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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

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Il bonus Renzi da 80 euro entra nel mirino del Governo

Posted by fidest press agency su sabato, 25 Maggio 2019

E stavolta non sono “voci del popolo”: ad ammetterlo è stato il ministro dell’Economia Giovanni Tria, sostenendo che “nell’ambito della riforma fiscale gli 80 euro saranno riassorbiti”. Il ministro spiega che “l’introduzione degli 80 euro da parte del governo Renzi fu una decisione sbagliata, anche tecnicamente fu un provvedimento fatto male e anche il precedente governo cercava di cambiarlo”. Su cosa intenda agire il titolare del Mef non è ancora però chiaro. Anief mette le mani avanti: si eviti la beffa per tanti lavoratori della scuola di aumentare lo stipendio, con il rinnovo del contratto, di 100 euro lordi, e perderne nel contempo 80 netti. Marcello Pacifico (Anief): “Se, come più di qualcuno teme, siccome nel Def non sono previste risorse da assegnare ai rinnovi contrattuali, si vuole in realtà solo trasferire il budget del bonus renziano in quello degli aumenti promessi, allora non ci siamo proprio”.La legge di bilancio ha confermato il bonus Renzi anche per il 2019, ma per il prossimo anno rimane molta incertezza. Oggi il bonus viene calcolato sulla base di 12 mensilità in base al reddito, ricorda la rivista Orizzonte Scuola. Con i limiti di reddito minimo e massimo così ripartiti: al di sotto di un reddito pari a 8.174,00 euro, non si ha diritto al bonus Renzi di 80 euro; tra il reddito di 8.174,01 e 24.600,00, si ha diritto al bonus in modo proporzionale fino ad arrivare al suo azzeramento con redditi fino a 26.600,00.
Ma c’è anche un altro motivo per il quale il bonus Renzi di 80 euro potrebbe venire meno per tanti lavoratori: tutti coloro che rientrano per poco nei massimali previsti per legge e leggermente incrementati dal Governo in carica, in caso di incremento stipendiale, perderanno il diritto al bonus. E molti dovranno anche restituire le somme eventuali percepite, a partire dalla data di incremento stipendiale.Se nel corso dell’anno il reddito annuale lordo dovesse superare le soglie minime e massime, il bonus dovrà essere restituito. Il Bonus Renzi 80 euro è diventato strutturale con il D.L. 66/2014 ma ancora oggi fa molto discutere perché in sede di dichiarazione dei redditi sono numerosi i cittadini costretti alla restituzione parziale o totale del credito Irpef erogato in busta paga: nel 2018 si tratta di 1.8 milioni di contribuenti. Il Ministro Tria pensa di intervenire proprio su questo aspetto, per evitare tali situazioni.

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Dal nord Europa a caccia di medici. Il Veneto nel mirino, ecco il quadro

