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Posts Tagged ‘minoranze’

60esimo anniversario della Repubblica Popolare Cinese

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 ottobre 2009

In occasione del 60esimo anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) commenta criticamente: “In Tibet e nello Xinjiang/Turkestan orientale sembra di vivere su una bomba ad orologeria”. La situazione nelle due province è tale per cui in ogni momento potrebbero scoppiare gravi scontri tra la popolazione locale e la popolazione cinese immigrata. La Cina ha un urgente bisogno di una nuova politica per le minoranze etniche che affronti la questione da nuovi punti di vista e possa quindi prevenire l’esplosione di violenze. Purtroppo però Pechino finora si è sempre rifiutata di condurre un dialogo serio e sincero sia con i Tibetati sia con gli Uiguri. Nei confronti dei Tibetani, degli Uiguri e dei Mongoli la leadership cinese punta tuttora su una politica di colonizzazione e di esercizio della forza. Invece di cercare soluzioni pacifiche con le tre grandi minoranze del paese, Pechino persegue l’obiettivo di rendere Tibetani, Uiguri e Mongoli minoranze nel proprio territorio nonostante le tre regioni insieme costituiscano quasi la metà del territorio cinese complessivo e siano importanti produttori di materie prime per l’economia cinese. Anche le minoranze religiose in Cina hanno pochi motivi per festeggiare l’anniversario della Repubblica visto che anche in questo caso Pechino continua a voler esercitare il completo controllo sul credo delle persone. Le comunità religiose che non sono disposte a sottomettersi alle direttive del Partito Comunista Cinese vengono perseguitate e sciolte. Le libertà di credo fissate nella costituzione cinese vengono di fatto negate ai credenti delle chiese protestanti, alle frange di chiesa cattolica non riconosciuta ufficialmente, agli Imam musulmani, ai monaci buddisti e ai seguaci del movimento Falun Gong. Le facciate brillanti dei nuovi grattacieli e il boom economico non possono tuttavia nascondere il fatto che la Cina è ancora lontana dall’essere uno stato di diritto e democratico. La brutalità con cui la leadership cinese reagisce contro qualsiasi manifestazione di democraticità e la serrata censura di internet dimostrano quanto le libertà civili siano ancora disattese e represse nel paese.Chi festeggia l’anniversario cinese dovrebbe pensare anche ai ca. 40 milioni di persone che dalla fondazione della Repubblica cinese ad oggi sono state vittime dei crimini contro l’umanità commessi dal regime, e che fino ad oggi non hanno conosciuto giustizia. Pechino calpesta i diritti umani non solo in casa propria ma anche a livello internazionale.Con l’intento di garantirsi importanti forniture di materie prime per la propria economia, la Cina commette gravi violazioni dei diritti umani e finanzia guerre civili in Birmania, Sri Lanka, Sudan, Etiopia, Nigeria, Congo e Angola. La Cina considera se stessa una potenza mondiale ed esercita il suo potere in totale disattenzione per il diritto internazionale e per le responsabilità che tale posizione internazionale comporterebbe. Anche la reazione della leadership cinese alla crisi finanziaria mondiale e al dibattito internazionale sul clima non cambia il quadro complessivo, visto che anche in questi campi la Cina persegue unicamente i propri interessi.

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Libertà di culto delle minoranze religiose

Posted by fidest press agency su sabato, 5 settembre 2009

Roma 6 Settembre 2009, ore 19.00 Via Nino Bixio 12 Presso Asso. Dhuumcatu Le polemiche scaturite nei confronti dei lavoratori islamici, coincidenti con l’inizio del periodo di Ramadan dimostrano che, nonostante l’Italia sia uno stato laico che prevede la libertà di culto, non vengono di fatto riconosciuti i diritti dei lavoratori islamici e delle altre minoranze religiose.  Per questo l’Associazione Dhuumcatu, invita all’if tar, il tradizionale pasto (naturalmente gratuito) del tramonto per i fedeli musulmani durante il Ramadan.

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Elezioni europee e candidati

