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Povertà: cresce la povertà assoluta e tra i minori

Posted by fidest press agency su sabato, 19 giugno 2021

Sono estremamente allarmanti i dati diffusi oggi dall’Istat sulla povertà in Italia: la povertà assoluta cresce al livello massimo dal 2005 (data di inizio delle serie storiche), toccando ben 5,6 milioni di persone.Le famiglie in condizione di povertà relativa sono invece poco più di 2,6 milioni.Desta preoccupazione, in tale contesto già drammatico, la forte crescita di povertà assoluta per i minori: sono oltre 1,3 milioni i minori in povertà assoluta, per i bambini e i ragazzi tale tasso è cresciuto di oltre due punti rispetto al 2019, portandosi al 13,5%.Tale rapporto rivela quanto siano devastanti le conseguenze della crisi determinata dalla pandemia e quanto si facciano sempre più profonde e incolmabili le spaccature e i divari all’interno della nostra società.Se da un lato la povertà cresce, dall’altro la pandemia ha intaccato in minima parte i possessori di grandi patrimoni: secondo i dati della società londinese di real estate Knight Frank rispetto al 2019 in Italia non solo sono aumentati gli importi in gestione, ma è salito anche il numero degli individui che hanno più di un milione di euro investito (oltre 1,2 milioni di persone).In questo grave contesto di crescita delle disuguaglianze l’Istat rende noto come le misure finora esistenti siano servite appena ad attutire in parte l’impatto della crisi, riducendo l’intensità della povertà assoluta: ma il reddito di cittadinanza, gli ammortizzatori sociali e il reddito di emergenza non saranno a nostro avviso sufficienti a fronteggiare le conseguenze sul piano economico e sociale di un altro anno di pandemia, specialmente se verrà a decadere anche il blocco dei licenziamenti.È tempo che il Governo intervenga operando una seria lotta alle disuguaglianze, in primis disponendo adeguati sostegni a favore delle famiglie in difficoltà, ma anche definendo un sistema di tassazione più equo, adottando una tassazione straordinaria sui grandi patrimoni e mettendo in atto una determinata azione di contrasto all’evasione fiscale.“Siamo convinti che sia necessaria una riforma complessiva del sistema fiscale. – afferma Emilio Viafora, presidente Federconsumatori – Si tassi meno il lavoro e di più le rendite e si introducano più forti elementi di progressività.”

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Con la convocazione dei minori fra 12 e 15 anni si apre la nuova fase delle vaccinazioni anti-Covid

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 giugno 2021

Per la nuova campagna sono reclutati in prima battuta i pediatri di famiglia. E in autunno la somministrazione della terza dose ai già immunizzati non sarà più condotta nei costosi hub delle Asl ma negli studi dei medici di medicina generale. Il generale Francesco Paolo Figliuolo ha chiesto ai Mmg la disponibilità a entrare in campo, dopo mesi passati ad aspettare di capire il da farsi, e l’ha ottenuta. Ma ci sarebbero nubi da sgombrare.Serve far dialogare tre tipi di sistemi informatici regionali e nazionale, come spiega Nicola Calabrese vicesegretario Fimmg nazionale e segretario Fimmg Bari. «Tra ottobre e novembre la medicina generale sarà chiamata a praticare le terze dosi alla popolazione vaccinata da marzo in poi e in primo luogo a cittadini con più di 80 anni. È impensabile che la campagna avvenga in modo disorganizzato, con telefonate a centinaia ai nostri studi; saremo noi a convocare con la medicina di iniziativa. A monte, però – aggiunge Calabrese – servirà una cooperazione applicativa tra istituzioni in cui regioni e governo è essenziale ci coinvolgano. Prima di convocare un assistito dovremo sapere che vaccino ha fatto, cosa somministrargli, in quali condizioni è, quali reazioni abbia avuto». E qui ci sono problemi già ora. Calabrese in un comunicato ha segnalato che a Bari i cittadini vaccinati negli hub sono inviati al proprio medico per il rilascio delle attestazioni di avvenuta vaccinazione. «L’attestato può essere compilato, sottoscritto e rilasciato solo dal soggetto che ha effettuato la vaccinazione e nessun altro», scrive Calabrese all’Asl, alla Regione Puglia e all’Ordine. «L’Asl inserisce i dati della vaccinazione sul portale regionale formando un documento – spiega Calabrese a Doctor 33 – ma di fronte alla domanda su come possono avere la certificazione (o su come avere il “green pass” che non c’è ancora) rinvia gli utenti al medico curante. Molti assistiti “rinviati” in studio non hanno lo Spid per scaricare il documento, deve accedere il medico al portale e stampare. Questo ha un senso quando è il medico a vaccinare, o ad effettuare il tampone; non ce l’ha se di regola gli assistiti vengono a chiederci il “certificato”. Non è compito del medico di famiglia fare da Caf. Anche in vista delle partenze per le ferie, in tutte le regioni servono una presa di coscienza e soluzioni strutturali». Cioè in questo caso, le certificazioni vaccinali, regole precise per le Asl. Ma in assoluto serve un metodo a livello di sistema-paese. Il segretario Fimmg Silvestro Scotti chiede anagrafi vaccinali regionali che dialoghino tutte allo stesso modo con l’anagrafe vaccinale nazionale. Un esempio? Da gennaio l’Anagrafe nazionale vaccini andrebbe alimentata ogni giorno dalle Regioni con i dati dei soggetti vaccinati, di quelli da vaccinare prenotati, di chi ha ricevuto la prima somministrazione, dei soggetti in stand-by per rischi di salute, delle dosi somministrate e di eventuali effetti indesiderati. Le stesse informazioni vanno trasmesse all’Istituto superiore di sanità per la sorveglianza immunologica e farmaco-epidemiologia. Scotti però sottolinea come l’allineamento avvenga in giro per l’Italia «a macchia di leopardo». E pone un problema in parallelo: la stessa anagrafe Covid che riporta i cittadini positivi e i tamponi effettuati (e anch’essa si avvale di 21 piattaforme regionali e due nazionali, una ministeriale e una della Protezione Civile), ha problemi a coordinarsi con le regionali, il che allunga le procedure per la registrazione e non permette al medico di fare modifiche in caso di errori nella compilazione di alcuni dati. C’è poi un terzo tipo di flussi da considerare: i dati della piattaforma avviata da Fimmg e Cittadinanzattiva per censire e raggiungere le persone fragili non vaccinate, e che potrebbe essere usata con successo per le terze dosi.Le due associazioni hanno chiesto un incontro al presidente della Conferenza Stato-Regioni Massimiliano Fedriga. Obiettivo, far sì che le regioni coordinino l’anagrafe Covid con la piattaforma in questione. «È fondamentale agire sui sistemi informativi. In Puglia riusciamo a visualizzare in unica schermata online sia se il paziente ha fatto il covid, e in tal caso tamponi ed esiti, sia la situazione vaccinale ma non so se in tutte le regioni sia così e già questo è un interrogativo importante», riassume Calabrese. «In autunno, i dati sui vaccini dovranno essere di immediata e rapida fruizione da parte del medico e leggibili allo stesso modo ovunque, nell’interesse di tutti». By Mauro Miserendino fonte Doctor33

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Risse Minori/Dj Aniceto:colpa della musica trap e della canna facile

