Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Posts Tagged ‘miur’

Scuola: Incontro Miur su organici e mobilità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 aprile 2020

Primo incontro sugli organici e mobilità deludente del Vice presidente Nazionale Gianmauro Nonnis e del segretario generale Stefano Cavallini con il Capo Dipartimento per il sistema Educativo di Istruzione, dott. Max Bruschi, e con il Dirigente Ufficio IV Personale docente ed educativo, Antimo Ponticiello, Marcello Pacifico (Anief): “Anche se sono stati confermati i numeri di docenti dell’anno scorso rispetto a 70mila alunni in meno, gli organici risultano comunque insufficienti per garantire adeguatamente il diritto all’istruzione, evitare le classi pollaio e adeguare il tempo scuola nella primaria. Anche sul sostegno i 1090 posti in più non coprono neanche i posti in deroga dati ogni anno dai vari UUSSRR per avere una copertura adeguata ai fabbisogni di alunni con handicap” Al contrario della soddisfazione espressa da tutte le altre organizzazioni sindacali in vari comunicati, a noi resta l’amaro in bocca per le informazioni ricevute. La conferma dell’organico dell’anno scorso, anche in presenza della diminuzione di circa 70mila alunni, se presa in modo assoluto potrebbe sembrare una notizia positiva, ma non tiene conto della diminuzione del numero complessivo dei docenti che dal 2009 ha portato al taglio di circa 200mila posti mai ripristinati. Per non parlare del mai attuato percorso 0-6 per cui servirebbero decine di migliaia di docenti dell’infanzia da assumere. Il tutto passando per il tempo scuola tagliato dalla legge 133/2008, che al Sud interessa solo il 15% degli alunni circa, contro oltre il 48% al Nord e che necessiterebbe di un numero adeguato di immissioni in ruolo per essere attuato e reso uniforme su tutto il territorio nazionale.“Servirebbero ben altri numeri rispetto a quelli datici dal ministero. 390 posti per l’infanzia non saranno mai sufficienti, non dico per attuare, ma neanche per avviare il percorso 0-6 – afferma Gian Mauro Nonnis presente all’incontro – così come i 500 posti comuni in più e 1090 posti di sostegno in più in organico di fatto sono delle gocce nel mare. Per far tornare il rapporto docenti-alunni ai livelli del 2009, prima del taglio voluto dal ministro Tremonti – conclude il vicepresidente nazionale Anief – servirebbero almeno 120mila docenti in più e solo così potremmo dire di aver risolto in tutta Italia il problema delle classi pollaio tanto sentito dall’attuale ministro dell’istruzione” “I numeri snocciolati dal ministero inoltre non sono una novità – interviene Stefano Cavallini, segretario generale Anief – ma sono noti perché contenuti in norme già in vigore. Dall’incremento di 500 posti comuni inserito nell’art. 7, comma 10-octies del Milleproroghe, ai 390 posti di potenziamento infanzia indicati nell’art.1, comma 279, L.160/2019, ai 1.090 posti in più di sostegno indicati nell’art.1, comma 266, della L.160/2019. Niente di nuovo quindi. Ci aspettavamo numeri ben maggiori che avrebbero permesso di abbattere la supplentite che si prospetta ancor maggiore l’anno prossimo”.Il ministero non ha dato risposte adeguate a problemi endemici della scuola che da anni denunciamo. L’introduzione di un’ora aggiuntiva di educazione fisica nella scuola primaria e di educazione civica ‘vera’, come materia autonoma, l’eliminazione delle nuove certificazioni per il sostegno ai disabili, con l’assegnazione di tutte le ore richieste dal Pei e l’estensione dell’obbligo scolastico a partire dall’età di 5 anni fino alla maturità, oltre che il ritorno all’insegnamento modulare nella scuola primaria e l’introduzione del docente di sostegno nella scuola dell’infanzia avrebbero dovuto avere altre risposte in termini di organico. Anche sul versante mobilità non abbiamo avuto risposte adeguate.

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“Stop classes, but don’t stop learning”

Posted by fidest press agency su martedì, 14 aprile 2020

È questo il messaggio che arriva dal MIUR nelle parole della Ministra Azzolina che ha presentato martedì il nuovo decreto sulla scuola per rispondere all’emergenza COVID-19 (La Repubblica). Stiamo vivendo la più grave emergenza educativa su scala globale del XXI secolo. Oggi sono 188 i Paesi in cui le scuole sono chiuse, e ammonta a 1.54 miliardi il numero di studenti impossibilitati ad andare a scuola a causa delle chiusure imposte dai governi dei rispettivi paesi (UNESCO). Siamo di fronte a un lockdown che riduce le possibilità di imparare per l’89% degli studenti del mondo, con il rischio che si produca un forte rallentamento nell’apprendimento, un drammatico aumento dell’abbandono scolastico e un complessivo acuirsi dei tassi di povertà educativa già elevati su scala globale (World Bank). In tutto il mondo si discute delle disuguaglianze educative che questa crisi sta generando, ma anche delle possibilità che consentono di contrastarle e di rimediare dove possibile. L’accelerazione digitale prodotta da questa situazione straordinaria può rappresentare un’occasione per innovare l’educazione, i suoi strumenti e i suoi linguaggi (World Economic Forum).In Italia come altrove la chiusura delle scuole impatta in modo diseguale le diverse fasce della popolazione. Le misure di distanziamento sociale obbligano i ragazzi a restare chiusi in casa, spesso con spazi insufficienti, scarsa connessione wifi, nessuno o pochi dispositivi digitali (New York Times). A incidere inoltre sui percorsi di apprendimento sono le competenze e il tempo libero dei rispettivi genitori. La condizione di restrizione nelle mura domestiche e l’homeschooling forzato, insomma, oltre a offrire minori occasioni di crescita se non addirittura nei casi peggiori sfociare persino in conflitti o violenze domestiche, polarizza e fa perdere contatto coi più fragili: come scrive il ricercatore sociale Stefano Laffi, rompe quel principio di fratellanza e sorellanza che è sempre stato una risorsa preziosa nei momenti di emergenza ed è ora paradossalmente vietato dal rischio di contagi (Gli Asini). Per molte famiglie un aiuto arriva dall’esterno, ossia dalla scuola che, in questo contesto, prova ad assicurare lezioni online per i propri studenti. Ma anche la didattica a distanza non è ugualmente accessibile di fronte a barriere tecnologiche che ne impediscono l’accesso. A mancare sono le connessioni internet e le dotazioni di device digitali per poter accedere alle lezioni che si svolgono su piattaforma web. Oltre 1/3 delle famiglie non possiede né un computer né un tablet (ISTAT). Per chi possiede solo un telefono, le possibilità di fruizione sono ridotte, proprio a causa della minor duttilità degli smartphone (cheFare). Le lezioni a distanza sembrano non bastare ma vanno accompagnate da una dimensione esperienziale e relazionale per dare seguito ai processi di apprendimento (Doppiozero). (fonte: Fondazione Giangiacomo Feltrinelli)

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Miur. Iannone (FdI): spacchettamento serve soltanto a redistribuire poltrone in maggioranza

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 febbraio 2020

“Fratelli d’Italia voterà contro questo provvedimento e lo farà per motivi sia politici che di merito. In primo luogo è chiaro a tutti che la motivazione principale di questa scelta sia politica: redistribuire poltrone per riequilibrare i rapporti interni tra M5s e Pd, anteponendo, per l’ennesima volta, gli interessi politici a quelli dei cittadini. In secondo luogo scegliere lo spacchettamento del Miur significa tornare indietro di 10 anni, annullando il fruttuoso percorso di dialogo che i due settori, istruzione e ricerca, avevavo avviato negli anni” così il senatore Iannone intervenendo in Aula sul decreto Miur. “Piuttosto che pensare ai propri equilibri interni questo governo avrebbe dovuto dare priorità ad altri problemi della scuola, come la stabilizzazione del precariato, l’investimento nella ricerca e l’adeguamento stipendiale dei docenti. O ancora, la sicurezza delle infrastrutture scolastiche e la continuità didattica degli alunni diversamente abili. Problematiche che anche l’ex ministro Fioramonti aveva denunciato, dimettendosi, ma che sono rimaste totalmente irrisolte” conclude il senatore Iannone.

