Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 229

Posts Tagged ‘mobbing’

Mobbing e risarcimento

Posted by fidest press agency su martedì, 13 dicembre 2011

Lo ha stabilito il Tribunale di Milano che, con una sentenza del 24 ottobre 2011, ha riconosciuto il danno patrimoniale e non patrimoniale a un lavoratore che era stato mobbizzato. Il Giudice respingendo le doglianze datoriali ha sentenziato che “ Il lavoratore mobbizzato ha diritto al risarcimento del danno anche per i lievi disturbi provocati dall’ansia e dalla depressione. Non è necessario ai fini del ristoro il fatto che il dipendente non abbia avuto bisogno di una cura farmacologica “. In seguito allo stress subito sul luogo di lavoro l’uomo aveva sofferto per più di un anno di ansia e depressione. A favore di tale impostazione aveva quindi chiesto che gli venisse liquidata anche questa voce di danno al di là del fatto che il problema era stato transitorio e che aveva richiesto solo una brevissima psicoterapia senza l’assunzione di psicofarmaci. In ogni caso, il Tribunale, rilevando la gravità da parte del datore di lavoro di tal tipo di comportamenti certamente lesivi di beni costituzionalmente protetti, ha ritenuto che il disturbo dell’adattamento provocato dal demansionamento e dal licenziamento illegittimo andava risarcito. Secondo Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” e fondatore dello “Sportello Dei Diritti”, tale sentenza certamente una decisione esemplare che potrà invogliare i lavoratori vittime di abusi sul posto di lavoro e costituisce precedente persuasivo e da monito per tutti i datori di lavoro perché possano pensarci non una, ma cento volte prima di umiliare e vessare il proprio dipendente.

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Mobbing nelle forze dell’ordine

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 marzo 2011

Continua la battaglia contro il mobbing per il movimento extraparlamentare Italia dei Diritti, nato a difesa di tutti i cittadini: dopo aver raccolto numerose segnalazioni, anche attraverso l’interessamento dei diversi esponenti territoriali dell’organizzazione, il presidente Antonello De Pierro, intende porre all’attenzione dell’opinione pubblica, gli oltre 10 mila casi di tale fenomeno messi in atto all’interno dell’apparato delle forze dell’ordine. Accadimenti indubbiamente incresciosi, se si pensa che proprio da queste istituzioni dovrebbe partire l’esempio di senso civico e di giustizia, indispensabile per una società moderna. “È chiaro che un poliziotto, un carabiniere e così via – continua nella sua analisi il leader del movimento –, privato della necessaria tranquillità sul lavoro, in condizioni di elevato stress occupazionale, può generare delle conseguenze facilmente deducibili. Purtroppo, nostro malgrado, siamo costretti a registrare molti casi, anche particolarmente gravi, che spesso oltrepassano ogni barriera di umanità, e che marciano con i cingoli sui diritti umani prima ancora che su quelli del lavoratore”. “Presto stiamo valutando l’opportunità di iniziare a raccontare nei dettagli qualcuno degli episodi più eclatanti – incalza De Pierro –. È necessario che le istituzioni comincino ad affrontare seriamente la questione, a partire dall’incremento di sportelli antimobbing, perché il problema è proprio nella scarsità di strutture adeguate per contrastare il fenomeno. A nostro avviso, spesso, è questo il motivo che condanna la maggior parte dei casi a rimanere in sordina, unito chiaramente al timore di ritorsioni. Un esempio per tutti è la situazione riscontrata all’interno dell’U.O.D. Medicina del Lavoro, con a capo il professor Edoardo Monaco, presso l’ospedale sant’Andrea di Roma, dove purtroppo è molto difficile ottenere un appuntamento in quanto i posti disponibili sono limitati e di conseguenza le liste restano a lungo bloccate. Come movimento extraparlamentare – conclude De Pierro – adempiremo sempre il compito naturale, assegnatoci dalla nostra ragione sociale, di sensibilizzare l’apparato politico istituzionale nei confronti di questo fenomeno aberrante”.

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Cassazione penale e mobbing

Posted by fidest press agency su sabato, 15 gennaio 2011

In attesa di una legge chiarificatrice della materia, come ha più  volte sottolineato Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” si assiste ad una serie di decisioni giurisprudenziali spesso contraddittorie fra loro e ad oggi un fenomeno che milioni di lavoratori subiscono e che quindi è presente nella realtà fenomenica provocando anche effetti giuridici, quale il mobbing, appare come un contenitore elaborato dalla giurisprudenza assai fumoso ed ancora purtroppo non compiutamente definito o definibile. La sentenza della IV sezione della Cassazione penale n. 685/11 interviene sugli aspetti penalistici delle condotte mobbizzanti ritenendole sorprendentemente quale non suscettibili di tutela penale fatti salvi i casi-limite in cui fra datore e dipendente ci sia una consuetudine tale da rendere il loro rapporto assimilabile a quello familiare e integrare dunque il delitto di maltrattamenti in famiglia previsto dall’art. 572 del codice penale. Come detto, quindi, in attesa di una norma incriminatrice specifica come sollecitato già nel 2000 da una delibera del Consiglio d’Europa per i lavoratori non rimane che rivolgersi alla giustizia civile risultando possibile applicarsi la tutela prevista in particolare dall’art. 2087 del codice civile.

