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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

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Scuola – Miur: sindacati verso la rottura: sarà una primavera molto “calda”

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 aprile 2019

Regionalizzazione, precari e contratto: sono i temi principali che stanno portando le organizzazioni sindacali rappresentative a una grande mobilitazione, sulle posizioni di Anief, pronta ad aderire a un nuovo probabile sciopero generale che, a distanza di quattro anni, potrebbe riportare in piazza quel milione di lavoratori, segno della fine del consenso del Governo Renzi a causa dell’approvazione della Buona scuola.Marcello Pacifico (presidente Anief): Il nuovo Governo giallo-verde deve uscire allo scoperto e decidere d’invertire l’attuale strada chiusa sul precariato e sulla regionalizzazione, a fronte delle sempre più numerose richieste di risarcimento per l’abuso dei contratti a termine e la disparità di trattamento tra personale a tempo determinato e di ruolo. Si può dare maggiore autonomia alle Regioni senza minare l’unità nazionale e tradire la scuola dell’autonomia, si può cominciare ad affrontare il tema del precariato riaprendo le Gae ed estendendo il doppio canale di reclutamento alle graduatorie d’istituto senza operare la stabilizzazione diretta da fare comunque per il personale educativo ed Ata dove non vi sono concorsi, si possono aumentare gli stipendi di altri 90 euro rispetto ai 15 euro previsti utilizzando le risorse dei tagli. Se il Governo Conte vuole, ci convochi, ascolti le nostre proposte ed eviti uno sciopero generale che potrebbe compromettere la fiducia del Paese nel Cambiamento.
Tuttoscuola scrive che quelli sindacali non sono “semplici proclami” e che quindi “potrebbe esserci una conclusione di anno scolastico molto calda nelle scuole italiane, dopo la decisa presa di posizione unitaria dei cinque maggiori sindacati rappresentativi del comparto, al termine dei tre attivi unitari dei giorni scorsi”. Va però spiegato che se Anief “non ha aderito alle iniziative” e “persegue modalità di azioni rivendicative autonome” è solo perché non è stata mai inviata agli incontri congiunti organizzati dalle altre organizzazioni di categoria.
Anief sostiene comunque in pieno la protesta unitaria che potrebbe culminare nello sciopero: una contestazione incentrata, peraltro, su rivendicazioni che sono dei ‘cavalli di battaglia’ del giovane sindacato, come il ricorso alla Corte di giustizia europea per le mancate stabilizzazioni e l’inadeguatezza degli stipendi, oggi raccolte e rilanciate da altri. E si dichiara pronta sin d’ora a condividere una sempre più probabile mobilitazione collettiva, sulla scia dello storico sciopero del 5 maggio 2015. “Quando ci sono problemi gravissimi irrisolti, come quelli che sta vivendo la scuola – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief -, la protesta compatta è un segnale importante. Di fronte al quale qualsiasi Governo deve fermarsi e chiedersi il perché di tanta opposizione. Non andò così quattro anni fa, dopo lo sciopero più importante degli ultimi 30 anni: il Partito democratico non ne volle tenere conto e arrivò ad approvare in Parlamento, di lì a poche settimane, la riforma che di Buona Scuola aveva solo il nome”.

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Scuola: Piuttosto che pensare a nuovi concorsi, il Miur assuma chi li ha già vinti

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

E nel reclutare migliaia di idonei, la finisca di chiamare i precari soltanto per fare i supplenti. Il titolo o è valido per insegnare oppure no. Se un posto è senza titolare va dato in ruolo a chi lo ricopre ogni anno. Specializzare altri 14 mila insegnanti sul sostegno senza riaprire le GaE al personale abilitato genera nuovo precariato e questo Bussetti lo sa, replica Marcello Pacifico (Anief). Per non parlare, persino, del licenziamento di chi col diploma magistrale ha superato l’anno di prova.
Il ministro continua a parlare di procedure concorsuali come unica strada per arrivare al ruolo e fa l’esempio del sostegno, per il quale a breve si svolgeranno i test selettivi per far accedere ai corsi oltre 14 mila candidati. Solo che quella specializzazione, peraltro anche particolarmente esosa, replica Marcello Pacifico, presidente Anief, non garantisce alcuna stabilizzazione, ma solo la precedenza nel conferimento delle supplenze, quindi per garantirsi uno dei 50.000 posti di sostegno in deroga. E lo stesso vale per l’abilitazione conseguita con il superamento del concorso: sono attestati, gli ennesimi collezionati dai precari italiani, che aspettano il ruolo dopo aver superato le prove e una vita da supplenti. Il giorno in cui il Ministro vorrà dire davvero basta al precariato, allora non dovrà fare altro che riaprire le GaE a tutti i docenti abilitati, così da evitare per i precari storici della scuola ricorsi risarcitori in tribunale. “Il ministro dell’Istruzione dice che vuole vincere il precariato scolastico, ma poi sbaglia il progetto da attuare perché ciò si realizzi e così espone ancora di più il Miur ai ricorsi risarcitori in tribunale”: così ribatte Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, alle intenzioni espresse da Marco Bussetti durante una visita a Firenze a proposito dell’eccesso di personale non di ruolo che copre cattedre libere. “Vogliamo arrivare – ha detto il Ministro – a dare dignità ad una professione come quella del docente che vede molti, anzi decine di migliaia di docenti, lavorare da molti anni a tempo determinato. Vorremmo avviare le procedure concorsuali per la loro stabilizzazione”. Quando il Ministro dell’Istruzione parla di precariato omette alcuni passaggi fondamentali sull’avvio delle selezioni: la lentezza di attuazione dei concorsi; la decisione di considerare vincitori solo un numero ristretto e non tutti gli idonei; la volontà di fare selezione anche tra i precari storici, con oltre 36 mesi di servizio svolto, che invece devono essere immessi in ruolo con modalità automatiche; la scomparsa dei posti riservati ai vincitori come ancora avvenuto per l’ultimo concorso del 2016; la mancata armonizzazione tra organico di diritto e organico di fatto e la voluta ignoranza sui posti in deroga di sostegno. Su questo punto la Corte di Giustizia Europea, attraverso la decima Sezione Corte, pochi mesi fa ha emesso la sentenza C-331/17 Sciotto che, richiamando “la clausola 5 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che figura in allegato alla direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato”, ha ribadito come i Paesi membri non possano osteggiare tale indicazione e nemmeno discriminare determinate categoria di lavoratori. Quindi, pur di mantenere una posizione sbagliata, continuando a praticare l’abuso di precariato, l’Italia sta andando incontro ad una “bacchettata” non indifferente, sotto forma di sanzione, messa in atto da Bruxelles. Senza dimenticare l’exploit di ricorsi risarcitori in tribunale al quale stiamo assistendo già da alcuni anni. L’apice dalla inefficienza della politica adottata dal Ministero dell’Istruzione per vincere la supplentite nelle scuole si compie sul sostegno agli alunni disabili: “Avvieremo una certificazione dei corsi per 40 mila nuovi docenti specializzati in sostegno nei prossimi tre anni – ha dichiarato Bussetti –: già per 14 mila sono aperti i bandi per questo anno scolastico. Stiamo inoltre investendo sul “reclutamento perché il precariato è un problema”. “Pensare di risolvere il precariato scolastico con i concorsi, dimenticando che ci sono anche da stabilizzare oltre 100 mila precari già selezionati e abilitati all’insegnamento, rappresenta un’opera di demagogia che non possiamo accettare”, commenta il professor Marcello Pacifico.

