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Posts Tagged ‘minori’

Rafforzare il sistema di protezione per i minori non accompagnati

Posted by fidest press agency su sabato, 26 agosto 2017

mediterraneoBruxelles. Alla fine di luglio 2017, l’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo (EASO) e le autorità italiane hanno firmato un emendamento al piano operativo per l’Italia. L’EASO ha iniziato a cooperare con l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza per attuare una nuova misura di sostegno riguardante il sistema di tutela volontaria per minori stranieri non accompagnati.L’Italia è uno dei principali paesi europei di arrivo di minori non accompagnati. Nei primi sette mesi del 2017, attraverso la rotta del Mediterraneo centrale, ne sono giunti più di 12 500, mentre nel 2016 il numero complessivo di nuovi arrivi ammontava a quasi 26 000.Per affrontare i bisogni specifici di queste persone particolarmente vulnerabili e agire sempre secondo il principio del superiore interesse dei minori in tutte le procedure che li riguardano, ivi incluse quelle legate al sistema di accoglienza e di asilo, a maggio 2017 è entrata in vigore una nuova legge (L. n. 47/2017) contenente “Disposizioni in materia di misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati”. Una delle novità principali di questo testo normativo è sicuramente l’introduzione della possibilità per privati cittadini, precedentemente selezionati e adeguatamente formati, di diventare tutori volontari.EASO lavorerà, quindi, insieme all’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza per rafforzare l’attuazione di queste misure di protezione per i minori non accompagnati. Le aree di cooperazione includeranno una campagna nazionale di sensibilizzazione mirata all’individuazione di tutori volontari, e il supporto nella selezione e formazione nelle regioni di competenza. È ugualmente previsto lo sviluppo di strumenti pratici e un’attività di assistenza e consulenza. Infine faranno parte di questa cooperazione azioni mirate allo scambio di buone pratiche.
L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza è un’istituzione indipendente stabilita dalla legge 112/2011 con l’obiettivo di proteggere e promuovere i diritti dei minori. Ai sensi della legge n. 47/2017, l’Autorità ha il compito di selezionare e formare i tutori volontari nelle regioni dove non è stato nominato un garante regionale.Il supporto che l’EASO garantisce alle autorità italiane è previsto e regolato dal piano operativo 2017 per l’Italia, che include supporto alla procedure di ricollocazione e ricongiungimento familiare nell’ambito del Regolamento Dublino (attraverso la pre-identificazione, l’informativa, la registrazione e la presa in carico dei casi Dublino) e attività relative alla raccolta di informazioni sui paesi di origine.

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Media audiovisivi: norme più chiare per proteggere i minori

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 Maggio 2017

european parliamentIl Parlamento ha dato alla commissione per la cultura il mandato per iniziare i negoziati con i governi nazionali su nuove regole UE per i media audiovisivi, incluse le piattaforme online. Il mandato si basa sugli emendamenti già approvati in precedenza dalla commissione per la cultura, che rafforzano la protezione dei bambini contro violenza e incitamento all’odio sulle piattaforme televisive e anche quelle online, proponendo anche nuove regole sulla pubblicità e una quota del 30% delle opere europee sulle piattaforme VOD. Le piattaforme di condivisione video dovrebbero, secondo il testo approvato, intraprendere misure appropriate per prendere in conto la segnalazione degli utenti di contenuto che incita alla violenza o all’odio.I deputati propongono inoltre nuove norme per la pubblicità, con una quota massima del 20% al giorno e regole più severe per la pubblicità, la collocazione di prodotti commerciali, la sponsorizzazione e le vendite televisive nei programmi per bambini. Le piattaforme di trasmissione e di distribuzione di video avrebbero la possibilità di autoregolamentarsi, prima che le autorità nazionali decidano se imporre norme specifiche.La promozione delle opere audiovisive europee rappresenta una priorità per il Parlamento. Le piattaforme VOD dovrebbero quindi offrire almeno il 30% di contenuti prodotti in Europa, allo scopo di riflettere e promuovere la diversità culturale. Il mandato è stato approvato con 314 voti a favore, 266 contrari e 41 astensioni.

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Oltre 5.500 minori stranieri non accompagnati sbarcati nei primi mesi del 2017

Posted by fidest press agency su sabato, 13 Maggio 2017

immigratiIn base alle elaborazioni della Fondazione Ismu si segnala che proseguono sostenuti gli sbarchi sulle coste italiane: dal 1° gennaio all’8 maggio 45mila migranti sono giunti attraverso il Mediterraneo in Italia, e tra questi oltre 5.500 i minori che da soli hanno affrontato il terribile viaggio dalle coste libiche. Rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, i minori non accompagnati giunti via mare in Italia sono aumentati di un quinto. In base ai dati UNHCR, le principali nazionalità rilevate nei primi tre mesi dell’anno sono Guinea (579 minori), Gambia (565) e Bangladesh (489).Attraverso i dati del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali è possibile conoscere più nel dettaglio alcune caratteristiche dei minori non accompagnati censiti e presenti nelle strutture di accoglienza italiane, sebbene tali dati, come è noto, si riferiscano anche a minori che hanno raggiunto l’Italia via terra o via aerea (in particolare risultano rilevanti le presenze di minori provenienti da Albania e Balcani). La situazione al 31 marzo 2017, oltre a evidenziare una importante presenza in termini assoluti (sono 15.500 i minori censiti e presenti nelle strutture di accoglienza), mostra alcune specifiche caratteristiche dei giovani accolti.Aumenta la presenza femminile. Sta aumentando ad esempio la componente femminile: se infatti fino al 2015 la presenza maschile era nettamente predominante (95% dei minori), oggi le giovani sole costituiscono il 7,1% di tutti i minori censiti (1.091 a fine marzo). Tra le minori il 74% ha un’età compresa tra i 16 e i 17 anni. Ma diversamente dai maschi che sono soprattutto 17enni e 16enni (rispettivamente il 61% e il 24% di tutto il collettivo maschile), vi è anche una presenza più giovane in particolare nella fascia di età 7-14 anni (il 15% delle minori, percentuale più che doppia rispetto ai maschi). La Nigeria è nettamente il primo Paese di provenienza con oltre 528 minori non accompagnate (48% del collettivo femminile). Al secondo posto le giovani eritree (152 presenti, pari 14%), al terzo le albanesi con 95 presenze (8,7%). Tra tutti i minori nigeriani, la componente femminile incide per il 40%.
Irreperibili e scomparsi. Secondo i dati del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali si confermano numerosi coloro che abbandonano le strutture di accoglienza italiane che li ospitano: la situazione registrata al 31 marzo indica che sono 5.170 i minori che risultano irreperibili. Si tratta per lo più di giovani egiziani, eritrei, somali, afghani che vogliono soggiornare in Italia svincolati dall’accoglienza istituzionale o spesso aggiungere parenti e reti amicali nei paesi del nord Europa. Il Ministero dell’Interno nella recente Relazione sulle persone scomparse in Italia segnala che dal 1974 al 31 dicembre 2016 risultano da rintracciare 28mila minori stranieri (per la stragrande maggioranza non accompagnati), con un forte aumento in particolare nell’ultimo anno (consulta il dossier alla pagina http://www.interno.gov.it/it/notizie/persone-scomparse-aumenta-numero-dei-minori-stranieri-rintracciare).In linea con quanto previsto dalla Comunicazione della Commissione Europea del 12 aprile 2017 The protection of children in migration, nella quale si afferma l’importanza di promuovere protocolli e procedure per rispondere e affrontare in modo sistematico il fenomeno dei minori non accompagnati che si rendono irreperibili, è stato da poco firmato un protocollo d’intesa che prevede la condivisione delle informazioni e dei dati tra il dipartimento della Pubblica Sicurezza ed il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con l’obiettivo di tutelare i minori stranieri non accompagnati, in particolare, dal traffico di esseri umani e dallo sfruttamento nel mondo del lavoro.