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Mobbing e vessazioni sul luogo di lavoro

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 gennaio 2011

L’impegno pluriennale nella lotta contro il mobbing e le vessazioni sul luogo di lavoro di Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” oggi può contare su alcuni dati ufficiali che sicuramente contribuiranno a farci riflettere sulla necessità di un intervento (decisivo) legislativo per debellare questa piaga moderna. Dati ufficiali, dicevamo perché provengono dall’istituto di statistica nazionale, l’ISTAT che per la prima volta con una relazione pubblicata il 15 settembre 2010 dal titolo quantomai eloquente “Il disagio nelle relazioni lavorative” ha analizzato tale fenomeno prendendo in considerazione il biennio 2008 – 09 e quindi un periodo di tempo sufficiente per verificare che non a torto il mobbing, senza che venga mai nominato con tale appellativo nello studio dell’ente, che da anni combattiamo, costituisca una moderna patologia da debellare. Per tali ragioni riportiamo integralmente gli sconvolgenti dati sulle “vittime di vessazioni sul luogo di lavoro” (così le definisce anche l’ISTAT). Non può non sorprendere la cifra dei lavoratori, ben 2milioni 91mila (7,2 per cento) “che hanno dichiarato di aver subito vessazioni in ambito lavorativo nel corso della vita. Le vessazioni si sono verificate per il 5,2 per cento dei lavoratori negli ultimi tre anni e per il 3,5 per cento negli ultimi 12 mesi (Tavola 5). Analizzando le percentuali negli ultimi tre anni, i comportamenti persecutori e discriminatori riguardano, nel 91,0 per cento dei casi, la sfera della comunicazione, nel 63,9 per cento la qualità della situazione professionale, nel 64,1 per cento l’immagine sociale, nel 50,4 per cento le relazioni sociali e nel 3,9 per cento dei casi aggressioni vere e proprie (Tavola 2). Più specificatamente le vessazioni riguardano nel 79,9 per cento dei casi le critiche senza motivo e l’essere incolpati di qualsiasi problema o errore e nel 62,7 per cento le scenate e/o sfuriate. Sono tra il 34 e il 38 per cento le persone messe a lavorare in condizioni estremamente disagevoli o senza gli strumenti necessari per svolgere il proprio lavoro, calunniate, derise e oggetto di scherzi pesanti, i soggetti a cui vengono affidati temporaneamente mansioni inferiori o superiori con l’intento di umiliarli o metterli in difficoltà e le persone che vengono umiliate o prese a parolacce. Nel 30,3 per cento dei casi, invece, è stato loro impedito di ottenere incentivi, promozioni o riconoscimenti assegnati ad altri colleghi, nel 27-29 per cento esse sono state escluse volutamente da occasioni di incontro, cene sociali, riunioni di lavoro e non viene più rivolta loro la parola. Infine, nel 20,7 per cento viene loro impedito di incontrare o parlare con i colleghi con cui si trovano bene, nel 18,1 per cento costoro sono attaccati rispetto alle loro opinioni politiche e religiose, nel 12,1 per cento subiscono controlli o sanzioni disciplinari, nel 7,9 per cento offerte di tipo sessuale e nel 3,5 per cento aggressioni.
L’analisi per genere mostra alcune differenze. Le lavoratrici subiscono più di frequente, rispetto ai propri colleghi maschi, le scenate, le critiche senza motivo, vengono più spesso umiliate, non si rivolge loro la parola e ricevono più offerte o offese di tipo sessuale. Per gli uomini le situazioni critiche riguardano più direttamente l’attività lavorativa in quanto vengono messi a lavorare più di frequente in condizioni disagevoli, non vengono dati loro gli incentivi o le promozioni che altri hanno, ricevono maggiori sanzioni o controlli disciplinari; inoltre, sono attaccati di più per le loro opinioni politiche e religiose, viene loro impedito di stare con colleghi con cui hanno buoni rapporti e sono più di frequente aggrediti fisicamente. Negli ultimi tre anni per la maggior parte delle vittime (84,7 per cento) l’attacco tocca più di una sfera personale; in particolare, il 28 per cento ha subito attacchi a due aree, il 27,7 per cento a tre, il 26,3 per cento a quattro e il 2,7 per cento a tutte le aree. Solo il 15,3 per cento ha subito attacchi su un unico aspetto (Tavola 3). Attacchi ad una sola area sono più frequenti per gli uomini (18,3 per cento contro 11,9 per cento delle donne), mentre gli attacchi a due aree e a tre sono più frequenti per le femmine (60,9 per cento contro 51 per cento dei maschi)” (Fonte ISTAT. Il disagio nelle relazioni lavorative. 15/09/2010).