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Scuola – Pensioni: a breve la circolare Miur con la scadenza delle domande

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 dicembre 2019

È imminente l’emanazione della circolare del Miur con la definizione dei dettagli e le indicazioni per la cessazione dal servizio per l’anno scolastico 2020-2021 per gli insegnanti e il personale ATA che cesseranno il servizio dal 1° settembre prossimo. La circolare Miur definirà le scadenze delle domande sia di cessazione sia di proroga in servizio. Il personale docente e Ata dovrà presentare la domanda di cessazione dal servizio mediante l’apposita funzione di Polis; a tal proposito, si ricorda a tutti di registrarsi o di controllare le credenziali per l’accesso, successivamente si potrà completare la procedura con l’inoltro telematico all’Inps. Per i requisiti per l’accesso alla pensione scuola si confermano quelli dello scorso anno, compresa la cosiddetta “pensione quota 100”. Sono confermati fino al 2026, per effetto del decreto-legge 4/2019 convertito nella Legge 28 marzo 2019 n. 26, i requisiti contributivi e di età anagrafica attualmente previsti, senza ulteriori incrementi legati all’aumento della c.d. “speranza di vita”. “Come sindacato – ha spiegato Marcello Pacifico, presidente Nazionale Anief – “Quota 100” è trattamento definito “al limite del ricatto”, verso chi ha lavorato una vita e ora, a un passo dal traguardo, si trova a pagare un pegno. Tanto più che quella dell’insegnante è una professione complessa e gravosa. Chi opera nella scuola è sottoposto a uno stress psico-fisico derivante dal rapporto diretto con gli studenti. È un lavoro usurante, non solo per chi insegna nei nidi e nella scuola dell’infanzia: anche i docenti della primaria e della secondaria dovrebbero poter accedere all’Ape Social”. E avere la possibilità di lasciare il servizio, senza decurtazioni, a 62, 63 anni, come avviene ancora oggi in Europa. Basti pensare a cosa avviene nella vicina Francia, con un milione e mezzo di persone in piazza contro la riforma pensionistica che ha in mente il presidente Macron. Riforma che, se passasse in toto, modificherebbe il sistema pensionistico, lasciandolo comunque migliore, più equo e conveniente di quello italiano”.

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Al via i primi corsi in Education Marketing accreditati MIUR

Posted by fidest press agency su sabato, 16 novembre 2019

Milano La prossima edizione del corso “Comunicazione strategica per le scuole” si terrà il 28 novembre alle ore 15 a Milano. Per la prima volta in Italia, grazie alla collaborazione tra Education Marketing Italia e Oppi, nascono i corsi di formazione per docenti e dirigenti scolastici che trattano tematiche di marketing e comunicazione legate all’ambito scolastico e formativo.Finora, nella vasta offerta formativa per insegnanti presente sul mercato, si è posta grande attenzione a tematiche di natura didattica, senza prendere in considerazione l’utilità di corsi che aiutassero le scuole a comunicare al meglio e in maniera strategica la propria offerta sul territorio. Con questo obiettivo sono nati i corsi di formazione erogati in collaborazione con Oppi, ente certificato MIUR, pensati appositamente per le scuole che vogliano migliorare la propria promozione ed orientamento in entrata.Education Marketing Italia e Oppi hanno attivato i primi due corsi di comunicazione e marketing: “Organizzare Open Day Efficaci” e “Comunicazione Strategica per le scuole”. Ciascun corso è valido per l’obbligo formativo ed ha una durata di 4 ore. Trattandosi di formazione accreditata, i corsi si possono acquistare sia come Istituto Scolastico sia utilizzando la Carta del Docente.Education Marketing Italia propone due modalità di partecipazione ai corsi: la prima è on-demand, direttamente nella scuola che richiede il corso, attraverso una soluzione personalizzata sulle esigenze della scuola stessa; la seconda modalità è partecipando ai corsi che periodicamente Education Marketing Italia programmerà in diverse location sul territorio italiano.

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Dirigenti scolastici: Sindacati rappresentativi e Miur a confronto sulla sicurezza il 29 ottobre

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 ottobre 2019

Ciò accadrà alla vigilia del sit-in e della protesta cui ha aderito Udir lanciata autonomamente da più di 600 presidi non più disposti a lavorare ogni giorno con il rischio di essere sospesi dal servizio, come è accaduto alla ds Franca Principe per delle responsabilità di cui devono essere esonerati, perché non hanno il potere di spesa per gli interventi sulla messa in sicurezza degli edifici, come chiedono anche due proposte di legge del PD e del M5S al vaglio del Parlamento. Marcello Pacifico (Udir): È arrivato il momento di modificare la norma (TU, d.lgs. 81/08) nella legge di Bilancio. La politica intervenga subito senza più chiacchiere, perché la vita degli studenti e dei lavoratori deve essere tutelata
Ancora malumore tra i dirigenti scolastici: dopo anni in cui sono stati lasciati soli in balia delle responsabilità e di più di 105 capi d’accusa, molti di essi hanno apposto un secco “No” e credono sia giunta l’ora che lo Stato li tuteli maggiormente. Infatti, “dirigenti scolastici provenienti da tutte le parti di Italia si sono mobilitati per la questione sicurezza strutturale degli edifici scolastici. Infatti, il 30 ottobre 2019 si sono dati appuntamento all’Istituto Da Vinci di Roma per raggiungere il Miur per un sit-in che dovrebbe portarli ad incontrare se non il Ministro Lorenzo Fioramonti almeno uno o più sottosegretari. Chiedono tutela, contro delle norme che non solo considerano ingiuste ma anche pericolose per chi frequenta le scuole”. Si ricorda che protesta si è innescata in seguito alla “sentenza di condanna della Cassazione di una loro collega, ritenuta responsabile proprio in quanto preside della caduta di un ragazzo da un lucernario durante gli esami di Maturità del 2011 nella sua scuola. Quel giorno una bidella aveva lasciato aperta la porta che portava nella zona pericolosa ma comunque è stata riconosciuta anche una responsabilità «oggettiva» della dirigente”. Dunque “la clamorosa decisione della Corte ha spinto i dirigenti di tutta Italia a chiedere una riflessione al ministero sulle responsabilità per ciò che riguarda le scuole e soprattutto lo stato degli edifici scolastici”.

