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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘minori’

Tratta e sfruttamento bambini e donne

Posted by fidest press agency su martedì, 31 luglio 2018

Si stima che quasi 10 milioni di bambini e adolescenti, nel mondo, solo nel 2016 siano stati costretti in stato di schiavitù, venduti e sfruttati principalmente a fini sessuali e lavorativi. Un numero che corrisponde al 25% del totale delle persone in questa condizione, oltre 40 milioni, di cui più di 7 su 10 sono donne e ragazze. Circa 1 milione, secondo le stesse stime, i minori vittime di sfruttamento sessuale nel 2016, mentre in cinque anni – tra il 2012 e il 2016 – 152 milioni di bambini e ragazzi tra i 5 e i 17 anni sarebbero stati coinvolti in varie forme di lavoro minorile, di cui oltre la metà in attività particolarmente pericolose per la loro stessa salute.
Per quanto riguarda il nostro Paese, tra le evidenze contenute nel rapporto di Save the Children significativa, alla frontiera di Ventimiglia, l’emersione del fenomeno del cosiddetto survival sex, ovvero delle minorenni in transito provenienti per lo più dal Corno d’Africa e dai Paesi dell’Africa-sub-sahariana che vengono indotte a prostituirsi per pagare i passeurs per attraversare il confine o per reperire cibo o un posto dove dormire. In Italia, quello della tratta e dello sfruttamento dei minori resta un fenomeno per lo più sommerso. Nel corso del 2017, secondo i dati del Dipartimento per le Pari Opportunità, nell’ambito della Piattaforma Nazionale Anti-Tratta, le vittime minorenni inserite in programmi di protezione sono state complessivamente 200 (quasi il doppio rispetto all’anno precedente, 111 vittime), di cui la quasi totalità – 196 – sono ragazze. In circa la metà dei casi (46%) si tratta di vittime di sfruttamento sessuale e in più del 93% delle situazioni si tratta di ragazze nigeriane tra i 16 e i 17 anni. Una tendenza che trova conferma anche nei rilevamenti delle unità di strada del programma “Vie d’uscita” di Save the Children per il contrasto allo sfruttamento sessuale dei minori, che tra gennaio 2017 e marzo 2018, in alcuni territori chiave nel fenomeno tratta e sfruttamento come le regioni Abruzzo, Marche, Sardegna, Veneto e la città di Roma, sono entrate in contatto con 1.904 vittime, di cui 1.744 neomaggiorenni o sedicenti tali e 160 minorenni, in netta prevalenza (68%) nigeriane, seguite dalle rumene (29%). Un numero nettamente cresciuto rispetto al periodo maggio 2016-marzo 2017, quando erano state contattate 1.313 vittime. In una sola notte, a ottobre 2017, la rete di organizzazioni riunite nella Piattaforma Nazionale Anti-Tratta ha inoltre rilevato 5.005 vittime in strada, tra cui 211 minori, registrando un incremento del 53% rispetto alla precedente rilevazione effettuata a maggio dello stesso anno.
Al 31 maggio 2018, 4.570 minori risultano irreperibili nel nostro Paese, hanno cioè abbandonato le strutture di accoglienza in cui erano stati inseriti, in particolare nelle regioni del sud. Si tratta per lo più di minori eritrei (14%), somali (13%), afgani (10%), egiziani (9%) e tunisini (8%). L’abbandono del sistema di accoglienza e l’ingresso nell’invisibilità, sottolinea il rapporto “Piccoli schiavi invisibili”, espone i minori in transito a rischi notevoli, in particolare per i più vulnerabili come le ragazze minorenni provenienti dal Corno d’Africa. Sebbene le comunità di accoglienza ospitino per lo più ragazzi, infatti, particolarmente significativa risulta la presenza di ragazze minorenni eritree (178) e somale (65), la cui propensione all’abbandono è molto alta e che una volta entrate nell’alveo dell’invisibilità rimangono esposte ad abusi e soprusi enormi.
Vittime di tratta e sfruttamento sessuale, nel nostro Paese, sono soprattutto le ragazze nigeriane e rumene. Tra le ragazze nigeriane che giungono via mare in Italia – emerge dal rapporto – 8 su 10 sarebbero potenziali vittime di tratta a fini di sfruttamento sessuale, un numero che ha fatto registrare, tra il 2014 e il 2016, un incremento del 600 per cento.
Secondo il rapporto di Save the Children, i casi emersi di lavoro minorile nel nostro Paese nel 2017, riguardanti sia minori italiani che stranieri, ammontano a 220 e anche in questo caso ci troviamo di fronte alla punta di un iceberg di un fenomeno per lo più sommerso. In particolare, oltre il 70% delle violazioni riguarda il settore terziario in cui si producono o forniscono servizi, in particolare nei servizi di alloggio e ristorazione, nel settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio, in agricoltura e in attività manifatturiere.

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L’Italia perde 9 posizioni e diventa fanalino di coda europeo per l’inclusione di donne e minori

Posted by fidest press agency su sabato, 21 aprile 2018

Nella classifica stilata quest’anno dal WeWorld Index 2018, l’Italia è fanalino di coda tra i Paesi europei per l’inclusione, perdendo, rispetto agli anni precedenti, ben 9 posizioni: è 27° su 171 Paesi mentre era 18° su 167 nel 2015; anche rispetto al gruppo del G20 l’Italia è tra i 6 Paesi con la performance peggiore.La classifica è il risultato della valutazione del progresso di un Paese ottenuto osservando le condizioni di vita dei soggetti più a rischio esclusione, attraverso l’analisi di 17 dimensioni (abitazione, ambiente, lavoro, salute, etc.) e 34 indicatori (scelti tra i più significativi tra quelli analizzati da banche dati internazionali (OMS, UNICEF; Banca Mondiale etc.).
In cima alla classifica tra i Paesi più virtuosi troviamo quelli del Nord Europa con in testa l’Islanda con 112 punti (53 in più rispetto all’Italia), che per la prima volta scalza la Norvegia, mentre chiude la classifica la Repubblica Centroafricana con -146 punti. Si posizionano al 27° posto, come l’Italia, anche gli Stati Uniti, seguiti da Brasile (78° -17 posizioni), Argentina (41° -6 posizioni), Messico (75° -20 posizioni) e Turchia (92° -8 posizioni).
Su 171 Paesi, presi in considerazione dall’Index, sono 100 quelli in cui WeWorld ha rilevato forme insufficienti di inclusione come il Nepal o la Cambogia (rispettivamente al 121° e 114° posto) o forme gravi o gravissime di esclusione come il Benin in 143esima posizione e il Kenia in 130esima. Considerando invece solo le ultime due categorie dell’index, povertà educativa e violenza, sono 50 su 171 i Paesi che presentano forme insufficienti di inclusione o forme gravi e gravissime di esclusione; 50 Paesi in cui si concentra il 59% della popolazione mondiale (54% nel 2017).
La novità del WeWorld Index 2018 è la centralità data all’educazione. Conconsiderata come elemento fondamentale per l’inclusione di donne, bambine, bambini e adolescenti all’interno della società, l’educazione diventa il mezzo attraverso cui un Paese riesce ad evolversi, garantendo i diritti fondamentali di eguaglianza e pari accesso alle risorse a donne e uomini indistintamente.
Sono 5 le barriere da eliminare, secondo il WeWorld Index 2018, per assicurare a tutti i bambini e bambine l’accesso a un’educazione inclusiva, elemento primario e fondamentale per la creazione di una società più equa:
1. scarsa nutrizione (che blocca o limita la partecipazione scolastica)
2. migrazione (che interrompe i percorsi d’istruzione)
3. discriminazioni di genere (radicate in norme e consuetudini)
4. violenza (nelle relazioni sociali e famigliari)
5. povertà educativa (che in combinazione con quella economica diventa ereditaria)
Per ognuna delle 5 barriere WeWorld Onlus ha individuato 5 Paesi che maggiormente ne sono caratterizzati. Si parte dal Kenya che WeWorld Onlus ha individuato come il Paese rappresentate la barriera della malnutrizione. Nella contea di Mingori, dove opera la Onlus, il 26,4% dei bambini con meno di 5 anni soffre di denutrizione cronica e il 9% è sottopeso. Segue l’India, rappresentate della barriera delle migrazioni, dove il 40% dei migranti sono minori di 18 anni e dove il 34% dei bambini coinvolti negli spostamenti abbandona il percorso di studi prima del conseguimento di un titolo.A rappresentare la discrimionazione di genere, secondo il WeWorld Index, è il Nepal dove al 37% delle bambine è imposto un matrimonio combinato prima dei 18 anni e al 10% prima del compimento dei 15 anni. Il Brasile invece diventa significativo per la barriera della violenza sociale e intrafamigliare, i dati più recenti dell’IPEA (2017) infatti sono allarmanti: in alcuni stati del Paese i tassi di omicidio sono il doppio della media nazionale (58,1% nel Sergipe, 46,7% nel Ceará) mentre le donne uccise dal proprio marito sono state 4.621 nel 2015.
Infine è l’Italia a rappresentare l’ereditarietà della povertà educativa, qui infatti solo l’8% dei giovani figli di genitori senza diploma di scuola superiore si laurea, rispetto al 68% di laureati provenienti da famiglie in cui entrambi i genitori hanno conseguito un diploma di laurea.Dall’analisi di WeWorld Onlus emerge inoltre che la dispersione scolastica nel Mezzogiorno è superiore al 20%, e che 1.292.000 di ragazzi under 18 vive in condizioni di povertà. Inoltre il 9,4% della popolazione studentesca con cittadinanza non italiana è 3 volte più a rischio di dispersione rispetto ai coetanei.