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 gennaio 2019

La notizia viene dal Veneto: funzionari tedeschi, olandesi, danesi o loro emissari recluterebbero negli ospedali medici italiani proponendo stipendi doppi o tripli, un tutor personale per la lingua, persino la casa. E qualcuno, fatti due conti e intravista una carriera in un contesto accogliente, avrebbe deciso di andar via. «Non si punta necessariamente sui più giovani: hanno già profili ricercati in determinate specialità, vanno nei reparti, e qui sono rappresentate tutte le età; è chiaro che i più giovani sanno bene l’inglese, hanno l’Erasmus alle spalle, e visti i limitati sbocchi prendono l’occasione al volo. Ecco che il ricambio, in una regione dove ci sono 1295 ospedalieri in meno rispetto al fabbisogno, si impoverisce ancora di più». Giovanni Leonileader del sindacato Cimo in Veneto e presidente dell’Ordine dei Medici di Venezia, dopo aver lanciato l’allarme sulla carenza di medici sui media locali e nazionali, ha chiesto e ottenuto un incontro degli Omceo veneti con il Direttore generale della sanità regionale Domenico Mantoan. La Regione, in pieno iter per conseguire l’autonomia, punta su un tavolo con gli ordini per rimediare alle carenzedi medici di famiglia e specialisti. Nell’incontro sarebbe stata ribadita la volontà di assumere a tempo determinato non specialisti, che lavorerebbero in corsia al fianco dei colleghi specializzandi con borsa di studio nazionale o regionale. Si parla poi di assumere nelle Ulss medici del triennio di medicina generale per gestire i pazienti non urgenti nei pronto soccorso e di aumentare gli stipendi con risorse proprie (e qui serve una trattativa con il governo). «Il nodo è che mancano specialisti, in assoluto e soprattutto in certi ambiti “rischiosi”, ad esempio la chirurgia è stata prima scelta quest’anno per soli 95 candidati su 6500 posti disponibili tra tutte le specialità», ricorda Leoni. «Il rimedio ideale sarebbe incrementare i posti nelle scuole, spedire all’ultimo anno di post-laurea lo specializzando in ospedali dedicati, e dargli la chance di accedere ai concorsi, come scritto ora in Finanziaria. L’alternativa è assumere medici laureati, iscriverli in sovrannumero alla scuola di specializzazione e intanto farli lavorare». Non sarebbe un film mai visto. «Si tratterebbe di fatto del ritorno della figura di assistente, con autonomia limitata in ambito dirigenziale, ma diffusa in passato, quando negli ospedali c’erano tre livelli con l’aiuto e il primario. L’ipotesi è giustificata dalla necessità di tamponare l’emergenza e di attingere nel contempo a un bacino di oltre 10 mila medici rimasti fuori da specialità e medicina generale».Il Veneto non è la sola regione dove è stata fatta la riflessione. In tutto negli ospedali italiani mancherebbero 15-20 mila unità su un bacino globale di 120 mila medici. Leoni evoca «ambiti come i Ps ed anestesia e rianimazione che stanno vivendo situazioni drammatiche. Non che all’estero sia sempre meglio; ma come si vede alcuni servizi sanitari si rivolgono al nostro e portano via colleghi che non tornano». C’è di più: i giovani, divenuti specialisti, in 15 casi su 100 lascerebbero subito l’Italia. A rendere poco appetibile l’ospedale nostrano non è solo il blocco dei contratti, ma anche il metodo di assegnazione dei medici alle specialità, «frutto di una centralizzazione che, nata per evitare clientelismi, ha finito per penalizzare gli ideali. Se vuoi fare il cardiologo -esemplifica Leoni- può pesarti iscriverti a Chirurgia. Hai una “mission”, lo fai, ma se poi passi il test di cardiologia cambi scuola e lasci il posto vacante». Su 6500 contratti l’Associazione Liberi Specializzandi-Fattore 2° guidata da Massimo Minerva ha censito 510 abbandoni in un anno tra il 2016 e il 2017, ma il numero 2017-18 sarebbe più alto, di 850. «Posti che si liberano ogni anno e restano inutilizzati. Vanno aggiunte ragioni di costo: classificandosi più indietro si può trovare posto in atenei di città lontane, e il trasferimento pesa». Senza rimettere le mani sul concorso, servono più borse o più assunzioni. E più convenzioni? «In medicina generale quest’anno in Veneto con 120 borse rispetto alle 60 di un anno fa forse iniziamo a respirare, e le nuove misure prese in ambito nazionale, dove si passa da 800 a 2000 borse, dovrebbero durare. Più complessa temo la situazione di certe specialità. Dall’esperienza in questa regione, dove gli accordi ospedali-atenei consentono agli specializzandi di crescere per gradi in piccoli ospedali e apprendere “tutto”, avverto come in ogni reparto per crescere siano indispensabili tutte le età lavorative. E’ la forza del nostro Ssn». Ma se si toglie un mattone dal domino la struttura vacilla. (Mauro Miserendino fonte: Doctor33)

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Esperti Oms nel mirino del BMJ

Posted by fidest press agency su martedì, 8 giugno 2010

L’Organizzazione mondiale della sanità nel mirino del ‘British Medical Journal’, in un articolo sul tema della pandemia da virus A/H1N1. Secondo gli autori, fra i quali anche gli esperti del Bureau of Investigative Journalism britannico, gli scienziati-consulenti che nel 2004 hanno redatto la linee guida chiave dell’Oms, in cui si consiglia ai Governi di fare scorta di farmaci in caso di pandemia influenzale, erano stati precedentemente pagati, per altri lavori, da alcune aziende farmaceutiche produttrici dei medicinali in questione. Secondo il Bmj, gli esperti che sei anni fa contribuirono alla stesura delle linee guida per le pandemie avevano precedentemente ricevuto pagamenti da Roche, produttrice dell’antivirale Tamiflu (oseltamivir) e da GlaxoSmithKline che commercializza il Relenza (zanamivir), per alcune letture e incarichi di consulenza. Due scienziati, in particolare, avrebbero avuto recenti legami finanziari con Roche. E, si fa notare nell’inchiesta, “l’Oms non ha reso pubblici questi conflitti d’interesse, né è chiaro se ne abbia privatamente informato i Governi, molti dei quali hanno poi seguito i consigli contenuti nelle linee guida”. Il durissimo report va avanti evidenziando che, “a questa mancanza di trasparenza, si aggiunge l’esistenza di un comitato d’emergenza segreto che ha fornito consulenze al direttore generale dell’Oms, Margaret Chan, sulla dichiarazione di pandemia influenzale. E i nomi dei 16 membri di questo panel sono noti solo alle persone che lavorano all’interno dell’Oms: in questo modo, i loro possibili conflitti d’interesse rimangono sconosciuti”. Insomma, “nonostante ripetute richieste, l’Oms ha rifiutato di fornire qualsiasi informazione sui conflitti d’interesse” in questione e in questo modo, commenta Fiona Godlee, direttrice del Bmj, “la sua credibilità è stata profondamente minata. La soluzione sarebbe pubblicare repentinamente i dati richiesti, senza ritardi né giustificazioni”. (Barbara Di Chiara)

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