Posted by fidest press agency su martedì, 19 gennaio 2021

Ogni giorno notizie di minorenni armati di mazze, bottiglie e catene per futili motivi organizzano risse in quasi tutta Italia, altri li hanno preceduti, molti altri li seguiranno, TEMO. I Giovani d’oggi litigano e si sgozzano per futili motivi. Ascoltano la musica trap e diventano piccoli criminali, Provano la purple drunk e ci restano secchi, si fanno le canne e perdono il contatto con la realtà.” – cosi commenta il Dj Aniceto, uno dei dj piu’ impegnati nel sociale, esperto di new generation e gia’ membro della Consulta per le politiche antidroga a palazzo Chigi,l’escalation della violenza nelle nuove generazioni.”Tanta solidarietà ai familiari di questi giovanissimi sconsiderati.” – ha affermato Aniceto, protagonista come testimonial dei sani valori in molti programmi tv, tra i quali quelli di Piero Chiambretti. “Ma che sta succedendo alla generazione 3.0? La cosa che mi colpisce è la spoporzione del danno. Ragazzini nemmeno 18enni armati di coltelli e pistole; non escono per divertirsi ma soprattutto per fare risse. adolescenti vestite da trentenni che bevono e si drogano come le sanguisughe e il giorno dopo non ricordano più niente. Se fossi genitore sarei veramente preoccupato. Questa é un epoca molto difficile per educare figli. I Giovani sono confusissimi. I divieti non non sono piu’ imposti dai genitori ma dallo Stato facendoli vivere in una moderna dittatura e poi, Il mondo digitale, complice la Dad ed il lockdown, si è impossessato della mente di troppi giovanissimi. Li ha resi senza personalità. Vivendo quasi tutta la giornata sui telefoni e computer, cercano conferme, cercano identità , cibandosi degli insegnamenti disdicevoli della musica trap, e nutrendosi di tutta la violenza che vomitano quotidianamente i social network ed è chiaro che molti di loro confondono la realtà col virtuale e cosi quando escono per strada combinano casini. Casini costruiti ad arte come un set cinematografico per renderli finalmente protagonisti di una vita che il Covid ha cancellato a molti di loro. Infatti molti di questi bulletti li trovi nei video autoprodotti e ‘musicali’ su youtube. Poi la forza del BRANCO, della droga,e dell’emulazione fanno il resto. Tuttavia non riesco a condannare questi giovani sfortunati. Sono i giovani creati dalla società dai poteri forti più confusa che mai, che gestiscono il nostro mondo; giovani che non sanno fare i ‘giovani’ perchè nessuno ha insegnato loro come essere ‘giovani’ ed e’ per questo che molti di loro si trasformano in ‘rifiuti’ della Societa’”.

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Traffico di minori in aumento in Mali a causa di conflitti e COVID

Posted by fidest press agency su sabato, 5 dicembre 2020

L’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, avverte oggi che conflitti, insicurezza, il COVID-19 e il deterioramento delle condizioni economiche stanno portando a un aumento del traffico di minori, del lavoro forzato e del reclutamento forzato da parte di gruppi armati in Mali.Nella prima metà di quest’anno sono stati registrati più casi di reclutamento di minori (230 casi) rispetto all’intero 2019 (215 casi), secondo un recente rapporto pubblicato dal Global Protection Cluster, una rete di agenzie delle Nazioni Unite e ONG guidata dall’UNHCR che fornisce protezione alle persone colpite da crisi umanitarie.Poiché le scuole rimangono chiuse a causa di conflitti, insicurezza, COVID-19 o scioperi degli insegnanti, anche i minori sono spinti verso le miniere d’oro informali, in particolare a Gao e Kidal, dove molte zone sono controllate da gruppi armati. Alcuni minori sono arrivati sul posto a “credito”, cioe’ con il trasporto e il cibo finanziati da una parte terza. Altri hanno riferito di aver lavorato per giorni senza essere pagati. I minori sono costretti a lavorare per un tempo non specificato fino a quando non saldano il loro “debito”. Le vittime sono sia maliani che rifugiati, richiedenti asilo o migranti.Dalla regione di Mopti sono arrivate segnalazioni di comunità di donne e ragazze rapite, aggredite sessualmente e stuprate; sono stati registrati oltre 1.000 casi nel 2020. L’UNHCR teme anche una spirale di matrimoni infantili, in un Paese in cui si stima che il 53 per cento delle ragazze sia sposato prima dei 18 anni.I profili dei trafficanti e dei loro complici vanno da gruppi criminali organizzati o armati, capi tribù o autorità statali, a, in alcuni casi, perfino genitori, parenti o membri della comunità. Nonostante le violazioni dei diritti umani, tra cui la violenza di genere, la tratta e il reclutamento di minori in aumento, un nuovo rapporto pubblicato ieri avverte che quasi 40 milioni di persone sfollate all’interno del paese o coinvolte in conflitti potrebbero non ricevere sostegno a causa di finanziamenti insufficienti. Secondo il rapporto, i finanziamenti di quest’anno per la protezione delle persone più bisognose di assistenza nelle crisi umanitarie hanno ricevuto solo il 25% di quanto necessario.

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Guerra in Afghanistan: Tra le vittime molti minori

Posted by fidest press agency su domenica, 1 novembre 2020

“La guerra in Afghanistan ha ucciso almeno 553 bambini finora nel 2020. Più di 1.295 minori sono stati feriti e molti di loro hanno ferite di cui porteranno i segni per la vita. È positivo che quest’anno ci sia stata un’apparente riduzione dei decessi, ma l’Afghanistan è ancora uno dei posti peggiori al mondo in cui essere un bambino”. Cosi Chris Nyamandi, Direttore di Save the Children in Afghanistan, commenta i nuovi dati delle Nazioni Unite, secondo i quali quest’anno nel conflitto afghano sono stati uccisi o mutilati quasi 1.900 bambini. Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro, è allarmata e sconvolta da questi dati, che seguono una serie di recenti attacchi a civili come l’attentato suicida di sabato fuori da un centro educativo a Kabul, che ha ucciso almeno 24 persone e ne ha ferite dozzine. Tra il 1 ° gennaio e il 30 settembre 2020, la Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan ha documentato 5.939 vittime civili, di cui 1.848 (553 uccisi e 1.295 feriti) erano bambini, quasi un terzo di tutte le vittime.Il numero totale di vittime civili ha segnato una riduzione del 30% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno ed è la prima volta in cinque anni che l’UNAMA ha registrato meno di 2.000 vittime di minori nei primi nove mesi dell’anno.“Questa spaventosa perdita di vite umane e queste lesioni sono gravi e fungono da forte promemoria del pesante tributo che il conflitto continua a far pagare agli innocenti. Anche scuole e ospedali sono stati danneggiati o distrutti nel conflitto, insegnanti e personale medico sono stati uccisi. Ciò ha avuto un profondo impatto su un’intera generazione di giovani che hanno sempre conosciuto la guerra e la cui istruzione è stata rovinata” ha dichiarato Chris Nyamandi, Direttore di Save the Children in Afghanistan.“Quando scoppiano i combattimenti, nessun posto è sicuro nel nostro villaggio, ma casa è comunque meglio che fuori. Ci nascondiamo negli angoli delle stanze” ha detto a Save the Children una ragazza di 14 anni nel distretto di Saayad, Sar-e-Pul Afghanistan.“Chiediamo a tutte le parti in conflitto di concordare un accordo di pace duraturo in modo che le future generazioni di bambini possano crescere in un paese libero dalla paura della violenza, della morte e delle lesioni. Questo è anche un campanello d’allarme per la comunità internazionale per continuare a investire nel futuro dell’Afghanistan e contribuire a preservare i fragili guadagni nell’istruzione e nella sanità degli ultimi decenni” ha concluso Chris Nyamandi.