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Proteggere i minori nelle controversie internazionali in materia di divorzio

Posted by fidest press agency su sabato, 20 gennaio 2018

europeBruxelles. Pur riconoscendo la qualità delle proposte della Commissione che mirano a migliorare il regolamento in vigore, i deputati propongono di rafforzare la tutela dei diritti dei minori durante l’intera procedura di risoluzione delle controversie tra le coppie divorziate. Ciò significherebbe in particolare garantire che il bambino abbia il diritto di esprimere la propria opinione, attraverso una procedura chiara, in cui non vengono esercitate pressioni sul bambino e l’intervistatore è un esperto appositamente formato. Se un bambino viene sequestrato in un altro Paese dell’Unione europea da uno dei suoi genitori, i deputati propongono che la questione venga affrontata da giudici che esercitano la professione e hanno acquisito esperienza in tale ambito, per garantire la priorità dell’interesse superiore del bambino.In apertura del dibattito di mercoledì, il relatore Tadeusz Zwiefka (PPE, PL) ha evidenziato l’importanza della dimensione infantile. Il fanciullo rappresenta l’anello più debole nelle controversie tra genitori e necessita quindi di tutta la protezione che possiamo offrirgli. In particolare, l’audizione del bambino rappresenta una questione fondamentale e merita disposizioni dettagliate.
Secondo le stime della Commissione, nell’UE risiedono 16 milioni di famiglie internazionali e ogni anno ci sono circa 140 000 divorzi internazionali. I casi di rapimento di minori da parte dei genitori registrati nell’UE sono circa 1.800 l’anno. Il Parlamento ha un Mediatore per i casi di sottrazione internazionale di minori. Questa funzione è attualmente svolta da Elisabeth Morin-Chartier.

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Roma: Selezione e formazione dei tutori volontari dei minori stranieri non accompagnati

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 settembre 2017

laura baldassarreRoma.“Voglio ringraziare l’amministrazione capitolina per la disponibilità e la sensibilità dimostrate nella promozione del bando finalizzato alla selezione e alla formazione dei tutori volontari dei minori stranieri non accompagnati. Si tratta di una figura che sta raccogliendo moltissime adesioni: siamo a circa 300 e la maggior parte proviene dal territorio di Roma Capitale. Auspico che sia soltanto l’avvio di un percorso virtuoso, perché servirà sempre maggiore partecipazione”, così il Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Lazio Jacopo Marzetti.Le principali funzioni che il bando, pubblicato il 20 giugno, assegna alla figura del tutore volontario sono:
– svolgere il compito di rappresentanza legale assegnato agli esercenti la responsabilità genitoriale;
– perseguire il riconoscimento dei diritti della persona minore di età senza alcuna discriminazione;
-promuovere il benessere psico-fisico della persona di minore età;
– vigilare sui percorsi di educazione ed integrazione tenendo conto delle sue capacità, inclinazioni naturali ed aspirazioni;
– vigilare sulle sue condizioni di accoglienza, sicurezza e protezione;
– amministrare l’eventuale patrimonio della persona di minore età
“Stiamo sviluppando una sinergia e una collaborazione sempre più proficua con il Garante, che approderà nell’elaborazione di un protocollo d’intesa. Mi auguro che la partecipazione registri una crescita progressiva, poiché il tutore svolge funzioni essenziali e imprescindibili per assicurare ai minori non accompagnati percorsi di inclusione e integrazione basati sulla tutela dei diritti umani”, commenta l’assessora alla Persona, Scuola e Comunità Solidale Laura Baldassarre.

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Minori stranieri non accompagnati giunti in Italia e scomparsi

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 settembre 2017

Il caso dei minori migranti non accompagnati e poi scomparsi rappresenta un fenomeno inaccettabile e in netto aumento, che pone i bambini e adolescenti senza tutela e protezione in una situazione di aumentato rischio e vulnerabilità, in quanto esposti a minacce come sfruttamento e traffico umano.
• Si stima che tra gennaio 2011 e dicembre 2016 siano sbarcati in Italia 62.672 minori senza adulti di riferimento, di questi 25.846 relativi all’anno 2016.
• Occorre infatti registrare che tra minori stranieri aumentano gli irrimediabilmente irreperibili: 5000 in più in 4 anni.
• Dai 1.754 del 2012 si è passati ai 6.508 di fine novembre 2016.
• Purtroppo anche i pù recenti numeri continuano a registrare un crescente trend: secondo i dati ufficiali aggiornati del ministero dell’Interno, dal 1° gennaio al 30 giugno 2017 degli 83.360 migranti giunti in Italia via mare, 9.761 sono MSNA.
· Principalmente nell’ultimo anno i minori non accompagnati segnalati provenivano da Nigeria (29%), Guinea (16%), Eritrea (13%) nel 2017. Il 45% è di sesso femminile, nel 81%dei casi hanno tra 15 e 17 anni.
Telefono Azzurro si inserisce in questo scenario proponendosi come punto di riferimento nazionale per la lotta la fenomeno. “L’idea è quella di puntare a un’inclusione sociale oggettiva ed efficace nel medio e lungo termine, in grado di eliminare i fattori di rischio, puntando sull’ empowerment dell’individuo, che passa così da onere a risorsa per la società, grazie a un progetto di inserimento graduale”, conclude Caffo. Da quando è attiva (2009), la Linea 116 000 – oltre a fungere da tramite con Enti /Istituzioni competenti – offre anche supporto emotivo, psico-sociale, legale su diritti e doveri. Ha finora accolto 1892 segnalazioni di scomparsa, ritrovamento, avvistamento e aggiornamento su casi di minori scomparsi. A queste devono essere aggiunte le numerose chiamate nelle quali il 116 000 ha offerto supporto emotivo al chiamante o ha risposto ad una richiesta di informazioni sul servizio.
Dal 1° Gennaio al 30 giugno 2017 in tutto sono pervenute 91 segnalazioni di scomparsa di MSNA, dati che non tengono però conto del mondo sommerso. Sulla base dei dati disponibili, le riflessioni degli addetti ai lavori permetterebbero di considerarli come una “sottostima” della reale incidenza del fenomeno, in quanto esclusivamente riferibili ai casi di fatto notificati al Servizio da agenzie territoriali, FF.OO. addetti ai lavori, ecc. (c.d. “chiamante”).Uno degli obiettivi della Hotline 116 000 è proprio quello di incrementare la propria capacità di risposta ai bisogni e riduzione dei rischi specifici cui sono esposti i MSNA. Tale azione verrà implementata attraverso il rafforzamento e l’ampliamento delle attività e delle competenze offerte a sostegno dei MSNA, dei loro caregiver e degli stakeholder coinvolti nelle azioni di supporto, assistenza, presa in carico ed erogazione di servizi. Coerentemente, la Hotline 116 000, garantisce un servizio dedicato di erogato da advisor specializzati ed in formazione permanente (es. supervisione, monitoraggio peer-to-peer, formazione specialistica, partecipazione e convegni, workshop, progetti, study visit, ecc.).

