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Posts Tagged ‘missili’

Hezbollah ha installato almeno 28 nuove postazioni missilistiche contro Israele

Posted by fidest press agency su sabato, 25 luglio 2020

By Daniel Clark Le ha posizionate in mezzo alla popolazione civile. A rivelarlo è stato il rapporto dell’Alma Reseach and Education Center, centro dedicato alla sicurezza dello Stato ebraico, secondo cui le rampe di lancio si concentrano a Beirut e a sud del paese, territorio più vicino a Israele.Per essere chiari – semmai ce ne fosse bisogno – Hezbollah si serve dei cittadini libanesi, usandoli come scudi umani.Immaginiamo il seguente scenario.Hezbollah lancia dei missili contro Israele. Israele si difende, cercando di eliminare fisicamente le rampe di lancio che, per l’appunto, sono collocate in mezzo a case, bar, ristoranti, uffici e ospedali.
Vista la vicinanza tra le rampe di lancio e i cittadini inermi, la difesa di Israele potrebbe coincidere con la morte dei civili libanesi.
Tutto questo ha lo scopo di attaccare Israele in due modi. Il primo con lancio di razzi, il secondo con la demonizzazione mediatica dello Stato ebraico che ha ucciso i civili libanesi.I media di tutto il mondo riporterebbero le immagini di civili libanesi morti, facendo circolare la foto di poveri bambini rimasti vittime delle bombe.Si farebbero manifestazioni nei comuni di tutto il mondo e in Italia, sulla sproporzionalità dell’attacco israeliano rispetto all’offesa ricevuta. Si farebbero delle interrogazioni parlamentari per puntare il dito contro Israele e contro il governo di Gerusalemme, sostenendo di non essere antisemiti ma antisionisti.Il risultato sarebbe un arricchimento per i terroristi di Hezbollah, la morte di civili libanesi volute da chi dice di difenderli e la demonizzazione di Israele.

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Più di 700 missili sono stati sparati da Gaza verso Israele

Posted by fidest press agency su martedì, 7 maggio 2019

Hanno causato la morte di 4 persone. Dalla Striscia un massiccio lancio di ordigni che ha portato a un’escalation e alla risposta dello Stato ebraico in difesa dei suoi cittadini.
All’alba di ieri è arrivato il cessate il fuoco grazie alla mediazione dell’Egitto. Dalla comunità internazionale era arrivata una ferma condanna del lancio di razzi palestinesi contro i civili israeliani. Usa, Francia e Ue, fra gli altri, avevano chiesto ad Hamas e Jihad Islamica di fermare i vili attacchi.È la fredda cronaca di un fine settimane molto difficile per Israele, che ha visto la sua popolazione attaccata e colpita dall’odio del terrorismo palestinese. Ma anche per il governo di Gerusalemme, che si è riunito cinque ore per decidere il da farsi: rispondere bombardando precisi obiettivi militari.
Entrando nello specifico, il numeroso lancio di missili, oltre a seminare il terrore nei civili israeliani, ha mostrato l’enorme capacità bellica di Hamas e Jihad Islamica, data dai continui finanziamenti ricevuti: i razzi costano molto denaro, difficile sostenere che all’interno della Striscia non ci siano soldi.I soldi ci sono, ma invece di destinarli all’aiuto per la popolazione palestinese, vengono utilizzanti per uccidere i civili israeliani. Non solo perché ai terroristi palestinesi non interessa neanche la vita dei loro concittadini: hanno usato edifici civili per nascondersi mettendo in pericolo la popolazione palestinese di Gaza.

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Italia e Ue votano per i missili Usa in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2019