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Difesa dei minori e degli anziani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 aprile 2020

Dichiarazioni della Presidente Camera Nazionale Avvocati per la Famiglia e i Minorenni, Avv. Maria Giovanna Ruo:”I diritti fondamentali non sono in quarantena, ma il tutto deve essere interpretato con equilibrio e buonsenso. La relazione con entrambi i genitori è un diritto fondamentale dei figli minorenni: in questo momento sono soprattutto i genitori stessi che debbono garantirlo cooperando. Ad es. se debbo andare a fare la spesa, invece che portarmi i bambini a fare la fila, è meglio che vadano con il papà. E che casomai insieme evitiamo troppi spostamenti accorpando giorni e pernotti. Questo il senso del nostro decalogo diretto ai genitori, cui è richiesta una rinnovata disponibilità nei confronti dei figli”

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Difesa dei minori e degli anziani

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 marzo 2020

“I diritti fondamentali non sono in quarantena, ma il tutto deve essere interpretato con equilibrio e buonsenso. La relazione con entrambi i genitori è un diritto fondamentale dei figli minorenni: in questo momento sono soprattutto i genitori stessi che debbono garantirlo cooperando. Ad es. se debbo andare a fare la spesa, invece che portarmi i bambini a fare la fila, è meglio che vadano con il papà. E che casomai insieme evitiamo troppi spostamenti accorpando giorni e pernotti. Questo il senso del nostro decalogo diretto ai genitori, cui è richiesta una rinnovata disponibilità nei confronti dei figli” “I diritti fondamentali non sono in quarantena, e tutto deve essere interpretato con equilibrio e buonsenso. Gli anziani in struttura soffrono di solitudine; le famiglie sono angosciate dalla mancanza di notizie; gli operatori sono decimati e privi di volontari che li aiutino. Allora si cerchi di evitare estremizzazioni e di cooperare. Gli anziani anche se non hanno strumenti multimediali possono guardare i loro familiari e interloquire attraverso smart phone aiutati per pochi minuti dagli operatori. Basta anche poco, ma ciò aiuta a tranquillizzare gli uni e gli altri, e tutela il loro fondamentale diritto alla relazione” Ai seguenti link le schede che sono state ideate per migliorare la divulgazione, ma la stessa Presidente Ruo è a disposizione per inviare qualche contributo o rilasciare un’intervista al telefono.

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EqualCity contro la violenza sui minori non accompagnati

Posted by fidest press agency su sabato, 29 febbraio 2020

Nell’ambito del programma europeo EqualCity, che intende migliorare l’offerta di servizi urbani rivolti alle vittime di violenza sessuale e di genere con l’impegno di quattro organizzazioni partner insieme a quattro città dell’UE, si svolgerà domani nella Sala Gonzaga in via della Consolazione un evento in cui l’Organizzazione Mondiale per le Migrazioni, Roma Capitale, il Dipartimento di Psicologia dell’Università Sapienza di Roma, il Progetto ETNA Etnopsicologia Analitica presenteranno un progetto sul tema dei minori stranieri non accompagnati (MSNA) vittime di violenza, con il coinvolgimento di tutti gli attori principali presenti nel sistema di accoglienza: tutori legali, tutori volontari, assistenti sociali municipali, educatori di comunità, mediatori culturali.Roma Capitale (Dipartimento Progetti di Sviluppo e Finanziamenti Europei e Dipartimento Politiche Sociali) è partner europeo del Progetto EqualCity, sulle tematiche di violenza sessuale e di genere all’interno delle comunità di migranti, nel quale ogni partner sviluppa un punto di osservazione specifico: allestimento e gestione di case sicure dedicate alla protezione e all’ospitalità di migranti LGBTQI+ (RainbowHouse Bruxelles e la Région de Bruxelles-Capitale); offerta di assistenza in favore delle donne migranti vittime di SGBV (Femmes en Détresse e Città di Lussemburgo); minori stranieri non accompagnati (MSNA) vittime di SGBV e operatori/attori sociali che a vario titolo entrano in contatto con questi ultimi (ETNA, Università Sapienza e Roma Capitale); genitori e famiglie appartenenti alle comunità migranti e impatto della violenza sessuale e di genere sui minori (città di Göteborg).Il Gruppo di Lavoro italiano è impegnato contro la violenza, anche psicologica, sui minori non accompagnati. Roma Capitale, il Dipartimento di Psicologia dell’Università Sapienza di Roma ed ETNA Etnopsicologia Analitica hanno fatto rete, dando vita ad un progetto di durata biennale, in risposta al quadro attuale, con soluzioni di intervento innovative in merito agli strumenti di protezione, accompagnamento e inserimento dei bambini e dei ragazzi coinvolti.

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Abusi, maltrattamenti o condotte scorrette su minori