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Scuola: Il bonus 500 euro per aggiornamento professionale spetta anche agli educatori

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 ottobre 2019

Questa volta lo ha detto la Corte di Appello di Firenze che ha respinto l’appello del MIUR e confermato il diritto rivendicato dal ricorrente. Il personale educativo, infatti, è inquadrato nel contratto come personale docente. “Ora – chiede Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – il Parlamento trovi nuove risorse nella legge di Bilancio per estendere tale facoltà a tutto il personale educativo ma anche al personale Ata e soprattutto a tutto il personale precario, perché la formazione è un diritto-dovere di tutti i lavoratori della scuola, indipendentemente dalla durata del contratto per garantire un’istruzione migliore”. Anief sostiene da tempo e crede tantissimo nella battaglia legale di certe professionalità. Gli educatori, del resto, sono a tutti gli effetti dei maestri della scuola primaria e non si comprende il motivo per il quale, anche se già di ruolo, debbano essere esclusi dal bonus di aggiornamento professionale. Considerato che dal Parlamento e dal Miur continuano a giungere segnali di chiusura, il giovane sindacato ha deciso da tempo di avviare il contenzioso al giudice del lavoro per il personale educativo che non ha beneficiato della decisione del Tar.
La scorsa estate, infatti, il Tar del Lazio, con la sentenza n. 9474/2019, ha dato il via libera alla partecipazione degli educatori interessati di prendere parte alle sessioni suppletive del concorso per la scuola dell’infanzia e primaria, sia su posto comune che su sostegno. Ed il concetto adottato dai giudici è sempre lo stesso: risiede nell’art 38, comma 2, del CCNL scuola, ad iniziare dal contratto del 1994/97, il quale stabilisce chiaramente che “il personale educativo dei Convitti e degli Educandati rientrano nell’area contrattuale e nella funzione docente”. Inoltre, il personale educativo partecipa alla funzione di formazione e di istruzione degli allievi, convittori e semiconvittori, ed è collocato espressamente all’interno dell’area professionale del personale docente. Pertanto, è ormai acclarata la piena equiparazione, a ogni effetto di legge, del profilo professionale di educatore con quello di docente. “Siamo sempre stati convinti – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – che gli educatori operano in prevalenza nei convitti nazionali pubblici in qualità di docenti a tutti gli effetti. Tra l’altro, si tratta di un numero non altissimo di dipendenti: quindi, i risparmi per le casse dello Stato che deriverebbero dalla loro esclusione sarebbero davvero poco consistenti. La platea di beneficiari del bonus annuale, comunque secondo l’Anief, è destinata ad allargarsi: riteniamo, infatti, che anche il personale Ata e i precari debbano accedere alla somma introdotta dal Governo Pd con l’articolo 1 comma 12 della Legge 107/2015”.

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Scuola: Sostegno, il Miur stanzia fondi per la formazione e promette corsi per 42 mila posti nel triennio

Posted by fidest press agency su domenica, 27 ottobre 2019

Il Miur ha stanziato 5 milioni per la formazione in servizio dei docenti sull’inclusione scolastica e presto si svolgeranno nuovi concorsi. L’annuncio è stato fatto dalla sottosegretaria all’Istruzione Lucia Azzolina, intervenendo alla Camera dei deputati, in Commissione Cultura, sul tema dell’inclusione scolastica e sull’attuazione delle nuove norme in materia: “Stiamo operando per assegnare oltre 5 milioni di euro non solo per la formazione dei docenti di sostegno, ma anche per quella di tutto il personale scolastico, per rendere tutta la comunità scolastica, in ogni sua declinazione, formata per accogliere la diversità”, ha detto la sottosegretaria.
Quanto al sostegno, “sta per concludersi – ha aggiunto la rappresentante di Governo – il quarto ciclo del corso di specializzazione per 14 mila posti. Ne seguiranno altri due, di cui uno sarà bandito a breve, ciascuno per altri 14.000 posti. Nel complesso, quindi, i posti banditi saranno 42 mila nel triennio 2018/2020. In questo modo si concorre a soddisfare l’esigenza di coprire il fabbisogno di docenti specializzati, evitando il ricorso a personale a tempo determinato sprovvisto di titolo di specializzazione per il sostegno”.
Azzolina, scrive Orizzonte Scuola, ha anche ricordato che, pure per effetto del decreto-legge sulla scuola “già approvato in Consiglio dei Ministri e alla firma del Presidente della Repubblica, saranno a breve banditi i concorsi ordinari per il primo e secondo ciclo di istruzione, nonché il concorso straordinario per la scuola secondaria per coprire tutti i posti vacanti e disponibili, inclusi quelli di sostegno”. Il sindacato Anief plaude all’attenzione che l’attuale Governo sta conferendo al sostegno e ai quasi 300 mila alunni disabili certificati iscritti nelle nostre scuole, tuttavia, reputa necessario superare subito, già nella prossima legge di bilancio, il vulnus degli oltre 50 mila posti in deroga che ogni anno sono assegnati in supplenza e non in organico di diritto.

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Scuola, su precari e concorso accordo mortificante tra Cgil, Cisl, Uil e Miur

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 ottobre 2019

Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda hanno sbraitato per mesi che la soluzione al problema del precariato era vicina e sicura: come dimenticare le dirette video su Facebook, stile guerra del Golfo, per raccontarci minuto per minuto l’andamento delle trattative? Abbiamo ancora negli occhi le assemblee organizzate in tutta Italia dai sindacati collaborazionisti, in cui si promettevano azioni forti per difendere i diritti dei precari, si gridava all’affronto e allo scandalo, veniva indetto uno sciopero per poi ritirarlo. Questo lo spettacolo, una vera farsa, che si è chiuso ieri con un accordo vergognoso tra sindacati gialli e Miur, che possiamo sintetizzare in pochi semplici punti:
1) niente PAS e, quindi, niente abilitazione per accedere alla seconda fascia delle graduatorie d’istituto nel 2020;
2) concorso riservato selettivo in ingresso ed uscita per un numero di posti ridicolo (24000) ed altrettante briciole (24000) per il concorso ordinario quando le nostre scuole hanno bisogno di almeno 200.000 “precari fissi” ogni anno;
3) nessuna soluzione per i docenti vincitori di concorso ed idonei di infanzia, primaria, secondaria, che potranno solo scegliere nel 2020 di andarsene in una provincia del Nord, con un meccanismo simile a quello della 107, per non tornare mai più a casa e andare a rimpolpare le fila degli esiliati.
Ancora una volta i lavoratori possono vedere con i propri occhi a cosa porta la tanto decantata concertazione: un accordo a perdere che umilia i lavoratori precari – che da anni consentono il funzionamento della scuola pubblica statale – e prevede miseri 24000 posti per un concorso ordinario che vedrà la partecipazione di migliaia di aspiranti, mentre 200.000 supplenti stanno entrando anche quest’anno nelle scuole.
Nessun riferimento nell’accordo alla trasformazione dell’organico di fatto in organico di diritto, che da solo libererebbe più di 100.000 posti comuni e almeno 50.000 di sostegno, utilizzabili per le immissioni in ruolo dal 1 settembre 2020, garantendo anche i precari GaE infanzia e primaria, men che meno ci sono passaggi sull’aumento del tempo pieno al Sud ed interventi strutturali per garantire la continuità didattica e il ritorno dei docenti esiliati al Nord.Una Caporetto del sindacalismo giallo spacciato per grande accordo sindacale, il solito risultato che rivela l’assenza di un cambio di passo vero da parte del nuovo Ministro.Crediamo che per chi lavora nella scuola sia arrivato il momento di ritornare ad un vero protagonismo. Bisogna aprire una stagione di lotte per ottenere investimenti nella scuola e finalmente cambiare passo rispetto ai governi e alle politiche di smantellamento della scuola pubblica statale degli ultimi vent’anni.