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Per la prima volta riconosciuta in Italia l’adozione di minori all’estero da parte di una coppia di uomini

Posted by fidest press agency su sabato, 11 marzo 2017

DSC_0021Il Tribunale per i minorenni di Firenze con decreto pubblicato ieri, ha accolto la richiesta di riconoscimento dell’adozione di due bambini, tra loro fratelli, pronunciata da parte di una Corte britannica a favore di una coppia di uomini.I due papà, entrambi italiani, da tempo residenti nel Regno Unito, si sono rivolti ad Avvocatura per i diritti LGBTI – Rete Lenford per ottenere in Italia la trascrizione dei provvedimenti emessi dall’Autorità straniera a cui consegue per i figli il riconoscimento della cittadinanza italiana e del medesimo status e dei medesimi diritti riconosciuti nel Regno Unito.Il Tribunale, con un’articolata motivazione, ha accolto integralmente le richieste dell’avvocata Susanna Lollini che li ha seguiti, compiendo una completa disamina della disciplina del riconoscimento in Italia dei provvedimenti stranieri che riguardano i minorenni e ritendo corretto l’inquadramento della fattispecie nell’ipotesi di cui all’art. 36 comma 4 della legge n. 184/83, in materia di adozioni.La disposizione normativa prevede che l’adozione pronunciata dalla competente autorità di un Paese straniero ad istanza di cittadini italiani che dimostrino di avere soggiornato continuativamente nello stesso e di avervi avuto la residenza da almeno due anni, viene riconosciuta ad ogni effetto in Italia purché “conforme ai principi della Convezione” (Convenzione dell’Aja 29 maggio 1993).Si tratta di un’ipotesi che si differenzia dalla disciplina che riguarda l’adozione internazionale da parte di cittadini italiani che risiedono nel nostro paese e da quella prevista dal diritto internazionale privato che impone il riconoscimento automatico di provvedimenti stranieri che riguardano genitori adottivi stranieri e minori stranieri o non in stato di abbandono (art. 41 L. n. 218/1995).Il Tribunale ha quindi proceduto alla verifica della conformità alla Convenzione dell’Aja della sentenza britannica con la quale era stata disposta l’adozione di due fratellini, chiarendo che la Convenzione non pone limiti allo status dei genitori adottivi, ma richiede unicamente la verifica che i futuri genitori adottivi siano qualificati e idonei all’adozione, esame che nel caso di specie è stato puntualmente effettuato dalle autorità inglesi, riservando l’eventuale rifiuto all’ipotesi che il riconoscimento sia manifestamente contrario all’ordine pubblico.In merito all’ordine pubblico internazionale il Tribunale fa propri i principi espressi dalla recente sentenza della Corte di Cassazione n. 19599/2016 in un caso di trascrivibilità in Italia dell’atto di nascita di un bambino nato da due donne in Spagna, una cittadina spagnola e l’altra italiana, ritenendo che esso “non è enucleabile esclusivamente sulla base dell’assetto ordinamentale interno, ma è da intendersi come complesso di principi ricavabili dalla nostra Costituzione e dai Trattati Internazionale cui l’Italia ha aderito e che hanno ai sensi dell’art. 117 Cost. lo stesso rango nel sistema delle fonti della costituzione”.Nell’esaminare l’ulteriore parametro, rappresentato dall’“interesse superiore del minore”, il Tribunale fiorentino chiarisce che deve essere salvaguardato il diritto dei minori a conservare lo status di figlio, riconosciutogli da un atto validamente formato in un altro Paese dell’Unione Europea (preceduto da una lunga, complessa e approfondita procedura di verifica), e che il mancato riconoscimento in Italia del rapporto di filiazione esistente nel Regno Unito, determinerebbe una “incertezza giuridica” che influirebbe negativamente sulla definizione dell’identità personale dei minori.
Peraltro, aggiungono i giudici, la sussistenza dei requisiti ex art. 36 comma 4, esclude una valutazione discrezionale da parte dell’autorità giudiziaria italiana. Non di meno si sottolinea come dalla documentazione prodotta sia emerso che “si tratta di una vera e propria famiglia e di un rapporto di filiazione in pena regola che come tale va pienamente tutelato”.L’avvocata Lollini ha espresso soddisfazione per il provvedimento così importante e ben motivato, dichiarando: “E’ innegabilmente una grande soddisfazione sotto l’aspetto personale e professionale, ma lo è ancora di più sotto l’aspetto umano. Prima di tutto per i due padri che hanno creduto fin dall’inizio nelle buone ragioni della loro richiesta, nonostante le difficoltà che avevamo loro prospettato; per i due bambini che si sentono a tutti gli effetti cittadini italiani e per l’insostituibile contributo giuridico dell’Avv. Roberto De Felice. Ogni provvedimento favorevole come questo è il risultato del paziente lavoro di studio di ciascuno di noi, avvocati di Rete Lenford o di Famiglie Arcobaleno, del coraggio delle persone omosessuali che ci affidano le loro vicende più care e dell’impegno ermeneutico dei giudici”.La Presidente di Avvocatura per i diritti LGBTI – Rete Lenford avv. Maria Grazia Sangalli gioisce per quella che definisce una tappa storica per il riconoscimento dei diritti delle famiglie arcobaleno: “l’elemento di transnazionalità di queste vicende familiari gioca un ruolo fondamentale; la giurisprudenza ha stabilito che l’ordine pubblico internazionale non frappone ostacoli al riconoscimento della continuità dei rapporti che si costituiscono all’estero, per realizzare il preminente interesse dei bambini. E’ ancora più evidente, a questo punto, l’inammissibile situazione di disuguaglianza in cui versano tutte quelle famiglie che non presentano questi tratti di transnazionalità, alle quali il legislatore nega in modo ideologico qualsiasi forma di riconoscimento e tutela”. (foto: adozioni)

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Minori e internet

Posted by fidest press agency su martedì, 7 febbraio 2017

internetSecondo una ricerca condotta in esclusiva da IPSOS per Save the Children alla vigilia del Safer Internet Day, il 50% degli adulti e il 58% dei ragazzi accetta che una app acceda ai propri contatti, pur di usarla, considerandolo il giusto prezzo per essere presenti online; 9 su 10 non fanno nulla per proteggere la propria immagine online, come cancellare post passati o rimuovere tag del proprio nome da una foto. Quasi un ragazzo su dieci utilizza carte prepagate o sistemi di pagamento online per scommesse e giochi legali on line, come poker o casino, riservati agli adulti. Più di 1 su 5 invia video o immagini intime di se stesso a coetanei e adulti conosciuti in rete, o attiva la webcam per ottenere regali. Adulti e ragazzi vivono una vita sempre più social, con una media di più di 5 profili a testa, e sono sempre più connessi via smartphone (il 95% degli adulti e il 97% dei ragazzi ne possiede uno), ma sono quasi del tutto inconsapevoli delle conseguenze delle loro attività in rete: sanno che mentre navigano i loro dati vengono registrati (i due terzi sia degli adulti che dei ragazzi) anche se non sanno esattamente quali; se ne dicono preoccupati (l’80% di entrambi i gruppi di riferimento), ma hanno ormai interiorizzato l’idea che la loro cessione sia il giusto prezzo per essere presenti on line e accedere ai servizi che interessano loro (circa il 90% di tutti coloro che consentono ad un’app l’accesso ai propri contatti).Questo lo scenario che emerge dalla ricerca inedita di IPSOS per Save the Children su “Il consenso in ambiente digitale: percezione e consapevolezza tra i teen ager e gli adulti”, diffusa oggi alla vigilia del Safer Internet Day, la giornata annuale per la promozione di un utilizzo sicuro e responsabile delle tecnologie digitali.La ricerca rivela inoltre che vi è una scarsa cura della propria storia online sia per gli adulti che per i ragazzi, che non prevede una “manutenzione” costante dei propri profili e che sembra quasi esasperare l’importanza esclusiva dell’essere “presente qui e ora”: circa 9 su 10 non compiono azioni efficaci per proteggere la propria immagine online, come cancellare post passati (solo il 18% dei ragazzi e il 14% degli adulti l’ha fatto almeno una volta), togliere il tag del proprio nome da una foto postata online (lo fa solo il 12% di entrambi i gruppi di riferimento) o bloccare qualcuno su Facebook o Whatsapp (lo fa solo il 19% dei ragazzi e il 16% degli adulti). Il 75% degli adulti e il 72% dei ragazzi intervistati crede che non sia mai sicuro condividere online foto e video intimi e riservati. Per il 67% dei primi e il 65% dei secondi se un contenuto condiviso con qualcuno dilaga in rete, la responsabilità è di chi lo diffonde; il 67% e il 68% ritengono che la colpa sia di chi in seguito lo condivide in modo allargato e non autorizzato. Ben l’81% degli adulti e il 73% dei ragazzi pensano che vi sia una sorta di “consenso implicito” alla diffusione, nel momento in cui qualcosa viene condiviso online anche se non con una sola persona.
Il 23% degli adulti e il 29% dei ragazzi, invece, sono convinti che sia sempre sicuro condividere foto o video intimi on line perché “lo fanno tutti”, mentre il 41% degli adulti e il 44% dei ragazzi, benché consapevoli dei rischi, ritengono che a volte non si abbia nessuna scelta alternativa. Esiste inoltre circa il 40% di entrambi i gruppi di riferimento che pensa che la condivisione sia sicura se ristretta a utenti di cui ci si fida, anche se non ci si conosce di persona, o se ti fai promettere che i contenuti condivisi non saranno ulteriormente diffusi (26% degli adulti e 32% dei ragazzi). I ragazzi intervistati raccontano però che tra i loro amici più di 1 su 5 invia video o immagini intime di se stesso a coetanei e adulti conosciuti in rete, o attiva la webcam per ottenere regali. Quando si tratta di valutare l’attendibilità di una notizia, per circa i ¾ degli intervistati (78% adulti e 73% ragazzi) la prudenza è d’uopo, ma per contro il 43% dei minori e il 37% degli adulti basano il proprio giudizio sulle condivisioni che quella notizia riceve.
L’accesso a strumenti che consentono di fare acquisti online – come il sistema Paypal e le carte prepagate – alimentano un vivace traffico di acquisti online, ma espongono anche i ragazzi all’opportunità di utilizzare la rete per scommettere, accedere a giochi online, come poker e casino, e ad altri siti riservati ad adulti (lo fa quasi 1 ragazzo su 10).“I risultati che emergono dalla ricerca dimostrano che adulti e ragazzi condividono le stesse conoscenze, gli stessi livelli di consapevolezza delle conseguenze dei loro comportamenti in rete e spesso anche i comportamenti stessi. Si tratta di un dato preoccupante se pensiamo che proprio gli adulti dovrebbero esercitare un ruolo di guida in un contesto complesso e in continua evoluzione, come quello del mondo e delle tecnologie digitali”, spiega Raffaela Milano, Direttore dei Programmi Italia-Europa di Save the Children. Esercitare il consenso in internet: è possibile? La ricerca IPSOS è disponibile al link: https://we.tl/YY7EWFjLyv