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 Mag 2009

Lettera aperta a un candidato: Marco Cappato della lista Pannella/Bonino. Ho ricevuto qualche giorno fa la sua lettera (per posta) per la sua candidatura alle europee. Qualche giorno prima Franceschini aveva mandato una lettera indirizzata a mia suocera morta due anni fa. Due invii diversi che mi hanno fatto riflettere. Il suo messaggio “niente promesse” ha fatto ridacchiare mio figlio (ventisettenne) e che vi ha aggiunto: almeno è sincero. . In precedenza ho seguito il dibattito che vi è stato presso la rappresentanza romana della commissione europea sostenuto dalla Francescato sull’Europa e ho tratto l’impressione che abbiamo un parlamento europeo “ingessato” ovvero incapace d’uscire dal tunnel dei veti incrociati e degli attendismi e compromessi della commissione e del consiglio e non credo che si possa fare molto negli anni a venire anche perchè come mi diceva una senatrice radicale giorni fa, gli italiani, e mi riferisco soprattutto al voto politico nazionale, sono strani: si lamentano, protestano, si arrabbiano con gli uomini che rappresentano i partiti oggi al governo e con quelli dell’opposizione (alias pd e udc), ma non riescono ad essere coerenti con i loro umori nel chiuso dell’urna. Alla fine mi sono chiesto se vale la pena andare a votare. Poi è venuto lei  con il suo sorriso con il suo sguardo intenso e ho cominciato a riconsiderare la mia decisione. Non voglio farle la campagna in fovore nè per il suo partito nè per la persona ma chiedermi se non valga la pena  riaprire la “linea di credito” con il voto degli italiani e domandarmi e domandarle se abbiamo fatto abbastanza per sceglierci gli uomini e le donne giuste. Non rispolvero il concetto oramai desueto del “popolo sovrano” che considero una solenne bufala ma la mia convinzione è che manca un po’ a tutti noi la capacità di conservare la memoria sui fatti e le persone di questi ultimi anni e di capire che la democrazia e la libertà sono solo delle parole se non riusciamo a renderci conto che esiste uan fondamentale differenza tra il dire e il fare. Io che sono stato un ghost writer so forse meglio di molti altri come si compone un “discorso politico” e l’insistenza avuta da coloro che mi hanno commissionato il “pezzo” nel ritenere importante includere nel testo le parole “magiche” di democrazia, di libertà e di giustizia.. E’ un tag che non si esclude nemmeno nei lanci on-line d’agenzia. A questo punto votare non deve essere solo un atto dovuto ma un atto di conoscenza e di valutazione obiettiva dei fatti e di quegli uomini ai quali affidiamo la speranza-attesa di un futuro migliore. Alla fine potrei concludere con quanti mi scrivono e protestano con una risposta cinica ma realistica: chi è causa del suo mal pianga se stesso, ma solo che a piangere siamo un pò tutti poichè è triste dover rilevare che per sostenere questi valori ci debbano pensare solo le minoranze. Potrebbe diventare un errore fatale e la storia insegna. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Iran: in carcere 7 dirigenti Baha’i

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 Mag 2009

Da esattamente un anno il gruppo dirigente della comunità religiosa dei Baha’i dell’Iran si trova detenuto nel famigerato carcere di Evin senza quasi contatti con il mondo esterno. L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) accusa il governo di Teheran di rallentare volutamente il caso nell’attesa che l’attenzione pubblica internazionale si dimentichi delle due donne e dei cinque uomini detenuti. Il 14 maggio 2008 le forze di sicurezza iraniane hanno arrestato sei membri della dirigenza Baha’i, mentre una delle due donne era già stata arrestata il 5 maggio 2008. La donna è assistita legalmente dal Premio Nobel Shirin Ebadi, a cui però non è concesso prendere contatto con la propria assistita, né visionare gli atti del caso. Da metà febbraio 2009 l’agenzia di stampa iraniana ISNA assicura ripetutamente l’imminente inizio del processo, di fatto però non si conosce la data precisa. I detenuti sono accusati di spionaggio per Israele, offesa dell’Islam e propaganda contro la Repubblica Islamica. Nel peggiore dei casi essi potrebbero essere condannati alla pena di morte. L’APM definisce le accuse come assurde e del tutto inventate, e si è rivolta per iscritto al supremo leader politico e religioso dell’Iran, l’ayatollah Sayed Ali Khamenei, al presidente Mahmud Ahmadinejad e alla massima autorità giudiziaria l’Ayatollah Mahmoud Hashemi-Shahroudi chiedendo loro di liberare i sette detenuti, i quali da anni, e mettendone a conoscenza il governo iraniano, si occupano unicamente della gestione dei circa 300.000 membri della comunità Baha’i iraniana. L’APM critica duramente la detenzione di Mahvash Sabet, Fariba Kamalabadi, Jamaloddin Khanjani, Afif Naeimi, Saeid Rezaie, Behrouz Tavakkoli e di Vahid Tizfahm, definendola un triste apice della persecuzione e discriminazione della comunità religiosa dei Baha’i in Iran. I circa 300.000 Baha’i costituiscono la maggiore minoranza religiosa dell’Iran. Essi sono considerati degli apostati che hanno smarrito la fede islamica e per questo subiscono pesanti discriminazioni. A partire dall’inizio del governo di Ahmadinejad nel 2005 i Baha’i vengono sistematicamente esclusi, denunciati e sorvegliati, e subiscono spesso arresti arbitrari. La religione dei Baha’i si è sviluppata nel 19. secolo dal fondatore Baha’ullah a partire dall’Islam sciita e conta oggi 7,7 milioni di fedeli in tutto il mondo.

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