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Rafforzare il sistema di protezione per i minori non accompagnati

Posted by fidest press agency su sabato, 26 agosto 2017

mediterraneoBruxelles. Alla fine di luglio 2017, l’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo (EASO) e le autorità italiane hanno firmato un emendamento al piano operativo per l’Italia. L’EASO ha iniziato a cooperare con l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza per attuare una nuova misura di sostegno riguardante il sistema di tutela volontaria per minori stranieri non accompagnati.L’Italia è uno dei principali paesi europei di arrivo di minori non accompagnati. Nei primi sette mesi del 2017, attraverso la rotta del Mediterraneo centrale, ne sono giunti più di 12 500, mentre nel 2016 il numero complessivo di nuovi arrivi ammontava a quasi 26 000.Per affrontare i bisogni specifici di queste persone particolarmente vulnerabili e agire sempre secondo il principio del superiore interesse dei minori in tutte le procedure che li riguardano, ivi incluse quelle legate al sistema di accoglienza e di asilo, a maggio 2017 è entrata in vigore una nuova legge (L. n. 47/2017) contenente “Disposizioni in materia di misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati”. Una delle novità principali di questo testo normativo è sicuramente l’introduzione della possibilità per privati cittadini, precedentemente selezionati e adeguatamente formati, di diventare tutori volontari.EASO lavorerà, quindi, insieme all’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza per rafforzare l’attuazione di queste misure di protezione per i minori non accompagnati. Le aree di cooperazione includeranno una campagna nazionale di sensibilizzazione mirata all’individuazione di tutori volontari, e il supporto nella selezione e formazione nelle regioni di competenza. È ugualmente previsto lo sviluppo di strumenti pratici e un’attività di assistenza e consulenza. Infine faranno parte di questa cooperazione azioni mirate allo scambio di buone pratiche.
L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza è un’istituzione indipendente stabilita dalla legge 112/2011 con l’obiettivo di proteggere e promuovere i diritti dei minori. Ai sensi della legge n. 47/2017, l’Autorità ha il compito di selezionare e formare i tutori volontari nelle regioni dove non è stato nominato un garante regionale.Il supporto che l’EASO garantisce alle autorità italiane è previsto e regolato dal piano operativo 2017 per l’Italia, che include supporto alla procedure di ricollocazione e ricongiungimento familiare nell’ambito del Regolamento Dublino (attraverso la pre-identificazione, l’informativa, la registrazione e la presa in carico dei casi Dublino) e attività relative alla raccolta di informazioni sui paesi di origine.

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Media audiovisivi: norme più chiare per proteggere i minori

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 maggio 2017

european parliamentIl Parlamento ha dato alla commissione per la cultura il mandato per iniziare i negoziati con i governi nazionali su nuove regole UE per i media audiovisivi, incluse le piattaforme online. Il mandato si basa sugli emendamenti già approvati in precedenza dalla commissione per la cultura, che rafforzano la protezione dei bambini contro violenza e incitamento all’odio sulle piattaforme televisive e anche quelle online, proponendo anche nuove regole sulla pubblicità e una quota del 30% delle opere europee sulle piattaforme VOD. Le piattaforme di condivisione video dovrebbero, secondo il testo approvato, intraprendere misure appropriate per prendere in conto la segnalazione degli utenti di contenuto che incita alla violenza o all’odio.I deputati propongono inoltre nuove norme per la pubblicità, con una quota massima del 20% al giorno e regole più severe per la pubblicità, la collocazione di prodotti commerciali, la sponsorizzazione e le vendite televisive nei programmi per bambini. Le piattaforme di trasmissione e di distribuzione di video avrebbero la possibilità di autoregolamentarsi, prima che le autorità nazionali decidano se imporre norme specifiche.La promozione delle opere audiovisive europee rappresenta una priorità per il Parlamento. Le piattaforme VOD dovrebbero quindi offrire almeno il 30% di contenuti prodotti in Europa, allo scopo di riflettere e promuovere la diversità culturale. Il mandato è stato approvato con 314 voti a favore, 266 contrari e 41 astensioni.

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Oltre 5.500 minori stranieri non accompagnati sbarcati nei primi mesi del 2017

Posted by fidest press agency su sabato, 13 maggio 2017

immigratiIn base alle elaborazioni della Fondazione Ismu si segnala che proseguono sostenuti gli sbarchi sulle coste italiane: dal 1° gennaio all’8 maggio 45mila migranti sono giunti attraverso il Mediterraneo in Italia, e tra questi oltre 5.500 i minori che da soli hanno affrontato il terribile viaggio dalle coste libiche. Rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, i minori non accompagnati giunti via mare in Italia sono aumentati di un quinto. In base ai dati UNHCR, le principali nazionalità rilevate nei primi tre mesi dell’anno sono Guinea (579 minori), Gambia (565) e Bangladesh (489).Attraverso i dati del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali è possibile conoscere più nel dettaglio alcune caratteristiche dei minori non accompagnati censiti e presenti nelle strutture di accoglienza italiane, sebbene tali dati, come è noto, si riferiscano anche a minori che hanno raggiunto l’Italia via terra o via aerea (in particolare risultano rilevanti le presenze di minori provenienti da Albania e Balcani). La situazione al 31 marzo 2017, oltre a evidenziare una importante presenza in termini assoluti (sono 15.500 i minori censiti e presenti nelle strutture di accoglienza), mostra alcune specifiche caratteristiche dei giovani accolti.Aumenta la presenza femminile. Sta aumentando ad esempio la componente femminile: se infatti fino al 2015 la presenza maschile era nettamente predominante (95% dei minori), oggi le giovani sole costituiscono il 7,1% di tutti i minori censiti (1.091 a fine marzo). Tra le minori il 74% ha un’età compresa tra i 16 e i 17 anni. Ma diversamente dai maschi che sono soprattutto 17enni e 16enni (rispettivamente il 61% e il 24% di tutto il collettivo maschile), vi è anche una presenza più giovane in particolare nella fascia di età 7-14 anni (il 15% delle minori, percentuale più che doppia rispetto ai maschi). La Nigeria è nettamente il primo Paese di provenienza con oltre 528 minori non accompagnate (48% del collettivo femminile). Al secondo posto le giovani eritree (152 presenti, pari 14%), al terzo le albanesi con 95 presenze (8,7%). Tra tutti i minori nigeriani, la componente femminile incide per il 40%.
Irreperibili e scomparsi. Secondo i dati del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali si confermano numerosi coloro che abbandonano le strutture di accoglienza italiane che li ospitano: la situazione registrata al 31 marzo indica che sono 5.170 i minori che risultano irreperibili. Si tratta per lo più di giovani egiziani, eritrei, somali, afghani che vogliono soggiornare in Italia svincolati dall’accoglienza istituzionale o spesso aggiungere parenti e reti amicali nei paesi del nord Europa. Il Ministero dell’Interno nella recente Relazione sulle persone scomparse in Italia segnala che dal 1974 al 31 dicembre 2016 risultano da rintracciare 28mila minori stranieri (per la stragrande maggioranza non accompagnati), con un forte aumento in particolare nell’ultimo anno (consulta il dossier alla pagina http://www.interno.gov.it/it/notizie/persone-scomparse-aumenta-numero-dei-minori-stranieri-rintracciare).In linea con quanto previsto dalla Comunicazione della Commissione Europea del 12 aprile 2017 The protection of children in migration, nella quale si afferma l’importanza di promuovere protocolli e procedure per rispondere e affrontare in modo sistematico il fenomeno dei minori non accompagnati che si rendono irreperibili, è stato da poco firmato un protocollo d’intesa che prevede la condivisione delle informazioni e dei dati tra il dipartimento della Pubblica Sicurezza ed il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con l’obiettivo di tutelare i minori stranieri non accompagnati, in particolare, dal traffico di esseri umani e dallo sfruttamento nel mondo del lavoro.

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Per la prima volta riconosciuta in Italia l’adozione di minori all’estero da parte di una coppia di uomini