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Due facce della stessa povertà

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 novembre 2016

povertà«L’Atlante di “Save the Children” racconta che in Italia ci sono 3,5 milioni di bambini a rischio povertà, che vivono in abitazioni senza riscaldamento, mangiano male, abbandonano la scuola. Il nostro Stato per questi bambini spende molto meno di quanto fanno gli altri Stati europei. In compenso però, il nostro Governo destina 35 euro al giorno per l’accoglienza di ogni clandestino che sbarca in Italia e addirittura 45 euro per ogni minore non accompagnato. Ora mi chiedo, se per mantenere un minore straniero servono 1350 euro al mese, perché con quella stessa cifra, o con stipendi addirittura più bassi, molte famiglie italiane mantengono 4 persone? Cosa dobbiamo fare per i poveri italiani, caricarli su un barcone e far finta che sono africani, in modo da avere un briciolo di tutela da parte dello Stato? Siamo stanchi. Basta sbarchi, basta immigrazione incontrollata e basta con chi specula sulla miseria e sulla disperazione». Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Rapporto UNHCR: diminuisce la detenzione dei minori

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 agosto 2016

carcereSecondo quanto contenuto in due rapporti pubblicati nella giornata odierna, i dodici paesi che partecipano alla strategia dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) per porre fine alla detenzione di richiedenti asilo e rifugiati hanno compiuto importanti progressi verso la fine della detenzione dei bambini nel corso degli ultimi due anni.Tuttavia questi risultati vanno interpretati anche alla luce degli altri due obiettivi della strategia globale dell’UNHCR “Al di là della detenzione 2014-2019″, cioè quello di garantire che siano disponibili alternative alla detenzione sia per legge che nella prassi; e l’obiettivo per cui, nei casi in cui la detenzione sia necessaria e inevitabile, le condizioni durante la detenzione siano conformi agli standard internazionali.La strategia è stata lanciata due anni fa per aiutare i governi ad affrontare questa importante questione. In collaborazione con gli Stati e le organizzazioni della società civile, la strategia è stata implementata in Canada, Ungheria, Indonesia, Israele, Lituania, Malesia, Malta, Messico, Tailandia, Regno Unito, Stati Uniti e Zambia. I dati raccolti dal 2013 sono stati utilizzati come standard di riferimento e presentati in un rapporto pubblicato oggi insieme a un secondo rapporto sui progressi compiuti.”Troppi rifugiati e richiedenti asilo, compresi minori, sono costretti a rimanere nei centri di detenzione; quando dovrebbero invece essere in un ambiente dove possano avere informazioni, supporto, privacy e accesso ai loro diritti legali”, ha dichiarato l’Assistente Alto Commissario dell’UNHCR per la Protezione Volker Türk, aggiungendo che nel 2015 i richiedenti asilo e i rifugiati rappresentavano il 17 per cento di tutte le persone detenute per questioni legate all’immigrazione nei dodici paesi considerati, un dato in crescita rispetto al 12 per cento del 2013.”Questa strategia è un passo importante nel porre fine all’uso controproducente della detenzione e accogliamo con favore gli incoraggianti progressi realizzati in questi due anni”, ha dichiarato, sottolineando tuttavia che è necessario che i governi e le altre parti interessate facciano molto di più nei prossimi anni.Il rapporto, che definisce le strategie e i risultati raggiunti in tutti i dodici paesi, rileva progressi incoraggianti nel porre fine alla detenzione dei minori. I miglioramenti sono stati registrati in settori quali l’adozione di leggi e politiche per limitare o abolire la detenzione dei minori; la priorità nell’esame delle richieste di asilo da parte di minori; un migliore accesso ad informazioni appropriate all’età in un formato a misura di bambino; e una maggiore attenzione al processo di nomina di tutori qualificati.Queste misure hanno contribuito a un calo complessivo del numero totale di minori detenuti nei dodici paesi alla fine del 2015 pari al 14 per cento, rispetto al 2014, quando tutti i paesi applicavano la detenzione di minori per finalità legate all’immigrazione. Alla fine del 2015, due paesi avevano smesso di detenere i minori richiedenti asilo.La promozione di alternative alla detenzione, il secondo obiettivo della strategia globale, si è rivelata una sfida più difficile. Nella maggior parte dei paesi presi in considerazione, non vengono prese in esame per ogni singolo caso possibili alternative prima di ricorrere alla detenzione.
Rispetto all’obiettivo finale di migliorare le condizioni di detenzione, i progressi sono stati moderati, dal momento che i richiedenti asilo e i rifugiati sono ancora di fronte al rischio di detenzione a tempo indeterminato in un terzo dei paesi analizzati a causa dell’assenza di norme che fissino un limite massimo di tempo per la detenzione.Il rapporto rivela che nella maggior parte di questi dodici paesi, i richiedenti asilo sono ancora penalizzati a causa dell’ingresso e della permanenza irregolare e possono essere detenuti insieme a persone sospettate o condannate per un crimine. In stato di detenzione l’accesso alla procedura di asilo e alle garanzie procedurali, come il diritto di accesso a servizi di consulenza legale, non sono sempre garantiti nella prassi.Anche se è troppo presto per valutare l’impatto a medio e lungo termine del lancio di questa strategia, da questa prima valutazione emergono alcune tendenze che potrebbero preannunciare nei prossimi anni cambiamenti in materia di politiche di detenzione nel campo dell’immigrazione. I risultati positivi costituiranno la base per un ulteriore dialogo con tutte le parti interessate per aiutare a identificare e porre rimedio alle carenze, oltre che per sostenere l’elaborazione delle politiche, soprattutto per quel che riguarda l’accoglienza e le alternative alla detenzione.I dodici paesi sono stati scelti sulla base di diversi criteri, tra cui la diversità regionale e tematica, le dimensioni e la rilevanza del problema, e le prospettive di progresso nel periodo di lancio iniziale. Ogni governo ha stabilito un piano d’azione nazionale per contribuire a questo cambiamento e all’attuazione della strategia.

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Tratta e sfruttamento minori