Posted by fidest press agency su martedì, 4 febbraio 2020

La scuola, gli oratori o parrocchie, e le strutture sportive: per circa 1 adulto su 4 e 1 ragazzo su 5, in Italia, sono questi i luoghi abitualmente frequentati da bambini e adolescenti dove maggiore può essere il rischio di subire comportamenti inappropriati, maltrattamenti e abusi da parte degli adulti. Minacce concrete alle quali i minori sono esposti soprattutto in Internet, considerato un luogo a rischio per circa 8 adulti e 7 ragazzi su 10. In un caso o nell’altro, tra i pericoli principali per i bambini la possibilità che vengano loro imposti rapporti fisici indesiderati (per il 50% sia degli adulti che dei ragazzi) o che vengano compiuti una serie di illeciti attraverso internet, tra cui la richiesta di inviare immagini intime in cambio di regali (secondo la metà dei ragazzi e 6 adulti su 10) o di diffonderle senza il consenso dell’interessato (60% degli adulti e la metà dei ragazzi). Sono solo alcune delle evidenze di un’inedita indagine ”Minori e percezione dei rischi” realizzata da Ipsos per Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro, di cui si discuterà oggi al Senato, a partire dalle ore 11:45 presso la Sala Caduti di Nassyria, in occasione della presentazione di un Manifesto in 10 punti, intitolato “10 in condotta!”, promosso da Save the Children per favorire nel nostro Paese l’adozione da parte di tutte le realtà che operano con i minorenni di un sistema di tutela, a partire da una Child Safeguarding Policy, che promuova un modello organizzativo di prevenzione e gestione di comportamenti scorretti da parte degli adulti di riferimento, afferenti all’Organizzazione o esterni. Dai dati dell’indagine Ipsos per l’Organizzazione, che oltre a sondare l’opinione di adulti e ragazzi a livello nazionale realizza un focus specifico su 8 regioni italiane[2], emerge invece che a un aumento della consapevolezza dei rischi non corrisponde ancora la messa in campo di misure in grado di proteggere concretamente i minori nei luoghi che normalmente frequentano. Più di 1 genitore su 4 in Italia afferma infatti che in palestra o in altri centri ricreativi i propri figli non abbiano mai ricevuto informazioni su cosa fare in caso di maltrattamenti, abusi o condotte inappropriate, e, rispetto alla scuola, 1 genitore su 3 e 1 ragazzo su 5 sono convinti che anche lì non esistano regole chiare per tutelare i minori.
Tra i luoghi fisici ritenuti maggiormente a rischio e dove i minori potrebbero essere vittime di comportamenti scorretti o abusanti da parte degli adulti figura soprattutto la scuola, insicura per il 28% degli adulti e il 21% dei ragazzi. Scuola a rischio soprattutto per i ragazzi in Sicilia (1 su 4), meno per i coetanei campani ed emiliani (16%). A rischio anche oratori per 1 adulto su 4 (quasi 1 su 3 in Campania, Toscana ed Emilia Romagna) e per 1 ragazzo su 5 (1 su 4 in Lazio, Lombardia e Sicilia), nonché la palestra, la piscina e altri centri sportivi, ancora insicuri per il 23% dei genitori e il 22% dei ragazzi italiani. Da segnalare in chiave positiva i gruppi scout considerati luoghi sicuri per il 93% dei ragazzi e per l’88% dei genitori.
“Nonostante sia cresciuta negli anni una sensibilità attorno al tema, ancora oggi chi dovrebbe cogliere i segnali di rischio spesso non è in grado di sapere come e a chi rivolgersi e troppi allarmi restano inascoltati. Vogliamo impegnarci – con il coinvolgimento di tutte le organizzazioni attive nella protezione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza – nella realizzazione di un monitoraggio periodico e serrato del funzionamento di sistemi di tutela in tutti gli ambienti frequentati dai minori. Chiediamo alle istituzioni, nazionali e locali, che i sistemi di accreditamento e le procedure di affidamento di servizi educativi e ricreativi considerino l’attivazione di un sistema di tutela come requisito essenziale in tutti i servizi educativi e ricreativi. Allo stesso tempo, chiediamo che all’interno del sistema scolastico la tutela dei minori divenga un asse portante affinché ogni scuola sia sempre uno spazio di ascolto e di protezione per ogni bambino e bambina. Una violazione non è mai un fatto privato e se riguarda un minore è più che mai una responsabilità etica, oltre che legale, degli adulti in posizione fiduciaria non averlo saputo prevenire”, ha affermato Raffaela Milano.

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Minori stranieri non accompagnati arrivati in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 22 dicembre 2019

Dal 2009, circa 11.150 minori e neomaggiorenni migranti, arrivati in Italia soli e senza alcun adulto di riferimento al loro fianco, sono stati accolti nel Centro CivicoZero promosso da Save the Children a Roma, che celebra il suo decimo anno di attività. Dieci anni in cui gli operatori del centro hanno incrociato le storie di minori, in alcuni casi poco più che bambini, in altri adolescenti, giunti in Italia da soli dopo viaggi spesso lunghi e pericolosi e che a CivicoZero hanno trovato la protezione e l’accompagnamento di cui avevano bisogno, avviando così il proprio percorso di inclusione nel tessuto sociale.Dai servizi di prima necessità – come docce, abiti, alimenti – al sostegno legale e all’accompagnamento all’assistenza sanitaria, dai corsi di lingua italiana ai laboratori artistici ed espressivi, sino all’orientamento alla formazione e alla ricerca del lavoro e alle attività culturali: tantissime le attività mirate alla protezione e all’inclusione che, da dieci anni, i ragazzi che frequentano il centro di via Bruzi 14 nel quartiere San Lorenzo, gestito dalla Cooperativa CivicoZero e parte di un più ampio progetto a livello nazionale con strutture analoghe anche a Milano, Torino e Catania, hanno l’opportunità di frequentare, con il sostegno di operatori specializzati, educatori, psicologi, operatori legali e mediatori culturali.“In tutti questi anni abbiamo assistito a profondi mutamenti nei flussi migratori che coinvolgono i minori, ma ciò che non è mai cambiato è la stessa forte domanda di protezione che giunge dai ragazzi, esito di percorsi spesso traumatici e dolorosi, unita a un altrettanto forte desiderio di inclusione. A queste necessità CivicoZero ha dato una risposta, fornendo innanzitutto un luogo sicuro e informale, in cui i minorenni e i neomaggiorenni potessero ritrovare lo spazio e il tempo per comprendere ed esprimere le proprie esigenze, vivere la propria adolescenza al riparo da rischi di sfruttamento e abusi, per progettare o riprogettare i propri percorsi di crescita”, ha dichiarato Claudio Tesauro, Presidente di Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro.Un passo molto importante verso l’istituzione di un sistema organico di accoglienza e protezione per i minori stranieri non accompagnati in Italia è stato l’approvazione, nel 2017, della Legge 47/2017 (“Legge Zampa”), una normativa considerata un modello di riferimento a livello europeo, che è stata promossa e fortemente sostenuta da Save the Children e da tutte le più autorevoli organizzazioni di tutela dei diritti.“Una legge all’avanguardia che ha dato vita all’impegno degli oltre 3.000 tutori volontari in Italia, che costituiscono oggi sia un punto di riferimento prezioso per i minori in tutela, sia una testimonianza quotidiana di impegno per una società più coesa e più giusta. Tuttavia, la legge deve ancora essere realizzata in tutti i suoi aspetti e ancora mancano atti fondamentali per l’attuazione, cruciali ad esempio per l’avvio del percorso sociale attraverso il primo colloquio in accoglienza, per il rilascio dei permessi di soggiorno e per l’accertamento dell’età. Ề inoltre necessario affrontare con politiche dedicate la situazione dei ragazzi e delle ragazze che stanno per compiere i 18 anni e il cui percorso di inclusione sociale rischia di essere bruscamente interrotto”, ha affermato Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children. Una volta fuoriusciti dai circuiti dell’accoglienza, infatti, i neomaggiorenni patiscono la mancanza di politiche di integrazione che ne considerino le specifiche esigenze a 360 gradi e la stessa ospitalità non va oltre, generalmente, alcuni mesi dopo il compimento dei 18 anni, con il rischio concreto che il percorso di inclusione realizzato fino a quel momento vada disperso. Una situazione ancora più critica, a Roma come altrove, per i neomaggiorenni che attendono mesi se non anni il parere delle istituzioni per la conversione del loro permesso di soggiorno o che hanno presentato richiesta di protezione internazionale durante la minore età, vedendosela però esaminare dopo il compimento dei 18 anni e rifiutare a seguito dell’entrata in vigore del decreto sicurezza.