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Mobbing in ambito penale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 dicembre 2010

Da tempo ormai Giovanni D’AGATA componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” è impegnato nel Nostro Paese nella lotta contro il mobbing ritenendo comunque utile un intervento legislativo alla luce delle numerose decisioni delle corti di merito e quelle di legittimità spesso contraddittorie l’una con l’altra e quindi avvertendosi l’esigenza di porre ordine al marasma venutosi a creare in materia e soprattutto per fornire risposte concrete alle esigenze di giustizia dei lavoratori. Con l’interessante sentenza n. 44803 di oggi 21 dicembre 2010 che riportiamo in commento, la cassazione penale interviene nuovamente sulla questione della qualificazione giuridica delle vessazioni del capo nei confronti dei dipendenti (con atti moralmente violenti e psicologicamente minacciosi). Secondo la Suprema Corte la condotta vessatoria e denigratoria del datore di lavoro o del capo integra il reato di violenza privata e non di maltrattamenti in famiglia o di mobbing.  Gli ermellini, hanno modificato riqualificandole secondo il suddetto reato di violenza privata le accuse di maltrattamenti di un capo officina. In proposito, si legge in sentenza, “sembra piuttosto correttamente configurabile, proprio attraverso una motivata valutazione ed apprezzamento della richiamata prova specifica, peraltro motivatamente segnalata nell’impugnata sentenza a ribadita conferma di quanto già dedotto in primo grado, nella condotta dell’imputato il reato di violenza privata continuata aggravata ex art. 61 c.p., potendo ricondursi ai puntuali episodi,contestati nell’imputazione cui si è fatto cenno, i caratteri di una condotta moralmente violenta e psicologicamente minacciosa, idonei a costringere il lavoratore a tollerare uno stato di deprezzamento delle sue qualità lavorative nel contesto di una condotta articolata in più atti consequenziali ad un medesimo disegno criminoso, con l’intuibile aggravante della commissione del fatto con abuso di relazioni di prestazioni d’opera”.

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Donne per la sicurezza Onlus

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 novembre 2010

Roma dal 23 al 28 novembre 2010 dal martedì al sabato ore 21.00 TeatroLoSpazio.it via Locri, 42 (traversa di via Sannio) – Metro San Giovanni. Donne per la sicurezza onlus  vuole quest’anno celebrare il 25 novembre (Giornata Internazionale Contro la Violenza Sulle Donne) attraverso la realizzazione di un’iniziativa culturale importante e coinvolgente per ricordare le donne vittime di ogni violenza e accendere i riflettori sulla scottante problematica sociale della condizione femminile. Si tratta di uno spettacolo teatrale che mette in luce sofferenze e disagi di donne vittime di mobbing, stalking, pregiudizi misogini etc. attraverso uno stile di narrazione drammatico e a tratti ironico. Bossoli e Boss: Roberta è un’impiegata modello e ha davanti una carriera promettente. Scopre di essere incinta e da quel giorno la sua vita in ufficio si trasforma in un incubo. (interprete: Barbara Manzato). Stalking: un caso risolto: Linda fa di tutto per evitare di incontrare l’ex che sta per  tornare in libertà dopo 6 mesi di carcere per reato di stalking. (interprete: Maria Concetta Liotta) Angie, l’antiteista: Angie è una blogger che ha scandazzato il mondo della rete dopo aver raccontato in diretta il suo aborto avvenuto con la RU-486. Dietro il suo esibizionismo c’è una verità agghiacciante. (interprete:Vita Rosati). Regalo di compleanno: Ale è una donna infelice. Motivo di infelicità è l’indifferenza di suo marito a cui decide di riservare una sorpresa nel giorno del suo compleanno: un video inquietante. (interprete: Angela Calefato).

