Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘miseria’

Ma in che mondo viviamo?

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 marzo 2018

Negli U.S.A. vi è un partito contrarissimo all’assistenza sanitaria universale e quelli che ne potrebbero essere i beneficiari lo appoggiano. In diversi paesi arabi la ricchezza è di casa, per via dei pozzi di petrolio, eppure tantissime persone vivono nella miseria. L’occidente, considerato ricco se non opulento, conta centinaia di migliaia di clochard che nelle metropoli si trovano senza un tetto dove ripararsi e un pasto caldo per rifocillarsi. Ci sono società farmaceutiche che realizzano profitti miliardari eppure vi sono milioni di persone che muoiono perché non sono in grado d’acquistare i farmaci da loro prodotti. Il lavoro è l’unica fonte di vita per gli esseri umani poiché permette loro d’avere una casa dove ripararsi, il cibo per alimentarsi, l’accesso all’istruzione, l’assistenza sanitaria per proteggersi dai malanni e assicurarsi una vecchiaia decente, eppure in tutto il mondo ci sono centinaia di milioni di disoccupati. Accettiamo la logica capitalista, dove vige il credo del consumismo e dell’esaltazione per chi ha in dispregio di chi è con la conseguenza che la stessa cultura è posta in secondo piano se non produce ai diretti interessati lauti guadagni.
Abbiamo inventato il colonialismo e poi le dittature del “re travicello” per schiavizzare, perpetuandolo dal passato, intere popolazioni e lasciandole in miseria pur di trarne ricchezze personali.
Ci lasciamo governare da imbonitori da strapazzo e da governi che praticano il genocidio e il terrore per sottomettere intere popolazioni e non facciamo poco o nulla per reagire. Abbiamo imparato a inviare, con la scusa di difendere la libertà e la giustizia, eserciti con armamenti di distruzione di massa ma solo per garantire agli affaristi di turno d’agire indisturbati. Abbiamo accettato di buon grado l’idea della sofferenza con la distorta idea che ciò è necessario per avere un premio nell’al di là. In Italia vi è un governo che mette in ginocchio la povera gente e protegge i ricchi e ottiene il plauso delle stesse vittime.
Siamo dei servi della gleba ma basta che qualcuno ci offra qualche briciola di pane per sorridergli compiaciuti e siamo anche pronti a leccargli i piedi.
Siamo tutto questo e molto ancora eppure non mostriamo la nostra contrarietà, salvo qualche mugugno di circostanza: è il piacere-sofferenza del masochista.
Eppure vi è chi si ribella, ma è condannato alla repressione più feroce e, nella migliore delle circostanze, alla denigrazione, al disprezzo e a essere schiavizzato dalla disinformazione. Ma di che pasta siamo? (Riccardo Alfonso)

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Contratto P.A.: ridotti alla miseria dirigenti statali della Scuola, Comuni, Regioni e medici

Posted by fidest press agency su martedì, 28 novembre 2017

sciopero mediciDalla percentuale di aumento ipotizzato, come descritto nella relazione tecnica allegata al disegno di legge 2960, si ricavano gli aumenti mensili lordi per dipendente pubblico per gli anni 2016-2018, nel rispetto asserito dell’intesa raggiunta tra Governo e le organizzazioni sindacali del 30 novembre scorso. Per il biennio 2016/2017, netto dell’assegno di indennità di vacanza contrattuale (IVC), bloccato dal 2008 al 2018, sono previsti appena 9 euro di aumenti mensili. E solo 54 euro per il 2018. Al netto dei ricorsi e delle diffide per sbloccare l’indicizzazione dell’Indennità di vacanza contrattuale, la firma di questo contratto farebbe perdere 4.732 euro lordi a dirigente pubblico.
Marcello Pacifico (presidente Udir): Bisogna calcolare che gli aumenti sono lordo Stato, per cui si deve dividere per 1,3838 e a sua volta detrarre il 35% di tassazione lordo dipendente. Eppure, se si sbloccasse l’indicizzazione dell’indennità di vacanza contrattuale dal 1° settembre 2015, per lo stesso triennio, lo Stato dovrebbe assegnare 4.732 euro lordi di arretrati e poi 368 euro mensili per il solo 2018. Per questo motivo, è importante inviare la diffida in attesa di una nuova pronuncia della Consulta per interrompere la prescrizione.

