibetati sia con gli Uiguri. Nei confronti dei Tibetani, degli Uiguri e dei Mongoli la leadership cinese punta tuttora su una politica di colonizzazione e di esercizio della forza. Invece di cercare soluzioni pacifiche con le tre grandi minoranze del paese, Pechino persegue l’obiettivo di rendere Tibetani, Uiguri e Mongoli minoranze nel proprio territorio nonostante le tre regioni insieme costituiscano quasi la metà del territorio cinese complessivo e siano importanti produttori di materie prime per l’economia cinese. Anche le minoranze religiose in Cina hanno pochi motivi per festeggiare l’anniversario della Repubblica visto che anche in questo caso Pechino continua a voler esercitare il completo controllo sul credo delle persone. Le comunità religiose che non sono disposte a sottomettersi alle direttive del Partito Comunista Cinese vengono perseguitate e sciolte. Le libertà di credo fissate nella costituzione cinese vengono di fatto negate ai credenti delle chiese protestanti, alle frange di chiesa cattolica non riconosciuta ufficialmente, agli Imam musulmani, ai monaci buddisti e ai seguaci del movimento Falun Gong. Le facciate brillanti dei nuovi grattacieli e il boom economico non possono tuttavia nascondere il fatto che la Cina è ancora lontana dall’essere uno stato di diritto e democratico. La brutalità con cui la leadership cinese reagisce contro qualsiasi manifestazione di democraticità e la serrata censura di internet dimostrano quanto le libertà civili siano ancora disattese e represse nel paese.Chi festeggia l’anniversario cinese dovrebbe pensare anche ai ca. 40 milioni di persone che dalla fondazione della Repubblica cinese ad oggi sono state vittime dei crimini contro l’umanità commessi dal regime, e che fino ad oggi non hanno conosciuto giustizia. Pechino calpesta i diritti umani non solo in casa propria ma anche a livello internazionale.Con l’intento di garantirsi importanti forniture di materie prime per la propria economia, la Cina commette gravi violazioni dei diritti umani e finanzia guerre civili in Birmania, Sri Lanka, Sudan, Etiopia, Nigeria, Congo e Angola. La Cina considera se stessa una potenza mondiale ed esercita il suo potere in totale disattenzione per il diritto internazionale e per le responsabilità che tale posizione internazionale comporterebbe. Anche la reazione della leadership cinese alla crisi finanziaria mondiale e al dibattito internazionale sul clima non cambia il quadro complessivo, visto che anche in questi campi la Cina persegue unicamente i propri interessi.

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