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Mobbing perinatale

Posted by fidest press agency su domenica, 1 agosto 2010

Mai come in questi ultimi tempi il fenomeno mobbing assume le caratteristiche di una realtà di fatto concreta ma che viene al tempo stesso  sconfessata come non esistente. Le aggressioni fisiche e verbali e il mobbing sul lavoro rivolto nei confronti dei lavoratori ed i recenti casi di suicidi – omicidi in un momento in cui i fatti di cronaca vedono tragicamente protagonisti numerosi lavoratori, è ormai vera emergenza in un Paese che, da questo punto di vista, fatica ad essere moderno ed europeo.  I dati che emergono non hanno valore statistico, in quanto ricavati dalle notizie di stampa; difficile raccogliere cifre, sia per la mancanza di un reato specifico sia per l’autocensura ma che segnalano un fenomeno in crescita. Sul banco d’accusa c’è la societa’ che con le grandi trasformazioni socio-culturali degli ultimi secoli, da una società agricola hanno condotto alla società industriale e post industriale, hanno prodotto diversi e vari cambiamenti nella politica, nell’economia, nella giustizia, nella sanità.
Molte future madri vivono situazioni di disagio provocate dalla famiglia o dalla situazione lavorativa. Hanno difficolta’ ad affrontare la gravidanza e spesso, proprio lo stress, determina parti prematuri o comunque problemi di relazione tra la madre ed il neonato.  In tale ottica, il sottoscritto Giovanni D’AGATA, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, ritiene prioritario rivolgere attenzione alle condizioni lavorative delle future mamme con il fine di preservare in primo luogo la dignita’, la salute e la professionalita’, ponendole al sicuro dal rischio che si possa procedere a tale pratica in loro danno.

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Forum anti-usura

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 giugno 2010

Roma 25/6/2010  Palazzo Marini,Camera deputati Forum nella lotta all’usura, “Vi parteciperanno la maggior parte delle Associazioni Nazionali e di Tutela Contribuenti impegnati”. Così l’On. Scilipoti (IDV) in riferimento al Forum Nazionale Antiusura Bancaria, di cui è presidente. “Sono stati programmati interventi dell’Esecutivo Nazionale, dei Responsabili regionali e dei Direttivi Provinciali”.  Continua l’On. Scilipoti (IDV): “Visto l’altissimo numero di adesioni, sono previste numerose testimonianze di vittime dell’usura”. “Abbiamo già approntato due proposte di legge anti cappio – conclude l’On. Scilipoti (IDV – in aiuto di imprenditori e persone comuni vittime di gravissime forme di arbitrio, vessazione e mobbing”.

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Mobbing: illegittimo il licenziamento

Posted by fidest press agency su martedì, 22 giugno 2010

È illegittimo il licenziamento per il superamento del periodo di comporto se la malattia, in questo caso, ansia e attacchi di panico, è derivata da mobbing.  Lo ha stabilito la Sezione Lavoro della Corte Di Appello Di Firenze che con la sentenza nella causa n. 106/2009 ha confermato la sentenza n. 1507/2008 del Tribunale di Pistoia che accogliendo la domanda dell’attrice aveva dichiarato illegittimo il licenziamento.  Con sentenza 1507/08 il tribunale di Pistoia, accogliendo la domanda della signora ***,dichiarava illegittimo il licenziamento ad essa intimato in data 24. 03. 04 per superamento del periodo di comporto, e metteva a suo favore e provvedimenti di cui all’art. 18 L. n. 300/1970 e condannava la datrice di lavoro a pagarle € 15.000 a titolo di risarcimento del danno alla persona, oltre spese di causa e di CPU.  La società  appellava tale sentenza davanti a questa corte chiedendone la totale riforma, con rigetto del ricorso introduttivo di primo grado e condanna della cocca alla restituzione di tutte le somme a suo favore versate in esecuzione della sentenza impugnata, maggiorata degli interessi legali; in subordine, in parziale riforma della sentenza impugnata, ridurre la quantificazione delle somme dovute nei confronti della ricorrente in relazione all’attività lavorativa da essa prestata successivamente al 24. 03. 2004; riconosciuta altresì la natura professionale della patologia lamentata dalla lavoratrice, limitare l’eventuale condanna risarcimento del danno al solo danno sprovvisto di copertura assicurativa Inail, ovvero al danno c. d. differenziale e/o complementare, con vittoria di spese per entrambi gradi. La società si costituiva resistendo all’appello e chiedendone il rigetto; con appello incidentale, in parziale riforma della sentenza appellata, la parte appellante a risarcire tutti danni (da di mansione mento, alla salute, alla vita di relazione, all’esistenza e/o immagine professionale, al diritto alla serenità sul luogo di lavoro, danno morale ex articolo 2059 c. c. , biologico) in misura maggiore rispetto a quella riconosciuta, in via equitativa, dal giudice di primo grado (€ 15.000) da determinarsi con apposita CTU (come già richiesto in primo grado), oltre alle spese (sia mediche che non) sostenute per i fatti per cui è causa; con vittoria di spese. Per i Giudici Della Corte Di Appello di Firenze c’è stato mobbing e demansionamento e non vi è stato illegittimo superamento del periodo di comporto perché tale superamento è stato determinato dalla malattia causata dalla stessa datrice di lavoro. Pertanto, il componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA, impegnato in prima persona da anni nella lotta contro il mobbing sui luoghi di lavoro, esprime sincera soddisfazione per il riconoscimento da parte dei Giudici, di un principio importante che rafforza le tutele e le garanzie dei lavoratori contro le ingiustizie ed i soprusi sui luoghi di lavoro.