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Miseria e nobiltà

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 ottobre 2017

stadio-romaPrendo lo spunto per una notizia di cronaca di anni fa che si riferiva all’intenzione dei calciatori di scioperare ritenendosi lesi nei loro diritti dalle società sportive di appartenenza. L’opinione pubblica di allora accolse tale annuncio con molte severe critiche e non furono pochi coloro che puntarono il dito sul fatto che i giocatori dovevano sentirsi dei privilegiati per quanto guadagnavano sfruttando la passione e le debolezze dei tifosi. A questo punto mi sono chiesto: ma non siamo noi che affolliamo gli stadi, ci abboniamo alle reti televisive private e stimoliamo i club ad acquistare giocatori super pagati, super ingaggiati pur di vedere la nostra squadra svettare ai primi posti in classifica? Se ora c’indigniamo per ciò che vorrebbero fare chi potrebbe non pensare che lo facciamo perché ci viene sottratto il nostro balocco da bambini viziati? Non dovremmo, invece, farlo noi uno sciopero da tifosi, sportivi e curiosi disertando gli stadi e rinunciando agli abbonamenti per le partite in Tv? E più in generale non ci manca il senso della proporzione pensando che milioni di persone muoiono o soffrono la fame nel mondo, sono privi di assistenza sanitaria e senza una casa come riparo eppure basterebbe per loro poco per vivere in maniera meno precaria? E’ che la nostra società è stata drogata dalle logiche consumistiche, dalla sete di avere e di possedere anche se questo significa privare del necessario il nostro simile. Lui è in partenza un perdente, ma noi non lo siamo: abbiamo un lavoro, una casa e un conto in banca. In questo avido e frenetico modo di vivere abbiamo perso la misura delle cose, il senso della vita, i reali valori dell’appartenenza. Non siamo per il nostro vicino come dovremmo l’homo homini amicus ma l’homo homini lupus e mi chiedo sino a che punto sarà possibile andare avanti volendo negare la realtà in nome dell’ipocrisia. (Riccardo Alfonso)

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Scuola: Mentre si festeggia per l’aumento-miseria di 50 euro, il Miur blocca le assegnazioni provvisorie

Posted by fidest press agency su sabato, 17 giugno 2017

ministero-pubblica-istruzioneSi tratta della conferma del blocco triennale della provincia di immissione in ruolo e del divieto di domanda per chi ha ottenuto trasferimento. Non avrà conferma, quindi, la mediazione voluta saggiamente lo scorso anno per limitare i danni dovuti all’assurda decisione di assumere decine di migliaia di docenti su area nazionale. In quell’occasione si arrivò a una decisione coerente, anche perché al ricatto dell’immissione in ruolo in cambio dell’indicazione da parte dell’aspirante docente a tempo indeterminato di tutte le cento province italiane, si aggiunse la lotteria dell’algoritmo impazzito che ha destinato tantissimi insegnanti fuori provincia, anche a mille e più chilometri, pur in presenza di posti vacanti a due passi da casa. Oltre all’incomprensibile passo indietro rispetto a soli dodici mesi fa, visto che le condizioni sono rimaste immutate, c’è almeno un altro aspetto che rende illogica la presa di posizione del Miur: il fatto che la deroga sia stata già confermata nel contratto sulla mobilità del prossimo anno scolastico, alla voce ‘trasferimenti’.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): come si spiegherà al personale che la deroga al blocco per assunti nell’ultimo triennio è concessa solo a una parte di personale? Per noi è chiaro che, a parità di condizioni, la deroga va confermata. Altrimenti, ricorreremo al giudice del lavoro. Perché la vita professionale e gli affetti dei docenti valgono molto di più delle norme altalenanti e prive di logica prodotte da un’amministrazione sempre più confusionaria.