Posted by fidest press agency su sabato, 11 marzo 2017

DSC_0021Il Tribunale per i minorenni di Firenze con decreto pubblicato ieri, ha accolto la richiesta di riconoscimento dell’adozione di due bambini, tra loro fratelli, pronunciata da parte di una Corte britannica a favore di una coppia di uomini.I due papà, entrambi italiani, da tempo residenti nel Regno Unito, si sono rivolti ad Avvocatura per i diritti LGBTI – Rete Lenford per ottenere in Italia la trascrizione dei provvedimenti emessi dall’Autorità straniera a cui consegue per i figli il riconoscimento della cittadinanza italiana e del medesimo status e dei medesimi diritti riconosciuti nel Regno Unito.Il Tribunale, con un’articolata motivazione, ha accolto integralmente le richieste dell’avvocata Susanna Lollini che li ha seguiti, compiendo una completa disamina della disciplina del riconoscimento in Italia dei provvedimenti stranieri che riguardano i minorenni e ritendo corretto l’inquadramento della fattispecie nell’ipotesi di cui all’art. 36 comma 4 della legge n. 184/83, in materia di adozioni.La disposizione normativa prevede che l’adozione pronunciata dalla competente autorità di un Paese straniero ad istanza di cittadini italiani che dimostrino di avere soggiornato continuativamente nello stesso e di avervi avuto la residenza da almeno due anni, viene riconosciuta ad ogni effetto in Italia purché “conforme ai principi della Convezione” (Convenzione dell’Aja 29 maggio 1993).Si tratta di un’ipotesi che si differenzia dalla disciplina che riguarda l’adozione internazionale da parte di cittadini italiani che risiedono nel nostro paese e da quella prevista dal diritto internazionale privato che impone il riconoscimento automatico di provvedimenti stranieri che riguardano genitori adottivi stranieri e minori stranieri o non in stato di abbandono (art. 41 L. n. 218/1995).Il Tribunale ha quindi proceduto alla verifica della conformità alla Convenzione dell’Aja della sentenza britannica con la quale era stata disposta l’adozione di due fratellini, chiarendo che la Convenzione non pone limiti allo status dei genitori adottivi, ma richiede unicamente la verifica che i futuri genitori adottivi siano qualificati e idonei all’adozione, esame che nel caso di specie è stato puntualmente effettuato dalle autorità inglesi, riservando l’eventuale rifiuto all’ipotesi che il riconoscimento sia manifestamente contrario all’ordine pubblico.In merito all’ordine pubblico internazionale il Tribunale fa propri i principi espressi dalla recente sentenza della Corte di Cassazione n. 19599/2016 in un caso di trascrivibilità in Italia dell’atto di nascita di un bambino nato da due donne in Spagna, una cittadina spagnola e l’altra italiana, ritenendo che esso “non è enucleabile esclusivamente sulla base dell’assetto ordinamentale interno, ma è da intendersi come complesso di principi ricavabili dalla nostra Costituzione e dai Trattati Internazionale cui l’Italia ha aderito e che hanno ai sensi dell’art. 117 Cost. lo stesso rango nel sistema delle fonti della costituzione”.Nell’esaminare l’ulteriore parametro, rappresentato dall’“interesse superiore del minore”, il Tribunale fiorentino chiarisce che deve essere salvaguardato il diritto dei minori a conservare lo status di figlio, riconosciutogli da un atto validamente formato in un altro Paese dell’Unione Europea (preceduto da una lunga, complessa e approfondita procedura di verifica), e che il mancato riconoscimento in Italia del rapporto di filiazione esistente nel Regno Unito, determinerebbe una “incertezza giuridica” che influirebbe negativamente sulla definizione dell’identità personale dei minori.
Peraltro, aggiungono i giudici, la sussistenza dei requisiti ex art. 36 comma 4, esclude una valutazione discrezionale da parte dell’autorità giudiziaria italiana. Non di meno si sottolinea come dalla documentazione prodotta sia emerso che “si tratta di una vera e propria famiglia e di un rapporto di filiazione in pena regola che come tale va pienamente tutelato”.L’avvocata Lollini ha espresso soddisfazione per il provvedimento così importante e ben motivato, dichiarando: “E’ innegabilmente una grande soddisfazione sotto l’aspetto personale e professionale, ma lo è ancora di più sotto l’aspetto umano. Prima di tutto per i due padri che hanno creduto fin dall’inizio nelle buone ragioni della loro richiesta, nonostante le difficoltà che avevamo loro prospettato; per i due bambini che si sentono a tutti gli effetti cittadini italiani e per l’insostituibile contributo giuridico dell’Avv. Roberto De Felice. Ogni provvedimento favorevole come questo è il risultato del paziente lavoro di studio di ciascuno di noi, avvocati di Rete Lenford o di Famiglie Arcobaleno, del coraggio delle persone omosessuali che ci affidano le loro vicende più care e dell’impegno ermeneutico dei giudici”.La Presidente di Avvocatura per i diritti LGBTI – Rete Lenford avv. Maria Grazia Sangalli gioisce per quella che definisce una tappa storica per il riconoscimento dei diritti delle famiglie arcobaleno: “l’elemento di transnazionalità di queste vicende familiari gioca un ruolo fondamentale; la giurisprudenza ha stabilito che l’ordine pubblico internazionale non frappone ostacoli al riconoscimento della continuità dei rapporti che si costituiscono all’estero, per realizzare il preminente interesse dei bambini. E’ ancora più evidente, a questo punto, l’inammissibile situazione di disuguaglianza in cui versano tutte quelle famiglie che non presentano questi tratti di transnazionalità, alle quali il legislatore nega in modo ideologico qualsiasi forma di riconoscimento e tutela”. (foto: adozioni)

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Minori e internet

Posted by fidest press agency su martedì, 7 febbraio 2017

internetSecondo una ricerca condotta in esclusiva da IPSOS per Save the Children alla vigilia del Safer Internet Day, il 50% degli adulti e il 58% dei ragazzi accetta che una app acceda ai propri contatti, pur di usarla, considerandolo il giusto prezzo per essere presenti online; 9 su 10 non fanno nulla per proteggere la propria immagine online, come cancellare post passati o rimuovere tag del proprio nome da una foto. Quasi un ragazzo su dieci utilizza carte prepagate o sistemi di pagamento online per scommesse e giochi legali on line, come poker o casino, riservati agli adulti. Più di 1 su 5 invia video o immagini intime di se stesso a coetanei e adulti conosciuti in rete, o attiva la webcam per ottenere regali. Adulti e ragazzi vivono una vita sempre più social, con una media di più di 5 profili a testa, e sono sempre più connessi via smartphone (il 95% degli adulti e il 97% dei ragazzi ne possiede uno), ma sono quasi del tutto inconsapevoli delle conseguenze delle loro attività in rete: sanno che mentre navigano i loro dati vengono registrati (i due terzi sia degli adulti che dei ragazzi) anche se non sanno esattamente quali; se ne dicono preoccupati (l’80% di entrambi i gruppi di riferimento), ma hanno ormai interiorizzato l’idea che la loro cessione sia il giusto prezzo per essere presenti on line e accedere ai servizi che interessano loro (circa il 90% di tutti coloro che consentono ad un’app l’accesso ai propri contatti).Questo lo scenario che emerge dalla ricerca inedita di IPSOS per Save the Children su “Il consenso in ambiente digitale: percezione e consapevolezza tra i teen ager e gli adulti”, diffusa oggi alla vigilia del Safer Internet Day, la giornata annuale per la promozione di un utilizzo sicuro e responsabile delle tecnologie digitali.La ricerca rivela inoltre che vi è una scarsa cura della propria storia online sia per gli adulti che per i ragazzi, che non prevede una “manutenzione” costante dei propri profili e che sembra quasi esasperare l’importanza esclusiva dell’essere “presente qui e ora”: circa 9 su 10 non compiono azioni efficaci per proteggere la propria immagine online, come cancellare post passati (solo il 18% dei ragazzi e il 14% degli adulti l’ha fatto almeno una volta), togliere il tag del proprio nome da una foto postata online (lo fa solo il 12% di entrambi i gruppi di riferimento) o bloccare qualcuno su Facebook o Whatsapp (lo fa solo il 19% dei ragazzi e il 16% degli adulti). Il 75% degli adulti e il 72% dei ragazzi intervistati crede che non sia mai sicuro condividere online foto e video intimi e riservati. Per il 67% dei primi e il 65% dei secondi se un contenuto condiviso con qualcuno dilaga in rete, la responsabilità è di chi lo diffonde; il 67% e il 68% ritengono che la colpa sia di chi in seguito lo condivide in modo allargato e non autorizzato. Ben l’81% degli adulti e il 73% dei ragazzi pensano che vi sia una sorta di “consenso implicito” alla diffusione, nel momento in cui qualcosa viene condiviso online anche se non con una sola persona.
Il 23% degli adulti e il 29% dei ragazzi, invece, sono convinti che sia sempre sicuro condividere foto o video intimi on line perché “lo fanno tutti”, mentre il 41% degli adulti e il 44% dei ragazzi, benché consapevoli dei rischi, ritengono che a volte non si abbia nessuna scelta alternativa. Esiste inoltre circa il 40% di entrambi i gruppi di riferimento che pensa che la condivisione sia sicura se ristretta a utenti di cui ci si fida, anche se non ci si conosce di persona, o se ti fai promettere che i contenuti condivisi non saranno ulteriormente diffusi (26% degli adulti e 32% dei ragazzi). I ragazzi intervistati raccontano però che tra i loro amici più di 1 su 5 invia video o immagini intime di se stesso a coetanei e adulti conosciuti in rete, o attiva la webcam per ottenere regali. Quando si tratta di valutare l’attendibilità di una notizia, per circa i ¾ degli intervistati (78% adulti e 73% ragazzi) la prudenza è d’uopo, ma per contro il 43% dei minori e il 37% degli adulti basano il proprio giudizio sulle condivisioni che quella notizia riceve.
L’accesso a strumenti che consentono di fare acquisti online – come il sistema Paypal e le carte prepagate – alimentano un vivace traffico di acquisti online, ma espongono anche i ragazzi all’opportunità di utilizzare la rete per scommettere, accedere a giochi online, come poker e casino, e ad altri siti riservati ad adulti (lo fa quasi 1 ragazzo su 10).“I risultati che emergono dalla ricerca dimostrano che adulti e ragazzi condividono le stesse conoscenze, gli stessi livelli di consapevolezza delle conseguenze dei loro comportamenti in rete e spesso anche i comportamenti stessi. Si tratta di un dato preoccupante se pensiamo che proprio gli adulti dovrebbero esercitare un ruolo di guida in un contesto complesso e in continua evoluzione, come quello del mondo e delle tecnologie digitali”, spiega Raffaela Milano, Direttore dei Programmi Italia-Europa di Save the Children. Esercitare il consenso in internet: è possibile? La ricerca IPSOS è disponibile al link: https://we.tl/YY7EWFjLyv