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Scuola: Al Miur arriva Lorenzo Fioramonti, Anief: va bene agire subito su precari e classi pollaio

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 settembre 2019

Il giovane sindacato rappresentativo fa i migliori auguri al neo ministro dell’Istruzione, dichiarandosi subito pronto ad incontrarlo al più presto, per portare soluzioni concrete e risolvere gli annosi problemi della scuola. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “Chiederemo da subito al ministro dell’Istruzione di farsi tramite per bloccare le riduzioni progressive di spesa pubblica previste per la Scuola nell’ultimo Def, con decrementi continui fini al 2040. Sull’immediato, sarà altrettanto importante intervenire su sei punti di legislatura, con il vero decretosalvascuola, non fermandosi ai già annunciati interventi per stabilizzare i supplenti storici, entrati nel mirino della Commissione UE, e cancellare le classi troppo numerose: sarà indispensabile agire con immediatezza sull’adeguamento degli organici di fatto a quelli di diritto e organici differenziati per territorio; sul reclutamento dalle attuali graduatorie (GaE, graduatorie di merito e d’istituto); certamente sull’immissione in ruolo dei precari, non solo docenti, ma anche Ata, educatori ed assistenti alla comunicazione, lsu; sulla conferma dei ruoli degli insegnanti assunti con riserva dopo il superamento dell’anno di prova; sulla parità di trattamento tra personale precario e di ruolo con rivisitazione della ricostruzione di carriera; sull’utilizzo delle risorse risparmiate nella scuola per rinnovare i contratti con incrementi medi di 200 euro mensili e mobilità ordinaria annuale insieme a corsi abilitanti ordinari”.
Con il Governo Conte due, al posto del leghista Marco Bussetti, arriva il pentastellato Lorenzo Fioramonti. La sua è una promozione, dopo avere ricoperto il ruolo di sottosegretario nell’esecutivo uscente. Fioramonti è un docente universitario – professore ordinario di Economia Politica all’Università di Pretoria (Sudafrica) – e vanta un curriculum di alto livello: è il primo e l’unico ad aver conseguito la “Cattedra Jean Monnet” in Africa. Speriamo che sia anche il primo ministro a volere risolvere dei problemi della scuola che i suoi predecessori non hanno nemmeno scalfito.

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Scuola: Personale Ata, il Miur annuncia 8.408 assunzioni

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 luglio 2019

Anche per il personale Ata della scuola, il Governo e l’amministrazione scolastica non hanno alcuna intenzione di cancellare il precariato. L’Amministrazione ha appena comunicato ai sindacati che le immissioni in ruolo di questa estate, per l’anno scolastico 2019/2020, copriranno il turn over: si tratta di appena 8.408 posti. Ma siccome i dati si riferiscono alle uscite certificate dall’Inps fino all’11 luglio scorso, è praticamente scontato che vi saranno diversi posti ancora non considerati, come quelli residui per Quota 100 e le domande di pensionamento che l’istituto di previdenza sta ancora valutando, che andranno ad incrementare le supplenze annuali. Le quali, ufficialmente si collocano, ha riferito il Miur, quasi a 20 mila unità, per l’esattezza 19.942. Marcello Pacifico (Anief): “Continuiamo a rimanere sconcertati per la passività con cui gli altri sindacati recepiscono queste informazioni sulle assunzioni in ruolo più che ribassate, a fronte di un numero decisamente maggiore di posti liberi. Perché ai 20 mila citati dal ministero dell’Istruzione, se ne aggiungono probabilmente altrettanti, nascosti abilmente in organico di fatto con i soliti stratagemmi che permettono all’amministrazione e allo Stato di risparmiare sui mesi estivi e sulle assunzioni, perché in questo modo non si adeguano gli stipendi e non si fanno ricostruzioni di carriera che farebbero scattare gli arretrati. Senza dimenticare che anche per il personale Ata andrebbero aggiunti almeno 20mila Ata per il potenziamento, invece assegnato solo per i docenti. Per questi motivi, invitiamo il personale Ata che ha svolto 36 mesi di servizio a ricorrere con Anief, presso il giudice del lavoro, per ottenere l’immissione in ruolo e un equo risarcimento danni per la sua ratificazione tardiva”. Il Miur ha comunicato le assunzioni a tempo indeterminato da attuare per il personale Ata: si tratterà in prevalenza di assistenti amministrativi e i collaboratori scolastici. Seguono i tecnici di laboratorio, mentre saranno ridotti ai minimi termini, a poche unità, le immissioni in ruolo dei cuochi, degli addetti alle aziende agrarie, dei guardarobieri e degli infermieri, pur in presenza di decine o centinaia di posti vacanti e disponibili. Come se non bastasse, riferisce la rivista Orizzonte Scuola, “sembra non sia stata ancora formalizzata la richiesta al MEF, per cui il dato numerico è ancora ufficioso”.

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Scuola: Posti vacanti fino al 30 giugno?

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 giugno 2019

Mentre la scuola pubblica italiana si avvia a vivere il record delle supplenze annuali, come confermato nei giorni scorsi dalla Corte dei Conti, per colpa del Miur che continua ad ignorare la riapertura delle GaE e lo scorrimento del doppio canale di reclutamento, gli uffici scolastici continuano ad applicare norme tese a risparmiare sui costi del bilancio pubblico, ma a spese degli interessi del personale precario. Una di queste adozioni illegittime che continua a perpetrarsi, in modo palesemente illegittimo, è la riduzione ingiustificata della supplenza di due mesi, collocando la scadenza al 30 giugno anziché al 31 agosto dell’anno successivo. Marcello Pacifico (Anief): Il Miur e i suoi uffici scolastici continuano a far finta di non sapere che la natura della cattedra non cambia a seconda di chi la conferisce. Se un posto è libero,va assegnato in supplenza annuale fino al 31 agosto dell’anno successivo, come prevede la legge 124/99. La Cassazione lo ha già confermato più volte. Chi ricorre dimostrando la vera natura del suo posto nel rispetto della normativa interna, non può essere penalizzato.Per giustificare il “giochino” che porta via al supplente due stipendi pieni, l’amministrazione non sa più cosa inventarsi. Soprattutto dopo che anche il diritto comunitario e le direttive di Bruxelles sono indirizzate in difesa del diritto leso al lavoratore precario. Una delle spiegazioni più bizzarre è stata fornita ad un assistente tecnico precario della rivista Orizzonte Scuola, subentrato ad un collega di I fascia con un contratto di supplenza annuale scadenza 31 agosto, al quale l’ufficio scolastico e il dirigente interpellato hanno detto che “sul motivo per cui al precedente assegnatario venga stipulato un contratto di supplenza annuale (scadenza 31 Agosto) mentre a chi segue di supplenza temporanea (scadenza 30 Giugno), ritengono che essendo il posto già stato in precedenza assegnato (anche se da un precario) il successivo contratto debba essere stipulato secondo la lettera B (e non A) del summenzionato decreto”.