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Minori stranieri e cittadinanza

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 dicembre 2019

“Una riforma della cittadinanza italiana, da lungo attesa e più volte rinviata, è necessaria per rispondere alle legittime richieste di riconoscimento e piena partecipazione alla vita civica proveniente dai tanti minori e ragazzi figli di migranti, nati e/o cresciuti in Italia e già parte integrante della società”, ha dichiarato Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children, in occasione dell’iniziativa di presentazione presso la Sala Conferenze della Camera dei Deputati del documentario Waiting, di Stefano Di Polito, prodotto con Domenico Calopresti. Al 1 gennaio 2018 – sottolinea Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro – in Italia i minori con background migratorio, con cittadinanza italiana per acquisizione o ancora stranieri, sono 1 milione e 316mila: di questi il 75% è nato in Italia, 991.000 in tutto[1]. Nelle scuole italiane, nell’anno scolastico 2017/2018, gli studenti e le studentesse con cittadinanza non italiana (CNI) sono 841.719, 1 studente su 10, e il 63,3% è nato in Italia (dati MIUR). La regione con il maggior numero di studenti CNI è la Lombardia (oltre 213 mila), mentre 1 su 8 risiede in Emilia Romagna, che è la regione con la percentuale più alta di studenti CNI sul totale regionale, il 16%. Anche Veneto, Lazio e Piemonte hanno percentuali e levate e accolgono circa 80 mila studenti CNI ciascuna. All’iniziativa, introdotta dall’On. Andrea Giorgis, Sottosegretario al Ministero della Giustizia, e dall’On. Giuseppe Brescia, Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, hanno preso parte rappresentanze di ragazzi e ragazze di origine straniera tra i quali CONGGI (Coordinamento Nazionale Nuove Generazioni Italiane), Movimento Italiani senza Cittadinanza, QuestaèRoma e Rete G2 – Seconde Generazioni, e il Tavolo Saltamuri. Save the Children chiede che nell’ambito dell’iter delle proposte di legge attualmente in corso alla Camera dei Deputati sia data preminenza all’ascolto dei diretti interessati e che si possa arrivare presto alla definizione di nuove norme, più adeguate alla società in cui viviamo. “È infatti necessario superare una legge ormai obsoleta che mette migliaia di bambini e adolescenti nati e/o cresciuti in Italia in condizione di svantaggio, sbarrando loro la via alla cittadinanza prima del compimento della maggiore età – ha proseguito Raffaela Milano -. Come già sottolineato più volte in passato, l’approvazione della riforma costituirebbe un passo avanti verso il rispetto e la promozione dei principi di superiore interesse dei bambini e degli adolescenti, non discriminazione, pari opportunità, nonché di giustizia, umanità, inclusione e pace, sanciti dalla Costituzione della Repubblica italiana e dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”.

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Italia: minori in povertà assoluta

Posted by fidest press agency su martedì, 22 ottobre 2019

Negli ultimi dieci anni il numero dei minori che vivono in povertà assoluta, senza i beni indispensabili per condurre una vita accettabile, è più che triplicato, passando dal 3,7% del 2008 al 12.5% del 2018. Oggi sono oltre 1,2 milioni. Un record negativo che ha visto un netto peggioramento negli anni più duri della crisi economica, tra il 2011 e il 2014, in cui il tasso di minori in condizioni di povertà è passato dal 5 al 10%, trasformando un fenomeno circoscritto in una vera e propria emergenza. Solo nel 2018, ben 453.000 bambini di età inferiore ai 15 anni hanno dovuto beneficiare di pacchi alimentari. La povertà dei minori si riflette anche sulle difficili condizioni abitative in cui molti di loro sono costretti: in un paese in cui circa 2 milioni di appartamenti rimangono sfitti e inutilizzati, negli anni della crisi il 14% dei minori ha patito condizioni di grave disagio abitativo. L’Italia continua a non avere un Piano strategico per l’infanzia e l’adolescenza, investe risorse insufficienti in spesa sociale, alimentando gli squilibri esistenti nell’accesso ai servizi e alle prestazioni, condannando proprio i bambini e le famiglie più in difficoltà ad affrontare da sole, o quasi, gli effetti della crisi.Per contro, anche la scuola è stata in questi anni colpita pesantemente dai tagli alle risorse, spesso “lineari”, che hanno penalizzato le aree già in difficoltà. Sebbene nell’ultimo decennio si siano fatti grandi passi in avanti sul tema della dispersione scolastica, abbattendo di -5,1% la media nazionale dei cosiddetti “Early school leavers”, le differenze tra regioni sono drammatiche. Il dato complessivo del Paese nel 2018, che si attesta al 14,5%, fa registrare per il secondo anno consecutivo un pericoloso trend di ripresa del fenomeno della dispersione scolastica. In un paese fragile dal punto di vista sismico e idrogeologico, quasi il 79% delle scuole censite nelle aree a medio-alta pericolosità sismica non hanno una progettazione antisismica e il 53,9% delle scuole italiane (tra quelle che hanno compilato il dato) non ha il certificato di agibilità e quasi un terzo non ha un collaudo statico.
Questi alcuni tra i dati messi in luce dal X Atlante dell’infanzia a rischio di Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro, La pubblicazione a cura di Giulio Cederna e dal titolo evocativo “Il tempo dei bambini”, fa il bilancio della condizione dei bambini e adolescenti in Italia negli ultimi dieci anni e viene presentata quest’anno contemporaneamente in dieci città italiane (Roma, Milano, Torino, Udine, Ancona, Napoli, Bari, Reggio Calabria, Catania e Sassari) in occasione della nuova edizione della campagna “Illuminiamo il futuro” per il contrasto alla povertà educativa.

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Proteggere i minori rifugiati e migranti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 ottobre 2019

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha sollecitato gli Stati europei a intraprendere maggiori sforzi per proteggere i minori rifugiati e migranti che non solo hanno sopportato viaggi difficili e pericolosi, ma continuano ad affrontare rischi e avversità una volta giunti in Europa, fra cui condizioni abitative insicure, essendo erroneamente registrati come adulti, e carenza di cure adeguate.L’ultima edizione del rapporto dell’UNHCR Viaggi Disperati, pubblicato oggi, registra che da gennaio a settembre 2019 circa 80.800 persone sono arrivate in Europa lungo le rotte del Mediterraneo – cifra in calo rispetto alle 102.700 persone giunte nello stesso periodo del 2018. Di coloro che sono arrivati, oltre un quarto erano minori, molti senza genitori.
“Questi bambini sono fuggiti da conflitti, hanno perso i propri familiari, mancano da casa da mesi, perfino anni, e alcuni di loro hanno subito abusi orribili durante il viaggio, ma le loro sofferenze non terminano una volta giunti alla frontiera”, ha dichiarato Pascale Moreau, Direttrice del Bureau per l’Europa dell’UNHCR. “In tutta Europa, i minori non accompagnati, in particolare, sono accolti di frequente in centri di grandi dimensioni privi della sorveglianza dovuta, carenza che li espone a ulteriori abusi, violenze e stress psichico e al rischio crescente di migrare nuovamente o scomparire”.Quest’anno la Grecia è stata meta di approdo della maggioranza degli arrivi di tutta la regione del Mediterraneo – un numero superiore a quello registrato in Spagna, Italia, Malta, e Cipro insieme. Ad oggi, oltre 12.900 bambini sono arrivati in Grecia via mare, compresi quasi 2.100 minori non accompagnati o separati, molti dei quali provenienti da Afghanistan, Siria e altri Paesi caratterizzati da conflitti e violenze. Le condizioni antiigieniche dei centri sovraffollati delle isole dell’Egeo sono estremamente preoccupanti. Le autorità greche hanno annunciato misure volte ad allentare la pressione causata dal sovraffollamento e vi sono esempi riusciti di buone prassi proposte sul territorio, fra cui l’affidamento di minori in seno alla comunità. Tuttavia, a fine settembre la maggior parte dei minori non accompagnati in Grecia si trovava ancora in soluzioni alloggiative inadeguate. Date le condizioni estremamente rischiose a cui sono esposti, l’UNHCR rivolge un appello agli Stati europei affinché in segno di solidarietà mettano a disposizione posti per ricollocarli e accelerino le procedure di trasferimento di quanti fra essi soddisfano i criteri di ricongiungimento ai propri familiari. Sebbene in Europa siano stati fatti diversi passi avanti per migliorare le misure di protezione, il rapporto osserva come sia necessario adottarne di ulteriori per rispondere ad alcune delle sfide alle quali i minori continuano a far fronte. Fra le raccomandazioni, il rapporto esorta gli Stati europei a porre fine urgentemente alla pratica della detenzione per i minori, assumere tutori o assistenti sociali formati e assicurare che minori rifugiati e migranti possano ricevere un’istruzione. In Europa, a volte i minori faticano a essere riconosciuti come tali e il rapporto chiede che si utilizzino metodi olistici e multidisciplinari nella valutazione della loro età. Adottando le misure definite nel rapporto, gli Stati potranno incrementare il livello di protezione assicurata ai minori in fuga e dotarsi degli ulteriori strumenti necessari per determinare in che modo soddisfarne l’interesse superiore, anche tramite soluzioni che li potrebbero portare fuori dall’Europa.