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Nessun sindacato nell’Arma

Posted by fidest press agency su domenica, 23 maggio 2010

“Fino a quando non si apriranno le porte  di  una vera  sindacalizzazione nell’Arma dei Carabinieri saremo costretti ad assistere a forme di mobbing e repressione verso quei militari che inseguono il cambiamento. Il Coisp non starà a guardare né lascerà soli costoro che dimostrano di attuare con il loro fiero comportamento atti di vero e proprio eroismo esponendosi alle Alte Gerarchie senza se e senza ma.” Così Franco Maccari, leader del Coisp il Sindacato Indipendente di Polizia, secondo lo stile che gli è proprio, commenta in modo grave i termini della vicenda che ha coinvolto il M.llo dell’Arma dei Carabinieri Vincenzo Bonaccorso, uno dei co-fondatori dell’Associazione  Carabinieri in servizio “Pastrengo” e del Partito per gli Operatori della Sicurezza e della Difesa, organismi che nascono fra le fila dell’Arma con il compito di emettere i primi vagiti di una vera sindacalizzazione. Tali espressioni  che manifestano da sole la voglia di tanti colleghi dell’Arma di uscire dal paradigma militare per entrare nell’alveo di una sicurezza snella, moderna, libera, hanno promosso, fra l’altro, per domani 23 maggio a Palermo una rilevante manifestazione dal tema: “Legalità e Sicurezza nella Regione Sicilia. Il ruolo delle Forze dell’Ordine, nel contesto delle iniziative celebrative della strage di Capaci ed in memoria di quei caduti. “Non possiamo sottacere quello che subisce Bonaccorso, che recentemente ha visto notificata dai suoi superiori la punizione (cinque giorni di consegna semplice) per aver partecipato a Bergamo ad un convegno al quale erano presenti i sindacati di polizia (il nemico pubblico n. 1 per le Alte Gerarchie Militari…..) – continua Maccari- ma ci scandalizza e ci indigna ancora di più l’intimidazione sottilmente formulata in modo informale nei suoi confronti tesa a scoraggiare la sua partecipazione ai lavori di domani, pena chissà quali altre possibili repressioni. “Grazie a Dio il sindacalismo in Polizia è qualcosa che è radicato non solo nei gangli istituzionali ma anche nella coscienza civica della cittadinanza – conclude Franco Maccari – ed è dalla forza di questa certezza che traiamo le energie per denunciare l’assurdità di quello che si verifica fra i colleghi militari. Un appello forte, sincero, accorato viene rivolto alla stampa, alla politica, alle Istituzioni specie quelle militari, affinchè muti l’atteggiamento verso chi, dopo il 2000, viene considerato la pecora nera e il delinquente in casa solo perché liberamente esprime il suo pensiero. Dispiace dover pesantemente denunciare lo squallore che traspare dalla vicenda in un giorno triste e severo per la Nazione, ma mi piace pensare che non è un caso che al sacrificio estremo di coloro che hanno lasciato la vita a Capaci, si debba affiancare il piccolo sacrificio di chi, per celebrare la memoria di eroi e caduti, andrà incontro ad angherie e soprusi. Perché il M.llo Bonaccorso domani sarà con noi a Palermo. E perché verrà punito. Siamo convinti che insieme riusciremo a produrre quel cambiamento che i colleghi dell’Arma agognano nel silenzio e nella paura, consapevoli che la battaglia sarà dura e cruenta ma che alla fine razionalità, giustizia e buon senso avranno la meglio.

