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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Posts Tagged ‘miocardio’

Master di II livello in Epidemiologia Genetica e Molecolare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 gennaio 2012

Biologia molecolare - Biochimica - Genetica

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Pavia 31 Gennaio 2012 Via Bassi, 21 Pavia – Aula D Orario: 10.00-13.00, 14.30-16.30 Coordinatori: Prof. Luisa Bernardinelli e Prof. M. Grassi Il Master organizza il seguente seminario che è aperto a tutti gli interessati. Argomenti:
Giovanni Malerba “Studio della componente genetica nell’asma”
Daniele Cusi “Alla ricerca degli sfuggenti geni dell’ipertensione”
Paolo Radice “Basi molecolari della predisposizione ereditaria al cancro”
Mario Grassi “Modelli multi-locus (fra e entro geni) della suscettibilità genetica nei fenotipi complessi”
Filippo Martinelli Boneschi “Fattori genetici nella sclerosi multipla: scoperte dagli studi di associazione su tutto il genoma e “missing heritability””
Orsetta Zuffardi “Next generation sequencing: una rivoluzione in medicina”
Paolo Gasparini “Popolazioni isolate e nuove tecnologie per lo studio di tratti quantitativi e malattie complesse”
Giuseppe Matullo “Epigenomica dell’infarto del miocardio”
Luisa Bernardinelli “Il ruolo del gene ACCN1 nella suscettibilità e patogenesi della sclerosi multipla”

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Ca prostata, meno decessi con la terapia trimodale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 aprile 2010

La terapia combinata trimodale (Cmt) a base di brachiterapia, radioterapia esterna e soppressione androgenica riduce il rischio di mortalità per carcinoma prostatico, rispetto alla sola brachiterapia, in uomini anziani a elevato rischio di questo tumore, senza problemi cardiovascolari o corretti mediante chirurgia. È quanto concludono, in uno studio pubblicato su Cancer, alcuni ricercatori del Department of radiation oncology, Brigham and Women’s hospital and Dana-Farber Cancer Institute di Boston. All’indagine hanno preso parte 764 uomini, d’età pari o superiore a 65 anni, a elevato rischio di tumore alla prostata che sono stati sottoposti alla sola brachiterapia o alla terapia combinata. I partecipanti non avevano mai subito infarto del miocardio oppure, dopo episodi infartuali, erano stati trattati mediante impianto di stent oppure intervento chirurgico. Dopo un follow-up medio di 4,9 anni, sono deceduti 25 uomini per cancro alla prostata. Effettuate le opportune correzioni per età e fattori prognostici per questo tumore, il rischio di mortalità è apparso molto più basso dopo l’esposizione a Cmt che dopo brachiterapia (hazard ratio = 0,29). Tra i fattori associati a un aumento del rischio di decesso è stato individuato un punteggio di Gleason compreso tra 8 e 10. «Aggressivi trattamenti loco-regionali sono, quindi, da suggerire in anziani sani a elevato rischio di cancro prostatico» conclude Hoffman KE, principale autore dello studio. Cancer. 2010 Mar 22. [Epub ahead of print] (fonte doctor news)

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Infarto: RM individua miocardio a rischio

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 giugno 2009

La RM cardiaca T2-STIR può identificare il miocardio a rischio fino ad una settimana dopo del ripristino della pervietà di una coronaria occlusa. Questa tecnica può anche identificare il miocardio che è stato salvato in termini di differenza fra miocardio a rischio e dimensioni finali dell’infarto. Onde valutare l’efficacia della terapia riperfusionale, è necessario infatti quantificare il miocardio risparmiato misurando le dimensioni finali dell’infarto in relazione alla quantità di miocardio inizialmente a rischio. Quest’ultimo, definito come miocardio ipoperfuso durante un’occlusione coronarica acuta, può essere valutato tramite SPECT, ma essa implica l’iniezione di isotopi radioattivi in pazienti con occlusioni coronariche acute, scansione con una camera gamma ed altri elementi che potrebbero interferire con l’assistenza al paziente in fase di acuzie. La RM cardiaca presenta invece la possibilità di valutare insieme le dimensioni del miocardio a rischio e l’estensione dell’infarto nella stessa sessione radiologica entro una settimana dall’occlusione coronarica senza interferire con l’assistenza al paziente in alcun modo. (J Am Coll Cardiol Img 2009; 2: 569-76)

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