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Mistica della violenza

Posted by fidest press agency su domenica, 8 ottobre 2017

violenza_stadi_2Ragionare sulla violenza esercitata dagli esseri umani verso i propri simili ma anche nei confronti degli animali e in dispregio della natura, non è facile. Non lo è maggiormente se una madre si accanisce e uccide il proprio figlio o quello delle altre madri o se, peggio ancora, procura una strage di familiari. Il cronista che è chiamato a raccontare il fatto spesso si rifugia, nel tentativo di spiegarlo ai lettori, nella follia, in un raptus improvviso e incontrollato, in qualcosa impossibile da spiegare per vie razionali. Sull’argomento molto è stato scritto e la vena, purtroppo, continua a essere molto prolifica. E’ di qualche anno fa il libro scritto dall’avvocato e penalista Gianluca Arrigi: “Vincoli di sangue” (Baldini Castoldi Dalai Editore) dove l’autore si rifà a un caso di omicidio familiare nel quale una donna, Rosalia Quartararo, uccise la figlia diciottenne e ne occultò il cadavere in una roggia della Bassa lodigiana. Il fatto accadde nel 1993. “Per gli inquirenti il movente fu passionale: la donna si sarebbe innamorata del fidanzato della giovane e, in preda a un furioso attacco di gelosia, avrebbe eliminato la «rivale» con ferocia inaudita.” “Rosalia fu condannata all’ergastolo e inserita nei trattati di criminologia tra le assassine più spietate.” “Gianluca Arrighi ne ha ricostruito la complessa vicenda processuale cercando di rispondere a una domanda cruciale: cosa scatta nella mente di una madre che uccide la figlia?” “Con una prosa secca e incisiva Arrighi accompagna il lettore nella difficile esistenza di Rosalia, tra Palermo e Milano, costellata di drammi e violenze, fornendoci uno spaccato della vita carceraria femminile, segnata dai soprusi e dall’indelebile marchio d’infamia che bolla le detenute figlicide”. Una duplice violenza, quindi. La prima per chi commette il crimine e, la seconda, da parte di chi si sente in diritto di esercitarla nei confronti della rea. Un dramma e un pretesto sono i due elementi chiave di questa vicenda. L’avvocato, inoltre, ci sembra voglia focalizzare il delitto come il frutto di una mente improvvisamente ottenebrata dalla gelosia e che il poi si è trasformato in pentimento e in strazianti sensi di colpa. A tutto questo si aggiunge un ambiente, alquanto degradato, e che ha fatto da cornice al delitto. Dovremmo allora chiederci se mai si fosse verificato se la donna nella fattispecie fosse vissuta in una condizione sociale diversa e con un livello culturale medio-alto. Sappiamo, in proposito rispolverando i testi di criminologia, che nulla sarebbe cambiato se non, con molta probabilità, nel modus operandi dell’atto criminale. Diciamo, quindi, che si debba prescindere dallo scenario esterno per concentrarsi di più in quello “invisibile” che governa la mente e ancor più i suoi complessi pensieri e il modo come si formano e diventano incontrollabili. (Riccardo Alfonso)