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Anief: il nuovo modo di fare sindacato

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

Quella della rappresentatività sindacale è solo “una prima tappa: vogliamo arrivare a quote sei zeri ed essere ascoltati seriamente nei tavoli nazionali di comparto e confederali, dai vertici europei perché vogliamo una scuola sempre più giusta e ancorata agli standard europei”. A dirlo è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, nel corso di un’intervista rilasciata oggi ad ​Orizzonte Scuola​, pochi giorni dopo che ​l’Aran l’ha annoverata come rappresentativa del personale del comparto dell’istruzione e Ricerca. Il sindacalista autonomo ha affrontato molti temi: contratto, mobilità, GaE, precariato, relazioni sindacali, reclutamento, regionalizzazione, scioperi, politica, soffermandosi a lungo sul rapporto con le altre sigle sindacali.
Quando si parla dell’azione travolgente dell’Anief i numeri valgono più di tanti commenti: con un incremento di 25 mila deleghe e 28 mila voti rispetto alle precedenti elezioni nel comparto Scuola, ha raddoppiando il livello di rappresentatività registrato tre anni prima, meritandosi di sedere al tavolo con il Miur, assieme ai sindacati maggiori
nazionali, dopo avere superato il 6% dei consensi. “Nell’ultimo anno – ricorda Pacifico – siamo cresciuti di altre 6 mila deleghe, ​siamo il sesto sindacato della scuola​, l’undicesimo per numero di iscritti in tutto il pubblico impiego”. Il sindacalista autonomo è conscio che la strada da percorrere è lunga: quello realizzato, dice, “è ancora poco per
essere realmente decisivi e incisivi, ma è anche un punto di partenza”. Il sindacato, che dieci giorni fa ha celebrato il suo ​decennale ad Aosta alla presenza dell’intero direttivo nazionale​, avvierà la sua azione ai tavoli nazionali rivendicando a gran voce “il ​rinnovo del CCNL appena scaduto”​, che ha lasciato gli stipendi di oltre un milione di
lavoratori della scuola tra i 5 e i 10 punti sotto il costo della vita. Inoltre, “siamo pronti a ricorrere nei tribunali se gli altri sindacati confederali ci impediranno – come hanno fatto con Gilda e Snals – di partecipare alle contrattazioni integrative a livello nazionale, regionale e d’istituto, se non firmatari del vecchio contratto”. “Sono passati dieci anni – dice ancora – in cui abbiamo ​vinto parecchi ricorsi e manifestato tante volte in piazza​, abbiamo portato avanti le nostre idee nelle aule parlamentari e giudiziarie, italiane ed europee. Ci siamo aperti al territorio senza tralasciare i social, abbiamo offerto ​servizi assicurativi, di formazione, di consulenza fiscale e di
patronato​, ma soprattutto abbiamo dimostrato una ​capacità di analisi che si è presto trasformata in ​opinion leader della stampa tutta, cosa che il sindacato tradizionale aveva perso, e abbiamo lottato con coerenza, spesso sacrificando scelte politicamente a medio termine più fruttuose. Alla fine abbiamo raddoppiato i voti, triplicato gli iscritti
e superato dopo trent’anni una soglia che aveva impedito la riapertura di un serio dibattito nei tavoli contrattuali, da molti anni considerato assente”. Il ​leader del sindacato autonomo anticipa anche le altre linee d’azione sindacale: “subito riandremo nel territorio con assemblee a tappeto in ogni Comune​, così da ascoltare le esigenze del personale delle scuole autonome e ricordare i diritti di ciascuno. Estenderemo, grazie ai nuovi 4 mila TAS, l’​operazione verità ​già ​partita con le nostre mille RSU rimaste in carica su organici, contratti a termine, posti in deroga di sostegno e su potenziamento, ​burnout e formazione a tutte le scuole italiane e al Miur”.

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Scuola e UE – L’Unione Europea si sta sgretolando? Il Miur chiede agli studenti di partecipare al questionario Cnel