Posted by fidest press agency su domenica, 31 luglio 2016

I minori vittima di schiavitù e grave sfruttamento nel mondo sarebbero, secondo le stime, un milione e 200 mila. Una vittima di tratta su cinque è un bambino o un adolescente. Una realtà drammatica, che resta però fortemente sommersa, registrando, al di là delle stime e delle proiezioni, un numero molto inferiore di casi realmente identificati. Basti pensare che gli ultimi dati ufficiali disponibili parlano di 15.846 vittime di tratta accertate o presunte tali in Europa, di cui il 15% è un minore. In Italia, sono 1.125 le persone inserite in programmi di protezione e il 7% di loro ha meno di 18 anni. Sono questi i principali numeri che fotografano il fenomeno della tratta e dello sfruttamento in Italia e nel mondo che emergono dal Dossier 2016 “Piccoli schiavi invisibili – I minori vittime di tratta e sfruttamento: chi sono, da dove vengono e chi lucra su di loro” di Save the Children, l’Organizzazione dedicata dal 1919 a salvare i bambini in pericolo e a promuovere i loro diritti, diffuso oggi alla vigilia della Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani che si celebra il 30 luglio. La maggior parte dei minori vittime tratta minoridi tratta, però, non rientra in queste statistiche: quello della tratta è un fenomeno estremamente complesso, soprattutto in Italia, che spesso coinvolge minori stranieri non accompagnati, cioè senza adulti di riferimento, molti dei quali sono in transito nel nostro Paese e si spostano da una città all’altra, non consentendone l’emersione e il tracciamento reale. Basti pensare che in Italia, tra gennaio e giugno 2016 sono arrivate via mare 70.222 persone in fuga da guerre, fame e violenze. Di queste 11.608 sono minori, il 90% dei quali (10.524) non accompagnati, un numero più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (4.410 da gennaio a giugno 2015). In particolare, questi ultimi rappresentano un potenziale bacino di sfruttamento per coloro che cercano di trarre profitto dal flusso migratorio, speculando in vari modi sulla vulnerabilità dei più piccoli.Il profilo dei minori vittima di tratta e sfruttamento in Italia vede una presenza significativa di ragazze nigeriane, rumene e di altri Paesi dell’Est Europa, sempre più giovani, costrette alla prostituzione su strada o in luoghi chiusi. Attraverso le attività delle unità mobili e di outreach, Save the Children ha inoltre intercettato gruppi di minori egiziani, bengalesi e albanesi inseriti nei circuiti dello sfruttamento lavorativo e nei mercati del lavoro in nero, costretti a fornire prestazioni sessuali, spacciare droga o commettere altre attività illegali. A destare particolare preoccupazione sono i minori “in transito”, tra i quali spiccano eritrei e somali che, una volta sbarcati sulle nostre coste, in assenza di sistemi di transito legali e protetti, si allontanano dai centri di accoglienza e si rendono invisibili alle istituzioni nella speranza di raggiungere il Nord Europa, divenendo facili prede degli sfruttatori.Se da un lato è difficile dare un quadro numerico reale delle vittime di sfruttamento, dall’altro lo è ancora di più quantificare il numero degli sfruttatori. Nel nostro Paese, però, la tratta di persone costituisce la terza fonte di reddito per le organizzazioni criminali, dopo il traffico di armi e di droga. Il numero dei procedimenti a carico degli sfruttatori, e soprattutto quello delle condanne in via definitiva, rimane però piuttosto limitato, per la capacità delle organizzazioni criminali di agire adeguando le proprie strategie per aggirare gli interventi legislativi dei vari Paesi. In Italia, in particolare, dal 2013 al 2015, sono stati denunciati per reati inerenti la tratta e lo sfruttamento un totale di 464 individui, alla maggior parte dei quali viene contestato il reato di riduzione in schiavitù. Per lo specifico reato di tratta di persone sono stati arrestati più di 190 soggetti di nazionalità prevalentemente rumena, albanese e nigeriana. Secondo i dati riportati dal Ministero della Giustizia, il 12% degli autori di reati connessi alla tratta e allo sfruttamento sono di nazionalità italiana.“Sono tantissimi i minori che raccontano ai nostri operatori di essere vittime di drammatiche forme di sfruttamento, nella maggior parte dei casi assimilabili alla schiavitù, e che anche qui in Italia troppo spesso si affidano a persone senza scrupoli”, spiega Raffaela Milano, Direttore dei Programmi Italia-Europa di Save the Children. “È importante che questi ragazzi trovino punti di riferimento affidabili per decidere del loro futuro: per questo motivo, oltre alle nostre attività di protezione dei minori migranti in frontiera Sud, a Roma, Milano e Torino, abbiamo attivato un nuovo servizio di helpline[6] dedicato ai minori migranti, un numero gratuito che risponde in sei lingue, fornendo orientamento legale e psicologico, e che vuole essere un punto di riferimento per tutti i minori che possono trovarsi in situazioni di rischio e per tutti coloro che vogliono aiutarli.” (foto: tratta minori)

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Sono i minori i più colpiti dalla povertà in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 9 luglio 2016

istatÈ questo il dato allarmante rilanciato da ISTAT e dall’Ufficio Studi Assennato&Associati il 4 luglio durante il Primo Forum sul Diritto Accessibile organizzato e promosso dall’Ufficio Studi Assennato&Associati presso la Biblioteca della Camera dei Deputati.
Durante la giornata, i numerosi esperti coinvolti hanno presentato documenti di analisi e proposte per contrastare i fenomeni del non lavoro, della povertà e del disagio in Italia, ai rappresentanti politici, economici e sindacali che hanno aderito all’iniziativa.
Presenti anche Franca Biondelli, sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, e Ileana Argentin, parlamentare della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, che hanno esortato i presenti a costituirsi come un vero e proprio serbatoio di idee, analisi e proposte per supportare il legislatore nella scrittura di leggi più semplici ed efficaci contro questi fenomeni.Tra le numerose proposte presentate, l‘Ufficio Studi Assennato&Associati ha suggerito il ripensamento dei circuiti di reintegrazione sociale che non dovrebbero più basarsi su logiche individuali e assistenzialistiche di servizi a sportello, ma secondo logiche comunitarie e di rete, dove sia il terzo settore che l’impresa possono essere soggetti attivi di inclusione sociale per riattivare le capacità degli emarginati di produrre valore sociale ed economicoAd aprire il lavori della giornata l’Avv. Silvia Assennato. “Il nostro deve essere un costante lavoro mirato a rimuovere le barriere all’accesso ai diritti, siano esse barriere giuridiche, architettoniche, economiche o culturali, per contribuire a creare una società più semplice, fruibile e comprensibile: una società inclusiva. Per fare questo abbiamo ritenuto necessario coinvolgere diversi attori della vita pubblica: dalla sfera politica e istituzionale a quella economica, dal terzo settore al mondo accademico.” E ancora. “L’ambizione è alta. Vogliamo provare oggi a gettare le basi per interventi di natura legislativa necessari al compimento di un diritto pienamente accessibile. Accessibile perché la norma deve essere semplice e immediatamente comprensibile e sempre più deve nascere dal basso; accessibile perché chiunque vi deve poter accedere; accessibile perché deve essere in grado di incidere proprio su quelle persone che non hanno accesso a diritti spesso fondamentali”.Numerosi sono stati gli esperti che hanno elaborato i documenti di analisi e le proposte presentate.

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Stesse garanzie per i minori nei processi penali in tutta l’UE

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 marzo 2016

corte europea giustiziaLe nuove norme per garantire che i minori indagati o accusati di un crimine ricevano un processo equo in qualsiasi Stato UE si trovino, sono state approvate mercoledì. La direttiva, già concordata con il Consiglio, stabilisce il diritto per i minori di diciotto anni a essere assistiti da un avvocato e accompagnati dal titolare della responsabilità genitoriale (o da un altro adulto idoneo) nel corso del procedimento.”Il testo presenta un elenco di diritti e di garanzie per un modello comune europeo di giusto processo per i minori, in cui trovare un equilibrio tra la necessità di accertamento della responsabilità del crimine e quella di tenere in debita considerazione la vulnerabilità dei minori e le specifiche esigenze”, ha dichiarato la relatrice Caterina Chinnici (S&D, IT). “Il risultato ottenuto rispecchia in modo significativo l’esperienza italiana in questo campo”, ha aggiunto.Il progetto di direttiva mira a garantire che i minori abbiano lo stesso diritto di comprendere e seguire i procedimenti giudiziari in tutta l’Unione europea. La situazione giuridica sul trattamento dei minori, infatti, varia molto fra Paese e Paese. La direttiva è stata approvata con 613 voti favorevoli, 30 voti contrari e 56 astensioni.I deputati hanno inserito una disposizione volta a garantire che i minori abbiano sempre il diritto irrinunciabile a essere assistiti da un avvocato difensore. Le eccezioni a questo diritto sono valide solamente nel caso in cui sia ritenuto non proporzionato alle circostanze del processo o, in casi eccezionali, nella fase pre-processuale, se è nell’interesse superiore del minore.
La direttiva impone agli Stati membri di garantire che la privazione della libertà sia disposta ai minori solo come misura di ultima istanza e della più breve durata possibile. I minori dovrebbero inoltre essere detenuti separatamente dagli adulti, a meno che si ritenga preferibile non farlo nel loro interesse.La direttiva include anche altre garanzie, tra cui:
il diritto a essere accompagnato dal titolare della responsabilità genitoriale o da un altro adulto idoneo durante le udienze in tribunale e in altre fasi del procedimento, come gli interrogatori di polizia;
il diritto alla tutela della privacy durante il procedimento penale;
la formazione specifica per giudici, pubblici ministeri e tutti i professionisti coinvolti nell’amministrazione della giustizia minorile. La direttiva deve ora essere formalmente approvata dal Consiglio dei ministri. Una volta pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, gli Stati membri avranno tre anni di tempo per recepirla nella loro legislazione nazionale.Danimarca, Regno Unito e Irlanda hanno scelto di non appoggiare questa direttiva e non saranno vincolati dalla sua applicazione.