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La mistica della violenza

Posted by fidest press agency su sabato, 19 agosto 2017

La mistica dell'evoluzioneLa parola ‘mistica’, ha una chiara origine greca nella radice del verbo myein. Indica tutto ciò che è incomprensibile, enigmatico, immediato. Il termine, nella fattispecie, lo adotto e lo associo a quello della “aggressività” che compone una parte dell’essere umano, ovvero di colui che spalma il dono dell’essere con il veleno dell’aggressività. Non è in tutti, per fortuna, ma è in molti, purtroppo.
Ed è un atteggiamento che non trova riscontro con la logica. Si è violenti per immotivate ragioni, per il gusto di procurare il male come se fossimo nella costante di un atteggiamento che va oltre la comprensione. E’ una forza selvaggia, spronata da istinti primordiali, da ottusa volontà. Sull’argomento molto si è discettato. Sono stati messi in campo svariate argomentazioni e scomodato illustri studiosi per dare una spiegazione logica ad un comportamento che se si poteva, in qualche modo, motivare alle origini della vita con i suoi imperativi esistenziali legati alla natura selvaggia dell’ambiente nel quale l’essere primordiale doveva fare i conti, oggi non sembra trovare alibi altrettanto permeanti. Eppure esiste una continuità storica che percorre il filo logico della violenza in tutte le epoche sino ai giorni nostri e certamente intaccherà anche le future generazioni.
la mistica della fedeEcco perché è stata scomodata la “mistica” poiché tocca le corde sensibili di un qualcosa che pare giungere da lontano ma al tempo stesso, nonostante la lunga osservazione, ci sfugge perché non riusciamo a catalogarla secondo schemi logici e nonostante la nostra crescita intellettuale ed esistenziale. In altri termini vi sono uomini e donne che hanno fatto della violenza la loro “mistica”. Ricordo in proposito il recente libro di Stefania Bonura con i tipi di Newton Compton Editori “Le 101 donne più malvagie della storia” e un altro saggio dove si discettava sulla crudeltà che portò al genocidio di interi popoli, dagli indiani d’America, agli indios e che ancora oggi in Africa e altrove, con forme a volte ammantate da motivazioni religiose e in difesa degli autoctoni. Ora con un mio saggio ho inteso ripercorrere questi momenti che umiliano la nostra intelligenza, che ci rendono schiavi di una condizioni che non fa onore alla nostra cultura, alle stesse ragioni che ci rendono credenti in valori trascendentali, e vi cerco una spiegazione. Di certo non sarà per i critici severi una spiegazione supportata dal rigore scientifico tout court, ma, a mio avviso, resta l’unica più plausibile o se vogliamo un buon punto di partenza per una ricerca più approfondita e tecnicamente validata. Sarà mia cura sintetizzare questo lavoro nei miei prossimi articoli ed avere, almeno lo spero, da parte di chi avrà la bontà di leggermi, dei preziosi pareri e possibili contributi e anche giudizi critici e aperti dissensi. (Riccardo Alfonso)

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Mistica della violenza

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 marzo 2012

(parte seconda) Ragionare sulla violenza esercitata dagli esseri umani verso i propri simili ma anche nei confronti degli animali e in dispregio della natura, non è facile. Non lo è maggiormente se una madre si accanisce e uccide il proprio figlio o quello delle altre madri o se, peggio ancora, procura una strage di familiari. Il cronista che è chiamato a raccontare il fatto spesso si rifugia, nel tentativo di spiegarlo ai lettori, nella follia, in un raptus improvviso e incontrollato, in qualcosa impossibile da spiegare per vie razionali. Sull’argomento molto è stato scritto e la vena, purtroppo, continua ad essere molto prolifica. E’ di questi giorni il libro scritto dall’avvocato e penalista Gianluca Arrigi: “Vincoli di sangue” (Baldini Castoldi Dalai Editore) dove l’autore si rifà ad un caso di omicidio familiare nel quale una donna, Rosalia Quartararo, uccise la figlia diciottenne e ne occultò il cadavere in una roggia della Bassa lodigiana. Il fatto accadde nel 1993. “Per gli inquirenti il movente fu passionale: la donna si sarebbe innamorata del fidanzato della giovane e, in preda a un furioso attacco di gelosia, avrebbe eliminato la «rivale» con ferocia inaudita. Rosalia fu condannata all’ergastolo e inserita nei trattati di criminologia tra le assassine più spietate.” “Gianluca Arrighi ne ha ricostruito la complessa vicenda processuale cercando di rispondere a una domanda cruciale: cosa scatta nella mente di una madre che uccide la figlia? Con una prosa secca e incisiva Arrighi accompagna il lettore nella difficile esistenza di Rosalia, tra Palermo e Milano, costellata di drammi e violenze, fornendoci uno spaccato della vita carceraria femminile, segnata dai soprusi e dall’indelebile marchio d’infamia che bolla le detenute figlicide”.
Una duplice violenza, quindi. La prima per chi commette il crimine e, la seconda, da parte di chi si sente in diritto di esercitarla nei confronti della rea. Un dramma e un pretesto sono i due elementi chiave di questa vicenda. L’avvocato, inoltre, ci sembra voglia focalizzare il delitto come il frutto di una mente improvvisamente ottenebrata dalla gelosia e che il poi si è trasformato in pentimento e in strazianti sensi di colpa. A tutto questo si aggiunge un ambiente, alquanto degradato, e che ha fatto da cornice al delitto. Dovremmo allora chiederci se mai si fosse verificato se la donna nella fattispecie fosse vissuta in una condizione sociale diversa e con un livello culturale medio-alto. Sappiamo, in proposito rispolverando i testi di criminologia, che nulla sarebbe cambiato se non, con molta probabilità, nel modus operandi dell’atto criminale. Diciamo, quindi, che si debba prescindere dallo scenario esterno per concentrarsi di più in quello “invisibile” che governa la mente e ancor più i suoi complessi pensieri e il modo come si formano e diventano incontrollabili. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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La mistica della violenza