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Immigrazione, profughi ospitati in hotel con tablet e piscina si annoiano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 Mag 2015

“La gestione dell’immigrazione clandestina è per tutti noi un impegno che fatichiamo a sostenere. Le Forze dell’Ordine fanno un lavoro immane in ogni fase dell’arrivo e della permanenza dei profughi, lo Stato impiega uno sforzo che neppure potrebbe permettersi, i cittadini italiani sopportano enormi sacrifici, e loro? Loro… si annoiano! C’è davvero da non credere alle parole riportate nero su bianco dalla stampa che ha raccolto le dichiarazioni di alcuni profughi ospitati a Pisa, in hotel con piscina e confort di vario genere che molti cittadini neppure osano sognare, e che si lamentano! Ma cosa abbiamo creato in questo scellerato Paese? Quanto potrà durare tutto questo? Presto saremo impegnati non solo a vigilare sulla sicurezza compromessa da tanti clandestini non particolarmente avvezzi al rispetto delle leggi e delle regole del nostro Paese, ma soprattutto a contenere le reazioni di tanti, troppi italiani schiacciati da indigenza e condizioni di vita infime che assistono attoniti all’offesa spudorata delle loro sofferenze. Andando avanti così non è assurdo temere che scoppi una rivoluzione. La sicurezza pubblica è ben più a rischio di quel che si possa pensare”. Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, commenta così il servizio stampa pubblicato dal Tirreno e poi ripreso da numerosi organi di informazione in merito alla vicenda di tredici profughi che da due settimane alloggiano in quattro stanze dell’albergo “Rosa dei venti”, a Pisa. Si tratta, in particolare, degli stessi tredici che, giunti a Pisa lo scorso 8 maggio, avevano rifiutato di sistemarsi al più modesto hotel “5 Lecci”, protestando vivamente e creando più di qualche imbarazzo a Prefettura, Associazione che ne ha la gestione e Forze dell’Ordine. Alla base della protesta la mancanza di servizi (assenza di rete wifi), incompatibilità di natura religiosa con gli ospiti già presenti e altre ragioni simili, fino a che i profughi, provenienti da Ghana, dal Senegal, dalla Nigeria, dal Mali, tutti giovani e in Italia già da un anno e mezzo, avevano acconsentito al trasferimento alla “Rosa dei venti”. Dopo appena venti giorni, però, ecco le lamentele: look hip-hop, cuffie grandi sul collo come i calciatori, tablet al seguito, televisione, internet, e immancabile pallone, dal bordo della piscina dell’hotel i clandestini in attesa delle risposte definitive sulle loro richieste di ottenere lo status di rifugiati, hanno risposto al cronista che li ha intervistati con una certa spavalderia: “Ci annoiamo, perché stiamo vivendo lo stesso giorno da un anno e mezzo. Chiediamo solo che ci diano i documenti che abbiamo chiesto per poter essere liberi di realizzare i nostri sogni in Italia. Ognuno di noi ha dei progetti: c’è chi vorrebbe tornare a studiare e chi cerca un lavoro. Qui, lontani dal centro del paese, siamo in trappola”, e ancora “Aspettiamo qui perché non sappiamo dove andare. Vorremmo solo che si facesse in fretta e che si trovasse il modo per riempire le nostre giornate. Siamo stanchi e annoiati… Siamo in prigione, nessuno viene a sistemare le camere e manca la lavatrice. migrantiMangiamo pasta da mesi”. “E’ letteralmente sconvolgente leggere cose del genere – conclude Maccari -. Lo è per noi che per fronteggiare le problematiche legate all’immigrazione clandestina siamo sommersi da un superlavoro disumano, malpagato, pericoloso, sprovvisti anche dei mezzi minimi per affrontarlo. Non possiamo che pensare a quanto possa essere insopportabile per i tanti che dormono in macchina e non si preoccupano quindi che non ci sia chi rimette a posto le stanze, che non sanno cosa dar da mangiare alle loro famiglie e chissà che farebbero per avere la pasta tutti i giorni, che non hanno problemi di mancanza di lavatrici perché non posseggono abiti alla moda da lavare… Certo è che chi fugge da fame, guerra e miseria non definirebbe mai una prigione un hotel con piscina da cui si è oltre tutto liberissimi di uscire per darsi da fare se lo si vuole. Questo è innegabile e non c’è spirito umanitario mosso più che altro da finta carità pelosa al mondo che possa cambiare questa certezza. Rimane la vergogna di lasciare cittadini e Servitori dello Stato abbandonati alle loro tragedie quotidiane mentre oltre tutto devono assistere a tali sostanziali ingiustizie. Così proprio non va”.