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 febbraio 2019

Il Ministero dell’Istruzione si preoccupa per le sorti dell’Europa unita: con la nota n. 382 del 30 gennaio, il dicastero di Viale Trastevere invita gli istituti a partecipare al questionario sulla “Consultazione sul futuro dell’Europa”, per riflettere sui temi delle politiche sociali ed economiche ponendo l’attenzione su concetti come l’istruzione e la formazione, i giovani e il lavoro. Anief, nell’auspicare che tanti cittadini si esprimano, non può non sottolineare come molti dei punti affrontati dal Cnel siano fondamentali per i destini di una Europa sempre più minacciata dalla frammentazione e di nazionalismi. Guardando all’Italia, emerge la distanza siderale che il nostro Paese mantiene rispetto a certi temi. Marcello Pacifico (Anief): Mai come oggi occorre rinsaldare certi valori comuni, perché viviamo in un’Ue sempre ostaggio di divisioni d’intenti, indifferenze e autoreferenzialità. La scuola può fare molto e per questo apprezziamo l’iniziativa ministeriale di puntare sull’educazione civica, se però allargata proprio alla storia e al diritto europeo. Le stesse sentenze che continuiamo a promuovere, presso la Commissione e la Corte di Giustizia Europea, per cancellare ingiuste e incostituzionali discriminazioni, tra personale di ruolo e precari, ci dicono che la strada da perseguire è questa.
Va condivisa l’iniziativa del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, indirizzata “a nuove generazioni, parti sociali, associazioni di consumatori”, perché tratta i principi fondamentali e gli assetti istituzionali dell’Unione Europea: concetti basilari per un Continente che vive di valori comuni. I punti indicati, per i quali si chiede di esprimere un parere numerico di rilevanza, attraverso una scala numerica che va da 1 a 10, sono svariati: vanno dalla libertà di pensiero, di coscienza, di religione, a quella di espressione, di riunione e di associazione; dal diritto alla libertà e sicurezza dei cittadini, al rispetto della vita privata e familiare; dal divieto di discriminazioni, al rafforzamento delle funzioni del Parlamento Europeo e di gruppi politici trasversali rispetto al Paese di origine, sino alla messa a punto di liste politiche transnazionali.
Il questionario affronta le politiche economiche dell’Unione Europea, chiedendo quanto sia importante, ad esempio, “sostenere gli investimenti relativi all’innovazione” oppure “garantire libertà di circolazione delle persone per studio, lavoro, volontariato” o centrare “l’obiettivo di piena occupazione”. Ci sono anche delle parti sull’Unione monetaria, su come “organizzare la difesa comune dell’Europa”, la “stabilità fiscale dell’Europa”, “migliorare la qualità dei servizi sanitari”, “l’assistenza sociale”, “il diritto d’asilo e l’immigrazione”, “il rafforzamento delle politiche giovanili” e “la tutela dell’ambiente”.Si affronta poi il tema della digitalizzazione, chiedendo se “deve essere unico ed uniforme a livello europeo il regolamento sul trattamento dei dati personali (privacy), sulla protezione del diritto d’autore (copyright) e sulla cancellazione dati obsoleti da parte dei fornitori di contenuti (diritto all’oblio)”. Si chiede, inoltre, il grado di rilevanze del “sistema di identità digitale unico europeo, per accedere ai servizi delle pubbliche amministrazioni in tutti i paesi UE”.Uno dei passaggi più importanti del questionario del Cnel è quello che tocca da vicino le politiche sociali europee, “al fine di sostenere il lavoro”: a tale scopo, si chiede se è rilevante “rilanciare diritti e doveri del lavoratore e del datore di lavoro” e “creare pari opportunità di accesso al lavoro e sostegno all’occupazione”. Interessante è anche la sezione su come “sostenere l’Istruzione e la formazione” in Europa: a tale scopo, si chiede se a favorire questo processo è “la mobilità di studenti e insegnanti sul territorio europeo” e anche “la formazione permanente, anche per il reinserimento nel mercato del lavoro”. Il sindacato Anief, nell’invitare i cittadini a partecipare al questionario, non può non sottolineare come molti dei punti affrontati dal Cnel siano essenziali per il futuro dell’Europa e dei suoi stati membri. Guardando all’Italia, emerge la distanza siderale che il nostro Paese mantiene rispetto a certi temi. A partire dal rilancio dei diritti e doveri del lavoratore e del datore di lavoro, ma anche dalla mancanza di pari opportunità di accesso al lavoro e sostegno all’occupazione. Sono temi imprescindibili, infatti, per un territorio del vecchio Continente che si professa unito negli intenti e negli interessi.

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Scuola: ora il Miur vuole stabilizzare i docenti precari

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 gennaio 2019

Il Ministro dell’Istruzione cambia gli obiettivi e annuncia che la sua opera adesso sarà caratterizzata dal reperimento dei fondi necessari all’assunzione dei docenti: “andremo a richiedere le risorse necessarie – ha detto a SkyTg24 – perché dobbiamo stabilizzare i docenti, ridare ordine al sistema scuola e valorizzare la figura di tutti i nostri operatori scolastici per offrire un servizio di sempre maggiore qualità per studenti e famiglie”. Anief concorda con il titolare del Miur, perché la situazione sta sfuggendo di mano e a settembre le supplenze annuali potrebbero diventare 200 mila. Per questo, bisogna andare a rivedere le norme che regolano formazione e immissioni in ruolo. A partire dalla valorizzazione dei tanti docenti precari abilitati che continuano ad essere tenuti in una situazione di limbo eterno, perché relegati nelle graduatorie d’istituto. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): L’occasione è propizia per approvare le modifiche suggerite in Senato nei giorni scorsi da Anief, attraverso le quali si riaprirebbero le GaE a tutti i docenti abilitati esclusi dalla Buona Scuola, ma anche aggiornandole ogni anno, piuttosto che prorogarle, come sta cercando di fare il governo in questi giorni: in caso contrario, non si risolverà nulla e diventerà sempre più probabile lo sviluppo della procedura di infrazione, per via della denuncia 4231/2014 pendente presso la Commissione Ue.

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Sostegno: quei numeri Miur che non tornano tra docenti specializzati ma abbandonati e posti vacanti scoperti

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 gennaio 2019

Per la didattica speciale, rivolta agli alunni disabili, ora c’è pure il mistero dei fondi scomparsi nella tabella allegata all’ultima legge di stabilità: -1,1 miliardi dal 2020, per far quadrare i conti con l’Europa, rispetto ai 5 miliardi garantiti soltanto per l’a.s. 2018/2019 per pagare gli stipendi ai 65 mila precari, il 40% dell’organico complessivo attivato che senza copertura finanziaria lascerebbe 90 mila studenti con handicap certificato senza insegnante, la metà con disabilità intellettiva. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): non mancano gli insegnanti ma la volontà politica di assumere il personale qualificato.

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Il Miur ordina il licenziamento di migliaia di maestri con diploma magistrale