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Due facce della stessa povertà

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 novembre 2016

povertà«L’Atlante di “Save the Children” racconta che in Italia ci sono 3,5 milioni di bambini a rischio povertà, che vivono in abitazioni senza riscaldamento, mangiano male, abbandonano la scuola. Il nostro Stato per questi bambini spende molto meno di quanto fanno gli altri Stati europei. In compenso però, il nostro Governo destina 35 euro al giorno per l’accoglienza di ogni clandestino che sbarca in Italia e addirittura 45 euro per ogni minore non accompagnato. Ora mi chiedo, se per mantenere un minore straniero servono 1350 euro al mese, perché con quella stessa cifra, o con stipendi addirittura più bassi, molte famiglie italiane mantengono 4 persone? Cosa dobbiamo fare per i poveri italiani, caricarli su un barcone e far finta che sono africani, in modo da avere un briciolo di tutela da parte dello Stato? Siamo stanchi. Basta sbarchi, basta immigrazione incontrollata e basta con chi specula sulla miseria e sulla disperazione». Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Rapporto UNHCR: diminuisce la detenzione dei minori

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 agosto 2016

carcereSecondo quanto contenuto in due rapporti pubblicati nella giornata odierna, i dodici paesi che partecipano alla strategia dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) per porre fine alla detenzione di richiedenti asilo e rifugiati hanno compiuto importanti progressi verso la fine della detenzione dei bambini nel corso degli ultimi due anni.Tuttavia questi risultati vanno interpretati anche alla luce degli altri due obiettivi della strategia globale dell’UNHCR “Al di là della detenzione 2014-2019″, cioè quello di garantire che siano disponibili alternative alla detenzione sia per legge che nella prassi; e l’obiettivo per cui, nei casi in cui la detenzione sia necessaria e inevitabile, le condizioni durante la detenzione siano conformi agli standard internazionali.La strategia è stata lanciata due anni fa per aiutare i governi ad affrontare questa importante questione. In collaborazione con gli Stati e le organizzazioni della società civile, la strategia è stata implementata in Canada, Ungheria, Indonesia, Israele, Lituania, Malesia, Malta, Messico, Tailandia, Regno Unito, Stati Uniti e Zambia. I dati raccolti dal 2013 sono stati utilizzati come standard di riferimento e presentati in un rapporto pubblicato oggi insieme a un secondo rapporto sui progressi compiuti.”Troppi rifugiati e richiedenti asilo, compresi minori, sono costretti a rimanere nei centri di detenzione; quando dovrebbero invece essere in un ambiente dove possano avere informazioni, supporto, privacy e accesso ai loro diritti legali”, ha dichiarato l’Assistente Alto Commissario dell’UNHCR per la Protezione Volker Türk, aggiungendo che nel 2015 i richiedenti asilo e i rifugiati rappresentavano il 17 per cento di tutte le persone detenute per questioni legate all’immigrazione nei dodici paesi considerati, un dato in crescita rispetto al 12 per cento del 2013.”Questa strategia è un passo importante nel porre fine all’uso controproducente della detenzione e accogliamo con favore gli incoraggianti progressi realizzati in questi due anni”, ha dichiarato, sottolineando tuttavia che è necessario che i governi e le altre parti interessate facciano molto di più nei prossimi anni.Il rapporto, che definisce le strategie e i risultati raggiunti in tutti i dodici paesi, rileva progressi incoraggianti nel porre fine alla detenzione dei minori. I miglioramenti sono stati registrati in settori quali l’adozione di leggi e politiche per limitare o abolire la detenzione dei minori; la priorità nell’esame delle richieste di asilo da parte di minori; un migliore accesso ad informazioni appropriate all’età in un formato a misura di bambino; e una maggiore attenzione al processo di nomina di tutori qualificati.Queste misure hanno contribuito a un calo complessivo del numero totale di minori detenuti nei dodici paesi alla fine del 2015 pari al 14 per cento, rispetto al 2014, quando tutti i paesi applicavano la detenzione di minori per finalità legate all’immigrazione. Alla fine del 2015, due paesi avevano smesso di detenere i minori richiedenti asilo.La promozione di alternative alla detenzione, il secondo obiettivo della strategia globale, si è rivelata una sfida più difficile. Nella maggior parte dei paesi presi in considerazione, non vengono prese in esame per ogni singolo caso possibili alternative prima di ricorrere alla detenzione.
Rispetto all’obiettivo finale di migliorare le condizioni di detenzione, i progressi sono stati moderati, dal momento che i richiedenti asilo e i rifugiati sono ancora di fronte al rischio di detenzione a tempo indeterminato in un terzo dei paesi analizzati a causa dell’assenza di norme che fissino un limite massimo di tempo per la detenzione.Il rapporto rivela che nella maggior parte di questi dodici paesi, i richiedenti asilo sono ancora penalizzati a causa dell’ingresso e della permanenza irregolare e possono essere detenuti insieme a persone sospettate o condannate per un crimine. In stato di detenzione l’accesso alla procedura di asilo e alle garanzie procedurali, come il diritto di accesso a servizi di consulenza legale, non sono sempre garantiti nella prassi.Anche se è troppo presto per valutare l’impatto a medio e lungo termine del lancio di questa strategia, da questa prima valutazione emergono alcune tendenze che potrebbero preannunciare nei prossimi anni cambiamenti in materia di politiche di detenzione nel campo dell’immigrazione. I risultati positivi costituiranno la base per un ulteriore dialogo con tutte le parti interessate per aiutare a identificare e porre rimedio alle carenze, oltre che per sostenere l’elaborazione delle politiche, soprattutto per quel che riguarda l’accoglienza e le alternative alla detenzione.I dodici paesi sono stati scelti sulla base di diversi criteri, tra cui la diversità regionale e tematica, le dimensioni e la rilevanza del problema, e le prospettive di progresso nel periodo di lancio iniziale. Ogni governo ha stabilito un piano d’azione nazionale per contribuire a questo cambiamento e all’attuazione della strategia.

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Tratta e sfruttamento minori