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Dalla povertà alla miseria, grazie al liberismo

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 ottobre 2010

Due notizie campeggiano sulla stampa, almeno in quella che osa descrivere la realtà attuale con la maggiore credibilità possibile:
• la prima riguarda le dichiarazioni del governatore della Banca d’Italia Draghi che denuncia una crescita italiana ai minimi europei, la perdita di ulteriori posti di lavoro, l’incombenza di una crisi economica che vede l’Italia inattiva e follemente stimolata ad un ottimismo irrazionale, mentre la Comunità europea colloca l’Italia tra le nazioni fortemente a rischio.
• la seconda che descrive l’ultimo scandalo che investe la Presidenza del consiglio, il cavaliere, il governo, le istituzioni e la credibilità internazionale.
In mezzo c’è il presidente del consiglio che nega l’evidenza, anzi, come ha sempre fatto, nega principalmente l’evidenza, forte dei suoi giornali, delle sue TV, dei suoi rotocalchi, sostenuto dai vari Feltri, Belpietro, Fede, Vespa, e comunicatori vari. E il peggio deve ancora arrivare. La gran massa verrà fuori con le grandi opere, il ponte sullo stretto, l’uso dei capitali rientrati con lo scudo fiscale, la riforma della giustizia, la privatizzazione degli interessi collettivi, trasformati in interessi privati: privatizzazione dell’acqua, trasformazione della Protezione Civile in una avida e spregiudicata spa che stimola alla gioia l’avverarsi di eventi calamitosi per la gran parte della popolazione, ma altamente remunerativi per gli uomini dell’entourage. Il dibattito sulla riforma della giustizia rischia di trasformarsi in uno scontro epocale, stante il fatto che a tale riforma il cavaliere delega la sua stessa sopravvivenza politica, alla quale è legata la sopravvivenza del suo discutibile e discusso patrimonio.Intanto l’Italia del benessere, si trasforma e subisce, quasi con pazienza, la trasformazione della povertà in miseria, grazie al liberismo imposto, a titolo personale, da questo presidente del consiglio e dal suo governo.
Nei paesi ad economia avanzata, come l’occidente, ritenuto opulento, il passaggio dalla povertà alla miseria è diventato un itinerario considerato usuale. Vengono fornite statistiche di ricchezza prodotta, di reddito pro capite, di consumi, che dovrebbero dare la misura di un livello della qualità della vita superiore alle impressioni dirette che si ricavano dall’osservazione quotidiana.  Le statistiche confondono la realtà con le ipotesi, i numeri con gli algoritmi del possibile o dell’immaginario.  L’itinerario è segnato, anche perché è stato programmato.  Ogni 1.000 persone che transitano dalla povertà alla miseria, solo una transita dal benessere alla ricchezza, ma si tratta di una ricchezza che compensa l’altrui povertà, ma non negli effetti, bensì nelle ipotesi; così l’operaio, il pensionato che non arriva a soddisfare più le esigenze primarie, si vede attribuire, dalle statistiche, un reddito pro capite di 18.000 euro l’anno ma solo perché quel solo arricchito ha un reddito tale da compensare i deficit altrui.
Ci sentiamo uno dei primi dieci paesi ricchi del pianeta, mentre la povertà incombe sulla maggioranza delle famiglie che vive nell’economia del lavoro, mentre i pochissimi che vivono nell’economia della finanza, che non produce, non da lavoro, non crea benessere indotto, sfruttano tutte le ipotesi appositamente preparate per evitare la triste incombenza di contribuire ai costi dello Stato secondo le proprie possibilità, evadendo regolarmente i propri doveri, per sfruttare al massimo i propri diritti. Appare chiaro il disegno che si vorrebbe perseguire: la argentinizzazione dell’Italia, l’Italia come l’Argentina, con l’80% del patrimonio in mano al 15% della popolazione, mentre in atto è “solo” il 50% del patrimonio nazionale in mano al 20%  della popolazione. (Rosario Amico Roxas – in sintesi)