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 ottobre 2018

La richiesta arriva dal dicastero di Viale Trastevere con la Nota n. 45988 ed è rivolta agli Uffici Scolastici Regionali: vanno cancellate le l’immissione in ruolo di tutti i diplomati magistrale destinatari delle sentenze negative entro 120 giorni ai sensi del Decreto Dignità approvato dal governo M5S-Lega. Nell’operazione coinvolti anche i sottoscrittori di contratti annuali fino al 31 agosto, a cui vengono sottratti due mesi di lavoro senza alcun motivo valido.
Nessun ripensamento, nessuna scelta di buon senso: le disposizioni incluse ad inizio agosto nel Decreto Dignità, per la trasformazione di tutti i rapporti di lavoro in essere di decine di migliaia di maestri con diploma magistrale in supplenze annuali con scadenza 30 ottobre 2019, devono avere immediato seguito. È di questi giorni l’invio da parte del Ministero dell’Istruzione della Nota n. 45988, con cui l’amministrazione centrale ordina ai direttori degli Uffici Scolastici Regionali di estinguere il rapporto di lavoro di migliaia di maestri, in larga parte donne, in possesso del diploma magistrale conseguito fino all’anno scolastico 2001/2002, benché avessero anche assolto l’anno di prova, per dare seguito alla sentenza del Consiglio di Stato, in Adunanza Plenaria n. 11 del 20 dicembre scorso, sui giudizi pendenti.
Il Miur si rivolge agli Usr, chiedendo loro di “operare una sollecita ricognizione dei destinatari delle sentenze, attualmente titolari di contratti di lavoro a tempo determinato (supplenti fino al 31 agosto 2019 o fino al 30 giugno 2019), o a tempo indeterminato (con assunzione – condizionata – in ruolo da GAE per effetto di sentenza non definitiva favorevole)”, chiedendo ai direttori degli uffici regionali di fornire “indicazioni ai propri uffici per il costante monitoraggio delle sentenze favorevoli all’Amministrazione sul portale dedicato alla giustizia amministrativa”. Inoltre, sempre da Viale Trastevere si chiede di “formalizzare con apposito decreto la risoluzione dei contratti a tempo determinato e a tempo indeterminato già stipulati dai docenti destinatari di sentenza di rigetto, a mente dei già citati commi 1 e 1-bis dell’art. 4 della L. 96/18, procedendo” sia “alla revoca della nomina dei docenti di ruolo abilitati magistrali con conseguente risoluzione, entro e non oltre il termine prescritto di 120 giorni, dei contratti a tempo indeterminato a suo tempo stipulati”, sia “alla conversione, in ragione delle medesime esigenze di continuità da assicurare nelle classi, del contratto a tempo determinato di durata annuale (fino al 31 agosto 2019) a suo tempo stipulato a seguito di pronunce non definitive, in contratto a tempo determinato con termine finale non posteriore al 30 giugno 2019”. La replica del giovane sindacato non si farà attendere: Anief annuncia da subito il ricorso per la conferma in ruolo di tutti i maestri che hanno superato l’anno di prova o ha sottoscritto un contratto fino al 31 agosto 2019, per poi ora vederselo convertito d’ufficio al 30 giugno: ne vanno di mezzo i principi di affidamento, conservazione e acquiescenza che avrebbe fatto cessare la materia del contendere nel rapporto di lavoro privatizzato, come ha già ben spiegato nel parere pro veritate espresso dall’ex presidente della Cassazione Michele De Luca.

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Seconda ora di strumento nei licei musicali: nuovo commissariamento del MIUR

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 ottobre 2018

I ricorrenti, tutti genitori di alunni iscritti al biennio dei licei musicali che si sono rivolti agli avvocati Anief Walter Miceli e Denis Rosa per la tutela del diritto allo studio dei propri figli, hanno chiesto, per il tramite dell’azione legale di ottemperanza promossa dal sindacato Anief, l’esecuzione della sentenza n. 5792/2018 con la quale sono stati annullati i provvedimenti del MIUR che, in relazione all’insegnamento nei Licei Musicali della materia esecuzione e interpretazione, assegnavano soltanto un’ora per il primo strumento e un’ora per il secondo strumento, con conseguente decurtazione di un’ora per il primo strumento musicale. “Nonostante il favorevole provvedimento già ottenuto dai nostri legali – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – il MIUR, per la formazione degli organici dei Licei Musicali, ha continuato a indicare solo un’ora di primo strumento anche per il corrente anno scolastico, contravvenendo platealmente al giudicato già emanato dal tribunale amministrativo”. Il TAR del Lazio, con la sentenza emanata in data odierna, dunque, dà piena ragione al sindacato Anief e “ordina al Ministero resistente di dare integrale esecuzione alla sentenza n. 5792/2018, depositata in data 24 maggio 2018 di questo Tribunale, nel termine di 30 giorni dalla comunicazione/notificazione della presente sentenza” e specifica come “in difetto di adempimento si nomina quale Commissario ad Acta il Prefetto di Roma, o un suo delegato, affinché provveda in luogo dell’amministrazione, nei successivi 30 giorni, a dare esecuzione al giudicato”, condannando il Ministero resistente anche al rimborso delle spese di lite, quantificate in 1.500 Euro oltre accessori di legge. “Le famiglie degli alunni interessati – conclude Pacifico – rivendicano non solo il diritto al ripristino della seconda ora di primo strumento che il Ministero dell’Istruzione ha continuato ad ignorare nonostante la sentenza favorevole, ma anche un recupero dell’ora che gli alunni hanno già perso per colpa dell’inerzia dell’Amministrazione e il Miur dovrebbe prevedere una modifica dell’orario tale da eseguire correttamente e completamente l’ordine del tribunale che imponeva, è bene ribadirlo, il ripristino della seconda ora di primo strumento per l’intera durata del biennio dei licei musicali”.

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Scuola – Miur autorizza 212 nuovi presidi ma ne recluta solo 59