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Mobbing

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 aprile 2010

Ha diritto al risarcimento del danno per mobbing da parte dell’azienda il lavoratore che viene preso di mira e ridicolizzato da un capo davanti ai colleghi. Lo ha stabilito la Cassazione con la sentenza n. 7382 del 26 marzo 2010. La questione portata innanzi alla Giustizia, trae origine da una storia che ha visto condannare definitivamente un’azienda ed un suo dirigente a risarcire gli stati ansiosi e depressivi provocati dal comportamento aggressivo nei confronti di un dipendente, respingendo il ricorso di un’azienda torinese che non aveva tutelato un dipendente dall’atteggiamento di un direttore che lo aveva preso di mira, spesso mettendolo in ridicolo davanti ai colleghi. L’uomo veniva spesso ridicolizzato dal direttore dello stabilimento e sempre più spesso “veniva adibito a lavori molto gravosi rispetto a quelli svolti in passato”, “nella indifferenza e complicità del rappresentante legale della società”, fino al licenziamento. Di conseguenza, il lavoratore aveva citato in causa l’impresa. Il Tribunale e la Corte d’Appello di Torino avevano accordato all’uomo il risarcimento del danno e la reintegrazione nel posto di lavoro. Così la società ha fatto ricorso in Cassazione ma senza successo. La Cassazione lo ha respinto precisando ancora una volta quali sono i parametri per accordare un risarcimento per mobbing. In particolare precisa che “per mobbing, riconducibile alla violazione degli obblighi derivanti al datore di lavoro dall’art. 2087 c.c., deve intendersi una condotta nei confronti del lavoratore tenuta dal datore di lavoro, o dei dirigenti, protratta nel tempo e consistente in reitera comportamenti ostili che assumono la forma di discriminazione o di persecuzione psicologica da cui consegue la mortificazione morale e l’emarginazione del dipendente nell’ambiente di lavoro, con effetti lesivi dell’equilibrio fisiopsichico e della personalità del medesimo”. Quindi, “ai fini della configurabilità della condotta lesiva del datore di lavoro sono rilevanti : a) la molteplicità di comportamenti di carattere persecutorio posti in essere in modo sistematico e prolungato contro il dipendente con intento vessatorio; b) l’evento lesivo della salute o della personalità del dipendente; c) il nesso eziologico tra la condotta del datore o del dirigente e il pregiudizio all’integrità psicofisica dei lavoratore; d) la prova dell’elemento soggettivo, cioè dell’intento persecutorio.  Pertanto, il componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA, impegnato in prima persona da anni nella lotta contro il mobbing sui luoghi di lavoro, esprime sincera soddisfazione per il riconoscimento da parte della Suprema Corte, di un principio importante che rafforza le tutele e le garanzie dei lavoratori contro le ingiustizie ed i soprusi sui luoghi di lavoro.

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Mobbing, non sei solo

Posted by fidest press agency su martedì, 2 marzo 2010

Il presidente e il vice-presidente dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti, Giovanni Negri e Paolo Chiarelli, grazie al sostegno di Costantino Muscau, fiduciario Casagit della Lombardia, hanno stipulato una convenzione, nell’ambito del progetto “Stress e disadattamento lavorativo – mobbing”, con la Fondazione IRCCS Cà Granda – Ospedale Maggiore Policlinico, tramite il Dipartimento di Medicina della Prevenzione – U. O. di Medicina del Lavoro, per l’effettuazione di prestazioni sanitarie, esami psicodiagnostici, visite psicologiche e specialistiche complementari e colloqui psicoterapeutici a vantaggio degli iscritti all’ALG. Il progetto è finanziato dalla Casagit.  L’obiettivo, perseguito nel massimo rispetto e nella garanzia della riservatezza dei dati forniti, è la realizzazione di una campagna di valutazione diagnostica in presenza di fenomeni evidenti o sommersi di aggressività o di mobbing, che pregiudicano la dignità dei giornalisti sul luogo di lavoro e possono condurre a effetti negativi sulla salute di chi li subisce. Le fasi preliminari dell’indagine, consistenti in una valutazione specialistica per confermare il sospetto e l’appropriatezza diagnostica di casi di mobbing, si svolgeranno presso le strutture dell’ALG, di viale Montesanto 7, a Milano, grazie alla collaborazione e sotto la supervisione del dottor Franco Scapellato, direttore sanitario del poliambulatorio ALG.  Perché, infine, non abbia a mancare la necessaria e concreta solidarietà ai colleghi colpiti da comportamenti scorretti e lesivi della loro persona e della loro professionalità, l’ALG ribadisce e assicura l’assistenza delle proprie strutture e dei propri studi legali, per un progetto innovativo nella storia del sindacato dei giornalisti italiani.