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 marzo 2012

La parola ‘mistica’, ha una chiara origine greca nella radice del verbo myein. Indica tutto ciò che è incomprensibile, enigmatico, immediato. Il termine, nella fattispecie, lo adotto e lo associo a quello della “aggressività” che compone una parte dell’essere umano, ovvero di colui che spalma il dono dell’essere con il veleno dell’aggressività. Non è in tutti, per fortuna, ma è in molti, purtroppo.
Ed è un atteggiamento che non trova riscontro con la logica. Si è violenti per immotivate ragioni, per il gusto di procurare il male come se fossimo nella costante di un atteggiamento che va oltre la comprensione. E’ una forza selvaggia, spronata da istinti primordiali, da ottusa volontà.
Sull’argomento molto si è discettato. Sono stati messi in campo svariate argomentazioni e scomodato illustri studiosi per dare una spiegazione logica ad un comportamento che se si poteva, in qualche modo, motivare alle origini della vita con i suoi imperativi esistenziali legati alla natura selvaggia dell’ambiente nel quale l’essere primordiale doveva fare i conti, oggi non sembra trovare alibi altrettanto permeanti. Eppure esiste una continuità storica che percorre il filo logico della violenza in tutte le epoche sino ai giorni nostri e certamente intaccherà anche le future generazioni.
Ecco perché è stata scomodata la “mistica” poiché tocca le corde sensibili di un qualcosa che pare giungere da lontano ma al tempo stesso, nonostante la lunga osservazione, ci sfugge perché non riusciamo a catalogarla secondo schemi logici e nonostante la nostra crescita intellettuale ed esistenziale.
In altri termini vi sono uomini e donne che hanno fatto della violenza la loro “mistica”. Ricordo in proposito il recente libro di Stefania Bonura con i tipi di Newton Compton Editori “Le 101 donne più malvagie della storia” e un altro saggio dove si discettava sulla crudeltà che portò al genocidio di interi popoli, dagli indiani d’America, agli indios e che ancora oggi in Africa e altrove, con forme a volte ammantate da motivazioni religiose e in difesa degli autoctoni.
Ora con un mio saggio ho inteso ripercorrere questi momenti che umiliano la nostra intelligenza, che ci rendono schiavi di una condizioni che non fa onore alla nostra cultura, alle stesse ragioni che ci rendono credenti in valori trascendentali, e vi cerco una spiegazione. Di certo non sarà per i critici severi una spiegazione supportata dal rigore scientifico tout court, ma, a mio avviso, resta l’unica più plausibile o se vogliamo un buon punto di partenza per una ricerca più approfondita e tecnicamente validata. Sarà mia cura sintetizzare questo lavoro nei miei prossimi articoli ed avere, almeno lo spero, da parte di chi avrà la bontà di leggermi, dei preziosi pareri e possibili contributi e anche giudizi critici e aperti dissensi. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Ma è cristianesimo questo?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 Mag 2010

Lettera al direttore. Natuzza Evolo riferì al suo confessore (cf Marcello Stanzione -www.pontifex.roma.it):  “Ho visto la Madonna e le domandai di darmi una risposta. Mi rispose: «Fra un momento ti manderò l’angelo custode e ti riferirà quello che io ho detto a lui». Poi le domandai perché non mi diceva più niente e mi rispose che se ne doveva andare…Poi scomparve…Dopo un poco è apparso l’angelo. Appena l’ho visto mi sono spaventata e lui mi disse: «Calmati, non aver paura. Io sono l’angelo custode. Tu vuoi bene a Gesù?». «Sì», ho risposto. «Tu vuoi bene alla Madonna?»,. «Sì»… Poi l’angelo mi disse ancora: «Vi sono in Cielo più padri e madri che non zitelle»”.  La Madonna non può perdere tempo con la mistica di Paravati. Il tempo l’ha già perso prima con l’angelo. Natuzza sa che deve arrivare l’angelo, però si spaventa. L’angelo la tranquillizza, si presenta, e non sapendo se la sua “custodita” voglia bene a Gesù e alla Madonna, glielo chiede. E che cosa avrebbe mai dovuto rispondere Natuzza? Gli risponde di sì, anziché dirgli: Ma che domande sciocche mi fai? Che razza d’angelo custode sei? Interessante la considerazione dell’angelo circa padri madri e zitelle in cielo. Natuzza era sposata, ed aveva figli, e probabilmente temeva per questo d’essere considerata meno santa delle vergini sante. Gesù anche parlava a persone semplici, ma come paragonare le parole e i concetti espressi dal Signore, con quelle di questo angioletto? L’esito del processo canonico è scontato. Natuzza salirà agli onori degli altari. Ma è cristianesimo questo? (Miriam Della Croce)

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