Posted by fidest press agency su martedì, 4 settembre 2018

Udir, le reggenze sono il problema, non la risoluzione: quanto tempo bisogna che passi ancora per comprenderlo? Il Centro studi del giovane sindacato sta in questi giorni monitorando i siti degli Uffici scolastici regionali costantemente, al fine di poter aggiornare in real time i dati relativi alle reggenze assegnate in tutta Italia. La lista è purtroppo ricca e la situazione che si prospetta non è certamente delle più tranquille: le regioni con i numeri più alti sono la Lombardia (con 329 reggenze), il Veneto (259) e la Toscana (148). Inoltre, risultano essere 10 i dirigenti scolastici neoimmessi in Sicilia e 49 in Campania. Udir denuncia da moltissimi mesi il fenomeno negativo delle reggenze.Che fosse un evento in ascesa il giovane sindacato Udir lo aveva già capito molto tempo fa, quando ha anche fornito soluzioni tangibili ed economiche, purtroppo rimaste inascoltate. Guardiamo nel dettaglio il numero degli istituti per regione che andranno in reggenza, con la specifica di quelli che già sono stati assegnati: Abruzzo 28, Basilicata 24, Calabria 90, Campania 59 (2 già assegnati), Emilia 214 (assegnati), Friuli Venezia-Giulia 71 (assegnati), Lazio 151(assegnati), Liguria 62 (assegnati), Lombardia 329, Marche 58 (assegnati), Molise 11 (assegnati), Piemonte 201 (assegnati), Puglia 127 (assegnati), Sardegna 72 (assegnati), Sicilia 90 (mancano ancora delle province), Toscana 148 (assegnati), Umbria 32, Valle D’Aosta 7 (assegnati), Veneto 259 (assegnati) . Ma al problema c’è una logica soluzione? Certamente è necessario semplificare le procedure di selezione e formazione del nuovo concorso in atto e, inoltre, è necessario riaprire una procedura riservata ai ricorrenti del 2011, per evitare l’annullamento del corso riservato svoltosi nel 2015, quando si pronuncerà la Consulta in autunno sulla Buona Scuola. Bisogna infatti rimembrare che Udir ha ormai da un anno evidenziato il grave problema delle reggenze scolastiche; inoltre, con l’inizio dell’anno scolastico, a seguito dei pensionamenti volontari e d’ufficio, aveva già preannunciato che sarebbero state oltre 2 mila le scuole prive del loro capo d’istituto. Insomma, quella che doveva essere una situazione transitoria sta divenendo una bruttissima abitudine. Il sindacato ha più volte suggerito risoluzioni per ovviare a questo gravissimo problema, dichiarando pure la propria disponibilità ad appoggiare azioni in tal senso.Marcello Pacifico presidente nazionale Udir afferma come “questa situazione che andiamo osservando e che riguarda tutte le regioni italiane non farà che accrescere il caos nelle nostre scuole: noi abbiamo più volte proposto soluzioni a costo zero per ovviare almeno temporaneamente a questi disservizi annunciati. Come pretendere, infatti, una migliore prestazione se si svilisce il ruolo del dirigente scolastico che è già in molti casi impegnato a gestire più di 1500 alunni e 250 lavoratori tra docenti e Ata per una singola istituzione scolastica, con più plessi spesso distanti tra loro e in comuni diversi. Dove sono le promesse ascoltate in campagna elettorale? Come sindacato di categoria ci siamo messi e ci mettiamo a disposizione: i lavoratori della scuola e i discenti hanno bisogno di sentirsi tutelati e noi stiamo facendo il possibile. Ma ora attendiamo i fatti”.

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Scuola: il Miur bacchettato da Corte dei Conti e Tar Lazio

Posted by fidest press agency su domenica, 19 agosto 2018

La prima sollecitazione arriva dalla magistratura contabile che ha certificato dati significativi, lanciando l’allarme sulle supplenze: dei 154mila docenti di sostegno, un terzo (54mila) è in deroga; nella relazione si evidenzia che l’andamento è stato costantemente in crescita fino ad arrivare nel 2016 a 254.366 certificazioni che si sono tradotte in un costo annuo di circa 5,1 miliardi di euro, per una spesa media complessiva unitaria annua di circa 33 mila euro.Intanto, con ordinanza n. 4952/2018, il tribunale amministrativo chiede al ministro dell’Istruzione Marco Bussetti di fornire il numero di alunni disabili tra il 2012 e il 2017 e quello dei ricorsi subiti per mancata assegnazione dei docenti. Il contenzioso è stato promosso dai legali Anief che hanno assistito le famiglie per contestare le circolari n. 52/17 dell’Ufficio Scolastico per la Regione Sicilia e n. 16041/18 del Miur sul numero invariato dei 4.872 posti in deroga di sostegno assegnati per il prossimo anno scolastico, nonostante l’aumento di 724 iscrizioni di alunni con disabilità certificata. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): La Legge 128/2013 ancora oggi preclude la stabilizzazione di decine di migliaia di docenti specializzati, collocati su posti dell’organico di fatto, anziché di diritto: solo il 70% dell’organico risulta nei ruoli dello Stato, ma è quasi raddoppiato il numero di alunni con disabilità certificata, con un’incidenza di assunzioni bloccate che supera oramai le 50 mila unità. Dopo avere visto approvare, con la Buona Scuola e il dl 66/2017, una riforma del sostegno dannosa, ci ritroviamo con 100 mila insegnanti di sostegno di ruolo rispetto ai 150 mila: ciò accade per far prevalere le ragioni finanziarie rispetto al diritto allo studio. Il Miur negli ultimi anni ha tirato la corda oltre modo, tanto che ora il Tar del Lazio ci vuole vedere chiaro: dopo diverse sentenze, che danno un indennizzo alle famiglie per il mancato servizio pubblico necessario ai loro figli, i giudici chiedono una precisa istruttoria al Miur per capire per quale motivo, nonostante l’aumento degli alunni disabili, gli organici rimangono invariati. E per sapere quanto costa ai cittadini questo modo di procedere.

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Roma Capitale e Miur siglano protocollo d’intesa triennale

Posted by fidest press agency su domenica, 12 agosto 2018

Garantire un approccio sinergico riguardo i dati sulle iscrizioni nelle scuole (infanzia, elementari, medie), gli aspetti finanziari e patrimoniali, le attività di contrasto all’evasione scolastica e alla povertà educativa. Con questi obiettivi strutturali Roma Capitale e il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (Miur) – Ufficio Scolastico Regionale hanno siglato un protocollo di intesa della durata di tre anni.I dati relativi alle iscrizioni verranno condivisi per rafforzare la programmazione e la gestione dell’offerta formativa, contrastando per esempio il fenomeno delle doppie iscrizioni.
Verranno stipulati appositi protocolli operativi per individuare modalità condivise di utilizzo delle aule in orario extrascolastico, sia da parte dei Municipi capitolini che delle Direzioni Scolastiche. Anche la gestione degli spazi esterni, come cortili e giardini, sarà materia di apposite intese. Prevista la condivisione delle modalità gestionali dei fondi comunali dedicati alla piccola manutenzione.Interventi mirati e in coordinamento tra le due parti implementeranno il raccordo tra scuola e mondo del lavoro, tramite opportunità formative di alto e qualificato profilo per l’acquisizione di competenze e titoli di studio.Saranno condivisi e programmati progetti innovativi che valorizzino ed accrescano i servizi educativi e scolastici attraverso l’ampliamento del tempo scuola e dell’utilizzo delle risorse patrimoniali e strumentali anche oltre l’orario scolastico.
“Con questo Protocollo abbiamo gettato le basi per un forte avanzamento delle politiche educative e scolastiche, soprattutto in termini di programmazione e organizzazione. Grazie ai raccordi sinergici tra istituzioni si apre un nuovo capitolo per la condivisione delle informazioni, che garantirà azioni e scelte sempre più aderenti ai bisogni delle famiglie”, commenta l’assessora alla Persona, Scuola e Comunità Solidale Laura Baldassarre.