Posted by fidest press agency su domenica, 31 luglio 2016

I minori vittima di schiavitù e grave sfruttamento nel mondo sarebbero, secondo le stime, un milione e 200 mila. Una vittima di tratta su cinque è un bambino o un adolescente. Una realtà drammatica, che resta però fortemente sommersa, registrando, al di là delle stime e delle proiezioni, un numero molto inferiore di casi realmente identificati. Basti pensare che gli ultimi dati ufficiali disponibili parlano di 15.846 vittime di tratta accertate o presunte tali in Europa, di cui il 15% è un minore. In Italia, sono 1.125 le persone inserite in programmi di protezione e il 7% di loro ha meno di 18 anni. Sono questi i principali numeri che fotografano il fenomeno della tratta e dello sfruttamento in Italia e nel mondo che emergono dal Dossier 2016 “Piccoli schiavi invisibili – I minori vittime di tratta e sfruttamento: chi sono, da dove vengono e chi lucra su di loro” di Save the Children, l’Organizzazione dedicata dal 1919 a salvare i bambini in pericolo e a promuovere i loro diritti, diffuso oggi alla vigilia della Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani che si celebra il 30 luglio. La maggior parte dei minori vittime tratta minoridi tratta, però, non rientra in queste statistiche: quello della tratta è un fenomeno estremamente complesso, soprattutto in Italia, che spesso coinvolge minori stranieri non accompagnati, cioè senza adulti di riferimento, molti dei quali sono in transito nel nostro Paese e si spostano da una città all’altra, non consentendone l’emersione e il tracciamento reale. Basti pensare che in Italia, tra gennaio e giugno 2016 sono arrivate via mare 70.222 persone in fuga da guerre, fame e violenze. Di queste 11.608 sono minori, il 90% dei quali (10.524) non accompagnati, un numero più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (4.410 da gennaio a giugno 2015). In particolare, questi ultimi rappresentano un potenziale bacino di sfruttamento per coloro che cercano di trarre profitto dal flusso migratorio, speculando in vari modi sulla vulnerabilità dei più piccoli.Il profilo dei minori vittima di tratta e sfruttamento in Italia vede una presenza significativa di ragazze nigeriane, rumene e di altri Paesi dell’Est Europa, sempre più giovani, costrette alla prostituzione su strada o in luoghi chiusi. Attraverso le attività delle unità mobili e di outreach, Save the Children ha inoltre intercettato gruppi di minori egiziani, bengalesi e albanesi inseriti nei circuiti dello sfruttamento lavorativo e nei mercati del lavoro in nero, costretti a fornire prestazioni sessuali, spacciare droga o commettere altre attività illegali. A destare particolare preoccupazione sono i minori “in transito”, tra i quali spiccano eritrei e somali che, una volta sbarcati sulle nostre coste, in assenza di sistemi di transito legali e protetti, si allontanano dai centri di accoglienza e si rendono invisibili alle istituzioni nella speranza di raggiungere il Nord Europa, divenendo facili prede degli sfruttatori.Se da un lato è difficile dare un quadro numerico reale delle vittime di sfruttamento, dall’altro lo è ancora di più quantificare il numero degli sfruttatori. Nel nostro Paese, però, la tratta di persone costituisce la terza fonte di reddito per le organizzazioni criminali, dopo il traffico di armi e di droga. Il numero dei procedimenti a carico degli sfruttatori, e soprattutto quello delle condanne in via definitiva, rimane però piuttosto limitato, per la capacità delle organizzazioni criminali di agire adeguando le proprie strategie per aggirare gli interventi legislativi dei vari Paesi. In Italia, in particolare, dal 2013 al 2015, sono stati denunciati per reati inerenti la tratta e lo sfruttamento un totale di 464 individui, alla maggior parte dei quali viene contestato il reato di riduzione in schiavitù. Per lo specifico reato di tratta di persone sono stati arrestati più di 190 soggetti di nazionalità prevalentemente rumena, albanese e nigeriana. Secondo i dati riportati dal Ministero della Giustizia, il 12% degli autori di reati connessi alla tratta e allo sfruttamento sono di nazionalità italiana.“Sono tantissimi i minori che raccontano ai nostri operatori di essere vittime di drammatiche forme di sfruttamento, nella maggior parte dei casi assimilabili alla schiavitù, e che anche qui in Italia troppo spesso si affidano a persone senza scrupoli”, spiega Raffaela Milano, Direttore dei Programmi Italia-Europa di Save the Children. “È importante che questi ragazzi trovino punti di riferimento affidabili per decidere del loro futuro: per questo motivo, oltre alle nostre attività di protezione dei minori migranti in frontiera Sud, a Roma, Milano e Torino, abbiamo attivato un nuovo servizio di helpline[6] dedicato ai minori migranti, un numero gratuito che risponde in sei lingue, fornendo orientamento legale e psicologico, e che vuole essere un punto di riferimento per tutti i minori che possono trovarsi in situazioni di rischio e per tutti coloro che vogliono aiutarli.” (foto: tratta minori)

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Sono i minori i più colpiti dalla povertà in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 9 luglio 2016

istatÈ questo il dato allarmante rilanciato da ISTAT e dall’Ufficio Studi Assennato&Associati il 4 luglio durante il Primo Forum sul Diritto Accessibile organizzato e promosso dall’Ufficio Studi Assennato&Associati presso la Biblioteca della Camera dei Deputati.
Durante la giornata, i numerosi esperti coinvolti hanno presentato documenti di analisi e proposte per contrastare i fenomeni del non lavoro, della povertà e del disagio in Italia, ai rappresentanti politici, economici e sindacali che hanno aderito all’iniziativa.
Presenti anche Franca Biondelli, sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, e Ileana Argentin, parlamentare della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, che hanno esortato i presenti a costituirsi come un vero e proprio serbatoio di idee, analisi e proposte per supportare il legislatore nella scrittura di leggi più semplici ed efficaci contro questi fenomeni.Tra le numerose proposte presentate, l‘Ufficio Studi Assennato&Associati ha suggerito il ripensamento dei circuiti di reintegrazione sociale che non dovrebbero più basarsi su logiche individuali e assistenzialistiche di servizi a sportello, ma secondo logiche comunitarie e di rete, dove sia il terzo settore che l’impresa possono essere soggetti attivi di inclusione sociale per riattivare le capacità degli emarginati di produrre valore sociale ed economicoAd aprire il lavori della giornata l’Avv. Silvia Assennato. “Il nostro deve essere un costante lavoro mirato a rimuovere le barriere all’accesso ai diritti, siano esse barriere giuridiche, architettoniche, economiche o culturali, per contribuire a creare una società più semplice, fruibile e comprensibile: una società inclusiva. Per fare questo abbiamo ritenuto necessario coinvolgere diversi attori della vita pubblica: dalla sfera politica e istituzionale a quella economica, dal terzo settore al mondo accademico.” E ancora. “L’ambizione è alta. Vogliamo provare oggi a gettare le basi per interventi di natura legislativa necessari al compimento di un diritto pienamente accessibile. Accessibile perché la norma deve essere semplice e immediatamente comprensibile e sempre più deve nascere dal basso; accessibile perché chiunque vi deve poter accedere; accessibile perché deve essere in grado di incidere proprio su quelle persone che non hanno accesso a diritti spesso fondamentali”.Numerosi sono stati gli esperti che hanno elaborato i documenti di analisi e le proposte presentate.

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Stesse garanzie per i minori nei processi penali in tutta l’UE

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 marzo 2016

corte europea giustiziaLe nuove norme per garantire che i minori indagati o accusati di un crimine ricevano un processo equo in qualsiasi Stato UE si trovino, sono state approvate mercoledì. La direttiva, già concordata con il Consiglio, stabilisce il diritto per i minori di diciotto anni a essere assistiti da un avvocato e accompagnati dal titolare della responsabilità genitoriale (o da un altro adulto idoneo) nel corso del procedimento.”Il testo presenta un elenco di diritti e di garanzie per un modello comune europeo di giusto processo per i minori, in cui trovare un equilibrio tra la necessità di accertamento della responsabilità del crimine e quella di tenere in debita considerazione la vulnerabilità dei minori e le specifiche esigenze”, ha dichiarato la relatrice Caterina Chinnici (S&D, IT). “Il risultato ottenuto rispecchia in modo significativo l’esperienza italiana in questo campo”, ha aggiunto.Il progetto di direttiva mira a garantire che i minori abbiano lo stesso diritto di comprendere e seguire i procedimenti giudiziari in tutta l’Unione europea. La situazione giuridica sul trattamento dei minori, infatti, varia molto fra Paese e Paese. La direttiva è stata approvata con 613 voti favorevoli, 30 voti contrari e 56 astensioni.I deputati hanno inserito una disposizione volta a garantire che i minori abbiano sempre il diritto irrinunciabile a essere assistiti da un avvocato difensore. Le eccezioni a questo diritto sono valide solamente nel caso in cui sia ritenuto non proporzionato alle circostanze del processo o, in casi eccezionali, nella fase pre-processuale, se è nell’interesse superiore del minore.
La direttiva impone agli Stati membri di garantire che la privazione della libertà sia disposta ai minori solo come misura di ultima istanza e della più breve durata possibile. I minori dovrebbero inoltre essere detenuti separatamente dagli adulti, a meno che si ritenga preferibile non farlo nel loro interesse.La direttiva include anche altre garanzie, tra cui:
il diritto a essere accompagnato dal titolare della responsabilità genitoriale o da un altro adulto idoneo durante le udienze in tribunale e in altre fasi del procedimento, come gli interrogatori di polizia;
il diritto alla tutela della privacy durante il procedimento penale;
la formazione specifica per giudici, pubblici ministeri e tutti i professionisti coinvolti nell’amministrazione della giustizia minorile. La direttiva deve ora essere formalmente approvata dal Consiglio dei ministri. Una volta pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, gli Stati membri avranno tre anni di tempo per recepirla nella loro legislazione nazionale.Danimarca, Regno Unito e Irlanda hanno scelto di non appoggiare questa direttiva e non saranno vincolati dalla sua applicazione.