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Minori: indicatori di vulnerabilità

Posted by fidest press agency su domenica, 18 ottobre 2015

area archelogica romanaUna scheda che individui nei bambini gli indicatori di vulnerabilità senza definirne necessariamente la patologia. È il modello di rilevazione 0-24 mesi presentato a Roma, nel corso del XVI convegno nazionale dell’Istituto di Ortofonologia (IdO) su ‘Il processo diagnostico nell’infanzia, elaborato dall’IdO insieme a Emanuele Trapolino, neuropsichiatra infantile dell’Ospedale Giovanni Di Cristina (Arnas) di Palermo, e Davide Trapolino, specializzando in neuropsichiatria infantile.
Le aree indagate dal modello sono: sviluppo psico-motorio, competenze autoregolatorie del bambino, competenze eteroregolatorie del caregiver e reciprocità nella vicenda interattiva. “Abbiamo l’esigenza di individuare degli indicatori della relazione fisiologica madre-bambino in grado di predirne la normalità o anormalità. Il principio- spiega Emanuele Trapolino- è quello di stabilire alcuni criteri su cui si organizza la prima regolazione del bambino con il suo caregiver, le modalità di interazione primaria, i modelli che regolano l’intersoggettività primaria e secondaria e, infine, stabilire i parametri comunicativi che in quella coppia segnano il passaggio – poi a livello sempre più integrato – di scambio e interazione reciproca”. In ultimo, conclude il medico, “individuare la giusta gestazione emotiva”.
Lo strumento è nato dal lavoro sinergico tra neuropsichiatri infantili e psicologi dello sviluppo e “può essere condiviso con operatori differenti: da colleghi a pediatri, da insegnanti a operatori di nidi e alle tante altre figure che ruotano attorno al bambino”, aggiunge Elena Vanadia, neuropsichiatra infantile dell’IdO.
Dal punto di vista tecnico la scheda è suddivisa in quattro fasce di età: 0-6 mesi; 7-12; 13-18 e 19-24. “Per ciascuna domanda ci sono tre risposte-precisa la neuropsichiatra dell’IdO- da cui si ricava un punteggio che tende a quantificare le entità dei segni presentati dal bambino. È un indicatore di vulnerabilità- sottolinea- a cui segue un’analisi qualitativa, necessaria per i suggerimenti, o comunque per le modalità di abilitazione, laddove servissero da utilizzare rispetto a quel bambino”.
Il modello è già in uso è già in uso presso l’IdO e nell’ospedale di Palermo. “Stiamo completando la fase di standardizzazione per ogni fascia d’età, comparando punteggi numerici che indicheranno il grado di vulnerabilità e- conclude Vanadia- stiamo infine ultimando una griglia per le diverse analisi qualitative relative alle differenti aree dello sviluppo”.

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Ricerche sui minori autistici

Posted by fidest press agency su sabato, 17 ottobre 2015

autismoPer la prima volta in Italia l’Istituto di Ortofonologia (IdO), nel suo lavoro di ricerca nell’ambito dei disturbi dello spettro autistico ha coniugato la dimensione affettiva e quella cognitiva attraverso due studi: il Test sul contagio emotivo (Tce), testato su 300 minori con autismo, e la prova dell’Intention condition of behavioral enhancement procedures di Meltzoff, somministrato su 100 bambini autistici (di cui 68 con autismo e 32 coinvolti nello spettro autistico inseriti nel progetto terapeutico evolutivo Tartaruga) e 50 minori non autistici, ma con ritardo di sviluppo e disabilità intellettive.I due studi saranno presentati al XVI Convegno nazionale dell’IdO su ‘Il processo diagnostico nell’infanzia. Cosa e come valutare clinicamente sintomi e comportamenti dei bambini’, da oggi a domenica nella Capitale.Sul piano cognitivo è emerso che il deficit della capacità di comprendere le intenzioni altrui è una caratteristica specifica dell’autismo in quanto, non risultando compromessa nel gruppo di controllo con disabilità intellettiva, evidenzia la sua natura più socio-relazionale che cognitiva. Infatti, a distanza di due anni dalla prima prova e in seguito a un lavoro terapeutico centrato sul corpo e sugli aspetti emotivo-relazionali, 27 bambini su 100 sono usciti dalla sindrome e 6 hanno migliorato la loro sintomatologia passando da una condizione di autismo ad una di spettro autistico. Sul piano emotivo, ai fini della valutazione della validità del Tce, l’IdO ha somministrato al campione in esame anche un altro strumento già validato, ossia l’Ados, che valuta costrutti simili (i comportamenti socio-comunicativi). I punteggi dei due test sono risultati inversamente correlati, evidenziando come all’aumentare del livello di contagio emotivo dei bambini sia diminuito significativamente il punteggio Ados, e quindi il grado di autismo. Le due ricerche dell’IdO sul processo di empatia – molto poco attenzionato nell’autismo, in quanto si da’ per scontata la sua assenza – ed una sulla capacita’ di comprensione delle intenzioni dell’altro, puntano a superare il divario incolmabile tra chi fa ricerca e chi clinica. “La ricerca deve sempre portare qualcosa nella clinica affinche’ quest’ultima rimanga un fatto vivo, che rispetti sia il rigore dell’evidence based che le individualita’ del soggetto. Due dimensioni inestricabilmente legate. I bambini- spiega Magda Di Renzo, responsabile del progetto terapeutico evolutivo Tartaruga e del servizio Terapie dell’IdO- ci chiedono risposte piu’ complesse”.

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Minori: Le funzioni più usate a scuola? Quelle esecutive

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2015

Pupils in primary school  -ALLIANCE-INFOPHOTO

Pupils in primary school -ALLIANCE-INFOPHOTO

Con l’ingresso a scuola le funzioni più utilizzate per svolgere i compiti in classe sono quelle esecutive. Dal tenere la stessa postura allo stare seduti per ore, dal mantenere un buon livello attentivo all’iniziare a mettere in atto tutti i processi necessari all’apprendimento. “Si pensi che fra i disturbi indagati quali potenziali conseguenze del disturbo del disordine esecutivo ci sono i disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa), due entità invece molto diverse”. Avverte Elena Vanadia, neuropsichiatra infantile dell’Istituto di Ortofonologia di Roma (IdO), che al XVI Congresso nazionale dell’IdO, in programma a Roma dal 16 al 18 ottobre, parlerà de ‘L’analisi delle funzioni esecutive in età evolutiva’. “In molti disturbi nosograficamente definiti (disturbo dello spettro autistico, sindrome da deficit di attenzione e iperattività, Dsa) possiamo ritrovare una disorganizzazione delle funzioni esecutive, ma un disfunzionamento esecutivo come quadro clinico a sé può anche mimare sintomi comportamentali di tipo autistico, Dsa o Adhd. Ciò che differisce il primo dai precedenti- chiosa il medico- è che se viene individuato con appositi test e trattato con training specifici, il bambino nel giro di pochi mesi potrebbe stare meglio e riorganizzare tutte quelle aree che apparentemente erano così disorganizzate”. – Cosa sono le funzioni esecutive? “Sono funzioni cognitive superiori, necessarie per programmare, mettere in atto e portare a termine un comportamento finalizzato a uno scopo. Rimandano sia a processi cognitivi che al concetto di autoregolazione e all’attenzione (selettiva, sostenuta e shifting attentivo). Le funzioni esecutive sono tra loro interconnesse- continua la neuropsichiatra dell’IdO- e difficilmente se ne riesce a isolare una, anche se i loro domini li conosciamo: pianificazione, controllo inibitorio, flessibilità, resistenza alle interferenze, memoria di lavoro e così via”. Per descriverle sono stati formulati diversi modelli teorici e neuropsicologici.
“Chiaramente lo studio di questi diversi modelli teorici può aiutarci a comprendere come si organizzano queste funzioni, ma in età evolutiva ciascun bambino è a sé e il profilo di funzionamento è individuale. Inizialmente sono state descritte come funzioni frontali, e se volessimo dare loro una localizzazione anatomo-funzionale all’interno del sistema nervoso centrale- sottolinea il medico- potremmo dire che sono situate nei lobi frontali e a livello delle regioni prefrontali. Un elemento da sottolineare è che dentro le aree prefrontali ci sono diversi circuiti, e a livello della corteccia prefrontale c’è il circuito orbito-frontale legato agli aspetto emotivi e motivazionale. Ecco perché quando si osserva un bambino che presenta un disturbo comportamentale o un disordine di tipo cognitivo non si può prescindere dall’osservazione e dalla valutazione degli spetti emotivi e motivazionali”. Il network delle funzioni esecutive è “quindi considerato come il controllore del traffico a livello delle connessioni cer ebrali, che ci consente di mettere ordine tra le informazioni in entrata e in uscita. Se questo sistema di controllo funziona bene le informazioni circoleranno in modo fluido e sarà più facile per il bambino attribuire significati a ciò che percepisce dall’ambiente e dagli altri, attivando delle risposte comportamentali, motorie, relazionali e comunicative idonee alle richieste dell’ambiente”. – A che età può essere individuato un disfunzionamento di queste funzioni? “Il livello di funzionamento è completo intorno ai 14 anni, ma già dai 4-5 anni è possibile osservare in un bambino i precursori della memoria di lavoro piuttosto che delle abilità di pianificazione. Oggi sappiamo che i precursori delle funzioni esecutive si sviluppano già nel primo anno di vita. Sono state fatte delle correlazioni tra il tipo di funzione e la fascia di età- aggiunge l’esperta- ci sono alcune che si sviluppano nella prima infanzia e altre nella seconda”. – Quali sono i sintomi? “Una delle caratteristiche principali di questo disordine è il fatto che i bambini non riescono a pianificare il loro piano di azione in modo coerente rispetto agli obiettivi prefissati. Esiste un test di pianificazione quotidiana applicato a minori di 8 anni che ci permette di verificare se abbiano già una buona capacità di pianificazione”. Un’altra area da attenzionare è la memoria di lavoro: “Se è vero che l’abilità cognitiva si struttura più in la con l’età, nei primi anni di vita si può osservare quanto un minore riesca a trattenere le informazioni acquisite per poi manipolarle e riadattarle nei contesti”. Un ulteriore dominio è il controllo inibitorio: “Se il piccolo non lo ha, metterà in atto le perseverazioni per difficoltà sia di inibizione che di flessibilità – chiarisce la neuropsichiatra- ovvero ripeterà, anche laddove sia scorretto e non necessario, una sequenza verbale, di pensiero o di azione”. – Si guarisce da un disturbo delle funzioni esecutive? “In un’alta percentuale dei casi c’è un buon recupero se viene individuato prima che si strutturino i comportamenti psicopatologici e se trattato con tecniche giuste. Il minore potrà residuare un profilo di funzionamento lievemente atipico, che però non influenzerà in modo drammatico il funzionamento adattivo. Anche il Dsm 5, il manuale diagnostico, tiene conto del funzionamento adattivo e non solo dei punteggi ottenuti ai test”. – Cosa può fare la scuola? “Parliamo di bambini che posti di fronte a un compito da organizzare non ce la fanno e avranno un risultato estremamente scadente, perché si arrendono o preferiscono evitare piuttosto che iniziare e provare. In questo contesto i docenti possono essere d’aiuto nel riconoscere i campanelli d’allarme. Quando la maestra dice, ad esempio, ‘prendiamo i quaderni e scriviamo’- precisa Vanadia- è probabile che il bambino con disordine delle funzioni esecutive tirerà fuori dallo zaino contemporaneamente tutto quello che ha dentro senza riuscire ad organizzare una sequenza economica e funzionale. Prenderà il diario, l’acqua, la merenda, i colori e si troverà di fronte a un caos all’interno del quale dover selezionare ciò che gli serve. Questo ci fa capire come nel loro cervello ci sia una gran confusione- conclude il medico- senza volerlo, tutti i loro progetti diventano più complicati perché non riescono a filtrare le interferenze e le informazioni necessarie”.