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Scuola Personale Ata: in estate il Miur assumerà solo sulla metà dei posti liberi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 luglio 2018

Il Ministero dell’Istruzione si appresta a chiedere al Mef solo 9 mila immissioni in ruolo di assistenti amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici. Ma i posti vacanti e disponibili per questa categoria di personale, dopo i movimenti dei colleghi di ruolo, sono quasi il doppio: 17 mila. Ora, viene da chiedersi: perché per gli insegnanti si è deciso di assumere su tutte le cattedre al 31 agosto, mentre per gli Ata non è stato utilizzato lo stesso metro, lasciando a supplenza quasi la metà dei posti liberi? Perché si continua ad infierire su una categoria già dimenticata e vessata dall’ultima riforma, dopo che è stata esclusa dal piano di assunzioni, dal potenziamento e pure dal bonus dell’aggiornamento annuale? È chiaro che di questo andare la supplentite non verrà mai sconfitta.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): È necessario realizzare una puntuale ricognizione di posti realmente liberi, al fine di destinare poi tutti quelli privi di titolare ad un piano straordinario di assunzioni a tempo indeterminato, anche spalmato su un paio d’anni. Continuare con questo leitmotiv, con i posti sottodimensionati e le assunzioni nemmeno su tutti quelli vacanti, rappresenta una chiara volontà a mantenere le cose come stanno, danneggiando, con il personale precario, tutto il sistema scolastico. Quello che non comprendiamo è poi il motivo che porta il governo di turno a fare di tutto per lasciare nella precarietà una bella fetta di personale, al fine di continuare a risparmiare su mancate progressioni di carriera. In realtà, applicando il diritto europeo, la Corte di Cassazione ha aperto gli scatti di anzianità ai supplenti, anche attraverso delle recentissime ordinanze che hanno puntato il dito pure su chi specula sulle mensilità di luglio e agosto: una manovra che con il personale Ata raggiunge il massimo dell’incoerenza poiché si licenza al 30 giugno pure laddove il posto è vacante. Tale modo di fare è stato pedissequamente denunciato dall’Anief ai parlamentari di Bruxelles e ribadito nella Risoluzione del Parlamento europeo di fine maggio. Presto verrà chiesto un intervento dei due rami del Parlamento al Decreto Dignità, con specifici emendamenti Anief contro la precarietà perenne che nel caso del personale Ata diventa ancora più inaccettabile.

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LetsApp 2018: boom di iscrizioni in tutta Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 maggio 2018

A poco più di un mese dal lancio della seconda edizione, LetsApp 2018 sta riscuotendo un enorme successo in termini di iscrizioni. Sono, infatti, oltre 15.000 gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado italiane che si sono registrati all’iniziativa di Samsung e MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) pensata per avvicinare i ragazzi al mondo digitale, attraverso un corso di formazione online che offre la possibilità di acquisire capacità nello sviluppo di applicazioni Android.Le regioni più attive in termini di iscrizioni alla piattaforma sono del Sud Italia: la Puglia si posiziona al comando della classifica con 2.567 ragazzi che hanno già aderito all’iniziativa, seguita a stretto giro dalla Campania con 2.299 iscritti. Il terzo gradino del podio è occupato, invece, dalla Lombardia (2.175 iscritti), mentre in quarta posizione si trova il Piemonte (1.835 registrazioni). A seguire nella top ten, al quinto posto si colloca la Sicilia (1.658 iscritti), in sesta posizione il Lazio (1.535 iscritti), l’Emilia Romagna è settima (609 registrazioni), poi ci sono le Marche (596 registrazioni), il Veneto (510 iscrizioni) e la Calabria in decima piazza con 384 iscritti.Rispetto alle ragazze, sono i ragazzi ad avere un maggiore interesse per l’ambito informatico: infatti, il 76% degli studenti maschi delle scuole ha finora intrapreso il percorso proposto dalla piattaforma di e-learning, rispetto al 24% delle compagne di classe. Tra le regioni con più presenza femminile si registrano il Trentino Alto Adige (46%), le Marche (33%) e il Lazio (32%).
Annunciato ad aprile, LetsApp si concretizza in un programma di mentoring e avvicinamento alle nuove tecnologie dedicato agli studenti italiani i quali, attraverso una piattaforma di e-learning, hanno la possibilità di acquisire competenze di base sulla programmazione, facendo leva sull’ambiente di sviluppo MIT App Inventor 2 con l’obiettivo, alla fine del percorso, di realizzare un’applicazione per smartphone su piattaforma Android. LetsApp si propone di stimolare gli studenti a confrontarsi con le proprie capacità di programmazione e di problem-solving offrendo, anche a coloro che non hanno familiarità con i linguaggi e le nozioni di programmazione, di cimentarsi in una sfida creativa e in un contesto stimolante e altamente qualificante.
Diviso in 4 fasi, il corso è strutturato in 10 diversi moduli – per una durata totale di circa 25 ore – che alternano nozioni teoriche a demo pratiche; ogni modulo si conclude con un test. LetsApp 2018 propone agli studenti di progettare applicazioni utili sul tema della sicurezza e, più nello specifico, che abbiano la potenzialità di prevenire i rischi in determinati ambienti e situazioni. Parte integrante della formazione sono le cosiddette “Soft Skills”, competenze trasversali essenziali per un inserimento efficace nel mondo del lavoro, sempre più apprezzate e richieste perché consentono alle aziende di avere risorse in grado di adattarsi con flessibilità e velocità ai cambiamenti del mercato. Obiettivo non secondario del progetto è quello di fornire agli studenti delle conoscenze di base sull’imprenditorialità, sul marketing e sulla comunicazione e di offrire una panoramica su come la tecnologia produca innovazione creativa. La piattaforma LetsApp è disponibile al seguente link: http://www.letsapp.it. Fino al prossimo 13 giugno la partecipazione è aperta a tutti gli studenti iscritti a una scuola secondaria di secondo grado di qualsiasi tipologia e indirizzo, previa registrazione sul sito Internet dove occorre indicare la scuola di appartenenza, il nome del dirigente scolastico e i dati della Carta dello Studente.