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Scuola Precari, Anief scrive al Miur: assunzioni in arrivo solo per il 33%

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 giugno 2019

Il sindacato ritiene la misura insufficiente per debellare la piaga del precariato scolastico in procinto di essere avviata dal ministero dell’Istruzione, che salva circa 24 mila supplenti abbandonando tutti gli altri. Marcello Pacifico (Anief): Così non si risolve niente. Non servono assunzioni una tantum ma soluzioni a regime. Il giovane sindacato boccia la proposta unitaria dei sindacati rappresentativi sul reclutamento e rilancia con la richiesta di riapertura delle GaE, immissioni in ruolo da graduatorie d’istituto, assunzione di tutti gli idonei delle graduatorie di merito e delle GRME, oltre alla conferma dei ruoli di chi è stato assunto con riserva. Per gli Ata si chiede l’avvio dei passaggi verticali per tutti i profili e quote riservate nel concorso Dsga per gli amministrativi facenti funzione nel ruolo superiore. Scarica il documento inviato dal sindacato al Miur. Per il bene della scuola e di chi la vive ogni giorno, ci sono alcune questioni aperte che necessitano di essere affrontate con prontezza. Come quella del reclutamento di determinate categorie di lavoratori. A questo scopo, Anief ha inviato una proposta operativa al ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, al sottosegretario all’Istruzione Salvatore Giuliano e a diversi dirigenti Miur, sulla prossima attivazione dei Pas, i percorsi abilitanti riservati ai docenti che hanno svolto almeno 36 mesi di supplenze e sugli assistenti amministrativi facenti funzioni Dsga. Tutte proposte che intendono conferire un respiro universale alle richieste formulate in questi giorni dagli altri sindacati rappresentativi sul medesimo tema.
Sul primo punto, riguardante i Pas, per i quali ci sarà un incontro dopodomani al Miur, Anief sostiene che un percorso formativo “analogo a quello del 2013 e in continuità con quanto avvenuto nel 2006 o ancora tra il 1999 e il 2000 rappresenta una risposta ordinaria a un problema storico che vede migliaia di docenti chiamati ad insegnare senza abilitazione (oggi, in 10 mila insegnano persino dalle domande di messe a disposizione)” e che “vista l’abolizione del sistema di formazione iniziale, si suggerisce di ritornare a una gestione delegata agli Uffici scolastici regionali, magari in convenzione con le Università, sul modello della certificazione dei crediti universitari richiesti ai laureati, visto che si tratta di personale, comunque, con 36 mesi di servizio prestato”.
Si adotterebbe un piano straordinario di stabilizzazione “riservato soltanto a un precario su tre (55 mila gli aspiranti interessati con 36 mesi di servizio che potenzialmente diventano 75 mila con 24 mesi), visto che si vorrebbero stabilizzare soltanto i primi 24.250 posizionati in graduatoria senza una selezione se non per titoli, a differenza del primo concorso riservato, che di fatto escludono ancora una volta gli insegnanti tecnico-pratici nonostante l’intervento recente del legislatore che ne valida il titolo fino al 2024”.
Secondo Anief, inoltre, c’è “poca chiarezza sul reclutamento degli attuali insegnanti abilitati, inseriti o meno delle GRME e non nelle GAE, e degli idonei dell’ultimo concorso ordinario le cui graduatorie di merito sono state prorogate a quest’anno e per i quali sarebbe opportuno consentire l’immissione in ruolo in altra regione come per gli ex FIT la possibilità di scegliere un posto diverso da quello accantonato. Ad ogni modo, una soluzione una tantum e per un terzo degli interessati appare discriminatoria e in verità poco risolutiva perché continua a reiterare il precariato delle graduatorie d’istituto”.

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Scuola: Proseguono in questi giorni gli incontri al Miur sul rinnovo del prossimo Ccnl

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 maggio 2019

Ad affermarlo è Marco Bussetti: a quanto pare sono incontri tecnici, com’è evidente pure daI comunicati delle parti sindacali firmatarie dell’intesa del 24 aprile; Anief continua a essere non invitata, nonostante sia stata dichiarata rappresentativa dall’Aran. Il sindacato: sarebbe un grande esercizio di democrazia, da parte dell’amministrazione, attendere la certificazione della rappresentatività sindacale per il triennio 19-21.
Marcello Pacifico (Anief): Sugli stipendi si continua a parlare di aumenti a tre cifre, ma poi ci si accorge che, dopo gli incrementi del 3,48% e gli arretrati ridicoli di un anno fa, finora si è provveduto ad introdurre solo una parziale indennità di vacanza contrattuale.Proseguono gli incontri al Miur: a dichiaralo è lo stesso Ministro dell’istruzione Marco Bussetti, in un’intervista al quotidiano Il Tempo. A questi incontri partecipano le parti sindacali firmatarie dell’intesa del 24 aprile, intesa che Anief non ha voluto firmare: per questo motivo il sindacato continua a non essere convocato. Tuttavia, occorre ricordare che il 15 gennaio 2019 il Collegio di indirizzo e controllo dell’A.Ra.N., con la delibera n. 1, ha approvato le tabelle contenenti, per il triennio contrattuale 2019-2021, l’accertamento provvisorio della rappresentatività delle Organizzazioni sindacali nelle aree e nei comparti di contrattazione, attestando, per il comparto istruzione e ricerca, all’ANIEF una percentuale del 6.16%. Il carattere di provvisorietà dell’accertamento della rappresentatività di comparto deriva dalla circostanza che non è stato ancora stipulato il Ccnq di definizione dei comparti e delle aree di contrattazione per il triennio 2019-2021, ma di fatto l’Anief ha già ottenuto, come sopra riportato, la certificazione della rappresentatività per il triennio 2019-2022. Sarebbe un grande esercizio di democrazia, da parte dell’amministrazione, attendere la certificazione della rappresentatività sindacale per il triennio 19-21 prima di avviare una nuova contrattazione o coinvolgere comunque Anief, che tutti sanno esser divenuta rappresentativa fin dai primi incontri. Inoltre, ad aggravare questa situazione molto spiacevole concorrono altri due aspetti: il primo è che domani siamo stati convocati all’ARAN per l’apertura delle trattative per il rinnovo del Ccnq sulle prerogative sindacali, quindi con un nuovo scenario politico sindacale; il secondo è che alcuni funzionari del Miur, dopo nostre rimostranze, ci avevano assicurato che si trattava solo di incontri politici e non tecnici, ma le dichiarazioni del ministro e i comunicati delle parti sindacali firmatarie dell’intesa del 24 aprile fanno intendere altro; ci pare di poter affermare che evidentemente in Italia non basta vincere le elezioni per ottenere l’agibilità sindacale.

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Scuola: Aumenti di stipendio, incontro inutile al Miur