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Il miracolo deludente

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 Mag 2010

Lettera al direttore. Gesù avendo pietà della folla affamata che rischiava di “venire meno per la  via”, dopo aver guarito “zoppi, storpi, ciechi, muti e molti altri infermi” (cf Mt 25), fece il miracolo della moltiplicazione dei pani. Quasi un paio di millenni dopo, il 13 ottobre 1917, la Madre di Gesù, fece un miracolo che non sfamava nessuno, che non guariva nessuno. Fece danzare il sole nel cielo, terrorizzando la gente. Ma le mamme che avevano i figli al fronte, le famiglie distrutte dalla miseria, i malati, si aspettavano un miracolo simile a quelli del Vangelo, e così presero a chiedere a Lucia, la pastorella veggente: «Ed il miracolo? Il grande miracolo promesso?» E la fanciulla se la cavò rispondendo: «Cosa volete di più? Oggi finisce la guerra; i soldati tornano a casa. C’è forse miracolo più grande?» (cf. Luigi Gonzaga da Fonseca – Le meraviglie di Fatima – Edizioni San Paolo). La gente, però, quel giorno, e per molto tempo ancora, attese invano che fosse dichiarata la fine del conflitto mondiale. (Veronica Tussi)

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Anniversario sommossa popolare

Posted by fidest press agency su domenica, 3 gennaio 2010

Castellammare Del Golfo l’FNS ricorda la ricorrenza del 148° anniversario della grande sommossa della popolazione di, avvenuta appunto il 1° Gennaio del 1862. E ricorda anche la successiva rappresaglia del 3 gennaio dello stesso mese, nel corso della quale furono uccise sette persone innocenti, fra le quali la bambina Angela Romano di appena nove anni. Fu una enorme rivolta popolare contro il malgoverno italiano, contro la mala unità, contro la miseria, contro lo sfruttamento colonialista e via dicendo. E contro la classe politica pseudodirigente, che rappresentava  in loco il governo di Torino. Questa classe pseudodirigente era composta soprattutto da quei  borghesi locali (detti i Cutrara) che si erano arricchiti in Sicilia muovendosi e collaborando con i”vincitori” nelle  vicende- non limpide- della conquista anglo-piemontese-garibaldina del 1860. Oltre che fare un’analisi di quel tormentato periodo della storia della Sicilia, delle sue cause e delle conseguenza che ancora oggi piangiamo, i presenti hanno ricordato con emozione la rappresaglia effettuata,  il giorno 3 dello stesso mese, dalle truppe del Regio Esercito Italiano, che erano comandate dal generale Pietro Quintino,  e che fucilarono sette persone innocenti. Fra le quali una bambina di appena nove anni: Angela Romano. Nel rinnovare la protesta per il fatto che al Popolo Siciliano venga  negato il diritto alla verita’ storica , soprattutto sui fatti e sui protagonisti del Risorgimento Italiano, l’FNS ha preannunziato un documento di approfondimento di quei fatti di sangue che vuole essere anche un documento  di denunzia e di protesta sulla drammatica vicenda di Castellammare Del Golfo, che vasti settori della Cultura Ufficiale continuano a “classificare” come una vertenza a carattere prettamente sindacale.

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L’uomo e la storia sono al centro della parola di Dio