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Chiarire le modalità di affido dei minori: Iniziativa pentastellata

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 agosto 2019

Alla luce delle recenti inchieste in Emilia Romagna e su input del gruppo nazionale Pari Opportunità del Movimento 5 Stelle, in coordinamento con quelli regionali, la Consigliere regionale del M5S Lombardia Monica Forte ha formalizzato un’interrogazione al consiglio regionale e sollecita i Consiglieri comunali del M5S a presentarla nei Comuni di appartenenza.
Un’interrogazione per chiarire le modalità di affido dei minori, dati e numeri dei servizi e per verificare la correttezza delle procedure adottate dagli organi competenti. A portare avanti la battaglia in Regione Lombardia è la consigliere regionale Monica Forte, che ha formalizzato l’atto in consiglio e che, grazie alla sinergia con i gruppi pentastellati locali, verrà esteso anche agli altri consigli comunali della Lombardia.
Il M5S Lombardia chiede alla Giunta regionale di “conoscere il numero e le caratteristiche delle pratiche e dei procedimenti pendenti di affido; conoscere il numero dei minori e delle famiglie interessate dalle procedure medesime alla data odierna; conoscere il numero e la natura giuridica delle associazioni, fondazioni, imprese e altri enti, pubblici o privati, direttamente o indirettamente implicati nell’esecuzione delle procedure di affidamento, ovvero nelle relative attività di controllo e conoscere il numero dei singoli periti, consulenti o altri professionisti parimenti coinvolti nelle procedure di affidamento, ovvero nelle relative attività di controllo”.
Sono molti, ogni anno, i minori allontanati coattivamente dalle proprie famiglie e non sempre, secondo quanto emerso da alcune inchieste giornalistiche in Emilia Romagna, con motivazioni tali da giustificarne la drastica scelta. È necessaria una verifica anche in Lombardia.
«Il Movimento 5 Stelle Lombardia – commenta la consigliera regionale Forte – risponde prontamente all’appello delle parlamentari, Alessandra Maiorino e Gilda Sportiello, del coordinamento nazionale Pari Opportunità, al fianco dei 5 Stelle del Veneto, Lazio, Emilia Romagna e di tantissimi portavoce regionali e comunali di tutta Italia. L’obiettivo è quello di avere dati e report che possano definire e monitorare la situazione degli affidi familiari e il funzionamento delle strutture di accoglienza anche in Lombardia. Con questa azione capillare vogliamo fare trasparenza e promuovere una politica responsabile sul tema dell’affidamento familiare quale indirizzo prioritario e vigilare sulle modalità e gestione dell’inserimento dei bambini nelle strutture anche in Regione Lombardia. Una verifica puntuale deve essere effettuata con urgenza».

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Affidamento illecito minori

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 giugno 2019

“False relazioni per allontanare i bambini dalle famiglie e darli in affido retribuito ad amici e conoscenti, ore e ore di ‘lavaggi del cervello’ durante le sedute di psicoterapia e falsi ricordi di abusi sessuali ingenerati nei bimbi con gli elettrodi, terapeuti travestiti da personaggi ‘cattivi’ delle fiabe per raffigurare i genitori intenti a far loro del male, bambini affidati a titolari di sexy shop e a persone con problematiche psichiche e figli suicidi e due stupri accertati nelle famiglie affidatarie e in comunità. Il tutto per mettere in piedi un business illecito da centinaia di migliaia di euro. È raccapricciante quanto sta emergendo dall’inchiesta ‘Angeli e Demoni’ sulla rete dei servizi sociali della Val D’Enza e che coinvolge politici, medici, assistenti sociali e liberi professionisti. Sono agghiacciata dall’idea che a sfruttare i minori siano stati proprio coloro che, per lavoro e missione, avrebbero dovuto difenderli per primi. Grazie di cuore alle Forze dell’Ordine e agli inquirenti che hanno portato alla luce questo quadro ripugnante. Se i fatti dovessero essere confermati, chiediamo pene esemplari. Bisogna stroncare l’orrore dei bambini tolti alle famiglie per farci sopra business e arricchire i soliti circuiti dell’accoglienza: chi sfrutta i più piccoli deve marcire in galera”.

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Tratta e sfruttamento bambini e donne