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 maggio 2019

Le parti starebbero focalizzando le attenzioni sull’atto di indirizzo, il quale però non può essere emanato per il rinnovo del CCNL 2019/2021 sino a quando non si firmerà l’accordo quadro sulla nuova rappresentatività sindacale. Inoltre, non esiste in Parlamento alcuna nota di aggiornamento del DEF che vada oltre la parziale indennità di vacanza contrattuale introdotta con lo stipendio dello scorso mese di aprile e i micro-aumenti previsti da giugno, e superi gli ulteriori tagli al settore dell’istruzione fino al 2045. Marcello Pacifico (Anief): Mentre Anief ha già trovato risorse certe per aumenti medi di 240 euro per docenti, educatori e Ata, al Miur si naviga a vista e si fanno promesse su nuovi incontri che non potranno essere risolutori. Intanto, il giovane sindacato sta valutando se citare il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti per attività anti-sindacale, vista la continua esclusione da ogni riunione nonostante ripetuti inviti e diffide. Approvare un atto di indirizzo condiviso, tra parte pubblica e sindacati, per arrivare in tempi brevi alla firma del CCNL scuola 2019-2021, così come previsto dall’intesa di Palazzo Chigi sul comparto Istruzione del 24 aprile scorso: è il punto più importante che arriva dall’ultimo tavolo tecnico tenuto al Miur sugli aumenti di stipendio del personale della scuola. Sembra che tra le due parti vi sia la volontà di chiudere la “partita” dell’atto d’indirizzo, in modo da utilizzare al meglio le risorse da stanziare per la legge di bilancio 2020, per gli incrementi salariali, per la valorizzazione professionale dei docenti, per il recupero dell’annualità 2013, per la progressione di carriera del personale docente, amministrativo, tecnico e ausiliario. “È utile sapere – scrive La Tecnica della Scuola, – che l’Atto di Indirizzo, verrà predisposto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri sulla base delle proposte e degli accordi raggiunti con i sindacati, poi dovrà essere inviato all’Aran al fine di consentire alle parti di concludere l’iter contrattuale. La curiosità di molti è quella di conoscere da dove arriveranno i miliardi di euro che serviranno a chiudere un contratto che dovrebbe aprire le porte all’adeguamento degli stipendi dei prof ai livelli medi europei”. La curiosità sulle risorse da reperire, parliamo di almeno 3 miliardi di euro, giunge anche dalle stesse organizzazioni sindacali. E al ministero dell’Istruzione, al momento, si limitano ad ascoltare: “il Miur – scrive oggi Orizzonte Scuola – ha ribadito l’impegno a reperire le necessarie risorse in ottemperanza a quanto contenuto nell’intesa del 24 aprile scorso”, promettendo anche la realizzazione di “un indice ragionato dei contenuti del prossimo rinnovo, da rendere disponibile entro il 3 giugno” prossimo.
Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “si continua a parlare di aumenti degli stipendi a tre cifre ma poi ci si accorge che dopo gli incrementi del 3,48% e gli arretrati ridicoli, di un anno fa, finora si è provveduto ad introdurre solo una parziale indennità di vacanza contrattuale. Per il resto, lo stesso accordo del 24 aprile, solo vaghe promesse. Così gli stipendi rimangono da fame, tra i più bassi della pubblica amministrazione e quasi tutti i colleghi d’Europa, a livello stipendiale, continuano a guardarci dall’alto. Questo lo sanno bene alcuni raggruppamenti politici, uno in particolare, che non perde occasione di sponsorizzare l’autonomia differenziata agganciandola ad improbabili aumenti riservati, peraltro, ad alcune Regioni, nel tentativo di convincere il personale a dare supporto all’iniziativa incostituzionale”. “Noi, che rimaniamo con i piedi per terra, continuiamo a dire no alle gabbie salariali e sì ad un incremento di stipendio per tutti i dipendenti scolastici degno di questo nome. Come si sono trovati i soldi per il reddito di cittadinanza – conclude il sindacalista autonomo – ora si trovino per chi percepisce oggi uno stipendio ancora ben al di sotto del costo della vita”.

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Scuola: Il Miur proroga la presentazione delle domande di aggiornamento-reinserimento in GaE

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 maggio 2019

Anief, visto l’alto numero di richieste e i problemi informatici riscontrati, apre sportelli straordinari durante il weekend e proroga le adesioni ai ricorsi al 24 maggio per tutti i nuovi ricorrenti e per chi ha già attivato con il nostro studio legale il contenzioso in passato. Ricorda che è necessario per l’adesione alla nuova iniziativa legale inviare la domanda telematica o cartacea entro i termini prescrittivi della nota ministeriale.Il Miur, attraverso una nota, comunica che, in seguito alle problematiche di Istanze Online, ai fini della presentazione delle domande di aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento, è stato prorogato il termine ultimo del 16 maggio 2019; infatti, le domande si possono presentare sino al 20 maggio ore 14.
Nella nota ministeriale, come riporta la rivista specializzata Orizzonte Scuola, si evidenzia “che la proroga riguarda esclusivamente la presentazione delle istanze, mentre per il conseguimento dei titoli resta ferma la data del 16 maggio 2019”. Si ricorda che è possibile richiedere: permanenza e/o aggiornamento del punteggio con cui si è inseriti in graduatoria; reinserimento in graduatoria (docenti depennati per non aver presentato domanda di aggiornamento nei bienni/trienni precedenti); conferma dell’iscrizione con riserva o scioglimento della stessa; trasferimento da una provincia ad un’altra, anche per i docenti inseriti con riserva. “La domanda di permanenza, di aggiornamento, di conferma dell’inclusione con riserva o di scioglimento della riserva va inoltrata all’Ufficio Scolastico Provinciale (USP) che ha gestito la relativa domanda per il triennio 2014-17, poi prorogato dalla legge n. 21/2016. La domanda di reinserimento va inoltrata all’USP dalle cui graduatorie ad esaurimento il candidato era stato cancellato, eccetto il caso in cui l’aspirante chieda contestualmente il trasferimento in altra provincia. La domanda di trasferimento, anche della posizione con riserva (conferma o scioglimento) e in caso di reinserimento, va inoltrata all’USP della provincia prescelta”.Il sindacato Anief, alla luce delle nuove disposizioni del Miur, comunica che ha prorogato le adesioni ai ricorsi per l’aggiornamento / inserimento in GaE al 24 maggio e ha disposto l’apertura di sportelli straordinari anche in questo fine settimana. Si ricorda che per aderire al contenzioso bisogna, comunque, inviare entro le ore 14 del 20 maggio la domanda online o cartacea.
I ricorrenti che hanno, in passato, presentato ricorso per Reinserimento, viste le disposizioni del decreto ministeriale loro concernenti e i particolari chiarimenti presenti in una Nota Miur, devono seguire, comunque, le indicazioni specifiche ricevute anche dall’ufficio legale di Anief.

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Istruzione: Tutto pronto per il maxi concorso per maestri della scuola dell’Infanzia e Primaria