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Minori: indicatori di vulnerabilità

Posted by fidest press agency su domenica, 18 ottobre 2015

area archelogica romanaUna scheda che individui nei bambini gli indicatori di vulnerabilità senza definirne necessariamente la patologia. È il modello di rilevazione 0-24 mesi presentato a Roma, nel corso del XVI convegno nazionale dell’Istituto di Ortofonologia (IdO) su ‘Il processo diagnostico nell’infanzia, elaborato dall’IdO insieme a Emanuele Trapolino, neuropsichiatra infantile dell’Ospedale Giovanni Di Cristina (Arnas) di Palermo, e Davide Trapolino, specializzando in neuropsichiatria infantile.
Le aree indagate dal modello sono: sviluppo psico-motorio, competenze autoregolatorie del bambino, competenze eteroregolatorie del caregiver e reciprocità nella vicenda interattiva. “Abbiamo l’esigenza di individuare degli indicatori della relazione fisiologica madre-bambino in grado di predirne la normalità o anormalità. Il principio- spiega Emanuele Trapolino- è quello di stabilire alcuni criteri su cui si organizza la prima regolazione del bambino con il suo caregiver, le modalità di interazione primaria, i modelli che regolano l’intersoggettività primaria e secondaria e, infine, stabilire i parametri comunicativi che in quella coppia segnano il passaggio – poi a livello sempre più integrato – di scambio e interazione reciproca”. In ultimo, conclude il medico, “individuare la giusta gestazione emotiva”.
Lo strumento è nato dal lavoro sinergico tra neuropsichiatri infantili e psicologi dello sviluppo e “può essere condiviso con operatori differenti: da colleghi a pediatri, da insegnanti a operatori di nidi e alle tante altre figure che ruotano attorno al bambino”, aggiunge Elena Vanadia, neuropsichiatra infantile dell’IdO.
Dal punto di vista tecnico la scheda è suddivisa in quattro fasce di età: 0-6 mesi; 7-12; 13-18 e 19-24. “Per ciascuna domanda ci sono tre risposte-precisa la neuropsichiatra dell’IdO- da cui si ricava un punteggio che tende a quantificare le entità dei segni presentati dal bambino. È un indicatore di vulnerabilità- sottolinea- a cui segue un’analisi qualitativa, necessaria per i suggerimenti, o comunque per le modalità di abilitazione, laddove servissero da utilizzare rispetto a quel bambino”.
Il modello è già in uso è già in uso presso l’IdO e nell’ospedale di Palermo. “Stiamo completando la fase di standardizzazione per ogni fascia d’età, comparando punteggi numerici che indicheranno il grado di vulnerabilità e- conclude Vanadia- stiamo infine ultimando una griglia per le diverse analisi qualitative relative alle differenti aree dello sviluppo”.

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Ricerche sui minori autistici

Posted by fidest press agency su sabato, 17 ottobre 2015

autismoPer la prima volta in Italia l’Istituto di Ortofonologia (IdO), nel suo lavoro di ricerca nell’ambito dei disturbi dello spettro autistico ha coniugato la dimensione affettiva e quella cognitiva attraverso due studi: il Test sul contagio emotivo (Tce), testato su 300 minori con autismo, e la prova dell’Intention condition of behavioral enhancement procedures di Meltzoff, somministrato su 100 bambini autistici (di cui 68 con autismo e 32 coinvolti nello spettro autistico inseriti nel progetto terapeutico evolutivo Tartaruga) e 50 minori non autistici, ma con ritardo di sviluppo e disabilità intellettive.I due studi saranno presentati al XVI Convegno nazionale dell’IdO su ‘Il processo diagnostico nell’infanzia. Cosa e come valutare clinicamente sintomi e comportamenti dei bambini’, da oggi a domenica nella Capitale.Sul piano cognitivo è emerso che il deficit della capacità di comprendere le intenzioni altrui è una caratteristica specifica dell’autismo in quanto, non risultando compromessa nel gruppo di controllo con disabilità intellettiva, evidenzia la sua natura più socio-relazionale che cognitiva. Infatti, a distanza di due anni dalla prima prova e in seguito a un lavoro terapeutico centrato sul corpo e sugli aspetti emotivo-relazionali, 27 bambini su 100 sono usciti dalla sindrome e 6 hanno migliorato la loro sintomatologia passando da una condizione di autismo ad una di spettro autistico. Sul piano emotivo, ai fini della valutazione della validità del Tce, l’IdO ha somministrato al campione in esame anche un altro strumento già validato, ossia l’Ados, che valuta costrutti simili (i comportamenti socio-comunicativi). I punteggi dei due test sono risultati inversamente correlati, evidenziando come all’aumentare del livello di contagio emotivo dei bambini sia diminuito significativamente il punteggio Ados, e quindi il grado di autismo. Le due ricerche dell’IdO sul processo di empatia – molto poco attenzionato nell’autismo, in quanto si da’ per scontata la sua assenza – ed una sulla capacita’ di comprensione delle intenzioni dell’altro, puntano a superare il divario incolmabile tra chi fa ricerca e chi clinica. “La ricerca deve sempre portare qualcosa nella clinica affinche’ quest’ultima rimanga un fatto vivo, che rispetti sia il rigore dell’evidence based che le individualita’ del soggetto. Due dimensioni inestricabilmente legate. I bambini- spiega Magda Di Renzo, responsabile del progetto terapeutico evolutivo Tartaruga e del servizio Terapie dell’IdO- ci chiedono risposte piu’ complesse”.

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Minori: Le funzioni più usate a scuola? Quelle esecutive

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2015

Pupils in primary school  -ALLIANCE-INFOPHOTO

Pupils in primary school -ALLIANCE-INFOPHOTO

Con l’ingresso a scuola le funzioni più utilizzate per svolgere i compiti in classe sono quelle esecutive. Dal tenere la stessa postura allo stare seduti per ore, dal mantenere un buon livello attentivo all’iniziare a mettere in atto tutti i processi necessari all’apprendimento. “Si pensi che fra i disturbi indagati quali potenziali conseguenze del disturbo del disordine esecutivo ci sono i disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa), due entità invece molto diverse”. Avverte Elena Vanadia, neuropsichiatra infantile dell’Istituto di Ortofonologia di Roma (IdO), che al XVI Congresso nazionale dell’IdO, in programma a Roma dal 16 al 18 ottobre, parlerà de ‘L’analisi delle funzioni esecutive in età evolutiva’. “In molti disturbi nosograficamente definiti (disturbo dello spettro autistico, sindrome da deficit di attenzione e iperattività, Dsa) possiamo ritrovare una disorganizzazione delle funzioni esecutive, ma un disfunzionamento esecutivo come quadro clinico a sé può anche mimare sintomi comportamentali di tipo autistico, Dsa o Adhd. Ciò che differisce il primo dai precedenti- chiosa il medico- è che se viene individuato con appositi test e trattato con training specifici, il bambino nel giro di pochi mesi potrebbe stare meglio e riorganizzare tutte quelle aree che apparentemente erano così disorganizzate”. – Cosa sono le funzioni esecutive? “Sono funzioni cognitive superiori, necessarie per programmare, mettere in atto e portare a termine un comportamento finalizzato a uno scopo. Rimandano sia a processi cognitivi che al concetto di autoregolazione e all’attenzione (selettiva, sostenuta e shifting attentivo). Le funzioni esecutive sono tra loro interconnesse- continua la neuropsichiatra dell’IdO- e difficilmente se ne riesce a isolare una, anche se i loro domini li conosciamo: pianificazione, controllo inibitorio, flessibilità, resistenza alle interferenze, memoria di lavoro e così via”. Per descriverle sono stati formulati diversi modelli teorici e neuropsicologici.
“Chiaramente lo studio di questi diversi modelli teorici può aiutarci a comprendere come si organizzano queste funzioni, ma in età evolutiva ciascun bambino è a sé e il profilo di funzionamento è individuale. Inizialmente sono state descritte come funzioni frontali, e se volessimo dare loro una localizzazione anatomo-funzionale all’interno del sistema nervoso centrale- sottolinea il medico- potremmo dire che sono situate nei lobi frontali e a livello delle regioni prefrontali. Un elemento da sottolineare è che dentro le aree prefrontali ci sono diversi circuiti, e a livello della corteccia prefrontale c’è il circuito orbito-frontale legato agli aspetto emotivi e motivazionale. Ecco perché quando si osserva un bambino che presenta un disturbo comportamentale o un disordine di tipo cognitivo non si può prescindere dall’osservazione e dalla valutazione degli spetti emotivi e motivazionali”. Il network delle funzioni esecutive è “quindi considerato come il controllore del traffico a livello delle connessioni cer ebrali, che ci consente di mettere ordine tra le informazioni in entrata e in uscita. Se questo sistema di controllo funziona bene le informazioni circoleranno in modo fluido e sarà più facile per il bambino attribuire significati a ciò che percepisce dall’ambiente e dagli altri, attivando delle risposte comportamentali, motorie, relazionali e comunicative idonee alle richieste dell’ambiente”. – A che età può essere individuato un disfunzionamento di queste funzioni? “Il livello di funzionamento è completo intorno ai 14 anni, ma già dai 4-5 anni è possibile osservare in un bambino i precursori della memoria di lavoro piuttosto che delle abilità di pianificazione. Oggi sappiamo che i precursori delle funzioni esecutive si sviluppano già nel primo anno di vita. Sono state fatte delle correlazioni tra il tipo di funzione e la fascia di età- aggiunge l’esperta- ci sono alcune che si sviluppano nella prima infanzia e altre nella seconda”. – Quali sono i sintomi? “Una delle caratteristiche principali di questo disordine è il fatto che i bambini non riescono a pianificare il loro piano di azione in modo coerente rispetto agli obiettivi prefissati. Esiste un test di pianificazione quotidiana applicato a minori di 8 anni che ci permette di verificare se abbiano già una buona capacità di pianificazione”. Un’altra area da attenzionare è la memoria di lavoro: “Se è vero che l’abilità cognitiva si struttura più in la con l’età, nei primi anni di vita si può osservare quanto un minore riesca a trattenere le informazioni acquisite per poi manipolarle e riadattarle nei contesti”. Un ulteriore dominio è il controllo inibitorio: “Se il piccolo non lo ha, metterà in atto le perseverazioni per difficoltà sia di inibizione che di flessibilità – chiarisce la neuropsichiatra- ovvero ripeterà, anche laddove sia scorretto e non necessario, una sequenza verbale, di pensiero o di azione”. – Si guarisce da un disturbo delle funzioni esecutive? “In un’alta percentuale dei casi c’è un buon recupero se viene individuato prima che si strutturino i comportamenti psicopatologici e se trattato con tecniche giuste. Il minore potrà residuare un profilo di funzionamento lievemente atipico, che però non influenzerà in modo drammatico il funzionamento adattivo. Anche il Dsm 5, il manuale diagnostico, tiene conto del funzionamento adattivo e non solo dei punteggi ottenuti ai test”. – Cosa può fare la scuola? “Parliamo di bambini che posti di fronte a un compito da organizzare non ce la fanno e avranno un risultato estremamente scadente, perché si arrendono o preferiscono evitare piuttosto che iniziare e provare. In questo contesto i docenti possono essere d’aiuto nel riconoscere i campanelli d’allarme. Quando la maestra dice, ad esempio, ‘prendiamo i quaderni e scriviamo’- precisa Vanadia- è probabile che il bambino con disordine delle funzioni esecutive tirerà fuori dallo zaino contemporaneamente tutto quello che ha dentro senza riuscire ad organizzare una sequenza economica e funzionale. Prenderà il diario, l’acqua, la merenda, i colori e si troverà di fronte a un caos all’interno del quale dover selezionare ciò che gli serve. Questo ci fa capire come nel loro cervello ci sia una gran confusione- conclude il medico- senza volerlo, tutti i loro progetti diventano più complicati perché non riescono a filtrare le interferenze e le informazioni necessarie”.