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Mobbing e stalking

Posted by fidest press agency su domenica, 24 gennaio 2010

Roma 3 febbraio 2010 – ore 14.00 sala convegni della Camera dei Deputati Il Partito per la tutela dei diritti di militari e delle forze di polizia – pdm presenta Mobbing e stalking Nuovi sviluppi giurisprudenziali e legislativi Indirizzo di saluto:  On. Maurizio Turco, coofondatore del Pdm Avv. Emilio Conte, Segretario del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma Presentazione:  Avv. Francesco Gianzi, Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Roma Relatori: Prof. Avv. Massimo Lauro e dr.ssa Romina Incutti, G.I.P. presso il Tribunale di Roma  in relazione allo Stalking Avv. Antonino Lastoria, Avv. Ugo Scalise ed Avv. Cesare Placanica del Foro di Roma, interverranno sul Mobbing Luca Marco Comellini, Segretario politico del Pdm, relazionerà in ordine al mobbing presso le Forze Armate. dott. Enzo Cordaro (direttore), dott. Roberto Rossi, del Centro per la Rilevazione del danno biologico da mobbing ASL RMD: il danno biologico da vessazione e da violenze morali sul posto di lavoro: una guerra non dichiarata. Dibattito e interventi. Conclusioni: Avv. Francesco Gianzi, Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Roma.

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Conferenza stampa del Pdm

Posted by fidest press agency su martedì, 8 dicembre 2009

Roma 11 dicembre p.v. alle ore 11.30 presso la Sala stampa della Camera dei Deputati avrà luogo la conferenza stampa del Partito per la tutela dei diritti dei Militari e delle forze di polizia, sui temi del Mobbing e delle vittime del dovere delle Forze armate. Il mobbing nelle Forze armate esiste. Parleremo di questo ed altro facendo riferimento a casi concreti ai quali il Ministro della Difesa dovrà dare esaustive risposte. Il “mobbing” è ormai riconosciuto ufficialmente come una malattia professionale che colpisce in modo più o meno grave il lavoratore  dipendente. Questa patologia, la cui insorgenza è strettamente connessa alla vita lavorativa, ha fatto il suo timido ingresso nella giurisprudenza italiana verso la metà degli anni novanta con riguardo quasi esclusivo per il settore del lavoro c.d. privato, e solo dopo alcuni anni anche verso la pubblica Amministrazione, ma con l’esclusione dei militari. Per quanto ci interessa, recentemente, proprio nell’ambito del ministero della Difesa è stato avviato un monitoraggio per la rilevazione di mobbing, riservato esclusivamente ai dipendenti civili. Con ciò è quanto mai chiaro che, secondo l’interpretazione che l’A.D. vuole dare al fenomeno delle patologie mobbing compatibili, il personale militare delle Forze armate non rientra tra i soggetti che possono essere colpiti da queste malattie. In realtà, alcune associazioni esterne al mondo militare, che attivamente si occupano delle differenti questioni del cittadino in divisa, hanno rilevato una maggiore casistica di patologie mobbing compatibili, anche di elevata gravità sociale, nell’ambiente militare, i cui effetti coinvolgono, in alcuni casi, in modo determinante anche gli ambienti familiari e sociali del dipendente. Alla Conferenza oltre il Segretario politico Luca Marco Comellini e l’On. Maurizio Turco, parteciperanno l’Avv. Antonino Lastoria (penalista) e L’Avv. Francesco Gianzi (penalista e Consigliere dell’Ordine Avvocati di Roma).

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Stretta sul mobbing

Posted by fidest press agency su domenica, 14 giugno 2009

Lo ha stabilito la Cassazione con la sentenza n. 23923 del 10 giugno 2009. La questione portata innanzi alla Giustizia, trae origine da una storia che ha visto condannare definitivamente un dirigente di un ufficio giudiziario della Liguria a risarcire gli stati ansiosi e depressivi provocati dal suo comportamento aggressivo nei confronti di una cancelliera. Al dirigente è stato contestato di aver offeso l’onore e il decoro dell’impiegata, pronunciando contro di lei espressioni come “è una falsa, non finisce qui, gliela farò pagare, è una irresponsabile”. Durante il processo i colleghi di lavoro avevano testimoniato che il dirigente aveva un “atteggiamento quotidiano violento, aggressivo, alimentato da intemperanze, gesti di violenza e prevaricazione”. Questi comportamenti avevano provocato nella donna “uno stato ansioso depressivo, con tachicardia in stress emotivo”, malattia che valse alla donna circa 20 giorni di riposo. Ad avviso dei giudici della Cassazione non c’è dubbio che si tratta di mobbing e al dirigente prepotente spiegano che la sua colpa consiste nel fatto di non aver azionato i “conseguenti poteri inibitori” per tenere a bada le sue intemperanze, una precauzione che ogni “uomo medio, dotato di comuni poteri percettivi e valutativi avrebbe dovuto fare per evitare le conseguenze dannose. Il mobbing, la parola più inflazionata negli uffici italiani, ha trovato, in attesa di una legge, una tutela sul piano civilistico e su quello penalistico nei principi generali del nostro ordinamento: anche se non esiste un reato chiamato mobbing gli atteggiamenti prevaricatori tipici di questa fattispecie possono essere puniti con altri reati come le lesioni o addirittura i maltrattamenti in famiglia. Ma c’è sempre un problema: il mobbing è difficilissimo da provare. Questo caso giudiziario spiana però la strada per una dimostrazione delle prevaricazioni in ufficio che sia meno impossibile. Pertanto, il componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA, impegnato in prima persona da anni nella lotta contro il mobbing sui luoghi di lavoro, esprime sincera soddisfazione per il riconoscimento da parte della Suprema Corte, di un principio importante che rafforza le tutele e le garanzie dei lavoratori contro le ingiustizie ed i soprusi sui luoghi di lavoro

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Aumentano i casi di presunto mobbing nella p.a.