Posted by fidest press agency su martedì, 30 aprile 2019

Ma il Miur ripete gli stessi errori del concorso riservato. Diversi risultano esclusi, pronti a ricorrere con Anief, a partire dagli educatori che chiedono accesso all’infanzia. Intanto, il sindacato fornisce assistenza legale per tutti i vincitori del precedente concorso non ancora assunti per rivendicare il ruolo e chiede che gli idonei delle vecchie graduatorie possano essere assunti almeno in altra regione. È in fase di decollo la procedura selettiva per i maestri della scuola statale del primo ciclo, con 16 mila posti a disposizione: “Per il bando sull’infanzia primaria siamo quasi pronti, avevamo pensato 10 mila posti e siamo riusciti ad averne 16 mila.” ha affermato il Ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, presente a L’Aquila per un convegno. Al concorso parteciperanno i diplomati magistrale espulsi dalle GaE dal Consiglio di Stato, i laureati in Scienze della Formazione e tutti i precari in possesso di un titolo analogo. Le immissioni in ruolo dei vincitori si realizzeranno dal mese di settembre 2020: verrà assegnato ai vincitori il 50% dei posti (l’altro 50% alle GaE). Di questo 50%, il 25% spetterà al concorso straordinario e l’altra parte al concorso ordinario. Si prevede una prova selettiva scritta ed una orale. La preselettiva ci sarà solo nel caso in cui le domande di partecipazione siano superiori di tre volte rispetto al numero dei posti: la sua attuazione, comunque, si dà praticamente per scontata. Così il numero di partecipanti toccherà numeri stratosferici. Per il concorso che porterà in cattedra forse 16 mila nuovi docenti si è in dirittura d’arrivo. Anche se “non si conosce ancora la distribuzione tra le regioni”, scrive Orizzonte Scuola, è chiaro il resto, a partire dai requisiti di accesso, riscontrabili nel Decreto Legislativo n. 59/2017, poi modificato dalla Legge di Bilancio 2019: diploma magistrale e diploma sperimentale a indirizzo linguistico, conseguiti presso gli istituti magistrali entro l’a.s. 2001/02, o analogo titolo di abilitazione conseguito all’estero e riconosciuto in Italia; laurea in Scienze della Formazione Primaria o analogo titolo estero equipollente. Per i posti di insegnamento sul sostegno è richiesta la specializzazione. Per l’accesso al concorso non è richiesto, invece, alcun servizio di insegnamento.
A complicare le cose è stata anche la decisione di introdurre il concorso straordinario del primo ciclo, riservato allo stesso ciclo scolastico, con il DDG n. 1456 del 9 novembre 2018, che servirà solo a creare l’ennesima graduatoria. La svolta nel reclutamento si avrebbe invece con la riapertura della GaE, la stabilizzazione automatica di chi ha effettato già 36 mesi di supplenze e l’assegnazione di risarcimenti adeguati, in presenza dei tanti abusi nei confronti del personale precario o anche già di ruolo. Anief, infine, tutela anche chi è stato licenziato, anche se oggi di ruolo, avviando la più grande battaglia giudiziaria conosciuta dallo Stato per violazione della normativa comunitaria presso il tribunale di Roma con richieste di risarcimenti milionari”. Si ricorda che in occasione del concorso del 2016, “aperto solo ai docenti abilitati, bandito nel febbraio del 2016” e che “prevedeva prova scritta e orale”, sono state “poche le regioni che hanno concluso in tempo per le immissioni in ruolo 2016/17”. Basta dire che oggi vi sono ancora migliaia di docenti, vincitori di quel concorso, che ancora rischiano di non essere mai immessi in ruolo. Su questo punto, ha fatto bene il M5S a chiedere ed ottenere una proroga di quelle graduatorie per almeno un altro anno. Per accedere ai posti comuni del concorso del primo ciclo (le classi di concorso a cui dà accesso la propria laurea) bisognerà essere in possesso dell’abilitazione specifica sulla classe di concorso oppure della laurea (magistrale o a ciclo unico, oppure diploma di II livello dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica, oppure titolo equipollente o equiparato, coerente con le classi di concorso vigenti alla data di indizione del concorso) e 24 CFU nelle discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche.
Per i posti comuni, inoltre, potrà partecipare al concorso, senza conseguire i 24 CFU, chi si candiderà dopo avere acquisito un’abilitazione per un’altra classe di concorso o per un altro grado di istruzione, fermo restando il possesso del titolo di accesso alla classe di concorso ai sensi della normativa vigente. Per gli ITP, gli Insegnanti Tecnico Pratici collocati nella tabella B del DPR 19/2016 modificato dal Decreto n. 259/2017, ancora per alcuni anni continuerà a bastare il diploma di accesso alla classe della scuola secondaria.
Anche su questo ambito, per i posti di sostegno servirà il titolo di specializzazione sulla didattica “speciale”. Infine, i docenti con tre annualità di servizio (anche non continuativo, su posto comune o di sostegno, nel corso degli otto anni scolastici precedenti, entro il termine di presentazione delle istanze di partecipazione) potranno partecipare al concorso con la sola laurea, senza quindi i 24 CFU, per una delle classi per le quali hanno un anno di servizio svolto. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, l’allestimento della procedura concorsuale ordinaria doveva essere accompagnata da un processo di stabilizzazione dei precari storici, attraverso l’apertura delle GaE. La stragrande maggioranza dei maestri abilitati, con diploma magistrale e con laurea in Scienze della formazione primaria, parliamo di oltre 100 mila docenti, si ritroverà relegata nelle graduatorie d’istituto utili al conseguimento delle sole supplenze. Così facendo, con questo procedere, non si potrà fare altro che replicare quello che è accaduto la scorsa estate, quando 33 mila posti che dovevano andare alle immissioni in ruolo si sono persi nel nulla, per essere poi assegnati proprio a supplenza e agli stessi docenti che invece dovevano essere assunti da GaE”.

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Scuola – Miur: sindacati verso la rottura: sarà una primavera molto “calda”

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 aprile 2019

Regionalizzazione, precari e contratto: sono i temi principali che stanno portando le organizzazioni sindacali rappresentative a una grande mobilitazione, sulle posizioni di Anief, pronta ad aderire a un nuovo probabile sciopero generale che, a distanza di quattro anni, potrebbe riportare in piazza quel milione di lavoratori, segno della fine del consenso del Governo Renzi a causa dell’approvazione della Buona scuola.Marcello Pacifico (presidente Anief): Il nuovo Governo giallo-verde deve uscire allo scoperto e decidere d’invertire l’attuale strada chiusa sul precariato e sulla regionalizzazione, a fronte delle sempre più numerose richieste di risarcimento per l’abuso dei contratti a termine e la disparità di trattamento tra personale a tempo determinato e di ruolo. Si può dare maggiore autonomia alle Regioni senza minare l’unità nazionale e tradire la scuola dell’autonomia, si può cominciare ad affrontare il tema del precariato riaprendo le Gae ed estendendo il doppio canale di reclutamento alle graduatorie d’istituto senza operare la stabilizzazione diretta da fare comunque per il personale educativo ed Ata dove non vi sono concorsi, si possono aumentare gli stipendi di altri 90 euro rispetto ai 15 euro previsti utilizzando le risorse dei tagli. Se il Governo Conte vuole, ci convochi, ascolti le nostre proposte ed eviti uno sciopero generale che potrebbe compromettere la fiducia del Paese nel Cambiamento.
Tuttoscuola scrive che quelli sindacali non sono “semplici proclami” e che quindi “potrebbe esserci una conclusione di anno scolastico molto calda nelle scuole italiane, dopo la decisa presa di posizione unitaria dei cinque maggiori sindacati rappresentativi del comparto, al termine dei tre attivi unitari dei giorni scorsi”. Va però spiegato che se Anief “non ha aderito alle iniziative” e “persegue modalità di azioni rivendicative autonome” è solo perché non è stata mai inviata agli incontri congiunti organizzati dalle altre organizzazioni di categoria.
Anief sostiene comunque in pieno la protesta unitaria che potrebbe culminare nello sciopero: una contestazione incentrata, peraltro, su rivendicazioni che sono dei ‘cavalli di battaglia’ del giovane sindacato, come il ricorso alla Corte di giustizia europea per le mancate stabilizzazioni e l’inadeguatezza degli stipendi, oggi raccolte e rilanciate da altri. E si dichiara pronta sin d’ora a condividere una sempre più probabile mobilitazione collettiva, sulla scia dello storico sciopero del 5 maggio 2015. “Quando ci sono problemi gravissimi irrisolti, come quelli che sta vivendo la scuola – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief -, la protesta compatta è un segnale importante. Di fronte al quale qualsiasi Governo deve fermarsi e chiedersi il perché di tanta opposizione. Non andò così quattro anni fa, dopo lo sciopero più importante degli ultimi 30 anni: il Partito democratico non ne volle tenere conto e arrivò ad approvare in Parlamento, di lì a poche settimane, la riforma che di Buona Scuola aveva solo il nome”.