Presso il Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite, a New York, c’è una scultura metallica intitolata «il Bene sconfigge il Male», raffigurante San Giorgio che trafigge un drago con la sua lancia. Fu donata dall’Unione sovietica nel 1990 per celebrare il Trattato Inf stipulato con gli Stati uniti nel 1987, che eliminava i missili nucleari a gittata corta e intermedia (tra 500 e 5500 km) con base a terra. Il corpo del drago è infatti realizzato, simbolicamente, con pezzi di missili balistici statunitensi Pershing-2 (prima schierati in Germania Occidentale) e SS-20 sovietici (prima schierati in Urss).
Ora però il drago nucleare, che nella scultura è raffigurato agonizzante, sta tornando in vita. Grazie anche all’Italia e agli altri paesi dell’Unione europea che, all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, hanno votato contro la risoluzione presentata dalla Russia sulla «Preservazione e osservanza del Trattato Inf», respinta con 46 voti contro 43 e 78 astensioni [1].L‘Unione europea – di cui 21 dei 27 membri fanno parte della Nato (come ne fa parte la Gran Bretagna in uscita dalla Ue) – si è così totalmente uniformata alla posizione della Nato, che a sua volta si è totalmente uniformata a quella degli Stati uniti. Prima l’amministrazione Obama, quindi l’amministrazione Trump hanno accusato la Russia, senza alcuna prova, di aver sperimentato un missile della categoria proibita e hanno annunciato l’intenzione di ritirarsi dal Trattato Inf. Hanno contemporaneamente avviato un programma mirante a installare di nuovo in Europa contro la Russia missili nucleari, che sarebbero schierati anche nella regione Asia-Pacifico contro la Cina. Il rappresentante russo all’Onu ha avvertito che «ciò costituisce l’inizio di una corsa agli armamenti a tutti gli effetti».
In altre parole ha avvertito che, se gli Usa installassero di nuovo in Europa missili nucleari puntati sulla Russia (come erano anche i Cruise schierati a Comiso negli anni Ottanta), la Russia installerebbe di nuovo sul proprio territorio missili analoghi puntati su obiettivi in Europa (ma non in grado di raggiungere gli Stati uniti).Ignorando tutto questo, il rappresentante dell’Unione europea alle Nazioni unite ha espressamente accusato la Russia di minare il Trattato Inf e ha annunciato il voto contrario di tutti i paesi dell’Unione perché «la risoluzione presentata dalla Russia devia dalla questione che si sta discutendo».Nella sostanza, quindi, l’Unione europea ha dato luce verde alla possibile installazione di nuovi missili nucleari Usa in Europa, Italia compresa. Su una questione di tale importanza, il governo Giuseppe Conte, rinunciando come i precedenti a esercitare la sovranità nazionale, si è accodato alla Ue che a sua volta si è accodata alla Nato sotto comando statunitense.E dall’intero arco politico non si è levata una voce per richiedere che fosse il Parlamento a decidere come votare all’Onu.Né in Parlamento si leva alcuna voce per richiedere che l’Italia osservi il Trattato di non-proliferazione, imponendo agli Usa di rimuovere dal nostro territorio nazionale le bombe nucleari B61 e di non installarvi, a partire dalla prima metà del 2020, le nuove e ancora più pericolose B61-12. Viene così di nuovo violato il fondamentale principio costituzionale che «la sovranità appartiene al popolo». E poiché l’apparato politico-mediatico tiene gli italiani volutamente all’oscuro su tali questioni di vitale importanza, viene violato il diritto all’informazione, nel senso non solo di libertà di informare ma di diritto ad essere informati. O si fa ora o domani non ci sarà tempo per decidere: un missile balistico a raggio intermedio, per raggiungere e distruggere l’obiettivo con la sua testata nucleare, impiega 6-11 minuti. (Manlio Dinucci Fonte Il Manifesto (Italia)

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I missili che hanno colpito la Siria

Posted by fidest press agency su domenica, 15 aprile 2018

La forza militare impiegata nella notte tra il 13 e 14 aprile ha riportato al centro delle preoccupazioni internazionali il conflitto in Siria. Dopo l’accorato appello del Santo Padre, la presidente dei Focolari, Maria Voce, ha ripetuto a nome dei membri del Movimento nel mondo la sua vicinanza, solidarietà e preghiera per il popolo siriano che da ormai sette anni vive sofferenze immani. “Essendo in continuo contatto con le nostre comunità in Siria – dice Maria Voce – non possiamo non far nostra la loro impressione dolorosissima di essere vittime di una guerra per procura, causata e portata avanti da interessi altrui”. “Il Movimento – sottolinea la presidente – si appella ai responsabili politici in tutto il mondo perché si faccia ritorno ad un dialogo profondo e veritiero, guidato dalla ricerca sincera di una soluzione pacifica a favore del bene del popolo siriano e di tutti i popoli nel Medio Oriente”.

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Corea del Nord: lancio missili