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Supplenti a vita, il Miur precarizza i precari

Posted by fidest press agency su martedì, 15 maggio 2018

Con una Nota ufficiale, pubblicata il 10 maggio, l’amministrazione di Viale Trastevere sancisce l’esclusione dei docenti precari da tutte le graduatorie, a seguito del loro accesso al terzo anno di Fit, con tutte le incertezze del caso: li cancella sia da quelle storiche (GaE e d’Istituto), sia da quelle di “merito” dei vincitori di concorso 2016. La novità rientra nel nuovo sistema di reclutamento e prevede che dopo il superamento del concorso a cattedra si attui un percorso articolato in tre fasi, al termine delle quali si accede al ruolo. Peccato che si tratti di una possibilità e non di una certezza, perché la norma prevede anche che sino all’ultimo momento il candidato all’immissione in ruolo possa essere reputano non idoneo alla professione.
Marcello Pacifico (presidente Anief): Se appare ragionevole cancellare dalla stessa classe di concorso delle Graduatore di merito o delle GaE chi è assunto nei ruoli, appare illogico escludere dei candidati che ancora alla fine del percorso sono soggetti a una valutazione finale. Ancora più assurda appare la loro estromissione dalle graduatorie d’istituto, visto che i docenti di ruolo possono fare supplenze temporaneamente da posti in organico di fatto. Se si vuole davvero abbattere il precariato, occorre dare maggiori opportunità di stabilizzazione ai docenti, dando loro la possibilità di essere immessi in ruolo attraverso più graduatorie e liste di attesa che ogni precario si è faticosamente conquistato. È come se un’amministrazione decidesse di risolvere un problema di traffico cittadino chiudendo le strade vecchie, perché ce ne sono delle nuove sperimentali che nemmeno assicurano di arrivare a destinazione. La verità è che al Miur continuano a prendere le decisioni sul futuro dei lavoratori, in modo unilaterale e sorprendente, chiedendo loro di resettare tutto e ripartire daccapo, con un nuovo corso di formazione iniziale e tirocinio che però non porta certezze. Ecco perché abbiamo deciso di impugnare le cancellazioni illegittime con apposito ricorso al Tar del Lazio.

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Dirigenti Scolastici, arrivano mille euro in più di FUN e il Miur apre alla RIA

Posted by fidest press agency su domenica, 8 aprile 2018

Il Ministero dell’Istruzione ha integrato il Fondo unico nazionale 2016/2017 di 10 milioni di euro lordo stato, che corrispondono a 7.535.795 euro lordo dipendente: sono finanziamenti finalizzati alla retribuzione di risultato, ma non si comprende se lo stanziamento sia una tantum o permanente. Considerando, infatti, che i capi d’istituto in servizio, ad oggi, sono 7.179, ad ognuno verrà corrisposta la cifra media paria 1.049 euro. Nel frattempo, il Miur ha comunicato che nella determinazione del FUN 2017/2018 verrà recuperato il conferimento della RIA dei pensionati, per il periodo che va dal settembre 2014 al settembre 2017. L’aspetto più interessante è che l’Amministrazione cominci ad ammettere che il conferimento della RIA dei pensionati va finalmente ripristinato: secondo Udir, a questo proposito, va recuperato il periodo che va dal 1° settembre 2011 ad oggi, così come va effettuato il conferimento della RIA dei Dirigenti Scolastici che andranno in pensione in futuro. Inoltre, il recupero deve avere decorrenza 1° gennaio 2016.

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Scuola – Precariato, Miur bocciato: flebile risposta alla memoria Anief contro l’inerzia dello Stato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 aprile 2018

Denunciato dal giovane sindacato, perché continua a non risolvere il contrasto con la normativa europea, il Miur si limita ad asserire che l’argomento sarà materia ed oggetto di contrattazione nazionale: si tratta, in modo inequivocabile, di una risposta inopportuna e incompleta: sia il contratto sulle Funzioni centrali, sottoscritto lo scorso 23 dicembre, sia il Ccnl della scuola sottoscritto all’Aran meno di due mesi fa, non contengano alcun riferimento alla salvaguardia dei diritti dei precari a considerare gli scatti professionali e, una volta assunti, a vedersi riconosciuti per intero i servizio pre-ruolo. A dire il vero, nel contratto di categoria firmato lo scorso 9 febbraio, c’è un riferimento al precariato: si rimanda alla legislazione vigente, che però non affronta minimamente il problema, tanto è vero che è stata anche dichiarata incostituzionale (Legge 106/2011) e illegittima, oltre che disciplinata dalle sentenze della SS. UU. della Cassazione (22552 e ss. 2016).Marcello Pacifico (Anief-Cisal): A queste condizioni, l’unica strada percorribile per avere giustizia e fare rispettare i diritti lesi di tutti coloro che sono precari oggi e lo sono stati in passato è il ricorso in tribunale. Ancora di più perché a breve, su questa disciplina si esprimerà il Consiglio dell’Unione Europea: l’organo UE, infatti, ha dato la sua disponibilità per decidere sul reclamo collettivo ritenuto ammissibile presentato dal nostro sindacato. Qualora accolto, a quel punto tutto il personale di ruolo, che si è visto formulare una ricostruzione di carriera inadeguata, sia precari, a cui viene corrisposto uno stipendio misero e perennemente bloccato, si vedranno restituire il maltolto: sia gli scatti di anzianità previsti durante il servizio da precariato, sia la parità di trattamento del servizio pre-ruolo con quello di ruolo.
Per tutti questi motivi, Anief prosegue i ricorsi gratuiti per attribuire il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2008-2018. Si ricorda che la violazione della normativa comunitaria riguarda anche la mancata stabilizzazione: si può quindi decidere diricorrere in tribunale per ottenere scatti di anzianità, il pagamento dei mesi estivi e adeguati risarcimenti. Ai ricorsi sono interessati, come già detto, pure i lavoratori già immessi in ruolo.

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Attività motoria alla primaria, Miur rinvia di un anno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 aprile 2018

Il Ministero dell’Istruzione si oppone al potenziamento dell’attività motoria nella scuola primaria, dove si continua a fare svolgere attività fisica agli alunni solamente attraverso iniziative autonome e quasi sempre finanziate dalle famiglie: la disposizione, prevista dalla Legge di Bilancio 2018, la quale prevede l’utilizzo fino al 5% del potenziamento per l’attività motoria nella scuola primaria, è quindi slittata al 2019/20, perché a detta dei dirigenti del Miur è necessario che le scuole inseriscano tale attività nei Piano triennale dell’offerta formativa. Il sindacato Anief non reputa corretto procedere in questo modo: il mancato inserimento nel Ptof ha infatti tutta l’aria di essere una clausola cercata appositamente per posticipare il progetto e soprattutto i costi che comporterebbe. L’approvazione della norma, le cui percentuali si auspica che possano man mano diventare sempre maggiori, comporterebbe infatti il coinvolgimento di operatori specializzati. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): L’amministrazione ha preso questa decisione senza tener conto del fatto che la legge è assolutamente chiara. In questo caso, come in altri, è necessario che il Miur si adegui e la smetta di fare ostruzione: a noi sembra che abbiano montato un caso dal nulla, visto che i collegi dei docenti fino a prova contraria possono ancora deliberare in vista dell’avvio del prossimo anno scolastico, al quale peraltro mancano ancora cinque mesi pieni. A spingere da anni per lo svolgimento dell’attività fisica permanente in tenera età non siamo del resto noi, ma tutti coloro che, sulla base di studi scientifici, mirano al benessere della cittadinanza. Per non parlare dei continui moniti in questo senso da parte dell’Organizzazione mondiale della Sanità.