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Prevenzione sugli abusi sessuali ai minori

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 giugno 2015

pontificia università gregorianaRoma, 21-24 giugno 2015 Pontificia Università Gregoriana, Piazza della Pilotta 4 Il Centre for Child Protection (CCP) della Pontifica Università Gregoriana ospita e co-organizza a Roma l’annuale Anglophone Conference, in cui i rappresentanti delle conferenze episcopali di lingua inglese condividono le loro best-practices nella prevenzione degli abusi sessuali sui minori. Per la prima volta tale questione è affrontata a partire dalla teologia sistematica. “Un approccio teologico e spirituale” – come recita il titolo della Anglophone Conference di quest’anno – per comprendere cosa significhi parlare di redenzione a vittime di abuso, di possibile riconciliazione, di responsabilità e missione della Chiesa e della preghiera di fronte ai peccati e crimini commessi. In questa occasione il CCP, che prosegue la promozione del suo programma e-learning, annuncia che sono state aperte le candidature per il Diploma in Safeguarding of Minors. An Interdisciplinary Approach. Il corso inizierà nel febbraio 2016 e mira alla formazione dei futuri responsabili della protezione dei minori in istituzioni come diocesi e congregazioni religiose e consulenti e formatori nell’ambito della tutela dei minori (case di formazione, seminari, scuole…).

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Minori: autismo

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 gennaio 2015

autismoIn disparte, distaccati, più interessati agli oggetti che alle persone. Un’immagine convenzionale dei bambini autistici in cui non si ritrova David Oppenheim, membro senior del ‘Center for the study of child development’ dell’Università di Haifa (Israele). Il professore mostrerà i risultati delle sue ultime ricerche alla conferenza internazionale su ‘Attaccamento e autismo: l’importanza dell’insightfullness genitoriale’, il 31 gennaio e il 1° febbraio a Roma. Una due giorni di formazione promossa dall’Istituto di Ortofonologia (IdO) nell’Aula magna dell’Istituto comprensivo Regina Elena, in Via Puglie 6 dalle 9 alle 18.
IN UN’INTERVISTA OPPENHEIM ANTICIPA LE SUE CONVINZIONI – È possibile parlare di attaccamento anche per una persona autistica? “Certo- afferma- in una nostra ricerca, così come in altre, abbiamo dimostrato che i bambini con autismo si affezionano alle loro madri in modi che sono molto simili a quelli di bambini con sviluppo tipico. Però i loro comportamenti di attaccamento – i modi specifici in cui mostrano il loro attaccamento – possono essere diversi”.
Quali caratteristiche ha l’attaccamento di un bambino autistico e verso quali figure si può manifestare? “Come accade per i bambini normodotati, i minori con autismo hanno un attaccamento sicuro ai loro caregiver- precisa l’ex presidente del dipartimento di Psicologia dell’Università di Haifa- li usano come base sicura per esplorare l’ambiente e come fonte di conforto quando sono stressati. La maggior parte delle ricerche sull’attaccamento nell’autismo è stata realizzata con le madri, ma si suppone che i bambini sviluppino un attaccamento anche verso i loro padri e altri operatori sanitari, proprio come i minori normodotati”.
Perché è importante riconoscere l’esistenza di una loro capacità di attaccamento? “I bambini con autismo a volte mostrano il loro bisogno di vicinanza, comfort e sicurezza in modi diversi rispetto ai minori con sviluppo tipico. A volte sembrano disinteressati agli altri- spiega il professore- o meno influenzati dall’andirivieni delle figure di attaccamento. Ciò può indurre i genitori e i terapisti a conclusioni sbagliate, pensando che i bambini non ne abbiano bisogno. Questo, a sua volta, può aumentare l’angoscia del minore. Comprendere l’importanza dell’attaccamento- sottolinea il ricercatore israeliano- ci aiuta a capire meglio le difficoltà dei bambini con autismo nel cercare l’intimità e il comfort”.
Ci sono studi scientifici o clinici sul tema? “Ci sono molti studi- conclude Oppenheim- in Israele stiamo lavorando sul tema della ‘insightfulness’ – la capacità di vedere le cose dal punto di vista del bambino – con le madri di minori con autismo, e come questa contribuisca a garantire l’attaccamento nell’autismo”.
UNA LUNGA COLLABORAZIONE, UN UNICO FILO CONDUTTORE – Una collaborazione scientifica, quella tra l’Italia e Israele in tema di autismo, che si rafforza sempre di più. Al centro della ricerca il rapporto genitori-figli nell’autismo. L’Università di Haifa a Roma porrà l’attenzione sul rapporto insightfulness-attaccamento nell’autismo, ovvero sulla capacità del genitore di guardare il mondo attraverso gli occhi del figlio (insightfulness) e sulle potenzialità del bambino di rispondere a questa ‘comprensione empatica’.
IL PUNTO DI VISTA DELL’IDO – “L’IdO è in sintonia con questo approccio teorico e terapeutico- evidenzia Magda Di Renzo, responsabile del Servizio terapie dell’Istituto- un’impostazione che mette sempre il bambino al centro dell’osservazione e della terapia e che richiede agli adulti (clinici, genitori, insegnanti) lo sforzo di comprendere in ‘quali luoghi’ il bambino abita per poterlo raggiungere. Un impegno- spiega la psicoterapeuta dell’età evolutiva- che chiama genitori e terapeuti a trovare insieme i mezzi comunicativi atti a favorire il processo empatico e il dispiegamento delle abilità cognitive. Solo una comprensione adeguata dei limiti e delle potenzialità del bambino- conclude Di Renzo- permette il rispetto dei suoi tempi di sviluppo e di un progetto su misura”.
ALLA DUE GIORNI I RISULTATI DELLE RICERCHE – Il seminario dell’IdO sarà l’occasione per presentare i risultati delle ricerche israeliane sulla relazione insightfulness materno-tipologia di attaccamento nei figli autistici. Sarà presente all’evento anche Ayelet Erez, membro della Clinica per la psicoterapia psicodinamica dell’età evolutiva del Ministero della Salute di Haifa.
RIPARTE LA SCUOLA E IL CORSO BIENNALE IDO – Prendono il via in quest’ultimo fine settimana di gennaio sia la Scuola di specializzazione IdO in Psicoterapia psicodinamica dell’età evolutiva, che il nuovo e del corso biennale per medici e psicologi. Per avere tutte le informazioni sulle modalità di iscrizione è possibile scrivere a scuolapsicoterapia@ortofonologia.it. Al termine della due giorni verrà rilasciato un attestato di partecipazione ma, dato il numero ridotto di posti, è necessario registrarsi.