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 giugno 2009

“Ancora non si conoscono i dati ufficiali ma quella che è stata a dir poco impropriamente definita “cura Brunetta” della Pubblica Amministrazione sta per rivelare i suoi risvolti più negativi in ambito lavorativo. Tutti eravamo d’accordo sulla necessità di uno snellimento della macchina organizzativa dello Stato troppo burocraticizzata e ormai obsoleta, già avviato dai Governi precedenti ma i criteri a cui è stata improntata la nuova gestione con l’attuale Ministro Brunetta in virtù di alcune circolari ministeriali che avevano la presunzione di poter modificare un sistema precostituito in un “batter di ciglio”, si stanno mostrando a dir poco inefficaci se non addirittura dannose. Il dato empirico fornitoci da alcune segnalazioni che ci sono giunte da impiegati statali, ci dice che il clima psicologico all’interno degli uffici è senz’altro cambiato in peius senza che ciò abbia prodotto, almeno a sentir dire da essi gli effetti benefici auspicati in termini di produttività ed efficienza.   Tale clima lavorativo all’interno della P.A. ha ricadute sfavorevoli non solo sui lavoratori ma anche sugli utenti e quindi sui cittadini.” E’ quanto afferma Giovanni D’AGATA componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori. Egli ritiene  “che un ritorno al passato sarebbe ancor più negativo. Si imporrebbe, a suo avviso una sorta di  controriforma ben ponderata che tenga al centro dell’attenzione la salute psicofisica e la crescita lavorativa del lavoratore, bilanciando questa necessità con i primari criteri di efficienza e produttività organizzativa della Pubblica Amministrazione. “Tutto ciò – soggiunge – dimostra una insensibilità ai problemi reali dei cittadini che con lo stipendio non arrivano più alla fine del mese e delle famiglie che si arrangiano sempre più i quali anziché sentire un ministro della repubblica parlare di concrete soluzioni dei problemi reali della gente sentono ripetere continui attacchi nei confronti dei dipendenti pubblici.  In ogni caso, è necessario un aumento del monitoraggio del fenomeno del mobbing all’interno della P.A. che come è noto molto spesso rimane sommerso”.

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Mobbing : Donne maltrattate sul lavoro?

Posted by fidest press agency su domenica, 19 aprile 2009

In caso di episodi di maltrattamenti delle donne sul lavoro il diritto al risarcimento dei danni va riconosciuto anche ai Consigli per le “Pari opportunità”.  E’ il principio stabilito dalla sentenza n. 16031 del 16 aprile 2009, della VI Sezione della Corte di Cassazione che ha riconosciuto la domanda risarcitoria di una consigliera delle Pari opportunità del Piemonte per i maltrattamenti subiti da parte di 5 hostess in servizio presso l’aeroporto di Caselle di Torino da parte di un “supervisore”. La questione portata innanzi alla Giustizia, trae origine da una storia di vessazioni seriali con tanto di ricatti sessuali da parte del supervisore aziendale imputato e poi condannato per il reato di maltrattamenti in famiglia di cui all’art. 572 del codice penale.  Con una sentenza innovativa, la Suprema Corte ora ha anche riconosciuto la qualità di parte civile e quindi anche di danneggiato, ai Consigli per le “Pari opportunità (nel caso di maltrattamenti commessi nei confronti di più lavoratori), con conseguente possibilità di chiedere il risarcimento del danno. Principio che i Giudici di Legittimità ritengono possa essere esteso anche per il sindacato di appartenenza del lavoratore vittima del maltrattamento.  Pertanto, il componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA, impegnato in prima persona da anni nella lotta contro il mobbing sui luoghi di lavoro, esprime sincera soddisfazione per il riconoscimento da parte della Suprema Corte, di un principio importante che rafforza le tutele e le garanzie dei lavoratori che saranno senza alcun dubbio agevolati e incoraggiati dalla presenza, fattiva e impegnata del sindacato nei processi contro le ingiustizie ed i soprusi sui luoghi di lavoro.

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