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Oggi in piazza la rabbia dei lavoratori pubblici

Posted by fidest press agency su sabato, 24 febbraio 2018

Roma. Il fermento che si vive tra i lavoratori del settore educativo complessivamente inteso oggi si è trasferito nelle piazze. Partecipato presidio al MIUR che, nonostante la pioggia, ha visto la presenza di moltissimi lavoratori della Scuola e dei servizi educativi dell’infanzia, per protestare contro il pessimo rinnovo contrattuale, contro la legge Iori e la legge 0-6, per la stabilizzazione di tutti i precari. Dopo una serie di interventi i manifestanti si sono mossi in corteo verso il Pantheon, nel quale sono confluiti, all’altezza di Ponte Garibaldi anche i lavoratori della Sanità in sciopero, che erano in presidio davanti al Ministero della Salute.
Una protesta generalizzata quella di oggi che non ha caso ha unificato le vertenze dei lavoratori pubblici di diversi settori. Nel settore educativo, complessivamente inteso, ad una massiccia precarietà e a condizioni di lavoro sempre più difficili a causa dei tagli al settore, si è aggiunto un contratto che umilia i lavoratori della Scuola e realizza un profondo arretramento sul piano dei diritti in cambio di una mancetta. Non molto diversa la situazione dei lavoratori della Sanità che scendono ogni giorno in trincea per cercare di garantire ai cittadini il diritto alla Salute nonostante ormai i finanziamenti alla sanità siano ridotti all’osso. Anche per la Sanità il CCNL in discussione all’ARAN promette solo peggioramenti sia per quanto riguarda i diritti che le condizioni di lavoro che si traducono in un peggioramento dei servizi per i cittadini.I rinnovi contrattuali hanno rappresentato la scintilla che ha fatto scattare la rabbia dei lavoratori pubblici, costantemente sotto attacco normativo. Una vera provocazione alla quale USB non ha esitato a rispondere con lo sciopero di oggi, che va considerato una tappa di un più generale percorso di lotta che coinvolge tutto il pubblico impiego. (Unione Sindacale di Base Pubblico Impiego)

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Scuola Precariato, il paradosso: presidi costretti ad inviare 400 email per trovare un supplente mentre Miur e Governo continuano a respingere i precari

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 febbraio 2018

scuola-montagna-pianoLa notizia è di oggi: nel trevigiano, un dirigente scolastico per rintracciare un maestro ha inviato centinaia di messaggi di posta elettronica per riuscire a trovare un supplente della scuola primaria e dell’infanzia. Per coprire i “buchi” in organico, i presidi sono costretti a scorrere le liste dei docenti che danno la loro disponibilità, di scuole vicine e a rivolgersi alle Facoltà di Scienze della formazione primaria alla disperata ricerca di laureati o laureandi. La situazione non riguarda solo il Veneto, ma molte altre province sparse per l’Italia.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): È paradossale che in questa situazione, fatta di tante realtà come quella del trevigiano, si debba ricorrere collettivamente al parere di Bruxelles, come abbiamo fatto noi solo pochi giorni fa, per chiedere il parere al Consiglio d’Europa sulle incomprensibili esclusioni dalle graduatorie pre-ruolo di decine di migliaia di docenti abilitati, ad iniziare dai diplomati magistrale, passando per i laureati in Scienze della formazione primaria e per tutti coloro che hanno conseguito l’abilitazione tramite corsi Tfa, Pas e all’estero. Perché invece di fare finalmente incontrare ‘domanda e offerta’, come chiede l’Anief da mesi, approvando un decreto legge ad hoc che inserisca una volta per tutte gli abilitati nelle GaE, al Miur continuano a tenere la testa sotto la sabbia? Ecco perché chiediamo di aderire allo sciopero orario dei primi due giorni di scrutini, in programma in questi giorni in occasione delle valutazioni del primo quadrimestre, e allo stop con manifestazione a Roma del 23 marzo, quando si insedieranno le nuove Camere dei deputati

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Docenti: quei precari di terza fascia d’istituto messi ai margini dal Miur

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 gennaio 2018

scuola-digitale-casnati-como-800x500_cSi tratta di decine di migliaia di supplenti in possesso del titolo di studio utile all’accesso in una o più classi di concorso e che in attesa di conseguire un’abilitazione all’insegnamento (in via di cancellazione) vengono collocati dal Ministero dell’Istruzione nell’ultimo raggruppamento dei precari, precedente solo alla ‘messa a disposizione’ all’interno di ogni istituto scolastico. Proprio i precari di terza fascia con almeno tre anni di servizio svolto, anche non continuativo, con l’approvazione della Legge 107/2015 avranno la possibilità di partecipare al nuovo concorso: dopo la selezione (il superamento di due prove di concorso, una scritta e l’orale), verranno ammessi ad un corso formativo biennale che si concluderà non prima del 2021-22: il primo anno, abilitante, gli idonei percepiranno pure un compenso irrisorio, attorno ai 400 euro netti al mese, quindi meno di un assegno sociale, e dopo 12 mesi saranno anche utilizzati per fare supplenze annuali. Paradossalmente poi, al termine di tutto il periodo, potrebbero pure non essere assunti, perché reputati inidonei alla professione.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Quello ideato dal Governo è un modello complicato e che non offre sufficienti prospettive professionali. Per trovare una collocazione ai docenti della terza fascia d’istituto, la nostra piattaforma consiste nell’estrarre il doppio canale alle graduatorie d’istituto da ridisegnare per ambiti e non per venti scuole, da cui per scorrimento assumere anche per terza fascia con semplice anno di prova abilitante. Tale proposta la portiamo avanti negli scioperi nazionali, in tutte le sedi politiche, attraverso proposte e specifici emendamenti presentati. Continueremo a farlo nei tavoli contrattuali, subito dopo essere diventati rappresentativi a seguito del rinnovo delle elezioni Rsu in programma ad aprile.

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