Posted by fidest press agency su martedì, 31 luglio 2018

Si stima che quasi 10 milioni di bambini e adolescenti, nel mondo, solo nel 2016 siano stati costretti in stato di schiavitù, venduti e sfruttati principalmente a fini sessuali e lavorativi. Un numero che corrisponde al 25% del totale delle persone in questa condizione, oltre 40 milioni, di cui più di 7 su 10 sono donne e ragazze. Circa 1 milione, secondo le stesse stime, i minori vittime di sfruttamento sessuale nel 2016, mentre in cinque anni – tra il 2012 e il 2016 – 152 milioni di bambini e ragazzi tra i 5 e i 17 anni sarebbero stati coinvolti in varie forme di lavoro minorile, di cui oltre la metà in attività particolarmente pericolose per la loro stessa salute.
Per quanto riguarda il nostro Paese, tra le evidenze contenute nel rapporto di Save the Children significativa, alla frontiera di Ventimiglia, l’emersione del fenomeno del cosiddetto survival sex, ovvero delle minorenni in transito provenienti per lo più dal Corno d’Africa e dai Paesi dell’Africa-sub-sahariana che vengono indotte a prostituirsi per pagare i passeurs per attraversare il confine o per reperire cibo o un posto dove dormire. In Italia, quello della tratta e dello sfruttamento dei minori resta un fenomeno per lo più sommerso. Nel corso del 2017, secondo i dati del Dipartimento per le Pari Opportunità, nell’ambito della Piattaforma Nazionale Anti-Tratta, le vittime minorenni inserite in programmi di protezione sono state complessivamente 200 (quasi il doppio rispetto all’anno precedente, 111 vittime), di cui la quasi totalità – 196 – sono ragazze. In circa la metà dei casi (46%) si tratta di vittime di sfruttamento sessuale e in più del 93% delle situazioni si tratta di ragazze nigeriane tra i 16 e i 17 anni. Una tendenza che trova conferma anche nei rilevamenti delle unità di strada del programma “Vie d’uscita” di Save the Children per il contrasto allo sfruttamento sessuale dei minori, che tra gennaio 2017 e marzo 2018, in alcuni territori chiave nel fenomeno tratta e sfruttamento come le regioni Abruzzo, Marche, Sardegna, Veneto e la città di Roma, sono entrate in contatto con 1.904 vittime, di cui 1.744 neomaggiorenni o sedicenti tali e 160 minorenni, in netta prevalenza (68%) nigeriane, seguite dalle rumene (29%). Un numero nettamente cresciuto rispetto al periodo maggio 2016-marzo 2017, quando erano state contattate 1.313 vittime. In una sola notte, a ottobre 2017, la rete di organizzazioni riunite nella Piattaforma Nazionale Anti-Tratta ha inoltre rilevato 5.005 vittime in strada, tra cui 211 minori, registrando un incremento del 53% rispetto alla precedente rilevazione effettuata a maggio dello stesso anno.
Al 31 maggio 2018, 4.570 minori risultano irreperibili nel nostro Paese, hanno cioè abbandonato le strutture di accoglienza in cui erano stati inseriti, in particolare nelle regioni del sud. Si tratta per lo più di minori eritrei (14%), somali (13%), afgani (10%), egiziani (9%) e tunisini (8%). L’abbandono del sistema di accoglienza e l’ingresso nell’invisibilità, sottolinea il rapporto “Piccoli schiavi invisibili”, espone i minori in transito a rischi notevoli, in particolare per i più vulnerabili come le ragazze minorenni provenienti dal Corno d’Africa. Sebbene le comunità di accoglienza ospitino per lo più ragazzi, infatti, particolarmente significativa risulta la presenza di ragazze minorenni eritree (178) e somale (65), la cui propensione all’abbandono è molto alta e che una volta entrate nell’alveo dell’invisibilità rimangono esposte ad abusi e soprusi enormi.
Vittime di tratta e sfruttamento sessuale, nel nostro Paese, sono soprattutto le ragazze nigeriane e rumene. Tra le ragazze nigeriane che giungono via mare in Italia – emerge dal rapporto – 8 su 10 sarebbero potenziali vittime di tratta a fini di sfruttamento sessuale, un numero che ha fatto registrare, tra il 2014 e il 2016, un incremento del 600 per cento.
Secondo il rapporto di Save the Children, i casi emersi di lavoro minorile nel nostro Paese nel 2017, riguardanti sia minori italiani che stranieri, ammontano a 220 e anche in questo caso ci troviamo di fronte alla punta di un iceberg di un fenomeno per lo più sommerso. In particolare, oltre il 70% delle violazioni riguarda il settore terziario in cui si producono o forniscono servizi, in particolare nei servizi di alloggio e ristorazione, nel settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio, in agricoltura e in attività manifatturiere.

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L’Italia perde 9 posizioni e diventa fanalino di coda europeo per l’inclusione di donne e minori

Posted by fidest press agency su sabato, 21 aprile 2018

Nella classifica stilata quest’anno dal WeWorld Index 2018, l’Italia è fanalino di coda tra i Paesi europei per l’inclusione, perdendo, rispetto agli anni precedenti, ben 9 posizioni: è 27° su 171 Paesi mentre era 18° su 167 nel 2015; anche rispetto al gruppo del G20 l’Italia è tra i 6 Paesi con la performance peggiore.La classifica è il risultato della valutazione del progresso di un Paese ottenuto osservando le condizioni di vita dei soggetti più a rischio esclusione, attraverso l’analisi di 17 dimensioni (abitazione, ambiente, lavoro, salute, etc.) e 34 indicatori (scelti tra i più significativi tra quelli analizzati da banche dati internazionali (OMS, UNICEF; Banca Mondiale etc.).
In cima alla classifica tra i Paesi più virtuosi troviamo quelli del Nord Europa con in testa l’Islanda con 112 punti (53 in più rispetto all’Italia), che per la prima volta scalza la Norvegia, mentre chiude la classifica la Repubblica Centroafricana con -146 punti. Si posizionano al 27° posto, come l’Italia, anche gli Stati Uniti, seguiti da Brasile (78° -17 posizioni), Argentina (41° -6 posizioni), Messico (75° -20 posizioni) e Turchia (92° -8 posizioni).
Su 171 Paesi, presi in considerazione dall’Index, sono 100 quelli in cui WeWorld ha rilevato forme insufficienti di inclusione come il Nepal o la Cambogia (rispettivamente al 121° e 114° posto) o forme gravi o gravissime di esclusione come il Benin in 143esima posizione e il Kenia in 130esima. Considerando invece solo le ultime due categorie dell’index, povertà educativa e violenza, sono 50 su 171 i Paesi che presentano forme insufficienti di inclusione o forme gravi e gravissime di esclusione; 50 Paesi in cui si concentra il 59% della popolazione mondiale (54% nel 2017).
La novità del WeWorld Index 2018 è la centralità data all’educazione. Conconsiderata come elemento fondamentale per l’inclusione di donne, bambine, bambini e adolescenti all’interno della società, l’educazione diventa il mezzo attraverso cui un Paese riesce ad evolversi, garantendo i diritti fondamentali di eguaglianza e pari accesso alle risorse a donne e uomini indistintamente.
Sono 5 le barriere da eliminare, secondo il WeWorld Index 2018, per assicurare a tutti i bambini e bambine l’accesso a un’educazione inclusiva, elemento primario e fondamentale per la creazione di una società più equa:
1. scarsa nutrizione (che blocca o limita la partecipazione scolastica)
2. migrazione (che interrompe i percorsi d’istruzione)
3. discriminazioni di genere (radicate in norme e consuetudini)
4. violenza (nelle relazioni sociali e famigliari)
5. povertà educativa (che in combinazione con quella economica diventa ereditaria)
Per ognuna delle 5 barriere WeWorld Onlus ha individuato 5 Paesi che maggiormente ne sono caratterizzati. Si parte dal Kenya che WeWorld Onlus ha individuato come il Paese rappresentate la barriera della malnutrizione. Nella contea di Mingori, dove opera la Onlus, il 26,4% dei bambini con meno di 5 anni soffre di denutrizione cronica e il 9% è sottopeso. Segue l’India, rappresentate della barriera delle migrazioni, dove il 40% dei migranti sono minori di 18 anni e dove il 34% dei bambini coinvolti negli spostamenti abbandona il percorso di studi prima del conseguimento di un titolo.A rappresentare la discrimionazione di genere, secondo il WeWorld Index, è il Nepal dove al 37% delle bambine è imposto un matrimonio combinato prima dei 18 anni e al 10% prima del compimento dei 15 anni. Il Brasile invece diventa significativo per la barriera della violenza sociale e intrafamigliare, i dati più recenti dell’IPEA (2017) infatti sono allarmanti: in alcuni stati del Paese i tassi di omicidio sono il doppio della media nazionale (58,1% nel Sergipe, 46,7% nel Ceará) mentre le donne uccise dal proprio marito sono state 4.621 nel 2015.
Infine è l’Italia a rappresentare l’ereditarietà della povertà educativa, qui infatti solo l’8% dei giovani figli di genitori senza diploma di scuola superiore si laurea, rispetto al 68% di laureati provenienti da famiglie in cui entrambi i genitori hanno conseguito un diploma di laurea.Dall’analisi di WeWorld Onlus emerge inoltre che la dispersione scolastica nel Mezzogiorno è superiore al 20%, e che 1.292.000 di ragazzi under 18 vive in condizioni di povertà. Inoltre il 9,4% della popolazione studentesca con cittadinanza non italiana è 3 volte più a rischio di dispersione rispetto ai coetanei.