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Prevenzione sugli abusi sessuali ai minori

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 giugno 2015

pontificia università gregorianaRoma, 21-24 giugno 2015 Pontificia Università Gregoriana, Piazza della Pilotta 4 Il Centre for Child Protection (CCP) della Pontifica Università Gregoriana ospita e co-organizza a Roma l’annuale Anglophone Conference, in cui i rappresentanti delle conferenze episcopali di lingua inglese condividono le loro best-practices nella prevenzione degli abusi sessuali sui minori. Per la prima volta tale questione è affrontata a partire dalla teologia sistematica. “Un approccio teologico e spirituale” – come recita il titolo della Anglophone Conference di quest’anno – per comprendere cosa significhi parlare di redenzione a vittime di abuso, di possibile riconciliazione, di responsabilità e missione della Chiesa e della preghiera di fronte ai peccati e crimini commessi. In questa occasione il CCP, che prosegue la promozione del suo programma e-learning, annuncia che sono state aperte le candidature per il Diploma in Safeguarding of Minors. An Interdisciplinary Approach. Il corso inizierà nel febbraio 2016 e mira alla formazione dei futuri responsabili della protezione dei minori in istituzioni come diocesi e congregazioni religiose e consulenti e formatori nell’ambito della tutela dei minori (case di formazione, seminari, scuole…).

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Minori: autismo

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 gennaio 2015

autismoIn disparte, distaccati, più interessati agli oggetti che alle persone. Un’immagine convenzionale dei bambini autistici in cui non si ritrova David Oppenheim, membro senior del ‘Center for the study of child development’ dell’Università di Haifa (Israele). Il professore mostrerà i risultati delle sue ultime ricerche alla conferenza internazionale su ‘Attaccamento e autismo: l’importanza dell’insightfullness genitoriale’, il 31 gennaio e il 1° febbraio a Roma. Una due giorni di formazione promossa dall’Istituto di Ortofonologia (IdO) nell’Aula magna dell’Istituto comprensivo Regina Elena, in Via Puglie 6 dalle 9 alle 18.
IN UN’INTERVISTA OPPENHEIM ANTICIPA LE SUE CONVINZIONI – È possibile parlare di attaccamento anche per una persona autistica? “Certo- afferma- in una nostra ricerca, così come in altre, abbiamo dimostrato che i bambini con autismo si affezionano alle loro madri in modi che sono molto simili a quelli di bambini con sviluppo tipico. Però i loro comportamenti di attaccamento – i modi specifici in cui mostrano il loro attaccamento – possono essere diversi”.
Quali caratteristiche ha l’attaccamento di un bambino autistico e verso quali figure si può manifestare? “Come accade per i bambini normodotati, i minori con autismo hanno un attaccamento sicuro ai loro caregiver- precisa l’ex presidente del dipartimento di Psicologia dell’Università di Haifa- li usano come base sicura per esplorare l’ambiente e come fonte di conforto quando sono stressati. La maggior parte delle ricerche sull’attaccamento nell’autismo è stata realizzata con le madri, ma si suppone che i bambini sviluppino un attaccamento anche verso i loro padri e altri operatori sanitari, proprio come i minori normodotati”.
Perché è importante riconoscere l’esistenza di una loro capacità di attaccamento? “I bambini con autismo a volte mostrano il loro bisogno di vicinanza, comfort e sicurezza in modi diversi rispetto ai minori con sviluppo tipico. A volte sembrano disinteressati agli altri- spiega il professore- o meno influenzati dall’andirivieni delle figure di attaccamento. Ciò può indurre i genitori e i terapisti a conclusioni sbagliate, pensando che i bambini non ne abbiano bisogno. Questo, a sua volta, può aumentare l’angoscia del minore. Comprendere l’importanza dell’attaccamento- sottolinea il ricercatore israeliano- ci aiuta a capire meglio le difficoltà dei bambini con autismo nel cercare l’intimità e il comfort”.
Ci sono studi scientifici o clinici sul tema? “Ci sono molti studi- conclude Oppenheim- in Israele stiamo lavorando sul tema della ‘insightfulness’ – la capacità di vedere le cose dal punto di vista del bambino – con le madri di minori con autismo, e come questa contribuisca a garantire l’attaccamento nell’autismo”.
UNA LUNGA COLLABORAZIONE, UN UNICO FILO CONDUTTORE – Una collaborazione scientifica, quella tra l’Italia e Israele in tema di autismo, che si rafforza sempre di più. Al centro della ricerca il rapporto genitori-figli nell’autismo. L’Università di Haifa a Roma porrà l’attenzione sul rapporto insightfulness-attaccamento nell’autismo, ovvero sulla capacità del genitore di guardare il mondo attraverso gli occhi del figlio (insightfulness) e sulle potenzialità del bambino di rispondere a questa ‘comprensione empatica’.
IL PUNTO DI VISTA DELL’IDO – “L’IdO è in sintonia con questo approccio teorico e terapeutico- evidenzia Magda Di Renzo, responsabile del Servizio terapie dell’Istituto- un’impostazione che mette sempre il bambino al centro dell’osservazione e della terapia e che richiede agli adulti (clinici, genitori, insegnanti) lo sforzo di comprendere in ‘quali luoghi’ il bambino abita per poterlo raggiungere. Un impegno- spiega la psicoterapeuta dell’età evolutiva- che chiama genitori e terapeuti a trovare insieme i mezzi comunicativi atti a favorire il processo empatico e il dispiegamento delle abilità cognitive. Solo una comprensione adeguata dei limiti e delle potenzialità del bambino- conclude Di Renzo- permette il rispetto dei suoi tempi di sviluppo e di un progetto su misura”.
ALLA DUE GIORNI I RISULTATI DELLE RICERCHE – Il seminario dell’IdO sarà l’occasione per presentare i risultati delle ricerche israeliane sulla relazione insightfulness materno-tipologia di attaccamento nei figli autistici. Sarà presente all’evento anche Ayelet Erez, membro della Clinica per la psicoterapia psicodinamica dell’età evolutiva del Ministero della Salute di Haifa.
RIPARTE LA SCUOLA E IL CORSO BIENNALE IDO – Prendono il via in quest’ultimo fine settimana di gennaio sia la Scuola di specializzazione IdO in Psicoterapia psicodinamica dell’età evolutiva, che il nuovo e del corso biennale per medici e psicologi. Per avere tutte le informazioni sulle modalità di iscrizione è possibile scrivere a scuolapsicoterapia@ortofonologia.it. Al termine della due giorni verrà rilasciato un attestato di partecipazione ma, dato il numero ridotto di posti, è necessario registrarsi.

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