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Scuola: Piuttosto che pensare a nuovi concorsi, il Miur assuma chi li ha già vinti

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

E nel reclutare migliaia di idonei, la finisca di chiamare i precari soltanto per fare i supplenti. Il titolo o è valido per insegnare oppure no. Se un posto è senza titolare va dato in ruolo a chi lo ricopre ogni anno. Specializzare altri 14 mila insegnanti sul sostegno senza riaprire le GaE al personale abilitato genera nuovo precariato e questo Bussetti lo sa, replica Marcello Pacifico (Anief). Per non parlare, persino, del licenziamento di chi col diploma magistrale ha superato l’anno di prova.
Il ministro continua a parlare di procedure concorsuali come unica strada per arrivare al ruolo e fa l’esempio del sostegno, per il quale a breve si svolgeranno i test selettivi per far accedere ai corsi oltre 14 mila candidati. Solo che quella specializzazione, peraltro anche particolarmente esosa, replica Marcello Pacifico, presidente Anief, non garantisce alcuna stabilizzazione, ma solo la precedenza nel conferimento delle supplenze, quindi per garantirsi uno dei 50.000 posti di sostegno in deroga. E lo stesso vale per l’abilitazione conseguita con il superamento del concorso: sono attestati, gli ennesimi collezionati dai precari italiani, che aspettano il ruolo dopo aver superato le prove e una vita da supplenti. Il giorno in cui il Ministro vorrà dire davvero basta al precariato, allora non dovrà fare altro che riaprire le GaE a tutti i docenti abilitati, così da evitare per i precari storici della scuola ricorsi risarcitori in tribunale. “Il ministro dell’Istruzione dice che vuole vincere il precariato scolastico, ma poi sbaglia il progetto da attuare perché ciò si realizzi e così espone ancora di più il Miur ai ricorsi risarcitori in tribunale”: così ribatte Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, alle intenzioni espresse da Marco Bussetti durante una visita a Firenze a proposito dell’eccesso di personale non di ruolo che copre cattedre libere. “Vogliamo arrivare – ha detto il Ministro – a dare dignità ad una professione come quella del docente che vede molti, anzi decine di migliaia di docenti, lavorare da molti anni a tempo determinato. Vorremmo avviare le procedure concorsuali per la loro stabilizzazione”. Quando il Ministro dell’Istruzione parla di precariato omette alcuni passaggi fondamentali sull’avvio delle selezioni: la lentezza di attuazione dei concorsi; la decisione di considerare vincitori solo un numero ristretto e non tutti gli idonei; la volontà di fare selezione anche tra i precari storici, con oltre 36 mesi di servizio svolto, che invece devono essere immessi in ruolo con modalità automatiche; la scomparsa dei posti riservati ai vincitori come ancora avvenuto per l’ultimo concorso del 2016; la mancata armonizzazione tra organico di diritto e organico di fatto e la voluta ignoranza sui posti in deroga di sostegno. Su questo punto la Corte di Giustizia Europea, attraverso la decima Sezione Corte, pochi mesi fa ha emesso la sentenza C-331/17 Sciotto che, richiamando “la clausola 5 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che figura in allegato alla direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato”, ha ribadito come i Paesi membri non possano osteggiare tale indicazione e nemmeno discriminare determinate categoria di lavoratori. Quindi, pur di mantenere una posizione sbagliata, continuando a praticare l’abuso di precariato, l’Italia sta andando incontro ad una “bacchettata” non indifferente, sotto forma di sanzione, messa in atto da Bruxelles. Senza dimenticare l’exploit di ricorsi risarcitori in tribunale al quale stiamo assistendo già da alcuni anni. L’apice dalla inefficienza della politica adottata dal Ministero dell’Istruzione per vincere la supplentite nelle scuole si compie sul sostegno agli alunni disabili: “Avvieremo una certificazione dei corsi per 40 mila nuovi docenti specializzati in sostegno nei prossimi tre anni – ha dichiarato Bussetti –: già per 14 mila sono aperti i bandi per questo anno scolastico. Stiamo inoltre investendo sul “reclutamento perché il precariato è un problema”. “Pensare di risolvere il precariato scolastico con i concorsi, dimenticando che ci sono anche da stabilizzare oltre 100 mila precari già selezionati e abilitati all’insegnamento, rappresenta un’opera di demagogia che non possiamo accettare”, commenta il professor Marcello Pacifico.

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Anief: il nuovo modo di fare sindacato

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

Quella della rappresentatività sindacale è solo “una prima tappa: vogliamo arrivare a quote sei zeri ed essere ascoltati seriamente nei tavoli nazionali di comparto e confederali, dai vertici europei perché vogliamo una scuola sempre più giusta e ancorata agli standard europei”. A dirlo è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, nel corso di un’intervista rilasciata oggi ad ​Orizzonte Scuola​, pochi giorni dopo che ​l’Aran l’ha annoverata come rappresentativa del personale del comparto dell’istruzione e Ricerca. Il sindacalista autonomo ha affrontato molti temi: contratto, mobilità, GaE, precariato, relazioni sindacali, reclutamento, regionalizzazione, scioperi, politica, soffermandosi a lungo sul rapporto con le altre sigle sindacali.
Quando si parla dell’azione travolgente dell’Anief i numeri valgono più di tanti commenti: con un incremento di 25 mila deleghe e 28 mila voti rispetto alle precedenti elezioni nel comparto Scuola, ha raddoppiando il livello di rappresentatività registrato tre anni prima, meritandosi di sedere al tavolo con il Miur, assieme ai sindacati maggiori
nazionali, dopo avere superato il 6% dei consensi. “Nell’ultimo anno – ricorda Pacifico – siamo cresciuti di altre 6 mila deleghe, ​siamo il sesto sindacato della scuola​, l’undicesimo per numero di iscritti in tutto il pubblico impiego”. Il sindacalista autonomo è conscio che la strada da percorrere è lunga: quello realizzato, dice, “è ancora poco per
essere realmente decisivi e incisivi, ma è anche un punto di partenza”. Il sindacato, che dieci giorni fa ha celebrato il suo ​decennale ad Aosta alla presenza dell’intero direttivo nazionale​, avvierà la sua azione ai tavoli nazionali rivendicando a gran voce “il ​rinnovo del CCNL appena scaduto”​, che ha lasciato gli stipendi di oltre un milione di
lavoratori della scuola tra i 5 e i 10 punti sotto il costo della vita. Inoltre, “siamo pronti a ricorrere nei tribunali se gli altri sindacati confederali ci impediranno – come hanno fatto con Gilda e Snals – di partecipare alle contrattazioni integrative a livello nazionale, regionale e d’istituto, se non firmatari del vecchio contratto”. “Sono passati dieci anni – dice ancora – in cui abbiamo ​vinto parecchi ricorsi e manifestato tante volte in piazza​, abbiamo portato avanti le nostre idee nelle aule parlamentari e giudiziarie, italiane ed europee. Ci siamo aperti al territorio senza tralasciare i social, abbiamo offerto ​servizi assicurativi, di formazione, di consulenza fiscale e di
patronato​, ma soprattutto abbiamo dimostrato una ​capacità di analisi che si è presto trasformata in ​opinion leader della stampa tutta, cosa che il sindacato tradizionale aveva perso, e abbiamo lottato con coerenza, spesso sacrificando scelte politicamente a medio termine più fruttuose. Alla fine abbiamo raddoppiato i voti, triplicato gli iscritti
e superato dopo trent’anni una soglia che aveva impedito la riapertura di un serio dibattito nei tavoli contrattuali, da molti anni considerato assente”. Il ​leader del sindacato autonomo anticipa anche le altre linee d’azione sindacale: “subito riandremo nel territorio con assemblee a tappeto in ogni Comune​, così da ascoltare le esigenze del personale delle scuole autonome e ricordare i diritti di ciascuno. Estenderemo, grazie ai nuovi 4 mila TAS, l’​operazione verità ​già ​partita con le nostre mille RSU rimaste in carica su organici, contratti a termine, posti in deroga di sostegno e su potenziamento, ​burnout e formazione a tutte le scuole italiane e al Miur”.

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