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 settembre 2017

corea del nord“Il lancio di missili effettuato da Pyongyang e la conseguente reazione di Seul confermano l’impressione di tensione che ho avuto durante la mia visita e giorni scorsi in Corea del Sud durante la quale mi sono potuto confrontare con i massimi livelli parlamentari e governativi. Ho avuto, però, la conferma che la Corea del Sud non intende procedere sulla via della sua nuclearizzazione ma che anzi intende continuare a lavorare per la denuclearizzazione dell’intera penisola coreana”. A dirlo è Paolo Alli, presidente dell’Assemblea Parlamentare della Nato e deputato in Commissione Affari Esteri alla Camera dei deputati.
“Il secondo missile da parte di Kim Jong-un – continua – è una evidente reazione annunciata alle sanzioni, per altro ammorbidite grazie l’intervento di Cina e Russia, che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha deciso qualche giorno fa. Occorre una chiara dimostrazione di senso di responsabilità da parte dei quattro grandi attori che sono protagonisti degli scenari nella penisola coreana, cioè Cina, Russia, Giappone e Stati Uniti. E occorre sfuggire alla tentazione di soluzioni bilaterali, in quanto una situazione come quella che ormai si è consolidata da oltre 60 anni non è risolvibile se non in un consesso globale. Le Nazioni Unite, da questo punto di vista continuano a costituire il tavolo di trattative più credibile e serio”. “L’escalation di tensione nella regione – conclude – preoccupa il mondo intero e non si può negare che vi sia una responsabilità primaria delle due grandi potenze che hanno sempre, in un modo o nell’altro, sostenuto il regime nordcoreano, cioè Cina e Russia. Al di là delle unanimi condanne da parte dell’intera comunità internazionale, alle quali ci associamo, bene ha fatto il segretario di Stato americano Tillerson a richiamare esplicitamente Pechino e Mosca affinché utilizzino tutte le leve, delle quali solo loro dispongono, per indurre Pyongyang alla ragione. D’altra parte le reazioni muscolari del presidente Trump non hanno giovato certamente alla distensione in quella tormentata area, anzi, in un contesto delicato e sensibile come quello orientale, hanno rappresentato e rappresenta un elemento di forte preoccupazione sia a livello politico, sia nella percezione della popolazione”. (foto fonte: Il Fatto quotidiano)

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Iran, nuova minaccia ad Israele: “ridurremo in polvere Haifa e Tel Aviv”

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 settembre 2016

missile-iranianoL’Iran ha minacciato di “ridurre Tel Aviv e Haifa in polvere”, durante una parata delle forze armate della Repubblica islamica a Teheran nell’anniversario dell’invasione dell’Iraq (1980).
Nel corso dell’evento, ripreso dalla televisione di stato, le forze armate iraniane hanno esibito una vasta gamma di missili a lungo raggio, carri armati e un sistema di difesa missilistico terra-aria russo S-300. Il capo di stato maggiore delle forze armate iraniane, il generale Mohammad Hossein Bagheri, ha detto che il pacchetto di aiuti alla difesa da 38 milioni di dollari in 10 anni concesso a Israele dagli Stati Uniti “rafforza la determinazione” dell’Iran a rafforzare il proprio apparato militare.
Gli aiuti concessi dagli Stati Uniti a Israele, ha detto il generale, citato dall’agenzia iraniana “Fars”, rappresentano “un disperato tentativo di proteggere il vuoto di sicurezza di quel regime nella regione, e ci rendono più determinati ad aumentare la nostra potenza militare” (Fonte: Agenzia Nova, 22 Settembre 2016, Emanuel Baroz)

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Sulla Libia missili Tomahawk

Posted by fidest press agency su domenica, 20 marzo 2011

La cosa più grave dell’attacco occidentale in Libia è al momento l’utilizzo di missili Tomahawk che contengono, come ripetutamente dimostrato da numerosi studi scientifici, uranio impoverito. Al di là dunque del danno immediato, la coalizione occidentale sta spargendo sulla Libia sostanze radioattive che compromettono gravemente il futuro della popolazione locale, esponendola ad un aumento epsponenziale di malattie tumorali e non. Si avvelena dunque il futuro di quella popolazione civile che – a parole, nelle dichiarazioni o nelle risoluzioni Onu – su afferma di voler “proteggere”. A proposito dei missili. Vengono discusse quattro tesi principali riguardanti l’uso di armi all’Uranio impoverito (DU) in Jugoslavia da parte della NATO negli anni 90. La prima tesi sostiene che il DU è dannoso e pericoloso, non solo come agente tossico chimicamente, ma anche dal punto di vista radiologico. La seconda sostiene che le autorità politiche e militari italiane non potevano non essere informate sulla pericolosità del DU e sul suo utilizzo negli scenari di guerra dell’ultimo decennio e che non è vero, poi, che le armi al DU non siano proibite a livello internazionale. La terza tesi sostiene come sia lecito attendersi l’insorgenza di tumori da DU nei militari italiani, effettuando una stima dei casi attesi nella popolazione oltre che nei militari. La quarta tesi mette in evidenza come la presenza di DU sia difficile da determinare sperimentalmente con rilevazioni sul campo. In aggiunta, vengono poi trattati due punti che inquadrano il problema “DU nei Balcani” in un quadro più ampio. Viene fatto rilevare che il caso del DU è solo la punta dell’iceberg delle conseguenze di una guerra chimica, radiologica ed ecologica condotta dalla NATO contro la Jugoslavia e contro l’intero sistema ambientale dei Balcani. Infine, dati epidemiologici sulla popolazione jugoslava vengono discussi per dimostrare come già oggi, a causa dell’inquinamento chimico e radioattivo, nonché delle condizioni di vita delle popolazioni jugoslave, migliaia di morti tardive per tumore e malformazioni congenite si stiano già verificando in Jugoslavia.

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