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Proteggere i minori nelle controversie internazionali in materia di divorzio

Posted by fidest press agency su sabato, 20 gennaio 2018

europeBruxelles. Pur riconoscendo la qualità delle proposte della Commissione che mirano a migliorare il regolamento in vigore, i deputati propongono di rafforzare la tutela dei diritti dei minori durante l’intera procedura di risoluzione delle controversie tra le coppie divorziate. Ciò significherebbe in particolare garantire che il bambino abbia il diritto di esprimere la propria opinione, attraverso una procedura chiara, in cui non vengono esercitate pressioni sul bambino e l’intervistatore è un esperto appositamente formato. Se un bambino viene sequestrato in un altro Paese dell’Unione europea da uno dei suoi genitori, i deputati propongono che la questione venga affrontata da giudici che esercitano la professione e hanno acquisito esperienza in tale ambito, per garantire la priorità dell’interesse superiore del bambino.In apertura del dibattito di mercoledì, il relatore Tadeusz Zwiefka (PPE, PL) ha evidenziato l’importanza della dimensione infantile. Il fanciullo rappresenta l’anello più debole nelle controversie tra genitori e necessita quindi di tutta la protezione che possiamo offrirgli. In particolare, l’audizione del bambino rappresenta una questione fondamentale e merita disposizioni dettagliate.
Secondo le stime della Commissione, nell’UE risiedono 16 milioni di famiglie internazionali e ogni anno ci sono circa 140 000 divorzi internazionali. I casi di rapimento di minori da parte dei genitori registrati nell’UE sono circa 1.800 l’anno. Il Parlamento ha un Mediatore per i casi di sottrazione internazionale di minori. Questa funzione è attualmente svolta da Elisabeth Morin-Chartier.

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Roma: Selezione e formazione dei tutori volontari dei minori stranieri non accompagnati

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 settembre 2017

laura baldassarreRoma.“Voglio ringraziare l’amministrazione capitolina per la disponibilità e la sensibilità dimostrate nella promozione del bando finalizzato alla selezione e alla formazione dei tutori volontari dei minori stranieri non accompagnati. Si tratta di una figura che sta raccogliendo moltissime adesioni: siamo a circa 300 e la maggior parte proviene dal territorio di Roma Capitale. Auspico che sia soltanto l’avvio di un percorso virtuoso, perché servirà sempre maggiore partecipazione”, così il Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Lazio Jacopo Marzetti.Le principali funzioni che il bando, pubblicato il 20 giugno, assegna alla figura del tutore volontario sono:
– svolgere il compito di rappresentanza legale assegnato agli esercenti la responsabilità genitoriale;
– perseguire il riconoscimento dei diritti della persona minore di età senza alcuna discriminazione;
-promuovere il benessere psico-fisico della persona di minore età;
– vigilare sui percorsi di educazione ed integrazione tenendo conto delle sue capacità, inclinazioni naturali ed aspirazioni;
– vigilare sulle sue condizioni di accoglienza, sicurezza e protezione;
– amministrare l’eventuale patrimonio della persona di minore età
“Stiamo sviluppando una sinergia e una collaborazione sempre più proficua con il Garante, che approderà nell’elaborazione di un protocollo d’intesa. Mi auguro che la partecipazione registri una crescita progressiva, poiché il tutore svolge funzioni essenziali e imprescindibili per assicurare ai minori non accompagnati percorsi di inclusione e integrazione basati sulla tutela dei diritti umani”, commenta l’assessora alla Persona, Scuola e Comunità Solidale Laura Baldassarre.

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Minori stranieri non accompagnati giunti in Italia e scomparsi

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 settembre 2017

Il caso dei minori migranti non accompagnati e poi scomparsi rappresenta un fenomeno inaccettabile e in netto aumento, che pone i bambini e adolescenti senza tutela e protezione in una situazione di aumentato rischio e vulnerabilità, in quanto esposti a minacce come sfruttamento e traffico umano.
• Si stima che tra gennaio 2011 e dicembre 2016 siano sbarcati in Italia 62.672 minori senza adulti di riferimento, di questi 25.846 relativi all’anno 2016.
• Occorre infatti registrare che tra minori stranieri aumentano gli irrimediabilmente irreperibili: 5000 in più in 4 anni.
• Dai 1.754 del 2012 si è passati ai 6.508 di fine novembre 2016.
• Purtroppo anche i pù recenti numeri continuano a registrare un crescente trend: secondo i dati ufficiali aggiornati del ministero dell’Interno, dal 1° gennaio al 30 giugno 2017 degli 83.360 migranti giunti in Italia via mare, 9.761 sono MSNA.
· Principalmente nell’ultimo anno i minori non accompagnati segnalati provenivano da Nigeria (29%), Guinea (16%), Eritrea (13%) nel 2017. Il 45% è di sesso femminile, nel 81%dei casi hanno tra 15 e 17 anni.
Telefono Azzurro si inserisce in questo scenario proponendosi come punto di riferimento nazionale per la lotta la fenomeno. “L’idea è quella di puntare a un’inclusione sociale oggettiva ed efficace nel medio e lungo termine, in grado di eliminare i fattori di rischio, puntando sull’ empowerment dell’individuo, che passa così da onere a risorsa per la società, grazie a un progetto di inserimento graduale”, conclude Caffo. Da quando è attiva (2009), la Linea 116 000 – oltre a fungere da tramite con Enti /Istituzioni competenti – offre anche supporto emotivo, psico-sociale, legale su diritti e doveri. Ha finora accolto 1892 segnalazioni di scomparsa, ritrovamento, avvistamento e aggiornamento su casi di minori scomparsi. A queste devono essere aggiunte le numerose chiamate nelle quali il 116 000 ha offerto supporto emotivo al chiamante o ha risposto ad una richiesta di informazioni sul servizio.
Dal 1° Gennaio al 30 giugno 2017 in tutto sono pervenute 91 segnalazioni di scomparsa di MSNA, dati che non tengono però conto del mondo sommerso. Sulla base dei dati disponibili, le riflessioni degli addetti ai lavori permetterebbero di considerarli come una “sottostima” della reale incidenza del fenomeno, in quanto esclusivamente riferibili ai casi di fatto notificati al Servizio da agenzie territoriali, FF.OO. addetti ai lavori, ecc. (c.d. “chiamante”).Uno degli obiettivi della Hotline 116 000 è proprio quello di incrementare la propria capacità di risposta ai bisogni e riduzione dei rischi specifici cui sono esposti i MSNA. Tale azione verrà implementata attraverso il rafforzamento e l’ampliamento delle attività e delle competenze offerte a sostegno dei MSNA, dei loro caregiver e degli stakeholder coinvolti nelle azioni di supporto, assistenza, presa in carico ed erogazione di servizi. Coerentemente, la Hotline 116 000, garantisce un servizio dedicato di erogato da advisor specializzati ed in formazione permanente (es. supervisione, monitoraggio peer-to-peer, formazione specialistica, partecipazione e convegni, workshop, progetti, study visit, ecc.).

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