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disturbi comportamentali dei minori

Posted by fidest press agency su sabato, 3 gennaio 2015

anoressia-e-pesoAffrontare e non eludere il problema della diagnosi in tutti i casi in cui si manifestano i disturbi del comportamento. Lo ripete da tempo l’Istituto di Ortofonologia di Roma (IdO), raccogliendo l’SOS lanciato dalle Asl di tutta Italia che negli ultimi anni hanno registrato un incremento del 20% di bambini e adolescenti con disturbi mentali.“Parliamo di ansia, depressione, anoressia, enuresi, dislessia, balbuzie, tic motori, della sindrome da deficit di attenzione e iperattività (Adhd), di attacchi di panico, del disturbo ossessivo, di aggressività e comportamenti a rischio. Arrestare una tale impressionante ondata di patologie è possibile – afferma l’IdO – ma solo comprendendo le reali cause che si celano dietro questo aumento”. A tal fine l’Istituto romano propone un corso biennale su ‘Valutazione e trattamento in età evolutiva’: 160 ore suddivise in 60 ore di lezioni teoriche, 24 ore di laboratori, 12 ore di supervisione e 64 ore di conferenze per aumentare le conoscenze di medici e psicologi sulla diagnosi dei disturbi e delle difficoltà dell’età evolutiva.Il primo dei 12 week end di formazione si terrà a Roma nell’Aula Magna dell’Istituto comprensivo Regina Elena in via Puglie 6, per approfondire gli ultimi studi scientifici sull’attaccamento in tema di autismo con David Oppenheim, membro senior del Center for the study of child development dell’Università di Haifa (Israele), Ayelet Erez, membro della Clinica per la psicoterapia psicodinamica dell’età evolutiva del Ministero della Salute di Haifa, e Magda Di Renzo, responsabile del Servizio terapia dell’IdO e direttrice della relativa Scuola di specializzazione in Psicoterapia psicodinamica dell’età evolutiva.

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Minori stranieri non accompagnati: proposte Caritas

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 novembre 2014

bambini-diritti-infanzia1«La Convenzione dei diritti del fanciullo deve essere al centro di ogni azione riguardante i minori, tutelando i loro diritti e offrendo a tutti le stesse opportunità di sviluppo» così monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas di Roma, ricorda la celebrazione del 25° anniversario della Convenzione dei diritti del fanciullo (CRC) che verrà celebrata domani, 20 novembre 2014.
Per l’occasione, le Caritas di tutto il mondo invitano i governi e le autorità locali a un maggiore impegno per proteggere i minori migranti, soprattutto quelli che viaggiano da soli, che nell’ordinamento italiano vengono definiti “non accompagnati”. La Caritas invita i governi a una maggiore difesa dei loro diritti – in particolare al cibo, alla salute, all’istruzione, al gioco e alla libera espressione – mediante l’applicazione delle norme fondamentali stabilite nella Convenzione.Per monsignor Feroci «i Minori Stranieri Non Accompagnati sono vittime del traffico di essere umani, finalizzato all’immigrazione clandestina, ma anche, in molti casi, a fenomeni di schiavitù e abusi come l’accattonaggio, il lavoro forzato e lo sfruttamento sessuale. È necessario, pertanto, affrontare la cause profonde dai Paesi d’origine che alimentano le migrazioni, soprattutto quando sono le famiglie a spingere i ragazzi a emigrare alla ricerca di opportunità lavorative. Occorre inoltre diffondere e sostenere procedure standardizzate di protezione dei minori sul territorio nazionale ed europeo».La Chiesa di Roma molto ha fatto dal 1989 per sostenere una cultura dell’infanzia capace di tradurre in azioni concrete il diritto di ogni bambino a crescere nel pieno sviluppo delle proprie risorse, ma molta strada rimane ancora da fare per creare le condizioni di vita e le pari opportunità sia in Italia, che nel resto del mondo. La Caritas diocesana da 26 anni promuove servizi di accoglienza e protezione per adolescenti in difficoltà, iniziative che hanno permesso di accogliere più di 7.300 minori, italiani e stranieri.
In occasione della 25° anniversario della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza presenta un dossier sulla situazione dei minori stranieri non accompagnati, tema che proprio in questi giorni emerge con particolare forza nella Capitale, in particolare per quanto riguarda i minori egiziani.Solo nel 2014 sono stati 342 i minori accolti, 293 dei quali maschi. Soltanto 27 sono coloro che hanno presentato domanda di asilo politico, quasi tutti provenienti dai Paesi centrafricani.
Gli arrivi riguardano soprattutto minori egiziani che emigrano per motivi “economici” e giungono in Italia aggirando le leggi internazionali spinti spesso dalle famiglie e incentivati alla ricerca di condizioni di vita migliori all’estero, così da poter contribuire al mantenimento dei parenti.Dal 2013 ed a seguito degli avvenimenti della “primavera araba”, sono il gruppo nazionale maggiormente presente in Italia e nei Centri di Pronta Accoglienza della Caritas di Roma. Secondo i dati forniti dal Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali, i minori stranieri non accompagnati presenti sul territorio italiano al 31 ottobre 2014 erano 13.334, di questi i ragazzi egiziani sono al primo posto con 3.369 ingressi, 878 dei quali resisi “irreperibili” dopo l’identificazione.
Al momento dell’accoglienza tutti risultano minori non accompagnati , privi cioè di parenti adulti entro il quarto grado presenti sul territorio italiano. La loro età media è di meno di 16 anni (15,7), molti con un’età compresa tra gli 11 e i 14 anni (37,8%). Coloro che dichiarano di essere orfani di uno o entrambi i genitori sono il 10,4 %. Le zone di provenienza dei minori egiziani sono quelle prossime al delta del Nilo e principalmente situate vicine alla regione di Gharbeya, anche se negli ultimo mesi arrivano ragazzi provenienti anche da altre zone quali Mansura e Kafr El Sheikh.
I ragazzi molto spesso sono portatori di un mandato familiare. I genitori li spingono ad emigrare in Italia investendo su di loro come possibili fonti di reddito. Ciò comporta la necessità di lavorare presto, e spesso in nero, pur di ottemperare alle richieste dei familiari: saldare il debito accumulato per pagare il viaggio verso l’Italia e inviare il denaro nel paese d’origine.
Si verifica, così, un processo di “adultizzazione” del minore a cui si accompagna, in alcuni casi, la dichiarazione da parte dello stesso di un’età anagrafica maggiore di quella reale, con l’intento di potersi inserire più precocemente nel mondo del lavoro.In occasione della Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza la Caritas di Roma lancia un appello alle Autorità affinché venga istituito un organismo centrale, con competenze specifiche in materia di Minori Stranieri non Accompagnati, che possa essere di impulso nelle attività e nel raccordo tra i vari organi che si occupano della tutela e dell’assistenza, soprattutto sviluppando un lavoro di rete con gli enti locali. Le competenze attualmente attribuite alla Direzione Generale dell’Immigrazione, dovrebbero avere più risvolti concreti e operativi.
Per la Caritas, inoltre, occorre individuare strumenti chiari e precisi che favoriscano il ricongiungimento del minore con i familiari presenti in altri Paesi membri, attraverso percorsi tutelati e regolamentati così da non consentire che vengano alimentate quelle reti irregolari gestite da organizzazioni dedite al traffico degli esseri umani nelle quali, inevitabilmente, si sono trovati coinvolti prima di arrivare in Italia, e si ritroverebbero nuovamente dovendo raggiungere altri Paesi UE.Da ultimo, la Caritas chiede l’individuazione di una procedura di accertamento dell’età del minore completa e coerente, valida per tutto il territorio nazionale. E’ questo un passaggio delicato, ma focale, nel percorso di assistenza e tutela che viene compiuto nei confronti del minore.