Posted by fidest press agency su domenica, 16 agosto 2009

E’ quanto afferma Filippo Gentiloni Silveri nel suo “Il regno come profezia”. E soggiunge: “La memoria rischiosa e rivoluzionaria del crocefisso non fornisce né al singolo cristiano né alla Chiesa dei paradigmi per l’azione politica, non fornisce dei contenuti, né una dottrina, tanto meno una teologia della rivoluzione. La speranza-fede del cristiano nel tempo della croce non è, quindi, né sistemazione ideologica sicura, né rinvio ad un al di là più o meno lontano: è lotta per la libertà dell’uomo in tutte le sue dimensioni e sotto tutti gli aspetti, qui ed ora. Il Cristo del nostro tempo, il Cristo della storia, il Cristo nostro contemporaneo, è il Cristo crocefisso.” Tutto questo si può spiegare meglio se smettiamo di vedere la Chiesa solo in funzione dell’eternità perché “è impossibile lasciare un lungo ponte che poggi i suoi pilastri sulla miseria dell’al di qua e la felicità dell’al di là.” Per Vittorio Mathieu questo è il problema: “se il ponte verso la felicità sia un ponte verso il futuro o non, piuttosto, verso l’alto; se la stessa speranza nel futuro non debba venirci, perché la felicità non sia una parola vuota, dal soccorso di una eternità, compresente con noi fin da ora.” E’ un conflitto che metterebbe chiaramente in discussione l’esistenza della religione e della Chiesa se, con il migliorare della vita nel tempo, non gli desse, con l’eternità, un senso.: Paolo VI crede nel futuro della Chiesa perché “molti sono gli elementi che infondono speranza al nostro sguardo che scruta l’orizzonte della Chiesa e del mondo e ne coglie i segni, nonostante tutto, in spem contra spem, di una vigorosa vitalità religiosa.”

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Pirateria al largo della Somalia

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 aprile 2009

L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) critica duramente il dibattito politico attualmente in corso in Germania che ipotizza un maggiore e più duro intervento militare contro la pirateria al largo delle coste della Somalia. Secondo l’APM la “diplomazia dei cannoni” non farà altro che aumentare la spirale di violenza in corso nel paese africano e a lungo termine non contribuirà affatto a eliminare la pirateria. Solo un attivo impegno per la stabilizzazione del paese e l’effettiva riduzione della povertà e miseria della popolazione che dal 1991 subisce tutte le conseguenze della guerra e del caos in cui è sprofondato il paese possono contenere e a lungo termine eliminare la base per la pirateria.L’attuale situazione somala è lo specchio del fallimento politico europeo e statunitense nel paese africano. La politica dell’Unione Europea (UE) e degli Stati Uniti ha contribuito al rafforzamento delle frange islamiche radicali ed è responsabile della disintegrazione del paese. L’intervento militare etiope in Somalia del dicembre 2006, sostenuto dagli USA, ha di fatto rafforzato e compattato le corti islamiche. Le truppe etiopi hanno occupato la Somalia per due anni e fino al loro ritiro nel gennaio 2009 si sono rese responsabili di innumerevoli violazioni dei diritti umani. Ciò nonostante l’Europa ha puntato in Somalia su un governo di transizione sostenuto dall’Etiopia, profondamente odiato dalla popolazione locale e senza alcun potere effettivo nel paese.Inutilmente molte organizzazioni per i diritti umani chiedono da anni un radicale cambiamento nella politica europea per la Somalia. Il fallimento internazionale in Somalia mette in evidenza la completa mancanza di prospettive dell’impegno europeo in Africa occidentale. Nel caso della Somalia, l’UE ha chiesto e sostenuto troppo tardi e con troppo poca convinzione un governo di transizione allargato che includesse i rappresentanti di tutti i clan del paese. Per stabilizzare a lungo termine il paese, non bastano i soli aiuti umanitari.

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Referendum elettorale. Fatuzzo (pp), sì all’election day

Posted by fidest press agency su martedì, 14 aprile 2009

“In un momento in cui la crisi economica ha colpito pesantemente il nostro Paese, milioni di famiglie versano in gravissime difficoltà economiche ed un terribile terremoto ha colpito l’Abruzzo con danni incalcolabili, spendere oltre 400 milioni di euro per il referendum elettorale è un vero e proprio schiaffo alla miseria, anche in considerazione del fatto che l’election day con l’accorpamento di europee, amministrative e referendum sarebbe la soluzione più logica e più giusta, perché altre soluzioni non sarebbero comprese dai cittadini e li allontanerebbero ancora di più dalle Istituzioni.” Così ha dichiarato il Segretario Nazionale del Partito Pensionati, Carlo FATUZZO a proposito del dibattito sulla data del referendum elettorale.

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