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Minori aggressivi

Posted by fidest press agency su sabato, 27 luglio 2013

Il distacco precoce madre-figlio può provocare nei piccoli reazioni emotive importanti. Tra quelli sottratti troppo presto dal contatto materno, circa 1 bambino su 3 (il 30%) ha mostrato comportamenti determinati da sentimenti che si possono mostrare con modalità aggressive. Per superarli è possibile introdurre nelle attività quotidiane dei nidi un momento dedicato alle coccole. Lo ha dimostrato il progetto di intervento formativo ‘Mancano gli abbracci’, che l’Istituto di Ortofonologia (IdO) ha realizzato in collaborazione con i servizi di pediatria presso 9 asili nido del IV Municipio di Roma da febbraio a giugno 2012, con il coinvolgimento di 90 educatori e 550 bambini. Un’iniziativa tutta a favore della salute dei minori.“Queste difficoltà vissute dai bambini – ha spiegato il direttore dell’IdO, Federico Bianchi di Castelbianco – devono essere affrontate proprio nei luoghi in cui i piccoli vengono portati già dai primi mesi di vita per esigenze delle famiglie, connesse alla necessità sempre più frequente delle donne di tornare al lavoro poco tempo dopo il parto”. Quindi, per aiutare i bambini a superare rabbia e ansia “dobbiamo ripartire dal corpo e dalla relazione – ha aggiunto lo psicoterapeuta – perché in questo modo i piccoli potranno ritrovare la sicurezza e una relazione più accogliente”. Infatti, con ‘Mancano gli abbracci’ si è svolto un lavoro intenso sulla parte pratica della relazione, il contatto, insegnando agli educatori la tecnica del massaggio pediatrico (lo shantala). Si tratta di una frizione di origine indiana per neonati e bambini molto piccoli che ha “permesso agli educatori di rapportarsi ai bambini in modo diverso. Infatti circa 165 minori (il 30%) hanno interiorizzato un buon rapporto, sviluppando sentimenti di fiducia verso gli adulti”.Anche i pediatri hanno preso parte al progetto. “L’opportunità di avere ‘sul campo’ una persona competente per molte delle più frequenti patologie infantili che interessano i piccoli nella fascia di età 3 mesi/3 anni – ha precisato Patrizia Operamolla, pediatra del IV Municipio di Roma – ha rappresentato un valido aiuto sia nelle situazioni di dubbio, sia in quelle in cui gli psicologi hanno fornito alle educatrici utili consigli sulla gestione del bambino”.Ma quali sono state le principali reazioni degli educatori e dei bambini durante il percorso formativo? Tra le educatrici ha “predominato l’interesse e la curiosità, ma non sono mancati momenti di diffidenza e timore per la presenza all’interno del nido di un’estranea che avrebbe potuto rappresentare un elemento di disturbo degli equilibri raggiunti – hanno affermato le psicologhe dell’IdO – perplessità poi rientrate grazie ad un lavoro morbido e accogliente verso le educatrici e rispettoso del carattere di ogni bambino”.In questi cinque mesi, le educatrici hanno rafforzato il loro livello di consapevolezza rispetto alle problematiche mostrate dai bambini, potendo sia “confermare il tipo di relazione che avevano messo in atto con i piccoli, spesso realizzata in modo inconsapevole, che comprendendo l’importanza di un aggiornamento continuo sulle problematiche dei minori. Infatti, le stesse educatrici – hanno sottolineato le psicologhe – hanno richiesto di approfondire tutte le tematiche emerse”.Come gli adulti, pure i bambini hanno “risposto con curiosità, interesse e piacere – ha precisato Operamolla – è intuitivo considerare quanto le carezze e il massaggio rappresentino uno strumento utile per aiutare i piccoli ad allentare eventuali tensioni o stati d’ansia”. ‘Mancano gli abbracci’ ha quindi fornito alle educatrici “un valido strumento per gestire situazioni più o meno difficili, che sono spesso causa di pianto e/o aggressività nel bambino – ha concluso Castelbianco – riducendo il generale livello di stress sia negli adulti che nei bambini stessi”.

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Minori: fare tesoro di certi insegnamenti

Posted by fidest press agency su sabato, 12 Maggio 2012

A tutta pagina su un quotidiano c’è la notizia di un minorenne arrestato, altri denunciati per possesso di droga, in classe, a scuola, dentro gli zainetti, come fosse un prodotto naturale commerciare, usare, e trasportare da uno spazio all’altro, dentro una vita appena iniziata e già compromessa. Ragazzi a studiare per obbligo, poca attenzione alla salita, alla porta chiusa da aprire con garbo, studenti fermi all’angolo ad aspettare un passaggio, un tiramisù che stende senza fare complimenti. Poche sere fa a un incontro con i genitori, a parlare di trasgressione e devianza nell’incapacità di subordinare le passioni alle regole. Di uso e abuso di sostanze, tutte, non di una in particolare, tutte, e nessuna normale, tutte, e in ogni caso destinate a fare vittime innocenti.
Di valori e disvalori che si cambiano di abito, di posto, si nascondono, si mimetizzano, costringendo all’appropriazione indebita, a rubare, rapinare, uccidere la dignità delle persone. A confrontarci sul futuro che ancora non c’è, sul tempo che non è una comoda convenzione, sui compagni di viaggio che non si dimostrano persone autorevoli, su Dio che c’è ma ne rifiutiamo le orme da seguire, le tracce da custodire e curare con attenzione.
A sollecitare con fermezza una maggiore prevenzione, una minore sindacalizzazione del bene, impegnandoci a rispettare le parole, le forme, i contenuti, a chiamare con il proprio nome gli indicatori di pericolo sparsi all’intorno, le luci rosse di emergenza, dapprima intermittenti, poi paralizzate dall’approssimarsi di una desolazione intellettuale, che toglie spessore e importanza alle regole, al rispetto dei ruoli, delle competenze, al valore stesso della vita umana.
Genitori e adulti, docenti e professionisti, annuiscono, rendono possibile un confronto, una discussione, protagonista l’educazione, la possibilità di fare prevenzione attraverso l’educare, educare e ancora educare.
Educarci a non pensare che parlarne troppo possa perdere di sostanza, di interesse, non ottenga il risultato prefissato, oppure che non ci sia l’esigenza di discutere di disagio e adolescenza, di droga e bullismo, di rischi estremi e fascino del vicolo cieco, di devianza e carcere, perché “nella mia scuola non ci sono di questi inciampi, nella mia scuola c’è il giardino pulito, nella mia scuola è tutto in ordine”.
Occorre fare meno strategia discorsiva, per contrastare il verificarsi di accadimenti dichiarati semplicisticamente “accidentali” lungo il percorso scolastico.
Misfatti che però confermano non solamente gli atteggiamenti trasgressivi, bensì un vero e proprio stile di vita improntato all’uso, all’acquisto, alla vendita di droga, di merce illegale, come a voler rivendicare che non si è più dipendenti dai soldi di mamma, non si deve più rubare in casa: “ora compro, vendo, mi faccio i denari per avere sempre la mia dose giornaliera”.
Oltre che scandalizzarsi per il luogo ove è avvenuto il fermo, bisogna abbandonare definitivamente la pratica buonista e deleteria della concessione di attenuanti generiche prevalenti alle aggravanti, forse c’è urgenza di imparare qualcosa in più di noi, così conosceremo meglio i nostri figli.(vincenzo.andraous)

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Media e minori: il Copercom rilancia

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 aprile 2012

Il Copercom ha varato un documento dal titolo “Vecchi e nuovi media: urgente più tutela per i minori”. “Il Coordinamento delle Associazioni per la comunicazione – si legge nel documento – ha a cuore la crescita integrale, armonica e spirituale dei bambini e degli adolescenti. È quindi impegnato, sul piano culturale ed educativo, nell’ottica di una forte assunzione di responsabilità, a far sì che le nuove tecnologie contribuiscano sempre meglio al raggiungimento di questo obiettivo”. Il documento intende rilanciare il dibattito pubblico sul tema del rapporto tra media e minori partendo dalla consapevolezza della sfida lanciata dai nuovi media, sempre più alla facile portata di bambini e adolescenti. “Basti pensare allo sviluppo della convergenza tra televisione, Internet, terminali mobili di videofonia. Senza trascurare il fenomeno dei social network e in generale dell’uso sempre più pervasivo della Rete”. Per non parlare dell’autentico “Far West comunicativo” che ha travolto le famiglie e le agenzie educative. In questo scenario complesso, il Copercom sottolinea l’esigenza di un intervento legislativo organico, in grado di dare risposta concreta ed efficace all’esigenza di tutela dei minori nei confronti di tutti i media, vecchi e nuovi.
Il documento è strutturato in tre parti. La prima fotografa “la rivoluzione della comunicazione” e delinea un preambolo culturale e valoriale. La seconda affronta la questione legislativa, sottolineando la necessità di un intervento incisivo sul fronte dei new media. La terza, infine, ribadisce la natura dell’impegno, eminentemente culturale e sociale, del Copercom.

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